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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

Posts Tagged ‘vaccino’

L’Italia e la produzione del vaccino

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 ottobre 2021

“Per i 4 o 5 vaccini che noi abbiamo a disposizione siamo partiti da oltre 300 ricerche, ma oggi ci sono più di 300 imprese che li stanno producendo. In alcune di queste fasi l’Italia è coinvolta e c’è su entrambi i tipi di vaccini, su alcune fasi produttive degli adenovirus e su alcune fasi produttive dei vaccini a mRNA; ma l’Italia c’è anche su alcune altre procedure meno note ma su cui il nostro Paese ha un ruolo importante”. Ha risposto così il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi, interpellato dall’agenzia Dire in merito allo stato dell’arte della produzione dei vaccini in Italia, a margine del XLII congresso nazionale dei farmacisti ospedalieri SIFO, in programma a Roma fino a domenica prossima. “In Italia- ha proseguito Scaccabarozzi- ci sono anche delle aziende molto importanti che fanno la validazione dei lotti, e senza il lavoro di queste imprese italiane non ci potrebbe essere il rilascio dei lotti di vaccini in tutto il mondo. Ci sono infine aziende italiane che stanno lavorando sulla produzione dei lotti per la sperimentazione clinica. Quindi, credo che all’interno di questo processo globale l’Italia abbia un ruolo e che questo ruolo lo vuole giocare fino in fondo”. Secondo il presidente di Farmindustria, dunque, l’Italia è “a buon punto” sulla produzione dei vaccini: “Ho sempre detto che la produzione non può essere soltanto un processo locale- ha aggiunto- questo è difficile perché ormai le produzioni, così come la ricerca, rientrano in processi globali. La produzione di un vaccino ha un percorso estremamente complicato, che va dalla preparazione della sostanza attiva allo sviluppo nei bioreattori, poi c’è la purificazione, la filtrazione, la semplificazione, l’infialamento primario, l’infialamento secondario e il packaging finale. Per questo sono necessarie delle tecnologie che difficilmente si vedono concentrate tutte in un sito. Le partnership devono esserci- ha concluso- e ci sono”.

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Covid-19, come cambia l’efficacia del vaccino nel tempo

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 ottobre 2021

L’efficacia del vaccino Pfizer/Biontech contro le infezioni da Sars-CoV-2 è diminuita nell’arco di 6 mesi, passando dall’88% registrato un mese dopo le due dosi al 47% dopo 6 mesi. Tuttavia, l’efficacia dell’iniezione contro i ricoveri per tutte le varianti, inclusa Delta, è rimasta alta (al 90%) per almeno 6 mesi. È il dato che emerge da uno studio del consorzio Kaiser Permanente e di Pfizer, pubblicato su The Lancet. In un’analisi specifica, i ricercatori hanno scoperto che queste riduzioni di efficacia contro le infezioni nel tempo sono probabilmente dovute proprio al declino dell’effetto scudo, non alla variante Delta che sfugge alla protezione del vaccino. Questi risultati, concludono gli esperti, sottolineano “l’importanza di aumentare i tassi di vaccinazione in tutto il mondo e di monitorare l’efficacia del vaccino nel tempo per determinare quali popolazioni dovrebbero avere la priorità per i richiami”. I risultati comunicati dagli autori del lavoro sono coerenti con i report preliminari dei Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc) e del ministero della Salute israeliano, che hanno riscontrato riduzioni nella protezione dal contagio dopo circa 6 mesi. “Il nostro studio conferma che i vaccini sono uno strumento fondamentale per controllare la pandemia e rimangono altamente efficaci nella prevenzione di malattie gravi e ospedalizzazione, anche da Delta e altre varianti di preoccupazione – afferma l’autrice principale, Sara Tartof, del Dipartimento di ricerca e valutazione della Kaiser Permanente della California meridionale -. La protezione contro l’infezione diminuisce nei mesi successivi a una seconda dose. Sebbene questo studio fornisca la prova che l’immunità diminuisce per tutti i gruppi di età che hanno ricevuto il vaccino, il Comitato consultivo dei Cdc sulle pratiche di immunizzazione ha richiesto ulteriori ricerche per determinare se il richiamo dovrebbe essere reso disponibile a tutti i gruppi d’età idonei per questo vaccino”. “In linea con le recenti raccomandazioni Fda e Cdc – prosegue Tartof – le considerazioni” in relazione alla terza dose “dovrebbero tenere conto della fornitura globale di vaccini Covid, poiché le persone in molti Paesi del mondo non hanno ancora ricevuto le vaccinazioni primarie”. I ricercatori hanno analizzato 3,4 milioni di cartelle cliniche elettroniche del sistema sanitario Kaiser Permanente Southern California (Kpsc) tra il 4 dicembre 2020 e l’8 agosto 2021, per valutare l’efficacia del vaccino Pfizer/Biontech contro le infezioni da Sars-CoV-2 e il ricovero in ospedale correlato a Covid. Durante il periodo di studio, il 5,4% delle persone è stato infettato. Tra i contagiati, il 6,6% è stato ricoverato. In media questo succedeva tra i 3 e i 4 mesi da quando il soggetto era stato completamente vaccinato.Per quanto riguarda nello specifico la variante Delta, la percentuale di casi positivi attribuiti al mutante è aumentata dallo 0,6% nell’aprile 2021 a quasi l’87% entro luglio 2021, confermando che Delta era diventata dominante negli Stati Uniti. L’efficacia del vaccino contro le infezioni da Delta un mese dopo due dosi era del 93%ed è scesa al 53% dopo 5 mesi. L’efficacia contro altre varianti (non Delta) un mese dopo è stata del 97% ed è scesa al 67% dopo 4 mesi. L’efficacia contro i ricoveri correlati a Delta è rimasta elevata (93%) per la durata del periodo di studio. (fonte Doctor33)

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Anti-flu in farmacia: corso abilitante (obbligatorio) in via di predisposizione

