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Il 20 giugno sciopero USB all’Atac

Posted by fidest press agency su martedì, 11 giugno 2019

L’Unione Sindacale di Base ha proclamato per giovedì 20 giugno uno sciopero di 24 ore del personale di Atac. Uno sciopero per difendere la salute e la sicurezza tanto dei lavoratori quanto degli utenti, perché nel trasporto pubblico romano il problema non sono più soltanto i bus che prendono fuoco e le aggressioni al personale, ma anche le polveri sottili nelle gallerie e nelle stazioni della metro, polveri micidiali i cui valori arrivano a sforare anche di 5 volte i limiti di legge.Dopo le denunce di USB e Orsa sulla sospensione da un anno e mezzo della depolverizzazione delle gallerie, che ha lasciato depositare e respirare a dipendenti e utenti polveri sottili, nonché sull’assenza di rilevazioni dallo scorso mese di ottobre, lunedì 3 giugno il prefetto di Roma ha accolto le sollecitazioni delle due organizzazioni sindacali, disponendo che Atac effettui celermente nuovi rilievi, per i quali l’azienda ha incaricato subito l’Università di Tor Vergata.Più in generale USB denuncia la quasi totale assenza di servizi igienici ai capolinea, la negazione continua di ferie adeguate a un sufficiente recupero psico-fisico, lo stato usurato dei mezzi, l’assenza di aria condizionata nei mesi caldi, tutte situazioni che causano un peggioramento delle condizioni di salute dei lavoratori.Le continue aggressioni al personale operativo, causate dalla gestione insufficiente del servizio, aggiungono infine altro stress e altro disagio a lavoratori che svolgono già un’attività di per sé usurante.Il 20 giugno i lavoratori sciopereranno non solo per tutelare la propria salute e la propria sicurezza ma anche quelle degli utenti. È a loro che ci rivolgiamo e chiediamo comprensione e sostegno, perché vittime in egual misura di una gestione inefficiente di un servizio pubblico che è patrimonio di tutti.
Il personale viaggiante di Atac si fermerà dalle ore 08:30 alle ore 17:00 e dalle 20:00 a fine servizio.

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Nove anni di USB: le sfide che ci attendono

Posted by fidest press agency su martedì, 28 maggio 2019

Il 23 maggio 2010 dall’unione di RdB e di Sdl nasceva l’Unione Sindacale di Base. Oggi, a nove anni da quella data, possiamo senz’altro dire che quella fu una scelta felice, che ha rafforzato l’ipotesi di un sindacato confederale, indipendente e conflittuale, con una precisa identità di classe, radicato nelle categorie pubbliche e private, in grado di relazionarsi con i cambiamenti intervenuti, a partire dalla riorganizzazione produttiva che ha portato ad una scomposizione e frantumazione del mondo del lavoro, con l’emersione di forme di lavoro nero non lontane dallo schiavismo.Abbiamo trascorso anni in cui, come mai prima, i diritti dei lavoratori sono stati brutalmente subordinati alla voracità delle imprese, in cui i profitti hanno raggiunto vette stratosferiche mentre i vari governi di centro destra, di centro sinistra o tecnici si esercitavano nel distruggere qualsiasi strumento di difesa conquistato con lotte e sacrifici, con la consapevole complicità dei sindacati CGIL CISL UIL e dei loro accoliti autonomi.Come dimenticare i loro flebili vagiti di fronte alla cancellazione dell’art.18, alla demolizione ogni giorno più pesante del diritto di sciopero, alla disgraziata riforma delle pensioni ad opera della Fornero o all’approvazione del Jobs Act e di tutte le altre normative che hanno privatizzato, precarizzato, licenziato, centinaia di migliaia di lavoratori, consegnando alle attuali generazioni un futuro di miseria e povertà?USB si è sempre fatta promotrice di lotte e mobilitazioni non solo nel tentativo di respingere questi attacchi, individuando in essi una radice comune, ossia le imposizioni dell’Unione Europea, una costruzione basata sugli interessi del mercato, della finanza, delle multinazionali, sull’osservanza di trattati e di diktat che hanno devastato intere nazioni come la Grecia e che stanno impoverendo paesi come l’Italia, ma ha anche allargato la sfera del suo intervento ai settori dove più brutali sono le condizioni di lavoro. Cioè le campagne dove in condizioni di schiavitù vengono sfruttati migliaia di migranti e la logistica dove le multinazionali più all’ ‘avanguardia’, con il sistema degli appalti e subappalti, non esitano a rivolgersi a organizzazioni mafiose e camorristiche per impedire il conflitto laddove non bastano licenziamenti, denunce e financo omicidi, come nel caso di Abd El Salam a Piacenza o di Soumaila Sacko nelle campagne di San Ferdinando.Tre rinnovi delle RSU nel Pubblico Impiego hanno confermato il nostro radicamento in questo settore, dove la presenza di USB va allargandosi ad un buon ritmo al mondo della scuola, come pure straordinari sono i risultati conseguiti all’ILVA o alla GD di Bologna, solo per fare qualche esempio, o l’affermarsi di numerose strutture nel settore industriale, nei servizi, nel terzo settore, in cui lavoratori e utenti sono sottoposti a continui stress da manovre di bilancio sempre più restrittive.
L’ottimo risultato della lotta ventennale degli ex LSU della scuola contro la privatizzazione e il sistema degli appalti, che dall’anno prossimo saranno assunti nella pubblica amministrazione, è stata portata avanti in solitudine dal nostro sindacato, contro i pesanti condizionamenti di CGIL CISL UIL, e indica che la sconfitta non è inscritta nel nostro DNA e che con la perseveranza e le lotte la difesa dei veri interessi dei lavoratori si può affermare.La costituzione della Federazione del Sociale, che rispondeva alla necessità di una ricomposizione dei settori sociali e produttivi più disgregati, frantumati nel tessuto metropolitano, il suo sviluppo con il recupero di un attivismo sociale per troppo tempo sopito sul terreno della casa, della sanità, dei migranti, delle questioni ambientali, della disoccupazione, della questione del reddito sociale e del salario minimo unito alla riduzione dell’orario di lavoro per combattere il lavoro povero, ci ha permesso di allargare il raggio del nostro intervento a tematiche e ambiti sociali poco raggiungibili con gli schemi del sindacato strutturato sui posti di lavoro, che pure rimane centrale per USB.Nuove sfide ci attendono: sul piano politico il contrasto a obiettivi portati avanti da forze potenti, Unione Europea, Confindustria, che si coniugano con gli interessi di altre forze e partiti che hanno fatto della divisione e della lotta tra poveri, della xenofobia e del razzismo, i principi della loro identità; il contrasto alle politiche repressive di qualsiasi forma di dissenso – un esempio per tutti la punizione della professoressa Dell’Aria a Palermo – che con i decreti sicurezza di Salvini stravolgono i principi basilari della libera espressione democratica; le mobilitazioni contro l’autonomia differenziata che rischia di tagliare fuori da ogni possibilità di sviluppo sociale metà del nostro paese.A questo ci prepariamo, altro che appelli per convincere i lavoratori a votare per una Unione Europea che nel proprio DNA ha la difesa del mercato e dei poteri forti, come hanno fatto CGIL CISL UIL insieme a Confindustria poche settimane fa.

