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Oltre 9 italiani su 10 hanno lo smartphone sempre in mano

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 settembre 2020

Lo utilizzano sui mezzi pubblici e nel luogo di lavoro. L’89% degli italiani dichiara inoltre che non rinuncerà a questa abitudine neanche in vacanza.A metterlo in evidenza è un’analisi di SpeedVacanze.it, il portale che offre ai single il modo più veloce e divertente per incontrare gente nuova e molti nuovi potenziali partner, che ha realizzato un sondaggio coinvolgendo 2 mila uomini e donne single di età compresa tra i 18 ed i 50 anni.Ad essere «vittime» della «sindrome da hand-phone» -così come è stata definita a livello internazionale questa dipendenza- sarebbero 56 milioni di italiani.«Il telefonino ha la capacità “ipnotizzare” le persone davanti ad uno schermo» commenta Roberto Sberna, direttore generale di SpeedVacanze.it, sintetizzando i risultati della ricerca.«Gli italiani sembrano essere così tanto presi dal loro telefonino da riuscire ad utilizzare una sola mano per moltissime attività che prima eseguivano a due mani, pur di non staccarsi dal loro cellulare» aggiunge Giuseppe Gambardella, fondatore di SpeedDate.it e di SpeedVacanze.it.«In Italia ci sono oggi quasi 90 milioni di smartphone attivi, che gli italiani utilizzano sempre di più per navigare su Internet e sui social network, oltre che per le tradizionali chiamate, che arrivano a sommare 50 miliardi di telefonate ogni anno: oltre 136 milioni di telefonate ogni giorno» sostengono gli analisti di SpeedVacanze.it.«Per strada oggi sembra spesso di essere circondati da “zombie” assorti nei loro telefonini. La sfida dunque è quella di imparare a governare la tecnologia senza diventarne schiavi» sottolinea Roberto Sberna. E vero è infatti che molto spesso, invece di rimanere «appiccicati» allo smartphone, si potrebbe approfittare del tempo libero per fare tante altre attività più interessanti, dalla lettura di un libro alle passeggiate, dal cucinare al praticare uno sport.Quanto tempo dedicano gli italiani al telefonino? Secondo SpeedDate.it un italiano su 5 utilizza il telefonino addirittura oltre 8 ore al giorno e questa percentuale sale al 45% tra i più giovani. Nella media generale, un altro 25% utilizza il telefonino per 4 ore al giorno. Il 20% si limita invece a “solo” 2 ore ed il rimanente 10% lo utilizza meno di un’ora al giorno.«Ad essere più dipendenti dal telefonino sono maggiormente le donne ed i più giovani: la percentuale sale al 96% nella fascia di età compresa tra i 18 ed i 24 anni» concludono gli analisti di SpeedDate.it. (WORLDNET)

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Lettera 150, bisogna usare mascherine e saperle usare

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 agosto 2020

Documento firmato da Crisanti, Condorelli e Valditara. Con settembre riprenderanno molte attività lavorative e la scuola riaprirà i battenti dopo mesi di stop. Milioni di persone dovranno tornare a muoversi ad orari determinati, utilizzando mezzi pubblici e frequentando luoghi affollati. “Fattori che rischiano di avere, se non gestiti correttamente, un forte impatto sulla diffusione del coronavirus. Ecco perché è decisivo che si rispettino le regole di base per prevenire il contagio. A partire dall’uso della mascherina. Le mascherine proteggono. Occorre usarle e saperle usare”. A dirlo sono gli esperti di Lettera150, il think tank composto da circa 250 accademici di diverse discipline, nato il 2 aprile scorso per proporre soluzioni efficaci per un’uscita in sicurezza dal lockdown. In un documento firmato da Andrea Crisanti, ordinario di virologia, università di Padova, Gianluigi Condorelli, ordinario di Cardiologia, Università Humanitas, Giuseppe Valditara, ordinario di Diritto romano, Università di Torino, coordinatore di Lettera150, si fissano cinque punti chiave:
1. I decisori pubblici devono dare un’ informazione massiccia e diffusa sull’ uso corretto della mascherina, che non può essere lasciato alla libera interpretazione dei cittadini.
2. Occorre chiarire che solo quelle certificate proteggono, quelle fatte artigianalmente non sono sicure e anzi producono in chi le indossa un fallace senso di sicurezza.
3. Si deve far rispettare rigorosamente l’obbligo di indossare mascherine certificate sui mezzi di trasporto, in tutti i luoghi chiusi o particolarmente frequentati (mercati, bar etc.)
4. Bisogna prevedere l’obbligo delle mascherine chirurgiche a scuola, sia per il personale scolastico che per gli studenti, precisando che le stesse vanno sostituite dopo ogni utilizzo
5. Si devono installare all’ingresso di stazioni e scuole scanner per misurare la temperatura e verificare che la mascherina sia indossata correttamente. Cosa accadrà a settembre sarà determinante per l’evoluzione dell’epidemia nel prossimo autunno-inverno. Tenere sotto controllo i contagi, a partire dallo strumento più economico e sicuro qual è la mascherina, è doveroso.

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Decreto End of Waste sugli pneumatici fuori uso

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 luglio 2020

UNIRIGOM: “Dopo quasi quattro anni di gestazione, non possiamo che accogliere positivamente la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto End of Waste sugli pneumatici fuori uso. Un nuovo positivo passo per l’industria del riciclo che però comporterà inevitabilmente difficoltà applicative ed oneri a carico delle imprese del settore, da individuare, valutare ed affrontare fin dalle prime fasi di implementazione per porre in essere opportune misure e soluzioni. Il Decreto presenta inoltre diverse imprecisioni e alcune limitazioni alla possibilità di generare nuovi prodotti dagli pneumatici dismessi, non sufficientemente motivate né da un punto di vista tecnico, né ambientale”. E’ questo il commento di UNIRIGOM, l’Unione Nazionale delle Imprese che effettuano la frantumazione ed il trattamento degli pneumatici fuori uso (PFU) e che aderisce a FISE Unicircular, alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto End of Waste che disciplina la cessazione della qualifica di rifiuto della gomma vulcanizzata derivante da pneumatici fuori uso, necessaria per la commercializzazione e il suo impiego come prodotto.La principale criticità è oggi legata alla necessaria riorganizzazione delle modalità operative degli impianti e all’incremento dei costi che questi dovranno sostenere per rispettare quanto previsto dal nuovo decreto. In particolare, la gestione dei lotti, secondo le nuove regole, obbligherà gli impianti alla riorganizzazione delle aree di stoccaggio della cosiddetta gomma vulcanizzata granulare (GVG) che cessa di essere rifiuto; operazione che potrà implicare anche la riduzione dei quantitativi gestibili. L’accertamento di conformità alle specifiche del Decreto andrà infatti effettuato separatamente e specificamente per ciascun lotto, non superiore a 1.000 tonnellate.
L’Associazione evidenzia che questo comporterà maggiori costi complessivi per accertare la conformità del campione di gomma: questo significa che, almeno nel primo anno in cui il campionamento dovrà essere più frequente, tale onere andrà a incidere in modo significativo sui costi complessivi e ciò comprimerà ulteriormente i già ridotti margini di profitto delle imprese produttrici del granulo.Altro aspetto che sicuramente comporterà la lievitazione dei costi di gestione è l’obbligo per ciascun impianto di dotarsi di un “sistema di lavaggio dei rifiuti, idoneo a rimuovere le impurità dalla superficie degli pneumatici”. La formulazione generica di questa previsione potrebbe generare, nelle Autorità preposte al rilascio e al controllo delle autorizzazioni, differenti interpretazioni, con conseguenti impatti difformi sul territorio.Il nuovo regolamento stabilisce inoltre che il prelievo di campioni avvenga solamente su granuli del diametro compreso tra 0,8 e 2.5 mm, non tenendo in conto i prodotti di GVG aventi diversa classificazione granulometrica (polverini 0-0,8 mm, granulati 1-4 mm, ecc.). A tale riguardo, sarebbe stato opportuno fare riferimento alla norma UNI CEN 14243 (in cui è riportata la definizione di granulo e degli altri prodotti di GVG), anziché a quella UNI 10802, relativa al campionamento dei rifiuti in generale. By Marco Catino

