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Posts Tagged ‘urologia’

Il futuro dell’urologia

Posted by fidest press agency su sabato, 8 febbraio 2020

Va sempre più in questa direzione, per trattare patologie in costante crescita anche tra i più giovani, come la calcolosi urinaria e l’iperplasia prostatica benigna.Attraggono il calcolo in un “tunnel di vapore” e lo polverizzano in una sola seduta; vaporizzano e asportano il tessuto prostatico in eccesso con precisione millimetrica, rispettando l’area circostante; riducono tempi operatori, dolore e perdite ematiche, con una degenza di 1-2 notti e un più rapido recupero post-intervento, preservando la virilità e la continenza urinaria. Sono i laser ad olmio e al tulio di nuova generazione, sempre più potenti e versatili, in grado di garantire un approccio mininvasivo, ritagliato sul singolo paziente. Peculiarità, queste, che li rendono indicati anche nei soggetti più fragili, anziani o polipatologici, inoperabili con altre metodiche.
La calcolosi delle vie urinarie (rene, uretere, vescica) interessa il 10% degli uomini e il 7% delle donne, spesso a causa di regimi alimentari e stili di vita scorretti, ma è sempre più frequente anche in età pediatrica. In Italia si stimano 100.000 nuovi casi l’anno, con un rischio elevato di recidive, in parte evitabili se si eseguisse di routine l’esame chimico-fisico del calcolo, utile per identificare le sostanze responsabili della sua formazione e limitarne l’apporto con la dieta.
L’ipertrofia benigna della prostata (IPB) è, dopo l’ipertensione, la malattia più diffusa nel sesso maschile. Affligge 6 milioni di italiani over 50 ma colpisce anche 1 under 50 su 10, in presenza di fattori di rischio come disturbi cardiovascolari, fumo, livelli elevati di glicemia, colesterolo e trigliceridi.“L’impiego delle tecnologie con energia laser è in rapido aumento anche per curare l’ostruzione prostatica benigna, a fronte dei vantaggi offerti e del minor numero di complicanze rispetto alle metodiche classiche”, spiega Luca Carmignani, Presidente Fondazione SIU e Responsabile Unità Operativa di Urologia dell’IRCCS Policlinico San Donato. “Grazie alla disponibilità di laser come quello al tulio, che offre la maneggevolezza necessaria a operare qualsiasi prostata, e quello ad olmio, che in più consente di frantumare i calcoli vescicali, oggi quasi tutti i pazienti con IPB si possono trattare per via endoscopica, anche in caso di adenomi molto voluminosi. Per lungo tempo – continua l’esperto – gli uomini hanno temuto il chirurgo, soprattutto per questa problematica che coinvolge la sfera intima. Non devono più esserci ritrosie o paure, perché la nuova chirurgia laser è sicura e rispettosa di tutte le funzioni, sessuali e non: risolve il problema con un ricovero di 1-2 notti e favorisce una più rapida guarigione dei tessuti, permettendo di tornare in breve alle normali attività. Si può inoltre personalizzare l’intervento, adattandolo al tipo di paziente, alla sua patologia e alle sue aspettative. Un esempio su tutti: la vaporizzazione della prostata con laser al tulio, tecnica che limita al minimo il sanguinamento, è indicata anche in soggetti molto anziani, cardiopatici o con disturbi della coagulazione. Il nostro obiettivo è che nessuno sia più costretto a vivere con il catetere, a qualunque età, ma tutti possano essere operati con queste metodiche performanti e poco invasive”.“Il recente sviluppo tecnologico e la miniaturizzazione degli strumenti endoscopici hanno rivoluzionato l’urologia”, racconta Filippo Fagnani, Direttore Scientifico Divisione chirurgica di Quanta System. “Oltre ad avere una forte tradizione in campo urologico, Quanta è tra le aziende che hanno apportato il maggior tasso di innovazione nella tecnologia laser applicata a questo settore, negli ultimi 3 anni. Ma il nostro impegno non si ferma qui: stiamo sviluppando nuove piattaforme per rispondere in maniera puntuale alle richieste degli urologi, nello sforzo costante di tramutare le esigenze cliniche in ulteriori soluzioni tecnologiche, in grado di portare benefici sia agli operatori sanitari sia ai pazienti”.L’evoluzione dei sistemi laser, dunque, prosegue. Il loro costante perfezionamento aprirà in futuro nuove prospettive terapeutiche nella litotrissia avanzata e nel trattamento dei tumori renali e vescicali.

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Torino si riconferma capitale dell’urologia senza bisturi con due centri di eccellenza

