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Posts Tagged ‘unhcr’

Yemen: l’UNHCR esprime profondo dolore per i civili uccisi a Sana’a

Posted by fidest press agency su domenica, 19 Mag 2019

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, esprime profondo dolore per l’uccisione e il ferimento di civili durante gli attacchi di giovedì scorso, che hanno colpito la città di Sana’a, in Yemen.In base alle informazioni disponibili, tra i feriti ci sono anche rifugiati, tra cui una rifugiata somala e sua figlia, ricoverate d’urgenza in ospedale.Tragedie simili, che provocano la perdita di vite umane e numerosi feriti, sono la conferma delle drammatiche conseguenze che la guerra in Yemen sta avendo sulla popolazione civile.I civili devono essere protetti e le parti in conflitto devono garantire il rispetto degli obblighi sanciti dal diritto internazionale umanitario.In Yemen ci sono oltre 275.000 rifugiati e richiedenti asilo, la maggior parte dei quali (più del 90%) proviene dalla Somalia.Il conflitto ha notevolmente aggravato la situazione già precaria dei rifugiati, dei richiedenti asilo e dei migranti presenti nel Paese.In risposta alle richieste di aiuto da parte dei rifugiati somali desiderosi di lasciare lo Yemen e far ritorno alle proprie case, nel 2017 l’UNHCR ha avviato il Programma di Rimpatrio Volontario Assistito.L’UNHCR e le organizzazioni partner, tra cui l’OIM, sostengono i rifugiati che scelgono il rimpatrio aiutandoli con la documentazione e il trasferimento, distribuendo aiuti finanziari in Yemen nel tentativo di facilitare il loro viaggio e fornendo assistenza per il rimpatrio e il reinserimento una volta fatto ritorno in Somalia.Nell’ambito del programma di reinsediamento, lunedì 13 maggio 105 rifugiati sono partiti dal porto di Aden diretti al porto di Berbera, in Somalia, per un totale di 4.068 rifugiati che hanno fatto ritorno al proprio paese tramite questo canale.

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Osservazioni sulla Libia di Charlie Yaxley, portavoce di UNHCR

Posted by fidest press agency su martedì, 14 Mag 2019

Ginevra (Svizzera) Questa mattina, in risposta alle domande formulate durante la conferenza stampa al Palazzo delle Nazioni, il Portavoce dell’UNHCR Charlie Yaxley ha presentato le seguenti osservazioni sulla Libia: L’UNHCR rimane preoccupato per le condizioni di sicurezza a Tripoli, mentre proseguono gli scontri e gli attacchi aerei in città e nei dintorni. Negli ultimi giorni raid aerei e attacchi di artiglieria hanno colpito Ain Zara, Tajoura e le vicinanze dell’Aeroporto Internazionale di Tripoli. Ogni giorno, migliaia di civili si spostano verso aree più sicure nelle città costiere e verso l’altopiano del Jebel Nafusa. L’entità dei bisogni umanitari ha subito un incremento a causa della scarsità di cibo e di medicinali, oltre che della difficoltà di movimento all’interno della città. L’UNHCR continua a monitorare i bisogni della popolazione sfollata, e distribuisce coperte, materassi e altri beni di prima necessità.L’UNHCR è molto preoccupato per la sicurezza di circa 3.300 rifugiati e migranti bloccati nei centri di detenzione. In molti di questi centri, soprattutto nella zona occidentale, le persone hanno urgente bisogno di assistenza medica; a causa delle difficoltà di accesso per gli operatori anche il cibo scarseggia, mentre gli impianti idrici e i servizi igienico-sanitari sono in pessimo stato.Il 9 maggio, l’UNHCR ha trasferito 239 rifugiati dai centri di detenzione di Azzawya, Al-Sabah e Tajoura alla Struttura di Raccolta e Partenza – Gathering and Departure Facility (GDF). Due giorni prima, un attacco aereo aveva colpito una struttura nei pressi del centro di detenzione di Tajoura. L’UNHCR è impegnato in una corsa contro il tempo per trasferire con urgenza rifugiati e migranti dai centri di detenzione ad aree più sicure, e fa appello alla comunità internazionale perché si faccia avanti per offrire possibilità di evacuazione, corridoi umanitari, o qualunque altro mezzo per portare queste persone al sicuro.La scorsa settimana, circa 944 persone sono partite dalle coste libiche. Tra esse, almeno 65 persone hanno perso la vita al largo delle coste tunisine, mentre il 65% degli 879 sopravvissuti è stato riportato in Libia. L’UNHCR ribadisce che nessuno dovrebbe essere riportato in Libia. È necessario un duplice approccio che, da un lato, incrementi le capacità di ricerca e soccorso delle navi delle Ong e degli Stati e, dall’altro, che aumenti le evacuazioni umanitarie di rifugiati e migranti dai centri di detenzione a Tripoli.Le navi delle Ong hanno avuto un ruolo fondamentale nel salvare vite umane in mare, pertanto esortiamo gli Stati ad abolire le restrizioni legali e logistiche che ne impediscono le operazioni. Facciamo inoltre appello agli Stati perché offrano canali legali e sicuri di accesso all’asilo, per evitare innanzitutto che le persone siano costrette a salire sui barconi per cercare di mettersi al sicuro.

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UNHCR chiede di portare al sicuro i rifugiati detenuti a Tripoli

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 Mag 2019

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ha lanciato un appello affinché i rifugiati e i migranti bloccati nei Centri di detenzione delle zone di Tripoli interessate dal conflitto siano immediatamente evacuati verso aree più sicure, dopo che un attacco aereo ha colpito un edificio a meno di 100 metri dal Centro di detenzione di Tajoura, in cui sono detenuti oltre 500 rifugiati e migranti.Le persone detenute attualmente a Tajoura sono più di 500, due delle quali sono ferite e richiedono assistenza medica. Con l’intensificarsi delle ostilità durante la notte di martedì, rifugiati e migranti sono rimasti intrappolati all’interno senza poter fuggire e mettersi in salvo.Date le violenze ininterrotte in corso a Tripoli e i rischi evidenti per le vite dei civili, è ora più che mai necessario che i responsabili dei Centri interessati autorizzino il rilascio immediato dei detenuti affinché possano essere portati in salvo.“A questo punto, i rischi sono semplicemente inaccettabili”, ha dichiarato Vincent Cochetel, Inviato Speciale dell’UNHCR per il Mediterraneo Centrale. “Le persone detenute nei Centri di Tripoli sono minacciati da pericoli sempre maggiori, pertanto è di vitale importanza che siano evacuate immediatamente e messe in salvo”.
Dallo scoppio del conflitto avvenuto lo scorso 4 aprile a Tripoli, l’UNHCR ha ricollocato oltre 1.200 persone da località ad alto rischio verso aree più sicure. Tuttavia, restano circa 3.460 ‪rifugiati e migranti in Centri di detenzione che si trovano in prossimità di zone interessate dal conflitto.Non sono state effettuate nuove evacuazioni dalla Libia da quando, il 29 aprile, 146 persone sono state portate in Italia. L’UNHCR sollecita la comunità internazionale a mettere nuovamente a disposizione di rifugiati e migranti programmi quali corridoi umanitari e ricollocamento.L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati esprime, inoltre, preoccupazione per l’utilizzo dei Centri di detenzione quali depositi di armi e attrezzature militari. Un simile utilizzo delle infrastrutture civili costituisce una violazione del diritto umanitario internazionale e deve essere assolutamente evitato.

