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Chi è l’uomo nell’infinito? Chi può comprenderlo?

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 agosto 2018

Egli potrà riconoscersi solo se individua le cose più delicate. Egli può scorgere in questa “sfera magica” un’infinità di mondi, ciascuno dei quali ha il proprio firmamento, i pianeti, la sua terra in quel modo stesso che è il mondo visibile: in quelle terre animali, e infine insetti, nei quali ritroverà ciò che i primi hanno dato, trovando ancora negli altri la stessa cosa senza fine e senza tregua. E’ possibile che l’uomo si smarrisca in queste meraviglie per la loro piccolezza, ma sono non meno sorprendenti di quelle che sono per la loro estensione. Chi si considera sotto questo rapporto dato da una parte dalle piccolezze rese invisibili all’occhio umano e, dall’altra, dalle grandezze ritenute tali più che viste, stupirà senza dubbio di vedersi come sospeso nell’ammasso che la natura gli ha dato tra i due abissi dell’infinito e del nulla, dai quali egli è ugualmente lontano.
Ogni cosa sembra venire dal nulla e condurci all’infinito. Chi può seguire questo stupefacente cammino senza perdersi del tutto? L’amore ovviamente. E’ il collante della vita, ma lo è anche della morte. Il suo ruolo è universale.
E’ una condizione che ci permette di occupare un posto in mezzo agli estremi, li completa e li definisce. Il resto è vago e indistinto. Noi restiamo in quel luogo di mezzo vasto e sempre incerto e tentennante tra l’ignoranza e la conoscenza. Sono i limiti che non possiamo varcare, incapaci di saper tutto e d’ignorare tutto in assoluto.
Noi, per contro, ardiamo dal desiderio di approfondire ogni cosa e di edificare una torre che si elevi fino all’infinito. Ma tutto l’edificio crolla e la terra si apre sino agli abissi, solo se il nostro animo non si nutre d’amore.
Così l’uomo si divide tra due forze: lo spirito e l’ingegno e l’anima o il cuore. Uno vuol tutto conoscere e comprendere, l’altro non ha bisogno che d’ammirazione e d’amore.
Vi è chi tende alle idee distinte e vi cerca la gloria e chi si nutre d’idee confuse e vi trova la felicità. Uno è un principio di luce, l’altro un principio d’azione.
A fianco dell’essere infinito non ci sono che esseri finiti e limitati. Noi viviamo per diventare esseri infiniti, per cercare nell’amore la sintesi dei nostri valori, il bene ultimo che ci riscatta e ci rende immortali.
Beatrice conduce Dante in Paradiso, ossia verso la conquista della sua immortalità. Qui si compie il destino di tutti gli esseri viventi, dal più piccolo al più grande, dal più saggio al più ignorante. Solo in questo modo possiamo giungere a un grado maggiormente elevato di consapevolezza e di compiutezza. Il genere umano, così procedendo, cammina, ma si può anche incedere senza procedere, si avanza, sotto certi aspetti, e si arretra sotto altri. La barbarie è uno dei cammini a ritroso. Il più grave e il più inquietante. (Riccardo Alfonso) (I precedenti sono reperibili sulla pagina “confronti” decina parte)

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Il ruolo dell’uomo nel mondo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 luglio 2018

Non sono certo le tendenze integraliste e isolazioniste di quanti vedono, in chiave etnica e razziale, il ruolo dell’uomo nel mondo. Il terreno per misurarci e competere può essere un altro. E’ un aspetto dalle molte “facce”: da quella culturale e turistica all’economica e sociale. E’ un discorso, dopo di tutto, non nuovo. Abbiamo un passato che dovrebbe aiutarci a capire poiché le vicende del nostro presente ci accomunano con i tempi andati. Oggi, se ammiriamo le bellezze architettoniche della Spagna o se seguiamo con un certo interesse alcune manifestazioni folkloristiche in Sicilia o in Calabria, possiamo richiamarci alla cultura araba che ne ha lasciato l’impronta.
Noi credo che da tutto ciò non possa provenire un messaggio indicativo soprattutto se ritorniamo in quei paesi del Molise, della Puglia, della Calabria, della Lucania e della Sicilia, dove restano quasi immutate, nel tempo, la lingua e le tradizioni ora albanesi, ora greche, ora arabe. Persino nei tratti somatici delle nostre genti noi a volte scorgiamo il passaggio di questi “conquistatori” che dal Sud al Nord hanno percorso la penisola italica, la Spagna e i paesi Slavi. Furono amati e odiati, furono temuti e attesi come liberatori, furono l’anima dei primi commerci, furono i portatori di novità di grande rilievo e che ancora oggi ne assaporiamo i frutti: pensiamo all’uso della carta e alle tecniche per la sua produzione importata in Europa dagli arabi che a loro volta ne carpirono i segreti dai cinesi. Mi riferisco ai tempi nei quali si affermava che “La cristianità era come un’isola circondata dai flutti minacciosi della barbarie e dell’Islam.”
Da allora, dalla metà del nono secolo in poi, con il declino dell’impero cristiano carolingio, il “mare nostrum”, non inteso in senso latino, nel suo concetto di conquista, divenne sempre più un crocevia per stimolare altri interessi. Divenne un ponte costruito più per la condivisione che per rinfocolare gli opposti interessi o sogni di rivalsa e di dominio. Tutto ciò a dispetto delle numerose iniziali incursioni e infiltrazioni dei saraceni lungo le coste italiche: Piraticam exercentes!
Oggi su questo Mediterraneo noi vorremmo che si consolidasse un nuovo “polo” economico, commerciale, culturale e sul quale costruire la società del post 2000 in un’area che ne ha tutte le premesse e i precedenti storici per farlo. Farlo a dispetto degli integralismi che possono guastarne il rapporto, le incomprensioni che possono ritardare la realizzazione del progetto, le gelosie di chi teme che il primato di una grande alleanza sia di altri, e non la propria, e di chi procede come una “talpa” e non riesce a vedere oltre il proprio naso. L’Italia e la Spagna sono, d’altra parte, i paesi del bacino del Mediterraneo che, a mio avviso, meglio identificano la loro capacità di edificare un costruttivo dialogo tra le varie parti. Proprio per questo motivo incomincio a parlare della Spagna. Lo faccio per affermare che tra i paesi europei la Spagna è stata quella che conserva i ricordi più vivi del mondo arabo. (Riccardo Alfonso)

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L’uomo e l’universo che lo circonda e lo compenetra