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Venerdì 17 sciopero USB trasporto locale, ferrovie e traghetti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 maggio 2019

L’Unione Sindacale di Base ha proclamato per venerdì 17 maggio lo sciopero generale del settore trasporti, con esclusione del trasporto aereo che sciopererà per 24 ore martedì 21 maggio.Il trasporto pubblico locale si fermerà per 4 ore con modalità che variano da città a città e sono riepilogate a seguire.Il trasporto ferroviario (Ferrovie dello Stato, Italo, Trenord) sciopera per 8 ore, dalle 9 alle 17.Il trasporto marittimo e quello merci si fermano per 24 ore.Sono esclusi dallo sciopero il trasporto ferroviario della Regione Piemonte e l’azienda AMT di Catania.Lo sciopero è indetto:
● a tutela e garanzia del reale esercizio del diritto di sciopero e contro le continue interpretazioni restrittive operate dalla commissione nazionale di garanzia;
● contro le privatizzazioni e per la nazionalizzazione delle imprese di trasporto;
● per la salute sicurezza delle operazioni a tutela di lavoratori e utenti, basta omicidi;
● contro il sistema degli appalti indiscriminati e per la reinternalizzazione delle attività;
● per la definizione di una reale politica dei trasporti in Italia e per l’avvio dei tavoli sulla riforma dei settori;
● per ottenere politiche contrattuali realmente nazionali e esigibili per tutti i lavoratori che impediscano il dumping salariale e dei diritti;
● per la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario;
● per la piena occupazione e contro la precarietà.

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USB incontra il presidente dell’INPS Tridico

Posted by fidest press agency su martedì, 30 aprile 2019

Si è tenuto un confronto di un’ora e mezza tra una delegazione dell’Unione Sindacale di Base e il neo presidente dell’INPS Tridico accompagnato da alcuni dirigenti dell’ente. Relazioni sindacali, reddito di cittadinanza, quota 100, salario minimo, dismissione del patrimonio immobiliare dell’Istituto, contribuzione dei migranti, svincolo dei lacci che impediscono l’attribuzione diretta di codici INPS di riscossione delle quote sindacali ma anche i mille problemi che i pensionati affrontano ogni giorno sono stati al centro del confronto che è stato davvero utile e di prospettiva.La delegazione confederale USB ha illustrato la propria storica posizione di tutela della previdenza pubblica, augurandosi che il cambio di presidenza coincida con il rilancio della funzione dell’Istituto a difesa del patrimonio contributivo dei lavoratori e di contrasto alla sostituzione del sistema previdenziale pubblico con quello dei fondi privati.USB ha auspicato che l’INPS metta in campo ogni strumento a sua disposizione per avvicinarsi, anche fisicamente, ai lavoratori e ai cittadini per garantire il massimo di fruibilità delle prestazioni a tutti. Pur avendo ben chiaro che l’INPS non è direttamente titolare di potere legislativo e quindi della possibilità di modificare norme di legge esistenti, l’USB ha però chiesto al presidente Tridico di intervenire presso il governo affinché alcune norme vigenti, penalizzanti per i lavoratori e per il pluralismo sindacale, vengano modificate o cancellate. In particolare la discussione si è incentrata sugli strumenti di verifica della rappresentatività sindacale, visto che l’INPS è lo strumento attraverso cui si dovrebbero certificare i dati di rappresentatività delle organizzazioni sindacali ai fini della composizione delle delegazioni abilitate alla trattativa nazionale di categoria.Di particolare soddisfazione per l’USB è stata la posizione espressa dal presidente Tridico in ordine alla disponibilità ad aprire con urgenza un tavolo di confronto sulla dismissione degli immobili che, soprattutto nell’area romana, sta producendo una insostenibile situazione di pericolo per migliaia di inquilini, anche a causa del comportamento della Romeo Gestioni a cui da tempo è affidato il patrimonio immobiliare.L’ipotesi di vendere il proprio patrimonio alla Regione o al Comune perché siano questi a gestire le dismissioni come case popolari, che ricalca la proposta avanzata da tempo dall’ASIA USB, è già oggetto di confronto fra l’INPS e gli enti locali citati. Ovviamente i rappresentanti dell’ASIA USB, presenti all’incontro, hanno accolto con interesse la proposta del presidente Tridico e hanno chiesto che il tavolo di confronto sia convocato al più presto. La discussione ha anche riguardato i difficili rapporti sindacali interni all’Istituto dove la USB, secondo sindacato a livello nazionale per numero di iscritti, è oggetto di discriminazione per non aver sottoscritto il CCNL, tra l’altro ormai scaduto da tempo. L’USB ha denunciato al presidente dell’Istituto la insostenibilità di comportamenti messi in atto dalla burocrazia in accordo con CGIL CISL UIL e sindacati autonomi di contorno, tesi ad ostacolare il libero esercizio dei diritti sindacali alla propria struttura nazionale interna.Per la prima volta dopo molti anni la Confederazione USB ha trovato un’interlocuzione con la Presidenza dell’Istituto attenta e disponibile a prendere atto dei problemi posti all’evidenza del confronto. Ci auguriamo che questa disponibilità si trasformi al più presto in soluzioni ai problemi posti.