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L’UNHCR esprime preoccupazione per l’intensificarsi delle violenze nel Niger sudorientale

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 aprile 2019

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, esprime profonda preoccupazione per l’intensificarsi degli attacchi nel Niger sudorientale che colpiscono tanto le comunità locali quanto i rifugiati. Si ritiene che circa 88 civili abbiano perso la vita per la recrudescenza delle violenze nel solo mese di marzo.L’Alto Commissariato esprime sgomento per le crescenti sofferenze patite dalla popolazione col passare dei mesi dall’inizio del 2019: sono infatti riprese le violenze perpetrate da Boko Haram nei confronti delle forze dell’ordine nonché della popolazione civile nella regione di Diffa, vicino al confine con la Nigeria. Dal 2015 il numero di persone costrette alla fuga nella regione di Diffa è cresciuto fino a quasi 250.000 unità e quasi la metà di queste sono rifugiati provenienti dalla Nigeria, precedentemente fuggiti a causa di attacchi simili per cercare rifugio oltre confine.
Gli attacchi più recenti hanno costretto alla fuga oltre 18.000 persone, molte di queste per la seconda o la terza volta, per cercare rifugio nella città di Diffa.L’UNHCR attualmente collabora col governo del Niger e coi partner umanitari per assicurare assistenza: l’obiettivo è quello di ricollocare immediatamente circa 10.000 rifugiati dalle aree vicine alla frontiera nel campo rifugiati di Sayam Forage, a circa 45 km dal confine. Il campo accoglie già più di 15.000 rifugiati.Inoltre, l’UNHCR sta sostenendo il governo nella ricerca di soluzioni alternative per le altre persone in fuga e fortemente vulnerabili, che necessitano con urgenza di assistenza umanitaria e di tornare a vivere in condizioni di sicurezza.L’UNHCR ha mobilitato lo staff specializzato in supporto psicosociale per rispondere alle esigenze più urgenti degli ultimi arrivati, profondamente traumatizzati, in particolare donne e bambini.I più recenti episodi di violenza avrebbero costretto le persone a fuggire oltre confine per cercare rifugio in Nigeria, recandosi in città quali Damasak e Maiduguri. Fuggono dalle crescenti condizioni di insicurezza della regione di Diffa, oltre che spinti dalla necessità di ricevere assistenza umanitaria.Nonostante le tensioni dovute all’assenza di sicurezza nella regione, l’UNHCR continua a collaborare con le autorità e i propri partner per garantire supporto ai rifugiati e alle comunità di accoglienza, nonché per implementare progetti di sviluppo e di ripresa a lungo termine nella regione di Diffa. Il governo del Niger ha lanciato da poco un progetto di assistenza da 80 milioni di dollari USA, in collaborazione con la Banca Mondiale e l’UNHCR.

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L’UNHCR chiede 135 milioni di dollari USA per assistere le persone in fuga dalle violenze di Boko Haram

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 gennaio 2019

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, insieme al Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP) e ad altri partner, ha lanciato oggi il Piano regionale di risposta alla crisi di rifugiati in Nigeria (Regional Refugee Response Plan/RRRP), un appello per la raccolta di 135 milioni di dollari statunitensi destinati all’assistenza di centinaia di migliaia di persone costrette alla fuga dall’insurrezione sempre più violenta di Boko Haram nella regione del bacino del lago Ciad. Oltre ai 250.000 minori, donne e uomini già fuggiti dalla Nigeria nordorientale, gli attacchi sempre più consistenti dei miliziani contro la popolazione civile stanno costringendo ogni giorno altre migliaia di persone a fuggire per salvarsi. Giovani ragazze, donne anziane e operatori umanitari continuano a essere le persone maggiormente colpite dall’inasprirsi delle violenze. La recente recrudescenza delle violenze nella Nigeria nordorientale ha costretto oltre 80.000 civili a cercare rifugio in campi già affollati o in città dello Stato di Borno, dove sopravvivono in condizioni difficili.Rifugiati nigeriani continuano ad arrivare presso comunità molto remote e povere dei Paesi confinanti. Si stima che 30.000 persone siano fuggite dalla città di Rann nel solo fine settimana per trovare rifugio in Camerun. A migliaia sono fuggiti in Camerun e in Ciad anche nelle ultime settimane. Le ostilità hanno messo a dura prova le operazioni umanitarie e hanno costretto gli operatori umanitari ad abbandonare alcune località. Sono stati distrutti su larga scala mezzi di sostentamento e infrastrutture.L’inasprirsi del conflitto non permette a chi è dovuto fuggire di tornare a casa. Alcuni rifugiati che hanno tentato di rientrare nelle proprie comunità sono diventati sfollati interni in Nigeria, costretti a fuggire all’interno del paese più volte, o sono tornati a essere nuovamente rifugiati in Camerun, Ciad e Niger. Questo nuovo appello mira ad espandere la risposta umanitaria verso un approccio ancora più a lungo termine per sostenere le persone costrette a fuggire e le comunità che le accolgono. Queste ultime vivono già al di sotto della soglia di povertà e hanno a loro volta urgente bisogno di aiuto, essendo le loro capacità di assicurare assistenza già al limite delle possibilità.Le 40 agenzie delle Nazioni Unite e organizzazioni umanitarie che hanno aderito al RRRP in Nigeria nel 2019 risponderanno ai bisogni dei 250.000 rifugiati nigeriani e dei 55.000 membri delle comunità che li accolgono in Niger, Camerun e Ciad.
Un totale di circa 2,5 milioni di persone sono fuggite nella regione del lago Ciad, inclusi gli oltre 1,8 milioni di sfollati interni in Nigeria.Un Piano di risposta alla crisi di rifugiati (Refugee Response Plan/RRP) costituisce uno strumento di pianificazione e coordinamento inter-agenzie guidato dall’UNHCR per la gestione di crisi complesse o su vasta scala. Un appello simile per la raccolta di 157 milioni di dollari USA, lanciato nel 2018, era stato finanziato solo per il 42 per cento, rispetto al 56 per cento dei 241 milioni di dollari USA chiesti nel 2017.Le Nazioni Unite e i propri partner chiedono, inoltre, 848 milioni di dollari statunitensi per continuare a garantire cibo, acqua, alloggi e protezione alle persone più vulnerabili in Nigeria, nell’ambito della Strategia di risposta umanitaria 2019-2021 per il Paese, lanciata oggi in contemporanea, ad Abuja.