Posted by fidest press agency su domenica, 10 ottobre 2021

Intanto, sempre in tema di vaccini anti influenzali, dalla Fofi è stata analizzata, in una recente circolare, la possibilità “per le farmacie di concorrere alla campagna vaccinale antinfluenzale 2021/2022”, con la somministrazione a soggetti maggiorenni, “introdotta in sede di conversione del D.L. 105/2021 (art. 5, comma 4-bis, D.L. 105/2021 convertito in L. 126/2021)”. In sostanza, spiega il documento, “il farmacista, debitamente formato, viene abilitato alla somministrazione in farmacia del vaccino antinfluenzale, per la stagione in corso, sia con oneri a carico del SSN, nei confronti dei soggetti aventi diritto alla vaccinazione, sia con oneri a carico del cittadino, per coloro che, pur non rientrando nell’offerta vaccinale gratuita, vogliano comunque ricorrere, a proprio carico, alla vaccinazione”. “Procedure e condizioni”, così come la “remunerazione del servizio – che sarà a valere sulle risorse del fabbisogno sanitario nazionale standard – saranno stabiliti dal Protocollo di intesa”, su cui si è in fase di ultimazione. Con il “protocollo d’intesa sono disciplinate poi le procedure di registrazione delle somministrazioni eseguite presso le farmacie per l’alimentazione dell’Anagrafe nazionale vaccini, anche per consentire il monitoraggio del servizio erogato ai fini della remunerazione dello stesso”. Ma, chiarisce Fofi, fugando i dubbi che erano circolati anche sui Social, la partecipazione dei farmacisti nelle farmacie avverrà “a seguito del superamento di uno specifico corso organizzato dall’Istituto superiore di sanitaÌ”. E proprio in merito al corso relativo al vaccino antinfluenzale viene precisato che “è in via di predisposizione”. By Francesca Giani (fonte Farmacista33)

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Vaccino Covid, ecco per chi valgono le esenzioni

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 settembre 2021

Quali motivi esentano dal vaccino contro il Covid 19? La Società italiana di medicina generale prova a specificarli in un vademecum promosso per chiarire ai medici di famiglia i contenuti delle circolari 35509 e 35444 del 4 e 5 agosto del Ministero della Salute che delineano i criteri di esclusione dalla vaccinazione. In primo luogo, tra i soggetti che hanno contratto il virus, i positivi asintomatici sono esclusi per 3 mesi a decorrere dal tampone positivo, mentre sono esclusi per 6 mesi dalla negativizzazione – tempo di validità del green pass – i positivi sintomatici. Il paziente con sintomi sospetti e il suo contatto stretto sono esclusi fino al risultato del tampone antigenico o molecolare. E veniamo alle patologie no-Covid che possono essere causa di esclusione dal vaccino: tra le non trasmissibili, la giustificano l’infarto miocardico od un evento cardiovascolare acuto, od intervento chirurgico grave; fra le trasmissibili, oltre ad epatite acuta e nefrite, sono pregiudizievoli gli stati settici e le gravi infezioni d’organo o tessuto. Il vaccino può inoltre essere momentaneamente controindicato per ipersensibilità ad eccipienti, quali il peg2000dmg per Pfizer, la trometamina per Moderna, il polisorbato per AZ e J&J, e per i soggetti in cui sono insorti trombosi e citopenia dopo la prima somministrazione di siero a vettore virale o in casi di sindrome di Guillain Barrè dopo prima dose. Se si cambia vaccino tra prima e seconda dose è meglio la consulenza dell’allergologo. Non ci sono invece controindicazioni per le donne in gravidanza. In alcune situazioni prima della somministrazione servono precauzioni. Farmaci come i chemioterapici possono inibire l’azione e i pazienti vanno dirottati allo specialista che si occupa della terapia. Va consultato lo specialista anche nel dare l’ok alla seconda dose di vaccino Pfizer se la prima ha prodotto miocardite o pericardite. La pregressa reazione allergica immediata ad altro vaccino indirizza ad una consulenza con immunologo od allergologo, ma non è considerata controindicazione. Né sono controindicazioni l’allattamento, pregressa paralisi di Bell, malattie autoimmuni in corso, pazienti immunocompromessi od oncologici, storie di pregresse gravi reazioni allergiche a farmaci o sostanze. Nella seconda parte del vademecum dell’associazione scientifica guidata da Claudio Cricelli, si chiarisce che a rilasciare le certificazioni d’esenzione sono i medici del servizio vaccinale, il medico di famiglia e il pediatra di libera scelta con credenziali per inserire i dati dell’assistito nel software regionale, i responsabili del centro vaccinale in caso di vaccini sperimentali. Se il paziente non ha idonea documentazione va comunque riferito allo specialista. La certificazione va rilasciata a titolo gratuito archiviando sia per iscritto sia online la documentazione clinica per i successivi monitoraggi. Infine, si ricordano i tempi per ottenere il green pass: dopo la prima dose si attende fino al 12° giorno dalla prima somministrazione del vaccino, e quest’ultimo è valido dal 15° giorno dalla prima dose fino all’inoculo della seconda; per ottenere il pass dopo la seconda dose l’attesa è di 48 ore e la validità è 270 giorni dal rilascio. Per il vaccino monodose si attende il 15° giorno dall’inoculo. Per il test negativo dopo malattia da Covid-19 (o positività), il certificato di esenzione valido sei mesi va emesso dallo stesso medico che emette il certificato di fine isolamento. By Mauro Miserendino (Fonte Doctor33)

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Far controllare i propri anticorpi prima di ricevere una terza dose di vaccino

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 settembre 2021

In Israele, alcune persone stanno già ricevendo la terza dose di vaccino. Anche in Germania si dice che una vaccinazione di richiamo potrebbe essere necessaria, poiché l’effetto immunizzante si esaurisce col tempo. Questo è specialmente il caso delle persone più anziane che sono state vaccinate da tempo.Roland Meißner, CEO di nal von minden GmbH, esorta le persone interessate a chiarire prima il loro stato immunitario: “In ogni caso, un individuo dovrebbe prima verificare se una terza vaccinazione contro il coronavirus sia effettivamente necessaria. Forse si potrebbero avere già abbastanza anticorpi nel sangue, il che significherebbe essere sufficientemente protetti e una terza dose potrebbe non essere necessaria”. Resta da vedere se il Comitato permanente per le vaccinazioni (in tedesco: STIKO) le raccomanderà in futuro.Controllare il proprio stato di vaccinazione non è complicato. Anzi, è proprio il contrario. È possibile valutare molto rapidamente se le due precedenti vaccinazioni contro il coronavirus hanno “funzionato” nei singoli casi: Il test NADAL COVID-19 S1-Nab rileva gli anticorpi in soli 10 minuti.Meißner spiega: “Dopo il primo – e talvolta il secondo – vaccino contro il coronavirus, vengono prodotti anticorpi nel sangue. Questi anticorpi assicurano che se l’individuo entra in contatto con i coronavirus, questi virus saranno immediatamente riconosciuti e rapidamente respinti. Sono questi anticorpi che possono essere rilevati utilizzando il nostro test rapido”. È sufficiente una piccola puntura del dito – la metà di quella necessaria per monitorare la glicemia. La goccia di sangue viene poi aggiunta alla cassetta del test fornita. I risultati sono disponibili entro 10 minuti. “È certamente preferibile ai potenziali effetti collaterali che potrebbero seguire ad una terza vaccinazione”, dice Meißner.Il test rapido degli anticorpi è già stato esaminato nel corso di studi. Meißner dice: “Con i nostri test anticorpali, è possibile determinare una risposta vaccinale a tutti i principali vaccini”.Cosa c’è da sapere: Chiunque sia interessato può fare un test per gli anticorpi NADAL COVD-19 S1-Nab presso lo studio del proprio medico al costo di circa 20 euro. (By Fabrizio Pivari)

