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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Posts Tagged ‘umano’

Truffe informatiche? Il punto debole è il “fattore umano”

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 settembre 2021

Parola di Corrado Fabbri, in passato uno degli hacker più temuti al mondo, oggi consulente per la sicurezza digitale di grandi aziende. Bolognese, classe 1970, laurea in Information Technology all’università di Miami (Florida), Fabbri è stato ritenuto responsabile di 290 violazioni informatiche, per le quali ha subito 80 processi e scontato condanne a 10 anni di carcere. Fabbri, che ha pagato il suo debito con la giustizia e vive all’estero, ha raccontato la propria storia nel libro “Lord Kelly. Il ladro di informazioni” (Booksprint edizioni, 2021).Il libro, che racconta di truffe milionarie, operazioni sotto falsa identità, lussuose ambientazioni, arresti e fughe rocambolesche degne di una trasposizione cinematografica, offre al lettore uno spaccato del misterioso mondo degli attacchi informatici a banche, multinazionali, grandi aziende e dello spionaggio industriale tramite i metodi della Social Engineering o Ingegneria sociale. Un mondo, questo, che preoccupa sempre più imprese, organizzazioni e governi costretti a spendere cifre astronomiche per la sicurezza digitale. Peraltro, con milioni di lavoratori in smart working, il rischio di furto di dati è aumentato in misura esponenziale. Spesso il tallone d’Achille, spiega Fabbri, non si trova nei software ma nelle risorse umane: soprattutto addetti alle pulizie o alla sorveglianza, segretarie, impiegati, funzionari, dipendenti operanti ai livelli più bassi dell’organizzazione. Anche una normale mail o una telefonata di lavoro per stabilire un innocuo contatto possono diventare pericolosi, se dall’altra parte c’è un ingegnere sociale pronto a carpire informazioni per sferrare un attacco e penetrare nei sistemi di sicurezza dell’azienda.Una volta individuato il bersaglio ideale, l’ingegnere sociale utilizza tecniche psicologiche per influenzare e manipolare la vittima, affinché questa comunichi dati riservati o compia un’azione (come, per esempio, installare un software o aprire un accesso). Non è un caso se la recente intrusione nei server della Regione Lazio è avvenuta con la password di un impiegato, di cui un pirata informatico si è impadronito. A quel punto, l’ingegnere sociale può penetrare indisturbato nei computer dell’azienda e accedere alle informazioni che gli servono. I furti di dati avvengono su commissione di aziende rivali e servizi governativi. Gli attacchi fanno leva su alcuni tratti caratteristici o debolezze della personalità della vittima, come la disponibilità e la buona fede, l’ingenuità e la disattenzione, il rispetto per la gerarchia, la paura, l’urgenza, la gratitudine, ecc.. Non è detto del resto, spiega Fabbri, che la vittima sia uno sprovveduto o un soggetto facilmente manipolabile. Molto dipende, infatti, dall’abilità e dall’accuratezza con cui l’attacco è stato pianificato e portato a termine. Per difendersi da attacchi di questo tipo, le misure organizzative e di sicurezza informatica non bastano: è necessario che tutto il personale sia adeguatamente formato con corsi specifici che permettano loro di riconoscere potenziali pericoli e situazioni sospette. Il libro è disponibile in formato cartaceo e in ebook nelle principali librerie e negli store online.

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Il covid19 ha annullato ogni possibilità di contatto umano

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 dicembre 2020

Ma non il bisogno di socializzare. A pagarne le conseguenze sono soprattutto i giovani, che hanno una personalità in formazione, e gli anziani, che più di tutti necessitano di contatto per non sentirsi soli. L’emergenza pandemica ha infatti accentuato il distanziamento, l’isolamento, scatenando la paura dell’altro, del soggetto visto con sospetto in quanto (seppur involontariamente) pericoloso e possibile veicolo di contagio. «Questa è solo una delle prime conseguenze da affrontare in fase post-covid, come ha spiegato la dottoressa Maria Rosaria Rapolla, psichiatra del Centro Sant’Ambrogio Fatebenefratelli. L’individuo si è ritrovato ( e si ritrova) a vivere in solitudine, escludendo e allontanando tutti per paura. Per ricominciare lasciandosi dietro di sé le conseguenze fisiche e psicologiche del Covid19 ha bisogno di supporto, di un’assistenza integrale. Perciò, è nato il progetto RICOMINCIARE del FBF con l’obiettivo di attivare-grazie alla raccolta fondi- un poliambulatorio multidisciplinare nelle varie strutture dell’Ordine Ospedaliero».L’assistenza del centro è volta alla diagnosi e alla cura di forme di ansia e depressione, in modo da evitarne la possibile cronicizzazione. L’ansia e la sintomatologia depressiva possono manifestarsi nelle persone che hanno vissuto la malattia da covid19, magari con un ricovero ospedaliero, ma anche, ad esempio nei familiari delle vittime covid19, che hanno vissuto nell’angoscia, lontani dai cari, e che faticano a rielaborare il lutto; e negli operatori sanitari, travolti dallo “tsunami” pandemico ed esposti ogni giorno ad una continua lotta interiore tra il senso del dovere e il timore per la propria salute e quella dei propri cari; tra il senso di colpa per i pazienti deceduti e lo stress fisico e psichico.Possono poi avere bisogno di un supporto anche persone che durante il lockdown hanno trovato nelle sostanze stupefacenti una valvola di sfogo per sfuggire alla dura realtà, cadendo nella dipendenza ; e donne e bambini vittime di violenza e maltrattamenti, in aumento durante l’isolamento domestico.Negli anziani, il lockdown può avere accentuato problematiche preesistenti, precipitandole o rendendole manifeste. L’isolamento, la scarsità di stimoli, possono aver peggiorato un decadimento cognitivo, favorito la perdita del ritmo sonno-veglia, o slatentizzato dei sintomi depressivi. Senza dimenticare che nell’anziano la depressione può manifestarsi con sintomi che possono far pensare alla comparsa di una demenza, con la differenza che mentre per quest’ultima purtroppo ad oggi non esiste una cura, per la depressione invece c’è un’ ottima risposta ai farmaci.