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Regione incentivi uso bici

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 aprile 2020

Milano. “Per la fase 2 è necessario investire anche sulla mobilità su bici elettrica, è un mezzo che consente di tenere le distanze ed è perfetta per la riduzione dell’affollamento dei mezzi pubblici.Purtroppo in trenta pagine di risoluzione, attualmente in discussione in Regione Lombardia, il centrodestra non si è preoccupato di inserire nemmeno una riga sul tema tanto che ho presentato nei giorni scorsi un emendamento. La bici piace anche all’ambiente, all’aria che respiriamo, alla salute e oggi anche al Comune ed al Sindaco di Milano, quindi mi auguro che l’emendamento passi. Non possiamo pensare che l’auto o il distanziamento sui mezzi pubblici siano le uniche soluzione idonea per la riapertura delle attività”, così Nicola di Marco, consigliere regionale del M5S Lombardia, che ha depositato un emendamento (in allegato) che chiede di aggiungere alla risoluzione sulle misure per far fronte al Covid-19 l’impegno della Lombardia per “incentivare forme di mobilità dolce (es bici elettrica) previa verifica dei percorsi abituali, con bandi per cofinanziare l’acquisto delle bici rivolti prevalentemente a pendolari della prima cintura dei comuni dellarea metropolitana di Milano e Milano, nonché degli altri capoluoghi di provincia caratterizzati da gravi situazioni di congestionamento da traffico”.

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Intelligenza artificiale: garantirne uso equo e sicuro per i consumatori

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 febbraio 2020

Il PE chiede una serie di diritti per proteggere i consumatori nel contesto dell’Intelligenza artificiale e dei processi decisionali automatizzati, in una risoluzione approvata mercoledì. La risoluzione non legislativa affronta le diverse sfide derivanti dal rapido sviluppo delle tecnologie dell’Intelligenza artificiale (IA) e dei processi decisionali automatizzati (automated decision-making – ADM), con particolare attenzione alla protezione dei consumatori.
Nel testo approvato, il Parlamento accoglie con favore il potenziale dell’ADM nel fornire servizi innovativi e migliorati, compresi i nuovi servizi digitali come gli assistenti virtuali e i chatbot. Tuttavia, secondo i deputati, quando i consumatori interagiscono con un sistema automatizzato, dovrebbero essere sempre adeguatamente informati “su come contattare un essere umano dotato di potere decisionale e come sia possibile controllare e correggere le decisioni”.Inoltre, il Parlamento afferma che: “gli esseri umani devono sempre essere responsabili, in ultima istanza, delle decisioni prese nell’ambito di servizi professionali”, come le professioni mediche, forensi e contabili, il settore bancario.Per tanto, si chiede di utilizzare solo dati di alta qualità e algoritmi imparziali, e introdurre strutture di revisione per rimediare a possibili errori nelle decisioni automatizzate, incluso un rimedio specifico per le decisioni automatizzate che sono permanenti.
I deputati chiedono alla Commissione di presentare nuove proposte per aggiornare le norme sulla sicurezza per i prodotti (ad esempio, sulla sicurezza dei macchinari e dei giocattoli) per informare i consumatori sull’utilizzo corretto di tali prodotti e siano protetti dai danni, e i produttori sui loro obblighi.Anche la Direttiva sulla responsabilità per danno da prodotti difettosi, adottata più di 30 anni fa, dovrebbe essere rivista per adattare concetti come “prodotto”, “danno”, “difetto” e le regole che regolano l’onere della prova.Secondo la legislazione UE, i commercianti devono informare i consumatori quando il prezzo dei beni o dei servizi è stato personalizzato sulla base di ADM e della profilazione del comportamento dei consumatori, ricordano i deputati, che chiedono alla Commissione di monitorare attentamente l’attuazione di tali norme. L’UE deve inoltre garantire che gli ADM non siano indebitamente utilizzati per discriminare i consumatori in base a nazionalità, luogo di residenza o ubicazione temporanea.La risoluzione, approvata per alzata di mano, sarà trasmessa al Consiglio dell’UE (Stati membri) e alla Commissione, affinché tengano conto delle proposte su AI e ADM. La Commissione ha annunciato che presenterà le sue proposte sull’Intelligenza artificiale il 19 febbraio 2020.

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Tredicesime e il loro uso

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 dicembre 2019

A breve saranno accreditate sui conti di lavoratori e pensionati le tredicesime, il cui ammontare complessivo si attesta quest’anno a circa 38,5 miliardi di Euro.Si tratta di un momento di ossigeno che consentirà alle famiglie di respirare e di dedicarsi, seppure con un atteggiamento ancora piuttosto contenuto, agli acquisti di Natale.Come ogni anno non mancheranno, però, le scadenze di dicembre. Gran parte dell’importo delle tredicesime sarà eroso dalle spese per rate di prestiti, mutui, affitti, assicurazioni, tasse, bollette e, non ultime, le visite mediche. La maggiore disponibilità economica, unita alle lunghe liste di attesa della sanità pubblica, spingono molte famiglie a rimandare a questo momento dell’anno controlli, visite specialistiche e appuntamenti con il dentista.Secondo lo studio dell’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori, dei 38,8 miliardi del monte tredicesime il 9,8% sarà destinato a visite e prestazioni mediche, acquisto di occhiali da visita, anticipi per apparecchi acustici o comunque in spese attinenti all’ambito sanitario.
Per quanto riguarda le voci che eroderanno in misura maggiore le tredicesime degli italiani spicca, in testa, quella relativa a prestiti, mutui e affitti, la cui incidenza si conferma al 23,1%. Seguono, in forte crescita, i costi di bollette e utenze, a cui sarà destinato il 22,20% dell’importo totale (lo scorso anno tale percentuale si fermava al 21,7%).Al terzo posto troviamo la voce relativa alle tasse, che assorbiranno il 19,95% degli importi incassati con le tredicesime.Nelle tasche delle famiglie, da destinare a regali, pranzi, cenoni ed eventuali viaggi, rimarrà appena il 10,35% dell’ammontare delle tredicesime, pari a 3,98 miliardi di Euro. Di questi, nel dettaglio, 2,66 appartengono ai lavoratori e 1,32 ai pensionati.

