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Posts Tagged ‘unione europea’

Scuola – Anief chiede in Parlamento l’inserimento della materia Cittadinanza e Costituzione italiana e dell’Unione europea

Posted by fidest press agency su martedì, 12 marzo 2019

Si è svolta l’audizione presso la VII Commissione Cultura, Scienza e Istruzione in merito all’esame della proposta di legge “Istituzione dell’insegnamento dell’educazione civica nella scuola primaria e secondaria e del premio annuale per l’educazione civica” AC n. 682 e abbinati. Il presidente nazionale del sindacato, Marcello Pacifico, a capo della delegazione composta anche dalle prof.sse Daniela Rosano e Chiara Cozzetto ha proposto l’introduzione dell’insegnamento di Cittadinanza e Costituzione italiana e dell’Unione Europea, con un minimo annuale ulteriore di 33 ore rispetto ai vigenti quadri orari, con insegnamento affidato a docenti A046 e priorità al potenziamento, e l’estensione dell’oggetto degli studi alle istituzioni europee. In tal modo potrebbero essere anche utilizzati proficuamente i 5 mila insegnanti della A046 attualmente impegnati nelle scuole.
Il sindacato ha più volte sottolineato come lo studio dell’educazione civica, unitamente al diritto comunitario, possa giovare alla nostra scuola, poiché rappresentano l’emblema dei principi necessari alla crescita e alla formazione delle nuove generazioni. Nello Statuto delle studentesse e degli studenti adottato con DPR 249/1998, la scuola è stata definita come “comunità di dialogo, di ricerca, di esperienza sociale, informata ai valori democratici e volta alla crescita della persona in tutte le sue dimensioni. In essa ognuno, con pari dignità e nella diversità dei ruoli, opera per garantire la formazione alla cittadinanza”. Lo studio di Cittadinanza e Costituzione è stato introdotto dalla legge 169/2008. non come disciplina autonoma, ma come oggetto di iniziative di sensibilizzazione e di sperimentazione nazionale e attualmente non è presente come materia autonoma all’interno dei quadri orari, ma sviluppato all’interno dell’area disciplinare storico-geografica e storico sociale nel monte ore complessivo.
L’art. 1, co. 7, lett. d), della L. 107/2015 ha inserito fra gli obiettivi del potenziamento dell’offerta formativa lo sviluppo delle competenze in materia di cittadinanza attiva e democratica attraverso la valorizzazione dell’educazione interculturale e alla pace, il rispetto delle differenze e il dialogo tra le culture, il sostegno dell’assunzione di responsabilità nonché della solidarietà e della cura dei beni comuni e della consapevolezza dei diritti e dei doveri. L’art. 2, co. 4, del d.lgs. 62/2017 ha disposto che nell’ambito del primo ciclo sono oggetto di valutazione le attività svolte nell’ambito di Cittadinanza e Costituzione; ciò si è applicato già dall’a.s. 2017-2018. A sua volta, l’art. 17, co. 10, ha disposto che il colloquio previsto nell’esame di Stato conclusivo del secondo ciclo accerti anche le conoscenze e competenze maturate dal candidato nell’ambito delle attività relative a Cittadinanza e Costituzione.
La proposta avanzata da Anief vuole l’istituzione della disciplina come materia autonoma, con un minimo annuale aggiuntivo di non meno di 33 ore per la scuola primaria e 66 ore per la secondaria. Per la scuola primaria e secondaria di primo grado la disciplina andrà impartita dai docenti dell’area storico-geografica, per la scuola secondaria di secondo grado è necessaria una preparazione specifica dei docenti; per tale motivo, vengono indicati gli appartenenti alla classe di concorso A046 con utilizzo prioritario dei docenti che si trovano su potenziamento per valorizzarne le specifiche professionalità. Inoltre Anief vuole estendere l’oggetto degli studi alle istituzioni europee: a livello europeo, si ricorda, anzitutto, che la Raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio del 18 dicembre 2006 (2006/962/CE), relativa alle competenze chiave per l’apprendimento permanente, delinea 8 competenze chiave, tra cui le Competenze sociali e civiche. In particolare, “la competenza civica dota le persone degli strumenti per partecipare appieno alla vita civile grazie alla conoscenza dei concetti e delle strutture sociopolitici e all’impegno a una partecipazione attiva e democratica”. Più nello specifico, “la competenza civica si basa sulla conoscenza dei concetti di democrazia, giustizia, uguaglianza, cittadinanza e diritti civili, anche nella forma in cui essi sono formulati nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e nelle dichiarazioni internazionali e nella forma in cui sono applicati da diverse istituzioni a livello locale, regionale, nazionale, europeo e internazionale. Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, ricorda che “non si possono formare cittadini consapevoli e responsabili se non in una prospettiva più ampia che vada oltre i confini nazionali e conduca verso una coscienza eurounitaria; infatti è di primaria importanza la condivisione di temi come l’educazione civica, il diritto comunitario, partendo dalle Carte fondamentali e dai Trattati Europei. La promozione di equità, coesione sociale e cittadinanza attiva grazie all’educazione scolastica è anche uno dei principali obiettivi individuati dalle Conclusioni del Consiglio su un quadro strategico per la cooperazione europea nel settore dell’istruzione e della formazione del 12 maggio 2009. L’importanza strategica dell’educazione civica nelle scuole è stata ulteriormente sottolineata nella dichiarazione sulla promozione della cittadinanza e dei valori comuni di libertà, tolleranza e non discriminazione attraverso l’istruzione adottata durante la riunione ministeriale informale tenutasi a Parigi il 17 marzo 2015, con la quale i Ministri dell’Istruzione hanno lanciato un appello ad agire a tutti i livelli di governo per consolidare il ruolo dell’istruzione nel promuovere i valori condivisi di una cittadinanza europea attiva. Siamo dunque certi che l’introduzione e la sua promozione sia necessaria e porterà certamente i frutti sperati”.

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Brexit: Unione Europea e Regno Unito al bivio?

Posted by fidest press agency su martedì, 5 marzo 2019

Parma giovedì 7 marzo a partire dalle 15.30 nell’Aula dei Filosofi dell’Università di Parma. Il seminario è aperto non solo agli studenti ma a tutti gli interessati. Fra meno di un mese, alla mezzanotte del 29 marzo, la Brexit si trasformerà da neologismo ormai entrato a far parte dell’immaginario collettivo a realtà. In quella data, infatti, il lungo e tormentato percorso di distacco del Regno Unito dall’Unione Europea dovrebbe completarsi. Il condizionale è d’obbligo perché, come raccontano le cronache anche in queste ultime ore, la premier britannica Theresa May è impegnata in un serrato dibattito interno alla propria maggioranza e alle Camere per valutare se chiedere di far slittare la data, mentre da Bruxelles i toni per il dialogo si alternano a quelli per un “no deal” senza condizioni che vedrebbe dunque Londra definitivamente fuori dall’Europa.In questo delicato scenario, gli interrogativi che è opportuno porsi riguardano le conseguenze che la scelta britannica comporterà non solo per il Paese d’Oltremanica ma anche per i cittadini europei, e quindi anche per gli italiani. Nel seminario, moderato da Lucia Scaffardi, professoressa di Diritto costituzionale italiano e comparato all’Università di Parma, e introdotto da Giacomo Degli Antoni, professore di Politica economica sempre all’Ateneo di Parma, interverranno due esperti del tema come Justin Orlando Frosini, professore di Diritto pubblico comparato all’Università Bocconi di Milano, e Giovanni Graziani, già professore di Economia politica all’Università di Parma, che illustreranno gli aspetti giuridici ed economici della Brexit.