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Treviso, vaccinò “a vuoto” il carabiniere: inchiesta archiviata

Posted by fidest press agency su sabato, 28 agosto 2021

Il Governo ha reso obbligatorio il vaccinarsi per moltissimi italiani, pena l’essere esclusi dal lavoro e/o dagli accessi a tantissimi servizi, ma leggiamo aprendo https://tribunatreviso.gelocal.it/treviso/cronaca/2021/08/25/news/treviso-non-vaccino-il-carabiniere-inchiesta-archiviata-1.40632787 che l’inchiesta che vedeva inquisita l’infermiera che aveva frodato il cittadino, mettendo a rischio la di lui vita, è stata archiviata come si trattasse di un banale errore.Allora ecco che come cittadini vi rivolgiamo le seguenti domande: i “vaccini antiCovid19” in distribuzione sono o non sono dei farmaci salvavita? l’omissione della terapia antiCovid19 attivata da chi inietta al posto del vaccino acqua distillata e/o inserisce l’ago evitando di iniettare il farmaco, è o non è un reato colposo omissivo da condannare velocemente e severamente? Qual’è la ratio per la quale la sostituto procuratore Mara Giovanna De Donà ha chiesto al GIP l’archiviazione e i GIP ha proceduto in tal senso? nel caso di decessi in soggetto vaccinato viene tempestivamente accertato se gli era stata somministrata il vaccino in modo che, nel caso si riscontrasse l’omissione della terapia scattasse la condanna per omicidio colposo? By Pier Luigi Ciolli

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Covid-19, immunità dopo vaccino o guarigione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 agosto 2021

La comunità scientifica si interroga con indagini e studi sulla durata dell’immunità nelle persone vaccinate contro Sars-CoV-2 e in quelle che invece hanno ottenuto un’immunità naturale avendo contratto il virus. A questo proposito, alcuni ricercatori inglesi hanno riferito, in una lettera di ricerca pubblicata su Lancet, che gli anticorpi generati dalla seconda dose di vaccino tendono a diminuire già dopo sei settimane. Questo fatto potrebbe significare la necessità di un’ulteriore dose, se non per tutti almeno per i più fragili, ma è importante sottolineare che l’organismo è in grado di utilizzare altre difese, come le cellule B e T della memoria, oltre agli anticorpi dosabili. Ecco cosa dicono gli studi finora condotti.I ricercatori sono arrivati a queste conclusioni analizzando campioni ematici di 605 persone tra i 50 e i 70 anni, che avevano completato la vaccinazione con Pfizer o Astrazeneca, notando che tra le tre e le sei settimane dopo la seconda dose il livello degli anticorpi inizia a scendere, ed è decisamente più basso dopo 10 settimane, passando da 7.500 unità per millilitro a 3.320 per Pfizer, e da 1.200 a 190 per Astrazeneca. «Sappiamo che gli anticorpi calano dopo un certo periodo in tutti i vaccini, questo però non significa che l’organismo non riesca più a rispondere, ci sono altre cellule del sistema immunitario che possono entrare in azione. Anche se diminuisce il livello degli anticorpi, infatti, le cellule B e T potrebbero proteggere molto bene dalla malattia grave» spiega Robert Aldridge, dell’University College di Londra, autore senior della lettera. La diminuzione potrebbe essere fonte di preoccupazione soprattutto in questo momento, quando in Gran Bretagna si presenta un’alta circolazione della variante delta, e far pensare a una strategia di vaccinazione che comprenda un’ulteriore somministrazione.Intanto un’analisi effettuata sulla popolazione di Vo’ Euganeo, portata avanti dal gruppo di Andrea Crisanti dell’Università di Padova con la collaborazione dell’Imperial College di Londra, e pubblicata su Nature Communication, ha rilevato che gli anticorpi naturali contro SARS-CoV-2 sono rinvenibili nei pazienti ancora nove mesi dopo la guarigione. «Uno degli elementi più rilevanti che emerge da questo lavoro è proprio che i pazienti che si erano infettati a febbraio 2020 avevano a novembre ancora importanti livelli di anticorpi nel sangue, e questo indipendentemente dalla tipologia di infezione, sia tra i sintomatici che tra gli asintomatici» spiega Crisanti. In novembre, infatti, il 98,8% dei pazienti che erano positivi il virus a maggio mostrava ancora reazione ad almeno un antigene, e il 18,6% mostrava addirittura un aumento degli anticorpi. Questo studio suggerisce quindi che la risposta immunitaria non è proporzionale ai sintomi presentati, e, insieme alle ultime prove emerse, supporta la scelta di cambiare le tempistiche di vaccinazione delle persone già guarite, per cui, secondo l’ultima circolare del Ministero, è sufficiente una singola dose di vaccino, da somministrare “preferibilmente entro i 6 mesi” e comunque “non oltre 12 mesi dalla guarigione”. (fonte Farmacista33)

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Coppie in crisi causa del Covid-19? Le istruzioni per superarla

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 luglio 2021

Secondo l’Associazione nazionale avvocati divorzisti nel 2020 le richieste di separazione delle coppie italiane sono aumentate del 60% rispetto all’anno precedente per effetto del Covid. La causa principale, secondo il presidente dell’associazione Matteo Santini, è la «convivenza forzata che è poi la fonte di tutti i problemi principali che ci sono all’interno di una coppia», in quanto «comporta un’esplosione emotiva che porta al desiderio di allontanamento e alla richiesta di separazione».Non è d’accordo Marco Scarmagnani, consulente familiare e giornalista specializzato sul tema: «Molte coppie, al contrario, con il lockdown hanno intensificato e riscoperto la loro relazione. Dipende da come sanno gestire le crisi».MARCO SCARMAGNANI, consulente di coppia, giornalista e scrittore, è laureato in Scienze dell’Educazione e in Psicologia dell’educazione. È sposato da 25 anni, ha tre figli e diverse esperienze di affidamento familiare. Il libro è disponibile i nelle librerie fisiche e on line, oppure sullo shop online.

