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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Posts Tagged ‘vaccinale’

Scuola: Obbligo vaccinale, mentre il Governo chiede il parere del Cts si fanno classi da 51 alunni

Posted by fidest press agency su domenica, 25 luglio 2021

Mentre il Cts viene chiamato ad esprimersi sull’obbligo vaccinale, come se dipendesse da tale organo e come non avesse già detto la sua, arriva dalla capitale la notizia di una classe composta da 51 studenti: sarà collocata nell’IIS «Via C. Emery 97» a Roma Nord, zona Saxa Rubra, e se non si prenderanno provvedimenti si realizzerà con 46 allievi più 5 diversamente abili: “più che «classe-pollaio» un’ammucchiata, se non si prenderanno provvedimenti alla svelta. E un’altra da 35”, scrive oggi Il Tempo.La preside dell’istituto romano “ha informato la comunità scolastica che aspetterà i la risposta dell’Ambito territoriale di Roma. Poi scriverà al Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi: «Perché – afferma – è inconcepibile sentire in continuazione che si tornerà in presenza a settembre quando ci sono situazioni allucinanti. In questo modo ci costringono a fare la Dad». «Ho chiesto ovviamente lo sdoppiamento della classe: domani l’Atp dovrebbe darci risposta – ha detto la preside – anche perché non ho un organico raddoppiato, quindi il docente di italiano si troverà a correggere 46 compiti e via discorrendo. È improponibile”.“Sdoppiare la classe sarà inevitabile – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – ma il punto è un altro. Per quale motivo il Governo non ha toccato i parametri di formazione numerica minima di una classe previsti dal Dpr 81/2009, figlio del dimensionamento Tremonti-Gelmini, che fissa a 27 il numero minimo di studenti per classe e dà facoltà di realizzarne in casi eccezionali, come evidentemente quello dell’istituto romano di Saxa Rubra, anche classi-mostro da oltre 30 alunni? Perché il ministero dell’Istruzione continua a tacere su una composizione delle classi ottocentesca e che in tempo di pandemia si può tranquillamente annoverare come una minaccia alla salute delle persone e dei nostri giovani? Attendiamo risposte. E pure immediate, perché tra un mese e mezzo la scuola riprenderà in presenza. E in queste condizioni non è possibile”.

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Obbligo vaccinale e sospensioni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 luglio 2021

L’obbligo vaccinale per i sanitari è un tema su cui sono accesi i riflettori, anche per i ricorsi ad alcuni Tar presentati da alcuni professionisti. Diversi sono i punti della norma considerati da più parti poco chiari e, tra questi, un aspetto, sollevato già il mese scorso nel mondo medico, riguarda la sospensione del sanitario. Dal Ministero arriva un nuovo chiarimento in una nota indirizzata, la settimana scorsa, alla Fofi, che ripercorre anche il ruolo degli Ordini.Come si ricorderà, a introdurre l’obbligo di vaccinazione per gli operatori sanitari – che riguarda anche i farmacisti che operano in farmacie e parafarmacie – è stato il cosiddetto Decreto Covid (Dl 44/2021 convertito nella Legge 76/2021). Una disposizione che da più parti è stata considerata poco chiara e che è a rischio disomogeneità. A intervenire nuovamente sul tema è una circolare della Fofi che, a fine giugno, aveva indirizzato al ministero della Salute una richiesta di chiarimento in merito al ruolo degli Ordini. Per il Ministero, nel documento inviato a Fofi, valgono le indicazioni già date anche alla Fnomceo, la Federazione degli ordini dei medici. In particolare, si legge «è attribuito alla Asl il compito di accertare la mancata osservanza dell’obbligo, sulla base delle segnalazioni da parte della regione dei nominativi di coloro che non risultano vaccinati». L’Asl ha quindi «l’onere di dare immediata comunicazione scritta dell’atto di accertamento della inosservanza all’interessato, al datore di lavoro e all’ordine professionale. Tale atto di accertamento determina la sospensione del sanitario dal diritto di svolgere prestazioni o mansioni che implicano contatti interpersonali o comportano in altra qualsiasi altra forma il rischio di diffusione del contagio da Covid-19». E tale sospensione va «comunicata immediatamente all’interessato dall’Ordine professionale di appartenenza». Secondo il Dicastero, che richiama «la relazione illustrativa al Decreto, è espressamente chiarito che dall’atto di accertamento della mancata osservanza dell’obbligo adottato dall’azienda sanitaria discende ex lege la sospensione dall’esercizio della professione sanitaria e dalla prestazione dell’attività lavorativa da parte degli operatori obbligati che svolgono mansioni che implicano necessariamente un contatto interpersonale con il paziente, l’utente o comunque con il destinatario o che, qualsiasi sia la modalità dello svolgimento, comportano comunque il rischio di diffusione del contagio da Covid-19». (Fonte farmacista33)

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Campagna vaccinale e fiducia nella scienza