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I servizi assicurativi sul cloud di Slice sono ora disponibili nel Regno Unito e nell’Unione europea

Posted by fidest press agency su sabato, 15 dicembre 2018

Slice Labs Inc., fornitore di una premiata piattaforma sul cloud per assicurazioni on demand, ha oggi annunciato la disponibilità del prodotto Insurance Cloud Services (ICS) nel Regno Unito e nella UE. Legal & General sarà il primo cliente a utilizzare ICS nel Regno Unito, con il lancio della copertura on demand per multiproprietà a un costo basato sull’utilizzo. I prodotti assicurativi disponibili tramite la piattaforma ICS di Slice offrono ai clienti una ricca e coinvolgente esperienza totalmente digitale all’insegna della rapidità e flessibilità.Fedele all’intenzione dichiarata di aumentare la disponibilità di ICS a livello mondiale a seguito di un finanziamento di serie A esteso, del valore di 20 milioni di dollari USA, l’azienda consente ora agli assicuratori britannici ed europei di abbonarsi a ICS e di lanciare prodotti on demand personalizzati in funzione di specificità locali, linguistiche e demografiche.Cheryl Agius, CEO della divisione Assicurazioni di Legal & General, ha dichiarato: “Legal & General è lieta di collaborare con Slice al nuovo prodotto on demand, un settore in crescita nel mercato statunitense e ora anche in quello britannico”.Il Dr. Robin Kiera, CEO di DigitalScouting e influencer europeo del settore insurtech, ha aggiunto: “La trasformazione digitale porta all’internazionalizzazione. Non solo per gli assicuratori, ma anche per le startup insurtech di successo che si sviluppano oltre Atlantico. Qui in Europa notiamo un numero sempre superiore di casi di utilizzo della collaborazione e creazione congiunta tra startup insurtech e aziende storiche. Consideriamo Slice come un catalizzatore in espansione nei nuovi mercati”.Dal lancio della piattaforma ICS, avvenuta nel mese di gennaio 2018, quattro compagnie assicurative mondiali hanno collaborato con Slice per sperimentare, testare e implementare i propri prodotti on demand, sia nel segmento della multiproprietà che nel campo delle ciberassicurazioni.”Dopo aver dimostrato con successo l’importanza che riveste, per gli operatori del settore, la creazione di modelli assicurativi digitali nell’America Settentrionale, siamo entusiasti di ciò che ICS è in grado di offrire agli assicuratori britannici ed europei”, è stato il commento di Tim Attia, CEO di Slice Labs. “L’interesse dei clienti verso i modelli di servizio on demand e a costi basati sull’utilizzo oltrepassa i confini a seguito del progresso continuo delle tecnologie dei big data e dell’IA. Portiamo la potenza di queste tecnologie agli assicuratori europei, per consentire loro di fornire un valore più sostenibile ai loro clienti, indipendentemente dalla specificità demografica e di mercato”.

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Sondaggi: Gli Italiani sono i meno entusiasti dell’appartenenza all’Unione europea

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 ottobre 2018

Secondo i dati dell’ultimo sondaggio Eurobarometro il 68% degli europei ritiene che il proprio paese ha tratto beneficio dall’appartenenza all’UE. Inoltre, il 62% degli intervistati considera positivamente l’adesione del proprio paese all’Unione europea (62%). Queste percentuali sono le più alte registrate negli ultimi 25 anni. Fanno eccezione solo pochi Paesi, tra cui l’Italia. Il 43% degli italiani intervistati, difatti, pensa che l’Italia abbia tratto beneficio dall’essere membro UE, il dato più basso di tutti i paesi europei. Questo dato è comunque in crescita di 4 punti percentuali rispetto a settembre 2017, e mostra un trend positivo negli ultimi anni. La grande maggioranza degli italiani (65%) dichiara, inoltre, di essere favorevole all’euro, con una crescita di quattro punti rispetto a marzo 2018 e con una percentuale superiore alla media Ue (61%).
In alcuni Stati membri, tra cui l’Italia, la percentuale di chi pensa che l’appartenenza all’Ue sia positiva è ancora troppo bassa. Dobbiamo raddoppiare gli sforzi per dimostrare che l’Unione sa dare risposte davvero efficaci ai principali problemi degli europei, come immigrazione, sicurezza e disoccupazione”.
Quasi tutti i dati che misurano il sostegno per l’UE mostrano una significativa ripresa dopo il referendum nel Regno Unito nel 2016, con una percentuale crescente di europei che si dimostra preoccupata per gli effetti della Brexit. In caso di referendum nel proprio Paese, il 66% degli intervistati voterebbe per restare nell’UE, e solo il 17% per l’uscita.
In crescita anche gli europei che si dicono soddisfatti del funzionamento democratico dell’UE (49%, +3% rispetto ad aprile), mentre il 48% ritiene che la propria voce sia importante nell’Unione Europea. Per quanto riguarda l’immagine del Parlamento, un terzo (32%) ha un’opinione positiva, un quinto (21%) esprime un parere negativo e una maggioranza relativa (43%) rimane neutrale. Il 48% degli intervistati vorrebbe che l’UE svolgesse un ruolo più significativo in futuro, mentre il 27% preferirebbe fosse ridimensionato.Cresce la consapevolezza delle elezioni europee del prossimo anno, con il 41% che identifica correttamente la data nel Maggio 2019 – un aumento di nove punti percentuale rispetto ad un’indagine analoga di sei mesi fa, e il 51% degli intervistati si dichiara interessato alla tornata elettorale europea. Tuttavia, il 44% ancora non sa dire quando si voterà.
L’immigrazione è al primo posto nell’agenda dei temi prioritari per l’imminente campagna elettorale (50%), seguita dall’economia (47%) e dalla disoccupazione giovanile (47%), mentre la lotta al terrorismo scende al quarto posto con il 44%. Priorità simili anche per i cittadini italiani, anche se l’immigrazione è percepita come tema chiave da ben il 71% degli intervistati. Seguono l’economia con il 62% e la disoccupazione giovanile al 59%.
Le rilevazioni di questo sondaggio sono state condotte tra l’8 e il 26 settembre 2018 da Kantar Public in tutti e 28 gli Stati membri, con un campione di 27474 europei di 16 anni o più, intervistati con metodologia face to face.