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Il fattore umano. Lo spirito del lavoro

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 ottobre 2020

E’ il documentario del regista milanese Giacomo Gatti sulle imprese di eccellenza italiane, è disponibile gratuitamente online al link https://fattoreumano.inaz.it/visione-film. Nel film, prodotto da Inaz – Osservatorio Imprese Lavoro in collaborazione con Fondazione Ente dello Spettacolo, si racconta un’Italia che quasi mai arriva sul palcoscenico mediatico: un’Italia dove il lavoro non è solo profitto (o peggio, sfruttamento), ma motore di sviluppo, cultura, creatività. Un’Italia fatta di imprese che credono nel futuro, operano con passione, sono attente alle persone e condividono un senso di responsabilità verso la società. Al film è inoltre dedicato l’ultimo volume della Piccola Biblioteca d’Impresa Inaz, che racconta la genesi della produzione, l’esperienza dei protagonisti e, attraverso le recensioni e i commenti del pubblico, l’eco che ha suscitato.«In questo momento di ripartenza l’esempio delle realtà protagoniste del film indica la strada da seguire: un modo di fare impresa che mette insieme risultati economici e attenzione alle persone, diventando così vero motore di sviluppo, anche sociale. L’uscita del libro dedicato ci è sembrata l’occasione per dare la più ampia diffusione possibile al film, consentendone la visione libera online» spiega Linda Gilli, presidente e amministratore delegato di Inaz. Dalla sua uscita Il fattore umano si è fatto notare grazie alla forza delle sue storie, alla potenza del racconto per immagini curato dal regista Giacomo Gatti, e forse anche grazie al suo messaggio controcorrente: l’impresa non è solo profitto, ma sviluppo, cultura, creatività. «In un’epoca in cui la finanza e le nuove tecnologie sembrano scalzare il fattore umano dal centro dell’economia, la nostra convinzione è che esistano uomini e donne capaci di fare la differenza – afferma Giacomo Gatti regista e autore con Elia Gonella del film– Sono le mani e i cervelli delle imprese italiane e le loro storie meritano di essere raccontate attraverso il linguaggio del cinema». Libro Il fattore umano. Lo spirito del lavoro di G. Gatti, L. Gilli, M. Vitale. Ed. Piccola Biblioteca d’Impresa Inaz 2019, €. 10.00

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Accesso a Internet: un nuovo diritto umano

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 ottobre 2020

Bruxelles 28 ottobre, alle ore 15:00 si svolgerà il terzo incontro virtuale del ciclo di dialoghi pubblici – Idee per un nuovo mondo – promossi dal Presidente del Parlamento europeo David Sassoli con filosofi, scrittori, economisti, esponenti della società civile europea, rappresentanti del mondo del lavoro. L’obiettivo di questi dialoghi è quello di ragionare insieme su una nuova immagine di Europa più utile e più vicina ai suoi cittadini in un momento che richiede immaginazione, azione e coraggio politico per abbandonare le ricette del passato e affrontare le sfide del presente con strumenti nuovi. Il titolo di questo terzo dialogo è “Accesso a Internet: un nuovo diritto umano” e si focalizzerà sull’accesso a Internet come nuovo diritto umano e sulla sfida dell’Unione Europea per fare della rete e dell’ambiente digitale un luogo democratico e di diritti, in grado di dare nuova forma ai modelli economici, dando voce e capacità decisionali ai cittadini.L’evento prevede un dialogo tra il Presidente del Parlamento David Sassoli, la Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen e l’ex Presidente della Commissione Romano Prodi, con gli interventi di Sir Tim Berners-Lee e Simona Levi. Sir Tim Berners-Lee è l’inventore del World Wide Web, Direttore tecnico di Inrupt e co-fondatore de la World Wide Web Foundation, ovvero l’iniziativa che mira a promuovere il Web come bene pubblico a beneficio dell’umanità e come dritto fondamentale. Sir Tim è inoltre Co-Fondatore dell’Open Data Institute e fondatore del World Wide Web Consortium (W3C). Nel 2004 è stato nominato cavaliere da S.M. la Regina Elisabetta e nel 2007 è stato insignito dell’Ordine al Merito. Nel 2017 ha ricevuto il Premio ACM Turing, considerato il “Premio Nobel per l’Informatica”. Nel 2014 ha lanciato un appello pubblico per il riconoscimento dell’accesso a Internet come diritto umano fondamentale e nel 2019 ha lanciato il Contract for the Web, il primo piano d’azione globale per rendere il mondo online sicuro e un’opportunità per tutti.Simona Levi è un’attivista, insegnante e drammaturga. Nel 2008 ha fondato Xnet, progetto di riferimento a livello nazionale ed europeo presente su tutti i fronti dell’agenda politica della tecnologia nell’ultimo decennio, e le cui principali aree di azione sono i diritti nell’era digitale. Nel 2017, l’edizione nordamericana della rivista The Rolling Stone l’ha scelta come una delle 25 persone, tra attivisti, tecnologi e scienziati, che stanno definendo il futuro.

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Il cammino dell’essere umano

Posted by fidest press agency su martedì, 1 settembre 2020

Esso non deve essere, necessariamente, di violenze e di soprusi. Se ci esprimiamo in tal senso, vuol dire che apparteniamo a una cultura e a una civiltà superata. È una conseguenza, a ben pensarci, che non dobbiamo né al nostro passato né riflettere nel nostro futuro. È un residuato del nostro presente. Lo portiamo con noi, ma ci vergogniamo ogni volta che le nostre coscienze sono chiamate alla ragione e al riconoscimento degli autentici valori della vita. La cura della nostra persona non ci appartiene in esclusiva, essa fa parte dei nostri doveri, di quelli d’ospitalità per chi è dentro di noi, per la fiamma che ci governa e presiede.
Sta a noi, nella nostra sensibilità, cogliere il messaggio nella giusta misura e renderci conto che esso è il faro della nostra vita e che nessuna procella potrà prenderci di contropiede e farci sbattere sulle coste accidentate e spingerci verso la deriva. Ma attenzione. Non è un invito narcisistico. Non si ama solo ciò che è dentro di noi, ma tutti gli esseri viventi partendo dal loro interno, dalle loro individualità, dal modo d’esprimersi e di procedere. Perché, insieme, siamo chiamati all’unità, quale fine ultimo di tutte le cose. Sono ancora una volta i profeti, i martiri e i saggi, i nostri fari. Basta saper cogliere nel modo dovuto e al tempo giusto il segnale. (Riccardo Alfonso)

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La religione è capace di percepire il disagio umano?

