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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 349

Posts Tagged ‘universo’

Infinito. L’universo di Luigi Ghirri

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 ottobre 2022

Roma Sabato 15 ottobre ore 20.30 Museo Maxxi, via Guido Reni 5 Alla presenza del regista, di Ilaria e Adele Ghirri e di Franco Guerzoni. Luigi Ghirri è considerato uno dei maggiori fotografi italiani del Novecento. I suoi ritratti color pastello della provincia, considerata «il luogo per antonomasia» e punto privilegiato da cui osservare il mondo, diventano parte dell’immaginario collettivo mentre la sua capacità di catturare il paesaggio, che sia un dettaglio banale, un’architettura o una spiaggia romagnola, ha influenzato lo sguardo di generazioni presenti e future. A trent’anni dalla scomparsa, a lui è dedicato il documentario Infinito. L’universo di Luigi Ghirri del regista Matteo Parisini (Lisola, Il nostro Paese) e con la voce narrante di Stefano Accorsi. Sarà presentato in anteprima assoluta alla Festa del Cinema di Roma 2022 nella sezione Freestyle. In una vera e propria immersione nel mondo di Luigi Ghirri, il documentario affianca alle parole del fotografo le testimonianze delle figure fondamentali che hanno lo accompagnato nelle tappe fondamentali del suo percorso. Come gli artisti concettuali Davide Benati e Franco Guerzoni, con cui, su una vecchia macchina, si aggiravano per la provincia, il suo primo stampatore Arrigo Ghi e il critico dell’arte Arturo Carlo Quintavalle. Non meno importanti sono i racconti intimi, come quelli delle figlie Ilaria e Adele Ghirri, le sue àncore «per rimanere attaccato al mondo», e del musicista Massimo Zamboni (CCCP, CSI), con cui il fotografo ha collaborato.Il film è impreziosito da numerose immagini e video inediti provenienti dall’archivio Eredi Ghirri che ha lasciato libero accesso per la realizzazione del documentario.Il pensiero di Ghirri si riflette continuamente nelle immagini, che a loro volta creano un dialogo fitto di rimandi con le voci degli altri protagonisti del film, continuando a porre allo spettatore la stessa domanda che il fotografo si è posto per tutta la vita: cosa vediamo quando guardiamo una fotografia? Infinito. L’universo di Luigi Ghirri è prodotto da Lorenzo Cioffi per Ladoc con la collaborazione di Adele Ghirri, Eredi Luigi Ghirri, con il sostegno della Regione Emilia-Romagna e del Comune di Modena e con il contributo di Marazzi e Bper Banca, in collaborazione con il Comune di Reggio Emilia e con Emilia-Romagna Film Commission, Film Commission Regione Campania e Regione Campania, Sky Arte e con Rai Cultura. La distribuzione internazionale è di Rai Com. By Giulia Ghigi

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Le nubi nell’universo primordiale

Posted by fidest press agency su martedì, 3 Maggio 2022

Padova Oltre tredici miliardi di anni fa, cioè al tempo della grande esplosione (Big Bang) in cui si sarebbe generato l’Universo, le immense nubi di gas che permeavano l’Universo primordiale fecero accendere le prime stelle dando origine a primitivi agglomerati stellari. In quell’epoca nacquero concentrazioni sferiche composte da centinaia di migliaia di stelle, dette ammassi globulari (globular clusters), che sono sopravvissute fino ai giorni nostri.Sebbene l’origine dei globular clusters sia ancora ignota, è ormai assodato che le stelle appartenenti agli ammassi globulari siano nate appena poche centinaia di milioni di anni dopo il Big Bang. Comprendere la composizione chimica delle nubi primordiali è certamente uno degli obiettivi più ambiziosi e complessi dell’astrofisica moderna. La difficoltà nasce principalmente dal fatto che gli ammassi globulari che osserviamo oggi hanno perduto una parte considerevole della materia gassosa che li aveva generati. Inoltre le poche tracce di gas primordiale tuttora sopravvissute al loro interno sono state contaminate dal materiale espulso da decine di migliaia di stelle durante la loro evoluzione perdendo irrimediabilmente la memoria della loro composizione iniziale.Un gruppo di astronome e astronomi di Italia, Australia e Stati Uniti ha svelato l’oscura composizione chimica delle nubi primordiali da cui si sono formati i globulari. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista «Monthly Notices of the Royal Astronomical Society» nell’articolo dal titolo con il titolo “Constraining the original composition of the gas forming first-generation stars in globular clusters” e portano la firma di Maria Vittoria Legnardi, una giovane dottoranda del Dipartimento di Fisica e Astronomia dell’Università di Padova che a soli 24 anni ha rivestito il ruolo di leader del team internazionale.«Nella nostra ricerca abbiamo rilevato delle variazioni nel contenuto di metalli che caratterizza le stelle di prima generazione. Poiché la composizione chimica di queste stelle riflette direttamente la chimica delle nubi da cui si sono formate, questo implica che anche le nubi fossero chimicamente disomogenee, contrariamente a quello che ci si aspettasse. Grazie alle straordinarie immagini ottenute dal telescopio spaziale Hubble – spiega Maria Vittoria Legnardi – abbiamo ricostruito le cosiddette mappe cromosomiche di circa il 25% degli ammassi globulari conosciuti. Si tratta di mappe in cui i colori delle stelle vengono combinati tra loro in modo tale creare dei super-colori indicativi del contenuto di alcuni elementi chimici. In sintesi, le mappe cromosomiche sono costituite da combinazioni di colori estremamente sensibili alla composizione chimica delle stelle negli ammassi globulari. Sulle ascisse è indicato il contenuto di elio delle stelle mentre sulle ordinate si può leggere il contenuto di azoto. In questo modo è possibile separare facilmente le stelle di prima generazione, l’oggetto principale di questo studio, da quelle di seconda generazione che presentano invece una composizione chimica riscontrata esclusivamente negli ammassi globulari. Sebbene sia pressoché impossibile ottenere informazioni dirette sulla composizione chimica delle nubi primordiali studiando il gas residuo tuttora presente negli ammassi, in questa ricerca abbiamo sviluppato una tecnica innovativa per poter far luce sugli ambienti di formazione degli ammassi basata sulle stelle di prima generazione. Queste stelle – sottolinea Legnardi – si sono formate direttamente dal gas primordiale e dunque conservano memoria della composizione chimica delle nubi primordiali da cui si sono formati gli ammassi globulari agli albori dell’Universo. Le immagini di Hubble sono state fondamentali poiché hanno una risoluzione migliore e sono molto nitide. Grazie ad esse abbiamo potuto studiare in dettaglio le regioni centrali degli ammassi, dove la densità di stelle è estremamente elevata. Inoltre – rileva Maria Vittoria Legnardi – il telescopio Hubble permette di ottenere immagini attraverso diversi filtri che isolano la luce delle stelle dall’ultravioletto al vicino infrarosso passando per l’ottico. Combinando in modo opportuno le informazioni provenienti da diverse regioni dello spettro elettromagnetico è possibile sviluppare dei super-colori – ad esempio quelli delle mappe cromosomiche – che sono estremamente sensibili alla composizione chimica delle stelle negli ammassi».«Questa tecnica innovativa – dice Lucia Armillotta, ricercatrice dell’Università di Princeton – ci ha permesso di isolare non solo le stelle che sono nate per prime e che conservano quindi la composizione originale della nube madre, ma anche le stelle delle generazioni successive. Le mappe cromosomiche rivelano che le nubi erano per lo più costituite della stessa materia originatasi con il Big Bang, ma contenevano già tracce di altre specie chimiche come il carbonio, l’azoto, l’ossigeno e altri elementi su cui si basa la vita stessa».«Uno dei risultati più sorprendenti – aggiunge Giacomo Cordoni, un altro autore della ricerca e afferente al Dipartimento di Fisica e Astronomia dell’Università di Padova – è che, contrariamente a quello che ci si aspettava, le nubi che hanno originato le prime stelle non erano chimicamente omogenee. Il loro contenuto di metalli, infatti, varia da una regione all’altra dell’ammasso e queste fluttuazioni implicano che le nubi originarie occupavano vaste regioni dell’Universo primordiale ed erano poco dense. Al contrario, il gas da cui si sono formate le stelle più giovani, nate centinaia di milioni di anni dopo le stelle di prima generazione, si è scoperto essere più omogeneo. Questo significa che le seconde generazioni di stelle si formarono in regioni in cui la densità del gas raggiungeva valori estremi».«L’unicità di queste nubi spiegherebbe anche le strane proprietà di queste stelle, caratterizzate da abbondanze chimiche che non si osservano in nessun altro luogo della Galassia. Le stelle di seconda generazione presentano un contenuto di elio, sodio e azoto maggiore rispetto alle stelle che si trovano nella Galassia. Al contrario, presentano un contenuto ridotto di carbonio e ossigeno. Stelle con una simile composizione chimica sono state osservate esclusivamente all’interno degli ammassi globulari. È affascinante prendere atto – conclude la team leader Maria Vittoria Legnardi – dello straordinario potenziale di informazioni contenute negli ammassi globulari, questi dati sono stati capaci di tracciare un’immagine dell’Universo neonato. I colori delle stelle che osserviamo oggi al loro interno, infatti, ci permettono di intuire quali fossero i principali ingredienti che componevano le nubi primordiali che permeavano l’Universo poche centinaia di milioni di anni dopo il Big Bang».