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Il più grande programma umanitario dell’Unione Europea

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 ottobre 2018

A due anni dal lancio, il più grande programma di aiuto umanitario nella storia dell’Unione europea sostiene ora circa 1,4 milioni di rifugiati in Turchia. Il programma è finanziato interamente dallo strumento dell’UE per i rifugiati in Turchia ( EU Facility for Refugees in Turkey – FRIT ) il quale è supportato generosamente dagli Stati membri dell’Unione europea, tra cui l’Italia. La Turchia accoglie la più ampia popolazione di rifugiati al mondo, attualmente quasi 4 milioni, la maggior parte dei quali proviene dalla Siria. La Rete di Sicurezza Sociale di Emergenza (Emergency Social Safety Net – ESSN) fornisce ogni mese assistenza in denaro contante alle famiglie di rifugiati più vulnerabili.I risultati di questo programma saranno presentati ai cittadini europei negli spazi degli #IncredibleOrdinary shops a Milano, Parigi, Varsavia, Berlino e Amsterdam – un’installazione esperienziale che racconta le storie di otto famiglie di rifugiati beneficiarie di assistenza. Ognuna a suo modo, queste famiglie spiegano come oggetti apparentemente ordinari, grazie al sostegno dell’ESSN, abbiano acquisito un valore incredibile. Il progetto ha ricevuto fino ad ora 1 miliardo di euro di finanziamenti dalla Commissione europea e dagli Stati membri dell’Unione europea, ed è reso operativo dal World Food Programme (WFP) in collaborazione con la Mezzaluna Rossa turca e con il supporto della Turchia.Il Direttore esecutivo del World Food Programme David Beasley dichiara: “Nei due anni dal lancio, il programma Rete di Sicurezza Sociale di Emergenza è cresciuto fino ad essere il più ampio nel suo genere nella storia delle Nazioni Unite. Ma più che la sua portata, ciò che conta è l’impatto reale che genera sui beneficiari. Il programma infatti non solo li aiuta a sfamare le proprie famiglie ma li rende indipendenti, offre loro la possibilità di mandare a scuola i propri figli e di vivere il più vicino possibile ai loro Paesi di origine. L’ESSN è diventato un modello a livello mondiale nell’ambito dell’assistenza a persone in stato di crisi prolungata.”Dal 2016, anno di avvio del programma ESSN, il numero di genitori che ritirano i propri figli dalla scuola è diminuito di oltre il 50%, come dimostrano i dati preliminari presentati in un recente rapporto del World Food Programme. Si è rilevata anche una riduzione del 45% del numero di genitori che rinunciano ad alimentarsi a sufficienza per assicurare il cibo necessario ai propri figli. Le famiglie costrette a trasferirsi per garantire la propria sopravvivenza economica sono calate del 48%. Attraverso il rilascio di una carta di debito alle famiglie più bisognose, il programma ESSN permette loro di pagare l’affitto e le bollette, e di scegliere quali alimenti comprare. Il programma consente a queste famiglie di poter gestire liberamente il denaro erogato: ognuna riceve 120 Lire Turche (attualmente pari a €16) al mese per ogni membro della famiglia, a cui si aggiungono dei supplementi trimestrali.

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Unione europea: L’Italia è uscita sconfitta dal vertice sul fronte economico e sull’immigrazione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 luglio 2018

“Ora comprendiamo perché il Presidente del Consiglio Conte sia fuggito dal confronto in Aula ed abbia lasciato al Ministro degli Esteri Moavero il difficile compito di difendere i risultati fallimentari del Consiglio Europeo in una riunione notturna delle commissioni congiunte di Camera e Senato, affinché appunto non ci fosse risalto di stampa.
L’Italia, purtroppo, è uscita sconfitta dal vertice sia sul fronte economico, come era emerso sin da subito, sia su quello dell’immigrazione, su cui maldestramente si era invece rivendicata la vittoria”.
È quanto ha rilevato il Senatore di Fratelli d’Italia Adolfo Urso intervenendo nel dibattito seguito alla relazione del Ministro Moavero, che “nella sua onestà intellettuale ha di fatto ammesso la dura realtà”.“Cosa farà a questo punto il Governo? – ha aggiunto Urso – Chiederà alla Nato, nella prossima imminente riunione, il Blocco navale del Mediterraneo? Su questo il Ministro ha escluso una richiesta in tal senso, parlando di generico impegno sul piano della informazione e contrasto al terrorismo. E come mai il Governo nel vertice è arretrato su tutte le questioni economiche, dalla proroga dei dazi alla Russia, alle decisioni sui nuovi limiti sui crediti deteriorati, che penalizzeranno le Banche e quindi i risparmiatori italiani? Purtroppo – ha concluso Urso – si tratta di una sconfitta dell’Italia, che andava nascosta a fronte delle tante parole, spesso a vanvera, declamate durante e dopo il vertice. Quanto accaduto in questi giorni peraltro dimostra che una cosa sono le dichiarazioni altra la realtà”.

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Unione europea e Brexit

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 luglio 2018

Non conviene uscire dall’Unione europea. Se qualcuno ha dubbi, può toglierseli osservando quello che succede nel Regno Unito.Sul piano politico la realtà britannica è evidente: l’Ukip, il partito che era nato con l’intento di portare il Regno Unito fuori dalla Unione europea è scomparso, sbugiardato per le falsità distribuite a piene mani durante la campagna referendaria per la Brexit. L’attuale premier Theresa May vede il suo governo sfaldarsi ogni giorno nello scontro tra i duri e i morbidi della Brexit.Nel mondo ci sono due potenze politiche ed economiche, gli Usa e la Cina, ai quali fa da contraltare l’Unione europea, che ha il 7% della popolazione mondiale, produce il 25% della ricchezza mondiale e spende il 50% in welfare. Non crediamo che il Regno Unito voglia diventare il 51esimo Stato degli Stati Uniti, il che sarebbe una sorta di nemesi storica: il colonialista colonizzato; isolarsi, con i processi in atto di globalizzazione, vuol dire essere stritolati (questo vale anche per i nostri sovranisti che sognano ancora la Repubblica Veneta). Dunque, alla premier May non rimane che trattare con l’Unione europea, al meglio, certo, per entrambe le parti. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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8 miti sulle sanzioni imposte dall’Unione Europea nei confronti della Russia

