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Un’ottima stagione degli utili e le mosse delle Banche Centrali sostengono la ripresa

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 Maggio 2021

A cura di Roberto Rossignoli, Portfolio Manager di Moneyfarm. Ad aprile l’attenzione degli investitori si è spostata sui fondamentali societari. Ricordiamo che in questo periodo dell’anno le aziende riportano i propri risultati del primo trimestre: un appuntamento mai atteso come quest’anno con i mercati che aspettavano la conferma dei tanti segnali di un boom economico imminente. I risultati economici delle aziende fanno riferimento al primo trimestre in cui la campagna vaccinale è entrata nel vivo in molte delle geografie più importanti per i mercati finanziari. Le aspettative si erano tarate di conseguenza, dei risultati positivi erano certamente attesi. I risultati per ora sono significativi soprattutto per le società statunitensi. Con tre quarti delle società che hanno già pubblicato i numeri relativi ai primi tre mesi del 2021, la sorpresa è stata decisamente positiva. A livello di utili, è stata superiore al 20%, confermando una piena ripresa delle attività del mondo delle società quotate a stelle e strisce. In particolare, hanno sorpreso molto in positivo i titoli finanziari, i titoli energetici e i grandi distributori, sia online che non. Le prime hanno beneficiato di un contesto economico favorevole sia lato trading, con molti volumi, fusioni e acquisizioni e quotazioni, sia lato bancario, con la pendenza delle curve dei tassi in risalita a spingere la marginalità delle banche (quando i tassi di lungo termine si alzano, evidentemente, chi presta soldi si trova in una posizione di vantaggio). I titoli energetici hanno, invece, cavalcato l’onda del fortissimo rally delle materie prime – mentre la grande distribuzione, sta ancora beneficiando delle grandi manovre fiscali espansive del governo degli Stati Uniti che hanno permesso, a fronte di un notevole incremento della disoccupazione, di aumentare le risorse nelle tasche dei consumatori americani. In Europa è ancora presto per un bilancio. Tuttavia, anche da questa parte dell’Oceano i risultati parlano chiaro: utili e ricavi ben oltre le aspettative e con crescita a doppia cifra. Ricordiamo che in Europa la pandemia aveva colpito prima che negli Stati Uniti e, pertanto, i numeri relativi a questo trimestre sono ancora di più distorti al rialzo se paragonati a quelli dello scorso anno. Siamo ancora sotto i livelli pre Covid, ma gli analisti si aspettano che per fine anno i numeri superino i numeri di fine 2019. Con il rinnovato focus sui fondamentali societari non stupisce che tra fine marzo e aprile abbiamo assistito ad alcune interessanti rotazioni sia all’interno del comparto azionario sia su tutte le asset class. I titoli growth a più alta capitalizzazione hanno sovraperformato in maniera rilevante il resto dei settori, invertendo di netto la tendenza vista nei mesi precedenti. I titoli value, a bassa capitalizzazione e ad alto dividendo, grandi protagonisti del primo trimestre, hanno sottoperformato i titoli tecnologici e digitali che, come dicevamo prima, hanno beneficiato di una stagione degli utili ancora una volta strabiliante, confermando la capacità non solo di mantenere i margini guadagnati durante il lockdown, ma addirittura di espandersi. Interessante notare che questa rotazione abbia coinciso con un cambiamento delle dinamiche all’interno del mondo governativo, dove la risalita dei tassi in US si è fermata e gli strumenti a più lunga duration hanno sovraperformato. In Europa, invece, i tassi hanno continuato a salire leggermente. Con i numeri di maggio sull’inflazione più forti delle attese invece, il comparto value ha ripreso a sovraperformare. Dal punto di vista dei dati economici, i numeri visti ad aprile hanno confermato che la ripresa è ancora in atto. Il mercato del lavoro e i consumi negli Stati Uniti continuano a mostrare numeri positivi e, anche in Europa, nonostante la campagna vaccinale più incerta, i numeri segnalano ancora un contesto economico in espansione. I portafogli in questo contesto hanno continuato a performare positivamente, trainati dall’azionario dei paesi sviluppati. Hanno pesato, invece, la duration europea e l’azionario paesi emergenti.Ovviamente il clima di grande euforia economica ha creato anche delle preoccupazioni per quanto riguarda la crescita dei prezzi: data la salute dell’economia americana qualcuno aveva ipotizzato che la FED potesse già iniziare a programmare il cosiddetto “tapering” per la seconda metà di quest’anno, ma le parole del Governatore hanno smentito questa ipotesi e hanno confermato la linea espansiva che ha caratterizzato l’ultimo anno. La Federal Reserve ha lasciato i tassi di interesse vicini allo zero e ha ribadito che manterrà costante il ritmo degli acquisti di bond. Alle domande dei giornalisti sulle prospettive dell’inflazione, il presidente della Fed ha risposto che considera improbabile un aumento persistente dell’inflazione prima che il mercato del lavoro mostri una ripresa significativa. Ribadendo che, alla luce del cambio di politica adottato l’anno scorso, la Fed attenderà che l’inflazione superi il target del 2% per un periodo prolungato di tempo prima di frenare la sua politica monetaria espansiva. Certamente, come ha anche concesso tra le righe Powell, ammettendo il sostanziale miglioramento dell’economia, il tapering sembra oggi un po’ più vicino di come era qualche mese fa, ma per il momento non lo vediamo come un rischio imminente per l’azionario.

