Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘unità italia’

2 giugno: festa della Repubblica

Posted by fidest press agency su domenica, 2 giugno 2019

Potrebbe essere l’ultima per come la conosciamo. La regionalizzazione dei servizi garantiti dallo Stato voluta dalla Lega ha l’obiettivo di certificare l’esistenza di due Italia, una del Nord dove dirottare tutte le risorse disponibili e l’altra del Sud da abbandonare dopo averla saccheggiata. Il passaggio del personale della scuola ne é l’esempio. Piuttosto che organici differenziati, si pensa di differenziare i livelli essenziali d’istruzione. Pacifico (Anief): difenderemo fino alla fine davanti la Consulta e nelle piazze l’unità del nostro Paese.

Posted in Roma/about Rome, Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

I prodromi dell’unità italiana e il veleno del razzismo e del classismo

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 agosto 2018

Così mentre, nel diciannovesimo secolo, si costruisce l’avvenire di una nazione s’inocula, al tempo stesso, un vecchio veleno, con le teorie razziali. E’ quello che la borghesia, costretta a difendersi dagli assalti proletari, rispolvera dall’antica contesa con la nobiltà e che ora si predispone a estenderne la portata contro le classi inferiori e così operando manifesta il primo tradimento dei propri rivoluzionari principi di eguaglianza. E’ il tempo in cui i rapporti sociali si snaturano. E’ soppresso il tempo libero per i lavoratori, s’instaura il divieto per i lavoratori di allontanarsi dalla città dove ha sede l’opificio, si mette in atto il genocidio dei bambini impiegati dall’industria. Nel 1840 l’industria serica lombarda sottopone al lavoro, spesso mortale, della torcitura quindicimila bambini poveri. I dati sono raccolti da Sacchi in un’inchiesta svolta con Ilarione Petitti verso la metà del secolo XIX. In Inghilterra è adottata una legge che vieta di recare assistenza alle famiglie povere nelle quali c’è anche un solo bambino sano e in grado di lavorare. Sono le parole di Balzac ne “Le illusioni perdute” ad indurre Lukàcs a scrivere: “non sono soltanto quelle delle energie nate dalla Rivoluzione e distrutte dalla Restaurazione. In senso più ampio sono quelle dei borghesi che inesorabilmente procedono alla capitalizzazione e allo sfruttamento capitalistico di tutti gli elementi umani, dall’arte al sentimento nazionale, dalla letteratura alla gloria. Tutto è ridotto o riducibile a merce, tutto acquista un suo valore economico, e tutto viene prodotto in scala industriale”. Ed è proprio lo sviluppo industriale, nella Francia balzacchiana, così avanzato da far cadere le illusioni che ancora si radicano in Italia. Sta di fatto che la letteratura italiana si rende interprete degli interessi industriali e si profonde a raccomandare agli operai “docilità” e “rassegnazione”. La stessa cosa la cercavano gli industriali istituendo il cosiddetto “Libretto di scorta” dove ciascun operaio doveva mostrare, all’atto dell’assunzione, che nei suoi precedenti lavori aveva fornito prova di “mitezza”. Mi suona oggi persino stonato il fatto che contraddicendo se stessa la borghesia, alla vigilia del ’48, chiese l’appoggio delle plebi, soprattutto di quelle operaie per una rivoluzione che si volle popolare e dove al suo interno si manifestava ben poca “docilità” per i poteri costituiti. Fu, infatti, un’arma a doppio taglio. Già nel 1842 David Levi scrisse il componimento poetico Fantasmi e lo definisce “la prima lirica socialistica che suona nella lingua italiana” mentre nel 1848 scese in campo per appoggiare politicamente il moto operaio tanto da preoccupare persino Giuseppe Mazzini. L’operaio non è più un essere inferiore, non è più il frutto del pregiudizio borghese. Fu un atto di consapevolezza nel rendersi conto che il Risorgimento non si sarebbe compiuto, né la nazione avrebbe potuto dirsi veramente unita, se le classi sociali non collaborano tra loro uscendo dal ghetto dei loro interessi particolari. Fu così vero che l’unità nazionale raggiunta rischiò di perdere la sua carica ideale nel momento in cui la borghesia industriale ed economica italiana cercarono in tutti i modi di cancellare il contributo offerto dal proletariato. Non era più possibile frenare la loro prepotente voglia di emancipazione rispolverando i vecchi temi letterari di “patria e onore, di sacrificio e dedizione”.
Indicativo, a mio avviso, è stato quanto ebbe a scrivere a proposito dell’Italia Fëdor Michailovic Dostoevskij: “Per duemila anni l’Italia ha portato in sé un’idea universale capace di riunire il mondo, non una qualunque idea astratta, non la speculazione di una mente di gabinetto, ma un’idea reale, organica, frutto della vita della nazione, frutto della vita del mondo per l’idea dell’unione di tutto il mondo, da principio quella romana antica, poi la papale. I popoli cresciuti e scomparsi in questi due millenni e mezzo in Italia comprendevano che erano i portatori di un’idea universale, e quando non lo comprendevano, lo sentivano e lo presentivano. La scienza, l’arte, tutto si rivestiva e penetrava di questo significato mondiale. Ammettiamo pure che questa idea mondiale, alla fine, si era logorata, stremata ed esaurita (ma è stato proprio così?) ma che cosa è venuto al suo posto, per che cosa possiamo congratularci con l’Italia, che cosa ha ottenuto di meglio dopo la diplomazia del conte di Cavour? È sorto un piccolo Regno Unito di second’ordine, che ha perduto qualsiasi pretesa di valore mondiale, cedendola al più logoro principio borghese — la trentesima ripetizione di questo principio dal tempo della prima rivoluzione francese — un regno soddisfatto della sua unità, che non significa letteralmente nulla, un’unità meccanica e non spirituale (cioè non l’unità mondiale di una volta) e per di più pieno di debiti non pagati e soprattutto soddisfatto del suo essere un regno di second’ordine. Ecco quel che ne è derivato, ecco la creazione del conte di Cavour!” In proposito Francesco Proto Carafa, duca di Maddaloni fu ancora più incisivo nel suo giudizio scrivendo che “Intere famiglie veggonsi accattar l’elemosina; diminuito, anzi annullato il commercio; serrati i privati opifici. E frattanto tutto si fa venir dal Piemonte, persino le cassette della posta, la carta per gli uffici e per le pubbliche amministrazioni. Non vi ha faccenda nella quale un onest’uomo possa buscarsi alcun ducato che non si chiami un piemontese a sbrigarla. Ai mercanti del Piemonte si danno le forniture più lucrose: burocrati di Piemonte occupano tutti i pubblici uffizi, gente spesso ben più corrotta degli antichi burocrati napoletani. Anche a fabbricar le ferrovie si mandano operai piemontesi i quali oltraggiosamente pagansi il doppio che i napoletani. A facchini della dogana, a camerieri, a birri vengono uomini del Piemonte.
Questa è invasione non unione, non annessione! Questo è voler sfruttare la nostra terra di conquista. Il governo di Piemonte vuol trattare le province meridionali come il Cortez ed il Pizarro facevano nel Perù e nel Messico, come gli inglesi nel regno del Bengala”.
E Luigi Einaudi ammette: “Sì, è vero, noi settentrionali abbiamo contribuito qualcosa di meno e abbiamo profittato qualcosa di più delle spese fatte dallo Stato italiano, peccammo di egoismo quando il settentrione riuscì a cingere di una forte barriera doganale il territorio e ad assicurare così alle proprie industrie il monopolio del mercato meridionale”.
Giustino Fortunato a sua volta scrivendo a Pasquale Villari sottolineava con amarezza il suo punto di vista: “L’Unità d’Italia è stata, purtroppo, la nostra rovina economica.
Noi eravamo, nel 1860, in floridissime condizioni per un risveglio economico, sano e profittevole. L’unità ci ha perduti. E come se questo non bastasse, è provato, contrariamente all’opinione di tutti, che lo Stato italiano profonde i suoi benefici finanziari nelle province settentrionali in misura ben maggiore che nelle meridionali”. (Riccardo Alfonso)