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Nasce la collana Universo del Mistero

Posted by fidest press agency su sabato, 12 febbraio 2022

A cura dello scrittore Mario Contino. La casa editrice i Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno è lieta di annunciare la nascita di una nuova singolare collana dal titolo Universo del Mistero a cura dello scrittore Mario Contino. Universo Del Mistero era il nome di un popolarissimo forum creato e gestito dallo scrittore pugliese tra gli anni 2000 e il 2013, sulla celebre piattaforma forum community, che dominava prima dell’avvento dei social network facebook, twitter, tik tok. Contino, sotto lo pseudonimo di Black_Ghost, gestiva il forum che era senza ombra di dubbio tra i portali più visitati e frequentati dagli amanti del mistero. All’interno del portale erano presenti varie sezioni tematiche e moltissimi articoli su esoterismo, occultismo, ufologia, spiritismo, scienza di confine, antropologia, alchimia, teosofia e diversi settori del sapere altro, iniziatico ed esoterico che tutt’oggi non smettono di affascinare e incuriosire lettori di ogni età e gusto. Universo del mistero, presente anche come blog omonimo sulla piattaforma blogger, faceva registrare migliaia di visite giornaliere, non solo dall’Italia ma da tutto il mondo, con interventi di utenti interessati ma anche di studiosi di fama internazionale come scrittori, professori, noti scienziati Nel 2022, dopo diversi anni dalla chiusura dei progetti sopra descritti, Mario Contino ha voluto dare nuova vita a Universo Del Mistero, trasformando quel progetto in un canale YouTube nel quale i vari argomenti sono trattati in maniera semplice e diretta, con video esaustivi e d’impatto Ora tutto il background di conoscenze ed esperienze editoriali nel settore del mistero, del mistico, dell’esoterico, dell’iniziatico, saranno riversati dall’autore pugliese anche nella collana che prende per l’appunto il nome di Universo del Mistero per i tipi de I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno.“Sono contento di offrire un contenitore totale circa argomenti di confine attraverso la collana Universo del Mistero diretta da Mario Contino sotto il marchio i Quaderni del Bardo Edizioni – dichiara l’editore Stefano Donno – potendo offrire così ai lettori della nostra casa editrice sempre più libri dai contenuti singolari. Infatti il termine Mistero possiede in sé diverse declinazioni che possono e devono essere affrontate da pubblicazioni valide da un punto di vista scientifico, proprio come quelle che proporremo scoprendo che libro dopo libri si andrà oltre tutto ciò che rimane escluso dalle normali possibilità intuitive o conoscitive dell’intelletto umano”

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Dacia Maraini: Fosco Maraini “Il gioco dell’Universo”

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 ottobre 2020

Dialoghi immaginari tra un padre e una figlia collana I libri di Fosco Maraini, pp. 196, 18 euro La nave di Teseo. Assente da molti anni dagli scaffali, torna in una nuova edizione un libro commovente: il dialogo immaginario tra un padre e una figlia, che ci dona i suoi occhi per poter vedere da vicino una delle figure chiave del Novecento italiano. “Ho portato a termine questo lavoro perché l’avevo promesso, ma quasi contro me stessa e il mio corpo riottoso. Non so come ho fatto. Mi addolorava risentire la voce di mio padre che saltava su dai suoi scritti quasi senza che me ne accorgessi. Mi addolorava piegarmi sulle sue parole scritte, riscritte, sulle sue citazioni, sui suoi eterni cataloghi. I quaderni pieni di ritagli incollati, i disegni e le fotografie mi costringevano a una continua forzata coabitazione con un fantasma.” Dacia Maraini.

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“Benvenuti nel nuovo universo dell’alto rendimento”