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 maggio 2019

Dal recente Congresso Nazionale della Società Italiana di Endourologia –IEA co-presieduto dal professor Francesco Porpiglia, Direttore dell’ Urologia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria San Luigi Gonzaga di Orbassano (Torino), e dal dottor Cesare Marco Scoffone, Direttore dell’Urologia dell’Ospedale Cottolengo di Torino, che ha riunito a confronto oltre 400 urologi, tutte forze in campo contro le patologie urologiche che affliggono milioni di italiani.Protagoniste vincenti del congresso sono state avanzate tecniche endoscopiche basate sull’uso di varie fonti di energie laser .Le fibre del diametro di 0,2 – 0,5 mm che erogano l’energia laser arrivano in qualsiasi punto delle vie urinarie e asportano direttamente dall’interno i calcoli renali (in Italia affliggono 7-8 milioni di persone con 100mila nuovi casi l’anno) l’ipertrofia prostatica benigna (l’80% degli italiani over 50). La stessa tecnica rimuove i tumori dell’urotelio (reni, vescica e uretere) senza sacrificare l’organo che con la chirurgica tradizionale sarebbe stato asportato.
Calcolosi renale e laser – La terapia miniinvasiva della calcolosi si avvale ora della ECIRS (Endoscopic Combined IntraRenal Surgery) che utilizza laser e microstrumenti per risolvere la patologia con efficacia e sicurezza. La metodica impiega sottilissimi ureteroscopi attraverso i quali la fibra laser raggiunge direttamente il calcolo che viene polverizzato o frantumato. Rispetto alla chirurgia del passato invasiva e con grossi tagli ,la nuova tecnica si effettua utilizzando le vie naturali o con piccole incisioni, riduce i tempi di catetere e di degenza e consente di operare anche pazienti “difficili”, bambini e anziani. Enucleazione laser per la prostata ingrossata – “La HoLEP”,spiega il dottor Scoffone, “che si effettua per via endoscopica transuretrale passando per le vie naturali (l’uretra), quindi senza alcuna incisione cutanea, si avvale dell’ energia del laser ad olmio erogata da una fibra sottile come un capello a brevissima distanza dal tessuto, per asportare adenomi prostatici ostruenti di qualsiasi dimensione (anche di 300 grammi) che prima erano trattati solo con la chirurgia open . La parte rimossa viene sospinta in vescica dove viene frantumata dal morcellatore e asportata per essere sottoposta all’esame istologico. Questo approccio riduce notevolmente intensità e durata dei fastidiosi disturbi minzionali spesso presenti dopo l’intervento. Durante la HoLEP il controllo del sanguinamento è ottimale e i numerosi vasi prostatici vengono coagulati in modo mirato e selettivo. Questo ci consente di trattare anche pazienti affetti da gravi patologie cardiovascolari in terapia anticoagulante o antiaggregante, e quindi ad alto rischio in caso di chirurgia tradizionale”.Il bisturi ad acqua e il robot per la vescica al San Luigi – “Ulteriori novità nel campo delle più avanzate tecnologie”, dice il professor Francesco Porpiglia, “sono l’ablazione endoscopica robot-assistita dell’adenoma prostatico mediante getto di acqua ad alta pressione e l’ approccio robotico dell’ asportazione della vescica per tumori infiltranti con successiva ricostruzione durante lo stesso intervento. Il robot “lavora” attraverso 3-4 piccole incisioni cutanee e permette di ricostruire una neovescica con un tratto di intestino del paziente, riposizionata nella stessa sede dell’organo originale. Entrambi gli interventi vengono eseguiti in pochissimi centri di eccellenza in Italia e all’estero, tra cui il nostro centro piemontese”. ll laser asporta i tumori dell’urotelio (reni, vescica e uretere) permettendo di salvare il rene a differenza della chirurgia a cielo aperto che lo rimuoveva – “Il laser a olmio ha rivoluzionato la terapia dei tumori che interessano le cavità renali e l’uretere, vale a dire quelli dell’alta via escretrice” conclude il dottor Scoffone. “Gli ureteri collegano i reni alla vescica e i tumori che li interessano costituiscono il 5-10% delle neoplasie dell’apparato urinario. La fibra laser dato il suo diametro microscopico è in grado di entrare nell’uretere dove può vaporizzare le lesioni tumorali mantenendo integra la parete ureterale. Rispetto al tradizionale intervento chirurgico demolitivo, che comporta l’asportazione di rene, uretere e pastiglia vescicale, il laser ad olmio permette dunque di non sacrificare un organo funzionalmente rilevante”.

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L’Urologia in diretta live dalla Sala Operatoria

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 marzo 2019

Bergamo il 29 marzo Ivano Vavassori (Responsabile dell’Urologia dell’ASST Bergamo Ovest) ed il suo staff saranno protagonisti di tre dirette al SIU Live, evento organizzato dalla Società Italiana di Urologia, in collaborazione con la AUA (American Urological Association) e l’EAU (European Association of Urology), ed interamente dedicato alla chirurgia in diretta. Durante le sessioni di Sala Operatoria dagli Ospedali prescelti vengono presentate le più moderne tecniche chirurgiche in ambito urologico: procedure endourologiche, laparoscopiche e robotiche, eseguite da chirurghi nazionali e internazionali. L’Ospedale di Treviglio-Caravaggio sarà una di queste prestigiose sedi; nella giornata del 29 marzo tre interventi eseguiti dall’urologo ed il suo staff saranno proiettati in streaming sia al convegno, sia a tutti quelli che vorranno seguire l’intervento via web dalla pagina del SIU Live.Gli interventi prescelti sono:
Un intervento di laser per la patologia prostatica
Una ureterorenoscopia renale per calcoli
Un impianto di device temporaneo in uretra prostatica
“Il programma scientifico preliminare di SIU Live – ci spiega il Direttore Generale dell’ASST Bergamo Ovest, Peter Assembergs – è ambizioso e, per la nostra azienda è sicuramente un parterre de rois non indifferente: SIU trasmetterà su 9 schermi circa 100 procedure chirurgiche eseguite in Centri italiani ed esteri collegati (Italia, Cina, Turchia, America), più di 400 partecipanti all’assise all’Auditorium del Massimo di Roma e una diretta planetaria in streaming”.