Posted in Confronti/Your opinions | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Le università e l’unità d’Italia

Posted by fidest press agency su sabato, 11 giugno 2011

Pavia dal 13 al 15 giugno in Aula Foscolo dell’Università e al Collegio Ghislieri, Le università e l’unità d’Italia (1848-1870), in programma s’inscrive nel quadro più ampio della riflessione storiografica sull’Unità, prendendo le mosse dallo scenario della Restaurazione e del Risorgimento per confrontarsi con i primi decenni “costituenti” del nuovo Stato. Obiettivo dell’iniziativa di studio è quello di mettere a fuoco nei suoi diversi aspetti – storia, memoria, rappresentazioni – questo cambio di fase, illuminando problemi istituzionali e climi politico-intellettuali, richiamando percorsi individuali e collettivi, confrontando programmi e risultati della unificazione e nazionalizzazione universitaria, senza trascurarne una lettura comparativa che proietti il caso italiano sullo sfondo delle esperienze europee. Il convegno si articola dunque sul duplice asse Stati italiani pre-unitari/ Regno d’Italia con relazioni-quadro dedicate agli aspetti generali – istituzionali, scientifici, didattici etc. – e contributi che focalizzano le dinamiche di trasformazione nei singoli contesti universitari e nei diversi ambiti scientifici. L’apertura è affidata ad un intervento di ampio respiro che sviluppa il tema della “nazionalizzazione” delle istituzioni universitarie in Europa e nel mondo, le quattro sessioni successive sono rispettivamente dedicate agli aspetti generali, ossia legislativi e istituzionali della svolta unitaria nel mondo accademico, al mosaico dei casi locali di una geografia universitaria, radicata nel passato frazionamento statuale della penisola, all’evoluzione di vecchie e nuove discipline, agli studenti e ai professori protagonisti di questa fase di trasformazione.

Posted in Cronaca/News, Università/University | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Unità Italia: I grandi discorsi

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 Mag 2011

Torino 27 maggio alle 20.45 nella splendida cornice delll’Aula del primo Senato d’Italia, recentemente ricostruito in ogni suo minimo dettaglio all’interno di Palazzo Madama in Piazza Castello a Torino, i grandi personaggi storici che hanno reso possibile l’Unità d’Italia riprenderanno vita, grazie all’interpretazione di alcuni noti attori e doppiatori italiani i quali si alterneranno sul palco, leggendo brani tratti da testi originali dell’epoca e selezionati per l’occasione dallo storico Gustavo Mola di Nomaglio in collaborazione con il Prof. Fulvio Gambotto. L’iniziativa, ideata e realizzata in occasione delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia, è organizzata dall’Associazione Culturale CLAP, con il sostegno della Regione Piemonte, della Provincia e del Comune di Torino, del Comitato Esperienza Italia 150 e con il contributo di Esperienza Volkswagen 2011, Conafi Prestito e FM comunicazione. I testi selezionati raccontano alcune delle tappe principali che hanno reso possibile l’Unità d’Italia. In particolare i discorsi di D’Azeglio, Brofferio, Cavour e Vittorio Emanuele sono tratti dagli atti del Parlamento e del Senato Subalpino; quelli di Garibaldi dal suo epistolario, mentre Melania Maccaferri interpreta un discorso di Cristina Trivulzio Belgiojoso, patriota che partecipò attivamente al Risorgimento italiano, tratto dalla sua opera “Storie di Casa Savoia”. Infine il testo di Solaro della Margarita è tratto dall’opuscolo “Opinione del conte Solaro della Margarita sull’annessione di alcuni Stati alla monarchia e sulla cessione della Savoia e di Nizza alla Francia”.
La serata vedrà alternarsi sul palco Massimo Dapporto nel ruolo di Vittorio Emanuele II, Melania Maccaferri nei panni di Cristina Trivulzio Belgiojoso, Edoardo Sylos Labini che presterà la propria voce a Giuseppe Mazzini, Gianmarco Tognazzi che interpreterà Camillo Benso Conte di Cavour e Luca Ward alla cui inconfondibile voce sarà affidata la lettura di testi autografi da Massimo D’Azeglio e Angelo Brofferio. La conduzione della serata è affidata a Savino Zaba – che intepreterà anche Giuseppe Garibaldi ed il conte Solaro della Margarita – e allo stesso Gustavo Mola di Nomaglio che contribuirà a contestualizzare storicamente delle letture. Gli inviti, distribuiti gratuitamente dalla biglietteria di Palazzo Madama, sono andati esauriti nell’arco di due giorni, ma un maxi schermo posizionato in Piazza Castello, consentirà a tutto il pubblico di assistere in diretta allo spettacolo.(massimo d’apporto, aula senato, luca ward)

Posted in Cronaca/News, Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

“Il contributo dei cattolici all’Unità d’Italia”

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 Mag 2011

Roma 26 maggio alle ore 17.30, presso la Sala Conferenze di Palazzo Marini, in via del Pozzetto 158 convegno, organizzato dalla Fondazione Italia Protagonista e dall’Associazione Cuore Azzurro. Introdurrà il senatore Maurizio Gasparri, presidente della Fondazione Italia Protagonista. Interverranno la prof.ssa Lucetta Scaraffa, curatrice del volume “I cattolici che hanno fatto l’Italia” e il senatore Stefano De Lillo. Concluderà monsignor Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione.

Posted in Cronaca/News, Roma/about Rome | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Archeologia e Unità d’Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 Mag 2011

Bologna 18 maggio 2011 alle ore 18 presso la Biblioteca d’Arte e di Storia di San Giorgio in Poggiale (via Nazario Sauro, 22) in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia si terrà la seconda e ultima conferenza sul tema Archeologia e Unità d’Italia Celti e Liguri nel Nord-Ovest dell’Italia. Modelli antichi e identità di oggi di Filippo Maria Gambari Soprintendente ai Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna
La questione delle radici identitarie delle regioni italiane viene oggi spesso richiamata nei dibattiti a partire dall’ampio approfondimento conseguente alla celebrazione del 150° dell’Unità d’Italia. I popoli dell’Italia antica rappresentano l’origine ed il fondamento di quella peculiarità della storia italiana che vede un’unità culturale (e solo molto tardi politica) nella diversità regionale e qualche volta addirittura cittadina. In qualche modo, per un riscontro molto semplicistico ed immediato, la tradizione storica dell’Italia è un po’ come la sua cucina, sempre diversissima da luogo a luogo ma sempre inconfondibilmente italiana. Su Celti e Liguri si sono accumulati nel tempo non solo modelli ascientifici (come la presunta non indo europeità del ligure come riscontrabile nell’età del Ferro) ma anche influenze nazionalistiche d’Oltralpe (come l’identificazione costante dei Celti come barbari invasori e spesso Francesi ante litteram). L’archeologia e la linguistica celtica, profondamente aggiornate dai continui ritrovamenti e soprattutto dalle iscrizioni in celtico cisalpino ed in celtiberico, forniscono oggi alcune importanti risposte, che consentono di analizzare nell’età del Ferro cisalpina l’identità etnica come specifica valenza culturale, come scelta programmatica diversa da zona a zona in connessione con l’incrocio in Italia nord-occidentale dell’influenza culturale etrusca e della fascinazione del modello guerriero celtico.
L’etnogenesi a partire dall’età del Bronzo dei gruppi celto-liguri del nord-ovest d’Italia, il sorgere nell’età del Ferro della cultura di Golasecca come ambito proprio dei più antichi Celti d’Italia, che mantengono una identità specifica pur metabolizzando e reinterpretando profonde influenze etrusche, mentre i Liguri a sud del Po e nella Liguria costiera mostrano una profonda etruschizzazione, fino ad una vera assimilazione culturale dei ceti dominanti, sono processi evidenziati dalle ricerche più recenti e gettano una luce nuova non solo sul vero significato di definizioni come Celti, Galli, Liguri ma più generalmente sulla prima Italia nella Cisalpina occidentale.
Filippo Maria Gambari (Milano, 1954) fa le sue prime esperienze su scavi e cantieri archeologici già dall’età di 15 anni, in molte regioni d’Italia. Si laurea in Lett. Class. (con lode) con curriculum paletnologico e tesi in Etruscologia all’Università degli Studi di Milano (1977), e si specializza in Archeologia (con lode) all’Università degli Studi di Milano. Dal 1979 a seguito di concorso nazionale Archeologo Preistorico presso la Soprintendenza Archeologica del Piemonte, presso cui presta servizio fino al 2009 come Ispettore, Direttore e poiVicedirigente Archeologo. Da Luglio 2009 Soprintendente ai Beni Archeologici della Liguria a seguito di un concorso nazionale conclusosi nel 2008; dal gennaio 2011 Soprintendente ai Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna e Soprintendente ad interim ai Beni Archeologici della Liguria.