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L’UNHCR chiede 2,7 miliardi di dollari per i rifugiati del Sud Sudan

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 dicembre 2018

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, e le ONG partner hanno lanciato oggi un appello di 2,7 miliardi di dollari USA per poter far fronte ai bisogni umanitari salvavita dei rifugiati del Sud Sudan nel 2019 e nel 2020.Cinque anni dopo l’inizio di una brutale guerra civile, oltre 2,2 milioni di rifugiati sud sudanesi hanno cercato la salvezza in sei paesi confinanti: Uganda, Sudan, Etiopia, Kenya, Repubblica Democratica del Congo e Repubblica Centrafricana. Altri 1,9 milioni di persone sono tuttora sfollate all’interno del Sud Sudan.L’UNHCR accoglie con favore la relativa riduzione delle violenze in alcune parti del paese dopo la firma dell’accordo di pace rinnovato nel settembre 2018 e rivolge un appello a tutte le parti affinché continuino a rispettare l’accordo. Considerate tuttavia le violazioni delle iniziative di pace verificatesi in passato, l’UNHCR ritiene che in Sud Sudan non siano ancora presenti le condizioni necessarie ad un ritorno sicuro dei rifugiati.L’Agenzia apprezza la continua generosità dei paesi di asilo nel mantenere le frontiere aperte ai rifugiati sud sudanesi in cerca di salvezza, in particolare alla luce dell’enorme pressione che questa situazione esercita sulle loro limitate risorse. A causa delle dimensioni dell’esodo, i livelli di finanziamento sono stati ampiamente superati dalle crescenti esigenze. Per i rifugiati del Sud Sudan sono urgentemente necessari un sostegno e una solidarietà internazionale di gran lunga maggiori.Nelle scuole mancano gli insegnanti, le aule e il materiale didattico, e la metà dei bambini rifugiati sud sudanesi resta pertanto esclusa dall’istruzione. Nelle cliniche i medici, gli infermieri e i farmaci sono insufficienti. I finanziamenti limitati hanno portato alla riduzione delle razioni alimentari in Etiopia. In Sudan, alcuni rifugiati e le comunità che li ospitano sono costretti a sopravvivere con soli cinque litri di acqua a persona al giorno, cosa che inevitabilmente crea tensioni. Le opportunità economiche che permettano ai rifugiati di creare i propri flussi di reddito restano limitate.Una priorità chiave per l’UNHCR è la promozione dei programmi di coesione sociale tra i rifugiati e le comunità ospitanti, al fine di garantire la praticabilità di una convivenza pacifica e armoniosa. In ogni situazione caratterizzata da un’ingente presenza di rifugiati è vitale che entrambe le comunità siano supportate.Poiché le donne e i bambini costituiscono l’83% dei rifugiati, la violenza sessuale e di genere e le attività volte alla protezione dei minori restano le preoccupazioni principali. Molte donne hanno denunciato stupri e altre forme di violenza sessuale e di genere, insieme alle uccisioni dei loro mariti e al rapimento dei loro bambini durante la fuga.In molti casi i bambini hanno subito gravi violenze e traumi, inclusa la morte di uno o entrambi i genitori, e molti fratelli maggiori sono rimasti le uniche persone a prendersi cura dei fratelli minori. Migliaia di bambini sono stati forzatamente reclutati da gruppi armati. Nel 2018, l’UNHCR ed i suoi partner hanno ricevuto solo il 38% degli 1,4 miliardi di dollari americani necessari per sostenere i rifugiati sud-sudanesi.

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Provvedimenti sulla protezione internazionale in discussione al Senato

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 novembre 2018

In merito al ddl n. 840, di conversione del decreto-legge n. 113, in materia di protezione internazionale e immigrazione e sicurezza pubblica oggi in discussione al Senato, l’UNHCR richiama l’attenzione sull’impatto che i nuovi provvedimenti potrebbero avere sul sistema di accoglienza e asilo in Italia. Qualora fossero approvati nella loro forma attuale, questi potrebbero influire negativamente sull’accesso alla protezione e ai diritti dei richiedenti asilo e rifugiati in Italia. L’Unhcr ricorda come qualsiasi nuovo provvedimento debba essere conforme alla Convenzione di Ginevra, alla normativa internazionale e agli standard europei esisitenti.Come già esplicitato nelle osservazioni e raccomandazioni dettagliate inviate al Governo e al Parlamento nelle ultime settimane (disponibili sul sito http://www.unhcr.it), l’UNHCR intravede un rischio in particolare rispetto alle nuove misure relativi alla detenzione amministrativa in attesa dell’identificazione o dell’espulsione, le cosiddette procedure accelerate alla frontiera, e le domande d’asilo reiterate. Questi nuovi provvedimenti, nella formulazione attuale, non forniscono garanzie adeguate, soprattutto per le persone vulnerabili e quelle con esigenze particolari, come per esempio le persone che hanno subito abusi e torture. Inoltre, gli standard ed i servizi offerti nei centri di prima accoglienza devono poi essere garantiti. Questo è particolarmente vero poiché ora tali centri ospiteranno tutti i richiedenti asilo (tranne i minori non accompagnati) per l’intera durata della procedura d’asilo. Questi centri sono spesso sovradimensionati, sovraffollati e relegati in zone remote, lontane dai servizi di base.
Infine, l’Unhcr prende atto dell’intenzione del Governo di regolamentare la protezione umanitaria, ma si aspetta un approccio aperto all’applicazione delle nuove norme per garantire un sostegno alle persone più vulnerabili. L’Unhcr è profondamente impegnata nel promuovere la creazione di una società equa e inclusiva, dove la dignità di ogni donna, uomo e bambino sia garantita. Pertanto, monitorerà attentamente l’impatto dei nuovi provvedimenti sulle persone sotto il suo mandato. Molti richiedenti asilo, rifugiati e apolidi in tutto il Paese sono preoccupati per l’impatto negativo dei nuovi provvedimenti sulla loro situazione individuale.

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L’UNHCR rafforza la risposta alle frontiere mentre i venezuelani si affrettano in vista della scadenza stabilita dal Perù