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L’uso prolungato del cellulare può generare disturbi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 agosto 2019

Dati recenti stimano in numero di 5 le ore al giorno di utilizzo (netta prevalenza come strumento di navigazione in rete e subito dopo come messaggistica) dello smartphone. «Questo uso intensifica – spiega Giovanni Battista Tura, responsabile di Psichiatria dell’Irccs Fatebenefratelli di Brescia – l’accelerazione fra intenzione e azione, fra richiesta e soddisfacimento della stessa. Positivo, tutto ciò, per alcuni versi, negativo se non ci consente più di filtrare, attendere, decidere, procrastinare, rimandare, sostanzialmente “pensare”. E poi, la pretesa che i nostri interlocutori siano sempre disponibili, “on line”; la pretesa – di fatto – che i nostri tempi siano i loro. Ancora, la velleità che attraverso sintetiche chat si dirimano questioni fondamentali, a volte centrali del nostro esistere e delle nostre relazioni. Pensiamo poi a quanto questo strumento, sempre ovviamente in un uso disequilibrato fino al patologico, consenta di mettere in scambio solo una porzione filtrata, virtuale e non onnicomprensiva di noi, con il rischio di false identità non realmente rappresentative di noi. Ricordiamo però che questo è quello che riceviamo anche dai nostri interlocutori, generando quindi relazioni parziali e artificiose. Ovviamente questi possono diventare i presupposti per percorsi di sofferenza psichica di diversa natura: se l’artificiale sostituisce il reale, quando poi il reale ti interpella con le sue istanze complete, se non sei allenato, scappi, vai in ansia, ti deprimi. Un circolo vizioso, in cui causa ed effetto si mescolano, in cui determinanti e risultato si confondono». Questo discorso diviene primario per gli adolescenti «perché si sommano due variabili che diventano fattori di moltiplicazione: da un lato l’elevata fruizione di questo strumento tipico della fascia adolescenziale, dall’altro il delicato e fragile percorso di identificazione e di adultizzazione in corso, in cui ogni variabile in campo ha un valore specifico elevato, e più queste variabili sono disequilibranti, innaturali edecontestualizzate con il fisiologico crescere, più sono a rischio di generare malessere e reali disturbi», conclude Tura.

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Occorre un uso consapevole degli antibiotici

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 febbraio 2019

“Le proposte di Farmindustria per il contrasto delle resistenze batteriche sono un contributo importante su un’emergenza sanitaria globale” dice il presidente della FOFI Andrea Mandelli. “Gli antibiotici sono una delle conquiste fondamentali della ricerca medica che rischiamo di compromettere. Per tutelare questo patrimonio terapeutico è necessario agire su tre fronti: promuovere l’uso razionale a tutti i livelli, tanto nella tutela della salute umana tanto di quella animale, così come raccomandato dagli organismi internazionali; favorire e remunerare adeguatamente la ricerca di nuove molecole ma anche di nuovi approcci alla lotta contro le infezioni; migliorare l’informazione del pubblico e aumentare la consapevolezza che in moltissimi dei disturbi più comuni il ricorso a questi farmaci è inutile e dannoso. Cercare di ottenere antibiotici – o usare quelli avanzati da precedenti occasioni – senza che vi siano state una diagnosi e una prescrizione mirata è sbagliato sotto tutti i punti di vista. In quest’opera di educazione sanitaria i farmacisti italiani possono e devono restare in prima linea”

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Antibiotici: uso e abuso

Posted by fidest press agency su martedì, 21 agosto 2018

Siamo abituati alla loro esistenza, sappiamo che quando abbiamo un’infezione batterica dobbiamo prenderli. Gli antibiotici sono diventati talmente diffusi che non riusciamo neanche a immaginare un mondo senza penicillina, come meno di un secolo fa. E sono così comuni che li usiamo anche quando non dovremmo, ovvero per curare infezioni virali, contro le quali sono del tutto inefficaci, come raffreddori e influenze, per accelerare la guarigione o prevenire un peggioramento dei sintomi. Solo la Grecia e Cipro fanno peggio di noi.
L’Italia è il paese europeo con il più alto consumo di antibiotici e anche il più alto tasso di antibioticoresistenza, un problema che sta diventando sempre più preoccupante.
L’antibioticoresistenza è un problema che coinvolge la comunità e le strutture sanitarie, ma in ospedale la possibilità di trasmissione è amplificata. “Le infezioni nosocomiali – ci viene spiegato dagli esperti – sono spesso causate da microrganismi resistenti agli antibiotici e ciò può costituire un fattore di fallimento del trattamento delle infezioni, causando aumento della morbilità, allungamento delle degenze ospedaliere e incrementando la mortalità legata a queste malattie”. Secondo i dati del rapporto Osmed di qualche anno fa curato dall’Istituto Superiore di Sanità, gli antibiotici sono tra i farmaci più usati dagli italiani: otto bambini su dieci ricevono nel corso dell’anno almeno una prescrizione di antibiotici. “Sono un salvavita, però si assiste a un uso improprio, proprio perché non è stato fatto capire a sufficienza cosa comporti l’uso inappropriato. L’antibiotico ha un’azione battericida o batteriostatica: uccide direttamente i batteri o li blocca nella crescita, è il sistema immunitario poi a eliminarli definitivamente.” Inoltre non sono tutti uguali. “Quelli ad ampio spettro agiscono su molte specie di batteri, quindi su molte infezioni, quelli a spettro limitato esercitano un’azione più selettiva, mirata ad alcune infezioni”. “Gli antibiotici, quindi, servono a combattere le infezioni batteriche, come per esempio tonsilliti, polmoniti e meningiti ma non l’influenza e il raffreddore, causati da virus”. In questi casi la somministrazione di antibiotici è inutile, anzi può essere dannosa. “Per capire l’origine di un’infezione è necessario rivolgersi al medico che, solo dopo una visita e dopo aver opportunamente interpretato eventuali esami, sarà in grado di formulare una diagnosi”. Il mal di gola è uno dei mali di stagione più frequenti e il suo rapporto con gli antibiotici è per certi versi contrastante e fonte di dubbi. “Anche in questo caso occorre capirne l’origine.” “Si raccomandano gli antibiotici solo nel caso di un’infezione batterica e non di origine virale, che va trattata invece con farmaci che servono ad alleviare i sintomi, ridurre il dolore e disinfettare la gola”. Il ruolo del farmacista è dunque importante per una corretta informazione. “Poche e semplici le regole da seguire: ricorrere agli antibiotici solo quando è necessario e dietro prescrizione medica, mai auto-somministrarli, non interrompere la terapia prima dei tempi e non assumere antibiotici per curare infezioni virali.” “Inoltre il farmacista può consigliare l’uso del generico che fornisce le medesime garanzie di sicurezza, efficacia e qualità dei farmaci originali ma a un prezzo inferiore”. (Servizio Fidest)

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Ogni giorno oltre 250 milioni di cittadini europei usano Internet

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 giugno 2018

Mentre sono online, gli utenti condividono enormi quantità di dati personali, quali ad esempio il proprio nome e cognome, l’indirizzo di casa, il numero di carta d’identità e le informazioni sul proprio stato di salute. In particolare, il 52% degli italiani dichiara di farlo per accedere a un servizio generico, mentre il 25%, la percentuale più alta dell’UE, lo fa per ottenere un servizio adattato alle proprie esigenze e il 14% per ricevere offerte studiate ad hoc. Dalla condivisione di informazioni personali derivano numerosi rischi potenziali, come le divulgazioni non autorizzate, il furto o l’abuso di identità online. Poco meno di otto italiani su 10 ritengono di non avere il controllo completo dei propri dati personali, mentre 6 su 10 dichiarano di non fidarsi delle aziende che operano online. Inoltre, 5 italiani su 10 esprimono preoccupazione in merito alle app dei telefoni mobili che raccolgono dati senza il loro consenso e più di 6 cittadini su 10 si preoccupano dell’uso che le organizzazioni potrebbero fare delle informazioni divulgate. Qual è il grado di consapevolezza dei nostri diritti? Esaminando nel dettaglio la situazione italiana, preoccupa il dato secondo cui solo il 31% delle persone (contro una media europea del 37%) ha sentito parlare di un’autorità pubblica deputata alla protezione dei diritti dei cittadini in materia di dati personali. A ciò si aggiunge che solo il 37% degli intervistati si rivolgerebbe al garante in caso di necessità (contro il 67% dei finlandesi); l’Italia è l’unico paese in cui la maggior parte dei cittadini opterebbe per il tribunale (46%).