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Utili di Reale Group e di Reale Mutua

Posted by fidest press agency su mercoledì, 31 marzo 2021

Reale Mutua chiude con un risultato positivo, pari a 106,8 milioni di euro, in incremento rispetto al 2019 (pari a 85,3 mln), principalmente per una miglior redditività tecnica del comparto Danni e per un maggiore apporto di dividendi in risalita dalle controllate. A livello di singole gestioni, il comparto Danni contribuisce per 94,6 milioni, in miglioramento di circa 15 milioni rispetto al 2019, mentre il comparto Vita si attesta a 12,2 milioni. In coerenza alle evidenze del Gruppo, si rafforza la Solidità della Capogruppo, che esprime un Patrimonio Netto in crescita rispetto al 2019 attestandosi a 2.335 milioni di euro ed un Solvency Ratio al 4Q pari al 380,8% in incremento rispetto al dato FY19 pari a 362,5%.È confermata la destinazione dell’1% dell’utile consolidato di Gruppo a Reale Foundation, la fondazione corporate di Reale Group per un importo pari a 1,55 milioni di euro. Con l’obiettivo di contribuire al raggiungimento degli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile (SDG), fissati dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, Reale Foundation interviene a supporto delle comunità in cui Reale Group è presente e opera (Italia, Spagna e Cile). Reale Group è un Gruppo internazionale attivo in Italia, in Spagna e in Cile attraverso la Capogruppo – Società Reale Mutua di Assicurazioni, la più grande compagnia assicurativa italiana in forma di mutua e le sue controllate. Offre soluzioni e tutela a più 4,6 milioni di clienti in campo assicurativo, bancario, immobiliare e dei servizi; con oltre 3.700 dipendenti tra Italia, Spagna e Cile, Reale Group evidenzia una solidità tra le più elevate del mercato, testimoniata da un indice di solvibilità (Solvency II), calcolato secondo il Modello Interno Parziale di Gruppo, pari al 290% (4Q 2020). Reale Group al 31/12/2020 ha chiuso con utile pari a 155,5 milioni di euro, con una raccolta premi di poco superiore ai 5 miliardi di euro, in decremento del 3,8% rispetto rispetto all’ analogo periodo del 2019.

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Poste: Nel 2018 gli analisti stimano boom utile a 1,3 miliardi di euro

