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Gli uomini ombra: L’ergastolo

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 maggio 2011

Verona 27 maggio alle 18 nel convento di San Bernardino, in sala Morone il tema conduttore del meeting è: L’ergastolo è paragonabile ad una morte? Interverranno il sostituto procuratore della Repubblica del tribunale di Verona Marco Zenatelli, Alberto Laggia, giornalista inviato speciale di “Famiglia Cristiana”, Giuseppe Angelini e Giuseppe Longo della comunità Papa Giovanni XXIII (il primo è impegnato a Spoleto, il secondo a Vicenza), Fra’ Beppe Prioli dell’associazione La Fraternità. E Roberto Puliero, attore. Il quesito nasce dopo avere letto il libro dell’ergastolano Carmelo Musumeci “Gli uomini ombra” edito dalla Gabrielli editori (la casa editrice che con le associazioni da sempre impegnate nel portare valore e sollievo nelle carceri, ossia la fraternità e la comunità Papa Giovanni XXIII, hanno organizzato l’incontro). Ma chi è Musumeci e perchè ha scritto un libro che ha fatto risvegliare tante coscienze? Musumeci è un ergastolano, attualmente detenuto a Spoleto. E’ siciliano. Nato a Aci Sant’Antonio in provincia di Catania è stato arrestato con l’accusa di appartenere ad un’organizzazione malavitosa, come “cosa nostra”, e detenuto all’Asinara in regime di 41 bis. Questo è da sempre il carcere di massima sicurezza, e qui Musumeci ha ripreso a studiare fino a laurearsi in giurisprudenza con una tesi in sociologia del diritto dal titolo eloquente “Vivere l’ergastolo”. A differenza dei veri uomini mafiosi lui, nonostante un cognome così pesante che evoca cosche mafiose, si è sempre comportato diversamente: ha da subito rivendicato i propri diritti, ha presentato esposti e reclami alle autorità giudiziarie, ha scritto a giudici, parlamentari, associazioni. Ha denunciato vessazioni. Si è fatto portavoce dei malesseri dei carcerati. Tutto questo nel massimo rispetto della legge, e senza mai calunniare. Per dirla con le parole di Laggia, di cui è anche la prefazione del libro, Musumeci è “uno scrittore detenuto che sconta la pena dell’ergastolo ostativo, ossia dell’ergastolo senza benefici, senza mai un giorno di permesso, senza alcuna speranza”. “Gli uomini ombra”, è un libro che si legge d’un fiato che offre una visione del mondo chiusa, soffocante e nel contempo così reale che sembra parte di un altro mondo. I suoi sono racconti “social noir” che fanno riflettere e portano a chiedersi quanti sono gli italiani che sanno che esiste una morte che ti tiene in vita ma non ti permette di vedere il sole. L’ergastolo ostativo è quanto di più crudele ci possa essere. Ma non spetterà ai relatori del convegno giudicare se questa pena sia giusta. Sarà chi ascolta, chi sentirà con le proprie orecchie i brani letti dall’attore Puliero. E le testimonianze di chi vive il mondo “di chi sta dentro”. Ogni cinque giorni muore un detenuto. Non solo, dal 1997 ad oggi sono morti 64 agenti di polizia penitenziaria, più dei militari inviati nelle cosiddette missioni di pace. A subire il carcere sono anche 50 bambini sotto i tre anni che vivono con le loro madri detenute. “Gli uomini ombra” apre uno scenario che non si vorrebbe conoscere ma che esiste. “Nella mia giovane vita avevo sopportato con forza ogni traversia, ma la prigionia non riuscivo a sopportarla. Eppure a cinquantacinque anni suonati, sono tutt’ora in prigione”, scrive Musumeci che per la prima volta, l’11 maggio ha goduto di un permesso speciale per discutere la tesi della sua seconda laurea. (sul cui evento seguiranno news dettagliate) Sul numero in uscita giovedì 19 maggio, a pag. 70, Famiglia Cristiana dedica una lunga intervista a Carmelo Musumeci e dell’ergastolano laureato in legge ne parla anche Tg3 Rai delle ore 19.00, sempre di giovedì 19 maggio (ANNA ZAGARELLI Ufficio stampa Gabrielli Editori)

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Gli uomini ombra Di Carmelo Musumeci

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 marzo 2011

E’ un libro sconvolgente, opera di chi in carcere è diventato un grande scrittore, che scrivendo riesce a sopportare quella morte al rallentatore che è il carcere a vita, l’ergastolo ostativo, il “fine pena mai”. Leggendo questo libro ci si sente in colpa per avere avuto un’infanzia felice, una famiglia che ci ha protetto e aiutato a crescere e ci si domanda come saremmo stati se fossimo stati lasciati abbandonati a noi stessi, orfani o con genitori in carcere, o assenti, forse ognuno di noi avrebbe cominciato con qualche furtarello e poi sempre qualcosa di più grosso, fino a che, contro la nostra volontà, ci sarebbe scappato il morto e la galera. Gli uomini ombra, invisibili e dimenticati da tutti , morti viventi, perché irreali come le ombre, eppure capaci di forte amicizia e altruismo come i quattro rinchiusi nella stessa cella, Tiziano figlio di un boss diventato assassino per l’obbligo di vendicare l’assassinio del padre, Pietro che aveva ammazzato la moglie e l’amante, Giosuè che aveva ammazzato una decina di persone che volevano ammazzare lui, e Nicola che viveva nel ricordo della moglie che lo aspettava da otto anni e non riusciva mai a vederlo. Era l’unico che aveva ancora una ragione per vivere. Per lui, perché lo trasferiscano al nord dove sarebbe stato più facile vedere ogni tanto la moglie  gli altri tre dopo un tentativo di fuga fallito sono pronti a sacrificarsi. Finalmente Nicola può incontrare la moglie e gli altri tre sono finalmente liberi, le loro anime hanno lasciato i  loro corpi martoriati di botte.Le carceri italiane scoppiano. Molti detenuti non hanno nemmeno una branda o un materasso e dormono sdraiati per terra. Questo succede oggi nella civilissima Trieste. Molti dei detenuti non hanno compiuto altro reato che quello inventato da un governo razzista: il reato di clandestinità; molti altri sono poveracci che se fossero stati difesi da un bravo avvocato e non da un poco coscienzioso avvocato d’ufficio sarebbero fuori. Tutti avrebbero diritto a poter  svolgere un lavoro, a studiare, a fare sport,  a ricostruirsi un surrogato di vita, in particolare agli ergastolani, a coloro a cui la società dice: Lasciate ogni speranza o voi che entrate. Quanto si dovrà aspettare perché il carcere possa assolvere davvero la funzione rieducatrice? Come  si può pensare che una pena così barbara come l’ergastolo ostativo, che non lascia nessuna speranza di un futuro, possa  rieducare? Mi auguro che questo libro, oltre ad essere un  eccellente esempio di letteratura vissuta, serva a sensibilizzare tutti coloro che sono “cittadini rispettabili”, che spesso non per merito loro ma grazie a un po’ di fortuna non hanno mai conosciuto il carcere, alla necessità di abolire l’ergastolo, a non dividere la popolazione fra onesti- quelli fuori- e delinquenti-quelli dentro- Leggendo questo libro si impara quanta umanità può esserci anche “dentro”, forse più dentro che fuori. (Margherita Hack – in sintesi)

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