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 novembre 2018

Questa settimana l’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, ha rafforzato la propria risposta ai principali valichi di frontiera in Perù, Ecuador e Colombia, mentre migliaia di rifugiati e migranti provenienti dal Venezuela si sono precipitati in Perù in vista della scadenza prevista per poter richiedere un permesso di soggiorno temporaneo.
Il numero di rifugiati e migranti venezuelani che mercoledì scorso hanno fatto ingresso in Perù dall’Ecuador attraverso la frontiera principale di Tumbes ha raggiunto un picco di oltre 6.700 persone in un solo giorno, un livello tre volte maggiore rispetto a quello di appena due settimane fa. Si stima che al momento il Perù ospiti circa mezzo milione di venezuelani.
In ottobre sono aumentati anche i venezuelani che dalla Colombia hanno fatto ingresso in Ecuador attraverso i valichi di frontiera di Rumichaca e San Miguel. Nel corso del mese sono stati registrati 97.500 arrivi.
All’inizio di questa settimana, i venezuelani hanno aspettato in fila per due o tre giorni al fine di espletare le formalità di frontiera, comprese le procedure di immigrazione e le vaccinazioni obbligatorie. Migliaia di persone hanno dormito all’aperto e molti necessitavano di assistenza medica e alimentare. Le autorità peruviane, l’UNHCR e i suoi partner hanno lavorato per incrementare rapidamente l’intervento ed è stato messo in atto uno stretto coordinamento tra gli uffici dell’UNHCR in Perù e in Ecuador per rispondere alle urgenti necessità dei venezuelani in arrivo.
In Perù, l’UNHCR ha rafforzato la sua presenza a Tumbes mobilitando ulteriore personale per aiutare a coordinare la risposta, ad aumentare la copertura della protezione e ad identificare ed assistere le persone con bisogni specifici, come i minori non accompagnati e separati. I venezuelani che chiedono formalmente asilo in Perù continuano ad essere ammessi alla frontiera, anche se sembra che gli arrivi stiano diminuendo. A Tumbes, le autorità peruviane stanno trattando circa 1.000 domande di asilo al giorno. Dal 29 ottobre, la Commissione speciale per i rifugiati (CEPR) lavora 24 ore al giorno per far fronte all’aumento delle domande. Dal 2014, oltre 150.000 venezuelani hanno fatto domanda di asilo in Perù.
L’UNHCR ha donato computer e altre attrezzature alle autorità peruviane competenti per l’immigrazione al fine di accelerare le formalità di frontiera e ridurre i tempi di attesa. L’UNHCR ha anche fornito risorse finanziarie finalizzate all’invio di ulteriori funzionari governativi, allo scopo di rafforzare le capacità della Commissione speciale per i rifugiati alla frontiera.
L’UNHCR ha anche rafforzato il proprio intervento in Ecuador al fine di assicurare la protezione e l’assistenza necessarie ai rifugiati e ai migranti provenienti dal Venezuela. I team dell’UNHCR si trovano ai confini settentrionale e meridionale per offrire orientamento alle famiglie venezuelane in arrivo, identificare i casi con bisogni di protezione specifici e inviarli ai servizi e ai programmi offerti dallo stato e dai partner dell’UNHCR.
In Colombia, per rispondere all’aumento delle partenze verso l’Ecuador, l’UNHCR ed i suoi partner hanno inviato al confine diversi team al fine di offrire assistenza, fornire pasti caldi, coperte e kit per bambini, nonché informazioni ed orientamento ai venezuelani diretti in Ecuador.

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L’UNHCR chiede all’Australia di intervenire per salvare vite a rischio imminente

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 ottobre 2018

Ginevra (Svizzera) L’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) fa appello al governo australiano affinché intervenga oggi stesso con misure urgenti a favore di tutti i rifugiati e richiedenti asilo che si trovano in Papua Nuova Guinea e Nauru. L’UNHCR esprime apprezzamento per gli sforzi di medici, esperti indipendenti, avvocati ed esponenti politici di ogni corrente, volti ad evidenziare il costo umano della “gestione esternalizzata” delle domande e le conseguenze che questa ha comportato nelle ultime settimane. Tale impegno riflette il crescente riconoscimento del rischio imminente e critico al quale sono esposte delle vite umane, nonché la crescente preoccupazione della comunità. Ciononostante, non è stata ancora adottata alcuna misura decisiva.L’evacuazione immediata dei rifugiati e dei richiedenti asilo da Papua Nuova Guinea e Nauru all’Australia non richiede alcun emendamento legislativo. Inoltre, le limitazioni alla libertà di circolazione e qualsiasi trattamento differenziato dei rifugiati non solo non sono necessari, ma sono anche contrari ai principi fondamentali della protezione dei rifugiati [1]. Per prevenire ulteriori morti e danni a uomini, donne e bambini innocenti, si rende necessaria un’azione congiunta e fondata su un chiaro imperativo umanitario.“Ovviamente i bambini sono una priorità, ma sia in Papua Nuova Guinea che a Nauru ci sono molti altri uomini e donne estremamente vulnerabili che non devono essere dimenticati”, ha esortato il rappresentante regionale dell’UNHCR, Thomas Albrecht. “L’Australia ha sia la capacità che la responsabilità di agire oggi stesso per la salvezza di queste vite”.
Trasferire unicamente i bambini e le loro famiglie non rappresenterebbe una soluzione alla difficile situazione nella quale si trovano altre persone con bisogni medici urgenti, molte delle quali erano ancora minori all’epoca del loro invio forzato a Nauru, più di cinque anni fa. Allo stesso modo, la situazione dei rifugiati e dei richiedenti asilo in Papua Nuova Guinea e Nauru è al momento così drammatica che evacuare solo alcune persone accentuerebbe la disperazione e acuirebbe i gravi rischi per la salute mentale delle persone costrette a restare.Già nel 2016 i consulenti medici dell’UNHCR avevano riscontrato che i tassi cumulativi di depressione, ansia e disturbo post traumatico da stress tra la popolazione intervistata in entrambi i paesi superavano l’80%. Da allora, la situazione è in continuo deterioramento.Le condizioni dei rifugiati e dei richiedenti asilo in Papua Nuova Guinea e a Nauru sono completamente diverse da quelle dei cittadini dei due paesi e delle persone che vi sono migrate volontariamente. I bisogni peculiari di persone fuggite da guerre e persecuzioni, trasferite con la forza, detenute e soggette a condizioni spaventose, richiedono un intervento intensivo che, molto semplicemente, non è disponibile a livello locale. Ciò non sminuisce in alcun modo i molteplici sforzi effettuati in buona fede dei governi della Papua Nuova Guinea e di Nauru o il calore e l’ospitalità dimostrati dalla popolazione locale.

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L’UNHCR esorta l’Australia ad evacuare i centri di detenzione offshore

