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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘vaccinazione’

Appropriatezza della vaccinazione influenzale 2.0

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 aprile 2019

Per appropriatezza, in sanità si intende la misura di quanto una scelta o un intervento siano adeguati rispetto alle esigenze del paziente e al contesto sanitario. Si parla di uguaglianza quando un intervento viene fornito nello stesso modo a tutti – a tutti lo stesso – e di equità quando l’intervento viene modulato in funzione delle diverse esigenze – a ciascuno il suo.
L’appropriatezza della vaccinazione influenzale nasce da dati epidemiologici, immunologici, clinici e socioeconomici che, combinati insieme, portano a concludere che, per ogni fascia di età c’è il vaccino giusto che, a oggi, si identifica nel quadrivalente per i bambini, gli adolescenti e gli adulti in età lavorativa, mentre per gli anziani il vaccino più appropriato risulta essere quello adiuvato, in quanto hanno bisogno di una protezione maggiore.
L’appropriatezza vaccinale trova conferma sia nella circolare annuale sull’influenza, emanata dal Ministero della Salute, che raccomanda il vaccino adiuvato a partire dai 75 anni di età, sia nelle politiche sanitarie della maggior parte delle Regioni italiane [ad esempio Lazio, Sicilia, Campania, Puglia6, Emilia-Romagna7], che hanno deciso di esplicitare con maggior precisione il criterio di appropriatezza, indicando l’utilizzo del Vaccino Adiuvato con MF59 per tutti gli over 75 e per gli anziani 65-74 anni con patologie croniche o fattori di rischio e del QIV (quadrivalente) per tutti i soggetti da 6 mesi a 64 anni e per la fascia 65-74 in buona salute.
Anche in altri Paesi, come per esempio l’Inghilterra, sono state adottate le stesse iniziazioni vaccinando (stagione influenzale 2018/2019) tutti gli ultrasessantacinquenni con il vaccino adiuvato, mentre il vaccino quadrivalente è stato destinato alla popolazione adulta a rischio8.Ma l’appropriatezza vaccinale non si ferma qui. Un nuovo metodo di produzione su cellule, al posto del tradizionale sistema di crescita su uova, promette di rivoluzionare la vaccinazione influenzale.
Secondo il CDC, Center for Disease Control and Prevention statunitense, i virus influenzali coltivati su uova subiscono dei cambiamenti che inducono l’organismo a produrre degli anticorpi meno efficienti nel prevenire la malattia causata dallo specifico virus influenzale in circolazione8. Mantenendo invece il virus nelle cellule sin dall’isolamento iniziale, il vaccino influenzale così prodotto aiuta a evitare i cambiamenti del virus causati dall’adattamento alla crescita su uova e può consentire la produzione di un vaccino con componenti virali più simili a quelle del virus circolante. Una conferma viene anche dalla ricerca presentata recentemente dalle Università di Milano e di Genova: queste hanno analizzato un campione rappresentativo dei ceppi influenzali di tipo H3N2 identificati nella stagione 2016/17, valutandone le differenze con i ceppi vaccinali H3N2 di riferimento propagati nelle uova o su coltura cellulare.(fonte: Havas PR Milan da uno studio di Seqirus, leader mondiale nel business dei vaccini influenzali. E’ una società del gruppo CSL, azienda globale specializzata in bioterapie, con oltre sedicimila dipendenti e operazioni in oltre 30 Paesi a livello globale.Seqirus, con base a Maidenhead in Gran Bretagna, occupa circa duemila dipendenti e opera in oltre 20 Paesi in tre continenti: Nord America, Europa e Australia.)

