Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 312

Posts Tagged ‘vaccino’

Vaccino antinfluenzale. Lettera aperta Fidest alla Regione Lazio

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 ottobre 2020

Codesta Regione, tramite il suo presidente Zingaretti, ha “caldamente” raccomandato che soprattutto i soggetti a “rischio” (anziani nello specifico over 70nni) fossero vaccinati. Una bella intenzione ma in pratica inattuabile. Faccio l’esempio di un paziente anziano (87nne) e sappiamo che non è il solo, che quest’anno, diversamente dagli precedenti, si è rivolto al medico di base per la vaccinazione. Gli è stato risposto che il vaccino non è disponibile. Gli è stato consigliato di rivolgersi in farmacia per il suo acquisto. Cosa che ha fatto, diligentemente, ma il farmacista l’ha informato che non era fruibile e che il prodotto in loro dotazione poteva essere venduto solo nella fascia di età dai 18 ai 59 anni (con tanto di cartello esposto in vetrina). Ritorna dal medico di base e questi gli dice che dalla Asl l’hanno informato che il vaccino è esaurito e non è prevista la consegna di altre dosi. E allora? Abbiamo fatto un breve giro tra le farmacie e alcuni medici di base ma la musica non è cambiata. In regione ci dicono che è stato distribuito lo stesso quantitativo dello scorso anno. È logico tutto questo? Ora alla beffa si aggiunge lo scorno. Abbiamo provato a chiedere delucidazioni alle Asl, agli ospedali, a varie associazioni e alle cliniche private ma si son guardati bene dal risponderci. Temo che anche questo invio in Regione Lazio faccia la stessa fine, e in proposito, purtroppo, non mancano i precedenti. Poi si dice… (Riccardo Alfonso)

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Microbioma e vaccino antinfluenzale

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 ottobre 2020

Un recente studio pubblicato su Immunity evidenzia ad esempio il possibile impatto del microbiota intestinale, cioè dall’insieme di batteri, miceti e virus che colonizzano il nostro intestino, sull’efficacia della risposta al vaccino antinfluenzale. La Professoressa Patrizia Brigidi, Docente di Biotecnologia delle Fermentazioni presso il Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie di Bologna, commenta: “Lo studio sembra dimostrare che in assenza di microbiota intestinale – quindi in modelli di topi sterili – o in situazioni di microbiota alterato, per esempio da una terapia antibiotica, la risposta al vaccino antinfluenzale risulta compromessa.Lo studio suggerisce anche che la risposta anticorpale al vaccino dipenda dal TLR5, uno dei recettori eucariotici di membrana che riconosce la flagellina, il principale costituente dei flagelli batterici, la cui concentrazione è fortemente ridotta se il microbiota è assente o alterato.” Non solo: un microbiota alterato può avere un ruolo importante nell’insorgenza e nella progressione di una serie di patologie dismetaboliche quali obesità, diabete, disturbi cardiovascolari, ma anche in patologie neurodegenerative associate all’invecchiamento in salute, e a diverse malattie autoimmuni, che sono purtroppo in forte crescita, soprattutto nei Paesi industrializzati.

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Accordo per fornire 200 milioni di dosi del candidato vaccino anti-COVID-19 di Janssen

Posted by fidest press agency su domenica, 11 ottobre 2020

New Brunswick, N.J.– Johnson & Johnson ha annunciato che la Commissione Europea (CE), per conto dei Paesi membri dell’Unione Europea (UE), ha approvato un contratto preliminare di acquisto secondo cui Janssen fornirà 200 milioni di dosi del suo candidato vaccino contro il COVID-19 ai Paesi membri dell’UE a seguito dell’approvazione o autorizzazione da parte delle autorità regolatorie. I Paesi membri dell’UE avranno anche l’opzione di acquistare fino a 200 milioni di dosi supplementari.Questo accordo segue la conclusione dei colloqui esplorativi avviati con la CE. L’azienda ha un dialogo in corso con diversi interlocutori, tra cui governi nazionali e organizzazioni mondiali, per rendere il candidato vaccino accessibile a livello globale, una volta che ne sia stata dimostrata l’efficacia, la sicurezza e che sia stato approvato dalle autorità regolatorie.Separatamente dall’accordo con la CE, nel quadro più ampio dell’impegno dell’azienda nel contrastare la pandemia di COVID-19, Johnson & Johnson ha annunciato che prevede di destinare fino a 500 milioni di dosi del vaccino per assicurare l’accesso ai Paesi a più basso reddito; le consegne inizieranno a metà del prossimo anno dopo l’approvazione o autorizzazione degli organi competenti. Consapevoli dello straordinario fabbisogno globale di vaccini anti-COVID-19, lavoriamo senza sosta per accrescere ancor più il numero di dosi disponibili. Johnson & Johnson sta sviluppando e testando il candidato vaccino di Janssen contro il COVID-19 in conformità a rigorosi standard etici e a solidi principi scientifici. L’azienda sta valutando un regime a dose singola nel suo trial registrativo di fase 3 su larga scala, esteso a diversi Paesi, iniziato in settembre (ENSEMBLE).[i] Più avanti nel corso di quest’anno si prevede l’inizio di un secondo studio di fase 3 con un regime a due dosi. Johnson & Johnson è impegnata a garantire la trasparenza e a condividere delle informazioni relative allo studio ENSEMBLE di Fase 3.1 Il vaccino sperimentale di Janssen contro il COVID-19 utilizza la tecnologia AdVac®. La stessa tecnologia è stata usata per sviluppare il regime vaccinale di Janssen contro l’Ebola approvato dalla CE, ed è alla base dei suoi candidati vaccini per i virus HIV, RSV e Zika.[ii] Ad oggi, più di 100.000 persone sono state vaccinate utilizzando la piattaforma AdVac® di Janssen.[iii] Sulla base delle conoscenze sulla stabilità dei nostri vaccini, prevediamo che il nostro candidato vaccino sia compatibile con i canali di distribuzione standard senza la necessità di nuove infrastrutture distributive.

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Distribuzione vaccini Covid-19

Posted by fidest press agency su martedì, 6 ottobre 2020

Il Gruppo Deutsche Post DHL in collaborazione con McKinsey & Company in qualità di partner analitico, ha realizzato uno studio per indicare una strategia di distribuzione stabile ed efficace di materiali sanitari durante l’attuale emergenza COVID-19. Il focus del rapporto è la distribuzione dei primi vaccini contro il COVID-19 che – appena pronti – dovranno essere distribuiti in tutto il mondo. DHL Global Forwarding mette in luce i risultati di un’analisi strategica per gli attori dell’industria logistica mondiale, chiamati ad istituire una supply chain in grado di distribuire oltre dieci miliardi di dosi in tutto il mondo.Tra i dati presenti nello studio è riportata anche la sfida principale a cui dovrà far fronte il settore logistico: la temperatura, perché molto probabilmente alcuni vaccini dovranno essere sottoposti a rigorosi standard che potranno raggiungere temperature fino a -80° per far sì che la loro integrità sia preservata durante il trasporto e l’immagazzinamento. Questa è sicuramente una nuova sfida per la supply chain del settore farmaceutico che solitamente prevede il trasporto di vaccini a temperature che vanno dai 2 agli 8°C. Per garantire una copertura globale dei vaccini COVID-19, saranno necessarie fino a 200.000 spedizioni di pallet, 15 milioni di consegne in contenitori a temperatura controllata e oltre 15.000 voli.