Posted by fidest press agency su domenica, 30 agosto 2020

Mi diceva, giorni fa, una signora, mamma e nonna, con un certo scoramento, “mio marito e i miei figli non vanno in chiesa e meno che mai si confessano e si comunicano. E dire che i miei rampolli li ho educati secondo i precetti della mia religione e sono stati battezzati comunicati e cresimati al tempo giusto e lo hanno fatto con animo sereno e partecipato. Non capisco perché ad un certo punto della loro vita questo legame si è spezzato ed io che sono una fervente cattolica mi sono ritrovata a convivere con una famiglia di agnostici”.
Cosa può aver spinto questi congiunti a staccarsi dalla pratica religiosa sia pure ridotta ai minimi come assistere la domenica alla messa e confessarsi e comunicarsi una volta all’anno? “Se io chiedo loro – soggiunge – il motivo del loro diverso rapporto con la pratica religiosa, pur considerandosi cattolici e quindi non rinnegando la propria fede, le risposte che riesco ad avere sono evasive, a tratti persino imbarazzate, e se io faccio leva su questo esitante atteggiamento invogliandoli ad accompagnarmi a messa la domenica ricevo solo pretestuose scuse per rifiutare le mie sollecitazioni.” Mentre questa signora mi parlava mi promettevo d’indagare più a fondo su questo diverso comportamento dei figli e del marito nei confronti della religione per capire se dovevo considerarlo un fatto isolato o lo fosse di dimensioni più ampie e ancora se fosse solo una questione di genere o altro ancora. Così m’impegnai ad assistere di tanto in tanto a una messa domenicale nella parrocchia del mio quartiere e di quelle limitrofe. L’impressione che ne trassi non mi convinse molto nel senso che il rapporto di fidelizzazione religiosa non mi sembrò del tutto indicatore tra i sessi e la loro età. In certe cerimonie, tuttavia, come la messa cantata o nelle festività religiose la distinzione mi parve più marcata con una presenza maggiore delle donne rispetto agli uomini e per entrambi era più consistente il numero delle persone anziane, ma i giovani, e soprattutto i giovanissimi, non mancavano. Per gli altri eventi religiosi, come la recita del rosario, questa ripartizione mi apparve insignificante. Con molta probabilità avevo sbagliato metodo di osservazione. Non era il genere delle presenze durante la funzione religiosa ma semmai il rapporto esistente tra quanti frequentavano la parrocchia e coloro che vivevano nel quartiere. Aggiustai, quindi, il tiro e mi resi conto che il popolo dei fedeli, nell’area osservata, costituiva una minoranza rispetto a quelli che disertavano sistematicamente la chiesa e le opere annesse (Caritas, azione cattolica, ecc.). Per quanto sia lungi da me arrivare a una conclusione per affermare che vi sono tutte le premesse per constatare un “raffreddamento” del sentimento non tanto religioso quanto di appartenenza a una comunità o per lo meno all’osservanza acritica della pratica religiosa devo, comunque, riconoscere che se il mio sguardo si amplia, noto, di là dell’affiliazione religiosa, che sta diventando conflittuale il diverso modo delle persone di rapportarsi alla vita sociale. Forse è ancora prematuro riconoscerne tutti i presupposti sebbene qua e là i segnali non mancano. È che progredisce la tendenza a non vedere il mondo allo stesso modo, sia pure con i suoi pregi e i suoi difetti. Non ci accontentiamo, probabilmente, dell’uso che si fa delle parole ma vorremmo da esse la capacità di darci risposte concrete ai nostri problemi esistenziali. (Riccardo Alfonso)

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Errare umanum est…

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 agosto 2020

…perseverare autem diabolicum, et tertia non datur. (Errare è umano, ma perseverare è diabolico, e la terza possibilità non è concessa). E il nostro errare in politica ha, oramai, superato la terza possibilità. La prima volta ha sacrificato la democrazia per seguire la strada della dittatura fascista. La seconda ci ha preso di contropiede con la democrazia acefala di stampo democristiano dove è mancata l’alternativa al governo del paese. La terza perché abbiamo seguito le note suadenti del pifferaio di turno e ancora la quarta con l’attuale governo che andava sin dall’inizio respinto al mittente. Davvero siamo molto scarsi in storia se negli ultimi novanta anni non siamo riusciti a renderla maestra della nostra vita?
Ma chi sono questi italiani che hanno così poca memoria e continuano a farsi sedurre dalle parole in luogo dei fatti? (Facta non verba).
Se continuiamo ad essere i “servi sciocchi” dei poteri forti che esprimono non più del 10% dell’elettorato eppure riescono a carpire il consenso della maggioranza assoluta dei cittadini.
Se ci crogioliamo al pensiero di fortificare il dissenso con l’antipolitica e il non voto che si trasformerebbe in un incauto lasciapassare per chi potrebbe meglio esercitare il suo potere perché ogni voto non dato diventa in pratica un consenso a favore di chi non vorremmo.
Se ci scandalizziamo alle parole di Grillo sul confronto tra mafia e partiti come se non vi fossero state commistioni tra loro di sapore clientelare, affaristico, di voto di scambio.
Se non ci convinciamo che esiste in Italia una ricchezza ben tutelata e che l’attuale governo si guarda bene di scalfirla e che da sola potrebbe risolvere tutti i nostri problemi economici e di pareggio del bilancio pubblico senza togliere il pane di bocca a chi ha solo quello da masticare. Ma allora in che razza di paese ci troviamo? (Riccardo Alfonso)

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Il valore del capitale umano nel superamento delle difficoltà

Posted by fidest press agency su martedì, 4 agosto 2020

Un nuovo claim – People with Drive – e una gestione aziendale “people focused” durante il periodo di emergenza, sono tra i fattori fondamentale che hanno contribuito alla ripresa. Raben Group, uno dei protagonisti europei nel settore dei trasporti e della logistica, conferma la crescita positiva dell’ultimo periodo: considerando infatti mesi di lockdown, la curva è infatti in crescita sia per quanto riguarda il numero delle spedizioni via mare sia quelle via terra.Questi segnali positivi confermano, ancora una volta, quanto l’importanza delle persone e le loro motivazioni, siano fondamentali per affrontare qualsiasi tipologia di emergenza ordinaria e straordinaria che si può verificare. Il nuovo claim, People with Drive, alla base della strategia di employer branding che il Gruppo sta adottando anche Italia, vuole proprio sottolineare come siano le persone con le proprie differenze, la propria energia e motivazione a guidare il Gruppo e a portarlo a superare periodi di enorme difficoltà come quello appena trascorso.Questo approccio del Gruppo si riflette nella gestione quotidiana delle attività. In Italia, ad esempio, Raben Group ha subito adottato misure a tutela dei propri dipendenti, dando la possibilità di lavorare a casa in smartworking e assicurando massima protezione e sicurezza a chi non poteva assentarsi dall’ufficio. Anche le attività di Corporate Social Responsibility sono da sempre un elemento base e caratterizzante dell’azienda. Subito all’inizio dell’emergenza sanitaria, Raben Group ha infatti messo a disposizione i propri mezzi e il proprio know-how per aiutare l’Italia nella gestione dell’approvvigionamento di prodotti sanitari (mascherine, ventilatori, occhiali protettivi, pasti ready-to-eat e non solo).