Posted by fidest press agency su sabato, 19 maggio 2018

Spesso si sente dire, anche da parte dei politici italiani, che le sanzioni imposte dall’Unione Europea nei confronti della Russia sono inutili e dannose per l’economia dell’Italia. Gli esperti parlano addirittura di perdite che ammontano a miliardi di euro, nella speranza che tali misure restrittive vengano ritirate. A riguardo, sorge spontanea la domanda sull’opportunità o meno di tali sanzioni.
MITO 1: Le sanzioni europee contro la Russia causano danni irreparabili all’economia italiana
L’Unione Europea ha introdotto una serie di misure restrittive nei confronti di individui, istituzioni e organizzazioni responsabili di azioni illegali compiute dalla Russia, in particolare, in relazione alla violazione della sovranità e dell’integrità territoriale dell’Ucraina, e a causa dell’aggressione militare della Russia. Si tratta di sanzioni personali, economiche (divieto dell’attività economica con la Crimea) e settoriali (restrizioni sul commercio di armamenti ecc.) che, a dire il vero, non hanno un diretto impatto sull’economia italiana.
MITO 2: L’economia italiana perde 3 miliardi di euro all’anno a causa delle sanzioni europee
Negli ultimi anni si è registrato un forte calo delle esportazioni italiane in Russia: si è passati dai 10,7 miliardi di euro del 2013 (prima dell’introduzione delle sanzioni) ai 6,7 miliardi del 2016 (dati ISTAT). Sarebbe facile trovare la causa nelle sanzioni, senza tuttavia tener conto del crollo del prezzo mondiale del petrolio che ha causato una significativa riduzione delle entrate valutarie nella Federazione Russa, abbassando la capacità d’acquisto in Russia e svalutando anche il rublo. Tra l’altro, nello stesso periodo, si è registrata anche la contrazione dell’import russo da tutto il resto del mondo, non solo dall’Italia. A partire dal 2017, quando i prezzi del petrolio sono tornati a crescere e la situazione economica in Russia si è stabilizzata, anche le importazioni dall’Italia sono cresciute del 19,3%.
MITO 3: Le sanzioni europee colpiscono di più i produttori del settore agroalimentare. Dovrebbero essere tolte il prima possibile. Occorre innanzitutto evidenziare che le sanzioni europee non colpiscono affatto il settore agroalimentare, anche se le esportazioni di merci italiane relative a questo comparto sono diminuite. Ciò è dovuto al fatto che la Russia stessa ha imposto l’embargo sulle importazioni di un certo numero di prodotti agroalimentari provenienti dall’Unione Europea. E’ del tutto evidente, tuttavia, che l’eliminazione delle sanzioni europee non ripristinerà automaticamente le esportazioni di questi beni verso la Russia, come lasciano credere alcune dichiarazioni di politici russi.
MITO 4: L’agroalimentare è l’unico settore con un embargo totale. L’embargo russo riguarda solamente i 55 tipi di prodotti dell’agroalimentare mentre ci sono più di 2.000 tipi di merci che vengono commercializzate tra Italia e Russia. A proposito, sotto l’embargo russo non ricadono vino, pasta, caffè e tanti altri prodotti dell’eccellenza agroalimentare italiana.
MITO 5: Il settore agroalimentare italiano è in crisi profonda dopo l’introduzione delle sanzioni e dell’embargo russo. Secondo l’ICE la flessione delle esportazioni italiane dei prodotti sotto l’embargo ammonta a circa 151 milioni di euro nel biennio 2014-15. Nonostante, ogni anno l’export di prodotti agroalimentari dall’Italia verso i paesi del mondo cresce del 2-6% colmando tutte le perdite nei singoli mercati. Inoltre, se nel 2013 (prima delle sanzioni) la dinamica delle industrie alimentari era negativo (-0,7%), nel 2015 l’indicatore è stato pari al +1,0% e nel 2017 ha raggiunto una crescita del 1,7%. L’agricoltura ha realizzato risultati positivi in termini occupazionali con la crescita del 0,9%. Per produzione agricola l’Italia è tra i primi tre paesi europei.
MITO 6: L’Italia ha sofferto dell’embargo russo più di altri Paesi. Se l’embargo russo è costato al comparto agroalimentare italiano secondo vari valutazioni da 150 a 200 milioni di euro,la flessione delle forniture di questi prodotti in Russia ha costituito per la Germania 518,5 milioni di euro e 260,5 milioni per la Francia. Allo stesso tempo le vendite della produzione italiana verso i paesi del mondo sono cresciute in modo significativo. Dal 2013 al 2017 l’export italiano è cresciuto da 390,2 a 448,1 miliardi di euro ovvero del 15%.
MITO 7: L’Italia è ostaggio della politica “suicida” dell’UE. Spesso sentiamo dire che l’Italia, in quanto membro dell’UE, ha dovuto attuare decisioni imposte dall’alto, anche contro i propri interessi. Tuttavia, nel caso delle sanzioni e dell’embargo russo, queste affermazioni sono percipite come le ulteriori manipolazioni, perché due terzi delle esportazioni italiane di prodotti agroalimentari vengono proprio negli stati membri dell’UE proprio grazie al mercato comune europeo.
MITO 8: Le sanzioni non funzionano. Le sanzioni non sono un esercito, rappresentano, invece, uno strumento di pressione, una forte risposta, una denuncia della comunità internazionale alle attività di aggressione militare di uno stato nel mezzo dell’Europa. Tuttavia, senza di esse, le forze armate russe avrebbero avuto una più elevata aggressività nei confronti dell’Ucraina e, per tale ragione, non possono essere eliminate senza passi concreti da parte della Russia verso normalizzazione della situazione in Ucraina, incluso Crimea. Senza di esse si avrebbe l’assoluta debolezza della politica europea e italiana, il riconoscimento della sola forza contro ogni diritto, con il rischio di legittimare, al contempo, ogni eventuale e futura azione aggressiva di Mosca a livello globale.

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Un’iniziativa creata dall’Unione Europea per stimolare le industrie della moda e del lifestlyle in Europa

Posted by fidest press agency su martedì, 1 maggio 2018

E per sviluppare prodotti innovativi basati sul design. Ora, il WORTH Partnership Project riapre le candidature per trovare i prossimi progetti promettenti. WORTH sta per intraprendere la seconda edizione di un viaggio di 4 anni, che ha l’obiettivo di sostenere 150 partnership per tutta la durata del progetto.
La seconda call per l’invio delle candidature si è aperto il 17 aprile. La WORTH Community sta crescendo rapidamente, con oltre 650 membri registrati e pronti a connettersi e a costruire collaborazioni transnazionali. Tutti i creativi sono invitati a registrarsi e a candidarsi alla seconda call del WORTH Partnership Project, che si concluderà il 24 ottobre 2018.
I Progetti premiati riceveranno supporto finanziario, attività di coaching, possibilità di partecipare a eventi internazionali, creazione di legami professionali, crescita del mercato e accesso a una comunità innovativa per rilanciare le proprie idee innovative e dirompenti.
In linea con gli obiettivi dell’Unione Europea, siamo focalizzati sul rendere più competitive le imprese dei settori fashion, lifestyle e beni di consumo, spingendo l’acceleratore su design e innovazione. WORTH Partnership Project è un’opportunità per le PMI e le start-up creative per espandere le proprie capacità di innovazione e design attraverso partnership transnazionali attraverso tutta l’Europa “, ha dichiarato Vicente Cambra, R&D Assistant Manager di AITEX e project manager di WORTH.
I 25 progetti di design altamente innovativi selezionati a seguito della prima call riguardavano un’ampia gamma di settori industriali in 20 diversi paesi europei. Tutti i progetti hanno dimostrato di avere un forte potenziale di mercato e hanno dato vita a veri e propri partenariati intenzionali per sviluppare la creatività europea.
“Dobbiamo riflettere su nuovi modi per mescolare creatività e innovazione e per esprimere la creatività attraverso le lenti di altre discipline” – ha affermato Leslie Holden, direttrice dell’Amsterdam School of Fashion e membro del comitato direttivo.
Un’iniziativa della Commissione Europea che si propone di sostenere collaborazione tra PM e start-up di designers, produttori e imprese tecnologiche per creare nuovi prodotti e realizzare idee innovative e dirompenti. L’iniziativa è attuata da un consorzio in tutta Europa, nella convinzione che le industrie creative (PMI e start-up) siano i principali motori della crescita economica in Europa.

