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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 349

Posts Tagged ‘unione europea’

L’Unione europea è una lumaca in un mondo di lepri

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 settembre 2022

“Mentre in Gran Bretagna la neo premier conservatrice Truzz vara un piano di congelamento del prezzo del gas, l’Unione europea non riesce fare altrettanto a causa della contrarietà di Olanda e Germania. Noi non dobbiamo dare l’impressione che uscire dall’Ue sia più conveniente che rimanerci. Gli organismi sovranazionali sono indispensabili per sopravvivere nell’era della globalizzazione, ma vedere che la Gran Bretagna riesce a mettere un limite al prezzo del gas mentre l’Ue si perde in veti che agevolano solo Putin, fa male all’Europa. Tutti gli Stati fondatori facciano ogni pressione su quelli reticenti per stroncare questa speculazione e dare ossigeno a decine di milioni di famiglie e imprese”. È quanto ha dichiarato il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia intervistato su Rai Isoradio.

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La sfida “ALL Organic” per rendere resiliente e autonoma la produzione alimentare dell’Unione europea

Posted by fidest press agency su martedì, 2 agosto 2022

Il progetto di ricerca ALL Organic, coordinato dal CREA, il maggiore ente di ricerca italiano in agroalimentare, intende promuovere e mettere a rete esperienze e modelli in grado di supportare lo sviluppo di sistemi alimentari biologici diversificati, con l’obiettivo di attivare e sostenere le produzioni biologiche in condizioni di resilienza, coinvolgendo gli attori del sistema alimentare, dal campo alla tavola.Sette partner di 5 nazioni dell’Europa e del Nord Africa (Estonia, Polonia, Romania, Italia e Algeria) uniranno i loro sforzi per testare le ipotesi che lo sviluppo di sistemi di coltivazione biologica diversificati, co-progettati, adattati localmente, sia una strategia efficace per migliorare la biodiversità, per ridurre l’impatto di parassiti e malattie diminuendo la dipendenza dai prodotto per la difesa fitosanitaria, per utilizzare in modo efficiente le risorse e i sottoprodotti agricoli, riducendo gli sprechi e le perdite di nutrienti e per mitigare l’impatto dei cambiamenti climatici, garantendo la stabilità delle rese.In Italia, il Living Lab agroecologico è attivo in Basilicata, aggregando aziende biologiche di produzione e della trasformazione con la facilitazione di ricercatori Crea e della Fondazione Italiana per la Ricerca in Agricoltura Biologica e Biodinamica (FIRAB). A seguito di un primo incontro promosso a fine aprile presso la stazione sperimentale del Crea a Metaponto, al quale hanno partecipato una trentina di operatori biologici, è stato appena attivato un percorso di confronti con singole aziende biologiche e attori territoriali per far emergere competenze, esperienze e saperi che potranno arricchire il bagaglio informativo collettivo all’interno del Living Lab e l’identificazione di persone/aziende risorsa su tecniche e approcci rilevanti sui temi della diversificazione. Il primo giro di incontri ha messo in evidenza una grande ricchezza di esperienze sui fronti dell’autoproduzione di mezzi tecnici (quale il vermicompost), della coltivazione e selezione di materiale genetico eterogeneo (come le popolazioni evolutive di frumenti, fagioli e pomodori) e della integrazione consociativa di colture erbacee ed arboree in seno alle aziende biologiche e a un’azienda pubblica del territorio quale quella dell’ALSIA di Rotonda.È a partire da queste esperienze che si nutrirà il Living Lab nel corso di una serie di scambi socio-tecnici e di approfondimenti scientifici ed esperienziali conseguenti. Attraverso il coinvolgimento attivo di agricoltori, ricercatori e gli altri attori del sistema agroalimentare interessati nella co-progettazione, monitoraggio e valutazione di pratiche e tecnologie agricole, la comunità dei living lab potrà infatti identificare e affrontare gli ostacoli in modo più efficace.

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L’Unione europea continua a soffrire di un deficit di democrazia

Posted by fidest press agency su martedì, 12 luglio 2022

Mette in pericolo la realizzazione delle sue stesse riforme, anche quando queste perseguono obiettivi ambiziosi e condivisibili come il Green Deal – dichiara Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro. La protesta degli agricoltori olandesi riflette non solo le tensioni economiche e sociali del momento, ma anche un persistente scollamento tra le istituzioni di quel Paese e il mondo produttivo. È un problema a cui bisogna porre rimedio se si vuole evitare che fenomeni simili si verificano anche nel resto della UE.Il sostegno alla rivoluzione agroecologica non può essere messo in discussione, ma procedure e metodi utilizzati per farla diventare realtà devono coinvolgere il più possibile tutti gli operatori interessati. Solo in questo modo è possibile evitare che cambiamenti di questa portata finiscano per essere percepiti come calati dall’alto – continua Tiso. È il caso del carbon farming e dei crediti di carbonio, che l’Europa vorrebbe introdurre per ridurre al minimo le emissioni del primo settore. Sulla carta si tratta di un progetto vantaggioso sia per gli agricoltori che per l’ambiente, ma in assenza di una consultazione allargata c’è il rischio che possa concretizzarsi in un sistema di regole lontane dalla realtà vissuta da migliaia di aziende agricole. Per avere successo è indispensabile tenere in considerazione la biodiversità e i mezzi di sussistenza delle comunità rurali, evitando di promuovere soluzioni fallaci e di facciata che finirebbero per incentivare le monocolture e l’utilizzo di pesticidi.