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Parte da Roma il futuro dell’urologia traslazionale

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 ottobre 2018

Essa si avvale ora anche di un nuovo piccolo robot dalle grandi prestazioni presentato per la prima volta in Italia. Dal Meeting FutUrology, svoltosi a Roma giorni fa, ha visto riuniti
i massimi esperti internazionali. E’ così che partirà il futuro dell’urologia italiana. “La nuova medicina e urologia translazionale”, spiega il professor Roberto Miano, Professore Associato in Urologia Università di Roma Tor Vergata e direttore scientifico dell’evento, “si basa su innovazione, multidisciplinarietà e network e vede protagonisti non più solo chirurghi o medici ma ingegneri, biotecnologi, informatici, operatori sanitari e imprenditori, che lavorando in stretta collaborazione portano l’innovazione dal laboratorio di ricerca al letto del paziente”.
Tra le nuove tecnologie che hanno rivoluzionato la chirurgia un ampio capitolo riguarda i robot chirurgici che trattano ormai da anni con successo i principali tumori urologici – prostata, vescica, rene – che colpiscono ogni anno in Italia oltre 65mila persone. “Il robot ha una precisione non confrontabile con altre tecniche”, dice il professor Giuseppe Vespasiani, Professore Ordinario di Urologia all’Università di Roma Tor Vergata, ”il che consente di superare i limiti della laparoscopia per patologie in sedi anatomiche altrimenti difficili da raggiungere”. Nel 2017 in Italia sono stati circa 18mila gli interventi di chirurgia robotica di cui 12mila in Urologia.
Il nuovo Robot. Proprio nell’ambito della robotica è stato presentato per la prima volta in Italia da Mark Slack, direttore medico di Cambridge Medical Robotics (CMR), Versius, il più piccolo robot chirurgico al mondo, dalle grandi prestazioni, che dopo essere stato sperimentato con successo anche nella chirurgia prostatica promette molto. “Per realizzarlo”, precisa Roberto Miano, “al CMR si sono ispirati al braccio umano, infatti il robot riproduce fedelmente i movimenti e le articolazioni del polso di una mano un uomo. Versius, diretto dal chirurgo con comandi hi-tech e un display 3D ad alta risoluzione, è in grado di svolgere in maniera mininvasiva complessi interventi chirurgici non solo in ambito urologico. Grazie alle sue ridotte dimensioni il nuovo robot è trasportabile e può spostarsi da una sala operatoria all’altra, o addirittura da un ospedale all’altro. Versius, robot multifunzionale, facile all’uso, ergonomico, modulare, e più economico del suo “fratellone” Da Vinci rivoluzionerà il settore”.
L’intelligenza artificiale e il machine learning: una sfida avvincente “L’uso dell’intelligenza artificiale in medicina è una sfida avvincente ”, continua il professor Roberto Miano, ”che riguarda la ricerca ma sempre di più anche la clinica, i docenti e gli studenti – futuri medici – a cui dobbiamo insegnare a trarre i massimi vantaggi da queste nuove tecnologie”. “L’intelligenza artificiale ci potrà aiutare nella lettura delle immagini non solo radiologiche ma anche endoscopiche”, spiega ancora il professore, “una vera e propria rivoluzione diagnostica”.
Esiste sempre L’Uomo Dobbiamo trarre il massimo vantaggio dalle tecnologie senza però dimenticarci che non possono sostituire l’essere umano.

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Alberto Lapini è il nuovo Presidente Nazionale della Società Italiana di Urologia Oncologica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 aprile 2018

L’elezione è avvenuta ieri durante il XXVIII Congresso Nazionale della Società Scientifica che si chiude oggi a Milano e che vede la partecipazione di oltre 600 specialisti da tutto il nostro Paese. Classe 1957, nato a Firenze il dott. Lapini è Responsabile e Coordinatore della Prostate Cancer Unit dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi di Firenze. Dal 2015 al 2018 è stato Presidente Incoming della SIUrO e subentra al prof. Riccardo Valdagni. “Per i prossimi tre anni avrò l’onore di presiedere la Società a cui sono iscritto da oltre 20 anni e sono grato, a tutti i miei colleghi, per la fiducia che hanno riposto nei miei confronti – afferma il Neo Presidente Alberto Lapini -. I punti sui quali vogliamo lavorare, già a partire dai prossimi giorni, sono: formazione, valorizzazione dei giovani e innovazione nella ricerca medico-scientifica. Come prima cosa è necessario implementare le varie attività formative che promuoviamo da diversi anni. Recentemente abbiamo istituito, proprio per questo scopo all’interno di SIUrO, una Academy che deve coordinare i progetti già attivi e avviarne di nuovi su tutto il territorio nazionale. Punteremo poi sui giovani iscritti che nella nostra Società Scientifica hanno un proprio gruppo autogestito. Attraverso una più stretta collaborazione con questa struttura vogliamo maggiormente valorizzare le loro idee, competenze e proposte per poter così avviare un profondo ricambio generazionale dei vertici istituzionali dell’uro-oncologia italiana. L’ultimo aspetto sul quale bisogna intervenire riguarda l’innovazione. Un obiettivo prioritario da raggiungere è l’avvio di nuovi data base nazionali condivisi o trial clinici sulla sorveglianza attiva non solo per il tumore della prostata ma anche per altre neoplasie. Lanceremo inoltre, sempre all’interno di SIUrO, nuovi progetti di ricerca sulle terapie alternative alla cistectomia”. “Infine – conclude il dott. Lapini – vogliamo promuovere campagne educazionali a livello nazionale dedicate alla popolazione. Queste avranno al centro la corretta informazione sulla prevenzione, diagnosi e le cure dei sempre più diffusi tumori uro-genitali. E’ infatti compito di una moderna Società Scientifica superare i confini del confronto tra gli specialisti ed aprirsi anche a cittadini, pazienti e caregiver”. Il dott. Lapini avrà al suo fianco, nei rinnovati vertici della SIUrO: Giaro Conti (Segretario e Tesoriere) e Renzo Colombo (Vice Presidente). Sono stati eletti nel direttivo nazionale: Sergio Bracarda, Orazio Caffo, Rolando Maria D’Angelillo, Luigi Filippo Da Pozzo, Andrea Benedetto Galosi, Carlo Patriarca, Alessandro Volpe, Vittorio Vavassori e Nadia Zaffaroni. Fanno parte del comitato scientifico eletto: Vincenzo Altieri e Enrico Bollito.