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 luglio 2021

Con il decollo della campagna vaccinale, gli italiani contano sempre di più sulla scienza per tornare alla vita di sempre, spianando così la strada per la ripresa del Paese. Sono infatti ben 9 su 10 gli italiani che si fidano della scienza (91%) e che ritengono che, proprio grazie ad essa, il 2021 possa essere un anno migliore rispetto al precedente (89%). La pandemia ha inoltre rinnovato l’attenzione sulle discipline STEM (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica), specialmente tra le generazioni più giovani: la maggioranza degli italiani (88%) è concorde sul fatto che più persone dovrebbero perseguire carriere in ambito STEM, ritenendo altresì importante aumentare la diversità e l’inclusione in questo campo (84%). Ciò nonostante, solo la metà degli italiani crede che questo rinnovato interesse nei confronti della scienza continuerà a crescere una volta cessata l’emergenza sanitaria (50%).L’emergenza da Covid-19 ha anche fatto aumentare l’attenzione nei confronti dell’ambiente per tre italiani su quattro (77%). Tra i problemi principali che la scienza dovrebbe risolvere, infatti, le persone indicano come prioritarie il cambiamento climatico (51%), che supera persino la pandemia (46%). In generale, la scienza è vista come un elemento essenziale per plasmare, rafforzare e migliorare l’Italia, con 9 italiani su 10 che ritengono che gli investimenti nella scienza rendano il Paese più forte (90%). Tuttavia, qualunque sia il problema che la scienza dovrebbe risolvere, le persone la considerano una responsabilità condivisa sia tra pubblico e privato, che con altri Paesi. Secondo il 92%, infatti, gli Stati dovrebbero cooperare per creare soluzioni basate sulla scienza per affrontare le grandi sfide globali, e ci dovrebbe essere maggiore collaborazione tra il pubblico e il privato per far progredire la scienza. Sono questi i risultati dello State of Science Index di 3M, una ricerca globale annuale che dal 2018 indaga l’immagine della scienza. Per la prima volta, quest’anno, l’indagine è stata estesa a 17 Paesi, includendo anche l’Italia.“La scienza sta diventando sempre più un elemento di unione, mentre il mondo testimonia un impegno crescente nella missione comune per costruire un futuro più sicuro, più verde, più forte e più equo”, ha dichiarato Marc Routier, Vicepresidente della South East Europe Region di 3M. “La fiducia nella scienza viene confermata ogni giorno nel vedere il suo impatto concreto nelle nostre vite, dai rimedi contro il COVID-19, al supporto alle cause ambientali, che fanno la differenza”.

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Con farmacie operative aumenta la capacità vaccinale

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 Maggio 2021

Come si ricorderà, in Liguria l’Accordo che ha fatto delle farmacie della Regione – le prime in Italia – un punto di vaccinazione sul territorio (PVT) è stato concluso il 17 febbraio, come risultato di trattative condotte a partire dal mese di dicembre e sulla base della cornice normativa della Legge Bilancio 2021. Il modello è quello che vede la supervisione della seduta vaccinale da parte del medico, che effettua l’anamnesi e l’inoculazione. «Le farmacie sono molto soddisfatte – spiegano a Farmacista33 le rappresentanti di Federfarma Liguria, – soprattutto per il contributo in termini di salute pubblica e la valorizzazione degli aspetti professionali. Anche se il farmacista, al momento, non somministra direttamente il vaccino, ha in capo la preparazione delle dosi e la gestione della seduta. Cittadini e Regione stanno esprimendo grande apprezzamento e, d’altra parte, la capacità vaccinale della farmacia è notevole, si stima pari a oltre il 10% del totale. A partire dal 10 maggio, si prevede poi di arrivare a circa 6.000 somministrazioni la settimana». Per quanto riguarda la tipologia di vaccino, «per ora stiamo vaccinando con AstraZeneca persone tra i 70 e 80 anni e, a breve, partiremo con la fascia 60-70. Prevedibilmente, verso fine maggio, se si sarà raggiunta, a livello regionale, la copertura dell’80% di queste fasce, passeremo agli under 60. La Regione ci ha già chiesto la disponibilità a utilizzare Pfizer, indicativamente da fine maggio-inizio giugno, e stiamo elaborando, con il coinvolgimento della distribuzione intermedia, un modello di gestione che ne permetta l’utilizzo nell’arco di cinque giorni dall’uscita delle dosi dalla Asl».In merito all’organizzazione e agli aspetti strutturali, «le modalità in cui le farmacie si sono organizzate sono molto variegate, anche in funzione delle caratteristiche del presidio e del territorio di riferimento. C’è chi ha utilizzato spazi propri, chi si è appoggiato a locali esterni e, in qualche caso, i comuni, l’Avis, o altri Enti hanno messo a disposizione dei locali. Ci sono stati poi situazioni in cui le farmacie si sono consorziate, come previsto dall’Accordo, per prendere in affitto una struttura esterna. Mentre tendoni o soluzioni di questo tipo per lo più non sono state usate».E proprio sulla presenza del medico c’è una riflessione: «Questo è un punto per noi di particolare importanza» spiega Borachia. «Nelle interlocuzioni che abbiamo con la Regione abbiamo affrontato anche le novità del decreto Sostegni e del Protocollo nazionale sul farmacista vaccinatore. Si tratta di aspetti che verranno integrati all’interno dell’Accordo in essere e che metteranno i farmacisti che hanno completato l’iter di formazione e abilitazione nelle condizioni di poter somministrare direttamente il vaccino. Il modello che abbiamo messo in piedi resterà e, in particolare, verrà mantenuta la supervisione del medico sulla seduta vaccinale, soprattutto, in relazione alla fase dell’anamnesi, che considero atto medico, della scelta del vaccino da somministrare e della eligibilità del paziente. Un elemento di garanzia per farmacie e farmacisti visto che, come già sottolineato, non sono pochi i pazienti che, dal questionario, non sono stati ritenuti idonei dai medici». By Francesca Giani fonte Farmacista33

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Occorre un passaporto vaccinale europeo, non nazionale

