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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

Posts Tagged ‘vaccino’

Miocardite da vaccino nei più giovani

Posted by fidest press agency su sabato, 27 agosto 2022

Studio del Cardiocenter Niguarda al convegno nazionale di Cardiologia. Il vaccino del Covid 19 in dieci casi su centomila può provocare nella popolazione compresa tra i 16 e i 30 anni un’infiammazione del cuore. «Il rischio di una miocardite da vaccino – spiega Enrico Ammirati, cardiologo del Cardiocenter di Niguarda, sostenuto dalla fondazione De Gasperis – è reale ma non è chiaro se e quanto dipenda da fattori individuali. La fascia di età interessata, infatti, è quella che normalmente non viene sottoposta a vaccinazioni e stiamo cercando di capire se la concentrazione di casi in questa fascia di età possa dipendere ad esempio da fattori ormonali e non solo nello specifico dal vaccino anti-COVID19». Ammirati discuterà questo problema al 56° convegno nazionale di cardiologia che si terrà a Milano dal 19 al 22 settembre e che è promosso dalla fondazione De Gasperis. Il Cardiocenter, all’inizio del 2021, ha seguito il primo caso al mondo di miocardite da vaccino e non ha smesso di studiare il fenomeno, che nel 95% dei casi si risolve con la guarigione del paziente. «il rischio del miocarditi da vaccino non cancella l’utilità della vaccinazione» puntualizza Ammirati. (Credit Foto: Ospedale Niguarda) https://www.degasperis.it

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Covid-19, ecco come cambia l’efficacia del vaccino a seconda del peso corporeo

Posted by fidest press agency su martedì, 19 luglio 2022

La vaccinazione contro il COVID-19 riduce in modo significativo il numero di casi di infezione grave in tutti i pazienti, indipendentemente dal peso corporeo, secondo uno studio su The Lancet Diabetes and Endocrinology. «L’efficacia del vaccino è simile sia con un indice di massa corporea (BMI) più alto sia per i normopeso, ma leggermente inferiore nei sottopeso, che sono anche quelli con meno probabilità di essere vaccinati» esordisce la coautrice Carmen Piernas dell’Università di Oxford, Regno Unito.«Questi risultati dovrebbero tranquillizzare obesi o sovrappeso sul fatto che i vaccini COVID-19 sono altrettanto efficaci per loro come per chi ha un BMI normale, e che in caso di infezione da COVID-19 la vaccinazione riduce il rischio di malattia grave» riprende la ricercatrice, che assieme ai colleghi ha analizzato le cartelle cliniche di oltre 12 milioni di pazienti britannici registrati su QResearch, un archivio di informazioni sanitarie a disposizione dei ricercatori. Dalla coorte principale sono stati inclusi nello studio 9.171.524 pazienti sopra i 18 anni che non erano stati precedentemente infettati da SARS-CoV-2. I partecipanti sono stati suddivisi in base al BMI in quatto gruppi: obesi, sovrappeso, normopeso e sottopeso. «Nell’analisi sono state prese in considerazione anche caratteristiche come età, sesso, fumo e stato socioeconomico, e degli oltre 9 milioni di partecipanti 566.461 sono risultati positivi per SARS-CoV-2 dall’8 dicembre 2020, data del primo vaccino somministrato nel Regno Unito, al 17 novembre 2021» scrivono gli autori, che per comprendere l’efficacia del vaccino hanno confrontato il rischio di malattia grave nei vaccinati rispetto ai non vaccinati almeno 14 giorni dopo una seconda dose. Scoprendo che il vaccino offre un’elevata protezione in tutti i gruppi di BMI, con un effetto leggermente inferiore nelle persone sottopeso, che avevano circa metà delle probabilità di essere ricoverate in ospedale o di morire rispetto ai non vaccinati con il medesimo BMI. E in un editoriale di commento Annelies Wilder-Smith e Annika Frahsa dell’Istituto di medicina sociale e preventiva presso l’Università di Berna in Svizzera, scrivono: «Questi risultati dovrebbero indurre a uno spostamento verso messaggi di salute pubblica più mirati e differenziati rivolti anche alle persone sottopeso, che potrebbero percepirsi a minor rischio, al fine di migliorare l’assorbimento del vaccino in questo sottogruppo». (fonte Doctor33)

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Miopericardite, ecco il livello di rischio dopo vaccino anti-Covid

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 Maggio 2022

Il rischio di miopericardite dopo vaccino contro COVID-19 è basso, non maggiore, ma in alcuni casi addirittura inferiore, a quello osservato dopo altre vaccinazioni. Ecco quanto conclude Ryan Ruiyang Ling, studente della Yong Loo Lin School of Medicine dell’Università Nazionale di Singapore, che assieme ai colleghi ha valutato su The Lancet Respiratory Medicine i dati di quattro database internazionali.«Fino a marzo 2022 sono state somministrate nel mondo oltre 10 miliardi di dosi di vaccini contro COVID-19 e, nonostante gli effetti collaterali siano generalmente lievi e autolimitanti, la miopericardite è un evento avverso sempre più segnalato» scrivono i ricercatori, che hanno svolto una revisione sistematica e una meta-analisi confrontando l’incidenza di miopericardite dopo la vaccinazione contro COVID-19 con quella successiva al vaccino per altre malattie.Lo scopo era esplorare il rischio di miopericardite negli individui vaccinati per COVID-19 e quantificare l’incidenza di miocardite e pericardite dopo aver ricevuto altri vaccini. Oltre alle vaccinazioni anti-COVID-19 (395 milioni, di cui 300 a mRNA), sono stati esaminati di i dati relativi al vaccino contro il vaiolo (2,9 milioni), l’influenza (1,5 milioni) e altre malattie infettive (5,5 milioni) somministrati tra gennaio 1947 e dicembre 2021. E tirando le somme, l’incidenza totale di miopericardite per milione di dosi di vaccino contro COVID-19 è risultata di 18 casi, un tasso significativamente inferiore rispetto ad altri vaccini per i quali la media era di 56 casi per milione di dosi, con un picco a 132 casi per milione della vaccinazione contro il vaiolo. «Va segnalata un’incidenza di miopericardite leggermente superiore nei maschi con età media di 25 anni, specie in associazione ai vaccini mRNA» riprende Ling, precisando che l’analisi ha incluso una bassa percentuale di persone sotto i 12 anni, cosa che mette in discussione la trasferibilità dei risultati per questa fascia di età.E in un editoriale di commento Margaret Ryan, professore di sanità pubblica all’Università di California San Diego, scrive: «Le probabilità di sviluppare la malattia, comunque, non sembrano maggiori per i vaccinati con più di 12 anni rispetto ad altri vaccini e i benefici superano di molto il rischio di miopericardite che, anche con altri vaccini, potrebbe dipendere una reazione infiammatoria post-vaccinale, che in rari casi può colpire il cuore». (fonte doctor33)

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Quarta dose di vaccino anti Covid-19: come valutare se farla?