Posted by fidest press agency su martedì, 19 marzo 2019

(fonte: Il Sole 24 Ore Radiocor Plus by Chioda Maria Luisa) Ricavi a 10,7 miliardi (+0,9%), ebit in aumento di circa il 30% a 1,458 miliardi e boom dell’utile netto a 1,299 miliardi di euro. Sono le previsioni del consensus degli analisti sui risultati di Poste Italiane per il 2018. L’utile netto è dunque atteso in crescita di quasi il 90% rispetto al 2017(quando era risultato pari a 689 milioni). Questa performance dell’utile, come notano alcuni analisti nei loro report, si spiega in parte con alcune componenti straordinarie che caratterizzano il 2018. “Ci aspettiamo – scrive Ubs – che Poste registri un utile netto del quarto trimestre pari a 18 milioni di euro grazie a circa 300 milioni di euro di imposte differite attive (DTA) generate nell’attività assicurativa”. Gli analisti si attendono inoltre la conferma della politica di dividendi; la cedola è infatti generalmente attesa in crescita di circa 5% a 0,44 euro per azione. L’azienda comunicherà al mercato i dati oggi pomeriggio. Per il 2019 il consensus riportato da Radiocor prevede ricavi grossomodo stabili a 10,7 miliardi, mentre l’ebit è atteso a 1,479 miliardi; l’utile netto è previsto, in calo di oltre il 20%, a 995 milioni. Su questo confronto pesa, stavolta negativamente, il differimento di imposte registrato nel 2018.”Prevediamo – afferma Banca Imi nel suo report – che l’attenzione degli investitori sarà concentrata soprattutto sulle guidance del 2019 che saranno diffuse durante il Capital Markets Day in programma il 20 marzo a Londra”. “La nostra analisi dettagliata di ciascuno degli obiettivi divisionali di Poste – afferma Ubs – si traduce in stime dei ricavi che sono dell’1-3% sotto gli obiettivi del gruppo per il periodo 2020-22. Di conseguenza, prevediamo una perdita del 6-12% a livello di Ebit rispetto a quanto dichiarato”.Tornando ai risultati del 2018, Jp Morgan, si aspetta un quarto trimestre “stabile, in linea con il piano industriale ‘Deliver 2022”. I riflettori della banca d’affari sono puntati, tra l’altro, sulla conferma del dividendo, i ricavi dell’ultimo quarter del 2018 attesi in crescita del 4% soprattutto grazie a plusvalenze una tantum nel settore del risparmio gestito parzialmente compensate dal calo del business della posta. Riduzione, tuttavia, che è prevista più lenta rispetto al passato. Ma guardiamo ai vari settori. Il comparto corrispondenza, pacchi e distribuzione, secondo la media degli analisti, dovrebbe registrare nel 2018 3,556 miliardi di ricavi, i servizi di pagamento, mobile e digitale, 596 milioni, i servizi finanziari 5,16 miliardi e quelli assicurativi 1,45 miliardi.

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11 milioni di utile per la Sereni Orizzonti

Posted by fidest press agency su sabato, 11 agosto 2018

L’utile netto consolidato di Sereni Orizzonti supera nel 2017 gli 11 milioni di euro. Un record per il Gruppo friulano che costruisce e gestisce residenze sanitarie per anziani in tutta Italia. Sono stati conseguiti ricavi nell’anno per 123 milioni con una crescita del 33% sull’anno precedente e del 147% nel quadriennio. Il fatturato in formazione 2018 viene stimato in 160 milioni di euro sulla base dei dati del primo semestre e la proprietà immobiliare a valori di mercato supera i 200 milioni. Di grande rilievo il piano degli investimenti, ben 180 milioni che il Gruppo, in partnership con istituzioni finanziarie, sta investendo nel biennio 2018/2019. “Stiamo realizzando 20 nuove RSA in Italia che unitamente alle acquisizioni di strutture esistenti ci consentiranno di passare dagli attuali 5.000 posti letto a 8.000 a fine biennio” dichiara Massimo Blasoni, azionista di riferimento. “Questo con ovvie e positive ricadute occupazionali: già oggi occupiamo 2.900 addetti ma sono previste altre 1.000 assunzioni entro fine 2019”. Sono aspettative più che plausibili, basti pensare che dall’inizio dell’anno sono state consegnate e inaugurate le strutture di Torre di Mosto (90 posti letto), Piacenza (80 p.l.) e Rodano in provincia di Milano (90 p.l.) mentre tra settembre e dicembre verranno inaugurate le strutture di San Mauro Torinese (120 p.l.), Milano Lambrate (80 p.l.), Marcon in provincia di Venezia (120 p.l), Macomer in Sardegna (40 p.l.) e Fiesco in provincia di Cremona (80 p.l.). Tra le strutture acquistate da inizio anno già attive e funzionanti vanno ricordate le RSA di Riofreddo in provincia di Roma e tre RSA in Toscana ad Aulla (Massa Carrara), Barga (Lucca) e Firenze. Il mercato delle RSA in Italia è in forte sviluppo. Secondo i dati OCSE nel nostro Paese ci sono 19,2 posti letto ogni 1.000 abitanti over 65. L’offerta è molto più ampia in Francia (55,7), Germania (54,4) e Regno Unito (47,6). Permane peraltro una forte differenza tra Nord e Sud: in Lombardia il rapporto raggiunge i 30,5 posti letto ogni 1.000 anziani e in Calabria i​ 6,7. Come è evidente è necessaria la realizzazione di nuovi posti letto. La concentrazione in gruppi che operano in ambito nazionale è un fenomeno che da tempo si è registrato nel Nord Europa ma non in Italia, dove sono numerose le strutture a gestione pubblica con una fortissima frammentazione. “Siamo attualmente il terzo player italiano per numero di posti letto” prosegue Blasoni “ma primi per crescita e per indici di redditività (ROI e ROE). Il management è tutto friulano e con molti giovani under 40. Va ricordato che da pochissimo alla guida della holding è stato nominato Simone Bressan di 36 anni, entrato in Sereni Orizzonti nel 2006 e che negli ultimi due anni ha guidato LifeCare, l’immobiliare di sviluppo del Gruppo. Contiamo di proporre una cooperazione all’Ateneo friulano. Non è spesso facile trovare profili che possano interpretare managerialmente il settore socio sanitario che pure può essere un’occasione di lavoro per molti giovani. Una battuta finale, viste le numerose cessioni a Fondi di aziende negli ultimi mesi” chiude Blasoni: “non abbiamo nessuna intenzione di cedere, anzi guardiamo all’espansione fuori dai confini nazionali”.