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Unione europea verso l’implosione? Mercati e libertà

Posted by fidest press agency su domenica, 26 giugno 2022

Il balletto burocratico del Consiglio europeo per l’avvio della procedura all’ingresso di Ucraina, Moldavia e Georgia sembra essere più pericoloso di quanto non appaia dalle cronache di Bruxelles. Non si tratta di aderire al club del golf della tranquilla cittadina di provincia, ma di ciambelle di salvataggio da lanciare in un mare in tempesta, tirarle a bordo e armare i salvati con la forza di democrazia, diritti, giustizia e libertà.E’ significativo che in questi giorni si facciano anche più insistenti le pressioni all’ingresso di Bosnia Erzegovina, Albania, Serbia e Macedonia del Nord dove, quest’ultima in particolare, è bloccata dal veto della Bulgaria per un suo conflitto culturale, linguistico e storico con Skopje. Insomma i particolarismi nazionali hanno sempre la meglio su una realtà e un progetto – l’Ue – che dovrebbe essere proprio il superamento delle nazioni.Ci siamo illusi dopo il viaggio di Mario Draghi, Emmanuel Marcron e Olaf Scholz a Kiev? No, le azioni hanno significati maggiori di qualunque procedura e burocrazia. A maggior ragione quando è in corso una guerra. E questo viaggio ha un significato, dovendo portare questi leader fino a Tbilisi/Georgia e nelle altri capitali degli attuali aspiranti all’Unione. L’offensiva delle truppe di Putin si basa sull’idea russa di debolezza dell’Unione. Le persone scese in piazza a Tbilisi, e le altre che auspichiamo dovrebbero fare altrettanto in tutte le capitali dell’Unione, possono invece affermare il contrario. L’Europa è una realtà, il nuovo che avanza e dà sicurezze e giustizia. Mercati e libertà non sono slogan di dottrine liberiste, ma realtà che alcuni Paesi oggi in Ue stanno vivendo e implementando. Realtà che non vivono di confini e limitazioni, ma trovano ragion d’essere proprio nel non avere confini e limitazioni. L’occasione dei nuovi ingressi va colta a volo, prima che l’Ue imploda divorando se stessa, attorcigliandosi sotto la pressione russa e ammanettandosi in un dualismo Usa/Russia che ci può riguardare solo perché alleati degli Usa ma non dipendenti da essa. Vincenzo Donvito Maxia http://www.aduc.it

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Rampelli: L’Ucraina, la Russia e l’Unione Europea

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 marzo 2022

“Quella dei missili Nato in Ucraina al confine con la Russia è una favola insopportabile, del resto per bombardare Mosca basterebbero i missili a lunga gittata lanciati dal Mar Baltico, non serve metterli nel Donbass. Non è mai esistito alcun accordo stipulato con Gorbaciov, altra balla, per non far aderire le nazioni dell’est europeo, finalmente liberate dall’incubo del comunismo, all’Unione europea o all’Alleanza atlantica”. È quanto ha dichiarato il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia intervenendo in aula sulle comunicazioni del president del Consiglio Mario Draghi. “Al contrario se ci fosse stata l’adesione millantata di Kiev, paradossalmente a mio giudizio non ci sarebbe stata questa invasione perché tutte le nazioni del Patto Atlantico avrebbero dovuto difenderla e questo sarebbe stato un deterrente formidabile”. “Un po’ di autocritica va fatta. E’ stato fatale non aver saputo leggere dietro le mosse di Putin il nuovo progetto egemonico del Cremlino. Non aver saputo gestire in 30 anni il distacco dell’Ucraina dalla Federazione Russa. L’Ue era troppo occupata con le procedure d’infrazione contro gli Stati membri e non si è battuta a sufficienza per completare l’integrazione di Mosca e la trasformazione in una democrazia liberale, pacificando per sempre il continente. Nemmeno si è curata di garantirsi l’autonomia energetica a dire il vero. L’Europa ha rinunciato ai suoi obiettivi strategici per trasformarsi in una piattaforma commerciale, mentre avrebbe dovuto far capire quanto è “bello l’Occidente con il suo profumo di libertà. E quanto valga la pena respirarlo a pieni polmoni”.“E’ l’appello di Zelensky, poco fa, in tv- ha concluso Rampelli – ‘Ogni piazza, non ha importanza come si chiami, da oggi si chiamerà piazza della Libertà’. Ecco, oggi Fratelli d’Italia pur rimanendo gentilmente ostile al governo Draghi, voterà con la maggioranza, nessun inciucio è il nostro omaggio all’Italia. In questo caso è solo la libertà che ci lega”.

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Unione europea. Comincia bene il semestre francese: diritto all’aborto ed esercito europeo

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 gennaio 2022

Parlando all’assemblea plenaria di Strasburgo, il presidente francese Emmanuel Macron ha aperto di fatto il semestre di presidenza francese dell’Unione europea illustrandone le priorità: riformare la Carta dei diritti fondamentali per garantire il diritto all’aborto, riferimenti più espliciti a protezione dell’ambiente, rivoluzione digitale, sicurezza, rafforzamento dell’Unione con esercito e difesa comuni.Gli argomenti che saltano all’occhio, rispetto agli abituali temi dell’Ue, sono aborto ed esercito europeo. Aborto anche perché nei giorni scorsi, con l’elezione della nuova presidente del Parlamento Europeo, Roberta Metsola antiabortista, il presidente Macron ribadisce il primato della politica e dei diritti umani rispetto agli equilibri politici.Esercito europeo e difesa comuni sono uno dei punti “deboli” dell’Unione che, per esempio, impedisce di essere protagonisti nelle decisioni del Pianeta e di tutelare comunitariamente i confini dell’Unione, essendo oggi la difesa demandata agli Stati nazionali.Un buon esordio. Basato sulla realtà dei diritti degli individui, come tali e come parte di un progetto politico che tende agli Stati Uniti d’Europa. Un buon inizio. Le gambe per far sì che la potenza economica che oggi l’Ue rappresenta nel mondo insieme a Cina e Usa, comincerebbe ad avere sostanza politica per passare da comprimaria delle maggiori potenze a protagonista. http://www.aduc.it