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L’uso di creme solari può determinare carenza di vitamina D?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 maggio 2018

Creme solari salvavita contro i tumori della pelle ma anche possibili responsabili dei tanti problemi legati alla carenza di vitamina D? La questione è stata sollevata in occasione del congresso della Società Italiana di Medicina Estetica che ha chiuso i battenti a Roma ieri, con una edizione record che ha superato i 3 mila partecipanti provenienti da tutto il mondo. “Cominciano ad accumularsi evidenze scientifiche che suggeriscono una possibile correlazione tra uso di creme con filtri solari ad elevata protezione (SPF 50+) e carenza di vitamina D – ha detto il presidente della SIME Emanuele Bartoletti ad un simposio su questo argomento – Ma rimane ancora controverso il ruolo dei filtri solari nell’influenzare i livelli di vitamina D”. “Sembra un paradosso ma l’Italia, Paese baciato dal sole, è anche uno di quelli con la maggior prevalenza di carenza di vitamina D in Europa – sottolinea Domenico Centofanti, vicepresidente SIME – Esporsi al sole almeno per 20 minuti a giorni alterni aiuta a ‘ricaricare’ l’organismo di vitamina D; tenendo però presente che la pelle delle mani o del viso è meno ‘efficiente’ di quella del tronco nel produrre vitamina D”. Ma i medici consigliano giustamente di non esporsi al sole senza aver prima applicato sulla pelle una crema con filtro solare.
“Di recente – ricorda Centofanti – è stato pubblicato un documento sull’effetto dei filtri solari sulla vitamina D. Scopo di questo studio era quello di valutare l’effetto di una protezione solare SPF50+ sulla produzione di vitamina D cutanea e sui livelli circolanti di 25(OH)D3 (la vitamina D ‘trasformata in forma attiva dal fegato) in base alle diverse aree superficiali del corpo (BSA, body surface area). La BSA era classificata in quattro gruppi: testa e mani (gruppo I), testa, mani e braccia (gruppo II), testa, mani, braccia e gambe (gruppo III) e corpo totale (gruppo IV). I risultati dello studio hanno mostrato una riduzione della produzione di vitamina D cutanea variabile dal 75,7 al 92,5 per cento a seconda del gruppo BSA considerato.
Tuttavia, i valori della vitamina D 25(OH)D3 circolante risultavano diminuiti solo del 7,7-13,2 per cento. Pertanto, nonostante una grave riduzione della vitamina D cutanea, i livelli di vitamina D 25(OH)D3 circolanti D3 sono risultati influenzati in modo modesta. Gli autori dello studio concludono dunque che l’uso a breve termine dei filtri solari non esercita un impatto rilevante sui livelli di 25 (OH) D3 circolante; resta tuttavia da stabilire se questo sia vero anche per l’uso cronico di filtri solari ad alta SPF. Il dibattito sulla ‘relazione pericolosa’ tra creme solari ad elevato SPF e carenza di vitamina D è ancora aperto e, anche in considerazione della mancanza di prove certe su questo argomento, sarebbe auspicabile condurre ulteriori studi per far luce su questa associazione.La vitamina D, che è un o vero e proprio ormone, è fondamentale per la nostra salute. Oltre al suo ruolo nel metabolismo osseo, infatti, la vitamina D è coinvolta in diversi processi quali la modulazione della crescita cellulare, la funzione neuromuscolare e immunitaria e la riduzione dell’infiammazione. Di conseguenza, la sua carenza, può contribuire a determinare non solo disturbi ossei, ma anche una serie di altre malattie, di tipo metabolico, cardiovascolare, autoimmune. Alcuni studi infine suggeriscono un ruolo della carenza di vitamina D addirittura nella patogenesi di alcuni tumori. La vitamina D è prodotta dal nostro organismo quando la pelle è esposta alla luce solare. I fotoni UV-B, infatti, agiscono sulla pro-vitamina D3, nella membrana plasmatica delle cellule epidermiche per formare la pre-vitamina D3, che a sua volta si trasforma rapidamente in vitamina D3. Quest’ultima viene trasferita nello spazio extracellulare dove si lega ad una proteina di trasporto, per essere veicolata nel fegato dove viene idrossilata in posizione 25 (25-OH-D3).
In considerazione di questo processo, appare chiaro che la concentrazione di vitamina D è strettamente correlata all’esposizione ai raggi UV-B, la cui quantità dipende da giorno,latitudine, altitudine, abbigliamento, pigmentazione della pelle, età e, secondo alcune ricerche anche dall’uso di creme con schemi solari, che potrebbe essere correlato ad una diminuzione della produzione di vitamina D. Tuttavia, le evidenze sull’importanza dei filtri solari nel proteggere la pelle dai tumori sono ormai schiaccianti e ampiamente accettati dalla comunità scientifica. A
livello molecolare, infatti, la luce UV del sole danneggia il DNA cellulare della pelle, creando mutazioni genetiche che possono portare al cancro della pelle. Per questo motivo, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha indicato le radiazioni UV solari come cancerogeno comprovato per l’uomo, con studi che lo collegano a circa il 90 per cento dei tumori della pelle non-melanoma e a circa l’86 per cento dei melanomi. Accanto a questo, i raggi UV del sole sono un noto fattore di invecchiamento precoce della pelle (foto-invecchiamento). Pertanto, l’uso di fattori di protezione solare (SPF) è raccomandato esattamente per la loro azione profilattica sulla fotocarcinogenesi perché sono progettati per filtrare la maggior parte della radiazione UVB del sole.

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Abuso di alcol e danni epatici

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 agosto 2017

tumore fegatoNon solo l’abuso costante di alcol, ma anche un ‘abuso saltuario’, può determinare seri problemi di salute. La diffusione dell’alcol tra i teenager suscita allarme tra gli esperti: nei fine settimana o durante l’‘happy hour’ spesso si ubriacano senza pensare alle conseguenze. Se bere alcolici è utilizzato per superare difficoltà relazionali diventa un bere problematico e si ricorrerà all’alcol ogni volta che si avranno difficoltà: in pratica è dipendenza. L’analisi dell’ISS dice che 3 ragazzi su 4 tra 16 e 25 anni bevono alcolici e se si abbassa l’età a 15 anni, un anno in meno del limite di legge per poterli acquistare, i dati non cambiano: beve il 67%. Il problema, oltre che sociale, è anche medico: negli adolescenti l’alcol viene metabolizzato con maggiore difficoltà e i danni al fegato ed al sistema nervoso sono maggiori che negli adulti. Così si facilita l’insorgenza di malattie del fegato, come la steatosi (o fegato grasso) e la steatoepatite che, nel corso degli anni, possono trasformarsi in cirrosi ed epatocarcinoma.” Solo a 18-20 anni si sviluppa maggiore capacità di metabolizzare l’alcol: perciò, come ricorda l’Oms, fino ai 20 anni non bisognerebbe bere più di un bicchiere di vino al giorno. “I giovani però non si accontentano di vino o birra, preferiscono i drink a base di superalcolici, ma devono capire che il loro è un errore gravissimo che può preludere alla dipendenza. Superare la soglia indicata dall’Oms – chiarisce il professor Caporaso – aumenta la probabilità di contrarre un danno epatico indipendentemente dalle bevande che si assumono, siano esse vino, birra o superalcolici. I dati sono preoccupanti: il 7% dei giovani fa abuso di alcol almeno una volta la settimana e il primo approccio alle bevande alcoliche si è abbassato a 10-11 anni. È importante anche non sottovalutare altri elementi come lo stile di vita nel suo complesso (abitudini alimentari, attività fisica, ecc.) e le modalità con cui ci si avvicina all’alcol. Bevute, quotidiane e lontane dai pasti, fumo e malnutrizione sono fattori altrettanto importanti nel determinismo del danno epatico.” Studi recenti dimostrano che l’abuso di alcol, sotto ogni forma, crea più problemi dell’epatite da virus HCV confermandosi, sia al Nord che al Sud Italia, il principale fattore di rischio per l’insorgenza di malattie epatiche, quali la steatosi alcolica o ‘fegato grasso’, una condizione molto diffusa in Italia. Un ruolo lo svolgono anche il sesso maschile e l’età: l’attività dell’alcol-deidrogenasi, infatti, risulta significativamente ridotta nelle donne giovani ed in quelle con più di sessant’anni. Negli uomini, invece, è del cinquanta per cento in meno nella fascia che va dai sessanta agli ottant’anni. Esistono geni che regolano la sintesi degli enzimi deputati alla neutralizzazione dei metabolici tossici dell’alcol e dei cosiddetti mediatori del danno quali, ad esempio, le citochine”. Cosa fare allora? Smettere di bere resta l’arma principale. Lo dicono i dati epidemiologici: la sopravvivenza a cinque anni delle persone affette da cirrosi è del 90%, ma scende al 70% se il paziente continua ad assumere alcol e, addirittura, al 30% se quello stesso soggetto è scompensato. Al momento non esistono farmaci che hanno la capacità di far regredire questa patologia ma sono disponibili sostanze antiossidanti (silibina, estratta dal cardo mariano, vitamina E) che hanno la proprietà di contrastare l’azione dei radicali liberi che rappresentano i vettori del danno epatico da parte dell’alcol. Queste sostanze potrebbero contribuire all’approccio terapeutico non solo nelle forme legate all’abuso di alcol ma anche al danno da farmaci, da tossici ambientali, ecc.

