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Trasferimenti di rifugiati beneficiari di reinsediamento

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 giugno 2020

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, e l’OIM, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, hanno annunciato la ripresa delle partenze di rifugiati nell’ambito del programma di reinsediamento.La sospensione temporanea dei trasferimenti, imposta dalle restrizioni ai viaggi aerei e dai gravi disagi dovuti alla pandemia da COVID-19, ha ritardato le partenze di circa 10.000 rifugiati verso i Paesi di reinsediamento. Per tutto questo periodo, l’UNHCR, l’OIM e i loro partner hanno continuato ad assicurare consulenza ai rifugiati e ad esaminarne i casi, reinsediandone decine tra quelli in condizioni più urgenti.Inoltre, numerosi Paesi di reinsediamento hanno istituito o ampliato le capacità di applicazione di modalità di esame flessibili, in modo da adeguare i propri programmi al verificarsi di circostanze imprevedibili, assicurandone la continuità.
Nonostante molte restrizioni agli spostamenti rimangano in vigore, in molti Paesi di reinsediamento nei quali cominciano a essere revocate è possibile prevedere la ripresa di numerose partenze di rifugiati. L’UNHCR e l’OIM continueranno a lavorare coi partner governativi e altri attori in tutto il mondo per poter tornare alla regolarità delle operazioni non appena la situazione di ogni singolo Paese lo consentirà. Per molti rifugiati, quello del reinsediamento continua a rappresentare uno strumento salvavita e le due agenzie auspicano di poter lavorare coi partner tanto nei Paesi di accoglienza quanto in quelli di reinsediamento per poter riprendere a implementare gli itinerari di viaggio in condizioni sicure.Il divario tra il numero di rifugiati che necessitano di reinsediamento e i posti messi a disposizione dai governi nel mondo è preoccupante. L’UNHCR e l’OIM reiterano gli appelli affinché anche altri Paesi partecipino al programma contribuendo a trovare soluzioni per un numero maggiore di rifugiati.

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L’1 per cento della popolazione mondiale è in fuga secondo il rapporto annuale dell’UNHCR Global Trends

Posted by fidest press agency su domenica, 21 giugno 2020

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, rivolge oggi un appello ai Paesi di tutto il mondo affinché si impegnino ulteriormente per dare protezione a milioni di rifugiati e altre persone in fuga da conflitti, persecuzioni o violenze che compromettono gravemente l’ordine pubblico. Come dimostra il rapporto pubblicato oggi, gli esodi forzati oggi riguardano più dell’1 per cento della popolazione mondiale – 1 persona su 97 – mentre continua a diminuire inesorabilmente il numero di coloro che riescono a fare ritorno a casa.Il rapporto, inoltre, rileva come per i rifugiati sia divenuto sempre più difficoltoso porre fine in tempi rapidi alla propria condizione. Negli anni Novanta, una media di 1,5 milioni di rifugiati riusciva a fare ritorno a casa ogni anno. Negli ultimi dieci anni la media è crollata a circa 385.000, cifra che testimonia come oggi l’aumento del numero di persone costrette alla fuga ecceda largamente quello delle persone che possono usufruire di una soluzione durevole.
Il rapporto Global Trends mostra che dei 79,5 milioni di persone che risultavano essere in fuga alla fine dell’anno scorso, 45,7 milioni erano sfollati all’interno dei propri Paesi. La cifra restante era composta da persone fuggite oltre confine, 4,2 milioni delle quali in attesa dell’esito della domanda di asilo, e 29,6 milioni tra rifugiati (26 milioni) e altre persone costrette alla fuga fuori dai propri Paesi.L’incremento annuale, rispetto ai 70,8 milioni di persone in fuga registrati alla fine del 2018, rappresenta il risultato di due fattori principali. Il primo riguarda le nuove preoccupanti crisi verificatesi nel 2019, in particolare nella Repubblica Democratica del Congo, nella regione del Sahel, in Yemen e in Siria, quest’ultima ormai al decimo anno di conflitto e responsabile dell’esodo di 13,2 milioni di rifugiati, richiedenti asilo e sfollati interni, più di un sesto del totale mondiale.
8 dati essenziali sulle persone in fuga:
Almeno 100 milioni di persone sono state costrette a fuggire dalle proprie case negli ultimi dieci anni, in cerca di sicurezza all’interno o al di fuori dei propri Paesi. Si tratta di un numero di persone maggiore di quello dell’intera popolazione dell’Egitto, il 14° Paese più popoloso al mondo.
Il numero di persone in fuga è quasi raddoppiato dal 2010 (41 milioni allora contro 79,5 milioni oggi).
L’80 per cento delle persone in fuga nel mondo è ospitato in Paesi o territori afflitti da insicurezza alimentare e malnutrizione grave – molti dei quali soggetti al rischio di cambiamenti climatici e catastrofi naturali.
Oltre i tre quarti dei rifugiati di tutto il mondo (77 per cento) provengono da scenari di crisi a lungo termine – per esempio quella in Afghanistan, ormai entrata nel quinto decennio.
Oltre otto rifugiati su 10 (85 per cento) vivono in Paesi in via di sviluppo, generalmente in un Paese confinante con quello da cui sono fuggiti.
Due terzi delle persone in fuga all’estero provengono da cinque Paesi: Siria, Venezuela, Afghanistan, Sud Sudan e Myanmar.
Il rapporto Global Trends considera tutte le principali popolazioni di sfollati e rifugiati, compresi i 5,6 milioni di rifugiati palestinesi che ricadono sotto il mandato dell’Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e l’Occupazione dei rifugiati palestinesi nel Vicino Oriente (United Nations Relief and Works Agency/UNRWA).L’impegno a “non lasciare indietro nessuno” sancito dall’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile ora include esplicitamente i rifugiati, grazie a un nuovo indicatore sui rifugiati approvato dalla Commissione statistica delle Nazioni Unite a marzo di quest’anno.

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Violenze nel Congo orientale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 maggio 2020

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, esprime nuovamente apprensione per l’incessante ondata di attacchi violenti perpetrati ai danni delle popolazioni locali nella provincia di Ituri, nella Repubblica Democratica del Congo (RDC), dove, in soli due mesi, oltre 200.000 persone sono state costrette a fuggire dalle proprie case.L’UNHCR, inoltre, esprime nuovamente preoccupazione per l’inesorabile riduzione degli spazi a disposizione delle agenzie umanitarie causata dagli attacchi continui, che impediscono di raggiungere quanti hanno disperato bisogno di assistenza. L’UNHCR chiede a tutte le parti in conflitto di rispettare le vite dei civili e di consentire agli operatori umanitari di prestare assistenza.Nella RDC, le persone costrette a fuggire sono cinque milioni, di cui 1,2 milioni nella provincia di Ituri.Le tensioni sono in costante crescita da dicembre 2019, quando il Governo lanciò un’operazione militare contro vari gruppi armati operativi nell’area. Da metà marzo le violenze si sono riacuite, con il moltiplicarsi del numero di controffensive condotte da gruppi armati. Nel territorio di Djugu, nella provincia di Ituri, negli ultimi 60 giorni l’UNHCR e i partner hanno registrato più di 3.000 gravi violazioni di diritti umani verificatesi nel corso dei quasi 50 attacchi perpetrati in media ogni giorno ai danni della popolazione locale.Gli sfollati hanno riferito di essere stati testimoni di episodi di estrema violenza, tra cui l’uccisione di almeno 274 civili con armi come i machete. 140 donne sono state vittime di stupro e quasi 8.000 case sono state incendiate. Analogamente alle tendenze registrate in passato, la stragrande maggioranza delle persone in fuga è composta da donne e bambini, molte delle quali ora vivono in ambienti sovraffollati presso famiglie di accoglienza. Altri dormono all’aperto o all’interno di edifici pubblici quali scuole, attualmente non utilizzate a causa delle misure imposte per contenere la diffusione del COVID-19.Sia gli sfollati sia le comunità che li accolgono vivono una condizione di vulnerabilità dovuta a offensive, controffensive e violenze continue.Alcuni degli sfollati che si sono assunti il rischio di fare ritorno a casa sono divenuti nuovamente oggetto di persecuzione, dal momento che aggressioni e minacce ad opera di gruppi armati non si sono fermate. Il 24 aprile, è stato riferito che quattro persone che avevano fatto ritorno a Nyangaray risultavano uccise, mentre altre 20 famiglie sono state rapite da un gruppo armato. Nel territorio di Mahagi, risulta che due persone tornate recentemente sono state sepolte vive da un gruppo di uomini armati, dopo essere state accusate di aver rubato beni del valore di 6 dollari.L’accesso degli aiuti umanitari ai territori di Djugu e Mahagi è fortemente limitato. Ad aprile, le strade principali che collegano il capoluogo di provincia, Bunia, col territorio di Djugu, sono rimaste chiuse per quasi tre settimane, e continuano a restare non sicure per l’accesso.L’UNHCR esprime preoccupazione per la sicurezza degli sfollati, col timore che l’assenza di aiuti umanitari potrà determinare un impatto enorme, dato il crollo delle opportunità di reddito causato dalla pandemia da COVID-19. Anche quello della fame rappresenta un rischio reale, in una fase in cui i prezzi degli alimenti salgono a causa dell’approvvigionamento limitato in entrambi i territori.L’UNHCR e i partner stanno lavorando per assicurare scorte di beni di prima necessità e costruire ulteriori alloggi da destinare ai nuovi sfollati. Tuttavia, gli insediamenti di sfollati interni stanno divenendo rapidamente sovraffollati a causa del numero elevato di persone in arrivo e della disponibilità limitata di terreno. La carenza di fondi, inoltre, sta condizionando le capacità dell’Agenzia di soddisfare le esigenze più basilari delle popolazioni sfollate: l’appello per la raccolta di 154 milioni di dollari da destinare alle operazioni nella RDC, è finanziato solo per il 18 per cento.

