Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Posts Tagged ‘vaccini’

Vaccini anti-Covid, da Aifa aggiornamenti su rischi e controindicazioni

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 luglio 2021

Con riferimento alle precedenti Note informative importanti, l’Agenzia Italiana del Farmaco ha pubblicato alcuni aggiornamenti su controindicazioni e rischi per i vaccini Janssen (Johnson&Johnson), Comirnaty (Pfizer) e Spikevax (Moderna) emersi dalle valutazioni in corso. In particolare, l’Aifa mette in evidenza alcuni punti chiave degli aggiornamenti sulla controindicazione nei soggetti con pregressa sindrome da perdita capillare e sulla sindrome trombotica trombocitopenica dopo vaccinazione con il vaccino Janssen. Nei primi giorni successivi alla vaccinazione con Covid-19 Vaccine Janssen sono stati segnalati casi molto rari di sindrome da perdita capillare (Cls), in alcuni casi con esito fatale. In almeno un caso è stata riportata una storia clinica di Cls. Covid-19 Vaccine Janssen è attualmente controindicato nei soggetti che in precedenza hanno presentato episodi di Cls. La Cls è caratterizzata da episodi acuti di edema che colpiscono principalmente gli arti, ipotensione, emoconcentrazione e ipoalbuminemia. I pazienti con un episodio acuto di Cls in seguito alla vaccinazione necessitano di rapida diagnosi e trattamento. Di solito è necessaria una terapia intensiva di supporto. I soggetti con diagnosi di trombocitopenia insorta entro tre settimane dalla vaccinazione con Covid-19 Vaccine Janssen devono essere attivamente valutati per segni di trombosi. Allo stesso modo, i soggetti che presentino trombosi entro tre settimane dalla vaccinazione devono essere valutati per trombocitopenia.Ulteriori aggiornamenti riguardano la valutazione del rischio di insorgenza di miocardite e pericardite dopo vaccinazione con vaccini a mRNA anti-COVID-19 Comirnaty e Spikevax.Gli operatori sanitari devono prestare attenzione ai segni e ai sintomi di miocardite e pericardite.Gli operatori sanitari devono istruire i soggetti vaccinati a rivolgersi immediatamente al medico qualora dopo la vaccinazione sviluppino sintomi indicativi di miocardite o pericardite, quali dolore toracico, respiro affannoso o palpitazioni. (fonte Doctor33)

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Scuola. Drago (FdI): occorre piano chiaro e strutturato, basta parlare soltanto di vaccini

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 luglio 2021

“Occorre pretendere un piano chiaro, strutturato ed inequivocabile per assicurare l’inizio delle attività scolastiche ed universitarie in sicurezza. Non basta parlare di vaccinazione! Si parla troppo spesso della mancata vaccinazione di una fetta di docenti, ma credo che quasi nessuno abbia messo in evidenza come la classe docente sia stata sottoposta a vaccinazione molto dopo altre ‘categorie’, essendo stata presa la decisione catastrofica di chiudere le scuole. Consideriamo anche il fatto che il vaccino destinato ai docenti inizialmente fu Astrazeneca. Credo, in tutta onestà, che il personale docente rappresenti il nuovo capro espiatorio per coprire le malefatte, o sarebbe meglio dire il nonfatto, dell’attuale maggioranza in tema di scuola. Se ricordiamo, il capro espiatorio nella prima e seconda fase pandemica furono gli studenti. Durante i maxi assembramenti alle partite del campionato europeo di calcio erano presenti solo giovani? Insomma, questo è il tema dei temi. Trasporti, spazi, numero alunni per classe, no DAD (si DID?), reclutamento personale docente. Spiace ammetterlo, ma la situazione attuale è ben più grave di quella del governo che ci ha preceduto”. Lo dichiara la senatrice di Fratelli d’Italia, Tiziana Drago.

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Vaccino, Governo a caccia dei 221mila insegnanti e amministrativi della scuola

Posted by fidest press agency su sabato, 24 luglio 2021

Dopo il passo indietro del Comitato tecnico scientifico, la decisione sull’obbligo vaccinale tra il personale scolastico resta ad appannaggio del Governo: “Ci troveremo questa settimana con il Consiglio dei ministri e la decisione sull’obbligo o meno per gli insegnanti andrà presa dall’intero collegio”, ha detto il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi. Il punto è che sulla vaccinazione obbligatoria del personale sanitario c’erano già dei forti dubbi, figuriamoci ora che si vorrebbe imporre ai lavoratori della Scuola. Ricordiamo che vi sono diversi esperti di legislazione a pensarla in questo modo. Uno di questi è il professor Ugo Mattei, socio ordinario della International Academy of Comparative Law e membro del comitato esecutivo della American Society of Comparative Law di diritto civile e di diritto internazionale e comparato all’Università della California, professore di diritto internazionale e comparato all’Hastings College of the Law dell’Università della California a San Francisco, di diritto civile all’Università di Torino e per due volte patrocinatore di un referendum presso la Corte Costituzionale italiana. “Se il governo rendesse obbligatorio il vaccino per il personale sanitario in queste condizioni di oggi, secondo me – ha detto il professor Mattei – sarebbe incostituzionale e sarebbe incostituzionale per due ragioni fondamentali: primo, perché si tratta ancora di terapie sperimentali e non si conoscono ancora tutti gli effetti; secondo, perché non è noto quanto la vaccinazione effettivamente impatti su terzi, cioè se il vaccinato sia ancora contagioso oppure no”. Quindi, “viste queste due ragioni, per l’articolo 32 della Costituzione non è possibile un obbligo vaccinale neppure in una forma mirata al personale sanitario”.Per l’esperto di diritto, “imporre un obbligo vaccinale in assenza di certezze conoscitive, relative alla funzione sociale e pubblica di un vaccino, è una cosa che non sta né in cielo né in terra. Riguarda la scelta personale di un individuo, se si vuole vaccinare oppure no, perché ha più o meno paura per sé stesso. Non essendoci chiarezza sull’impatto verso terzi è illegale dopodiché lo è a maggior ragione nel momento in cui la sperimentazione non è stata portata fino in fondo. Ci sono obblighi vaccinali che sono costituzionali nel nostro sistema ma questi nuovi vaccini hanno le due problematiche che dicevo all’inizio”.

