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Posts Tagged ‘umanizzazione’

Umanizzazione delle cure contro il cancro negli ospedali italiani

Posted by fidest press agency su martedì, 4 giugno 2019

Chicago. Diventa un esempio da seguire nel resto del mondo. Con un incremento degli interventi psico-sociali nei reparti di oncologia, è infatti possibile migliorare dal 10% al 25% la qualità di vita dei pazienti colpiti da tumore. Per la prima volta un progetto scientifico, tutto italiano, dimostra e quantifica i benefici dell’umanizzazione delle cure destinante a chi sta affrontando il cancro. Si chiama HuCare-2 e i principali risultati sono presentati oggi, durante la sessione orale del Congresso della American Society of Clinical Oncology (ASCO), in corso a Chicago. Il progetto è promosso e fortemente sostenuto dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) e da MEDeA Medicina e Arte onlus (associazione di volontariato di Cremona). Ha coinvolto in totale 772 pazienti di 15 diversi reparti oncologici italiani, equamente distribuiti su tutto il territorio nazionale. “L’obiettivo principale che si siamo posti è fare in modo che i reparti oncologici introducano una serie di interventi psicosociali che migliorano la salute e la qualità di vita dei malati, contrastare l’ansia e la depressione che interessano circa il 70% dei pazienti oncologici e, in maniera, grave oltre un terzo dei malati – afferma Rodolfo Passalacqua, responsabile scientifico di HuCare e Direttore dell’Oncologia di Cremona -. Si tratta di disturbi seri, che possono impattare negativamente sulla risposta del malato alle cure. Gli oncologi e, più in generale, tutto il personale medico-sanitario devono sempre più saper affrontare queste situazioni critiche. Abbiamo quindi, come AIOM, avviato per questo progetto circa 25 corsi specifici che hanno coinvolto in totale 392 tra medici e infermieri. Attraverso il progetto HuCare vogliamo soprattutto creare percorsi comuni e condivisi sia per i camici bianchi che per i pazienti. E’ infatti fondamentale riuscire a uniformare gli interventi di psicologia oncologica o di comunicazione tra medico-paziente. In questo modo, l’assistenza risulta più efficace e migliorano anche le condizioni generale di salute così come hanno dimostrato i risultati estremamente interessanti che abbiamo ottenuto”. AIOM ha fondato alcuni anni fa a Milano la prima Scuola di Umanizzazione in Oncologia in Europa: Scuola AIOM-HuCare. Con il progetto HuCare2e sono stati avviati nei reparti sei diversi interventi: la formazione di tutto lo staff clinico (medici e infermieri) per migliorare le capacità comunicative e relazionali; lo screening dei pazienti per misurare l’ansia e la depressione; lo screening dei bisogni sociali; l’assegnazione di un infermiere di riferimento a ogni paziente; l’utilizzo di una lista di domande per tutti i malati per favorire la comunicazione con il medico; un percorso strutturato per fornire a malati e care-giver informazioni in modo corretto. “Siamo orgogliosi che un progetto AIOM sull’umanizzazione delle cure sia stato presentato al più importante appuntamento scientifico mondiale di oncologia – spiega Stefania Gori, Presidente Nazionale AIOM e Direttore dipartimento oncologico, IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria-Negrar -. Fornire un migliore e più appropriato supporto psicologico ai pazienti è un aspetto imprescindibile del nostro lavoro. Solo nel 30% dei casi i disturbi psicologici che affliggono questa particolare categoria di persone sono diagnosticati e trattati. E’ un dato che deve essere migliorato, soprattutto se consideriamo l’evoluzione dell’oncologia italiana. Oggi sei italiani su dieci colpiti da tumore riescono a sconfiggerlo e la tutela della qualità di vita dopo e, soprattutto, durante i trattamenti anti-cancro è perciò fondamentale. Si stanno aprendo nuove sfide alle quali dobbiamo saper rispondere in modo adeguato attraverso una sempre più specifica preparazione. HuCare rappresenta quindi un progetto pilota: come Società Scientifica siamo pronti ad avviare nuove iniziative simili”.

