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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

Posts Tagged ‘umberto galimberti’

Le credenze vanno tutte rispettate

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 giugno 2011

Lettera al direttore. Su D – La Repubblica del 4 giugno, Umberto Galimberti, rispondendo ad Attilio Doni che critica la posizione di molti cattolici riguardo al testamento biologico, scrive: “In ordine alla fede, ogni discussione è inutile perché le credenze vanno tutte rispettate”. Bella questa! Immagino me stesso e il filosofo Galimberti qualche secolo indietro, a Piazza Campo dei Fiori, tra la folla, mentre un altro filosofo, con la lingua serrata da una morsa, nudo, viene legato ad un palo ed arso vivo. Sapendo che Umberto è un amico e che non mi tradirà, gli sussurro all’orecchio: “Come si può fare questo in nome di Dio?”, e lui: “Le credenze vanno tutte rispettate!”. Caro filosofo, se ogni discussione in ordine alla fede fosse stata inutile, qualcuno ancora oggi rischierebbe d’essere bruciato vivo. Esistono credenze innocue, e credenze perniciose. Di queste ultime più si discute e meglio è. E quanto al rispetto verso alcune credenze, ho serie perplessità. Tralasciando l’argomento del testamento biologico, si pensi alla posizione attuale della Chiesa cattolica nei riguardi degli omosessuali, delle donne, delle coppie di fatto (Renato Pierri)

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La religione del dolore

Posted by fidest press agency su domenica, 5 giugno 2011

Lettera al direttore Su D – La Repubblica del 28 maggio, Umberto Galimberti scrive: “La tradizione giudaico-cristiana attribuisce al dolore un senso: quello di espiare la colpa originaria e quello di costituire una caparra per la vita ultraterrena…Una volta che il dolore…viene iscritto in quell’orizzonte di senso che lo configura come pegno per la vita eterna…certamente diventa più sopportabile…Questa è la ragione per cui io considero il cristianesimo una religione del dolore”. Senza offesa, ma questo filosofo quando parla di fede cristiana, non è che ci capisce molto. Del cristianesimo, infatti, coglie l’aspetto malato, alle volte addirittura aberrante. Ma il cristianesimo in base al Vangelo non è questo. Il Vangelo, dall’angoscia del venerdì passa alla gioia della domenica. Molti cristiani sono rimasti fermi al venerdì. Nel Vangelo non si parla assolutamente del dolore come “espiazione di una colpa orginaria” da parte degli uomini. E’ Gesù che col suo sacrificio unico ed irripetibile, redime l’umanità. Il dolore in sé non ha senso alcuno, e soprattutto non ha senso il dolore dei bambini. Il dolore, in un’ottica autenticamente cristiana, ha un senso soltanto quando è l’inevitabile conseguenza dell’amore per il prossimo, per la giustizia, per la verità. Questo il senso dell’invito di Gesù: “Se uno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua”. Il Signore sacrifica la sua vita per necessità (cf Lc 9,22). La croce per la croce non ha senso. L’imitazione di Cristo deve avvenire nella sostanza. Amare la sofferenza, patire, al fine di “costituire una caparra per la vita ultraterrena”, è insensato, e non trova fondamento nel Vangelo. (Miriam Della Croce)

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Replica di Miriam Della Croce a Umberto Galimberti

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 Maggio 2010

Lettera al direttore. Gentile professor Galimberti, a proposito della mia lettera sull’errore “evangelico” commesso da lei, come da altri uomini di cultura, nonché forse consapevolmente da qualche sacerdote, e di conseguenza dall’uomo della strada, lei scrive: “Perché dei testi, anche dei testi sacri, noi capiamo solo quello che interpretiamo o vogliamo piegare alla nostra interpretazione”. E conclude: “E perciò non assumiamo la nostra “interpretazione” come la “verità” del testo sacro”. E chi lo pretende? Ma vede, gentile professore, per quante trasformazioni possano aver subito i testi sacri, per quante interpretazioni vogliamo sbizzarrirci a dare a questo o a quel passo, non possiamo assolutamente attribuire ad essi un significato che non potevano avere nel periodo storico in cui furono concepiti. Mi spiego meglio: se lei pretendesse di trovare nel Vangelo una condanna esplicita da parte di Gesù della schiavitù, commetterebbe un gravissimo errore. Ed il motivo è semplice: la schiavitù nel periodo contemporaneo a Gesù era cosa normalissima, e quindi che fosse qualcosa di contrario alla legge di Dio, non poteva essere nella mente degli evangelisti. Chiaro? Tuttavia, oggi, in base al Vangelo possiamo affermare con certezza che la schiavitù è un male. Lo stesso ragionamento può essere fatto, a un dipresso, per la pedofilia. Non c’è traccia nel Vangelo di una condanna esplicita da parte di Gesù di questo peccato, anche se forse non era cosa normalissima come la schiavitù. Tuttavia, alla luce della morale evangelica, oggi possiamo affermare che la pedofilia è un male. Ma poi, mi perdoni, gentile professore, se le cose stanno come lei asserisce, se l’interpretazione del Vangelo lascia il tempo che trova, perché ha affermato con tanta sicurezza che “nei Vangeli non c’è traccia di condanna della sessualità, eccezion fatta per la pedofilia”? (Miriam Della Croce)

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La “Paura” di Davigo, Ceserani e Galimberti

Posted by fidest press agency su martedì, 21 aprile 2009

Poggibonsi (Siena) 22 aprile alle 17,30 e giovedì 23 aprile incontri con  Piercamillo Davigo, Remo Ceserani e Umberto Galimberti, presso l’auditorium dell’Istituto Roncalli Sarrocchi. Piercamillo Davigo affronterà il tema “La politica tra gestione della paura e sicurezza pubblica” (in collaborazione con l’associazione Libertà e Giustizia) mentre giovedi 23 aprile presso la sala Set del Teatro Politeama saranno due gli appuntamenti da non perdere. Alle 17,30 la conferenza di Remo Ceserani dal titolo  “Raccontare la paura: dalle fiabe alla letteratura fantastica e dell’orrore”, e alle 21  “La paura dell’Occidente”, incontro con Umberto Galimberti (in collaborazione con la Provincia di Siena). “La paura, le paure” è un ciclo di incontri attorno ad un tema attuale i cui risvolti sul piano sociale e politico sono evidenti. Si propone di indagare la pluralità e la profondità della Paura attraverso la rappresentazione che ne ha dato la letteratura, attraverso la sociologia, attraverso l’esperienza di chi si è occupato a vario titolo di poteri criminosi e delle culture dell’omertà, attraverso oncologi di fama internazionale per comprendere come affrontare la paura della malattia, attraverso lo sguardo psicologico e lo sguardo della fede e nella fede.  Il ciclo di incontri si chiuderà con l’appuntamento con l’oncologo di fama internazionale Lucio Luzzatto che parlerà di “La ragione e le speranze: come vincere le paure dei tumori” (il 15 maggio alle 17,30 presso l’Auditorium del Monoblocco Ospedaliero). “La paura, le paure” è realizzato con la collaborazione di Fondazione Elsa CultureComuni, CISReCo, Associazione Timbre, Arci Siena, Negozio Equò Politeama Spa, e con il sostegno di Intesa e Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra.

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