Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘uranio’

Uranio: “La commissione è stata una farsa. Militari umiliati”

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 febbraio 2018

“Oggi arriva alla conclusione per le nostre forze armate un calvario segnato da umiliazioni e sentimenti di antimilitarismo: è quanto dichiara in una nota, Edmondo Cirielli, deputato di Fratelli di Italia, commentando la relazione finale dei lavori della commissione parlamentare d’inchiesta della Camera sull’Uranio impoverito. “La commissione è stata una farsa animata da atteggiamenti inquisitori e di becero antimilitarismo. In questi anni – spiega Cirielli – la commissione non solo non ha ottenuto, né tantomeno proposto, alcun risultato concreto per le vittime dell’uranio impoverito, per gli ammalati e per tutti coloro che rischieranno conseguenze sulla salute in future missioni in ambienti altamente ostili, ma soprattutto, come è emerso nel corso della missione in Sardegna dal 3 al 7 ottobre 2016, ha messo in atto una ben orchestrata campagna antimilitarista con l’unico scopo di mettere le mani sulle aree dei poligoni militari”.
“Vorrei ricordare che Fratelli di Italia dopo aver notato l’assurdo comportamento inquisitorio nei confronti dei militari auditi, trattati alla stregua di delinquenti, ha deciso di disertare i lavori per non legittimare un comportamento grave” continua a Cirielli.“Ma cosa ancor più grave: la Commissione anziché chiedere più risorse al Governo del Pd per garantire migliori condizioni sicurezza sui luoghi di servizio militare, per migliori dotazioni, per la sicurezza individuale e territoriale, per migliorare la tecnologia militare per implementarne appunto la sicurezza, si è accanita nel dimostrare che ogni défaillance fosse causa volontaria di una presunta ottusità militare e non dei Governi di sinistra che da tempo considerano la spesa militare e gli uomini e le donne in divisa un costo e non una risorsa” – conclude il deputato di Fdi.

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Energie rinnovabili? Sì, grazie

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 giugno 2011

Energie rinnovabili? Sì, grazie ma l’Italia non si adegua. L’energia nucleare e’ una fonte esauribile e di importazione (non possediamo miniere di uranio e tale risorsa si esaurira’) mentre le energie rinnovabili possono essere una buona prospettiva per il futuro. La Germania ha deciso di chiudere le proprie centrali nucleari, la stessa decisione l’ha presa la Svizzera. In Europa la percentuale delle energie rinnovabili e’ così ripartita:
Italia 9,5%;
Norvegia 42,4%;
Lettonia 36,2%;
Svezia 34,4%;
Austria 27,3%;
Finlandia 23,2%;
Portogallo 19%;
Danimarca 16,7%;
Romania 14,9%;
Svizzera 16,9%;
Estonia 13,5%;
Slovenia 12,7%;
Croazia 10,9%;
Lituania 10,5%;
Spagna 9,3%;
Insomma, spazi di manovra per puntare sulle energie rinnovabili ci sono, occorre perseguirle.

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Poligoni di Quirra in Sardegna