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L’Autorità palestinese ha rifiutato il trasferimento di vaccini anti Covid-19 da Israele, accettato in precedenza

Posted by fidest press agency su martedì, 29 giugno 2021

La motivazione la scadenza troppa ravvicinata, la realtà però è ben diversa.Come spesso accade nelle questioni tra le leadership palestinesi e Stato ebraico, bisogna fare almeno un passo indietro. In questo caso, due.Secondo gli accordi di Oslo, conclusi nell’agosto 1993, l’Autorità palestinese deve provvedere all’assistenza sanitaria del proprio popolo. L’Anp, quindi, ha la responsabilità degli abitanti delle Aree A e B della West Bank (e non di quelli della C, gestita da Israele).Questa è la base da cui partire. La prima cosa che va sottolineata è che l’Autorità palestinese non è riuscita ad avere in tempo i vaccini per combattere il Covid-19, che sarebbe arrivati in autunno; forse per inadempienza, forse per mancata capacità di approvvigionamento.Per questo motivo, Israele, seguendo accordi che da sempre ha con le leadership palestinesi, ha offerto in prestito i vaccini Pfizer all’Autorità palestinese, che avrebbero dovuti restituirli proprio in autunno. L’Anp, in un primo momento, ha accettato l’offerta di Israele, tanto che il ministro della salute palestinese, Mai Al-Khaila, ha rivendicato con forza la capacità di riuscire a somministrare sessantamila vaccini al giorno.All’improvviso, però, un netto cambio di rotta da parte dell’Autorità palestinese, autodichiaratosi incapace di somministrare i vaccini nei tempi dovuti. Vaccini che al quel punto sarebbe stati prossimi alla scadenza.Il ministro della salute palestinese dice una cosa, l’Anp un’altra.La realtà è diversa. Il mondo palestinese è insorto per non accettare l’aiuto di Israele, che sarebbe stato visto in maniera benevola agli occhi della comunità internazionale e delle opinioni pubbliche. Perché questo avrebbe fatto crollare la demonizzazione dello Stato ebraico da parte palestinese.La scadenza dei vaccini, quindi, non è nient’altro che una scusa.Come ha subito precisato il Ministero della salute israeliano i vaccini, in scadenza tra fine giugno e fine luglio, erano:“Perfettamente validi e identici in tutto e per tutto ai vaccini attualmente somministrati ai cittadini israeliani”.Questo episodio conferma ancora un’altra che per l’Anp è più importante attaccare Israele che provvedere al proprio popolo.

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Life Sciences: vaccini e proprietà intellettuale nell’era post-Covid

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 giugno 2021

Si parlerà in un webinar in programma per martedì 29 giugno alle 16, visibile in diretta streaming sul canale Youtube dell’Università di Parma. L’appuntamento, organizzato dalla U.O. Valorizzazione della Ricerca e Promozione dell’Innovazione dell’Ateneo, avrà per protagonista Cesare Galli, avvocato e titolare della cattedra di Diritto industriale all’Università di Parma, tra i maggiori specialisti italiani nella difesa della proprietà industriale. Nel corso della sua attività il prof. Galli si è occupato di importanti cause, in Italia e all’estero, relative a tutte le branche del Diritto industriale, in particolare marchi e domain names, brevetti per invenzioni e modelli, industrial design e denominazioni di origine, affrontando più volte problematiche di carattere internazionale e con aspetti cross-border. Coinvolto in alcune delle più importanti litigations IP degli ultimi 25 anni, nel 1999 ha ottenuto la prima sentenza italiana di merito in materia di brevetti biotech e nel 2004 la prima decisione italiana che riconosce la validità di un brevetto per computer implemented invention, e tra il 2005 e il 2015 ha fatto concedere alcuni tra i provvedimenti più innovativi e avanzati a tutela del segreto industriale e dei marchi rinomati e per la repressione del look-alike, tra cui la sentenza della Corte di Giustizia europea che ha obbligato il Governo italiano a tutelare più efficacemente l’industrial design. Autore di numerose pubblicazioni su tutti gli aspetti della proprietà intellettuale, ha diretto il più ampio (4.000 pagine) commentario di tutte le norme nazionali e comunitarie in materia (GALLI-GAMBINO, Codice commentato della proprietà industriale e intellettuale, Torino, UTET-WoltersKluwer, 2011). Dal 2004 ha fatto parte degli esperti designati dal Parlamento e dal Governo per la predisposizione delle riforme del diritto IP, tra cui l’attuazione italiana della Direttiva n. 2004/48/C.E. e la riforma del 2010 del Codice della Proprietà Industriale, ed è attualmente Esperto Giuridico presso la Presidenza del CNAC-Consiglio Nazionale Anti-Contraffazione e membro dell’European Counterfeiting and Piracy Observatory istituito in seno alla DG Markt della Commissione Europea, ora EU Observatory on infringements of IP rights presso l’UAMI, oltre a collaborare stabilmente con INDICAM, Confindustria, AIPPI e AmCham sulle tematiche IP.

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Vaccini Covid-19 in bambini e adolescenti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 giugno 2021

Il Commitee on Infectious Diseases dell’American Academy of Pediatrics (Aap) ha appena pubblicato su Pediatrics un articolo sui vaccini Covid-19 nei bambini e adolescenti. «Questa è una pre-pubblicazione di un articolo già sottoposto a revisione e accettato per la pubblicazione, ma non è la sua versione finale e potrebbe contenere informazioni imprecise in termini di fatti, cifre e dichiarazioni che verranno corrette nella versione finale» chiarisce Yvonne Maldonado, coordinatrice del gruppo di esperti che ha firmato l’articolo e professore di pediatria alla Stanford University, aggiungendo che la rivista stampa una pre-pubblicazione dell’articolo per accelerare l’accesso alle informazioni in esso contenute.«I vaccini sono sicuri ed efficaci nel proteggere individui e popolazioni dalle malattie infettive, e quelli nuovi vengono valutati dalla Food and Drug Administration (Fda) e dai Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) attraverso un processo rigoroso e trasparente durante il quale i dati di sicurezza ed efficacia vengono rivalutati in modo critico» scrivono gli esperti dell’Aap, precisando che ciò accade anche per i vaccini Covid-19 nei bambini e adolescenti. Tant’è che l’Aap raccomanda quanto segue: 1) la vaccinazione Covid-19 è raccomandata in tutti i bambini e gli adolescenti di età pari o superiore a 12 anni privi di controindicazioni somministrando vaccini autorizzati per l’età; 2) qualsiasi vaccino Covid-19 autorizzato dall’Fda, raccomandato dai Cdc e appropriato per età e stato di salute può essere utilizzato nei bambini e negli adolescenti; 3) data l’importanza della vaccinazione e di una rapida diffusione dei vaccini Covid-19, l’Aap approva la somministrazione concomitante delle consuete vaccinazioni per l’infanzia e adolescenza con i vaccini Covid-19; 4) in alternativa l’Aap raccomanda la vaccinazione Covid-19 nei giorni precedenti o successivi nei bambini e adolescenti in ritardo o in scadenza per le vaccinazioni in base al programma vaccinale suggerito da Cdc/Aap. (fonte doctor33)

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Covid-19, via libera ufficiale al mix di vaccini ma gli esperti sono in disaccordo