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L’UNHCR chiede alle parti in conflitto di proteggere i civili nelle regioni del Sahel e del Lago Ciad

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 aprile 2020

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, chiede che sia garantita maggiore protezione alle persone coinvolte nelle violenze derivanti dalla ripresa delle operazioni militari contro i gruppi armati nelle regioni del Sahel e nel Lago Ciad, in Africa occidentale.Migliaia di persone sono fuggite quotidianamente dalle proprie case e dai villaggi a partire dal 29 marzo, quando le forze di sicurezza di Niger, Ciad, Nigeria, e Camerun hanno lanciato un’operazione di repressione dei gruppi armati responsabili di attacchi lungo le regioni frontaliere ai danni di civili e militari dei Paesi citati.“La sicurezza delle popolazioni sfollate e delle loro comunità di accoglienza deve costituire una priorità per tutte le parti in conflitto”, ha dichiarato Aissatou Ndiaye, Vice Direttrice dell’Ufficio dell’UNHCR per l’Africa occidentale e centrale. “Nelle regioni del Sahel e del bacino del Lago Ciad, sono troppi i civili ad aver già pagato un prezzo elevato e non devono patire ulteriori sofferenze”.Quasi 50.000 persone, tra cui migliaia di donne, bambini e anziani, sono state sfollate nella regione quest’anno, comprese le 25.000 costrette alla fuga quando l’esercito del Ciad ha lanciato l’operazione ‘Ira di Boma’ presso le rive del Lago Ciad, alla fine di marzo, col supporto militare di altri Paesi. Le autorità del Ciad hanno dichiarato i dipartimenti di Fouli e di Kaya zona di guerra a tutti gli effetti.Inoltre, più di 4.000 persone sono state sfollate a causa dei combattimenti scoppiati all’inizio del mese nella regione di Tillaberi, in Niger, mentre a centinaia hanno varcato i confini per mettersi in salvo in diverse aree del Mali nelle quali vigono già situazioni di pericolo.”Attacchi e contrattacchi stanno costantemente spingendo le popolazioni che vivono a ridosso delle aree di frontiera in condizioni di miseria sempre più profonda e rischiano di vanificare qualunque progresso conseguito nel processo di rafforzamento della loro resilienza”, ha aggiunto Aissatou Ndiaye.Altre 6.000 persone, inoltre, sono fuggite dal Niger al Mali andando a unirsi agli almeno 10.000 maliani sfollati all’interno del proprio Paese a causa della serie di rivolte che hanno flagellato la regione del Sahel da gennaio 2020.In Niger, nel primo trimestre del 2020, UNHCR e partner hanno registrato 191 incidenti e 549 vittime in un raggio di 50 chilometri dalle frontiere. Gli incidenti includono attacchi, omicidi, rapimenti, furti ed estorsioni, nonché casi di violenza sessuale e di genere.L’UNHCR richiama i governi a rispettare gli obblighi internazionali e a onorare gli impegni assunti durante i dialoghi regionali di alto livello tenutisi l’anno scorso ad Abuja e a Bamako. In quell’occasione gli Stati hanno rinnovato l’impegno a proteggere i civili per evitare che cadano vittime delle operazioni antiterrorismo.L’UNHCR è pronta a supportare gli sforzi profusi a livello regionale per mantenere la natura civile e umanitaria dell’asilo e agevolare l’accesso degli aiuti. L’Agenzia continua a collaborare con le autorità per individuare una località sicura presso cui trasferire le persone. Per molti anni, conflitti armati e violenze hanno messo a dura prova sia la regione del Sahel sia quella del Lago Ciad. Dal punto di vista umanitario la situazione è estremamente drammatica e l’accesso a tutta l’area è limitato. Circa 3,8 milioni di persone sono sfollate all’interno di entrambe le regioni e 270.000 vivono nei Paesi limitrofi in qualità di rifugiati.

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Coronavirus: a rischio i diritti umani e la protezione dei rifugiati nel lungo periodo, avverte UNHCR

Posted by fidest press agency su sabato, 25 aprile 2020

La pandemia da coronavirus ha aggravato la condizione delle persone in fuga da guerre, conflitti e persecuzioni. In una fase in cui i Paesi di tutto il mondo lottano per proteggere i propri cittadini e le proprie economie, le norme fondamentali di diritto in materia di rifugiati e diritti umani sono a rischio.“I principi fondamentali in materia di protezione dei rifugiati attualmente sono messi a dura prova – tuttavia, a coloro che sono costretti a fuggire da conflitti e persecuzioni non deve essere negata la possibilità di mettersi in salvo e ottenere protezione col pretesto, quand’anche si tratti solo di un effetto collaterale, della lotta contro il virus”, ha dichiarato Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati.
L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, stima che siano 167 i Paesi che, ad oggi, hanno imposto la chiusura totale o parziale delle proprie frontiere al fine di contenere la diffusione del virus. Gli Stati che non stanno ammettendo eccezioni a favore delle persone in cerca di asilo sono almeno 57.Nonostante guerre e violenze in diverse aree del mondo continuino, tali misure stanno di fatto sospendendo il diritto di chiedere asilo. Le persone in cerca di sicurezza e rifugio sono respinte ai confini di terra o in mare e ricondotte o trasferite verso altri Paesi nei quali potrebbero essere esposte a minacce gravi alle loro vite o alle loro libertà. Le misure adottate a livello nazionale per contrastare la diffusione del virus stanno producendo effetti su vasta scala. Osserviamo un utilizzo sproporzionato della detenzione quale strumento di gestione dell’immigrazione, un aumento dei rischi di esposizione a violenza sessuale e di genere, restrizioni discriminatorie all’accesso ai servizi sanitari e sociali e una perdita drastica in termini di mezzi di sostentamento che stanno spingendo numerosi rifugiati e altre persone ai margini della società, in condizioni di profonde povertà e indigenza.L’UNHCR ha rivolto ripetuti appelli agli Stati affinché gestiscano l’imposizione di restrizioni alle frontiere in modo da garantire, allo stesso tempo, il rispetto delle norme internazionali in materia di diritti umani e protezione dei rifugiati, anche mediante l’implementazione di misure quali la quarantena e i controlli medici.Le domande di asilo possono essere prese in carico ed esaminate anche a distanza laddove le restrizioni correlate ai rischi sanitari dovessero vietare lo svolgimento di colloqui di persona. È possibile adottare anche altre misure di protezione, quali quelle che prevedono l’estensione automatica della validità dei badge identificativi o dei permessi di soggiorno per garantire a rifugiati e richiedenti asilo accesso ad assistenza sanitaria e altri servizi.“Se, nella pratica, gli approcci per rispondere alle esigenze della realtà odierna possono essere adeguati, il diritto di cercare asilo può e deve essere difeso anche nel corso di questa crisi di salute pubblica di portata globale”, ha affermato Filippo Grandi.“Diversamente, il rischio è che il rispetto di norme, leggi e politiche in materia di diritti umani, tanto fondamentali per assicurare protezione ai rifugiati disperatamente in cerca di sicurezza, potrebbe essere pregiudicato al punto da richiedere diversi anni per riacquistare valore”

