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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘unità’

Il sindacato unico c’è già. E non lotta insieme a noi

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 maggio 2019

Landini ha atteso il 1° Maggio per lanciare l’idea del sindacato unico, per dire che non ci sono più motivi di divisione, che il mondo che aveva provocato le rotture e le divisioni del fronte sindacale non è più nemmeno un lontano ricordo.Quindi le differenze sono azzerate. E ci si può dedicare a discettare di sociologia intorno alle nuove figure dello sfruttamento, della precarietà, della schiavitù che torna prepotente nei campi, nella logistica, che produce morti come mai prima nell’era moderna senza però produrre, o almeno provare a immaginare, forme di lotta sindacale.
Ma il sindacato unico c’è già nei fatti, proprio come sognava Matteo Renzi. È quello del sostegno a una Unione Europea che dei diritti dei lavoratori, delle lavoratrici in particolare, ha fatto strame, è quello che va a braccetto e manifesta con Confindustria come si andrebbe a spasso con le dame di San Vincenzo dimenticando che i padroni rappresentano, oggi come ieri, il nemico di classe.È quello che si è accomodato per anni nelle pieghe dei provvedimenti anti Labour assunti dai vari governi purché in qualche modo gli venisse lasciata mano libera nell’utilizzare la loro posizione di monopolio della rappresentanza per accumulare funzioni sostitutive come gli enti bilaterali o la gestione del welfare aziendale.È quello che assiste immobile e silente alla crescita delle disuguaglianze, che firma contratti osceni, che chiede leggi a sostegno del proprio monopolio della rappresentanza, che non ha il cappello in testa e la schiena dritta e che quando cita Giuseppe Di Vittorio ne nasconde la funzione che ebbe nel movimento operaio internazionale e che fu al centro della scissione e alla base della nascita della Cisl prima e della Uil poi. Ambedue volute e sostenute dal sindacato americano e da quello britannico per impedire che in Italia si consolidasse un sindacato di classe che guardava con attenzione a quanto si produceva in materia di crescita dei diritti dei lavoratori nei Paesi socialisti.La Cisl e la Uil scelsero allora di sostenere il progetto imperialista del Piano Marshall come oggi Cgil Cisl e Uil sostengono l’Unione Europea nella competizione interimperialista.
Forse Di Vittorio oggi diserterebbe il concertone unitario di Piazza San Giovanni, forse sceglierebbe di stare sui tetti di Piacenza assieme ai facchini licenziati perché si sono rifiutati di accettare di vivere una vita da sfruttati. (Unione Sindacale di Base)

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“Costruire l’unità a partire dal molteplice”

Posted by fidest press agency su martedì, 23 aprile 2019

Lo ha scritto Georges Burdeau nel definire il compito della politica nel segno della pluralità di idee, di interessi, di percezioni della realtà, e di ammortizzatore delle contese presenti nella società civile. A rappresentarla nelle sue diverse sfaccettature ci pensano i partiti che si vestono di caratteri ideologici per marcarne il ruolo e le finalità da perseguire nella collettività. D’altra parte è proprio nella logica dei rapporti insiti in una comunità composita che concepisce le corporazioni, le classi sociali, le associazioni, si possono determinare conflittualità non facilmente superabili.
In tale contesto sorge spontanea la consapevolezza che i partiti siano nati proprio per esercitare il ruolo di mediatori tra gli opposti interessi. Succede, invece, che da questa schedatura, dove non si sottraggono nemmeno i sistemi democratici a democrazia compiuta, i partiti corrono il rischio di perdere la loro caratura per un patto di dominio che esalti i loro privilegi e prestigio divenendo, in tal modo, facile preda di interessi partigiani anche se a farne le spese sono i valori intesi nell’assicurare la libertà, la sicurezza e la protezione di tutti i cittadini.
Questa perdita di identità lascia un vulnus molto profondo nel governo del Paese in quanto si riduce il consenso consapevole e s’introduce l’ambiguità nella logica della rappresentanza. Se partiamo dal fatto che la stragrande maggioranza della popolazione è costituita dai ceti medi con rendite medio-basse ne consegue che costoro si sentono meno tutelati da chi votano in quanto gli eletti e i partiti che li presentano si rivelano più propensi ad assecondare i voleri delle classi benestanti e ricche pur impinguando l’assenso da altre fonti.
Tutto questo si sta rendendo sempre più evidente in Italia da alcuni anni a questa parte. Se restiamo all’attualità, senza fare della dietrologia, osserviamo il modus operandi di taluni partiti. Partiamo dal PD nato dalla costola del partito comunista e da quelli che potremmo definire “democristiani progressisti”. Una sorta di “centro” che guarda a sinistra, ma in pratica ha in pochi anni smarrito il senso di marcia se si mostra sempre più propenso a curare altri interessi che non quelli del ceto medio-basso. Questa tendenza una volta avvertita dal popolo elettore ha portato ad una caduta verticale dei consensi che si sono riversati lungo due direttrici: il non voto e nel movimento pentastellato. Quest’ultimo, prima di trovare un posto nel governo del paese, aveva suscitato molte speranze, forse troppe per le sue esili ed acerbe spalle, in chi ha cercato quasi disperatamente un punto di riferimento che sapesse essere degnamente rappresentativo delle fasce sociali più deboli. Oggi, però, rischia d’essere surclassato da chi è capace di suscitare suggestioni forti ma costruite sulla sabbia. Questo abbraccio alla fine non provocherà solo nella massa degli elettori un’altra cocente delusione ma sempre più la consapevolezza che il mondo è fatto per chi ha e non per chi è. A questo punto stiamo portandoci verso un anomico disorientamento ideologico e pessimismo sociale che può rivelarsi un mortale virus per la democrazia compiuta distruggendo di fatto quei valori che hanno fatto parte del nostro bagaglio culturale e togliendo in tutti noi la speranza per un futuro migliore. (Riccardo Alfonso)