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Individuare i meccanismi molecolari dell’interazione tra il virus SARS-CoV-2 e l’organismo umano

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 Maggio 2020

La patogenesi dell’infezione da SARS-CoV-2 costituisce una delle aree di ricerca cruciali sulla malattia COVID-19. Capire perché il virus provoca in alcuni pazienti sintomi gravi, mentre altri non avvertono nemmeno i sintomi, costituisce uno dei misteri ancora da scoprire su questo virus. In quest’ambito, uno degli approcci più promettenti è quello della network medicine, che utilizza la possibilità che oggi noi abbiamo di analizzare, in tempi ed a costi accessibili, enormi quantità di dati a livello molecolare per individuare cambiamenti genetici, interazioni proteiche, modifiche genomiche, al fine di individualizzare il profilo di ogni singolo paziente, e nello stesso tempo per costruire “mappe di malattie”, dove le interazioni e gli scambi a livello molecolare tra manifestazioni patologiche all’interno dell’organismo sono considerati come nodi di una rete, con connessioni più o meno intense con altre manifestazioni patologiche e fattori ambientali.In questo nuovo e promettente campo di ricerca, l’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” ha costituito un gruppo specifico, il COVID-19 INMI Network Medicine for Infectious Diseases Study Group, coordinato da Francesco Lauria e Francesco Messina, che ha recentemente contribuito alla pubblicazione, sul server di preprint bioRxiv, di una importante analisi computazionale dell’interattoma ospite-patogeno nello studio dell’infezione da SARS-CoV-2.
Il gruppo di lavoro dell’INMI sulla network medicine è divenuto inoltre partner del network internazionale COVID-19 Disease Map, recentemente costituito e del quale fanno parte 162 componenti di 25 nazioni. Obiettivo del progetto, come riporta la rivista Nature Scientific Data, è la costruzione di una banca dati contenente tutte le conoscenze disponibili sull’interazione tra il SARS-CoV-2 e l’ospite umano, che permetta, in un formato leggibile sia dall’uomo che dal computer, di integrare e rendere disponibile in forma efficiente, sistematica e costantemente aggiornata tutta la letteratura disponibile ed in continua crescita sull’argomento. La COVID-19 Disease Map sarà quindi una piattaforma aperta per l’esplorazione visuale e l’analisi computazionale dei processi molecolari che regolano l’ingresso del virus nelle cellule, la replicazione, le interazioni ospite-patogeno, le risposte immunitarie, i meccanismi di riparazione e di recupero. La mappa di malattia, che sarà messa a disposizione della comunità scientifica internazionale, fornirà una piattaforma attraverso la quale clinici, virologi e immunologi potranno collaborare con data scientist e biologi computazionali per una rigorosa costruzione di modelli ed una accurata interpretazione dei dati, permettendo una più calibrata verifica dell’efficacia dei farmaci disponibili. Essa potrà inoltre mettere in collegamento sesso, età e altre caratteristiche di suscettibilità dell’ospite, progressione della malattia, meccanismi di difesa e risposta al trattamento. Infine, potrà essere utilizzata insieme alle mappe di altre malattie umane, in modo da poter studiare i meccanismi di comorbilità.

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Freud e la religione

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 Maggio 2020

A questo punto non sarei del tutto esaustivo se trascurassi ciò che la religione ha rappresentato per l’essere umano nella storia di tutti i tempi e che Freud arriva a finire che si tratta di un’alienazione quando si spostano e si proiettano paure e speranze in un aldilà fantastico e astratto. È un modo di allontanarsi dalla realtà. Come prima di lui Schopenhauer e Nietzsche, e come il dott. Laurence avrebbe fatto dopo di lui, Freud interpreta l’essenza conoscitiva della religione come dislocazione del sentimento emotivo nei confronti dell’autorità. Oltre a far risalire la religione a sentimenti infantili di dipendenza, Freud l’accusava di essere una preoccupazione fondamentalmente femminile. Gli interessava far risalire il pathos dell’uomo religioso, che è costretto come una donna, all’obbedienza incondizionata. Essere religiosi, nel modo inteso da Freud, significa essere passivi, docili, dipendenti, cioè manifestare dei tratti tipicamente femminili. La religione, secondo Freud, nasce dal fomentare un sempre crescente “senso di colpa”. “Quando una tendenza istintiva è repressa, disse Freud in “Il disagio nella civiltà”, i suoi elementi libidici si trasformano in sintomi e le parti aggressive in senso di colpa”. Di tanto in tanto i clan celebrano delle feste religiose, durante le quali i membri della famiglia totemica riproducono con danze rituali i momenti caratteristici del loro totem.
Scrive Kereny: “Lo scopo di Freud era precisamente quello di soddisfare l’uomo irreligioso che pure s’interroga sul fenomeno, così difficile da comprendere, delle religioni, e questo era appunto il caso dello stesso Frazer e di Freud. Ma la storia dell’umanità non presenta né l’evoluzione “magia-religione-scienza” che Frazer pretendeva, né un modello puro ed incontaminato, sicché Frazer fu costretto a costruire con semplificazioni assai più spinte di quelle alle quali ricorre Bachofen nella sua teoria sull’evoluzione della famiglia”. Per Kereny: “Freud non vide, come non lo notò Frazer, che i loro modelli per l’origine della religione, che avrebbero dovuto spiegare addirittura il grande sacrificio del Cristianesimo, equivalgono a generalizzare a tutta l’umanità, una nevrosi preistorica”.
Un altro elemento che Freud non colse, perché gli mancava la visione d’insieme necessaria, è che una religione totemistica con tutti i suoi contrassegni caratteristici, totem, tabù ed esogamia, non è dimostrabile in nessuno dei popoli che ebbero parte, in un qualche periodo nel maturare della nostra civiltà occidentale caratterizzata dall’evoluzione, né presso gli indogermani né presso i mesopotamici, e neppure presso gli egizi. E neppure presso gli israeliti. Sia Schopenhauer sia Freud davano per scontata l’assurdità della credenza religiosa agli occhi degli uomini razionali. Oggetto della discussione è semplicemente il problema se la fede sia necessaria per controllare la maggioranza non illuminata, oppure se il valore della religione, che è comunque in declino, se non sia stato sopravvalutato e non costituisca, in realtà, una forza che contrasta con le finalità illuministiche: ragione, progresso, effettivo miglioramento dell’umanità. Il ragionamento del Demofilo di Schopenhauer è molto simile a quello dell’interlocutore di Freud in “L’avvenire di un’illusione”. Il Demofilo dice: “Non hai idea di quanto sia sciocca la maggior parte della gente”. Il “Dialogo” di Schopenhauer uscì nel 1851, quello di Freud nel 1928. Così commenta Jacquard: “Freud pensa che la religione non possa essere altro che una fase necessaria nell’evoluzione umana, fase paragonabile all’adolescenza”. Freud ha affermato nelle sue analisi, che vietando l’uso delle facoltà critiche in una particolare direzione, si determina un abbassamento generale dell’acume critico del soggetto, danneggiando le capacità razionali.
Freud ammette, d’altra parte volentieri, che le sue “speculazioni” non hanno parte integrante del sistema analitico. Ciò vuol dire che è possibile usare la metodologia (psicoanalitica) anche al servizio dell’opinione opposta. È quello che farà Oscar Pfister nel libro “L’illusione di un avvenire”.
Ma Freud non è il solo né il primo ad avanzare l’idea di un’anima collettiva. Lo sostennero sia Durkeim, della scuola sociologica francese, sia Wundt. Commenta in proposito Fromm: “oltre che un’illusione, dice Freud in sostanza, la religione è un pericolo, perché tende a santificare certe cattive istituzioni umane con cui si è sempre alleata. La religione, inoltre, tende a impoverire l’intelligenza, insegnando a credere a un’illusione e proibendo il pensiero critico”. Non c’è dubbio che, come asserisce Jung, inflazionare in questo modo la portata del complesso di Edipo sul piano della cultura e dell’inconscio collettivo, può significare tendere ad eliminare quel fattore religioso che ha tanta parte nei livelli più alti della personalità umana.
Da parte mia sono convinto che il fattore religioso sin dai primordi della vita ma ancor più nel momento in cui il primo essere umano ha alzato gli occhi alle stelle vi sia stato, nel comune sentire, un avvertimento religioso. Fu il primo desiderio per capire ciò che eravamo manifestamente in tutti i nostri comportamenti. In qualche modo ci richiamavano a una particolare “religiosità”. Non certo a caso i recenti studi comparati dell’antropologia culturale relativi alle simbologie superiori delle èlite del grande sciamanesimo arcaico, risultanti dai graffiti preistorici, tutti analoghi nei tre continenti antichi e studiati da Eliade, da Leroi-Gouhran, da Marsach e dalle loro scuole rivelano un concetto religioso profondamente avvertito e immaginifico nelle sue rappresentazioni murarie. Lo stesso dicasi per i cosiddetti fossili viventi culturali delle epoche arcaiche. Il loro “sentire e udire” cosmico è espresso dai simboli superiori delle grotte e da cui discendono tutte le tradizioni che ritroviamo nei millenni successivi. Inoltre, i grandi problemi delle origini si sono fatti molto più complicati riguardo varie fasi che si affacciano, man mano che si accrescono gli studi neurologici. (Riccardo Alfonso)