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USB Scuola: l’unico vero sciopero era e resta il 10 maggio

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 aprile 2019

Come era prevedibile la farsa del 17 Maggio è finita, con i due attori principali, sindacati gialli e governo, che nella scena finale chiudono il sipario con un accordo sul nulla, con vaghe promesse sui precari con 36 mesi di servizio e “corposi” aumenti stipendiali, mentre nulla di nulla si prevede per la risoluzione dei problemi della mobilità docente, per le assunzioni ATA, e men che meno sulla regionalizzazione.
Ancora una volta la finta concertazione ha prodotto un topolino con cui si cerca di prendere in giro i precari, i lavoratori di ruolo e la scuola pubblica statale tutta, ma questa volta il prezzo da pagare sarà altissimo, perché l’autonomia differenziata cambierà radicalmente il volto dell’istruzione pubblica statale.Ai precari vengono promessi percorsi riservati che prevedono comunque prove concorsuali, mentre per i contratti si promettono stanziamenti “corposi” senza che una cifra sia messa su carta.Sul “compartone” Istruzione e Ricerca, in cui sono stati forzatamente costretti i tre settori Scuola, Università e Ricerca, che in realtà non hanno nulla in comune dal punto di vista contrattuale, non è stato fatto neanche un accenno involontario.Ma la cosa più preoccupante è come l’accordo non preveda alcun riferimento alla regionalizzazione, dopo che i sindacati concertativi – insieme a quasi tutti il sindacalismo di base – avevano messo al centro dello sciopero questo tema con assemblee e convegni unitari. L’USB ha avviato un percorso di lotta contro la regionalizzazione, una secessione camuffata, che resta al centro delle mobilitazioni della Scuola e dell’intero Pubblico Impiego, il 10 maggio e non solo, perché crediamo fermamente che i diritti dei nostri studenti e dei lavoratori debbano essere identici in ogni regione del Paese.
L’unità è finita, perché l’unità è un feticcio utilizzato dai sindacati collaborazionisti per manipolare le giuste aspettative dei lavoratori della scuola, ma l’unica unità vera a cui mirano CGIL-CISL-UIL, Snals e Gilda è quella con il potere per garantire la propria esistenza, come era già stato dimostrato immediatamente dopo lo sciopero del 5 maggio 2015: la grande ammucchiata è stata ed è funzionale al mantenimento dello status quo e al rabbonimento dei lavoratori.Confermiamo lo sciopero della scuola il 10 Maggio, nella giornata dello sciopero generale dell’intero Pubblico Impiego proclamato da USB, ed invita le realtà del sindacalismo di base che non si accontentano delle promesse pre-elettorali a convergere su questa data che era ed è ancora di più l’unico sciopero vero contro la regionalizzazione, per la stabilizzazione definitiva dei precari della scuola, per una giusta mobilità e per aumenti stipendiali veri. (by USB P.I. Scuola)

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Thales Alenia Space, USB: non siamo una colonia francese

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 marzo 2019

“Più volte come RSU e come USB nazionale abbiamo denunciato il depauperamento delle competenze presenti nei siti di Roma, Milano, L’Aquila e Torino, da parte dell’azionista di maggioranza Thales, sotto il controllo del governo francese.Le ultime riorganizzazioni confermano la volontà dell’azionista francese di centralizzare su Parigi le competenze tecnologiche, le strategie decisionali, la gestione del personale, le strategie di mercato, il portafoglio ordini e le scelte sugli investimenti. In questo quadro la decisione di mortificare lo stabilimento di Milano, è una scelta grave che colpisce tutto il segmento spaziale italiano di Thales Alenia Space. Vogliamo ricordare le diseconomie pesanti che abbiamo subito, dalla chiusura del centro d’integrazione di via Salaria, alla riduzione del sito di Milano, passando per la perdita di prodotti di competenza italiana ora migrati altrove, senza dimenticare l’imposizione di processi di enginering, gestionali e tecnici poco performanti. A questi fattori si aggiunge l’imbuto parigino sugli investimenti, il tutto ha prodotto il risultato di relegare TAS-I a un ruolo ancillare.Sia ben chiaro, non c’è nessuna lettura di tipo “nazionalistico” nei confronti dei colleghi dipendenti francesi, ma la denuncia di un’azienda più grande che si sta pappando un’azienda più piccola. A farne le spese in primo luogo sono i dipendenti di quest’ultima, in secondo luogo ne esce defraudato il sistema paese, che sullo spazio ha un peso europeo, infrastrutture che vanno dall’industria al vettore, passando per il sistema di controllo in volo fino facoltà universitarie e ai centri di ricerca.In ambito spaziale stiamo subendo l’identico processo di de-industrializzazione e subordinazione nei confronti grandi gruppi industriali, commerciali, finanziari per lo più legati a multinazionali francesi e tedesche.Un processo di sottrazione di ricchezza e riduzione a ruolo di sotto fornitori, che è il naturale epilogo della stagione delle svendite e delle privatizzazioni.”
“Nel prossimo futuro ci sono diversi programmi nazionali ed europei legati alle infrastrutture e agli sviluppi tecnologici. Si tratta di svariati miliardi di euro che si traducono in occupazione, politica di sviluppo dei siti e crescita delle competenze e del tessuto industriale e tecnologico.Il settore spaziale lavora su grandi infrastrutture satellitari, che operano sulle comunicazioni, sull’osservazione, sulla difesa, sulla navigazione e sulla ricerca scientifica, a questo si aggiunge lo sviluppo delle nuove tecnologie tra cui l’IOT. Tutti ambiti che hanno e avranno ricadute dirette e sempre più connesse allo sviluppo della società e su cui non ci può essere una subalternità.
Vogliamo investimenti per i siti italiani per migliorare le condizioni di lavoro negli stabilimenti, ampliare le camere pulite e i laboratori.Roma attende da tempo un Centro Integrazione Satelliti di livello dopo il folle abbandono di via Salaria. È tempo di dare coerenza alle fasi d’ingegneria, integrazione, soprattutto in vista dei programmi futuri e lo vogliamo con uno sviluppo del Centro integrazione Satelliti a Roma.Chiediamo il rafforzamento e il rispetto delle competenze dei siti italiani, per garantire lavoro e crescita.Sono necessari investimenti per sviluppare competenze e acquisire nuove conoscenze. Questo significa stanziare risorse economiche sia per lavorare a un ricambio e sia per avviare un percorso di nuove assunzioni e di stabilizzazioni, per quanti da tempo lavorano in TAS-I per conto di ditte esterne”.

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USB P.I. chiede la proroga delle graduatorie dei concorsi

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 novembre 2018

L’Unione Sindacale di Base Pubblico Impiego ha scritto al ministro Giulia Bongiorno per chiedere la proroga della validità di tutte le graduatorie dei concorsi della Pubblica Amministrazione in scadenza al prossimo 31 dicembre.La USB evidenzia le gravi carenze di personale, anche nell’area amministrativa, verificatesi a seguito di un reiterato blocco del turn over e, rispondendo al ministro che in un recente question time in Parlamento ha affermato che saranno prorogate esclusivamente le graduatorie riguardanti figure professionali ritenute necessarie, sottolinea che sarebbe paradossale far scadere proprio ora graduatorie che permetterebbero di rispondere celermente alla necessità di effettuare nuove assunzioni.USB ha chiesto al ministro Bongiorno di essere ascoltata prima che siano assunte scelte che riguardano la funzionalità e la tenuta delle amministrazioni pubbliche.