Posted by fidest press agency su domenica, 14 ottobre 2018

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, sollecita il governo australiano ad affrontare con un’azione immediata la situazione sanitaria ormai al collasso nelle strutture di detenzione offshore per rifugiati e richiedenti asilo in Papua Nuova Guinea e Nauru. Ai sensi del diritto internazionale, l’Australia continua a essere responsabile di coloro che hanno chiesto la sua protezione. A fronte del deterioramento delle condizioni sanitarie e di una riduzione dell’assistenza medica, l’Australia deve agire adesso per evitare di aggravare ulteriormente la situazione di coloro che sono stati trasferiti forzatamente, come conseguenza della cosiddetta politica di “detenzione offshore” adottata dal Paese. L’UNHCR rinnova la richiesta di procedere all’immediato trasferimento di rifugiati e richiedenti asilo in Australia, dove possono ricevere supporto e cure adeguati.Nel mese di settembre, un numero maggiore di rifugiati e richiedenti asilo è stato evacuato per motivi medici da Nauru in Australia rispetto al biennio precedente. Ciò evidenzia sia il perdurare della gravosa situazione sanitaria causata dalla pratica di “detenzione offshore”, sia un recente peggioramento delle condizioni, piuttosto che una situazione in via di definizione. Alcuni di questi ri-trasferimenti hanno avuto luogo a seguito di ordinanze giudiziarie o azioni legali in senso più ampio. Con circa 1.420 persone ancora detenute a Papua Nuova Guinea e Nauru, circa 500 sono state trasferite in Australia per motivi di salute, pari a più di un quarto del totale.Dal monitoraggio dell’UNHCR si evince che questo dato è nettamente inferiore rispetto al totale delle persone con serie esigenze di salute, in particolare per quanto riguarda la salute mentale. Tra i vari casi portati all’attenzione dell’UNHCR a settembre, vi è il caso di una ragazza in fase pre-adolescenziale con tendenze suicide. La ragazza è rimasta a Nauru nonostante il parere contrario dei medici. Dai documenti medici visionati dall’UNHCR è emerso come la ragazza si sia cosparsa di benzina prima di tentare di darsi fuoco e di strapparsi ciocche di capelli dalla testa.Nel corso di quest’anno, in Papua Nuova Guinea non si sono registrati ri-trasferimenti verso l’Australia, nonostante una chiara e urgente necessità di evacuazione medica; il mese scorso si sono verificati diversi casi di autolesionismo o tentato suicidio. Molte persone che hanno urgente necessità di cure mediche, sia dal punto di vista fisico che mentale, tra cui anche soggetti che l’UNHCR ha portato all’attenzione del governo australiano nel 2017, continuano a non ricevere assistenza sanitaria.Dei 12 decessi avvenuti ad oggi in conseguenza della pratica di “detenzione offshore”, metà dei quali sono casi di suicidio confermati o sospetti, molti riguardano rifugiati e richiedenti asilo che avrebbero dovuto essere trasferiti in Australia.Un giovane iraniano, che aveva trascorso la maggior parte della sua vita adulta in regime di “detenzione offshore”, già nel 2014 aveva scritto ai servizi sanitari australiani con sede a Nauru, informandoli delle proprie tendenze suicide e chiedendo di vedere un medico. Nelle lettere, ora pubblicate secondo i desideri della famiglia, la madre del giovane chiedeva con insistenza che a suo figlio fossero garantite le cure mediche di cui aveva bisogno. Tragicamente, il ragazzo si è tolto la vita nel mese di giugno.Dal 2016, l’UNHCR ha sistematicamente e ripetutamente richiamato l’attenzione sui gravi effetti negativi che la “detenzione offshore” ha sulla salute, effetti che sono tanto gravi quanto prevedibili. Le stesse preoccupazioni sono state riportate anche da altri organismi indipendenti, tra cui l’Australian Medical Association. L’UNHCR ha spesso sottolineato la necessità di trovare soluzioni immediate a lungo termine al di fuori della Papua Nuova Guinea e di Nauru, che dovrebbero garantire, tra le altre cose, assistenza medica completa e consulenza in caso di tortura e traumi. Le autorità australiane hanno un preciso obbligo di garantire il benessere delle persone trasferite in questi luoghi. È una responsabilità fondamentale a cui tuttavia il Paese continua a non far fronte.L’UNHCR non condivide l’affermazione del governo australiano secondo cui tali casi sono esclusivamente “questioni di competenza della Papua Nuova Guinea e di Nauru”, mentre l’Australia ha contemporaneamente ideato, finanziato e gestito il sistema in cui sono coinvolte queste due nazioni in via di sviluppo e con risorse insufficienti.Dal 2013, l’Australia ha ridotto di circa la metà il budget disponibile per la cura dei rifugiati e dei richiedenti asilo “offshore”, nonostante il fatto che durante lo stesso periodo tale popolazione sia diminuita solo del 7% e che le esigenze mediche continuino ad aumentare.
Se da un lato circa 1.250 rifugiati dovrebbero essere trasferiti negli Stati Uniti in base a un accordo bilaterale con il governo australiano, d’altro canto manca ancora una soluzione definitiva per molti uomini, donne e bambini che non possono più aspettare.L’UNHCR ha ripetutamente sollecitato l’Australia ad accettare la gradita e costante offerta della Nuova Zelanda di accogliere i rifugiati provenienti sia dalla Papua Nuova Guinea che da Nauru. In assenza di altre alternative, l’UNHCR chiede che tutti i rifugiati e richiedenti asilo siano immediatamente trasferiti dalla Papua Nuova Guinea e Nauru in Australia, per evitare altri gravi danni e perdite di vite umane.

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L’UNHCR esprime seria preoccupazione per il rimpatrio di cittadini del Myanmar dall’India

Posted by fidest press agency su sabato, 6 ottobre 2018

L’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) esprime seria preoccupazione per la sicurezza di sette cittadini del Myanmar a seguito del loro rimpatrio dall’India eseguito questo giovedì.Secondo le informazioni pervenute all’UNHCR, prima dell’esecuzione del rimpatrio i sette sono stati trasferiti nello Stato del Manipur, al confine con il Myanmar, dal carcere centrale di Silchar, nello Stato di Assam, dove erano detenuti dal 2012. Venuta a conoscenza della detenzione e delle disposizioni relative al rimpatrio, e sulla base di rapporti affidabili secondo i quali i sette uomini appartengono alla minoranza Rohingya, l’UNHCR ha chiesto alle autorità indiane di garantire l’accesso al gruppo al fine di valutarne i bisogni di protezione internazionale. L’UNHCR si rammarica di non aver ricevuto risposta a questa richiesta e che non abbia pertanto potuto garantire l’accesso ad un avvocato dei servizi legali statali.L’UNHCR continua a chiedere chiarimenti alle autorità sulle circostanze nelle quali queste persone sono state rimpatriate in Myanmar. L’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati è preoccupata del mancato accesso alla consulenza legale e alla procedura d’asilo per la valutazione della loro domanda di protezione internazionale in India.Centinaia di migliaia di persone Rohingya sono fuggite dal Myanmar negli ultimi decenni. Nella crisi più recente, dal 25 agosto 2017, più di 720.000 rifugiati Rohingya sono stati accolti in Bangladesh. Le condizioni attuali nello stato di Rakhine in Myanmar non permettono un rientro sicuro, dignitoso e sostenibile ai rifugiati apolidi Rohingya.
Sono circa 18.000 i rifugiati e richiedenti asilo Rohingya registrati presso l’UNHCR in India, dislocati in diverse zone del Paese. L’UNHCR rilascia una carta d’identità ai rifugiati registrati e un documento ai richiedenti asilo, aiutando così a prevenire arresti arbitrari, detenzione e deportazione. L’UNHCR collabora con le autorità dei servizi legali statali e con una rete di partner per offrire assistenza legale alle persone detenute in India che rientrano nel mandato dell’Agenzia.