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Modelli educativi utili

Posted by fidest press agency su domenica, 29 luglio 2018

Come evidenziato dal Rapporto Annuale Istat 2017 – dichiara in una nota il presidente nazionale Confeuro, Andrea Michele Tiso – il 65% dei bambini che stanno per entrare nella scuola elementare farà una tipologia di lavoro che ancora non esiste e avrà davanti a sé un mondo totalmente diverso da quello di oggi. E’ da dati come questi – continua Tiso – che si rafforza la nostra convinzione di dover lavorare sin da ora su dei modelli educativi utili e virtuosi come quelli espressi dal mondo agricolo. Infatti, come abbiamo più volte evidenziato, l’agricoltura può rappresentare una grande occasione di riscatto se vissuta, non come un semplice aggregato economico, ma come il paradigma giusto per ristabilire un rapporto sano con l’ambiente, la natura e il cibo. Il primario – conclude Tiso – contiene in sé numerose occasioni di crescita e per questo va concepito, non come il passato, ma come la vera strada per il progresso e per la crescita. È solo da questo cambio culturale e sociale che può partire il vero cambiamento tante volte auspicato.

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Previsioni sugli utili nel Regno Unito invariate malgrado il periodo difficile

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 luglio 2017

londraLondra. Gli sviluppi nel Regno Unito, tra l’avvio dei negoziati per la Brexit e le elezioni generali, ci hanno spinto a interessarci nuovamente alla regione nelle ultime settimane. Non abbiamo apportato modifiche alla posizione neutrale sulle azioni e sui tassi britannici, né abbiamo cambiato l’opinione negativa sulla sterlina.Sospettavamo che l’assenza di una maggioranza definita in parlamento avrebbe probabilmente determinato l’allontanamento degli investitori dagli asset rischiosi orientati al mercato interno, in un contesto di accresciuta incertezza alimentata dal ritorno alla politica delle coalizioni. In vista delle elezioni, i nostri fondi gestiti e i desk reddito fisso e azioni globali sono rimasti complessivamente neutrali nei confronti del Regno Unito; all’interno della regione, invece, abbiamo effettuato allocazioni in large cap e società growth maggiormente orientate al mercato internazionale.Ma tentare di prevedere la direzione che avrebbero preso i mercati è sembrato ancora più arduo rispetto a prima delle precedenti elezioni nel Regno Unito; infatti, come nel caso del referendum dell’anno scorso sulla permanenza nell’Unione europea, diversi sondaggi sono rientrati all’interno del margine di errore. Nella fattispecie, la risposta del mercato ha seguito linee prevedibili: deprezzamento della sterlina, solide performance delle azioni, trainate dalle società che generano utili all’estero, e una debolezza sostenuta per le azioni esposte all’economia interna.Per quanto riguarda la Brexit, il nostro scenario di riferimento prevede che un’uscita piuttosto drastica dall’Unione (con la conseguente perdita dell’accesso al mercato unico), determinerebbe una flessione della sterlina e debiliterebbe il mercato dei Gilt. L’incapacità dei Tory di portare a casa una maggioranza alle elezioni ha chiarito ulteriormente alcuni aspetti dei negoziati intorno all’articolo 50, alimentando un intenso dibattito sulla possibilità che un governo di coalizione (con un partito conservatore umiliato) conduca a una Brexit più soft. I meccanismi stessi dell’uscita dall’UE appaiono quindi fondamentali per la previsione delle ripercussioni economiche. Se da un lato non è da escludere che il Regno Unito possa cambiare idea sull’applicazione dell’articolo 