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La Polonia si allontana sempre più dalla Unione europea

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 gennaio 2022

Stando alle decisioni che sono state assunte dalla Corte Costituzionale polacca, infarcita di nomine governative, il percorso è già segnato, poiché si ribadisce l’autonomia legislativa nazionale su quella comunitaria.In questo modo si mina alla base quello che è il pilastro fondamentale sul quale si è costituita l’UE: il rispetto delle norme concordate e approvate da tutti i Paesi membri.Inizia, così, un percorso fatto di sentenze che vengono contestate dalla Commissione europea, che il governo polacco impugna, per cui si ricorre alla Corte di giustizia europea, i cui verdetti, però, non sono riconosciuti.Attualmente sono aperte 193 procedure di infrazione comunitarie, delle quali 21 riguardano lo Stato di diritto e la giustizia. Per comminare le sanzioni la Ue ha bisogno della unanimità di voto degli altri Stati comunitari e qui si innesca il gioco delle parti tra Polonia e Ungheria che vota contro le sanzioni, ricevendone eguale favore. I polacchi sostengono fermamente l’adesione alla Ue ma votano per partiti che fanno di tutto per allontanarsene. I benefici dei fondi europei hanno fatto la differenza nell’economia polacca, uscita stremata da decenni di subordinanza all’Urss, ma questo non ha convinto i polacchi a votare per i partiti filoeuropei. Occorrerà stringere i cordoni della borsa comunitaria e, probabilmente, si accorgeranno dell’importanza e dei vantaggi dello stare insieme. Purtroppo non esiste un meccanismo normativo che consenta di espellere la Polonia – o altri Stati- dall’Unione europea ma la decisione spetta ai singoli Paesi, come è avvenuto con la Brexit, i cui effetti dovrebbero far riflettere il governo e i cittadini polacchi. La domanda da porre è semplice: volete impoverirvi? Primo Mastrantoni, Aduc http://www.aduc.it

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L’Unione europea è l’area più vaccinata al Mondo

Posted by fidest press agency su sabato, 1 gennaio 2022

I numeri sono lì a dimostrare che l’Unione europea è l’area che fa più vaccinazioni al Mondo. Infatti, il 69% della popolazione comunitaria è stata vaccinata con due dosi, mentre la media mondiale è del 48%, inoltre, la UE esporta vaccini in tutto il mondo, in particolare in quelli a basso e medio reddito.E’ il risultato del lavoro della Commissione europea che, nonostante le ingiustificate critiche iniziali, ha continuato a coordinare l’acquisto dei vaccini anti Covid 19, distribuendoli ai Paesi membri.E’ in corso, dal maggio scorso, il terzo programma di acquisto di dosi di vaccini che prevede, tra l’altro, l’acquisto di 1,8 miliardi di dosi di vaccino Pfizer, oltre a contratti con altre case farmaceutiche. In considerazione delle attuali e delle nuove varianti del virus SARS-CoV-2, la Commissione e gli Stati membri stanno negoziando nuovi accordi con le imprese già incluse nel portafoglio di vaccini dell’UE, che consentirebbe di acquistare rapidamente vaccini adattati in quantità sufficienti a rafforzare e prolungare l’immunità.L’obiettivo è immunizzare l’intera popolazione comunitaria, sempre che gli Stati membri attivino rapidamente le procedure di vaccinazione.Primo Mastrantoni, Aduc

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Unione Europea: Previsioni economiche d’autunno 2021