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L’Esperanto: un mezzo di espressione umano

Posted by fidest press agency su martedì, 12 Maggio 2020

Dalla Conferenza di Humphrey Tonkin al 7° Congresso Iraniano di Esperanto: “Per prima cosa vi dico quale grande piacere è stato avere l’occasione di parlare agli esperantisti iraniani. Ho seguito da molti anni l’attività dell’Esperanto in Iran – in pratica dalla metà degli anni ‘70. La mia unica visita in Iran, nel 1977, mi ha convinto non solo dell’efficace azione degli esperantisti iraniani per l’Esperanto ma anche per l’ospitalità e il progresso del paese. Ci troviamo ora in un periodo di crisi politica e sanitaria. Sarà possibile che l’attuale pandemia ci insegni di nuovo come è importante conservare la vita umana, come è essenziale che insieme lavoriamo per il bene dell’umanità? Che sia possibile che una crisi, questa per il coronavirus, possa convincerci a cancellare l’altra – quella per la divisione politica, l’odio e l’insensato dispendio di energia per le eterne dispute? E il messaggio dell’Esperanto potrebbe accelerare l’arrivo della pace? Possiamo almeno sperarlo. L’esperanto si collega alla “diffusione dei movimenti in Europa e che insieme alla crescita dell’istruzione, hanno creato problemi linguistici dove fino a quel momento esistevano a malapena: il tedesco comandava nell’Europa Centrale, il francese nell’Europa Occidentale. Nell’Asia Orientale, insieme all’industrializzazione del Giappone, cresceva l’influenza del giapponese. Una espansione simile si è avuta per l’arabo, ma ha riguardato essenzialmente l’espansione religiosa. L’espansione dell’arabo e del giapponese sono stati in gran parte fenomeni regionali, come per il turco, l’hindi e simili. Le principali lingue europee tuttavia aspiravano ad una influenza mondiale. In questa confusione linguistica si è tuffato Zamenhof. Benché abbondino le radici germaniche in Esperanto, Zamenhof si è immedesimato in continuità con il latino, al quale a loro volta si appoggiavano gli intellettuali francesi: il sistema grammaticale dell’Esperanto, benché drasticamente semplificato, è simile a quello della lingue provenienti dal latino. Solo negli ultimi anni si è chiarito che ad un più profondo livello questa grammatica ha elementi simili ad esempio con il cinese.
In altre parole, Zamenhof ha sfruttato la propria conoscenza delle lingue, ma con la propensione a legarsi (secondo la reputazione) alla intellettualmente e letteraturalmente superiore lingua francese – quindi non alla lingua tedesca e alle sue specializzazioni, malgrado che il padre fosse insegnante di tedesco. Si potrebbe persino argomentare che in un certo grado Zamenhof agisse contro il tedesco. Non manca in Esperanto l’infuenza del russo e delle lingue derivanti dal russo, nella provvista delle parole, nella semantica e nell’uso abituale, ma a queste lingue mancava il prestigio identificabile con il francese – e Zamenhof molto consapevolmente aveva lo scopo di creare una lingua di prestigio, che superasse le solite critiche contro le lingue artificiali, che esse erano soltanto strumenti limitati di espressione, senza tradizioni letterarie e storiche. Solo così avrebbe avuto la possibilità di avere il sostegno degli opinionisti. Ecco il paradosso principale dell’Esperanto: aveva lo scopo di un uso mondiale ma perseguiva questo obiettivo nel contesto dell’espansionismo europeo – e dell’espansione della sfera di influenza indiano-persiano-greco-romana.
Zamenhof non mirava all’universalità della lingua, ma alla facilità e alla capacità di espressione – non alla perfezione ma alla utilizzabilità. Dimostrerei che ha raggiunto lo scopo. Il professore e scrittore italiano Umberto Eco ha dedicato un’attenzione importante all’Esperanto nel suo libro di venticinque anni fa “La ricerca della lingua perfetta”. Ma se perfino i poeti cercano una perfetta potenza espressiva nella creazione delle loro opere, e se in un certo senso perfino Zamenhof ha posseduto la passione creativa del poeta, il suo scopo nella creazione dell’Esperanto non era la perfezione ma l’utilità. Quindi, l’Esperanto ha delle possibilità? Questa lingua di Zamenhof, che non ha mai avuto il sostegno degli organi ufficiali né dei diversi stati, può giocare un ruolo nel futuro della vita internazionale? Per prima cosa è necessario evidenziare che negli anni intorno al 1880, quando la battaglia delle lingue infiammava la vita internazionale, l’Esperanto appariva soltanto allora. Nei centotrent’anni successivi alla creazione dell’Esperanto, questa lingua è diventata pienamente espressiva, pienamente capace come lingua”. (in abstract)