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Gli Stomaterapisti Italiani elaborano il primo accordo internazionale per l’Umanizzazione delle Cure in Stomaterapia

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 novembre 2017

Professional Exchange Italia SpagnaMestre. Sono più di 70.000 le persone con una stomia intestinale o urinaria residenti in Italia. Un collettivo molto importante, che la società, però, quasi non conosce. Pazienti particolarmente vulnerabili che, dopo aver lottato, per esempio, contro un cancro e aver vinto la battaglia, si trovano poi a dover affrontare una realtà completamente nuova, difficile da accettare e complicata da gestire.
Lo Stomaterapista è l’infermiere specializzato a prendersi cura del portatore di stomia e che, per arrivare a questa specializzazione, segue un percorso formativo dedicato.
Professional Exchange è un progetto supportato da Hollister, un’azienda che sviluppa, produce e commercializza prodotti per stomaterapia, ha lo scopo di ottenere visibilità e creare valore aggiunto in ambito di Stomaterapia per gli infermieri esperti. Professional Exchange è votato alla collaborazione con le Associazioni con lo scopo comune di migliorare la vita del portatore di stomia.
“Professional Exchange ha permesso di mettere in luce la figura dello Stomaterapista, in una Sanità sempre più attenta ai bisogni degli Assistiti.” dice Lucia Mensi, Stomaterapista presso ASL3 Liguria “Questo binomio è fondamentale per capire che una persona stomizzata, se accompagnata da una figura competente per tutta la durata del percorso assistenziale e riabilitativo, può tornare ad occupare nella società il suo ruolo di sempre (nella famiglia, nel lavoro), abbandonando in tempi più brevi lo scomodo ruolo di “malato cronico”
Nell’ambito di Professional Exchange, gli stomaterapisti hanno l’opportunità di sviluppare progetti innovativi che mettono al centro il paziente. Il concetto di “Umanizzazione delle Cure Infermieristiche”, infatti, è una delle sfide che l’assistenza sanitaria sta affrontando in questo nuovo millennio. Questo primo accordo internazionale si propone di essere il primo step per lo sviluppo di un sistema che oltre a garantire la cura si occupi anche di migliorare la vita del paziente occupandosi di lui a 360 °.
“Professional Exchange realizza in pieno quella che è la Mission di Hollister” racconta Martina Bardelli, Direttore Marketing di Hollister Italia “L’incontro con i professionisti e la loro valorizzazione è parte integrante del nostro modo di agire, offrire loro occasioni di condivisione e aggiornamento è un impegno che da sempre perseguiamo per supportarli nel loro lavoro quotidiano confermando il nostro obbiettivo principale, ovvero rendere più appagante e dignitosa la vita delle persone che vivono con una stomia”
Il Congresso da voce a tutte le Associazioni di categoria e dei portatori di Stomia con le quali Professional Exchange mantiene una collaborazione costante, condivide le attività di realtà internazionali ed implementa le conoscenze tecniche degli infermieri.
Il programma include, inoltre, i più importanti temi che coinvolgono l’attività dello Stomaterapista. Oltre alla Humanization Care, include infatti i Diritti dei portatori di Stomia e la sensibilizzazione delle Aziende Ospedaliere sulla figura dello Stomaterapista. Oltre a ciò si affrontano i rischi dell’utilizzo dei Social nella professione Infermieristica e del costo-efficacia dell’attività dello Stomaterapista. Sono riportate le esperienze nei rapporti con le Istituzioni di alcuni rappresentati del gruppo GESTO (un gruppo volontario di Stomaterapisti che si occupano di creare progetti ad elevato valore assistenziale, di rapporti con le Istituzioni e di Comunicazione) che vengono condivise ed arricchite dalle analoghe esperienze dei colleghi Spagnoli.
La collaborazione con le Associazioni impreziosisce il programma con interventi di Gabriele Roveron (Presidente AIOSS – Associazione Italiana Operatori di Stomaterapia) che presenta la situazione della Stomaterapia in Italia, Fancesco Diomede (Segretario Nazionale AIStom – Associazione Italiana Stomizzati) che porta i Diritti del Portatore di Stomia e Pier Raffaele Spena (Segretario Nazionale FAIS – Federazione delle Associazioni degli Incontinenti e Stomizzati) che illustra i concetti della Comunicazione attiva per lo stomizzato. (foto: Professional Exchange Italia Spagna)