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 novembre 2021

L’economia dell’UE si sta riprendendo più rapidamente del previsto dalla recessione dovuta alla pandemia. Con l’avanzare delle campagne di vaccinazione e la progressiva revoca delle restrizioni, in primavera è ripresa la crescita e si è protratta senza interruzioni in estate, sostenuta dalla riapertura dell’economia. Nonostante le crescenti turbolenze, secondo le proiezioni l’economia dell’UE continuerà a espandersi nel periodo oggetto delle previsioni, raggiungendo un tasso di crescita del 5 %, del 4,3 % e del 2,5 % rispettivamente nel 2021, 2022 e 2023. Le previsioni indicano che nel 2021 e nel 2022 i tassi di crescita per la zona euro saranno identici a quelli previsti per l’UE, mentre nel 2023 il tasso di crescita per la zona euro sarà pari al 2,4 %. Queste prospettive dipendono in larga misura da due fattori: l’evoluzione della pandemia di COVID-19 e il ritmo con cui l’offerta si adegua alla rapida inversione della domanda a seguito della riapertura dell’economia. I mercati del lavoro dell’UE sono notevolmente migliorati grazie all’allentamento delle restrizioni sulle attività destinate ai consumatori. Nel secondo trimestre di quest’anno l’economia dell’UE ha creato circa 1,5 milioni di nuovi posti di lavoro, molti lavoratori sono usciti dai regimi di mantenimento dell’occupazione e il tasso di disoccupazione è diminuito, ma il numero totale di occupati nell’UE era ancora inferiore dell’1 % rispetto al livello precedente la pandemia. Da allora la disoccupazione è ulteriormente diminuita. Pari al 6,8 %, il tasso di disoccupazione nell’UE in agosto era appena superiore a quello registrato alla fine del 2019. I dati pubblicati dopo la data limite delle previsioni indicano un ulteriore lieve calo in settembre. Il miglioramento delle prospettive di crescita indica per il 2021 disavanzi inferiori a quanto previsto in primavera. Dopo aver raggiunto il 6,9 % del PIL nel 2020, il disavanzo aggregato nell’UE dovrebbe ridursi marginalmente al 6,6 % nel 2021 sulla scia del sostegno di bilancio ancora elevato dell’inizio dell’anno.Dopo diversi anni di bassa inflazione, la forte ripresa dell’attività economica nell’UE e in molte economie avanzate è stata accompagnata da una ripresa dell’inflazione superiore alle previsioni. L’inflazione annua nella zona euro è salita dal negativo -0,3 % nell’ultimo trimestre del 2020 al 2,8 % nel terzo trimestre del 2021. Il dato di ottobre è pari al 4,1 %, un tasso raggiunto una sola volta da quando è iniziata la pubblicazione dei dati sull’inflazione nella zona euro, nel 1997. Sebbene l’impatto della pandemia sull’attività economica si sia notevolmente indebolito, la COVID-19 non è stata ancora sconfitta e la ripresa dipende fortemente dalla sua evoluzione, sia all’interno che all’esterno dell’UE. Alla luce della recente impennata dei casi in molti paesi, non si può escludere la reintroduzione di restrizioni che incidono sull’attività economica. Nell’UE questo rischio è particolarmente importante negli Stati membri con tassi di vaccinazione relativamente bassi.I rischi economici sono connessi anche all’impatto, che potrebbe protrarsi, delle strozzature e dei limiti nell’offerta che caratterizzano l’attuale scenario. Le previsioni si basano su una serie di ipotesi tecniche relative ai tassi di cambio, ai tassi di interesse e ai prezzi delle materie prime, aggiornate al 19 ottobre. Per tutti gli altri dati, comprese le ipotesi relative alle politiche governative, le previsioni tengono conto delle informazioni disponibili fino al 25 ottobre incluso. A meno che nuove politiche non siano sufficientemente dettagliate e annunciate in modo credibile, le proiezioni presuppongono che le politiche restino invariate.La Commissione europea pubblica ogni anno due previsioni complessive (primavera e autunno) e due previsioni intermedie (inverno ed estate). Le previsioni intermedie riguardano i livelli annuali e trimestrali del PIL e dell’inflazione per l’anno in corso e l’anno successivo per tutti gli Stati membri, nonché i dati aggregati a livello della zona euro e dell’UE.Le previsioni economiche d’inverno 2022 della Commissione europea aggiorneranno le proiezioni relative al PIL e all’inflazione e dovrebbero essere presentate nel febbraio 2022. (abstract)

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L’U.E. è nata e si regge sulla negazione del fondamentale principio di “Demo-crazia”

Posted by fidest press agency su domenica, 24 ottobre 2021

By Fausto Carratù. In una calda estate dei primi anni 2000, ho partecipato ad un incontro civico nei giardini di piazza Cavour, a Roma, di fronte al Palazzo della Corte di Cassazione. Erano gli anni in cui si stava introducendo l’euro anche in Italia. Una trentina di persone vi hanno ascoltato gli interventi di Giuliano Amato e di Lamberto Dini. Al termine degli interventi dei due relatori, presi la parola per esprimere la mia perplessità, non tanto a favore o contro l’adozione dell’euro, ma perché questa novità costituiva un preoccupante precedente di imposizione dall’alto, una decisione alla quale il popolo sovrano era stato tenuto completamente all’oscuro, il demos trattato da suddito. Reclamai almeno la indizione di un referendum, con cui il sovrano potesse esprimere il proprio assenso o dissenso sull’abbandono della lira e sull’introduzione della moneta europea. Paventai allora pure la possibilità che sull’onda di quella imposizione, ne potessero seguire altre, su questioni di primario interesse del demos, la Costituzione, la lingua, la difesa militare, i princìpi morali, i confini del territorio nazionale. Tutto poteva certo discutersi, ma sempre – reclamai – nel rispetto della crazia del demos. Mi rispose per primo Lamberto Dini, per ricordare che i trattati internazionali, per Costituzione, non sono assoggettabili a consultazione referendaria. Aveva ragione, ma solo sul piano formale, tanto è vero che Giuliano Amato, oggi membro della Corte Costituzionale, prendendo la parola subito dopo, convenne con la mia obiezione e con i miei timori. Rivolgendosi a Dini, Amato aggiunse con qualche cipiglio che sul punto ci sarebbe stato molto da discutere.Perché racconto questo episodio risalente ad alcuni decenni fa? Perché il tema della sovranità del popolo e delle Costituzioni è da poco stato per la prima volta sollevato all’interno dell’Unione Europea, ad opera della Polonia. Finalmente. Prima o poi doveva succedere che qualcuno, qualche popolo, tirasse fuori la fondamentale domanda sulla legittimità democratica di tante perdite di sovranità fatte passare sulla testa dei popoli europei.Ad esempio, in questi anni siamo di fronte alla lenta ma inesorabile adozione della lingua inglese come lingua dell’Ue. Per carità, difficile opporsi a simili eventi naturali. Ormai l’inglese svolge il ruolo che in altri tempi è stato del persiano, dell’aramaico, poi del greco, poi del latino, questo durato sino a qualche secolo fa. Si tratta tuttavia, anche in questo caso, di assicurare al demos la minima comprensibilità di testi e di termini, al punto che al “latinorum” del manzoniano avvocato Azzeccagarbugli oggi potremmo sostituire l’inglesorum di qualche similare disonesto. Almeno nei documenti più importanti si usasse l’avvertenza di far seguire a certi termini-chiave la traduzione italiana tra parentesi.Ma torniamo a cuore della questione. Se fosse vero che l’Italia ha ceduto sovranità all’Unione europea, qualcuno dovrebbe almeno spiegarci quand’è che il sovrano è stato interpellato ed in che termini inequivocabili si sia espresso a favore di un evento di tanta rilevanza storica e giuridica.Non pretendiamo che simili questioni le intenda una qualche burocrate europeo, ma sarebbe il momento che gli organi costituzionali di tutti i paesi interessati portassero alla luce questo bubbone, proprio allo scopo di evitare conflitti come quelli che la Polonia per la prima volta sta sollevando. Utilmente. (fonte: Associazione “Popolo Sovrano”)