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La realtà del digitale investe in capitale umano nonostante la crisi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 aprile 2020

Hangouts Meet per le videoconferenze, Miro per i progetti di co-design, InVIsion per i prototipi digitali, Confluence e Jira per la storia del progetto, Zeplin per la consegna del progetto. La metodologia di progettazione e sviluppo di progetti digitali di Enhancers è nativamente smart e tutti gli strumenti di collaborazione a distanza fanno da sempre parte del lavoro quotidiano della realtà fondata nel 2011 a Torino, tra i precursori dello User experience (UX) design in Italia.Enhancers, oggi, ha due basi in Italia, a Torino e Bologna, 50 dipendenti, un fatturato con una crescita costante con tassi del 30-40% anno su anno. Nel 2019 il team ha accolto 16 nuove persone, inquadrate con diverse forme di collaborazione, e prevede di aggiungere 8 nuovi collaboratori nei prossimi mesi, sia designer e sia sviluppatori.«In un momento difficile come questo l’industria del digitale è tra le poche a reggere l’urto, anzi, vede moltiplicarsi le opportunità di innovazione e crescita. Da protagonisti del settore intendiamo trasferire questo valore anche al territorio, creando lavoro e nuovi mercati», afferma Luca Troisi, fondatore e CEO di Enhancers.Enhancers è permanentemente in modalità smart working anche quando i team sono fisicamente presenti. La comunicazione interna e con i clienti avviene, oltre che via mail e telefono, con Hangouts Meet per le videoconferenze e Chat per le conversazioni per iscritto. I progetti vengono condivisi con Miro, una piattaforma on line per il co-design e l’Agile e i materiali sono nel cloud su Google Drive, accessibili a tutto il team. I prototipi digitali sono realizzati e inviati con InVIsion. La storia del progetto è documentata con Confluence e Jira e la consegna del progetto per lo sviluppo è, infine, gestita a distanza con Zeplin.Enhancers progetta esperienze d’uso significative per gli utenti e sviluppa prodotti digitali innovativi che fanno leva sulle tecnologie per creare valore per le persone e le aziende. Tra i clienti, le principali banche italiane, colossi della Smart Home come il gruppo Haier Europe, proprietario per esempio dei marchi Candy e Hoover e brand capofila del made in Italy come Illy.

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Convegno: la tecnologia e l’umano

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 novembre 2019

Milano 16 Novembre 2019 alle ore 9.30 presso la sede dell’Associazione “ChiamaMilano” Via Laghetto, 2 convegno “La tecnologia e l’umano”. Il Convegno, organizzato in collaborazione con la Casa delle Associazioni e del Volontariato Municipio 1 e l’Associazione “ChiamaMilano”, esplora le opportunità e i rischi di quella che si annuncia come una rivoluzione epocale imminente la quale, grazie al progresso scientifico e tecnologico, prefigura un salto nella “società del futuro”. Una realtà che promette, secondo alcuni, a affrancamento da vecchie servitù ma rischia, ad avviso di altri, di generarne di nuove, di conio pericoloso per la salute e la libertà umana.
Libri segnalati: “LA QUARTA RIVOLUZIONE”, di Luciano Floridi, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2017; IL TEMPO DELLA COMPLESSITA’”, di Mauro Ceruti, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2018; “TECNOLOGIA VS UMANITA’”, di Leonhard Gerd, Egea Editore; “IL CONFINE DEL FUTURO”, di Francesca Rossi, Feltrinelli Editore; “SILICIO”, di Federico Faggin, Mondadori Editore; “IL SOGNO DELL’ETERNITA’”, di Céline Lafontaine, Medusa Editore.A cura di Fondazione Verga (www.fondazioneverga.org) e Associazione Pe.Li.De (www.pelide.it) In collaborazione con Casa del Municipio 1

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76° Corso di Studi cristiani: “L’umano alla prova”

Posted by fidest press agency su martedì, 21 agosto 2018

Assisi dal 22 al 26 agosto alla Cittadella di Assisi, organizzato dalla Pro Civitate Christiana, affronterà il tema “L’umano alla prova”, autentica sfida culturale del nostro tempo.
La Laudato SI’, 202, di Papa Francesco, costituisce il focus principale, dal quale prendono il via le varie Sessioni del Corso.Riteniamo molto significativa la citazione testuale:«Molte cose devono orientare la propria rotta, ma prima di tutto è l’umanità che ha bisogno di cambiare», osserva Papa Francesco in Laudato Sì, 202. E poi spiega: «Manca la coscienza di un’origine comune, di una mutua appartenenza e di un futuro condiviso da tutti. Questa consapevolezza di base permetterebbe lo sviluppo di nuove convinzioni, nuovi atteggiamenti e stili di vita. Emerge così una grande sfida culturale, spirituale ed educativa che implicherà lunghi processi di rigenerazione».
Associazioni, gruppi, movimenti e singoli, credenti e non credenti, si incontreranno per il 76° Corso di studi della PCC, per riflettere e avanzare proposte di dialogo affinchè la svolta che Papa Francesco ha posto in atto metta radici. Si tratta, infatti, di tradurre in scelte concrete e durature la proposta di cambiamento che sgorga profetica dal magistero di Francesco.
I filosofi, Laura Boella, Donatella Di Cesare, Salvatore Natoli, il cibernetico, epistemologo e scrittore Giuseppe O.Longo, il giornalista scientifico e scrittore Pietro Greco, la biblista Rosanna Virgili, il teologo e saggista Brunetto Salvarani, Francesco Comina, giornalista e saggista, i testimoni Marco Pozza, Padre Alejandro Solalinde, Fondatore del Centro ‘Hermanos en camino’ in Messico, Francesca Di Maolo, Presidente Istituto Serafico di Assisi , Enzo Bianchi, Fondatore della Comunità di Bose, segneranno valide piste di ricerca e di riflessione, dalle quali ci auguriamo che i partecipanti traggano fermenti di vita che diano consistenza e spessore all’umano.