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 aprile 2021

Ci risiamo. Non è bastata l’esperienza negativa delle applicazioni nazionali di rintracciamento dei casi di coronavirus, che il problema si sta riproponendo per il passaporto vaccinale: ogni Stato dell’Ue fa da sé, il che significa 27 passaporti vaccinali che, probabilmente, non dialogheranno tra loro, così gli spostamenti interni alla Ue saranno difficili, con ripercussioni economiche soprattutto per quei Paesi, come l’Italia, che contano sul turismo.La Commissione europea ha elaborato una proposta per il passaporto vaccinale o certificato verde digitale: un codice QR che certifichi la vaccinazione o il test negativo. L’elaborazione e l’archiviazione dovrebbero essere a carico dei singoli Stati, che dovrebbero coordinarsi perché hanno sistemi di digitalizzazione diversi che devono integrarsi secondo il modello comunitario.La stagione turistica è alle porte e i tempi sono stretti.Ancora una volta il nazionalismo, ovvero il sovranismo, rischia di compromettere una attività economica che riguarda, principalmente, il Sud Europa, Italia compresa.Quando si smetterà di osservare l’ombelico nazionale, sarà sempre tardi. Primo Mastrantoni, segretario Aduc

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Covid, Senior Italia FederAnziani: su errori campagna vaccinale

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 aprile 2021

“Dopo quanto emerso nella trasmissione di Porta a Porta, dove è stata messa in luce l’incapacità del precedente Governo di concludere una semplice transazione economica per diventare comproprietaria del vaccino di Oxford con un investimento trascurabile (20 milioni di euro), e dopo le polemiche che ne sono seguite, ci saremmo aspettati perlomeno un chiarimento dal Ministro Speranza”, dichiara il Presidente Senior Italia FederAnziani Roberto Messina, “A quel che ci risulta, invece, nessuna spiegazione è stata fornita in merito dal Ministro, così come non abbiamo assistito a nessun mea culpa sulle scelte sbagliate compiute dal Ministero sin dall’inizio della pandemia, sulla mancanza di un piano pandemico aggiornato, sugli errori del piano vaccinale, sull’incapacità di mettere in sicurezza gli anziani e le fasce fragili della popolazione, mentre si creava invece una confusione enorme nelle priorità vaccinali che ancora adesso scontiamo. A sentire poi le parole del senatore Gianluigi Paragone (“Non è l’Arena”, puntata dell’11 aprile) il Ministro, oltre a sottrarsi al confronto con le associazioni e con i giornalisti non graditi, non risponderebbe neppure alle interrogazioni parlamentari, per esempio sul tema dei vaccini e del loro approvvigionamento. Rispetto alla negoziazione dei contratti, il Ministro ha provato a scaricare la responsabilità sull’Europa, ma va detto che di tali trattative sono sempre stati tenuti al corrente tutti i Paesi europei, inclusa l’Italia, che ha concordato e condiviso le modalità, come sottolineato anche da ADUC, in un comunicato che rimarcava anche come a fronte di una percentuale analoga di vaccinati (almeno una dose) in Germania e in Italia (15,52%, e 14,80%) i morti, per milione di abitanti, siano 940 in Germania e oltre il doppio, ovvero 1.892, in Italia. Come è facile constatare, non basta certo affidarsi a un’ordinanza firmata dal Commissario per l’emergenza Covid-19 Figliuolo, per far sì che gli anziani e i fragili vengano effettivamente vaccinati per primi, perché sarebbe come ritenere utile la chiusura della stalla dopo che sono scappati i buoi. Se ora ci si sente in dovere di ribadire che la campagna di vaccinazione deve proseguire in modo uniforme a livello nazionale, senza deroghe ai principi che la regolano, facendo riferimento all’ordinanza che indica le categorie prioritarie, è perché nella pratica tutto questo non accade e non può accadere dal momento che non si è stati in grado di imporre sin dall’inizio queste semplici indicazioni, mentre si è estesa in maniera indiscriminata la platea dei soggetti da vaccinare subito: questo ha fatto sì che le persone maggiormente a rischio finissero per diventare, nei fatti, solo una categoria tra le altre, e che oggi l’Italia sia indietro di anni luce sulla vaccinazione degli anziani rispetto ad esempio alla Gran Bretagna, con tutto quello che ne consegue in termini di decessi.Solo adesso si propone una soluzione come l’allungamento dei tempi della seconda dose di Pfizer e Moderna, eppure come sempre le idee arrivano con un drammatico ritardo rispetto ai tempi e ai numeri, che purtroppo incalzano drammaticamente e oggi ci parlano di 114.612 morti. Alla questione sanitaria si aggiunga, infine, la disgraziata gestione delle chiusure e delle aperture, che ha messo in ginocchio il Paese senza arginare significativamente la diffusione del virus. Di fronte a tutto questo torniamo a chiedere che il Ministro faccia un passo indietro, in modo da lasciare spazio alla discontinuità di cui il Paese ha bisogno non solo per affrontare la sfida attuale, ovvero la fase finale della pandemia e la gestione ottimale della campagna vaccinale che essa richiede, ma anche le sfide future, tra cui anzitutto quella profonda trasformazione del Servizio Sanitario Nazionale che sarà imprescindibile non appena ci saremo lasciati alle spalle questa fase drammatica”.