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La Sony assicura la prima generosa donazione del settore privato all’appello dell’UNHCR per rispondere al COVID-19

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 aprile 2020

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, accoglie con entusiasmo l’annuncio della Sony di istituire un fondo mondiale di soccorso per l’emergenza COVID-19 (“Sony Global Relief Fund for COVID-19”), mediante cui sarà effettuata una donazione di 3 milioni di dollari da destinare alla protezione dei rifugiati dalla minaccia della pandemia. Si tratta del primo contributo di rilievo elargito dal settore privato a favore dell’appello lanciato dall’UNHCR per rispondere all’emergenza COVID-19. La disponibilità di finanziamenti tempestivi e flessibili è fondamentale per consentire alle operazioni dell’UNHCR sul campo di prepararsi a rispondere alla pandemia da COVID-19 e prevenire la diffusione del virus tra i rifugiati e le comunità che li accolgono.
Mediante il fondo da 100 milioni di dollari “Sony Global Relief Fund for COVID-19”, la Sony garantirà il proprio aiuto in tre aree: assistenza a singole persone e organizzazioni impegnate in prima linea in ambito sanitario e di pronto intervento, quali l’UNHCR, sostegno a bambini ed educatori che attualmente sono costretti a lavorare da remoto, e sostegno agli artisti attivi nell’industria dello spettacolo, gravemente danneggiata dalla diffusione del virus.In occasione del lancio del fondo contro l’emergenza, Kenichiro Yoshida, Presidente e Amministratore Delegato Sony, ha dichiarato: “Per superare le sfide senza precedenti che la società sta affrontando su scala globale, in qualità di azienda di rilievo mondiale, faremo tutto quanto in nostro potere per assicurare sostegno a coloro che lottano in prima linea per contrastare il COVID-19, ai bambini che rappresentano il nostro futuro, e al mondo dello spettacolo colpito dalla crisi”.Il 26 marzo 2020, nell’ambito dell’appello delle Nazioni Unite contro la crisi, l’UNHCR ha lanciato la raccolta di 255 milioni di dollari da destinare in via prioritaria alle esigenze di quei Paesi che necessiteranno di interventi specifici in risposta alla pandemia da COVID-19. Sebbene il numero di casi di contagio da COVID-19 registrati e confermati tra i rifugiati resti basso, oltre l’80 per cento della popolazione rifugiata mondiale e quasi la totalità degli sfollati interni vivono in Paesi a reddito basso o medio, molti dei quali sono dotati di servizi medici, idrici ed igienico-sanitari inadeguati. L’UNHCR continua a intensificare gli interventi sul campo più urgenti. Tuttavia, per conseguire tale risultato, sono necessari quanto prima finanziamenti tempestivi e flessibili. Dal 2007, la Sony sostiene il lavoro dell’UNHCR a favore di coloro che sono costretti a fuggire da guerre e persecuzioni. In partenariato con Japan for UNHCR, la Sony ha offerto donazioni in natura di materiali audio-visivi in Africa e svolto attività di sensibilizzazione quali il patrocinio del Refugee Film Festival promosso dall’UNHCR, dal 2007 al 2019, nonché di coinvolgimento del personale in maratone di raccolta fondi.

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UNHCR: continuiamo ad assicurare assistenza ai rifugiati durante l’emergenza COVID-19

Posted by fidest press agency su domenica, 5 aprile 2020

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ha specificato oggi una serie di misure che sta adottando nelle proprie operazioni sul campo al fine di rispondere all’emergenza di salute pubblica dovuta alla pandemia da COVID-19 e prevenirne l’ulteriore diffusione.Il 26 marzo, nell’ambito di un appello delle Nazioni Unite di più ampia portata, l’UNHCR ha lanciato la raccolta di 255 milioni di dollari da destinare in via prioritaria alle esigenze di quei Paesi che necessiteranno di interventi specifici.Sebbene il numero di casi di contagio da COVID-19 registrati e confermati tra i rifugiati resti basso, oltre l’80 per cento della popolazione rifugiata mondiale e quasi la totalità degli sfollati interni vivono in Paesi a reddito basso o medio, molti dei quali sono dotati di servizi medici, idrici ed igienico-sanitari inadeguati e necessitano di sostegno immediato.Numerosi rifugiati vivono in campi densamente popolati o in aree urbane in condizioni di povertà in cui le infrastrutture per l’assistenza medica e le strutture per l’erogazione di acqua e servizi igienico-sanitari (WASH) sono inadeguate. In questi siti l’implementazione di misure di prevenzione è di primaria importanza, ha osservato Filippo Grandi.Le misure adottate dall’UNHCR mirano a:
• Rafforzare servizi e sistemi WASH e per la salute, anche tramite la distribuzione di sapone e il miglioramento delle opportunità di approvvigionamento idrico.
• Sostenere i governi nell’implementazione di misure di prevenzione del contagio e di risposta dell’assistenza sanitaria, anche mediante la distribuzione di forniture e attrezzature mediche.
• Distribuire materiali per gli alloggi e beni di prima necessità.
• Offrire orientamento e informazioni attendibili in relazione alle misure di prevenzione.
• Estendere l’assistenza in denaro al fine di attenuare gli effetti socio-economici negativi della pandemia da COVID-19.
• Promuovere il monitoraggio e gli interventi volti ad assicurare che i diritti delle persone costrette alla fuga siano rispettati.
In Bangladesh, sono state avviate sessioni formative rivolte al personale delle strutture sanitarie operative presso i campi dei rifugiati Rohingya, dove circa 850.000 persone vivono in condizioni di estremo sovraffollamento. Oltre 2.000 rifugiati volontari collaborano coi leader religiosi e con quelli delle comunità per informare in merito alle importanti misure di prevenzione.
In Grecia, l’UNHCR ha intensificato il sostegno alle autorità per aumentare le capacità di erogazione di acqua e servizi igienico-sanitari, distribuire articoli per l’igiene, e allestire e attrezzare unità e ambienti medici per le procedure di screening, isolamento e messa in quarantena. L’Agenzia da tempo sta esortando le autorità a intensificare i trasferimenti dai sovraffollati centri di accoglienza delle isole dove 35.000 richiedenti asilo vivono in strutture progettate per l’accoglienza di meno di 6.000 persone.
In Giordania, personale preposto misura la febbre ai rifugiati all’ingresso dei campi di Zaatari e Azraq. Sono in corso campagne di sensibilizzazione. L’erogazione di energia elettrica è stata rafforzata e i supermercati osservano orari prolungati per consentire alla popolazione di fare la spesa rispettando il distanziamento sociale.Strutture che consentono di lavarsi le mani e misurare la febbre sono state allestite anche presso centri di transito, centri di accoglienza e ambulatori operativi nei campi/insediamenti dell’Etiopia e dell’Uganda.
In Sudan, l’UNHCR ha distribuito sapone a oltre 260.000 rifugiati, sfollati interni e membri delle comunità di accoglienza. Insieme ad altre agenzie delle Nazioni Unite e al Ministero della Salute, l’Agenzia sta promuovendo una massiccia campagna di sensibilizzazione in diverse lingue. Sono stati inviati circa 15.000 SMS ai rifugiati urbani che vivono a Khartoum, per condividere informazioni sulla tutela della salute e sulla prevenzione.
Misure di prevenzione, inoltre, sono state adottate nei campi rifugiati e negli insediamenti di sfollati interni della Repubblica Democratica del Congo e del Burkina Faso. Fra queste, vi sono l’installazione di postazioni per lavare le mani, la distribuzione di sapone e prodotti detergenti, e l’utilizzo di poster, volantini, messaggi radio e reti comunitarie per sensibilizzare il più elevato numero di beneficiari.
A Boavista, in Brasile, UNHCR e partner hanno allestito un’area per l’isolamento dei casi sospetti di contagio rilevati tra rifugiati e migranti venezuelani, e stanno distribuendo 1.000 kit igienici alle popolazioni indigene di Belem e Santarem.
L’UNHCR, inoltre, collabora coi partner ONU alla ricerca di soluzioni alle criticità logistiche derivanti dalle restrizioni alla filiera produttiva e dalla chiusura delle frontiere. Tali soluzioni prevedono l’intensificazione degli approvvigionamenti a livello locale e regionale e l’organizzazione di ponti aerei. Recentemente, oltre 100 tonnellate di aiuti umanitari e materiali sanitari sono stati trasportati in Ciad e in Iran tramite ponte aereo.