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Guardia costiera europea: 10.000 nuove unità entro il 2027

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 aprile 2019

Le modifiche all’Agenzia europea della guardia costiera e di frontiera (Frontex), già concordate con i ministri UE, mirano a risolvere le attuali carenze e a rispondere con più efficacia alle esigenze di sicurezza e gestione della migrazione.Corpo permanente di 10.000 unità entro il 2027Sarà istituito un nuovo corpo permanente per sostenere i Paesi UE nel controllo delle frontiere e nei rimpatri, nonché nella lotta alla criminalità transfrontaliera. Con un organico operativo di 5.000 persone nel 2021, il corpo permanente sarà pienamente operativo entro il 2027 con 10.000 unità. Inoltre, sarà creato un pool di intervento rapido per le emergenze.Il corpo permanente sarà composto da guardie di frontiera e guardie costiere impiegate dall’agenzia, nonché da personale distaccato su base obbligatoria dai Paesi UE. L’agenzia così rafforzata sarà in grado di sostenere le procedure di rimpatrio negli Stati membri, individuando i cittadini di Paesi terzi che soggiornano irregolarmente nell’UE e aiutando le autorità nazionali ad ottenerne i documenti di viaggio. Le nuove norme rafforzeranno inoltre la cooperazione con l’Ufficio europeo di sostegno per l’asilo (EASO). Sarà infine rafforzata la cooperazione con i Paesi terzi, consentendo nuovi accordi che andranno oltre i paesi limitrofi dell’UE. Il rispetto dei diritti fondamentali e la protezione dei dati personali in tale cooperazione è assicurato da varie garanzie. Le norme stabiliscono l’impiego di personale che valuterà costantemente che le attività operative dell’agenzia siano conformi ai diritti fondamentali.

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Il carisma dell’unità e il ministero petrino

Posted by fidest press agency su domenica, 10 febbraio 2019

Roma 27 febbraio 2019, ore 18:00 Pontificia Università Gregoriana Piazza della Pilotta 4. Quest’anno accademico 2018-2019 offre al Centro Cardinal Bea per gli Studi Giudaici della Pontificia Università Gregoriana l’opportunità di onorare, nel 50esimo anniversario della sua morte, il contributo dell’eponimo Agostino Bea “Il Cardinale dell’Unità”. Nel corso dell’Anno del Cardinal Bea, una serie di conferenze serali sulle relazioni ebraico-cristiane, il dialogo ecumenico e gli studi biblici, celebrerà la vita di questo grande uomo il cui dono alla Chiesa ha aiutato ad aprire la via ad una serie di dialoghi di unità. Il Centro è fiero di presentare questo programma insieme al Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, al Center for the Study of Christianity della Hebrew University of Jerusalem e al Pontificio Istituto Biblico.
Dopo un discorso d’apertura del Prof. Mathijs Lamberigts di KU Leuven che esplorerà il significativo ruolo del Cardinal Bea nel campo dell’ecumenismo, avvierà la discussione della tavola rotonda il Prof. André Birmelé della Faculté de Théologie Protestante of the Université de Strasbourg, illustre Luterano e membro attivo in fondamentali dialoghi ecumenici. S.E. Dr. Maximos Vgenopoulos, Orthodox Metropolitan of Silyvria, of the Ecumenical Patriarchate of Constantinople, il quale si è dedicato ad uno studio approfondito sulla questione del ministero petrino, contribuirà con il suo punto di vista. Il Prof. Angelo Maffeis dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, grande promotore di questo dialogo, sarà la loro controparte cattolica. La discussione sarà presieduta da S.E. Mons. Brian Farrell, LC, Vescovo-Segretario del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani.
Perché il Centro Cardinal Bea per gli Studi Giudaici organizza un evento sulle relazioni ecumeniche? Il tema del ministero petrino, cioè il ruolo di un polo centrale di unità per la Chiesa universale e il possibile rapporto che questo ha con il vescovo di Roma, è una prova dei progressi compiuti nel dialogo ecumenico. È uno degli argomenti più delicati e ha bisogno di essere affrontato con la massima fiducia ed onestà. L’impegno di Bea nell’ambito di questa dimensione del Concilio Vaticano II, ha contribuito a ridisegnare la storia odierna. È sufficiente citare il Prof. Douglas Horton, pastore protestante americano e accademico che il 18 settembre 1965, al Foyer Unitas su richiesta del Segretariato per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, si è rivolto al Cardinale Bea:”Dovremo aspettare generazioni, se non secoli, prima che le nostre divergenze teologiche e organizzative siano risolte, ma è chiaro che l’amicizia che ci avete mostrato ha preparato il terreno su cui può crescere la riconciliazione. Come teologi dobbiamo chiamare amicizia un fattore non teologico. Teologico o no, l’amicizia ha, senza dubbio, un grande ruolo da svolgere nel futuro della Chiesa. Gli storici possono facilmente indicare sfortunati fattori non teologici, come la rivalità nella sfera dell’economia e della politica, che hanno portato a grandi scismi nella Chiesa. Se ciò è vero, il fattore non teologico dell’amicizia può svolgere il suo ruolo nella reintegrazione della cristianità”. Gli interventi saranno in inglese e italiano e sarà fornita una traduzione simultanea. L’evento è gratuito e aperto al pubblico.