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 ottobre 2020

A cura di Angelina Chueh, Gestore di portafoglio clienti senior di Columbia Threadneedle Investments. Con il diffondersi del coronavirus, uno degli aspetti che ci preoccupava maggiormente era l’interruzione delle catene di approvvigionamento visto il ruolo della Cina nella crescita globale, e anticipavamo ampie ricadute negative. Poi i mercati si sono resi conto che il virus era un problema globale. Più o meno nello stesso periodo, la Russia e l’OPEC (Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio) hanno deciso che era giunto il momento di iniziare una guerra dei prezzi dell’oro nero. I primi ad essere colpiti sono stati gli ETF (Exchange Traded Fund) e abbiamo visto società solide con rating BB e cash flow consistenti in difficoltà. L’ondata di vendite indiscriminate ha avuto profonde ricadute, colpendo talvolta in misura eccessiva le società ad alto rating. Il mercato era praticamente a pezzi.Le banche centrali hanno reagito cercando di mantenere la liquidità del mercato. A seguito di tutti i programmi di aiuto finanziario varati nel quadro dell’emergenza pandemica i bilanci degli istituti di emissione sono cresciuti: quello della Banca centrale europea (BCE) di 645 miliardi di euro e quello della Federal Reserve di 2.300 miliardi di dollari. La Fed ha cercato di acquistare i cosiddetti “angeli caduti”, ossia obbligazioni declassate da investment grade a junk bond, nonché gli ETF ad alto rendimento. Si diceva che la BCE avrebbe forse fatto lo stesso.Le turbolenze di mercato di quest’anno sono iniziate con una prima fase (crollo totale), a cui è subentrata una seconda fase (massicci interventi dei governi e delle banche centrali con conseguente netto rimbalzo). Ci troviamo ora nella terza fase (riscontro con la realtà), dove i dati economici reali si stanno nel complesso rivelando peggiori delle attese. Il rischio che alcuni emittenti non riescano ad onorare il pagamento delle proprie cedole si fa sempre più concreto. Quando in Europa l’epidemia di Covid-19 ha iniziato ad accelerare, i deflussi sono stati relativamente contenuti a febbraio (circa 1,5 miliardi di euro) e più consistenti a marzo (circa 7,5 miliardi di euro); da allora, abbiamo però osservato flussi positivi: la raccolta netta di capitali da inizio anno si attesta a 1,9 miliardi di euro (al 29 luglio).La liquidità del mercato delle obbligazioni sottostanti ha evidenziato un deterioramento, ma negli ultimi mesi la situazione è migliorata. Quando l’alto rendimento registra performance positive, i prezzi del mercato sono generalmente compresi tra 0,5 e 1,0 punti. Nelle fasi di oscillazione, lo spread denaro-lettera sale a 2 punti.A fine marzo lo spread era ufficialmente compreso tra 3 e 5 punti, ma in realtà avrebbe potuto essere addirittura di 10 punti inferiore al dato mostrato sugli schermi. La situazione è sensibilmente migliorata, ma non siamo ancora tornati ai livelli pre-Covid-19: lo spread denaro-lettera è pari a circa 1,5 punti e probabilmente intorno a 1 punto per le scadenze più brevi. Molte società hanno fatto ricorso ai programmi di garanzie pubbliche sul credito, che hanno sostenuto il tratto a breve della curva dei rendimenti. Da un recente rapporto di Deutsche Bank emerge che circa il 10% degli emittenti high yield europei percepisce attualmente aiuti statali. A livello societario, anticipiamo un impatto negativo sugli utili. Alla vigilia della crisi i bilanci erano nel complesso solidi e attualmente sono sostenuti da una liquidità abbondante. Gli spread si sono ampliati e ristretti in misura significativa nell’arco di un periodo relativamente breve, da un trimestre all’altro, ma il movimento è stato comunque contenuto rispetto alla crisi finanziaria globale. In Europa, tra l’altro, le stime dei tassi di insolvenza erano vicine a livelli a doppia cifra (e negli Stati Uniti al 14%), ma il peggio è stato scongiurato e i programmi di stimolo hanno permesso di rivedere queste cifre al ribasso (attorno al 4%). Ad essere cruciale non è tanto il livello di indebitamento, quanto la liquidità. Le imprese sopravvivranno fintanto che riusciranno a sostenere le proprie spese.Tuttavia, il mercato continuerà a distinguere tra titoli di alta qualità e titoli di scarsa qualità. Un importante fattore da considerare riguarda la solidità del bilancio di un’azienda alla vigilia della crisi. Le società con finanze abbastanza robuste da sopravvivere a una recessione economica più duratura riceveranno probabilmente una liquidità sufficiente, mentre quelle che già prima erano in difficoltà faranno più fatica. Un altro aspetto da valutare sarà la presenza o meno di un’attività una volta avviata la ripresa.Visto l’ampliamento e il rafforzamento delle misure di sostegno delle banche centrali, non saranno molte a nostro avviso le aziende che scompariranno a causa di problemi di liquidità. Ma in ultima analisi le singole aziende devono dimostrare di avere un modello di business sostenibile nell’era post-corona. In definitiva, bisognerà vedere se tutte le manovre fiscali e monetarie basteranno a scongiurare una recessione grave e prolungata. Ora come ora è difficile fare pronostici.Gli utili del secondo trimestre hanno riservato notevoli sorprese al rialzo, e i fattori tecnici restano molto solidi. Con spread di valutazione a 485, riteniamo che gli investitori siano adeguatamente compensati a fronte di un rischio di default del 4%. Anche le società cicliche stanno compiendo buoni progressi in termini di risparmio dei costi, il che significa che le guidance sui cash flow sono da neutrali a positive. D’altra parte, però, l’assenza di guidance implica prospettive piuttosto vaghe e crescenti incertezze sul lungo termine. Alcuni settori probabilmente non registreranno una ripresa a V: per un recupero completo del comparto automobilistico dovremmo ad esempio aspettare il 2024.I dati anno su anno sono cruciali per capire se alla fine del tunnel ci aspetta la luce oppure un camion in corsa. Finora il mercato dell’alto rendimento europeo è stato sostenuto. Gli “angeli caduti” hanno fatto crescere l’universo del 20% e il mercato ha registrato un’offerta record a luglio, che è stata tra l’altro facilmente assorbita. Se ritenete che le aspettative di default del 4% siano corrette, allora gli spread attuali vi offrono una copertura sufficiente, ma così non è se come noi pensate che le prospettive a lungo termine siano più incerte.

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L’universo femminile ed i rapporti di coppia

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 settembre 2020

Il ruolo della donna nella società ha subito modifiche sostanziali in un lasso di tempo relativamente breve. Bastò, ad esempio, che nel XVII secolo Elena Corner si addottorasse in filosofia all’università di Padova per provocare l’ira del cardinale Gregorio Barbarigo che la giudicò una pretesa insana. E questo pregiudizio, sia pure edulcorato nel corso degli anni, lo ritroviamo nelle teorie freudiane tanto che nel 1926 Karen Horney lo accusò di essere poco obiettivo nell’analisi della personalità femminile. Da questo background culturale incline al maschilismo la donna ha dovuto superare un confronto non facile e non di rado apertamente conflittuale con l’altro sesso. Sono danni incalcolabili provocati attraverso secoli di oscurantismo e spesso ripresi ed enfatizzati dalle rappresentanti storiche del femminismo, da Betty Friedan (La mistica della femminilità) a Kate Millett, a Germaine Greer e Schulamith Firestone autrice della “Dialettica dei sessi”.
Molti psicoanalisti partono dalla difficoltà della donna, durante il suo sviluppo, nel dover cambiare il primo oggetto d’amore, e cioè la madre, con l’altro, il padre, ed inoltre di abbandonare in tutto o in parte i suoi interessi e le sue zone erogene esterne (clitoride) per rivolgersi all’interno (vagina). Non solo. Ha dovuto abbandonare la sua primitiva fase di attività per divenire passivo-ricettiva, femminile e creativa. Ma è proprio nelle problematiche coniugali che si misurano le influenze di carattere edipico e preedipico a complicare o a minare alle basi la vita di coppia. È dovuto, con una certa frequenza, ad aspetti nevrotici che inducono sia l’uomo che la donna a trasferire sul rispettivo coniuge imago paterne o materne con la riattivazione dei complessi di colpa e di conflitti edipici o anche preedipici. Questi meccanismi tendono, nella coppia, a svolgersi in maniera del tutto inconscia con ricadute emotive che a volte debordano nella sfera sessuale con cariche di aggressività che per essere controllate richiedono un’adeguata terapia. Ma uno dei momenti nodali della vita femminile sono caratterizzati da una confusione di “piacere-dolore e lo riscontriamo nelle mestruazioni, nella deflorazione, nella gravidanza, nel parto, ecc. Sono tutte sensazioni assai intense ed indelebili. Alcuni psicoanalisti ne parlano come di un “masochismo essenziale” femminile, ma non sono, alla prova dei fatti, credibili. La donna affronta con fierezza tali eventi considerandoli liberi e necessari. Il lato più fragile della donna, semmai, è nelle sue complesse situazioni personali: sta nel timore di perdere la propria bellezza, la paura di perdere il compagno e via di questo passo. La spingono ad un inconscio rifiuto per il proprio corpo, per la propria condizione e che comprende la stessa sua femminilità. Alla fine, dovremmo convenire che la conflittualità di genere va per lo più ricercata nel modo come le due parti interagiscono e non si lasciano condizionare dagli stereotipi del passato. (Riccardo Alfonso)

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Il “costruttore dell’Universo”