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Campagna nazionale USB per la detassazione delle pensioni

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 novembre 2018

“Quali le prospettive attuali e future nel sistema pensionistico italiano?” La Federazione provinciale USB di Benevento invita le pensionate e i pensionati, le lavoratrici e i lavoratori, le precarie e i precari, le disoccupate e i disoccupati, a partecipare al dibattito/assemblea pubblica, che si terrà presso la sede USB di via Giustiniani 1, a Benevento, venerdì 23 novembre alle ore 16:00, sulle prospettive attuali e future del sistema pensionistico del nostro Paese.Sarà l’occasione per lanciare, proprio dalla nostra città, la campagna nazionale dell’Unione Sindacale di Base (USB) sulla detassazione delle pensioni.
Un tema urgente, visto il continuo attacco al sistema previdenziale pubblico, perpetrato da quasi 30 anni a questa parte dai governi di ogni colore, con ultima la sciagurata riforma Fornero.Il consenso che, non a caso, ha suscitato la proposta di eliminazione di quest’ultima, è stato uno dei fattori che ha portato al governo l’attuale esecutivo giallo-verde.Il tempo delle promesse elettorali è, però, finito e all’orizzonte non si vede più l’abolizione di questa riforma ma solo tanta confusione.Con questo dibattito/assemblea pubblica cercheremo di fare chiarezza, formulando la nostra proposta, che discuteremo insieme venerdì pomeriggio, al fine di lanciare una grande vertenza nazionale sulla detassazione delle pensioni che metteremo in piedi nei prossimi mesi.Perché è importante il tema della detassazione delle pensioni?Le pensioni in atto sono tassate sulla base di 5 aliquote fiscali comprese tra il 23% ed il 43% a fronte di una tassazione decisamente inferiore in altri paesi UE.Guardando con attenzione il bilancio dell’INPS si scopre che il prelievo fiscale sulle pensioni in essere è pari ad oltre 50 miliardi l’anno di Irpef nazionale, a cui si devono aggiungere ulteriori 4 miliardi di addizionale Irpef regionale e comunale.Prelievo fiscale che, insieme alla separazione dall’assistenza, riduce di oltre la metà la vera spesa pensionistica ed il conseguente impatto percentuale sul pil anche nel confronto con i paesi UE.

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Scuola, si allarga il fronte dello sciopero USB del 30 novembre

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 novembre 2018

La proclamazione dello sciopero da parte di USB Scuola, insieme con BastAlternanza, sta incontrando il sostegno dei lavoratori e non solo. Una piattaforma complessa, articolata e puntuale sta alla base di un momento di protesta nei confronti di questo governo che, su alcuni punti, si trova in assoluta continuità i governi precedenti. L’inadeguatezza degli organici docenti e ATA nelle scuole, unita alla persistente e cronica precarietà delle lavoratrici e dei lavoratori, non vedono una soluzione reale nelle politiche effettive, ma soltanto proclami che però vengono smentiti dalle misure di legge. Ne è un esempio il recente bando di concorso riservato per gli insegnanti di scuola dell’infanzia e primaria, per il quale viene messo a disposizione un contingente irrisorio rispetto alle reali necessità delle scuole che ogni settembre vanno nel totale caos.
Anche per il personale di ruolo la situazione non è rosea, Tra l’irrisolta problematica dei docenti costretti al trasferimento per effetto della “fase C” della L.107 e un rinnovo contrattuale economicamente farsesco e dal punto di vista dei diritti dei lavoratori assolutamente punitivo e svilente del ruolo e del concetto stesso di lavoratore della scuola, tutti siamo investiti dallo scempio al quale neanche questo governo è intenzionato a porre rimedio.La correttezza delle posizioni di USB Scuola viene confermata dalle adesioni allo sciopero che stiamo ricevendo in questi giorni a partire dal Comitato Idonei secondaria Concorso Docenti 2016, dall’Associazione nazionale per diritti dei lavoratori e da Potere al Popolo!Le ragioni di questo consenso sono riassunte in una piattaforma rivendicativa unificatrice delle tante specificità e individualità in cui le politiche portate avanti in questi 30 anni hanno ridotto i lavoratori e le lavoratrici della scuola e gli studenti, costretti a sottoporsi a inutili e dannosi test Invalsi e, ancor peggio, allo sfruttamento dell’Alternanza Scuola Lavoro, chiara sottrazione del tempo da dedicare allo studio, con i suoi conseguenti i rischi fisici e l’assuefazione al lavoro precario, sfruttato e non pagato ad essa collegati. Il 30 novembre gli scioperanti saranno in viale Trastevere dalle 9.30 insieme lavoratori della scuola e studenti per ottenere, in sintesi:
1. l’abolizione dell’ASL e l’eliminazione dell’invalsi
2. una vera quota 100 e l’immissione in ruolo su tutti i posti liberi
3. una mobilità equa che permetta il rientro degli esiliati
4. ruolo per chi ha 36 mesi di servizio
5. assunzioni per gli ATA per coprire il fabbisogno nelle scuole
6. internalizzazione dei servizi gestiti dalle cooperative e l’assunzione diretta degli ex LSU ATA ad essi adibiti
7. reali aumenti salariali
8. rifiuto della regionalizzazione
9. ritiro della delega sul sostegno
10. integrazione degli alunni stranieri e inserimento di italiano L2 in tutte le scuole.

