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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

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Dall’uomo qualunque al M5S

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 settembre 2018

Esiste un precedente di movimento che volle proporsi all’attenzione degli italiani in chiave antipartitica. Si chiamò “Fronte dell’uomo qualunque” e partì nel 1944 con l’omonimo settimanale diretto dal suo fondatore Guglielmo Giannini. Il motto che lo ispirava era: “Non ci rompete più le scatole.” Ebbe una tiratura media di 800.000 copie.
Si trasformò, subito dopo, in partito e nelle prime elezioni del 1946 raccolse il 5,3% dei consensi popolari con trenta deputati che partecipa-rono all’Assemblea costituente. Fu un movimento-partito che si sciolse come neve al sole e che chiuse la sua parabola politica nel 1953. Se vogliamo, sia pure in una stringata sintesi, spiegare la sua fine ingloriosa lo dobbiamo attribuire all’errore che Giannini commise alleandosi in modo scomposto ora con un partito ora con un altro. Per quanto non sia possibile fare un paragone con l’attuale movimento “antipartitico” di Grillo sia per ragioni storiche, sia per il bacino elettorale dell’Uomo qualunque (proprietari terrieri ed elettorato prevalentemente meridionale così diverso da quello di Grillo), una ragione la trovo là dove il “qualunquismo” s’infranse quando intese ricercare un punto di riferimento con gli stessi partiti con i quali intendeva distinguersi.
Dico tutto questo per spiegare, ammesso che ce ne fosse bisogno, che oggi l’errore grave dei partiti tradizionali sta proprio nella loro incapacità di rispondere realisticamente alle attese della società civile e se non riescono a rinnovarsi al proprio interno occorre che dall’esterno qualcuno dia loro la sveglia e questa si chiama “consenso elettorale alternativo”. Ora sono proprio questi partiti ancorati al passato che credono d’imbrigliare il Movimento cinque stelle con la stessa tecnica dei loro “antenati” ovvero facendoli diventare una loro costola. E’ ciò che devono capire soprattutto gli eletti che oggi siedono sugli scranni parlamentari e il popolo che li ha votati e il consenso che tende ad ampliarsi intorno a loro. (Servizio Fidest)

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Dall’uomo qualunque a M5S

Posted by fidest press agency su martedì, 27 marzo 2018

Esiste un precedente di movimento che volle proporsi all’attenzione degli italiani in chiave antipartitica. Si chiamò “Fronte dell’uomo qualunque” e partì nel 1944 con l’omonimo settimanale diretto dal suo fondatore Guglielmo Giannini. Il motto che lo ispirava era: ”non ci rompete più le scatole.” Ebbe una tiratura media di 800.000 copie. Si trasformò, subito dopo, in partito e nelle prime elezioni del 1946 raccolse il 5,3% dei consensi popolari con trenta deputati che parteciparono all’Assemblea costituente. Fu un movimento-partito che si sciolse come neve al sole e che chiuse la sua parabola politica nel 1953. Se vogliamo, sia pure in una stringata sintesi, spiegare la sua fine ingloriosa lo dobbiamo attribuire all’errore che Giannini commise alleandosi in modo scomposto ora con un partito ora con un altro. Per quanto non sia possibile fare un paragone con l’attuale movimento “antipartitico” di Grillo sia per ragioni storiche, sia per il suo bacino elettorale (proprietari terrieri ed elettorato prevalentemente meridionale) una ragione la trovo là dove il “qualunquismo” s’infranse quando intese ricercare un punto di riferimento con gli stessi partiti con i quali intendeva distinguersi. Dico tutto questo, tuttavia, per spiegare, ammesso che ce ne fosse bisogno, che oggi l’errore grave dei partiti tradizionali sta proprio nella loro incapacità di rispondere realisticamente alle attese della società civile e se non riescono a rinnovarsi al proprio interno occorre che dall’esterno qualcuno dia loro la sveglia e questa si chiama “consenso elettorale alternativo”. Ora sono proprio questi partiti ancorati al passato che credono d’imbrigliare il Movimento cinque stelle con la stessa tecnica dei loro “antenati” ovvero facendoli diventare una loro costola. E’ ciò che devono capire soprattutto gli eletti che oggi siedono sugli scranni parlamentari e il popolo che li ha votati e il consenso che continua ad ampliarsi intorno a loro. (Riccardo Alfonso)