Posted in Cronaca/News, Università/University | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Monete celebrative unità d’Italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 Mag 2011

Disponibili dal 6 maggio 2011 nella versione fior di conio le monete celebrative dei 150 anni dell’Unità d?Italia. Si tratta delle monete da 2 euro a circolazione ordinaria e quelle da 5 euro previste per i soli collezionisti, entrambe in corso legale a partire dal 15 marzo 2011 e le cui caratteristiche sono definite nei rispettivi decreti del 2 marzo 2011. Gli enti, le associazioni ed i privati interessati all’acquisto possono farne richiesta all’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato via fax oppure attraverso i moduli presenti sul sito internet entro il 7 novembre 2011. Le caratteristiche artistiche delle monete da 2 euro a circolazione ordinaria, millesimo 2011, celebrative del «150° Anniversario dell’Unita’ d’Italia», sono sul dritto: al centro, tre bandiere tricolore che sventolano, a rappresentare i tre giubilei del 1911, 1961, 2011, in un collegamento ideale tra le generazioni: logo del 150° Anniversario dell’Unità d’Italia. Nella parte superiore, ad arco, la scritta «150° dell’unita’ d’italia»; in campo, a destra, il monogramma «ri» della Repubblica italiana; in basso, le date «1861 2011»; sotto, al centro, «r» e a destra, la sigla dell’incisore Ettore Lorenzo Frapiccini «elf inc.»; intorno le dodici stelle dell’Unione europea. Dossier Le monete celebrative del 150° anniversario dell’Unità d’Italia

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology, Recensioni/Reviews | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Auguri a Napolitano

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 Mag 2011

President of Italy Giorgio Napolitano.

Image via Wikipedia

«Desidero rivolgere al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a nome mio e di tutta l’amministrazione di Roma Capitale i più sentiti auguri per il quinto anniversario dalla sua elezione». Lo dichiara il sindaco di Roma, Gianni Alemanno. «Il suo impegno incessante e l’enorme attaccamento ai valori e alla storia della Repubblica italiana, manifestato, fra l’altro, in occasione dei tanti impegni del centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia, sono valsi al Presidente l’amore e il rispetto di tutti gli italiani. Per questo, e per l’autorevolezza e il rigore super partes che ha sempre contraddistinto i suoi cinque anni di mandato, giungano al Capo dello Stato i nostri più sentiti ringraziamenti»

Posted in Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Archeologia e Unità d’Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 Mag 2011

Bologna 11 maggio 2011 alle ore 18 via Nazario Sauro, 22 presso la Biblioteca d’Arte e di Storia di San Giorgio in Poggiale in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia si terrà la prima di due conferenze sul tema Archeologia e Unità d’Italia: Bologna/Felsina e il carnevale degli Etruschi del 1874. Recupero del passato e identità cittadina di Giuseppe Sassatelli Direttore del Dipartimento di Archeologia dell’Università di Bologna
Nel grande fervore delle scoperte archeologiche che caratterizzarono la vita cittadina a cavallo dell’Unità d’Italia e in modo particolare nel decennio 1870/1880, Bologna decise di scegliere come tema per il carnevale del 1874 quello degli Etruschi. Le scoperte archeologiche mettevano in luce le tracce che questo popolo aveva lasciato nel sottosuolo della città. Il primo Museo Civico inaugurato nel 1871 raccoglieva molti di questi materiali. Ecco allora la decisione di dedicare la sfilata dei carri di carnevale al tema degli Etruschi che evidentemente erano molto popolari. Il corteo di carri e figure era ispirato in particolare agli Etruschi di Bologna e a quei materiali che erano stati appena esposti nel museo Civico con un intento didascalico di ricostruire abbigliamento, usanze, divinità di questo popolo. Il corteo venne concepito come l’arrivo in città non di semplici Etruschi, ma di Etruschi intesi come antenati dei Bolognesi. E tutto il corteo era impostato con una sorta di gara tra i bolognesi attuali e i bolognesi antichi. Con un finale molto interessante: che i bolognesi “attuali” (quelli del 1874 in una Italia appena unificata) sono molto orgogliosi di questi loro antenati, ma sono anche consapevoli di avere fatto, dopo quel glorioso passato, moltissimi progressi.
Giuseppe Sassatelli è Professore Ordinario di Etruscologia e Archeologia Italica all’Università di Bologna. È Direttore del Dipartimento di Archeologia e Membro del Consiglio Superiore del Ministero Beni Culturali. Dirige lo scavo dell’Università di Bologna nella città etrusca di Marzabotto. Si è occupato dei principali problemi della civiltà etrusca e in particolare della presenza degli Etruschi a Bologna e nella pianura padana. Collabora con molti Musei della Regione per ricerche e Mostre. Ha al suo attivo molte pubblicazioni tra le quali la cura del primo volume della “Storia di Bologna” dedicato a “Bologna nell’antichità” .
Mercoledì 18 maggio 2011 alle ore 18, presso la Biblioteca d’Arte e di Storia di San Giorgio in Poggiale (via N. Sauro, 22 – Bologna) si terrà la seconda e ultima conferenza – dedicata all’Archeologia e Unità d’Italia – di Filippo Maria Gambari, Soprintendente ai Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna, dal titolo Celti e Liguri nel Nord-Ovest dell’Italia. Modelli antichi e identità di oggi.