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Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), la vaccinazione rappresenta uno degli interventi di sanità pubblica maggiormente efficaci e sicuri

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 giugno 2016

IMG_0286I vaccini non solo proteggono l’individuo, ma attraverso la cosiddetta immunità di gregge (herd immunity) anche i non vaccinati beneficiano degli effetti positivi della vaccinazione, sempre che la copertura sia superiore a una certa soglia al di sotto della quale l’agente patogeno continuerebbe a circolare.
Eppure, i vaccini sono vittima del loro stesso successo: in questi ultimi anni stiamo assistendo a una vera e propria crociata anti-vaccinale portata avanti attraverso vari canali, ma principalmente attraverso il web, da personaggi diversi, tra i quali purtroppo anche “celebrities” con grande influenza sulle masse. Tra le tesi portate avanti, sulla base di esperienze personali e dati non scientificamente validi, la correlazione tra vaccini e autismo o altre patologie e l’esistenza di complotti orchestrati dai “poteri forti” in nome di presunti interessi economici. In Italia, queste tesi purtroppo in alcuni casi sono state anche avallate dalle autorità giudiziarie.
L’evidenza non può però essere negata: l’esitazione vaccinale può causare gravi problemi, non solo a livello di salute dell’individuo, ma anche per tutta la comunità.
• Uno studio di coorte retrospettivo su dati di sorveglianza nazionale raccolti dal 1985 al 1992 ha evidenziato che il numero di casi di morbillo era 35 volte (95% CI: 34–37) superiore nei bambini i cui genitori avevano chiesto una esenzione non-medica rispetto ai bambini vaccinati.
• Uno studio retrospettivo basato su dati raccolti in Colorado, USA (1987-1998) ha evidenziato che gli esentati vaccinali corrono un rischio 22.2 volte (95% CI: 15.9–31.1) più alto di contrarre il morbillo e di 5.9 volte (95% CI: 4.2–8.2) più alto di contrarre la pertosse.
• Uno studio caso-controllo nei bambini (1996-2007) ha evidenziato che gli esentati vaccinali avevano un rischio 22.8 volte (95% CI: 6.7–7.5) più alto di contrarre la pertosse; l’11% (95% CI: 5.8%–16%) dei casi di pertosse furono attribuiti al rifiuto di vaccinarsi. Gli esentati dalla vaccinazione con vaccino coniugato anti-Varicella ed anti-pneumococco avevano un rischio rispettivamente di 8.6 volte (95% CI: 2.2–33.3) e 6.5 volte (95% CI: 1.7–24.5) superiore di contrarre una polmonite lombare/pneumococcica.
• In Colorado, la frequenza di esenzione dalle leggi sulla vaccinazione in una contea aveva un’associa-zione significativa con il livello d’incidenza dei casi di morbillo (RR 1.6, 95% CI: 1.0–2.4) e pertosse (RR 1.9, 95% CI: 1.7–2.1) nei bambini. Le scuole che segnalavano outbreak di morbillo e pertosse avevano numeri più alti di esentati vaccinali. Gli esentati vaccinali hanno trasmesso l’infezione anche ai bambini vaccinati: l’11% dei bambini vaccinati ha contratto l’infezione da quelli esentati.
• Secondo il modello di Salmon et al, se il numero di esentati nella popolazione raddoppiasse e si presumesse un grado di mixing tra gli individui esenti e quelli vaccinati del 20%, 40%, e 60%, l’incidenza delle infezioni da morbillo negli individui vaccinati aumenterebbe rispettivamente del 5.5%, 18.6%, e 30.8%.
Questi dati danno un’idea di quanto sia importante che non s’instauri un trend negativo anti-vaccinale; le Istituzioni, da parte loro, devono portare avanti il loro impegno con interventi mirati, tra le altre cose, ad aumentare la conoscenza e la consapevolezza sulle vaccinazioni e migliorare la convenienza e l’accesso alla vaccinazione, mirando direttamente alle popolazioni non-vaccinate o sottovaccinate. (Walter Ricciardi Presidente Istituto Superiore di Sanità)

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Influenza: Vaccinarsi o no?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 ottobre 2015

vaccinazioniIn prossimita’ della stagione fredda si ripropone il solito quesito: vaccinarsi o no? Il vaccino protegge completamente dall’influenza? Puo’ verificarsi che ci si vaccini e si prenda egualmente l’influenza. E’ possibile. Infatti, il vaccino viene prodotto prima dell’inizio della stagione influenzale, il che significa che il virus dell’influenza puo’ non coincidere con quelli testati per produrre il vaccino. Si calcola che un 30-40% delle persone vaccinate contrae comunque l’influenza. In Italia, come negli altri Paesi europei, la vaccinazione antinfluenzale e’ raccomandata per le persone di eta’ pari o superiore ai 65 anni, per le persone di tutte le eta’ con patologie croniche, e per determinate categorie professionali. Infatti, l’obiettivo della strategia vaccinale non e’ prevenire l’influenza nella popolazione generale, bensi’ di ridurre il rischio di complicanze e decessi, circa 8.000 l’anno, piu’ frequenti in determinate categorie, in particolare negli anziani. Che fare, dunque? Rivolgersi al proprio medico per valutare i pro e i contro, e’ consigliabile.(Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Valore economico della vaccinazione