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Vaccino per Covid-19 nei bambini: si discute sui criteri dell’obbligatorietà

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 ottobre 2020

Secondo un’opinione pubblicata su Jama Pediatrics, la decisione sul rendere obbligatoria o meno la vaccinazione contro il coronavirus nei bambini dovrebbe essere presa basandosi su nove criteri standard, a cui dare diversa priorità in base alle nuove scoperte sulla malattia. «Questi criteri possono essere suddivisi in tre categorie, come correlati al vaccino, alla malattia e alla praticabilità» spiega Douglas Opel, della University of Washington School of Medicine, Seattle, primo autore del documento.I criteri relativi al vaccino sono quattro, cioè che il medicinale sia sicuro e che abbia un livello accettabile di effetti avversi, che sia efficace, che abbia un rapporto costo/beneficio simile a quello degli altri vaccini, che abbia qualche relazione con l’aumento della sicurezza nell’ambiente scolastico. Ci sono poi due criteri correlati alla malattia, ovvero il vaccino deve prevenire malattie con significativa morbilità e mortalità in almeno alcuni sottogruppi della popolazione, e deve ridurre il rischio di trasmissione da persona a persona, e altri tre criteri legati alla praticabilità, cioè che sia accettabile per la comunità medica e il pubblico, che gli oneri amministrativi della somministrazione e del monitoraggio del vaccino siano ragionevoli, e che l’onere dell’aderenza sia ragionevole. Il criterio a cui in assoluto bisognerà dare la priorità sarà chiaramente la prova che il vaccino sia sicuro per i bambini. Tra gli altri criteri, al momento attuale quelli prevalenti sembrano essere il peso della malattia che è sostanziale in almeno un sottogruppo della popolazione, e la riduzione del rischio di trasmissione di malattie. Quest’ultimo criterio, tuttavia, si basa sulla comprensione del ruolo dei bambini nella trasmissione di Sars-CoV-2, che è attualmente ancora da valutare. Come criterio successivo al momento gli autori considererebbero la protezione per il bambino da Covid-19 e il fatto che il vaccino non dovrebbe essere gravoso per il bambino o per il genitore o tutore. Se a un certo punto gli studi evidenziassero per esempio che la probabilità e l’entità del danno da Covid-19 sono maggiori nei bambini rispetto a quanto si pensa ora, sarebbe giustificato dare la priorità al criterio dell’efficacia del vaccino nel mitigare tali danni rispetto alla trasmissione della malattia e al carico di aderenza, e così via a seconda di quello le nuove prove mostreranno. (fonte Doctor33)

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Sempre più preoccupante la mancanza di vaccino antinfluenzale nelle farmacie

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 ottobre 2020

“E’ fondamentale vaccinare contro l’influenza le categorie a rischio, ma è anche importantissimo immunizzare la cosiddetta popolazione attiva: le persone che lavorano, che si spostano sui mezzi pubblici e che spesso sono a contatto con il pubblico, a cominciare dai lavoratori del commercio. Insomma tutti i cittadini che costruiscono il PIL del nostro paese”. Andrea Mandelli, presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti, intervistato oggi dal Tg Studio aperto, ha rilanciato l’allarme sulla situazione che vede le farmacie sprovviste delle dosi di vaccino necessarie a provvedere alle richieste delle persone che non rientrano nell’obiettivo della campagna nazionale, in un momento in cui tutta la comunità scientifica raccomanda di generalizzare il più possibile la copertura antinfluenzale. “Le dosi messe a disposizione delle Regioni, circa 250mila, sono insufficienti: ne occorrerebbero almeno un milione in più. Le aziende produttrici hanno scritto alla Federazione dicendo di non poter soddisfare eventuali ordini” ha proseguito Andrea Mandelli ”e nel frattempo le richieste dei cittadini nelle farmacie stanno diventando sempre più pressanti. A questo punto o le Regioni accettano di destinare al territorio un numero adeguato di dosi, che poi lo Stato provvederà a reintegrare, oppure si deve cercare di reperire sul mercato estero dosi da importare. Non vedo in questo momento altre soluzioni al problema”. Un problema che, se non risolto, oltre a complicare il contrasto della pandemia, rischia di generare allarme sociale, come avvenuto nel caso delle mascherine.Ufficio Stampa FOFI.

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Il vaccino arriva dalle banche centrali?

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 settembre 2020

A cura di Andrea Delitala, Head of Euro Multi Asset di Pictet Asset Management. Abbiamo analizzato con il Professor Massimo Galli le possibili evoluzioni della pandemia di COVID-19. Anche sulla base di quanto condiviso dal Professore, abbiamo poi delineato lo scenario macroeconomico e di mercato, in un contesto in cui economia e mercati sembrano seguire percorsi per molti versi separati.
Saranno probabilmente sorpresi al Fondo Monetario Internazionale nel constatare la rapidità della ripresa economica dopo lo shock provocato lo scorso inverno dalla pandemia di COVID-19. Se già all’epoca della pubblicazione del World Economic Outlook di giugno le previsioni dell’organizzazione internazionale erano sembrate alquanto pessimistiche (quasi -5% del PIL globale nel 20201), oggi, dopo un’estate di dati macroeconomici migliori delle attese, lo scenario delineato dall’IMF pare fortunatamente scongiurato, almeno per il momento. A titolo di esempio per un raffronto, le stime di Pictet AM, recentemente riviste al rialzo, predicono una contrazione del PIL globale pari circa al -4% per quest’anno, seguito da un deciso rimbalzo nel 2021 (oltre +6%). Sembra concretizzarsi, dunque, almeno nelle previsioni, lo scenario di recupero a “V” tanto agognato, dove il punto di minimo di tale “V” pare anche meno profondo di quanto inizialmente ipotizzato.Si tratta di uno scenario che premia soprattutto i Paesi emergenti, in particolare quelli asiatici, favoriti sia da una migliore gestione dell’emergenza sanitaria (se si eccettua l’India, ripiombata nel caos di recente) che da una minore dipendenza delle loro economie dal settore dei servizi, il più colpito dalla crisi: il terziario rappresenta, difatti, solamente il 50% del PIL di questi Paesi, contro il 70% per i Paesi sviluppati.
Al contrario, nel settore manifatturiero la ripresa dell’attività è stata decisamente più rapida, superando anche le più rosee aspettative: a livello globale, i PMI hanno impiegato solamente 5 mesi per tornare in territorio di espansione (oltre la soglia del 50), un percorso che nel corso dell’ultima grande crisi del 2008-2009 era stato compiuto in ben 13 mesi. Non dovrebbe sorprendere, quindi, che la Cina, la principale potenza manifatturiera al mondo, è al momento l’unico Paese tornato ai livelli del PIL di fine 2019, chiaramente complice anche il fatto che sia stato il primo ad entrare in stato di emergenza e poi ad uscirne efficacemente.
Il miglioramento del contesto economico non permette, tuttavia, di abbassare la guardia. Il rischio di una seconda ondata di contagi da COVID-19 permane ed è quanto mai concreto. Il numero dei casi è in risalita nelle ultime settimane e le terapie intensive stanno tornando ad affollarsi in modo preoccupante, imponendo alle autorità di restare vigili ed equilibrate nel bilanciare gli aspetti economici della pandemia con quelli sociali e sanitari.
Come il Remdesivir si è rivelato un farmaco sinora tra i più efficaci nella cura degli effetti del COVID-19, la liquidità immessa nel sistema economico-finanziario dalle banche centrali di tutto il mondo, combinata con un mix di misure fiscali di supporto da parte dei governi, ha da un lato protetto l’economia reale ma soprattutto sostenuto le attività finanziarie: è infatti noto che la liquidità in eccesso (ovvero quella non assorbita dell’attività economica) alimenti le valutazioni azionarie ed obbligazionarie. A tal proposito, va però rilevato che il picco dell’iniezione di liquidità sembra alle spalle, soprattutto a causa del rallentamento nelle manovre espansive di Fed e PBoC che, come si fa con un paziente che mostra segnali di ripresa, stanno iniziando a ridurre la quantità di cure somministrate. Ma le stesse banche centrali hanno messo a punto un vero ricostituente per i mercati finanziari: la garanzia di un atteggiamento persistentemente accomodante. Nello scenario economico delineato, in netto miglioramento, ma pur sempre estremamente incerto e comunque recessivo, la corsa sfrenata dei mercati azionari dai minimi di metà marzo sembra confermare l’efficacia delle cure somministrate da banche centrali e governi. In effetti, la riduzione dei tassi reali fino a -1% (-0,5% da giugno) sui TIPS decennali USA è dovuta ad un rialzo delle aspettative di inflazione (di break-even) a parità di rendimenti a scadenza nominali. Ciò ha trainato tutte le valutazioni finanziarie consentendo la continua espansione dei multipli (rapporto prezzo/utili) nonostante un leggero aumento dei premi di rischio
D’altro canto, sul Nasdaq le valutazioni avevano raggiunto valori anomali. Nonostante le revisioni degli utili per le aziende dell’indice fossero tornare a salire ormai da mesi (in modo più deciso rispetto al resto del mercato USA e anticipando le borse europee), gonfiando il denominatore del rapporto prezzi/utili del settore tecnologico, questo era stato spinto su livelli stellari dalla corsa dei listini. Da questo punto di vista, la recente correzione, circoscritta per gran parte al tech, può essere intesa come una pausa di riflessione con cui si è voluto eliminare un eccesso. Risulta più difficile immaginare che si tratti dell’inizio di un bear market, almeno fino a quando i tassi reali resteranno in territorio abbondantemente negativo, trascinati al di sotto del -1% dalla risalita delle aspettative di inflazione. Da qui in avanti, nonostante la svolta attuata dalla Fed abbia rimosso degli importanti freni, è probabile che tali aspettative non si discosteranno ulteriormente in modo significativo dal livello dell’inflazione attuale (inferiore all’1%). Se, come sembra, le banche centrali non muoveranno i tassi nominali, quelli reali rimarranno quindi più stabili, fungendo da supporto ma non più da propulsori del rally azionario: saranno necessarie anche altre leve, sanitarie e/o economiche, affinché possa proseguire la sua corsa. (abstract, Testo integrale:
https://www.am.pictet/it/italy/articoli/2020/analisi-dei-mercati-e-asset-allocation/09/il-vaccino-arriva-dalle-banche-centrali)