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La campagna di vaccinazione del personale scolastico

Posted by fidest press agency su domenica, 4 aprile 2021

Nel corso della campagna di vaccinazione del personale scolastico con il vaccino AstraZeneca abbiamo letto e ascoltato osservazioni, commenti e critiche che hanno cercato di fare apparire il mondo della scuola poco sensibile al tema se non addirittura oppositivo all’opportunità della tutela della salute attraverso la vaccinazione. Addirittura abbiamo letto autorevoli tweet e opinioni che hanno insinuato il sospetto sulla circostanza secondo la quale molti docenti (il riferimento era a quelli siciliani!) abbiano preso a pretesto la vaccinazione per un’assenza di massa nei giorni successivi al vaccino. Ebbene, con un sondaggio lanciato sui social è stato chiesto di rispondere e provare a fare un quadro della situazione fondato su dati corrispondenti all’esperienza di ciascun “operatore scolastico”. Con il sondaggio – al quale hanno risposto 1616 persone e che ovviamente non ha alcuna pretesa scientifica – si è cercato di rappresentare l’esperienza vaccinale di ciascuno di noi (organizzazione della vaccinazione e reazioni al vaccino). Dal report realizzato nel periodo compreso tra l’8 marzo e il 31/3 emergono dati lusinghieri e onorevoli per il sistema paese, per chi si è fatto carico di organizzare la campagna a livello regionale e provinciale e per gli stessi cittadini che hanno accolto la proposta della vaccinazione nonostante le iniziali criticità e le incertezze soprattutto connesse ai tempi della permanenza dell’immunizzazione individuale.

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I farmacisti e la nuova fase vaccinale

Posted by fidest press agency su martedì, 30 marzo 2021

La firma del protocollo che regola l’esecuzione delle vaccinazioni contro la COVID-19 nelle farmacie di comunità da parte dei farmacisti, annunciata dal Ministro della Salute Roberto Speranza, è la premessa per una decisiva accelerazione della marcia che porterà il paese fuori dall’emergenza sanitaria. L’accordo raggiunto tra il Ministero, le Regioni e le Rappresentanze sindacali delle farmacie pone infatti le basi per rendere capillare l’accesso al vaccino in piena sicurezza per i cittadini, e allinea l’Italia alle migliori esperienze europee, a cominciare da Francia e Inghilterra, dove i farmacisti hanno già effettuato milioni di vaccinazioni, dall’Irlanda, dove cominceranno aprile, ma anche a quanto fatto negli Stati Uniti. Per la Federazione degli Ordini dei Farmacisti e per tutti i farmacisti italiani si tratta di un traguardo fondamentale nell’evoluzione del ruolo del farmacista e della farmacia che ha costantemente promosso a partire dal 2006, e un riconoscimento dell’impegno profuso dai farmacisti nel corso della pandemia, quando sono stati il riferimento più vicino e sempre accessibile ai cittadini, anche nei momenti più critici dell’emergenza COVID. La partecipazione dei farmacisti alla campagna vaccinale è un passaggio cruciale sulla via del riassetto della sanità territoriale che, come più volte sostenuto dal Governo, dovrà basarsi sul concetto di prossimità e sulla sinergia di tutti i professionisti che sul territorio operano quotidianamente. Un cambiamento di paradigma nel quale ha un ruolo centrale il modello della farmacia dei servizi intesa come presidio sanitario polifunzionale. I farmacisti italiani sapranno moltiplicare il loro impegno per assolvere anche a questo importantissimo compito al servizio della collettività.

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Campagna vaccinale, Regioni chiedono incontro con Draghi

Posted by fidest press agency su domenica, 28 marzo 2021

Dopo la “strigliata” del premier Mario Draghi, che in Parlamento aveva parlato di differenze tra le Regioni nelle somministrazioni delle dosi «difficili da accettare», i governatori delle Regioni chiedono un confronto urgente con il Governo sulla campagna vaccinale, per un «cambiamento di passo». In programma, quindi, un incontro a Palazzo Chigi che potrebbe verificarsi lunedì. Prima di quella data le task force del generale Francesco Figliuolo saranno già entrate in azione per fornire supporto. Si parte da Molise e Basilicata, dove saranno inviati in queste ore un medico e due infermieri, impegnati in particolare per le vaccinazioni nei paesi e nei luoghi più isolati. Il Commissario Covid sarà in Calabria e poi in Sicilia, dove incontrerà tecnici e autorità. Ad Avellino, invece, in meno di 12 ore l’esercito ha trasformato un drive through della Difesa in un centro vaccinale mobile. Il Piano prosegue, quindi, con l’invio nei territori delle prime task force del Commissario Covid e l’arrivo di altri 4 milioni e mezzo di dosi entro fine marzo: si tratterebbe del maggiore incremento settimanale di fiale finora. Arriva, intanto, la versione definitiva del documento delle “linee di indirizzo organizzativo e strutturale dei punti vaccinali territoriali straordinari” dopo il vertice tra Stato e Regioni. Ma non basta. Sul piano politico c’è da scongiurare il rischio di un ennesimo strappo dopo le parole del premier in Parlamento. «Il piano di vaccinazione è stato fatto dal Governo nazionale, non è stato fatto dalle Regioni. Il Governo avrebbe benissimo potuto, ove l’avesse voluto, chiederci di sospendere le categorie prioritarie», attacca Giovanni Toti. A mediare con il fronte dei governatori di centrodestra è il presidente della Conferenza delle Regioni Bonaccini: il primo passo è una lettera indirizzata a Draghi in cui si chiede «un confronto urgente con il Governo sull’andamento della campagna vaccinale» perché’ «un cambiamento di passo si deve realizzare, ma devono farlo insieme Governo e Regioni».A livello europeo, la presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen mette AstraZeneca alle strette: «Deve recuperare sui suoi ritardi con gli Stati membri prima di potersi impegnare di nuovo nell’esportazione di vaccini». Dopo i tagli, i ritardi ed i giochi di prestigio dei mesi scorsi, la casa farmaceutica dovrà rispettare i patti, perché ora l’Unione si è attrezzata con le armi per difendersi. A partire dal meccanismo di autorizzazione all’export, che nella sua ultima versione rafforzata, seppur col richiamo alle cautele da parte di alcuni, ha riscosso il consenso generale. E nella mobilitazione generale «per accelerare sulla produzione e la distribuzione delle dosi», evidenziata dal presidente del Consiglio europeo Charles Michel, con il collegamento del presidente degli Stati Uniti Joe Biden si sono gettate le basi per collaborare sul fronte della distribuzione globale di vaccini anti-Covid. Nonostante ciò, il cancelliere austriaco Sebastian Kurz tiene il punto nella sua protesta sul metodo per la ripartizione delle dosi, a suo dire iniquo e «corrotto», e fa irritare mezza Europa. Dopo aver preso nelle settimane scorse il timone del gruppetto degli scontenti, il cancelliere si è presentato al cospetto degli altri capi di Stato e di governo Ue senza nessuna voglia di mediare. I 10 milioni di dosi di vaccino anticipate alla Commissione da Pfizer per il secondo trimestre, è la sua tesi, devono andare a chi ne ha più bisogno. Quindi, sostiene, anche all’Austria colpita dai ritardi di consegna di AstraZeneca. Altrimenti, Vienna porrà il veto. Uno scetticismo suffragato dai numeri: fin qui, l’Austria ha vaccinato 14,6 persone ogni 100 residenti, al di sopra della media Ue di 13,6, secondo i dati dell’Ecdc. (fonte: doctor33)