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 Mag 2011

Il deputato radicale Maurizio Turco, cofondatore del Partito per La tutela dei diritti di militari e forze di polizia (Pdm) ha depositato tre distinte interrogazioni sulle ormai note vicende che riguardano le indagini della Procura di Lanusei sui poligoni di Quirra e Capo San Lorenzo e le recenti dichiarazioni del Ministro della difesa che il 10 maggio scorso ha affermato che “E’ interesse delle Forze Armate tutelare la salute dei propri militari e dei civili. Al momento, per quanto io sappia non e’ stato accertato alcun nesso di causalità tra uranio e decessi” e in merito alla dichiarata collaborazione e trasparenza dell’Aeronautica militare. Al Ministro della difesa è quindi stato chiesto se: “alla luce delle inquietanti notizie riportate dagli organi di informazione “sia intenzionato a disporre l’immediata evacuazione dei poligoni di Quirra e Capo San Lorenzo e conseguentemente interdirne l’accesso al personale militare e civile, a sospendere ogni attività militare e industriale, a provvedere alla bonifica dell’intero territorio, a risarcire i danni arrecati alle popolazioni civili e ai militari deceduti o ammalatisi che abbiano prestato servizio in quelle sedi, a risarcire economicamente i comuni su cui insistono i poligoni in premessa e le aziende agricole e pastorali che per effetto del provvedimento di sequestro disposto dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lanusei abbiano dovuto interrompere le loro attività lavorative”; “quali siano stati gli eserciti che hanno svolto le loro attività nei poligoni interessati dalle indagini della Procura di Lanusei, in quali anni e quali siano state le attività svolte e quali gli ordigni utilizzati e/o fatti esplodere, se abbiano effettuato attività di bonifica e in caso contrario quali siano state le ragioni per le quali il comando militare da cui dipendono i poligoni in premessa abbia consentito che i residui bellici fossero smaltiti in loco tramite interramento e occultamento”; “quante siano state le Sentenze pronunciate dai Tribunali civili, amministrativi e penali che abbiano condannato il Ministero della Difesa a risarcire i danni lamentati da militari e civili in conseguenza della dichiarata esposizione ai rischi di contaminazione di sostanze nocive o che siano deceduti o che abbiano riportato patologie che ne abbiano determinato l’invalidità per la quale sia stato dichiarata la dipendenza dall’esposizione all’uranio impoverito o ai residui derivanti dall’uso di munizionamento contenente detto materiale, quante le sentenze siano state eseguite, quante quelle appellate, quante le cause concluse con una transazione stragiudiziale”. “Mi auguro – dichiara Comellini, Segretario del Pdm – che il Ministro La Russa risponda velocemente alle domande che gli sono state poste perché non solo è un suo preciso dovere istituzionale, ma anche in ragione dell’interesse pubblico che riveste l’intera questione per le possibili ricadute sull’economia locale e per le conseguenze che il protrarsi delle attività militari potrebbero avere sulla salute della popolazione civile e militare che in quelle zone vive e lavora.” (Partito per la tutela dei Diritti di Militari e Forze di polizia (Pdm).

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Uranio su Salto di Quirra?

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 Mag 2011

“L’Aeronautica Militare, che gestisce il poligono Interforze del Salto di Quirra per conto del ministero della Difesa ha ribadito con un comunicato di aver fornito agli inquirenti tutta la documentazione richiesta e di potenziale interesse per le indagini in corso da parte della Procura della Repubblica di Lanusei, in linea con i criteri di assoluta trasparenza già adottati in passato nell’ambito delle indagini ambientali. Se ci fosse stata massima trasparenza in passato non ci sarebbe stata la necessità di una inchiesta da parte della Procura di Lanusei – i cui risultati eclatanti sono a tutti noti – e il silenzio con cui il Ministro della difesa continua a rispondere alle nostre interrogazioni, presentate dal deputato radicale Maurizio Turco, cofondatore del Pdm, ci fa dubitare seriamente di quanto in queste ore vuole affermare e farci credere il vertice dell’Aeronautica militare.” Lo dichiara Luca Marco Comellini, Segretario del Partito per la tutela dei diritti di militari e forze di polizia (Pdm)

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Sulla Libia missili Tomahawk