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Condizioni fair use per l’utilizzo dei servizi di roaming

Posted by fidest press agency su domenica, 11 settembre 2016

Dopo le forti polemiche e critiche sulle limitazioni imposte dalla Commissione Europea all’utilizzo dei servizi di roaming a partire dal giugno 2017, espressa anche dall’Adoc, è intervenuto il Presidente Jean-Claude Juncker, che ha bocciato il testo della Commissione e invitato a proporne uno nuovo.
L’Adoc ha apprezzato l’intervento del Presidente Jean-Claude Juncker, che va a frenare una normativa non solo penalizzante oltre misura i consumatori ma anche profondamente in contrasto con il principio “Roam like at home”, proposto dalla stessa Commissione, per cui dal prossimo giugno il roaming all’estero avrebbe dovuto essere a costo zero e senza sovrapprezzi.
Il testo bocciato da Juncker prevedeva, al contrario, condizioni di utilizzo “fair use” per gli utenti di telefonia mobile estremamente limitative per i consumatori e lesive della concorrenza del mercato. Le nuove condizioni prevedevano la possibilità, per gli utenti, di utilizzare la propria tariffa nazionale, inclusi minuti, sms e GB di traffico dati, per non meno di 90 giorni (ma i 90 giorni non potranno essere utilizzati tutti consecutivamente, la SIM dovrà infatti connettersi alla propria rete nazionale almeno una volta ogni 30 giorni); la possibilità, per gli operatori, di fissare un limite alla quantità di traffico disponibile per l’utente, che deve essere almeno pari alla media del traffico consumato nel proprio Paese sulla base della tariffa scelta dall’utente, con un eventuale pagamento del sovrapprezzo (massimo 4 cent di euro al minuto per le chiamate, 1 cent per sms, 0,85 cent di euro per MB) in caso di superamento dei limiti; la possibilità, sempre in capo agli operatori, di fissare nel contratto le proprie condizioni di “fair use”, che nel caso peggiore coincideranno con i limiti imposti dall’Unione Europea.
L’Adoc aveva valutato negativamente tali condizioni, proposte con la ratio di tutelare gli operatori da eventuali abusi da parte degli utenti. Ma a parere dell’Associazione nel settore gli unici abusi sono stati posti in essere dagli operatori, gli utenti hanno sempre e solo subito le decisioni delle società.
L’Adoc si augura che nel prossimo testo della Commissione Europea venga rispettato il principio del “Roam like at home”, rendendo il roaming un servizio realmente a costo zero per i consumatori, senza limitazioni e condizioni furbette che danneggino gli oltre 800 milioni di consumatori europei.

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Farmaci in età pediatrica, maggior consumo tra zero e due anni. I dati del Rapporto Osmed

Posted by fidest press agency su martedì, 12 luglio 2016

farmaciIn età pediatrica, la fascia d’età compresa tra zero e due anni è quella in cui si registra il consumo maggiore di farmaci: 82,2 dosi giornaliere ogni mille bambini. È uno dei dati forniti dal recente rapporto OsMed dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), da cui emergono consumi progressivamente più bassi negli adolescenti tra 14 e 17 anni (75,8 dosi giornaliere ogni mille abitanti), nei bambini fra tre e cinque anni (71,1), nei preadolescenti dagli 11 ai 13 (60,9) e nei bambini che frequentano la scuola primaria 6-10 anni (54,2). «È un dato atteso e rientra nella fisiologia degli eventi – commenta il presidente della Società italiana di pediatria (Sip) Giovanni Corsello – perché è l’età in cui il bambino comincia la socializzazione, spesso con l’iscrizione al nido, e aumenta il contatto con agenti virali o batterici che possono provocare infezioni, quindi in qualche modo il consumo dei farmaci è anche legato alla necessità di ridurre la temperatura corporea, di lenire un po’ il fastidio e il dolore e trattare le infezioni».A conferma dell’analisi del presidente Sip, i farmaci più utilizzati secondo il rapporto Osmed sono quelli per l’apparato respiratorio (35,6%) e gastrointestinale (25,5%). Secondo Corsello non si segnalano dunque particolari abusi tranne quello, peraltro grave e diffuso anche nella popolazione non pediatrica, di prescrizione inappropriata di antibiotici per infezioni che non sono batteriche ma virali, il che come è noto va a aggravare il fenomeno della antibioticoresistenza. Il pediatra porta inoltre l’attenzione sull’importanza di evitare l’autoprescrizione, particolarmente pericolosa per bambini molto piccoli: «l’uso dei farmaci deve essere sempre governato dal pediatra e frutto di un’interazione del pediatra con la famiglia, in modo da evitare inappropriatezze e anche effetti collaterali. C’è il rischio oltretutto che si usino per i bambini farmaci destinati agli adulti che si trovano nei cassetti di casa, evento che può causare un maggior numero di effetti avversi perché il bambino ha peculiarità fisiologiche che spesso non ci consentono di utilizzare farmaci per adulti semplicemente riducendone le dosi». (Melazzini: evoluzione spesa in linea con cambiamenti della medicina, fonte doctor33)

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Superbatteri: il Parlamento vuole limitare l’uso di antibiotici nell’agricoltura