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L’UNHCR mette in guardia sulla capacità di salvataggio nel Mediterraneo

Posted by fidest press agency su martedì, 2 ottobre 2018

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, esprime gratitudine a Malta per la sua decisione di consentire lo sbarco di 58 persone salvate dalla nave della ONG Aquarius, ponendo così fine dopo giorni di navigazione al loro calvario. L’UNHCR è inoltre grato a Francia, Germania, Portogallo e Spagna che si sono offerti di ricevere queste persone una volta sbarcate a Malta.La leadership e la solidarietà di tutti e cinque questi Paesi è stata la chiave per risolvere questa situazione e dovrebbe essere un esempio per gli altri. L’umanità, la compassione e l’incrollabile impegno a salvare vite e assicurare l’accesso alla protezione internazionale a chi ne ha bisogno devono essere al centro della questione di come l’Europa gestisce le sue frontiere, marittime e terrestri.L’UNHCR continua a incoraggiare che siano stabiliti accordi prevedibili per l’area del Mediterraneo per lo sbarco delle persone soccorse in mare. L’UNHCR esorta gli Stati ad aumentare rapidamente i loro sforzi per migliorare questi accordi. In questo modo si potranno salvare vite umane.La soluzione di oggi è un successo per chi è a bordo dell’Aquarius, ma arriva tra le crescenti incertezze sulle capacità di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale. In questo periodo l’anno scorso, 5 ONG erano impegnate in operazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale. Nel 2017, le ONG hanno salvato oltre 46.000 vite secondo la Guardia Costiera Italiana. La revoca della registrazione dell’Aquarius è profondamente preoccupante e rappresenterebbe una drastica riduzione della capacità di ricerca e salvataggio proprio nel momento in cui dovrebbe essere intensificata.”Il rafforzamento della capacità di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo centrale e lo sbarco in porti sicuri devono essere l’obiettivo di tutti”, ha affermato l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati Filippo Grandi. “Stiamo parlando delle vite delle persone. Rifugiati e migranti non possono essere continuamente messi a rischio mentre gli Stati dibattono sulle loro reciproche responsabilità”. L’UNHCR continua a chiedere con forza di aumentare la capacità di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo centrale e di lasciare spazio alle ONG affinché contribuiscano in modo coordinato a tali sforzi. Questa è una responsabilità collettiva e salvare le vite la preoccupazione prioritaria.

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Trafficanti s’impersonano membri dello staff dell’Agenzia in Libia per circuire i rifugiati

Posted by fidest press agency su domenica, 9 settembre 2018

Tripoli. L’UNHCR, Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, è sgomenta per la notizia secondo la quale alcuni trafficanti si presenterebbero come personale dell’UNHCR in Libia e chiede alle autorità di agire contro tutti i criminali che cercano di colpire rifugiati e migranti disperati.
Le informazioni in possesso dell’UNHCR provengono da rifugiati che riferiscono di essere stati venduti ai trafficanti in Libia e sono stati oggetto di abusi e torture, anche dopo essere stati intercettati in mare. L’UNHCR sta raccogliendo maggiori informazioni e indagando su queste accuse.In Libia, l’UNHCR ed i suoi partner sono presenti nei punti ufficiali di sbarco per fornire assistenza umanitaria e medica, compresi cibo, acqua, vestiti, per salvare la vita a rifugiati e migranti.Una volta che le persone trafficate tornano a terra, le autorità libiche li trasportano in centri di detenzione, gestiti dalla Direzione per la lotta alla migrazione illegale (sotto la competenza del Ministero degli Interni). I team dell’UNHCR sono presenti anche lì per monitorare la situazione, aiutare e identificare i più vulnerabili per cercare di trovare soluzioni, specialmente nei paesi terzi.L’UNHCR non è coinvolto nel trasferimento di rifugiati dai punti di sbarco ai centri di detenzione.
L’UNHCR ha ricevuto segnalazioni di atrocità indicibili commesse contro i rifugiati e i richiedenti asilo nelle strade di Tripoli, tra cui stupri, rapimenti e torture. Una donna ha detto all’UNHCR che criminali sconosciuti hanno rapito suo marito, l’hanno violentata e hanno torturato suo figlio di un anno. La donna ha detto che il bambino è stato denudato e molestato sessualmente dai criminali.L’UNHCR si oppone alla detenzione di rifugiati e richiedenti asilo, ma è presente nei luoghi in cui si trovano i rifugiati per fornire loro assistenza salvavita.
L’UNHCR chiede inoltre una forte azione istituzionale per colpire i trafficanti responsabili.

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UNHCR – United Nations High Commissioner for Refugees

Posted by fidest press agency su sabato, 11 agosto 2018

Luxembourg Project/Consultancy title: Monitoring of reception conditions of unaccompanied and separated children (UASC) in Luxembourg.
Organizational context and General background of assignment:The United Nations High Commissioner for Refugees (UNHCR) is an intergovernmental organization with a mandate to protect refugees and stateless persons worldwide. UNHCR works with States, civil society organizations and other actors to address issues of concern which fall under its mandate.Children’s rights are enshrined in international law, including in the United Nations Convention on the Rights of the Child, and are at the heart of UNHCR’s protection mandate. Given the fact that asylum- seeking girls and boys face unique protection risks, responding to their specific needs is a key priority for the BELUX Unit. UNHCR’s commitment to protect children of its concern is not only a moral imperative, but will also contribute to ensuring a better future for children, their families and communities.Between 2015 and 2017, over 200 UASC have applied for asylum in Luxembourg, representing more than twice the number for the period between 2012 and 2014. While the largest increase was noticed in 2015, 2017 was marked by the particularly young age of UASC applying for asylum in Luxembourg (between 12-14 years old).In addition to the 2 already-existing mixed reception centres hosting UASC, 3 reception centres exclusively dedicated to UASC have opened their doors since 2016. The principle of the best interest of the child is embedded in Luxembourg legislation and policy, and should be implemented in the context of reception conditions. A mapping of the current situation for the identification of good practices and elaboration of recommendations in line with international protection standards and the best interest principle will serve as a basis for UNHCR to engage with and support different stakeholders in upholding these standards.

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Convoglio UNHCR raggiunge le persone sfollate nel sud della Libia

Posted by fidest press agency su martedì, 24 aprile 2018

Nel corso della settimana, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) è riuscito a consegnare aiuti d’emergenza a centinaia di famiglie libiche costrette a fuggire nella città di Murzuk, nel sud della paese. In questa regione della Libia le persone hanno un disperato bisogno di assistenza umanitaria in quanto i recenti scontri tra gruppi armati all’interno e nei pressi della città di Sabha, situata a circa 760 km a sud di Tripoli, hanno costretto circa 1.900 famiglie a fuggire dalle proprie case. Il convoglio UNHCR con gli aiuti di emergenza è partito dalla capitale Tripoli il 4 aprile. I sette camion carichi di beni di primo soccorso sono riusciti a raggiungere Sabha il giorno seguente, dove gli operatori UNHCR hanno distribuito aiuti umanitari a 850 famiglie sfollate. L’accesso a Murzuq e Oubari, più a sud, era inizialmente bloccato per ragioni di sicurezza e gli aiuti sono stati trattenuti a Sabha.Tuttavia, all’inizio di questa settimana, la popolazione locale ha iniziato a utilizzare le strade principali da Sabha a Murzuk. Ciò ha dato all’UNHCR un margine di manovra per consegnare urgentemente beni di prima necessità alla città di Murzuk, dove mercoledì 18 aprile 370 famiglie sfollate hanno finalmente ricevuto gli aiuti necessari.
La popolazione libica sfollata a sud ha estremo bisogno di alloggi adeguati e di beni di base tra cui kit per l’igiene, materassini, materassi e set da cucina. A peggiorare le cose, l’accesso umanitario a queste zone della Libia è stato limitato per settimane e la situazione rimane estremamente instabile. Molti hanno cercato rifugio nelle scuole locali, negli ospedali e in altri edifici pubblici.In Libia, attualmente sono più di 184.000 le persone sfollate all’interno del paese bisognose di assistenza umanitaria e 368.000 sono coloro che di recente hanno fatto ritorno alle proprie case. L’UNHCR continua a operare nel loro interesse e a fornire assistenza finché non si arriverà a individuare soluzioni durature, compreso il ritorno a casa su base volontaria, in condizioni di dignità e sicurezza.Per rispondere ai bisogni di oltre mezzo milione di libici costretti ad abbandonare le proprie case a causa della guerra, negli ultimi mesi l’UNHCR ha rafforzato la propria capacità di azione e le risorse del 300 percento.