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Ripensare l’Europa? I vescovi ci aiutano. Grazie!

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 ottobre 2017

europaOggi la Commissione delle conferenze episcopali dell’Unione europea (Comece) si ritrova per “Ripensare l’Europa”, come dice il titolo del loro convegno, a 60 anni della firma dei Trattati di Roma che hanno istituito la Comunita’ economica Europea. “È nostra esperienza e anche il Papa ci ha detto la stessa cosa, che i politici sono alla ricerca di orientamenti per il futuro dell’Europa. La crisi è esistenziale. Lo abbiamo visto con la Brexit, con il dilagare dei nazionalismi, con la questione della zona Euro. Sono tutte questioni di non facile soluzione, pertanto occorrono orientamenti forti e nuovi per l’avvenire dell’Europa”. Al convegno e’ prevista la partecipazione anche di papa Francesco.
Ovviamente ci fa piacere, e riteniamo che sia utile, che i vescovi siano preoccupati delle istituzioni europee, ma cogliamo l’occasione per ricordare alcuni aspetti che, invece, non sono pienamente considerati nei rapporti con l’istituzione religiosa. Quest’ultima dovrebbe parlare solo ai propri fedeli, mentre con le istituzioni dovrebbe correlarsi solo rispetto ai propri spazi d’azione, in ottemperanza alle varie norme di liberta’ e finanziamento previsti. Ogni fedele, anche decisore europeo, puo’ avere la fonte d’ispirazione che piu’ ritiene opportuna. Altra cosa e’ quando l’istituzione religiosa in quanto tale si rapporta con le istituzioni non religiose (come l’Unione) per far si’ che vengano prese alcune decisioni piuttosto che altre. E’ in gioco la liberta’ delle nostre istituzioni e l’equita’ dei rapporti con qualunque confessione religiosa, tra le basi fondanti della nostra Unione e di tutti gli Stati che vi appartengono. Liberta’ che e’ tale visto che i diversi tentativi -prima e dopo l’approvazione della Costituzione europea – per ingabbiare la stessa nelle “radici giudaico-cristiane del nostro continente” non sono mai andati a buon fine. Il processo di “ripensare l’Europa” e’ complesso e al momento ancora in alto mare. Bene che i vescovi ci diano un contributo. Noi, che non siamo un’istituzione, ma organizzazione di cittadini utenti e consumatori, leggeremo con attenzione le riflessioni dei vescovi, e ne faremo tesoro per tutte le occasioni in cui contribuiamo al nuovo modello europeo, post-Brexit e non solo. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Droni: nuovi sforzi della Commissione per mettere la sicurezza al primo posto

Posted by fidest press agency su sabato, 30 settembre 2017

droniLa Commissione europea dà un nuovo impulso per accelerare l’attuazione di norme in tutta l’UE per l’utilizzo dei droni nell’Unione europea. Nel 2016 in Europa sono stati segnalati oltre 1 200 eventi rilevanti per la sicurezza, incluse collisioni mancate tra droni e velivoli; ciò sottolinea il bisogno urgente di un quadro normativo dell’UE moderno e flessibile. La Commissione pertanto chiede al Parlamento europeo e al Consiglio di approvare la sua proposta di dicembre 2015 per creare un quadro normativo per i droni. In attesa dell’adozione, oggi l’impresa comune per la ricerca sulla gestione del traffico aereo nel cielo unico europeo (SESAR), istituita dalla Commissione, metterà a disposizione mezzo milione di euro a sostegno della dimostrazione di servizi di “geo-fencing”, un sistema che può impedire automaticamente ai droni di volare in zone soggette a restrizioni, ad esempio vicino agli aeroporti.
La Commissaria per i Trasporti Violeta Bulc ha dichiarato: ”I droni offrono grandi opportunità per nuovi servizi e imprese; ecco perché vogliamo che l’Europa diventi un leader globale. Sono certa che il nostro quadro normativo moderno e flessibile porterà alla nascita di nuovi campioni europei in questo settore. Ma la sicurezza deve sempre essere al primo posto: se non prendiamo provvedimenti in fretta, le collisioni mancate tra droni e velivoli un giorno potrebbero avere conseguenze disastrose. Pertanto chiedo al Parlamento europeo e al Consiglio di trovare rapidamente un accordo sulla nostra proposta di dicembre 2015.”

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Futuro del bilancio dell’Unione europea

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 maggio 2017

parlamento europeo romaRoma Venerdì 26 maggio, alle ore 16.00 presso lo Spazio Europa, via IV Novembre 149 il Vice direttore Generale della Direzione generale Bilancio della Commissione europea Silvano Presa terrà un dibattito pubblico sul futuro del bilancio dell’Unione europea e sul Libro bianco sul futuro dell’Europa, rispondendo alle domande dei cittadini.
Lo scopo dei Dialoghi organizzati dalla Commissione europea è avvicinare i cittadini all’Unione europea, dando loro la possibilità di esprimere opinioni, porre domande e ricevere risposte direttamente dai rappresentanti della Commissione europea sulle questioni che toccano la loro quotidianità e stanno loro più a cuore.

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Si può riformare l’Unione Europea? Per la crescita e l’occupazione

Posted by fidest press agency su martedì, 21 marzo 2017

Roma Giovedì 23 Marzo 2017, ore 15:30 Dipartimento di Economia, Sala delle Lauree Via Silvio D’Amico 77. In occasione del 60° annivarsario della firma dei trattati di Roma, presso il Dipartimento di Economia si terrà il seminario di studio Si può riformare l’Unione Europea? Per la crescita e l’occupazione. Introduce il prof. Sebastiano Fadda.