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Vaccino antinfluenzale in gravidanza, nessuna associazione con autismo del nascituro

Posted by fidest press agency su domenica, 20 settembre 2020

Uno studio condotto dai ricercatori del Karolinska Institutet in Svezia mostra che non c’è associazione tra la vaccinazione contro l’influenza H1N1 durante la gravidanza e il rischio di disordini dello spettro autistico (Asd) dei bambini. «I nostri risultati nulli sono importanti poiché alcune persone sospettano che le vaccinazioni possano causare l’autismo e il movimento anti-vaccino sembra essere in crescita nel mondo occidentale» ha spiegato l’autore principale Jonas Ludvigsson. «La vaccinazione H1N1 è stata precedentemente collegata a un rischio aumentato di narcolessia nei giovani, ma vaccinare le donne in gravidanza non sembra influenzare il rischio di disordine dello spettro autistico nella prole» aggiunge.Anche se di recente due studi non sono stati in grado di escludere l’associazione tra la vaccinazione contro l’influenza stagionale o l’influenza H1N1 in gravidanza con l’Asd dei nascituri, i risultati di questo nuovo studio suggeriscono che quest’associazione non esiste. Si è trattato in particolare di uno studio di coorte, pubblicato su Annals of Internal Medicine, per il quale sono stati utilizzati registri nazionali e che ha incluso i bambini nati vivi tra ottobre 2009 e settembre 2010. Un totale di 39.726 bambini esposti alla vaccinazione H1N1 nel periodo prenatale (13.845 nel primo trimestre) e 29.293 non esposti sono stati seguiti fino alla fine del 2016. I ricercatori non hanno riscontrato un’associazione tra l’esposizione alla vaccinazione contro l’influenza suina né con l’Asd né con il disturbo autistico (AS; l’outcome secondario) nei bambini. È stato infatti osservato che, durante un follow-up medio di 6,7 anni, i casi di Asd e di Ad erano pressoché gli stessi tra i gruppi: 394 (1,0%) dei bambini esposti al vaccino e 330 (1,1%) di quelli non esposti. L’esposizione non è stata associata alla diagnosi di Asd neanche dopo aver aggiustato per potenziali fattori confondenti. Risultati simili sono stati ottenuti prendendo in considerazione le vaccinazioni effettuate durante il primo trimestre di gravidanza. «La ricerca sulle vaccinazioni non è mai stata così importante. Prevedendo un vaccino contro Covid-19, è probabile che a milioni di donne incinte venga offerta una simile vaccinazione. Sebbene il nostro gruppo di ricerca non abbia studiato gli effetti del vaccino Covid-19, la nostra ricerca sulla vaccinazione H1N1 si aggiunge alle attuali conoscenze su vaccini, gravidanza e malattie della prole in generale» ha affermato Ludvigsson.
(fonte: doctor33)

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Sperimentazione sull’uomo del vaccino italiano contro il Covid-19

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 agosto 2020

È iniziata stamattina, presso l’Istituto Nazionale malattie Infettive (INMI) “Lazzaro Spallanzani” di Roma, la sperimentazione sull’uomo di GRAd-COV2, il candidato vaccino italiano contro SARS-CoV-2 il virus che causa COVID-19, realizzato, prodotto e brevettato dalla società biotecnologica italiana ReiThera. Il primo volontario, scelto tra le migliaia che si sono offerti con grande generosità allo Spallanzani, ha ricevuto tramite iniezione intramuscolare la dose di vaccino ed iniziato l’iter che lo porterà nei prossimi mesi a sottoporsi a una serie di ravvicinati controlli periodici che serviranno ai ricercatori per verificare la sicurezza e la tollerabilità del vaccino, nonché eventuali effetti collaterali. La sperimentazione, messa a punto da un team di ricercatori e clinici dello Spallanzani in collaborazione con ReiThera, sarà effettuata su novanta volontari suddivisi in due gruppi per età: 45 tra i 18 e i 55 anni, altrettanti di età superiore ai 65 anni. Ciascun gruppo sarà suddiviso in tre sottogruppi da 15 persone, a ciascuna delle quali verrà somministrato un diverso dosaggio del preparato vaccinale. Una parte della sperimentazione sarà effettuata presso il Centro Ricerche Cliniche – Policlinico G.B. Rossi di Verona, e successivamente anche negli ospedali di Piacenza e Cremona. Se i primi risultati della fase 1 saranno positivi, entro la fine dell’anno potranno prendere il via le fasi 2 e 3, che saranno condotte su un numero maggiore di volontari anche in paesi dove la circolazione del virus è più attiva.Quella di oggi è una tappa importante di un percorso iniziato nello scorso marzo, grazie all’impegno del Ministero della Ricerca Scientifica e della Regione Lazio che, d’intesa con il Ministero della Salute, hanno deciso di finanziare il progetto, individuando nell’INMI “Lazzaro Spallanzani” di Roma e nel Consiglio Nazionale delle Ricerche i partner operativi per la realizzazione della sperimentazione.Il vaccino di ReiThera ha superato i test preclinici effettuati sia in vitro che in vivo su modelli animali, che hanno evidenziato la forte risposta immunitaria indotta dal vaccino e il buon profilo di sicurezza, ottenendo successivamente l’approvazione della fase 1 della sperimentazione sull’uomo da parte dell’Istituto Superiore di Sanità, dell’Agenzia Italiana del Farmaco e del Comitato Etico Nazionale per l’Emergenza COVID-19.Il vaccino GRAd-COV2 utilizza la tecnologia del “vettore adenovirale non-replicativo”, ovvero incapace di produrre infezione nell’uomo. Il vettore virale agisce come un minuscolo “cavallo di Troia”, che induce transitoriamente l’espressione della proteina spike (S) nelle cellule umane. Questa proteina è la “chiave” attraverso la quale il coronavirus, legandosi ai recettori ACE2 presenti all’esterno delle cellule polmonari, riesce a penetrare ed a replicarsi all’interno dell’organismo umano. La presenza della proteina estranea innesca la risposta del sistema immunitario contro il virus.ReiThera Srl, società con sede a Castel Romano, ideatrice del vaccino, è stata costituita nel 2014 da un gruppo di ricercatori italiani che avevano ideato l’utilizzo dell’adenovirus dello scimpanzé come “navicella” su cui innestare il materiale genetico necessario per realizzare vaccini contro malattie infettive come Epatite C, malaria, virus respiratorio sinciziale, ed Ebola. Sulla base di questa esperienza, ReiThera ha recentemente sviluppato il nuovo vettore virale, GRAd32, isolando un adenovirus di gorilla che negli studi preclinici ha indotto una forte risposta immunitaria, sia umorale che cellulare, contro le proteine veicolate, dimostrando inoltre un buon profilo di sicurezza.Attraverso tecniche sofisticate questo virus, assolutamente innocuo per l’uomo, è stato modificato per azzerarne la capacità di replicazione; successivamente è stato inserito al suo interno il gene della proteina S del SARS-CoV-2, il principale bersaglio degli anticorpi prodotti dall’uomo quando il coronavirus penetra nell’organismo. Una volta iniettato nelle persone, questo virus modificato, o meglio la proteina S che trasporta, provocherà la risposta del sistema immunitario dell’organismo, ovvero la produzione di anticorpi in grado di proteggere dal virus SARS-CoV-2. Altri vaccini basati su vettori adenovirali ricavati dai primati sono già stati valutati in trial clinici di fase 1 e 2 per candidati vaccini di altre malattie infettive, dimostrando di essere sicuri e di generare risposte immunitarie consistenti anche con una singola dose di vaccino.