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L’unità dell’Italia passa attraverso accesi conflitti economici

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 agosto 2018

La stessa idea, infatti, di avere un’Italia unita non ebbe precise caratteristiche nazionalistiche, ma fu dettata da ragioni economiche. La nuova borghesia industriale lombarda voleva riscattarsi dalle vessazioni imposte dallo sfruttamento austriaco trasformando la lotta per l’evoluzione economica in lotta politica. Scrive a questo riguardo Rodolfo Morandi: “Essa promuoveva i suoi interessi economici al grado d’interessi generali della società italiana, cioè identificando questa società in se stessa, ne confondeva i valori e la somma dei bisogni nella propria bramosia di potere e di guadagno”. Questo “spirito capitalistico” trovò il suo elemento di forza prima nel mondo industriale lombardo e poi con borghesia industriale toscana ma su basi di potenza diversa per merito del granducato di Toscana e le sue leggi liberali tanto che gli uomini politici stranieri, come il principe Metternich o l’industriale inglese Riccardo Cobden, parlarono della Toscana come di uno stato miracolo. (Riccardo Alfonso)

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L’Italia unitaria tra il dire e l’essere

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 agosto 2018

E’ diventata una specie d’operazione chirurgica avvenuta all’insaputa del paziente. Dopo gli effetti post-operatori questi si è accorto che l’appartenenza o meno al regno borbonico o a quello sabaudo nulla ha cambiato alla propria condizione sociale. Povero era e povero è rimasto. Illuso era e illuso resta per una crescita economica ed industriale promessa dai soliti imbonitori di turno e persino pagata in anticipo, e regolarmente disattesa. Penso alla Casa del Mezzogiorno.
Fu un progetto sbandierato per decenni e ora si rende conto, finalmente, che quest’illusione è la sola realtà che lo fa convivere con il suo passato. L’Italia è stata a lungo mutilata nella sua identità nazionale. Ricordiamo le invasioni barbariche, Brenno, Pirro, Annibale, le disfatte alla Trebbia, Trasimeno e a Canne, le irruzioni galliche con il conseguente assedio di Roma, le lotte civili dei Gracchi fino a Mario e Silla, la corruzione, il dispotismo, l’impero in balia dei pretoriani, il suo triste dissolvimento, le successive invasioni di Attila con gli Unni, dei Goti, dei Greci con a capo Bellisario e Narsete, dei Longobardi con Alboino e di Franchi, la inframmettenza del potere temporale dei Papi effettuata da Pipino e da Carlo Magno, le guerre e le feroci conquiste fatte dagli angioini, dagli spagnoli, le devastazioni, i vili saccheggi e gli incendi subiti al tempo del Barbarossa. Altre mortali ferite furono inferte dalle guerre avvenute fra Carlo V e Francesco I, le ignominie dei Borgia, le lotte fra le fazioni Guelfa e Ghibellina. Quant’acqua è passata sotto i ponti dell’Arno sino a sfociare in mare quando Dante, con il fervore della propria fede, auspicò l’unità d’Italia? Questi con Macchiavelli, Mazzini e molti altri incarnarono quel vaticinio in apostolato. Oggi dovrebbero rivoltolarsi nelle loro tombe per assistere allo scempio di una nazione che si volle unita senza ideali e senza consentirle di sbocciare in una coscienza politica comune. (Riccardo Alfonso)

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Cristiani e Musulmani in cammino nel carisma dell’unità

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 aprile 2018

Castel Gandolfo (RM) dal 19 al 22 aprile 2018. Se ne parlerà sabato 21 aprile dalle ore 16 alle ore 19, nel corso dell’evento “Insieme per dare speranza. Cristiani e Musulmani in cammino nel carisma dell’unità”, promosso dal Movimento dei Focolari, che vedrà la partecipazione di circa 600 persone da 23 nazioni, di fede cristiana e musulmana.
In un contesto sociale segnato, soprattutto in Occidente, dalla paura del diverso, dal pregiudizio e dalla diffidenza che erige muri e da una narrativa che alimenta lo scontro e la separazione, la testimonianza di un impegno condiviso fra cristiani e musulmani uniti per la pace, la solidarietà, lo sviluppo, l’armonia fra persone di fedi, culture e tradizioni diverse, lancia un messaggio controcorrente e getta semi di speranza.
Vivere insieme nella concordia, nel rispetto, nella solidarietà e nella pace si può. E anche lavorare insieme è possibile, condividere obiettivi comuni e cooperare per raggiungerli, senza indebolire la propria identità e il proprio patrimonio di valori, ma nel confronto leale e schietto rafforzando la conoscenza reciproca e il rispetto, privilegiando ciò che unisce rispetto a ciò che divide.
Un cammino che viene sollecitato dal carisma dell’unità di Chiara Lubich, fondatrice dei Focolari, e che in esso trova la sua spinta propulsiva. Nel suo discorso nella Moschea Malcolm X di Harlem (New York), il 18 maggio 1997, Chiara, che stringeva con l’Imam Wallace Deen Mohammed e con la comunità mussulmana presente un patto per lavorare insieme per la pace e l’unità, disse: “Ho sperimentato qui una profonda fraternità. È qualcosa di straordinariamente bello che non può essere che opera di Dio. Egli ci ha fatto veramente una sola famiglia per i suoi piani”. E sui fondamenti di questo cammino di comunione spiegò: “La benevolenza, la compassione, o almeno la non violenza, sono presenti in varie religioni. È comune a quasi tutte, anche se con versioni diverse, la cosiddetta Regola d’oro: “Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te”. Basta questa Regola d’oro per garantire il nostro legame d’amore con ogni prossimo, e basterebbe quest’amore per comporre l’umanità in una sola famiglia”.
Nel solco di quella esperienza e delle iniziative per il dialogo islamo-cristiano che nacquero in vari Paesi, l’incontro prossimo a Castel Gandolfo vuole essere un nuovo passo nel cammino verso la fraternità universale, un segno di speranza per l’umanità.
“L’educazione religiosa è attenzione alla pace”, afferma Adnane Mokrani, docente alla Pontificia Università Gregoriana e al Pontificio Istituto di studi arabi e d’islamistica (PISAI) e presidente del Cipax, che sarà presente al convegno. “In questa prospettiva non ci deve essere separazione ma solidarietà, collaborazione, unità tra gli uomini di diverse fedi che sono chiamati a lavorare insieme per il bene comune dell’umanità, a servire tutti senza distinzione”.
Per il teologo Piero Coda, Preside dell’Istituto universitario Sophia di Loppiano (FI): “Il disegno di Dio sull’umanità è un disegno di pace, di amore e di unità” e “in tutte le religioni è insita una vocazione alla pace”. E ancora: “questa via del dialogo è la via maestra per essere fedeli al messaggio di Gesù e per contribuire all’unità della famiglia umana”.
In questo spazio aperto interverranno tra gli altri Maria Voce, Presidente del Movimento dei Focolari, il Cardinal Jean-Louis Pierre Tauran, Presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, Abdullah el Radwan, Responsabile del Centro Islamico Culturale d’Italia, Izzedin Elzir, Imam di Firenze e presidente UCOII, Piero Coda, Preside dell’Istituto Universitario Sophia, Mohammad Shomali, direttore del Centro islamico di Londra. Numerose le esperienze di dialogo e collaborazione feconda che saranno raccontate in questo spazio, come frammenti di unità da moltiplicare.

