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Primo vaccino antinfluenzale quadrivalente su coltura cellulare in Europa

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 Mag 2019

Contro il virus “trasformista”, pronto a modificarsi anche in maniera significativa, la scienza è arrivata a una contromisura ancora più efficace. Si può leggere così la disponibilità in Italia per la stagione 2019-2020 del vaccino quadrivalente prodotto su cellule, al posto del tradizionale sistema di crescita su uova, che promette di rivoluzionare la vaccinazione antinfluenzale. Il vaccino quadrivalente, realizzato con tecniche di coltura cellulare, è stato messo a punto da Seqirus, azienda parte del Gruppo australiano CSL Limited, leader nella prevenzione dell’influenza.Secondo il CDC, Center for Disease Control and Prevention statunitense, i virus influenzali coltivati su uova subiscono dei cambiamenti che inducono l’organismo a produrre degli anticorpi meno efficienti nel prevenire la malattia causata dallo specifico virus influenzale in circolazione. Mantenendo, invece, il virus nelle cellule sin dall’isolamento iniziale, si riduce il rischio di cambiamenti del virus causati dall’adattamento alla crescita su uova e, quindi, il vaccino conterrà componenti virali più simili a quelli del virus circolante. Una conferma in questo senso viene da studi condotti negli Stati Uniti. Uno studio presentato alla Canadian Immunization Conference (CIC) relativo a un’analisi effettuata su oltre 1,3 milioni di cartelle cliniche, ha evidenziato come negli Stati Uniti, durante la stagione influenzale 2017-18, il vaccino quadrivalente prodotto su coltura cellulare sia stato più efficace del 36,2% rispetto ai vaccini quadrivalenti standard coltivati su uova nella prevenzione delle sindromi influenzali nelle persone a partire dai 4 anni1.
La valutazione di costo-efficacia dei vaccini messi a disposizione della popolazione è fortemente raccomandata sia dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) che dal Ministero della Salute. A questo proposito, grazie alla collaborazione tra i ricercatori dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma e della Fondazione Bruno Kessler di Trento, è stato recentemente sviluppato un innovativo modello matematico al fine di valutare il possibile impatto sociosanitario ed economico dell’introduzione in Italia del vaccino antinfluenzale quadrivalente su coltura cellulare.“È molto importante valutare i vaccini anche sotto il profilo della loro costo-efficacia. La vaccinazione antinfluenzale raccomandata dal Ministero della Salute evita ogni anno più di un milione di casi di influenza in Italia – commenta Caterina Rizzo dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma -. L’introduzione del vaccino quadrivalente coltivato su coltura cellulare (QIVc) in Italia permetterebbe (in una stagione di media incidenza) di evitare più di 700.000 casi di influenza e 200.000 visite mediche in più rispetto allo scenario attuale. I dati mostrano che il nuovo QIVc in Italia è altamente costo-efficace o addirittura cost-saving in tutte le fasce di età. Nelle prime cinque settimane del 2019 l’incidenza è aumentata fino al raggiungimento del picco epidemico, con un livello pari a circa 14 casi per mille assistiti, valore che colloca la stagione a un livello di “alta intensità”. In totale, dall’inizio della stagione influenzale, sono stati stimati circa 8.104.000 i casi di sindrome influenzale e sono stati segnalati 809 casi gravi di influenza confermata, dei quali 198 deceduti. Per quanto riguarda i casi gravi l’81% dei soggetti risultava non vaccinato”.Sebbene la fascia di età più colpita, in termini di incidenza, sia quella dei bambini, ogni anno la popolazione più anziana e i soggetti fragili con fattori di rischio sia patologici (malattie croniche) che fisiologici (gravidanza) risultano interessati da complicanze gravi, ospedalizzazioni e decessi. L’ultima epidemia, peraltro, ha seguito questo trend. “Siamo orgogliosi di poter rafforzare il nostro ruolo di leader nella prevenzione dell’influenza rendendo disponibile sul mercato il primo vaccino antinfluenzale quadrivalente prodotto utilizzando interamente la coltura cellulare, un prodotto che, grazie alla precisa corrispondenza antigenica tra virus del vaccino e virus selvaggio, ci auguriamo possa offrire nuovi strumenti alla Sanità Pubblica per rafforzare la lotta all’influenza e alle sue pericolose complicanze – ha affermato Maura Cambiaggi, Managing Director Seqirus Italia -. Questa tecnologia rappresenta uno dei cambiamenti più significativi introdotti nella produzione dei vaccini antinfluenzali dagli anni ’40 a oggi e si affianca al nostro vaccino trivalente adiuvato prodotto su uova che, grazie alle proprietà dell’adiuvante, resta l’opzione di scelta sia in termini di efficacia di prevenzione dell’influenza che di costo-efficacia, nella popolazione anziana”.

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Primo vaccino antinfluenzale quadrivalente prodotto in colture cellulari approvato per l’uso in Europa