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Israele cancella l’accordo con l’UNHCR

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 aprile 2018

È con grande rammarico che l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) prende atto della cancellazione, in data odierna, da parte del primo ministro Benjamin Netanyahu dell’accordo firmato il 2 aprile sulla ricerca di soluzioni per i cittadini eritrei e sudanesi attualmente ospitati in Israele. L’accordo, a cui si era giunti dopo lunghe discussioni, rispecchiava lo sforzo condiviso per trovare una soluzione che offrisse protezione internazionale alle persone che arrivano in Israele dopo essere fuggite da guerre o persecuzioni, e allo stesso tempo andava incontro alle preoccupazioni delle comunità ospitanti israeliane.
L’UNHCR continua a credere che sia nell’interesse di tutti arrivare a un’intesa vantaggiosa tanto per Israele quanto per le persone che hanno bisogno di protezione. L’UNHCR esorta il governo di Israele a considerare ulteriormente la questione, rimanendo disponibile a fornire il proprio aiuto.Promuovere la ricerca di risposte comuni e una condivisione delle responsabilità tra i paesi in materia di asilo è da decenni parte del lavoro e delle azioni di advocacy dell’UNHCR. A fronte di oltre 65 milioni di persone costrette a fuggire, un terzo delle quali è costituito da rifugiati, mai come ora si avverte questo bisogno.

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UNHCR intensifica il sostegno alle persone in fuga dal Camerun in Nigeria

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 dicembre 2017

camerunL’UNHCR, l’Agenzia ONU per i Rifugiati, sta intensificando la sua presenza nel sud-est della Nigeria per fornire assistenza salvavita alle migliaia di persone che continuano a fuggire dalle aree anglofone del Camerun. Da quando in ottobre sono aumentate le tensioni tra le forze di sicurezza e gli indipendentisti nella regione anglofona del Camerun, personale UNHCR e governativo ha registrato circa 7.204 arrivi nelle aree remote del Cross River State in Nigeria, e si riporta che altre migliaia di persone siano in attesa di essere registrate.Circa il 70 percento dei richiedenti asilo registrati provengono dalle aree di Akwaya, nel sud–ovest del Camerun. Per la maggior parte si tratta di donne e bambini, ospitati dalle comunità locali in prossimità del confine. L’UNHCR è preoccupata del fatto che la popolazione locale raggiunga presto la sua capacità massima, mentre le agitazioni in Camerun non si fermano e molti altri richiedenti asilo continuano ad arrivare.Le piogge torrenziali tipiche della stagione, hanno aggravato le condizioni delle strade nelle aree più remote, ostacolando la distribuzione degli aiuti. L’UNHCR e le altre organizzazioni partner stanno distribuendo cibo, beni di prima necessità e fornendo cure mediche. L’UNHCR sta anche dispiegando più personale nella regione e si sta coordinando con i partner e le autorità locali e nazionali per rispondere ai bisogni di tutte le persone coinvolte.Per far fronte agli arrivi e rafforzare il coordinamento e l’intervento di risposta dell’UNHCR saranno necessarie ulteriori risorse. Al momento, in Nigeria, l’UNHCR e le organizzazioni partner hanno elaborato un piano d’emergenza nell’eventualità di nuovi arrivi.

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Responses to high numbers of arrivals still causing concern

Posted by fidest press agency su sabato, 22 luglio 2017

migrantsBruxelles. Some of the main areas of fundamental rights-related concerns identified in the latest summary report include the following: With new arrivals to Italy remaining high, reaching some 22,470 persons in June, the Italian government announced that the country may consider closing its ports to ships engaged in search and rescue operations as accommodation of new arrivals cannot be guaranteed. In other developments, Greek NGOs, the UNHCR and the Council of Europe’s Commissioner for Human Rights expressed deep concerns over alleged pushbacks at the Greek-Turkish land border, and the Greek Ombudsman ordered an investigation of alleged forced returns of Turkish citizens by Greek authorities to Turkey.The number of asylum applications also remains high in various EU Member States, with the Greek Asylum Service registering some 4,200 new applications for international protection in June. Germany received some 16,640 asylum applications in May, an increase of 12.1% compared to April. Also in Germany, several human rights and welfare organisations demanded an improvement of the non-governmental and independent support structures for applicants of asylum and refugees after an internal investigation of 2,000 asylum decisions revealed severe deficiencies in the procedure.The number of forced returns in some Member States remains high, with more than 700 forced returns from Greece conducted by the Hellenic Police in June, compared with close to 420 returns under the IOM Assisted Voluntary Return and Reintegration programme over the same period. Meanwhile returns to Afghanistan were criticised and demonstrated against by various stakeholders in Austria, Finland, Germany, the Netherlands and Sweden, given the allegedly unstable and deteriorating security situation in the country.Reception conditions remain a concern, in particular the formation of informal camps, overcrowding, violence and poor living conditions were reported in in a number of countries.Various aspects of child protection continue to be worrying. In Italy, Save The Children released an ‘Atlas of Unaccompanied Children in Italy(link is external)’, mapping the developments since 2011 which showed, inter alia, a six-fold increase in annual arrivals. Elsewhere, children disappearing from reception centres, reported cases of rape and age assessment methods were issues of concern.A number of legal changes making things more difficult for migrants were introduced in various countries. Incidents of hate crime and acts of violence against migrants also continued to be reported.
The European Commission asked the Agency to collect data about the fundamental rights situation of people arriving in Member States particularly affected by large migration movements. The reports cover 14 Member States: Austria, Bulgaria, Denmark, Finland, France, Germany, Greece, Hungary, Italy, the Netherlands, Poland, Slovakia, Spain and Sweden. (photo. migrants)

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L’UNHCR chiede migliore accesso alle migliaia di persone in fuga da Raqqa