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La mia Europa: non per amore ma per interesse

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 ottobre 2017

europaIl caso Catalogna di questi giorni mi fa riflettere. La focalizzazione riguarda l’atteggiamento assunto dalle autorità europee. Davanti a una crisi lasciata incancrenire sino al punto di “aperta ribellione” ai dettati costituzionali spagnoli sull’unità nazionale e alla scomposta reazione del Governo centrale, mi chiedo se non si poteva fare qualcosa prima di arrivare al punto in cui siamo. Dove abbiamo lasciato il principio di autodeterminazione dei popoli? Perché fa tanta paura il “separatismo regionale?” Per contro ci imbattiamo con la Brexit della Gran Bretagna che deve fare i conti con gli “unionisti europei” scozzesi e Nord Irlandesi. La prima impressione che ne traggo è che per troppa fretta di allargare i confini dell’Unione Europea abbiamo finito con l’imbarcare anche Stati poco convinti sul piano istituzionale e più interessati ai benefici economici e di mercato che potevano derivarne. Non solo. Le autorità comunitarie oggi non sono più capaci di tenere nascoste le forti divergenze interne che di fatto bloccano il normale funzionamento dell’intero apparato. Si è pensato a una guida autoritaria attraverso la “dittatura economica e finanziaria” dei grandi gruppi bancari e industriali e che avrebbe potuto mettere in ginocchio ogni sia pur modesto tentativo di opposizione. In questo modo, e non troppo inconsapevolmente, si è dato vita a una comunità dove i partner non si amano ma sono uniti per interesse e ben consapevoli che se osano distaccarsi saranno crocifissi dalle fronde economiche e finanziarie che lo stato guida è capace di scatenare contro. E da qui emerge la convinzione che chi comanda è solo uno Stato, quello, guarda caso, economicamente più in salute e che ha tutto l’interesse di coltivare le debolezze altrui nella logica del divide et impera. In questo modo si diventa sudditi nella gerarchia imperiale dei vassalli, valvassori e valvassini. A questo punto una Europa che non si ama o si ama sempre meno ci farà perdere quell’idea romantica e nostalgica di un’Europa unita e solidale dai Pirenei agli Urali. E’ diventata un’Europa autarchica senza anima e sarà destinata prima o poi a implodere. Intanto ci teniamo i nostri piccoli, meschini interessi di bottega. Un domani sarà probabilmente un’altra storia. (Riccardo Alfonso)

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Centro destra e il patto di unità

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 settembre 2017

brunetta-nardin“Il primo accordo da fare nel centrodestra è un patto di unità. Tutto il resto è secondario. Non conta un premio alla lista o alla coalizione: se siamo uniti vinciamo con ogni legge elettorale. Anche stando così le cose”. Così Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia, intervistato da ‘Tempi’.
“La priorità – ha continuato – è stare uniti, poi la soluzione si trova. Bisogna che i tre petali del centrodestra come definisco Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia siano coesi, e poi allargarsi verso la società civile e ricucire ove possibile le diaspore. Tutti i sondaggi ci danno avanti, quindi – ha concluso Brunetta – occorre preparare un programma di governo serio e credibile su tasse, immigrazione, sicurezza, sviluppo, occupazione”.

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Centro destra: “Abbiamo il dovere dell’unità”

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 maggio 2017

Pietrasanta (Lucca)Pietrasanta (Lucca) “Renzi non ha paura del voto? Non ne aveva neanche il 4 dicembre, eppure ha preso una bella tranvata. Io l’ho sempre detto nei mesi della campagna referendaria: si può scherzare con tutto, ma non si scherza con la Costituzione. Renzi ha fatto una forzatura e gli italiani gli hanno detto di no: 60-40”. Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, intervenendo a un incontro al “Caffè de La Versiliana”, a Pietrasanta (Lucca). “In tutti i sondaggi l’alleanza di centrodestra, unita come nel 2013, è tra il 32 e il 35%. Il Pd è intorno al 25-27%, il Movimento 5 stelle è tra il 26 e il 28%. Abbiamo tre poli, e il centrodestra è potenzialmente vincente. Siamo stati uniti in questa seconda Repubblica.Governiamo insieme in Lombardia, in Veneto, in Liguria. In queste elezioni amministrative ci presentiamo uniti nella stragrande maggioranza delle realtà locali. Se il centrodestra non sta insieme si condanna ad un inspiegabile suicidio politico. Abbiamo il dovere dell’unità, ed io sono ottimista. Problemi nell’alleanza con Salvini? Non è vero, forse qualcuno non ricorda bene com’era con Bossi. Salvini è molto più tranquillo. Forse si è dimenticato il Bossi secessionista in canottiera.Questa Europa a egemonia tedesca non va bene, questa Europa germanocentrica ed egoista non va bene, questo euro gestito dalla Merkel non funziona. Ma i problemi si risolvono, non si sbatte la porta e non si scappa”.