Posted by fidest press agency su martedì, 22 giugno 2021

Via libera del ministero della Salute al mix di vaccini sotto i 60 anni per la seconda dose a chi ha ricevuto la prima di J&J o AstraZeneca. Si adegua anche la Campania. L’Emilia-Romagna non ha perso tempo e ha già cominciato le vaccinazioni eterologhe. Sulle seconde dosi miste «dobbiamo essere più che tranquilli», ha detto a Rainews24 il dg Aifa, Nicola Magrini. «Nelle decisioni assunte in questa fase di pandemia, meno pesante di qualche settimana fa, la scelta è stata fatta – ha spiegato – per evitare che in questa fase alle popolazioni giovani siano potenzialmente offerti vaccini che hanno un rischio molto remoto di un evento grave, e pertanto la sicurezza è stata privilegiata per garantire a tutti dei vaccini massimamente sicuri».Perplesso Luca Pani, ex direttore generale dell’Agenzia italiana del farmaco Aifa, oggi docente alla University of Miami negli States e a Modena in Italia, che su colonne de ‘Il Foglio’ bolla come «pericolosa» la decisione dell’Aifa, oltre che «incomprensibile e irrazionale». «Studi su tutto questo non ce ne sono e la tendenza a usare quando conviene ricerche estemporanee, invece che sperimentazioni ufficiali con decine di migliaia di pazienti si rivelerà un pericoloso boomerang al primo effetto collaterale che sarà invece grave, gravissimo o potenzialmente fatale – avverte Pani – A quel punto l’associazione con il mix vaccinale sarebbe difficile se non impossibile da difendere e nessuno avrà il coraggio di assumersi le proprie responsabilità che sembra veramente essere l’unica preoccupazione che guida certe scelte altrimenti incomprensibili». «La cosa è così complicata e illegittima (perché í vaccini li approva Ema e non Aifa) che l’Agenzia nazionale è infatti costretta a usare un cavillo giuridico, invocando la legge 648 del 1996 perché, altrimenti, non sarebbe stato possibile attuare le sue decisioni – osserva -. Un semplicissimo ricorso urgente al Tar da parte di un cittadino che volesse esercitare il suo diritto di ricevere la seconda dose di un vaccino approvato, e per cui ha già espresso un consenso informato che resta valido, farebbe probabilmente saltare questa ennesima pezza. Mi sbaglierò, ma pare una reazione emotiva e scomposta in seguito alla tragica morte di Camilla Canepa – osserva – e alle preoccupazioni espresse dal generale Figliuolo che la campagna vaccinale potesse non ottenere i risultati sperati». Dal canto suo, il commissario Francesco Figliuolo fa sapere: «Stiamo riprogrammando con le Regioni, dando supporto nelle riprenotazioni e andando a bilanciare con riserve strategiche. Abbiamo bilanciato con 11 Regioni per mitigare i disagi ai cittadini», dice. Si lavora all’ipotesi di arrivi anticipati di dosi Pfizer e Moderna per rifornire i centri vaccinali. Alla base della vaccinazione eterologa, sostiene Magrini «ci sono studi clinici che sono stati fatti nel massimo rigore etico, ma non erano studi particolarmente problematici. Il dubbio era se si sarebbero riscontrati maggiori effetti indesiderati e di che entità, e sono per lo più effetti lievi o moderati. La sicurezza per quanto riguarda la somministrazione, dunque, è molto elevata». In merito alla decisione di non somministrare i vaccini a vettore virale sotto i 60 anni e del via libera al mix delle dosi, l’immunologo e membro del Cts, Sergio Abrignani, in un’intervista al ‘Corriere della Sera’ si dice soddisfatto dei suggerimenti del Cts. «Probabilmente eviteranno almeno una quindicina di trombosi da vaccino considerando che le dosi sarebbero andate a una decina di milioni di persone». «Il mix per i vaccini anti-Covid prima che in Italia è stato approvato in Germania, Canada, Francia, Svezia, Spagna, Norvegia e Finlandia. Le evidenze di sicurezza ed efficacia sono state riaffermate da studi che riportano i dati raccolti su diverse centinaia di persone. – ha aggiunto – Confermano quello che ci aspettavamo e cioè che il mix è più potente a parità di sicurezza».Chi è stato vaccinato con una prima dose di AstraZeneca e una seconda dose di un altro vaccino autorizzato dall’Ema dovrebbe ottenere comunque il Green pass, il certificato Ue digitale che sarà un diritto per gli europei dal primo luglio e che dovrebbe facilitare i viaggi nell’Ue per chi si è vaccinato, per chi è guarito dalla Covid-19 o per chi ha fatto un test Covid ed è risultato negativo. Lo spiega il portavoce della Commissione europea Christian Wigand, durante il briefing con la stampa a Bruxelles. Il regolamento che istituisce il pass, dice Wigand, menziona solo le persone «pienamente vaccinate» e non scende così «nel dettaglio», ma l’ultima raccomandazione della Commissione, adottata dal Consiglio, che mira a facilitare la libertà di movimento, consiglia agli Stati di riconoscere ai fini del Green pass questo «mix» di vaccini alla stessa stregua delle altre modalità di vaccinazione, a patto naturalmente che si tratti di farmaci «autorizzati dall’Ema». (fonte doctor33)

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Medici base pagati 6 euro a dose, questi sono i veri numeri

Posted by fidest press agency su domenica, 13 giugno 2021

“I medici di base percepiscono 6,16 euro per ogni dose di vaccino che somministrano e, per ora, ricevono 1 fiala a settimana che contiene 11 dosi nel caso di Astrazeneca o 6 se si tratta di Pfizer. Parliamo di un massimo di 67,76 euro a settimana. In questa cifra è incluso tutto, dai costi legati al ritirare i vaccini, alle utenze dello studio medico, al lavoro di segreteria per fissare gli appuntamenti e calendarizzare i richiami, ai presidi medici di cui è necessario dotarsi quando si vaccinano i pazienti”. E’ quanto dichiara alla Dire il dottor Stefano De Lillo, vicepresidente dell’Ordine dei medici di Roma, dicendosi sorpreso di aver letto ieri, su un autorevole quotidiano, un titolo sui medici che guadagnano fino a 80 euro l’ora per vaccinare, “quasi come fosse una cifra straordinaria”.De Lillo, che ha inviato al direttore della testata una lettera aperta, puntualizza che “la somma è lorda e si riferisce al compenso di medici specialisti. Al netto di qualsiasi considerazione ironica che si possa fare sul costo delle prestazioni dei medici specialisti- aggiunge- non mi pare sia una cifra assurda su cui costruire un titolo”. Secondo il vicepresidente Omceo Roma, poi, l’attenzione pubblica dovrebbe premiare l’impegno dei tanti medici di famiglia rappresentando una spesa “irrisoria a fronte di macchine organizzative come gli hub, che hanno costi più importanti”. Per questo, afferma, “in futuro, contrariamente a ciò che è successo negli ultimi anni, bisognerà investire nel capitale umano, ampliando il numero dei posti nelle facoltà di Medicina, aumentando le borse di Specializzazione e i corsi di formazione. Per questo- conclude- dovrebbero essere usati i soldi del Recovery plan”.Fonte «Agenzia DIRE

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Vaccini anti-Covid e interazioni con farmaci per l’osteoporosi

Posted by fidest press agency su sabato, 12 giugno 2021

Con l’inizio della campagna vaccinale per il Covid-19 sono arrivate a tutti gli specialisti in endocrinologia decine di richieste circa eventuali interazioni fra il vaccino e le patologie endocrino-metaboliche. «Recentemente» segnala Fabio Vescini, SOC Endocrinologia e Malattie del Metabolismo, AOU S. Maria della Misericordia di Udine «l’American Society for Bone and Mineral Research, l’American Association of Clinical Endocrinology, l’Endocrine Society, l’European Calcified Tissue Society, l’International Osteoporosis Foundation e la National Osteoporosis Foundation hanno prodotto una guida congiunta sulle interazioni fra il vaccino anti-Covid-19 e l’osteoporosi». Data la scarsità di dati scientifici disponibili, le Società dichiarano chiaramente che il loro documento è basato sull’opinione di esperti, specifica Vescini. In termini di raccomandazioni generali, riporta l’endocrinologo, nel documento si legge che «l’osteoporosi non sembra aumentare il rischio di infezione o di complicanze da COVID-19, per cui i pazienti osteoporotici non dovrebbero avere priorità nella somministrazione del vaccino, anche se i criteri per la vaccinazione potrebbero variare sulla base di decisioni individuali delle singole nazioni. Non ci sono evidenze che le terapie per l’osteoporosi possano aumentare il rischio o la gravità dell’infezione da COVID-19, così come non sembrano interferire con l’efficacia o gli effetti collaterali della vaccinazione. Le misure di carattere generale (supplementazione di calcio e vitamina D, esercizio fisico, dieta corretta) non devono essere variate in concomitanza o dopo la vaccinazione». (fonte doctor33)