Posted by fidest press agency su domenica, 20 marzo 2011

La cosa più grave dell’attacco occidentale in Libia è al momento l’utilizzo di missili Tomahawk che contengono, come ripetutamente dimostrato da numerosi studi scientifici, uranio impoverito. Al di là dunque del danno immediato, la coalizione occidentale sta spargendo sulla Libia sostanze radioattive che compromettono gravemente il futuro della popolazione locale, esponendola ad un aumento epsponenziale di malattie tumorali e non. Si avvelena dunque il futuro di quella popolazione civile che – a parole, nelle dichiarazioni o nelle risoluzioni Onu – su afferma di voler “proteggere”. A proposito dei missili. Vengono discusse quattro tesi principali riguardanti l’uso di armi all’Uranio impoverito (DU) in Jugoslavia da parte della NATO negli anni 90. La prima tesi sostiene che il DU è dannoso e pericoloso, non solo come agente tossico chimicamente, ma anche dal punto di vista radiologico. La seconda sostiene che le autorità politiche e militari italiane non potevano non essere informate sulla pericolosità del DU e sul suo utilizzo negli scenari di guerra dell’ultimo decennio e che non è vero, poi, che le armi al DU non siano proibite a livello internazionale. La terza tesi sostiene come sia lecito attendersi l’insorgenza di tumori da DU nei militari italiani, effettuando una stima dei casi attesi nella popolazione oltre che nei militari. La quarta tesi mette in evidenza come la presenza di DU sia difficile da determinare sperimentalmente con rilevazioni sul campo. In aggiunta, vengono poi trattati due punti che inquadrano il problema “DU nei Balcani” in un quadro più ampio. Viene fatto rilevare che il caso del DU è solo la punta dell’iceberg delle conseguenze di una guerra chimica, radiologica ed ecologica condotta dalla NATO contro la Jugoslavia e contro l’intero sistema ambientale dei Balcani. Infine, dati epidemiologici sulla popolazione jugoslava vengono discussi per dimostrare come già oggi, a causa dell’inquinamento chimico e radioattivo, nonché delle condizioni di vita delle popolazioni jugoslave, migliaia di morti tardive per tumore e malformazioni congenite si stiano già verificando in Jugoslavia.

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Uranio dall’Africa per l’industria atomica della Francia

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 ottobre 2010

Di Ulrich Delius. Il rapimento di sette dipendenti di imprese energetiche ed edili francesi avvenuto lo scorso 16 settembre 2010 in Niger ha evidenziato l’importanza che questo stato dell’Africa occidentale ricopre per l’approvvigionamento energetico della Francia. Senza l’uranio proveniente dal Niger i 58 impianti atomici della Francia non potrebbero funzionare. L’impresa energetica francese Areva ottiene circa un terzo del suo uranio dalle miniere nel Niger settentrionale. Nel 2009 l’impresa ha estratto 8.600 tonnellate di questo prezioso minerale da miniere situate nella regione di Arlit, e sempre in Niger l’impresa vorrebbe avviare ancora nuove miniere. Da un’inchiesta condotta dall’organizzazione non governativa francese Sherpa nel 2005 risulta che i minatori nel nord del Niger non sono mai stati informati sui rischi e pericoli per la propria salute legati al lavoro in una miniera di uranio. L’alto tasso di tumori polmonari e di casi di leucemia non sono finora bastati per convincere Areva ad assumersi le proprie responsabilità e anzi, l’impresa continua a sostenere l’innocuità dell’estrazione dell’uranio. A soffrire le peggiori conseguenze per la salute sono soprattutto i minatori Tuareg, solitamente assunti come lavoratori ausiliari e/o precari.
La nuova inchiesta condotta nel 2010 dall’organizzazione ambientalista Greenpeace ha ulteriormente confermato i dati allarmanti già forniti dalle inchieste precedenti. L’inchiesta di Greenpeace sottolinea in particolare le terribili condizioni di lavoro nelle miniere di uranio e l’insufficiente tutela delle popolazione Tuareg residente. Sempre più la violazioni dei diritti delle popolazioni native della regione sono causa di conflitti armati. Tra il 2007 e il 2009 l’organizzazione Tuareg “Movimento dei Nigerini per la Giustizia” (MNJ), in lotta contro il governo del Niger, ha infatti chiesto il miglioramento delle condizioni di lavoro nelle miniere, l’effettiva tutela della popolazione e una giusta partecipazione della popolazione locale agli introiti dell’attività mineraria. Messa sotto pressione dalla Libia, nel 2009 il MNJ ha deposto le armi, ma le richieste formulate continuano ad essere valide. La situazione dei Tuareg è particolarmente drammatica: l’attività mineraria non solo viola i loro diritti tradizionali alla terra ma a lungo termine distrugge la loro patria e terra. E ora anche il vicino Mali ha iniziato a cercare il prezioso minerale sulla terra dei Tuareg.