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Antonio Tajani, sul futuro dell’Unione europea

Posted by fidest press agency su sabato, 18 febbraio 2017

Portrait of Antonio TajaniIl Presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani ha accolto con favore l’approvazione odierna da parte dell’assemblea plenaria di tre rapporti rispettivamente di Guy Verhofstadt, Mercedes Bresso, Elmar Brok, Reimer Böge e Pervenche Berès sul futuro dell’Unione europea.
Secondo il Presidente Tajani, “Dobbiamo avvicinare l’Europa ai cittadini. La posizione del Parlamento sul futuro dell’Europa è chiara: l’Unione deve rispondere alle preoccupazioni dei cittadini e offrire risultati più concreti.Il Parlamento europeo è il fulcro di questo impegno a rafforzare l’Europa per renderla più efficace. Noi siamo la voce delle persone e dobbiamo garantire che i cittadini siano al centro del progetto Europeo. Dobbiamo fare tesoro dei successi degli ultimi sessant’anni, ma anche imparare dai nostri errori. Dobbiamo cambiare l’Europa, non indebolirla. Lo dobbiamo fare per noi e per le generazioni future, che meritano un’Europa più sicura, più prospera e sostenibile, capace di affermarsi come leader globale difendendo i nostri valori nel mondo.”

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Unione Europa: Velocità o meno, ciò che conta sono i consumatori, motore dell’economia

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 febbraio 2017

europa-comunitariaEuropa a due velocità, con interesse dei tedeschi visto che è l’attuale loro governo a proporlo… e quindi dopo la Brexit (ancora tutta in aria -1), ulteriore colpo all’Unione, all’euro e alle prospettive federali del territorio europeo? Noi -molto modestamente, dal nostro osservatorio e con la nostra azione politica essenzialmente a livello italiano- vogliamo ricordare che le velocità nell’attuale Unione ci sono gia’ e sono rilevanti: gli Stati nazionali per esempio, e la mancanza di politiche uniche fiscali e di difesa come secondo esempio, e le politiche sui migranti come terzo esempio, etc etc. Abbiamo scoperto l’“acqua calda”, ne siamo consapevoli, ma ricordarlo serve forse ad aiutare a capire che le soluzioni di nuove velocita’ che vengono prospettate, forse non rappresentano chissa’ quale novita’, ma sono solo la fotografia dell’attuale e, quindi, se dovessero essere prese in considerazione come pratica innovativa,
non sono altro che roba vecchia che ha gia’ dimostrato di non funzionare. Abbiamo per questo le soluzioni? Per carita’, non siamo cosi’ altezzosi e non pretendiamo cosi’ tanto. Ci preme solo ricordare, visto che il confronto e lo scontro politico per il benessere dei singoli e del mondo avviene a livelli transnazionali (dove l’ONU svolge solo una funzione di “cerotto” dei mali diffusi), che a questi livelli contano numeri e idee motrici. Con al centro l’economia e l’istruzione. Per capire sui numeri (restando nel cosiddetto Occidente).
Gli Usa sono un mercato di 325 milioni di consumatori. L’Unione Europea e’ un mercato di piu’ di 500 milioni di consumatori.
Le attuali situazioni che nascono da questi numeri. Gli Usa sono (ancora e per il momento) la prima potenza mondiale, a partire dalla forza del loro mercato interno e dalla capacita’ innovativa e creativa che nasce dalla loro istruzione. L’Unione Europea e’ riuscita (per ora) solo limitatamente a far pesare il proprio mercato interno, mentre per l’istruzione (sostanzialmente Erasmus) siamo in alto mare, e i risultati dell’istruzione sui singoli territori (proprio perche’ -a nostro avviso- non sono parte di un’unione federale) invece di guardare il mondo a partire dai propri 500 milioni di consumatori, si rivolge ad altri sistemi piu’ recettivi (essenzialmente Usa).
Accade, quindi, che la forza di un mercato come quello dell’Unione e’ sottovalutata perche’ poco fruibile e, spesso (anche grazie all’attuale montante nazionalismo antieuropeo) considerata come una gabbia.
Viene spontanea una domanda: perche’ in Unione Europea non si parte da questa semplice constatazione della propria potenza di mercato interno? Certo, ci sono tante variabili potenzialmente sconvolgenti, come per esempio quelle continentali e sub-continentali di Cina, Giappone, Africa e India… ma rappresentano un limite o non piuttosto uno stimolo a meglio organizzarsi per meglio dialogare ed aiutarsi per il benessere e la felicita’ transnazionale? Noi, ovviamente peroriamo per la seconda possibilita’ (stimolo, etc.). Ma non ci sembra che sia altrettanto da parte dei decisori. Tanto bla bla politicante, tanta paura di perdere poltrone a favore dei nazionalismi, ma per arrivare dove? Sui nazionalismi -allo stato dei fatti- dove si sono proposti come alternativa, sono stati sconfitti (Scozia, Catalogna, Austria -per esempio- anche se questi non erano anti-Ue nello specifico), e questo ci puo’ far credere che con politiche sui consumatori (l’Ue conviene per questo e per quest’altro), il ridimensionamento dei nazionalismi non e’ una chimera. Sul bla bla politicante, occorrono fatti, numeri, provvedimenti, snellimento della burocrazia, trasparenza, accessibilita’, comprensione oltre le barriere linguistiche… cioe’: benessere tangibile a partire dalla quotidianita’ di ogni consumatore. Difficile? Sicuramente non facile. La democrazia e la liberta’ sono di difficile e faticosa gestione ma, visto che nel mondo questo binomio fino ad oggi ci ha portato ad una drastica riduzione di fame, malattie e malessere, perche’ non accelerare anche in questo nostro mercato interno di 500 milioni di consumatori? Il testimone, ovviamente va ai decisori che -per il momento, e per fortuna- sono regimi parlamentari. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Se crolla l’Euro, viene giù l’Unione Europea

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 febbraio 2017

banca centrale europeaL’Unione Europea non sopravviverà alla fine dell’Euro, ha avvertito Mario Draghi, presidente della Banca Centrale Europea. Un timore dal contenuto piuttosto ovvio e intuitivo. Ma nell’epoca in cui viviamo, il rischio concretissimo di buttare al macero settant’anni di grandissimi progressi sociali, economici e di pace non fa più paura. Equiparare l’UE all’Unione Sovietica o la Germania di oggi al Terzo Reich fa tendenza e attira scrosci di applausi. E alla fine una buona parte dell’opinione pubblica ha finito per crederci davvero. Un’epoca che verrà studiata come un manifesto alla scarsa qualità del nostro sistema d’istruzione, che non solo insegna male a leggere e scrivere, ma tratta la storia solo come fredda nozionistica e ignora del tutto l’educazione civica.
Nulla è tabù, per carità, nulla vieta che si decida di sfasciare tutto. Trattandosi di un esperimento umano che cerca di ricomporre secoli e di guerre e frammentazione, l’UE e l’Euro sono imperfetti e necessitano di continui aggiustamenti, anche drastici, su cui faticano a mettersi d’accordo decine di capi di Governo. Col senno di poi, avremmo potuto e dovuto evitare molti errori, a cui ora devono far fronte Istituzioni europee deboli e sotto continuo attacco, e Paesi membri dove dilagano forze politiche sovraniste.
Ma non per questo si possono prendere in giro gli elettori, invitandoli ad uscire dall’Euro per “salvare” l’UE, come continuano a ripeterci i populisti nostrani. Più sinceri e onesti i populisti d’Oltralpe, che almeno la dicono tutta ai propri elettori: uscire dall’Euro e dall’UE, dalla Nato e, perché no, anche dal ventunesimo secolo. (Pietro Moretti, vicepresidente Aduc)