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Unione europea della salute: più prevenzione e cooperazione transfrontaliera

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 settembre 2021

La posizione negoziale sull’estensione del mandato del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) è stata adottata con 598 voti favorevoli, 84 contrari e 13 astensioni. Secondo i deputati, i Paesi dell’UE dovrebbero mettere a punto piani nazionali di preparazione e risposta alle emergenze nazionali, e fornire dati tempestivi, comparabili e di qualità.Il PE chiederà ne negoziati di sviluppare una task force sanitaria dell’UE permanente per sostenere la risposta locale dei Paesi UE. Infine, i deputati vogliono che l’ECDC copra, oltre le malattie trasmissibili, anche quelle non trasmissibili, come le malattie cardiovascolari e respiratorie, il cancro, il diabete o le malattie mentali.La posizione negoziale sul rafforzamento della capacità di prevenzione, preparazione e risposta dell’UE alle crisi in caso di future gravi minacce sanitarie transfrontaliere, è stata adottata con 594 voti favorevoli, 85 contrari e 16 astensioni. Secondo la proposta, l’UE sarebbe in grado di dichiarare una situazione di emergenza sanitaria per l’UE, che farebbe scattare un maggiore coordinamento e permetterebbe lo sviluppo, lo stoccaggio e l’approvvigionamento di prodotti necessari ad affrontare la crisi.Il testo propone misure per rafforzare il monitoraggio epidemiologico e chiede agli Stati membri di intensificare la comunicazione degli indicatori sui sistemi sanitari (come la disponibilità di letti ospedalieri, la capacità di cure intensive o il numero del personale medico formato). Il testo chiede infine procedure chiare e maggiore trasparenza per le attività di aggiudicazione dell’UE e i relativi accordi di acquisto, oltre a un sistema di approvvigionamento comune per i dispositivi medici.

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Ori olimpionici. Il gigante che non c’è, l’Unione europea

Posted by fidest press agency su domenica, 8 agosto 2021

La classifica degli ori, al momento, è guidata dalla Cina, seguita da Usa e Giappone. L’Italia è al nono posto con 8 medaglie gialle. Se l’Unione Europea fosse, per esempio, Stati Uniti d‘Europa, stravolgerebbe la classifica balzando al primo posto con 71 ori e la Cina passerebbe al secondo posto coi suoi 34. Un gigante!Eppure l’unione economica del nostro continente è una realtà. Non lo è quella sanitaria, come stiamo sperimentando con la pandemia covid (anche se senza Ue saremmo in alto mare sanitario ed economico). E soprattutto non è realtà l’unione politico-istituzionale al pari di qualunque altro Stato sovrano di quelli che, per esempio, siedono alle Nazioni Unite (ora l’Ue all’Onu ha un seggio come osservatore permanente). E non è realtà, ovviamente, l’unione sportiva … che se qualcuno potrebbe considerare fattibile anche allo stato attuale dell’Unione, non potrebbe essere altrimenti in caso di unione politico-istituzionale: un esecutivo espressione del Parlamento (e non degli Stati come ora) e quindi di nomina elettorale.Forse il medagliere dei giochi olimpici potrebbe essere di stimolo per i federalisti dubbiosi e di maggiore sprone per quelli convinti. Vantaggi anche per quell’entusiasmo che accomuna un Paese quando vince in una competizione sportiva. Nel nostro caso sarebbe l’entusiasmo per per la nazione Stati Uniti d’Europa.

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Insediamento della Presidenza slovena dell’Unione Europea

Posted by fidest press agency su martedì, 6 luglio 2021

Il presente commento alla stampa è attribuibile a Gonzalo Vargas Llosa, Rappresentante UNHCR per gli affari UE, Belgio, Irlanda, Lussemburgo e Paesi Bassi. Assumendo la Presidenza dell’Unione Europea (UE) il 1° luglio, la Slovenia può cogliere un’importante opportunità per assicurare una migliore protezione per i rifugiati, tanto in seno all’UE quanto nel mondo. A partire dai progressi compiuti sotto il precedente mandato portoghese, tra cui l’avanzamento dei lavori volti a istituire un’Agenzia UE per l’Asilo, l’UNHCR auspica che la Presidenza slovena in procinto di insediarsi continui a costruire ponti e a esplorare ogni possibilità di negoziare accordi in relazione al nuovo Patto UE su Migrazioni e Asilo. Conseguire tali obiettivi è di vitale importanza per interrompere anni di stallo in materia di asilo nell’UE e, finalmente, introdurre un sistema che sia davvero comune e sostenibile. Un sistema che rispetti la dignità umana, capace di assicurare protezione in tempi rapidi ai rifugiati – donne, bambini e uomini in fuga da guerre, violenze e persecuzioni orribili. E un sistema che sia equo, parimenti efficiente in tutti i Paesi dell’UE, chiamati alla condivisione di responsabilità nei confronti dei rifugiati, nello spirito dell’Unione e dei valori su cui si fonda. L’UNHCR sostiene le indicazioni del Patto UE presentato, tra cui quella inerente al fondamentale impegno a rafforzare il meccanismo di ricerca e soccorso volto a salvare vite in mare, e ad assicurare un coordinamento strutturato delle operazioni di sbarco delle persone soccorse. È chiara la necessità di difendere il diritto di cercare asilo e accedere alle relative procedure all’interno dell’UE: non possono esservi compromessi al momento di garantire tale diritto fondamentale.Non esiste un’unica soluzione capace di prevenire e rispondere alle migrazioni forzate. Il fenomeno richiede un approccio comprensivo sia in Europa sia al di fuori dei suoi confini. Ma con una serie di attori capaci di unire le forze, come auspicato dal Global Compact sui Rifugiati (GCR), condividere le responsabilità per sostenere efficacemente rifugiati e Paesi di accoglienza diventa possibile. Auspichiamo che l’UE dia continuità al positivo percorso intrapreso nel sostenere il GCR, così come finora avvenuto in numerosi Paesi nei quali soggiornano rifugiati. Considerato che l’86 per cento dei rifugiati è accolto in Paesi in via di sviluppo, e non in Europa, un supporto politico e finanziario maggiore e continuativo da parte dell’UE è essenziale per regioni e Paesi al di fuori dell’UE che accolgono numeri elevati di persone costrette a fuggire.