50 entro due anni, è altrettanto ipotizzabile che questo periodo non sia sufficiente per giungere a un accordo su tutti gli aspetti pratici della Brexit, con un conseguente scenario caotico con l’acqua alla gola.Nell’eventualità di una “soft Brexit” o di un dietrofront, le possibili ripercussioni sulla crescita sono giudicate positive, tenuto conto dell’atteggiamento meno tollerante verso l’inflazione della Bank of England. Una Brexit con l’acqua alla gola presenta importanti rischi macro, tra cui una minaccia per i consumatori già messi alla prova, con un probabile aumento dei rendimenti dei Gilt, per effetto dei deflussi da parte degli investitori esteri. Il nostro scenario di riferimento contempla una Brexit piuttosto drastica, in cui l’immigrazione resta una tematica chiave e l’accesso al mercato unico non è più possibile o è gravemente limitato.
Tirando le somme, qual è l’impatto di quanto descritto sopra sulle nostre previsioni per il Regno Unito?
Stiamo diventando più prudenti sulle azioni britanniche esposte al mercato nazionale, poiché le attuali difficoltà sono diventate più evidenti in seguito all’esito delle elezioni. Queste società devono fare i conti con l’ulteriore indebolimento della spesa per consumi, sulla scia dell’acuirsi delle incertezze e dell’effetto erosivo dell’inflazione sui redditi reali; senza contare il crollo dei saggi di risparmio, che ha spinto l’equilibrio finanziario delle famiglie in deficit per la prima volta dal 2008. Le grandi società globali potrebbero inoltre risultare vulnerabili alla debolezza dell’economia statunitense, soprattutto quelle con valutazioni elevate. Nel frattempo, è possibile che l’impulso una tantum per le società che generano utili su scala internazionale derivante dall’indebolimento della valuta si sia esaurito.Malgrado queste difficoltà, ci attendiamo una crescita degli utili societari per azione pari al 20% quest’anno, con un successivo ridimensionamento al 7% nel 2018. Queste previsioni sono supportate dal fatto che il sottopeso degli investitori sulle azioni britanniche è in prossimità dei minimi pre-Brexit, le operazioni di fusione e acquisizione in chiave opportunistica evidenziano una ripresa e le valutazioni (a 15 volte gli utili del 2017) appaiono interessanti, specialmente rispetto agli USA. Infine, le azioni britanniche continuano a offrire un soddisfacente rendimento da dividendo del 4,1% (che scende al 3,7% se si escludono le materie prime). In sintesi, al momento gli utili societari sono alquanto sottovalutati.Altrove, gli sviluppi sul panorama dei fondamentali societari high yield in Europa appaiono positivi e dovrebbero restare tali per svariati motivi. Ad esempio, all’orizzonte si prospettano unicamente casi di insolvenza frizionali o idiosincratici, mentre gli importanti deflussi dai fondi pubblici (associati a un eccesso di offerta a marzo e aprile) non sono riusciti a destabilizzare la solidità del mercato nella prima parte dell’anno. Dal punto di vista delle valutazioni, il mercato risulta costoso rispetto al passato, ma d’altronde lo era anche negli anni che hanno preceduto la stretta creditizia (2005-2007); ciò dimostra che l’assenza di catalizzatori negativi può continuare ad attrarre gli investitori, a condizione che gli spread compensino abbondantemente il rischio di credito implicito, il che sembra corrispondere alla situazione attuale. (fonte: Columbia Threadneedle Investments a cura di Maya Bhandari, Gestore di portafoglio Multi-Asset)

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Il Gruppo GFT registra una forte crescita nel fatturato e negli utili per l’anno fiscale 2014 – superate le aspettative