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La Lombardia e la campagna vaccinale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 marzo 2021

Tuona da settimane la deputata del Movimento 5 Stelle, Stefania Mammì, per la gestione scellerata della campagna vaccinale in Lombardia, regione in cui risiede: “La Giunta regionale deve farsi da parte è ormai palese quanto siano inadeguati a gestire la campagna vaccinale nella regione che è passata dall’essere considerata la ‘locomotiva d’italia’ a ‘vergogna italiana’. Ogni giorno riescono a scrivere una triste pagina di satira politica, anche i ragazzini ci prendono giro creando gif ridicole sulla gestione della pandemia per mano del centrodestra lombardo, questo provoca, oltre al danno sanitario, un danno economico e d’immagine per tutti i lombardi, che vorrebbero tornare il più in fretta possibile a produrre PIL, invece, di assistere inermi ai disastri di chi li amministra. Ho chiesto al Governo, con un’interrogazione, su come intende agire immediatamente per commissariare la campagna vaccinale in Lombardia. Togliamo dalle mani di Fontana-Moratti-Bertolaso la nostra regione prima che sia troppo tardi. Voglio sapere come intende, il commissario straordinario, ‘vigilare’ sulla campagna vaccinale che non decolla come dovrebbe. Da gennaio ad oggi il trio lombardo ha cambiato cinque piani vaccinali, due assessori e due commissari. Poche ore fa Fontana ha scaricato tutte le colpe della cattiva gestione della campagna vaccinale, come quella dei camici, delle mascherine pannolino, ecc ecc su ARIA SpA, rimuovendo i vertici e chiedendo le dimissioni del CdA, senza ricordare che proprio la Lega ha voluto creare questa società, ne ha scelto i vertici e gli ha affidato incarichi. In Lombardia vedo solo l’eccellenza nel fare lo scaricabarile, le colpe si distribuiscono ma non si assumono mai. Governo lombardo inadeguato, i lombardi non lo meritano, anzi, aspettiamo ancora le scuse per tutti gli errori commessi in questo lungo anno di pandemia”, conclude l’On. Mammì. By Moira Perruso, giornalista professionista

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Ciclo vaccinale in Lombardia

Posted by fidest press agency su sabato, 30 gennaio 2021

La fondazione GIMBE ha elaborato i dati del Ministero della Salute che posizionano la Lombardia agli ultimi posti per percentuale della popolazione che ha completato il ciclo vaccinale. Gregorio Mammì, consigliere regionale del M5S Lombardia, dichiara: “I dati del numero di persone che hanno completato il ciclo di vaccinazione in Lombardia sono sconfortanti: la nostra regione è al terzultimo posto (allegato 1), seguita solo da Sardegna e la Calabria. Tutte regioni governate dal centro destra”.“A questo dato non positivo”, spiega Mammì, “si aggiungono (allegato 2) i numeri legati al personale non sanitario vaccinato che per la Lombardia è al 51 per cento, un dato questo, che appare molto elevato rispetto alla media italiana che è al 22 per cento. Sono numeri che destano perplessità: la Lombardia ha vaccinato meno, e si è concentrata sul personale non sanitario.Può essere che quel 51 per cento sia eventualmente legato alla struttura del nostro sistema sanitario regionale e faccia riferimento al numero di persone che ruotano intorno al paziente, eventualmente maggiore in Lombardia rispetto ad altre regioni. Tema questo che merita approfondimenti. Chiederemo perciò un chiarimento su questi dati anche per valutare il modello sanitario lombardo e come vengono inquadrati i lavoratori che orbitano nel mondo sanitario in relazione alla vaccinazione Covid”. Stefano Bolognini http://www.lombardia5stelle.it

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Zaia in Veneto: No all’obbligo vaccinale