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Covid-19: una start-up italiana a servizio della Casa Bianca per accelerare la ricerca sul vaccino

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 agosto 2020

Si chiama Record ed è un sistema di Natural Language Processing in grado di abbattere il tempo necessario a trovare le informazioni sul Covid-19 per le migliaia di ricercatori che in questo momento se ne stanno occupando nel mondo. Meno tempo per trovare risposte, più tempo per avvicinarsi alle soluzioni, in particolare il vaccino.A metterlo a punto sono stati Indigo.ai – la startup italiana specializzata nella progettazione e costruzione di assistenti virtuali, tecnologie di linguaggio ed esperienze conversazionali – e il Centro Medico Santagostino – rete di poliambulatori specialistici completi, la prima in Italia a sperimentare un modello di sanità che concilia qualità elevata e tariffe accessibili.Lo spunto è arrivato dal bando “CORD-19 – COVID-19 Open Research Dataset Challenge” indetto dall’Allen Institute for AI in partnership con Chan Zuckerberg Initiative, Georgetown University’s Center for Security and Emerging Technology, Microsoft Research, IBM, National Library of Medicine – National Institutes of Health e in coordinamento con l’ufficio di Politiche di Scienza e Tecnologia della Casa Bianca al fine di sostenere la ricerca intorno al Coronavirus e aiutare a trovare un vaccino il prima possibile. La richiesta è la creazione di sistemi di data mining che aiutino gli studiosi ad aggiornarsi in tempi rapidi sui temi specifici di interesse, senza dover leggere centinaia di pagine ogni giorno, all’interno degli oltre 195mila articoli scientifici sul COVID-19, SARS-CoV-2, e gli altri tipi di Coronavirus. Un dataset in continuo aggiornamento perché si tratta di un tema nuovo, su cui quotidianamente si producono articoli, analisi, studi.Record è nato da una sinergia fruttuosa, in cui Indigo.ai ha sviluppato la tecnologia di intelligenza artificiale e il Centro Medico Santagostino ha supportato la parte di apprendimento dell’A.I. mettendo a disposizione un team di esperti, per verificare che le informazioni scientifiche individuate dall’A.I. fossero effettivamente corrette. Ad oggi, RECORD è in grado di trovare le informazioni pertinenti alle richieste dei ricercatori nell’80% dei casi.Il motore di ricerca Record funziona in tre fasi: una volta ricevuta una domanda, attraverso alcune parole chiave specifiche, il sistema filtra i documenti che con ogni probabilità contengono la risposta; poi viene selezionato il sottoinsieme del documento con un contenuto semantico molto simile alla domanda posta, e infine attraverso un modello di question answering viene fornita una risposta per ciascuno dei documenti selezionati, insieme ad ulteriori informazioni come il titolo, gli autori, le citazioni e il giornale di pubblicazione con relativo impatto scientifico, per aiutare gli utenti a valutare la rilevanza del documento e l’attendibilità della risposta. Una ricerca eseguita attraverso una vettorializzazione di tutti i paragrafi, utilizzando il modello di sentence embedding basato su Bert: una scrematura continua che porta alle risposte più precise possibili.Un metodo testato: sulle domande specifiche poste dagli esperti del Centro Medico Santagostino le risposte positive sono arrivate al 63%, sui quesiti estratti dalla challenge della Casa Bianca il tasso di risposte esatte si attesta intorno all’80%.
RECORD, inoltre, è un modello di NLP replicabile, ovvero declinabile in altri contesti: riconvertibile per necessità aziendali o rimodulabile in caso di nuove emergenze – in quanto si tratta di un sistema capace di fornire a qualunque quesito le risposte specifiche contenute nei documenti catalogati come pertinenti per l’oggetto in questione. Un approccio completamente rivoluzionario, perché se fino a oggi questo tipo di ricerca richiedeva la supervisione umana, nel modello di Indigo.ai tutto passa attraverso l’intelligenza artificiale.

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Vaccino russo: Perché l’ostracismo?

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 agosto 2020

Riportiamo un interessante articolo del giornalista Agostino Spataro  pubblicato sul suo blog http://montefamoso.blogspot.com/2020/08/vaccino-russo-perche-lostracismo.html. Pensiamo che possa costituire un utile contributo informativo ai nostri lettori: di Agostino Spataro. “Spiace rilevare che alcuni settori della cd. “comunità scientifica”, che tanto affiatata ( e produttiva) non sembra giacché sull’emergenza Covid 19 non é riuscita a mettersi d’accordo sull’analisi e sul da farsi, così come taluni organi stampa, abbiano ignorato e/o messo in dubbio la serietà, l’affidabilità dell’annuncio del presidente della Federazione russa dell’avvenuta registrazione del primo vaccino denominato “Sputnik V”.Ora, una cosa è la necessaria prudenza – con cui pare si stia procedendo- ben altra cosa sono lo svilimento fazioso, pregiudiziale, l’ostracismo. Quasi fossero rimasti dispiaciuti di tale annuncio.
Forse perché si teme che tale “primazia” potrebbe nuocere agli enormi interessi delle grandi case farmaceutiche dominatrici del mercato del farmaco.E’ bene ricordare che siamo davanti a una pericolosa pandemia che – a circa 8 mesi dal suo manifestarsi, in Italia e in Europa – non si riesce a fermare, a contenere, anche per irresponsabilità di diversi governi, incapaci e reazionari, che l’hanno negata o sottovalutata. Un’emergenza drammatica che se dovesse arrivare- come si teme- una seconda ondata in autunno, rischia di aggravarsi e di sfuggire a ogni controllo. L’umanità intera é di fronte a un problema di vita o di morte. Solo il vaccino può scongiurare tale, terribile dilemma. E “questi” invece di cooperare per capire e agire meglio, si esercitano a seminare dubbi.Ma si può essere così faziosi?
La gente aspetta, con ansia, il vaccino per salvarsi e sarà grata a chi glielo offrirà. E non guarderà, certo, al colore politico o all’appartenenza etnica dell’offerente. Purtroppo, siamo costretti ad assistere allo “spettacolo” di certi scienziati e commentatori, che continuano a chiacchierare nei salotti televisivi, i quali mettono in dubbio il lavoro e la competenza altrui.
In questo caso degli scienziati russi, che vantano, per altro, una buona ed antica esperienza in fatto di virus, i quali, pur con tutte le difficoltà, hanno ottenuto questo importante risultato. Come detto dallo stesso presidente Putin ci saranno altre verifiche e – se tutto dovesse andare per il giusto verso- il vaccino sarà distribuito a gennaio del 2021. Ci sono ancora sei mesi per accertare l’efficacia e la sicurezza dello Sputnik V. Vedremo! E’ ovvio che se non dovesse dare tutte le garanzie nessuno si precipiterebbe a farselo iniettare. Infine, una notazione di ordine morale e politico. Nella loro faziosità i “re-censori” nostrani dimenticano il generoso contributo, in mezzi e personale specializzato, offerto al popolo italiano (nel mesi più acuti della pandemia) dalla Russia, da Cuba, dalla Cina e – cosa ancor più rilevante- non mostrano di apprezzare il fatto che fra i primi volontari della sperimentazione del vaccino russo c’é la figlia del presidente della Federazione russa. La qualcosa è, di per se stessa, una garanzia di serietà oltre che di grande sensibilità, di coraggio che nessun altro capo di stato o magnate della finanza avrebbe/ha consentito. In queste drammatiche circostanze non si può pensare ai soldi, ai voti, ma solo e soltanto alla salvezza dei cittadini. La pandemia è una brutta bestia che dobbiamo sconfiggere. Perciò l’unica cosa da fare, la priorità politica e scientifica é quella di cooperare, con spirito solidaristico, fra scienziati, Istituti e governi, ecc, di ogni continente per debellare il male e rimettere in moto le nostre società avvilite, l’economia in caduta libera, il sistema dei servizi sociali sottoposti a durissima prova”.

