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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘uomini’

“I consumati, siamo uomini o merci?”

Posted by fidest press agency su sabato, 6 luglio 2019

Roma giovedì 11 luglio alle 17.30 presso la sala soci della Coop di via Laurentina, in via Laurentina 748 prima presentazione del libro “I Consumati”. Tra i relatori: il vice presidente di Legacoop Lazio Massimo Pelosi, la Senatrice M5S Elena Fattori, Marco Furfaro della segreteria nazionale del PD e lo scrittore Christian Raimo. Saranno inoltre presenti gli autori, i soci e i lavoratori del commercio.Marco Ferri è un noto pubblicitario italiano. Francesco Iacovone è un sindacalista dei Cobas, molto attivo nel commercio. Sono loro a raccontarci il terzo incomodo dell’industria dei consumi. Quelli che sembrano non esserci, gli invisibili agli occhi. Ma andiamo con ordine. Finora abbiamo letto e studiato la società dei consumi attraverso le lenti dell’economia politica, dell’antropologia, della sociologia, della saggistica, della statistica, del marketing.Sappiamo che noi tutti siamo consumatori, cioè siamo quelli che spendono i soldi negli acquisti di ogni genere di beni di consumo. Sappiamo anche che ci sono grandi imprese, italiane ed estere, che organizzano la vendita, che pubblicizzano le merci e stimolano i consumi: sono quei soggetti del mercato che ricavano ingenti profitti dalla distribuzione delle merci. Questo libro parla di entrambi. Ma da un punto di vista inedito. Recentemente, grazie all’aumento della popolazione impiegata nel commercio, abbiamo letto sui giornali di vertenze sindacali e visti servizi televisivi dedicati alle condizioni di vita delle lavoratrici e dei lavoratori dei supermercati o dei centri commerciali. In Italia le lavoratrici e i lavoratori impiegati nel commercio sono circa tre milioni e mezzo. Altri settecentomila persone circa sono impiegati nella logistica, cioè quel settore industriale che immagazzina e consegna le merci nei centri commerciali, che consegna a casa i prodotti acquistati con l’e-commerce. Questo saggio racconta i piani di marketing e i comportamenti dei consumatori visti dalla parte dei lavoratori del commercio. Essi sono i consumati del consumismo, il terzo incomodo del commercio. Questo saggio edito da Massari Editore è dedicato a loro. E tenta di rispondere a una domanda: ci può essere un patto sociale tra consumatori e consumati che cambi il mondo delle merci?