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 Maggio 2022

Al via un nuovo servizio dedicato a tutte le persone vaccinate oppure guarite da Covid-19 che vogliono conoscere il proprio grado di protezione dal virus. A proporlo è Cerba HealthCare Italia, che nei suoi centri mette a disposizione un test innovativo chiamato IGRA (Interferon Gamma Release Assay), che valuta la risposta immunitaria delle cellule T memoria che hanno un ruolo chiave nel ridurre la severità del Covid-19.Ogni individuo infatti risponde diversamente alla vaccinazione anti Covid-19 in base a fattori eterogenei (assetto genetico, immunodepressione, patologie autoimmuni, tipologia di vaccino). Nei centri Cerba HealthCare è possibile effettuare un test per valutare gli anticorpi neutralizzanti protettivi verso le infezioni da SARS-COV2e il nuovo test IGRA che misura i linfociti T della memoria per valutare l’efficacia della protezione contro la malattia e l’infezione stessa.I due test si combinano per definire i soggetti cosiddetti “no responder” o che comunque sono ad alto rischio di infezioneda SARS-CoV-2 o di sviluppare la malattia. Per effettuarli basta un semplice prelievo del sangue.Inizialmente, però, non si era capito se le cellule T “funzionassero” anche contro le nuove varianti del Coronavirus, e soprattutto non era disponibile un test per misurarne la risposta. Ora, grazie alla ricerca scientifica, le cose sono cambiate: «Gli ultimi studi fanno ben sperare sulla prospettiva di una durata a lungo termine dell’immunità al virus indipendentemente dalla variante incontrata – conferma Broccolo – e parallelamente è stato sviluppato l’IGRA test che Cerba HealthCare propone. Il suo principio si basa sulla misurazione delrilascio di interferone gamma (IFN-γ) a seguito del contatto con il pool di antigeni spike di SARS-CoV». Il test IGRA consente quindi una valutazione più completa della risposta immunitaria dopo un’infezione da SARS-CoV-2 o la vaccinazione (soprattutto in caso di basso titolo di anticorpi neutralizzanti), ed è un importante strumento a disposizione in particolare di chi è più esposto ai rischi della Covid-19, come i pazienti in trattamento con farmaci immunosoppressivi, che sono sottoposti a terapie oncologiche o che presentano immunodeficienze congenite o acquisite (infezione da HIV, necessità di dialisi ecc).

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«Maledetto vaccino» Divisioni in tempo di guerra

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 aprile 2022

Edoardo Polacco sfida Pasquale Bacco. Un confronto senza esclusioni di colpi: le ragioni del no contro i perché di chi ha cambiato idea sull’opportunità di vaccinarsi. Eppure all’inizio dell’emergenza Covid-19 i due hanno combattuto insieme numerose battaglie in nome della libertà e della giustizia. Ma a due anni di distanza il dottor Bacco annuncia in diretta televisiva di aver cambiato idea. Così l’avvocato Polacco lo interpella con la domanda che in molti avrebbero voluto porgli: Pasquale, ti hanno minacciato, ricattato o sei stato corrotto? Siamo ormai abituati a vedere, anche nella guerra in Ucraina che causa tensioni internazionali, realtà a se stanti, divise, lontane. Ma la ragione da che parte sta? Chi ha torto? Ma soprattutto, di chi è la responsabilità di questo scontro? Esiste un punto di incontro? È qui che nasce questo libro, dalla necessità di spogliare una volta per tutte questa battaglia di tanta ideologia che ha deformato la realtà piegandola alle ragioni di egoismi e interessi, anche politici, che hanno approfittato dell’onestà e della fiducia di tante, troppe persone disorientate, impaurite, a volte arrabbiate, per un evento che ha cambiato le sorti del mondo. Con le motivazioni concrete, dell’una e dell’altra parte, Bacco e Polacco scandagliano le ragioni più profonde degli avvenimenti degli ultimi due anni e le spaccature che il sistema ha generato nella vita quotidiana degli italiani. Chissà che una buona dose di buon senso possa salvarci. Cantagalli 2022 | pp. 176 | euro 17,00

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Covid-19, si fa strada l’ipotesi vaccino under-5