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 luglio 2018

Scriveva Isaac Asimov: “Eccoci in un piccolo pianeta di una stella media persa nella galassia che contiene centinaia di miliardi di stelle in altre centinaia di miliardi di galassie.
Perché ci dovrebbe essere solo per noi un universo così vasto da non poter essere immaginato?” Ed aggiunge: “Ciò che accadde dopo il big bang deve essere stato di una natura tale da permettere alle stelle e alle galassie di formarsi. Anche piccole differenze lo avrebbero reso impossibile.
Se non fosse per gli atomi, le stelle e le galassie che sono possibili perché lo sono, noi stessi non saremmo possibili. Anche la terra non sarebbe abitabile se la sua orbita cambiasse anche di poco o si modificasse la massa solare.
Ugualmente, piccole modifiche della chimica, per esempio, se l’acqua non si espandesse quando diventa ghiaccio o se gli atomi di carbonio non si agganciassero gli uni agli altri, avrebbero reso impossibile la vita.”
La teoria dei quantum ci fa pure apparire indispensabili. Secondo questa teoria, ci sono condizioni in cui è impossibile dire come un elettrone si comporta sino al momento in cui esso viene osservato. Quando l’elettrone non è osservato, non è possibile neppure la teoria decidere come si sta comportando. Secondo alcuni scienziati, ciò significa che l’universo non può esistere senza i suoi osservatori. Con questa logica dobbiamo pensare che anche i dinosauri siano stati degli osservatori? A questo punto del ragionamento il coinvolgimento religioso diventa inevitabile. Sempre secondo un “forte principio antropico” l’universo fu formato da Dio soltanto a beneficio degli esseri umani. Ed è, dunque, Dio l’osservatore universale che presiede su tutto il cosmo?
Le risposte da dare a tali interrogativi sono controverse. Vi sono degli scienziati che propendono per un “debole principio antropico”. Essi sostengono che l’uomo non è solo nel mondo. Vi possono anche essere luoghi dove non è possibile vivere alle condizioni dei terrestri, ma ciò non esclude una possibilità alternativa e un grado di compatibilità con il luogo in cui si è inseriti. Lo stesso accade per certi animali sul nostro pianeta con la loro caratteristica di stare a proprio agio nell’acqua e di morire se si trasferiscono sulla terra o vice versa.
Ci riferiamo ai pesci e alle piante acquatiche che vivono negli abissi dei mari e a tutte quelle altre forme di “vita” che l’ambiente terrestre rende impossibile il soggiorno.
Ed ecco come il forte ed il debole principio antropico che alberga fuori dal nostro pianeta ci fa rivivere le nostre conflittualità di “persona” nella sua origine etimologica dal latino “personare”, ossia suonare attraverso, come la voce degli attori per la maschera teatrale che portavano sulla scena. (Riccardo Alfonso)

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L’uomo sacrificabile

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 marzo 2018

Nella storia dell’umanità di tutti i tempi esiste una regola non scritta ma ampiamente condivisa che si esprime con il rito della rinuncia quale scelta a iniziative più radicali. Faccio solo qualche esempio: Se Giulio Cesare avesse rinunciato al suo “sogno imperiale”, reale o supposto che fosse, non ci sarebbe stata la celeberrima esclamazione: Tu quoque, Brute, fili mi! In alternativa lo avrebbero mandato in esilio o a svernare in una sperduta provincia della repubblica romana. Lo stesso è accaduto a Napoleone Bonaparte che la magnanimità dei vincitori aveva confinato all’isola d’Elba ma non seppe approfittarne. In tempi più recenti, e con procedure più “democratiche”, si fece da parte Churchill e lo stesso De Gasperi dopo essere stato il primo “l’archetipo” della resistenza britannica all’aggressione nazista e, il secondo l’artefice della ricostruzione dell’Italia ma incapace di resistere alla “congiura” dei suoi “cavalli di razza”. Così come si parla dei grandi della storia lo stesso accade a livelli minori. E più si scende dalla scala dei valori del personaggio e della sua posizione storica e più non si hanno scrupoli a mettere da parte l’incomodo, secondo un disegno arcano e insondabile per l’uomo della strada, ma non certo per gli addetti ai lavori. Anche chi scrive questa nota è stato testimone di un preavviso per un giornalista scomodo: Mino Pecorelli. Gli mandarono diversi segnali premonitori per scoraggiarlo, ma lui imperterrito seguì a “picconare” gli uomini di potere e alla fine fu firmata la sua condanna a morte. A distanza di tanti anni la beffa è che si conoscono gli esecutori materiali del delitto ma il mandante, per le carte processuali, resta ignoto. Qui dovremmo aprire un capitolo a parte sugli uomini delle istituzioni che pagarono un prezzo molto alto, con morti violente, per essere stati coerenti con la loro dirittura morale. Essi sono per noi degni d’essere ricordati anche perché ci hanno lasciato un’altra dimostrazione del come l’idea di Stato, che ci siamo date, è del tutto dissonante dalla realtà. Abbiamo appreso fin dai banchi di scuola che la giustizia, il rispetto delle leggi, la democrazia hanno un sacrario che si chiama Stato e chi è chiamati a rappresentarlo sono uomini onesti e degni della nostra stima. Dobbiamo invece costatare che esiste un partito trasversale che cerca d’inquinare le istituzioni, di screditarlo, d’indebolirlo in tutti i modi poiché chi vuole governare non teme i suoi pari ma gli onesti, quelli che non hanno “scheletri nell’armadio”. Sono gli uomini sacrificabili del nostro tempo. Sono le vittime di sempre. E per arrivare a questa “purga di massa” si parla sempre di più di genocidio, di “pulizia etnica”, di guerre e di distruzioni e persino di calunnie infamanti per indebolire lo spirito combattivo delle vittime. Siamo avvisati. (Riccardo Alfonso)

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Scatena la tua anima Versace: Go Big and Go Home

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 gennaio 2018

versace11versace12Nella collezione Uomo Autunno/Inverno 2018 è tutto talmente Versace che sembrerà di essere seduti comodamente a casa propria. E’ un guardaroba per l’uomo che non ha paura di far vedere il suo lato più ribelle – la collezione Versace Uomo Autunno/Inverno 2018 reinterpreta i codici del marchio in chiave più attuale che mai e gioca con subculture diverse, grazie a un tocco sempre ironico eppure così parte di tutti noi. Così Versace. Una collezione che reinventa le regole, ignora i confini predefiniti e celebra l’arte dell’individualità, spingendola oltre ogni limite.
IL LATO SELVAGGIO – Quell’animo ribelle che ogni uomo ha sempre saputo di avere. Audace e allo stesso tempo sofisticato, l’uomo Versace non teme di mettersi in gioco nella scelta di colori e tessuti, senza mai avere il minimo dubbio sul proprio stile.
Le stampe sono la chiave di lettura – ‘Amore e Psiche’ fa emergere il suo carattere Versace, mentre la stampa ‘Sipario’, su cappotti e accessori in velluto, apre la scena al dramma.
HOME RUN – Ispirata all’intimità che si cela dietro le porte di casa Versace, dove l’unica regola è che non ci sono regole. E’ pura anarchia di stile.
Gli accessori sono caratterizzati da lussuosi dettagli presi direttamente dal mondo di Versace Home, le cui stampe iconiche sono utilizzate per clutch e borse da viaggio che richiamano tende e drappeggi in velluto.
L’homeware ha un ruolo centrale: i bracciali sono realizzati con forchette e coltelli e il divano in stile chesterfield rinasce grazie ai suoi caratteristici bottoni che si ritrovano nei capispalla e negli accessori, su pelli e velluti. Cuffie per la musica in stile retro dominate dall’effige della Medusa, e cover per telefoni a forma di cuscino, hanno lo spirito irriverente tipico di Versace.
versace13Versace14STA TUTTO NEL CONTESTO – Indossato come, da chi, dove, quando e perché no?
Lo styling non è mai scontato. I look fondono elementi adatti sia al lavoro che al tempo libero e l’accappatoio diventa un capospalla indossato su abiti dal taglio moderno e impeccabile.
Il mix e match di stampe tartan di diversi colori creano nuovi e originali motivi su abiti formali e cappotti, mentre i pantaloni sono molto aderenti o ampi, ma tutti corti, molto sopra la caviglia.
Anche i materiali non seguono le regole: le divise da basket sono realizzate in seta, i tartan maschili sono mischiati a stampe over-the-top, inserti di cuscini in seta sono piazzati su felpe di cotone: questo è il mix di elementi che definisce un’inedita subcultura – la quintessenza della libera individualità.
UNA CHAIN REACTION – Le nuove iconiche sneaker Versace, presentate per la prima volta in questa sfilata, hanno la suola a forma di catena intrecciata e sono pensate appositamente per la generazione dei millennial. Un elemento di rottura che rafforza il legame tra il formalwear e il casualwear, e tra le diverse sfaccettature dell’uomo Versace. (foto: versace)