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23° Meeting della Sezione di Ricerca Urologica della Associazione Europea di Urologia

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 ottobre 2016

Prostata urinary_bladderParma. Da giovedì 20 a sabato 22 ottobre si terrà a Parma all’Hotel De La Ville, per la prima volta in Italia dopo molti anni, il 23° Meeting della Sezione di Ricerca Urologica della Associazione Europea di Urologia (ESUR16) (http://esur16.uroweb.org/).Si tratta di un convegno di grande prestigio internazionale, che vedrà la partecipazione delle personalità scientifiche più importanti nel panorama europeo che si occupano di ricerca pre-clinica e clinica in ambito urologico, con un focus particolare su diversi tipi di tumore, tra cui il cancro della prostata, della vescica e del rene. Uno degli argomenti che sarà trattato sarà ad esempio l’uso di sostanze di derivazione alimentare (polifenoli del tè verde) per la chemio prevenzione del cancro della prostata. Alla Cerimonia di apertura del Convegno, in programma per giovedì 20 ottobre alle ore 14.30, interverranno Furio Brighenti, Pro Rettore alla Ricerca, Massimo Fabi, Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma e Luigi Amore, Direttore Generale di Fondazione Cariparma.La Vice Sindaco del Comune di Parma Nicoletta Paci porterà un saluto ai convegnisti, provenienti da tutta Europa, alle ore 18.15 all’Academia Barilla.Coordinatore dei lavori del Convegno è il prof. Saverio Bettuzzi, docente di Biochimica al Dipartimento di Scienze Biomediche, Biotecnologiche e Traslazionali dell’Università di Parma.

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Un uomo su 3 non si sottopone ai controlli dell’urologo per imbarazzo e vergogna

Posted by fidest press agency su sabato, 2 luglio 2016

la prostata“Sono ancora giovane per sottopormi ai controlli” (36%), “Mi vergogno troppo” (32%) o “Non lo faccio perché non voglio che si venga a sapere” (29%). Sono queste le scuse che 3 italiani su 10 (31%) utilizzano per evitare i controlli urologici raccomandati dai medici per tenere sotto controllo l’ipertrofia prostatica benigna (IPB), una condizione fisiologica caratterizzata da disturbi urinari associati all’ingrossamento della ghiandola prostatica. Una leggerezza data dal pudore di essere visitati dall’urologo o dalla vergogna che altri siano a conoscenza dei propri problemi intimi. Oggi l’innovativa tecnica per l’enucleazione della prostata ThuLEP con la tecnologia di Cyber TM, permette operazioni precise e rapide in modalità one-day-clinic. Questo sistema, è un laser al tullio ad alta potenza made in Italy creato da Quanta System, azienda italiana leader nella tecnologia laser in ambito medicale. Tra i più timidi e restii gli uomini tra i 40 e i 59 anni (64%) soprattutto del Sud (37%), principalmente impiegati (21%) e liberi professionisti (16%).
É quanto emerge da uno studio condotto da Quanta System Observatory in occasione del mese della prevenzione urologica, effettuato con metodologia WOA (Web Opinion Analysis) su circa 1200 uomini di età compresa tra i 30 e i 65 anni, attraverso un monitoraggio online sui principali social network, blog, forum e community dedicate, per scoprire perché così tanti italiani non si sottopongono ai controlli medici per il monitoraggio della prostata. “Innanzitutto tengo a precisare che fortunatamente l’ipertrofia prostatica benigna non rappresenta un vero e proprio pericolo – afferma Luca Carmignani, primario di Urologia al IRCCS Policlinico San Donato e professore associato presso l’Università degli Studi di Milano – Si tratta del fisiologico ingrossamento della prostata a cui tutti gli uomini vanno incontro a partire dai 50 anni. Benché possa procurare sintomi urinari che compromettono non poco la qualità della vita, costringendo spesso persone molto anziane, se non trattata, a ricorrere a soluzioni fastidiose come il catetere permanente, è una patologia che oggi si può curare con successo; è però vero che gli uomini temono molto i disturbi alla prostata, ma ciò perché tendono a fare confusione fra patologie benigne e maligne. Sono portati, inoltre, a ignorare qualsiasi disturbo o, più precisamente, a non voler ammettere di avere eventuali problemi”. L’ipertrofia prostatica benigna rappresenta una patologia estremamente comune nell’uomo, basti pensare che viene regolarmente diagnosticata nel 50% degli uomini over 60 e nella quasi totalità degli ottuagenari. Numeri che dovrebbero allarmare gli italiani che invece, secondo i dati presentati dalla Società Italiana di Urologia, solamente nel 10-20% dei casi si sottopongono a visite di prevenzione e che in 9 casi su 10 si recano dall’urologo solo con l’insorgenza di gravi sintomi che li motivano a superare la propria timidezza e le proprie paure.“Una soluzione che si è dimostrata molto efficace per il trattamento dell’ipertrofia prostatica benigna è l’intervento chirurgico di prostatectomia transuretrale che sfrutta il laser al tullio (ThuLEP) – continua Carmignani – Il laser al tullio è idoneo al trattamento dei tessuti molli, quale è la prostata. Il raggio laser viene fortemente assorbito da tutti i tessuti, senza propagarsi in zone che non devono essere interessate dal trattamento. Per via uretrale viene introdotto uno strumento (resettoscopio) attraverso cui s’inserisce una sonda laser. Il laser asporta la porzione di prostata aumentata; essa viene quindi ridotta in frammenti più piccoli, che vengono infine aspirati. Si ottiene in questo modo un aumento della forza del getto urinario e una riduzione del residuo di urina che resta nella vescica dopo avere fatto pipì. Il paziente urinerà dunque meno spesso e il getto risulterà più potente; si ridurrà o annullerà la necessità di fare pipì di notte, così come il numero degli episodi d’infezioni alle vie urinarie, tipici e fastidiosi sintomi provocati dall’ipertrofia prostatica benigna”.L’operazione inoltre assicura il mantenimento di una normale e attiva vita sessuale. Un grande vantaggio per gli oltre 40mila uomini che ogni anno in Italia vengono operati alla prostata a causa dell’iperplasia prostatica benigna. Con questa procedura afferma il Prof. Carmignani “si ha una riduzione del sanguinamento, che permette di eseguire tale procedura anche nei pazienti con problemi di coagulazione; inoltre diminuisce il periodo in cui, dopo l’intervento, è necessario tenere il catetere, che può essere rimosso già il giorno successivo. Questi vantaggi fanno sì che questo tipo di intervento possa essere praticato anche su pazienti molto anziani (over 80), in molti casi già in terapia antiaggregante o anticoagulante, ai quali, sino ad ora, la chirurgia era spesso preclusa a favore di soluzioni ben più pesanti e rischiose e prosegue: “ai pazienti sono risparmiati i disagi e le sofferenze provocate dalla necessità di portare il catetere a permanenza, e la loro qualità di vita può migliorare significativamente”.Ma quali sono le altre motivazioni che inibiscono gli uomini a sottoporsi ai controlli medici raccomandati dagli specialisti? Se al primo posto ci sono il persistente pudore di essere visitati nelle parti intime dall’urologo (35%), e dalla vergogna che altri siano a conoscenza dei propri problemi di salute (29%), non mancano nemmeno quelli che hanno paura di doversi sottoporre a un intervento chirurgico (22%), coloro che hanno paura della possibilità che insorgano eventuali effetti collaterali dopo l’intervento (19%) e, nonostante il passare degli anni e l’arrivo dei primi sintomi, si ostina nella non accettazione del problema (15%). Una tendenza preoccupante che però non è eguale in ogni parte dello Stivale. Basti pensare che secondo quanto emerso dall’indagine al Sud la percentuale di chi non si sottopone ai controlli urologici sale al 37% mentre, al Centro (32%) e al Nord (25%) le cifre sono leggermente più positive. Tra i più timidi e restii gli uomini con età che varia nella fascia tra i 40 e i 59 anni (64% del totale), inclini a non accettare e il problema a oltranza, mentre sono il 36% quelli oltre i 60 anni. (foto  copertina del libro “La Prostata” è edito dalla Fidest e narra il percorso di un paziente e le sue problematiche prima durante e dopo l’intervento di ipertrofia prostatica benigna)