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Camminando Insieme: Cristiani sulla via verso l’unità

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 maggio 2017

castelgandolfoCastel Gandolfo (Roma) 9 – 13 maggio 2017 settimana Ecumenica promossa dai Focolari con la partecipazione di circa 700 cristiani di 70 Chiese e Comunità ecclesiali.
Questa 59° Settimana Ecumenica vuole essere anche espressione del rinnovato impegno ecumenico dei Focolari espresso nella recente Dichiarazione di Ottmaring, che esplicita anche una promessa: fare tutto il possibile «affinché le nostre attività, iniziative e riunioni, a livello internazionale e specialmente locale, siano sostanziate di questo atteggiamento aperto e fraterno tra i cristiani… affidando a Dio il cammino delle nostre Chiese affinché si accelerino i passi verso la celebrazione comune nell’unico calice».
Un momento particolare sarà affidato a S.E. Gennadios Zervos, Metropolita d’Italia e di Malta, del Patriarcato di Costantinopoli, sul tema: “50 anni dal primo incontro di due protagonisti del dialogo: Patriarca ecumenico Athenagoras I e Chiara Lubich”.
Il programma prevede anche la partecipazione all’udienza generale con Papa Francesco in Piazza San Pietro, la visita alle Basiliche di San Pietro e di San Paolo fuori le Mura, e la preghiera comune nelle catacombe di S. Domitilla e S. Sebastiano. «L’unità fra le Chiese ha bisogno di eroi, eroi nella fede, eroi davanti alla storia, ha bisogno di eroi nella spiritualità che hanno uno spirito umile», sono parole di Papa Tawadros II ad Alessandria (Egitto), durante la prima giornata dell’amicizia fra la Chiesa Copta Ortodossa e la Chiesa Cattolica, nel 2015. E Papa Francesco, nel suo recente viaggio al Cairo, ne fa eco: «Al cospetto del Signore, che ci desidera “perfetti nell’unità” non è più possibile nasconderci dietro i pretesti di divergenze interpretative e nemmeno dietro secoli di storia e di tradizioni che ci hanno reso estranei», e invoca la «comunione già effettiva che cresce ogni giorno», i frutti misteriosi e quanto mai attuali di «un vero e proprio ecumenismo del sangue», l’importanza di «un ecumenismo che si fa in cammino… Non esiste un ecumenismo statico». Questa è anche la convinzione di cristiani di molte Chiese, animati dalla spiritualità dell’unità dei Focolari, sulla base di un’esperienza portata avanti da qualche decennio.

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Presentazione del volume: “Senza lavoro La disoccupazione in Italia dall’Unità a oggi”

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 aprile 2017

Roma Venerdì 28 Aprile 2017, ore 11:00 Dipartimento di Scienze della Formazione, Aula 4 Via Principe Amedeo 184 Presentazione del volume Senza lavoro. La disoccupazione in Italia dall’Unità a oggi, Laterza, 2016 di Manfredi Alberti. Interverranno Carlo Felice Casula, Rocco Marcello Postiglione Modererà Luca Tedesco.

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Migliaia manifesteranno per l’unità europea

Posted by fidest press agency su sabato, 25 febbraio 2017

march-for-europeRoma Il 25 marzo 2017 migliaia di cittadini europei da tutto il continente sono attesi a Roma per manifestare il proprio sostegno all’unità politica europea contro chi vuole dividere e distruggere l’Europa. La “Marcia per l’Europa“ chiede ai Capi di Stato e di Governo di rilanciare e completare l’unità politica europea, verso un’Europa più forte, più unita e più democratica. Nello stesso giorno, i Presidenti e i Primi Ministri dei Paesi UE si incontreranno nella capitale italiana per celebrare il 60° anniversario della firma del Trattato di Roma. Dopo 60 anni, è giunto il momento di portare fino in fondo il progetto di unità politica dell’Europa.La retorica populista e nazionalista e i pericoli che l’Europa sta affrontando stanno risvegliando gli europei da una lungo letargo sull’Europa. Cittadini di tutta Europa hanno accolto l’appello della Marcia per l’Europa e si stanno organizzando per incontrarsi a Roma. Gli organizzatori contano, ad oggi, più di 30 gruppi che raggiungeranno la manifestazione da Atene, Barcellona, Berlino, Bruxelles, Lisbona, Madrid, Parigi, Sofia, Varsavia e molte altre città europee. In Italia, enti locali, partiti ed organizzazioni della società civile stanno coordinando gruppi da più di 90 città. Un gruppo di parlamentari europei sarà alla testa del corteo. I partecipanti sfileranno lungo le vie del centro storico di Roma, partendo da Piazza della Bocca della Verità fino al Colosseo, dove si terranno i discorsi finali seguiti da un concerto per l’Europa.L’iniziativa sta riscuotendo molto entusiasmo nella società civile europea. Ad oggi, più di 30 organizzazioni stanno cooperando per sostenere la Marcia per l’Europa e più di 300 professori ed intellettuali hanno firmato un appello aperto esortando gli europei a unirsi a loro a Roma (il testo dell’appello in italiano è disponibile a questo link).
La Marcia sarà preceduta da una convention al chiuso intitolata “L’Europa reagisce: ricostruire la visione, riconquistare la fiducia, rilanciare l’unità”, che si terrà al Centro Congressi Piazza di Spagna dalle ore 8.30 alle ore 12.30. Personalità della politica europea e intellettuali di rilievo parteciperanno all’evento. Tra i relatori confermati, Sandro GOZI (Sottosegretario di Stato agli Affari Europei), Romano PRODI (ex Presidente della Commissione europea ed ex Primo Ministro italiano), Emma BONINO (ex Commissario Europeo ed ex Ministro degli Esteri italiano), Emily O’REILLY (Mediatore europeo), Danuta HÜBNER (Presidente della Commissione Affari Costituzionali del Parlamento europeo), Guy VERHOFSTADT (Capo negoziatore della Brexit per il Parlamento Europeo e Capogruppo del gruppo parlamentare europeo ALDE), il filosofo spagnolo Daniel INNERARITY, la politologa tedesca Ulrike GUÉROT, il professore greco Loukas TSOUKALIS e il regista spagnolo e vincitore del premio Goya Albert SOLÉ.