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Sciopero USB della scuola

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 novembre 2018

L’USB P.I. Scuola accoglie la proposta di mobilitazione nazionale del 30 novembre lanciata dalla campagna BastAlternanza. Alla base delle rivendicazioni della Campagna, troviamo dei punti per noi dirimenti per la costruzione di una scuola radicalmente diversa da quella costruita nell’arco di un ventennio dai governi italiani.Ancora una volta, sentiamo la necessità di combattere contro una scuola sempre più subordinata alle logiche di mercato, all’aziendalizzazione, alla vuota retorica meritocratica e alla cosiddetta didattica per competenze.Insieme agli studenti, intendiamo lottare per una scuola realmente inclusiva, libera, centrata sulla crescita e sulla formazione degli studenti e delle studentesse.
Per questo abbiamo deciso di indire lo sciopero per l’intera giornata del 30 novembre. La scuola va posta al centro dell’agenda politica e sottratta ai vincoli di bilancio imposti dall’Unione Europea; essa deve ritornare ad avere la funzione di luogo di educazione collettiva e di formazione di individui consapevoli dei propri diritti e dei propri doveri.
In particolare, CHIEDIAMO:
1) l’abolizione totale dell’alternanza scuola-lavoro e la chiusura del carrozzone INVALSI, strumenti funzionali esclusivamente all’asservimento degli studenti e all’acquisizione di competenze utili al lavoro precario;
2) una vera quota 100 e l’immissione in ruolo su tutti i posti liberatisi in virtù del turnover;
3) la trasformazione di tutto l’organico di fatto in organico di diritto;
4) un piano mobilità che, sulla base dell’allargamento degli organici, permetta il rientro dei lavoratori esiliati della 107;
5) l’immissione in ruolo immediata, senza alcun concorso, per tutti i docenti con 36 mesi di servizio;
6) Piano straordinario di assunzioni del personale ATA per la copertura del reale fabbisogno delle scuole;
7) internalizzazione dei servizi attualmente dati in appalto ai privati, stabilizzando tutto il personale ex-lsu Ata attraverso una procedura riservata ;
8) un vero rinnovo contrattuale e un reale adeguamento salariale che nulla abbia a che fare con la miseria del contratto 2016-2018;
9) il ritiro di ogni progetto di regionalizzazione del sistema di istruzione che lederebbe il principio solidaristico della redistribuzione della ricchezza sul territorio nazionale e determinerebbe differenze sostanziali tra bambini e giovani del Nord e del Sud Italia;
10) eliminare la delega sul sostegno che riduce le ore di sostegno agli alunni disabili e incide negativamente sugli organici dei docenti;
11) un vero investimento sull’integrazione degli alunni non italofoni e l’inserimento dell’Italiano L2 all’interno di tutte le istituzione scolastiche di ogni ordine e grado.

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Usb sul Ilva: confermato lo sciopero

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 settembre 2018

Arcelor Mittal si è presentata alla ripresa della trattativa su Ilva, al ministero del Lavoro, senza alcuna differenza sostanziale dalle posizioni intransigenti che non hanno consentito di raggiungere un accordo nei mesi scorsi.La presunta garanzia occupazionale al termine del piano industriale è offerta solo se a costo zero per l’azienda, cioè con taglio salari, cassa integrazione o licenziamenti. Così come non vi è alcuna risposta positiva sul mantenimento dei diritti acquisiti a tutela dal licenziamento discriminatorio, il vecchio articolo 18.
Per l’Unione Sindacale di Base, con queste posizioni, non c’è pertanto alcuna condizione per concludere un accordo.Un mese dopo l’ultimo incontro, Arcelor Mittal si è dunque ripresentata nel Salone degli Arazzi in stile tre scimmiette: non vedo (la situazione), non sento (le richieste dei lavoratori), non parlo (di piani industriali). Atteggiamento che cozza clamorosamente con l’ottimismo manifestato dal ministro Di Maio ancora in apertura dell’incontro e poi fatto artatamente trapelare durante il pomeriggio.L’Unione Sindacale di Base, di fronte all’arroganza di Arcelor Mittal, ribadisce la propria linea: in assenza di novità immediate e sostanziali, procedere con l’annullamento della gara e portare Ilva sotto il controllo pubblico. Arcelor Mittal non può pensare di imporre condizioni di alcun genere, tanto meno inventando impossibili bilanciamenti tra garanzie occupazionali e tutela dei salari, oppure tra articolo 18 e assetti industriali.USB si è battuta e si batterà perché siano assicurati tutela dell’occupazione, continuità dei salari e tutela ambientale. È ora che Mittal faccia quel passo avanti che a tutt’oggi rifiuta di fare, protetta fino a pochi mesi fa dal precedente governo e dall’ex ministro Calenda, sui quali il nostro giudizio rimane molto duro. Se da questo tavolo nascerà un buon accordo, bene. Altrimenti si annulli la gara, senza esitazione alcuna.
I lavori sono proseguiti fino a tarda sera. Resta confermato lo sciopero di tutto il gruppo proclamato per martedì 11. (Francesco Rizzo – USB Taranto Sergio Bellavita – USB Nazionale)

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Bologna, USB: serve un ente regolatore che controlli i movimenti di merci e persone

Posted by fidest press agency su sabato, 11 agosto 2018

Ancora gas che esplode. Per noi ferrovieri il gas che si sversa da una cisterna, che si spande ovunque e poi prende violentemente fuoco vuol dire solo una cosa: Viareggio. L’altro giorno è successo in Emilia Romagna anziché in Toscana, sull’asfalto di una autostrada invece che sui binari ma l’effetto è stato simile.Così come la domanda che ci ponemmo allora e che si riaffaccia oggi: come è potuto accadere? Norme, controlli, regolamenti: non sono serviti a nulla? Indagini e accertamenti faranno luce sulle dinamiche ma oggi resta lo sbigottimento. Se per la strage di Viareggio, e solo grazie alla fermezza e alla volontà dei cittadini e dei familiari delle vittime, uno spiraglio di luce si è aperto sull’accaduto, non è difficile immaginare che domani venga tutto dimenticato o scavalcato da altre notizie mentre altre situazioni di rischio si ripeteranno senza sosta.Per questo, e non solamente, i ferrovieri di USB sono da anni impegnati nella richiesta di istituzione di un ente regolatore che controlli dove, come e quando si debbano muovere persone e merci; nel rispetto della sicurezza, della salute, della sostenibilità e dell’economia del Paese. Questo mentre chi intende solo il profitto e la rendita sopra ogni altra opzione ci vuole ingannare con teorie come quelle della ‘sicurezza sostenibile’ . Ancora una volta parole per nascondere la realtà.

