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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 250

Posts Tagged ‘utilità’

La vecchiaia e il modo come rendersi utile

Posted by fidest press agency su martedì, 6 marzo 2018

Ci sono interi quartieri romani dove è più facile notare gli anziani in luogo dei giovani in specie in alcune ore del giorno. Questo significa che il “prendere aria” non è solo un aspetto della vita, per una certa età, che favorisce il dettato medico di fare lunghe camminate, ma è anche l’aspetto più evidente dell’invecchiamento della popolazione che per gli over sessantacinque significa aver raggiunto se non superato il 20% della popolazione. E ci si può invecchiare in due modi: stando abbastanza bene in salute o da malati, handicappati e non autonomi. Manca, per quanto c’è dato di sapere, una precisa statistica sui due aspetti della condizione umana degli anziani ma guardandoci in giro ci sembra più evidente che chi sta migliore rappresenta la maggioranza, Per costoro “fare qualcosa” dopo una vita spesa al lavoro, è fondamentale. C’è chi dedica il suo tempo alla famiglia, alle prese con i nipoti, lo sfaccendare in casa e a fare la spesa. C’è chi si trova un hobby e ancora chi non riesce ad attaccare i classici scarpini al chiodo e s’ingegna per trovare un lavoro, sia pure come volontario.
Questo popolo di “emarginati” dalla vita attiva e relegati alla sedentarietà forse più intellettuale che materiale non merita l’isolamento ma si deve pensare a loro come a una forza che può essere impiegata in qualche modo. I centri studi della Fidest, circa venticinque anni fa, furono già allora consapevoli di quest’aspetto tanto che si cercò di approfondirlo con gli stessi interessati. L’idea che ci parve più singolare, ma che allora non trovò riscontro pratico, fu quella di “riciclare” i borghi abbandonati che pullulano in Italia per via dell’esodo dei giovani verso le grandi città o i centri industriali e commerciali, con il trasferimento “su base volontaria” degli anziani ristrutturando, ove necessario, le vecchie abitazioni ma con l’aggiunta di attività di supporto per gli immigrati (corsi di lingue, arte, mestieri, ecc.) e che a loro volta avrebbero potuto ricambiare tali prestazioni con piccoli lavori domestici e di badanza.” L’idea parve così interessante a taluni che si pensò ad una sua ulteriore applicazione attraverso un progetto denominato “le cittadelle del sapere” con la costruzione di centri abitati polifunzionali sparsi lungo le coste dell’Africa settentrionale che si affacciano sul Mediterraneo con la stessa formula del “docente” anziano e del “discente” autoctono e con lo scambio di servizi di supporto logistico. Riteniamo, data la crisi in atto, che queste proposte possono essere rilanciate e, se del caso, approfondite e migliorate poiché non solo offrono un’opportunità a chi ha tirato i remi in barca più per volontà di altri che la propria, ma potrebbe essere stimolo ad attività commerciali e imprenditoriali di un certo spessore. Meditate, voi tecnici, meditate ma anche i politici lo dovrebbero fare. (Riccardo Alfonso)

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La Corte dei Conti riconosce l’utilità sociale e culturale di Celio Azzurro

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 luglio 2017

corte dei conti“Dopo tante altre Associazioni anche a Celio Azzurro la Corte dei Conti ha riconosciuto il valore di “utilità sociale e culturale”. Insomma i giudici della Corte dei Conti non sono affatto convinti, al contrario del Procuratore Generale, che questi beni comunali fossero “utilizzabili e sfruttabili alla stregua di locali da affittare”. Al contrario La Corte accetta il principio del “Valore Sociale” che va oltre lo sfruttamento solo finanziario degli spazi. I Comuni svolgono una funzione sociale anche secondo il principio di sussidiarietà e quindi decade l’idea che tutto debba necessariamente essere messo sia messo a reddito. Da tempo giace nei cassetti dell’amministrazione una proposta di cui sono primo firmatario con la quale è possibile regolarizzare tutte le associazioni che svolgono attività a carattere sanitario, assistenziale, culturale, sociale e politico (ad eccezione dei partiti) e di interesse generale, attuando un censimento caso per caso e procedendo al rinnovo delle concessioni a canone calmierato del 20%. Si tratta di una soluzione necessaria in attesa dell’approvazione di un nuovo regolamento condiviso con tutti i soggetti interessati. Dopo mesi di inutili attese e promesse sarebbe ora che la dignità dell’Amministrazione e della politica si ripigliasse i suoi spazi di decisione e di indirizzo che sull’argomento e che la Sindaca invece di continuare a boicottare la proposta di iniziativa consiliare da me presentata, facesse sentire la sua voce sia in difesa dei dirigenti che dei regolamenti che non ha mai né cambiato né abrogato.” Così in una nota il consigliere del PD capitolino Orlando Corsetti.

