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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 15

Posts Tagged ‘uninominale’

Di cosa parliamo quando parliamo di uninominale

Posted by fidest press agency su sabato, 11 settembre 2010

Europa pag.7 di Massimiliano Iervolino. Il recente appello sull’uninominale promosso, tra gli altri, da Pietro Ichino, Marco Pannella e Mario Baldassarri, ha il merito di rimettere al centro del dibattito politico italiano il rapporto tra eletto ed elettore. Questo, da parecchi anni, è stato logorato da controriforme atte a ridimensionare il potere del cittadino a favore di quello dei partiti. Il punto più basso è stato sicuramente raggiunto con il cosiddetto “porcellum” ma le leggi elettorali che si sono susseguite prima di quella attuale, comprese quelle per i comuni e per le regioni, hanno sempre favorito un rapporto distorto con il territorio. Il collegio uninominale è l’unica alternativa alle nomine delle segreterie di partito ed al sistema di potere che c’è dietro il voto di preferenza. Proprio per questo motivo nel 1993 il popolo italiano, a stragrande maggioranza, votò a favore del collegio uninominale. Scelta che fu “tradita” dal legislatore che inserì quel 25% di quota proporzionale, che nei fatti ridimensionò la grande riforma che i promotori della consultazione popolare avevano a cuore. Va ricordato che il grande sostegno dei cittadini giunse durante tangentopoli, che concise con il momento più critico per la partitocrazia italiana. Purtroppo, sia il tradimento del referendum elettorale che quello sul finanziamento pubblico dei partiti, consentì a questi ultimi di conservare tutto il loro potere: infatti, negli anni successivi al terremoto giudiziario, abbiamo assistito al cambiamento di alcuni attori e di molte sigle elettorali ma purtroppo di mutamenti radicali che giovassero alla nostra democrazia non abbiamo visto neanche l’ombra. Il rischio che senza riforme strutturali si potesse passare al secondo tempo della prima Repubblica e non alla seconda, fu il monito che Marco Pannella lanciò durante “mani pulite”. Negli anni successivi a tangentopoli il Parlamento non ha approvato nessuna legge capace di riconsegnare interamente il potere di scelta ai cittadini e nessun passo in avanti è stato fatto in merito all’attuazione dell’articolo 49 della Costituzione. Il continuo intreccio della cronaca politica con quella giudiziaria, che continua tutt’oggi, è la miglior prova della giustezza dell’analisi di Pannella. L’alternativa è possibile solo con l’alterità nei comportamenti, altrimenti si parli di alternanza e nulla di più. Il sistema di potere dei partiti, che attanaglia il nostro paese da un sessantennio, può essere ridotto attraverso il collegio uninominale e, aggiungo, con le primarie previste per legge, a tutti i livelli, compreso quello locale. Le elezioni regionali, quelle comunali e quelle municipali, continuano a prevedere il voto di preferenza. Basta guardare cosa succede nelle assemblee elettive locali per capire che l’uso della preferenza non è auspicabile per chi vuole concepire una politica realmente alternativa. Lì dove dovrebbe nascere la futura classe dirigente del paese si ha un sistema elettorale che accentua il mantenimento dello status quo. Infatti, coloro che possono aspirare ad essere eletti in queste assemblee sono i soli candidati che negli anni hanno saputo rendere feconde le proprie clientele, pratica distante dalla cura del territorio e dalla possibilità di riconoscersi in esso. Illuminante, in materia, la struttura del bilancio della Regione Lazio, di recente modificata: fino al bilancio 2006, con un meccanismo che è esploso sotto la giunta Storace, erano allegate al documento di previsione delle spese le fantomatiche “tabelle”, un elenco di contributi da erogare senza alcuna ratio settoriale o geografica, se non il dover accontentare le clientele politiche di ciascun consigliere regionale. Un contributo di circa 600.000 euro all’anno per ogni eletto che, senza nessuna regola, poteva essere girato ad associazioni, chiese, centri sportivi, enti, fondazioni e tanto altro. Non era altro che il modo di ripagare i loro “grandi elettori” attraverso i soldi pubblici. Quando questo sistema per delinquere fu attaccato dalla stampa, i fautori di quella vera e propria truffa si difesero richiamandosi al rapporto con il territorio. Questo è uno dei tanti modi della politica “a delinquere” di ampliare la propria base elettorale. Metodi illegali che favoriscono coloro che ogni giorno curano le proprie clientele. Infatti, se così non fosse, non si comprenderebbe come perfetti sconosciuti siano capaci di raccogliere decine e decine di migliaia di preferenze. Tutto questo accade senza che un solo magistrato abbia la voglia di indagare su questi fatti, ma quella della non-giustizia italiana è un’altra storia (un altro capitolo!) della peste italiana.