Posted by fidest press agency su domenica, 8 marzo 2015

GFT GroupGFT Group ha annunciato oggi i risultati finanziari preliminari non certificati per l’esercizio finanziario 2014. Con un incremento del fatturato consolidato del 38 percento, raggiungendo 365,32 milioni di euro (anno prec: 264,29 milioni di euro), la società ha dato prova di una crescita dinamica e ha superato il suo obiettivo di fatturato per il 2014 di 5,32 milioni di euro. Questo notevole aumento del fatturato anno su anno è derivato dalla forte crescita organica della divisione GFT con le sue soluzioni per il settore bancario così come dalle acquisizioni di società in Italia (Sempla, 2103) e nel Regno Unito (Rule Financial, 2014). Il fatturato generato dal Regno Unito – il maggior mercato del Gruppo GFT – è raddoppiato a 121,81 milioni di euro (anno prec: 61,02 milioni di euro). Negli Stati Uniti, il fatturato è aumentato del 146 percento, pari a 26,17 milioni di euro (anno prec: 10,62 milioni di euro).
Le esigenze di conformità normativa del settore bancario hanno trainato la forte domanda di servizi e consulenza IT. L’utile prima degli interessi, imposte e ammortamenti (EBITDA) è aumentato del 69% attestandosi a 34,64milioni di euro (anno prec: 20,49 milioni di euro), vale a dire di 2,64 milioni di euro al di sopra dell’ obiettivo. L’utile ante imposte (EBT) è cresciuto del 55 percento raggiungendo i 27,07 milioni di euro (anno prec: 17,52 milioni di euro) superando le aspettative di 1,07 milioni di euro. Rispetto all’anno precedente, gli utili per azione sono aumentati da 0,52 euro a 0,76 euro. Il 4 di Marzo 2015, Deutsche Börse ha deciso di includere le azioni GFT nell’indice TecDAX dei titoli tecnologici leader sotto il DAX.La divisione GFT, dedicata a fornire servizi IT per il settore finanziario, ha registrato una crescita del fatturato a 279,22 milioni di euro ossia del 60 percento (anno prec: 174,04 milioni di euro). Rettificato del contributo del fatturato generato dalle aziende integrate in questa divisione – GFT Italia (in precedenza Sempla), pari a 45,79 milioni di euro (anno prec: 21,77 milioni di euro) e Rule Financial pari a 38,39 milioni di euro (anno prec: 0,00 milioni di euro), – GFT ha registrato una crescita organica del 28 percento. Il contributo della divisione GFT al fatturato consolidato è aumentato del 76 percento (anno prec: 66 percento). L’utile ante imposte (EBT) della divisione GFT è migliorato del 50 percento a 28,07 milioni di euro (anno prec: 18,68 milioni di euro), che rappresenta un margine operativo del 10,1 percento (anno prec: 10,7 percento).Con i suoi servizi per la fornitura di risorse per progetti tecnologici, la divisione emagine ha registrato un fatturato di 86,09 milioni di euro – il 5 percento in meno rispetto all’anno precedente (90,23 milioni di euro). Tuttavia, gli utili ante imposte sono allo stesso tempo migliorati del 54 percento a 1,66 milioni di euro (anno prec: 1,08 milioni di euro). Il margine operativo è aumentato del 1.9 percento (anno prec: 1,2 percento). Con l’obiettivo di perseguire la strategia di crescita della divisione GFT, GFT Group ha iniziato a valutare opzioni strategiche per la propria divisione emagine nel quarto trimestre del 2014. Una banca di investimento è stata incaricata di identificare potenziali investitori.“La compliance e la digitalizzazione nel settore bancario sono attualmente i fattori che guidano la crescita del nostro business,” afferma Ulrich Dietz, CEO di GFT Technologies AG. “Le nostre partnership consolidate negli anni con i principali fornitori di servizi finanziari in Europa e America sono alla base del successo del nostro core business. Conosciamo le esigenze dei nostri clienti e i loro mercati. La nostra strategia innovativa è assolutamente coerente con queste richieste. Inoltre, le nostre acquisizioni degli ultimi anni sono in linea con gli sviluppi del mercato odierno. Questo pone le basi per una crescita stabile anche in futuro.”
Al 31 dicembre 2014, GFT Group contava 3.248 dipendenti a tempo pieno – che rappresentano una crescita del 54 percento, pari a 1.137 persone in più rispetto all’anno precedente (31 dicembre 2013: 2.111 dipendenti a tempo pieno). L’incremento si deve all’acquisizione di Rule Financial così come alle numerose assunzioni, dovute all’alta capacità di utilizzo, in particolare presso i centri di sviluppo nearshore in Spagna (da 274 a 1.320 dipendenti) e in Brasile (da 97 a 283 dipendenti).
L’Executive Board e il Supervisory Board di GFT Technologies AG hanno deciso ieri di proporre un dividendo di 0,25 euro (anno prec.: 0,25 euro) per l’anno fiscale 2014 in occasione dell’Assemblea Generale Annuale del prossimo 23 giugno 2015. Questo corrisponde al pagamento di un dividendo di 6,58 milioni di euro (anno prec.: 6,58 milioni di euro).
Nel quarto trimestre del 2014, GFT Group ha generato un fatturato di 110,12 milioni di euro (anno prec: 78,85 milioni di euro) e l’utile ante imposte è stato di 7,88 milioni di euro (anno prec: 6.31 milioni di euro). Al 31 dicembre 2014 GFT Group aveva disponibilità di liquidità per 38,25 milioni di euro (al 31 dicembre 2013 : 48,63 milioni di euro). L’Equity Ratio al 31 Dicembre 2014 ammontava al 33 percento (31 Dicembre 2013: 42 percento).
GFT Group prevede un ulteriore positivo sviluppo del business nel 2015 e stima un aumento anno su anno dei ricavi a 425 milioni di euro. Il Consiglio di Amministrazione si aspetta un miglioramento dell’EBITDA a 44 milioni di euro su base annua con un incremento dell’EBT a 31 milioni di euro