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 settembre 2020

Una accredita corrente di pensiero ci assicura che non ci furono forme di vita intermedia. È possibile, quindi, seguendo questo ragionamento, che la vita sia comparsa bruscamente e così le piante e gli animali superiori. In tale misura la comparsa e la scomparsa delle specie diventano subitanee, ma è chiara nell’evoluzione una tendenza alla maggiore complessità e ciò costituisce un orientamento preciso, un finalismo che orienta i processi evolutivi verso uno scopo ben determinato, che è la realizzazione di un progetto complessivo.
Posso, tuttavia, dire oggi che la realtà dell’evoluzione si postula diversamente da quella dei vecchi sogni razionalisti. Lo scienziato moderno è sempre più disposto a prendere sul serio l’ipotesi di un Costruttore dell’universo, che persegue un suo preciso disegno. Si può quindi ritenere che ci sia un’obiettiva impossibilità di realizzare una sintesi di materiale vivente per abiogenesi. S’impone, inevitabilmente, un nuovo paradigma con la teoria unitaria di Fantappiè nel 1942 e, in seguito, con la Teoria sintropica dell’evoluzione. Quest’ultima tiene conto della dipendenza dei processi evolutivi non solo dal passato, ma anche dal futuro, come potenzialità fondata su una diversa interpretazione delle prospettive aperte dalla fisica relativistica e quantistica. In questo modo possiamo meglio ragionare sull’origine e l’evoluzione della vita come di un progetto programmato, ma soprattutto sintropico e con un finalismo ben definito.
Ci restano, in definitiva e se tutto procede al meglio, da valutare solo le parti “meccaniche” del processo e non quelle creative in assoluto. In buona sostanza possiamo affermare che, al termine delle varie operazioni affidate, è stata disposta la possibilità di costruire degli automi, molto simili a noi, ma non corrispondente. Sappiamo, inoltre, che lo stesso processo creativo della natura ha dei limiti o, per meglio dire, presenta un prodotto “finito” non sempre perfetto. In siffatta misura può, probabilmente, poco consolarci il pensare che le anomalie da noi rilevate non ci portino all’origine di tutte le cose, ma ci fanno percorrere quel tratto appena valido per un lavoro da addetti alla manutenzione.
È come se temperiamo una matita per avere la grafite massimamente appuntita e questa, all’improvviso, si spezza. Resta il troncone che possiamo riparare, se ci accorgiamo per tempo della rottura, ma se non ci avvediamo di quanto, è accaduto rischiamo di scrivere in modo diverso la nostra storia con il lapis, che altri hanno permesso d’utilizzare. Se consideriamo solo quest’evenienza, dobbiamo convenire che il nostro compito è importante, ma è molto limitato. Siamo, in altri termini, preposti a correggere le deficienze del sistema riproduttivo, ma non a riprodurci generando la vita. Possiamo diventare dei meccanici molto specializzati ma nulla di più.
Il laboratorio della vita continua, in ogni caso, a conservare gelosamente, nella sua “sacrestia”, i valori fondanti e che sono, probabilmente, conservati nell’Olimpo, il luogo sacro per eccellenza. Il suo accesso ci porterebbe all’immortalità o a qualcosa d’altro. Dobbiamo, quindi, riprendere a indossare l’abito che è stato detto di portare. L’unica licenza è di poter indagare, più a fondo, sulle cause che non ci permettono di stare a nostro agio con il vestito che portiamo. M questo è già un altro discorso.(Riccardo Alfonso)

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Il “costruttore dell’Universo”

Posted by fidest press agency su martedì, 17 marzo 2020

Una accreditata corrente di pensiero ci assicura che non ci furono forme di vita intermedia. È possibile, quindi, seguendo questo ragionamento, che la vita sia comparsa bruscamente e così le piante e gli animali superiori. In tale misura la comparsa e la scomparsa delle specie diventano subitanee, ma è chiara nell’evoluzione una tendenza alla maggiore complessità e ciò costituisce un orientamento preciso, un finalismo che orienta i processi evolutivi verso uno scopo ben determinato, che è la realizzazione di un progetto complessivo.
Posso, tuttavia, dire oggi che la realtà dell’evoluzione si postula diversamente da quella dei vecchi sogni razionalisti. Lo scienziato moderno è sempre più disposto a prendere sul serio l’ipotesi di un Costruttore dell’universo, che persegue un suo preciso disegno. Si può quindi ritenere che c’è un’obiettiva impossibilità di realizzare una sintesi di materiale vivente per abiogenesi. S’impone, inevitabilmente, un nuovo paradigma con la teoria unitaria di Fantappiè nel 1942 e, in seguito, con la Teoria sintropica dell’evoluzione. Quest’ultima tiene conto della dipendenza dei processi evolutivi non solo dal passato, ma anche dal futuro, come potenzialità fondata su una diversa interpretazione delle prospettive aperte dalla fisica relativistica e quantistica. In questo modo possiamo meglio ragionare sull’origine e l’evoluzione della vita come di un progetto programmato, ma soprattutto sintropico e con un finalismo ben definito.
Ci restano, in definitiva e se tutto procede al meglio, da valutare solo le parti “meccaniche” del processo e non quelle creative in assoluto. In buona sostanza possiamo affermare che, al termine delle varie operazioni affidate, è stata disposta la possibilità di costruire degli automi, molto simili a noi, ma non uguali. Sappiamo, inoltre, che lo stesso processo creativo della natura ha dei limiti o, per meglio di-re, presenta un prodotto “finito” non sempre perfetto. In siffatta misura può, probabilmente, poco consolarci il pensare che le anomalie da noi rilevate non ci portino all’origine di tutte le cose, ma ci fanno percorrere quel tratto appena valido per un lavoro da addetti alla manutenzione.
E’ come se temperiamo una matita per avere la grafite massimamente appuntita e questa, all’improvviso, si spezza. Resta il troncone che possiamo riparare, se ci accorgiamo per tempo della rottura, ma se non ci avvediamo di quanto, è accaduto rischiamo di scrivere in modo diverso la nostra storia con il lapis, che altri hanno permesso d’utilizzare. Se consideriamo solo quest’evenienza, dobbiamo convenire che il nostro compito è importante, ma è molto limitato. Siamo, in altri termini, preposti a correggere le deficienze del sistema riproduttivo, ma non a riprodurci generando la vita. Possiamo diventare dei meccanici molto specializzati ma nulla di più.
Il laboratorio della vita continua, in ogni caso, a conservare gelosamente, nella sua “sacrestia”, i valori fondanti e che sono, probabilmente, conservati nell’Olimpo, il luogo sacro per eccellenza. Il suo accesso ci porterebbe all’immortalità o a qualcosa d’altro. Dobbiamo, quindi, riprendere a indossare l’abito che è stato detto di portare. L’unica licenza è di poter indagare, più a fondo, sulle cause che non ci permettono di stare a nostro agio con il vestito che portiamo. (Riccardo Alfonso)

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Mostra: ‘La grandezza dell’universo’ nell’arte di Giovanna Garzoni

Posted by fidest press agency su martedì, 3 marzo 2020

Firenze Conferenza stampa 9 marzo ore 11 Palazzo Pitti, Andito degli Angiolini (10 marzo – 7 giugno 2020) a cura di Sheila Barker
Protagonista riconosciuta nell’evoluzione dell’illustrazione scientifica, Giovanna Garzoni è meno nota come illustratrice dell’immaginario geografico dell’epoca barocca. In composizioni armoniche e spesso di piccole dimensioni, la pittrice combinò infatti oggetti esotici e di provenienze diverse come porcellane cinesi, nautili del Pacifico, zucche e fiori messicani, piante sudamericane o cani da salotto inglesi, con il fine ultimo di stupire e divertire. Scostandosi dal modello di vita femminile del suo tempo, la Garzoni viaggiò in Italia, forse in Francia, ed ebbe accesso alle più importanti collezioni di curiosità. In mostra saranno esposte le sue opere collezionate dai Medici e tutt’ora patrimonio delle Gallerie, oltre a prestiti mirati che illustrano il campo d’azione dell’artista e la sua abilità di ritrattista. Sulla base di un inventario inedito, una sezione ricostruisce la Wunderkammer di Vittoria della Rovere ospitata nella Sala dell’Aurora al Poggio Imperiale, facendo quindi luce, indirettamente, su una figura di spicco della famiglia granducale.