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Covid-19. Indicazioni su dosi di vaccino ai guariti

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 luglio 2021

Nei soggetti guariti da Covid, indipendentemente dai sintomi avuti, è sufficiente una singola dose di vaccino, da somministrare “preferibilmente entro i 6 mesi” e comunque “non oltre 12 mesi dalla guarigione”. È quanto stabilisce la circolare del Ministero della Salute annunciata ieri dal sottosegretario Costa.La decisione di emanare la circolare, aveva spiegato Costa è stata presa «sulla base delle nuove evidenze scientifiche relative alla durata della immunità». Ma anche per risolvere una questione pratica: «Molti cittadini che hanno contratto Covid e che facevano una dose di vaccino, avevano poi difficoltà ad ottenere il green pass, e ciò perché in alcune regioni la dose era somministrata magari dopo i sei mesi previsti. Quindi, la piattaforma del sistema non faceva generare il green pass dal momento che l’algoritmo prevedeva la vaccinazione per i guariti entro i sei mesi». Quindi se si vaccinavano a sei mesi e 1 giorno, il sistema «non riconosceva l’unica dose come ciclo completo – come è previsto che sia per i soggetti che hanno già contratto Covid – ma classificava in automatico quella vaccinazione come incompleta e necessitante di una seconda dose ai fini del green pass. Questo – aveva concluso Costa – è un problema che riguarda già qualche migliaio di cittadini e che ora risolveremo».La Circolare stabilisce che “è possibile considerare la somministrazione di un’unica dose di vaccino anti-Sars-CoV-2/Covid-19 nei soggetti con pregressa infezione da Sars-CoV-2 (decorsa in maniera sintomatica o asintomatica), purché la vaccinazione venga eseguita preferibilmente entro i 6 mesi dalla stessa e comunque non oltre 12 mesi dalla guarigione”. E precisa che “per i soggetti con condizioni di immunodeficienza, primitiva o secondaria a trattamenti farmacologici, in caso di pregressa infezione da Sars-CoV-2, resta valida la raccomandazione di proseguire con la schedula vaccinale completa prevista”. Il Ministero, ribadisce che “come da indicazioni dell’Organizzazione mondiale della Sanità, l’esecuzione di test sierologici, volti a individuare la risposta anticorpale nei confronti del virus, non è raccomandata ai fini del processo decisionale vaccinale”. (fonte doctor33)

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Covid-19, quando e a chi misurare gli anticorpi post-vaccino. Ecco le indicazioni

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 luglio 2021

Sollecitare le autorità competenti a livello nazionale e regionale affinché sia possibile attivare nei centri di riferimento la valutazione degli anticorpi anti Sars-CoV-2, con metodi “validati”, per avere un quadro “della risposta immunitaria di soggetti e pazienti fragili (ad esempio immunocompromessi, in terapia con farmaci immunoregolatori come i trapiantati d’organo, anziani oltre 70 anni)”. A lanciare l’appello sono tre scienziati italiani: Mario Plebani, del Dipartimento di Medicina di laboratorio dell’Azienda-ospedale università di Padova; Giuseppe Banfi dell’Irccs Istituto ortopedico Galeazzi e dell’università Vita-Salute San Raffaele di Milano, e Giuseppe Lippi, della Sezione di Biochimica clinica dell’università di Verona. Il tema è al centro dell’attenzione con l’avvento dei vaccini anti-Covid e le riflessioni successive sulla necessità o meno della terza dose: quando fare il test per la misurazione degli anticorpi e a chi? Che utilità e limiti può avere questo tipo di analisi? Ha senso o sono solo “soldi buttati”? Gli esperti, in un intervento a loro firma che entra nel cuore del dibattito, riflettono su questi punti. E sottolineano in primo luogo un aspetto, che riassumono con la formula “one size does not fit all”. “Lo studio della cinetica di risposta anticorpale e la sua eterogeneità correlata a variabili quali età, sesso, indice di massa corporea, patologie croniche e utilizzo di farmaci immunosoppressori, in epoca di medicina di precisione, permette” di dirlo. Per gli studiosi, “specialmente in alcune categorie di soggetti e pazienti, l’analisi anticorpale dovrebbe essere utilizzata per verificare la qualità della risposta immune e per guidare successive decisioni cliniche e terapeutiche, finanche l’utilizzo di dosi ulteriori di vaccino (‘boost’) in soggetti in cui si risconti una modesta/insufficiente risposta anticorpale alla dose consueta e raccomandata”, fanno notare. Lo studio della risposta immunitaria verso Sars-CoV-2, scrivono Plebani, Banfi e Lippi, “ha assunto importanza rilevante fin dall’inizio della pandemia da Covid-19, e risulta ancor più importante oggi nel contesto dello sviluppo di nuovi vaccini e nella valutazione dell’efficacia di quelli approvati e utilizzati. Benché la risposta adattativa al virus sia determinata dall’insieme di varie componenti, lo studio degli anticorpi specifici, soprattutto quelli neutralizzanti, è l’aspetto più studiato e valutato”. Gli esperti sottolineano dunque “l’importanza di valutare i rapporti fra anticorpi e anticorpi neutralizzanti, che rimangono il reale riferimento per valutare la risposta immunitaria umorale del soggetto all’infezione. Attualmente, a fronte dello sviluppo di oltre 270 candidati vaccini, 90 dei quali nella fase di trial clinico, la valenza della sierologia anti Sars-CoV-2 assume maggiore rilievo”, osservano. “L’analisi dei risultati dei trial di 7 vaccini attualmente in uso – proseguono – ha dimostrato come gli anticorpi anti-S rappresentino un correlato idoneo di protezione, e ancor più hanno documentato una stretta relazione fra titolo di anticorpi neutralizzanti ed efficacia vaccinale, quanto meno nel prevenire le forme più gravi di malattia”. Un altro aspetto, rimarcato dagli esperti, chiama in causa la medicina di precisione: “Una valutazione del titolo basale di anticorpi neutralizzanti anti Sars-CoV-2 consente di razionalizzare la somministrazione delle dosi successive di vaccino, ad esempio evitando la seconda dose, o riducendo il dosaggio, mantenendo inalterata l’efficacia nei pazienti che abbiano già sviluppato la cosiddetta ‘memoria immunologica’”. “Inoltre, lo studio degli anticorpi specifici e dell’eventuale capacità delle nuove varianti di evadere (almeno parzialmente) l’attività neutralizzante”, rappresenta un altro motivo a detta di Plebani, Banfi e Lippi “per suggerire una loro razionale utilizzazione, specialmente in categorie di pazienti fragili e con possibile compromissione della risposta immunitaria”. Infine: cosa dire dell’analisi degli altri elementi che caratterizzano la risposta al virus? “Se è vero che lo studio della memoria cellulare, delle cellule T, ed anche dell’immunità innata può integrare i dati della sierologia – concludono gli esperti – è altrettanto vero che queste metodologie sono molto meno standardizzate, meno disponibili per la maggior parte dei laboratori clinici e quindi di più difficile applicazione routinaria. Almeno per ora”. (fonte:doctor33)