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Ilva, USB: nessun passo avanti

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 luglio 2018

Si è concluso in tarda mattinata l’incontro promosso dal ministro Di Maio sulla cessione di Ilva ad Arcelormittal. L’azienda ha esposto il cosiddetto “addendum” ovvero le modifiche al piano ambientale apportate dietro richiesta esplicita del governo.Il piano è in sostanza quello precedente con qualche significativa accelerazione sui tempi di realizzazione delle opere. Un fatto positivo ma che non modifica nella sostanza gli impegni economici su questo terreno e non garantisce la produzione di acciaio compatibile con il diritto alla salute ed il rispetto dell’ambiente.Inoltre la stessa determinazione del governo a modificare il piano ambientale non è stata messa in campo sul terreno occupazionale per quanto a oggi è dato sapere. Ci attendiamo quindi un ruolo attivo del governo in questa vertenza. È ancora il governo il soggetto che può e deve indurre la multinazionale a modificare la sua posizione. O, parimenti, decidere una strada alternativa a quella della cessione del gruppo ai privati. (Francesco Rizzo USB Taranto Sergio Bellavita USB nazionale)

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Di Maio incontra l’USB: contro la sfruttamento nelle campagne

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 luglio 2018

Una folta delegazione dell’Unione Sindacale di Base ha incontrato oggi al Ministero del Lavoro il vicepremier Luigi Di Maio, al quale ha illustrato un pacchetto di proposte e richieste tutte riferite, direttamente e indirettamente, al mondo del lavoro agricolo e dei braccianti.
Per la delegazione USB guidata da Aboubakar Soumahoro e Pierpaolo Leonardi si è trattato di un incontro proficuo, durato oltre un’ora, che era stato chiesto ufficialmente a Di Maio subito dopo l’assassinio di Soumaila Sacko. Il delegato sindacale USB ucciso in Calabria il 2 giugno è stato ricordato in apertura dell’incontro.USB ha letto e illustrato al ministro un documento articolato in sei macroaree, a partire dalla necessità di istituire un tavolo interministeriale con la partecipazione dei dicasteri del Lavoro, dell’Agricoltura, delle Infrastrutture e del Sud. Di Maio si è impegnato a verificare la disponibilità dei suoi colleghi di governo, assicurando che già oggi avrebbe avviato i contatti necessari.Contro lo sfruttamento dilagante nel mondo del lavoro bracciantile, il ministro ha condiviso con USB la preoccupazione per una situazione legata anche al sottodimensionamento dei corpi ispettivi, che per via di riforme, pensionamenti e blocco del turnover non sono più in grado di espletare appieno i propri compiti istituzionali. Di Maio ha annunciato così l’intenzione di procedere a nuove assunzioni in tempi rapidi proprio per infoltire i ranghi dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro.In tema di contrasto dello sfruttamento, altra posizione condivisa è quella di subordinare l’accesso delle aziende ai contributi comunitari al rispetto dei diritti dei lavoratori, un elemento da portare sul terreno delle trattative europee nel momento in cui sarà discussa la prossima PAC.Di Maio ha annunciato, aderendo anche alla richiesta di USB, l’intenzione di coinvolgere nella problematica del lavoro agricolo tutti gli enti locali, con una interlocuzione che partirà già domani nell’incontro con gli assessori regionali al Lavoro.Sul delicato tema dell’iscrizione dei braccianti nei registri dell’anagrafe, Di Maio ha ricordato l’esistenza di una circolare del ministero dell’Interno che i comuni sono tenuti ad applicare. A questo proposito, USB ha proposto al ministro di ancorare il reddito di cittadinanza non alla nazionalità del richiedente, ma alla residenza anagrafica.In chiusura il ministro si è impegnato con l’Unione Sindacale di Base a incontrare i lavoratori che da tempo chiedono di essere ricevuti su vertenze spesso annose, come quelle degli ex LSU ATA e dei Vigili del Fuoco.

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Disastro Forestale, Usb: noi l’avevamo detto

Posted by fidest press agency su martedì, 26 giugno 2018

La soppressione del Corpo Forestale risulta a oggi un delitto di Stato, che alle porte della seconda estate calda senza unità, mezzi scadenti e senza la professionalità dei forestali, arrestati dall’Arma dei carabinieri e finiti tra le grinfie della riforma Madia, ci preoccupa oltremodo.Sperare che il governo si ravveda ponendo rimedio al più presto perché la salvaguardia del paese è un dovere di tutti traspare dalle parole del presidente della commissione Affari costituzionali Maurizio Cattoi. Nel frattempo qualcuno dovrebbe scrivere nell’agenda del ministro Salvini, oggi in Libia, che i vigili del fuoco avrebbero bisogno di un ministro dell’Interno con il quale interlocuire.
La riforma del Corpo forestale dello Stato e il suo accorpamento nell’Arma dei Carabinieri è la cronaca di un fallimento annunciato. Noi siamo stati facili profeti: era chiaro a tutti che la scelta del governo Renzi non aveva nulla a che fare con la salvaguardia del territorio. L’enorme superficie boschiva incendiata nel 2017, le incombenze legate alla gestione della fauna e della biodiversità, oltre che del patrimonio forestale, indicano che è necessario restituire dignità e autonomia a un corpo specializzato che nei decenni ha rappresentato un fondamentale presidio di tutela dell’ambiente e dell’incolumità delle persone, garantendo la presenza e la prossimità necessarie a una corretta gestione del territorio.In contemporanea con la scellerata operazione di cannibalizzazione della Forestale, il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco non è stato messo in condizioni reali di poter agire sul fronte incendi boschivi. Per ora il meteo ci sta aiutando ma non si può sempre sperare che tutto vada per il verso giusto. Prevenire vuol dire prepararsi, non affidarsi al caso. (Fonte: Coordinamento nazionale Vigili del Fuoco USB)

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USB: facciamo chiarezza sulla vertenza Ilva