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Fin dove può arrivare la chirurgia robotica in urologia?

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 giugno 2016

Istituto_Nazionale_Tumori_Regina_Elena_-_RomaRoma. Quello della prostata è il tumore maschile per eccellenza: è infatti la neoplasia più frequente negli uomini, 35.000 sono le nuove diagnosi nel 2015. Ma anche le neoplasie della vescica e del rene hanno una elevata incidenza nella popolazione maschile: quello della vescica è il quarto tumore più frequente nei maschi con oltre 21.000 nuovi casi maschili e circa 5000 femminili nel 2015, il tumore del rene nello stesso anno ha colpito il doppio degli uomini rispetto alle donne, 8000 di sesso maschile contro i 4000 di sesso femminile. All’Istituto Regina Elena la Chirurgia Robotica offre una opzione terapeutica non solo negli stadi precoci di malattia, ma anche nelle terapie degli stadi avanzati e nei trattamenti di salvataggio, dopo fallimento di altre terapie. Per la terza volta presso il nostro Istituto, circa 300 urologi e 32 esperti mondiali in campo uro-oncologico a confronto per standardizzare oggi alcune procedure collaudate nei centri di riferimento.
Fin dove può arrivare la Chirurgia Robotica? All’Istituto Regina Elena si eseguono circa 400 interventi l’anno di chirurgia uro-oncologica, di cui 10 per l’asportazione totale del rene con trombectomia cavale, e cioè rimozione del trombo occludente la vena cava. L’ intervento è il gold standard in caso di cancro del rene che coinvolga la vena renale causando una trombosi neoplastica. L’ operazione è stata standardizzata e viene eseguita routinariamente con tecnica robotica in soli tre centri al mondo: a Roma all’Istituto Nazionale Tumori “Regina Elena”, alla University of Southern California e al PLA General Hospital di Pechino.
Per la definizione dell’iter terapeutico del tumore della prostata la strettissima collaborazione tra chirurghi, radioterapisti e oncologi medici è un “must”. Il miglior trattamento ha portato i tassi di sopravvivenza per queste neoplasie all’80-90% a 10 anni dalla diagnosi, rendendo sempre più importante quindi l’attenzione agli aspetti relativi alla qualità di vita del paziente.
E al ripresentarsi della malattia a livello locale la chirurgia robotica di salvataggio è un trattamento emergente e di avanguardia, un approccio, mini-invasivo e in alcuni casi risolutivo, che sta rapidamente guadagnando popolarità e consenso nella comunità scientifica e presso i pazienti. Similmente, quando il paziente colpito da tumore prostatico presenta una ripresa della malattia ricorrere all’asportazione dei linfonodi pelvici (linfoadenectomia pelvica e retro peritoneale di salvataggio) offre una maggiore possibilità di guarigione o comunque un più duraturo controllo della malattia. La possibilità di eseguire questo intervento con il robot ha notevolmente ridotto la morbidità di questa chirurgia. Questo è quanto sta emergendo al grande meeting in corso al Regina Elena che vede oggi e domani riuniti 32 esperti chirurghi urologi e oncologi medici da tutto il mondo. “L’incontro prevede interventi di chirurgia robotica, organizzata insieme al mio staff – illustra Michele Gallucci, Direttore dell’Urologia IRE – e ai colleghi Inderbir Gill, Mihir Desai e Monish Aron della University of Southern California. Un team di eccezione, collaboriamo ormai da anni e oggi ci ritroviamo a Roma, per la terza volta insieme, per tirare le somme di 3 anni di intenso lavoro sulle procedure chirurgiche robotiche.” “Dalle sale operatorie del Regina Elena – sottolinea Marta Branca, Commissario Straordinario IFO – si fa scuola su interventi di grande complessità e con approccio completamente “intracoporeo”. L’urologia è stata la prima ma ora tutte le specialità chirurgiche degli Istituti utilizzano il robot. Posso tranquillamente affermare che il futuro della chirurgia è qui!” (foto: robotic urology)