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Vaccino sperimentale J&J contro il SARS-CoV-2

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 agosto 2020

Johnson & Johnson (NYSE: JNJ) ha annunciato che il suo nuovo candidato vaccino ha dimostrato di proteggere contro l’infezione da SARS-CoV-2, il virus che causa il COVID-19, in studi pre-clinici. I dati, pubblicati su Nature, rivelano che il vaccino sperimentale della Società, basato su vettori derivati da adenovirus di serotipo 26 (Ad26) ha indotto una forte risposta immunitaria come provato dagli “anticorpi neutralizzanti”, riuscendo a prevenire infezioni successive e proteggendo completamente o quasi completamente dal virus i polmoni di primati non umani (NHPs) nello studio pre-clinico.
Negli studi i ricercatori hanno prima immunizzato i primati non umani con una serie di prototipi di vaccino, per poi infettarli con il SARS-CoV-2. Gli scienziati hanno scoperto che, dei sette prototipi di vaccino testati nello studio, l’Ad26.COV2.S (indicato come Ad26-S.PP nell’articolo su Nature) induceva i livelli più elevati di anticorpi neutralizzanti contro il SARS-CoV-2. Il livello anticorpale era correlato al livello di protezione, a conferma di precedenti osservazioni, proponendosi come potenziale biomarcatore della protezione vaccinale. I sei soggetti cui era stata somministrata una singola immunizzazione con Ad26.COV2.S non avevano virus rilevabile nel tratto respiratorio inferiore dopo l’esposizione al SARS-CoV-2, e solo in uno dei sei il tampone nasale ha rilevato livelli molto bassi del virus in due momenti temporali.

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Vaccino anti-Covid, due candidati inducono forte risposta immunitaria

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 luglio 2020

Il vaccino sviluppato da Astrazeneca in collaborazione con lo Jenner Institute dell’università di Oxford, con il coinvolgimento anche dell’azienda italiana Irbm, contro Covid-19, è sicuro e produce una risposta immunitaria contro la malattia. E’ quanto emerge dai risultati delle prime fasi di sperimentazione pubblicati su ‘Lancet’. Non solo, risultati positivi arrivano anche dallo studio di fase I-II sul candidato vaccino BionTech e Pfizer. Risultati molto promettenti, dunque, anche se ancora preliminari. Secondo il trial clinico in corso su 1.077 volontari adulti sani, il vaccino ChAdOx1 “induce una consistente risposta da parte di cellule T e anticorpi”, spiegano i ricercatori, sottolineando che la risposta immunitaria “potrebbe essere anche più forte dopo una seconda dose”, secondo i risultati di uno studio clinico su un piccolo sottogruppo di partecipanti, una decina di persone. Il vaccino si basa su un virus che provoca il raffreddore comune negli scimpanzé, geneticamente modificato anche per ‘sembrare’ più simile al coronavirus trasferendo le informazioni genetiche della ‘proteina spike’, con cui il virus invade le nostre cellule. Le concentrazioni di cellule T, che coordinano il sistema immunitario e sono in grado di identificare quali cellule sono state infettate e distruggerle, hanno raggiunto il picco 14 giorni dopo la vaccinazione dei volontari sani coinvolti nello studio e i livelli di anticorpi dopo 28 giorni. Lo studio non è durato a sufficienza per capire la durata della risposta immunitaria, che però risultava ancora presente fino a 56 giorni dalla somministrazione del vaccino. Il vaccino è risultato sicuro; non ci sono stati effetti collaterali gravi, il 70% delle persone coinvolte nel trial ha sviluppato febbre e mal di testa.Questi primi risultati “sono estremamente promettenti – commenta soddisfatto Andrew Pollard, del gruppo di ricerca di Oxford – e crediamo che il tipo di risposta immunitaria possa essere protettivo” contro Sars-Cov-2. Lo studio ha mostrato che il 90% dei volontari ha sviluppato anticorpi neutralizzanti dopo una dose, solo 10 hanno ricevuto una seconda dose e l’effetto è stato lo stesso. “Stiamo ancora giocando la partita: non conosciamo il livello necessario per la protezione dal virus, ma possiamo massimizzare le risposte immunitarie con una seconda dose”.
I dati iniziali dello studio tedesco in corso, in aperto, non randomizzato, non controllato con placebo, che fa parte del programma globale sui vaccini a base di mRna contro Sars-CoV-2 – disponibili online su medRxiv e contemporaneamente sottoposti a peer review scientifica per potenziali pubblicazioni – mostrano che il candidato vaccino induce una forte risposta immunitaria contro il virus. I risultati clinici preliminari sono relativi al candidato al vaccino sperimentale più avanzato nel programma vaccinale Pfizer e BionTech BNT162: BNT162b1. I dati preliminari sono relativi a un totale di 60 adulti sani tra 18 e 55 anni arruolati nello studio. Le reazioni locali e gli eventi sistemici dopo l’iniezione del candidato vaccino a tutte le dosi sono stati transitori, generalmente da lievi a moderati, con eventi occasionali di sintomi simil-influenzali e reazioni nel sito di iniezione. Tutti gli eventi avversi si sono risolti spontaneamente e sono stati gestiti con semplici misure. Non sono stati segnalati eventi avversi gravi correlati al vaccino. “È incoraggiante che i dati su BNT162b1 della coorte di studio tedesca siano molto in linea con ciò che abbiamo visto nella coorte di studio degli Stati Uniti. I dati preliminari indicano che il nostro vaccino a base di mRNA è stato in grado di stimolare le risposte degli anticorpi e delle cellule T a livelli di dose notevolmente bassi”, ha dichiarato Özlem Türeci, Cmo e co-fondatore di BionTech.”Questi risultati provvisori dello studio tedesco, combinati con i dati iniziali dello studio americano, evidenziano il potenziale di questo approccio vaccinale e rappresentano un importante passo avanti nei nostri sforzi di sviluppo per il programma BNT162″, ha affermato Kathrin U. Jansen, Senior Vice President e Head of Vaccine Research & Development Pfizer.
«Serve ancora tempo e prudenza. Ma i primi riscontri scientifici sul vaccino dell’Università di Oxford, il cui vettore virale è fatto a Pomezia e che verrà infialato ad Anagni sono incoraggianti. L’Italia, con Germania, Francia e Olanda, è nel gruppo di testa per questa sperimentazione. Continuiamo ad investire sulla ricerca scientifica come chiave per sconfiggere il virus». Lo afferma il ministro della Salute, Roberto Speranza, dopo la pubblicazione su Lancet dei primi risultati sul vaccino messo a punto dallo Jenner Institute con la collaborazione scientifica italiana. (fonte Doctor33)

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Vaccino contro influenza necessario per evitare confusione con il Covid-19