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 marzo 2016

antibioticiCon la votazione di giovedì i deputati hanno stabilito che per contrastare la crescente resistenza degli antibiotici ai batteri, quali salmonella e campylobacter, è necessario limitare l’uso dei farmaci antimicrobici esistenti e sviluppare nuovi medicinali.
La proposta prevede di aggiornare la normativa europea in materia di medicinali a uso veterinario e il Parlamento chiede di vietare il trattamento antibiotico collettivo e preventivo degli animali e di prendere misure atte a stimolare la ricerca di farmaci di nuova generazione.”Quando l’Organizzazione Mondiale della Sanità avverte che il mondo può sprofondare in un’era post-antibiotica, dove la resistenza agli antibiotici potrebbe causare ogni anno più morti del cancro, è giunto il momento di intraprendere un’azione forte e risolvere il problema alla radice”, ha affermato la relatrice Françoise Grossetête (PPE, FR).”La lotta contro la resistenza agli antibiotici deve iniziare nelle aziende agricole. Desideriamo in particolare vietare l’uso puramente preventivo di antibiotici, limitare il trattamento di massa a casi veramente particolari, vietare l’uso di antibiotici veterinari di fondamentale importanza per la medicina umana o porre fine alla vendita online di antibiotici, vaccini e prodotti psicotropi. Con queste misure, speriamo di ridurre la quantità di antibiotici che finiscono nel piatto dei consumatori “, ha dichiarato.Secondo i deputati, i medicinali veterinari non devono in nessun caso servire a migliorare le prestazioni o a compensare pratiche di allevamento inadeguate. Chiedono, quindi, di limitare l’uso profilattico degli antibiotici per i singoli animali (cioè come misura preventiva e in assenza di segni clinici d’infezione) e di attuarlo solamente quando è completamente giustificato da un veterinario.Per aiutare a combattere la resistenza antimicrobica, la nuova normativa autorizza la Commissione europea a stabilire quali antimicrobici devono essere riservati esclusivamente al trattamento umano.
Per incoraggiare la ricerca di nuovi antimicrobici, i deputati propongono l’uso di incentivi, come periodi più lunghi per la protezione della documentazione tecnica sui nuovi farmaci, protezione commerciale per i principi attivi innovativi e protezione per gli investimenti importanti nelle analisi condotte per migliorare un prodotto antimicrobico esistente o per tenerlo sul mercato.

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Saldi: Istruzioni per l’uso

Posted by fidest press agency su martedì, 30 giugno 2015

saldiInizierà a giorni la stagione dei saldi. Certamente nelle numerose offerte che hanno caratterizzato questi mesi, gli sconti non sono un novità. Per fortuna e meno male. Perche’ vuol dire che i consumatori, con il comportamento del non-acquisto, hanno cominciato a far valer il loro potere, convincendo i commercianti che, se vogliono vendere, devono prima di tutto avere prezzi concorrenziali. I saldi comunque rappresentano un appuntamento, in modo particolare per l’abbigliamento.
Il decalogo che segue elenca una serie di accorgimenti -prima, durante e dopo l ‘acquisto- che possono aiutare, vista la frenesia che spesso attanaglia il consumatore desideroso di “fare l’affare”, a non prendere la tradizionale fregatura:
PRIMA DI SCEGLIERE L’ACQUISTO
1) Non fare acquisti, se non indispensabili, prima dell’avvio dei saldi. Nei giorni pre-saldi sarebbe opportuno fare un giro per i negozi e individuare i prodotti che potrebbero interessare, segnando i prezzi a cui vengono venduti, per poi verificare che nel periodo dei saldi il prezzo sia realmente calato;
DURANTE L’ACQUISTO – PREZZI
2) Non fermarsi al primo negozio che pratica sconti, ma visitarne diversi e confrontare i prezzi esposti e la qualita’ della merce di riferimento (dopo non si potra’ rivendicare il cambio di un prodotto perche’ il negozio a cento metri piu’ in la’ vende lo stesso ad un prezzo dimezzato);
3) non lasciarsi ingannare da sconti che superano il 50% del costo iniziale. Nessuno regala niente. Difficilmente un commerciante ha ricarichi superiori al 50% a meno che non si tratti di un artigiano che produca da se’ e che nella determinazione del prezzo ha margini e logiche piu’ ampie;
4) ricordarsi che prezzi tipo “49,90” euro vuole dire “50,00” e non “49,00”.
DURANTE L’ACQUISTO – PAGAMENTI
5) Le forme di pagamento non differiscono da quelle abituali, perche’ siamo in presenza di transazioni commerciali e il prezzo di acquisto non modifica le regole. Quindi diffidare da chi impone il pagamento in contanti pur avendo esposta la segnalazione della convenzione con un istituto di carte di credito o bancomat. Si puo’ chiedere di usufruire di questa forma di pagamento, e in caso di diniego segnalarlo all’istituto di credito, che potrebbe anche annullare la convenzione con quel commerciante.
DURANTE L’ACQUISTO – QUALITA’
6) Guardare le etichette che riportano la composizione dei tessuti: i prodotti naturali costano di piu’, quelli sintetici meno. La percentuale di composizione puo’ variare notevolmente e incidere sul costo finale;
7) I capi d’abbigliamento riportano l’etichetta con le modalita’ di lavaggio e conviene sempre chiedere conferma al commerciante di cio’ che e’ indicato: la sua esperienza puo’ servire a prevenire spiacevoli sorprese dopo che si e’ portato il capo d’abbigliamento in lavanderia;
8) Essere pignoli. Di un capo verificare se e’ di pura lana vergine o di lana. La seconda lana puo’ essere riciclata, la prima no. Di un capo di cotone chiedere la provenienza: i prodotti provenienti dai Paesi asiatici possono essere trattati con pesticidi o antimuffe che al contatto con la pelle possono provocare allergie;
9) diffidare dei capi d’abbigliamento disponibili in tutte le taglie e/o colori: e’ molto probabile che non sia merce a saldo, ma immessa sul mercato solo per l’occasione e quindi con un finto prezzo scontato;
DURANTE E DOPO L ‘ACQUISTO
10) Diffidare dei negozi che espongono cartelli tipo “la merce venduta non si cambia”: esistono regole precise del commercio che impongono il cambio della merce non corrispondente a quanto propagandato o perche’ difettosa. Il fatto di essere in saldo, non significa che queste regole non siano valide. Ricordarsi che non esiste il diritto di recesso negli acquisti fatti in un esercizio commerciale: per cui se si e’ sbagliata la taglia o si e’ semplicemente cambiato idea, e’ solo la disponibilita’ del commerciante che puo’ ovviare al problema, ma non c’e’ un diritto del consumatore. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Fisco, Ap: “Bene Governo, meno vincoli su uso contante”

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 giugno 2015

donne_denaro1“Meno lacci e vincoli per i cittadini che vorranno spendere più di mille euro in contanti. Grazie alla mozione di Area popolare (Ncd e Udc) approvata dalla Camera, il Governo si è infatti assunto l’impegno, rispetto alle norme contenute nella delega fiscale, ad alzare il limite sull’uso della moneta contante. Mettiamo così l’Italia in linea con la media degli altri Paesi europei che hanno introdotto anch’essi un limite (undici Paesi, tra cui la Germania, non ne hanno alcuno),ricordando che il presidente del Consiglio si era impegnato per l’innalzamento del limite a tremila euro. Una misura che riteniamo fondamentale per contribuire ad incentivare i consumi e favorire così la crescita e la ripresa, e che conferma inoltre la nostra attenzione verso cittadini e commercianti. Libertà e competitività: sono queste le linee guida della nostra azione per rendere l’economia italiana al passo di quelle europee”. Così in una nota il gruppo di Area popolare alla Camera, dopo l’approvazione della mozione con 288 voti favorevoli su 374 presenti. “In merito va smentito il falso mito del link tra uso del contante ed evasione fiscale – prosegue la nota – alla base dei provvedimenti restrittivi adottati negli ultimi anni sulla disciplina della circolazione del contante. Diversi studi, come quelli effettuati dalla Cgia di Mestre, affermano esattamente il contrario. Più libertà dunque, e non solo tracciabilità. Anche perché, come riscontrato dall’Istat, il contante è il mezzo di pagamento più diffuso. Tra l’altro in Italia esistono 15 milioni di unbanked, cioè persone che non hanno un conto corrente e preferiscono tenere i soldi in casa. A questo si aggiunga che solo il 37,9% degli italiani usano il bancomat e il 10,9% le carte di credito. In questo contesto – spiega la nota di Area popolare – va fatta una riflessione anche sui significativi costi di gestione e apertura dei conti correnti, che in Italia sono più alti del 50% rispetto al resto dell’Europa, e sui costi per l’utilizzo del pos, visto dai commercianti come un ulteriore balzello. Ne consegue che il migliore incentivo alla diffusione dei pos non è costituito dalla sua obbligatorietà, ma dalla riduzione di questi costi e, nello stesso tempo, in un ulteriore impegno nell’incentivazione dell’utilizzo della fatturazione elettronica e in un potenziamento dei sistemi di tracciabilità, come peraltro già previsto dal decreto legislativo approvato il 21 aprile scorso dal Consiglio dei ministri”, conclude la nota.