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Lettera aperta a Grillo

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 maggio 2012

Grillo a distanza di 20 anni dall’outsider Silvio Berlusconi presenta, per il politologo, molte assonanze con quel percorso che riuscì a colmare un vuoto della politica determinato dalla falcidia di “mani pulite”, dall’ottusità dei poteri di allora e dalla mancanza di un progetto politico credibile.
Ma c’è anche chi va più a ritroso nel tempo ed evoca il ruolo svolto dal nuovo settimanale “L’uomo qualunque” fondato da Guglielmo Giannini. Tutto sembra assomigliare a quell’iniziativa: allora vi era la figura di un torchio inserito in una U a simboleggiare la striminzita immagine di un uomo schiacciato da una classe politica che opprime il piccolo borghese. Oggi Grillo nelle sue invettive ha come epicentro una classe politica inefficiente, avida, poco rappresentativa e una leadership mediocre. Lo strumento adottato per cogliere l’attenzione popolare è la satira, in entrambi i casi, anche se Giannini adoperava l’arma della carta stampata e Grillo il web. Giannini con il suo “Uomo qualunque”, lo “abbasso tutti” si confrontò con il voto amministrativo e politico riscuotendo un iniziale grande successo. Grillo sta ripercorrendo la stessa strada e Parma è diventata il suo “cavallo di Troia” capace, come per i greci, d’espugnare i palazzi del potere.
Ma ora che si stanno meglio definendo i contorni bisogna capire chi, a fronte di una debolezza elettorale dei due massimi partiti: il Pdl e il Pd, riesce meglio degli altri a fagocitare il consenso degli astenuti che stanno a guardare alla finestra. E su questo punto sappiamo bene che sia il Pdl sia il Pd nutrono la segreta speranza di recuperare, da questo bacino di potenziali voti, la debacle subita.
In questo frangente il Pdl rispolvera il solito rosario di promesse assicurando gli elettori che intende farlo rinnovandosi al suo interno ma guardandosi bene da appalesarsi, come lo è in effetti, il movimento che è solo in grado di puntare a tutto cambiare per nulla cambiare e la recente proposta del semipresidenzialismo va in questa direzione.
IL Pd è diventato una sorta di “asino di Buridano” che non sapendo scegliere i propri alleati in modo chiaro ed intellegibile finirà solo con il morire di fame e di sete.
Restano la destra “detta estrema” di Francesco Storace e tutto quello sciame di movimenti, a partire dal più consistente che è l’Idv di Di Pietro che si definisce di un centro che guarda a sinistra, e gli altri che si riconoscono con la sinistra anch’essa denominata “estrema” ma poco “accettati” e potrebbero correre il rischio di restare congelati all’opposizione con la Lega di Maroni come lo è stato con il Msi di Almirante.
A questo punto la palla ritorna a Grillo, ma quali possibilità ha di vincere le politiche, e ancora se le vince con chi potrà allearsi? E se stiamo all’esperienza del suo illustre predecessore Giannini il rischio che finisca con l’infrangersi contro gli scogli di una politica sempre più insidiosa è reale e traumatico per gli effetti che produrrebbe.
Resta la nostra proposta di azzerare il voto per il Pd, il Pdl e il Fli e di far convergere i voti sul movimento di Vendola, Di Pietro e Grillo e farli diventare una maggioranza assoluta. Significa che in un sol colpo gli italiani si liberebbero di tutti i leader carismatici che da anni calcano le scene e di riproporsi con nuovi volti e di liberarsi dei giochi e giochetti da mercato delle pulci. E questa, a mio avviso, è la vera rivoluzione democratica che potremmo aspettarci nell’interesse di tutti. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Le primarie le fa Grillo

Posted by fidest press agency su martedì, 8 maggio 2012

Beppe Grillo in Viareggio Italiano: Beppe Gril...

Beppe Grillo in Viareggio Italiano: Beppe Grillo a Viareggio (Photo credit: Wikipedia)

Il successo della lista Grillo, il movimento a 5 stelle, è indiscusso. Se si cerca la ricetta, con molta probabilità, possiamo dire che è individuabile nella scelta dei candidati e la loro assonanza con quanto Grillo afferma, oramai da anni in tutte le piazze d’Italia. Qualcuno ha associato Grillo e il suo movimento a quanto è accaduto in Italia con la nascita nel febbraio del 1946 del Fronte dell’Uomo qualunque di Guglielmo Giannini. Il suo scopo era quello di dare voce al pensiero popolare e alla avversione al regime dei partiti. Per quanto non si possono fare delle analogie per il semplice motivo che diverse sono le situazioni e il back ground culturale che anima i due movimenti c’è, comunque, qualcosa che li accomuna. Giannini anima il suo movimento con una forma di umorismo, o meglio di satira, piuttosto pesante e Grillo, sotto questo aspetto, non è da meno. Allora non vi era la corruzione, come oggi appare, ma è comune la diffidenza per un modo di fare politica che è contro quella frangia di cittadini che vedono la politica con l’occhio dell’onestà e del servizio nell’interesse generale del paese. Grillo ha un sole nemico comune a Giannini: il rischio di farsi inglobare dalle logiche partitiche. Il suo 5% o il 20% del suo candidato a Parma mostrano una spinta propulsiva senza freni inibitori. E’ persino facile, a questo punto, per i suoi detrattori considerarlo un fuoco fatuo, una scintilla improvvisa che, non essendo generata da una catasta di legna che brucia, può perdere la sua continuità nel tempo.