Posted in Cronaca/News, Recensioni/Reviews | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Il fenomeno dell’editoria cattolica

Posted by fidest press agency su domenica, 8 Mag 2011

Le Paoline sono uno dei 7 editori che UELCI ha selezionato, su richiesta del Salone del Libro di Torino, per rappresentare il ruolo dell’editoria cattolica in Italia, ai giorni nostri. La mostra “1861-2011 L’Italia dei libri” – nata da un’idea di Rolando Picchioni – è il principale contributo del Salone Internazionale del Libro al calendario di eventi che il nostro Paese dedica al 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Prodotta dalla Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura assieme
a Telecom Italia, rappresenta una delle più attese novità della 24a edizione del Salone, in programma al Lingotto Fiere e all’Oval di Torino da giovedì 12 a lunedì 16 maggio 2011.
L’Italia dei Libri è la prima, articolata iniziativa con cui il nostro Paese legge un secolo e mezzo
della propria storia, cultura, costume e creatività attraverso la specola del libro: i testi-simbolo, gli
autori, gli editori e i fenomeni che più hanno contribuito a formare – anche in modo critico e
problematico – la nostra cultura e memoria condivisa, e attraverso cui sono passati i cardini
formativi della pedagogia nazionale. Il percorso espositivo della mostra è articolato in cinque filoni: i 150 Grandi Libri, i 15 Superlibri, i 15 Personaggi, gli Editori, i Fenomeni Editoriali; all’interno di questo ultimo filone è allestita la sezione dedicata all’editoria cattolica, rappresentata da 7 editori storici di ispirazione cristiana selezionati da una commissione dell’Unione Editori e Librai Cattolici Italiani: Ave, Città Nuova, Edizioni Dehoniane Bologna, Jaka Book, Paoline, SEI, Vita e Pensiero. La mostra è realizzata con il sostegno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Comitato Italia 150 ed è ospitata, all’interno del Salone, negli spazi dell’Oval, messi per la prima volta a disposizione del Salone Internazionale del Libro oltre i tradizionali padiglioni di Lingotto Fiere. Le Paoline sono presenti con due titoli che indicano due periodi intensi e difficili della recente storia italiana: Mafalda di Savoia, Dalla reggia al lager di Buchenwald, di Cristina Siccardi Mi chiamavano Frate mitra La prima autobiografia dell’uomo che è stato frate, guerrigliero, testimone contro le Brigate Rosse, di Silvano Girotto e con una edizione per ragazzi della Bibbia in 365 racconti, che sintetizza l’impegno dell’editrice per la divulgazione del testo biblico. A Salone concluso, è in previsione il riallestimento della mostra L’Italia dei Libri presso la Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino per il mese di giugno e nei mesi successivi in altre città d’Italia secondo un calendario in via di definizione. Per ulteriori informazioni consultare il Sito Internet del Salone Internazionale del Libro.

Posted in Cronaca/News, Recensioni/Reviews | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Lega per 150° anniversario Unità d’Italia

Posted by fidest press agency su sabato, 19 marzo 2011

“Il comportamento tenuto dagli esponenti leghisti in occasione della ricorrenza dei 150 anni dell’unità d’Italia vede un solo aggettivo che possa descriverlo al meglio, vergognoso”. Queste le parole del Presidente dell’Italia dei Diritti, Antonello De Pierro, sul deplorevole atteggiamento del partito del Senatùr, “la vocazione separatista e xenofoba da sempre propugnata dal Carroccio, – spiega De Pierro – facendo riferimento all’articolo 1 dello statuto del partito, nel quale si dice che il movimento è finalizzato a definire l’indipendenza della Padania, territorio per altro non chiaramente definito, in paesi normali sarebbe perseguita”. In paesi normali, molto e molti di quest’Italietta andrebbero perseguiti, anzi, riprendendo le parole del Presidente “In Italia con requisiti simili, si diventa deputato o addirittura ministro”. Sul comportamento inaccettabile dei leghisti nella giornata di ieri, il commento del Presidente del movimento extra-parlamentare è duro “In virtù del fatto che Bossi sminuisca l’Unità d’Italia, definendola una mera retorica risorgimentale, chiederei all’Onorevole di studiare un po’ di Storia prima di sparare inesattezze in libertà, in quanto l’unificazione del popolo italiano risale ai tempi dell’impero romano”. Tanto per rispolverare la memoria, De Pierro ricorda un grave episodio “Mentre a Roma si svolgevano i funerali di Nicola Calipari, funzionario del Sisde ucciso in Iraq nel 2005 ed il tricolore avvolgeva la bara del defunto, cinque ministri leghisti in riunione a Lugano, applauditi da cinquecento scalmanati con materia celebrale in vacanza, improvvisarono una canzone che faceva pressappoco così ‘Abbiamo un sogno nel cuore, bruciare il tricolore’. Ebbene questa gente non è degna di occupare i posti riservati ai rappresentanti del popolo italiano.

Posted in Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Italia: amo la mia patria