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 giugno 2017

zaia“Il Veneto non ha l’obbligo vaccinale e io governo questa ragione da sette anni, senza obbligo vaccinale. Abbiamo scelto di proporre una nuova formula, togliere l’obbligo e parlare con i genitori. Siamo gli unici ad avere un’anagrafe vaccinale digitale, quindi in tempo reale conosciamo bene i nostri dati. Abbiamo un buon rapporto con il Ministero della Sanità e guarda caso nonostante non ci sia l’obbligo vaccinale, come accade peraltro in 15 Paesi europei, tipo Germania, Gran Bretagna eccetera, da noi il 92,6% dei bimbi sono vaccinati, è il dato di quest’ultimo semestre della nostra anagrafe vaccinale, quindi non sono contro il vaccino, ma sono per porre una questione. La questione è che non è più l’era degli obblighi, ma l’era dei dialoghi, dobbiamo parlare con questi genitori”. Così Michele Zaia, governatore del Veneto, intervenuto sui vaccini a Effetto Giorno su Radio 24. Al conduttore che, evidenziando come in altre regioni la copertura sia sotto al 90%, domanda se vi sia la necessità di imporre l’obbligo, Zaia a Radio 24 risponde: “I dati sono sufficientemente alti per non essere nell’ambito della soglia pericolosa sostanzialmente in tutte le regioni. Il vero tema è un altro, i genitori pongono le questioni. Io penso che il dialogo sia fondamentale. Sa qual è la preoccupazione? Che questa azione, che è un’azione coercitiva importante, incentivi l’abbandono ai vaccini. Quindi otterranno l’effetto opposto e questa non è una condizione da poco per una regione come il Veneto del non obbligo ne ha fatto una bandiera”. Alla domanda diretta del giornalista che chiede di chiarire la sua posizione in merito ai vaccini Zaia a Radio 24 risponde: “Se avessi un figlio lo vaccinerei, punto. Il vero problema, le ripeto, è che una regione modello come il Veneto, che non ha l’obbligo vaccinale, come altri 15 paesi in Europa, dimostra che si possono avere gli stessi vaccini, con percentuali molto alte senza avere l’obbligo vaccinale”. Alla replica del giornalista che sostiene che in Italia questo non avviene senza obbligo Zaia sottolinea: “Beh allora chiediamoci perché non avviene, perché non c’è informazione, perché non ci sono i servizi ai genitori e alle famiglie degni di questo nome, perché ci sputtaniamo un sacco di soldi per finanziare regioni che nella sanità l’unica cosa che san fare è fare buchi. Abbiamo tre regioni, quattro regioni che han 5 miliardi di buco nella sanità e che esportano ammalati, questi sono i veri problemi e non quello di mettere le multe ai genitori”.

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Piano Nazionale per la Prevenzione Vaccinale

Posted by fidest press agency su martedì, 6 ottobre 2015

vaccinazioniAlla vigilia della stagione influenzale, quando l’avvio delle campagne vaccinali e la riapertura delle scuole inducono i mezzi di stampa a intensificare la comunicazione su questi temi, è arrivato dal Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, professor Walter Ricciardi, e dal Presidente e dal Direttore Generale dell’AIFA, professori Sergio Pecorelli e Luca Pani, un monito che non può essere trascurato: la copertura vaccinale nel nostro Paese è al limite della soglia di sicurezza e diventa ormai improcrastinabile l’approvazione del nuovo Piano Nazionale per la Prevenzione Vaccinale, già proposto da Ministero della Salute, Consiglio Superiore di Sanità, Istituto Superiore di Sanità e Agenzia Italiana del Farmaco al Tavolo di coordinamento per la prevenzione delle Regioni italiane.Italia Longeva, nel suo ruolo di network scientifico che opera da anni per l’invecchiamento attivo e in buona salute della popolazione, non soltanto si unisce all’invito e all’auspicio di AIFA e ISS, ma ricorda altresì che vaccinarsi non è soltanto “un cosa da bambini”. L’influenza, ad esempio, che colpisce ogni anno 4milioni di persone, ne uccide 8mila; e 8 su 10 delle sue vittime sono pazienti anziani.
“Il vaccino previene, salva la vita e ne migliora la qualità – dichiara il professor Roberto Bernabei, Presidente di Italia Longeva e Direttore del Dipartimento di Geriatria, Neuroscienze e Ortopedia del Policlinico A. Gemelli di Roma –. Il più diffuso fra gli ultrasessantacinquenni è il vaccino antinfluenzale, ma la prevenzione per i nostri nonni non si limita ai mali di stagione: ci si può utilmente vaccinare anche contro l’herpes zoster – il cosiddetto fuoco di Sant’Antonio, una patologia molto seria che provoca dolore continuo e che può ripresentarsi più volte nella vita – e anche contro la polmonite originata dallo pneumococco, che solo in Italia causa ogni anno più di 9mila decessi”.La prevenzione può abbattere questi numeri e ridurre anche i costi – sostenuti dai singoli pazienti e dalla collettività – legati a diverse patologie dell’anziano: “Per ogni euro investito nelle vaccinazioni – conclude infatti Bernabei – se ne risparmiano quattro. Difficile, quindi, immaginare un impiego di risorse più saggio nell’ambito della sanità. Il consiglio, rivolto a ogni anziano e alla propria famiglia, è quello di rivolgersi al proprio medico o al geriatra per farsi indicare la lista di vaccinazioni più adeguata alla propria età e alla propria condizione clinica”.

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Pediatria: Calendario vaccinale per la vita

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 marzo 2012

Fimp, Fimmg e Siti hanno messo a punto una proposta di “Calendario vaccinale per la vita” che prevede una copertura continua, da zero a cent’anni, superando le distinzioni tra soggetti “sani” o a rischio, età o particolare condizione di fragilità, con l’inclusione di tutti i vaccini utili alla promozione di un ottimale stato di salute. Si ricorda che il 2012 è stato designato dall’Unione Europea come l’anno dell’Invecchiamento Attivo e della Solidarietà Intergenerazionale. Accogliendo con soddisfazione la notizia di pochi giorni fa riguardante l’approvazione definitiva del Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale (PNPV) 2012-2014, i promotori si auspicano che il loro progetto sia di aiuto per una ancora più lungimirante politica di prevenzione. “Il 22 febbraio 2012 è stato approvato come Intesa Stato-Regioni il nuovo Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale 2012-2014. Esso rappresenta uno strumento chiave per la gestione delle politiche vaccinali in tutto il Paese, garantendo l’omogeneità di offerta e l’equità di accesso alla prevenzione vaccinale. Ben venga l’iniziativa di FIMP, FIMMG e SItI, come opportunità per mantenere viva l’attenzione sulle vaccinazioni. Allo stesso tempo, il confronto tra le società scientifiche e con le Autorità competenti per la promozione delle migliori evidenze scientifiche in campo vaccinale, rappresenta una risorsa per futuri aggiornamenti del Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale.” Ha affermato Stefania Iannazzo, Direzione Generale della Prevenzione Ministero della Salute. Tra le indicazioni inserite nel progetto c’è la richiesta di ripetere nel tempo quelle vaccinazioni per cui la risposta immunitaria si affievolisce; di puntare a vaccinare tutti i soggetti che sono sfuggiti alla rete vaccinale nei primi anni di vita, per patologie che nell’adolescenza e in fase adulta possono comportare complicanze; di raggiungere una copertura vaccinale omnicomprensiva allo scopo di salvaguardare, oltre al singolo, la popolazione generale. “L’iniziativa è nata dalla scorta di molteplici esigenze: prima di tutto dalla necessità condivisa di un
rilancio delle vaccinazioni, non solo nell’ambito pediatrico ma, anche in quello della medicina generale, in un contesto storico successivo all’esperienza della pandemia da virus H1N1 che, ha portato un calo dell’attenzione popolare all’importanza della pratica vaccinale. In seconda istanza dalla necessità di condividere un calendario vaccinale ottimale, suffragato da un’attenta e precisa analisi scientifica come punto di arrivo della migliore offerta possibile da sottoporre all’attenzione delle Istituzioni, da sempre deputate all’emanazione dei calendari nazionali e regionali. Infine dalla necessità di promuovere una cultura vaccinale omogenea nella classe medica senza distinzione dei ruoli di assistenza e dei servizi o nelle fasce di età che si dovrebbero tutelare.” Ha dichiarato Giuseppe Mele, Presidente FIMP – Federazione Italiana Medici Pediatri “Il Calendario Vaccinale per la Vita rappresenta un momento importante di condivisioni fra le Associazioni che lavorano sul territorio, non è solamente un esercizio culturale scientifico ma, rappresenta anche un punto di inizio di una collaborazione tra pediatri, medici di famiglia e specialisti ambulatoriali che vede proprio oggi unite a Roma le proprie Segreterie Nazionali in un evento in contemporanea a questo”. Ha detto Giacomo Milillo, Segretario Generale FIMMG – Federazione Italiana Medici di Medicina Generale. “Non si è mai né troppo giovani né troppo anziani per vaccinarsi”. Hanno spiegato il prof Carlo Signorelli e il dottor Michele Conversano della Società Italiana di Igiene (SItI), sottolineando come le buone pratiche vaccinali inizino nella primissima infanzia, continuino nell’adolescenza e nell’età adulta e interessino gli anziani con l’antinfluenzale e l’antipneumococcica. “Nel rallegrarci dell’approvazione definitiva del Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale (PNPV) 2012-2014, avvenuta qualche giorno fa da parte della Conferenza Stato-Regioni, confermiamo l’intenzione della SItI di continuare a farsi promotrice della diffusione delle più recenti evidenze scientifiche nel campo della prevenzione immunitaria con strumenti come questo Calendario vaccinale per la vita.(Stefano Sermonti)

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Campagna vaccinale contro il Papillomavirus (HPV)

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 novembre 2010

Bergamo. Dal 9 novembre inizierà anche agli Ospedali Riuniti di Bergamo la campagna vaccinale per la prevenzione delle patologie connesse al Papillomavirus umano (HPV), l’agente responsabile del tumore al collo dell’utero e di altre malattie che interessano soprattutto la sfera femminile. Tutte le donne tra i 13 e i 45 anni potranno usufruire di questa importante opportunità di prevenzione attraverso un servizio che comprende, oltre alla vaccinazione anti HPV, anche una valutazione ginecologica.  Il tutto a un costo ridotto rispetto all’acquisto diretto delle tre dosi, da effettuare nell’arco di 6 mesi. Grazie a un accordo sottoscritto tra Regione Lombardia e aziende farmaceutiche, ogni dose costa un terzo del prezzo pieno e cioè 66 Euro e 65 centesimi, mentre la valutazione ginecologica prevede il ticket, ad eccezione delle pazienti tra i 13 e i 14 anni. “Questo servizio offre di fatto alle donne la possibilità di scegliere in piena consapevolezza e con la guida dei nostri professionisti quale sia la via migliore da seguire per proteggere la propria salute – ha spiegato Luigi Frigerio, primario del reparto di Ostetricia e Ginecologia degli Ospedali Riuniti -. Il Papillomavirus umano è un virus molto comune che si trasmette per via sessuale, la cui diffusione è massima tra i giovani, sia donne che uomini. È la causa del tumore del collo dell’utero che, ancora oggi, rappresenta la seconda causa di morte per cancro tra le giovani donne tra i 15 e i 44 anni, ma anche di altre forme tumorali a carico della vulva, della faringe e del cavo orale, dell’ano e del pene e dei condilomi genitali. Pur non sostituendo il ruolo fondamentale svolto dalla diagnosi precoce attraverso il pap test, per prevenire queste malattie l’unica mossa vincente per le donne è rappresentata dalla vaccinazione, che è in grado di creare uno scudo contro i 4 ceppi più diffusi e aggressivi del virus HPV”.  È il cosiddetto vaccino quadrivalente, che protegge contro i due ceppi virali responsabili del 70% dei tumori al collo dell’utero e del 90% delle verruche genitali. È l’unico ad essere risultato efficace nelle donne fino a 45 anni di età e ad aver dimostrato la sua efficacia su casi di recidive, ossia sulla prevenzione in donne che sono già state trattate per patologie da HPV correlate.
Le donne interessate ad usufruire di questo servizio offerto dagli Ospedali Riuniti potranno fissare un appuntamento per la valutazione ginecologica e la somministrazione della prima dose del vaccino, contattando il Call Center regionale al numero 800.638.638, attivo dal lunedì al sabato dalle 8 alle 20. Non è necessaria l’impegnativa del medico e le ragazze minorenni dovranno essere accompagnate da un genitore. Le bambine con meno di 12 anni devono invece rivolgersi all’ASL e per loro le prestazioni sono totalmente gratuite