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Appello per l’uninominale

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 settembre 2010

“Nella ferma convinzione che l’appello lanciato da Marco Pannella per adottare finalmente anche in Italia un sistema elettorale uninominale deve essere convintamente sostenuto da tutti i cittadini italiani, mi rivolgo a coloro che indossando una divisa hanno scelto di servire lo Stato, per difendere le Istituzioni e la democrazia, affinché vi aderiscano convintamente. Solo così potranno affermare pienamente la loro volontà e il potere di scegliere il Governo e gli eletti che siano veramente l’espressione di una democrazia compiuta.” Lo dichiara Luca Marco Comellini,  Segretario del partito per la tutela dei diritti di militari e forze di polizia (Pdm). (Luca Marco Comellini – Segretario Pdm)

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Appello per l’uninominale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 settembre 2010

Mario Staderini e Michele De Lucia Segretario e tesoriere di Radicali italiani dichiara: sabato scorso, dalle pagine del Corriere della Sera, abbiamo lanciato con Pietro Ichino e altri 42 primi firmatari l’Appello per la riforma in senso uninominale maggioritario della legge elettorale, perché si possa tra l’altro avere un Parlamento, finalmente, di eletti e non più di nominati. Le reazioni che si sono manifestate in poche ore (il sondaggio di Sky-tg24 ha registrato il parere favorevole dell’86% dei partecipanti, mentre una analoga iniziativa del sito del Corriere della Sera, ancora in corso, è giunto fino a un picco del 90,7% di sostegni) ci danno speranza, perché sembrano mostrare che, a quasi vent’anni dal referendum elettorale stravinto nel 1993 con il 92,3% di “sì” e subito tradito dalla partitocrazia, il popolo italiano non si è rassegnato ancora. http://www.uninominale.it.

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Tagliare il numero dei Parlamentari. I motivi del no

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 maggio 2009

Perchè in Parlamento le lobby industriali, bancarie e telefoniche sembrano sempre prevalere sugli interessi e la volonta’ della gran parte dei cittadini consumatori? La risposta sembra essere sempre la solita: i parlamentari fanno parte della casta, e diminuendone il numero li indeboliremo. La logica di questo ragionamento ci sfugge e ci spaventa. Il problema, a nostro avviso, non e’ il numero di parlamentari, ma come sono eletti -o meglio, nominati dalle segreterie di partito. Se vi fosse un sistema elettorale a collegio uninominale secco, ogni cittadino potrebbe scegliere il proprio parlamentare allo stesso modo in cui oggi sceglie il proprio Sindaco. Il voto seguirebbe ad una campagna elettorale capillare, localizzata, porta a porta, che permetterebbe all’elettore di conoscere a fondo i candidati. Con questo sistema, il parlamentare che volesse avere qualche chance ad essere rieletto dovrebbe rendere conto agli elettori della circoscrizione di provenienza, e non certo alle segreterie di partito. Negli Usa, citati spesso per il basso numero di parlamentari, il membro del Congresso che torna a casa il fine settimana passa giornate intere nel proprio ufficio per rispondere alle istanze degli elettori della propria circoscrizione. Avete mai sentito parlare di un parlamentare italiano che fa orari di ricevimento per i propri elettori? Eppure di tempo ne ha, visto che lavora mediamente dal martedi’ al giovedi’ pomeriggio. Tagliando il numero dei parlamentari e lasciando inalterato il sistema elettorale, la Casta riuscira’  a rafforzarsi. Le segreterie di partito avranno molti meno parlamentari nominati da tenere sotto controllo. Se si vuole tagliare il numero dei parlamentari (e perche’ no, anche i loro stipendi e rimborsi spese a gogo’), e’ indispensabile rivedere il sistema elettorale. Altrimenti i cittadini consumatori dovranno continuare a soccombere di fronte alle lobby economiche che, contrariamente ai singoli cittadini, comunicano direttamente con le segreterie di partito.

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