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 marzo 2011

Castro Pretorio - le mura a Porta Pia 1849

Image via Wikipedia

Nella prima metà dell’800 l’Italia centro settentrionale era divisa in una moltitudine di statarelli arretrati e in profondo ritardo sulla rivoluzione industriale che, partendo dall’Inghilterra, stava cambiano il volto dell’Europa. Nel sud d’Italia la situazione era molto diversa. La rinascita del sud avvenne nel 1816 con la costituzione del Regno delle Due Sicilie, uno Stato italiano del tutto indipendente retto da sovrani italiani che riprese il cammino di modernizzazione e di progresso culturale avviato da Federico II, il più grande imperatore che l’Italia abbia mai avuto dai tempi di Roma. Sotto la dinastia dei Borboni (a tutti gli effetti napoletani) fu avviata la riorganizzazione delle amministrazioni locali cui fu data ampia autonomia (antesignana del federalismo municipale con cui oggi si baloccano i leghisti), fu dato grande impulso all’industria sia metallurgica che cantieristica, all’agricoltura, alla pesca ed anche al turismo, segno di un diffuso benessere. Le ferrovie, inventate nel 1820, ignote in Italia, fecero la loro prima apparizione a Napoli (1839). Nel 1837 arrivò il gas e nel 1852 il telegrafo elettrico. La riforma agraria pose fine alle leggi feudali e permise di bonificare paludi e di incrementare l’agricoltura. Grande impulso fu dato alla cultura, all’arte e alle scienze: il teatro San Carlo, primo al mondo, fu costruito in meno di un anno. In quegli anni sorsero il Museo archeologico, l’Orto Botanico, l’Osservatorio Astronomico, l’Osservatorio Sismologico Vesuviano, la Biblioteca Nazionale, l’Accademia delle Belle Arti, l’Accademia Militare la Nunziatella.  Scuole pubbliche e conservatori musicali erano presenti in ogni città. L’Università di Napoli, divenne al pari della Sorbona di Parigi, il più grande polo culturale dell’Europa. Lo sviluppo industriale fu travolgente con 1 milione e 600mila addetti contro il milione e 100 del resto d’Italia. I primi ponti in ferro in Italia, opere d’alta ingegneria, furono realizzati in quegli anni. Le navi Mercantili del Regno delle Due Sicilie solcavano i mari di tutto il mondo e la sua modernissima flotta, costruita interamente nei cantieri navali meridionali, era seconda solo a quella Inglese. Nel 1860 contava oltre 9.000 bastimenti e nel 1818 era stata varata la prima nave a vapore italiana. La Sicilia, la Campania ed il basso Lazio erano ricchissimi di reperti archeologici etruschi, greci e romani che affiancati da musei e biblioteche diedero un impulso alla costruzione di alberghi e pensioni per accogliere i numerosissimi visitatori. Sorsero così le prime agenzie turistiche italiane. Carlo III di Borbone fondò l’Accademia di Ercolano che diede l’avvio agli scavi archeologici di Pompei ed Ercolano. Oggi Pompei è una delle città più visitate al mondo. La sanità non era da meno con oltre 9mila medici usciti dalle Università meridionali che operavano in ospedali e ospizi sparsi in tutto il territorio. Il Regno delle Due Sicilie poteva vantare la più bassa mortalità infantile d’Italia. Le strade erano sicure e la mafia, che soprattutto oggi affligge il sud e non solo,  non esisteva neppure come parola. Dal punto di vista amministrativo il Regno del Sud godeva ottima salute, non a caso la Borsa di Parigi, allora la più grande al mondo, quotava il Regno al 120 per cento, ossia la più alta di tutti i Paesi. Nella conferenza internazionale di Parigi nel 1856 fu assegnato al Regno delle Due Sicilie il premio di terzo paese del mondo, dopo Inghilterra e Francia, per lo sviluppo industriale.Come mai allora Garibaldi con soli mille uomini riuscì ad abbattere un Regno così ben organizzato e sostenuto dal suo popolo? Per dare risposta a questa domanda dobbiamo prima capire chi fece realmente L’Unità d’Italia. A partire dai fratelli Bandiera, che sbarcati a Cosenza il 16 giugno 1844 per organizzare la sollevazione popolare furono invece accolti dai forconi dei contadini, tutti i tentativi di insurrezione popolare, dalla Repubblica romana del 1849 di Mazzini ai moti carbonari, ebbero risultati effimeri perché il popolo era del tutto assente e disinteressato (a parte qualche malessere che sfociava in deboli rivolte). Al nord, dominato dagli austriaci, l’insofferenza era invece marcata, ma per motivi economici e non certo per idealismo patriottico. Di Italia Unita si parlava solo nei ristretti circoli intellettuali liberali e nei palazzi della politica piemontese. Il minuscolo regno dei Savoia era infatti smanioso di allargare i suoi confini e di contare sullo scacchiere europeo. La prima e unica guerra risorgimentale condotta in prima persona dai piemontesi contro l’Austria  –  comunque affiancati da regolari e volontari di altri stati italiani, tra i quali ben 16 mila napoletani guidati da Guglielmo Pepe – si trasformò in un disastro per le truppe sabaude. La seconda guerra d’indipendenza che portò all’annessione della Lombardia fu vinta grazie all’apporto della Francia di Napoleone III che a Magenta  il 4 giugno 1859 sconfisse gli austriaci costringendoli alla resa. Al generale francese Patrice De Mac Mahon, artefice della vittoria, a Magenta è stato  – giustamente – dedicato un monumento. La terza guerra per la conquista del Veneto fu vinta grazia agli accordi con la Prussia di Bismarck. La condotta delle truppe sabaude fu deludente e ancor di più quella della marina sonoramente battuta dagli austriaci nella battaglia di Lissa. Anche la tanto mitizzata presa di Roma avvenne grazie agli stranieri e non certo per il valore dei soldati piemontesi. I bersaglieri del generale La Marmora poterono infatti attraversare trionfanti la Breccia di Porta Pia e sconfiggere i pochi soldati svizzeri posti a protezione del Papa solo perchè seppero approfittare dei rovesci militari della Francia contro la Germania che costrinsero Napoleone III nel 1870 ritirare le sue truppe a difesa dello Stato Pontificio. Le Guerre d’Indipendenza furono pertanto vinte più dall’abile diplomazia di Cavour che dal sangue italiano e, cosa ancor più deprimente, senza alcun coinvolgimento popolare. A Parte le gloriose cinque giornate di Milano, fatto rimasto sostanzialmente isolato. Riunito sotto la corona Sabauda quasi tutto il nord, i Savoia volsero lo sguardo al ricco e prospero Regno del Sud contro il quale attivarono, ancor una volta, la loro spregiudicata diplomazia per ottenere il sostegno dell’Inghilterra. L’Inghilterra, che vedeva del Regno delle Due Sicilie un pericolosissimo concorrente marittimo, fu ben felice di assecondare le mire espansionistiche piemontesi.Si attivarono sopratutto i circoli massonici inglesi, a cui erano affiliati i padri del risorgimento da Mazzini a Garibaldi e lo stesso Cavour, per fornire quegli enormi finanziamenti necessari per corrompere generali e ammiragli borbonici e spingerli al tradimento. Una cifra enorme fu stanziata a tal scopo da Albert Pike, Gran Maestro Venerabile della massoneria di Londra, e da Lord Palmerson Primo Ministro della Regina Vittoria.   Ma erano veramente mille i garibaldini? Certamente! Ma ogni giorno sbarcavano sulle coste siciliane migliaia di soldati piemontesi congedati il giorno prima e protetti dalla flotta Inglese dell’ammiraglio Mundy, a questi si unirono i soldati borbonici passati al nemico per denaro insieme ai loro generali Landi e Anguissola. Da mille che erano i garibaldini divennero in pochissimi giorni oltre 20.000, una vera e propria armata d’invasione sotto mentite spoglie. Infatti non vi fu alcuna dichiarazione di guerra.Il 13 febbraio 1861 cadeva la fortezza di Gaeta, ultimo baluardo borbonico. Per tre mesi, tanto durò l’assedio dell’isola, la città fu martoriata dai bombardamenti navali. Eroico fu Francesco II, il giovane Re napoletano, ed eroica fu la sua consorte Regina Sofia e l’intera popolazione che si strinse attorno ai loro sovrani nella strenua difesa della loro libertà. Ignobile fu invece il comportamento del generale piemontese Cialdini che non esitò un istante a scagliare oltre 160 mila bombe per massacrare l’intera popolazione su ordine di Cavour. Con la capitolazione di Gaeta finì il glorioso Regno delle Due Sicilie che aveva fatto dell’Italia meridionale uno Stato autonomo ed indipendente, prospero e moderno. E da qual giorno iniziò l’inesorabile declino del sud reso possibile dalla incapacità e disinteresse dello Stato unitario prima e post fascista poi.Nel 1860 – e qui arriviamo al vero motivo che spinse lo statarello piemontese a inventarsi l’Unità d’Italia – il debito pubblico del Piemonte ammontava alla somma di oltre un miliardo di lire di allora, una voragine spaventosa che il piccolo Stato Sabaudo con i suoi 4 milioni di abitanti mai e poi mai sarebbe riuscito a colmare per l’arretratezza della sua economia montana. Nel 1861, quando avvenne l’unificazione del Nord con il sud, il Patrimonio aureo dell’Italia Unita era di 668 milioni di lire oro. Ebbene di questi ben 443 proveniva da Regno delle Due Sicilie e solo 8 alla Lombardia (il resto dagli altri stati annessi).  Questa enorme massa di denaro proveniente dal sud permise di rimpinguare le disastrate casse del Regno di Savoia e a dare vigore alla sua asfittica economia.   Appena sbarcato in Sicilia il primo obiettivo di Garibaldi fu…la zecca di Palermo per impossessarsi dei 5 milioni di ducati in oro depositati. Nei dieci anni successivi i piemontese effettuarono un vera e propria opera di spogliazione. Svuotarono le casse comunali, quelle delle banche, saccheggiarono le Chiese e smontarono i macchinari delle fabbriche per rimontarli al nord. Agevolati in questo dai molti notabili meridionali subito accasati, per denaro e potere, alla corte del nuovo sovrano. Nelle casse piemontesi finirono inoltre gli enormi proventi dalla vendita dei beni ecclesiastici confiscati e del demanio borbonico. Lasciando per sempre il suo Regno Francesco II disse profeticamente: “il nord non lascerà ai meridionali nemmeno gli occhi per piangere”. Quello che il giovane Re napoletano non poteva prevedere era l’ondata repressiva, i massacri di contadini, la fucilazione dei renitenti alla leva, i villaggi bruciati, le brutali violenze con tanto di esposizione di teste mozzate ad opera della soldataglia piemontese che per dieci anni avrebbero martoriato il suo ex-Regno. Spiace evidenziarlo, ma a macchiarsi le mani di sangue innocente furono in gran parte i bersaglieri. Alcuni giornali stranieri (la censura del governo al riguardo era rigorosa) pubblicarono delle cifre terrificanti nonostante fossero sottostimate: nel solo primo anno di occupazione vi furono 8.968 fucilati, 13.529 arrestati in gran parte deportati nei campi di concentramento e “rieducazione” al nord, 6 paesi dati alle fiamme, 12 chiese saccheggiate. Complessivamente si parla di un milione di contadini uccisi e decine di villaggi rasi al suolo. La chiusura per decreto di un numero imprecisato di scuole e di Chiese. (Vittorio Gleijeses: La Storia di Napoli, Napoli 1981 – Isala Sales: Leghisti e sudisti, Laterza Editore 1993 – Antonio Ciano: I Savoia ed il massacro del sud, ed. Granmelo, Roma 1996). Antonio Gramsci, nato in Sardegna ma originario di Gaeta, parlando della questione meridionale ebbe a dire”…lo Stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l’Italia meridionale e le isole, crocifiggendo, squartando, seppellendo vivi i contadini poveri che gli scrittori compiacenti tentarono di infamare con il marchio di briganti”. I briganti per l’appunto…tutti i figli maschi erano obbligati, pena la fucilazione, a prestare il servizio militare per sparare ai loro fratelli del sud. Per chi si rifiutava non restava altra via che quella dei monti, braccati con l’infamante etichetta di “briganti”.Per tentare di unire veramente l’Italia, per superare i contrasti con la Chiesa e per sradicare il fenomeno mafioso bisognerà attendere l’avvento del Fascismo: il Concordato del ’29 pose fine al contenzioso con la Chiesa di Roma, il grande programma di opere pubbliche e di bonifica diede lavoro ai giovani meridionali e la politica repressiva del Regime, con il Prefetto Mori, costrinse la mafia ad emigrare in America (per poi tornare al seguito delle truppe di liberazione).Oggi festeggiamo il centocinquantesimo anniversario della proclamazione del Regno d’Italia (e non dell’unità d’Italia, come viene erroneamente detto, che avverrà solo dopo la Prima Guerra mondiale e con l’annessione di Fiume del ’24). Brindiamo pure, caro Presidente della Repubblica, ma non dimentichiamoci della Storia, se volgiamo guardare al futuro. Nonostante tutto: Viva L’Italia, la nostra Patria! (Gianfredo Ruggiero, presidente del Circolo Culturale Excalibur – Varese)