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Brunetta: per unire il centro-destra vale pure qualche fischio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 febbraio 2017

corriere-della-sera“Per vedere il centrodestra unito faccio di tutto. Figurarsi se non mi prendo qualche fischio”. Infatti sabato, nella piazza di Giorgia Meloni, ne ha presi. “Qualcuno ha fischiato, sì. Ma forse non erano neanche diretti a me. Infatti poi ho concluso tra gli applausi. Più che a me erano diretti a Forza Italia. E riguardavano il caos che s’è creato a Roma alle ultime elezioni, che ha impedito alla Meloni di andare al ballottaggio”.Così Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un’intervista al “Corriere della Sera”.
Se l’è presa? “Io? Ma scherza? L’avevo anche messo in conto e detto in anticipo che qualche fischio poteva scapparci. Comunque sia, i costi dei fischi sono nettamente inferiori ai benefici. E poi su immigrazione e sicurezza ho detto le stesse cose di Salvini e Meloni. E lei è stata bravissima e generosissima a starmi vicino, a ringraziarmi, ad applaudirmi”.Quali sarebbero i benefici? “Ha carta e penna? Per favore, li scriva tutti. La Lega di Salvini, Fratelli d’Italia della Meloni, i Conservatori e Riformisti di Fitto, i Popolari di Mario Mauro, Idea di Gaetano Quagliariello, l’Udc di Cesa, il partito di Rotondi, i Repubblicani di Nucara, la Destra di Storace e Alemanno, i Liberali di De Luca, le forze del civismo che stanno attorno ai nostri sindaci come Brugnaro a Venezia e Di Piazza a Trieste… Tutti insieme possiamo vincere le elezioni. E superare il 40%. Alessandra Ghisleri mi ha mandato un sondaggio sul centrodestra unito. Oggi starebbe al 34 e può solo salire. Al contrario del Pd, che sta al 30 e può solo crollare”.Già si fatica a immaginarvi tutti nella stessa coalizione. Nella stessa lista, poi… “La legge elettorale può ancora cambiare”. Salvini vuole le primarie. Berlusconi vuole fare il leader. Sembrano inconciliabili. “Non lo sono. E presto lo vedrete tutti. Qualcuno mi prenderà per pazzo, sa? Ma mi prendevano per pazzo, anche dentro FI, pure quando dicevo sin dall’inizio che avremmo vinto il referendum. Eravamo due pazzi, anzi”. Chi era l’altro? “L’amico Alfredo D’Attorre di Sinistra Italiana. Che, non a caso, è un professore universitario anche lui. Ci prendevano in giro alla Camera. Quando ci vedevamo alla buvette, ci abbracciavamo”

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Reinventare la pace: Educare a un umanesimo basato sull’unità della famiglia umana

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 novembre 2016

unescoParigi, 15 novembre 2016, nel 20° del Premio UNESCO “Per l’educazione alla pace” a Chiara Lubich. Si potrà seguire la diretta online, ore 10-13 e 15-18, su http://live.focolare.org/unesco Nel primo anniversario dei tragici attentati terroristici del 13 novembre 2015 a Parigi, la sede dell’UNESCO accoglie, due giorni dopo, l’evento “Reinventare la pace”. Il Movimento dei Focolari, in collaborazione con la Direzione Generale dell’UNESCO e l’Osservatore Permanente della Santa Sede, nel 20° anniversario del premio “Per l’educazione alla pace” assegnato a Chiara Lubich, darà voce all’impegno deciso, creativo e diffuso in molte aree della terra di percorrere nuove strade per costruire la pace e la fratellanza. Si tratta dell’incontro quotidiano tra culture e religioni, che nelle parole della presidente dei Focolari Maria Voce all’ONU nell’aprile del 2015, «non si limita alla tolleranza o al semplice riconoscimento della diversità», ma «va oltre la pur fondamentale riconciliazione, e crea, per così dire, una nuova identità, più ampia, comune e condivisa. E’ un dialogo fattivo, che coinvolge persone delle più varie convinzioni, anche non religiose, e spinge a guardare ai bisogni concreti». E riferendosi all’impegno in atto anche in contesti colpiti da gravissime crisi, Maria Voce affermava che «oggi non è il tempo delle mezze misure. Se c’è un estremismo della violenza, ad esso (…) si risponde con altrettanta radicalità, ma in modo strutturalmente diverso, cioè con l’estremismo del dialogo! Un dialogo che richiede il massimo di coinvolgimento, che è rischioso, esigente, sfidante, che punta a recidere le radici dell’incomprensione, della paura, del risentimento». Il programma dell’evento del 15 novembre sarà introdotto da Marco Desalvo, Presidente di New Humanity (ONG del Movimento dei Focolari presso l’ONU) e da un Rappresentante dell’UNESCO. Seguiranno i saluti di Mons. Francesco Follo, Osservatore permanente della Santa Sede e il contributo di Jesús Morán, copresidente del Movimento dei Focolari. La sessione verrà conclusa dall’intervento di Maria Voce che svilupperà il tema: “Reinventare la pace”.
La seconda sessione della mattina, corredata da contenuti multimediali, sarà interdisciplinare ed intergenerazionale. Partendo da testimonianze concrete a favore dell’unità e della pace verranno indicate delle piste operative in cinque brevi panel: Peace is Education; Peace is an Asset; Peace is Right; Peace is Green; Peace is Art. La sessione del pomeriggio: “Quale dialogo in un mondo diviso?”, aperta dalla prolusione di Enrico Letta, Presidente dell’Istituto Jacques Delors, si focalizzerà su alcune idee forza su cui poggiare un progetto per un nuovo umanesimo nel cammino verso la civiltà dell’unità. Due gli argomenti su cui verterà il confronto. Il primo: “Religioni: problema o risorsa per la pace?”, moderato da Rita Moussallem, co-responsabile del Centro per il dialogo interreligioso del Movimento dei Focolari, avrà come relatori Adnane Ben Abdelmajid Mokrani, Pontificio Istituto di Studi Arabi, Italia; Fabio Petito, Relazioni internazionali alla Sussex University, Regno Unito; Léonce Bekemans, economista e specialista in Studi Europei alla “Chaire Jean Monnet”, Italia. Il secondo: “Politica ed economia nel disordine internazionale”, moderato da Pál Tóth, Istituto Universitario Sophia, Italia, vedrà confrontarsi Pasquale Ferrara, Ambasciatore d’Italia in Algeria; Silvia Costa, Presidente della Commissione Cultura del Parlamento Europeo; Damien Kattar, già Ministro delle Finanze del Libano.