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Uso dei farmaci in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 aprile 2015

farmaci“Come evidenziato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 1° Rapporto Globale sulla resistenza antimicrobica del 2014, introduce Enrico Magliano, Direttore Scientifico AMCLI, Associazione Microbiologi Clinici Italiani, la resistenza batterica rappresenta oggi una minaccia reale per la salute pubblica. L’uso inappropriato di antibiotici ha portato alla crescita di questo problema soprattutto in Italia dove la resistenza agli antibiotici è al di sopra della media europea”. “Secondo i dati del Rapporto OSMED° sull’uso dei farmaci in Italia curato annualmente da AIFA, Agenzia Italiana del Farmaco, prosegue Giuseppe Spriano, Presidente Società Italiana di Otorinolaringoiatria e Chirurgia Cervico – Facciale (SIOeChCF), il nostro paese è il maggior consumatore di antibiotici in Europa e il trend, nonostante gli allarmi, è ancora in crescita, con un aumento del consumo di oltre il 5% nell’ultimo anno. Tra le principali indicazioni terapeutiche associate alla prescrizione di antibiotici ci sono le malattie dell’apparato respiratorio che rappresentano il 40% delle prescrizioni e le malattie del sistema genito-urinario con oltre il 18%. In particolare la cistite rappresenta l’infezione con il maggior numero di prescrizioni di antibiotici che sono quasi il 10% del totale, seguita dalla faringite con oltre l’8% di prescrizioni. In otorinolaringoiatria e urologia c’è il massimo uso e abuso di antibiotici come rilevato da AIFA nel rapporto OSMED 2013 con un uso inappropriato del 49,3% nelle laringotracheiti e del 36,3% nelle cistiti. È quindi proprio in questi ambiti che vanno maggiormente combattute le resistenze batteriche e, sulla base delle raccomandazioni EMA, Agenzia Europea per i medicinali, è diventato necessario promuovere lo sviluppo di presidi terapeutici alternativi ed efficaci”.
“Le infezioni delle vie urinarie, spiega Renzo Colombo, Dipartimento di Urologia, Università “Vita-Salute”, Ospedale San Raffaele Milano, rappresentano circa il 40% di tutte le infezioni ospedaliere e l’Italia è il paese a più alto tasso di infezioni urinarie da germi multiresistenti di tutta Europa. Le infezioni urinarie più frequenti sono le cistiti, soprattutto nella donna, e ciò è dovuto alla sua anatomia che favorisce la risalita di microrganismi intestinali dall’uretra. Per prevenire le infezioni urinarie è fondamentale mantenere l’equilibrio della flora intestinale con l’uso di probiotici e ristabilire l’integrità del rivestimento interno della vescica che può essere stato danneggiato da ripetute infiammazioni e che protegge i tessuti dalla penetrazione dei batteri”.“Da sempre, continua Monica Sommariva, Divisione di Urologia, Ospedale G. Fornaroli, Magenta, AO Legnano, non ho mai prescritto antibiotici per trattare infezioni in assenza di febbre o di sintomi che suggerissero il pericolo di una sepsi e ormai da oltre 20 anni tratto in modo sistematico senza antibiotici diversi tipi di cistite. L’umpiego clinico di capsule molli contenenti acido ialuronico, condroitin solfato, curcumina e quercetina (Ialuril® Soft Gels) ha dimostrato di dare risultati ottimali per il controllo delle cistiti. Questo composto è adatto per essere impiegato per lunghi e ripetuti periodi senza controindicazioni ed è una terapia mirata a restituire al tessuto di rivestimento della vescica le sue proprietà di integrità e di barriera contro le infezioni, ma ha anche azione antinfiammatoria e analgesica, favorendo il miglioramento dei classici sintomi della cistite come frequenza e urgenza ma soprattutto dolore”.“Per quanto riguarda le infezioni delle vie respiratorie, spiega Roberto Mattina, Professore Ordinario di Microbiologia e Microbiologia Clinica, Università degli Studi di Milano, nel 2013 è stato attuato un monitoraggio in 9 regioni italiane (Progetto ARES) delle resistenze dei più frequenti agenti patogeni: questo osservatorio ha confermato l’esistenza di una forte resistenza batterica a livello nazionale. In Campania è invece appena partito il Progetto OCRA (Osservatorio Campano Resistenze agli Antibiotici) per una sorveglianza delle resistenze dei più comuni batteri responsabili di infezioni respiratorie che avrà la durata di tre anni. L’utilità degli Osservatori è quella di fornire in tempi rapidi informazioni ai medici sull’andamento delle resistenze, consentendo loro di attuare opportune strategie in grado di rallentare questo fenomeno o addirittura farlo regredire: infatti potrebbe essere utile diminuire per qualche anno la prescrizione di quell’antibiotico o classe di antibiotici che ha fatto registrare in un determinato territorio un’impennata delle resistenze. È pertanto auspicabile l’istituzione di molteplici Osservatori locali”.“L’utilizzo di un’alternativa terapeutica quale l’acido ialuronico, continua Matteo Gelardi, Otorinolaringoiatra e Citologo Nasale, Policlinico Universitario di Bari, ha portato a interessanti risultati. Le forme ricorrenti o croniche delle infezioni delle vie respiratorie sono spesso dovute alla mancata guarigione di infezioni acute e questo è dovuto alla permanenza di biofilm batterici, cioè di batteri che, in condizioni favorevoli, aderiscono ad una superficie e iniziano a produrre una sorta di “scudo” gelatinoso in grado di resistere sia all’azione del sistema immunitario che agli antibiotici che, incapaci di penetrare il biofilm, risultano inefficienti. In questo ambito si inserisce l’impiego dell’acido ialuronico ad alto peso molecolare (9 mg) somministrabile per via aerosolica, la cui azione terapeutica sulle mucose delle alte vie aeree in caso di tonsilliti, laringiti, faringiti, sinusiti, riniti e tracheiti è stata dimostrata da importanti lavori pubblicati su riviste internazionali ad alto impatto scientifico. L’acido ialuronico ad alto peso molecolare (9 mg) idrata le mucose, dando sollievo a bruciore e prurito e al tempo stesso, migliorando il battito ciliare che consente l’eliminazione del muco e impedisce l’ingresso di elementi infettivi, prevenendo le infezioni e il loro cronicizzarsi. Un recente studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Acta Pathologica Microbiologica et Immunologica Scandinavica⃰ ha dimostrato poi che l’acido ialuronico, è in grado d’interferire con l’adesione batterica ostacolando quindi la formazione di biofilm. Ad oggi l’acido ialuronico 0,3% ad alto peso molecolare (Yabro®) è il più potente inibitore di questa fase pre-biofilm aprendo nuovi scenari nel trattamento delle infezioni batteriche”