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Il temperamento umano alla conquista del mondo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 luglio 2018

Nel suo rapporto con la natura e i propri simili l’essere umano si distingue per le sue diverse sensibilità. Lo ritroviamo, infatti, a misurarsi con il suo temperamento artistico, impulsivo, socievole e negativo.
Il temperamento artistico si riconosce dalla capacità di discernere la bellezza in senso lato. E’ un genere di comportamento che troviamo anche in chi non ha alcuna inclinazione verso fantasie artistiche. Le tappe del processo creativo sono essenzialmente tre: la capacità di recepire e di immagazzinare una serie di informazioni importanti, l’abilità di rielaborarle più o meno coscientemente, si dice che la solitudine sia la scuola del genio, e l’improvvisa illuminazione che si concretizza poi nell’opera d’arte. La creatività è essenziale e funzionale al processo di adattabilità della specie e l’atto creativo del singolo si riflette sul presente e sull’avvenire dell’intera comunità.
L’impulsività si estrae da soggetti che amano il rischio misto ad uno spiccato senso di intraprendenza. Un temperamento impulsivo spinto agli estremi porta ad effetti deleteri, cioè alla ricerca dell’eccitazione a tutti i costi. Per contro un grado equilibrato di impulsività può rappresentare una buona spinta.
Il socievole e il suo opposto entrano nella categoria degli introversi e degli estroversi. Sono sempre esistiti. Gli estroversi non avranno mai chiusure davanti ad un estraneo. Gli introversi, invece, rimarranno timidi ed isolati tutta la vita. L’ideale sarebbe quello di stabilire un equilibrio tra queste due tendenze. Per i soggetti introversi esiste una base neurologica per il loro lato caratteriale con bassi livelli di capacità di eccitazione per cui necessiterebbero di più stimoli rispetto agli introversi più “autosoddisfacenti”. Sull’argomento ne ha parlato diffusamente il psicologo americano Perry Buffington, in un recente convegno.
La figura negativa, a sua volta, è da ritenersi la componente caratteriale più studiata. Si tratta della propensione individuale a rispondere in modo positivo o negativo ad una situazione stabilita. Ad un lato estremo troviamo rabbia, depressione, ansietà e preoccupazione e dal lato opposto felicità, allegria e serenità. Ed è proprio la componente “negatività” quella che si è mostrata più importante per la salute psichica e fisica dell’uomo. I soggetti con preponderanza di “negatività” tendono ad ammalarsi più di frequente ed impiegano più tempo a guarire. Sono in genere individui che hanno un’opinione negativa di se stessi. Si preoccupano più degli insuccessi che dei successi. Invecchiando hanno più disturbi e dolori degli altri. (Riccardo Alfonso)

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Errare umanum est…

Posted by fidest press agency su martedì, 26 settembre 2017

pifferaio-magico.medium_300… perseverare autem diabolicum, et tertia non datur. (Errare è umano, ma perseverare è diabolico, e la terza possibilità non è concessa). E il nostro errare in politica ha, oramai, superato la terza possibilità. La prima volta ha sacrificato la democrazia per seguire la strada della dittatura fascista. La seconda ci ha preso di contropiede con la democrazia acefala di stampo democristiano dove è mancata l’alternativa al governo del paese. La terza perché abbiamo seguito le note suadenti del pifferaio di turno e ancora la quarta con l’attuale governo che andava sin dall’inizio respinto al mittente. Davvero siamo molto scarsi in storia se negli ultimi novanta anni non siamo riusciti a renderla maestra della nostra vita?
Ma chi sono questi italiani che hanno così poca memoria e continuano a farsi sedurre dalle parole in luogo dei fatti? (Facta non verba).
Se abbiamo saputo coagulare un consenso molto elevato nei confronti dell’attuale governo con le sue improvvide iniziative che stanno mettendo in ginocchio l’intero paese.
Se continuiamo ad essere i “servi sciocchi” dei poteri forti che esprimono non più del 10% dell’elettorato eppure riescono a carpire il consenso della maggioranza assoluta dei cittadini.
Se ci crogioliamo al pensiero di fortificare il dissenso con l’antipolitica e il non voto che si trasformerebbe in un incauto lasciapassare per chi potrebbe meglio esercitare il suo potere perché ogni voto non dato diventa in pratica un consenso a favore di chi non vorremmo. Se ci scandalizziamo alle parole di Grillo sul confronto tra mafia e partiti come se non vi fossero state commistioni tra loro di sapore clientelare, affaristico, di voto di scambio.
Se non ci convinciamo che esiste in Italia una ricchezza ben tutelata e che l’attuale governo si guarda bene dal scalfirla e che da sola potrebbe risolvere tutti i nostri problemi economici e di pareggio del bilancio pubblico senza togliere il pane di bocca a chi ha solo quello da masticare. Ma allora in che razza di mondo ci troviamo? (Riccardo Alfonso)

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Giuseppe Cusumano: “La terza banca”

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 luglio 2011

La Zisa, pp. 248, € 16,00 Un’inattesa promozione a direttore d’agenzia e l’incarico di mettere in piedi la terza banca in un paesino sperduto dell’entroterra siciliano. Da qui prendono le mosse le vicende del protagonista, il quale, nonostante le difficoltà iniziali, riesce a creare un gruppo di lavoro affiatato e ad inserirsi gradualmente nella piccola comunità, divenendone, negli anni, un punto di riferimento, quasi un’istituzione. Il poliedrico direttore, sempre irreprensibile e straordinariamente umano, conquista la fiducia della gente del paese: di ciascuno conosce segreti – non solo quelli economici –, debolezze e oscure faccende in cui resta inevitabilmente invischiato. La banca diventa, quindi, un alveare di racconti ed esperienze, un vivaio di aneddoti divertenti. Il tutto mentre si delineano i contorni di un amore intenso ma difficile… Fino a quando una lettera interromperà la quotidianità rassicurante che il protagonista si era costruito: un bivio di fronte al quale metterà in discussione sentimenti, bisogni e ambizioni personali.
Giuseppe Cusumano nasce a Contarina (Ro) nel 1968 e all’età di sette anni si trasferisce a Ragusa. Terminati gli studi, dal 1994 lavora in banca. Negli anni ha coltivato una passione radicata per la Sicilia e la letteratura, cui si dedica anche scrivendo poesie. Questo è il suo primo romanzo.