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Liberi e forti

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 giugno 2019

By Rosario Amico Roxas. E’ trascorso poco più di un secolo da quel 18 gennaio 1919 quando don Luigi Sturzo lanciò il suo appello agli uomini “liberi e forti”.Dopo un secolo scopriamo i novelli (pretesi) eredi del pensiero sturziano che si materializzano in un fantomatico centrodestra a guida leghista, con supporto del liberismo berlusconiano e il neo-fascismo della Meloni, con identità le più diverse, tenute insieme dalla comune ansietà di tornare a governare per riproporre un liberismo che si trova agli antipodi del liberalismo, del quale usurpa la somiglianza nel nome.Secondo le nuove teorie degli economisti il «liberismo» si distinguerebbe dal capitalismo «liberale» di ieri per il fatto che, mentre rivendica, oggi come ieri, la funzione dello Stato come «capitalista collettivo» al servizio dell’economia nazionale, ripudia lo stato interventista nell’economia privata. Ciò ha come primo risultato lo smantellamento dello stato sociale e la svendita dei servizi pubblici alle imprese private con lo scopo di trasformare quelli che erano considerati costi sociali in occasione di sfruttamento e realizzazione di profitti con relativo aumento dei costi a danno delle fasce più deboli.La privatizzazione liberista non guarda in faccia nessuno: i servizi fondamentali, cioè i trasporti, l’istruzione, la salute, l’energia e le telecomunicazioni, tutto ciò che fino a poco tempo fa era considerato, pur se demagogicamente, bene collettivo, viene sottomesso alla logica del mercato.Non concordo con quanti assimilano liberalismo con liberismo, come se si trattasse di parenti stretti, oppure di discendenza diretta. Il liberalismo si è nutrito di capitalismo, ma nel rispetto delle regole, quando la società civile meritava di essere identificata come “civile”. L’antitesi tra liberalismo e liberismo non nasce in epoca remota, ma si è accentuata con la disgregazione dell’ideale liberale, quando le differenze si fecero tali da porre i loro contenuti in antitesi fra loro.Fu Benedetto Croce ad avviare un dibattito tra liberalismo e liberismo, allo scopo di differenziare le libertà economiche dalle libertà civili, attribuendo alle seconde un rango nettamente superiore alle prime. La distinzione iniziale fu di carattere culturale, ma con dichiarata supremazia delle libertà civili, nel rispetto dell’altrui libertà che non deve essere sopraffatta in nome del mercato.Il liberalismo perse i suoi contorni quando fu fagocitato dal nuovo liberismo berlusconiano, che fece scempio della libertà individuale, trasformata in libertinaggio, e del rispetto delle altrui libertà, per dare spazio alla legge del più forte, del meno dotato di scrupoli, con lo stimolo all’evasione fiscale, con l’abolizione del reato di falso in bilancio, con le turbative d’asta diventate metodo di attribuzione, con la concessione di amnistie, condoni e scudi fiscali, provvedimenti tutti dedicati ad un capitalismo aggressivo, che non ha generato posti di lavoro, stimolo ai consumi, ma solamente guadagni finanziari improduttivi.Il liberalismo può (e dovrebbe !) ancora partecipare, a pieno diritto, ad un nuovo risorgimento economico, politico, sociale ed etico, ma deve dialogare con le parti che fin ora sono state identificate come avversari, sollecitando una sempiterna “lotta di classe” a vantaggio della classe più opulenta.
Oggi assistiamo ad una pericolosa e rischiosa ripresa della destra liberista, coordinata nel fantasioso centrodestra; pericolo aggravato dall’indispensabile alleanza tra FI con la Lega estremista e con FDI di stampo neo-fascista. Le politiche sociali rimangono nell’ombra del disinteresse venendo privilegiate le politiche personalistiche di potere.Torniamo al documento sturziano, che inadeguate espressioni di una politica di accaparramento vorrebbero fagocitare. L’esordio del documento non poteva che auspicare «una pace giusta e durevole» dopo la tragica esperienza della prima guerra mondiale. Auspicio che inciampò nel fascismo di Mussolini prima e successivamente nel nazismo di Hitler; ma rimase quell’appello che oggi si sta dimostrando il più attuale e il più urgente. La seconda guerra mondiale coinvolse tutta l’Europa, acquistando, successivamente, una dimensione planetaria che travolse le aspirazioni alla pace tra i popoli. Il documento secolare di don Sturzo sta dimostrando una grande attualità a fronte, oggi, di una realtà carente di ideali. Il documento indica anche la via da seguire, che consisterebbe «nell’attuare gli ideali di giustizia sociale per migliorare le condizioni generali del lavoro e sviluppare le energie spirituali e materiali di tutti i paesi, uniti nel vincolo solenne della Società delle Nazioni, attraverso un “programma politico-morale”».Oggi mancano proprio i programmi, si vive alla giornata, seguendo suggerimenti che scaturiscono da sondaggi di opinione incapaci di proiettare la nazione verso il futuro, inseguendo un presente sfuggente e aleatorio, elaborato secondo interessi di parte. Il testo di don Sturzo ha anticipato le risposte che uomini come De Gasperi, Einaudi, Croce seppero dare a una nazione uscita distrutta dalla seconda guerra mondiale. Fu la democrazia liberale con ampie adesioni socialdemocratiche che riuscì a promuovere quello che fu definito «miracolo economico», frutto proprio di una progettualità «politica e morale». Politica, perché capace di sollecitare una ripresa economica generalizzata con investimenti produttivi e la creazione di posti di lavoro; morale perchè il progresso sollecitato coinvolgeva indistintamente tutte le classi sociali. Il liberalismo, per attualizzarsi, necessita di un sistema democratico, ma quando si è affermato, se non sorretto da uomini «liberi e forti», allora scatena interessi individuali, travolgendo i principi liberali e trasformandosi in un liberismo di parte, negatore dello Stato Sociale e degli interessi legittimi delle fasce più deboli e bisognose.Non è più il momento di cercare scelte politiche che finiscono sempre per agevolare i soliti noti; ormai è il momento delle scelte sociali e morali, da effettuare tramite «Associazioni individuali di scopo», dove lo scopo andrebbe individuato in un programma operativo di sviluppo e di fiscalizzazione in grado di favorire una equa distribuzione delle ricchezze nazionali. Un associazionismo di scopo, effettuato da «uomini di buona volontà», affinché «lo Stato sia la più sincera espressione del volere popolare», capace di una progettualità indirizzata al “Bene Comune” attraverso una capacità dialettica in grado di mediare diverse condizioni ideologiche per promuovere la solidarietà di una sola classe, quella “umana”, esorcizzando le varie “lotte di classe” che hanno fermato il progresso, dilatando la sperequazione economica tra i pochi che possiedono molto e la stragrande maggioranza che manca spesso dell’indispensabile. Sappiamo che il 15% della popolazione italiana possiede il 70% della ricchezza nazionale, e ciò non rappresenta certamente l’espressione del volere popolare e della tutela del “bene comune”.

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Paolo Basilico: Uomini e soldi (Rizzoli)

Posted by fidest press agency su sabato, 4 maggio 2019

Torino Lunedì 6 maggio, ore 18 Circolo dei lettori, via Bogino, 9 Paolo Basilico Uomini e soldi (Rizzoli) Con Marco Boglione, Andrea Malaguti e Silvana Secinaro In collaborazione con Scuola di Management ed Economia Università di Torino. Paolo Basilico, trentacinque anni di esperienza nella finanza e nella gestione del risparmio, porta al Circolo dei lettori Uomini e soldi (Rizzoli), lunedì 6 maggio ore 18, per affrontare il tema attraverso storie vere ed esperienze. In dialogo con Silvana Secinaro, Marco Boglione e Andrea Malaguti, in collaborazione con la Scuola di Management ed Economia dell’Università di Torino.Uomini e soldi (Rizzoli) è il racconto di un movimentato viaggio al centro della finanza che diventa l’occasione per spiegare con estrema chiarezza come funziona la macchina economica e finanziaria, come possiamo sfuggire alle trappole logiche e psicologiche in cui finiamo fatalmente per cadere quando dobbiamo prendere decisioni che toccano i soldi, quali sono i principi a cui attenersi per investire con successo. Perché la finanza non è quella che ci raccontano e che si autocelebra attraverso miti e finzioni, non è un laboratorio di formule o di algoritmi: è l’essenza del rapporto fra uomini, fra i loro caratteri, le loro psicologie.
Paolo Basilico, laureato all’Università Bocconi di Milano, ha fondato nel 1999 il Gruppo Kairos, azienda leader nel campo del risparmio gestito e del private banking. Nel 2005, insieme a Leonardo Del Vecchio, ha dato vita alla Fondazione Oliver Twist onlus, che crea progetti per bambini e ragazzi in condizioni di disagio. Nel 2019 ha pubblicato con Rizzoli Uomini e soldi, il racconto di una vita che svela i segreti per investire con successo.

