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Posts Tagged ‘United Nations High Commissioner for Refugees’

Rifugiati siriani: due milioni

Posted by fidest press agency su sabato, 7 settembre 2013

Il numero di rifugiati siriani ha toccato oggi quota 2 milioni e non sembra che il flusso sia destinato a terminare. Siamo ormai abbondantemente nel terzo anno di guerra e dalla Siria non si arresta il flusso di donne, bambini e uomini che attraversano i confini in uscita dalla Siria spesso portando con sè poco più dei vestiti che indossano.
E’ un trend allarmante quello che ha visto fuggire 1.8 milioni di persone in 12 mesi. Esattamente un anno fà i rifugiati registrati o in attesa di registrazione erano 230.671.“La Siria è diventata la grande tragedia di questo secolo – una vergognosa calamità umanitaria con livelli di sofferenza e esodi mai registrati nella storia più recente,” ha affermato António Guterres, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati. “L’unico conforto è rappresentato dall’umanità dimostrata dai paesi confinanti nell’accogliere e salvare la vita di così tanti rifugiati.”Oltre il 97 per cento dei rifugiati siriani sono ospitati dai paesi della regione confinante, il che pone un fardello non indifferente sulle infrastrutture, sulle economie e le società dei paesi coinvolti. C’è urgente bisogno di un consistente sostegno internazionale per aiutare questi paesi a gestire la crisi dei rifugiati siriani.Alla notizia della triste tappa dei 2 milioni, l’Inviato Speciale dell’UNHCR Angelina Jolie ha espresso la propria costernazione per il livello di gravità che il conflitto ha raggiunto costringendo così tanti Siriani a fuggire per mettersi in salvo.“Il mondo sta rischiando di essere pericolosamente complice del disatro umanitario siriano. La marea di sofferenza umana scaturita dal conflitto ha implicazioni catastrofiche. Se la situazione continua a deteriorasi in questo modo, il numero di rifugiati siriani continuerà a crescere e i paesi vicini potrebbero arrivare al collasso”.“Il mondo è tragicamente diviso sulla possible soluzione al conflitto siriano” ha aggiunto Angelina Jolie, “ma non ci dovrebbe essere disaccorso sulla necessità di alleviare la sofferenza umana e nessun dubbio sulla responsabilità del mondo intero di fare di più. Dobbiamo dare supporto a milioni di persone innocenti strappate dalle loro case e migliorare la capacità dei paesi vicini di affrontare i flussi”.Con una media di circa 5.000 siriani in fuga ogni giorno nei paesi vicini, la necessità di aumentare gli aiuti umanitari e il supporto allo sviluppo delle comunità ospitanti ha raggiunto un punto critico. In considerazione della pressione che l’esodo di rifugiati sta esercitando sui paesi limitrofi, compreso un negativo impatto economico, i ministri di Iraq, Giordania, Libano e Turchia incontreranno l’UNHCR mercoledì 4 settembre a Ginevra, nel tentativo di accelerare il supporto internazionale.Due milioni sono i siriani che si sono registrati o che sono in attesa di essere registrati come rifugiati. Alla fine di agosto questo numero comprendeva 110mila rifugiati in Egitto, 168mila in Iraq, 515mila in Giordania, 716mila in Libano e 460mila in Turchia. Circa il 52% dei rifugiati siriani è composto da bambini e ragazzi sotto i 17 anni. L’UNHCR ha annunciato proprio qualche giorno fa, il 23 agosto, che il numero dei bambini siriani rifugiati ha oltrepassato quota 1 milione.
Altri 4,25 milioni di persone sono sfollate all’interno della Siria, secondo i dati raccolti dall’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari fino al 27 agosto. Considerati insieme, questi numeri – per un totale di più di 6 milioni di persone in fuga dalle loro case – significano che vi sono più siriani costretti a fuggire che qualsiasi altra popolazione in altre situazioni di crisi.
L’UNHCR è attiva in Siria e guida la risposta umanitaria alla crisi siriana in tutti i paesi limitrofi. Le agenzie umanitarie sono sottofinanziate in maniera preoccupante, considerando che è stato raccolto solo il 47% dei fondi richiesti per rispondere ai bisogni fondamentali dei rifugiati.

