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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

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Guerra economica: Stato e impresa nei nuovi scenari internazionali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 giugno 2018

Con la caduta del muro di Berlino e la dissoluzione dell’Urss ci si attendeva l’inizio di una nuova era di collaborazione e cooperazione internazionale su basi del tutto nuove. Ma le dinamiche molto conflittuali del mondo contemporaneo hanno smentito queste aspettative così ottimistiche e imposto un nuovo modo di interpretare il mondo contemporaneo.Il nuovo libro di Giuseppe Gagliano, Guerra economica. Stato e impresa nei nuovi scenari internazionali (goWare, 2018), dà una chiave di lettura e comprensione della sintassi della realtà contemporanea con semplicità, chiarezza e concisione.Spiega infatti Gagliano:«Con la firma degli accordi del GATT nel 1947 (General Agreement on Tariffs and Trade), quella che sembrava essere un’unificazione finalmente pacifica di tutte le nazioni all’insegna del libero scambio non è stata altro, in realtà, che un presupposto per la conduzione di una nuova guerra, finalmente a carte scoperte e non più mascherata dalla contrapposizione militare fra blocchi della Guerra fredda: la guerra economica.
Come molti analisti sottolineano, vi è in effetti uno spostamento delle politiche di potenza dal terreno militare e geopolitico, dove assumevano per l’appunto la forma di scontro fra blocchi anche in conflitti periferici, al terreno economico e commerciale, dove le nazioni si contendono l’accaparramento di risorse e mercati».Gagliano illustra il ruolo e le finalità della guerra economica. L’analisi delle dinamiche contemporanee della guerra economica è accompagnata, in un’apposita sezione di eXtra, dallo svolgimento di alcuni casi di studio che ne analizzano la fenomenologia.Una lettura che vi aprirà una nuova prospettiva di osservazione sul mondo in cui viviamo.

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1917-2017: 100 anni Rivoluzione d’Ottobre

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 novembre 2017

leninRoma Mercoledì 8 Novembre 2017, ore 11:00 / 9 Novembre 2017 Dipartimento di Studi Umanistici – Videoteca Piano rialzato Area Mondo Antico Via Ostiense, 234 In occasione del centenario della Rivoluzione d’Ottobre la Videoteca del Dipartimento di Studi Umanistici presenta due giornate d’incontro e le proiezioni di un documentario e di un film.
Il trionfo del comunismo nel 1917, nella Russia zarista trasformata in Unione sovietica. E subito dopo, una lotta per il potere all’ombra delle bandiere rosse. Gli anni dello stalinismo. L’incarcerazione e il massacro dei dissidenti. E i lager siberiani dove la forza lavoro veniva sfruttata per permettere alla nomenklatura di Mosca di tenere testa all’Occidente. E’ la storia della dittatura più longeva del secolo.

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La Chiesa cattolica in Unione Sovietica

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 ottobre 2017

pontificia università gregorianaRoma Giovedì 8 novembre 2017, ore 17:30 Pontificia Università Gregoriana Piazza della Pilotta 4 presso la Pontificia Università Gregoriana presentazione del volume “La Chiesa cattolica in Unione Sovietica. Dalla Rivoluzione del 1917 alla Perestrojka” (Gabrielli Editori, pp. 1021), curato da Jan Mikrut, professore del Dipartimento di Storia della Chiesa della Gregoriana. Dopo il saluto del Rettore, P. Nuno da Silva Gonçalves S.J., interverrano Mons. Arcivescovo Tadeusz Kondrusiewicz (Metropolita di Minsk e Mahilëu – Bielorussia), Mons. Irynei Bilyk OSBM (Vescovo emerito dell’Eparchia di Bučač – Ucraina) e il curatore del volume, Prof. Jan Mikrut (Pontificia Università Gregoriana). Modererà la discussione P. Dariusz Kowalczyk S.J., Decano della Facoltà di Teologia della Gregoriana, mentre il Coro del Pontificio Collegio Ucraino di San Giosafat offrirà alcuni momenti musicali.
Il volume raccoglie contributi di Irena Marianna Aleszczyk CSFN, Stefano Aloe, Irynej Bilyk OSBM, Katrin Boeckh, Franciszek-Piotr Botwina OFM, Stefano Caprio, Maria Dębowska, Roman Dzwonkowski SAC, Edoardo Ferrarini, Andrzej Grajewski, Barbara Gromada CSFN, Mariya Horyacha, Māra Kiope, Stanisław Koller, Tadeusz Kondrusiewicz, Solveiga Krumina-Konkova, Regina Laukaitytė, Katsiaryna Laurynenka, Marc Lindeijer S.J., Jonathan Luxmoore, Larysa Michajlik, Irena Mikłaszewicz, Jan Mikrut, Agata Mirek, Maciej Mróz, Włodzimierz Osadczy, Dmitriy Panto, Nadežda Pazuhina, Emilio Fiorenzo Reati OFM, Inese Runce, Natalia Rykowska, Mindaugas Sabonis, Pietro Scalini, Marina Shabashova, Arūnas Streikus, Evgenia Tokareva, Rita Tolomeo, Waldemar Żurek moscaSDB.«Il periodo che va dal 1917 al 1939 fu un’epoca di feroci persecuzioni della Chiesa in Unione Sovietica. Va precisato che in quegli anni sul territorio della Bielorussia sovietica tutte le chiese cattoliche rimasero chiuse, mentre i sacerdoti furono arrestati. Nel 1937 nell’est della Bielorussia, entro le frontiere dell’Unione sovietica, non vi fu nemmeno un sacerdote e neanche una chiesa accessibile ai fedeli. Tale situazione influì negativamente sulla Chiesa locale e ancora oggi se ne risente il peso.
Il periodo dell’occupazione nazista (1939-1945) fu un tempo di guerra e di campi di sterminio, dove molti vescovi, semplici sacerdoti e persone consacrate dimostrarono grande eroismo.
Gli anni 1945-1991, e soprattutto la fase iniziale di quel periodo, per la Chiesa cattolica furono ancora i tempi dei lager. Mi ritornano in mente le memorie del compianto card. Kazimierz Swiątek il quale, raccontando il suo arresto, narrava un fatto particolare: “Ero detenuto nella prigione di Brest. Insieme a me vi era una mosca. Mi portava conforto e un po’ di gioia con il suo ronzio. Dopo un certo tempo, la mosca però si posò sul parapetto e smise di dare dei segni di vita. Rimasi solo. Successivamente fui deportato in Siberia”».(dalla prefazione dell’Arcivescovo Tadeusz Kondrusiewicz,
Metropolita di Minsk e Mahileu)