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Congresso nazionale Uroleage

Posted by fidest press agency su martedì, 29 settembre 2015

ospedale cardarelliNapoli. Si sta svolgendo a Napoli, con epicentro nell’Ospedale Cardarelli e nato da un’iniziativa dell’Auro (Associazione Urologi Italiani), il congresso nazionale Uroleage, (un progetto allo stesso tempo coraggioso e importante che vede riuniti a confronto centinaia di urologi provenienti da tutta Italia. “Coraggioso”, sottolinea il dottor Paolo Fedelini, direttore del congresso e primario facente funzione dell’Urologia del Cardarelli, “perché si rompe un tabù che da sempre aleggia intorno alla chirurgia: la necessità di effettuare un secondo sullo stesso paziente in quanto il primo non ha raggiunto i risultati che ci si proponevano. Importante, perché vede riunito il meglio della chirurgia italiana per ogni specifica patologia”. Da qui il nome di Re-Do Surgery, con tre giorni – dal 27 al 29 settembre – dedicati al tema, sia con relazioni dei massimi esperti sia con interventi operatori eseguiti in diretta dal Cardarelli e seguiti su video in alta definizione da un nutritissimo gruppo di professionisti della medicina.Lo stesso dottor Fedelini sarà impegnato su una ragazza poco più che ventenne, affetta dalla nascita da una malformazione che ostruisce il passaggio dell’urina dal rene all’uretere. “Fu operata circa 40 giorni dopo la nascita, e per anni la situazione è stata ragionevolmente accettabile”, spiega Fedelini, “ma pochi mesi fa l’equilibrio si è rotto, il problema si è ripresentato in tutta la sua gravità ed è stato necessario applicare alla ragazza una cannula, che fuoriuscendo dal fianco scarica l’urina. Una situazione clinicamente precaria e psicologicamente devastante. Noi interveniamo con tecnica laparoscopica per asportare il tratto che si è nuovamente ristretto, ristabiliamo il collegamento e finalmente otteniamo un deflusso che potremo definire stabile e “naturale”.Il dottor Giovanni Ferrari, responsabile del servizio di Urologia presso l’Hesperia Hospital di Modena e pioniere in Italia dell’impiego del laser Greenlight per la cura dell’ipertrofia prostatica benigna, si è impegnato in un intervento di enucleazione prostatica su un paziente di 58 anni già operato con la tradizionale tecnica Turp, ma che dal mese di luglio è in condizioni di ritenzione totale dell’urina e quindi portatore di catetere. Spiega il dottor Ferrari: “Si è ricreata una situazione adenomatosa, la prostata ha assunto una forma irregolare e con due protuberanze ingombranti e la formazione di tessuto fibromatoso: tutto ciò ha portato all’occlusione del condotto di scorrimento dell’urina. La situazione ci è stata confermata da un’opportuna cistoscopia. Con il laser ridaremo alla ghiandola le sue giuste dimensioni, asportando millimetricamente solo la parte in eccesso. L’impiego del laser ci ha dato una mano fondamentale per eseguire al meglio il nostro compito, in quanto evitando il sanguinamento ci consente una perfetta visione del campo operatorio. Inoltre, in prospettiva post-intervento, solo in casi rarissimi l’impiego del laser porta a reazioni infiammatorie e fibrotiche”.Direttore scientifico del Congresso è il dottor Maurizio Carrino, urologo e responsabile Chirurgia operativa andrologica del Cardarelli, un’eccellenza per l’impianto protesi peniene. «Dobbiamo procedere a un secondo impianto di protesi in un paziente di 48 anni, già operato anni fa per impotenza “da fuga venosa” (non affluiva nei corpi cavernosi del pene abbastanza sangue per arrivare a una erezione completa) e quindi sottoposto a un primo impianto con protesi “soffice”, un modello che non offre la possibilità di una vera erezione né riporta a uno stato di flaccidità normale e che comunque necessità di un minimo residuo di attività erettiva. “Il vero guaio”, puntualizza il dottor Carrino, «si è avuto quasi subito, quando la protesi soffice ha iniziato a subire una fase di rigetto, fino alla completa espulsione. Il trauma fisico ma soprattutto psicologico del paziente è stato devastante. Noi procederemo a un nuovo impianto, con una protesi di ultimo modello, la tricomponente, quella che il paziente azione agendo su un pulsante collocato sotto la cute nell’area dello scroto. Sarà un lavoro particolarmente delicato, perché avremo a che fare con abbondanza di tessuto fibrotico che andrà asportato per fare posto alla nuova protesi”.
Il dottor Cristian Gozzi, professore contratto di Urologia presso l’Università di Pisa, affronta un caso di incontinenza urinaria conseguente all’asportazione totale della prostata affetta da tumore. Il paziente ha 60 anni . “In questo caso”, spiega Gozzi , “verrà impiantata una sling – una retina di polipropilene (particolare materiale biocompatibile) che riposiziona l’uretra ,dislocata dall’intervento sulla prostata , nella sua sede anatomica naturale ristabilendo la normale continenza urinaria”.
Questa nuova tecnica mini-invasiva “Advance” ideata dallo stesso Cristian Gozzi impiegata con successo in migliaia di uomini ( la sua casistica personale è di oltre 5 mila pazienti ) rispetto alla tecniche chirurgiche del passato invasive e con risultati non sempre soddisfacenti, risolve definitivamente l’incontinenza urinaria da lieve a moderata. Per le forme più gravi si ricorre allo sfintere artificiale.