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 febbraio 2022

Presto anche i bambini più piccoli, sotto i 5 anni di età, potranno essere vaccinati contro il virus SarsCoV2: uno scenario che potrebbe concretizzarsi già dalla prossima primavera. Ad indicare l’orizzonte temporale di questo ulteriore passo nella campagna vaccinale anti-Covid è il coordinatore del Comitato tecnico scientifico (Cts) Franco Locatelli.A fronte di una flessione generale della curva dei contagi nelle ultime settimane, proprio la fascia dei bambini in età scolare rappresenta un’eccezione. Secondo i dati dell’Istituto superiore di sanità, infatti, nell’ultima settimana i casi in età scolare sono aumentati dal 24%, di sette giorni fa, al 30%, e il 18% dei casi in età scolare è stato diagnosticato nei bambini sotto i 5 anni. E i pediatri ricordano come anche tra i bambini si verifichino dei casi gravi e ricoveri in intensiva. Da qui l’importanza di poter vaccinare pure gli under5. «All’inizio della primavera potrebbe essere a disposizione in Italia il vaccino anti Covid per la fascia di età 0-5 anni», ha spiegato Locatelli sottolineando che anche in questo caso saranno previste due dosi e ci sarà un dosaggio “ulteriormente ridotto” rispetto a quello che viene proposto per i bambini tra 5 e 11 anni. «Direi che potrebbe essere ragionevole – ha detto – ipotizzare l’orizzonte dell’inizio della primavera per avere questi vaccini a disposizione, dopo che le agenzie regolatorie avranno dato il via libera». Tuttavia, per i bambini di poco più grandi della fascia 5-11 anni, le vaccinazioni procedono con ritardo: negli ultimi sette giorni, rileva la Fondazione Gimbe, si è infatti registrato un ulteriore crollo dei nuovi vaccinati con un – 23,4%. L’ipotesidel vaccino anti-Covid per la fascia d’età under 5vede favorevoleAnnamaria Staiano, presidente della Società italiana di pediatra (Sip) «anche perché stiamo assistendo ad un aumento dei positivi nelle fasce pediatriche», spiega aprendo alla possibilità che questo vaccino sviluppato Pfizer-BioNTech, che ha chiesto il via libera al’Fda, venga incluso nelle vaccinazioni pediatriche annuali «probabilmente sarà così, avrà senso farlo una volta l’anno insieme agli altri». «ll sistema immunitario dei bambini risponde meglio alle stimolazioni dei vaccini – ricorda la presidente dei pediatri – se pensiamo che proprio sotto i cinque anni si fanno le principali vaccinazioni dell’età pediatrica anche in maniera concentrata. Questo si fa proprio perché l’organismo è molto recettivo, pensiamo all’immunità generata dalla vaccinazione contro l’epatite che è molto più vigorosa rispetto a quella che si crea negli adulti». Staiano rimarca poi che «stiamo assistendo a un aumento dei positivi nelle fasce d’età scolare. Siamo passati dal 24% al 30% in una settimana, secondo l’ultimo report dell’Iss, e vanno un po’ a rilento le vaccinazioni tra i 5-11enni: solo il 14,6% ha completato il ciclo vaccinale e il 32% ha fatto una dose. Sarebbe importante implementare la platea”. Nel report dell’Iss si legge che “nell’ultima settimana il 18% dei casi in età scolare è stato diagnosticato nei bambini sotto i 5 anni, il 44% nella fascia d’età 5-11 anni, il 38% nella fascia 12-19 anni». (fonte Doctor33)

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Covid e vaccino. Fotografia di un caos?

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 gennaio 2022

La fotografia della situazione è questa (Firenze): Una persona 30/40 anni entra in ospedale per un’operazione ad un femore che se l’era rotto cascando per strada. Operazione riuscita e dovrebbe essere trasferito in riabilitazione ortopedica… ma in questi giorni di degenza ospedaliera il paziente ha preso il covid e, non essendoci strutture per pazienti covid, sarà trasferito appena possibile dove possibile. Chi cura ammala? Questo in un contesto di reparti pieni, pronto soccorso al limite della capienza, contagi del personale che ne riducono il numero in servizio. Omicron per fortuna non ha casi gravi; i gravi, che vanno in rianimazione, sono no vax e persone con diverse patologie. Le persone che potrebbero curarsi a casa non lo fanno perché ci sono problemi con la cosiddetta medicina del territorio, coi medici di famiglia messi proprio male per sovraccarico e pazienti spaventati dal covid. Normativamente è arrivato l’obbligo di vaccino per gli over 50, ma non è ancora legge e sembra che entrerà in vigore dal 15 febbraio… quindi nel frattempo non è detto che la norma non cambi. Come organizzarsi? E comunque, per chi non rispetta l’obbligo, la multa è di 100 euro una tantum (importo che forse chi non vuole vaccinarsi sta in questi mesi spendendo in tamponi…), e questo sembra che voglia dire che l’autorità che ci impone questo obbligo non stia tanto facendo sul serio e, quindi, si riuscirà a convincere quasi tutti dell’opportunità di vaccinarsi? E ora riaprono le scuole, e cosa succederà? Possibile che le autorità non siano in grado di fare prevenzione e aspettino gli accadimenti quando le aule e i mezzi di trasporto saranno pieni di studenti, nel pieno del picco di Omicron, con soluzioni che saranno sempre in ritardo e sempre più provvisorie? Ma perché siamo arrivati a questo dopo due anni di pandemia, che sembra ci abbiano insegnato poco? Questo accade anche perché il Governo non ha allestito un archivio informatizzato per conoscere sia l’andamento della pandemia sia la valenza dei farmaci e/o di vaccini e/o delle cure. Un archivio dove ogni addetto alla sanità pubblica e privata avrebbe dovuto inserire contagiati, vaccinati, sottoposti a tampone e/o test sierologico e/o altri accertamenti diagnostici, tipo di virus, tipi di cura erogati, risultati delle cure, decessi, dimessi e verifiche successive sugli stessi, effetti collaterali di vaccini e cure, eccetera. Insomma tutto quello che può servire ad avere un quadro preciso della situazione a livello nazionale come di quartiere, sì da meglio programmare e gestire gli interventi. Forse non è troppo tardi per provvedere in questo senso, anche perché, Omicron o non Omicron, nessun è in grado di scommettere (come qualche “burlone” ogni tanto declama) sulla prossima fine della pandemia. http://www.aduc.it

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Vaccino e peggioramento contagi