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Bambini sani e vaccini anti Covid-19

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 giugno 2021

“Il nostro appello sul vaccino anti-Covid ai bambini dello scorso 29 maggio invitava alla riflessione su tre argomenti: 1) medici: la sostanziale non pericolosità dell’infezione da SARS-CoV-2 nella fascia di età tra gli 0 e 19 anni (mortalità dello 0,0003%) a cui si accompagna una prevalenza molto bassa di infezioni nella scuola (mediamente inferiore allo 1% di positivi nella popolazione scolastica) e un’ altrettanto rara trasmissione dell’infezione da minori ad adulti (dovuta a molte cause, alcune ignote, comunque statisticamente dimostrata); 2) etici: facciamo nostro l’appello del direttore dell’OMS contro l’egoismo dei paesi ricchi che si permettono di vaccinare gruppi con rischi quasi nulli di sviluppare malattie gravi da Covid-19 e intanto negano il vaccino ai paesi poveri dove milioni di anziani e fragili aspettano di essere vaccinati; 3) di precauzione: come ha rilevato la stessa azienda farmaceutica Pfizer/Biontech, «visto il numero ridotto di bambini partecipanti allo studio [sperimentale], non è stato possibile valutare effetti collaterali rari». Siamo quindi d’accordo sull’opportunità di vaccinare quei bambini che per condizioni di salute rientrano tra i soggetti fragili, potendo sviluppare una forma di Covid-19 grave. Non possiamo essere d’accordo su un obbligo vaccinale imposto ai minori, esplicito o implicito, giuridico o sociale che li esporrebbe a un rischio per la salute non attualmente conosciuto rispetto a un beneficio irrisorio. Crediamo infatti fortemente nell’utilità della vaccinazione per le fasce a rischio anche moderato. Il 9,6% dei bambini e adolescenti è affetto da patologie croniche. Si tratta principalmente di malattie allergiche (8,3% per i maschi e 7,6% per le femmine) che non rientrano direttamente tra i fattori prognostici significativamente associati alla mortalità da Covid-19. Secondo le linee guida del CDC: i bambini a maggior rischio di malattia grave da Covid-19 sono i bambini con condizioni genetiche, neurologiche, metaboliche, o con malattie cardiache congenite, con obesità, diabete, asma o malattia polmonare cronica o immunodepressi. Anche se l’asma in alcuni casi è collegata alle allergie, rimangono comunque una estrema minoranza i giovani con patologie concomitanti gravi.Benché la perdita di ogni vita umana, soprattutto dei più piccoli, sia sempre motivo di profondo dolore, la mortalità da Covid-19 nei giovani è stata estremamente bassa. L’Istituto Superiore di Sanità indica 27 decessi nell’arco temporale da marzo 2020 al 26 maggio 2021. Anche se il dato cumulativo su ricoveri e terapie intensive non è disponibile, nel giorno in cui abbiamo osservato il massimo numero di contagi nel 2021, l’8 marzo, 21 ragazzi di 0-19 anni su 10,5 milioni erano ricoverati in terapia intensiva (1 su 500 mila), mentre in tutto 368 erano ricoverati in reparto ordinario (1 su 29mila). Dal punto di vista epidemiologico, questi sono dati rassicuranti. Siamo convinti che ci siano forti e stringenti ragioni per evitare obblighi o condizionamenti sociali rispetto alle vaccinazioni anti-Covid pediatriche e che una vaccinazione pediatrica universale sia scorretta da un punto di vista medico, eticamente inaccettabile e con un rapporto rischi/benefici svantaggioso.Sappiamo che sull’argomento non v’è uniformità di vedute ma ribadiamo che l’obiettivo comune è quello di una conoscenza più ampia e piena: come ci insegna Popper – e ben prima di lui Socrate – l’amore per la verità si esprime attraverso una ricerca critica persistente e inquieta, che non mira a sconfiggere l’argomento dell’avversario, ma ad accoglierlo e discuterlo in nome di un proposito: solo così è possibile individuare gli errori e imparare qualcosa di nuovo. (fonte: https://www.facebook.com/SaraGandini68)

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Vaccini anti-Covid e pillola

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 giugno 2021

Non c’è nessuna indicazione, né consiglio da parte di nessuna associazione medica, nessuna società scientifica e nessun ente di sanità pubblica, sulla sospensione della contraccezione ormonale nelle donne in concomitanza con la vaccinazione anti Covid-19. La precisazione arriva dall’Associazione degli ostetrici e ginecologi ospedalieri italiani (Aogoi) che interviene così nel dibattito sui rischi di complicanze chiarendo che si tratta complicanze trombotiche di diversa natura.I casi di complicanze tromboemboliche che hanno interessato un numero limitatissimo di persone su alcuni milioni di soggetti vaccinati con due tipi di vaccino (Astrazeneca e J&J), spiega l’Aogoi in una nota, hanno determinato una “conseguente preoccupazione nelle donne che assumono un contraccettivo estroprogestinico”. Gli esperti dell’Associazione spiegano che “il rischio di base di una complicanza tromboembolica nella popolazione femminile generale è di 2 su 10.000 e diventa circa 5 su 10.000 nelle donne che assumono la pillola estroprogestinica con una leggera variabilità in base al tipo di ormone contenuto. Ovviamente si tratta di un rischio significativamente inferiore a quello che si corre in gravidanza (circa 10 volte di più rispetto alla pillola) e dopo un intervento chirurgico o una immobilizzazione di un arto per frattura oltre a tutta una serie di altri fattori di rischio, tra i quali l’obesità e il fumo”. E precisano che “la complicanza trombotica venosa eccezionalmente associata all’assunzione di estroprogestinici spesso legata a fattori di rischio concomitanti e sottovalutati, interessa gli arti inferiori e ancora più raramente può coinvolgere i polmoni”. Si tratta di eventi gravi ma comunque curabili con farmaci anticoagulanti. Per quanto riguarda la trombosi che “sembra invece essere associata ad alcuni vaccini anti Covid 19 interessa i seni venosi cerebrali e si ritiene possa essere una risposta immunitaria anomala contro le piastrine e quindi non trattabile con i comuni anticoagulanti. Si tratta pertanto di due complicanze trombotiche seppur eccezionali di natura completamente diversa. Per questo motivo nessuna associazione medica, nessuna società scientifica e nessun ente di sanità pubblica consiglia oggi la sospensione della contraccezione ormonale nelle donne in concomitanza con la vaccinazione anti Covid 19”. (fonte doctor33)

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Vaccini a vettore virale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 giugno 2021

Sono sempre di più le Regioni che stanno procedendo a recepire l’accordo quadro nazionale per le vaccinazioni anti Covid-19 in farmacia da parte del farmacista. Dopo la partenza della Liguria a inizio febbraio con il modello che prevede la supervisione del medico a carico della Regione e che da giugno dovrebbe vedere la inoculazione dei vaccini a mRNA messaggero (Pfizer e Moderna), fervono i preparativi in diverse realtà e, per esempio in Lazio, dove le prenotazioni sono state molte, si stanno mettendo a punto gli ultimi aspetti operativi. Intanto, da Aifa è stato messo a disposizione il documento relativo ai vaccini a vettore virale (Astrazeneca e Johnson & Johnson) raccomandati agli over 60, elaborato dal gruppo tecnico Emostasi e Trombosi, per ricapitolare le indicazioni di uso, le modalità di gestione e le informazioni da conoscere nel caso di eventuali eventi avversi.Dal documento viene poi affrontata la motivazione per cui il vaccino Vaxzevria ha visto modificare le indicazioni d’uso rispetto a quelle inizialmente formulate a gennaio – modifica che non ha interessato Janssen, in quanto approvato successivamente. “Seguendo l’approvazione di Ema, Aifa ha autorizzato il vaccino Vaxzevria il 30 gennaio 2021, dando indicazione, in attesa di acquisire ulteriori dati, per un suo utilizzo preferenziale in soggetti tra 18 e 55 anni. La disponibilità di ulteriori dati (provenienti soprattutto da studi osservazionali condotti in Regno Unito e Scozia e resi noti a febbraio) relativi a buoni risultati in termini di efficacia e sicurezza del vaccino in fasce d’età superiori ha portato a due successive circolari del Ministero della Salute che hanno consentito l’utilizzo del vaccino dapprima in soggetti fino a 65 anni e poi anche in un’età >65 anni. Successivamente, peroÌ sono stati segnalati rari eventi avversi gravi, verificatisi entro 14 giorni dalla somministrazione del vaccino Vaxzevria in soggetti nella maggior parte dei casi di età < 60 anni, prevalentemente donne, caratterizzati, appunto, da trombosi in sedi inusuali spesso associate a piastrinopenia". Da qui la raccomandazione per un uso preferenziale per gli over 60, poi ripresa anche per Jannsen, per le motivazioni di cui sopra.Ma sulla base di tale raccomandazione, resta da capire che cosa fare in merito alla seconda dose per gli under 60 che hanno ricevuto la prima dose di Vaxzevria (Jannsen è monodose): "La mancanza di una definizione del meccanismo eziopatogenetico alla base dei casi di trombosi venosa in sedi atipiche accompagnata da piastrinopenia rende difficile prevedere se, e in quale misura, tali complicazioni possano verificarsi dopo la seconda dose nei soggetti che si trovano nella fascia di età in cui si sono verificati la maggior parte dei casi di Vitt". Secondo una ipotesi già con la prima dose ci sarebbe stata una sorta "selezione dei soggetti più suscettibili", mentre secondo un'ipotesi alternativa "la riesposizione al vaccino potrebbe portare a manifestazioni cliniche importanti in alcuni soggetti che in occasione della prima dose avevano già attivato una risposta immunitaria anomala, anche se clinicamente non evidente". In merito agli aspetti più clinici, ci sono dei fattori in grado di individuare i soggetti a maggior rischio di sviluppare queste manifestazioni tromboemboliche? Ma quali sono i sintomi a cui prestare attenzione? "L'insorgenza di una complicanza trombotica a livello del sistema venoso cerebrale o addominale va sospettata quando compaiono alcune manifestazioni cliniche suggestive. In circa 9 casi su 10 le trombosi dei seni venosi cerebrali (Tsvc) si presentano con cefalea di particolare intensità, che in genere i pazienti riferiscono come "mai provata prima". Nei "giorni successivi alla somministrazione del vaccino, ed in particolare se intorno al 7°-21° giorno, soprattutto quando il dolore eÌ di particolare intensità e/o eÌ associato ad altri sintomi o segni, eÌ opportuno sottoporre rapidamente il paziente ad accertamenti diagnostici. Se la presentazione eÌ importante, eÌ fondamentale inviare immediatamente il paziente al Pronto Soccorso informando della recente vaccinazione. Resta inteso che qualora il quadro clinico sia dubbio perché presenti sintomi di intensità lieve o già accusati precedentemente alla vaccinazione si raccomanda un monitoraggio attento dell'andamento clinico". Francesca Giani (fonte Farmacista33)

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Vaccini in vacanza. Perché è pericoloso e arrogante

Posted by fidest press agency su domenica, 30 maggio 2021

Crediamo sia incredibile il tempo istituzionale e mediatico perso a discutere di questa opzione, ma non si può escludere che “daje daje”, alla fine anche l’assurdo divenga realtà… che è quello che alcune regioni stanno facendo. Regioni arroganti perché giocano sulla salute delle persone per le loro esigenze economiche. Proprio come hanno fatto, loro e alcune associazioni di categorie economiche, per glissare sulle restrizioni antipandemiche sminuendo le misure di contenimento, senza le quali oggi non potremmo essere su quella che sembra una via d’uscita. Abbiamo anche letto di qualche regione che ha proposto di far slittare a dopo il periodo centrale delle vacanze la somministrazione delle seconde dosi vaccinali, e così consentire alle persone di non abbandonare prima le stesse vacanze. Tutti lo sappiamo: non abbiamo sistemi di organizzazione nazionali (le Sanità sono regionali) e non abbiamo sufficienti dosi, ed eventuale tempo per organizzare un’opzione del genere. Ma si fa finta di ignorarlo e “daje daje”. Certo, la “riapertura” economica è importante, ma il dare/avere si fa tra vivi, possibilmente non malati. Quindi, al primo posto la vita. Ed è una insistenza non legata alla abituale divisione tra regioni ricche e povere, ché ormai questa differenza economica è scomparsa dopo alcune macroscopiche carenze organizzative mostrate, per esempio, da regioni tradizionalmente ricche come Toscana ed Emilia Romagna, oggi agli ultimi posti per numero di vaccini (1). Come può reagire il singolo cittadino? Non prestandosi a questa insistenze e, per chi si potrà permettere una vacanza, programmando la stessa in base al proprio calendario vaccinale. Ricordandosi, anche come elettore, chi e come ha agito per la sicurezza sanitaria e sociale. Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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Distorta informazione sui vaccini mRna. Ci si mettono anche gli esperti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 maggio 2021