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Scuola e PA – La Regione Sicilia impone il vaccino anti-Covid ai lavoratori

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 luglio 2021

“L’ordinanza di un presidente regionale o provinciale non rappresenta valida base giuridica per introdurre limitazioni a diritti e libertà individuali che implichino il trattamento di dati personali, che ricade nelle materie assoggettate a riserva di legge statale”: lo dice il Garante della Privacy, a proposito della decisione del presidente della Regione Sicilia di firmare un’ordinanza che obbliga gli enti pubblici, ma anche un lungo elenco di aziende, a compilare una sorta di anagrafe dei vaccinati, indicando quali dipendenti non lo sono per spingerli a immunizzarsi. Inoltre, secondo il quanto riportato nell’ordinanza, firmata dal governatore Nello Musumeci, in caso di rifiuto i lavoratori dovranno essere trasferiti a mansioni non a contatto con il pubblico. Nel “mirino” della Regione ci sono anche i dipendenti che conducono attività con “servizi essenziali e di pubblica utilità” indicati dalla legge del 1990 sul diritto di sciopero, includendo quindi anche la Scuola, l’Università e la Ricerca. “Il garante della privacy – annotano gli uffici e riporta la stampa – ha già invitato regioni e province autonome a soprassedere dall’adottare o dare attuazione a iniziative territoriali che prevedano l’uso dei certificati vaccinali, per finalità ulteriori e con modalità difformi rispetto a quelle previste dalla legge nazionale Anief aveva sin da subito fatto rilevare che il datore di lavoro non può acquisire, neanche con il consenso del dipendente o tramite il medico compente, i nominativi del personale vaccinato o la copia delle certificazioni vaccinali: a dirlo era stato, pochi mesi fa con delle Faq esplicative, lo stesso Garante della privacy nell’esprimersi sulle vaccinazioni obbligatori in riferimento alla “disciplina in materia di tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro né dalle disposizioni sull’emergenza sanitaria. Il consenso del dipendente- aveva detto il Garante – non può costituire, in questi casi, una condizione di liceità del trattamento dei dati. Il datore di lavoro può, invece, acquisire, in base al quadro normativo vigente, i soli giudizi di idoneità alla mansione specifica redatti dal medico competente”.

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La terza dose di vaccino fa discutere

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 luglio 2021

Gli operatori sanitari, specie quelli più a contatto con i pazienti come gli infermieri, tra i primi ad essere vaccinati contro il Covid, temono che la copertura vaccinale si stia avvicinando alla scadenza e chiedono con forza la terza dose. Ma gli enti regolatori e gli scienziati frenano: è troppo presto per dire con certezza che gli anticorpi sviluppati con la malattia o in seguito alla somministrazione dell’immunizzante e la memoria immunitaria a livello cellulare scompaiano dopo solo un anno. Le autorità sanitarie statunitensi, i Centers for Disease Control and Prevention e la Food and Drug Administration, hanno risposto ufficialmente ai dubbi: gli americani che hanno già ricevuto due dosi non devono sottoporsi ad una terza somministrazione, nonostante il diffondersi delle nuove varianti. Stessa posizione dell’Agenzia europea del farmaco (Ema) secondo la quale al momento “è troppo presto per confermare se e quando sarà necessaria una dose di richiamo per i vaccini Covid-19, perché non ci sono ancora abbastanza dati dalle campagne di immunizzazione e dagli studi in corso per capire quanto durerà la protezione dai vaccini”. E anche dall’Oms arriva una precisazione sullo stesso tenore: “Non sappiamo se saranno necessari vaccini di richiamo per mantenere la protezione contro Covid-19 fino a quando non verranno raccolti ulteriori dati”. In ogni caso, le aziende farmaceutiche sono andate avanti con la sperimentazione clinica. Pfizer e BioNtech hanno annunciato che nelle prossime settimane chiederanno alle autorità regolatorie di Usa e Ue l’autorizzazione per la terza dose. Se dovesse rendersi necessaria, sarà a disposizione dei Paesi che l’autorizzeranno. Per il momento, la reale necessità non è per nulla sicura. “La terza dose è nelle cose ma non sappiamo ancora quando”, ha detto il direttore della prevenzione del ministero della Salute Gianni Rezza durante la conferenza stampa sul monitoraggio settimanale dei dati Covid, spiegando che servono più dati.Intanto buone notizie arrivano dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) sulla cosiddetta vaccinazione eterologa: anche se ancora i numeri a disposizione sull’utilizzo di un vaccino per il richiamo diverso da quello fatto con la prima dose non sono altissimi e sono stati raccolti solo da poche settimane, risulta che gli eventi avversi con l’eterologa sono minori rispetto a quella omologa. (fonte Doctor33)

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Vaccino anti Covid: Oltre 200mila docenti, Ata e dirigenti non hanno ricevuto la prima dose