Posted by fidest press agency su domenica, 2 gennaio 2022

“Nessuna critica al generale Figliuolo che ha fatto un lavoro encomiabile nella campagna per la vaccinazione. Le carenze che oggi riscontriamo rispetto al peggioramento del contagio sono soltanto di carattere organizzativo e quindi sono imputabili alla scarsa capacità programmatoria del governo Draghi-Speranza. Stiamo rincorrendo la terza dose con il solito patetico tour de force, che doveva essere promossa a ottobre quando i centri per l’inoculazione erano deserti. La campagna al contrario è stata lanciata nel bel mezzo dell’inverno e delle feste natalizie quando si creano assembramenti per lo shopping e le persone stanno di più in famiglia e in gruppo. Quindi praticamente quando i buoi erano già scappati dalla stalla”. E’ quanto dichiara il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia ricordando il 27 dicembre del 2020 giorno della somministrazione del primo vaccino in Italia. “Questione contagi- precisa Rampelli- come si fa a parlarne se non si cita il numero dei tamponi fatti quest’anno rispetto allo scorso anno? Stesso discorso per le terapie intensive occupate dai vaccinati e dai non vaccinati. La proporzione fatta su calcoli matematici dimostra che le terapie intensive sono occupate in massima parte dai non vaccinati la cui presenza in terapia intensiva è proporzionalmente molto più alta di quello che appare. I non vaccinati infatti sono 6 milioni, i vaccinati sono 50 milioni. I non vaccinati dunque occupano il 90% e più delle terapie intensive e non solo il 60%, secondo una banale lettura insiemistica”. “A un anno dal primo vaccino – ha aggiunto- la sua efficacia è sotto gli occhi di tutti. Basta fare il confronto con i morti di un anno fa, 580, rispetto a ieri, 160. Nel 2020 tutte le regioni erano in rosso e avevamo il coprifuoco. Infine, basta con questa storia del modello Italia. Intanto dobbiamo guardare agli Stati più virtuosi e poi dobbiamo ricordare che l’Italia è stata la prima nazione a conoscere il virus e a prendere le misure per cercare di non esserne travolta”. “Sanificazioni, incremento dell’offerta scolastica e del trasporto pubblico, uso delle mascherine, produzione del vaccino in Italia, distribuzione dei vaccini nel terzo mondo sarebbero stati elementi di credito”. “Infine- ha concluso Rampelli- un grazie ai medici e agli infermieri che continuano a dare il meglio di sé salvando vite umane senza mai smettere di lottare contro il virus”.

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Covid-19, quasi sempre lievi e di breve durata le miocarditi nei giovani dopo vaccino

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 dicembre 2021

La maggior parte dei giovani di età inferiore ai 21 anni che ha sviluppato una miocardite correlata al vaccino contro Covid-19 ha avuto sintomi lievi che sono migliorati rapidamente, secondo uno studio pubblicato su Circulation. «I tassi più alti di miocardite a seguito della vaccinazione sono stati segnalati tra adolescenti e giovani maschi adulti. La ricerca passata mostra che questo raro effetto collaterale è associato ad alcuni altri vaccini, in particolare al vaccino contro il vaiolo» spiega Jane Newburger, del Boston Children’s Hospital e della Harvard Medical School di Boston. Utilizzando i dati di 26 centri medici pediatrici negli Stati Uniti e in Canada, i ricercatori hanno esaminato le cartelle cliniche dei pazienti di età inferiore ai 21 anni che mostravano sintomi, risultati di laboratorio o risultati di imaging indicativi di miocardite entro un mese dalla vaccinazione contro il COVID-19, prima del 4 luglio 2021. I casi erano 139 adolescenti e giovani adulti, di età compresa tra 12 e 20 anni. La maggior parte dei pazienti era bianca (66,2%), nove su 10 (90,6%) erano maschi e l’età media era di 15,8 anni. Quasi tutti i casi (97,8%) avevano ricevuto un vaccino mRNA e il 91,4% delle miocarditi si è verificato dopo la seconda dose di vaccino, con insorgenza in media due giorni dopo la somministrazione dello stesso. Il dolore toracico era il sintomo più comune (99,3%), mentre febbre e respiro corto si sono verificati nel 30,9% e nel 27,3% dei pazienti. Circa un paziente su cinque (18,7%) è stato ricoverato in terapia intensiva, ma non ci sono stati decessi, e la maggior parte dei giovani è stata ricoverata in ospedale per due o tre giorni. Più di tre quarti (77,3%) dei pazienti che hanno ricevuto una risonanza magnetica cardiaca ha mostrato segni di infiammazione o lesioni al muscolo cardiaco. Quasi il 18,7% aveva almeno una lieve diminuzione della funzione ventricolare sinistra (compressione del cuore) al momento della presentazione, ma la funzione cardiaca è tornata alla normalità in tutti coloro che sono tornati per il follow-up. Nonostante le limitazioni dello studio, prima tra tutte la breve durata del follow-up, gli esperti sottolineano che questi dati suggeriscono che la maggior parte dei casi di sospetta miocardite correlata al vaccino COVID-19 nelle persone di età inferiore ai 21 anni siano lievi e si risolvano rapidamente. I ricercatori raccomandano tuttavia agli operatori sanitari di prendere in considerazione la miocardite negli individui che si presentano con dolore toracico dopo aver ricevuto un vaccino COVID-19, specialmente se giovani uomini. (fonte Doctor33)

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Scuola: Obbligo vaccinale docenti

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 dicembre 2021

Dal 15 dicembre, così come stabilito dall’art 2 del DL 172/2021 del 26 novembre 2021, la vaccinazione costituirà requisito essenziale per lo svolgimento delle attività lavorative di tutto il personale scolastico. La scuola italiana, fra poco meno di 15 giorni, dovrà fare i conti con i prevedibili effetti di una imposizione che a quanto pare non riuscirà a convincere l’irriducibile 5/7 % di personale scolastico non ancora vaccinato. Migliaia le richieste di supporto e consulenza che su tutto il territorio nazionale stiamo ricevendo presso le nostre sedi territoriali. Servono istruzioni chiare che consentano ai dirigenti scolastici di operare senza incorrere in errore e garantiscono al personale interessato la corretta applicazione delle norme.