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 settembre 2015

lioneLione. “La prevenzione è una delle risposte più appropriate alle sfide per la salute e la crescita in Europa”, ha dichiarato Andrea Rappagliosi, Vice President Market Access, Health Policy e Medical Affairs di Sanofi Pasteur MSD. “I vaccini offrono grandi benefici agli individui, ai sistemi sanitari, alla società e all’economia e contribuiscono ad affrontare malattie infettive emergenti e riemergenti nonché a migliorare la salute di una popolazione che invecchia. Questa pubblicazione fornisce un’ulteriore prova della leadership di Sanofi Pasteur MSD in Europa come partner di scelta della Sanità Pubblica”, ha concluso.
Oggi, la vaccinazione rappresenta solo lo 0,3% della spesa sanitaria in Paesi dell’UE come la Francia e l’Italia[1]. Benché solo una piccola frazione del budget sanitario venga assegnata ai programmi di vaccinazione in Europa, essi giocano un ruolo centrale nelle politiche di prevenzione e sono riconosciuti come uno degli interventi di Sanità Pubblica più virtuosi a favore dell’efficienza del sistema sanitario. Al di là dell’impatto riconosciuto sulla salute pubblica, il supplemento al Journal of Market Access and Health Policy illustra i benefici della vaccinazione sulla crescita economica, la sostenibilità e l’efficienza dei sistemi di assistenza sanitaria. Il supplemento evidenzia, inoltre, alcuni benefici invisibili forniti dalla vaccinazione e che sono ignorati dalle analisi economiche tradizionali.”Questa serie di articoli costituisce una fonte completa di informazioni sui benefici della vaccinazione e affronta la questione da diverse angolazioni e prospettive. Essi contribuiscono a ben comprendere l’ampio spettro di benefici e guadagni che le vaccinazioni apportano a vantaggio della salute, dell’economia e della società”, hanno dichiarato il Prof. Mondher Toumi e il Prof. Walter Ricciardi. “Trasferire questo messaggio ai pazienti e alle Autorità e aumentare la consapevolezza del valore reale della vaccinazione è di grande importanza al giorno d’oggi. Promuovere e rafforzare il ruolo dei vaccini è, infatti, in linea con il documento pubblicato di recente dal Consiglio dell’Unione Europea”, hanno aggiunto.”Sono numerosi e significativi i benefici generati dalle vaccinazioni in termini di salute ed economici. Eppure il loro valore reale è spesso sottostimato poiché si tratta di benefici non sempre tangibili o non immediatamente visibili e, per questo, difficili da quantificare e valorizzare adeguatamente”, ha affermato il Prof. Paolo Bonanni, Ordinario di Igiene dell’Università di Firenze.”Uno degli articoli dello studio che mi vede tra gli autori ha per l’appunto l’obiettivo di evidenziare alcuni benefici intangibili della vaccinazione che sono spesso trascurati nelle valutazioni economiche tradizionali e che potrebbero contribuire a una valutazione più accurata del pieno valore della vaccinazione”, ha concluso.”Lo stato di salute di una popolazione è importante anche per i riflessi sociali ed economici ed è, quindi, determinante per la crescita di un Paese. Molte vaccinazioni hanno le potenzialità per contribuire in modo sostanziale al miglioramento della salute della popolazione – in tutte le fasi della vita – e, dunque, allo sviluppo economico di uno Stato”, ha affermato il Prof. Carlo Signorelli, Ordinario di Igiene dell’Università di Parma. “Bambini e adolescenti più sani saranno gli adulti produttivi del domani; adulti e anziani in buona salute invecchieranno attivamente, offrendo il loro contributo nell’ambito della propria comunità e allontanando il declino funzionale e il relativo impatto sulla spesa sociale”. E ha concluso: “L’articolo dello studio al quale ho offerto il mio contributo scientifico tratta di come efficaci programmi di vaccinazione per tutte le età in Europa possano contribuire al raggiungimento di fondamentali obiettivi sanitari ed economici da parte dell’Unione europea entro il 2020. In questa direzione si sono espressi diversi Organismi internazionali come OMS, EU e OCSE”.”La vaccinazione rappresenta uno degli interventi sanitari dal miglior profilo costo-beneficio”, ha aggiunto Marina Panfilo, Market Access & Institutional Affairs Director di Sanofi Pasteur MSD, tra gli autori dello studio. “Le vaccinazioni, infatti, grazie ai casi di malattia prevenuti e alle relative complicanze evitate, possono generare importanti risparmi per il Sistema Sanitario Nazionale oltreché per la società stessa. In Italia, abbiamo esempi di politiche vaccinali che hanno prodotto risultati eccellenti in termini di outcome, come quella relativa alla vaccinazione universale contro l’epatite B o contro la varicella nelle otto Regioni in cui è stata introdotta, in termini di riduzione della morbilità e dei costi correlati[5]. Inoltre – ha aggiunto – è sempre più urgente e necessario migliorare ed estendere l’offerta vaccinale a favore degli adulti e anziani, in quanto l’Italia, insieme a Germania e Giappone, rappresenta uno dei Paesi più longevi al mondo e gli anziani vanno considerati come una risorsa – e non soltanto un costo – per la società. Pertanto, alla luce dei numerosi benefici che la vaccinazione genera sulla popolazione e sul SSN, è auspicabile che gli sforzi da parte delle Autorità su questo tipo di intervento sanitario siano congiunti e sempre crescenti”, ha concluso.