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L’uranio è il combustibile del futuro

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 giugno 2010

Si dice che una volta fatti gli impianti nucleari mancherà l’uranio. Non è vero. Sono 18 i Paesi produttori d’uranio nel mondo. L’uranio è, infatti, un minerale molto diffuso sulla Terra. E’ presente nelle rocce in una percentuale di qualche grammo per tonnellata e si trova persino nell’acqua del mare(4 miliardi di tonnellate), anche se ad una concentrazione molto più bassa. Analizzando la mappa mondiale dei giacimenti e conoscendone la natura è possibile stabilire la quantità di uranio estraibile formando delle fasce di costi per kgU: fino a 40 $, tra 40 $ e 80 $, fra 80 $ e 130 $ e > 130 $. Ovviamente i più economici sono quelli sfruttati per primi. I dati sono desunti da fonte NEA(Nuclear Energy Agency) dell’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) e IAEA (International Atomic Energy Agency) 2007. Tutte le zone dove c’è una comprovata presenza di uranio vengono denominate Risorse Ragionevolmente Sicure (Reasonably Assured Resources, RAR). Una volta noti i giacimenti ragionevolmente sicuri, attraverso analisi corredate da opportune misure di radioattività, si possono individuare luoghi simili da un punto di vista geomorfologico. Tali giacimenti si considerano stimati e fanno parte delle Risorse Addizionali Stimate (Estimated Additional Resources, EAR). Tali risorse aggiuntive sono classificate in due categorie: EAR-I ed EAR-II; le EAR II sono meno certe delle prime. Esiste poi un’altra categoria chiamata: Risorse Speculative (SR), che sono il frutto di una ulteriore estrapolazione delle caratteristiche geomorfologiche di terreni che possono contenere uranio. Le risorse del tipo RAR e di tipo EAR-I sono quelle di sfruttamento più facile, e come tale meno costoso. Sulla base di nuovi calcoli si stima che è possibile estrarre, a meno di 130 dollari/kg, circa 5,5 milioni tonnellate (rispetto ai 4,7 milioni stimati nel 2005). Il consumo annuale di uranio da parte dei reattori nucleari attualmente in funzione è di circa 69.000 tonnellate all’anno e quindi, a questo ritmo di consumi, le riserve accertate basteranno di sicuro per 80 anni almeno. Le Risorse Speculative comprendono anche l’uranio presente nei fosfati e si possono stimare in circa 22 Mt di uranio (320 anni). La tecnologia di estrazione di uranio dai fosfati è sostanzialmente matura: la si utilizza già in Belgio e negli Stati Uniti. Per cui la durata complessiva dell’uranio potrebbe arrivare a 600 anni, per un consumo annuo di 69 kt. Passando da una all’altra, in crescendo, i costi ovviamente aumentano, ma non in maniera eccessiva. Nel momento in cui verrà utilizzato il riprocessamento in modo più diffuso e soprattutto nel momento in cui si arriverà ai reattori di IV generazione(uranio quasi rinnovabile), che producono più combustibile di quello che bruciano (autofertilizzanti), la disponibilità di uranio, con gli stock annunciati, passerà a 2.550 anni almeno. Ricordo che, da dati Enea, le riserve accertate dei combustibili fossili sono, come durata con i consumi attuali: per il petrolio di 42 anni, 67 anni per il gas e 198 anni per il carbone. Fareambiente, movimento ecologista realista, prende atto di questa realtà e ne trae le ovvie conclusioni e cioè: l’umanità continuerà ad utilizzare energia nucleare anche quando dei combustibili fossili si sarà perso il ricordo.