Il Prof. Giorgio Palù, membro autorevole del Comitato Tecnico Scientifico (CTS) e Presidente dell’Agenzia italiana del Farmaco (AIFA), in audizione in Commissione Igiene e Sanità del Senato, il 18 maggio ha dichiarato che la seconda dose dei vaccini a mRna, cioè Pfizer e Moderna, “può essere somministrata anche dopo 90 giorni. Secondo studi in questo modo la risposta è più forte”. “E’ molto importante la risposta cellulo-mediata, per la quale non abbiamo ancora nella routine pratica una misurazione”. E questo è così vero che su ‘Nature’ la settimana scorsa è uscito un lavoro che dimostra che potremmo ritardare anche di 90 giorni la seconda dose con un vaccino anti-Covid a mRna perché la risposta che si ha nel richiamo, il cosiddetto boost, è ancora più forte. Questo è un dato che ulteriormente ci rassicura”.Per fortuna usa ”POTREMMO”, dato che comunque è necessario che tali eventuali studi, in realtà uno studio, siano adeguatamente resi pubblici e presentati all’Agenzia europea per i medicinali (EMA) per richiedere il prolungamento del periodo tra prima e seconda dose di Pfizer e Moderna. Lo studio in realtà riguarda solo Pfizer.Il pezzo su Nature, reperibile qui https://www.nature.com/articles/d41586-021-01299-y, riporta solo la notizia di uno studio e non un lavoro. Non si tratta di un articolo scientifico, infatti, dato che il lavoro completo è riportato nelle referenze solo come preprint, ovvero stesura preliminare in bozza, accessibile online, ma non ancora accettato per la pubblicazione su una rivista scientifica, come dichiarato dagli autori. Lo studio è stato condotto dall’Università di Birmingham, in collaborazione con l’Ente di Salute Pubblica inglese. La notizia non è stata correttamente interpretata, e soprattutto diffusa, dal Prof. Palù, che parla di lavoro e sembra abbia letto solo il titolo, senza neppure impegnarsi ad esprimere in italiano il concetto ‘boost’, cioè ‘aumento’.Si riporta la traduzione del pezzo reperibile su Nature dal titolo Delaying a COVID vaccine’s second dose boosts immune response, dove si evidenziano i punti importanti.Traduzione della notizia: Ritardare la seconda dose del vaccino COVID aumenta la risposta immunitaria Gli anziani che hanno aspettato 11-12 settimane per il loro secondo vaccino hanno avuto livelli di anticorpi di picco più alti di quelli che hanno aspettato solo 3 settimane. Di fronte a una fornitura limitata di vaccini, il Regno Unito ha intrapreso un audace esperimento di salute pubblica alla fine del 2020: ritardare le seconde dosi di vaccini COVID-19 nel tentativo di massimizzare il numero di persone che sarebbero almeno parzialmente protette da ricovero e morte. Ora, uno studio suggerisce che ritardare la seconda dose del vaccino mRNA Pfizer-BioNTech potrebbe aumentare le risposte anticorpali dopo la seconda inoculazione più di tre volte in quelli più anziani di 80 anni.È il primo studio effettuato su come un tale ritardo influisce sui livelli di anticorpi del coronavirus, e potrebbe ispirare le decisioni di programmazione del vaccino in altri paesi, dicono gli autori. “Questo studio supporta ulteriormente un insieme di prove in aumento sul fatto che l’approccio adottato nel Regno Unito per ritardare la seconda dose ha davvero pagato”, ha detto Gayatri Amirthalingam, un epidemiologo dell’Ente Salute Pubblica inglese di Londra e un co-autore del preprint, durante un briefing stampa. Molti vaccini COVID-19 sono dati in due dosi: la prima inizia una risposta immunitaria, e la seconda, intervento di richiamo, la rafforza. Gli studi clinici dei tre vaccini usati nel Regno Unito hanno generalmente caratterizzato un intervallo di tre o quattro settimane tra le dosi. Ma per alcuni vaccini esistenti, un’attesa più lunga tra la prima e la seconda dose produce una risposta immunitaria più forte. Ritardare i richiami di COVID-19 potrebbe anche espandere l’immunità parziale tra una fascia maggiore della popolazione rispetto al programma di dosaggio più breve. Il 30 dicembre, il Regno Unito ha annunciato che avrebbe ritardato la seconda dose fino a 12 settimane dopo la prima. Per determinare se il ritardo ha pagato, Amirthalingam e i suoi colleghi hanno studiato 175 destinatari del vaccino di età superiore a 80 anni che hanno ricevuto la seconda dose del vaccino Pfizer o 3 settimane o 11-12 settimane dopo la prima dose. Il team ha misurato i livelli di anticorpi dei destinatari contro la proteina spike della SARS-CoV-2 e ha valutato come le cellule immunitarie chiamate cellule T, che possono aiutare a mantenere i livelli di anticorpi nel tempo, hanno risposto alla vaccinazione.I livelli di anticorpi al picco erano 3,5 volte più alti in coloro che hanno aspettato 12 settimane per il loro richiamo rispetto a quelli delle persone che hanno aspettato solo 3 settimane. Il picco di risposta delle cellule T era più basso in quelli con l’intervallo prolungato. Ma questo non ha causato un declino più rapido dei livelli di anticorpi nelle nove settimane dopo l’iniezione di richiamo.I risultati sono rassicuranti, ma sono specifici per il vaccino Pfizer, che non è disponibile in molti paesi a basso-medio reddito, dice Alejandro Cravioto, presidente del gruppo consultivo strategico di esperti sull’immunizzazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. I paesi dovranno considerare se le varianti che circolano nella loro particolare regione potrebbero aumentare il rischio di infezione dopo una sola dose di vaccino, dice. Per il Regno Unito, estendere l’intervallo tra le dosi è stata chiaramente la scelta giusta, ma il blocco del paese merita parte del credito per quel successo, dice Stephen Griffin, un virologo dell’Università di Leeds, Regno Unito. “La gente è teoricamente vulnerabile tra il primo e la seconda vaccinazione”, dice. “Ciò che ha funzionato nel Regno Unito è il mantenimento delle restrizioni allo stesso tempo della vaccinazione”. Riferimento: Parry, H. M. et al. Preprint at medRxiv https://doi.org/10.1101/2021.05.15.21257017 (2021). Conclusioni: Le risposte anticorpali di picco dopo la seconda dose del vaccino BNT162b2 sono notevolmente migliorate nelle persone anziane quando questa è ritardata a 12 settimane, anche se le risposte cellulari sono inferiori. La vaccinazione ad intervallo prolungato può quindi offrire il potenziale per migliorare ed estendere l’immunità umorale. È ora necessario un ulteriore follow-up per valutare l’immunità a lungo termine e la protezione clinica.In breve si inserisce il significato che distingue l’immunità umorale, che migliora con l’intervallo più lungo tra le due somministrazioni di Pfizer, e l’immunità mediante le cellule, che invece peggiora.L’immunità umorale si riferisce alla produzione di anticorpi, e a tutti i processi che la accompagnano per l’eliminazione degli elementi patogeni. Questa cresce ritardando la seconda dose per i soggetti con più di 80 anni.L’immunità mediante le cellule è la più efficace nel rimuovere cellule infettate da virus. Questa decresce ritardando la seconda dose per i soggetti con più di 80 anni. er concludere lo studio non ha assolutamente la valenza che gli attribuisce Palù. Carla Rossi, consulente Aduc, Presidente del Centro di Studi Statistici e Sociali (Ce3S), già Professore all’Università degli Studi di Roma, Tor Vergata (in abstract)

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Vaccini Lazio: ricorso al Tar contro il CTS, a rischio il piano Figliuolo in tutta Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 16 maggio 2021

Dopo l’incontro con i legali legali Nicola Elmi e Vincenzina Salvatori i cittadini del Lazio hanno le idee chiare. Il 15 maggio sarà presentato il ricorso al Tar di Roma, competente per tutta Italia, che impugna la circolare del CTS recepita dalla Regione Lazio. Il piano Figliuolo, che non è suffragato da nessuna evidenza scientifica ma dalla smania di mostrare una falsa efficienza, rischia di naufragare sul nascere. Centinaia di adesioni al ricorso che crescono di ora in ora.«I cittadini del Lazio hanno detto un NO forte e chiaro – dichiara Francesco Iacovone, del Cobas nazionale – nella riunione con i legali, carte alla mano, si sono analizzati tutti i documenti ufficiali e in nessuno di essi si evince un’evidenza scientifica che giustifica la dilatazione dei tempi di somministrazione della seconda dose di vaccino. Una decisione tutta politica che impatterà sulla salute di milioni di persone.» «Gli enti regolatori e la stessa Pfizer mai asseriscono quanto strombazzati in TV a reti unificate. E a parlare sono i documenti ufficiali – prosegue il sindacalista – non subiremo un enorme esperimento empirico di massa al solo fine di far fare bella figura al Generale, che aveva promesso i 500mila vaccini al giorno ma che in realtà non è ancora riuscito a garantire neanche quelli, se non per pochi giorni del mese di maggio.»