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 giugno 2020

In attesa di un vaccino per il Covid-19, la medicina generale si prepara alla prossima campagna di vaccinazione antinfluenzale, che con molta probabilita’ potrebbe essere anticipata tra settembre e ottobre. Giocare d’anticipo, secondo gli esperti, quest’anno potrebbe essere una strategia “molto utile” per evitare uno degli effetti avuti all’inizio del Covid-19, quando molti casi sono stati confusi per forme di influenza tradizionale. “Con largo anticipo, gia’ dal mese di febbraio- dice all’agenzia Dire il presidente della Societa’ Italiana di Medicina Generale, Claudio Cricelli- abbiamo chiesto che la vaccinazione antinfluenzale quest’anno venisse estesa, possibilmente gratuitamente, ad un maggior numero possibile di persone. La nostra richiesta e’ motivata dal fatto che abbiamo fondati timori che durante il prossimo autunno/inverno si possano ripresentare focolai di Covid-19, che sicuramente si andranno a sommare all’influenza stagionale, in arrivo normalmente intorno alla meta’ di ottobre. E presentandosi i due virus con sintomi praticamente uguali, c’e’ il rischio che si possa creare la stessa confusione che probabilmente ha determinato un mancato riconoscimento dei casi di Covid tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo”. Il vaccino contro l’influenza, come indicato da una circolare del ministero della Salute, non sara’ obbligatorio ma raccomandato e gratuito per tutti i bambini dai 6 mesi ai 6 anni
e per tutti gli anziani a partire dai 60 anni d’eta’. “Noi medici non siamo ovviamente tenuti a stabilire se un vaccino debba
diventare obbligatorio- commenta Cricelli- ma abbiamo sostenuto una obbligatorieta’ morale nei confronti del personale sanitario:
riteniamo infatti che i medici debbano avere un comportamento etico, quindi vaccinarsi, perche’ sono a contatto con tante
persone e possono diffondere il virus influenzale”. Ma quest’anno si aspetta da parte dei cittadini una maggiore responsabilita’? “Assolutamente si’, credo che i cittadini abbiano raggiunto un grande senso di consapevolezza di quanto accaduto in questi mesi- risponde all’agenzia Dire il presidente della SIMG- anche perche’ c’e’ stata una maggiore informazione. Le persone hanno prima di tutto capito che l’influenza e’ una finta malattia benigna, perche’ e’ vero che la mortalita’ per influenza e’ notevolmente inferiore a quella del Covid-19, ma e’ anche vero che si porta dietro uno ‘strascico’ di 8 milioni di persone ammalate ogni anno e piu’ o meno di 20 miliardi di spesa inutile, tra assenze da lavoro, acquisto di farmaci e perdita di reddito”. Capire questo “semplice” concetto, secondo Cricelli, sarebbe sufficiente a non rendere obbligatorio il vaccino contro l’influenza. “Basterebbe parlare con i nostri concittadini, spiegare, raccontare, mostrare dati e farli riflettere- prosegue il presidente della SIMG- Ma sono convinto che oggi piu’ che mai le persone risponderanno positivamente al nostro appello”. Probabilmente anche la paura quest’anno potrebbe portare un maggior numero di persone a vaccinarsi… Ma sara’ davvero cosi’? “Una persona che quest’inverno si ammala di influenza, in un momento in cui si dovesse ripresentare il Covid-19- risponde ancora Cricelli all’agenzia Dire- porterebbe immediatamente a far scattare le misure precauzionali, poiche’ e’ molto difficile distinguere le due malattie. Allora se una persona avra’ l’influenza, quest’anno non potremmo piu’ accontentarci di dire ‘ok, aspettiamo e vediamo se e’ davvero influenza’, perche’ abbiamo capito che un ritardo nella diagnosi di Covid-19 comporta una maggiore gravita’ nella malattia. Quindi saremmo obbligati a fare un tampone ad un numero elevatissimo di persone, solo perche’ non si sono vaccinate per l’influenza”. Una malattia influenzale in autunno, dunque, potrebbe significare un caso sospetto di Covid-19, perche’ “non essendo noi in grado di distinguere le due forme virali- spiega Cricelli- dovremmo trattarle come se fossero la stessa cosa, con un’enorme sovraccarico di servizi sanitari, tanta confusione e anche molta paura”. Una persona che presentasse febbre e tosse, tiene ancora a sottolineare il presidente dei medici di medicina generale, dovrebbe “rimanere a casa in quarantena fino a quando non ha fatto il tampone. Per cui al danno si aggiungerebbe la beffa di non essersi vaccinati e di doversi poi sottoporre a delle procedure come se si fosse malati realmente di Covid-19”. La SIMG, intanto, ha chiesto di poter anticipare le vaccinazioni “almeno a settembre”, perche’ “per somministrare le stesse dosi-spiega Cricelli- impiegheremo una durata di tempo maggiore”.Adesso infatti “nulla e’ piu’ come prima” e ci vogliono “tempi, distanze, sicurezza e studi medici igienizzati. Un medico di famiglia durante una sessione invernale esegue fino a 350/400 vaccinazioni, anche abbastanza rapidamente, ma oggi non si puo’ piu’ fare- conclude il presidente della SIMG- perche’ i tempi sono molto piu’ lunghi”. fonte «Agenzia DIRE»

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Approvato dall’Unione Europea il primo vaccino antinfluenzale quadrivalente adiuvato

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 giugno 2020

La Commissione europea ha approvato oggi l’utilizzo in tutta l’Europa del primo vaccino antinfluenzale quadrivalente adiuvato. Questo nuovo vaccino si basa sulla ben consolidata tecnologia, già utilizzata in un vaccino antinfluenzale trivalente adiuvato (aTIV), disponibile in diversi Paesi europei. Nelle persone di età superiore ai 65 anni, aTIV ha dimostrato una maggiore efficacia rispetto ai vaccini antinfluenzali trivalenti standard non adiuvati.1 Il nuovo vaccino quadrivalente è specificamente concepito per proteggere gli adulti di età pari o superiore a 65 anni contro quattro ceppi di influenza stagionale: due ceppi A e due ceppi B, rispetto a due ceppi A e un singolo ceppo B contenuti nel vaccino attuale.2 Il nuovo vaccino quadrivalente adiuvato (aQIV) sarà prodotto da Seqirus, uno dei maggiori produttori europei di vaccini antinfluenzali e leader mondiale nella prevenzione dell’influenza.Da oltre vent’anni in Italia il vaccino trivalente adiuvato viene utilizzato per la protezione della popolazione anziana, specialmente se a rischio. Nel Regno Unito, inoltre, il vaccino trivalente adiuvato è quello primariamente raccomandato nella fascia di età superiore ai 65 anni. Nella stagione influenzale 2018/2019, il Sistema Sanitario inglese (Public Health England) ha effettuato uno studio3 che ha dimostrato come l’efficacia sul campo del vaccino trivalente adiuvato nel prevenire l’influenza confermata in laboratorio sia stata del 62% (3,4%, 85,0%). È ben noto che nelle precedenti stagioni, quando veniva somministrato solo il vaccino non adiuvato a tutti i gruppi di età, l’efficacia negli anziani era molto più bassa rispetto a quella della popolazione adulta.
L’aggiunta di un ulteriore ceppo B al nuovo vaccino può fornire una copertura aggiuntiva, in particolare nelle stagioni influenzali in cui i ceppi B sono più dominanti, come quella del 2017/18. In quella stagione, quasi la metà di tutti i decessi per influenza nelle unità di terapia intensiva che riportavano i propri dati all’European Centre for Disease Prevention and Control era imputabile a virus del ceppo B. Con l’età, le persone anziane sperimentano un declino naturale del proprio sistema immunitario, e questo le rende più vulnerabili a contrarre l’influenza in forma grave. L’invecchiamento inoltre può anche ridurre la risposta immunitaria dell’organismo alla vaccinazione antinfluenzale. L’adiuvante presente in aQIV è concepito per potenziare la risposta immunitaria negli anziani e per contribuire a compensare gli effetti negativi dovuti all’età. “È importante poter disporre di vaccini adeguati all’età, per aiutare le persone anziane a proteggersi dall’influenza, in particolar modo in questo periodo”, ha affermato Raja Rajaram, Head of Medical Affairs in Europa. “Sappiamo che le persone vaccinate hanno meno probabilità di contrarre l’influenza: questo contribuisce ad operare una diagnosi differenziale e potenzialmente ad alleviare la pressione sui sistemi sanitari, già oberati a causa della pandemia da COVID-19. Come azienda, ci siamo concentrati sullo sviluppo di vaccini che offrano una migliore protezione ai soggetti particolarmente vulnerabili all’influenza. Siamo lieti di poter rendere disponibile anche in Europa questo vaccino, che fornisce agli operatori sanitari uno strumento aggiuntivo per essere in prima linea nella prevenzione dell’influenza”. La concessione dell’Autorizzazione all’Immissione in Commercio da parte della Commissione europea è il primo passo nel processo volto a rendere aQIV disponibile per l’uso nella stagione influenzale 2021/22.
L’influenza stagionale è una malattia infettiva comune e altamente contagiosa, che in molte persone può causare gravi malattie e complicanze potenzialmente letali. Secondo le stime dell’European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC, Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie), ogni anno in Europa tra 15.000 e 70.000 persone muoiono a causa di complicanze correlate all’influenza; il Centro, pertanto, promuove la vaccinazione annuale come il metodo di prevenzione più efficace.