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L’unità fra cristiani in cammino

Posted by fidest press agency su martedì, 13 ottobre 2015

pontificia università gregorianaRoma. Da Martedì 20 ottobre 2015 (ore 18.00) – ogni 15 giorni – Pontificia Università Gregoriana, Piazza della Pilotta 4. «L’unità dei cristiani non sarà il frutto di raffinate discussioni teoriche nelle quali ciascuno tenterà di convincere l’altro della fondatezza delle proprie opinioni. Verrà il Figlio dell’Uomo e ci troverà ancora nelle discussioni…». Un discorso schietto, quello di Papa Francesco a chiusura dell’ultima Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, che invitava a dare priorità ad altre strade: «Dobbiamo riconoscere che per giungere alla profondità del mistero di Dio abbiamo bisogno gli uni degli altri, di incontrarci e di confrontarci sotto la guida dello Spirito Santo, che armonizza le diversità e supera i conflitti».A partire da questa indicazione, il ciclo di conferenze proposto quest’anno dal Centro Fede e Cultura “Alberto Hurtado” della Gregoriana sarà “L’Unità fra cristiani in cammino”. I 14 incontri, a cadenza quindicinale, offriranno riflessioni e testimonianze del vissuto ecumenico nel presente e nella comune esperienza del martirio. «Questo consentirà di riconoscere ciò che già ci unisce, che è più grande di ciò che ci divide, e di ricordarci del sangue di coloro che ne hanno dato testimonianza fino alla morte» commenta il direttore del Centro, il gesuita Sandro Barlone. Che aggiunge: «Il Concilio Vaticano II aveva posto al proprio cuore il desiderio di Gesù dell’unità tra i suoi discepoli: una chiesa di Cristo che fosse in grado di mostrare e servire l’intima unione con Dio e l’unità di tutto il genere umano. A 50 anni di distanza l’appello è divenuto ancora più pressante: come possiamo vivere e testimoniare un’unità di vite, di preghiera, di pensieri che davvero sia per il mondo uno dei volti della misericordia di Dio?»
Martedì 20 ottobre il primo incontro, con il Prof. Alberto Melloni che introdurrà il ciclo da una prospettiva storica (“Il desiderio e l’unità: la traiettoria storica dell’ecumenismo”). Tra le voci chiamate a intervenire negli incontri successivi P. Etienne Vetö (Comunità Chemin Neuf), Enzo Bianchi (Comunità di Bose), Fr. Alois (Comunità di Taizé), i cardinali Peter Turkson e Kurt Koch, il Dr. Paul Bhatti, il Prof. Fulvio Ferrario, mons. Claudio Gugerotti e mons. Matteo Maria Zuppi.
Le conferenze, gratuite ed aperte a tutti, si svolgeranno il martedì, ogni 15 giorni, dalle ore 18:00 alle 20:00. Il programma annuale: http://goo.gl/dHOHTH

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Nuova unità operativa di oncologia geriatrica

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 maggio 2012

Milano Lunedì 7 maggio, alle ore 10.30, all’Istituto “Palazzolo-Fondazione Don Gnocchi” di Milano (via don Luigi Palazzolo, 21) si terrà la cerimonia di INAUGURAZIONE della nuova UNITA’ OPERATIVA DI ONCOLOGIA GERIATRICA. Il nuovo reparto accoglie pazienti di età superiore ai 65 anni affetti da patologia neoplastica, ma anche pazienti di età inferiore particolarmente fragili. Dispone complessivamente di 27 posti-letto convenzionati con il Servizio Sanitario (14 posti-letto di Medicina Oncologica e 13 posti-letto di Riabilitazione a orientamento oncologico) e rappresenta un modello organizzativo innovativo nel panorama sanitario milanese e lombardo. Interverranno alla cerimonia di inaugurazione:
– Roberto Formigoni, presidente Regione Lombardia
– Walter Locatelli, direttore generale ASL Milano
– Mons. Erminio De Scalzi, vescovo ausiliare Diocesi Milano
– Mons. Angelo Bazzari, presidente Fondazione Don Gnocchi
– Gianbattista Martinelli, direttore generale Fondazione Don Gnocchi
– Maurizio Ripamonti, direttore Polo Lombardia 2 – Fondazione Don Gnocchi
– Silvio Monfardini, direttore Progetto Oncologia Geriatrica – Istituto “Palazzolo-Don Gnocchi”

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Messaggio del Presidente Napolitano in occasione del centenario della Fondazione dell’African National Congress

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 gennaio 2012

Jacob Zuma, former vice president of South Africa.