Posted in Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Ricordo di Goffredo Mameli

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 marzo 2011

Ore 11.00 cimitero del Verano – monumento funebre a Mameli Ingresso principale (prima traversa sinistra)
• Deposizione di una Corona a cura del Municipio Roma III e saluto del Presidente Dario MARCUCCI
• Contributo della Banda del Dopolavoro Ferroviario di Roma e dei “Musicanti” della Scuola Media Borsi
• Saluto di Giorgio BISEGNA, Presidente Sez. ANPI San Lorenzo
• Letture di brani del Risorgimento e della Resistenza interpretati da Francesco VENDITTIe Paolo DE GIORGIO
• “La libertà non è un dono” di Maria MANTELLO, Presidente della Associazione Nazionale del Libero Pensiero “Giordano Bruno”
• L’Iniziativa sarà tradotta in LIS (Lingua dei Segni Italiana) a cura dell’ACCADEMIA EUROPEA SORDI Scuola interpreti. Saranno presenti i proff. Spano ISSR e Di Tullio ISISSRiflessioni, letture e canti su risorgimento e resistenzaORE 17.30 Teatro scuola saffi via dei Sabelli 119 Traduzione in Lingua dei Segni Italiana a cura dell’I.S.I.S.S. Istituto Statale di Istruzione Specializzata per i Sordi
• Ore 17.30 Saluto di Franca RAPONI e Stefano VALENTINI, presidenti delle sezioni ANPI Italia “Agostino Raponi” e Istituto Superiore di Sanità “Ugo Forno”
• Proiezione di “1849”: brani dai film Cavalcata d’eroi di Costa e Camicie Rosse di Alessandrini/Rosi. Per la CINETECA NAZIONALE sarà presente Mario MUSUMECI responsabile ufficio restauri filmici. Sottotitolazione per i sordi a cura della Mediateca ISSR
• “Gramsci e il problema storico della nazione italiana” conferenza di Giuseppe VACCA, presidente della Fondazione Istituto Gramsci
• “La Resistenza: secondo Risorgimento” riflessioni e memorie di Giovanna MARTURANOe Rosario BENTIVEGNA, partigiani medaglia al valore
• Canti con Sara MODIGLIANI (voce), Felice ZACCHEO (chitarra) e con Franco FOSCA
• Sarà presente il ristoro “un punto macrobiotico”

Posted in Cronaca/News, Roma/about Rome | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

150 anni dell’Unità d’Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 15 marzo 2011

Bari, 17 marzo alle 12,30 in Piazza della Libertà, nell’area antistante al Palazzo dell’Economia, inaugurazione dello spazio espositivo che la Camera di Commercio di Bari ha dedicato ai 150 Anni dell’Unità d’Italia. L’esposizione, con suggestioni creative, porrà in correlazione simbolica le imprese, le persone ed il territorio locale con 12 momenti storici determinanti, di natura politica,  sociale, economica e sportiva, che hanno segnato la nostra vita e quella del nostro Paese. Le installazioni coinvolgono le categorie rappresentate nel sistema camerale, utilizzando tecniche, materiali e prodotti tipici dell’artigianato, dell’industria e dell’agricoltura, che grazie al commercio sono distribuite in tutto il mondo.  Per la Camera di Commercio l’iniziativa è un tributo alla capacità di intraprendere per il progresso, affinché, soprattutto le nuove generazioni, possano averne memoria. Con l’augurio di poter condividere con Lei questo momento inaugurale, che vuole mettere in relazione la funzione “storica” dell’ente camerale barese nella promozione delle eccellenze ed i traguardi raggiunti in 150 anni dal mondo produttivo e dalla nostra società, La saluto cordialmente

Posted in Cronaca/News, Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Unità d’Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 20 febbraio 2011

Il Consiglio dei Ministri ha finalmente deciso che il 17 marzo, anniversario dei 150 anni dell’Unità d’Italia, sarà festa nazionale. Ma nel Governo è scontro, due ministri leghisti (Bossi e Calderoli) votano contro e Maroni lascia l’aula del Consiglio prima della votazione. «Caro Calderoli, folle è il comportamento leghista e no la decisione a favore della festa per il 17 marzo» dichiara in una nota Vincenzo Galizia Presidente nazionale del Fronte Verde Ecologisti Indipendenti che continua il suo intervento «rattrista vedere che anche su argomenti così fondamentali, che dovrebbero unire la Nazione, perché coinvolgono la vita di ogni italiano, questo Governo invece si divide. Se pensiamo che fare da alfiere all’amore patrio ci deve pensare un comico, anche se bravissimo, come Benigni, ci da la percezione come la politica e specialmente la maggioranza di governo, viva al di fuori della realtà, più concentrata ad essere berlusconiana o antiberlusconiana, che ad avere come priorità il bene degli italiani» conclude la nota Vincenzo Galizia leader del movimento ecologista. (garibaldi)

Posted in Cronaca/News, Politica/Politics | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Agenda sindaco di Roma

Posted by fidest press agency su sabato, 12 febbraio 2011

Roma 12/2/2011 Ore 10: Campidoglio – Sala della Protomoteca Il sindaco, Gianni ALEMANNO, interviene al convegno nazionale “A centocinquant’anni dall’Unità d’Italia. Quale Identità?”, organizzato da Alleanza Cattolica.  Intervengono, fra gli altri, l’on. Alfredo MANTOVANO, l’on. Alessandro PAGANO, l’on. Massimo PLLEDRI, Mauro RONCO, ordinario di diritto penale all’Università degli Studi di Padova, gli storici Marco INVERNIZZI e Francesco PAPPALARDO, la giornalista Marina VALENSISE e il sociologo Massimo INTROVIGNE.