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Sicilia da vivere: Terre, mare, uomini

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 marzo 2019

Sono sei i nuovi soci che contribuiranno a portare sempre più in alto il territorio siciliano e le eccellenze che questo racchiude in sé attraverso il brand dell’Associazione Le Soste di Ulisse. Un prestigioso riconoscimento per i nuovi associati, che entrano a far parte di questo gruppo attivo dal 2002, che si afferma sempre più come sinonimo di assoluta qualità in terra di Sicilia.Dall’attenzione per la regionalità e la valorizzazione delle province di appartenenza all’interno delle proprie pietanze alla qualificazione del personale e del servizio offerto. Sono criteri molto selettivi quelli stabiliti per entrare a far parte dell’Associazione Le Soste di Ulisse. L’obiettivo è quello di offrire ospitalità di altissimo livello, fatta di serenità e sicurezza, luoghi in cui gli ospiti possano ritrovare tutta l’autenticità della Sicilia attraverso le pietanze e gli ambienti in cui soggiornano. Ed è proprio basandosi su questi criteri che il Consiglio Direttivo presieduto dallo Chef Pino Cuttaia ha valutato per tutto il 2018 le strutture siciliane. Al termine delle valutazioni ne sono state scelte sei, due hotel e quattro ristoranti, che in occasione della Cena di Gala del 1 aprile per l’evento di festa e promozione ‘Sicilia da vivere. Terre, mare, uomini’ saranno insignite del riconoscimento come nuovi membri dell’associazione. Per la sezione hotel i nuovi ingressi sono il Grand Hotel Minareto di Siracusa, struttura che tra l’altro ospita proprio il grande evento di festa del 31 marzo e 1 aprile e l’Hotel Monaci delle Terre Nere di Zafferana Etnea (CT). Il primo è un Luxury Resort sul mare con vista sull’isola di Ortigia, la parte più antica della città di Siracusa, mentre il secondo è un Boutique Hotel realizzato in un’antica tenuta siciliana alle pendici dell’Etna. Per quanto riguarda la sezione ristorazione i nuovi soci sono Vicari di Noto (SR) dello chef patron Salvatore Vicari, Terrazza Costantino di Sclafani Bagni (PA) dello chef patron Giuseppe Costantino, Cortile Pepe di Cefalù (PA) guidato da Toti Fiduccia, in cucina lo chef Giovanni Lullo e Modì di Torregrotta (ME) guidato dallo chef Giuseppe Geraci e Alessandra Quattrocchi. Si tratta di ristoranti caratterizzati dalla presenza di chef di alto livello e di notevole esperienza, nonostante la loro età sia giovane. Ambienti unici e caratteristici, uniti dalla passione per la propria terra e per le sue radici culinarie, ma con uno sguardo alla contemporaneità.L’immensa tradizione enogastronomica siciliana insieme all’accoglienza autentica delle sue residenze di charme. È questo ciò che troveranno i partecipanti all’evento ‘Sicilia da vivere. Terre, mare, uomini’ del 31 marzo e 1 aprile a Siracusa. Un’occasione unica in cui immergersi completamente per scoprire luoghi, bellezze, storie e tradizioni, eccellenze che vanno dal cibo e dalle materie prime all’accoglienza. Il tutto garantito dal brand di eccellenza Le Soste di Ulisse.

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Libro: Antonio Brunetti “I 31 uomini del Generale”

Posted by fidest press agency su domenica, 7 ottobre 2018

Torino Lunedì 8 ottobre alle ore 17,30 a Palazzo Cisterna, sede aulica della Città metropolitana di Torino (via Maria Vittoria 12), il Centro Pannunzio organizza la presentazione del libro del maresciallo Antonio Brunetti “I 31 uomini del Generale – Un maresciallo dei Carabinieri con dalla Chiesa contro le brigate rosse”, Luni Editore. Il libro tratta uno dei momenti più drammatici della storia recente, la lotta armata, vista attraverso un testimone eccezionale, il maresciallo dei carabinieri Antonio Brunetti, medaglia d’oro per la sua attività contro l’eversione, che fece parte del primo nucleo antiterrorismo creato dal generale Carlo Alberto dalla Chiesa nel maggio del 1974. Alla presentazione condotta dal vice presidente del Centro Pannunzio prof. Pier Franco Quaglieni interverranno il Presidente del Consiglio regionale del Piemonte Nino Boeti, il Col. Benedetto Lauretti, il Gen. Franco Cardarelli. Sarà presente l’autore del libro e il curatore della collana prof. Giuseppe Parlato. Ingresso libero.

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Uomini e donne venuti dal nulla per viaggiare nel nulla

Posted by fidest press agency su domenica, 1 luglio 2018

Per anni ho sperato e alla fine ho quasi raggiunto la certezza che un movimento come Cinque stelle sapesse incarnare alla perfezione il disagio esistenziale di un popolo come quello italiano troppo a lungo animato da una grande speranza che, nonostante gli avvisi di segno contrario, riuscisse alla fine a sentirsi in sintonia con la sua classe politica. Senza voler avere la pretesa di andare molto a ritroso nel tempo penso alla svolta impressa al cambiamento dagli scenari mondiali conseguenti al crollo del “sogno comunista” e al risveglio del “perbenismo” con mani pulite in casa nostra. Abbiamo aperto la nostra linea di credito con il berlusconismo intercalandolo con i gruppi che si richiamavano al centro sinistra ora di Prodi e ora di D’alema, ora di Bersani e ora di Renzi-Gentiloni ma tutte le volte ne siamo usciti delusi ma non sconfitti. La speranza, si sa, è l’ultima a morire e la nostra è oramai ottuagenaria. Ma se gli anni passano e la speranza resta ancora forte e incrollabile lo dobbiamo alla grande voglia che è in noi nel cercare non la perfezione, che non è di questo mondo, ma una classe politica che sappia incarnare il sogno di un popolo d’essere governato con saggezza e dirittura morale.
Ora anche i Pentastellati mostrano i segni di un cedimento preoccupante e ci lasciano irrimediabilmente orfani di un punto di riferimento che ci sembrava stesse andando per il giusto verso. Perché? Perché non basta che le idee siano buone occorre trovare gli uomini e le donne giuste. Essi alla fine incarnano quell’ideale che ci siamo fatti e devono saperlo rappresentare con forza e determinazione. E se oggi il progetto politico traballa non è colpa delle idee ma di chi non riesce ad esprimerle concretamente. Ci sta anche bene che vi siano uomini e donne venuti dal nulla a patto però che il loro ruolo non venga umiliato dalla loro mancanza di fermezza, dal vuoto dei loro ideali perché coltivati in superficie e facilmente portati via dal primo alito di vento. E questo, purtroppo, sta accadendo in casa pentastellati. E il rischio è che alla fine anche la speranza non trovi più sponde ove ripararsi. (Riccardo Alfonso)