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Progetto mission

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 settembre 2013

refugee

refugee (Photo credit: my stification)

La RAI, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) e INTERSOS hanno seguito con molta attenzione il dibattito sviluppatosi sui media relativo al programma Mission e ritengono importante fare alcune precisazioni in merito alla trasmissione e alle sue finalità.
Per quanto concerne la trasmissione televisiva, riteniamo necessario ribadire che non si tratta in alcun modo di un “reality” ma di un progetto di social TV nel quale alcuni volti noti, che non saranno remunerati salvo un rimborso spese, per un periodo di tempo limitato ma significativo affiancheranno gli operatori umanitari di UNHCR e INTERSOS nel loro lavoro quotidano di protezione e assistenza ai rifugiati.
Il grande pubblico avrà la possibilità di vedere – senza finzioni sceniche – come realmente si svolge la giornata tipo in un campo rifugiati e di conoscere da vicino i problemi di chi vive e lavora nel campo, ovvero i rifugiati e gli operatori umanitari. Le attività di cooperazione portate avanti in crisi umanitarie dimenticate come nella Repubblica Democratica del Congo sono estremamente complesse e abbracciano una moltitudine di aspetti umanitari, tecnici, logistici, economici, culturali, sociali, politici, ecc. L’obiettivo di Mission è di provare a raccontare tutto questo con un linguaggio non tecnico, semplice e accessibile a tutti attraverso la partecipazione di personaggi popolari familiari al pubblico di RAI 1.La collaborazione al programma dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) e di INTERSOS, coerentemente con il mandato e l’esperienza delle due organizzazioni, rappresenta una garanzia per la tutela della dignità dei rifugiati ed il rispetto dei loro diritti. In piena sintonia con la RAI, le organizzazioni si sono impegnate a tutelare chi non ha voluto essere ripreso dalle telecamere, per proteggere l’identità delle persone a rischio e per dare una possibilità a tutti coloro i quali hanno espresso invece il desiderio di poter raccontare la loro storia e di essere finalmente ascoltati, mettendo fine al silenzio e all’indifferenza. Mission rappresenta quindi un’importante novità che non solo darà voce a chi ha deciso di raccontare la propria storia ma anche la possibilità a molte persone di ascoltare e di sapere, contribuendo a ridurre la marginalità mediatica dell’umanitario.Nel mondo le persone costrette ad abbandonare le proprie case a causa di guerre, violenze e persecuzioni sono oltre 45milioni. “Le loro storie troppo spesso sono taciute, ignorate, dimenticate e per questo abbiamo deciso di accettare la proposta della RAI di partecipare a questo progetto“ dichiara Laurens Jolles, Delegato UNHCR per il Sud Europa. “Per la prima volta, il lavoro umanitario – che per definizione non fa “notizia” e che quasi mai guadagna l’attenzione dei media – verrà raccontato attraverso la testimonianze dei personaggi scelti dalla RAI. Si tratta di persone che hanno grande familiarità con il pubblico delle prime serate di RAI 1, capaci di avvicinare le famiglie italiane al dramma dei rifugiati”.
INTERSOS da sempre lavora in prima linea per difendere e aiutare le persone in fuga dalle guerre e dai disastri naturali contribuendo a garantirne dignità e sicurezza” – sottolinea Marco Rotelli, segretario generale INTERSOS – “Quando RAI ha deciso di portare al grande pubblico questo difficile tema, abbiamo apprezzato che si sia rivolta a noi e UNHCR per tutelare al massimo la sicurezza e la dignità dei rifugiati, in piena sintonia con i nostri mandati di organizzazioni umanitarie”.

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Repubblica centroafricana: appello dell’unhcr per la sicurezza dei civili

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 agosto 2013

L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) esprime preoccupazione per il nuovo esodo in corso a Bangui, la capitale della Repubblica Centroafricana, causati dai recenti scontri che hanno avuto luogo in almeno due zone della città. L’UNHCR fa appello alle autorità affinché prendano immediati provvedimenti per proteggere i civili dalla violenza e per permettere alle persone di tornare alle loro case.Negli ultimi dieci giorni migliaia di persone sono state costrette alla fuga a causa di arresti arbitrari, detenzione, tortura, estorsione, rapine a mano armata, violenza fisica, restrizioni alla mobilità, saccheggi e attacchi ai civili. Le persone più colpite sono quelle che vivono dei
quartieri di Boy-Rabe e Boeing, che attualmente stanno cercando rifugio in altre zone della capitale.Finora è giunta notizia di dieci morti. I nuovi sfollati sono ospitati in ospedali e chiese o accolti nelle abitazioni di parenti. Circa 500 persone hanno trovato rifugio nel Hôpital d’Amitié, dove il sovraffollamento e il peggioramento delle condizioni sanitarie destano seria preoccupazione.