Posted in Cronaca/News, Roma/about Rome | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

La Francia e l’unità italiana, 150 anni dopo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 febbraio 2011

11 febbraio ore 18.30 – Centro culturale San Luigi di Francia, largo Toniolo 22 Conferenza di Alberto Toscano e Gilles Pécout In lingua francese ed italiana, senza traduzione Ingresso libero nel limite dei posti disponibili Tutti conoscono l’importanza fondamentale che ha avuto la partecipazione francese nella II Guerra d’indipendenza italiana, con le battaglie di Magenta e Solferino nel giugno 1859, ma l’iniziativa del Centro culturale offre un’opportunità per riflettere sul modo in cui l’opinione pubblica transalpina seguì nella metà del XIX secolo le vicende politiche della penisola italiana. I giornali (dai settimanali illustrati alle riviste intellettuali, dai principali quotidiani nazionali alla miriade di fogli locali) s’appassionarono allla polemica tra chi puntava all’intervento diretto a favore del Risorgimento e chi sollecitava invece un atteggiamento più defilato e neutrale (che soprattutto non mettesse in pericolo lo Stato pontificio). Riscoprire quella pagina di storia è anche un modo per dimostrare il complicato e intensissimo intreccio tra le passate vicende di Francia e Italia, che contribuisce ancor oggi a rendere del tutto particolare la relazione tra questi due paesi. Al dibattito parteciperanno: il prof. Gilles Pécout, docente all’Ecole normale supérieure di Parigi, membro del Groupe de Recherches sur l’Italie contemporaine, specialista dell’Italia del XIX secolo. Autore di “Il lungo Risorgimento. La nascita dell’Italia contemporanea” [Mondadori, 1999] ; “Cavour” [Fayard, Parigi 2011]. il giornalista Alberto Toscano, corrispondente da 25 anni dalla Francia e presidente del Club de la presse européenne di Parigi. In tale occasione verrà anche presentato il suo ultimo libro “Vive l’Italie. Quand les Français se passionnaient pour l’unité italienne” [Armand Colin, Paris 2010]. Il volume ripercorre le vicende del Risorgimento attraverso gli articoli e i commenti della stampa francese. Quest’evento è realizzato in collaborazione con l’École française de Rome.

Posted in Cronaca/News, Recensioni/Reviews, Roma/about Rome | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Regioni e Testimonianze d’Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 6 febbraio 2011

Roma 10 febbraio alle ore 18.00 presso il Complesso del Vittoriano verrà  presentato, in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, il progetto dal 27 marzo – 3 luglio 2011 realizzato nei luoghi del giubileo del 1911 a Roma presso il Complesso del Vittoriano, Palazzo di Giustizia, Valle Giulia, Castel Sant’Angelo, nonché l’Aeroporto Leonardo Da Vinci che fu inaugurato nel 1961 in occasione del Centenario Per l’occasione vi presenzieranno Giuliano Amato, Presidente del Comitato dei Garanti per le Celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia, Louis Godart, Consigliere per la conservazione del Patrimonio Artistico della Presidenza della Repubblica Italiana, Lucio Villari, Storico e Docente di storia contemporanea presso l’Università degli Studi Roma Tre, Paolo Peluffo, Consulente del Presidente del Consiglio per le celebrazioni del 150° Anniversario dell’Unità d’Italia. Coordinerà gli interventi Bruno Vespa.
La Mostra è  promossa dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Comitato dei Garanti per le celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia presieduto da Giuliano Amato, in collaborazione con Roma Capitale e con la partecipazione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Ministro per i Rapporti con le Regioni e Coesione Territoriale, Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Ministero della Giustizia, Ministro del Turismo.
Hanno dato la loro adesione le Regioni: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Provincia Autonoma di Trento, Umbria, Valle d’Aosta.
Parteciperanno anche le aziende che hanno contribuito a costruire l’Italia in questi 150 anni. Porteranno le loro Testimonianze: Aeroporti di Roma, Agenzia del Territorio, Aiscat, Assicurazioni Generali, Camera di Commercio di Roma, Enel, Eni, Ferrovie dello Stato, Fiat, Finmeccanica, Gse, Poste Italiane, Provincia di Roma, Telecom Italia, Veneto Banca.
Cura e consulenza storica dell’esposizione sono di Lucio Villari, storico italiano, Docente di storia contemporanea presso l’Università degli Studi Roma Tre. Curatore della mostra “Arte e Regioni” ospitata presso il Salone Centrale del Complesso del Vittoriano è Louis Godart, Consigliere per la conservazione del Patrimonio Artistico della Presidenza della Repubblica Italiana.
In prossimità  dei vari ingressi e sulle pareti esterne dei padiglioni, sarà realizzata una mostra storica attraverso le fotografie che raccontano l’Italia dal 1861 ad oggi curata da Giuseppe Tornatore.

Posted in Cronaca/News, Recensioni/Reviews, Roma/about Rome | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

L’unità d’Italia “senza veli”