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Uomini e donne che odiano le donne

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 marzo 2018

L’8 marzo è un’occasione per puntare i riflettori sul tema della condizione della donna, in Italia e nel mondo. Una condizione spesso scomoda e attaccata. Dalle violenze che subisce, dalle ingiustizie nella retribuzione, dalle ineguali opportunità che le vengono offerte, quelle che più spesso le vengono negate. Per le psicologhe e gli psicologi – di cui l’Ordine degli Psicologi dell’Emilia-Romagna è portavoce – il tema è di scottante attualità. È l’intero apparato sociale e culturale a costringere la popolazione femminile nello stereotipo di madre e angelo del focolare domestico o in quello – solo apparentemente opposto – di una donna “con gli attributi”, seguendo un modello di machismo tipico dello stereotipo maschile. Il primo è il più classico degli stereotipi che la donna si trova stampato addosso. Il secondo è quello che spesso viene affibbiato alla donna che, emancipandosi, vuole affermarsi o dimostrare libertà, coraggio e intraprendenza. Ma sono vari e violenti gli stereotipi: non si riducono a questi e spesso vengono inculcati nei giovani sin dalla più tenera età, quando i modelli che vengono proposti ai bimbi e alle bimbe sono rigidamente preordinati. Basti pensare allo stupore che ancora causa nella maggior parte delle persone l’idea di un maschietto che gioca con una bambola o di una ragazzina che voglia darsi al rugby. Queste resistenze preconcette su cosa una donna possa fare o non fare contribuiscono a formare stereotipi di genere anche più gravi, e questo è uno dei motivi per cui una corretta educazione è così importante.
Ecco che l’8 marzo, come nel resto dell’anno, valorizzare il femminile significa rifiutare le abitudini che bloccano le donne in una condizione di inferiorità. Si può iniziare combattendo quei giudizi e quei pregiudizi, spesso inconsci, che sono introiettati nelle persone che meno credono di essere misogine. La battuta sessista, il linguaggio violento rivolto contro le donne, l’accondiscendenza, sono esibiti, talvolta, da persone che mai si direbbero misogine. Tra queste anche molte donne, che riconoscono all’atteggiamento patriarcale un ingiustificato potere, motivato, evidentemente, da una sorta di misoginia interiorizzata.
Nel corso dell’ultimo anno, ad esempio, si è fatto un gran parlare dei ricatti sessuali e delle violenze subite dalle donne nel mondo dello spettacolo e non solo. Questo atto di potere dell’uomo contro la donna ha richiamato l’attenzione su una forma di sopraffazione: il ricatto sessuale sul lavoro è una forma di violenza devastante per la donna, ma purtroppo assai diffusa e, ultimamente, accentuata a causa della crisi economica. L’uomo sfrutta la sua posizione di vantaggio per ottenere prestazioni sessuali da donne in difficoltà o che vogliono progredire nella carriera. Il caso Weinstein è stato criticato e sciaguratamente normalizzato da molte persone, anche da donne, che non hanno sostenuto le vittime.
La battaglia più dura da affrontare e vincere riguarda la psicologia delle donne stesse che devono riconoscere e superare gli stereotipi e i pregiudizi propri della cultura paternalistica. Il senso di colpa che la donna prova quando è vittima di molestie è dovuto all’assimilazione psichica degli stereotipi sul proprio genere, compreso quello che la valuta, sul piano lavorativo, in base alla sessualità. Infatti, questo valore discriminante, che la riduce a oggetto sessuale, può venire fatto proprio non solo dagli uomini ma anche dalle stesse donne che lo applicano nei giudizi verso se stesse, le colleghe o le altre donne. Sembrerebbe quindi che ci si trovi davanti a una moltitudine di uomini e donne che odiano le donne, odio che per essere rimosso richiede un’ottima dose di volontà e coraggio, qualità necessarie soprattutto alle donne per emanciparsi da errati preconcetti che non permettono loro di essere libere nel pensiero e solidali con le vittime.