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L’Unione Europea presenta la “Joint Cyber Unit”

Posted by fidest press agency su sabato, 26 giugno 2021

“Quando ci troviamo a considerare il panorama odierno delle minacce informatiche, con una specifica attenzione sul ransomware che ha un impatto sia su Governi che su aziende private, apprezziamo particolarmente l’interesse che la politica sta ponendo sui cyber attacchi. Tuttavia resta da vedere quanto questo progetto di una cyber unità congiunta, che si prefigge di mettere a disposizione squadre di risposta in tutta l’Unione Europea, sarà efficace. Oggi molti Paesi dell’Unione Europea controllano la loro sicurezza nazionale e anche all’interno dei trattati UE concordati, sono presenti eccezioni sulla collaborazione tra le forze dell’ordine.Ci dovrebbe essere un focus ancora più forte sulla collaborazione tra entità private e governi, simile a quello che abbiamo visto negli Stati Uniti. La rapida evoluzione e il futuro delle minacce informatiche richiede una partnership tra privati e Governi più forte, dove le informazioni sulle minacce possono essere condivise e comunicate con efficacia tra gli Stati membri dell’UE.Quando osserviamo il panorama delle minacce informatiche, ci accorgiamo che è veramente senza confini e sta diventando una sfida globale. C’è certamente necessità di un maggiore coinvolgimento politico per affrontare il fatto che alcune delle minacce informatiche più pericolose e impattanti, come il ransomware, sembrano operare impunemente da Paesi che offrono un certo grado di sicurezza ai criminali informatici”.

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Una nuova relazione tra l’Unione Europea e la Gran Bretagna

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 aprile 2021

Dichiarazione del Presidente del Parlamento europeo in vista del voto sull’accordo commerciale e di cooperazione UE-Regno Unito. “Oggi il Parlamento europeo voterà l’accordo di più ampia portata che l’UE abbia mai raggiunto con un paese terzo. Può costituire la base su cui costruire una nuova relazione lungimirante tra UE e Regno Unito. Nonostante la decisione del Regno Unito di lasciare la nostra Unione, condividiamo ancora legami profondi e di lunga data, valori, storia e vicinanza geografica. È nell’interesse di tutti noi far funzionare questa nuova relazione”.”Il Parlamento europeo è stato fortemente coinvolto durante tutti i negoziati. Il gruppo di coordinamento del Parlamento ha lavorato a stretto contatto con il capo negoziatore della Commissione europea Michel Barnier per assicurare che le nostre priorità fossero incluse e che le nostre linee rosse fossero rispettate. L’accordo finale riflette ciò, con forti protezioni per gli elevati standard sociali e ambientali dell’UE, e l’accesso senza tariffe e quote per le aziende dell’UE. Per sua stessa natura, la Brexit significa maggiori disagi e disfunzioni per i cittadini e le imprese. Non si possono avere i vantaggi dell’appartenenza all’UE standone al di fuori. Tuttavia, questo accordo fa molto per mitigare le sue conseguenze peggiori”.”Negli ultimi quattro mesi, le commissioni parlamentari competenti hanno esaminato l’accordo in dettaglio, per fornire un adeguato controllo democratico e la supervisione parlamentare. Se sarà approvato, monitoreremo da vicino l’attuazione sia di questo nuovo trattato che dell’accordo di recesso. Non accetteremo alcun passo indietro da parte del governo britannico sugli impegni presi”.”Sosteniamo anche la creazione di un’Assemblea parlamentare di partenariato per i membri del Parlamento europeo e di quello del Regno Unito. I Parlamenti possono spesso portare una prospettiva diversa da quella dei Governi e sono convinto che questa Assemblea possa aiutare a favorire buone relazioni e promuovere i nostri interessi comuni”.

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Pandemia e maggiori poteri all’Unione europea