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Crisi in Siria

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 agosto 2013

Ginevra / New York,Con il terzo anno di guerra in Siria, il numero di bambini siriani costretti ad abbandonare la propria terra come rifugiati è ora salito ad un milione. “Tutti noi dobbiamo condividere questa vergogna” ha affermato Lake “perché mentre noi lavoriamo per alleviare le sofferenze di coloro che sono colpiti dalla crisi, la comunità globale ha mancato alla propria responsabilità nei confronti di questo bambino. Dovremmo fermarci e chiederci come possiamo, in tutta coscienza, continuare a deludere i bambini della Siria”.In base ai dati forniti dalle due agenzie i bambini costituiscono la metà di tutti i rifugiati provocati dal conflitto in Siria. Molti di loro sono riusciti a raggiungere Libano, Giordania, Turchia, Iraq ed Egitto. Sempre più numerosi anche i siriani che fuggono verso i paesi del Nord Africa e dell’Europa.Gli ultimi dati inoltre mostrano che 740mila bambini rifugiati siriani hanno meno di 11 anni.All’interno della Siria – sostiene poi l’Ufficio dell’Alto Commissario per i Diritti Umani – circa 7mila bambini sono stati uccisi durante il conflitto, mentre le stime di UNHCR e UNICEF dicono che oltre 2 milioni di bambini sono sfollati all’interno del paese.Lo sconvolgiomento fisico, la paura, lo stress e i traumi subiti da così tanti bambini rappresentano tuttavia solo una parte della crisi che colpisce questa parte di umanità. Entrambe le agenzie evidenziano infatti le minacce che il lavoro minorile, i matrimoni precoci, il potenziale sfruttamento sessuale e il traffico di esseri umani pongono sui bambini rifugiati. Oltre 3.500 bambini hanno attraversato la frontiera siriana per cercare rifugio in Giordania, Libano e Iraq non accompagnati o separati dalle proprie famiglie.La più imponente operazione umanitaria nella storia ha visto UNHCR e UNICEF mobilitare il loro sostegno in favore di milioni di famiglie e bambini colpiti dalla crisi.Ad esempio oltre 1,3 milioni di bambini nelle comunità di rifugiati e nelle comunità d’accoglienza nei paesi limitrofi quest’anno ha potuto essere sottoposto alla vaccinazione contro il morbillo grazie al sostegno garantito dall’UNICEF e dai suoi partner. Quasi 167mila bambini rifugiati hanno ricevuto assistenza psico-sociale; oltre 118mila bambini e adolescenti hanno potuto proseguire il loro percorso d’istruzione all’interno o all’esterno di strutture scolastiche ufficiali; oltre 222mila persone hanno ricevuto una fornitura d’acqua.L’UNHCR ha registrato tutti i bambini rifugiati – 1 milione – restituendo loro un’identità. L’Agenzia inoltre aiuta i bambini nati in esilio a ottenere certificati di nascita, preservando loro da un difficile futuro da apolidi, e fa in modo che tutte le famiglie e i bambini rifugiati vivano in qualche tipo di alloggio sicuro.Ma molto resta ancora da fare, fanno sapere UNHCR e UNICEF. Il Piano di risposta regionale per i rifugiati della Siria, attraverso il quale sono stati richiesti 3 miliardi di dollari USA per rispondere alle gravi necessità dei rifugiati fino al prossimo dicembre, è attualmente finanziato solo per il 38%.Oltre 5 miliardi di dollari sono stati richiesti per affrontare la crisi in Siria, con necessità critiche nei settori dell’istruzione, della salute e di altri servizi fondamentali per i bambini rifugiati e per quelli appartenenti alle comunità d’accoglienza. Ulteriori risorse poi devono essere destinate allo sviluppo di solide reti attraverso le quali identificare i bambini rifugiati a rischio e garantire assistenza a loro e alle comunità che li accolgono.Un maggior flusso di finanziamenti rappresenta comunque solo una parte della risposta che serve a soddisfare le necessità dei bambini.È infatti necessario un impegno più intenso per trovare una soluzione politica alla crisi in Siria, le parti in conflitto devono cessare di prendere di mira la popolazione civile e devono porre fine al reclutamento dei bambini. I bambini, gli adolescenti e le loro famiglie devono poter lasciare la Siria in sicurezza e le frontiere devono rimanere aperte in modo che essi possano attraversarle e raggiungere la un rifugio sicuro.Coloro che mancano di adempiere a tali obblighi contemplati nel diritto umanitario internazionale dovrebbero rispondere appieno delle loro azioni, concludono UNHCR e UNICEF.