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La violenza non ha genere

Posted by fidest press agency su domenica, 26 novembre 2017

la violenza non ha genere“Aderendo alle celebrazioni della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, vogliamo ribadire il nostro disprezzo verso qualsiasi forma di maltrattamento, perpetrato non solo nei confronti delle donne, ma anche di qualunque altro soggetto che sia Vittima di abusi di potere, soprusi e forme di controllo o coercizione tali da condizionarne la normale vita di relazione e le libertà psico-fisiche, sessuali, economiche e religiose.
Non facciamo alcuna distinzione tra le Vittime, per noi la violenza non ha genere, proprio come recita lo slogan che abbiamo scelto per la campagna nazionale che è „Prima le Persone“.Anche le donne uccidono, e sempre perchè la storia d’amore è finita, per vendetta o per un sentimento non più ricambiato; le statistiche su questo fronte sono approssimative, poco aggiornate, e il fenomeno emerge solo grazie all’iniziativa di pochi giornalisti d‘inchiesta e a fatti di cronaca atroci che fanno rimbalzare una specifica notizia sui giornali.Il concetto della cosiddetta “violenza di genere” è diventato un sinonimo che va sempre ad identificare una prevaricazione esclusivamente maschile, come se l’uomo fosse destinato a ricoprire solo il ruolo di carnefice e la donna quello di Vittima.Esiste, invece, anche una violenza della donna sull’uomo che si manifesta con caratteristiche, motivazioni e azioni considerate tipicamente proprie del “femminicidio”, ma fa meno clamore, innanzitutto perchè non viene denunciata, in secondo luogo perchè il più delle volte gli stessi uomini faticano a riconoscersi nel ruolo di Vittima.Si debbono perciò investire tempo e risorse per incoraggiarli a far emergere il fenomeno, almeno tanto quante energie si sono spese per la donna, senza pregiudizi e senza eccezioni.Per questo, sebbene i dati siano sicuramente più sfavorevoli per le Vittime di genere femminile, è sbagliato parlare di “femmicidio”.
Riteniamo, dunque, che il 25 novembre sia una ricorrenza dove mettere al centro il valore dell’identità di ogni persona, la relazione tra uomini e donne, il rispetto della dignità umana.Abbiamo pertanto voluto estendere il concetto da “donna” a “persona”, perchè i cittadini e la politica devono prestare attenzione a tutte le possibili Vittime di tutte le forme di violenza, uomini compresi, certi che la risposta deve trovarsi in un concetto armonico di società, di coppia e di famiglia – vero fulcro della comunità umana – che dalla nostra locandina emerge come punto di forza (in blu) contro legami pericolosi (nastro nero) ai quali bisogna dare un taglio“ (forbice).“ Queste le dichiarazioni di Cinzia Pellegrino – Coordinatore nazionale del Dipartimento tutela Vittime di FdI AN – nell’avviare la campagna nazionale che aderisce alle manifestazioni del 25 novembre.

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Uomini e finanza

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 luglio 2017

Uomini e finanza(Economia, lavoro, finanza) (Italian Edition) Scrive Giulio d’Orazio sull’Informatore economico sociale “La società industriale si è caratterizzata per la distribuzione del-la ricchezza mediante la produzione e la vendita dei pezzi prodotti: più vendo, più produco, più creo occupazione e quindi disponibilità all’acquisto. Il profitto era dato dalla concentrazione di lavoratori e di macchine, popolazioni e prodotti, risorse e ambiente; con uniformità di ritmi, orari, svaghi e accudimento ai bisogni; sviluppando attese di massa e politiche economiche e sociali, imperialiste e onnicomprensive. Questo modo di lavorare e di produrre oggi è superato”.
Se prima c’era una concentrazione di popolazione per diminuire i costi oggi con il p.c., il telefono, la telematica e la videomatica si è aperta un’espansione verso il territorio, essendo venute meno le esigenze d’accorpamento. “Come prima risposta alle mutate condizioni di vita e di gestione dell’economia è che essa non resta più un “appannaggio dei soli economisti” ma tende ad aprirsi a ceti e settori diversi.
Rivoluzioni gestionali nell’organizzazione del lavoro e nella presenza dell’azienda sul territorio si traducono, con la “qualità totale”, con la «movimentazione dei capitali”, con l’utilizzo sempre più ampio delle società di servizi e con l’impiego in-tensivo della robotizzazione delle produzioni, in altrettanti porta bandiere del nuovo che avanza. Un discorso che ci porta alle stesse conclusioni di D’Orazio, vice presidente dell’Associazione Nazionale dei sociologi, quando afferma che “acquistano sempre più importanza i flussi di pensiero tra soggetti: azienda di credito e azienda commerciale; autorità monetaria e cittadini; e così via”.
In tale situazione la comunicazione, l’immagine, la capacità di sapersi diffondere con efficacia e successo supera d’importanza i tradizionali fattori imprenditoriali. La partita, dunque, si gioca per intero sulla “comunicazione” e sulla capacità di saper gestire al meglio i relativi strumenti operativi. Un concetto che vede nell’elemento sinergico, tra le varie specializzazioni economiche, scientifiche e tecnologiche, proprio la comunicazione. Quando si parla di politica, di conflitti sociali, d’assistenza, di previdenza e di giustizia, noi facciamo dell’economia uno strumento che si associa agli altri e si fonde con essi e si manifesta non tanto e non solo come un’operazione finanziaria, o l’avvio o il consolidamento di un’attività industriale, ma come sintesi di un disegno strategico che tocca tutti in uguale misura.
E’ un genere di discorso che si compone di variabili aggreganti in un gran disegno che configura l’uomo protagonista solo se dimostra d’essere sociale e socievole in pari tempo.
Sotto questo profilo l’economia non differisce di molto dalla storia, dalla pedagogia, dalla sociologia, dalle dottrine politiche e giuridiche e, in genere, dalle restanti scienze dell’uomo poiché nel loro insieme rappresentano la “scienza del comportamento”. Ogni comportamento umano è, infatti, sempre il risultato dell’interazione di situazioni combinate, esterne e interne alla persona è sempre cioè indicativo. Sono modi di agire che non sono tra loro slegati. Ogni comportamento è un’unità strutturata, molare e non molecolare, che insieme al “come” del suo configurarsi implica sempre un “perché” che lo avvia. Dobbiamo, semmai, convenire che per cogliere l’uomo nella sua globalità, unità ed essenza occorre oltrepassare le scienze. L’economia rientra nella totalità di questo progetto. Non possiamo considerarla separata. Dobbiamo, semmai, fare in modo che si concili con le altre parti per dare alla vita un significato e un orientamento in grado di raggiungere traguardi rivolti all’universalità ed essenzialità del suo essere e del suo divenire.
E’ un impegno dovuto. L’uomo è l’unico che non si limita a esistere ma sente di essere, e di essere appieno, solo quando, spingendo avanti il suo intelletto invade la realtà con il suo pensiero. L’economia fa parte di questo disegno. E’ fondamentale, quindi, che si faccia carico del giusto uso di tali strumenti per raggiungere la meta che il destino gli ha assegnato: “inter mathematicam et naturalem”.