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 novembre 2020

La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha già proposto la istituzione dell’Unione sanitaria europea, attraverso la quale attivare maggiore coordinamento e misure per lo sviluppo, lo stoccaggio e gli appalti di prodotti medici necessari a affrontare le crisi sanitarie (1). Ma gli Stati comunitari sono riluttanti a cedere le proprie competenze. Risultato: risposta negativa alla richiesta della Commissione di sottoporre a verifica, nel periodo estivo, i sistemi sanitari nazionali, in vista della seconda ondata pandemica, che ora è in corso.E’ di oggi un sondaggio comunitario che ci dice che 4 italiani su 5 (il 78%) vorrebbero maggiori poteri dell’Ue per affrontare la crisi pandemica. Percentuale che scende al 66 nel complesso del territorio dell’Unione (2). Viste le percentuali (in Italia in modo particolare) dei voti/consensi degli italiani nei confronti di tutti coloro (maggioranza di governo inclusa) che non ne vogliono sentire di aiuti comunitari (Next Generation Eu in primis)… è evidente che la situazione è molto cambiata da quando la pandemia dilaga. In termini popolari si potrebbe dire che “la paura fa 90”. E, come spesso accade, quando le persone sono chiamate ad esprimere il proprio pensiero senza doversi schierare dietro una bandiera o un filtro ideologico, vengono fuori delle sorprese. Nel secolo scorso fu così per importanti conquiste di civiltà come divorzio e aborto, che hanno cambiato il nostro Paese. In questo secolo lo sperimentiamo oggi in un momento fondamentale per il futuro della nostra economia, della nostra società, della nostra salute, della nostra vita. Certo, è “solo” un sondaggio, ma non abbiamo altri strumenti per capirlo e, siccome sarebbero impensabili alcuni strumenti di consultazione popolare per saperlo in modo insindacabile, è a questo sondaggio che occorre riferirsi. Di conseguenza, spetta a chi ci governa e ci amministra di farne tesoro. Soprattutto per coloro che hanno fin ad oggi tentennato stando dietro agli equilibri dei vari schieramenti politici. Il messaggio che ci arriva è chiaro e, per tutti coloro che hanno sempre paura di diventare impopolari nel decidere, oggi non si corre il rischio di diventare impopolari: Più poteri all’Unione Europea, lo chiede il 78% degli italiani e il 66% degli europei (inclusi quelli di paesi come Polonia e Ungheria che boicottano dalla mattina alla sera ogni decisione che possa in qualche modo compromettere la loro sovranità).Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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Candidatura Turchia all’Unione Europea

Posted by fidest press agency su domenica, 15 novembre 2020

“Il governo ha appena bocciato la risoluzione di Fratelli d’Italia in commissione Esteri per chiedere la revoca di paese candidato alla Unione Europea della Turchia che frutta miliardi di euro a Erdogan”. Lo dichiara in una nota Andrea Delmastro, deputato FDI e capogruppo in commissione Esteri della Camera. “Erdogan ha pregiudicato gli equilibri in Siria, ha aggredito militarmente Cipro – nazione europea – nella sua sovranità marittima, è intervenuto in Libia, sta aggredendo i cristiani in Armenia, ha sfregiato Santa Sofia trasformandola in moschea, ha invitato i turchi a fare 5 figli a testa per islamizzare l’Europa. Cosa altro deve fare? La Farnesina dismetta gli abiti dell’eunuco e chieda con forza la revoca di status di candidato all’Unione Europea. Basta flussi di denari alla Turchia che trasformano il nano Erdogan in Sultano armato contro la nostra civiltà”.

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Prima relazione annuale sulla situazione dello Stato di diritto nell’Unione europea

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 ottobre 2020

La prima relazione annuale sullo Stato di diritto è una delle principali iniziative del programma di lavoro della Commissione per il 2020e fa parte del meccanismo europeo globale per lo Stato di diritto annunciato negli orientamenti politici della Presidente von der Leyen. È il risultato di uno stretto dialogo con le autorità nazionali e i portatori di interessi ed esamina tutti gli Stati membri in modo obiettivo e imparziale. La valutazione qualitativa effettuata dalla Commissione si concentra sugli sviluppi significativi intervenuti a partire dal gennaio 2019 e garantisce un approccio coerente applicando la stessa metodologia a tutti gli Stati membri, pur rimanendo proporzionata agli sviluppi.La relazione fa parte del nuovo ciclo annuale relativo allo Stato di diritto: il meccanismo per lo Stato di diritto. Il meccanismo è un ciclo annuale inteso a promuovere lo Stato di diritto e prevenire l’insorgere o l’aggravarsi di problemi. L’obiettivo è quello di migliorare la comprensione e la consapevolezza dei problemi e degli sviluppi di rilievo, nonché di individuare le sfide allo Stato di diritto e aiutare gli Stati membri a trovare soluzioni con il sostegno della Commissione e degli altri Stati membri, e di portatori di interessi quali la commissione di Venezia. Il meccanismo ha un ruolo preventivo, è distinto dagli altri strumenti dell’UE in materia di Stato di diritto e non sostituisce i meccanismi basati sul trattato di cui dispone l’UE per reagire a problemi più gravi in materia di Stato di diritto negli Stati membri. Tali strumenti comprendono le procedure di infrazione e la procedura per proteggere i valori fondanti dell’Unione ai sensi dell’articolo 7 del trattato sull’Unione europea. Si differenzia inoltre dalla proposta procedura di condizionalità per la tutela del bilancio, che mira a proteggere il bilancio dell’UE in situazioni in cui gli interessi finanziari dell’Unione potrebbero essere a rischio a causa di carenze generalizzate dello Stato di diritto in uno Stato membro. Alcuni Stati membri stanno avviando riforme volte a rafforzare l’indipendenza della magistratura e stanno riducendo l’influenza del potere esecutivo o legislativo sul sistema giudiziario. Tra loro figurano anche Stati membri in cui l’indipendenza della magistratura è tradizionalmente considerata elevata o addirittura molto elevata. Le valutazioni specifiche sui singoli paesi mostrano che l’indipendenza della magistratura continua a destare preoccupazione in alcuni Stati membri, il che ha portato all’avvio di procedure di infrazione o di procedure ai sensi dell’articolo 7, paragrafo 1, del trattato sull’Unione europea. Un’altra sfida che si pone in tutta l’UE è fare in modo che i sistemi giudiziari siano adeguati all’era digitale; l’attuale pandemia ha dato un ulteriore impulso per accelerare le necessarie riforme digitali. I cittadini dell’UE godono in generale di elevati standard di libertà e pluralismo dei media. Soprattutto durante la pandemia di coronavirus, i media si sono dimostrati essenziali nella lotta alla disinformazione. La relazione manifesta tuttavia preoccupazione per quanto riguarda l’efficacia e l’adeguatezza delle risorse e il rischio di politicizzazione delle autorità di regolamentazione dei media in alcuni Stati membri. Alcune valutazioni per paese hanno inoltre individuato casi in cui la pressione politica sui media ha dato adito a gravi preoccupazioni. Infine, i giornalisti e altri operatori del settore dei media sono esposti a minacce e attacchi in relazione al loro lavoro in diversi Stati membri, anche se alcuni paesi hanno sviluppato pratiche e istituito strutture e misure per sostenere e proteggere i giornalisti. Il bilanciamento dei poteri a livello istituzionale è il fulcro vitale dello Stato di diritto e garantisce che il potere esercitato da un’autorità statale sia soggetto a un controllo democratico. In diversi Stati membri sono state avviate riforme costituzionali per rafforzare i sistemi di bilanciamento dei poteri istituzionali. Molti Stati membri hanno inoltre messo a punto strategie sistematiche per coinvolgere i portatori di interessi e garantire che le riforme strutturali scaturiscano da un ampio dibattito all’interno della società.