Image via Wikipedia

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha inviato al Presidente della Repubblica del Sudafrica, Jacob Zuma, il seguente messaggio:”Il centenario della Fondazione dell’African National Congress è l’occasione per celebrare i traguardi di libertà e democrazia raggiunti dal suo paese e le nobili figure che ne sono state protagoniste, prima tra tutte il Premio Nobel Nelson Mandela, paladino della non violenza e della riconciliazione nazionale. L’esempio del Sudafrica è stato fonte di ispirazione per l’intero continente sulla strada della democrazia, della non discriminazione e della protezione delle minoranze. Sono questi i valori che costituiscono l’irrinunciabile identità del suo paese. Auspico che la ricorrenza odierna possa fornire nuovi stimoli al dialogo politico interno per rendere la Nazione Arcobaleno un esempio per tutti quei paesi che si incamminano oggi sulla via della democrazia”.

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Appello di unità comunità Glbt

Posted by fidest press agency su domenica, 5 giugno 2011

Ecco giunti al secondo numero di questa bellissima avventura editoriale in cui io, Maximo De Marco, come Canal G e Calogero Urruso, abbiamo creduto e stiamo portando tenacemente avanti; la strada da percorrere è ancora lunga e difficile, ma confidiamo nell’appoggio di tutti. E’ triste pensare alla situazione della comunità glbt Italiana che, invece di condividere, è divisa in lotte per il dominio sul proprio territorio o per fini meramente personali. Non credete sia forse giunto il momento di sedersi attorno ad un tavolo e cercare di capirsi anziché farsi la guerra, di tendersi una mano anziché tagliarsela a vicenda? Smettiamola di chiederci: “Perché le cose nel nostro paese non cambiano”, prendendocela con la classe politica che ci governa additandola come “omofoba” quando i primi a “discriminarci” siamo noi, additando la chiesa come la causa di tutto, quando noi per primi non diamo l’esempio che dovremmo testimoniare. “Siamo uomini con una dignità prima che gay, lesbiche e trans!” Forse è giunto il momento di una profonda riflessione a cui deve seguire un profondo rinnovamento per tutta la comunità glbt, senza la quale c’è una sola ed inesorabile prospettiva: Il precipizio nel burrone della “nullità”, il silenzio totale, la fine d’ogni cosa! Per questo, nell’editoriale che state leggendo, vi esorto vivamente ad accogliere questa richiesta di “condivisione” tra tutta la comunità e lo chiedo in primis a tutte le realtà gay grandi e piccole, dai media come Gay.it, Gay.tv, Pride, Clubbing, alle associazioni come l’Arci Gay, il Mario Mieli, l’Agedo, Di Gay Proget, alle migliaia di locali gay ed organizzazioni glbtq esistenti in Italia. Uniamo le nostre energie e tutte le risorse, per creare un’unica forza in grado di risollevarci, da soli non si arriva a nulla, mentre uniti si conquista il mondo! Canal G Onlus con Mag, sono pronti al confronto, al dialogo, ad un sodalizio costruttivo tra tutti, per fare in modo che quelli che hanno combattuto prima di noi per conquistare un piccolo posto in questo mondo che appartiene anche ai gay, lesbiche e trans di diritto, non siano dimenticati per sempre, ma sopratutto per costruire un futuro migliore a chi verrà dopo. Lo dichiara Maximo De Marco Presidente Canal G Onlus.

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Quando la cultura ritrova la sua unità

Posted by fidest press agency su domenica, 10 aprile 2011

Mi sono sempre chiesto che senso avrebbe per un medico parlare di diritto o un musicologo di scienze o un farmacologo di letteratura. E questo convincimento mi ha seguito per anni e ha condizionato persino i miei giudizi su politici che non si facevano scrupoli di diventare ministro di grazia e giustizia, pur essendo di professione ingegnere o, da economista, ministro della sanità. Ci son voluti anni prima che mi rendessi conto che questa corsa alla specializzazione rischia di disperdere la nostra visione d’insieme. La medicina, nella fattispecie, è un caso emblematico se si pensa che vi sono circa cento specialità mediche per curare l’essere umano come se i reni, il fegato, il cuore, i polmoni, il cervello fossero a se stanti e solo casualmente si collegassero tra loro. Conosciamo bene le ragioni sostenute dai superspecialisti e sono senza dubbio valide in una società come la nostra nella quale la ricerca scientifica ha bisogno di esperti capaci di approfondire tematiche che meritano studi particolari. D’altra parte anche i programmi dei computer si sono affinati trattando specifici aspetti, ma ci insegnano anche che è necessario trovare un punto d’incontro e di sintesi poiché se è bello il particolare non avrebbe senso se non lo inquadrassimo in un contesto più generale. Ora mi accorgo che anche l’università di Pavia sta cercando di far diventare “generalisti” sia i docenti sia i discenti. Lo fa con “Le interLezioni: Semel in saeculo.” che si traducono con uno scambio interdisciplinare dei cattedratici tanto che il medico parla a Giurisprudenza, il chimico a Scienze Politiche, l’ingegnere a Economia, il farmacologo a Lettere, il musicologo a Scienze, e così via. E alla fine mi ritrovo con un progetto vecchio di 650 anni e che l’università di Pavia ha rispolverato per far rivivere lo spirito originario dell’universitas. Per far comprendere a tutti indistintamente “che la piramide della specializzazione si erge tanto più in alto quanto più larga è la base del sapere”. E allora la materia studiata riuscirà ad apparire da un’angolatura diversa e inconsueta e ci aiuta a comprendere meglio il grande mistero che ci circonda e ci compenetra. Non dovremmo disperdere questa lezione magistrale di vita facendo in modo che sempre più si ricercasse la interdisciplinarietà come metodo di studio, di ricerca e di cura dei mali dell’essere umano, delle altre specie e della natura. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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