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Unicef: aiuti ai profughi siriani

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 agosto 2013

Flag of UNICEF

Flag of UNICEF (Photo credit: Wikipedia)

L’UNICEF ed i suoi partner continuano a mobilitarsi per soddisfare i bisogni più urgenti di migliaia di siriani fuggiti in Iraq. Il nuovo ponte a Peshkhabour nel nord dell’Iraq, nel governatorato di Dahuk, ha visto da giovedì migliaia di siriani attraversare il fiume Tigri. Delle circa 4.800 persone che ieri hanno varcato il confine dalla Siria per raggiungere questa regione irachena almeno 2.100 erano bambini. Molti hanno meno di 12 anni, ed i più piccoli erano particolarmente disidratati ed esausti, dopo quattro o cinque ore di cammino attraverso il confine nel caldo torrido.”Il nostro personale presente presso il valico di Peshkhabour nel nord dell’Iraq ci informa che molti dei nuovi arrivati ​​sono esausti e hanno urgente bisogno di acqua e riparo da temperature estive che raggiungono i 45 gradi” ha detto il Rappresentante dell’UNICEF in Iraq Marzio Babille. “Insieme ai nostri partner, stiamo facendo il possibile per assicurare che tutti i bisogni di queste nuove persone arrivate ​​siano immediatamente soddisfatti”.Finora, l’UNICEF e il partner locale Harikar hanno distribuito da giovedì più di 125.000 litri di acqua in bottiglia presso Peshkhabour e 4 cisterne di acqua potabile per coprire ulteriori necessità. L’UNICEF, il Dipartimento locale per gli Affari Sociali e l’ACTED stanno anche sostenendo l’UNHCR e l’IRC presso il valico per fare in modo che bambini non accompagnati o separati (dalle famiglie) siano identificati, registrati e dotati di tutto il sostegno necessario. Da domenica, almeno 80 bambini sono stati identificati come separati o non accompagnati. Molti di loro sono giovani adolescenti mandati lungo il confine dalle loro famiglie per cercare sicurezza, o per trovare lavoro. Finora nessuna ragazza non accompagnata è stata registrata. Un team di protezione dei bambini è al confine per identificare i bambini separati o non accompagnati, per assicurarsi che essi siano registrati con l’UNHCR e che continuino a ricevere aiuto anche nelle destinazioni finali. Molti dei nuovi rifugiati affermano di volersi riunire con le famiglie nel campo di Domiz, che sta già operando al doppio della sua capacità. L’UNICEF ha anche messo a disposizione 60.000 litri di acqua in bottiglia e 20.000 biscotti per bambini sotto i 5 bambini, da distribuire tra i circa 3000 profughi rifugiati a Kawargosh, punto di transito vicino Erbil. La stragrande maggioranza di coloro che attraversano il confine sono bambini, donne e persone anziane.Attraverso i suoi partner, l’UNICEF sta anche provvedendo alla raccolta dei rifiuti solidi e la spazzatura.Le autorità locali stanno fornendo servizi sanitari di emergenza a Peshkhabour e hanno messo a disposizione centinaia di autobus per il trasporto dei rifugiati a Dahuk, Erbil e Suleimanyah.

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Conferenza su rifugiati e apolidi

Posted by fidest press agency su domenica, 11 dicembre 2011

Português: O ex-primeiro-ministro de Portugal ...