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Vaccino AstraZenca: studio rivela la causa dei coaguli che provocano i casi di trombosi

Posted by fidest press agency su domenica, 5 dicembre 2021

Un gruppo di scienziati statunitensi e britannici ritiene di aver scoperto il meccanismo di innesco che porta ai coaguli di sangue nei rari casi di trombosi dopo la vaccinazione con l’AstraZeneca. Secondo i ricercatori il processo a catena inizierebbe con una proteina del sangue attratta da un componente del vaccino. Tutto avrebbe inizio con la proteina del fattore quattro delle piastrine del sangue, che verrebbe attratte come un magnete dalla parte esterna dell’adenovirus, il vettore virale usato nel vaccino anti-Covid AstraZeneca. Questo fenomeno darebbe il via ad un primo conglomerato, che poi scatenerebbe una reazione a catena del sistema immunitario che, in rari casi, può culminare in pericolosi coaguli. Nella breve sintesi dell’articolo scientifico dello studio si legge: “I vaccini derivati dall’adenovirus scimpanzé Y25 (ChAdOx1), adenovirus umano di tipo 26 (HAdV-D26) e adenovirus umano di tipo 5 (HAdV-C5) sono fondamentali nella lotta alla pandemia di coronavirus respiratorio acuto grave 2 (SARS-CoV-2). Come parte della più grande campagna di vaccinazione nella storia, sono stati notati effetti collaterali estremamente rari non osservati negli studi di fase 3, inclusa la trombosi con sindrome da trombocitopenia (TTS), una condizione rara simile alla trombocitopenia indotta da eparina (HIT). Questo studio dimostra che tutti e tre gli adenovirus impiegati come vettori di vaccinazione rispetto a SARS-CoV-2 si legano al fattore piastrinico 4 (PF4), una proteina implicata nella patogenesi dell’HIT. Abbiamo determinato la struttura del vettore virale ChAdOx1 e l’abbiamo utilizzato in simulazioni computazionali all’avanguardia per dimostrare un meccanismo di interazione elettrostatica con PF4, che è stato confermato sperimentalmente dalla risonanza plasmonica di superficie. Questi dati confermano che PF4 è in grado di formare complessi stabili con adenovirus clinicamente rilevanti, un passo importante per svelare i meccanismi alla base della TTS”. Per arrivare a tale conclusione, gli scienziati hanno utilizzato una tecnica chiamata microscopio crioelettronico, che consente di avere immagini dell’adenovirus a livello molecolare. In questo modo, hanno potuto osservare la propensione delle piastrine di finire attratte dall’adenovirus.Secondo la multinazionale biofarmaceutica anglo-svedese, con sede a Cambridge, il proprio vaccino avrebbe salvato più di un milione di vite in tutto il mondo e prevenuto 50 milioni di casi di Covid. Tuttavia, constatati i pur rari casi accertati di trombosi, l’utilizzo di questo tipo di vaccino nel mondo è stato fortemente ridotto. Lo studio, rileva Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, è stato pubblicato sulla rivista scientifica Science Advances, e merita particolare attenzione in relazione alle numerose segnalazioni pervenuteci da parte di pazienti che hanno manifestato le medesime conseguenze. A tal proposito, è in corso di valutazione da parte del nostro staff medico legale la possibilità di agire per il risarcimento dei danni lamentati nei casi sottoposti alla nostra attenzione.

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Covid: Vaccino necessario ma non risolutivo

Posted by fidest press agency su sabato, 27 novembre 2021

“Il vaccino è necessario e sostenere che non serva è come dire che non serve l’acqua nel deserto. Dobbiamo ringraziare la scienza che ce lo ha messo a disposizione e mi associo all’appello rivolto a tutti quegli italiani che possono farlo, di vaccinarsi. Il punto però è un altro e bisogna essere chiari: il vaccino non è sufficiente, non funziona allo stesso modo su tutti e non copre al 100 per cento. E’ necessario partire da questo dato di fatto per poter prevedere giusti interventi a riguardo, continuando a garantire il distanziamento e continuando ad usare tutti i dispositivi di sicurezza. Io ad esempio sono d’accordo ad usare la ffp2 sui mezzi di trasporto e nei luoghi più affollati. Inoltre, il campo in cui si doveva fare molto di più è quello delle cure domiciliari e tempestive. Proprio ieri la dott.ssa Gismondo ha denunciato come sia difficile parlare di questo argomento, ricordando che l’Italia ha sprecato ben 6 milioni di dosi di anticorpi monoclonali, regalati alla Bulgaria, perché inutilizzati e prossimi alla scadenza”:Così il senatore di Fratelli d’Italia Alberto Balboni, vicepresidente della Commissione Giustizia, intervenendo su Rainews 24.”Per quanto riguarda l’obbligo vaccinale che di fatto si sta applicando in Italia invece, noi di FdI crediamo che abbia un senso solo se prima lo Stato si prenderà chiaramente la responsabilità di riconoscere per legge il risarcimento per chi dovesse subire eventi avversi del vaccino, in quanto rappresenta l’unico modo per convincere gli indecisi e i timorosi” conclude il senatore Balboni.

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L’Italia e la produzione del vaccino

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 ottobre 2021

“Per i 4 o 5 vaccini che noi abbiamo a disposizione siamo partiti da oltre 300 ricerche, ma oggi ci sono più di 300 imprese che li stanno producendo. In alcune di queste fasi l’Italia è coinvolta e c’è su entrambi i tipi di vaccini, su alcune fasi produttive degli adenovirus e su alcune fasi produttive dei vaccini a mRNA; ma l’Italia c’è anche su alcune altre procedure meno note ma su cui il nostro Paese ha un ruolo importante”. Ha risposto così il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi, interpellato dall’agenzia Dire in merito allo stato dell’arte della produzione dei vaccini in Italia, a margine del XLII congresso nazionale dei farmacisti ospedalieri SIFO, in programma a Roma fino a domenica prossima. “In Italia- ha proseguito Scaccabarozzi- ci sono anche delle aziende molto importanti che fanno la validazione dei lotti, e senza il lavoro di queste imprese italiane non ci potrebbe essere il rilascio dei lotti di vaccini in tutto il mondo. Ci sono infine aziende italiane che stanno lavorando sulla produzione dei lotti per la sperimentazione clinica. Quindi, credo che all’interno di questo processo globale l’Italia abbia un ruolo e che questo ruolo lo vuole giocare fino in fondo”. Secondo il presidente di Farmindustria, dunque, l’Italia è “a buon punto” sulla produzione dei vaccini: “Ho sempre detto che la produzione non può essere soltanto un processo locale- ha aggiunto- questo è difficile perché ormai le produzioni, così come la ricerca, rientrano in processi globali. La produzione di un vaccino ha un percorso estremamente complicato, che va dalla preparazione della sostanza attiva allo sviluppo nei bioreattori, poi c’è la purificazione, la filtrazione, la semplificazione, l’infialamento primario, l’infialamento secondario e il packaging finale. Per questo sono necessarie delle tecnologie che difficilmente si vedono concentrate tutte in un sito. Le partnership devono esserci- ha concluso- e ci sono”.