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E’ crescente il numero degli sfollati e vittime civili nel Myanmar occidentale

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 marzo 2020

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, esprime preoccupazione per il crescente numero di vittime civili e sfollati causato dalla più recente escalation degli scontri nel Myanmar occidentale.Secondo le testimonianze più recenti, sarebbero almeno 21 i civili che hanno perso la vita in seguito a una serie di attacchi condotti all’inizio del mese ai danni dei loro villaggi lungo il confine tra gli Stati di Rakhine e di Chin, in Myanmar. Le perdite frequentemente registrate tra la popolazione civile mettono in evidenza l’elevato costo in termini di vite umane e il forte impatto sulle comunità locali di un conflitto senza fine. Gli scontri tra le Forze armate del Myanmar e l’Esercito Arakan sono proseguiti da quando, a fine 2018, le tensioni si sono inasprite. A partire da febbraio di quest’anno, è stato osservato un netto aumento del numero di vittime civili.L’UNHCR ribadisce i suoi appelli a tutte le parti in conflitto nel Myanmar occidentale affinché garantiscano protezione alla popolazione e alle infrastrutture civili. L’UNHCR si unisce all’appello lanciato questa settimana dal Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres, a tutte le parti in guerra nel mondo a cessare le ostilità a sostegno della più urgente lotta comune contro la pandemia di COVID-19. I civili che si trovano in aree devastate dal conflitto, in particolare gli sfollati, sono particolarmente vulnerabili in questa emergenza sanitaria globale.
Le autorità del Myanmar stimano che, alla data del 16 marzo, fossero oltre 61.000 i nuovi sfollati nello Stato di Rakhine, cifra che rappresenta un aumento di circa 10.000 persone rispetto al mese precedente. Queste hanno trovato riparo in 133 siti differenti. Altre 4.800 persone si trovano sfollate nello Stato di Chin, in 34 siti diversi.Quest’ultima ondata di persone in fuga si è andata a sommare alle oltre 130.000 persone già sfollate nello Stato di Rakhine, la maggior parte delle quali sono rohingya, in tale condizione dal 2012. È probabile che il numero di persone interessate dal conflitto sia notevolmente più elevato, considerato che i movimenti di popolazioni non si sono fermati e che presso alcuni insediamenti si registrano con frequenza nuovi arrivi.Le famiglie costrette a fuggire hanno cercato riparo, ove possibile, nei villaggi e nelle comunità confinanti. Si rifugiano principalmente in edifici religiosi, scuole o presso famiglie locali. Nelle aree remote, le persone colpite dagli scontri stanno costruendo alloggi di bambù e teli impermeabili nei pressi delle risaie.Alcune famiglie sfollate hanno riferito al personale dell’UNHCR impegnato sul campo di aver bisogno con urgenza di cibo, riparo, acqua, servizi igienico-sanitari e articoli per l’igiene. Esprimono preoccupazione anche per la mancanza di servizi essenziali quali l’assistenza sanitaria e l’istruzione per i propri figli. Le famiglie non hanno più accesso ai mezzi di sostentamento e dipendono in misura sempre maggiore dagli aiuti umanitari. Il ritorno nelle aree di origine è ostacolato dal perdurare degli scontri. Il piazzamento di nuovi ordigni esplosivi improvvisati e mine antiuomo espone a rischi ulteriori. Inoltre, è quasi impossibile accedere a informazioni cruciali e affidabili, data l’interruzione della linea internet in nove municipalità dello Stato di Rakhine. In risposta alle esigenze più urgenti, l’UNHCR e i suoi partner, insieme alle autorità locali e agli attori umanitari, da aprile 2019 hanno assicurato assistenza di emergenza e protezione a quasi 57.000 sfollati e alle comunità di accoglienza nello Stato di Rakhine e nelle regioni meridionali dello Stato di Chin. Gli aiuti prevedono la distribuzione di materiali per gli alloggi come teli impermeabili, nonché beni di prima necessità quali indumenti, lampade a energia solare, coperte, materassi e articoli da cucina.
In tutto il Myanmar, sono oltre 312.000 le persone sfollate, la maggior parte negli Stati di Rakhine, Kachin, in quelli settentrionali di Shan, nonché nella regione sudorientale del Paese.

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Lo Sceicco Thani Bin Abdullah offre all’UNHCR la donazione individuale più generosa di sempre

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 marzo 2020

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, e il Fondo umanitario Thani Bin Abdullah Bin Thani Al-Thani hanno annunciato oggi a Doha che l’UNHCR è in procinto di ricevere il contributo più generoso mai elargito in suo favore dallo Sceicco Thani Bin Abdullah. Una donazione di oltre 43 milioni di dollari, erogata mediante quattro accordi separati, finanzierà le operazioni dell’UNHCR a sostegno di rifugiati e sfollati presenti in Yemen, Libano, Bangladesh e Ciad.Per il secondo anno consecutivo, il contributo di uno dei principali filantropi qatariani permetterà di assicurare assistenza a milioni di persone costrette alla fuga grazie al sostegno accordato dall’UNHCR per proteggerle e per garantire loro riparo. La donazione di quest’anno rappresenta iI contributo individuale più generoso di sempre elargito a favore dell’UNHCR.“Quella di S. E. Sceicco Thani Bin Abdullah è una donazione d’importo considerevole giunta in un momento cruciale. Aiuterà l’UNHCR a rispondere alle più urgenti esigenze di quanti sono dovuti fuggire dalle proprie case e di coloro che li accolgono nell’ambito di quattro delle nostre operazioni principali. L’esemplare contributo dello Sceicco Thani costituisce una reale testimonianza della consolidata tradizione filantropica del mondo islamico e sarà utilizzato per alleviare le dure condizioni di vita dei rifugiati in Asia, Medio Oriente e Africa”, ha dichiarato Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati. “La necessità di collaborare uniti per porre fine alle sofferenze di milioni di persone in tutto il mondo non è mai stata tanto urgente quanto oggi. Credo che per la comunità internazionale sia arrivato il momento di sfruttare le immense risorse e capacità a propria disposizione per rispondere alle crisi umanitarie in corso su scala globale e che, sempre a tal fine, il mondo islamico debba utilizzare il potente strumento della Zakat”, ha aggiunto lo Sceicco Thani Bin Abdullah.
La donazione sarà ripartita in quattro quote. La prima sarà destinata allo Yemen per garantire assistenza a oltre 600.000 sfollati interni, persone che hanno fatto ritorno e membri delle comunità di accoglienza estremamente vulnerabili, mediante donazioni in denaro contante. Queste consentiranno loro di soddisfare esigenze di base quali affitto, cibo, istruzione e assistenza sanitaria.
La seconda quota garantirà la vitale erogazione mensile di assistenza in denaro contante a beneficio di 143.000 rifugiati siriani vulnerabili che attualmente vivono al di sotto della soglia di povertà in Libano. Al momento, il Paese accoglie il numero più elevato di rifugiati siriani per abitante.La terza quota sarà destinata alle operazioni da implementare negli insediamenti di rifugiati di Cox Bazar, in Bangladesh. L’obiettivo è quello di creare condizioni di vita sostenibili e dignitose a beneficio di circa 84.000 rifugiati rohingya e membri delle comunità di accoglienza. I fondi destinati a queste tre operazioni saranno erogati tramite il Fondo Zakat dell’UNHCR per i rifugiati (Refugee Zakat Fund), un struttura fiduciaria globale gestita dall’UNHCR. Il Fondo consente parimenti a privati cittadini e istituzioni di soddisfare in modo efficiente gli obblighi previsti dalla Zakat destinando il 100 per cento dei contributi direttamente ai rifugiati più vulnerabili e alle famiglie di sfollati interni.L’ultima quota consentirà di assicurare alloggi, istruzione e assistenza sanitaria per 330.000 rifugiati sudanesi in Ciad, tra i quali circa 10.000 fuggiti da poco dalle violenze in Darfur a partire da gennaio 2020. Questi fondi saranno erogati grazie all’iniziativa Sadaqah promossa dall’UNHCR.,

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Ponte aereo dell’UNHCR con aiuti medici vitali atterra in Iran