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Il filo-arabismo italiano

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 ottobre 2017

uno sguardo al medio orienteMolti ritengono, e noi siamo tra costoro, che l’amicizia italo araba abbia radici che trovano la loro ragione d’essere intorno agli anni cinquanta. In quel periodo, a livello internazionale, vi era da una parte l’Unione Sovietica intenzionata a esercitare un suo ruolo egemone sull’area medio orientale e, dall’altra, gli Stati Uniti decisi a contrastarla.
Due sono, uno per parte, gli aspetti che richiamano tale circostanza. Il primo è dell’aprile del 1955 quando il quotidiano Izvestija pubblicò un comunicato del Ministero degli esteri in cui si manifestava l’intenzione dell’Urss di sviluppare rapporti più stretti con i paesi del Medio Oriente. Alla fine del mese di settembre fu reso pubblico l’accordo tra Egitto e unione Sovietica per la fornitura di armi. Sull’altro versate Eisenhower scrisse nelle sue memorie, a proposito della risoluzione americana sul Medio Oriente: “Con essa eravamo riusciti ad ottenere il consenso del Congresso alla decisione governativa di fermare la marcia dell’Unione Sovietica verso il Mediterraneo, verso il canale di Suez, gli oleodotti e verso i pozzi sotterranei di petrolio che alimentano le case e fabbriche dell’Europa occidentale.” Entro questa logica si muoveva l’Italia per indicare al mondo arabo una terza via di alleanze tra l’occidente e l’oriente. Inizialmente gli Stati Uniti videro con favore tale iniziativa: “Italy had a great deal of experience with the Arabs”, ma ben presto si accorse che la disinvolta azione dell’Eni e l’attivismo di Mattei toccavano, nei loro interessi, le società petrolifere statunitensi. Da qui si tentò in tutte le maniera di “oscurare” l’opera filo-araba italiana a vantaggio della dottrina Eisenhower che prevedeva interventi diretti americani nella regione, allora con la scusante dell’anticomunismo ed ora del terrorismo arabo. Ma l’Italia continuò nella sua strada di buone relazioni con il mondo arabo ed anzi ne acquistò meriti per via del fastidio che arrecava al potente alleato americano. Ora se una certa parte degli arabi è severamente critica con l’Italia lo dobbiamo al fatto che l’attuale governo è avvertito troppo schierato dalla parte americana e dal suo ruolo considerato più ostile nei loro confronti. Tutto questo rischia di rallentare il nostro processo di riavvicinamento e proprio in una fase molto delicata nei rapporti oriente-occidente e con la mina vagante dell’integralismo religioso panarabo e con la bomba demografica dell’immigrazione. (Riccardo Alfonso)

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Così va il mondo: E’ una storia fantascientifica?