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Covid-19, come cambia l’efficacia del vaccino nel tempo

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 ottobre 2021

L’efficacia del vaccino Pfizer/Biontech contro le infezioni da Sars-CoV-2 è diminuita nell’arco di 6 mesi, passando dall’88% registrato un mese dopo le due dosi al 47% dopo 6 mesi. Tuttavia, l’efficacia dell’iniezione contro i ricoveri per tutte le varianti, inclusa Delta, è rimasta alta (al 90%) per almeno 6 mesi. È il dato che emerge da uno studio del consorzio Kaiser Permanente e di Pfizer, pubblicato su The Lancet. In un’analisi specifica, i ricercatori hanno scoperto che queste riduzioni di efficacia contro le infezioni nel tempo sono probabilmente dovute proprio al declino dell’effetto scudo, non alla variante Delta che sfugge alla protezione del vaccino. Questi risultati, concludono gli esperti, sottolineano “l’importanza di aumentare i tassi di vaccinazione in tutto il mondo e di monitorare l’efficacia del vaccino nel tempo per determinare quali popolazioni dovrebbero avere la priorità per i richiami”. I risultati comunicati dagli autori del lavoro sono coerenti con i report preliminari dei Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc) e del ministero della Salute israeliano, che hanno riscontrato riduzioni nella protezione dal contagio dopo circa 6 mesi. “Il nostro studio conferma che i vaccini sono uno strumento fondamentale per controllare la pandemia e rimangono altamente efficaci nella prevenzione di malattie gravi e ospedalizzazione, anche da Delta e altre varianti di preoccupazione – afferma l’autrice principale, Sara Tartof, del Dipartimento di ricerca e valutazione della Kaiser Permanente della California meridionale -. La protezione contro l’infezione diminuisce nei mesi successivi a una seconda dose. Sebbene questo studio fornisca la prova che l’immunità diminuisce per tutti i gruppi di età che hanno ricevuto il vaccino, il Comitato consultivo dei Cdc sulle pratiche di immunizzazione ha richiesto ulteriori ricerche per determinare se il richiamo dovrebbe essere reso disponibile a tutti i gruppi d’età idonei per questo vaccino”. “In linea con le recenti raccomandazioni Fda e Cdc – prosegue Tartof – le considerazioni” in relazione alla terza dose “dovrebbero tenere conto della fornitura globale di vaccini Covid, poiché le persone in molti Paesi del mondo non hanno ancora ricevuto le vaccinazioni primarie”. I ricercatori hanno analizzato 3,4 milioni di cartelle cliniche elettroniche del sistema sanitario Kaiser Permanente Southern California (Kpsc) tra il 4 dicembre 2020 e l’8 agosto 2021, per valutare l’efficacia del vaccino Pfizer/Biontech contro le infezioni da Sars-CoV-2 e il ricovero in ospedale correlato a Covid. Durante il periodo di studio, il 5,4% delle persone è stato infettato. Tra i contagiati, il 6,6% è stato ricoverato. In media questo succedeva tra i 3 e i 4 mesi da quando il soggetto era stato completamente vaccinato.Per quanto riguarda nello specifico la variante Delta, la percentuale di casi positivi attribuiti al mutante è aumentata dallo 0,6% nell’aprile 2021 a quasi l’87% entro luglio 2021, confermando che Delta era diventata dominante negli Stati Uniti. L’efficacia del vaccino contro le infezioni da Delta un mese dopo due dosi era del 93%ed è scesa al 53% dopo 5 mesi. L’efficacia contro altre varianti (non Delta) un mese dopo è stata del 97% ed è scesa al 67% dopo 4 mesi. L’efficacia contro i ricoveri correlati a Delta è rimasta elevata (93%) per la durata del periodo di studio. (fonte Doctor33)

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Anti-flu in farmacia: corso abilitante (obbligatorio) in via di predisposizione

Posted by fidest press agency su domenica, 10 ottobre 2021

Intanto, sempre in tema di vaccini anti influenzali, dalla Fofi è stata analizzata, in una recente circolare, la possibilità “per le farmacie di concorrere alla campagna vaccinale antinfluenzale 2021/2022”, con la somministrazione a soggetti maggiorenni, “introdotta in sede di conversione del D.L. 105/2021 (art. 5, comma 4-bis, D.L. 105/2021 convertito in L. 126/2021)”. In sostanza, spiega il documento, “il farmacista, debitamente formato, viene abilitato alla somministrazione in farmacia del vaccino antinfluenzale, per la stagione in corso, sia con oneri a carico del SSN, nei confronti dei soggetti aventi diritto alla vaccinazione, sia con oneri a carico del cittadino, per coloro che, pur non rientrando nell’offerta vaccinale gratuita, vogliano comunque ricorrere, a proprio carico, alla vaccinazione”. “Procedure e condizioni”, così come la “remunerazione del servizio – che sarà a valere sulle risorse del fabbisogno sanitario nazionale standard – saranno stabiliti dal Protocollo di intesa”, su cui si è in fase di ultimazione. Con il “protocollo d’intesa sono disciplinate poi le procedure di registrazione delle somministrazioni eseguite presso le farmacie per l’alimentazione dell’Anagrafe nazionale vaccini, anche per consentire il monitoraggio del servizio erogato ai fini della remunerazione dello stesso”. Ma, chiarisce Fofi, fugando i dubbi che erano circolati anche sui Social, la partecipazione dei farmacisti nelle farmacie avverrà “a seguito del superamento di uno specifico corso organizzato dall’Istituto superiore di sanitaÌ”. E proprio in merito al corso relativo al vaccino antinfluenzale viene precisato che “è in via di predisposizione”. By Francesca Giani (fonte Farmacista33)