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Influenza: raccomandazioni Oms

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 ottobre 2010

L’Ufficio regionale per l’Europa dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha rilasciato le raccomandazioni per la vaccinazione antinfluenzale per la stagione invernale 1010/2011. Il documento informa i 53 stati membri sui gruppi a rischio che devono essere inclusi nella campagna vaccinale, sui virus influenzali da includere nella vaccinazione e sulla sicurezza del vaccino. La definizione dei gruppi a rischio dipende da quale ceppo virale sarà dominante nella stagione che sta per iniziare. Dal momento che, i dati sulla stagione invernale dell’emisfero Sud (Australia, Nuove Zelanda, Sud America e Sud Africa) indicano che i virus dell’influenza stagionale A(H3N2) e l’influenza B sono attualmente in circolazione con il virus pandemico H1N1, i gruppi a rischio per la stagione influenzale 2010/2011 nell’emisfero Nord, devono includere persone a rischio di esiti gravi causati sia dall’influenza stagionale sia dalla pandemica. Stando quindi a questi dati, suscettibili di aggiornamento, l’Oms include tra i gruppi da considerare prioritari nella campagna vaccinale, soggetti di sei mesi di età o più con patologie croniche cardiache o polmonari, patologie metaboliche o renali, epatopatie croniche, malattie neurologiche croniche, immunodeficienze; persone anziane, indipendentemente da altri fattori di rischio; donne in gravidanza; operatori sanitari inclusi quelli che lavorano nelle istituzioni per persone anziane o con altre disabilità; residenti in istituti per anziani o per persone disabili; altri gruppi definiti in base a dati nazionali. Per quanto riguarda la strategia vaccinale, il vaccino trivalente che include i tre virus raccomandati dall’Oms rappresenta la soluzione logistica per evitare iniezioni multiple e per affrontare l’impatto dell’influenza nella popolazione anziana. (S.Z.)