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Ginevra. L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati António Guterres ha aperto la più imponente conferenza di questo genere nei 60 anni di storia dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR). E nel suo intervento ha lanciato un appello affinché sia rafforzato con urgenza il sistema internazionale per gestire la situazione di milioni di migranti forzati e apolidi di tutto il mondo. Nel discorso di apertura del meeting ministeriale in corso presso il Palais des Nations di Ginevra, Guterres ha messo in guardia sul fatto che il succedersi di crisi politiche e la depressione economica globale stanno contribuendo a creare un ambiente notevolmente più arduo per la protezione delle persone costrette ad abbandonare le proprie case. L’Alto Commissario poi non ha risparmiato critiche a coloro che cavalcano l’incertezza e l’ansia predominanti per promuovere sentimenti di xenofobia. Politici populisti ed esponenti irresponsabili dei media sfruttano timore e insicurezza per additare gli stranieri come capo espiatorio, per cercare di imporre l’adozione di politiche restrittive e per diffondere sentimenti razzisti e xenofobi ha affermato Guterres, esortando governi e movimenti politici e sociali ad essere più coraggiosi nel contrastare l’intolleranza. I rifugiati non sono una minaccia alla sicurezza, ma le prime vittime dell’insicurezza ha aggiunto. L’Agenzia ONU per i Rifugiati è stata istituita nel dicembre 1950, inizialmente in risposta agli esodi avvenuti in Europa all’indomani della Seconda Guerra Mondiale. La Convenzione sui rifugiati del 1951 giunse alcuni mesi più tardi, diventando da allora uno dei più riconosciuti strumenti internazionali di diritti umani, grazie al quale è possibile salvare la vita di milioni di rifugiati. Nel frattempo l’attività dell’UNHCR si è estesa fino a includere le persone apolidi e parte dei milioni di sfollati interni. All’inizio di quest’anno la popolazione di rifugiati, richiedenti asilo e sfollati interni a causa di conflitti era costituita da 43,7 milioni di persone. È più difficile calcolare con esattezza il numero degli apolidi, che viene stimato in almeno 12 milioni di persone. L’Alto Commissario ha poi proseguito elencando quattro sfide che ostacolano la possibilità di garantire il livello di protezione cui la Convenzione sui rifugiati aspira: il fallimento degli stati nell’onorare gli obblighi che derivano loro dalla Convenzione; oneri eccessivi per i paesi in via di sviluppo, che accolgono l’80% dei rifugiati di tutto il mondo; i milioni di rifugiati che per lungo tempo restano bloccati in tale condizione; gli effetti di fattori come la crescita della popolazione, l’insicurezza relativa a cibo e acqua, che rendono ancora più complessa la situazione. Guterres ha poi ribadito che il cambiamento climatico sta sempre più estremizzando altri agenti di migrazioni forzate. Un numero sempre crescente di persone viene sradicato a causa di catastrofi naturali o non riesce più a sostentarsi per la desertificazione. E i mutamenti del clima adesso vengono riconosciuti come il fattore chiave per l’accelerazione di tutti gli altri fattori che innescano gli spostamenti forzati di popolazione ha proseguito l’Alto Commissario. Queste persone non possono considerarsi migranti in senso stretto, poiché non si spostano volontariamente. Ma in quanto migranti forzati che non rientrano neppure nel regime di protezione dei rifugiati, vengono a trovarsi in un vuoto giuridico. Così, mentre la natura degli spostamenti forzati si evolve rapidamente, la risposta della comunità internazionale non riesce a tenerne il passo. LAlto Commissario ha poi esortato gli stati a considerare le modalità per rafforzare i propri meccanismi di protezione in favore di migranti forzati e apolidi. E ha annunciato l’impegno da parte dell’UNHCR a fare di più per contrastare la violenza basata sul genere, con un’attenzione particolare alle donne e alle ragazze che rientrano nella competenza dell’Agenzia. Quello che chiedo oggi non è una nuova convenzione, non è l’estensione del mandato per l’UNHCR, ha proseguito l’Alto Commissario. Quello che chiedo a tutti noi è di assumere la responsabilità dei nostri doveri condivisi. Di aprire la strada a risposte innovative che contribuiranno a proteggere le persone bisognose, a promuovere la coesione sociale all’interno della società e a rafforzare la pace e la sicurezza a livello globale. Nel corso dei due giorni di conferenza ministeriale si prevede da parte di diversi governi l’annuncio di impegni per raggiungere migliori standard di protezione – a livello nazionale e internazionale – in favore di migranti forzati e apolidi. Nella giornata di oggi è prevista inoltre l’adesione formale di diversi paesi a una delle convenzioni sull’apolidia. Domani sarà emesso un comunicato conclusivo. Partecipano al meeting rappresentanti di quasi 150 paesi, tra cui il Segretario di Stato USA Hillary Rodham Clinton e circa 70 altri funzionari governativi di livello ministeriale. La conferenza rappresenta il culmine del pluriennale impegno politico e diplomatico dell’UNHCR mirato a ottenere un rinnovato sostegno e nuovo impulso in favore dei trattati giuridici fondamentali che consentono all’Agenzia di garantire protezione e assistenza a rifugiati e apolidi in tutto il mondo. In un anno di commemorazioni, l’UNHCR ha celebrato importanti ricorrenze di due trattati: il 60esimo anniversario della Convenzione relativa allo status dei rifugiati e il 50esimo della Convenzione sulla riduzione dell’apolidia. Nel dicembre dello scorso anno l’Agenzia aveva celebrato il proprio 60esimo anniversario.