Noi avevamo auspicato un crollo dei partiti maggiori (Pd, Pdl, Fli e Lega) per il semplice motivo che la gente è stanca di vedere i soliti volti, i soliti intrighi, i soliti inciuci e non se la sente di identificarsi con una classe politica che è sorretta dal voto popolare e che nonostante ciò tradisce sistematicamente il suo mandato.
Se, si dice, vogliamo interfacciare la politica con la volontà popolare, ci tocca essere conseguenti eleggendo uomini e donne che siano in grado d’essere buoni interpreti di questo mandato. Ed è ciò che sta facendo Grillo e come ha detto lui a Palermo “con gran fatica” e non perché non vi sia in Italia una maggioranza di galantuomini o di semplici lavoratori modesti e senza pretese, ma per semplice motivo che sono per lo più persone schive dalle luci della ribalta.
E noi oggi, nell’interesse del Paese, facciamo gli scongiuri a profeti di sciagure che in politica si identificano in coloro che propendono per la conservazione dell’attuale andazzo e diciamo in coro con Grillo: “Questo e’ solo l’inizio. Ci vediamo in Parlamento!”. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

 

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I° Congresso del Sud e l’Uomo qualunque

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 giugno 2010

Gaeta 19 giugno 2010 nella mattinata presso Hotel Mirasole Via Firenze, 5 Gaeta (Lt) iniziano i lavori del I° congresso del Sud promosso da cinque soggetti politici e rappresentate da Francesco Strafalaci (Sicilia Federale), Bruno Mabilia (Alleanza per il Sud),  Antonio Ciano (Partito del Sud – Alleanza meridionale), Antonino Calì (Movimento per il Sud),  Girolamo Foti (MovimentoSUD dei diritti), Cinque sigle che cercano una sintesi, ma anche il diffuso desiderio di quanti, e non sono pochi, di trovare un riscontro in coloro che in qualche modo cercano d’uscire dalla trappola partitica delle clientele, del voto scambio, degli interessi partigiani per restituire alla politica la sua ragione d’essere. A questo punto, pur nel rispetto dei tempi storici in cui si è maturata un’altra vicenda, quella per intenderci dell’Uomo qualunque di Guglielmo Giannini nella seconda metà degli anni quaranta, mi pare di risentire la stessa aria di fronda per una classe politica che sta mettendo Ko un intero popolo. Come, ad esempio, non condividere le parole di Giannini allorchè esclama: “Bisogna distruggere il mito del capo, dell’uomo provvidenziale” che opprime la folla anonima e la manda a morire in guerra solamente per soddisfare le proprie ambizioni”. Lo diceva, ovviamente, riferendosi alla guerra scatenata da Mussolini e che tanti lutti stava provocando compreso il suo diletto figlio Mario morto in battaglia nel 1942. Oggi, per nostra fortuna, non si tratta di una guerra, ma senza dubbio di un danno da non sottovalutare non riuscendo la politica ad arginare la sete di potere, il cinismo, l’ingordigia di quanti in nome del “popolo sovrano” fanno scempio della sua dignità e lo umiliano impoverendolo. Ma Giannini può anche diventare un motivo di riflessione allorché si mise a capo di un movimento chiamato “Fronte dell’Uomo qualunque” e il cui motto era “non ci rompete le scatole”. Un movimento che gli storici considerarono una sorta di pseudo-ideologia che sbocciò con la fondazione di un partito. Fu una formula indovinata se si pensa che nelle elezioni politiche del 1946 questo figlio del Sud nato a Pozzuoli e cresciuto a Napoli, ottenne il 5,3% dei voti. E furono voti popolari, ovvero non strumentalizzati, non foraggiati da congreghe affaristiche, ma osteggiato dai partiti tradizionali. L’errore di Giannini fu, semmai, quello di cedere alle sirene partitiche ondeggiando tra il Pci di Palmiro Togliatti alla Dc di De Gasperi, al Movimento sociale italiano e per finire ai socialisti e ai monarchici. Ciò segnò la fine del suo movimento e ciò diventa anche per noi una seconda lezione: legarsi al carro degli attuali partiti significa tradire la vera causa di una lotta fatta per impostare una diversa visione della politica che sappia partire dal popolo e ritrovarsi in sintonia con il popolo in ogni atto del suo mandato di rappresentanza. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it).

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