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Vite degli uomini illustri

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 luglio 2017

Vite degli uomini illustri(Saggistica Vol. 10) (Italian Edition) Kindle Edition. Sono stato ispirato a scrivere questo libro e a indicarne il titolo, mentre leggevo tra le mie note alcuni nomi che avevo evidenziato per l’importanza che vi annettevo sui temi da me trattati, memore delle mie precedenti letture sulle “Vite Parallele” di Plutarco.
Non ho di certo raggiunto, per numero, le sue cinquanta vite né le mie persone importanti hanno le stesse caratteristiche e modalità di scelta di Plutarco giacché egli accosta un personaggio greco ad uno latino con l’intenzione insieme politica e culturale. Le mie preferenze riguardano, invece, aspetti particolari e mirati per le mie specifiche trattazioni. A questo riguardo il rapporto è informale nel senso che tratto della loro vita solo taluni risvolti e non altri. Non mi sono sottratto, invece, a una riflessione maggiore sui miei personaggi forse influenzato dalla cultura scientifica vissuta da quelli tratteggiati nell’opera di Plutarco. Rilevante, infatti, è stata la sua polemica “contro la concezione stoica di una divinità immanente al mondo, un recupero di Platone alla luce della tradizioni pitagorica, il tentativo di restaurazione della memoria religiosa greca anche attraverso la ripresa di elementi della diretta esperienza religiosa, quali la mantica e la demonologia, spesso in polemica contro le pretese dei razionalisti che Plutarco giudica eccessive.”
Plutarco nacque prima del 50 d. C. Trascorse la maggior parte della propria esistenza nella nativa Cheronea. Secondo Eusebio visse sino al 125 d.C. Fece, tuttavia, importanti viaggi sia in Grecia sia nelle altre zone dell’Impero romano. Ad Atene gli fu conferita la cittadinanza onoraria. Gli furono affidati molti incarichi importanti. Quello, tra gli altri, di sacerdote delfico, che detenne per circa un ventennio, fu il più gradito.
Il tema religioso risentì fortemente dei fermenti mistici dell’epoca associato a quella parte dello “stoicismo aperto ai problemi morali, alla tematica del destino dell’uomo e del suo posto nell’universo, alla considerazione panteistica della natura, resta fondamentalmente una dottrina razionalistica, cui sono estranei i temi più caratteristici del misticismo.” Un tempo che ho richiamato ai fermenti attuali dove, sia pure sotto altre sembianze, affiora la credenza nella trasmigrazione delle anime, la incarnazione come espiazione di una colpa, le pratiche magiche come mezzi di liberazione e salvezza. Vi affiora, altresì, il tema della presenza del male nel mondo. Vi fanno parte integrante schiavitù, sfruttamento, oppressione. All’opposto vi sono gli stoici che vedono nell’universo la realizzazione della provvidenza divina. In questo clima s’innesta sia la cultura giudaica della diaspora sia quella ufficiale greca-romana operata da Filone d’Alessandria (22 a.C.) a cui si deve un commento allegorico della Bibbia. Vi sono, quindi, molti motivi che si riallacciano al filone dei miei scritti, e si richiamano alla primavera Ateniese, nei secoli tra il 400 e il 300 a.C., e che ebbe il suo massimo fulgore al tempo di Pericle.

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Chiesa vicina agli uomini, con i poveri e i giovani

Posted by fidest press agency su sabato, 16 maggio 2015

maria voce focolariPrima intensa giornata a Roma del Convegno sul tema «Il Servo del Signore e l’umanità degli uomini. Verso il V Convegno nazionale della Chiesa italiana», promosso dalla rivista “Il Regno” e dal Gruppo Abele, in collaborazione con Azione cattolica, Caritas, CNCA, Reti della carità e Movimento dei Focolari. Un denso programma che ha visto in apertura l’intervento di mons. Nunzio Galantino e il susseguirsi di un’ampia gamma di relazioni.Tra gli invitati ad offrire un contributo, Maria Voce. «La Chiesa oltrepassa i confini degli edifici di culto e, nella piena comunione fra clero e laici, si fa più vicina all’umanità di oggi», ha affermato aprendo la sessione pomeridiana. Il presente Convegno «vuole ritmare una stagione nuova di vita e di missione della Chiesa in Italia: non solo in riferimento alla “conversione pastorale” che la incalza, ma anche al ruolo e alla prassi pubblica dei cristiani a confronto con la realtà sociale, economica, politica, del nostro Paese con lo sguardo aperto all’Europa e al mondo». Si è poi riferita alla sfida del pluralismo e alla necessità di comporre le molteplici diversità che attraversano l’ambito pubblico. «Questa nuova stagione significa trasformare il mondo, partendo dalla conversione radicale del cuore e della mente per essere pronti ad incontrare Gesù in ognuno. Dio non può accettarci da soli, vuole che andiamo a lui con i fratelli… Dare il nome cristiano della fraternità al legame sociale vuol dire impegnarsi per armonizzare l’intreccio delle relazioni, riconoscendo la nostra co-appartenenza reciproca e i vincoli di responsabilità che ne derivano, e orientando l’agire personale e collettivo al bene di tutti». Per questo «occorre dare voce e dignità a quanti sono ai margini, allargare i cerchi dell’inclusione, sanare e ricostruire il tessuto sociale disgregato. Sono prima di tutto i giovani a chiedere di portare il proprio contributo. Quante iniziative diffuse localmente, al cuore di innumerevoli frammenti di vita civile “fraterna”!».A confermare le parole di Maria Voce, la presenza al Convegno dei circa 200 aderenti ai Focolari, impegnati in vario modo negli organismi ecclesiali e attivi nel campo del dialogo interreligioso, dell’accoglienza agli immigrati, della politica, della cultura della legalità, della scuola, veri e propri cantieri aperti per il bene dell’Italia. Una partecipazione che vuole indicare l’assumersi di un nuovo concreto impegno insieme alle tante altre realtà associative che sono all’opera.