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Pensionati: la voglia d’essere utili

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 agosto 2011

Mi scrive Rosario Amico Roxas a commento di un mio articolo “Che ne vogliamo fare dei pensionati?” “Da pensionato non saprei proprio cosa fare di me stesso se non avessi la certezza di poter essere ancora utile, con la nuova e irripetibile esperienza del nonno in servizio permanete effettivo”. E soggiunge: “L’età media del pensionato coincide con il mutamento dell’orizzonte di vita: non si guarda più avanti, ma si indugia a guardare indietro nell’inseguimento dei ricordi. Ma quando si intraprende l’itinerario dei “nonno” ecco che all’orizzonte rispunta il futuro, proiettato in tanti sogni e tante speranze legate ai propri nipoti, in particolare, e alla generazione cui appartengono, più in generale”.
E’ questo, ovviamente, l’aspetto più “esaltante” che un essere umano possa provare nel momento in cui s’imbatte con “l’età del declino”.
Ma è solo un aspetto di una situazione che ha molte altre facce. Vi sono uomini e donne di scienza e di cultura che a dispetto dell’età e del pensionamento obbligatorio continuano a dedicarsi al proprio lavoro di ricerca e di studio. Pensiamo a Rita Levi Montalcini. E di certo non è la sola. Quanti di costoro, mi chiedo, forse con professioni più umili ma altrettanto importanti nel loro campo, non si sentono frustrati e umiliati da un ben servito che avvertono ingeneroso per via di uno status anagrafico tanto penalizzante come quello di essere messi da parte per limiti di età?
E a costoro mi rivolgo, ma non escludo del tutto i “nonni” perché a mio avviso, volendo, si possono fare entrambe le cose.
Ritorno, ovviamente, al tema della “cittadella” da costruire in un’area di un paese africano e affidarla agli “anziani” dotati di buona volontà e di ingegno creativo. Vorrei che la mia penna fosse tanto efficace da descrivere questo evento e a viverlo al suo interno. Pensionati che possano aiutare i giovani africani a crescere culturalmente, a ritagliarsi un avvenire di lavoro dignitoso, a trovare una loro strada nel proprio paese o all’estero e a dare in cambio un’assistenza per sollevare i loro maestri dalle fatiche fisiche che devono affrontare.
L’Africa, questo continente a noi vicino, ma tanto lontano nella comprensione degli europei e che ha bisogno, soprattutto, d’avere la possibilità di crescere nella solidarietà per muoversi liberamente con le proprie gambe. E persino le parole di Rosario che suonano contrarie ad un progetto di questa misura offrono il fianco ad una comprensione più vasta del problema esistenziale che ci coinvolge. Egli scrive: “Per superare l’isolamento del sentirsi superflui non necessita un angolo di territorio riservato, perchè esiste già all’interno della famiglia, dove realizzare il proprio ruolo elargendo a piene mani i frutti della propria esperienza, con la gioia jonica del donare… ciascuno secondo le proprie possibilità, ma facendo desiderare l’oggetto dei sogni.” Mi permetto d’osservare che la mia famiglia ha da sempre avuto due dimensioni: quella nella quale sono vissuto e che si proietta nei figli e nei nipoti e quella più grande che comprende tutta l’umanità, ma propende, nello specifico, nei riguardi di coloro che hanno bisogno non certo della carità ma soprattutto della solidarietà, del rispetto, di un dare perché dovuto e non elargito per compiacenza e per togliersi un sassolino dalla scarpa. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it) (precedente qui)

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Artigianato veneziano: fatturato e utili al ribasso