Posted by fidest press agency su domenica, 18 luglio 2010

Scrive da Parigi Stefano Surace citando Antonio Gramsci: “Lo Stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l’Italia meridionale e le isole, fucilando, contadini poveri che scrittori salariati tentarono di infangare col marchio di briganti”. E’ il prologo di una critica “severa”, quasi “feroce” a commento della “celebrazione del 150° anniversario della cosiddetta “unità d’Italia”. Per Surace: “Si vuol celebrare ufficialmente in pompa magna, come una fulgida gloria, il 150° anniversario di quello che in realtà  è stato un evento drammatico.  Si sta tuttavia verificando che vari ambienti, personaggi, studiosi e politici di ogni orientamento, ognuno per proprio conto, indipendentemente l’uno dall’altro, stanno tentando di demistificare questa manipolazione sistematica, che è  ancor oggi di grande, drammatica attualità poiché grazie ad essa si “giustificano” con sfrontatezza provvedimenti pesantemente contrari agli interessi materiali e morali del Sud.  La realtà in effetti è che nel 1860, alla vigilia della cosiddetta “unità d’Italia”  il Regno delle due Sicilie, con capitale Napoli, contrariamente a quel che si vuol far credere, era in ben floride condizioni economiche e culturali. Mentre l’Italia del Nord era in condizioni particolarmente penose. Napoli, infatti, era di gran lunga la  più ricca città d’Italia, ed una delle più ricche e prestigiose d’Europa mentre Torino e il Piemonte ne erano una zona fra le più sottosviluppate.  Il Regno delle due Sicilie aveva due volte più monete di tutti gli altri Stati della Penisola messi insieme.  La riserva aurea a garanzia della moneta circolante, nel Regno delle due Sicilie, (9 milioni di abitanti) era due terzi di quella esistente nell’intera Italia (22 milioni di abitanti) ed era invidiata da tutte le nazioni.  Ammontava precisamente a 443,2 milioni di lire dell’epoca, contro 227,2 milioni del resto dell’Italia.  Mentre la riserva del Piemonte era di soli… 27 milioni, e quella della Lombardia di 8 milioni. La Borsa di Parigi, allora la più grande del mondo, quotava la rendita del Regno delle due Sicilie al 120 per cento, ossia la più alta di tutti.  Il Piemonte aveva un debito pubblico triplo di quello del Regno delle due Sicilie, con circa la metà degli abitanti.  In effetti con 5 milioni di abitanti il Piemonte aveva oltre un miliardo di debiti (precisamente un miliardo e 271 milioni) mentre il Regno delle due Sicilie, con 9 milioni di abitanti, ne aveva per appena 441 milioni”.  E ancora precisa Surace: “La conferenza internazionale di Parigi del 1856 aveva assegnato al Regno delle Due Sicilie il premio di terzo paese del mondo per sviluppo industriale, dopo l’Inghilterra e la Francia. Oltre al milione e seicentomila addetti nell’industria c’erano duecentomila commercianti e tre milioni e mezzo di contadini. Gli sportelli bancari erano diffusi capillarmente in ogni paese e villaggio. Perfino dal censimento ufficiale effettuato dopo l’ ”unità”, nel 1861, dal nuovo “regno d’Italia” risulta che il Sud (fino a quel momento appunto Regno delle due Sicilie) pur con solo un terzo circa della popolazione di questo nuovo regno (il 36.7%) aveva una forza-lavoro nell’industria pari a più della metà (51%). Disponeva infatti di quasi 5000 fabbriche : cantieri navali (che avevano dato al Regno delle due Sicilie la prima flotta mercantile e militare del Mediterraneo, e la quarta flotta mercantile  nel mondo) industrie siderurgiche, tessili, cartiere, estrattive, chimiche, conciarie, del corallo, vetrarie, alimentari. Il Sud aveva la più grande industria metalmeccanica d’Italia, la più grande industria siderurgica per materie prime e semilavorati, il più grande cantiere navale che fra l’altro aveva prodotto il primo vascello a vapore del Mediterraneo.  Le navi mercantili del Regno delle Due Sicilie solcavano i mari  di tutto il mondo e la sua flotta mercantile era seconda solo a quella inglese e così pure la flotta da guerra terza in Europa dietro quella inglese.  L’industria tessile della zona di Salerno era al primo posto in Italia.  Il Sud aveva la più importante industria estrattiva di zolfo del mondo, la più grande cartiera d’Italia, il primo posto in Italia per la produzione di vetri, cristalli, corallo, un’industria conciaria tra le prime d’Europa (secondo posto per i guanti)”. Fra i risultati di queste industrie c’erano, fra l’altro, la costruzione della prima linea ferroviaria e della prima locomotiva in Italia, il primo telegrafo elettrico della penisola, il primo ponte in ferro ad impalcato sospeso in Italia e tra i primi nel mondo, la prima illuminazione a gas in Italia e appunto la prima rete di fari lenticolari in Europa.  Gli operai  lavoravano otto ore al giorno e guadagnavano abbastanza per sostentare le loro famiglie ed erano i primi in Italia ad usufruire di una  pensione statale, in quanto fu istituito un sistema pensionistico (con una ritenuta del 2% sugli stipendi). Quanto all’agricoltura, il Sud aveva il primo posto per produzione di olio, agrumi, pasta, pomodoro, pesce, vino, formaggi e nell’allevamento di ovini, equini e suini, con il 55,8% di operai agricoli specializzati e il 56,3% dei braccianti.  Nelle Due Sicilie vi era la più alta percentuale di medici per abitanti in Italia : 9390 medici su circa 9 milioni di abitanti, mentre Piemonte, Liguria, Lombardia, Toscana e Romagna messe insieme ne avevano 7087, su 13 milioni di abitanti.  Nel Sud vi era il minor tasso di mortalità infantile d’Italia, mentre i più elevati si riscontravano, fino alla fine del 1800, in Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna.  La prima clinica ortopedica d’Italia fu creata a Napoli”. Abbiamo solo in parte riportato quanto ha scritto Surace e la sua documentazione si rifà a molte dichiarazioni pubbliche e note private dell’epoca sull’avventura garibaldina che diede il via all’Unità d’Italia così fortemente criticata da Surace. Qui parliamo di Napoleone III, Lord Lennox, Benjain Disraeli, Giorgio Bowyer Deputato inglese (Lettera a Lord Palmestron – 1861), Alessandro Bianco conte di Saint Jorioz, Teodoro Salzillo, Hercule de Sauclières, Massimo D’Azeglio, Lord John Russel Ministro degli esteri inglese, Pietro Cala Ulloa, Carlo Margolfo (uno dei bersaglieri che entrò  a Pontelandolfo), Giacinto De Sivo, Francesco Crispi, Gemau, generale francese, Giuseppe Ferrari (Storico nato a Milano) Nocedal (deputato spagnolo – 1863), Pasquale Stanislao Mancini, Pio IX,  Antonio Gramsci, Francesco Proto, Carafa Pallavicino, Duca di Maddaloni, Luigi Einaudi, Indro Montanelli, Giustino Fortunato, Rocco Chinnici (Giudice antimafia),  Claude Duvovisin (Console svizzero, 2006)  Milan Kundera George Orwel e altri.
Stefano Surace, è giornalista, scrittore, maestro dell’arte marziale di origine giapponese Ju-Jitsu. E’ residente a Parigi da oltre 30 anni.In precedenza in Italia aveva assunto  la carica di direttore responsabile del settimanale Le Ore e di altre pubblicazioni. Da queste tribune condusse inchieste nelle quali svelava fra l’altro gli abusi di vari personaggi e oligarchie ai danni dei cittadini, e diversi retroscena come quelli relativi al caso Andreotti. Questa sua attività suscitò nella magistratura una specie di dicotomia, nei suoi riguardi tanto che credettero bene di lanciargli, in sua assenza, una serie di condanne per presunti reati a mezzo stampa per un totale di oltre… 18 anni di galera, definitive ed esecutive, facendogli conseguire il record mondiale (almeno del mondo occidentale) per condanne ricevute per quel tipo di reati. Quando, nel 2001, si recò in Italia poiché la madre 92enne, che abitava a Napoli, gli chiedeva di occuparsi di alcune pratiche che ella, data l’età, non era più in grado di seguire. Ma a Napoli venne arrestato in esecuzione di una condanna per traffico di droga che tuttavia, in realtà, non era mai stata emessa. Venuto fuori l’ “errore”, si cercò di trattenerlo comunque in carcere adducendo condanne per suoi articoli pubblicati circa 40 anni prima. Ma tutto ciò suscitò la reazione massiccia della stampa italiana e internazionale, fra cui i quotidiani francesi “Le Monde” (in prima pagina) e “Le Figaro”, il britannico “Guardian” (che definì “kafkiano” il suo caso, nonché come un “affare Dreyfus all’italiana”) dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti, della Federazione della stampa, del movimento per i diritti civili di Corbelli, di deputati e senatori dei più diversi partiti – dall’estrema destra all’estrema sinistra – di intellettuali di ogni orientamento politico. E così, sull’onda di questa mobilitazione a suo favore si dovette farlo uscire dal carcere. Attualmente Surace, anche come presidente dell’”Observatoire Européen pour la Justice et la liberté de presse”, segue con interesse l’evoluzione di certe situazioni in Italia. (altri dati qui)

Posted in Confronti/Your opinions | Contrassegnato da tag: , , , | 1 Comment »

Apertura dell’anno scolastico

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 settembre 2009

Roma giovedì 24 settembre Antonio Saitta, Presidente del Comitato Italia 150, organizzatore dei festeggiamenti per i 150 anni dell’unità d’Italia, sarà al Quirinale alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e del Ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini per l’inaugurazione dell’anno scolastico 2009/2010 e per raccogliere simbolicamente il testimone in vista del 2010, quando l’inizio dell’anno scolastico a Torino segnerà l’avvio delle celebrazioni. per il 150° anniversario dell’unità d’Italia. Per il 2011 il Comitato Italia 150 sta organizzando “Esperienza Italia” un evento che dal 17 marzo al 20 novembre, parlerà dell’Italia del passato, del presente e soprattutto del futuro: per questo motivo i giovani, che rappresentano il Paese che verrà, sono tra gli interlocutori più importanti a cui si rivolgerà “Esperienza Italia”.  A partire da questo anno scolastico il Comitato Italia 150 darà il via a diverse iniziative destinate alle scuole primarie e secondarie, con un programma specifico di attività che raccoglie l’invito formulato dal Presidente Napolitano e dal Ministro per i Beni e le attività culturali Sandro Bondi, di mettere le scuole e i ragazzi al centro del percorso che condurrà al 2011.

Posted in Cronaca/News, Roma/about Rome, Università/University | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »