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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘utopia’

L’amore, travolgente utopia della vita

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 aprile 2018

Assisi si terrà in Cittadella da sabato 28 aprile al 1 maggio il 40° seminario rivolto a coniugi, fidanzati, operatori sociali e pastorali. Il seminario si propone di indagare i cambiamenti avvenuti negli ultimi decenni nel tessuto sociale delle relazioni in generale, e del legame di coppia in particolare. Lectio magistralis del teologo e scrittore Vito Mancuso. Con la partecipazione della teologa Lilia Sebastiani, degli piscologi Beppe Sivelli e Rosella De Leonibus,Tonio Dell’Olio presidente della Pro Civitate Christiana. E’ uno dei numerosi appuntamenti annuali partecipati e coinvolgenti nell’avventura missionaria della Pro Civitate Christiana di Assisi, fondata da don Giovanni Rossi, che è diventata negli anni un approdo importante per laici e religiosi alla ricerca della Parola, capace di interpretare lo spirito dei tempi restando fedele al Vangelo.«Con il 40° Seminario ci affacciamo alla sponda di un mare aperto e non certamente tranquillo, ma non perdiamo la fiducia di poter dialogare anche con i naviganti che si allontanano dalle rotte più tradizionali e intraprendono quelle inedite, spesso cariche di interrogativi e forse anche di turbamenti d’animo», così evidenziano i coordinatori Gianna Galiano e la coppia Delli Paoli-Bitelli.Inoltre, sottolineano gli organizzatori: «Il titolo che proponiamo, non vuole essere un inno all’ottimismo ingenuo, quasi un sogno da novelli don Chisciotte, ma una determinazione a prendere sul serio il grande tema dell’amore che probabilmente è travolgente, appassionante e resistente, come le travi dei cedri, profetizzati dal Cantico dei Cantici, qualora riesca a connettersi con l’utopia della vita ».
E sul tema: L’Amore, travolgente utopia della vita, domenica 29 aprile, si terrà l’attesa lectio magistralis del teologo Vito MANCUSO che sostiene quanto segue: «Si tratta di collegare i due termini che compongono il titolo proposto: amore e utopia. Non è un collegamento scontato perché l’amore è anzitutto una realtà fisica, un impulso, una necessità, una forza che attraversa e muove tutti gli esseri, mentre l’utopia è un ideale, una luce che guida la mente verso un luogo che non c’è e di cui tuttavia si sente l’attrazione. Come tenere insieme una necessità fisica con una attrazione ideale? Nel rispondere a questa domanda si gioca il valore del tutto peculiare, e veramente travolgente, dell’amore».Seguiranno testimonianze di coppie, laboratori, spazi di preghiera, interventi musicali con Giangabrile Sasso, chitarrista classico.
http://www.cittadella.org/seminario-coppia-2018

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Mostra: A cosa serve l’utopia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 aprile 2018

Modena venerdì 27 aprile alla Galleria Civica di Modena (fino al 22 luglio), nell’ambito dell’edizione 2018 del festival Fotografia Europea dedicato al tema “RIVOLUZIONI. Ribellioni, cambiamenti, utopie. ”Chiedendosi “cosa serve l’utopia”, lo scrittore uruguaiano Eduardo Galeano risponde “a camminare”. Esiste infatti una perenne tensione tra la spinta in avanti data dalla speranza di cambiamento e quella data dalla disillusione delle occasioni perdute. La mostra esplora tale tensione attraverso una selezione di opere fotografiche e video di artisti e fotografi italiani e internazionali tra cui Mladen Stilinovic, Akram Zaatari, Yael Bartana, Daido Moriyama, Mario De Biasi e Francesco Jodice, provenienti dai patrimoni collezionistici gestiti da FONDAZIONE MODENA ARTI VISIVE.
Il percorso espositivo pone le opere in dialogo con una serie di immagini scelte dagli archivi della prestigiosa agenzia Magnum, le cui fotografie, stampate su grande formato, ritraggono attraverso l’occhio di grandi fotoreporter come Abbas, Bruno Barbey, Ian Berry e Alex Majoli, momenti culminanti di rivolta divenuti iconici nell’immaginario collettivo come il Sessantotto a Parigi e Tokyo, la caduta del Muro di Berlino nel 1989, oppure il movimento per i diritti civili negli Stati Uniti e quelli di opposizione alle dittature in America Latina e in Cina.

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Il governo dell’onestà: dall’utopia al populismo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 febbraio 2018

logo fidest ookIn questi giorni si sta accentuando l’intervento dei media sulla questione morale. A questo punto pare evidente che nessuno vuole attaccare sul proprio groppone la patente della disonestà. E quelli che non vi riescono fanno mille sforzi per dimostrare che gli stessi onesti non esistono. Diventa così prepotente il ritornello di corrotti, corruttori e corruttibili. Sembra che non ci sia altra strada da percorrere come sta già accadendo con la sistematica demonizzazione delle istituzioni: il parlamento degli inquisiti e dei volta gabbana come ce lo prefigura lo stesso Berlusconi con la sua dichiarata volontà di fare shopping con i transfughi degli altri partiti. E da questa sistematica maldicenza non ne escono bene le altre istituzioni dello Stato dal Tar al Consiglio di Stato, dalla magistratura alla corte costituzionale e alla stessa presidenza della Repubblica. Il fine ci appare chiaro. Si vuole, nel corso di questa campagna elettorale, demoralizzare il voto libero e ricorrere al fatalismo degli italiani: tanto non c’è niente da fare, i politici sono tutti corrotti. E’ possibile che la brava gente non si rende conto dell’inganno? L’esempio tipico l’abbiamo avuto sulla storia dei rimborsi delle indennità percepite dai parlamentari cinque stelle e di qualche errore nella scelta dei candidati mentre sull’altro fronte si stendeva una cortina fumogena su peccati di gran lunga più gravi. Perché non è stato scritto che per cinque anni vi sono stati parlamentari che hanno percepito un terzo delle loro indennità e gli altri le hanno intascate tutte? Perché gli altri loro colleghi non si sono comportati allo stesso modo? Perché non si dice a chiare note che oggi si sta giocando una partita vitale per le sorti del nostro Paese? Da una parte vi è il passato e persino il finto presente e dall’altra la possibilità di voltare pagina e guardare un futuro diverso e non ci vengano a dire che è solo utopia o populismo. (Centro studi politici e sociali della Fidest)

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Le Notti dell’Utopia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 luglio 2011

Bassiano (LT) dal 9 luglio al 15 agosto, arrivano Le Notti dell’Utopia, 11 appuntamenti all’insegna della solidarietà e della grande musica con protagonisti del calibro di: Ambrogio Sparagna, Niccolò Fabi, Lillo & Greg ed Edoardo Bennato.
Si parte il 9 luglio con la “Notte bianca del borgo solidale”: oltre venti performances nei vicoli e nelle piazze del centro storico che culmineranno con il concerto di Ambrogio Sparagna, primo di una lista di ospiti di gran rilievo. Si continua infatti fino al 15 agosto con convegni, in apertura di serata, e poi ancora spettacoli e i grandi concerti presso il Parco comunale Achille Salvagni (Peschiera).
Nomi del calibro di Niccolò Fabi (16 luglio alle 21.00), La fame di Camilla (17 luglio, ore 22.30), Lillo & Greg (22 luglio, ore 22.00), e poi ancora i salentini U’Papadia (23 luglio, 22.30) e il gran finale del 13 agosto con Edoardo Bennato.
Il gruppo di lavoro che cura l’organizzazione, l’allestimento e la gestione di tutte le fasi, è infatti, formato proprio da utenti della Comunità alloggio per minori di Bassiano gestita da Utopia 2000. “Le Notti dell’Utopia” spiega Massimiliano Porcelli, presidente della Cooperativa “dimostrano che l’espressione “Terzo settore” può assumere una pluralità di significati, non limitato alla solita elencazione dei requisiti giuridici per entrarne a far parte, ma esteso anche a quei principi organizzativi, a quei presupposti etici e solidali che ne costituiscono il potenziale attrattivo”.

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Altraeconomia: teoria, utopia o nuova ideologia?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 febbraio 2011

Roma 12 febbraio, ore 17 – Padiglione 31 S.Maria della Pietà Seminario a cura di Chiara Cavallaro Di fronte alla crisi economica mondiale, ai cambiamenti climatici globali, alle guerre e alle altre situazioni di violenza e di conflitto vengono date tante risposte, anche tra loro  diverse. In questo seminario viene presentato un possibile percorso di ricerca.
Si partira’ dall’analisi di indicatori “complessi” (impronta ecologica, indice di benessere umano, QUARS, per esempio) per passare poi ad esaminare una delle possibili risposte, la decrescita conviviale. Ci si chiedera’ sulle orme di alcuni economisti (Mance, Vanek in partuicolare) se ci sono modelli anche teorici di economie diverse e con quali presupposti. Si presentaranno infine quei luoghi, in Italia in particolare, che stanno provando a costruire questi elementi di un’altra economia (distretti di economia solidale soprattutto, ma anche esperienze storiche, come la cooperazione, o spazi anche virtuali di elaborazione).

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Come la sussidiarietà può salvare l’Italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 dicembre 2010

Roma  16 dicembre alle ore 17 presso Palazzo Valentini, Sala della Pace Via IV Novembre 119/A., si terrà la presentazione del libro Il valore aggiunto. Come la sussidiarietà può salvare l’Italia a cura di Gregorio Arena e Giuseppe Cotturri edito da Carocci Editore. Alla presentazione, che sarà aperta dai saluti dell’assessore alle politiche culturali della Provincia di Roma Cecilia D’Elia, interverranno oltre agli autori Luca Antonini, Carlo Mochi, Laura Pennacchi e Livia Turco, presiederà Giovanni Moro, presidente di FONDACA, fondazione per la cittadinanza attiva. Non è utopia ritenere che i cittadini possano interagire con le amministrazioni pubbliche nella cura dei beni comuni. Non lo è perché di fatto già accade, grazie a tutti coloro che in vario modo mettono a disposizione della comunità tempo ed energie. Ma non lo è anche perché nella nostra Costituzione vige ormai un principio che legittima i cittadini a passare dal ruolo di utenti a quello di cittadini attivi, responsabili e solidali. È il principio di sussidiarietà orizzontale, che considera i cittadini come potenziali alleati delle istituzioni, disposti ad introdurre nella sfera pubblica il valore aggiunto rappresentato dalle loro competenze, idee ed esperienze.  In tempi di crisi questa è una prospettiva che apre alla speranza. Il libro analizza le idee e le esperienze pratiche che sorreggono questa prospettiva di nuova cittadinanza, fornendo ai potenziali cittadini attivi gli strumenti per mobilitarsi, ed a chi opera nel sociale e nella politica una visione credibile di cambiamento basata sulla Costituzione.
Gregorio Arena è professore ordinario di Diritto amministrativo nell’Università di Trento e presidente di Labsus (www.labsus.org), il Laboratorio per la sussidiarietà che ha promosso e sostenuto la pubblicazione di questo volume.
Giuseppe Cotturri è professore ordinario di Sociologia del diritto e della devianza nell’Università “A. Moro” di Bari. Ha diretto il crs-Centro di studi per la riforma dello Stato. Attualmente dirige, con altri, la collana Carocci “Il terzo Mezzogiorno”, dedicata alle forze del Terzo Settore nel Sud.
I curatori sono impegnati da tempo e in vari modi sul fronte della tutela dei diritti dei cittadini. Fra l’altro, entrambi sono stati presidenti del movimento Cittadinanzattiva.

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Conferenza-spettacolo: Thomas Moore

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 dicembre 2010

Bologna dal 16 Dicembre, alle ore 21 Teatro Tivoli Via Massarenti, 418 (Prezzo: Intero: 10 Euro Ridotti: 8 Euro) nell’ambito del Progetto Filosofi condannati a morte, ovvero, non si può uccidere un’idea Carlo Monaco presenta e interpreta la conferenza-spettacolo “Thomas Moore: fatto uccidere dal suo Re per la fedeltà alla Chiesa di Roma”. Con la collaborazione dei tecnici del teatro Dehon.
Thomas Moore (1479-1535) è l’autore della celebre “Utopia”. Fu anche politico attivo, fino a diventare capo del governo inglese. Dopo la fondazione della Chiesa anglicana egli rimase fedele a Roma, rifiutò l’atto di sottomissine ad Enrico VIII e per questo fu condannato a morte. La Chiesa lo venera come Santo martire e recentemente lo ha proclamato protettore dei politici. (monaco)

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L’utopia dell’antisistema

Posted by fidest press agency su martedì, 24 agosto 2010

Il regime “socialista anticapitalista” ha avuto una sua ragione d’essere allorché ha invocato una strada diversa interpretando l’insoddisfazione di molti strati sociali. Un malessere che continua a coesistere nella nostra civiltà e di cui ne avvertiamo il disagio forse più che in passato ora che i media ci permettono di vedere in diretta e in tempo reale le sofferenze del mondo. Chi cerca la strada perduta attraverso le regole della democrazia esistente si deve rendere conto che essa è imperfetta se non risolve i nodi più cruciali che vi albergano. Pensiamo alle logiche perverse del capitalismo a partire da quelle sul consumismo, la corsa ai profitti indifferenziati e spesso a prezzo di vite umane, di violenze all’ecosistema, alle distruzioni indiscriminate all’indifferenza per chi soffre e per chi è privo dell’essenziale mentre altri vivono con il superfluo. Tutte queste condizioni, che umiliano l’essere umano, non possono coesiste con l’idea che ci siamo fatta della democrazia, della civiltà, della giustizia e che andiamo maturando e consolidando nel tempo. Dobbiamo uscire da questa spirale perversa e ricercare una forma di riscatto che sappia emendarci dai nostri egoismi e rendere virtuoso tutto il nostro percorso e non solo rilevarlo a tratti in una sorta di concezione perbenistica della nostra cultura. E questa strada deve essere tracciata fin dai primi anni di vita dell’essere umano attraverso una intelligente informativa che parta dall’insegnamento primario scolastico e prosegua, fortificandosi, nel suo procedere. E’ esprimibile, in altri termini, nella ricerca di una forte identità culturale che ci consenta di tradurre le tante negatività esistenti in un messaggio unico ed universale di positività. E’ la sola strada che può riscattare l’essere umano dalle sue debolezze e conferirgli quel primato che può farlo definire l’homo novus, preannunciato da tanti “profeti” e che a tutti noi appare oggi solo una chimera, una utopia senza soluzione di continuità.

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L’utopia popolare…

Posted by fidest press agency su sabato, 12 giugno 2010

Di Rosario Amico Roxas La gente non legge più i giornali, perché è diventato necessario una interpretazione che prevede un livello culturale di gran lunga superiore alla media nazionale. Così si preferisce l’informazione TV, magari in attesa del Grande Fratello. Nessuno ha capito l’esigenza della legge sulle intercettazioni telefoniche, tranne che i padroni del vapore esigono rispettata la loro privacy, specialmente quando dialogano con le escort di turno, in una sorta di masturbazione mentale…. in mancanza di altro. L’utopia popolare sarebbe la chiarezza, velata com’è da nubi tempestose verso bassa quota, quella popolare, nubi che si aprono in un cielo luminosissimo quando si sale verso l’alto livello dei redditi, dove tutto segna “calma piatta”. La chiarezza utopistica popolare desidererebbe un presidente del consiglio che non chiede di immedesimarsi a lui, ma capace di immedesimarsi a quanti non arrivano a fine mese. Manca l’uomo capace di attirare i consensi…!  Almeno così viene cantata la giustificazione. Direi piuttosto che di uomini come li si vorrebbe al vertice della Cosa pubblica  (diventata cosa privata o privatissima, quando non è Cosa Nostra !)  ce ne sono tantissimi. Basterebbe un bravo ragioniere esperto in partita doppia: entrate-uscite; padre di famiglia con figli a carico e moglie casalinga. Capace di gestire la sua famiglia secondo i bisogni necessari, evitando i vezzi del modernismo consumistico; in grado di valutare le capacità dei figli e indirizzare ciascuno verso la migliore utilizzazione delle capacità  (quante oneste braccia vengono oggi sottratte all’agricoltura, per indirizzarle, come minimo, al consiglio regionale della Lombardia !); così oculato da riuscire a creare un fondo-famiglia per affrontare con onestà e decoro i momenti più difficili o imponderabili; ecco, un personaggio del genere sarebbe un eccellente Presidente del Consiglio  (da scrivere con le maiuscole) (Rosario Amico Roxas)

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Cima da Conegliano: Poeta del paesaggio

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 febbraio 2010

Conegliano Veneto (TV) fino al 2/6/2010 via XX settembre, 132, Palazzo Sarcinelli a cura di Giovanni C.F. Villa  A quasi cinquant’anni dall’esposizione curata da Luigi Menegazzi e allestita da Carlo Scarpa nel Palazzo dei Trecento di Treviso e a oltre un quarto di secolo dalla fondamentale monografia di Peter Humfrey, l’amatissima città natale propone una mostra su Giovanni Battista Cima (Conegliano, 1459/1460 – 1517/1518) maestro che, nel pur breve arco di carriera, per un ventennio e’ stato ai vertici della pittura sacra in laguna. Le prime due sale del percorso espositivo consentiranno di irrompere nel paesaggio veneto del Quattrocento, una delle chiavi di lettura privilegiate dell’opera del coneglianese. Si scoprirà cosi’ come Cima sia stato il primo artista che ha lasciato l’utopia del paesaggio ideale per restituire invece, in scenari incantati, una resa topografica e concreta dei colli trevigiani, di Conegliano e delle sue terre. Da qui, il percorso seguirà cronologicamente la storia artistica di Cima. Ogni sala sarà cosi’ caratterizzata da una focale centrale, un altare che presenterà la pala di riferimento di ogni stagione della sua pittura. Di grande importanza saranno i cassoni ricostruiti grazie a recuperi eccezionali, come il Teseo alla corte di Minosse finalmente rintracciato in una collezione svizzera che verrà posto accanto al Teseo e il Minotauro della Pinacoteca di Brera, mentre il Bacco e Arianna del Museo Poldi Pezzoli di Milano si ricongiungerà con il Sileno e Satiro del Museum of Art di Philadelphia. Catalogo Marsilio editori. http://www.cimaconegliano.it (Conegliano)

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L’utopia dell’antisistema

Posted by fidest press agency su sabato, 26 dicembre 2009

Il regime “socialista anticapitalista” ha avuto una sua ragione d’essere allorché ha invocato una strada diversa interpretando l’insoddisfazione di molti strati sociali. Un malessere che continua a coesistere nella nostra civiltà e di cui avvertiamo il disagio forse più che in passato ora che i media ci permettono di vedere in diretta e in tempo reale le sofferenze del mondo. Chi cerca la strada perduta attraverso le regole della democrazia esistente si deve rendere conto che essa è imperfetta se non risolve i nodi cruciali che vi albergano. Pensiamo alle logiche perverse del capitalismo a partire da quelle sul consumismo, la corsa ai profitti indifferenziati e spesso a prezzo di vite umane, le violenze all’ecosistema, alle distruzioni indiscriminate all’indifferenza per chi soffre e per chi è privo dell’essenziale mentre altri vivono con il superfluo. Tutte queste condizioni, che umiliano l’essere umano, non possono coesiste con l’idea che ci siamo fatta della democrazia, della civiltà, della giustizia e che andiamo maturando e consolidando nel tempo. Dobbiamo uscire da questa spirale perversa e ricercare una forma di riscatto che sappia emendarci dai nostri egoismi e rendere virtuoso tutto il nostro percorso e non solo rilevarlo a tratti in una sorta di concezione perbenistica della nostra cultura. E questa strada deve essere tracciata fin dai primi anni di vita dell’essere umano attraverso una intelligente informativa che parta dall’insegnamento primario scolastico e prosegua, fortificandosi, nel suo procedere. E’ esprimibile, in altri termini, nella ricerca di una forte identità culturale che ci consenta di tradurre le tante negatività esistenti in un messaggio unico ed universale di positività. E’ la sola strada che può riscattare l’essere umano dalle sue debolezze e conferirgli quel primato che può farlo definire l’homo novus, preannunciato da tanti “profeti” e che a tutti noi appare oggi solo una chimera, una utopia senza soluzione di continuità. (A.R.)