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Raccomandazioni anti-influenza dal ministero

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 settembre 2010

La vaccinazione antinfluenzale rappresenta un mezzo efficace e sicuro per prevenire l’influenza e le sue complicanze e, dunque, anche per ridurre la mortalità correlata. Lo ribadisce il Ministro della Salute Ferruccio Fazio nella Circolare emanata il 10 agosto scorso, con le raccomandazioni per la prevenzione dell’influenza stagionale 2010-2011 che tengono conto dell’attuale livello di allerta pandemica per il virus AH1N1. Al momento, sottolinea una nota del ministero, nei paesi dell’Emisfero sud, entrati nella stagione invernale e per i quali sono disponibili dati relativi alla sorveglianza delle sindromi simil-influenzali, l’andamento di queste appare stabile o in lieve incremento, con una piccola percentuale di casi legata al virus pandemico mentre il resto delle sindromi è addebitabile ad altri virus. La composizione del vaccino per la prossima stagione 2010-11 per l’emisfero settentrionale è la seguente:
– antigene analogo al ceppo A/California/7/2009 (H1N1), cosiddetto ceppo “Pandemico”;
– antigene analogo al A/Perth/16/2009 (H3N2);
– antigene analogo al ceppo B/Brisbane/60/2008.
La campagna di vaccinazione stagionale, che partirà ad ottobre, è promossa dal Servizio sanitario nazionale ed è rivolta principalmente ai soggetti classificati e individuati a rischio di complicanze severe, e a volte letali, in caso contraggano l’influenza e alle persone non a rischio che svolgano attività di particolare valenza sociale. L’offerta di vaccino a queste categorie è gratuita ed attiva da parte delle Regioni e Province Autonome. L’elenco delle categorie cui offrire prioritariamente la vaccinazione, le altre misure preventive nei confronti dell’infezione, insieme ad altre informazioni e alle indicazioni per la sorveglianza delle sindromi simil-influenzali e dei virus influenzali circolanti nel nostro Paese, sono visionabili nella Circolare del 29 luglio 2010. (fonte farmacista33)

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Donne in età fertile, la vaccinazione

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 agosto 2010

Vaccinare i bambini rappresenta il principale strumento per proteggerli dalle malattie infettive, ma in alcuni casi la prevenzione deve essere iniziata ancor prima della loro nascita. Per questo, da alcuni anni il calendario delle vaccinazioni raccomandate della Regione Toscana ha inserito uno specifico programma vaccinale per le donne in età fertile. È ormai ampiamente conosciuto che contrarre la rosolia in gravidanza costituisce un grosso rischio, per la possibilità di aborto o di nascita di bambini malati o malformati. Meno noto è invece il fatto che anche ammalarsi di morbillo o di varicella durante la gravidanza può mettere in pericolo il nascituro. In pratica, ogni donna in età fertile dovrebbe quindi verificare se è già stata vaccinata per la rosolia, controllando il proprio libretto delle vaccinazioni o richiedendo un certificato al centro vaccinale della Asl. In caso negativo, dovrebbe farsi vaccinare (è possibile farlo senza rischi anche senza fare il test), oppure verificare prima con un semplice esame gratuito di sangue (rubeo test) se ha avuto la malattia. Il ricordo di avere già avuto la rosolia non è considerato attendibile, in quanto facilmente può essere scambiata con altre malattie esantematiche. Per varicella e morbillo, invece, il ricordo della malattia è affidabile, essendo il decorso molto tipico: pertanto, le donne che non ricordino di avere avuto varicella o morbillo e che non siano state già vaccinate, dovrebbero farlo quanto prima e comunque prima di programmare una gravidanza. Un ulteriore rischio per la gravidanza è rappresentato dall’influenza, in quanto è accertato che nelle gravide la malattia determina un maggior rischio di complicanze. In questo caso la vaccinazione è raccomandata per tutte le donne che si trovino, durante la stagione influenzale, nel secondo e terzo trimestre di gravidanza. Infine, negli ultimi tempi è emersa l’indicazione a praticare richiami vaccinali anche per la pertosse, malattia che non dà protezione permanente. Infatti, dati epidemiologici indicano un aumento di casi di pertosse in neonati o lattanti, spesso contagiati dai propri familiari (genitori, nonni, fratelli etc). È, quindi, importante che tutti gli adulti, ma in particolare per chi ha in casa un neonato, si vaccinino contro la pertosse in occasione del richiamo per l’antitetanica previsto ogni dieci anni. In questo caso, con un unico vaccino, è possibile proteggere se stessi contro il tetano, e il neonato per la pertosse.