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Assunzioni invalidi

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 giugno 2010

Una sentenza che farà discutere la n. 6017/2010 della Sezione Lavoro della Corte di Cassazione, secondo il parere di Giovanni D’Agata – componente del Dipartimento Tematico “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori – che se da una parte pone dei punti fermi sulla necessità di evitare lavori mortificanti per i diversamente abili, dall’altra introduce la possibilità di una limitazione del diritto al lavoro degli stessi. I giudici di piazza Cavour, infatti, con la decisione in oggetto riguardo al collocamento obbligatorio, delineano il principio secondo cui l’imprenditore può rifiutare l’assunzione del disabile se il profilo richiesto non è in linea con la qualifica del lavoratore.  Secondo la Cassazione, in particolare, la norma, la cui ratio parte dal presupposto di considerare l’invalido una «risorsa» per l’azienda al pari degli altri lavoratori e non un «peso», è tesa a fare sì che la collocazione di un diversamente abile nell’organizzazione aziendale «sia utile all’impresa e che nello stesso tempo, per consentire l’espletamento delle mansioni per le quali il lavoratore è stato assunto, non si traduca in una lesione della sua professionalità e dignità». Pertanto, «il datore di lavoro può legittimamente rifiutare l’assunzione non soltanto di un lavoratore» disabile «con qualifica diversa, ma anche di un lavoratore con qualifica “simile” a quella richiesta, in mancanza di un suo previo addestramento o tirocinio da svolgere secondo le modalità previste dall’art. 12 della legge 68 del 1999» norma regolatoria della materia del diritto al lavoro dei disabili. Gli ermellini hanno definito, quindi, il ruolo dei datori di lavoro nei confronti dei diversamente abili accogliendo il ricorso di una società di costruzioni romana alla quale nei giudizi di merito era stato imposto l’obbligo di assumere un lavoratore disabile inserito dalla Provincia nella lista dei lavoratori diversamente abili che la società avrebbe dovuto assumere come “manovale”. Qualifica non richiesta dall’azienda, alla quale occorrevano “operai specializzati”, e che per questo aveva rifiutato l’assunzione dell’invalido. Un comportamento che sei nei primi due gradi di giudizio era stato ritenuto illegittimo è stato poi sconfessato dai giudici di legittimità che interpretando la ratio della legge del ’99 hanno ritenuto che con la stessa «il legislatore con la legge ha inteso trovare un nuovo e più giusto equilibrio tra le aspirazioni dell’invalido ad un posto di lavoro, che sia più confacente alle proprie professionalità, e l’interesse dell’impresa ad un inserimento realmente proficuo dei lavoratori nella compagine aziendale». Secondo la Cassazione la nuova disciplina sul collocamento degli invalidi ha introdotto «un sistema che non vede nel disabile un soggetto avente diritto ad un posto in virtù di un intervento meramente assistenziale dello Stato, che sia volto ad addossare alle imprese la responsabilità finale della doverosa tutela di alcuni cittadini, ma che in un’ottica diversa individui nel disabile una risorsa per la stessa impresa assicurandogli nello stesso tempo una giusta collocazione in azienda funzionalizzata, nel pieno rispetto della sua personalità, ad attestarne le sue capacità professionali e la effettiva utilità delle sue prestazioni lavorative». La Cassazione ha puntualizzato che la nuova normativa ha posto un «radicale cambiamento» rispetto alle precedenti leggi in tema di collocazione dei diversamente abili ed ha introdotto nelle sue “linee guida” la «specificazione delle capacità tecnico-professionali di cui deve essere provvisto il disabile assumendo» perchè così si pone riparo alla «frequente insoddisfazione dei disabili per una collocazione mortificante perchè non di rado avvertiva come un peso da sopportare per non essere di alcuna effettiva utilità».