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L’uomo e l’universo che lo circonda e lo compenetra

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 gennaio 2020

Scriveva Isaac Asimov: “Eccoci in un piccolo pianeta di una stella media persa nella galassia che contiene centinaia di miliardi di stelle in altre centinaia di miliardi di galassie.Perché ci dovrebbe essere solo per noi un universo così vasto da non poter essere immaginato?” Ed aggiunge: “Ciò che accadde dopo il big bang deve essere stato di una natura tale da permettere alle stelle e alle galassie di formarsi. Anche piccole differenze lo avrebbero reso impossibile.Se non fosse per gli atomi, le stelle e le galassie che sono possibili perché lo sono, noi stessi non saremmo possibili. Anche la terra non sarebbe abitabile se la sua orbita cambiasse anche di poco o si modificasse la massa solare.Ugualmente, piccole modifiche della chimica, per esempio, se l’acqua non si espandesse quando diventa ghiaccio o se gli atomi di carbonio non si agganciassero gli uni agli altri, avrebbero reso impossibile la vita.”La teoria dei quantum ci fa pure apparire indispensabili. Secondo questa teoria, ci sono condizioni in cui è impossibile dire come un elettrone si comporta sino al momento in cui esso viene osservato. Quando l’elettrone non è osservato, non è possibile neppure la teoria decidere come si sta comportando. Secondo alcuni scienziati, ciò significa che l’universo non può esistere senza i suoi osservatori.Con questa logica dobbiamo pensare che anche i dinosauri siano stati degli osservatori?A questo punto del ragionamento il coinvolgimento religioso diventa inevitabile. Sempre secondo un “forte principio antropico” l’universo fu formato da Dio soltanto a beneficio degli esseri umani. Ed è, dunque, Dio l’osservatore universale che presiede su tutto il cosmo?
Le risposte da dare a tali interrogativi sono controverse. Vi sono degli scienziati che propendono per un “debole principio antropico”. Essi sostengono che l’uomo non è solo nel mondo.Vi possono anche essere luoghi dove non è possibile vivere alle condizioni dei terrestri, ma ciò non esclude una possibilità alternativa e un grado di compatibilità con il luogo in cui si è inseriti. Lo stesso accade per certi animali sul nostro pianeta con la loro caratteristica di stare a proprio agio nell’acqua e di morire se si trasferiscono sulla terra o vice versa.Ci riferiamo ai pesci e alle piante acquatiche che vivono negli abissi dei mari e a tutte quelle altre forme di “vita” che l’ambiente terrestre rende impossibile il soggiorno.Ed ecco come il forte ed il debole principio antropico che alberga fuori dal nostro pianeta ci fa rivivere le nostre conflittualità di “persona” nella sua origine etimologica dal latino “personare”, ossia suonare attraverso, come la voce degli attori per la maschera teatrale che portavano sulla scena. (Riccardo Alfonso)

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Rivoluzione cosmologica: l’Universo è davvero piatto?

Posted by fidest press agency su domenica, 10 novembre 2019

Roma. Un team internazionale guidato dalla Sapienza ha scoperto, durante l’analisi dei dati forniti dal satellite Planck, discordanze significative che potrebbero portare a una crisi del modello cosmologico attuale e indurci a cambiare radicalmente le nostre convinzioni sulla struttura e geometria dell’Universo. I risultati dello studio sono pubblicati sulla rivista Nature Astronomy. Il modello di Universo oggi più accreditato e che finora ha superato brillantemente un numero considerevole di verifiche sperimentali è quello di un Universo in espansione infinita a partire da un Big Bang primordiale. Una delle predizioni fondamentali del modello è che la sua geometria sia Euclidea, vale a dire un Universo “piatto”. La geometria Euclidea è la geometria che sperimentiamo nella nostra vita di ogni giorno e che abbiamo più o meno tutti studiato sui banchi di scuola. In questa geometria due rette parallele non si incontrano mai e la somma degli angoli interni di un triangolo è esattamente pari a 180 gradi. La Relatività Generale lascia tuttavia aperta la possibilità a geometrie differenti. In Relatività Generale la materia influisce sullo geometria dello spazio che la contiene. In particolare, se consideriamo distanze cosmologiche, pari a miliardi di anni luce, è possibile che la geometria non sia quindi Euclidea. Un modo per misurare tale geometria è attraverso le osservazioni accurate delle anisotropie della radiazione di fondo cosmico. Queste anisotropie, formatesi miliardi di anni fa, hanno attraversato praticamente l’intero Universo. La loro forma può permetterci di capire se l’ipotesi di geometria Euclidea sia verificata o meno. L’esperimento BOOMERANG ed il satellite WMAP hanno prodotto mappe molto precise delle anisotropie della radiazione di fondo cosmico negli anni passati, mostrando una compatibilità elevata con l’ipotesi di piattezza e confermando quindi le predizioni del modello cosmologico standard.Tuttavia una recente elaborazione dei dati ottenuti dal satellite Planck da parte del team internazionale guidato da Alessandro Melchiorri ha significativamente migliorato le misure precedenti, mostrando però un Universo non più piatto ma “chiuso”. In questo caso la geometria Euclidea non è più valida. Come sulla superficie di una sfera, due rette parallele si possono incontrare e la somma degli angoli interni di un triangolo è maggiore di 180 gradi. Ci troveremmo quindi come intrappolati sulla superficie di una sfera ma in tre dimensioni. Percorrendo alla velocità della luce una distanza cosmologica in linea retta potremmo tornare al punto di partenza. Questa nuova determinazione ha ovviamente delle implicazioni enormi dal punto di vista cosmologico, ma l’analisi di Melchiorri non si ferma a questo. Se l’Universo è chiuso entra in crisi anche l’accordo tra le misure di Planck e le recenti survey di galassie quali BOSS. Entrambe le misure fornivano valori compatibili riguardo l’abbondanza di materia ed il valore della costante di Hubble. Tuttavia, se l’Universo è chiuso, questo non é più vero, portando ad una vera e propria crisi del modello cosmologico. In pratica non abbiamo più un modello capace di spiegare l’insieme complessivo delle osservazioni. “I nuovi dati ottenuti da Planck – spiega Alessandro Melchiorri, corresponding author dello studio – mostrano che l’Universo è solo il 4% più curvo di quanto si pensasse. Questa percentuale è però sufficiente a creare una discordanza con le rimanenti osservazioni astrofisiche, mostrando tensioni e differenze”. La scoperta di anomalie ha spesso portato a una rivoluzione nella nostra concezione dell’Universo. Si pensi all’orbita ellittica di Marte che ha portato alla legge di gravitazione di Newton o alla precessione anomala del perielio di Mercurio che ha poi portato alla Relatività Generale. “Ovviamente c’è ancora la possibilità che un effetto sistematico ancora non rivelato sia alla base delle discrepanze osservate – afferma Melchiorri – Esperimenti di anisotropie futuri quali il Simons Observatory chiariranno sicuramente la situazione. La porta per una rivoluzione in cosmologia sembra però ora aperta ed i prossimi esperimenti potrebbero portare risultati ancora più esaltanti”.