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Morbillo: diminuiscono i decessi

Posted by fidest press agency su domenica, 6 dicembre 2009

L’Iniziativa contro il morbillo – una partnership di cui fanno parte UNICEF, OMS, CDC, United Nations Foundation e Croce Rossa Americana- ha annunciato che nel mondo, tra il 2000 e il 2008, le morti causate dal morbillo sono diminuite del 78% passando da 733.000 del 2000 a 164.000 del 2008. Tuttavia, gli esperti avvertono che se non c’è continuità nei finanziamenti per le campagne mondiali di vaccinazione, è possibile una recrudescenza della mortalità. Tutte le regioni, ad eccezione di una, hanno raggiunto l’obiettivo dell’ONU di ridurre la mortalità da morbillo del 90% entro il 2010 con due anni di anticipo. La vaccinazione contro il morbillo di circa 700 milioni di bambini ha evitato 4,3 milioni di decessi nell’arco di un decennio.  La sola regione che può compromettere il raggiungimento dell’obiettivo del 2010 è il Sud-est asiatico, che comprende paesi come l’India, l’Indonesia e il Bangladesh, dove i decessi causati dal morbillo sono diminuiti solo del 46% tra il 2000 e il 2008. In India, il paese con il maggior numero di decessi per morbillo, il mancato progresso è stato in gran parte dovuto al ritardo nell’attuazione delle campagne di vaccinazione su larga scala.  “Nel 2008, tre bambini su quattro morti a causa del morbillo erano indiani” ha affermato Ann M. Veneman, Direttore generale dell’UNICEF. “Il piano dell’India per rendere capillare la campagna di vaccinazione contro il morbillo in varie parti del paese è molto incoraggiante”.  Per eliminare il rischio di recrudescenza, i paesi devono continuare a sostenere vaste campagne di vaccinazione ogni due/quattro anni, fino a quando i loro sistemi sanitari siano in grado di fornire due dosi di vaccino contro il morbillo a tutti i bambini e cure. Per raggiungere l’obiettivo del 2010 sarà importante anche rafforzare i sistemi di monitoraggio delle malattie per rilevare rapidamente i casi di morbillo e controllarne i focolai.

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Federanziani, aumentano rischi di polmonite severa

Posted by fidest press agency su sabato, 7 novembre 2009

Ogni anno 6 mila italiani muoiono di polmonite, secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità. Ma la paura è che “proprio quest’anno, con l’aumento dei casi di influenza” dovuto alla pandemia da virus A/H1N1, “gli anziani sono più esposti alla malattia”. A lanciare l’allarme è Federanziani, in occasione della Giornata mondiale della polmonite che si è celebrata giori fa. L’associazione invita le Istituzioni a ricorrere alla vaccinazione anti-pneumococco “massicciamente”, per scongiurare un’impennata di decessi. In Italia – ricorda Federanziani in una nota – secondo i dati delle schede di dimissione ospedaliera pubblicati sul sito del ministero della Salute, nel 2007 ci sono stati circa 120 mila ricoveri per polmonite. Ma a questo dato andrebbero aggiunti tutti i casi di polmonite per i quali non è stato disposto il ricovero, di cui ad oggi non esiste alcuna stima nazionale. E quest’anno i timori legati all’infezione aumentano: “La polmonite, infatti – ricorda Roberto Messina, presidente di Federanziani – in molti casi insorge proprio come complicanza dell’influenza”. Anche Fabrizio Pregliasco, virologo dell’università degli Studi di Milano, sottolinea come “tra tutti i casi di polmonite ben il 70% sia costituito da polmoniti secondarie, cioè da casi che insorgono come conseguenza di un’altra infezione”. In particolare, “nell’ambito delle polmoniti secondarie nel 95% dei casi il responsabile dell’infezione primaria è un batterio: lo pneumococco”. “Contro la polmonite da pneumococco – continua Messina – le armi a disposizione sono due: il vaccino e la terapia antibiotica mirata. Esiste però l’inconveniente che in una percentuale del 15-20% dei casi non si guarisce perché si è sviluppata una resistenza all’antibiotico somministrato”, avverte il presidente di Federanziani. Pertanto, invita l’associazione, è importante ricordare le linee guida dell’Oms secondo cui è fondamentale disporre di vaccini per la prevenzione della polmonite, che siano più efficaci delle alternative terapeutiche attualmente disponibili. Anche i Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) americani hanno segnalato che, tra maggio e agosto di quest’anno, lo pneumococco è stato il batterio più riscontrato nei casi di decesso da infezione batterica subentrata all’influenza A. E qualcosa di analogo si è verificato nella pandemia Spagnola degli anni 1918-19, ricorda Federanziani: lo pneumococco è risultato il batterio responsabile del maggior numero di polmoniti mortali. In conclusione, dunque, “occorre che i decisori politici prendano atto di tutto ciò e utilizzino la vaccinazione preventiva massicciamente per porre fine a questa ‘mietitura’ di vite”.