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Sarkozy riceve 50 capi di Stato africani

Posted by fidest press agency su domenica, 30 Mag 2010

Nizza 31 maggio vertice tra il presidente francese Nicolas Sarkozy e 50 capi di Stato africani. L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM), ha criticato la politica della Francia in Africa. Parigi sostiene molti regimi dittatoriali in Africa e, nonostante la sua notevole influenza, non sta facendo assolutamente nulla per promuovere una pace duratura nelle zone dove attualmente ci sono le peggiori crisi umanitarie. La promessa di Sarkozy di rompere finalmente con quella che storicamente è stata la politica sull’Africa di Parigi, fino ad oggi non è ancora stata mantenuta. In questo modo la garanzia d’accesso alle materie prime, interessi di potere, nepotismo e corruzione nella politica francese in Africa hanno ancora la priorità sui diritti umani. Il sostegno incondizionato della Francia all’autocrate presidente del Ciad, Idriss Déby, è costato la vita a decine di migliaia di persone che scappavano dal Darfur nella zona calda al confine con il Sudan occidentale. Con le sue posizioni Déby non fa’ altro che alimentare la guerra in Sudan. Ma Parigi non tollera alcun tipo di critica verso il regime dispotico che potrebbe contribuire alla democratizzazione del Ciad, che sarebbe fondamentale per fermare il genocidio nel Darfur. Parigi adotta la politica del silenzio anche riguardo alle sparizioni dei leader politici dell’opposizione in Ciad. In questo modo il governo francese si rende complice di un regime autoritario che calpesta regolarmente i diritti umani. Sarkozy aveva effettivamente promesso dopo il suo insediamento al potere nel 2007, di rendere la sua politica nei confronti dell’Africa più trasparente, di porre fine agli interventi militari e di ritirare la maggior parte dei soldati francesi di stanza nel continente africano. Tuttavia agli ambiziosi annunci sono seguiti come al solito ben pochi fatti. Nel febbraio 2008 Parigi è intervenuta militarmente in Ciad. Anche se in questo paese infuria una guerra civile, la Francia nel 2008 ha aumentato le vendite di armi in Ciad del 50% per un valore di 13 milioni di Euro. Il secondo maggior acquirente mondiale di armi francesi è il Marocco, con un valore di 874,3 milioni di Euro, necessari per garantire l’occupazione del Sahara Occidentale. Il Presidente Sarkozy riceve regolarmente a Parigi i dittatori di Libia, Tunisia, Gibuti, Algeria, Togo, Gabon e Camerun. Sempre nel marzo 2009, ha compiuto un viaggio in Niger per garantire il controllo di uranio da parte del gruppo nucleare francese AREVA. I Tuareg protestano da anni a causa delle contaminazioni radioattive e accusano AREVA di violare sistematicamente le più basilari norme sanitarie. Fino ad oggi non è ancora stato chiarito il ruolo della Francia e dell’azienda energetica AREVA nel rovesciamento del presidente del Niger, Mamadou Tandja, avvenuto nel febbraio 2010. Tandja aveva in precedenza scatenato le ire di Parigi per aver consentito ad aziende cinesi di accedere allo sfruttamento dei giacimenti di uranio.

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L’uranio di Areva sta uccidendo il Niger

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 Mag 2010

Greenpeace diffonde oggi un’inchiesta in cui rivela come l’estrazione di uranio dalle miniere di Areva, il gigante dell’energia nucleare (società che possiede la tecnologia dell’EPR le centrali che il governo vuole costruire in Italia) sta mettendo in serio pericolo la popolazione del Niger, uno dei paesi più poveri dell’Africa. «La radioattività crea più povertà perché causa molte vittime. Ogni giorno che passa siamo esposti alle radiazioni e continuiamo a essere circondati da aria avvelenata, terra e acqua inquinate, mentre Areva fattura centinaia di milioni di dollari grazie alle nostre risorse naturali» testimonia Almoustapha Alhacen, Presidente della Ong locale Aghir in’Man. Le analisi di Greenpeace mostrano che in quattro casi su cinque la radioattività nell’acqua supera i limiti ammessi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Nonostante questo, l’acqua viene distribuita alla popolazione. L’esposizione alla radioattività causa anche problemi delle vie respiratorie e non a caso nella regione delle miniere di Areva i tassi di mortalità legati a problemi respiratori sono il doppio che del resto del Paese. Inoltre, le ONG locali accusano gli ospedali, controllati da Areva, di aver nascosto molti casi di cancro. «Sono paesi come il Niger a scontare la follia nucleare dell’occidente. – Spiega Andrea Lepore, responsabile della campagna nucleare di Greenpeace – Anche l’Italia si appresta a costruire le sue centrali con Areva e questo è l’ennesimo drammatico risvolto dell’atomo». La metà dell’uranio di Areva proviene da due miniere del Niger, paese che rimane poverissimo nonostante da oltre quarant’anni sia il terzo produttore di uranio al mondo. Areva ha firmato un accordo per iniziare a scavare una terza miniera tra il 2013 e il 2014. Areva si presenta come una società attenta all’ambiente, ma il Niger ci rivela una verità ben diversa. Greenpeace chiede che venga svolto uno studio indipendente in Niger, sulle miniere e le città circostanti, seguito da una completa bonifica e decontaminazione. Devono essere attivati i  controlli necessari per garantire che Areva rispetti le normative internazionali di sicurezza nelle sue operazioni, tenendo conto del benessere dei lavoratori, dell’ambiente e delle popolazioni.