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 giugno 2021

In vista della riapertura della scuola, si punta sulla vaccinazione di più soggetti possibili che operano al suo interno. Anche degli studenti, in particolare tra i 12 e i 16 anni: secondo i medici della Fimp “è ormai dimostrato che i minori si ammalano con la stessa incidenza degli adulti, pur con percentuali di gravità fortunatamente più basse, e che rappresentano una potenziale fonte di diffusione del virus in tutti gli ambiti di vita frequentati”. Permarranno, inoltre, le misure di sicurezza all’interno degli istituti, a cominciare dall’obbligo del distanziamento minimo. “Stiamo lavorando – ha detto il Ministro – per escludere la Dad l’anno prossimo e non trovarci così nella situazione dell’anno scorso. Ci stiamo lavorando tutti, non solo io, anche tutti gli insegnanti. Lavoriamo per una scuola in presenza che dia molta attenzione alla società, c’è il bisogno dei bambini di tornare a trovarsi. Una scuola che però deve essere anche molta attenzione a quel recupero di tutte le conoscenze che ovviamente in un anno così difficile sono state più carenti”. A questo scopo, Anief ritiene fondamentale procedere con la proroga dell’organico dei 75 mila docenti-Ata Covid, con deroga dei criteri di formazione classi, altrimenti destinate ad un numero di alunni per aula incompatibile con la pandemia e le regole sulla sicurezza minima. Sono provvedimenti indispensabili, assieme a quelli relativi alla sicurezza, già previsti dal contratto stipulato con i sindacati, e alla stabilizzazione del personale. In caso contrario, se la Camera non dovesse dare seguito la prossima settimana agli emendamenti Anief al decreto Sostegni-bis, a settembre salute e apprendimenti continueranno ad essere ostaggi del caso.

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Vaccino ai migranti irregolari

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 giugno 2021

L’associazione medici di origine straniera in Italia(AMSI) ,la Comunità del mondo arabo in Italia (Co-mai) ,L’unione medica euro mediterranea (UMEM)e il movimento Uniti per Unire dopo il loro apprezzamento e ringraziamento alle Regioni Veneto ,Emilia Romagna ,Puglia e Friuli Venezia Giulia estendono il loro apprezzamento e ringraziamento alla Regione Lazio e al Presidente Nicola Zingaretti e all’Assessore Alessio D’Amato per avere invitato tutti i direttori degli ASL di provvedere a includere gli immigrati irregolare con tesserino STP e ENI come segue; Queste le indicazioni della Regione Lazio inviate alle ASL (vedi allegato)Le ASL del Lazio sono invitate a individuare un Ufficio unico di riferimento per procedere nel piano di vaccinazione per persone prive di tessera sanitaria, di STP e/o di codice fiscale; -le persone vengono iscritte nella lista di vaccinazione – viene dato STP a chi ne è privo- viene privilegiato vaccino monodose- attenzione a patologie contratte nella vita precaria- dopo il vaccino la persona va registrata nell’anagrafe vaccinale regionale (AVR).La nota della Regione raccomanda le ASL di attivare la collaborazione delle associazioni nel territorio. A breve La Regione fornirà materiali informativi in più lingue. Serve una svolta nella comunicazione a livello nazionale in Italia coordinata dal Ministero della Salute per tutto quello riguarda l’emergenza Covid compreso le vaccinazioni ,la seconda dose ,vaccino mix ,varianti per evitare e archiviare le confusioni creati da tanti pareri ed opinioni contrastanti e tante volte purtroppo archè irresponsabili .Basta seguire come succede nella maggior parte dei paesi del mondo dove siamo impegnati con UMEM e AMSI che indicazioni e informazioni ufficiali vengono dati solo dal Ministero della Salute del paese e non tramite le trasmissioni televisive con l’esperto di turno. Così dichiara il Presidente Amsi e UMEM e Membro Commissione Salute Globale Fenomeno

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Governo. Vaccini. Astrazeneca si, Astrazeneca no

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 giugno 2021

Dopo le polemiche sulla mancata consegna delle dosi, ora si dibatte sul rischio vaccinazione con Astrazeneca (Vaxzevria), il vaccino anglo-svedese. E’ utile chiarire che: a) La medicina non è una scienza esatta. b) I farmaci, compresi i vaccini, possono avere effetti collaterali. Facciamo riferimento alla rivista scientifica Science e mettiamo in maiuscolo alcune parole, così da fissarle nella mente. Il vaccino AstraZeneca può, IN CASI MOLTO RARI, causare un disturbo caratterizzato da pericolosi coaguli di sangue. In Europa sono stati segnalati almeno 222 casi SOSPETTI fra 34 milioni di persone che hanno ricevuto la prima dose di vaccino. I morti sono più di 30.In Italia abbiamo avuto 128 mila morti per Covid-19, su 60 milioni di abitanti.L’Agenzia europea per i medicinali (Ema), ha riconosciuto “UNA PROBABILE ASSOCIAZIONE CAUSALE” tra la sindrome e il vaccino ma, sottolinea che i benefici di Astrazeneca superano ancora i rischi. Tuttavia, molti paesi ne hanno limitato l’uso nei giovani. La Germania sta usando il vaccino solo nelle persone di età superiore ai 60 anni, la Francia in quelle di età superiore ai 55 anni. Si valuta che i giovani abbiano un rischio inferiore di ammalarsi gravemente e morire di Covid-19, rendendo più difficile giustificare il rischio di effetti collaterali. David Spiegelhalter, statistico dell’Università di Cambridge, spiega che il RISCHIO di gravi danni a causa del vaccino, per le persone di età compresa tra 20 e 29 anni, nel Regno Unito, è di circa 1,1 su 100.000, mentre il RISCHIO di essere ricoverati in terapia intensiva a causa del Covid-19, varia da 0,8 a circa 6,9 su 100.000, a seconda del RISCHIO di esposizione al virus. Evidenzia che la vaccinazione dei giovani fornisce, anche, protezione ad altre persone. In questa sorta di curva di scorrimento graduale dell’equilibrio rischio-beneficio, non c’è un punto improvviso in cui il vaccino diventa sicuro o pericoloso.Insomma, man mano che aumentano i dati a disposizione della comunità scientifica, le indicazioni cambiano. Non occorre fare allarmismi, ma prendere atto dei dati e ricordare quanto detto all’inizio di questo comunicato.Primo Mastrantoni, segretario Aduc

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Vaccino AstraZeneca, ecco le nuove raccomandazioni del Cts