Posted by fidest press agency su domenica, 24 settembre 2017

mondo-multi-polareOra che siamo giunti alla vigilia di un’altra tornata elettorale mi sembra il momento di tuffarci in una riflessione che ci porta a vedere il passato per quello che è stato e di capire quali effetti ancora produce oggi. Lo faccio cercando d’esplorarlo di là della sua facciata e delle edulcorate versioni dei cronisti e degli storici di turno. Forse così procedendo farò storcere il muso a più di qualcuno ma costoro dovrebbero chiedersi, innanzitutto, se la ricerca degli accadimenti costituisce o meno il frutto di ciò che vogliamo vedere oltre la realtà perché la verità è un frutto troppo amaro da masticare a freddo: veritas odium parit. Chiarito questo punto lasciate che vi parli di un passato come di un thrilling fantascientifico: In una fredda sera d’ottobre del 1989 un gruppo di persone si riunì alla Troitskaja, la torre che per la sua altezza sovrastava le altre venti del Cremlino, e costoro, seduti intorno ad un tavolo incominciarono a parlare uno dopo l’altro con toni gravi ma al tempo stesso risoluti. C’era da prendere una decisione storica. Non era possibile indugiare oltre. Già l’Ungheria, con l’apertura delle sue frontiere il 23 agosto scorso, aveva dischiuso una grande falla alla compattezza della cortina dell’Urss.
Un generale fece notare che il muro di Berlino era diventato come la linea Maginot per i francesi nella seconda guerra mondiale. Che senso avrebbe avuto difenderla se era possibile aggirarla agevolmente? D’altra parte l’insofferenza delle repubbliche socialiste dell’Est non avrebbe permesso un recupero dell’affidabilità politica e istituzionale dell’Urss e sarebbe stato più conveniente che se ne facesse carico l’Occidente, poiché da qualche tempo soffiava sul fuoco delle proteste popolari che erano sempre più attratte dal liberismo di stampo occidentale. Così fu dato il via allo smantellamento del sistema di fortificazioni costituito da due muri paralleli di cemento armato separati tra loro dalla cosiddetta “striscia della morte” larga alcune decine di metri. Il complesso fu fatto costruire dalla mondo fantasticoGermania Est il 13 agosto del 1961 per impedire la libera circolazione delle persone dall’una all’altra Germania. La data fatidica di questo tracollo fu fissata il 9 novembre del 1989, dopo settimane di proteste popolari, incominciando con il consentire ai tedeschi dell’Est di visitare liberamente l’altra parte della Germania. Il muro, a questo punto divenne una struttura che andava abbattuta il più presto possibile e così fu fatto. Molti osservatori politici si chiesero, di là delle dichiarazioni di facciata e della sbrigativa risposta di chi considerava l’esperienza settantennale del socialismo reale esaurita per consunzione naturale, qual era la ragione di questa mossa e le conseguenze che ne potevano derivare sul futuro assetto dell’Europa e del mondo intero. Fu il periodo in cui un giornalista russo elaborò una teoria che molti considerarono fantasiosa o, se vogliamo, fantascientifica, ma che come in un puzzle i vari pezzi del mosaico, anno dopo anno, si composero lasciando intravedere il vero volto di una iniziativa solo in apparenza suicida del colosso Urss. D’altra parte all’Unione sovietica, faceva osservare questo giornalista, non restava molto da fare: o si andava a una guerra termo-nucleare con il rischio di ritrovarsi con un pianeta invivibile e dove i vincitori non avrebbero potuto godere del loro successo o si accettava una politica di logoramento che avrebbe affossato la Russia con tutti i suoi satelliti per una implosione del sistema. (Riccardo Alfonso)

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Fiorella Rathaus nuova Direttrice del Consiglio Italiano per i Rifugiati

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 settembre 2015

rifugiati sirianiFiorella Rathaus è la nuova direttrice del Consiglio Italiano per i Rifugiati. All’interno dell’organizzazione dal 1991 è sociologa e referente per l’Italia dell’IRCT (International Rehabilitation Council for Torture Victims) di Copenaghen. Dal 1996 è stata la Responsabile del Settore Integrazione del Consiglio Italiano per i Rifugiati e Project Manager del Progetto Vi.To per l’accoglienza e cura delle vittime di tortura, di cui è stata tra i fondatori insieme ad un gruppo di medici e psicologi di Amnesty International. Autrice di numerose pubblicazioni sul tema dell’Integrazione e dell’Asilo, è curatrice della voce Rifugiati per l’Enciclopedia Italiana Treccani.
Prima della collaborazione con il CIR ha lavorato sempre nel settore delle migrazioni, come Responsabile dell’area sociale dell’American Joint Distribution Commiteee, ONG Statunitense che negli anni 80 ha assistito in Italia i rifugiati provenienti dall’Ex URSS. Ha collaborato anche con il Magazine Documentazione Africana e con il servizio italiano della BBC. Subentra a Christopher Hein che ha diretto l’organizzazione dalla sua fondazione e che continuerà a collaborare con noi in veste di Consigliere strategico e portavoce.

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