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Ruolo e utilità sociale del carcere

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 dicembre 2009

Quante volte abbiamo scritto su quel perimetro deliberatamente dimenticato qual è il carcere, infinite volte ai silenzi assordanti sono seguiti sofismi e editti che sono rimasti lettera morta. Grosse fette della Società, delle Istituzioni, dei Governi, hanno speso parole e intenzioni, ma opere ben poche, se non quelle del redigere rapporti di morti sopravvenute e di utopie tutte a venire: nonostante le dimensioni di una disumanità ormai divenuta regola, di un moltiplicarsi tragico di suicidi, di autolesionismi, di miserie umane così profondamente deliranti. senza più una professione di fede, neppure quella della strada.  Il popolo della galera non ha più generazioni da consegnare alla storia, quelle che in essa si sono imbattute, sono ormai annientate e hanno portato con sé la rabbia, il furore, la follia. Dell’utilità della pena, del ruolo sociale del carcere si parla per scatti, per ripicche, se ne parla per non parlarne più, per levarci dalle scatole un fastidio, non per rendere giustizia a chi è stato offeso né a chi l’offesa l’ha recata. Se ne parla per rendere nebulosa e poco chiara ogni analisi, se ne parla per nascondere l’ingiustizia di una giustizia che tocca tutti.Il detenuto non è un numero, né un oggetto ingombrante… Lo dice il messaggio cristiano, dapprima, e quello di umanità ritrovata poi, e invece la realtà che deborda da una prigione è riconducibile all’umiliazione che produce il delitto, ogni delitto nella sua inaccettabilità.  Nei decenni trascorsi tra sbarre e filo spinato, ho avuto netta l’impressione che incapacitare fosse l’unica risposta da parte di una Società, e quindi uno Stato, di porsi a mezzo al dilagare della violenza. Sebbene tremendo nel suo effetto, non sorprende in quegli anni di rivolte e di ribellioni, l’intendimento di spersonalizzare e annullare l’identità del detenuto. Ma oggi che il carcere è per lo più un contenitore di numeri e di miserie, a che pro riproporre le armi della sola repressione, rifiutare una realtà infarcita di membra piegate e piagate?  Proprio ora, che il lamento non è più  un grido di guerra. E’ vero, il detenuto non è la vittima, le vittime sono senz’altro altri, feriti, offesi, scomparsi, ma il detenuto è persona che sconta la propria pena, che vorrebbe riparare, se posto nella condizione di poterlo fare. (Vincenzo Andraous)

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Roma: circolazione delle botticelle

Posted by fidest press agency su sabato, 26 settembre 2009

Via Veneto sarà interdetta al transito delle botticelle, tipiche carrozze a cavallo con cui spesso i turisti effettuano il giro delle attrazioni capitoline. Oltre alla celeberrima strada simbolo della Dolce Vita, saranno vietati dalla delibera dirigenziale del Campidoglio, ed entro la fine del mese resi noti, ulteriori tragitti particolarmente ardui da percorrere per gli animali, ed alcuni punti nevralgici già sufficientemente  invasi dal traffico automobilistico.  Non solo: i vetturini dovranno, tra l’altro, conservare un libretto ove segnare i percorsi intrapresi, istallare sui mezzi catarifrangenti e luci, e rispettare tempistiche e modalità per il riposo delle bestie.  “Questo è un tema caldo da parecchio tempo. – dichiara Oscar Tortosa, vicesegretario laziale dell’ l’Italia dei Valori – La sofferenza di animali, che percorrono in lungo e in largo una città fondata su sette colli, è palese agli occhi di tutti. Capisco le esigenze dei lavoratori in materia ma ancor di più comprendo le ragioni della Protezione Animali circa il martirio dei poveri cavalli. In seguito a tali provvedimenti, monitorerò la presenza dei doverosi controlli affinché possa scaturire il beneficio sperato e – continua l’esponente del partito presieduto da Antonio Di Pietro – siano evitati spettacoli indecorosi dinimali intimoriti dall’assillo del traffico e piegati dagli stenti. Con soddisfazione apprendo finalmente – conclude Tortosa – di un accorgimento che, se rispettato fino in fondo, porterà notevole utilità”.

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