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Scuola di Umanizzazione in Oncologia in Europa

Posted by fidest press agency su sabato, 7 maggio 2016

Humanitas Centro Catanese di Oncologia

Humanitas Centro Catanese di Oncologia

Si chiama AIOM-HuCare ed è la prima Scuola di Umanizzazione in Oncologia in Europa, resa possibile grazie ad una erogazione liberale di MSD Italia. Sono coinvolti in questo progetto 43 reparti distribuiti su tutto il territorio nazionale con l’obiettivo di individuare e ridurre del 75% i casi di ansia e depressione. Questi disturbi interessano in maniera grave almeno il 35% dei pazienti oncologici, ma oggi solo un terzo dei casi è diagnosticato e curato. La Scuola è presentata oggi in un convegno nazionale a Milano al Palazzo delle Stelline, dove ha sede. “Vogliamo cambiare il modo di lavorare nei reparti e formare i medici e gli infermieri perché acquisiscano le competenze e le capacità per una efficace comunicazione con i pazienti e i familiari – afferma il prof. Rodolfo Passalacqua, responsabile scientifico di HuCare e direttore dell’Oncologia di Cremona -. L’obiettivo è applicare interventi psico-sociali uniformi ed efficaci a tutti i malati nelle Oncologie del nostro Paese, a partire dal modo in cui i pazienti vengono accolti, allo screening per diagnosticare il livello di sofferenza psichica da indicare nella cartella clinica, alla presenza di uno psicologo in corsia a cui vengono indirizzati i malati colpiti da disagio psichico grave”. Il primo Progetto HuCare-1, iniziato nel 2008 e concluso nel 2011, ha coinvolto 28 centri e ha dimostrato la realizzabilità di una strategia di implementazione, introducendo nella pratica sei interventi psicosociali raccomandati nelle linee guida internazionali. “Grazie a questa strategia – continua il prof. Passalacqua -, è stato possibile modificare l’assistenza fornita nei 28 centri: oltre il 75% dei pazienti ha ricevuto le misure previste e il livello di ansia e depressione è diminuito del 75%, passando dal 35% dei casi a meno del 20%. La Scuola utilizzerà la HuCare Quality Improvement Strategy (HQIS), che abbiamo ideato e sperimentato e che prevede sei interventi: la formazione di tutto lo staff clinico per migliorare le capacità comunicative e relazionali; lo screening dei pazienti per misurare l’ansia e la depressione; lo screening dei bisogni sociali; l’assegnazione di un infermiere di riferimento a ogni paziente; l’utilizzo di una lista di domande per tutti i malati per favorire la comunicazione con il medico; un percorso strutturato per fornire a malati e care-giver informazioni in modo corretto. Inoltre nella scuola faremo corsi di consolidamento di un giorno destinati alle strutture coinvolte nel primo Progetto HuCare-1, per verificare l’applicazione nel tempo degli strumenti già acquisiti. E partirà quest’anno uno studio, HuCare-2, su altri 15 reparti. Tutto il personale parteciperà alle lezioni, della durata di 3 giorni per i medici e di 2 giornate e mezzo per gli infermieri”. Il numero di partecipanti a ciascun corso sarà limitato per ottimizzare il lavoro di formazione: 20 negli eventi per i clinici e 30 in quelli per gli infermieri. Con questo secondo progetto sarà misurata non solo l’applicazione degli interventi ma anche la qualità di vita dei malati, scopo principale di tutte le cure. “L’AIOM – spiega il Presidente nazionale, prof. Carmine Pinto – è la prima società scientifica in Europa a creare una scuola di umanizzazione. In Italia, negli ultimi quarant’anni il numero di nuovi casi di tumore è aumentato, passando da 149mila nel 1970, a 234mila nel 2000, a 360mila nel 2011, fino a 363mila nel 2015. Molto spesso queste persone presentano disturbi d’ansia e depressivi che interferiscono in maniera significativa con l’adesione alle cure e con la qualità della vita. Ma solo un terzo dei pazienti con quadri di disagio psichico grave viene riconosciuto, è quindi frequente la sottovalutazione dei casi di sofferenza psicologica che dovrebbero invece essere degni di attenzione clinica. In realtà ansia e depressione vanno rilevate subito, come avviene per i parametri vitali, al pari di temperatura corporea, frequenza cardiaca e respiratoria, pressione arteriosa e dolore”.