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 marzo 2020

Un ponte aereo dell’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ieri ha consegnato circa 4,4 tonnellate di articoli sanitari di vitale necessità, comprese scorte, volti a sostenere la risposta all’emergenza COVID-19 nella Repubblica Islamica dell’Iran.
L’Airbus A330-200, decollato da Francoforte, è atterrato all’Aeroporto Imam Khomeini di Teheran alle 17.40 (CET) con a bordo mascherine, guanti e farmaci essenziali destinati a far fronte alle urgenti carenze del sistema sanitario dell’Iran. Nelle prossime settimane sono previsti altri voli per la consegna di articoli, farmaci e dispositivi di protezione individuale (DPI) ulteriori da distribuire al personale sanitario.In Iran, inoltre, vi sono quasi un milione di rifugiati che hanno accesso ai medesimi servizi sanitari utilizzati dalla comunità di accoglienza e la cui salute è tutelata nell’ambito della risposta sanitaria nazionale. Tuttavia, ospedali e ambulatori faticano a rispondere al drastico aumento del numero di persone che necessitano urgentemente di assistenza.“Questi aiuti costituiscono una vitale àncora di salvezza capace di migliorare l’assistenza sanitaria in Iran, di cui beneficeranno rifugiati e comunità di accoglienza”, ha dichiarato Ivo Freijsen, Rappresentante dell’UNHCR in Iran. “L’UNHCR è solidale col popolo iraniano e ha mobilitato tutte le risorse necessarie per contribuire a contenere la diffusione del COVID-19 e attenuarne l’impatto sui più vulnerabili, compresi i rifugiati”, ha aggiunto.Il virus si è ora diffuso in tutte le 31 province dell’Iran. I rifugiati, la maggior parte dei quali vive a stretto contatto con le comunità di accoglienza nei villaggi, nei paesi e nelle città, sono esposti allo stesso rischio di contrarre il COVID-19 a cui sono esposti i cittadini iraniani.Fin dagli stadi iniziali dell’epidemia, l’UNHCR, in coordinamento col Governo dell’Iran, ha distribuito articoli di base per l’igiene quali sapone e carta assorbente monouso a circa 7.500 famiglie rifugiate che vivono in insediamenti sparsi in tutto il Paese. Gli articoli consegnati sono stati messi a disposizione anche del Governo e delle Ong partner parimenti impegnati nell’assicurare assistenza ai rifugiati.L’UNHCR continua a lavorare in stretto coordinamento con l’Ufficio per gli affari esteri e l’immigrazione e il Ministero della salute e dell’educazione sanitaria iraniani, le agenzie delle Nazioni Unite, tra cui l’Organizzazione mondiale della sanità, e le Ong partner nazionali e internazionali per sensibilizzare in merito all’adozione di misure chiave di prevenzione tra i rifugiati e le comunità di accoglienza.

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Un ponte aereo dell’UNHCR consegna aiuti umanitari destinati ai rifugiati sudanesi in Ciad

Posted by fidest press agency su martedì, 24 marzo 2020

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, giovedì 19 marzo con un ponte aereo ha trasportato in Ciad 93,5 tonnellate di aiuti di emergenza provenienti dalle scorte globali dei magazzini di Dubai da distribuire ai rifugiati sudanesi presenti nel Paese. Il Boeing 777 noleggiato dall’UNHCR è atterrato nella capitale ieri sera.Gli scontri scoppiati a El Geneina, nello Stato del Darfur Occidentale, in Sudan, a partire da dicembre 2019 hanno costretto oltre 16.000 persone, soprattutto donne e bambini, a fuggire dalle violenze e varcare il confine per rifugiarsi nel vicino Ciad.Sono arrivati esausti, traumatizzati e, spesso, hanno presentato segni di malnutrizione. La maggior parte di essi vive all’aperto o ha trovato riparo sotto alloggi di fortuna, privi di adeguata protezione dalle intemperie. In questa fase in cui i rifugiati sono gradualmente trasferiti lontano dalla frontiera per assicurare loro protezione e condizioni di vita sicure, è necessario garantire con urgenza alloggi, cibo, acqua e assistenza sanitaria di base.Quest’ultimo afflusso di persone porta il numero totale di rifugiati sudanesi in Ciad a 360.000 unità.Il ponte aereo completato ieri ha permesso di consegnare 10.000 coperte, 12.000 taniche, 12.000 zanzariere, 10.640 secchi di plastica, 6.000 set da cucina, 4.000 materassini, 2.000 lampade a energia solare e 2.000 teli di plastica, oltre a un’ambulanza. Questi aiuti di emergenza dovrebbero consentire di rispondere alle esigenze umanitarie di circa 10.000 rifugiati.Il volo charter, che ha trasportato aiuti umanitari per un valore di 308.000 dollari, è stato organizzato da UPS grazie al personale di stanza a Dubai. I costi di trasporto sono stati coperti interamente da UPS.L’UNHCR sta operando senza sosta per assistere le persone costrette a fuggire dalle proprie case a causa di violenze e persecuzioni. Gli articoli consegnati garantiranno a migliaia di famiglie di rifugiati sudanesi l’aiuto di cui hanno estremo bisogno.
L’UNHCR esprime gratitudine nei confronti di UPS per la tempestiva donazione che ha coperto i costi di trasporto, e di International Humanitarian City, hub globale per la preparazione e la risposta alle emergenze umanitarie con sede a Dubai, per il sostegno ininterrotto.Il magazzino di scorte globali dell’UNHCR con sede a Dubai è stato istituito nel 2006 ed è il polo di stoccaggio di più vaste dimensioni al mondo di proprietà dell’Agenzia. Nella struttura sono conservate scorte di tende familiari e di altri materiali per alloggi, nonché coperte, set da cucina e altri aiuti umanitari per le esigenze di oltre 250.000 persone

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OIM e UNHCR annunciano la sospensione temporanea dei trasferimenti di rifugiati beneficiari di reinsediamento

Posted by fidest press agency su sabato, 21 marzo 2020

L’organizzazione dei trasferimenti per il reinsediamento dei rifugiati attualmente risente di gravi disagi a causa delle decisioni di numerosi Paesi di limitare drasticamente gli ingressi sul proprio territorio in seguito alla crisi sanitaria globale legata al COVID-19, e delle conseguenti restrizioni ai viaggi aerei internazionali. Alcuni Stati, inoltre, hanno sospeso gli arrivi nell’ambito dei programmi di reinsediamento, dato che la situazione in materia di salute pubblica sul proprio territorio ne condiziona le capacità di accogliere i nuovi beneficiari.Le famiglie di rifugiati sono colpite in modo diretto da tali normative in rapida evoluzione nel corso dei loro viaggi, con alcuni beneficiari che hanno dovuto far fronte a prolungati ritardi, ed altri che sono rimasti bloccati o sono stati separati dai propri familiari.
Inoltre, l’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, e l’OIM, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, sono preoccupati che i viaggi internazionali possano aumentare l’esposizione dei rifugiati al virus.Di conseguenza, le due agenzie stanno prendendo provvedimenti per sospendere le partenze di rifugiati nell’ambito dei programmi di reinsediamento. Si tratta di una misura temporanea che resterà in vigore solo finché necessaria. Dato che per molti rifugiati il reinsediamento costituisce uno strumento salvavita, l’UNHCR e l’OIM rivolgono un appello agli Stati, e lavorano in stretto coordinamento con essi, affinché, ove possibile, tali movimenti continuino a essere garantiti per i casi di estrema urgenza. La sospensione entrerà in vigore nei prossimi giorni: nel frattempo, le due agenzie cercheranno di portare i rifugiati che hanno già espletato le dovute formalità nelle destinazioni designate. Il reinsediamento rappresenta un’àncora di salvezza essenziale per i rifugiati particolarmente vulnerabili, e per questo l’OIM e l’UNHCR continueranno a lavorare nei Paesi di accoglienza, in collaborazione con tutti i partner rilevanti, per assicurare che l’esame dei casi da ammettere continui. L’OIM e l’UNHCR, inoltre, resteranno in stretto contatto coi rifugiati stessi e con tutte le agenzie che operano per promuovere l’utilizzo del reinsediamento quale strumento fondamentale di protezione.Entrambe le agenzie auspicano di poter riprendere a implementare integralmente gli itinerari di viaggio previsti dai programmi di reinsediamento non appena la prudenza e le condizioni logistiche lo consentiranno.