Posted by fidest press agency su martedì, 24 agosto 2010

Crollano i fatturati delle PMI in provincia di Venezia nel 2009, mentre gli utili si indirizzano a un livellamento verso il basso, a dimostrazione che la pesantezza della crisi economica ha limitato la capacità di quelle aziende che fino al 2008 erano in grado di sviluppare profitti importanti. La nota positiva, però, riguarda la capacità complessiva delle PMI di reggere la crisi senza scomparire, pur in un’ottica di generale ridimensionamento. È questo il panorama sullo stato di salute dell’artigianato in provincia di Venezia al 31 dicembre 2009 che emerge dall’analisi comparativa di Cofidi Veneziano sui bilanci dell’ultimo biennio di un campione di quasi 2mila aziende associate. Per quanto riguarda gli utili, si registra una riduzione delle aziende in “rosso”, passate dal 17,8% del 2008 al 14,6% del 2009. Diminuiscono di molto, invece, le aziende con utili più elevati, compresi tra i 75mila e i 250mila euro (dal 7,1% del 2008 al 3,2% dello scorso anno), segno che la crisi ha intaccato pesantemente la capacità delle aziende di sviluppare profitti. In questo quadro, quindi, si verifica uno scivolamento delle imprese verso la fascia media (con utili da 10mila a 75mila euro), aumentate dal 60% del 2008 al 64,2% del 2009.
L’analisi dei fatturati conferma una sofferenza da parte delle aziende di fascia media (con fatturato dai 100mila ai 2,5 milioni di euro), costrette dalle maglie sempre più strette della crisi a un ridimensionamento: se nel 2008 rappresentavano il 63,5% del totale, nel 2009 si sono attestate al 58,6%. I contraccolpi della congiuntura economica negativa sono però più evidenti nella fascia bassa (il 22% delle PMI ha fatturato nel 2009 meno di 50mila euro, contro il 18,5% del 2008) e soprattutto in quella alta: solo l’1,6% delle imprese ha superato i 2,5 milioni di euro di fatturato nel 2009, contro il 3,2% dell’anno precedente. A fronte della congiuntura, e viste le difficoltà di accesso al credito delle PMI, Cofidi Veneziano ha perciò aumentato la propria operatività: la struttura di garanzia ha infatti rafforzato la propria leadership facendo valere il ruolo di intermediario finanziario vigilato da Bankitalia, per garantire, assieme alla ricerca di nuovi strumenti per l’accesso al credito, spalle più larghe alle imprese. “Ma per far fronte alla crisi ribadisco che serve una collaborazione trasversale – avverte Vignandel (mauro vignandel)

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Dl Crisi

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 luglio 2009

“Altro che superamento della crisi, altro che provvedimenti anticrisi, bisognerebbe completare il titolo della norma con la dicitura “provvedimenti anticrisi per imprese non in crisi”. così commenta Ignazio Messina, capogruppo IdV in commissione Finanze, il dl anticrisi all’esame della commissione.  ì“Il provvedimento propone ad esempio la detassazione degli utili. Ma chi può detassare gli utili? Chi li produce. E quali sono le imprese che hanno utili? Quelle non in crisi! Dunque provvedimento inutile o, comunque, insufficiente. Concordo con la Marcegaglia, oggi intervenuta in commissione e palesemente in   contrasto con Berlusconi che invece continua ad affermare che non c’è crisi. La crisi c’è ed è la peggiore dal dopoguerra e nei prossimi mesi le aziende più deboli usciranno del mercato” spiega l’on. Messina.  “E dove sono le imprese deboli? – prosegue Messina con il suo ragionamento- Nel mezzogiorno, per il quale ovviamente non è previsto alcuno strumento specifico nel provvedimento. Anzi il Sud, ancora una volta viene depredato dei fondi Fas, utilizzati per finanziare la Cig che, come sempre, verrà utilizzata più al nord che al sud.” “Urge un deciso intervento riparatore – afferma Messina – Bisogna istituire un apposito fondo di garanzia per le piccole e medie imprese del Sud e finanziarlo con soldi veri, non presi da altre misure in un infinito gioco delle tre carte dove a perdere è sempre il più debole. Ancora una volta – conclude il deputato- il governo penalizza il meridione con la complicità degli stessi ministri parlamentari del sud. Denunciamo questo stato di cose, l’Italia dei Valori, interverrà decisa, prevedendo emendamenti che mirano con i fatti a tutelare le aree più deboli del Paese”.

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