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Teatro: L’Uomo, La Bestia e la Virtù

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 dicembre 2017

locandina uomo bestia virtuRoma Teatro L’aura vicolo di Pietra Papa, 64 dal 7 al 17 dicembre L’Uomo, La Bestia e la Virtù Di Luigi Pirandello Regia Matteo Fasanella Con: Matteo Fasanella, Marco Lupi, Licia Amendona, Eleonora Setzu, Antonio Coppola, Giulia Bornacin, Gloria Luci Ghinellato, Tiziano Iadecola, Francesco Caponera
Scene: Maurizio Marchini Costumi: Arianna Di Dio Aiuto Regia: Caterina Taccone Ass alla regia. Andrea Ganzerla. In una città di mare, non importa quale, si intreccia la vicenda del Professor Paolino.
L’Uomo, in costante e disperata polemica nei confronti dell’ipocrisia generale del mondo che lo circonda, caduto nelle mani di una donna troppo pudica e timorata di Dio, si troverà costretto a indossare la maschera che tanto odia e critica.
Intorno a questo piccolo e incoerente figuro, gravitano tante maschere e pochi volti,in pieno stile Pirandelliano,: La Virtù, Sig.ra Perella, donna dalle poche e confuse sfaccettature, amante di Paolino e sposa del Capitano Perella, La Bestia, inquietante capitano del Segesta sempre in mare e mai felice di rientrare a casa. Nonò, figlio undicenne dei coniugi Perella, è una trottola impazzita nelle mani di una madre troppo incapace di badare persino a se stessa.Il Dottore, il Farmacista, i due Scolari, le due Governanti e il Marinaio, sono altre maschere ipocrite e dannate che si alternano nello svilupparsi della vicenda.
Scritta nel 1919, L’Uomo, La Bestia e la Virtù rappresenta ancora oggi una delle più attuali commedie del Maestro siciliano, che fa di quest’opera la sua critica all’ipocrisia dei rapporti tra gli esseri umani. Di qualsiasi estrazione sociale, orientamento religioso e/o sessuale, colore della pelle. In un clima esilarante e frenetico, questo testo rappresenta forse la più feroce cinica e tenace satira contro l’umanità e i suoi, troppo spesso, astratti valori. (dal giovedì al sabato alle ore 21.00 domenica alle ore 18.00 Biglietti: Intero 13.00 + 2.00 tessera associativa, Ridotto 10.00 + 2.00 tessera associativa) (foto: locandina)

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L’uomo sacrificabile

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 ottobre 2017

giulio cesareNella storia dell’umanità di tutti i tempi esiste una regola non scritta ma ampiamente condivisa che si esprime con il rito della rinuncia quale scelta a iniziative più radicali. Faccio solo qualche esempio: Se Giulio Cesare avesse rinunciato al suo “sogno imperiale”, reale o supposto che fosse, non ci sarebbe stata la celeberrima esclamazione: Tu quoque, Brute, fili mi! In alternativa lo avrebbero mandato in esilio o a svernare in una sperduta provincia della repubblica romana. Lo stesso è accaduto a Napoleone Bonaparte che la magnanimità dei vincitori aveva confinato all’isola d’Elba ma non seppe approfittarne. In tempi più recenti, e con procedure più “democratiche”, si fece da parte Churchill e lo stesso De Gasperi dopo essere stato il primo “l’archetipo” della resistenza britannica all’aggressione nazista e, il secondo l’artefice della ricostruzione dell’Italia ma incapace di resistere alla “congiura” dei suoi “cavalli di razza”. Così come si parla dei grandi della storia lo stesso accade a livelli minori. E più si scende dalla scala dei valori del personaggio e della sua posizione storica e più non si hanno scrupoli a mettere da parte l’incomodo, secondo un disegno arcano e insondabile per l’uomo della strada, ma non certo per gli addetti ai lavori. Anche chi scrive questa nota è stato testimone di un preavviso per un giornalista scomodo: Mino Pecorelli. Gli mandarono diversi segnali premonitori per scoraggiarlo, ma lui imperterrito seguì a “picconare” gli uomini di potere e alla fine fu firmata la sua condanna a morte. A distanza di tanti anni la beffa è che si conoscono gli esecutori materiali del delitto ma il mandante, per le carte processuali, resta ignoto. Qui dovremmo aprire un capitolo a parte sugli uomini delle istituzioni che pagarono un prezzo molto alto, con morti violente, per essere stati coerenti con la loro dirittura morale. Essi sono per noi degni d’essere ricordati anche perché ci hanno lasciato un’altra dimostrazione del come l’idea di stato, che ci siamo data, è del tutto dissonante dalla realtà. Abbiamo appreso fin dai banchi di scuola che la giustizia, il rispetto delle leggi, la democrazia hanno un sacrario che si chiama Stato e chi è chiamati a rappresentarlo sono uomini onesti e degni della nostra stima. Dobbiamo invece costatare che esiste un partito trasversale che cerca d’inquinare lo stato, di screditarlo, d’indebolirlo in tutti i modi poiché chi vuole governare non teme i suoi pari ma gli onesti, quelli che non hanno “scheletri nell’armadio”. Sono gli uomini sacrificabili del nostro tempo. Sono le vittime di sempre. E per arrivare a questa “purga di massa” si parla sempre di più di genocidio, di “pulizia etnica”, di guerre e di distruzioni e persino di calunnie infamanti per indebolire lo spirito combattivo delle vittime. Siamo avvisati. (Riccardo Alfonso)