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Vaccino Covid, ecco per chi valgono le esenzioni

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 settembre 2021

Quali motivi esentano dal vaccino contro il Covid 19? La Società italiana di medicina generale prova a specificarli in un vademecum promosso per chiarire ai medici di famiglia i contenuti delle circolari 35509 e 35444 del 4 e 5 agosto del Ministero della Salute che delineano i criteri di esclusione dalla vaccinazione. In primo luogo, tra i soggetti che hanno contratto il virus, i positivi asintomatici sono esclusi per 3 mesi a decorrere dal tampone positivo, mentre sono esclusi per 6 mesi dalla negativizzazione – tempo di validità del green pass – i positivi sintomatici. Il paziente con sintomi sospetti e il suo contatto stretto sono esclusi fino al risultato del tampone antigenico o molecolare. E veniamo alle patologie no-Covid che possono essere causa di esclusione dal vaccino: tra le non trasmissibili, la giustificano l’infarto miocardico od un evento cardiovascolare acuto, od intervento chirurgico grave; fra le trasmissibili, oltre ad epatite acuta e nefrite, sono pregiudizievoli gli stati settici e le gravi infezioni d’organo o tessuto. Il vaccino può inoltre essere momentaneamente controindicato per ipersensibilità ad eccipienti, quali il peg2000dmg per Pfizer, la trometamina per Moderna, il polisorbato per AZ e J&J, e per i soggetti in cui sono insorti trombosi e citopenia dopo la prima somministrazione di siero a vettore virale o in casi di sindrome di Guillain Barrè dopo prima dose. Se si cambia vaccino tra prima e seconda dose è meglio la consulenza dell’allergologo. Non ci sono invece controindicazioni per le donne in gravidanza. In alcune situazioni prima della somministrazione servono precauzioni. Farmaci come i chemioterapici possono inibire l’azione e i pazienti vanno dirottati allo specialista che si occupa della terapia. Va consultato lo specialista anche nel dare l’ok alla seconda dose di vaccino Pfizer se la prima ha prodotto miocardite o pericardite. La pregressa reazione allergica immediata ad altro vaccino indirizza ad una consulenza con immunologo od allergologo, ma non è considerata controindicazione. Né sono controindicazioni l’allattamento, pregressa paralisi di Bell, malattie autoimmuni in corso, pazienti immunocompromessi od oncologici, storie di pregresse gravi reazioni allergiche a farmaci o sostanze. Nella seconda parte del vademecum dell’associazione scientifica guidata da Claudio Cricelli, si chiarisce che a rilasciare le certificazioni d’esenzione sono i medici del servizio vaccinale, il medico di famiglia e il pediatra di libera scelta con credenziali per inserire i dati dell’assistito nel software regionale, i responsabili del centro vaccinale in caso di vaccini sperimentali. Se il paziente non ha idonea documentazione va comunque riferito allo specialista. La certificazione va rilasciata a titolo gratuito archiviando sia per iscritto sia online la documentazione clinica per i successivi monitoraggi. Infine, si ricordano i tempi per ottenere il green pass: dopo la prima dose si attende fino al 12° giorno dalla prima somministrazione del vaccino, e quest’ultimo è valido dal 15° giorno dalla prima dose fino all’inoculo della seconda; per ottenere il pass dopo la seconda dose l’attesa è di 48 ore e la validità è 270 giorni dal rilascio. Per il vaccino monodose si attende il 15° giorno dall’inoculo. Per il test negativo dopo malattia da Covid-19 (o positività), il certificato di esenzione valido sei mesi va emesso dallo stesso medico che emette il certificato di fine isolamento. By Mauro Miserendino (Fonte Doctor33)

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Far controllare i propri anticorpi prima di ricevere una terza dose di vaccino

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 settembre 2021

In Israele, alcune persone stanno già ricevendo la terza dose di vaccino. Anche in Germania si dice che una vaccinazione di richiamo potrebbe essere necessaria, poiché l’effetto immunizzante si esaurisce col tempo. Questo è specialmente il caso delle persone più anziane che sono state vaccinate da tempo.Roland Meißner, CEO di nal von minden GmbH, esorta le persone interessate a chiarire prima il loro stato immunitario: “In ogni caso, un individuo dovrebbe prima verificare se una terza vaccinazione contro il coronavirus sia effettivamente necessaria. Forse si potrebbero avere già abbastanza anticorpi nel sangue, il che significherebbe essere sufficientemente protetti e una terza dose potrebbe non essere necessaria”. Resta da vedere se il Comitato permanente per le vaccinazioni (in tedesco: STIKO) le raccomanderà in futuro.Controllare il proprio stato di vaccinazione non è complicato. Anzi, è proprio il contrario. È possibile valutare molto rapidamente se le due precedenti vaccinazioni contro il coronavirus hanno “funzionato” nei singoli casi: Il test NADAL COVID-19 S1-Nab rileva gli anticorpi in soli 10 minuti.Meißner spiega: “Dopo il primo – e talvolta il secondo – vaccino contro il coronavirus, vengono prodotti anticorpi nel sangue. Questi anticorpi assicurano che se l’individuo entra in contatto con i coronavirus, questi virus saranno immediatamente riconosciuti e rapidamente respinti. Sono questi anticorpi che possono essere rilevati utilizzando il nostro test rapido”. È sufficiente una piccola puntura del dito – la metà di quella necessaria per monitorare la glicemia. La goccia di sangue viene poi aggiunta alla cassetta del test fornita. I risultati sono disponibili entro 10 minuti. “È certamente preferibile ai potenziali effetti collaterali che potrebbero seguire ad una terza vaccinazione”, dice Meißner.Il test rapido degli anticorpi è già stato esaminato nel corso di studi. Meißner dice: “Con i nostri test anticorpali, è possibile determinare una risposta vaccinale a tutti i principali vaccini”.Cosa c’è da sapere: Chiunque sia interessato può fare un test per gli anticorpi NADAL COVD-19 S1-Nab presso lo studio del proprio medico al costo di circa 20 euro. (By Fabrizio Pivari)