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Dichiarazione UNHCR in merito alla situazione al confine Turchia-UE

Posted by fidest press agency su martedì, 3 marzo 2020

Alla luce dei crescenti movimenti di persone, tra cui rifugiati e richiedenti asilo, attualmente in corso lungo le frontiere tra Turchia e Unione Europea, l’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, chiede che sia assicurata la calma e che si allentino le tensioni nelle aree interessate. L’UNHCR sta monitorando gli sviluppi degli eventi in atto in Turchia e in Grecia offrendo, allo stesso tempo, il proprio supporto alle parti coinvolte. Come in tutte le situazioni analoghe, è di fondamentale importanza che le autorità si astengano dall’adottare misure che potrebbero causare ulteriori sofferenze alle persone più vulnerabili.Ogni Stato ha il diritto di esercitare il controllo delle proprie frontiere e di gestire i flussi irregolari di persone, ma, allo stesso tempo, deve evitare di fare uso eccessivo o sproporzionato della forza e assicurare il funzionamento di sistemi che consentano di prendere in carico domande di asilo secondo procedure ordinate.Né la Convenzione del 1951 sullo status dei rifugiati né il diritto dell’Unione Europea in materia di asilo contemplano alcuna base legale che permetta di poter sospendere la presa in carico delle domande di asilo. A tale riguardo, il Governo greco ha evocato l’art. 78(3) del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea (TFUE). Tuttavia, le disposizioni in esso contenute permettono al Consiglio Europeo di adottare misure provvisorie, su proposta della Commissione Europea e in consultazione col Parlamento Europeo, nell’eventualità in cui uno o più Stati membri si trovino a dover far fronte a una situazione di emergenza caratterizzata da un afflusso improvviso sul proprio territorio di stranieri cittadini di Paesi terzi, senza però prevedere la possibilità di sospendere il diritto di chiedere asilo e il principio di non-refoulement, entrambi riconosciuti dalle norme internazionali e ribaditi dal diritto dell’UE. Le persone che fanno ingresso irregolarmente sul territorio di uno Stato non devono essere sanzionate se si recano, senza indugiare, presso le autorità per presentare domanda di asilo. Lungo il confine tra Turchia e UE, l’UNHCR sta operando in collaborazione con partner locali, Mezzaluna Rossa Turca, OIM e UNICEF, per valutare le esigenze della popolazione coinvolta e assicurare l’assistenza umanitaria necessaria. I gruppi presenti nell’area sono composti da persone di nazionalità siriana, afghana, iraniana, sudanese e di altri Paesi, e tra queste vi sono donne, minori e famiglie che arrivano in condizioni di salute precarie.
La Grecia, e altri Stati lungo le frontiere esterne dell’UE, non devono essere lasciati senza supporto. È necessario che l’Europa assicuri ininterrottamente risorse, competenze e solidarietà a sostegno della risposta attuata dalla Grecia. Contemporaneamente, è necessario che la comunità internazionale mantenga e intensifichi il proprio contributo a favore della Turchia, che accoglie già milioni di rifugiati, e degli altri Paesi che confinano con la Siria. Se la situazione lungo i confini occidentali della Turchia e in Grecia e i movimenti di diverse migliaia di persone costituiscono motivo di forte preoccupazione, allo stesso tempo, la catastrofe in corso nella Siria nordoccidentale e le esigenze umanitarie straordinarie dei 950.000 sfollati interni bloccati nel territorio di Idlib continuano a richiedere una risposta urgente.

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UNHCR: porre fine alle allarmanti condizioni che affliggono le isole Egee

Posted by fidest press agency su domenica, 9 febbraio 2020

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, esorta la Grecia a intensificare gli sforzi per porre fine alle allarmanti condizioni di sovraffollamento e di precarietà in cui vivono i richiedenti asilo e i migranti presenti sulle cinque isole egee di Lesbo, Chio, Samo, Cos, e Lero. L’UNHCR si appella da tempo al Governo greco affinché adotti misure emergenziali per accelerare i piani volti a trasferire un numero maggiore di richiedenti asilo in alloggi adeguati sulla terraferma. Attualmente, sono oltre 36.000 i richiedenti asilo presenti nei centri di accoglienza dislocati sulle cinque isole, i quali, in origine, erano destinati a ospitare fino a 5.400 persone.La Grecia si è dimostrata generosa e compassionevole nei confronti dei rifugiati, nonostante la situazione estremamente complessa, e le isole Egee orientali si sono assunte oneri e responsabilità enormemente sproporzionati. È di fondamentale importanza che altre regioni greche assicurino maggiore solidarietà per contribuire ad allentare la pressione facendosi carico dei richiedenti asilo da trasferire e mettendo a disposizione ulteriori posti in accoglienza. È necessario, inoltre, che l’Europa assicuri risorse, competenze e solidarietà per sostenere la risposta della Grecia.Sull’isola di Samo, 6.782 persone sono accolte in un centro concepito per 660, e altre ancora trovano riparo in alloggi di fortuna eretti nei prati circostanti lungo ripidi pendii. Il campo di Moria, a Lesbo, accoglie 18.342 persone all’interno di una struttura da 2.200 posti e altre ancora sono accampate tra gli uliveti ad essa adiacenti.Anche i centri di accoglienza di Chio, Cos, e Lero sono sovraffollati. La maggioranza di richiedenti asilo e migranti è composta da famiglie. Un terzo della popolazione è composta da minori, la maggior parte dei quali di età inferiore ai dodici anni.Migliaia di donne, uomini e bambini, che attualmente vivono in piccole tende, sono esposte a freddo e piogge, con accesso ridotto, o nullo, a riscaldamento, elettricità e acqua calda. Le condizioni igieniche e i servizi igienico-sanitari non sono sicuri. Si registra un aumento di problemi di salute. Nonostante la dedizione dei medici e dei volontari, molte persone non vengono visitate, dal momento che il personale sanitario disponibile presso centri di accoglienza e ospedali è semplicemente insufficiente.All’inizio di questa settimana, a Lesbo si sono registrate forti tensioni allorché la polizia ha dovuto contrastare le proteste dei richiedenti asilo. Le condizioni abitative disperate e le lunghe attese per completare le procedure di asilo hanno portato i richiedenti asilo a vivere nella paura e nell’ansia. Nelle ultime settimane anche le comunità locali hanno protestato e richiesto l’adozione immediata di misure volte ad allentare la pressione sulle isole.
È necessario riconquistare la fiducia delle comunità locali tramite l’adozione di misure governative risolute e coordinate che siano sostenute con vigore dall’Unione Europea.L’implementazione di soluzioni a lungo termine e il miglioramento delle condizioni sulle isole sono necessari, ma saranno possibili solo una volta che sarà posta fine al sovraffollamento che affligge i centri. L’UNHCR è pronta ad assicurare assistenza coi trasferimenti sulla terraferma impegnandosi, inoltre, nella ricerca di soluzioni rapide volte a incrementare le capacità di accoglienza. L’UNHCR esorta gli Stati europei a mettere a disposizione posti per il ricollocamento di minori non accompagnati e altre persone vulnerabili e ad accelerare il trasferimento dei minori che soddisfano i requisiti per ricongiungersi ai propri familiari.Quasi 2.000 minori presenti in Grecia, non accompagnati da genitori o parenti, sono esposti a rischi all’interno dei centri di accoglienza delle isole. I minori non accompagnati presenti attualmente in Grecia sono 5.300 e solo meno di un quarto di questi vivono in alloggi adeguati alle esigenze della loro età.Il sistema di asilo della Grecia è vicino al collasso per l’accumulo di quasi 90.000 casi. Gli sforzi del Governo per snellire e accelerare le procedure di asilo devono, al contempo, conformarsi alle norme e alle tutele previste in materia. La maggior parte dei profili dei richiedenti asilo presenti in Grecia soddisfa i requisiti per il riconoscimento dello status di rifugiato e vi sono probabilità che necessiti di protezione internazionale.L’UNHCR accoglie con favore l’istituzione di un ministero dedicato, il Ministero per le migrazioni e l’asilo, volto a rafforzare le capacità del Governo in materia. L’annuncio del rafforzamento delle capacità del Servizio greco per l’asilo e il raddoppio del personale dell’Ufficio europeo di sostegno per l’asilo (European Asylum Support Office/EASO) dovrebbero contribuire alla presa in carico del numero considerevole di casi di asilo arretrati. È imperativo che, a partire da questo momento, tutte le istituzioni governative agiscano in modo coordinato per risolvere tali questioni. È auspicabile che le organizzazioni non governative, le quali continuano a svolgere un ruolo vitale in Grecia, siano incluse nella strategia di risposta.Il numero di arrivi in Grecia costituisce una piccola frazione di quello registrato nel 2015 e nel 2016, allorché un milione di persone approdò sulle coste del Paese. Tuttavia, insieme all’arrivo via mare di circa 59.000 persone nel 2019, e a procedure di asilo interminabili, tutto questo ha portato a un netto peggioramento delle condizioni. È di fondamentale importanza che gli Stati membri dell’Unione Europea assicurino solidarietà e contribuiscano ad allentare la pressione trasferendo i richiedenti asilo.L’UNHCR è pronta a sostenere la Grecia e a trovare soluzioni a questa situazione complessa