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Se la donna si sente inferiore all’uomo: combattere gli stereotipi di genere tutto l’anno

Posted by fidest press agency su martedì, 28 febbraio 2017

violenza sulle donneL’Ordine degli Psicologi ER per la Giornata Internazionale della Donna offre il suo contributo alla Giornata di protesta e di supporto a battaglie civili, cresciuta nei decenni per rivendicare la parità nei diritti e denunciare soprusi e violenze, compresi quelli della salute e del lavoro, la “Festa della Donna” pare essere sfumata in una giornata di festeggiamenti con obiettivi più di carattere commerciale che culturale. La Giornata Internazionale della Donna, nome meno fuorviante per la ricorrenza, è tutt’altro che un vezzo o un’occasione per brindare. Al pari del 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, è uno strumento per la costruzione di una nuova cultura capace di contrastare alla radice le discriminazioni e la violenza di genere. Ma l’Ordine degli Psicologi dell’Emilia-Romagna – la cui stragrande maggioranza degli iscritti è di genere femminile – sottolinea come la sensibilizzazione dovrebbe avere uno spazio nella quotidianità, perché solo così si può davvero creare una cultura basata sulla parità dei diritti e delle possibilità, nel rispetto e nella valorizzazione delle differenze esistenti tra uomo e donna, senza cadere nella mascolinizzazione degli atteggiamenti mentali e dei comportamenti.
Nonostante le enormi trasformazioni sociali e culturali dei ruoli maschili e femminili, persiste tuttora una profonda e negativa asimmetria di genere, una disuguaglianza de facto di diritti tra donne e uomini. Non è facile modificare elementi culturali profondamente radicati che incidono sulla psicologia delle persone e sulla loro identità, elementi culturali da cui derivano anche gli stereotipi della femminilità e della mascolinità, le rappresentazioni psicologiche e sociali della donna e dell’uomo.
Gli studi di genere, dagli anni settanta in poi, hanno evidenziato come gli stereotipi di genere si trasmettono attraverso diversi canali come la famiglia, il linguaggio, l’educazione e i mezzi di comunicazione di massa. Tali stereotipi condizionano l’approccio psicologico alla realtà contestuale, nonché il pensiero, le scelte e i comportamenti in modo sottile e spesso inconsapevole. Le caratteristiche discriminanti tra uomo e donna vengono definite secondo una schematizzazione, ancora molto presente nella società attuale, che nella descrizione del maschile individua coraggio, potere, lavoro, forza, successo e razionalità, mentre al femminile vengono attribuite sensibilità, intuito, ricettività, emotività, gentilezza, bisogno di filiazione e nel contempo passività, remissività, dipendenza e fragilità. Tale schematizzazione evidenzia un chiaro contenuto di dominanza/potere per lo stereotipo maschile e di subordinazione/sottomissione per lo stereotipo femminile. Sono infiniti i messaggi che ci vengono veicolati fin da bambini che vanno, anche in modo sottile, a rimarcare una presunta inferiorità della donna. Questi messaggi possono essere condizionanti a tal punto da sollecitare la donna a cercare di affermarsi imitando l’uomo – o, meglio, la visione stereotipata delle caratteristiche maschili – anche per dimostrare la propria parità, invece di cercare una via autonoma di realizzazione.
La parità, infatti, non dovrebbe consistere nel rendere la società speculare, con le donne che copiano le abitudini tipicamente attribuite al genere maschile, finendo per interpretare questa giornata come un’occasione per “comportarsi da uomini”. Perché se il termine di paragone continua a rimanere l’elemento maschile, anche nei vissuti femminili una donna “in gamba”, coraggiosa, diventa una “donna con gli attributi”, perpetrando ancora – più o meno consapevolmente – lo stereotipo che svaluta tutto ciò che è associato al “femminile” considerandolo inferiore al “maschile”.
Le donne, prima di tutto, dovrebbero effettuare un lavoro su di sé per annullare la posizione di inferiorità, che spesso vivono anche nelle relazioni affettive. Sentendosi come copie mancanti dell’uomo negano la propria soggettività, la propria forza generatrice – che non si esprime solo nell’essere madre – rimanendo prigioniere degli stereotipi che le vogliono subordinate e remissive.
Riconoscersi ed essere riconosciute con le proprie caratteristiche e singolarità, pregi e limiti, è indispensabile per la propria salute psicologica. Le differenze tra donna e uomo, tra persona e persona, sono una ricchezza da salvaguardare e da valorizzare, mentre le diseguaglianze tra tutti gli esseri umani devono essere ridotte fino alla totale eliminazione per migliorare il benessere psicosociale dell’intera società.

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L’uomo più veloce del mondo

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 gennaio 2017

thomas-covilleDomenica 6 novembre 2016, Thomas Coville ha iniziato il suo quinto tentativo di record a vela intorno al globo senza scali o assistenza. La mattina prima di salpare, composto e determinato al successo, Thomas Coville era convinto che questa volta sarebbe stata quella giusta. Dopo quattro tentativi di record precedenti, era sicuro che la sua esperienza e perseveranza sarebbe stata premiata nell’avventura che lo attendeva. Poco prima della partenza, il velista era ottimista per le condizioni meteo a suo favore nella prima parte del suo viaggio ed era davvero carico.
Thomas non è nuovo ai record poichè nel 2008 ha battuto il record attraversando l’Atlantico del Nord da solo nel 2016, è stato il primo velista a percorrere oltre 700 miglia in meno di 24 ore. Fornitore ufficiale da lungo tempo di questo grande professionista della vela, Helly Hansen è davvero orgogliosa di aver supportato Thomas con i suoi capi tecnici in tutti i suoi record e di averlo protetto vittoria dopo vittoria.
thomas-coville1Partenza: 6 novembre 2016 alle 14 49 minuti
Arrivo: 25 dicembre 2016 alle 17 57 minuti
Complimenti Thomas, sei ufficialmente l’uomo più veloce del mondo! FeelAlive
ApropositodiHellyHansenFondata in Norvegia nel 1877, Helly Hansen continua a sviluppare abbigliamento tecnico che aiuta a stare e sentirsi vivi. Grazie alle sue expertise negli ambienti più avversi del mondo, il brand ha sviluppato una lunga serie di innovazioni esclusive sul mercato, compresi i primi indumenti da lavoro impermeabili creati oltre 140 anni fa, il primo tessuto in pile nel 1960 e il primo intimo tecnico nel 1970, con la Lifa® Stay Dry Technology™ e oggi, la brevettata e premiata tecnologia H2Flow per la regolazione della temperatura. Helly Hansen è leader nel settore dell’abbigliamento tecnico da vela e da sci. Le sue uniformi da sci sono indossate e consigliate da più di 50.000 professionisti, così come dalle nazionali di sci, squadre olimpioniche e in oltre 200 ski resort nel mondo. L’abbigliamento protettivo, l’intimo tecnico, lo sportswear e il footwear di Helly Hansen sono venduti in oltre 40 nazioni e utilizzati sia da professionisti che da entusiasti dell’outdoor.(foto: Thomas Coville)