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 giugno 2021

Il vaccino di AstraZeneca è raccomandato per coloro che abbiano età uguale o superiore a 60 anni, per la fascia sotto i 60 anni c’è invece la raccomandazione per i vaccini a mRna. È quanto concluso dal Cts e comunicato nel corso dell’attesa conferenza stampa di aggiornamento sulla campagna vaccinale. «In questo contesto epidemiologico mutato il Cts in dialogo stretto con Aifa e le altre istituzioni sanitarie del paese, ha ritenuto opportuno rivalutare le indicazioni all’uso del vaccino AstraZeneca perché’ essendo mutato lo scenario il rapporto tra benefici e potenziali rischi legati a trombosi rare cambia in funzione dell’età ma anche del mutato scenario», ha dichiarato il coordinatore del Cts Franco Locatelli. Per quanto concerne le seconde dosi, «si è deciso di dare una raccomandazione per impiegare una stessa dose dello stesso vaccino per over 60, mentre per gli under 60 pur in assenza di segnali di allerta preoccupanti, la raccomandazione è per la vaccinazione eterologa», ha spiegato Locatelli.Sul tema è intervenuta anche l’autorità europea del farmaco. Il Comitato di farmacovigilanza Prac dell’agenzia europea del farmaco Ema ha deciso che la sindrome da aumentata permeabilità capillare deve essere «aggiunta alle ‘Informazioni sul prodotto’ come nuovo effetto indesiderato del vaccino anti-Covid di AstraZeneca, Vaxzevria, insieme a un’avvertenza per sensibilizzare gli operatori sanitari e i pazienti su questo rischio». E’ quanto comunica l’Ema, sulla base delle conclusioni raggiunte dagli esperti dell’ente Ue nel meeting che si è tenuto dal 7 al 10 giugno. Il Prac ha effettuato una revisione approfondita di 6 casi di sindrome da aumentata permeabilità capillare in persone che avevano ricevuto Vaxzevria. La maggior parte dei casi si è verificata nelle donne ed entro 4 giorni dalla vaccinazione. Tre delle persone colpite avevano una storia di sindrome da aumentata permeabilità capillare e uno di loro successivamente è deceduto. Al 27 maggio 2021, nell’Ue/Spazio economico europeo e nel Regno Unito sono state somministrate più di 78 milioni di dosi di vaccino AstraZeneca. Le persone vaccinate con questo prodotto scudo, avverte l’Ema, «devono cercare assistenza medica immediata se manifestano un rapido gonfiore delle braccia e delle gambe, o un improvviso aumento di peso, nei giorni successivi alla vaccinazione. Questi sintomi sono spesso associati alla sensazione di svenimento».Critiche nei confronti della gestione del caso AstraZeneca arrivano da parte di molti presidenti di Regione, a partire dal governatore della Liguria Giovanni Toti che dopo la morte di Camilla Canepaca, la 18enne colpita da trombosi dopo il vaccino AstraZeneca, ha scritto sulla sua pagina Facebook: «La a possibilità di utilizzare AstraZeneca per tutti su base volontaria non è un’invenzione delle Regioni o di qualche dottor Stranamore: è un suggerimento che arriva dai massimi organi tecnico-scientifici per aumentare il volume di vaccinazioni, e quindi evitare più morti». Nel post si legge: «Ora da Roma si esprimano senza ambiguità -ha proseguito Toti-: ritengono che aumentare le vaccinazioni, e dunque usare anche AstraZeneca di cui abbiamo milioni di dosi, sia necessario per salvare vite umane? E allora si assumano la responsabilità di dirlo chiaramente, senza mettere sotto accusa chi segue le indicazioni in tal senso». Altrettando critico anche il governatore della Campania Vincenzo De Luca che ha dichiarato: «L’Italia è l’unico paese al mondo in cui gestione del piano anti Covid non è affidato direttamente al ministero della Salute ma a una struttura commissariale. Si è scelta la strada di una separazione dal ministero: questo modello organizzativo si sta rivelando contraddittorio e improduttivo». In via precauzionale, molte regioni tra cui Campania, Sicilia, Veneto, Lazio e Liguria hanno sospeso gli open day con Vaxzevria. (fonte Doctor33)

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Arriva il vaccino Curevac

Posted by fidest press agency su sabato, 22 Maggio 2021

Un nuovo vaccino contro il Coronavirus (Sars-Cov-2) è in arrivo a giugno, è il Curevac. Prodotto in Germania, anche grazie a un finanziamento pubblico di 300 milioni, il Curevac si aggiunge ai vaccini a mRNA di Pfizer- Biontech e Moderna e può essere conservato alle normali temperature di frigorifero per tre mesi o a temperatura ambiente per un giorno. L’azienda Curevac è in attesa della certificazione dell’EMA, l’Agenzia europea per i medicinali, che dovrebbe arrivare a giorni. Il vaccino Curevac, come quelli di Pfizer-Biontech e Moderna, non reca danno al DNA, come erroneamente propagandato. Insomma, dopo vaccinazione non ci crescerà l’undicesimo dito.La Commissione Europea ha ordinato 225 milioni di dosi di questo vaccino, con una opzione per altri 180 milioni. L’azienda Curevac da decenni sperimenta preparati terapeutici a mRNA. L’idea di partenza era quella di trovare cure per il cancro e altre malattie. In conclusione, con i farmaci a mRNA si sono aperti nuovi campi di ricerca per la cure di varie patologie, con una tecnologia a adattabile alle diverse situazioni, compreso i mutanti del Coronavirus. Primo Mastrantoni, segretario Aduc

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Vaccino. Andreoni: chi ha avuto dose puo’ infettarsi e non manifestarlo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 Maggio 2021