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Dichiarazione UNHCR per la Giornata della Memoria

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 gennaio 2020

In occasione della Giornata della Memoria, che quest’anno ricorda i 75 anni dalla liberazione del campo di sterminio di Auschwitz, l’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, vuole ricordare e onorare i milioni di cittadini ebrei, rom, omosessuali e altre vittime dell’Olocausto. Dagli orrori dell’Olocausto e dalle atrocità della seconda guerra mondiale sono nate le Nazioni Unite, con lo scopo di riaffermare la fiducia nella dignità e nel valore della persona umana e di difendere il diritto fondamentale a vivere in pace, al sicuro da persecuzioni e violenze. Questi principi sono fondamentali oggi come allora, e sono anche alla base del mandato di protezione dell’UNHCR nei confronti dei rifugiati.Nel mondo, milioni di persone continuano a soffrire a causa di discriminazioni e violenze, inclusi coloro che fuggono da guerre e persecuzioni. Sono più di 70.8 milioni le persone in fuga dalle loro case, il dato più alto dalla seconda guerra mondiale. Allo stesso tempo crescono gli estremismi e si moltiplicano gli episodi di intolleranza e xenofobia che alimentano l’isolamento e l’esclusione sociale.“Abbiamo il dovere di ricordare il passato, di opporci ad ogni forma di antisemitismo e pregiudizio nei confronti di qualsiasi essere umano e di proteggere coloro che ne hanno bisogno,” ha dichiarato Roland Schilling, Rappresentatnte UNHCR per l’Italia. “Queste azioni rappresentano il miglior antidoto contro il ripetersi della storia nelle sue forme più aberranti, e gettano le basi per una convivenza pacifica e dignitosa nel futuro.”

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Solidarietà internazionale ai rifugiati e comunità di accoglienza in Sudan

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 gennaio 2020

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, chiede maggiore sostegno a favore del Sudan mediante un nuovo appello volto a raccogliere fondi per 477 milioni di dollari da destinare all’assistenza, nell’arco di quest’anno, degli oltre 900.000 rifugiati presenti nel Paese, nonché dei quasi 250.000 sudanesi delle comunità che li accolgono.Il Piano di risposta alla crisi di rifugiati in Sudan (Sudan Refugee Response Plan), presentato a Khartoum stamattina, prevede interventi umanitari ad opera dell’UNHCR e di oltre 30 partner.
Il Sudan può vantare una lunga tradizione di accoglienza a favore di rifugiati e richiedenti asilo, ma deve anche gestire il dramma dei propri cittadini sfollati interni, facendo fronte, allo stesso tempo, a una grave crisi economica. L’UNHCR rivolge il proprio appello in una fase in cui il Paese sta affrontando una storica transizione politica e necessita di solidarietà internazionale per conseguire pace e stabilità. Il gruppo più esteso di rifugiati accolto in Sudan è quello composto dai cittadini sudsudanesi: circa 840.000 hanno cercato rifugio nel Paese dal 2013. Sono, inoltre, necessarie risorse per i rifugiati originari di altri nove Paesi, in cerca di asilo da violenze e persecuzioni.Nel frattempo, il Sudan continua ad accogliere nuovi rifugiati. In Darfur, l’afflusso ininterrotto di rifugiati centrafricani in aree remote degli Stati del Darfur Meridionale e del Darfur Centrale ha fatto registrare un aumento da poco più di 5.000 a quasi 17.000 unità da settembre 2019.In Sudan i rifugiati sono presenti in oltre 130 località distribuite tra i 18 Stati del Paese. Circa il 70 per cento vive fuori dai campi, in villaggi, città e insediamenti. La maggioranza dei rifugiati e dei richiedenti asilo presenti in Sudan deve far fronte a livelli elevati di povertà, ha accesso limitato a opportunità di sostentamento, ed è accolta in alcune tra le regioni più povere del Paese, dove anche le comunità locali faticano a sopravvivere con risorse scarse.Sebbene, spesso, i rifugiati beneficino del sostegno generoso assicurato dalle comunità che li accolgono, la crisi ininterrotta che caratterizza il Sudan ha aggravato la situazione e le risorse locali continuano a scarseggiare.L’UNHCR, inoltre, prende parte agli sforzi umanitari interagenzie volti ad assistere circa 1,9 milioni di sfollati interni, guidando gli interventi di protezione e lavorando per assicurare tutela dei diritti alle persone interessate, alloggi di emergenza e distribuzioni di beni di prima necessità. Dall’anno scorso, il governo di transizione ha agevolato la consegna di aiuti in aree che per le agenzie umanitarie, in precedenza, non erano accessibili, tra cui regioni del Sud Kordofan e del Nilo Azzurro, e del Jebel Marra, in Darfur.Anni di conflitto e instabilità hanno inoltre causato la fuga di oltre 600.000 rifugiati sudanesi nei Paesi limitrofi – tra i quali oltre 300.000 rifugiati dal Darfur al Ciad orientale. Da quando a maggio 2017 è stato firmato un Accordo tripartito tra il Governo del Sudan, il Governo del Ciad e l’UNHCR, quasi 4.000 rifugiati sudanesi hanno deciso di fare ritorno a casa. Si stima che altri faranno ritorno quest’anno.Nel 2019, l’operazione dell’UNHCR in Sudan ha continuato a restare tra quelle maggiormente sottofinanziate, dato che dei 269 milioni di dollari necessari è stato coperto solo il 32 per cento.

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Malta si unisce agli sforzi globali per affrontare il problema dell’apolidia

Posted by fidest press agency su martedì, 17 dicembre 2019

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, accoglie con favore la decisione di Malta di unirsi agli sforzi globali per porre fine all’apolidia entro il 2024 attraverso l’adesione alla Convenzione del 1954 sullo status degli apolidi lo scorso 11 dicembre 2019.
“Questo è un passo lodevole per proteggere gli apolidi e sradicare l’apolidia in tutto il mondo”, ha detto Pascale Moreau, Direttrice del Bureau for Europe dell’UNHCR.L’adesione di Malta alla Convenzione sull’apolidia del 1954 fa seguito all’annuncio del governo nel recente segmento ad alto livello sull’apolidia, in cui sono state presentate 358 dichiarazioni d’impegno da parte di governi, società civile e organizzazioni internazionali e regionali, 252 delle quali da parte degli Stati. In Europa, Malta e altri paesi hanno annunciato 40 dichiarazioni d’impegno per porre fine all’apolidia.L’UNHCR ha convocato il 7 ottobre 2019 il segmento di alto livello sull’apolidia a metà percorso della campagna decennale #IBelong, lanciata nel 2014 per eliminare l’apolidia entro il 2024.L’apolidia colpisce milioni di persone in tutto il mondo, spesso negando loro l’accesso ai diritti fondamentali e al riconoscimento ufficiale che la maggior parte delle persone dà per scontato.Ci sono circa 3,9 milioni di apolidi documentati in 78 paesi, ma l’UNHCR stima che il totale effettivo sia significativamente più alto.