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 giugno 2017

Ginevra. Con il protrarsi dei pesanti combattimenti all’interno e nei dintorni della città di Raqqa, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) chiede che vanga garantito un accesso più ampio e sostenibile alle decine di migliaia di civili che hanno un disperato bisogno di assistenza umanitaria.Si stima che oltre 430mila persone siano in difficoltà all’interno del governatorato di Ar-Raqqa. Solamente nel mese di maggio, oltre 100mila persone sono state costrette alla fuga. La risposta dell’UNHCR sul campo si coordina con le altre agenzie delle Nazioni Unite e gli altri partner umanitari.siria
Tuttavia con l’aumentare dei bisogni e del numero di persone in fuga, l’accesso via terra risulta difficoltoso. Gli aiuti umanitari vengono trasportati per via aerea da Damasco a Qamishli, un’impresa costosa e complessa. Fino ad ora, non esistevano percorsi di trasporto disponibili per recapitare gli aiuti. Di concerto con i suoi partner, l’UNHCR continua ad esplorare tutti le vie possibili per garantire l’approvvigionamento e lavora insieme alle autorità per assicurare un accesso più facilitato a coloro che ne hanno maggiormente bisogno.Chi fugge dai combattimenti si sta rifugiando in numerose località. Molti sono stati costretti a trasferirsi più di una volta. Decine di migliaia di persone passano attraverso campi o siti di transito e si trasferiscono rapidamente in altre aree o tornano nei loro luoghi di origine. I livelli di accesso umanitario variano per ragioni di sicurezza e logistiche.Nel campo di Mabrouka a Hassakeh, dove circa 1.700 persone hanno trovato rifugio, l’UNHCR e altre agenzie umanitarie hanno avuto accesso regolare. In quel contesto l’UNHCR sta distribuendo aiuti umanitari, allestendo tende e continuando a lavorare per migliorare le condizioni di vita e le strutture di accoglienza.
Nel campo di Ein Issa – situato a nord della città di Raqqa e che ospita circa novemila persone all’interno o nelle immediate vicinanze del campo – le condizioni sono più difficili. Il turnover è elevato – ogni giorno circa mille persone arrivano e altrettante lasciano il campo. Quasi 20mila persone sono arrivate nel campo in una sola settimana alla fine di maggio – la maggioranza delle quali si è rapidamente trasferita. Le agenzie umanitarie, tra cui l’UNHCR, hanno avuto solo un accesso sporadico. Ein Issa dista più di cinque ore di strada dall’ufficio dell’UNHCR a Qamishli da dove si coordinata la risposta dell’Agenzia in favore di Raqqa. Insieme ai propri partner, l’UNCHR sta distribuendo aiuti umanitari e rafforzando le infrastrutture del campo per migliorare le condizioni di vita e aumentare la capacità di soddisfare le esigenze dei nuovi arrivati. Decine di migliaia di aiuti umanitari d’emergenza sono già stati consegnati presso entrambe i campi.In altre aree che ospitano un numero significativo di persone che fuggono dai combattimenti le necessità sono in corso di valutazione. Ad Al-Iskandariyeh vicino a Tabqa, si stima che circa 25mila persone siano arrivate nel mese di maggio, la maggior parte delle quali si è trasferita in altre località. A Al-Hamrat vicino a Karama, circa 11mila persone hanno cercato rifugio in un campo improvvisato. E circa 40mila persone continuano a essere sfollate in vari insediamenti a Karama.Nei prossimi giorni e nelle prossime settimane, l’UNHCR insieme ai suoi partner continuerà a fornire assistenza alle persone più bisognose e ad aumentare la risposta umanitaria in presenza di condizioni di accesso e di sicurezza. Sono disponibili aiuti umanitari per 50mila persone. Tende aggiuntive e kit di emergenza vengono recapitati nell’area. La capacità nei campi è aumentata. Le agenzie umanitarie stanno lavorando per trovare modi più efficaci per offrire assistenza alle persone più bisognose in quella che continua a essere una zona di conflitto in cui le mine e gli ordigni inesplosi sono comuni.E ascoltando le testimonianze – tutte credibili – che parlano di morti tra i civili, l’UNCHR ricorda a tutte le parti in causa i loro obblighi di rispettare il diritto umanitario internazionale: i civili devono essere protetti e non diventare mai obiettivi militari.Anche le risorse economiche sono drammaticamente necessarie. I finanziamenti non sono al passo con le necessità. L’UNHCR in Siria ha urgentemente bisogno di 37 milioni di dollari per continuare a rispondere a nuovi casi di migrazioni forzate, prevedendo tra l’altro la creazione di campi per 45mila persone appena sfollate. Il piano di risposta intergovernativo di Raqqa che include l’UNHCR e altre agenzie delle Nazioni Unite, ha ricevuto solo 29 milioni di dollari dei 153 milioni necessari. È fondamentale poter godere di accesso, risorse e condizioni di sicurezza tali da continuare a rispondere a quest’ultima ondata di spostamenti e sofferenze che colpiscono civili già aggrediti e terrorizzati.

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UNHCR e OIM aumentano il loro impegno in Libia

Posted by fidest press agency su sabato, 3 giugno 2017

libiaL’Agenzia Onu per i Rifugiati (UNHCR) e l’Agenzia Onu per le Migrazioni (OIM) hanno presentato il piano per aumentare le loro attività a sostegno di migranti, rifugiati, richiedenti asilo e di tutte le persone colpite dal conflitto in corso in Libia. L’Alto Commissario per i Rifugiati Filippo Grandi e il Direttore Generale dell’OIM William Lacy Swing, durante un incontro ad alto livello alla sede centrale dell’OIM a Ginevra, hanno aggiornato i rappresentanti degli Stati Membri rispetto alla loro recente missione in Libia e hanno chiesto un maggiore impegno per una più ampia stabilizzazione della situazione nel Paese. L’UNHCR, nella giornata di oggi, ha fatto un Appello Supplementare per richiedere ulteriori 75,5 milioni di dollari statunitensi per rispondere ai bisogni umanitari e di protezione delle persone in Libia, tra cui gli sfollati interni, le comunita’ locali, cosi’ come i rifugiati e i richiedenti asilo.L’appello include anche l’impegno in attività di monitoraggio della protezione e di intervento diretto, così come di advocacy su temi relativi al rispetto dei diritti umani, accesso ai servizi di base, procedura d’asilo e libertà di movimento.
“Abbiamo un lavoro molto urgente da svolgere in Libia e possiamo farlo solo insieme,” ha dichiarato Filippo Grandi, aggiungendo: “Dobbiamo fare uno sforzo maggiore per cercare di fare la differenza per centinaia di migliaia di persone”.L’OIM ad aprile ha avviato un Piano d’Azione di tre anni dedicato alla Libia con due obiettivi principali: il primo e’ quello di fornire assistenza umanitaria di base e protezione agli sfollati e ai migranti in Libia; il secondo e’ aiutare le comunita’ libiche nel processo di stabilizzazione e rafforzare le capacità di gestione del fenomeno migratorio. I fondi necessari ammontano a 180 milioni di dollari statunitensi per un piano della durata di 36 mesi.L’OIM, grazie alle donazioni ricevute, ha già avviato il piano d’azione in Libia ma il Direttore Generale Swing ha fatto appello ad un maggiore sforzo finanziario necessario per assistere urgentemente e proteggere i migranti e la popolazione colpita dal conflitto nel Paese. Swing ha sottolineato che tutte le attivita’ sono coordinate e implementate in cooperazione con le autorità libiche e con l’UNHCR.

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