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Alla Stranieri un viaggio nella bellezza dell’universo con il prof. Ereditato dell’Università di Berna

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 febbraio 2019

Perugia. “Antonio Ereditato è uno scienziato che vive il suo tempo e lo interpreta con il rigore e la passione per la divulgazione scientifica che lo caratterizzano.
Per la rettrice Grego Bolli la Stranieri rappresenta “Un luogo privilegiato che in questi oltre 90 anni di sua storia ha accolto in queste aule donne e uomini che hanno rappresentato l’eccellenza nei loro settori e dove la trasversalità della conoscenza e dei saperi ha rappresentato un valore aggiunto. Questo incontro ben interpreta il ruolo dell’Ateneo di diffondere cultura e conoscenza che sono alla base di ogni crescita e di una consapevole convivenza sociale, economica che è un prerequisito per la pace”.
Impegnato da anni nella ricerca fondamentale, Antonio Ereditato professore di fisica delle particelle elementari presso l’Università di Berna e direttore del Laboratory for high energy physics e dell’Albert Einstein Centre for fundamental physics di Berna, ha raccontato alla platea dell’aula Magna l’affascinante cammino che ci ha portato dapprima a ipotizzare, quindi a scoprire e infine a interrogare quella vertiginosa trama di molecole, particelle, atomi, elettroni, fotoni e quark che costituisce il tessuto ultimo delle cose. Un viaggio nella bellezza dell’universo, partendo dalla scala minima delle particelle elementari per arrivare a comprendere l’immensamente grande del cosmo.
“Parlare di quello che è successo dopo il big bang – ha chiarito il prof. Antonio Ereditato, direttore del laboratorio per la fisica delle alte energie dell’Università di Berna – in fondo significa raccontare la nostra storia dall’inizio. La nostra storia di animali intelligenti sul pianeta Terra comincia 4 miliardi di anni fa con i primi segni di vita. Ma la vita del nostro universo comincia ben prima, quasi 14 miliardi di anni fa. E li c’è stata una continua evoluzione della materia inanimata, secondo delle leggi che largamente ignoriamo oggi, e che stiamo cercando di studiare nei nostri laboratori del Cern e capire come questa materia si è sviluppata nel corso di tanti miliardi di anni e come ha potuto dar luogo a quella che oggi chiamiamo materia animata, biologica. Queste sono le grandi sfide della ricerca”.
Il fisico dell’Università di Berna ha poi illustrato le numerose e complesse attività di ricerca del centro e ha sottolineato che tra i laboratori internazionali di fisica delle particelle, la Big Science per antonomasia, il CERN ha avuto e riveste a tutt’oggi un ruolo preminente.
Per il direttore del Laboratory for high energy physics e dell’Albert Einstein Centre “agli scienziati del futuro è adesso affidato il compito di comprendere la natura di materia ed energia oscura dell’universo. Attualmente – ha specificato – sappiamo che esiste solo perché ne osserviamo gli effetti che produce sulle galassie: l’Universo si sta espandendo e negli ultimi anni ha accelerato questa espansione usando questa energia. Non sappiamo perché sia avvenuta l’accelerazione ma la sfida è comprendere, tra dieci anni, di cosa è fatta la materia oscura e tra venti l’energia oscura”.

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Mostra: Natura e universo femmimile

Posted by fidest press agency su martedì, 6 novembre 2018

Mantova sabato 10 novembre 2018 ore 17.00 Museo diocesano Francesco Gonzaga Piazza Virgiliana, 55 inaugurazione mostra collettiva d’arte contemporanea “Natura e Universo femminile” che resterà aperta fino al 21 novembre 2018. Intervengono
Mons. Roberto Brunelli Direttore del Museo diocesano Francesco Gonzaga e Sabrina Falzone, Francesca Bianucci e Chiara Cinelli Curatrici della mostra. E’ dedicata a un binomio tematico che si inserisce nel solco di una tradizione simbolica secolare e che trova ampia rappresentazione nella storia dell’arte.
“Unità tematica, nel binomio così suggestivo dato dalla Natura e dall’Universo femminile, espressa da una pluralità di voci, provenienti da vari paesi del mondo intero ed esprimentisi in una grande varietà di tecniche artistiche: questa mostra non poteva trovare ambiente più consonante del Museo che la ospita – afferma Mons. Roberto Brunelli, Direttore del Museo -. Chi, dopo avere ammirato questa densa esposizione, vorrà percorrere le sale del Museo vi troverà consonanza nella miriade di capolavori di pittura, scultura, oreficeria, smalti, avori e molto altro, provenienti da mezzo mondo e distribuiti negli ultimi venti secoli. E pluribus unum: il celebre motto, forse virgiliano, fatto proprio dagli Stati Uniti d’America non pare improprio applicarlo anche qui, sia al Museo sia alla Mostra: per entrambi intendendo come unum l’arte, quell’arte che non si appaga di semplice estetica ma si fa veicolo di valori, di quanto di meglio l’uomo trova dentro di sé”.
I ventitré artisti interpreti del tema si sono cimentati su questo duplice binario tematico, ciascuno attraverso il filtro della propria sensibilità, espressività ed esperienza, dando vita a un percorso espositivo che si caratterizza per la coesistenza di linguaggi e stili differenti, e per la provenienza internazionale delle opere in mostra.
Alla varietà di stili rappresentati si somma la pluralità di tecniche utilizzate per la realizzazione delle opere: acquarello, arte frattale, fire painting (combustione con fiamma di candela), fiber art, fotografia, intarsio, pittura e scultura.
“L’esigenza comunicativa accomuna i ventitré artisti selezionati – osserva la curatrice Sabrina Falzone -, ognuno dei quali ha esperito un proprio linguaggio visuale non solo mediante modalità eterogenee, ma anche con una significativa impronta personale, finalizzata ad una capillare diffusione del messaggio artistico e ad una più ampia condivisione di contenuti, stili e procedimenti tecnici. Il grande tema della Natura si manifesta maestosamente in paesaggi, figure, colori e architetture pittoriche. D’altro canto l’Universo femminile, sorretto da un’eclatante creatività, viene sottolineato dalle figure, individuato nelle astrazioni segniche ed enfatizzato dall’eleganza scultorea. Con una pluralità di tecniche artistiche che va dalla terracotta alla pittura, dalla fotografia all’intarsio, gli artisti in mostra si esprimono con inaspettata spontaneità ai fruitori”.
(ingresso libero) da mercoledì a domenica: 9.30–12.00 / 15.00–17.30 lunedì e martedì: aperto solo a gruppi prenotati Ingresso al Museo intero 6,00 – ridotto 4,00

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Conferenza: “L’Universo prima di Galileo”

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 settembre 2018

Genova Venerdì 28 settembre 2018 ore 17:30 SATURA, Palazzo Stella si terrà la conferenza “L’Universo prima di Galileo” tenuta da Enrico Giordano.Nella sesta conferenza del ciclo dedicato all’influenza reciproca tra Scienza e Arte, curato da Mario Pepe e Laura Ghiron, si affronta il tema dell’Universo come veniva percepito prima del Seicento.In epoca pre-strumentale e pre-astronautica a quale percezione e visione di universo poteva arrivare l’uomo? Facendo leva sull’intelligenza, sulla precisione delle misure e sulla meticolosa registrazione di esse l’uomo non tecnologico riuscì sorprendentemente a capire molto dell’universo, oltre a cadere inevitabilmente in alcuni gravi equivoci che oggi magari fanno sorridere ma che sono perfettamente giustificabili. Ne scaturisce una visione in cui gli aspetti scientifici, mitologici e spirituali sono legati in modo indissolubile ed in cui il cielo appare come motore ineluttabile delle vicende umane. Enrico Giordano è laureato in Ingegneria civile sezione edile e svolge l’attività di libero professionista nel campo dell’ingegneria strutturale. Dal 2001 è socio dell’Osservatorio Astronomico di Genova dell’Università Popolare Sestrese e dal 2008 ricopre la carica di direttore. Nell’ambito dell’Osservatorio svolge prioritariamente attività tese alla divulgazione scientifica verso il pubblico e verso le scolaresche. Ha tenuto numerose conferenze a tema astronomico presso varie sedi.