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Tumore alla prostata, biopsia mirata con fusion imaging

Posted by fidest press agency su martedì, 31 marzo 2015

Prostata urinary_bladderDa un mix di immagini provenienti da Risonanza Magnetica ed ecografia nasce la “biopsia per fusione”, tecnica che permette di guidare la biopsia del tumore alla prostata riuscendo ad indagare zone sospette. La “biopsia per fusione”, utilizzata con successo in Humanitas dall’équipe di Urologia guidata dal prof. Giorgio Guazzoni, consente di mirare in maniera estremamente precisa le zone evidenziate dalla Risonanza Magnetica, trasferendovi le informazioni acquisite sull’immagine ecografica. Il risultato è una mappa tridimensionale che guida la biopsia, utile a ricostruire nel dettaglio la localizzazione e il volume del tumore.Cosa cambia rispetto al passato? In casi selezionati o dubbi (ad esempio pazienti con precedente biopsia negativa ma con indicatori di rischio di tumore) questa tecnica permette di effettuare un campionamento mirato, evitando biopsie multiple. Rispetto ai dodici prelievi compiuti in media dal chirurgo, la “fusion imaging” consente di ridurre i prelievi e soprattutto di mirare con altissima precisione il punto esatto in cui si trova e cresce il tumore.“La biopsia per fusione – spiega il prof. Giorgio Guazzoni, responsabile dell’Unità Operativa di Urologia di Humanitas e docente di Humanitas University – aumenta la precisione ed evita di dover pungere più volte la stessa zona, poiché permette di mirare al bersaglio indicato dalla Risonanza Magnetica fuso con l’ecografo. L’accoppiamento delle due immagini, frutto della tecnologia, può determinare un aumento delle percentuali di detection rate (meno tumori passano inosservati), e una riduzione del numero dei prelievi (solo quelli davvero necessari vengono effettuati). Si tratta di un’esperienza innovativa, unica in Lombardia, molto importante se consideriamo che il carcinoma prostatico è il tumore più diffuso negli uomini”.
Il prof. Giorgio Guazzoni è uno dei maggiori esperti a livello nazionale e internazionale nell’utilizzo clinico di nuove tecnologie, fra cui il robot Da Vinci, nell’ambito delle malattie dell’apparato urogenitale.In Humanitas da dicembre 2014 dopo 20 anni di attività presso l’ospedale S. Raffaele, il prof. Guazzoni affianca all’attività clinica un’intensa attività di ricerca. I suoi interessi spaziano dai trattamenti mininvasivi laparoscopici e robot-assistiti alla terapia focale, dallo studio di markers biochimici e genetici nella diagnosi al follow-up delle principali patologie tumorali.È membro dell’American Urological Association, dell’European Association of Urology, della Società Italiana di Urologia e della Società Italiana di Endourologia.Sul fronte della ricerca, il prof. Guazzoni ha condotto un importante studio sui surreni che lo ha portato a realizzare, primo in Europa, una surrenectomia, operazione chirurgica che consiste nell’asportazione di uno o entrambi i surreni.

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Urologia di Vasto

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 aprile 2010

Le tecniche chirurgiche in uso all’ospedale di Vasto varcano i confini regionali  per approdare davanti alla comunità scientifica internazionale. Al congresso della Società Europea di Urologia, che si è concluso nei giorni scorsi a Barcellona, sono stati presentati alcuni video di interventi al rene e surrene eseguiti dall’Urologia con la tecnica laparoscopica single port, praticata abitualmente al «San Pio». La scelta è caduta su alcuni casi selezionati sui quali l’équipe del prof. Luigi Schips è intervenuta attraverso un unico taglio di soli 3 centimetri attraverso il quale vengono introdotti tutti gli strumenti necessari per eseguire l’intera procedura. Si tratta, com’è noto, di un’evoluzione della laparoscopia tradizionale (dove le incisioni sono 3-4), che rappresenta il punto forte dell’Urologia di Vasto, impegnata in un intenso programma di innovazione che ne ha migliorato sensibilmente la pérfomance, facendo lievitare l’attività: nel 2009, per esempio, sono stati eseguiti 820 interventi, raddoppiando la produttività dell’unità operativa passata dal 49% di qualche anno fa all’attuale 80%. I numeri, quindi, indicano con chiarezza l’elevata capacità di attrazione esercitata dall’offerta targata Schips, la cui autorevolezza nel campo della laparoscopia single port è sancita dalle numerose pubblicazioni sulle riviste di settore più blasonate, come European Urology e Journal of Endourology sui quali vengono presentate le casistiche.  E proprio grazie a questi articoli è scattato l’invito della Società europea a presentare al congresso alcuni lavori.