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Governo: Fini tra piano politico e umano

Posted by fidest press agency su martedì, 14 dicembre 2010

“E’ ormai abbastanza chiaro a tutti che l’on. Fini, nel suo rapporto con il Premier ha confuso il piano politico con quello umano” lo dichiara l’on. Americo Porfidia di Noi Sud “L’on. Fini ha avuto problemi personali con Silvio Berlusconi, ma questo – spiega Porfidia – non avrebbe dovuto determinare uno slittamento del suo percorso politico. La questione trova un’aggravante nel fatto che l’on. Fini ricopre la terza carica della Repubblica, e pur rimanendo in quella posizione è diventato guida di un gruppo parlamentare che sta condizionando le sorti del Paese. È uno scenario nuovo e inusuale al quale non so se dovremmo abituarci anche in futuro e con quali risultati. Noi non critichiamo l’on. Fini – prosegue Porfidia – per le sue incertezze dal punto di vista umano, ma per le pesanti incongruenze politiche. A mio avviso – conclude il deputato campano – il Presidente Fini avrebbe dovuto onorare il patto elettorale e quindi portare a compimento la legislatura, annunciando eventualmente il nuovo percorso politico per il futuro. In questo modo avrebbe operato per il bene del Paese salvando la dignità generale e l’impegno preso con i cittadini”

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Il volto “umano” di IDM di Group

Posted by fidest press agency su domenica, 11 luglio 2010

Non esiste solo la tecnologia e l’ambito ristretto in cui un’azienda opera, ma esistono anche iniziative culturali, sportive e sociali che contribuiscono a dare un “volto umano” a realtà abituate a comunicare solo per fare business. Ed è il caso di IDM Group, che si è fatta promotrice di importanti progetti in diversi ambiti: lo sport, gli aiuti umanitari e la conservazione di beni culturali. L’azienda è infatti partner della società bolognese FORTITUDO Baseball (www.fortitudobaseball.org) per il campionato IBL e, in occasione della settimana di Coppa dei Campioni (fase di qualificazione nella Repubblica Ceca), IDM Group ha sponsorizzato l’avventura della squadra bolognese a Brno.  Dal baseball si passa alla barca vela, ma questa volta con uno scopo beneficio e non sportivo. IDM Group ha infatti avviato una sponsorizzazione della Barca a vela MOANA60 che a febbraio 2011 porterà aiuti umanitari ad Haiti. Infine, IDM Group ha recentemente reso noto di aver messo in campo risorse e competenze per la realizzazione di uno dei progetti a più alto valore storico e culturale mai realizzato nel campo della dematerializzazione: l’acquisizione in digitale di tutti i disegni, le foto e le diapositive relativi agli oggetti premiati e segnalati in oltre cinquant’anni di vita del premio Compasso D’Oro e delle sue Manifestazioni. Il progetto, partito a Marzo 2010, prevede la scansione, l’indicizzazione e la messa online delle schede fotografiche dei prodotti (corredate da didascalia indicante azienda e designer) relative alla Collezione Compasso D’Oro e alle immagini delle manifestazioni del Premio Compasso D’Oro (dal 1954 ad oggi).
IDM Group offre soluzioni e servizi in outsourcing per la gestione globale dei processi documentali. IDM Group si rivolge al mercato delle imprese medio-grandi con clienti attivi appartenenti ai maggiori gruppi assicurativi, bancari e industriali italiani, proponendo competenze e soluzioni verticali per tutti i mercati. IDM Group è associata alle maggiori istituzioni di categoria quali ad esempio ANAI, ed è socio A.N.O.R.C  (Associazione Nazionale per Operatori e Responsabili della Conservazione), ABI Lab e ASSEPRIM. Notizie e informazioni relative alla società, alle soluzioni e ai servizi offerti, sono disponibili all’indirizzo http://www.integradm.it

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Il Dio tra l’umano e il “divino”

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 giugno 2010

Lettera al Direttore.  “Sono Dio, creatore del cielo e della terra. Ho creato il cielo e la terra e gli animali, ma non ho stabilito che gli animali si divorino a vicenda. Non sarei Dio se l’avessi voluto io. Ho creato il cielo e la terra e gli uomini (femmine e maschi nello stesso istante), ma non ho stabilito che gli uomini si “divorino” a vicenda, né che sgozzino gli animali per nutrirsene.  Non sarei Dio se l’avessi voluto io. Non faccio miracoli. Non faccio apparire la Madonna, né santi, né angeli. Non dispenso grazie, né disgrazie. Non mando malanni, pestilenze, alluvioni ed uragani. Non sarei Dio. Non metto gli uomini alla prova. Non elargisco croci. Non regalo stimmate. Non sarei Dio. Non guarisco un bimbo dal cancro, mentre muoiono mille bimbi di cancro. Non sarei Dio. Non do coraggio, non do speranza. Sono gli uomini a darsi coraggio e speranza, invocando Dio. Le preghiere non servono a me. Le preghiere servono agli uomini. Ho creato il cielo e la terra, ma non il male. Non sarei Dio se l’avessi voluto io. Sono Dio, creatore del cielo e della terra”. (Miriam Della Croce) (n.r. non possiamo limitarci a pubblicare quanto ci scrive Della Croce senza aggiungervi un nostro commento. Lo dobbiamo al tema trattato e ancor più al modo com’è stato rappresentato. Implica, se non altro, una riflessione intellettuale. L’essere umano ha un grosso assillo, da pensatore, che è quello di non avere chiare le idee sul perché è nato e sul perché deve morire. Ha da subito immaginato l’esistenza di un creatore ma non riuscendo a comunicare con lui lo ha “umanizzato” e lo ha nutrito con le sue stesse passioni e lo ha arricchito del potere di fare e disfare gli intrighi che la mente umana elabora di continuo. Oggi che molte cose ci sono più chiare per aver scoperto il nostro codice genetico, analizzate le nostre capacità mentali e chiariti alcuni suoi processi e data una spiegazione scientifica a taluni fenomeni che apparivano miracolosi, possiamo chiederci se il nostro creatore che per sua stessa natura è una entità senza tempo, che senso ha metterci alla prova se conosce anzitempo le risposte che noi diamo ai nostri atti. Va da se che in quest’era tecnologica non è più tanto facile immaginare un Dio interventista, umanizzato e persino giustiziere o vendicatore. Alla fine le nostre debolezze sono nostre e Dio può essere un creatore ma non certo un manovriero. Non possiamo ridurlo a cimentarsi con le nostre debolezze e le nostre invocazioni.(A.R.)

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