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Covid-19: Vaccino sperimentale in Brasile e Sudafrica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 giugno 2020

Molte compagnie che lavorano al vaccino sperimentale contro il virus che ha messo in ginocchio il mondo intero e che ora circola con forza in Brasile e Sudafrica, sono vicine al risultato. Una in particolare, l’Irbm, che ha sede a Pomezia, ha avviato la sperimentazione di fase II e III in Inghilterra. I risultati sono promettenti e a breve si riuscira’ a capire se il vaccino funziona ed e’ in grado di sviluppare l’immunita’ necessaria nella popolazione testata. A capo del team c’e’ una donna, Stefania Di Marco, direttore scientifico di Advent (del gruppo Irbm) che ha raccontato all’agenzia di stampa Dire via Skype i risultati ottenuti con forti investimenti di denaro ma anche di notti di lavoro intense. Sforzi che, spiega, non saranno vani neanche se il virus dovesse scomparire, perche’ ci si aspetta che torni a fare capolino in autunno. – Sono state prodotte da Advent-Irbm 13mila dosi di vaccino
sperimentale contro il Covid-19. Cosa ha comportato arrivare a questi risultati in termini di investimenti economici e sforzi dei ricercatori? Inoltre e’ appena partita la fase II di sperimentazione del vaccino, qual e’ la risposta immunitaria dei soggetti testati? “Noi ricercatori di Advent abbiamo investito soprattutto molto tempo poiche’ abbiamo lavorato notte e giorno, incluse le festivita’, per produrre questo vaccino in tempi rapidissimi. L’investimento economico invece dipende dall’universita’ di Oxford, che ha stipulato il contratto con il nostro gruppo per iniziare a lavorare a questo vaccino. Per quanto riguarda poi l’efficacia adesso sono partiti gli studi di fase II e III, ovvero gli studi di efficacia dove si testera’ la capacita’ di questo vaccino. I risultati pubblicati da pochissimo dei test sui macachi hanno dimostrato che il vaccino e’ in grado di evitare l’insorgenza della polmonite negli individui vaccinati rispetto ai non vaccinati. Insomma ci sono ottimi presupposti affinche’ funzioni, ma questo lo potremo sapere tra un po’ di mesi”.
– A voler fare delle previsioni, quando potra’ essere distribuito su larga scala con il contributo dei vostri partner che sono l’universita’ di Oxford e AstraZeneca? “Per ora su come e dove verra’ distribuito il vaccino non sono in grado di dare una risposta, pero’ posso dire che noi stiamo producendo e continueremo a produrre il vaccino sperimentale per ulteriori studi clinici. AstraZeneca sta coinvolgendo inoltre tutta una serie di siti di produzione a livello mondiale per produrre su grande scala questo vaccino. Il problema sara’ proprio produrlo in milioni e miliardi di dosi. C’e’ bisogno di grandi gruppi per questo tipo di produzioni”.
– Visto che state testando in Inghilterra, le prime dosi del vaccino a quale Paese andranno? Ci sono categorie che ne beneficeranno prima rispetto alla popolazione generale?
“Gli studi clinici sono partiti in Inghilterra perche’ lo Jenner Institute e’ quello che pagato tutta la produzione del vaccino.
In ogni caso li’ vicino ad Oxford c’e’ tutta una serie di siti clinici, e poi il contagio in atto in quelle zone era molto alto. Ecco perche’ e’ stato logico partire da li’ con la sperimentazione clinica. Per quanto riguarda la distribuzione, quando saranno disponibili le prime dosi, come spesso accade, si pensa sempre a vaccinare per prime le categorie di persone piu’ esposte all’infezione, un esempio su tutti gli operatori sanitari. Ma comunque il vaccino verra’ distribuito in tutto il mondo”.
– Associare il vaccino contro il Covid-19 con quello antinfluenzale potrebbe rappresentare la scelta ottimale? “Adesso le linee guida prescrivono, tra settembre e ottobre, di vaccinare quanti piu’ soggetti possibili con il vaccino antinfluenzale. Bisognera’ poi vedere la praticabilita’ diassociare i due vaccini, in quanto vaccinare non e’ cosi’ facile. Adesso potremmo avere anche il problema di reperire per tutti le dosi di vaccino per l’influenza. Comunque, se ci fosse la possibilita’, sarebbe una buona idea associare il vaccino contro il Covid-19 a quello antinfluenzale”. (Fonte Agenzia stampa Dire)

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Johnson & Johnson annuncia un candidato vaccino contro COVID-19

Posted by fidest press agency su domenica, 5 aprile 2020

NEW BRUNSWICK, N.J. Il Gruppo Johnson & Johnson ha annunciato oggi la selezione del migliore candidato vaccino contro COVID-19 tra i prototipi risultanti dalle ricerche su cui lavora da gennaio 2020; la significativa espansione della partnership già esistente tra Janssen Pharmaceutical Companies of Johnson & Johnson e l’ente Biomedical Advanced Research and Development Authority (BARDA) e il rapido incremento della capacità manifatturiera del Gruppo, con l’obiettivo di provvedere alla fornitura a livello globale di più di un miliardo di dosi di vaccino. Il Gruppo prevede di avviare gli studi clinici 1 sull’uomo del suo migliore candidato vaccino al massimo entro settembre 2020 e anticipa che i primi lotti di vaccino contro il COVID-19 potrebbero essere disponibili per l’uso inemergenza nei primi mesi del 2021. Si tratta di un arco di tempo notevolmente accelerato rispetto alle tipiche procedure di sviluppo di un vaccino.
Nell’ambito di tale impegno, Johnson & Johnson sta anche aumentando la capacità manifatturiera del Gruppo a livello mondiale, includendo un nuovo stabilimento produttivo negli Stati Uniti e aumentando la capacità produttiva negli altri paesi. La capacità aggiuntiva contribuirà alla rapida produzione del vaccino e permetterà la fornitura di più di un miliardo di dosi a livello globale. Il Gruppo prevede di avviare la produzione a rischio a brevissimo e si impegna a offrire un vaccino sostenibile al pubblico, disponibile su base no profit, per affrontare l’emergenza della pandemia.“Apprezziamo moltissimo la fiducia e il sostegno del governo statunitense per gli sforzi da noi profusi in ambito R&S” ha aggiunto Paul Stoffels, M.D., Vice President dell’Executive Committee e Chief Scientific Officer, Johnson & Johnson. “Il team globale di Johnson & Johnson ha intensificato i propri processi di ricerca e sviluppo a livelli mai visti, e i nostri team lavorano incessantemente insieme a BARDA, nostro partner scientifico, e con le autorità sanitarie mondiali. Siamo molto contenti di aver identificato un candidato vaccino tra i prototipi nati dalle ricerche su cui lavoriamo da gennaio. Ci stiamo muovendo con una tempistica accelerata verso gli studi clinici di Fase 1 sull’uomo, che effettueremo al massimo entro settembre 2020 e, sostenuti dalla capacità produttiva mondiale che stiamo aumentando parallelamente a questi studi clinici, prevediamo di avere un vaccino pronto per l’emergenza all’inizio del 2021.”
Johnson & Johnson ha iniziato ad impegnarsi nel gennaio 2020 nella ricerca di potenziali candidati vaccini, non appena la sequenza del nuovo coronavirus (COVID-19) è divenuta disponibile. I team di ricerca di Janssen in collaborazione con Beth Israel Deaconess Medical Center, che fa parte della Harvard Medical School, hanno costruito e testato diversi candidati vaccini usando la tecnologia AdVac® di Janssen.Grazie alle collaborazioni con scienziati appartenenti a diverse istituzioni accademiche, i prototipi di vaccino sono stati testati per identificare quelli più promettenti nel produrre una risposta immunitaria nei test preclinici.
Da più di 20 anni, Johnson & Johnson investe miliardi di dollari nella produzione di farmaci antivirali e vaccini. Il programma di vaccino per COVID-19 sta facendo leva sulle tecnologie AdVac® e PER.C6® di Janssen che garantiscono la capacità di sviluppare rapidamente nuovi candidati vaccini e aumentare la produzione del candidato vaccino prescelto. La stessa tecnologia è stata usata per sviluppare e produrre il vaccino dell’Azienda contro Ebola e sviluppare i candidati vaccini contro Zika, RSV e HIV che sono in stadio di sviluppo clinico di Fase 2 e Fase 3.Oltre allo sforzo rivolto allo sviluppo di vaccini, BARDA e Johnson & Johnson hanno esteso la loro collaborazione anche per accelerare il lavoro attuale di Janssen di screening delle banche dati molecolari, comprese le molecole di altre aziende farmaceutiche. Il Gruppo mira a identificare potenziali trattamenti contro il nuovo coronavirus. Johnson & Johnson e BARDA stanno entrambi finanziando questa parte della collaborazione. Questo impegno nell’analizzare e identificare tutti gli antivirali viene condotto in collaborazione con il Rega Institute for Medical Research (KU Leuven/Università di Lovanio), in Belgio.COVID-19 appartiene ad un gruppo di virus denominati coronavirus che attaccano l’apparato respiratorio. Attualmente non esiste nessun vaccino, terapia o cura approvato per COVID-19.www.jnj.com/coronavirus.