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La Natura e l’uomo

Posted by fidest press agency su sabato, 27 agosto 2016

L'uomo cosmico_72dpiAncora una volta Madre Natura impone all’uomo la sua indiscutibile superiorità che mortifica le presunzioni e condiziona le scelte umane che l’uomo realizza per tornaconto personale di pochi personaggi collusi tra di loro, alla ricerca esasperata di benefit, come se l’acquisizione di taluni privilegi, a danno della collettività, potessero durate in eterno. L’evoluzione della Storia vorrebbe collocare l’uomo al centro del proprio mondo, malauguratamente però, la posizione centralistica viene regolarmente usurpata da perniciosi personaggi che cercano l’accaparramento del potere e con esso insulse ricchezze, destinate a durare il breve spazio di una vita; dietro l’angolo c’è la fine, che arriva senza alcuna ipotesi di rinvio, e cancella le velleità.
Vogliamo illuderci che l’animale “Uomo”, faccia parte integrante della Natura, ma si tratta di una pia illusione; al più l’uomo è il diretto nemico della Natura, vuoi per presunzione, vuoi per congenita viltà, vuoi per avidità di possedere ciò che appartiene alla Natura.La Natura non si difende dall’uomo, anche se spesso reagisce alle malefatte umane, perché non lo tiene neanche nella più miserabile attenzione, mentre questo maldestro animale (non domestico) si è convinto di essere superiore alla Natura, di poterla uccidere, o, in un momento di generosità, anche salvarla; così la Natura reagisce ai torti che è costretta a subire, allora sono dolori.Tutte le specie viventi nascono, crescono, si sviluppano e muoiono, ma anche scompaiono dall’elenco degli esseri viventi. Qualche milione di anni addietro l’uomo non c’era, ma c’erano i dinosauri; scomparsi i dinosauri, sembra a causa della collisione con un corpo celeste, dopo altri milioni di anni è apparso l’uomo, e non so bene se il pianeta ci abbia guadagnato.
Fra qualche altro migliaio di anni (o anche molto meno se continua quest’andazzo nucleare) non ci sarà più la specie umana e si preparerà una successione con altre specie. I danni provocati dall’uomo diventeranno oggetto di terapia intensiva da parte della stessa Natura, che correggerà gli errori e curerà se stessa, per ricominciare un ciclo che già deve essersi verificato molte volte nell’arco dei 14 miliardi di anni che si separano dal Big Ben.A cosa serve dire tutto ciò?
Serve solamente a identificare la pochezza dell’essere umano e la gigantesca presunzione che lo anima, ritenendosi l’alfa e l’omega dell’universo, mentre non è che un pulviscolo insignificante in un immenso deserto.
Ancora un terremoto ha ferito una larga parte del Centro Italia, ma dobbiamo chiederci se abbia colpito anche le coscienze !
In un precedente disastro sismico, ci furono (cosiddetti) “uomini” che se la ridevano al pensiero di un rapido accaparramento di lavori urgenti sui quali avrebbero lucrato, non considerando che si sarebbe trattato di un lucro sulla pelle di propri simili che avevano subito la sventura di trovarsi nel posto sbagliato e nel momento sbagliato. Non sappiamo se già altri personaggi se la ridono in attesa di congrui lavori, ma c’è poco da sperare, constatata l’avidità che tiene sotto rigido controllo molte delle attività, specialmente pubbliche. (Rosario Amico Roxas)

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Modalità di interazione fra uomo e sistemi

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 novembre 2015

milanodavedereMilano il 12 e 13 novembre 2015 presso il Vodafone Theatre, l’avvenieristico auditorium del Vodafone Village, è da 10 anni il punto di riferimento di tutti coloro che desiderano esplorare i nuovi trend e trarre ispirazione per specifici temi che riguardano le modalità di interazione fra uomo e sistemi. Come nelle scorse edizioni, grazie al suo particolare format che prevede importanti momenti di divulgazione, ma anche performance musicali, la manifestazione offrirà ai partecipanti un’esperienza immersiva tra anticipazioni tecnologiche e cambiamenti sociali.E’ la digital transformation a fare da filo conduttore negli oltre 15 workshop che si terranno giovedì 12 e negli altrettanti interventi di venerdì 13, tenuti da oltre 40 speaker internazionali provenienti da diversi settori e realtà: imprenditori, designer, manager, analisti, ricercatori e artisti si alterneranno per raccontare come stanno cambiando le regole del mercato e influenzando le abitudini e i comportamenti delle persone. Gli interventi spazieranno dalle nuove modalità di gestione delle finanze private e professionali, alla rilevazione, analisi e condivisione dei dati sulla propria salute, alle nuove esperienze di acquisto.”Nelle edizioni precedenti – spiega Leandro Agrò, founder di Frontiers of Interaction – abbiamo anticipato i tempi, parlando di temi che sono poi entrati o stanno entrando sempre di più nella nostra vita quotidiana, come i social media, l’internet of things e la realtà aumentata. Queste tecnologie ormai mature non saranno al centro della narrazione di quest’anno, ma saranno inserite nelle storie che ciascun relatore racconterà, evidenziando come sia invece il design ad essere in grado di creare nuove forme e nuovi modi per utilizzarle”.Spazio al “design thinking”, che reclama una nuova figura professionale nelle aziende moderne: nasce il DEO, Design Executive Officer.Il keynote di apertura sarà tenuto da Maria Giudice, VP Experience Design di Autodesk, il cui intervento si concentrerà su come si possa diventare un leader e su come scoprire le proprie competenze per costruire, far rivivere o reinventare la prossima generazione di aziende. Maria Giudice, una donna che da 25 anni è in prima linea nel design e nel business, ha recentemente pubblicato il volume “The Rise of DEO” in cui esplora l’intersezione fra creatività e senso degli affari, spiegando come e perché questo accoppiamento apparentemente improbabile produca manager e dirigenti in grado di risolvere meglio i problemi di business sempre più complessi che le aziende si trovano ad affrontare oggi. Il Design Executive Officer è un ibrido che associa capacità di management strategico con quelle di problem solving creativo e vede l’organizzazione come un progetto di design che richiede abilità in entrambe le aree. Con questa prospettiva e queste abilità, il DEO esamina i problemi di business come problemi di progettazione, risolvibili attraverso il giusto mix di fantasia e metriche.
Si parlerà anche di Internet of Things con l’intervento di David Rose, autore di “Enchanted Objects”, Professore al M.I.T. di Boston e Founder e CEO di Ditto, una tecnologia di riconoscimento delle immagini che permette alle aziende di rilevare il proprio brand e le preferenze degli utenti in miliardi di foto pubbliche condivise sui social media.Jeff Dachis, Founder e CEO di One Drop, illustrerà l’innovativo sistema di monitoraggio e condivisione del livello di diabete sulla base dell’analisi della propria alimentazione e abitudini.Sarà presente anche Valentin Stalf, Founder e CEO di Number26, la startup tedesca che sta rivoluzionando il modo di fare banca, con l’ambizione di costruire una grande banca digitale pan-europea e trasformare ogni attività commerciale in potenziali sportelli bancari.Di grande interesse sarà anche l’intervento di Dan Saffer, creative director, interaction designer e scrittore di successo, che in un workshop dedicato alle microinterazioni spiegherà come siano i dettagli a decidere il futuro di un prodotto.
Accanto a tanti relatori internazionali troveranno spazio anche le realtà italiane con imprenditori come Carlo Brianza, ingegnere lombardo che illustrerà la sua nuova interfaccia “one-click” che risponde perfettamente all’esigenza di semplicità e immediatezza richiesta dagli utenti di oggi, per i loro acquisti online.Il programma completo è disponibile sul sito ufficiale della manifestazione http://www.