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Be Charge ottiene 8,2 milioni di euro dall’Unione Europea

Posted by fidest press agency su domenica, 26 luglio 2020

L’Unione Europea sostiene la ripresa economica degli stati membri investendo 2,2 miliardi di euro che serviranno per finanziare 140 progetti chiave nel mondo dei trasporti. I progetti selezionati contribuiranno a costruire le infrastrutture e i collegamenti necessari nel continente europeo per favorire la mobilità sostenibile, oltre a contribuire alla creazione di nuove opportunità lavorative. Nell’ambito del Blending Facility Call, il progetto Be Charge, ha ottenuto il maggior contributo per il nostro Paese pari a €8.225.160. Il contributo integra i 25 milioni di euro già assegnati lo scorso dicembre dalla BEI (Banca Europea per gli Investimenti) e rappresenta un riconoscimento di grande prestigio per Be Charge e per l’Italia.Il grant da 8,2 milioni di euro è finalizzato all’installazione di 14.000 punti di ricarica al 2023. Tale progetto è parte integrante del piano di sviluppo e di investimenti nel network di ricarica per veicoli elettrici – già avviato da Be Charge nel 2018. Il piano complessivo prevede l’installazione di 30.000 punti di ricarica sul territorio italiano nei prossimi 5 anni ed un investimento complessivo di 150 milioni di euro.Circa il 75% dei punti di ricarica sarà installato in area urbana, la parte restante sui principali corridoi di mobilità (Trans-European transport network TEN-T) che attraversano la penisola, al fine di completare il piano strategico di Be Charge che consentirà la mobilità elettrica fruibile sul corto, medio e lungo raggio. Be Charge è una società del Gruppo Be Power S.p.A. dedicata alla diffusione delle infrastrutture di ricarica per la mobilità elettrica. Be Charge sta sviluppando uno dei maggiori e più capillari network di infrastrutture di ricarica pubblica per veicoli elettrici in Italia per dare un contributo decisivo allo sviluppo di un sistema di mobilità sostenibile.

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Il Parlamento Europeo vuole un’Unione europea della salute

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 luglio 2020

Bruxelles. Secondo una risoluzione sulla futura strategia UE della sanità pubblica, il COVID-19 ha evidenziato la necessità di dare all’UE un ruolo molto più forte nel settore della salute.La risoluzione non legislativa, adottata venerdì con 526 voti favorevoli, 105 contrari e 50 astensioni, definisce i principi della futura strategia UE in materia di sanità pubblica post COVID-19.Nel testo, i deputati sottolineano la necessità di trarre i giusti insegnamenti dalla crisi COVID-19 e chiedono una cooperazione più forte nel settore della salute, con una serie di misure volte a creare un’Unione sanitaria europea. Ciò dovrebbe includere degli standard minimi comuni per un’assistenza sanitaria di qualità, basati su stress-test dei sistemi sanitari degli Paesi UE per identificare i punti deboli e verificare che siano preparati ad una possibile recrudescenza dli COVID-19.
Si chiede inoltre la creazione di un meccanismo europeo di risposta sanitaria per reagire a tutti i tipi di crisi sanitarie, per rafforzare il coordinamento operativo a livello di UE e per monitorare la costituzione e l’attivazione della riserva strategica di medicinali e attrezzature mediche. L’imminente strategia farmaceutica dell’UE deve contenere misure per rendere i farmaci essenziali disponibili più velocemente in Europa. Occorre mettere in atto delle catene di approvvigionamento diversificate per garantire fornitura e accesso in qualsiasi momento.Il Parlamento è soddisfatto del nuovo programma EU4Health, che ha una dotazione di 9,4 miliardi di euro, e ritiene che siano necessari investimenti e impegni a lungo termine. I deputati chiedono l’istituzione di un fondo UE dedicato, per migliorare le infrastrutture ospedaliere e i servizi sanitari. Oltre a ciò, le agenzie sanitarie europee ECDC ed EMA, così come la ricerca sanitaria congiunta, devono essere rafforzate.Con la crisi COVID-19 in corso, i deputati ribadiscono la richiesta di un accesso per tutte le persone in tutto il mondo ai futuri vaccini e trattamenti, non appena saranno disponibili. Gli acquisti congiunti dell’UE devono essere utilizzati in modo più sistematico per evitare la concorrenza tra gli Stati membri quando è in gioco la salute pubblica.

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