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Sconfiggere l’HPV anche nelle patologie correlate

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 ottobre 2009

L’XI Congresso nazionale della Società Italiana d’Igiene (SITI) è l’occasione per fare il punto sulle patologie HPV correlate e la loro prevenzione. “I parametri per valutare l’efficacia della vaccinazione contro il Papillomavirus umano (HPV)- spiega Giancarlo Icardi, responsabile del dipartimento d’Igiene presso l’Università degli studi di Genova – si devono basare sull’effettiva capacità di prevenire le patologie genitali correlate al virus. Entrambi i vaccini, il bivalente e il quadrivalente, sono efficaci nel prevenire oltre il 70% delle forme di cancro del collo dell’utero. Il vaccino quadrivalente protegge anche dalle lesioni precancerose di vulva e vagina e dai condilomi (verruche) genitali”. Sono numerosi i dati a sostegno dell’efficacia in tal senso del vaccino quadrivalente (Gardasil) di Sanofi Pasteur MSD, che dà copertura contro le patologie causate dai ceppi 6, 11, 16 e 18. A ciò si aggiungono i dati provenienti da uno studio australiano che dimostrano come in una popolazione estesamente vaccinata con il vaccino quadrivalente, si è assistito alla riduzione di quasi il 50% delle nuove diagnosi di condilomatosi genitale (verruche o creste di gallo) in un solo anno dall’avvio della vaccinazione. “La Società Italiana d’Igiene si fa portatrice da tempo di questo messaggio a favore dell’implementazione di un prezzo agevolato presso le ASL per tutte le donne fino a 26 anni; ciò favorirebbe il raggiungimento di elevate coperture vaccinali nel rispetto degli obiettivi della sanità pubblica e garantirebbe alle donne la libertà di scelta per la tutela della propria salute”, aggiunge il prof. Carlo Signorelli, vice presidente della SITI.

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Da novembre programma di vaccinazione

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 settembre 2009

In base ai piani di produzione in corso, “entro la fine di ottobre la fase di sviluppo del vaccino contro la nuova influenza A dovrebbe essere conclusa. Dunque il ministero del Welfare dovrebbe avere a disposizione 48 milioni di dosi di vaccino pandemico, 24 milioni da un fornitore e altrettante da un altro”. Lo spiega Fabrizio Oleari, direttore generale Prevenzione e sanità del ministero. Dunque “entro la prima metà di novembre – prosegue – dovrebbe iniziare la prima fase della campagna di vaccinazione contro l’influenza A/H1N1, rivolta a 8 milioni di persone, tra cui i lavoratori dei servizi essenziali. Il piano logistico è pronto, e prevediamo di somministrare 2 dosi di vaccino a paziente”. Alla richiesta dei pediatri di includere anche i bambini sotto i 2 anni nella vaccinazione, Oleari risponde che “valuteremo con attenzione anche i dati che stanno emergendo dai test in corso. I dettagli della campagna di vaccinazione saranno illustrati alla popolazione con una serie di comunicazioni mirate, e resta confermato che il vaccino non arriverà nelle farmacie”. Nell’incontro dell’unità di crisi sulla nuova influenza in programma ieri a Roma. “si punta a chiudere il cerchio a livello regionale”, ma il piano è disegnato e l’Italia è pronta. E se dalla Spagna hanno rivisto il programma relativo alla vaccinazione, estendendo la campagna al 60% della popolazione (contro il 40% iniziale), “noi per ora procediamo con il 40%, come annunciato”, conclude Oleari. (fonte Farmacista33)

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