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L’utopia della pace

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 novembre 2009

E’ abbastanza indicativo che la maggior parte dei vocabolari dia come prima definizione del lemma “pace”: «La situazione contraria allo stato di guerra…» (Devoto – Oli); oppure: «Assenza dello stato di guerra» (Gabrielli); oppure: «Non belligeranza» (Diz. Dei sinonimi – Garzanti). Questi dizionari rispecchiano la mentalità comune: c’è pace là dove non c’è guerra. In realtà, l’assenza di guerra non significa pace. Possiamo costatarlo osservando ciò che sta avvenendo nel nostro “pacifico” Paese. Intelligentemente Alessandro Niccoli nel suo dizionario, riporta solo come terza definizione: «Relazioni cordiali tra uno Stato e un altro; periodo in cui non ci sono guerre»; mentre dà come prima definizione: «Condizione di tranquillità di chi non è turbato da passioni o preoccupazioni», e come seconda: «Stato di concordia e armonia tra persone». E questi ultimi significati sono giusti criteri per capire se sussiste la pace. Riguardo al singolo individuo, ad esempio, in Italia non sono in pace, pur non essendo in guerra, le persone che si trovano o sono venute a trovarsi senza lavoro; gli stranieri cui si dà la caccia come se fossero malfattori; non sono in pace le donne vessate dagli uomini. Ed ovviamente neppure i malfattori sono in pace. Riguardo alla nostra società, essa non potrà dirsi in pace fino a che sarà in mano alla mafia, fino a che esisteranno leggi inique, fino a che coloro che governano penseranno al proprio interesse anziché a quello dei cittadini. C’è pace là dove c’è “concordia e armonia tra le persone”. C’è vera pace là dove tutti sono liberi. Tutti. (Renato Pierri Scrittore)

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Draghi preoccupato e Tremonti ha “la paura” del nuovo

Posted by fidest press agency su sabato, 31 ottobre 2009

Durante la Giornata Mondiale del Risparmio il Governatore Draghi ha chiarito per l’ennesima volta un concetto tanto chiaro quanto inascoltato: “Le cose non torneranno come prima. E’ bene che tutti gli attori sui mercati finanziari, a cominciare dalle banche, ne prendano atto”. Anche da qui deriva la necessità, ”urgente”, di riprendere “il cammino delle riforme”.  Tremonti ne ha preso atto? Non sembra. In rapida sequenza, passando dagli Appennini alle Ande ha tessuto l’incoerente elogio:   dell’utopia mondiale:” Nuove regole tecniche e giuridiche alla base di un trattato globale. Sembra una utopia, ma le utopie spesso sono necessarie”; Ricordiamo parole e libri in contrasto con questi auspici utopici; della localizzazione: “Facciamo una riflessione tutti insieme, riducendo al massimo i conflitti per realizzare un’azione comune per il bene dei nostri figli e del paese”. E poi ancora “E’ necessaria una convergenza, un ritorno sui territori. Non si può avere un sistema bancario orientato soprattutto sulla grande industria quando la forma predominante e’ la media o piccola impresa”. Finalmente si accorge di chi fornisce il cibo ai figli ed al fisco, la spina dorsale dell’economia italiana; delle tasse: a livello europeo c’e’ “la convinzione che si deve agire tutti insieme”. Insomma. “in Europa si discute davvero su come usare la leva fiscale: serve? Non serve? Ci sono esperienze negative e altre positive”. Tutto, insiste, e’ “oggetto di discussione che noi facciamo in sede europea”: per l’Italia, comunque, e’ “fondamentale” avere “una responsabile politica di consenso europeo”. Della serie, pur di non fare le riforme ci si appella al debito pubblico; dello status quo: “Il sistema pensionistico italiano é fra i più stabili d’Europa. Certo non è un sistema ottimo ma il nostro sistema è fra i più stabili d’Europa anche grazie all’aiuto portato dalle famiglie”. Stabilissimo, visto che non si vuol proprio riformare. Il ministro però tace sul fatto che è anche uno dei sistemi più iniqui del mondo, tipico esempio di “colpe dei padri che ricadono sui figli”. del federalismo fiscale : ” è la riforma da cui dipende il futuro del nostro Paese”. “La riforma fiscale è la madre di tutte le riforme”. Un Tremonti in stile Saddam, che infatti comandava in uno Stato federale. della “fantasia al potere”: “Credo che la morfologia, la fenomenologia e la patologia della crisi siano in continuo divenire, come in una videogame”. Visionarie parole, quale sarà la Lara Croft in grado di salvarci?  Ministro, l’Italia non ha bisogno di spaziare dalle esperienze della provincia Italia, passando per l’UE o la mondializzazione. Ha bisogno di riforme, non di chiacchiere bizzarre, contraddittorie, e opportunistiche. Coraggio, proponga nelle sedi opportune le riforme necessarie: del welfare, della sanità, del pubblico impiego, del socialismo municipale, della legge finanziaria, del sistema elettorale, della forma di governo con un federalismo vero, non limitata alla “roba” del federalismo fiscale. Altro che videogame, questa è vita reale! Esilarante poi il richiamo alla famiglia come forma di welfare. I nonni hanno pensioni illogicamente ed iniquamente ricche? Nessun problema, basta che le redistribuiscano tra figli e nipoti precari. Nella speranza che tutti abbiano nonni pensionati (e generosi). Parole da cui emerge la paura del nuovo e la speranza che nulla cambi. Non sembrano le qualità che dovrebbe possedere uno statista. Infatti per Tremonti è sufficiente essere “statalista”. (Alessandro Massari)