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Al via campagna vaccinale contro l’influenza

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 settembre 2010

Il primo di ottobre le Regioni possono dare il via all’immunizzazione contro l’influenza e le farmacie attendono le prime dosi già per la settimana in corso. Lo assicurano Gianni Rezza, direttore del dipartimento di malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità e Annarosa Racca, presidente di Federfarma. Secondo le indicazioni contenute nella circolare del ministero della salute, dalla fine della settimana le Regioni sono dunque abilitate a mettere in moto la macchina organizzativa rendendo disponibili le dosi di vaccino sia nelle strutture sanitarie, sia negli studi dei medici di famiglia sia nelle farmacie. Nel mese di ottobre il grosso della campagna vaccinale sarà completato e anche quest’anno il ministero raccomanda l’uso della profilassi per anziani, malati cronici e categorie professionali a rischio. I vaccini disponibili sono numerosi e ogni Regione ha fatto bandi per il loro acquisto. A seconda delle indicazioni mediche c’è un tipo di vaccino con adiuvante, raccomandato alle persone con più di 65 anni; un tipo senza adiuvante e uno intradermico «La popolazione – ha spiegato Racca – sarà informata come ogni anno tempestivamente dell’arrivo dei vaccini. Lo facciamo con i cartelli sulle vetrine ma anche con la comunicazione in farmacia. Il vaccino è una straordinaria protezione – ha concluso – ricordo anni fa quando intere famiglie restavano a letto. Ora grazie al vaccino si risparmiano giorni di lavoro e di scuola ma anche tante sofferenze». Il vaccino antinfluenzale, a seconda delle disposizioni regionali, può essere acquistato in farmacia, non appena ci sarà la pubblicazione del relativo decreto dell’Agenzia Italiana del farmaco in Gazzetta Ufficiale, ma per alcune categorie che hanno diritto al farmaco gratuitamente come gli anziani o i malati cronici, se è stato sottoscritto un accordo in questo senso, è possibile trovarlo direttamente negli studi dei medici di famiglia.

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L’Emea tranquillizza sulla sicurezza del vaccino

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 luglio 2009

L’Emea va per la sua strada, e sta rendendo più celere il processo di approvazione del vaccino mirato contro il virus A/H1N1, ribadendo che sarà comunque un prodotto sicuro, e disponibile quando servirà. Già alcuni Paesi, fra cui Gran Bretagna, Grecia e Francia, pensano di iniziare a utilizzarlo il prima possibile. E se i ricercatori delle quattro case farmaceutiche che stanno lavorando sui ceppi del virus sembrano sempre più vicini a concludere il loro lavoro, l’Emea “sta consentendo alle compagnie di bypassare i trial sull’uomo su vasta scala”, si legge sul quotidiano britannico Guardian. Tutto si deve all’allarme suscitato a suo tempo dall’influenza aviaria. In quell’occasione l’Ente aveva disegnato un protocollo per dare una corsia preferenziale all’approvazione di un vaccino mirato anti-pandemia. L’idea era condurre la maggior parte dei test prima di una pandemia, in modo che le aziende potessero inserire in seguito il virus pandemico nel vaccino quasi pronto, e procedere con una pre-registrazione “al buio” (in gergo tecnico mock-up). Quando le prime dosi saranno pronte, insomma, l’Emea le approverà per lo più basandosi sui dati dell’agente dell’influenza aviaria, simile sia nella sigla sia per la struttura all’H1N1 (H5N1). L’agenzia poi richiederà un continuo e regolare aggiornamento sugli effetti del vaccino. La sicurezza, garantisce l’Emea, non è a rischio. “Tutto è fatto nel migliore dei modi in una situazione che è lontana dall’essere ideale. Con l’approssimarsi della stagione invernale – ha detto un portavoce dell’Agenzia del farmaco europea – dobbiamo essere sicuri che il vaccino sia disponibile”. Ma Keiji Fukuda, vicedirettore generale dell’Oms, in questi giorni mette in guardia sui potenziali pericoli di vaccini non testati. E gli Stati Uniti hanno scelto una via più prudente, cercando diverse migliaia di volontari per testare la sicurezza del vaccino, a partire da agosto. I risultati saranno pronti in tempo per la campagna vaccinale di ottobre

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