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Umanizzazione della cura

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 gennaio 2015

università cattolicaE’ iniziato nel week-end a Brescia il corso “Umanizzazione e dimensione spirituale della cura nei contesti interculturali” (responsabile scientifica Prof.ssa Marialuisa Gennari – Università Cattolica) organizzato dall’Alta Scuola di Psicologia Agostino Gemelli (Asag) dell’Università Cattolica e dall’Irccs San Giovanni di Dio – Fatebenefratelli di Brescia, che si concluderà nel mese di dicembre. Alla base del corso vi è la convizione che non si cura il corpo senza curare anche l’anima e quando l’anima parla un’altra lingua, altre geografie, altri costumi, per l’operatore sanitario si aprono nuove prospettive professionali. «Non è solo un problema di lingue ma di cultura e non è solo un problema di tecnica ma di empatia – spiega Antonino Giorgi, docente dell’Università Cattolica di Brescia – come ha evidenziato questo primo modulo». Il corso consta di otto moduli organizzati presso l’Istituto bresciano (due giorni al mese) e si rivolge a una platea di professionisti laureati con esperienza nei luoghi di cura, oltre che a cappellani, religiosi, operatori pastorali e volontari: l’obiettivo è formare operatori socio-sanitari e pastorali che siano in grado di supportare il malato e la sua famiglia, particolarmente se stranieri.
Alla base di quest’iniziativa vi sono la concezione olistica della cura (corpo-psiche-anima) e l’evoluzione del sistema socio-sanitario che richiede sempre più spesso delle nuove professionalità, solidamente formate e davvero capaci di mediare le proprie competenze in un contesto di integrazione con altre lingue ed altre culture. «Dal lavoro dei gruppi è già emerso un dato importante – sottolinea Giorgi – e cioè l’aumento della fragilità umana nella società attuale. L’aumento delle forme di demenza, ad esempio, è un indicatore macroscopico di questa tendenza, rispetto alla quale l’operatore deve cambiare il proprio punto di vista tradizionale, dotarsi di strumenti interpretativi nuovi e addirittura reinterpretare il concetto di fragilità».
In breve, il corso sta insegnando a riconsiderare la fragilità: «Dobbiamo smetterla di dipingere il demente come un bambino, perché sbaglieremmo approccio: la fragilità di un anziano malato è piuttosto una delle sue caratteristiche personali e l’approccio olistico alla sofferenza insegna a superare la visione tradizionale che segmenta gli aspetti psicopatologici e fisiologici come se fosse possibile curare la persona “a pezzi”. Ergo, dobbiamo fare un salto epistemologico per compierne uno professionale e il corso serve a decodificare questa realtà e aiuta il professionista a compiere questo passaggio, che si traduce in una migliore cura».
In questo contesto rientra anche il tema della spiritualità come parte integrante dell´essere umano, insieme a quello interculturale. In tal senso, presso l’Irccs Fatebenefratelli di Brescia è partito di recente anche un corso sull’accompagnamento spirituale dei sofferenti. Il corso dell’Università Cattolica di Brescia si articola in lezioni teoriche (150 ore), laboratori (100 ore) e un periodo di tirocinio, anche all’estero, grazie alla collaborazione dell’ospedale San Giovanni di Dio di Barcellona. Una delegazione di quel nosocomio ha partecipato al primo modulo di lezioni.

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