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Convegno annuale regionale di urologia

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 dicembre 2009

Sovigliana di Vinci 12 dicembre prossimo nei locali dell’Agenzia per la formazione dell’Asl 11, in via Oberdan sedicesimo convegno annuale regionale organizzato da Toscana Urologia e Auro.it.  In questa edizione il convegno sarà dedicato all’integrazione delle professionalità nei nuovi modelli organizzativi dell’ospedale, all’attualità e interdisciplinarietà nel carcinoma della prostata e ai modelli di prevenzione in urologia. Il carcinoma della prostata è la neoplasia che ha subito in questi ultimi 10 anni il maggiore incremento numerico al punto che sta diventando la prima forma di neoplasia che colpisce gli uomini. Quello della neoplasia alla prostata è un problema fortemente sentito dalla popolazione maschile anche per i riflessi che comporta sulla vita di relazione e di coppia. L’evento, organizzato in sezioni  differenti per i medici e per gli infermieri, è aperto a urologi, oncologi, radioterapisti, medici di medicina generale e infermieri. Nel corso del convegno parteciperanno anche i rappresentanti dell’AIP (Associazione Italiana Prostatectomizzati) e dell’associazione Europa Uomo.

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Conferenza stampa di Progensa Pca3

Posted by fidest press agency su domenica, 5 luglio 2009

Roma 15 luglio dalle ore 17.30  presso il Mecenate Palace Hotel, Via Carlo Alberto 3. Obiettivo sarà quello di presentare ufficialmente al mercato il nuovo e unico test molecolare al mondo per la diagnosi del tumore alla prostata. Presenti alla conferenza i Direttori delle più importanti cliniche Urologiche di Roma tra cui:  Prof. PierFrancesco Bassi, Direttore Clinica Urologica Policlinico Gemelli, Roma  Prof. Carlo De Dominicis, Direttore Dipartimento di Urologia B, “Sapienza”, Roma  Prof. Vincenzo Gentile, Direttore del Dipartimento di Urologia e Andrologia “Sapienza”, Roma  Prof. Bruno Giardina, Professore Ordinario Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma  Prof. Lucio Miano, Professore Ordinario di Urologia II Facoltà di Medicina e Chirurgia Università “Sapienza”  Roma.  Philip Rosseel, Direttore Marketing Europa Gen Probe  Prof. Giuseppe Vespasiani, Direttore del Dipartimento di Urologia Policlinico Tor Vergata, Roma.  La  specificità  del  test  PROGENSA®  PCA3  potrà  contribuire  ad  eliminare  parte  dell’incertezza  che  ancora  avvolge la diagnosi di carcinoma prostatico, fornendo risultati più accurati e definitivi.Ma la vera novità è che il test PROGENSA® PCA3 potrebbe contribuire ad evitare ripetute biopsie in quei pazienti che presentano risultati contradditori, riducendo al minimo il senso di ansia e disagio spesso provato da chi deve convivere con il sospetto di un tumore alla prostata. Il PCA3 è un gene specifico per la prostata che si presenta sovra espresso in caso di tumore.  Il test PROGENSA®  PCA3  si  avvale  della  tecnica  della  TMA  (Transcription  Mediated  Amplification) per quantificare il livello di mRNA corrispondente al gene PCA3 presente in un campione di urina; maggiore è la quantità di PCA3, maggiori saranno le probabilità della presenza di una neoplasia. Dagli studi è emerso che PROGENSA® PCA3 è in grado di predire, fra i pazienti con precedente biopsianegativa, chi risulterà positivo alla biopsia di controllo in modo più accurato rispetto al solo test delPSA.

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Rete dei servizi del territorio

Posted by fidest press agency su sabato, 7 marzo 2009

Primo incontro martedì 10 marzo: Prostata, per non arrivare in ritardo. – Per una sanità che incontra e si confronta. Il tema del primo incontro sarà Prostata, per non arrivare in ritardo. Si stima che ogni anno in provincia di Bologna si abbiano dai 35 ai 48 nuovi casi di tumore della prostata. Il carcinoma della prostata rappresenta nei maschi residenti in provincia di Bologna il 9% delle cause di morte tra tutte quelle dovute per tumore ed è al terzo posto di questa non entusiasmante graduatoria (prima c’è il tumore al polmone, 27%, seguito a distanza dal carcinoma del colon-retto  11%). Negli ultimi 13 anni i morti per questa patologia sono stati in provincia di Bologna 2175, di cui 202 nel distretto di Casalecchio e 66 nei comuni della Val Samoggia. Relativamente lunga la sopravvivenza tra le persone a cui viene diagnosticato questa forma di tumore: l’Agenzia Internazionale di Ricerca sul Cancro ha calcolato che nelle persone tra i 65 ed i 74 anni la sopravvivenza per questa patologia a 5 anni è del 71% nettamente più alta di quella per il polmone (del 10%). Relatori: Michela Garagnani, medico di Medicina Generale, Roberta De Stefano – Urologo – Chirurgo Ospedale Dossetti, Enrico Marlia, direttore Chirurgia Ospedale di Bazzano, Roberta Sordelli, infermiera. Coordina gli incontri Giorgio Ghedini dell’Area Epidemiologia, Promozione della Salute, AUSL Bologna.Introdurranno il ciclo di incontri Augusto Casini Ropa, Sindaco di Savigno; Leda Grandi, Assessore comunale alla Sanità e Saverio Di Ciommo, direttore Distretto Socio-sanitario martedì 17 marzo il secondo incontro riguarderà: Il trattamento del cancro al seno, la normalità del vivere con gli altri e per finire gli altri due: martedì 24 marzo, Le malattie della tiroide, tra tradizione e novità e martedì 31 marzo, La dieta e lo stile di vita nelle malattie del colon retto. I laboratori sono sostenuti e promossi dall’Assessorato ai Servizi alla Persona e Sanità della Comunità Montana Unione dei Comuni della Valle del Samoggia, dal Forum degli Assessori del territorio e dal “Tavolo di mainstreaming sul sociale” del progetto Equal “Laboratorio Samoggia”. I Laboratori di informazione/formazione rientrano nei Piani per la Salute dell’Azienda USL di Bologna.

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