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L’utopia

Posted by fidest press agency su martedì, 30 giugno 2009

Simplicio scrive a Rosario: In questi giorni leggo che alcuni esponenti politici laziali si sono attivati per sensibilizzare i loro attivisti e potenziali simpatizzanti in previsione della prossima tornata elettorale per la regione Lazio che si terrà tra circa otto mesi. Mi son fatto premura di scrivere ai leader politici dei partiti del centro-sinistra per invitarli a superare i contrasti per ricercare un progetto comune e a “presa rapida” per gli elettori. Nessuno sino ad ora, dopo due settimane dal mio scritto, ha pensato a rispondermi mentre aleggia, sempre più, tetro il fantasma del “divide et impera”. So bene che, ad esempio, tra l’Udc e Rifondazione comunista vi è “un baratro” che li divide. E’ la loro formazione ideologica, la loro cultura e quanto altro. Ma non ritengo che questo sia un problema se scorporiamo le passioni e guardiamo dritto al bene comune nella logica della trasversalità che fa in tutto l’arco del centro-sinistra tanti bravi e onesti cittadini, tanti sinceri democratici, tante forze sane. Perché ho chiesto ai leader di partito non facciamo una “lista civica” e vi inseriamo le figure più rappresentative sul piano morale e culturale di ciascuna forza e le dotiamo di un programma serio raccolto dagli incontri e dai dibatti attivati per l’occasione  per costruire una identità regionale diversa e, soprattutto, meno compromessa con le logiche del passato. Ora mi rivolgo a te, caro Rosario, per chiederti se la mia “utopia” è in qualche modo praticabile e se si come potremmo realizzarla trasformandola in qualcosa di meno utopico. (Simplicio)

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Editoria: Cantagalli 2009

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 aprile 2009

cantagalliIn libreria dal 24 Aprile 88 pagine euro 9,50. Oggi il matrimonio viene vissuto con crescente disagio. Nell’epoca del facile e dell’effimero quel “per sempre” appare ormai un’utopia. La difesa di questo sacramento, “comunione feconda di persone”, è affidata agli scritti del giovane Karol Wojtyła, per tutti coloro che ambiscono a “ciò che rende liberi, autentici e felici”. Affiancano le pagine inedite della Regola i racconti sui giovani che, nella Polonia dilaniata dal regime comunista, si radunavano attorno alle carismatiche figure di don Pietraszko e don Wojtyla. Tra ritiri spirituali e gite in kayak, intraprendevano un cammino comune alla riscoperta dell’amore attualizzato non solo negli sposi, ma anche nelle persone singole e vedove, nel sacerdozio e nella verginità. Un momento unico che consentirà, con il tono della viva testimonianza, di incontrare un periodo decisivo e perlopiù sconosciuto della vita del Servo di Dio Giovanni Paolo II. Da non perdere. L’Istituto per Studi su Matrimonio e Famiglia fu istituto da Giovanni Paolo II stesso che doveva annunciarne la nascita il 13 maggio 1981, il giorno dell’attentato di Ali Agca. Presente a Roma e in tutti i continenti, l’Istituto è guidato dal prof. Livio Melina, uno dei più autorevoli teologi italiani. Offre percorsi di studio relativi ai temi del matrimonio, della famiglia e della bioetica.  http://www.istitutogp2.it  (foto cantagalli)

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