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L’UNHCR accoglie con favore la decisione del Brasile di riconoscere lo status di rifugiato a migliaia di venezuelani

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 dicembre 2019

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, accoglie con favore la decisione presa dal Brasile di riconoscere prima facie lo status di rifugiato a migliaia di richiedenti asilo venezuelani. Circa 21.000 venezuelani soggiornanti nel Paese hanno beneficiato con decorrenza immediata della decisione presa giovedì dalla Commissione nazionale brasiliana per i rifugiati (CONARE).
A partire da questo momento, le domande di asilo presentate da cittadini venezuelani che soddisfano i criteri previsti in Brasile saranno prese in esame mediante una procedura accelerata, senza dover sostenere i rituali colloqui. Questa decisione costituisce una pietra miliare per la protezione dei rifugiati nella regione e fa seguito a quella presa a giugno di quest’anno con cui la CONARE riconosce che la situazione in Venezuela è caratterizzata da violazioni di diritti umani gravi e diffuse conformemente a quanto previsto dalla Dichiarazione di Cartagena sui rifugiati del 1984.Per poter beneficiare delle nuove disposizioni, i richiedenti asilo venezuelani devono trovarsi in Brasile, non essere titolari di alcun permesso di soggiorno nel Paese, essere maggiorenni, possedere un documento d’identità rilasciato dal Venezuela e non avere precedenti penali a carico in Brasile. Le autorità brasiliane stimano che siano circa 224.000 i venezuelani che vivono attualmente nel Paese. Ogni giorno, una media di 500 venezuelani continua a varcare il confine per entrare in Brasile, soprattutto nello Stato settentrionale isolato di Roraima.
Il Governo brasiliano continua a guidare la risposta umanitaria a favore dei venezuelani più vulnerabili in arrivo nel Paese, promuovendo, allo stesso tempo, metodi innovativi, accessibili e solidali volti a sostenerne l’inclusione socioeconomica.
Ad oggi, sono oltre 750.000 le domande di asilo presentate da cittadini venezuelani nel mondo, la maggior parte in Paesi dell’America Latina e dei Caraibi. Il Brasile ha registrato oltre 120.000 richiedenti asilo, secondo i dati ufficiali più recenti. La decisione annunciata giovedì a Brasilia avrà un impatto positivo sulla protezione dei venezuelani nel Paese e, inoltre, contribuirà ad allentare la pressione sul sistema di asilo nazionale brasiliano.L’UNHCR ribadisce di essere pronta a continuare a garantire supporto tecnico e operativo per rafforzare le capacità del sistema nazionale di esaminare le domande di asilo. L’Agenzia è impegnata affinché sia assicurato maggiore sostegno internazionale alla risposta dello Stato brasiliano e auspica che il Brasile continui a svolgere un ruolo leader nella regione in relazione alla protezione di quanti sono costretti a fuggire, specialmente nell’ambito dell’attuale crisi venezuelana.In seguito all’aggravarsi della situazione all’interno del Venezuela, all’inizio dell’anno l’UNHCR aveva esortato i Governi a riconoscere lo status di rifugiato ai cittadini venezuelani mediante procedure di determinazione collettiva, quali l’approccio di riconoscimento prima facie adottato ora dal Brasile. L’UNHCR rinnova tale appello agli altri Paesi della regione, dal momento che la portata degli attuali esodi pone sfide complesse e potrebbe portare al collasso del sistema di asilo.

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1,2 miliardi di dollari a favore dell’UNHCR per finanziare programmi umanitari e di protezione dei rifugiati

Posted by fidest press agency su martedì, 10 dicembre 2019

Ginevra 17 e 18 dicembre 2019 nel Forum Globale sui Rifugiati (Global Refugee Forum/GRF) i donatori hanno già manifestato l’intenzione di impegnare fondi supplementari in quell’occasione. È previsto che Stati, imprese, organizzazioni internazionali, società civile e i rifugiati stessi adottino misure nuove e coraggiose volte ad allentare le pressioni su Paesi e comunità di accoglienza, aiutare i rifugiati a divenire maggiormente autosufficienti grazie alla destinazione di investimenti nello sviluppo dalle prime fasi delle operazioni di emergenza, promuovere la ricerca di soluzione a lungo termine. I contributi volontari di governi, istituzioni intergovernative, imprese private e singoli individui costituiscono quasi la totalità dei finanziamenti dell’UNHCR. Oltre ai fondi promessi ieri dai governati donatori, i rappresentanti di otto partner nazionali dell’UNHCR del settore privato hanno preso parte per la prima volta alla conferenza dei donatori annunciando uno stanziamento iniziale di 250 milioni di dollari per il 2020. L’UNHCR esprime gratitudine per tutti i contributi ricevuti, in particolare quelli che garantiranno finanziamenti flessibili e sostegno pluriennale, essenziali affinché l’organizzazione possa conservare la flessibilità e la dinamicità necessarie per rispondere tempestivamente allo scoppio di nuove crisi e ottenere benefici a lungo termine a favore di rifugiati, sfollati e comunità di accoglienza.
I fondi impegnati prevedono una cifra iniziale di 884,4 milioni di dollari per assicurare a rifugiati e sfollati interni alloggio, cibo, acqua potabile e servizi igienico-sanitari, cure mediche, istruzione e tutela legale, e per aiutare le persone apolidi ad acquisire una nazionalità. Tali fondi ammontano a circa il 9 per cento degli 8,7 miliardi di dollari che l’UNHCR stima essere necessari per poter realizzare i propri programmi l’anno prossimo. Inoltre, circa 310 milioni di dollari sono stati impegnati per la definizione dei piani pluriennali, un atto di fiducia nei confronti dell’organizzazione che consente all’UNHCR di essere più efficiente ed efficace nella programmazione a lungo termine e di sostenere i propri partenariati in modo più sostenibile. “Dopo un decennio in cui la portata degli esodi forzati ha raggiunto livelli record anno dopo anno, le esigenze umanitarie di quanti sono colpiti da guerre e persecuzioni sono aumentate come mai prima”, ha dichiarato Kelly T. Clements, Vice Alto Commissario ONU per i Rifugiati. “Il sostegno promesso rappresenta il modo migliore di cominciare l’anno. L’erogazione di contributi anticipati, flessibili e generosi ci permette di alleviare le sofferenze delle persone e delle comunità che le accolgono aiutandole a far fronte alle pressioni a cui sono esposte nel lungo periodo”.
La tempestività di questi fondi permetterà di garantire continuità nell’erogazione di attività salvavita, comprese quelle implementate nell’ambito di alcune tra le operazioni su più vasta scala a livello mondiale nella risposta alle crisi in corso in Siria, Iraq, Yemen, Sud Sudan, Bangladesh, Venezuela, Repubblica Democratica del Congo e nella regione del Sahel.Tuttavia, il divario tra esigenze e fondi disponibili è in costante crescita. Numerosi conflitti restano irrisolti e il numero di persone sradicate dalla propria terra aumenta, in parte spinte dagli effetti dei cambiamenti climatici, dalla povertà e dalle disuguaglianze.“Gli aiuti umanitari devono completare, non sostituire, l’azione politica”, ha dichiarato Kelly Clements. “Devono andare a braccetto con la più ampia ambizione di negoziare la pace, promuovere lo sviluppo e, in primo luogo, affrontare le cause alla radice della fuga delle persone”.

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“Family First: In Italia insieme alla tua famiglia”

Posted by fidest press agency su sabato, 23 novembre 2019

L’UNHCR, l’Agenzia ONU per i Rifugiati, insieme a Caritas Italiana e Consorzio Communitas presentano oggi il rapporto “Family First: In Italia insieme alla tua famiglia”, frutto di una ricerca sul ricongiungimento familiare dei rifugiati in Italia.Il ricongiungimento è spesso l’unico modo per garantire il rispetto del diritto all’unità familiare delle persone costrette a fuggire da persecuzioni e guerra, le quali troppo spesso sono costrette a fare la difficile scelta di lasciare la propria famiglia per cercare protezione in un altro paese, senza sapere se i propri cari sono al sicuro.La separazione forzata dei membri della famiglia può avere conseguenze devastanti sul benessere delle persone e sulla loro capacità di ricostruire la propria vita. Nella Dichiarazione di New York sui Rifugiati e i Migranti del 2016, gli Stati si sono impegnati ad ampliare le possibilità di protezione e tutela per i rifugiati, incluso il riconoscimento del ricongiungimento familiare come mezzo per facilitare una migrazione sicura e regolare.È in quest’ottica che UNHCR, Caritas Italiana e Consorzio Communitas hanno lanciato il progetto Family First, volto a migliorare e facilitare le procedure e i meccanismi di ricongiungimento familiare in Italia per i beneficiari di protezione internazionale, e che nella sua fase iniziale ha prodotto la ricerca presentata oggi a Roma.In Italia la normativa prevede diverse misure favorevoli che dovrebbero accelerare il ricongiungimento familiare dei rifugiati; tuttavia nella prassi, mancanza di informazione, lunghi tempi di attesa e numerosi ostacoli burocratici, rischiano di compromettere questo diritto. Per questo motivo, il report contiene alcune raccomandazioni alle autorità italiane per poter rendere realmente efficiente la procedura e far sì che il ricongiungimento possa costituire un’alternativa sicura e credibile ai viaggi organizzati dai trafficanti.Verrà inoltre lanciata la campagna informativa rivolta a rifugiati ed operatori che attraverso materiali multimediali mira a fornire informazioni corrette sulla procedura di ricongiungimento familiare. Per saperne di più e scaricare il rapporto: http://www.ricongiungimento.it

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