Posted by fidest press agency su martedì, 10 aprile 2018

La lunga e tortuosa vicenda della cessione del gruppo Ilva ad ArcelorMittal entra in una fase cruciale. È bene quindi fare il punto della situazione con rigore e trasparenza. ArcelorMittal si è aggiudicato il bando di gara costruito dai commissari dell’amministrazione straordinaria sotto egida del governo che, senza dubbio alcuno, ha sostanzialmente determinato le condizioni della cessione.La gara è stata costruita senza vincolo alcuno al mantenimento della piena occupazione del gruppo siderurgico. ArcelorMittal si sarebbe – usiamo il condizionale perché l’atto di cessione è tutt’ora secretato – aggiudicata Ilva con l’impegno all’assunzione di 8.500 lavoratori su un totale di 14.200, pari ad un 40% di esuberi, sino al termine del piano industriale nel 2023.Gli 8.500 lavoratori passerebbero alle dirette dipendenze di AM Investco, mentre i restanti 5.700 resterebbero in carico all’Ilva in AS.Il successivo intervento del ministro Calenda avrebbe convinto ArcelorMittal ad accettare 10.000 assunzioni anzichè le 8.500 pattuite, tuttavia questo nuovo impegno pare essere solo verbale e solo sino al 2023. In altri termini nel 2023 si paventano nuovi 1.500 esuberi.In questo passaggio è prevista la novazione del rapporto di lavoro per coloro che passeranno in AM Investco. I lavoratori verrebbero chiamati a sottoscrivere la personale rinuncia ad ogni pretesa nei confronti di Ilva ed a accettare le nuove condizioni.
Il management di ArcelorMittal ha esplicitamente detto più volte che le condizioni economiche, normative e i diritti acquisiti (anzianità, art.18 lg.300/70) vanno negoziate.
I lavoratori non assunti da AM Investco finirebbero nel vortice degli ammortizzatori sociali. Parte di loro forse impiegati dentro gli stabilimenti in “prestito” ad ArcelorMittal, i più in cassa integrazione e altri nelle operazioni di bonifica, sulle quali peraltro poco o nulla è dato sapere, in un quadro di possibile incentivazione all’esodo a gestione commissariale con ingenti risorse pubbliche.Questi lavoratori “beneficierebbero” del mantenimento di ogni diritto acquisito essendo in continuità di rapporto di lavoro.
Sin dal primo giorno, come Unione Sindacale di Base, in sostanziale sintonia con la quasi totalità della delegazione sindacale, abbiamo giudicato il piano industriale 2019-2023 incoerente con gli obiettivi ambiziosi di produzione. L’incoerenza tra livelli produttivi e occupazionali è in realtà spiegabile in parte con la scelta di ArcelorMittal di esternalizzare tutte le attività complementari degli stabilimenti ad aziende terze. Un modello di organizzazione del lavoro inaccettabile che disimpegna la multinazionale dal mantenimento di uno standard qualitativo sul terreno della sicurezza, dei salari e dei diritti per migliaia di lavoratori.
In questo quadro non è dato sapere quale sarà l’impatto dal punto di vista occupazionale ma è evidente che ci sono tante ragioni per essere preoccupati. Sono migliaia i lavoratori che quotidianamente operano negli stabilimenti del gruppo spesso in condizioni di sfruttamento intollerabili e che rischiano di pagare un ulteriore prezzo altissimo alle scelte del governo e della multinazionale. Le notizie che trapelano in merito alle decisioni dell’Antitrust in sede europea, rispetto alla concentrazione di produzione in capo ad ArcelorMittal con l’acquisizione delle quote Ilva, parlano di una compensazione imposta attraverso una dismissione di attività di ArcelorMittal in giro per l’Europa.
Il tavolo costituito tra azienda e organizzazioni sindacali è solo ospitato dal Ministero dello Sviluppo economico in quanto parte della procedura art.47 i cui termini di legge sono stati reiterati sine die.E’ del tutto evidente che in questo quadro una trattativa vera e propria non c’è in quanto il negoziato è condizionato da accordi costruiti in altre sedi ed al sindacato viene chiesto semplicemente di ratificare, mediando, questi impegni.La responsabilità che il governo si è assunta è enorme. ArcelorMittal si muove quindi nel rispetto degli impegni che si è assunta con il governo ed è comprensibile che non abbia nessuna intenzione di cambiarli.
Spetta in primo luogo al governo rimettere in discussione quell’accordo. Questa è la condizione sine qua non per avviare la trattativa.Il prossimo 11 aprile si decide se e come proseguire il confronto. Qualora il quadro fosse immutato proporremo a tutta la delegazione sindacale di prendere atto che non ci sono le condizioni per proseguire oltre. Come USB nella riunione con governo e management abbiamo dichiarato l’indisponibilità a soggiacere al ricatto che si preannuncia: “accettare queste condizioni o Ilva chiude. Siamo certi che esistono altre soluzioni per un rilancio produttivo del gruppo e per le indispensabili opere di ambientalizzazione.
(Sergio Bellavita USB nazionale, Francesco Rizzo USB Taranto – in sintesi)

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Alitalia, USB ai partiti: chiudete il bando di vendita e riaprite il dossier, ora risanamento e sviluppo

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 aprile 2018

USB Lavoro Privato ha inviato una lettera ai segretari e ai responsabili dei principali partiti e movimenti politici dove sollecita una presa di posizione netta rispetto ai termini tuttora vigenti del bando di vendita imposto dal Governo uscente ai commissari Alitalia.
Infatti, il 10 aprile è il termine per la presentazione delle offerte definitive di acquisto mentre entro il 30 aprile i commissari Gubitosi, Laghi e Paleari dovrebbero individuare l’offerta migliore con la quale aprire i negoziati in esclusiva.Per la nostra organizzazione è palese come questi termini non possano essere rispettati, non solo tenuto conto del mutato scenario politico ma soprattutto per il fatto che, a quanto ne sappiamo, non esiste un’offerta che salvaguardi l’industria e l’occupazione, con danno non solo ai dipendenti ma anche al Paese.Come dimostrato da USB, l’Italia ha già pagato miliardi di euro di danni per la fallimentare privatizzazione Alitalia e per la mancanza di una politica industriale del settore. Occorre quindi che le forze politiche si assumano la responsabilità di considerare chiuso il bando del governo Gentiloni e di riaprire il dossier Alitalia sulla base delle opportunità che un risanamento della compagnia può fornire al Paese oltre che ai propri dipendenti.
Nel chiedere che Alitalia possa disporre del tempo e degli strumenti necessari per completare il risanamento in atto e porre le basi per lo sviluppo, senza svenderla al primo offerente, USB ritiene che la svolta nella gestione della compagnia possa rappresentare lo snodo per aprire la discussione sui problemi dell’intero trasporto aereo italiano, settore che continua a produrre precarietà nonostante la forte crescita.

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USB Ilva: cadono le minacce del governo. Il confronto prosegue