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L’uomo e l’universo che lo circonda e lo compenetra

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 luglio 2018

Scriveva Isaac Asimov: “Eccoci in un piccolo pianeta di una stella media persa nella galassia che contiene centinaia di miliardi di stelle in altre centinaia di miliardi di galassie.
Perché ci dovrebbe essere solo per noi un universo così vasto da non poter essere immaginato?” Ed aggiunge: “Ciò che accadde dopo il big bang deve essere stato di una natura tale da permettere alle stelle e alle galassie di formarsi. Anche piccole differenze lo avrebbero reso impossibile.
Se non fosse per gli atomi, le stelle e le galassie che sono possibili perché lo sono, noi stessi non saremmo possibili. Anche la terra non sarebbe abitabile se la sua orbita cambiasse anche di poco o si modificasse la massa solare.
Ugualmente, piccole modifiche della chimica, per esempio, se l’acqua non si espandesse quando diventa ghiaccio o se gli atomi di carbonio non si agganciassero gli uni agli altri, avrebbero reso impossibile la vita.”
La teoria dei quantum ci fa pure apparire indispensabili. Secondo questa teoria, ci sono condizioni in cui è impossibile dire come un elettrone si comporta sino al momento in cui esso viene osservato. Quando l’elettrone non è osservato, non è possibile neppure la teoria decidere come si sta comportando. Secondo alcuni scienziati, ciò significa che l’universo non può esistere senza i suoi osservatori. Con questa logica dobbiamo pensare che anche i dinosauri siano stati degli osservatori? A questo punto del ragionamento il coinvolgimento religioso diventa inevitabile. Sempre secondo un “forte principio antropico” l’universo fu formato da Dio soltanto a beneficio degli esseri umani. Ed è, dunque, Dio l’osservatore universale che presiede su tutto il cosmo?
Le risposte da dare a tali interrogativi sono controverse. Vi sono degli scienziati che propendono per un “debole principio antropico”. Essi sostengono che l’uomo non è solo nel mondo. Vi possono anche essere luoghi dove non è possibile vivere alle condizioni dei terrestri, ma ciò non esclude una possibilità alternativa e un grado di compatibilità con il luogo in cui si è inseriti. Lo stesso accade per certi animali sul nostro pianeta con la loro caratteristica di stare a proprio agio nell’acqua e di morire se si trasferiscono sulla terra o vice versa.
Ci riferiamo ai pesci e alle piante acquatiche che vivono negli abissi dei mari e a tutte quelle altre forme di “vita” che l’ambiente terrestre rende impossibile il soggiorno.
Ed ecco come il forte ed il debole principio antropico che alberga fuori dal nostro pianeta ci fa rivivere le nostre conflittualità di “persona” nella sua origine etimologica dal latino “personare”, ossia suonare attraverso, come la voce degli attori per la maschera teatrale che portavano sulla scena. (Riccardo Alfonso)

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La paura della morte

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 luglio 2018

La considero l’espressione più drammatica dell’Io narcisistico che si oppone all’universo. Chi è tranquillo davanti alla prospettiva della morte rivela di aver fatto un grande salto dalla identificazione con il sé alla identificazione con l’essere. Un nulla che abbiamo voluto, in un moto estremo d’orgoglio frammisto a presunzione, riempire di un qualcosa che ci appaghi. Ma è una pura illusione. Noi nasciamo poiché si compongono due sistemi creativi: quello per clonazione e l’altro per un atto sessuale. Il primo ci duplica ed il secondo ci differenzia. Il primo finirebbe con il renderci tutti uguali fisicamente e mentalmente mentre il secondo determina le opportune variazioni per farci sentire diversi per quel poco che basta per riempire d’orgoglio o per annichilire le nostre mire personalistiche. Esse si riconducono al desiderio di quanti ricercano la lode, l’approvazione, il riconoscimento, l’applauso e si tormentano se non ce l’hanno. Che poi costoro, arsi dal successo, riescano, pur privi dell’elogio e del consenso degli altri, a ritrovare per altri versi, una loro identità resta un fatto puramente illusorio. A pensarci bene, è lo stato più precario in cui si possa trovare un essere umano. (Riccardo Alfonso)

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L’altra faccia della vita

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 luglio 2017

L'altra faccia della vita(Saggistica ) (Italian Edition) Kindle Edition Non ci giriamo tanto intorno. Quanto scrivo, circa il nostro rapporto con l’al di là, è stato già pensato e fantasticato, e persino riempito di paure, d’orrori, di gioie e di tormenti, da tantissimi prima di me. E’ una storia, quindi, risaputa.
Eppure anch’io intingo la penna nel “calamaio della vita” per parlare d’oggi, pensando all’altra riva, quella che il sommo Poeta fece dire a Caronte, il nocchiero infernale, figlio dell’Erebo e della Notte, essere “né le tenebre eterne, in caldo ‘n gelo”.
Questa rappresentazione ci raggela come molte altre descritte da prosatori, poeti e scrittori di fantascienza.
Noi oggi guardiamo l’universo, che ci circonda e ci compenetra, dotati di una macchina stupenda, il nostro corpo, per quanto sia incapace di vincere tutte le battaglie alle quali è sottoposto quotidianamente. Oggi, di certo, può farlo meglio che in passato, supportati come siamo dalla ricerca scientifica, dalle tecnologie e quanto altro.
Tutto ciò non ci sottrae dal comune destino. Possiamo solo prolungare di qualche anno, o di qual-che decennio, la nostra esistenza. Alla fine non sfuggiamo all’abbraccio mortale. Abbiamo rigirato per millenni “questo calzino” in tutti i modi possibili, ma alla fine è prevalsa la paura, figlia dell’ignoranza e matrigna della presunzione. Persino la speranza cristiana non ha lenito quest’inflessibile momento determinato dal fato. Abbiamo costruito modelli di perfezione, stabilito delle regole, imposto persino con la forza e l’arbitrio, un nostro modo di vedere in opposizione a un altro in nome di un credo che abbiamo considerato incrollabile, incontrovertibile, dogmatico, per la sua supposta origine sacra, laica o confessionale che sia.
E’ stato sufficiente che un nostro simile lo avesse affermato con convinzione per persuaderci che oltre le colonne d’Ercole vi fosse una forza capa-ce di ridarci una nuova vita.
Continua a essere, il nostro tormentone. Fu un momento magico per i profeti che ci parlavano di un’esistenza oltre la vita, perché abbiamo voluto con tutte le nostre forze creder loro. Non potevamo restare nell’ignoranza, per un qualcosa che ci sfuggiva, per una vita che ci lasciava, per noi stessi che ci trovavamo alle soglie di un gran viaggio verso l’ignoto: la morte.
La morte l’abbiamo persino esorcizzata, definita in altre parole. Abbiamo cercato di allontanare questo “calice” dalla nostra bocca, nella speranza di ritrovare in qualche modo l’eternità da vivi e non in quel mondo che non si conosceva: hic sunt leones.
Ci siamo immersi nel lavoro. Abbiamo faticato per stordirci. Siamo diventati eroi, per sfidare la morte. Siamo diventati dei pavidi per sfuggirle. Ci siamo celati nelle sottili elucubrazioni dei nostri pensieri: cogito ergo sum per dirci ci siamo, dobbiamo solo mettere ordine alle nostre conoscenze perché il gran passo nell’al di là altro non è che una continuazione, sia pure con vesti cangiate, del nostro presente, della condizione di vivi. Ma chi ci assicura che la vita è là e non qua? Possiamo quasi toccare l’impulso vitale che ci fa nascere. Possiamo quasi sfiorare l’ultimo istante del nostro cammino che ci porta altrove, ma non riusciamo in alcun modo, se non quello di ricorrere alla fantasia, per capire da dove siamo venuti e dove andremo. Io qui ora vi affermo che questo è un falso problema. Noi sappiamo bene da dove veniamo e dove andremo. La prova è sotto i nostri occhi. Basta saperla individuare. Non bendiamoci con i pur sacri veli di una religione o con le pezze che ci sono offerte dalla filosofia, dalla ricerca speculativa della nostra natura fisica, dalla forza del nostro pensiero laico o religioso che sia. Non bendiamoci. Apriamo gli occhi e cerchiamo di vedere ciò che c’è e non ciò che possiamo solo immaginare come possibile. Non accontentiamoci dei falsi idoli. Andiamo al cuore delle cose perché la morte non è né la fine né l’inizio di ciò che vogliamo credere.
E’ il nostro presente. E’ un presente che non ha un passato e nemmeno un futuro. L’invito che faccio è di guardare con serenità, e soprattutto senza timori, il grande e inevitabile passo che ci attende. Esso richiede la presenza d’uomini e donne forti. Costoro non possono essere inclini alle suggestioni ma aperti alla ricerca e a una spiegazione finale.
E’ la sola condizione che può renderci consapevoli di un’esistenza mediata dalla volontà di comprendere un sottile ma logico disegno che si colloca inevitabilmente oltre a quella che oggi consideriamo la nostra vita e che è stata dei nostri progenitori e lo sarà per i nostri figli e pronipoti.
Forse se fossimo in grado di conoscere tutta la verità su ciò che potrebbe attenderci, “nel regno delle ombre”, non avremmo la forza, lo stimolo vitale per combattere le avversità, per non gettare la spugna al primo ostacolo, e preferiremmo morire perché tale evento ci porterebbe la pace e la serenità desiderata. Sarebbe, quindi, un ottimo motivo per tacere, per farci bere il contenuto di questo calice sino all’ultima goccia, per quanto potesse essere amaro. Vincere, quindi, il disgusto e la contrarietà d’oggi dovrebbe rendere più gradito e più accettabile il trapasso. D’altra parte la fede che c’è stata inculcata cerca di farlo con i suoi rituali e inviti a non chiudere, del tutto, la porta alla speranza. Noi ci attacchiamo a essa come fa l’edera arrampicandosi lungo i muri delle case sino a coprirli, interamente, con i suoi rami e foglie. Come l’edera noi costruiamo il nostro futuro, foglia dopo foglia, passo dopo passo, ogni tanto inciampando, incontrando una crepa nel muro, la sporgenza di un capitello, un ostacolo imprevisto, ma tutto ciò non c’impedisce di continuare a procedere.