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Non esistono uomini forti ma uomini stupidi

Posted by fidest press agency su martedì, 14 agosto 2012

Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi (Photo credit: Wikipedia)

Si sta avvalorando in Italia, da qualche mese, la convinzione che per ridare credibilità all’Italia politica ci sia bisogno di un “uomo forte”. Se poi andiamo a capire chi possa essere ci dicono, senza mezzi termini, Berlusconi. E’ davvero triste che da circa 20 anni a questa parte gli italiani non si siano resi conto che non hanno bisogno della “forza” ma della “giustizia e della verità”. Non hanno bisogno dei “muscoli” ma di uno statista, dell’uomo, come ci ha ricordato giorni fa Mario Monti riesumando una frase di De Gasperi che pensa alle generazioni future e non alle prossime elezioni. Berlusconi è, semmai, il prodotto finito di ciò che non dovremmo essere con le nostre debolezze, con la nostra vocazione all’intrigo, alla ricerca di una nicchia di potere dove lucrare. Tutta la storia dell’Italia sabauda prima e repubblicana poi, per non fare altra dietrologia, è pavesata di questi errori. Non abbiamo costruito la democrazia per governare ma per farne un paravento dove maturare interessi inconfessabili. Non abbiamo costruito la democrazia per avere una classe politica capace di governare, ma per intrallazzare. Abbiamo avuto uomini onesti ma li abbiamo “venduti” al mercato dell’intrigo e del tradimento. Abbiamo avuto uomini cosiddetti forti e siamo finiti prima nel vortice di una guerra e oggi con un’economia disastrata, una finanza traballante e un paese ancora più confuso.
Ma se questo deficit di statista è diventato mondiale, e basta notare cosa accade fuori dall’Italia con una comunità europea barcollante e indecisa sul da farsi e una leadership internazionale inesistente, noi dovremmo pensare a un’altra figura di uomo o di donna che sia. Pensare a una figura, forse insignificante per il gotha della politica, ma capace di spezzare la complessa trama degli intrighi di palazzo e di mandare a casa la vecchia guardia. E per questo io penso a una candidatura solo femminile e non in compagnia di un “vecchio trombone”. Una donna di carattere, ferma nei principi e capace di attrarre intorno a se tutto quel meglio dell’Italia che oggi disdegna la politica non per disconoscerne il valore ma per essersi schifati del come si sbandiera per fare gli interessi propri. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Case di Dio e ospedali degli uomini

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 novembre 2011

Perchè, come e dove sono nati gli ospedali Francesco Agnoli – Fede & cultura – 2011 – pp. 144 – € 13,50 Agli ospedali siamo tutti abituati. Diamo per scontato che ogni città ne abbia più d’uno, e che funzioni! Ma difficilmente ci si chiede: come sono nati gli ospedali, che origine hanno? Quando sono divenuti un fenomeno diffuso, importante? Sono propri di tutta la storia dell’umanità, o caratterizzano soprattutto un determinato periodo? E in quale cultura hanno visto la luce, prima di diffondersi in tutto il mondo? Questo studio è il tentativo di rispondere a queste domande molto interessanti, per giustificare, alla luce della storia, della filosofia e della teologia, il perché l’ospedale sia stato, come le università, un fiore splendido sbocciato dalla civiltà cristiana.

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Donne e uomini onesti del Pdl dove siete?

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 aprile 2011

Lettera al direttore. Ha fatto sì che l’Italia fosse messa alla berlina da tutto il mondo. Agli spaghetti e al mandolino che stavano per essere dimenticati, ho fatto sì che fosse sostituito il bunga bunga. L’Italia del bunga bunga. Che soddisfazione. Tenta di aizzare la popolazione contro le istituzioni, le famiglie contro gli insegnanti, sembra provare gusto a dividere il Paese. Non ha perso solo il controllo delle inclinazioni sessuali, ma anche il controllo della parola. C’è solo da sperare che i politici onesti e intelligenti del Pdl (qualcuno c’è), coloro che si sono segretamente schifati dei comportamenti del Cavaliere, diano ascolto alla propria coscienza, ed escano allo scoperto. (Elisa Merlo)

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Donne contro uomini… eterno conflitto

Posted by fidest press agency su domenica, 23 gennaio 2011

Roma  dal 27 gennaio al 6 febbraio giovedì  venerdì sabato ore 21.00 – domenica ore 18.00Duse Teatro – Via Crema 8 (San Giovanni)  Divertente guerra “di genere” al teatro Duse.  Rita Gianini, Graziella Salerno e Francesca Venturi, dopo il grande successo de “Il principe azzurro è gay”, tornano in scena al Teatro Duse con l’esilarante spettacolo “Eroticamente scorretto plus”.  Versione “plus” non solo perché al trio si è aggiunta una nuova compagna di viaggio, l’attrice Sara Brilli, ma soprattutto per la ragione che gli uomini da musa ispiratrice delle confidenze  delle nostre attrici si fanno di carne e ossa e prendono vita con Sandro Torella, Domenico Rolando Astone e Davide Santarpia in un confronto ad armi pari tutto da ridere. Diretta da Rita Giannini, la commedia mette in scena le storie di sette attori che raccontano in chiave comica intrecci d’amore, relazioni, incontri, aspettative e delusioni che riguardano la generazione dei trentenni moderni. Si parla di tradimento, si gioca sul senso dell’amore e sulle nuove forme di relazioni mediate dai social network come facebook. Confessioni senza rete che rivelano il complesso rapporto tra sesso e sentimento e soprattutto tra uomini e donne. Mondi agli antipodi che con i loro vizi e attese non riescono proprio a comprendersi.  Un racconto che con sana ironia e senza ipocrisia mette l’accento sui punti deboli e sulle immancabili virtù dell’amore anche quando è “eroticamente scorretto” ma sempre scomodamente vero.