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Diminuzione uso antibiotici

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 febbraio 2015

psicofarmaciGli italiani, nel 2014, hanno diminuito sensibilmente l’uso di antibiotici. Lo ha reso noto nei giorni scorsi il “Rapporto Osmed” dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) relativo ai primi 9 mesi dello scorso anno. Il consumo di antibiotici ha registrato una riduzione rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente del 4%, con 21,2 dosi giornaliere consumate ogni mille abitanti. Numeri salutati con grande piacere dalla SIPPS. “I pazienti, nel nostro caso quelli più piccoli, i bambini – dichiara il Dott. Giuseppe Di Mauro, Presidente della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale – non dovrebbero assumere antibiotici per curare l’influenza, infezioni virali o raffreddori non provocati da origine batterica. Dovrebbero invece ricorrere agli antibiotici solo quando necessario e dietro prescrizione medica. Non solo: per non sminuirne gli effetti, la cura dovrebbe sempre essere seguita in maniera scrupolosa, rispettando dosi e tempi di somministrazione”. “La SIPPS – aggiung il Dott. Di Mauro – è estremamente felice di quanto emerso dai dati dell’Aifa: da anni, infatti, ci battiamo per l’uso giudizioso degli antibiotici e registriamo con grande entusiasmo questa vera e propria inversione di tendenza. Inversione di tendenza alla quale abbiamo certamente contribuito coinvolgendo attivamente le famiglie con numerose iniziative sul territorio, prime fra tutte la creazione una Consensus Conference sull’impiego giudizioso della terapia antibiotica nelle infezioni delle vie aeree in età pediatrica. “Quando si utilizza una terapia antibiotica – prosegue il Presidente SIPPS – non si devono mai dimenticare le eventuali reazioni avverse, così come l’incremento del fenomeno delle resistenze batteriche, associate proprio ad una eccessiva prescrizione di antibiotici, con un importante impatto sulla sanità pubblica”. “Gli antibiotici costituiscono un aiuto fondamentale nella lotta alle patologie infettive – sottolinea la Professoressa Elena Chiappini, Componente del Consiglio Direttivo Nazionale SIPPS – ed il loro uso in maniera appropriata è senza dubbio utile a ridurre la diffusione di germi resistenti, oltre a porre una barriera all’incremento di costi e reazioni avverse”.
La Consensus Conference fornisce alcune indicazioni importanti per un utilizzo giudizioso degli antibiotici in età pediatrica anche per le famiglie attraverso la creazione di poster e depliant diffusi presso gli ambulatori dei pediatri. All’interno dell’area genitori del sito http://www.sipps.it è stata inoltre creata una sezione interamente dedicata ai quesiti più frequenti che ogni genitore si pone in merito a questo argomento.
“L’impegno della SIPPS non si ferma qui – conclude il Dott. Di Mauro -. La Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale non intende infatti abbassare la guardia e manterrà alta l’attenzione, impegnandosi seriamente ed in maniera seria e continuativa per proseguire lungo la strada dell’uso razionale degli antibiotici nelle infezioni respiratorie in età evolutiva”.

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Botulino e dintorni: Efficacia, modalità ed effetti

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 settembre 2014

botulinoSono molte e diverse le domande che vengono poste ai medici di Aiteb – Associazione italiana Terapia Estetica Botulino – sull’uso della tossina botulinica. Attraverso la pagina “Aiteb risponde” ( http://www.aiteb.it/aiteb-risponde.php ), gli specialisti si mettono a disposizione dei pazienti per dipanare dubbi e perplessità, ma anche in alcuni casi per dare suggerimenti e indicazioni su come smascherare finti specialisti. «Le domande che riceviamo spaziano da chi vuole essenzialmente rassicurazioni sull’efficacia del farmaco a chi dice di essersi sottoposto a iniezioni di strane formulazioni di botulino: in ogni caso il quadro generale che emerge è di grande confusione», premette il presidente di Aiteb Massimo Signorini.Esemplare è la storia di una paziente di 45 anni che racconta di essersi sottoposta a trattamento con botulino in un negozio di parrucchiere. «È una storia quasi esemplare di come talvolta la confusione regni sovrana e di come non si dovrebbe in alcun modo sottoporsi a trattamenti con la tossina botulinica», sottolinea il vice presidente Aiteb, Giuseppe Sito. Nello scritto lasciato sul portale di Aiteb, la donna racconta di aver incontrato un medico estetico che gli avrebbe iniettato “botulino di ultima generazione con cortisone” e di aver avuto dei danni al volto. «Partiamo da un punto fermo: il botulino è un farmaco che deve essere trattato da medici esperti. E non esistono nuove formulazioni della tossina, tantomeno con cortisone. È questo un esempio, purtroppo non così raro, del fatto che la medicina estetica talvolta sia praticata da chi non ne ha le corrette competenze e nei luoghi non adatti: un negozio di parrucchiere o di un estetista non è un ambulatorio medico. Sono leggerezze imperdonabili. Purtroppo rileviamo che sono in crescita le testimonianze di pazienti che si affidano a perfetti sconosciuti, senza chiedere alcuna garanzia di professionalità e senza informarsi sul tipo di sostanza utilizzata».Oltre a situazioni limite, molte delle domande che vengono presentate riguardano le aree di utilizzo della tossina per attenuare le rughe e gli effetti collaterali. «Sono domande che derivano da una approssimativa conoscenza del botulino, scaturite dalla una non corretta informazione o dal “sentito dire” – prosegue Sito -. Il botulino è un farmaco che ha effetti temporanei, il suo comportamento è ben registrato da numerosi studi e trial clinici internazionali; il suo profilo di sicurezza nel tempo è stato inoltre confermato da un recente studio che ha considerato 200 pazienti in un periodo medio di trattamento di 10 anni». Non certo ultime, ci sono le altre applicazioni della tossina botulinica in medicina. Conclude il vice presidente Aiteb: «Diversi pazienti chiedono informazioni su usi non prettamente estetici, come la cura dell’iperidrosi o della cefalea, trattamenti per i quali il botulino rappresenta una soluzione».Prima di sottoporsi a un trattamento con tossina botulinica ci sono alcune cose che è necessario sapere. Aiteb indica le domande chiave da fare al medico. «Non bisogna temere di essere impertinenti, un medico qualificato e coscienzioso risponderà in modo chiaro e diretto», riprende Signorini. Innanzitutto, «è bene capire la preparazione del medico: com’è stato addestrato all’esecuzione del trattamento con tossina botulinica, da quanti anni lo esegue e quanti pazienti ha trattato. In secondo luogo, occorre capire il prodotto che sarà utilizzato: marca e nome della tossina botulinica; se è un prodotto autorizzato per utilizzo estetico; perché la scelta del prodotto specifico e quale la durata del trattamento. Non certo ultimo, serve affrontare il tema sicurezza: come agisce la tossina botulinica, quali eventuali complicanze e come possono essere risolte».Sono pochi suggerimenti perché «è fondamentale rivolgersi a professionisti specializzati». Raccomanda Aiteb: «Non serve ringiovanire ad ogni costo, la medicina estetica è una cosa seria che richiede professionisti esperti e una scelta consapevole».
AITEB (www.aiteb.it). L’Associazione Italiana Terapia Estetica Botulino è il primo sodalizio di medici chirurghi nato con lo specifico obiettivo di sviluppare le conoscenze in merito all’uso della tossina botulinica in medicina estetica. Scopo di Aiteb è coinvolgere tutti i medici italiani interessati allo sviluppo delle metodiche riguardanti la tossina botulinica in estetica e di diventare un punto di riferimento imprescindibile per i pazienti, la stampa e le autorità sanitarie interessate a questi temi. Aiteb vuole favorire la divulgazione delle conoscenze sulla tossina botulinica per uso estetico; sostenere e incrementare il livello qualitativo nell’impiego della tossina, a beneficio ultimo dei pazienti e dei medici stessi; contribuire alla ricerca e allo sviluppo tecnico e scientifico dell’uso e della terapia con la tossina botulinica; promuovere attività formative sull’utilizzo della tossina botulinica in ambito estetico, a favore degli operatori del settore; informare su rischi e benefici della terapia con tossina botulinica; promuovere gruppi di studio e di ricerca sull’utilizzo della tossina botulinica in ambito estetico.

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