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Rifugiati: ricorsi diniego asilo

Posted by fidest press agency su martedì, 1 novembre 2011

refugee

Image by my stification via Flickr

Servono maggiori garanzie per i migranti che si rifugiano in Italia, fuggendo da Paesi in cui rischino o abbiano subitopersecuzioni e discriminazioni”. Lo dichiarano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti dell’organizzazione umanitaria EveryOne. “Le Commissioni Territoriali per il Riconoscimento della Protezione Internazionale, composte da rappresentanti del Ministero dell’Interno e dell’UNHCR, negano sempre più spesso la protezione internazionale a soggetti legittimamente richiedenti. Lo abbiamo dimostrato in più occasioni – recentemente con i casi dei nigeriani Joshua Jean Paul (omosessuale) e Tina Richard (donna violentata, torturata e minacciata di morte in Patria) -, e spesso si tratta di profughi che, una volta rimpatriati, subiscono il carcere, diverse forme di persecuzione e tortura e in molti casi la morte. Attualmente” spiegano Malini, Pegoraro e Picciau, “non esiste un organo di controllo incaricato di monitorare il destino di coloro che vengono rimpatriati, nonostante le segnalazioni di gravi violazioni nei loro confronti anche da parte di autorevoli organizzazioni umanitarie. Le Commissioni territoriali per l’asilo valutano le domande senza tenere conto delle condizioni sociali e personali dei profughi, adducendo motivazioni spesso pretestuose sulla credibilità in relazione alla loro appartenenza a un determinato gruppo sociale (come per esempio quello delle persone omosessuali); per altro, spesso non viene dato tempo sufficiente ai profughi di procurarsi la documentazione eventualmente necessaria a provare fatti avvenuti in Patria che abbiano pregiudicato la loro libertà e sicurezza”. Attualmente, in Italia,” continuano gli attivisti del Gruppo EveryOne, “considerando i bolli e le spese, il profugo che non abbia sufficienti mezzi di sussistenza e cui il Consiglio territoriale dell’ordine degli Avvocati non riconosca il patrocinio a spese dello Stato, non può di fatto presentare il ricorso avverso il provvedimento di diniego della protezione internazionale: dovrebbe spendere una somma che supera i trecento euro, cifra di cui la maggior parte dei migranti giunti nel nostro Paese in seguito a guerre, carestie o persecuzioni certamente non dispone. Per altro, sempre più spesso riceviamo notizia da profughi che ci contattano affermando che molti avvocati negano il gratuito patrocinio, perché non accettano di attendere i tempi – spesso lunghi – del rimborso delle spese procedurali, che a volte richiede anni, e pretenderebbero il pagamento anticipato delle spese, che ovviamente quasi nessuno di loro può permettersi”. Il Gruppo EveryOne si unisce all’appello, avanzato al Ministero della Giustizia, da parte dell’avvocato Costantino Nardella, dell’ARCI di Foggia, e di Christopher Hein, direttore del Consiglio Italiano per i Rifugiati: “E’ assolutamente necessario garantire il diritto a tutti gli indigenti al patrocinio a spese dello stato, e, in ogni caso, come per le procedure di ricorso in materia di espulsione degli stranieri, applicare l’esenzione del pagamento di tutte le spese e degli altri oneri per i ricorsi fondati in materia di concessione di protezione internazionale”.