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L’uomo e l’universo

Posted by fidest press agency su martedì, 27 marzo 2012

Universita degli studi, Milano, Italia

Universita degli studi, Milano, Italia (Photo credit: Wikipedia)

Milano martedì 27 marzo, con un doppio incontro sul fengshui, il ciclo “L’uomo e l’universo”, organizzato dall’Istituto Confucio dell’Università degli Studi di Milano in collaborazione con gli insegnamenti di Lingua e Cultura cinese del corso di laurea in Mediazione linguistica e culturale dell’Università degli Studi di Milano.
Maurizio Paolillo, docente di Lingua e Cultura Cinese presso l’Università del Salento ed esperto di fengshui (letteralmente: vento e acqua), spiegherà le origini filosofiche della geomanzia e il suo rapporto con le altre espressioni del pensiero cinese, come la pittura di paesaggio e la medicina tradizionale, martedì 27 marzo alle 10.30 in aula T10 sempre al Polo di Mediazione Interculturale e Comunicazione dell’Università degli Studi di Milano. Il fengshui è un complesso teorico e pratico che affonda le radici nel pensiero cinese antico, in particolare nella cosmologia correlativa (IV-I secolo a.C.), e si fonda sulla comunione tra uomo e ambiente. Nato con l’obiettivo di identificare un sito ideale per le abitazioni sia dei viventi (“dimore yang”) che dei defunti (“dimore yin”), il fengshui gode di eccezionale notorietà in Occidente, dove però è conosciuto soprattutto come tecnica per ottenere il benessere psicofisico grazie a una armoniosa disposizione degli interni della casa.
Alle 18.00, presso il negozio civico “ChiAmaMilano” http://www.chiamamilano.it/cgi-bin/testo2.pl?pmid=21&pos=5, Largo Corsia dei Servi 11, Milano (MM1 Duomo/San Babila), Paolillo approfondirà ulteriormente le influenze del fengshui sull’architettura cinese e sulla pianificazione urbanistica su larga scala (a partire da Pechino), mostrando i punti chiave della visione geomantica del paesaggio e delle dimore umane (a partire dal concetto cardine di qi) e chiarendo le distorsioni interpretative con cui il pensiero New Age ha “adottato” il fengshui.
Maurizio Paolillo è docente di Lingua e Cultura Cinese presso l’Università del Salento. Si è laureato nel 1990 con la prima tesi sinologica in Italia sul fengshui; è autore di una monografia sulla tradizione del giardino in Cina (Il giardino cinese. Una tradizione millenaria, Guerini e Associati, Milano 1996), e di circa 40 articoli in italiano, inglese, francese e cinese pubblicati a partire dal 1992 su riviste specializzate. I suoi studi sono centrati principalmente sul fengshui e sulla visione dello spazio paesistico e pittorico nella Cina antica, espressa nelle tradizioni taoista e buddhista. La sua monografia Il fengshui. Origine, storia e attualità (Carocci, 2012, http://www.carocci.it/web/Controller.do?query=__BOOK_SCHEDA _LIBRO_ 2&jscr=0&srcprm=5593) è la prima, non solo in Italia, ad affrontare il fengshui in tutta la sua complessità storica e dottrinale. Sempre per i tipi Carocci, ha attualmente in preparazione un volume sul Taoismo. Ingresso libero.

 

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Scienza: Il passato remoto dell’Universo

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 marzo 2012

Italiano: MB Monza graffiti 2011 - stencil evo...

Image via Wikipedia

Roma giovedì 15 marzo 2012 ore 15.30 aula Amaldi – dipartimento di Fisica piazzale Aldo Moro 5, si terrà la conferenza dal titolo Il passato remoto dell’universo. Attraverso la descrizione del recente esperimento spaziale Planck, del suo precursore su pallone stratosferico BOOMERanG, e dei loro risultati, si mostrerà come le misure registrate hanno permesso di sviluppare la cosiddetta cosmologia di precisione, richiedendo l’ introduzione di materia ed energia oscure per ben descrivere la composizione dell’Universo e la sua evoluzione. L’incontro si conclude con la descrizione delle problematiche cosmologiche ancora aperte, come l’inflazione cosmica e la composizione ed evoluzione dell’universo, che rappresentano vere e proprie sfide per gli sperimentatori, e i nuovi esperimenti che vengono approntati anche presso La Sapienza. (Paolo De Bernardis)

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Le origini dell’universo

Posted by fidest press agency su martedì, 12 aprile 2011

Roma, 12 aprile 2011, alle 17.10, nell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum (via degli Aldobrandeschi 190), nell’ambito del Master in Scienza e Fede,  parlerà il Prof. Costantino Sigismondi, dell’Università di Roma La Sapienza, su “L’origine dell’universo e del tempo”.
Mercoledì 13 aprile 2011, alle 15.30, interverrà il Prof. Marco Bersanelli, dell’Università degli Studi di Milano, con la conferenza “Verso l’alba del tempo. L’approccio della scienza contemporanea”.I due incontri fanno parte del ciclo “Creazione e teorie sull’origine dell’universo” e saranno trasmessi anche in videoconferenza a Bologna, presso l’Istituto Veritatis Splendor (Via Riva di Reno 57). L’iniziativa è a cura del Master in Scienza e Fede dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, giunto quest’anno alla sua nona edizione. Il Master è diretto dall’Istituto di Scienza e Fede dello stesso Ateneo, eretto il 13 aprile 2010. Tra poco festeggerà il suo primo anno d’attività.Questo Istituto ha come oggetto lo studio, la ricerca e l’insegnamento delle tematiche del rapporto tra scienza e fede, per fornire risposte alle questioni etiche ed antropologiche che gli incessanti sviluppi della scienza e della tecnica suscitano, cercando punti di incontro verso il dialogo.

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