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“Il chirurgo per l’uomo, la mente. Le mani, il cuore”

Posted by fidest press agency su sabato, 20 giugno 2015

porto antico genovaGenova dal 24 al 26 giugno 1200 chirurghi prenderanno parte al congresso organizzato da Acoi (Associazione Chirurghi Ospedalieri Italiani). Il filo conduttore del congresso sarà la chirurgia mini-invasiva applicata alle diverse patologie . Un tema importante e innovativo, che significa, per il paziente, minore dolore postoperatorio, minor richio di complicanze aggiuntive, minore degenza in ospedale e precoce ritorno a casa ed alla propria attività. Anche migliore risultato estetico (preservazione dell’immagine corporea). Per il sistema sanitario: minori costi per degenze, farmaci, stop dell’attività lavorativa, ottimizzazione delle risorse per migliore utilizzo dei posti letto ospedalieri, quindi un più rapido turn-over.
Saranno discusse le ultime novità sulle protesi biologiche derivanti da tessuti animali, che danno risultati straordinari in termini di ripristino delle perdite di sostanza della parete e di assenza di reazioni di rigetto. Un’intera sessione verrà dedicata ad una Consensus Conference internazionale proprio sulla validazione delle applicazioni di questi materiali sull’uomo.
Ci saranno sessioni dedicate alla chirurgia dei linfonodi, che sempre più deve rispondere a criteri di radicalità nei suoi diversi campi di applicazione: mammella, patologia oncologica addominale. Grande rilievo il settore dei melanomi che richiedono un trattamento sempre più integrato e applicato al singolo caso, ed in cui le tecniche mini-invasive consentono di effettuare interventi radicali rispettando l’integrità del paziente e consentendo guarigioni più rapide. Spazio anche per la chirurgia bariatrica, cioè la chirurgia che mira a contrastare l’obesità patologica con interventi di tipo restrittivo della cavità gastrica.
Una sessione della Scuola ACOI di chirurgia robotica si occuperà di esporre e fare il punto sulle novità tecnologiche e sulle applicazioni presenti e future della chirurgia robotica con l’utilizzo del robot Da Vinci: i dati che abbiamo a disposizione a livello italiano ed internazionale ci dicono che la diffusione sul territorio di queste attrezzature altamente tecnologiche sta aumentando, così come lo skill degli operatori e che a questo corrisponde un incremento delle applicazioni e del numero e della tipologia degli interventi che si possono giovare dei vantaggi offerti dalla precisione e dalla duttilità degli strumenti gestiti dal chirurgo per il tramite delle “braccia” robotiche. Infine, alle diverse sessioni del congresso parteciperà la Fondazione chirurgo e cittadino, nata proprio per iniziativa di soci dell’ACOI, che ha lo scopo di creare un “ponte”tra chirurghi e cittadini utenti , con iniziative che mirano a far conoscere l’opera del chirurgo, con tutte le sue implicazioni umane, professionali e legali, e ristabilire un clima di fiducia , di condivisione e collaborazione tra coloro che curano e coloro che necessitano delle cure al di là di facili criticismi e per abolire incomprensioni che nascono da mancata conoscenza.

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L’uomo e la donna del futuro?

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 ottobre 2014

ciberneticoMolto probabilmente avranno occhi, capelli e carnagione “mediterranei”, parleranno inglese, vivranno in città e mangeranno prevalentemente carne. Culturalmente si potranno definire democratici capitalisti occidentali e seguiranno una religione monoteista – se non saranno atei. Secondo Mark Pagel, saggista e docente di Biologia evolutiva dell’Università di Reading (GB) e membro della Royal Society, è questa la tendenza che ci attende, seguendo un processo inarrestabile e sempre più rapido di globalizzazione e di omogeneizzazione linguistica, culturale e genetica. Pagel, introdotto da Paolo Ermano, è intervento stasera al FF2014, il Future Forum che proseguirà a Udine fino al 20 novembre, in una conferenza realizzata in collaborazione con l’Università di Udine. «Se volete mantenere una diversità linguistica, in particolare – ha rimarcato rispondendo ad alcune domande del pubblico, che hanno evidenziato la specificità del friulano – dovete lavorare sodo, perché queste sono le tendenze che nel mondo stanno avvenendo spontaneamente». E allora ecco emergere l’esperienza della lingua gallese, confrontabile con l’esperienza del friulano. «Anche in Galles hanno introdotto lo studio obbligatorio del gallese per i bambini delle scuole, altrimenti la lingua locale sarebbe destinata a sparire in una ventina d’anni».
Pagel ha evidenziato come la globalizzazione sia un fenomeno spontaneo, che sempre è esistito («Probabilmente il Mediterraneo può definirsi il primo Internet della storia»), da che gli uomini hanno cominciato a scambiarsi conoscenze e merci. E la globalizzazione è un processo che tende alla prosperità e alla ingegnosità tecnologica: tutti vogliono vivere con queste due condizioni, che possono esistere solo grazie alla globalizzazione. Nel mondo ci sono 7 mila lingue parlate, ognuna delle quali strettamente legata alla cultura più “intima” di una popolo. «Ma sono 10 le lingue parlate dal 50% della popolazione mondiale, alcune delle quali sono lingue ponte, con cui ci si esprime per capirsi – ha rimarcato –. Anche questo processo sta portando a una omogeneizzazione linguistica. Le persone stanno tendendo verso le “lingue di maggioranza”, grazie alle quali il 90% della popolazione mondiale riesce a scambiarsi informazioni». Un fenomeno che fa il paio con l’omogeneizzazione culturale. «Il mondo si sta urbanizzando sempre più rapidamente. Nell’800 solo il 4% della popolazione viveva nelle città – ha ricordato il docente –. Nel 2006 siamo arrivati al 50%. Le proiezioni dicono che nel 2050 il 75% delle persone vivrà in città». Sono le città i luoghi in cui si cerca lavoro, in cui si cerca creatività, benessere, sicurezza. E non ci sono solo le città a uniformare il mondo: ci sono le unioni politiche (come l’Ue o l’Asean), ci sono le unioni monetarie, i trattati economici, le democrazie che via via stanno cercando di sostituirsi ai regimi autoritari, le diete, sempre più a base di carne. Tutto uniforma. E questa è la tendenza che porta la globalizzazione. Ci piaccia o no, però, è la globalizzazione che permette alle comunità di prosperare. «Più una società è isolata, meno è prospera», ha detto Pagel, e anche la tecnologia moderna dipende dalla globalizzazione, ossia dallo scambio di informazioni, idee, materiali e beni. Di converso, la globalizzazione rende il mondo più competitivo: le nuove imprese, per esempio, si estinguono molto più rapidamente delle vecchie imprese, nate in altri contesti economici. I giovani d’oggi sono la “generazione dipendente” (in senso familiare), ossia il 50% dei giovani vive più a lungo in famiglia, segno di una crescente difficoltà e competitività della vita.
L’ultimo processo descritto da Pagel nella sua prefigurazione di scenario, quello probabilmente più lungo in termini di tempo, è l’omogeneizzazione genetica, che comunque risponde a tutte le altre condizioni. La popolazione del mondo si sta muovendo ovunque e se le persone si mescolano, si mescolano anche i geni. In America, nel 2010, già il 10 % dei matrimoni erano matrimoni “interraziali”. Questa è una tendenza globale che tenderà a uniformare dunque anche i caratteri della popolazione mondiale. Da qui l’identikit dell’uomo del futuro. …Salvo imprevisti!