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Vaccini, Big Pharma e sanità europea

Posted by fidest press agency su sabato, 15 maggio 2021

La proposta del presidente degli USA, Joe Biden, di sospendere la proprietà intellettuale sui brevetti dei vaccini, per aumentarne la produzione, ha riaperto la discussione etica sulla disponibilità di farmaci per tutti.E’ un tema che ritorna, quando si verificano situazioni emergenziali o i farmaci costano troppo e, quindi, non disponibili per la maggioranza della popolazione.L’obiettivo di vaccinare, 8 miliardi di persone è più che giusto. In verità, il presidente Biden dovrebbe guardarsi allo specchio quando sostiene certe tesi, visto che gli USA praticamente non esportano vaccini, infatti, sono utilizzati per la somministrazione ai cittadini statunitensi, mentre l’Ue ha esportato la metà della propria produzione in 50 paesi. Inoltre, Biden, impone restrizioni alla esportazione di componenti indispensabili per la produzione di vaccini.Ricordiamo che la casa farmaceutica Moderna ha sospeso il brevetto sul proprio vaccino, ma nessun paese si è fatto avanti per produrlo, che Pfizer ha dichiarato che non intende lucrare sul vaccino esportato in paesi poveri e che Astrazeneca lo immette sul mercato al costo di produzione. E’, comunque, problematica l’allocazione di impianti sanitari nei paesi poveri, per difficoltà infrastrutturali, di gestione e mancanza di personale qualificato.Dunque, rimane il problema etico della produzione di farmaci: è giusto consentire alle case farmaceutiche produrli o il compito deve essere riservato allo Stato? Nel primo caso i costi e i guadagni sono riversati sul prodotto e allo Stato non rimane che acquistarlo, garantendone la disponibilità per i cittadini. Nel secondo caso lo Stato dovrebbe, con le Università e i centri pubblici, fare ricerca, produzione e distribuzione dei farmaci, ma così non è, almeno che non ci riferiamo ai vaccini cinesi la cui distribuzione mondiale rimarca più una volontà di presenza politica che di efficacia sanitaria; sicchè, invece di risolvere si è accentuato il problema sanitario, stimolando la formazione di varianti virali che si sviluppano quando si somministrano vaccini poco efficaci. Si veda l’esempio dei vaccini cinesi distribuiti alla popolazione del Cile e delle Seychelles. Il vaccino russo, nonostante la sponsorizzazione di esponenti politici nostrani, non riesce ad imporsi neanche in patria, dove solo il 9% dei russi è stato vaccinato contro il 28% degli europei. Eppure, l’organizzazione statale russa, così come è, avrebbe dovuto raggiungere percentuali elevate di somministrazione, considerato che la Russia ha una popolazione di 146 milioni di abitanti e l’Ue di 445 milioni.I vaccini cinesi e quello russo non sono stati certificati dall’Ema, l’agenzia europea del farmaco, né dall’equivalente americano, l’Fda. L’Ue non ha competenze sanitarie che sono dei singoli Stati. Alcuni hanno contribuito alla ricerca di un vaccino anti Covid-19, come la Germania che ha stanziato 375 milioni. L’Italia è al palo.Certo, si potrebbero istituire dei centri di ricerca farmacologica europei, concentrando le risorse ma, come detto, la Ue non ha competenze in merito. Dovrebbero essere i 27 Paesi comunitari a conferirle il mandato. Da tempo sosteniamo la necessità di istituire un commissario europeo sanitario, ma non troviamo ascolto. Ogni Stato vuole tenersi stretta la sanità. Logica miope.Primo Mastrantoni, segretario Aduc

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Vaccini per tutti. E agli stranieri clandestini? Un vaccino di carta

Posted by fidest press agency su martedì, 11 maggio 2021

Stranieri irregolari extracomunitari e cittadini comunitari presenti in Italia ma non in regola con il titolo di soggiorno possono (e devono) vaccinarsi in Italia ma non lo sanno e le istituzioni fanno finta di non saperlo.I nostri clandestini sono una delle nostre grandi ipocrisie, sappiamo che ci sono, c’è chi grida all’espulsione, ma la maggior parte di loro sono in Italia da anni senza mai essere riusciti ad ottenere il permesso di soggiorno perchè – fatta eccezione per la sanatoria “sbilenca” del 2020 – regolarizzazioni non ce ne sono dal 2012. Nell’epoca della pandemia, in cui la salute del singolo è – come mai prima – legata a doppio filo alla salute dell’altro, non vaccinare gli irregolari sarebbe, oltre che illegittimo e incostituzionale, anche condotta estremamente miope. Parliamo infatti di almeno 600.000 persone, potenziali focolai di infezione che farebbero saltare tutti i più rosei piani di tutela della salute collettiva.Per vaccinarsi, i cittadini extracomunitari irregolari devono richiedere il tesserino STP (Straniero Temporaneamente Presente) mentre i comunitari senza tessera sanitaria italiana devono chiedere il tesserino ENI (Europeo Non Iscritto). Si tratta di un diritto che però rischia di rimanere sulla carta. Qualche settimana fa l’AIFA aveva pubblicato delle informazioni chiare: “FAQ 9. Che documenti sono richiesti per effettuare la vaccinazione alle persone (italiane e straniere) in condizioni di fragilità sociale? Sulla base di quanto sancito dall’articolo 32 della Costituzione italiana e di quanto previsto dall’articolo 35 del Testo Unico sull’immigrazione, può essere accettato: un qualsiasi documento (non necessariamente in corso di validità) che riporti l’identità della persona da vaccinare e/o Tessera sanitaria – TEAM (Tessera Europea Assicurazione Malattia) – Codice STP (Straniero Temporaneamente Presente) – Codice ENI (Europeo Non Iscritto). In mancanza di un qualsiasi documento verranno registrati i dati anagrafici dichiarati dalla persona e l’indicazione di una eventuale ente-struttura-associazione di riferimento”.In pratica “Chi ha diritto alla vaccinazione? Tutte le persone residenti o stabilmente presenti sul territorio italiano, con o senza permesso di soggiorno, che rientrano nelle categorie periodicamente aggiornate dal Piano Vaccinale”. Il diritto è chiaro, quasi impossibile invece esercitarlo, perché i sistemi di prenotazione online possono essere utilizzati solo con la tessera sanitaria. L’unica regione che fornisce indicazioni precise è la Liguria, che ha aperto le vaccinazioni ai clandestini da lunedì 10 maggio. Per questo motivo chiediamo al Ministero della Salute e alle singole regioni di provvedere con urgenza ad aprire la vaccinazione agli irregolari secondo i medesimi criteri applicati alla popolazione regolarmente residente, introducendo la possibilità di prenotazione anche per i titolari di tessera STP e ENI, tramite i servizi online già esistenti e – ancor meglio – tramite un unico ufficio che rilasci i tesserini STP ed ENI e prenoti il vaccino.Discutere della sospensione dei brevetti sui vaccini e riflettere su come aiutare i Paesi più poveri del mondo a vaccinare la popolazione è inutile – e caricaturale – se non vacciniamo i “nostri” ultimi. Emmanuela Bertucci, legale, consulente Aduc