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Unione dell’energia: dibattito sulle prossime tappe

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 febbraio 2017

energia-elettricaBruxelles Parlamento europeo. La seconda relazione sullo stato dell’Unione dell’energia sarà discussa mercoledì pomeriggio con il Commissario e vicepresidente Maroš Šefčovič. Con otto proposte aggiuntive (“Pacchetto energia pulita”) presentate nel novembre 2016, circa l’80% della legislazione necessaria per completare l’Unione dell’energia è ora nell’iter legislativo.Il Parlamento e il Consiglio hanno raggiunto un accordo provvisorio sulle regole sugli accordi intergovernativi per l’energia e stanno negoziando le nuove norme sull’etichettatura dell’efficienza energetica. A breve, inoltre, dovrebbero avviarsi i colloqui sulla sicurezza della fornitura di gas.Le proposte legislative riguardano l’efficienza energetica, le energie rinnovabili, la progettazione del mercato elettrico, la sicurezza dell’approvvigionamento di energia elettrica e le regole per la governance dell’Unione dell’energia. La commissione per l’industria del Parlamento sta per iniziare l’esame delle proposte.

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Data Protection Officer, vacilla la norma

Posted by fidest press agency su sabato, 28 gennaio 2017

sanità-digitaleUno dei principali obiettivi del nuovo Regolamento UE 2016/679, è quello di creare il giusto clima di fiducia tra i cittadini per far decollare il mercato digitale nell’Unione Europea, un’economia da 272 milioni di euro che può continuare a crescere solo se gli utenti si sentono a loro agio mentre fanno acquisti in Internet, senza doversi preoccupare che i loro dati personali potrebbero essere trattati illecitamente o utilizzati per commettere frodi a loro danno.E se da una parte la nuova normativa comunitaria sulla privacy inizia a preoccupare le imprese, che si dovranno adeguare entro il 25 maggio 2018 per non rischiare multe fino a 20 milioni di euro o fino al 4% del fatturato annuo, sul fronte del mercato del lavoro ci sono invece prospettive positive, derivanti dalla crescente necessità di esperti della materia e dall’obbligo di nomina di un “data protection officer” per tutte le pubbliche amministrazioni e per le imprese che trattano su larga scala dati sensibili o altri dati che presentano rischi specifici, oppure se nelle attività principali vengono effettuati trattamenti che richiedono il controllo regolare e sistematico degli interessati, come avviene spesso nelle attività di e-commerce in cui gli utenti vengono profilati online per proporre loro prodotti e servizi in base ai loro gusti e alle loro preferenze.
Un contesto che, secondo le stime dell’Osservatorio di Federprivacy, nei prossimi 12 mesi potrà richiedere fino a 45mila esperti solo in Italia. Numeri importanti, quelli di un’emergente categoria professionale che necessiterebbe però di più trasparenza nel mercato con standard e parametri di riferimento che sono in cantiere da un anno e mezzo con una specifica norma UNI arrivata ora a conclusione del suo iter, ma i cui contenuti non convincono la principale associazione di riferimento del settore:
“Quello della norma tecnica sarebbe stato lo strumento ideale a disposizione degli stakeholder per definire i requisiti che devono possedere i professionisti della privacy per poter essere riconosciuti dal mercato, ovviamente a condizione imprescindibile che tali regole fossero allineate alle prescrizioni del Regolamento UE e alle recenti Linee Guida del Working Party Art.29, nelle quali è stato precisato che il data protection officer deve avere in particolare una conoscenza specialistica della normativa e delle prassi in materia, talvolta anche più elevata in base alla complessità o alla mole dei trattamenti effettuati – spiega il presidente di Federprivacy, Nicola Bernardi – Da parte nostra, abbiamo segnalato in tutte le sedi la necessità di disegnare un profilo adeguato del DPO, ma ora dobbiamo con rammarico constatare che il progetto finale di norma vede un profilo professionale stravolto rispetto ai dettati dell’UE, generico per quanto riguarda le conoscenze giuridiche della normativa, e con molte altre conoscenze invece informatiche, riconducibili più a quelle di un security manager che a quelle richieste a un data protection officer. Allo stato attuale – conclude Bernardi – questa norma non risponde ne’ alle prescrizioni di legge, ne’ alle esigenze di mercato, e per questo rischia di essere solo fuorviante per le imprese che sono alla ricerca del professionista giusto a cui conferire l’incarico.”
Il documento in questione, (Cod. Progetto E14D00036), è stato messo ora all’inchiesta pubblica finale, e tutte le parti interessate possono esprimere i loro commenti fino al 25 marzo 2017, quando UNI tirerà le somme per verificare se ci siano i presupposti perché la norma sul data protection officer possa venire alla luce oppure no.Certo è, che per spingere sul mercato digitale l’Unione Europea ha varato una riforma sulla protezione dei dati personali egualmente vigente in tutti gli Stati membri, e altrettanto evidente è che la norma così com’è allo stato attuale devia da quella direzione, e rischia di far mancare alle imprese le giuste professionalità, con il pericolo di ingenerare confusione nel mercato delle professioni.Imprese e pubbliche amministrazioni, devono perciò vigilare attentamente per non incorrere in pesanti sanzioni, perché è in gioco la loro organizzazione e la capacità di rispettare la normativa sulla circolazione e protezione dei dati, senza dimenticare infine che è indispensabile evitare di offuscare i diritti fondamentali che sono riconosciuti per legge ai cittadini.

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Circular Economy: l’impegno dell’Unione Europea per un’economia circolare