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Uranio per nuova commissione inchiesta

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 gennaio 2010

“Apprendiamo con soddisfazione la notizia della nuova condanna (la terza, in poco più di un anno) in sede civile inflitta al Ministero della Difesa e rilanciamo con forza l’appello alla classe politica perchè venga al più presto istituita una nuova Commissione parlamentare di inchiesta sull’uranio impoverito, in grado di completare e ampliare il lavoro della precedente”. Lo dichiara Francesco Palese, portavoce dell’Associazione Vittime Uranio, commentando la recente sentenza del Tribunale civile di Roma che ha stabilito il risarcimento, con quasi un milione di euro, nei confronti dei familiari del militare sardo Salvatore Vacca, morto nel 1999 a causa di una leucemia dopo una missione nei Balcani, secondo quanto riportato questa mattina dal quotidiano “L’Unione Sarda”. “Sulla vicenda – continua – non è stata fatta chiarezza, basta pensare che non si conoscono ancora le dimensioni reali del fenomeno, ossia il numero di militari morti o ammalati per presunta contaminazione. L’Associazione Vittime Uranio ha un elenco incompleto di 216 morti e oltre 2500 malati, ma si tratta di dati parziali. Ci sono state diverse interrogazioni al ministro Ignazio La Russa su questo aspetto, ma sarebbe opportuno che lo stesso fornisse questi dati in una sede più propria, ossia la Commissione parlamentare”. “Per quanto riguarda la sola Sardegna – conclude Palese –  il sito Vittimeuranio.com pubblica un elenco con i nomi di 12 militari morti dopo aver prestato servizio all’estero o nei poligoni. Si tratta solo dei casi denunciati pubblicamente dalle associazioni e dai familiari di questi ragazzi. Tutto ci fa pensare che si è in presenza solo della punta dell’iceberg e per questo occorre continuare a chiedere la verità”.

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Conferenza vittime uranio

Posted by fidest press agency su sabato, 9 gennaio 2010

Roma 13 gennaio p.v., alle ore 11.30, presso la sala stampa della Camera dei Deputati il Pdm e l’Associazione Vittime Uranio terranno una conferenza sulla questione delle Vittime dell’Uranio impoverito, l’assenza dello Stato, perché è necessaria una nuova Commissione d’inchiesta parlamentare (Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sui casi di morte e di gravi malattie che hanno colpito il personale italiano impiegato alle dipendenze dei Ministeri della difesa e dell’interno, che ha svolto il proprio servizio presso gli enti e i reparti delle Forze armate e delle Forze di polizia a decorrere dal 1980, con particolare attenzione agli effetti dell’utilizzo di proiettili all’uranio impoverito e della dispersione nell’ambiente di nanoparticelle di minerali pesanti prodotte dalle esplosioni di materiale bellico, ovvero da agenti contaminanti di cui al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, nonché degli effetti e delle conseguenze derivanti dalle pratiche vaccinali e di profilassi a carico del personale civile e militare delle amministrazioni pubbliche e di quelli derivanti dall’impiego dei sistemi d’arma e dei materiali in dotazione alle Forze armate e alle Forze di polizia (A.C. 2912 ) (presentata l’11 novembre 2009, annunziata il 12 novembre 2009 – On. Maurizio Turco).