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L’uomo e l’universo

Posted by fidest press agency su martedì, 27 marzo 2012

Universita degli studi, Milano, Italia

Universita degli studi, Milano, Italia (Photo credit: Wikipedia)

Milano martedì 27 marzo, con un doppio incontro sul fengshui, il ciclo “L’uomo e l’universo”, organizzato dall’Istituto Confucio dell’Università degli Studi di Milano in collaborazione con gli insegnamenti di Lingua e Cultura cinese del corso di laurea in Mediazione linguistica e culturale dell’Università degli Studi di Milano.
Maurizio Paolillo, docente di Lingua e Cultura Cinese presso l’Università del Salento ed esperto di fengshui (letteralmente: vento e acqua), spiegherà le origini filosofiche della geomanzia e il suo rapporto con le altre espressioni del pensiero cinese, come la pittura di paesaggio e la medicina tradizionale, martedì 27 marzo alle 10.30 in aula T10 sempre al Polo di Mediazione Interculturale e Comunicazione dell’Università degli Studi di Milano. Il fengshui è un complesso teorico e pratico che affonda le radici nel pensiero cinese antico, in particolare nella cosmologia correlativa (IV-I secolo a.C.), e si fonda sulla comunione tra uomo e ambiente. Nato con l’obiettivo di identificare un sito ideale per le abitazioni sia dei viventi (“dimore yang”) che dei defunti (“dimore yin”), il fengshui gode di eccezionale notorietà in Occidente, dove però è conosciuto soprattutto come tecnica per ottenere il benessere psicofisico grazie a una armoniosa disposizione degli interni della casa.
Alle 18.00, presso il negozio civico “ChiAmaMilano” http://www.chiamamilano.it/cgi-bin/testo2.pl?pmid=21&pos=5, Largo Corsia dei Servi 11, Milano (MM1 Duomo/San Babila), Paolillo approfondirà ulteriormente le influenze del fengshui sull’architettura cinese e sulla pianificazione urbanistica su larga scala (a partire da Pechino), mostrando i punti chiave della visione geomantica del paesaggio e delle dimore umane (a partire dal concetto cardine di qi) e chiarendo le distorsioni interpretative con cui il pensiero New Age ha “adottato” il fengshui.
Maurizio Paolillo è docente di Lingua e Cultura Cinese presso l’Università del Salento. Si è laureato nel 1990 con la prima tesi sinologica in Italia sul fengshui; è autore di una monografia sulla tradizione del giardino in Cina (Il giardino cinese. Una tradizione millenaria, Guerini e Associati, Milano 1996), e di circa 40 articoli in italiano, inglese, francese e cinese pubblicati a partire dal 1992 su riviste specializzate. I suoi studi sono centrati principalmente sul fengshui e sulla visione dello spazio paesistico e pittorico nella Cina antica, espressa nelle tradizioni taoista e buddhista. La sua monografia Il fengshui. Origine, storia e attualità (Carocci, 2012, http://www.carocci.it/web/Controller.do?query=__BOOK_SCHEDA _LIBRO_ 2&jscr=0&srcprm=5593) è la prima, non solo in Italia, ad affrontare il fengshui in tutta la sua complessità storica e dottrinale. Sempre per i tipi Carocci, ha attualmente in preparazione un volume sul Taoismo. Ingresso libero.

 

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Rapporto parità uomo-donna

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 marzo 2012

“Una lezione di civiltà arriva dall’Europa mentre noi siamo sempre ad inseguire sul piano dei diritti civili. Un passaggio epocale sul piano del riconoscimento dei diritti delle coppie gay”. Il commento di Alessandro Cresci, responsabile diritti civili IdV Toscana è in riferimento a quanto emerso nel Parlamento Europeo ieri, per cui i governi europei, secondo il Parlamento europeo, non devono dare ”definizioni restrittive di famiglia” allo scopo di negare protezione alle coppie gay e ai loro figli. E’ la posizione espressa nel rapporto sulla parita’ di diritti uomo-donna presentato dalla radicale di sinistra olandese Sophie in’t Veld ed approvato dall’Eurocamera. Il passaggio piu’ nettamente a favore dei matrimoni gay e’ contenuto nel paragrafo 7 del rapporto, che il Ppe voleva cancellare con un emendamento (bocciato in aula con 322 si’ e 342 no). Sono stati inoltre approvati, nonostante l’opposizione dei popolari, i passaggi del rapporto in cui si chiede alla Commissione Ue di elaborare proposte per il riconoscimento reciproco delle unioni omosessuali tra gli stati membri che gia’ le ammettono e al Consiglio europeo di ”riaffermare il principio di uguale trattamento senza distinzione di religione o credo, disabilita’, eta’ o orientamento sessuale”. “Non una parola – continua Cresci – ho sentito sul tema dai principali telegiornali Rai e Mediaset che come al solito sono succubi di certa cultura restauratrice regnante nel Belpaese, anziché fare il proprio lavoro di corretta informazione. L’Italia dovrà adeguarsi volente o nolente, per porre fine alla cassificazione in corso tra cittadini di serie A e cittadini di serie B. Ci viene richiesto uno scatto in avanti che richiederà ancora molto sforzi e battaglie, ma ci arriveremo checchè ne dicano Angelino Alfano da una parte e Rosy Bindi dall’altra in una sorta di consociativismo PDL-PD di stampo omofobico sul matrimonio che deve essere solo eterosessuale”.(Antonio Di Pietro)

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Quale spiritualità per l’uomo di oggi?