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Treviso, vaccinò “a vuoto” il carabiniere: inchiesta archiviata

Posted by fidest press agency su sabato, 28 agosto 2021

Il Governo ha reso obbligatorio il vaccinarsi per moltissimi italiani, pena l’essere esclusi dal lavoro e/o dagli accessi a tantissimi servizi, ma leggiamo aprendo https://tribunatreviso.gelocal.it/treviso/cronaca/2021/08/25/news/treviso-non-vaccino-il-carabiniere-inchiesta-archiviata-1.40632787 che l’inchiesta che vedeva inquisita l’infermiera che aveva frodato il cittadino, mettendo a rischio la di lui vita, è stata archiviata come si trattasse di un banale errore.Allora ecco che come cittadini vi rivolgiamo le seguenti domande: i “vaccini antiCovid19” in distribuzione sono o non sono dei farmaci salvavita? l’omissione della terapia antiCovid19 attivata da chi inietta al posto del vaccino acqua distillata e/o inserisce l’ago evitando di iniettare il farmaco, è o non è un reato colposo omissivo da condannare velocemente e severamente? Qual’è la ratio per la quale la sostituto procuratore Mara Giovanna De Donà ha chiesto al GIP l’archiviazione e i GIP ha proceduto in tal senso? nel caso di decessi in soggetto vaccinato viene tempestivamente accertato se gli era stata somministrata il vaccino in modo che, nel caso si riscontrasse l’omissione della terapia scattasse la condanna per omicidio colposo? By Pier Luigi Ciolli

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Covid-19, immunità dopo vaccino o guarigione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 agosto 2021

La comunità scientifica si interroga con indagini e studi sulla durata dell’immunità nelle persone vaccinate contro Sars-CoV-2 e in quelle che invece hanno ottenuto un’immunità naturale avendo contratto il virus. A questo proposito, alcuni ricercatori inglesi hanno riferito, in una lettera di ricerca pubblicata su Lancet, che gli anticorpi generati dalla seconda dose di vaccino tendono a diminuire già dopo sei settimane. Questo fatto potrebbe significare la necessità di un’ulteriore dose, se non per tutti almeno per i più fragili, ma è importante sottolineare che l’organismo è in grado di utilizzare altre difese, come le cellule B e T della memoria, oltre agli anticorpi dosabili. Ecco cosa dicono gli studi finora condotti.I ricercatori sono arrivati a queste conclusioni analizzando campioni ematici di 605 persone tra i 50 e i 70 anni, che avevano completato la vaccinazione con Pfizer o Astrazeneca, notando che tra le tre e le sei settimane dopo la seconda dose il livello degli anticorpi inizia a scendere, ed è decisamente più basso dopo 10 settimane, passando da 7.500 unità per millilitro a 3.320 per Pfizer, e da 1.200 a 190 per Astrazeneca. «Sappiamo che gli anticorpi calano dopo un certo periodo in tutti i vaccini, questo però non significa che l’organismo non riesca più a rispondere, ci sono altre cellule del sistema immunitario che possono entrare in azione. Anche se diminuisce il livello degli anticorpi, infatti, le cellule B e T potrebbero proteggere molto bene dalla malattia grave» spiega Robert Aldridge, dell’University College di Londra, autore senior della lettera. La diminuzione potrebbe essere fonte di preoccupazione soprattutto in questo momento, quando in Gran Bretagna si presenta un’alta circolazione della variante delta, e far pensare a una strategia di vaccinazione che comprenda un’ulteriore somministrazione.Intanto un’analisi effettuata sulla popolazione di Vo’ Euganeo, portata avanti dal gruppo di Andrea Crisanti dell’Università di Padova con la collaborazione dell’Imperial College di Londra, e pubblicata su Nature Communication, ha rilevato che gli anticorpi naturali contro SARS-CoV-2 sono rinvenibili nei pazienti ancora nove mesi dopo la guarigione. «Uno degli elementi più rilevanti che emerge da questo lavoro è proprio che i pazienti che si erano infettati a febbraio 2020 avevano a novembre ancora importanti livelli di anticorpi nel sangue, e questo indipendentemente dalla tipologia di infezione, sia tra i sintomatici che tra gli asintomatici» spiega Crisanti. In novembre, infatti, il 98,8% dei pazienti che erano positivi il virus a maggio mostrava ancora reazione ad almeno un antigene, e il 18,6% mostrava addirittura un aumento degli anticorpi. Questo studio suggerisce quindi che la risposta immunitaria non è proporzionale ai sintomi presentati, e, insieme alle ultime prove emerse, supporta la scelta di cambiare le tempistiche di vaccinazione delle persone già guarite, per cui, secondo l’ultima circolare del Ministero, è sufficiente una singola dose di vaccino, da somministrare “preferibilmente entro i 6 mesi” e comunque “non oltre 12 mesi dalla guarigione”. (fonte Farmacista33)

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Coppie in crisi causa del Covid-19? Le istruzioni per superarla

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 luglio 2021

Secondo l’Associazione nazionale avvocati divorzisti nel 2020 le richieste di separazione delle coppie italiane sono aumentate del 60% rispetto all’anno precedente per effetto del Covid. La causa principale, secondo il presidente dell’associazione Matteo Santini, è la «convivenza forzata che è poi la fonte di tutti i problemi principali che ci sono all’interno di una coppia», in quanto «comporta un’esplosione emotiva che porta al desiderio di allontanamento e alla richiesta di separazione».Non è d’accordo Marco Scarmagnani, consulente familiare e giornalista specializzato sul tema: «Molte coppie, al contrario, con il lockdown hanno intensificato e riscoperto la loro relazione. Dipende da come sanno gestire le crisi».MARCO SCARMAGNANI, consulente di coppia, giornalista e scrittore, è laureato in Scienze dell’Educazione e in Psicologia dell’educazione. È sposato da 25 anni, ha tre figli e diverse esperienze di affidamento familiare. Il libro è disponibile i nelle librerie fisiche e on line, oppure sullo shop online.

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