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Contaminazione da uranio nel Niger

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 gennaio 2010

AREVA, la compagnia nucleare francese che dovrebbe avviare la “rinascita nucleare” in Italia, ha ammesso oggi di aver contaminato in modo inaccettabile il villaggio di Akokan nel Niger. Questo villaggio, infatti, sorge presso due miniere di uranio che sono gestite da affiliate di AREVA.
Già dal 2003 erano emersi indizi di contaminazione ad Akokan e nel 2007 si sono riscontrati livelli di radioattività fino a cento volte oltre il livello di fondo. Nel 2008 AREVA aveva affermato di aver bonificato la zona, sotto il controllo delle autorità locali. Lo scorso novembre 2009 una spedizione di Greenpeace – con la collaborazione del laboratorio francese CRIIRAD e della rete di associazioni locali ROTAB – ha visitato sia le miniere (sotto la sorveglianza delle autorità locali) sia i villaggi vicini. “Ad Akokan sono stati rilevati livelli di contaminazione fino a cinquecento volte oltre il livello di fondo, anche negli stessi punti che AREVA sosteneva di aver bonificato” denuncia Alessandro Giannì, direttore delle Campagne di Greenpeace. “Ovviamente, non possiamo fidarci di AREVA, né nel Niger né in Italia: quali garanzie possono dare con questo approccio fantasioso alla sicurezza nucleare?”.  La contaminazione per le strade di Akokan, e presumibilmente in altre zone del circondario, è causata dalla folle idea di AREVA di “riciclare” gli scarti delle miniere di uranio per la costruzione delle strade: un modo comodo e poco costoso per smaltire scorie radioattive. Ai livelli di radioattività rilevati da Greenpeace basta stare fermi un’ora al giorno in queste strade per assorbire il massimo della dose annua ammessa dalla Commissione Internazionale per la Radioprotezione (International Commission on Radiological Protection, ICRP). Adesso AREVA ha ricominciato a pulire i siti indicati da Greenpeace ma ovviamente l’affidabilità dei padroni del nucleare francese è ai minimi storici: quelle strade erano state già bonificate due anni fa, e con tanto di conferma del Niger Department of Mines (Ministero delle Miniere del Niger).  “Solo una valutazione dello stato dell’ambiente della zona colpita che sia estesa, trasparente ed indipendente potrà mettere al sicuro le popolazioni del Niger dalla radioattività. E solo la chiusura del capitolo ‘nucleare’ potrà metterci tutti al sicuro dalla follia di chi continua a fare soldi sulla nostra pelle” conclude Giannì.

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Le vittime dell’uranio in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 gennaio 2010