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Un “salotto scientifico” dal titolo “Vaccini anti-SARS Cov2

Posted by fidest press agency su martedì, 11 maggio 2021

Tema caldo, arma vincente”. Martedì 18 maggio dalle ore 21 alle 22.30, l’Associazione Amiche e Amici dell’Accademia di Medicina di Torino e Ideificio Torinese (associazione “no profit” di studenti e laureati) organizzano un incontro on line, anzi un “salotto scientifico” dal titolo “Vaccini anti-SARS Cov2. Tema caldo, arma vincente”. Il tema Vaccini è inflazionato dai media, ha quasi soppiantato, nell’immaginario collettivo, sia l’aspetto pandemico che il pericolo rappresentato dal virus, dalla sua letalità, dall’alto rischio che potrebbero comportare le varianti virali emergenti. Nelle conversazioni captate per strada ha sostituito il tempo, la salute, le tasse. Obiettivo di questo webinar è, tramite un linguaggio scientificamente ineccepibile ma privo di tecnicismi, restituire il giusto peso ad ogni protagonista della grande sventura ed avventura pandemica: il virus, la malattia, i vaccini, il programma vaccinale e il ruolo di una corretta comunicazione.Dopo i saluti da parte del Presidente dell’Accademia di Medicina, prof. Giancarlo Isaia, i moderatori del convegno, prof. Alessandro Bargoni dell’Accademia di Medicina, e Donato D’Ambrosio di Ideificio Torinese, porranno a Silvia Corcione, infettivologa Città della Salute e della Scienza di Torino, Paola Crosasso, Direttrice Struttura Complessa Farmacie Ospedaliere ASL Citta’ di Torino, Guido Giustetto, Presidente OMCeO Torino (Ordine dei Medici, Chirurghi e degli Odontoiatri) e Gabriella Tanturri, medica vaccinatrice e presidente A.A.A. Accademia di Medicina, numerose domande.Tra queste: come si generano le varianti del virus? Come si è arrivati così in fretta a trovare vaccini efficaci? Come si raccolgono i dati sulle sospette reazioni avverse? Quali difficoltà ha comportato l’organizzazione in tempi brevi di una campagna vaccinale rivolta a un target di popolazione che comprende la maggioranza degli abitanti di una grande città? Come affrontare il problema dei “No Vax” all’interno del personale medico?In ottemperanza alle disposizioni del DPCM relative alle misure di contenimento della pandemia, si potrà seguire l’incontro collegandosi alla piattaforma gratuita TWITCH, con assistenza tecnica di Ideificio Torinese, al seguente link: https://www.twitch.tv/ideificiotorinese. Non è necessario registrarsi ma per avere la possibilità di interagire in chat e di porre domande è necessario accedere con un profilo.

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I vaccini a mRna funzionano contro le varianti

Posted by fidest press agency su martedì, 11 maggio 2021

Il vaccino Pfizer-BioNTech è risultato efficace contro infezioni e malattia nella popolazione del Qatar, nonostante le varianti B.1.1.7 (inglese) e B.1.351 (sudafricana) fossero predominanti all’interno del paese; tuttavia, l’efficacia contro la variante B.1.351 è stata di circa 20 punti percentuali inferiore a quella (>90%) riportata nella sperimentazione clinica del farmaco e nelle condizioni real world in Israele e negli Stati Uniti. Questo è quanto riferisce il gruppo di lavoro di Laith Abu-Raddad, della Weill Cornell Medicine-Qatar, Doha, in una lettera all’editore pubblicata sul New England Journal of Medicine. Il Qatar ha lanciato una campagna di immunizzazione di massa con il vaccino Pfizer-BioNTech il 21 dicembre 2020. Al 31 marzo 2021, un totale di 385.853 persone avevano ricevuto almeno una dose e 265.410 entrambe le dosi. «Il sequenziamento del genoma virale condotto dal 23 febbraio al 18 marzo ha indicato che il 50,0% dei casi di COVID-19 in Qatar era causato da B.1.351 e il 44,5% da B.1.1.7. Quasi tutti i casi in cui il virus è stato sequenziato dopo il 7 marzo sono stati causati da B.1.351 o B.1.1.7» spiegano gli autori della lettera. I ricercatori hanno cercato di valutare l’efficacia del vaccino in questa particolare situazione, utilizzando un disegno di studio caso-controllo negativo al test. L’analisi dei dati ha mostrato che l’efficacia stimata del vaccino contro qualsiasi infezione documentata con la variante B.1.1.7 era dell’89,5% a 14 o più giorni dopo la seconda dose. L’efficacia contro qualsiasi infezione documentata con la variante B.1.351 è stata invece del 75,0%. Tuttavia, l’efficacia dell’immunizzazione contro malattie gravi, critiche o fatali dovute a infezione da qualsiasi ceppo di SARS-CoV-2 è risultata molto alta, attestandosi al 97,4%. L’efficacia del vaccino è stata in seguito valutata anche con l’uso di un disegno di studio di coorte, confrontando l’incidenza di infezione tra le persone vaccinate e l’incidenza nella coorte nazionale di persone senza anticorpi. In questo caso l’efficacia è stata stimata all’87,0% contro la variante B.1.1.7 e al 72,1% contro la variante B.1.351, confermando i risultati precedenti. Gli esperti sottolineano che in Qatar, al 31 marzo, sono state registrate infezioni in 6.689 persone che avevano ricevuto una dose del vaccino e in 1.616 completamente vaccinate. Sono stati registrati anche sette decessi per COVID-19 tra le persone vaccinate, cinque dopo la prima dose e due dopo la seconda. «Nonostante questo l’efficacia contro forme gravi della malattia rimane corposa» concludono gli autori. (Fonte Doctor33)

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Deroga sui brevetti dei vaccini

Posted by fidest press agency su sabato, 8 maggio 2021

Sarà discussa al summit informale dei leader Ue di Oporto. La svolta storica degli Stati Uniti, e più in particolare dell’amministrazione Biden, potrebbe aiutare l’intero mondo a raggiungere l’obiettivo di copertura contro il Covid, mettendoci al riparo da possibili nuove mutazioni del virus. Una crisi sanitaria mondiale e le circostanze straordinarie della pandemia necessitano di misure altrettanto straordinarie per dare risposte di salute globali”.Così Federico Gelli, presidente della Fondazione Italia in Salute, commenta l’annuncio degli Stati Uniti.”Al contempo – prosegue Gelli – fa bene anche l’Europa con la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha chiedere contestualmente lo sblocco delle misure protezionistiche da parte di alcuni Paesi produttori. L’Europa infatti è rimasta aperta al mondo contribuendo ad esportare in questi mesi più di 200 milioni di dosi mentre altri Paesi hanno privilegiato la sola domanda interna chiudendosi al resto del mondo. In una pandemia globale non c’è spazio per egoismi e ‘piccoli’ interessi nazionali, se ne può uscire solo tutti insieme”, conclude Gelli. http://www.gallitorrini.com

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