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 gennaio 2018

ilvaLe roboanti quanto inopportune minacce di spegnimento dei forni dell’Ilva di Taranto del ministro Calenda qualora il ricorso presentato dal presidente della Regione Puglia e dal Sindaco di Taranto non fosse stato ritirato sono silenziosamente scomparse, come peraltro avevamo tutti ben compreso, dal tavolo di confronto con ArcelorMittal che si è tenuto oggi presso il ministero dello sviluppo economico.La minaccia di chiudere ilva si è tramutata in una più rassicurante, ma sempre inaccettabile, indisponibilità da parte del governo a convocare le istituzioni interessate alla presenza di Gentiloni. Anche ieri l’incontro ha avuto un carattere esclusivamente interlocutorio. La direzione ArcelorMittal ha esposto il quadro della produzione dell’acciaio a livello globale e le strategie produttive della multinazionale in rapporto alla acquisizione di Ilva. Il confronto proseguirà in sessioni tematiche sui diversi stabilimenti ilva. Su questo punto abbiamo chiesto, senza risposta, di tenere nelle città interessate questi incontri tematici. Al termine dell’incontro il viceministro Bellanova ha sostenuto con vigore e passione la necessità di chiudere quanto prima l’accordo, prefigurando una fase di stretta già ai primi di febbraio. Inoltre la Bellanova ha sottolineato che il protocollo di impegni aggiuntivi, considerato punto di arrivo, firmato da Vincenti e Calenda diventerà operativo solo a fronte del ritiro del ricorso. Prosegue quindi il braccio di ferro sul futuro della città di Taranto e della più grande acciaieria d’Europa.
USB non ritiene vi siano le condizioni per una stretta del negoziato. Sono molti i temi che non solo non sono stati risolti positivamente ma nemmeno affrontati. A partire dall’inesistenza di un articolato piano industriale e dal permanere di 4200 esuberi, fatto per noi inaccettabile. inoltre tutto il percorso negoziale è comunque subordinato alle decisioni che la commissione antitrust assumerà nel mese di marzo. Per queste ragioni chiediamo nuovamente che il governo si assuma l’onere di aprire ad un tavolo con le istituzioni locali, sindacati per elaborare un piano straordinario per taranto.La salute prima di tutto. Pretendiamo soluzioni produttive che cancellino l’uso del carbone per la produzione di acciaio. Il momento di parlarne è ora.

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Usb Marche: la crisi non è finita

Posted by fidest press agency su domenica, 22 ottobre 2017

Ascoli Piceno piazza del_PopoloAscolli Piceno. “Non siamo affatto fuori dalla crisi come molti vogliono far credere. L’Ascolano soprattutto, è ancora in piena emergenza sia per la disoccupazione spaventosa accumulata negli ultimi anni – oltre 20 mila unità – sia per la conseguente e dilagante povertà di molte migliaia di persone e famiglie”. Lo afferma Andrea Quaglietti, segretario regionale Usb Marche, nell’annunciare un’assemblea dei delegati del sindacato di base di tutta la regione per lunedì 23 ottobre presso la sede di Ascoli, in via Dino Angelini, in vista dello sciopero generale indetto per il 10 novembre.“C’è chi si può permettere di girare l’Italia con un treno privato sulle ferrovie pubbliche- dice Quaglietti – e chi invece, come centinaia di ex lavoratori o precari piceni non sa cosa può dare da mangiare ai propri figli. E la situazione del territorio non solo non migliora, ma dal punto di vista della povertà sta forse peggiorando negli ultimi mesi: perché molte migliaia di disoccupati ora si stanno ritrovando anche senza indennità di mobilità perché ormai scadute, e con un’età tale da non poter andare in pensione. Uno scenario drammatico e senza sbocchi per il futuro: anche perché non si sono aperte strade alternative per la ricollocazione di tutte queste maestranze”.Per comprendere meglio la situazione reale e programmare le manifestazioni da attuare, l’Usb (Unione sindacale di base) ha convocato l’assemblea di lunedì 23 ottobre ad Ascoli. “Parteciperanno rsu e delegati delle aziende private, industrie, cooperative e imprese del trasporto di tutto il Piceno e anche del Fermano e dell’Anconetano”, ricorda Francesco Bracciani.Nell’occasione si stabiliranno i percorsi da svolgere nelle prossime due settimane in preparazione dello sciopero generale indetto dal sindacato in tutta Italia per il 10 novembre. “Gli obiettivi dello sciopero promosso dall’Usb sono quelli di protestare contro le scelte politiche governative degli ultimi anni, a cominciare dal dire no alle privatizzazioni di molti servizi pubblici e all’innalzamento dell’età pensionabile. Ma anche tornare a chiedere come nel recente passato un rilancio dello Stato sociale e del welfare, salari e pensioni adeguate e una nuova legislazione sul lavoro.Il Job Act ha solo sostituito molti lavoratori che dovevano andare in pensione con giovani precari e senza diritti. Come si fa a dire che questa è nuova occupazione?”

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USB: il 2 ottobre sciopero 24 ore di tutto il trasporto aereo

Posted by fidest press agency su martedì, 12 settembre 2017

alitalia-volo-aereoNonostante le ripetute denunce che da anni USB ha inoltrato ai vari governi che si sono succeduti, la situazione del trasporto aereo italiano si aggrava sempre di più. Non solo Alitalia affronta il secondo fallimento della sua storia dopo anni di infinita ristrutturazione, mentre gli altri vettori o sono scomparsi o sono ridotti ai minimi termini, ma la crisi ormai bussa prepotentemente alle porte di TUTTI gli aeroporti italiani, trasformati in centri di precarietà con le maestranze massacrate dalle politiche degli appalti e subappalti.
Anche i livelli di salute e sicurezza sul lavoro sono ormai intaccati da una spinta verso la produttività sfrenata unita alla pressione fortissima ad abbassare i costi fino all’impossibile.
Una tonnara che non risparmia nessuno: dagli addetti diretti, a quelli dell’indotto per finire a quelli impiegati negli esercizi commerciali vittime ormai quotidiane di bandi di gara senza la minima tutela sociale
Eppure questa situazione appare ancor più insostenibile alla luce dell’incremento a due cifre registrato quest’anno del traffico aereo in tutti gli aeroporti nazionali; un mercato che vale poco meno di 29 miliardi di euro ma che rimane solo per il 15% all’industria nazionale.
Il Governo e le istituzioni, finora intenti solo a elargire ammortizzatori sociali, hanno il compito di affrontare alla radice le cause di una situazione così disastrosa in un settore dove – invece – ci sarebbe posto per tutti. USB Lavoro privato chiede:
• la nazionalizzazione delle ziende strategiche, senza più svenderle all’operatore estero di turno;
• l’emanazione una riforma di sistema che imponga regole uguali per tutti gli operatori, a salvaguardia della sicurezza delle operazioni e del rispetto delle leggi italiane, tagliando l’odioso sistema del dumping e degli appalti e subappalti.
• Operare sul riequilibrio della filiera del trasporto aereo evidentemente fuori controllo, dove le gestioni aeroportuali si arricchiscono, le compagnie low cost tuttora usufruiscono di finanziamenti aeroportuali, mentre le società di handling e i vettori nazionali si trovano costantemente senza ossigeno.
Queste sono le nostre richieste alla base dello sciopero nazionale di 24 ore di tutto il trasporto aereo italiano indetto per il prossimo 2 ottobre, un momento decisivo che cade tra la svendita di Alitalia, la decisione sull’ingresso delle cooperative volute da Ryanair a Milano, le esternalizzazioni in tutti gli aeroporti.E’ l’ora di prendere quelle decisioni fondamentali per il futuro di migliaia di lavoratori.

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