“Sono almeno 216 i militari italiani morti per possibile contaminazione da uranio impoverito”. Lo sostiene l’Associazione Vittime Uranio che questa mattina a Lecce ha denunciato due nuovi casi di morte e quattro di malattia e reso pubblico in una conferenza stampa un documento ufficiale della Sanità militare, agli atti dell’ultima commissione parlamentare di inchiesta. “Si tratta tuttavia – ha spiegato Francesco Palese, portavoce dell’associazione  –  di un bilancio incompleto. Il documento della Sanità militare (che elenca 171 morti e 2500 malati) registra infatti l’ultimo decesso nel 2006 e non comprende peraltro i reduci da molte missioni, dai poligoni e tutti coloro che al momento della morte non erano più in servizio”.  “Integrando questo documento con i dati in possesso dell’associazione – ha detto Palese – arriviamo a contare 216 morti, ma è un dato ancora parziale”. Sulla questione, lo scorso 22 dicembre, il deputato radicale Maurizio Turco ha presentato un’interrogazione al Ministro della Difesa La Russa perché venga fatta chiarezza sulle reali dimensioni del fenomeno.  Nel corso della conferenza, che ha visto anche la partecipazione di alcuni ex militari malati, è stata chiesta l’istituzione di una nuova commissione parlamentare di inchiesta sull’uranio impoverito “per completare e ampliare il lavoro della precedente”. I nuovi casi di morte segnalati riguardano: D.S., ex paracadutista della Folgore, della provincia di Reggio Calabria, deceduto nell’ottobre del 2007 all’età di 32 anni a causa di una leucemia sorta in seguito alle missioni in Somalia e in Bosnia e V.C. militare della provincia di Taranto morto sempre di leucemia alcuni anni fa. I casi di malattia riguardano invece un ex militare della provincia di Varese al quale è stato diagnosticato un linfoma dopo una missione presso il poligono a mare di Capo San Lorenzo, in Sardegna, un militare della provincia di Taranto, reduce da diverse missioni all’estero e ora malato di linfoma, due ex militari della provincia di Lecce anche loro malati di cancro, il primo dopo una missione in Bosnia, il secondo dopo il servizio di leva nel poligono salentino di Torre Veneri. Sul sito dell’associazione Vittimeuranio.com è stato pubblicato un dossier proprio sul poligono di Torre Veneri. Alla conferenza ha preso parte anche la deputata del Pd Teresa Bellanova che ha annunciato una nuova interrogazione sul poligono.

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Uranio: conferenza vittime

Posted by fidest press agency su domenica, 3 gennaio 2010

Lecce 4 Gennaio – ore 12.00 sala delle conferenze  Palazzo Adorno sede della presidenza della Provincia, in via Umberto I. Le denunce di nuovi casi di militari morti e malati per probabile contaminazione da uranio impoverito. Il bilancio sul numero delle vittime, molto più preoccupante di quello fornito dall’allora ministro della Difesa Parisi in Commissione di inchiesta. Un dossier sul poligono salentino di Torre Veneri. Le testimonianze di alcune vittime pugliesi, tra cui quella del salentino Carlo Calcagni, capitano dell’Esercito reduce dalla Bosnia, in procinto di affrontare l’ennesimo intervento, questa volta in Inghilterra, senza il sostegno di nessuno, e della madre di un altro ex militare ora malato di cancro. Vi partecipano  i legali dell’associazione, i familiari delle vittime, i militari malati, il Presidente della Provincia di Lecce, Antonio Gabellone, i parlamentari Teresa Bellanova (Pd), e Maurizio Turco (Radicali – Partito diritti militari), primo firmatario di una recente proposta di legge per l’istituzione di una nuova commissione parlamentare di inchiesta sull’uranio.

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Conferenza vittime uranio

Posted by fidest press agency su giovedì, 31 dicembre 2009

Lecce, lunedì 4 Gennaio 2010  alle ore 12.00 Palazzo Adorno presso la sala delle conferenze di Palazzo Adorno, sede della presidenza della Provincia, in via Umberto I conferenza stampa che l’Associazione Vittime Uranio terrà con la partecipazione dei rappresentanti e dei legali dell’associazione, dei familiari delle vittime, dei militari malati, del Presidente della Provincia di Lecce, Antonio Gabellone, dei parlamentari Teresa Bellanova (Pd), e Maurizio Turco (Radicali – Partito diritti militari), primo firmatario di una recente proposta di legge per l’istituzione di una nuova commissione parlamentare di inchiesta sull’uranio.  Le denunce di nuovi casi di militari morti e malati per probabile contaminazione da uranio impoverito. Il bilancio sul numero delle vittime, molto più preoccupante di quello fornito dall’allora ministro della Difesa Parisi in Commissione di inchiesta. Un dossier sul poligono salentino di Torre Veneri. Le testimonianze di alcune vittime pugliesi, tra cui quella del salentino Carlo Calcagni, Capitano dell’Esercito reduce dalla Bosnia, in procinto di affrontare l’ennesimo intervento, questa volta in Inghilterra, senza il sostegno di nessuno, e della madre di un altro ex militare ora malato di cancro.

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