ROMA – “La persona vaccinata contro il Covid puo’ certamente infettarsi e non manifestarlo. Ci sono gia’ dati che dimostrano la vaccinazione in realta’ non impedisce l’infezione, riduce di molto la possibilita’. Quindi la persona si puo’ infettare ma quello che abbiamo visto e’ che le malattie sono eccezionali e rare, quindi il piu’ delle volte si infetta in maniera del tutto asintomatica. In questi casi la malattia decorre in maniera non grave. Abbiamo avuto, ad esempio, due persone ricoverate nonostante fossero vaccinate, con una manifestazione che richiedeva il ricovero. Una di loro, 85 anni, se non fosse stato vaccinato sarebbe andato incontro al decesso e invece e’ guarito”. Cosi’, ai microfoni dell’agenzia Dire, Massimo Andreoni, direttore scientifico della Societa’ italiana malattie infettive (Simit) e professore ordinario di Malattie infettive della facolta’ di Medicina e Chirurgia dell’universita’ di Roma Tor Vergata.Ci si infetta da vaccinato ma si puo’ anche essere contagiosi? “Questo non si sa -risponde Andreoni -probabilmente si’ ma per periodi di tempo meno prolungati rispetto ai soggetti non vaccinati e si e’ anche meno contagiosi, perche’ la risposta anticorpale generata grazie al vaccino e’ in grado di ridurre sia i tempi di eliminazione che la carica virale. Quindi le persone normalmente hanno un carica virale ridotta rispetto ai non vaccinati”.”Non possiamo escludere in maniera assoluta-precisa l’esperto -che la possibilita’ di contagiare possa sussistere, ad esempio, all’interno di un autobus. Riteniamo sia comunque un evento non frequente ma, ripeto, non si puo’ escludere”. “Il soggetto infetto che sia a conoscenza della propria positivita’ nonostante sia vaccinato -conclude Andreoni -deve essere ugualmente sottoposto a quarantena, esattamente come un soggetto non vaccinato. Quindi il vaccino non elimina le regole precedenti, perche’ i soggetti positivi al tampone devono essere considerati come persone potenzialmente contagiose”. (fonte Agenzia Dire)

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Covid, aggiornate le linee guida Oms sul vaccino Astrazeneca

Posted by fidest press agency su martedì, 4 Maggio 2021

“Una sindrome molto rara con trombosi associate a una bassa conta piastrinica (trombosi con sindrome da trombocitopenia, Tts) è stata segnalata da 4 a 20 giorni dopo la vaccinazione” con il vaccino anti-Covid di AstraZeneca. “Una relazione causale tra il prodotto e la Tts è considerata plausibile, sebbene il meccanismo biologico di questa sindrome sia ancora in fase di studio”. Lo evidenzia il gruppo strategico di esperti (Sage) per le vaccinazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), in un aggiornamento delle linee guida sul vaccino dell’azienda anglo-svedese, redatto alla luce dei casi di Tts segnalati dopo la somministrazione.Intanto uno studio dell’università di Oxford e dell’Office for National Statistics britannico, condotto analizzando i risultati dei test Covid su oltre 350mila persone nel Regno Unito tra dicembre e aprile evidenzia come una dose di vaccino anti-Covid di Oxford/Astrazeneca o di Pfizer/Biontech riduce il rischio di infezione di quasi due terzi, e protegge le persone anziane e più vulnerabili così come quelle più giovani e sane. Si tratta del “primo studio – si legge sul Guardian – a valutare l’impatto” della prima dose “sulle nuove infezioni” da coronavirus Sars-CoV-2 “e le risposte immunitarie in un ampio gruppo di adulti nella popolazione generale. Riducendo i tassi di infezione, i vaccini non solo prevengono ricoveri e decessi, ma aiutano a spezzare le catene di trasmissione e quindi a ridurre il rischio di una recrudescenza dannosa della malattia a seguito della riapertura” in corso anche in Uk.I ricercatori hanno osservato che, a 21 giorni dalla prima somministrazione, le nuove infezioni Covid sono diminuite del 65%. I vaccini si sono dimostrati più efficaci contro le infezioni sintomatiche (-72%) rispetto a quelle asintomatiche (-57%). Una seconda dose di vaccino Pfizer, per il quale è possibile stimare l’effetto del richiamo essendo stato approvato e lanciato per primo rispetto a quello di Astrazeneca, ha ulteriormente potenziato la protezione, con una riduzione del 90% delle infezioni sintomatiche e del 70% di quelle asintomatiche. I risultati, diffusi in versione preprint, secondo gli autori supportano la decisione del Regno Unito di dare priorità alla somministrazione di una prima dose di vaccino alle persone anziane e più vulnerabili, ritardando i richiami. (fonte: Doctor33 abstract)

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Covid-19: Come cambiano i comportamenti dei vaccinati?

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 aprile 2021

L’indagine pianificata dalla Sapienza Università di Roma e dall’Azienda Ospedaliero-Universitaria Policlinico Umberto I ha coinvolto gli operatori delle strutture sanitarie dell’Azienda, sottoposti alla seconda dose di vaccino COVID Pfizer-BioNTech fino al 30 marzo 2021. Al personale è stato somministrato un questionario sulle misure di protezione contro SARS-CoV-2 e i soggetti che hanno volontariamente risposto, tra il 2 ed il 17 aprile 2021, sono stati 731, di età compresa tra i 24 ed i 69 anni.“Il messaggio principale che deriva dall’indagine è che la maggioranza degli intervistati non ha cambiato le proprie abitudini dopo la vaccinazione. In particolare, ben il 94% dei soggetti ha dichiarato che dopo la seconda vaccinazione contro Covid-19 non è cambiata la frequenza con la quale indossa la mascherina chirurgica o di comunità, in ambienti chiusi e con persone diverse dai familiari e conviventi. Solo il 4% ha ammesso di aver ridotto leggermente tale abitudine. Circa l’89% ha dichiarato che, dopo la seconda vaccinazione contro SARS-CoV-2, non ha cambiato la frequenza con la quale indossa la mascherina FFP2 o la doppia mascherina in ambienti chiusi e con persone diverse dai familiari e conviventi e la frequenza con la quale indossa la mascherina (chirurgica, di comunità o FFP2) all’aperto.Dopo la seconda vaccinazione contro il Covid-19, la frequenza con la quale il soggetto si lava le mani con acqua e sapone o le disinfetta con soluzione idroalcolica per almeno 20 secondi non è cambiata nel 94% degli intervistati, così come il rispetto del numero massimo di 6 persone all’interno della sua abitazione, escludendo familiari e conviventi. Infine, la frequenza con la quale il soggetto ha dichiarato di rispettare il distanziamento fisico di almeno 2 metri all’aperto non si è modificata nell’86% dei soggetti, mentre è diminuita leggermente nel 13% dei soggetti intervistati.Sono risultati importanti che dimostrano come la consapevolezza di non abbassare la guardia neanche anche dopo la vaccinazione sia ampiamente diffusa”.Questo hanno dichiarato i Coordinatori della ricerca, il professor Domenico Alvaro, Direttore del DAI di Medicina Interna e Specialità Mediche e Preside della Facoltà di Medicina e Odontoiatria e la Professoressa Stefania Basili, Direttrice della unità operativa complessa di Medicina Interna dell’Umberto I.

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