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 febbraio 2012

Roma, mercoledì 22 febbraio 2012 ore 9,30 Hotel Columbus, via della Conciliazione 33 conversazione con S.E. il cardinale Gianfranco Ravasi e il regista Ermanno Olmi in occasione della presentazione della Biblioteca Universale Cristiana una nuova iniziativa Famiglia Cristiana – Edizioni San Paolo

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Barack Obama: l’uomo del sistema

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 dicembre 2011

Barack Obama and Michelle Obama

Image via Wikipedia

Siamo oramai vicini ai 4 anni del mandato presidenziale di Barack Obama. Molto ricorderanno gli entusiasmi suscitati entro e fuori gli U.S.A., per l’elezione di quest’uomo così diverso dal clichet che ci eravamo fatti sulla classe politica americana tanto che sull’onda di questo forte spirito innovativo gli fu anche assegnato, dalla vecchia Europa, il premio Nobel per la pace. Ora alle luci fanno posto non poche ombre. Dovremmo, forse, gridare al tradimento, ma non lo facciamo per il semplice motivo che a spiegarci la ragione è la real politik. Obama, per quanto “liberal” è pur sempre l’uomo del sistema, alias capitalismo e dove vi è una cultura dell’apartheid tra chi ha e chi è molto forte e tanto ben radicata che le stesse vittime si sentono portate ad esaltare il ruolo dei carnefici. Non si può spiegare altrimenti la circostanza che vi siano milioni di statunitensi senza una copertura sanitaria decente e che, in chiave politica, non facciano nulla per un cambiamento di rotta. Un popolo che da decenni rincorre il “sogno americano” della ricchezza mentre si impoverisce sempre di più. Ed è un sogno che è stato esportato per ogni dove con gli effetti deleteri che ha imposto alle culture dei popoli e alle loro tradizioni. Se vogliamo limitarci al caso Italia posso dire che gli allievi, per certi versi, hanno superato il maestro. Stiamo distruggendo sistematicamente quanto di buono abbiamo costruito negli anni passati con dure lotte e sacrifici di ogni genere per affermare il diritto al lavoro, all’assistenza e alla previdenza. Questi tre capisaldi sono ora messi in discussione perchè lo stato intende rinunciare a proteggerli. Lo fa perchè la salute è diventato un business e il lavoro è un optional. Di certo questi tre diritti hanno bisogno d’essere revisionati ma a distruggerli ce ne corre. Non diciamo nemmeno che il servizio pubblico è eccellente ma sosteniamo, semplicemente, che se non lo valorizziamo e gli offriamo gli strumenti adeguati per farlo funzionare, non possiamo nemmeno affermare che è obsoleto. Ed è qui semmai che devono essere esaltati i due diritti fondamentali ovvero quelli della vita e del vivere. Dentro di essi dobbiamo costruire ed esaltare lo strumento che motiva la ragione dell’essere società, stato, comunità per garantire ad ogni nascituro la possibilità di vedersi garantita l’assistenza, l’alimentazione, l’istruzione, il lavoro e una serena vecchiaia. Sono aspetti che non possono e non devono essere delegati ad altri per poi tradurli in interessi mercantilistici. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Libro di Gustavo Raffi

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 novembre 2011

In nome dell’uomo. Dal Risorgimento alla modernità, il ruolo del Grande Oriente nell’Italia unita cura di Gerardo Picardo, prefazione di Paolo Peluffo. Molti patrioti italiani, liberali o democratici, furono massoni e la Massoneria diede un contributo fondamentale alla rivoluzione nazionale. Una tesi sempre bistrattata dalla storiografia tradizionale che oggi torna alla ribalta grazie alle ricerche condotte negli archivi rimasti al Grande Oriente d’Italia dalla devastazione del periodo fascista. Il Gran Maestro Gustavo Raffi ci accompagna in un viaggio dal Risorgimento ai giorni nostri, da Cavour a Internet per una nuova visione della storia italiana riletta attraverso le vicende della più antica comunione massonica del nostro paese. Pagine 232 Euro 17,00 Codice 14320A EAN 978-88-425-4947-5

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Le periferie a misura d’uomo

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 novembre 2010

Roma 1-2 dicembre 2010 Auditorium Ara Pacis,  in Via di Ripetta, si terrà il convegno “Ritorno alla Città”, promosso dall’Assessorato alle Periferie di Roma Capitale. L’incontro segue idealmente il workshop internazionale di aprile 2010, “Modelli di Trasformazione Urbana”, avviato dall’Amministrazione capitolina in continuità con il progetto del sindaco di Roma, Gianni Alemanno, di dotare la Capitale di un Piano Strategico di Sviluppo, e con l’obiettivo di giungere agli Stati Generali della Città con un ampio ventaglio di apporti e di suggerimenti da parte di tecnici, studiosi e di esponenti della società civile.
I lavori, che saranno aperti dal sindaco Gianni Alemanno, prevedono la presentazione di progetti ad opera di Allies & Morrison, Peter Calthorpe, David Dernie, Francesco Cellini, Wittfrida Mitterer, Lucien Kroll, Leon Krier, Paolo Portoghesi, Franco Purini, Marco Romano, Cristiano Rosponi, Nikos A. Salingaros. Seguiranno interventi di Francesco Coccia , Livio De Santoli e Paolo Colarossi. A concludere due tavole rotonde: una sulle “regole” con Fabrizio Ghera, Teodoro Buontempo, Marco Corsini e Luciano Ciocchetti; l’altra sulle “risposte” con Massimo Frontera, Fabio Bastianelli, Eugenio Batelli, Giovanni D’Onofrio, Maurizio Flammini, Francesco D. Rossi, Amedeo Schiattarella.

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Convenzione dei diritti dell’uomo

Posted by fidest press agency su sabato, 20 novembre 2010

Roma 22 e 23 novembre presso la Biblioteca della Camera dei deputati in Via del Seminario 76, si terrà il convegno “Stato di diritto e democrazia. Il rispetto e l’applicazione della Convenzione dei diritti dell’uomo nell’ordinamento italiano”.  Il convegno, promosso da Radicali Italiani, dal Partito Radicale Nonviolento e dai parlamentari radicali intende valutare le condizioni dello stato di diritto e della democrazia in Italia prendendo come punto di riferimento il rispetto della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.  I lavori saranno aperti il 22 novembre alle ore 9.30 dalla Vicepresidente del Senato Emma BONINO e andranno avanti sino alle 19.30, con la partecipazione dei massimi esperti della materia che individueranno gli ambiti tematici in cui i diritti e le libertà convenzionali sono maggiormente minacciati. Tra gli interventi previsti, ci saranno quelli dei professori Patrono, De Sena, Francioni, Condorelli, Zagreblesky e del Segretario di radicali Italiani Mario Staderini.  Dalle ore 10.30 del 23 novembre, , subito dopo la presentazione del documento finale dei lavori redatto dagli accademici, si terrà una tavola rotonda presieduta dal deputato radicale Matteo Mecacci e con la partecipazione di politici e rappresentanti istituzionali. Concluderà i lavori Marco Pannella.  http://www.radicali.it/convegnocedu

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