Posted by fidest press agency su domenica, 23 ottobre 2016

torinoTorino Il 24 ottobre 2016, presso l’Aula magna del Campus Luigi Einaudi (lungo Dora Siena, 100 Torino) alle 10 si terrà l’incontro “Circular Economy”, evento che rientra tra le iniziative promosse dall’ufficio di Milano del Parlamento europeo. Questo evento vedrà la collaborazione di Europe Direct, del Dipartimento di cultura politica e società di Unito e della Città di Torino, e si rivolge in particolare al pubblico degli studenti, specialmente i più giovani, per portare attenzione sulle misure adottate a livello europeo per incentivare la transizione dell’Europa verso una economia circolare. Nei sistemi di economia circolare i prodotti mantengono il loro valore aggiunto il più a lungo possibile e non ci sono rifiuti. Quando un prodotto raggiunge la fine del ciclo di vita, le risorse restano all’interno del sistema economico, in modo da poter essere riutilizzate più volte a fini produttivi e creare così nuovo valore. Nel dicembre del 2014 la Commissione Europea ha deciso di porre su un piano più ambizioso la prevista revisione della legislazione europea sui rifiuti, elaborando un pacchetto di misure integrate che non si pongono solo l’obiettivo di ridurre la produzione di rifiuti, ma di promuovere una più generale transizione verso un’economia circolare. «Il nostro pianeta e la nostra economia non sopravvivranno se continueremo a seguire i dettami del “prendi, trasforma, usa e getta”.» ha affermato Frans Timmermans, il vice presidente della Commissione europea. «Le risorse sono preziose e vanno conservate sfruttandone al massimo il potenziale valore economico. L’economia circolare si prefigge di ridurre i rifiuti e proteggere l’intera economia. Ripensiamo il nostro modo di produrre, lavorare e acquistare.»
Il fine dell’incontro è quello di creare uno spazio di interazione e discussione tra esperti del settore pubblico e privato, insieme agli studenti, alimentando così un dibattito critico e costruttivo.All.incontro, che vede coinvolti 300 ragazzi delle scuole secondarie di secondo grado del territorio della Città metrpolitana, interverranno:
Alba Garavet (Europe Direct)
Marinella Belluati (Dipartimento CPS)
Dario Padovan (Dipartimento CPS)
Anna Monticelli (Intesa San Paolo)
Elena De Ambrogio (Città di Torino)
Mercedes Bresso (Europarlamentare – collegio NordOvest)
Brando Benifei (Europarlamentare – collegio NordOvest)

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Integratori alimentari nell’Unione Europea

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 ottobre 2016

integratori alimentariLa mancata armonizzazione della normativa Europea sugli integratori alimentari determina ancora oggi, a distanza di quasi 15 anni dall’entrata in vigore del Regolamento 2002/46 sugli integratori, diversi ostacoli per lo sviluppo del settore, primo fra tutti quello alla libera circolazione delle merci per l’inadeguata applicazione della procedura di mutuo riconoscimento. Una situazione che determina notevoli difficoltà per l’industria nell’approccio al mercato comunitario.Per fare chiarezza sull’intero complesso delle norme comunitarie che regolano il comparto degli integratori, FederSalus che da sempre svolge un ruolo attivo in Europa al fianco di EHPM – European Federation of Associations of Health Product Manufacturers – ha contribuito alla realizzazione del libro “Integratori Alimentari nell’Unione Europea. Normativa comunitaria e normative nazionali, aspetti scientifici della valutazione della sicurezza e dell’efficacia e struttura dei mercati nell’UE” scritto dal Prof. Vittorio Silano, Professore dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, past Chairman del Comitato Scientifico EFSA e attuale Presidente del Panel EFSA CEF.Il volume, strutturato in sette capitoli, dedicati ciascuno ad analizzare un aspetto specifico della normativa del settore, affronta ed approfondisce gli aspetti regolatori degli Stati membri dell’Unione Europea confrontandoli con quelli dei Paesi extra Ue. La Commissione Europea, infatti, ha armonizzato solo alcuni aspetti in materia di integratori alimentari a base di vitamine e minerali, e ha rinviato ad una seconda fase la definizione di norme relative ad altri nutrienti e sostanze determinando grande eterogeneità della normativa che rimane appannaggio dei singoli Stati Membri, “spesso senza che siano chiari i motivi di tali differenze – come afferma il Prof. Silano -. In molti casi le normative differiscono enormemente da Paese a Paese con le immaginabili difficoltà di transito di questi prodotti all’interno del mercato comunitario”.
Un esempio, ampiamente affrontato nel libro, è rappresentato dal processo di armonizzazione sui livelli massimi di vitamine e minerali ammessi negli integratori alimentari che “non è ancora avvenuto a causa della complessità delle informazioni necessarie per tale definizione – continua il Prof. Silano – I livelli massimi permissibili negli integratori alimentari, spesso marcano in alcuni Stati Membri la differenza con i prodotti medicinali a base delle stesse vitamine e minerali. L’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare sta lavorando da anni per definire per ogni vitamina e minerale le conoscenze necessarie per l’armonizzazione di questi livelli massimi”.L’applicazione del Regolamento Claim (1924/2006), ancora parziale, porta con sè alcuni limiti e criticità che rischiano di incidere negativamente non solo sull’industria del settore ma anche sulla comunicazione ai consumatori. Nel testo si affronta in particolare il caso dei botanicals, le sostanze e i preparati a base vegetale utilizzati negli integratori alimentari. La valutazione scientifica sull’impiego delle indicazioni salutistiche per i botanicals è ferma dal 2010 e si attende dalle Istituzioni UE una decisione sui criteri di valutazione scientifica che tenga in adeguata considerazione anche la tradizione d’uso.FederSalus, in particolare, è attiva nel sostenere l’adeguatezza della tradizione d’uso per valutare le indicazioni sulla salute riferite ai botanicals, che “rappresentano fra tutti gli integratori alimentari il caso di maggiore frammentazione del mercato europeo a causa delle divergenti valutazioni di sicurezza ed anche della maggiore complessità dell’applicazione delle normative comunitarie in materia di indicazioni nutrizionali e sulla salute” – spiega il Prof. Silano in un’intervista a FederSalus – La storia di uso sicuro di una particolare preparazione botanica è caratterizzata da notevoli limitazioni. Tuttavia, l’EFSA, nel quadro dell’applicazione della normativa sui nuovi alimenti (Reg.(UE) 2283/2015) ha recentemente messo a punto una particolare metodologia che consente di utilizzare la storia di uso sicuro, realizzando una base di dati che consente di individuare agevolmente la presenza di sostanze potenzialmente tossiche da controllare nelle specie botaniche in uso”.Questo scenario normativo ancora incompleto si contrappone alla crescita della domanda di integratori alimentari legata alle moderne esigenze di salute dei cittadini, sempre più attenti alla prevenzione e al benessere, a cui l’industria risponde con investimenti in ricerca e innovazione, contribuendo all’evoluzione complessiva del mercato.”L’Europa assorbe il 20% circa del consumo mondiale di integratori alimentari che è pari a 66 miliardi di euro. In Europa il valore del mercato degli integratori ammonta a circa 13 miliardi di euro e rappresenta il 37% del totale mercato Consumer Healthcare – afferma il Presidente FederSalus Marco Fiorani, coautore del testo –. L’Italia è il principale mercato europeo, e nell’ambito dei cinque Stati leaders in Europa è quello che ha registrato il maggior tasso di crescita del periodo fra il 2009 ed il 2015. L’industria oggi risponde all’evoluzione dell’approccio alla salute degli individui investendo in innovazione di prodotto e tecnologica e nel supporto scientifico dei prodotti. Tuttavia, ad un’industria che investe si affianca un contesto regolatorio che rischia di frenare lo sviluppo. FederSalus ha avviato un percorso di riconoscimento dell’integratore alimentare come presidio della salute e sta lavorando per portare all’attenzione delle Autorità questi temi e per fornire alle imprese gli strumenti giusti per favorire innovazione e qualità”.

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