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Utilizzo di un nuovo vaccino antinfluenzale quadrivalente adiuvato (aQIV)?

Posted by fidest press agency su sabato, 4 aprile 2020

Seqirus, leader mondiale nella prevenzione dell’influenza, ha annunciato oggi che il suo vaccino antinfluenzale quadrivalente adiuvato (aQIV) – lanciato con il nome FLUAD® TETRA – ha ricevuto il parere positivo del CHMP (Committee for Medicinal Products for Human Use, Comitato per i Medicinali per Uso Umano) dell’EMA (European Medicines Agency, Agenzia Europea per i Medicinali), che raccomanda l’approvazione della domanda di Autorizzazione all’Immissione in Commercio (AIC) per il suo utilizzo nelle persone a partire dai 65 anni di età. Il parere positivo del CHMP è una raccomandazione scientifica per l’Autorizzazione all’Immissione in Commercio, la cui approvazione finale spetta invece alla Commissione Europea. In caso di approvazione, la decisione sarà applicabile a tutti gli Stati membri dell’Unione Europea, più Islanda, Norvegia e Liechtenstein. L’attuale vaccino trivalente adiuvato di Seqirus (aTIV) – FLUAD® – offre protezione contro tre ceppi di influenza. Il vaccino aQIV include un ulteriore ceppo B, e fornisce quindi protezione contro quattro ceppi del virus dell’influenza stagionale: A(H3N2), A(H1N1) e due ceppi del virus B. “Questo parere positivo del CHMP ci permette di compiere un passo avanti nella realizzazione del nostro impegno a introdurre il nostro vaccino quadrivalente adiuvato in Europa”, ha affermato il Dr. Raja Rajaram, Head of EMEA Medical Affairs di Seqirus. “Il nostro attuale vaccino trivalente adiuvato è supportato da una vasta gamma di evidenze – provenienti sia da sperimentazioni cliniche sia da studi effettuati nella pratica clinica (studi Real World) – ed è raccomandato per l’uso in pazienti di età superiore ai 65 anni in molti Paesi del mondo.Sappiamo che ogni anno l’influenza ha un peso i significativo sulla popolazione e che la vaccinazione è il miglior metodo di prevenzione. L’impatto dell’attuale emergenza Coronavirus sottolinea ulteriormente l’importanza della vaccinazione antinfluenzale nel proteggere le persone più a rischio e nel ridurre la pressione sui servizi sanitari essenziali”. L’efficacia del vaccino antinfluenzale tende a essere bassa nelle persone a partire dai 65 anni, a causa del declino del sistema immunitario correlato all’età, che riduce la capacità dell’organismo di produrre una risposta al vaccino sufficientemente protettiva.4 Il vaccino aQIV utilizza lo stesso adiuvante presente nel vaccino aTIV (MF59®), concepito per creare una risposta immunitaria robusta, ampia e di lunga durata.5,6,7 Il vaccino aQIV verrà prodotto a Speke (Liverpool), nel sito di produzione britannico di Seqirus.

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Coronavirus: “Il vaccino è molto difficile

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 aprile 2020

Sono iniziate le prime somministrazioni su volontari sani. In 10-12 mesi saranno possibili le prime sperimentazioni su popolazioni a rischio”. Così Guido Rasi, direttore esecutivo dell’Ema, l’Agenzia europea del farmaco, nel corso dell’appuntamento settimanale in diretta ogni sabato dalle 10 alle 13 sulla pagina Facebook dell’Associazione Luca Coscioni, intitolato “Coronavirus Scienza e Diritti, affrontare l’emergenza, preparare il futuro” condotto dai vertici dell’associazione Marco Cappato, Filomena Gallo, Marco Perduca e il Prof. Michele De Luca. Oltre Rasi, il dibattito ha riunito personalità provenienti dal mondo scientifico, come Enrico BUCCI, Adjunct Professor presso la Temple University di Philadelphia, Fabrizio PREGLIASCO, Virologo, Università degli Studi di Milano e Giuliano GRIGNASCHI, Istituto Mario Negri, R4L e rappresentanti del mondo politico come Vittoria BALDINO, Fabio Massimo CASTALDO, Daniela RONDINELLI (M5S), Pietro FIOCCHI (Frateli d’Italia), Gennaro MIGLIORE e Ivan SCALFAROTTO (Italia Viva), Massimiliano SMERIGLIO (PD) e Riccardo MAGI, e Michele USUELLI (+Europa).”Tutto ciò che è innovativo deve passare dall’Ema, ma al momento mancando nuovi farmaci specifici per il Covid dobbiamo sperimentare quelli già esistenti e adottati per la cura di altre patologie, ce ne sono una ventina potenzialmente utili e supportati da evidenze scientifiche. Stiamo gestendo la carenza di questi farmaci, dovuta anche a difficoltà logistiche che ne impediscono l’arrivo in Italia. Le novità più importanti e interessanti nel campo della ricerca vengono spesso dai giovani pieni di talento ma scarsi di mezzi, per questo abbiamo attivato per loro un task force di aiuto, mettendo a disposizione circa 500 nostri esperti in grado di attivarsi nel giro di 24/48 ore per valutare i risultati che ci arrivano dalle università o da piccoli centri di ricerca. La nostra idea è di prenderli per mano per portarli ai risultati. Per i campioni della ricerca l’importante non è la quantità ma la qualità dei dati» ha concluso Rasi.

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Intesa per la ricerca sul vaccino contro Covid-19

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 marzo 2020

“Il Protocollo d’Intesa firmato tra Consiglio nazionale delle ricerche, Istituto nazionale per le malattie infettive ‘Lazzaro Spallanzani’, Regione Lazio, Ministero dell’università e della ricerca e Ministero della salute conferma la sinergia tra istituzioni governative e strutture di ricerca e cura come l’asse vincente per affrontare l’emergenza sanitaria in corso e come un modello con cui l’Italia sta mostrando al mondo la sua determinazione e coesione nella battaglia contro il Covid-19. Cnr e Spallanzani, in quanto soggetti attuatori del Protocollo, si impegnano ad avviare sempre più intense e innovative attività volte ad affrontare la crisi epidemiologica, al fine di individuare in tempi il più possibile brevi un vaccino efficace contro il virus. La ricerca è il perno su cui bisogna costruire il futuro, non solo quello immediato che ha quale obiettivo l’uscita dalla crisi sanitaria”, afferma il presidente del Cnr Massimo Inguscio. “È necessario abituarci a considerare la strategia attuale come il paradigma di un nuovo approccio culturale, sociale, politico, fondato sulla collaborazione delle competenze multidisciplinari e quella tra stakeholder e cittadinanza, Il Covid-19 ci sta insegnando che occorre dotare la nazione di una strategia e che la libertà della ricerca dev’essere sempre garantita ma non deve tradursi in una frammentazione di risorse e iniziative. Progetti di interesse nazionale indirizzati dalla politica esprimono la volontà comune di costruire, insieme alla scienza, una comunità capace di proteggersi e di progredire. Tante volte abbiamo parlato dell’esigenza italiana di fare sistema: ora non c’è più tempo per discuterne, dobbiamo realizzarlo”.

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