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Il dolore degli uomini e la bontà di Dio

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 ottobre 2010

Lettera al direttore. La mia lettera intitolata “La povera Marta s’ingannava. Il dolore non proviene da Dio”, da voi già pubblicata, è apparsa oggi su La Repubblica, col titolo: “Il dolore degli uomini e la bontà di Dio”. Trascrivo la risposta di Augias.
“Da secoli i credenti si pongono la stessa domanda: se Dio è onnipotente e infinitamente buono, perché c’è il male nel mondo? Unde Malum? Da dove viene il male? Riproporre il tema a livello giornalistico, in un editoriale o in una rubrica di posta, è decisamente inadeguato. Si può al più sfiorare una delle fonti, la vicenda del povero Giobbe il quale si chiede quale colpa abbia mai commesso, perché Dio lo punisca in modo così spietato. Un amico tenta di dirgli che le punizioni sono il segno di una colpa in cui egli è caduto anche se non se n’è reso conto. Giobbe però sa di essere innocente, noi sappiamo addirittura che l’episodio simboleggia proprio la sofferenza innocente. Un altro amico dà una spiegazione diversa: la sofferenza è solo una prova cui Dio sottopone l’uomo per spingerlo verso la salvezza. Questi tenta insomma di conciliare il male nel mondo con l’infinita bontà e onnipotenza divine. Discorso in verità pericoloso: dal male interpretato come prova per guadagnare la vita eterna, sono venute innumerevoli sofferenze. E’ il discorso con il quale si è cercato di consolare chi è preda di dolori insopportabili, ostacolando per esempio l’uso di antidolorifici negli ospedali. La ricompensa, la beatitudine verranno nell’altra vita. Fedor Dostoevkij ne I fratelli Karamazof ha scritto su questa illusione una pagina straziante. Il filosofo Hans Jonas, sconvolto dallo spettacolo dei campi di sterminio, ha detto: “Dopo Auschwitz dobbiamo dubitare o dell’onnipotenza di Dio o della sua bontà”. La domanda resta. (Renato Pierri)

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Teatro: Uomini alla crisi finale

Posted by fidest press agency su martedì, 23 marzo 2010

Bologna da venerdì 26 a domenica 28 marzo, feriali ore 21, domenica ore 16 Teatro Dehon Via Libia, 59  al Teatro Dehon Pino Ammendola in “Uomini alla crisi finale”, testo e regia di Pino Ammendola. Con: Pino Ammendola, Giorgio Gobbi, Angelo Maggi e la partecipazione di Anna Jimskaya.  “L’eroina della commedia e’ la donna – prosegue Ammendola – ma vi e’ anche un elemento giallo: i tre amici che si ritrovavano in una “garconniere” insieme ad un quarto amico ora misteriosamente scomparso, vanno in questa casa chiusa da molto tempo. Ma trovano la luce accesa, il telefono in funzione… all’improvviso arriva un’avvenente ragazza dell’est, una professionista del mestiere più antico del mondo che sostiene di venire li da tempo per incontrarsi al buio con loro. Quindi c’e’ qualcuno che si spaccia per loro e si accusano a vicenda con situazioni comiche. Ognuno di loro vorrebbe approfittare delle grazie della ragazza ma non sono in grado di farlo per paura, per insicurezza. Risolverà tutto una partita a poker…». Ammendola è sia autore, che attore e doppiatore  “Mi diverto, sono un artigiano e cerco di fare le cose che mi piacciono. Le mie scelte artistiche non sono dettate da un motivo economico”. Web: http://www.teatrodehon.it Prezzo: Intero: 20 Euro Ridotti: 17 Euro (uomini alla crisi)

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Tutta colpa degli uomini

Posted by fidest press agency su sabato, 13 febbraio 2010

Roma dal 16 febbraio al 7 marzo 2010 Teatro De’ Servi – Via del Mortaro, 22. Giunge per la prima volta sul palcoscenico romano del Teatro De’ Servi  “Tutta colpa degli uomini” la brillante commedia  firmata e diretta da Francesco Brandi interpretata da Margot Sikabony, Angelo Colosimo, Federico Palombarini, Silvia Paoli, Roberto Turchetta e Marianna Valentino.Cosa succede quando Cecilia si trova alla prese con il compleanno dei suoi trent’anni? Quel momento della vita che quando era piccola si immaginava con un marito meraviglioso, tre bambini e un cane… oggi lo passa da single (ancora!!!), in una deprimente situazione di precariato lavorativo, con un ottimisticamente definito “fidanzato” che continua a rimandare convivenza e responsabilità, con un fratello debosciato abbandonato sull’altare, e la sua inseparabile amica Laura, eterosessuale fino a un minuto prima, che si dichiara perdutamente innamorata di lei? “Tutta colpa degli uomini” è una tragedia buffa dove tre giovani donne si arrabattano comicamente alla ricerca di un equilibrio sentimentale che non trovano, di un punto di riferimento esistenziale che manca, o se non manca è comunque il meno convincente dei compromessi, quello che non basta mai per sentirsi veramente felici. Cecilia cerca le sue risposte ai continui fallimenti amorosi nella saggistica psicological-trash, Laura in fuga totale dagli uomini prova a inventarsi un’improvvisata omosessualità, Martina provoca continui shock emotivi al futuro sposo per testare se si stia sposando per amore o per inerzia. Tre donne insoddisfatte, vittime e carnefici dei propri uomini, cui attribuiscono ovviamente qualsiasi tipo di colpa, ma teneramente e disperatamente innamorate dell’amore cui sono pronte a sacrificare tutto purché dia loro un segno miracoloso della sua esistenza e le “porti via”.

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