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Attacco a Kandahar

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 ottobre 2011

United Nations High Commissioner for Refugees

Image via Wikipedia

Alle 6 di questa mattina, un attacco suicida organizzato a Kandahar ha causato la morte di tre operatori dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) presso il compound dell’Agenzia ed il ferimento di altri due membri dello staff.L’UNHCR è presente in Afghanistan dagli anni 80, durante questo periodo ha facilitato il rientro a casa di milioni di rifugiati e assistito altre persone costrette alla fuga all’interno del paese. L’UNHCR sta cercando di capire meglio le circostanze dell’attacco di questa mattina, tuttavia rimane il fatto che operatori dell’agenzia sono stati uccisi o feriti e che le funzioni dell’UNHCR a Kandahar risultano seriamente compromesse. “Quanto accaduto rappresenta una tragedia per l’UNHCR e per le famiglie delle vittime e dei feriti ed evidenzia gli enormi rischi che gli operatori umanitari corrono in Afghanistan,” ha affermato l’Alto Commissario per i rifugiati António Guterres. “Sono estremamente amareggiato. Tutti noi all’UNHCR esprimiamo la nostra solidarietà alle famiglie delle vittime e dei feriti.”

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Migranti: Accesso negato ad organizzazioni umanitarie

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 ottobre 2011

Migrante-1

Image by KarlMarx via Flickr

L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) e Save the Children – che dal 2006 operano come partner nell’ambito del progetto Praesidium finanziato dal Ministero dell’Interno – esprimono la propria viva preoccupazione per non aver potuto incontrare i 150 migranti sbarcati a Bari dopo essere stati intercettati a largo delle coste pugliesi. Di questi infatti, 71 sono stati rimpatriati senza alcun contatto con le organizzazioni partner, le quali avevano richiesto di poter incontrare i migranti a conclusione delle attività ispettive e di identificazione, prima che fossero adottati provvedimenti sul loro status giuridico ed eventuali misure di allontanamento dal territorio italiano.Tale richiesta era finalizzata all’individuazione di soggetti particolarmente vulnerabili, come minori erroneamente riconosciuti maggiorenni o richiedenti protezione internazionale. La situazione risulta inoltre particolarmente grave considerando che, in base alle testimonianze rese da cinque migranti non rimpatriati e trasferiti nel CIE di Bari, la quasi totalità del gruppo sembrerebbe appartenere alla minoranza copta. Non è la prima volta che accadono episodi di questo genere. Nel corso dell’ultimo anno, alle organizzazioni del progetto Praesidium è stato sistematicamente negato l’accesso ai migranti provenienti dall’Egitto che sbarcano in Puglia, Calabria e Sicilia. In tali casi il divieto è stato motivato con esigenze legate alle indagini e alle procedure d’identificazione. Di fatto però, l’accesso non è mai stato consentito neanche a conclusione delle suddette attività. Tali esigenze non sono invece mai state sollevate a Lampedusa dove, nel corso dell’anno, sono stati registrati oltre 50.000 arrivi. L’UNHCR, l’OIM, e Save the Children operano in Puglia nell’ambito del progetto Praesidium, con l’obiettivo di fornire informazioni e orientamento a coloro che arrivano via mare, individuare gruppi vulnerabili quali richiedenti asilo, minori non accompagnati e vittime di tratta e di rafforzare le capacità di accoglienza. Il mancato accesso ai 150 migranti risulta quindi non conforme alle modalità operative dello stesso progetto. In cinque anni di attuazione, il progetto Praesidium ha contribuito ad una gestione trasparente dell’accoglienza dei migranti e dei richiedenti asilo giunti in Italia attraverso il Mediterraneo.

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