Posted by fidest press agency su martedì, 15 gennaio 2019

Maidenhead, UK. Seqirus, azienda leader nella prevenzione dell’influenza, ha annunciato oggi che la Commissione Europea ha autorizzato la commercializzazione del nuovo vaccino antinfluenzale stagionale prodotto in colture cellulari, FLUCELVAX® TETRA ▼ [vaccino antinfluenzale (antigene di superficie, inattivato, preparato su colture cellulari)]. Approvato per l’utilizzo a partire dai nove anni di età, sarà il primo vaccino antinfluenzale quadrivalente prodotto su colture cellulari (QIVc, cell-based quadrivalent influenza vaccine) disponibile in Europa. Questa tecnologia rappresenta uno dei cambiamenti più significativi introdotti nella produzione dei vaccini antinfluenzali dagli anni ’40 a oggi.Nel dicembre 2018 Seqirus ha presentato uno studio alla Canadian Immunization Conference (CIC) relativo ad un’analisi effettuata su oltre 1,3 milioni di cartelle cliniche, che ha evidenziato come negli Stati Uniti, durante la stagione influenzale 2017-18, il vaccino QIVc è stato più efficace del 36,2% rispetto ai vaccini quadrivalenti standard coltivati su uova (QIVe, egg-based quadrivalent influenza vaccine) nella prevenzione delle sindromi influenzali nelle persone a partire dai 4 anni.1 Negli Stati Uniti questa particolare stagione influenzale è stata considerata una delle peggiori degli ultimi anni, a causa della predominanza del virus H3N2. La ricerca ha dimostrato che alcuni virus H3N2, quando vengono coltivati ​​su uova, subiscono cambiamenti che portano ad una riduzione dell’efficacia dei vaccini antinfluenzali stessi (situazione osservata nelle stagioni dominate da virus H3N2). Quando il vaccino viene invece prodotto con procedimenti interamente estranei alla coltura su uova, come quella su substrato cellulare, il componente H3N2 è in grado di offrire una protezione più mirata, e pertanto potenzialmente migliore, contro il ceppo H3N2 circolante rispetto alle opzioni standard di produzione su uova.
Per maggiori informazioni, visitare http://www.seqirus.com e http://www.csl.com.

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Seqirus commercializzerà in Europa un innovativo vaccino antinfluenzale quadrivalente prodotto su colture cellulari

Posted by fidest press agency su sabato, 10 marzo 2018

Milano, Italia Seqirus, azienda leader nella produzione di vaccini antinfluenzali innovativi, ha annunciato oggi l’intenzione di commercializzare in Europa il nuovo vaccino antinfluenzale quadrivalente prodotto su colture cellulari (QIVc). Secondo l’azienda, sarà il primo vaccino di questa categoria a essere autorizzato in Europa, con l’obiettivo di ampliare le opzioni disponibili per prevenire il rilevante tasso di ricoveri e di mortalità correlati all’influenza che si registra ogni anno in quest’area geografica.
Il vaccino antinfluenzale quadrivalente in oggetto è stato approvato dall’FDA negli Stati Uniti nel 2016 ed è prodotto su colture cellulari anziché su uova.
Recenti studi di laboratorio hanno dimostrato, infatti, che alcuni virus influenzali subiscono dei mutamenti quando vengono prodotti mediante la coltivazione su uova, come avviene per i vaccini antinfluenzali convenzionali, con conseguenti possibili ripercussioni sull’efficacia del vaccino stesso. Tali mutazioni non sono invece state osservate in virus influenzali prodotti su colture cellulari. Ciò porta a presumere che tali vaccini offrano, in determinate stagioni, una migliore protezione dall’influenza.Il vaccino antinfluenzale quadrivalente viene prodotto negli impianti Seqirus in North Carolina (Stati Uniti), un sito di produzione all’avanguardia, originariamente sviluppato in collaborazione con il Governo degli USA per combattere la minaccia di pandemie.
L’azienda ha accelerato lo sviluppo della tecnologia per la produzione di questo vaccino arrivando, in soli due anni, a quadruplicarne la produzione. Questo rapido aumento della capacità produttiva, unitamente al continuo miglioramento delle tecniche, consentiranno all’azienda di rendere disponibile il vaccino antinfluenzale quadrivalente basato su colture cellulari anche in Europa oltre che negli Stati Uniti.
“I vaccini antinfluenzali tradizionali coltivati su uova sono stati un cardine della protezione contro l’influenza per decenni e rimangono uno strumento molto importante di difesa contro la malattia” ha dichiarato Gordon Naylor, Presidente di Seqirus. “Da leader mondiale nella lotta all’influenza, Seqirus è da sempre impegnata nella ricerca di tecnologie innovative con l’obiettivo di offrire una migliore protezione alle categorie di soggetti a rischio”.“Abbiamo lavorato a lungo per sviluppare questa nuova tecnologia e far crescere rapidamente la nostra produzione al fine di poter offrire questo innovativo vaccino su cultura cellulare anche agli operatori sanitari e ai loro pazienti in Europa” ha aggiunto Naylor. “Il maggiore utilizzo offrirà un’importante opportunità per confrontare sul campo l’efficacia clinica del vaccino prodotto su colture cellulari rispetto a quelli tradizionali, prodotti su uova”.
Seqirus ha presentato all’Agenzia Europea del Farmaco (EMA) la domanda per l’Autorizzazione all’Immissione in Commercio (AIC) del vaccino antinfluenzale quadrivalente prodotto su colture cellulari e si sta preparando per il lancio nei Paesi europei per la stagione influenzale 2019-2020. “L’impatto dell’influenza stagionale nei bambini e nelle altre categorie di soggetti a rischio al di sotto dei 65 anni continua ad essere un problema rilevante che medici ed esperti di salute pubblica si trovano a dover affrontare, soprattutto in stagioni in cui cambiamenti del virus per adattarsi alla crescita su uova si ripercuotono sull’efficacia del vaccino stesso” ha commentato Paolo Bonanni, Professore Ordinario di Igiene, Dipartimento di Scienze della Salute, Università degli Studi di Firenze “In Italia abbiamo bisogno di maggiori opzioni vaccinali e accogliamo favorevolmente questo nuovo vaccino quadrivalente basato su colture cellulari che mostra interessanti potenzialità”.Il vaccino antinfluenzale quadrivalente prodotto su colture cellulari andrà ad aggiungersi all’innovativo portafoglio di Seqirus in Europa, che già comprende il vaccino antinfluenzale trivalente adiuvato, specifico per la fascia d’età 65+, in quanto l’adiuvante è in grado di evocare una migliore risposta immunitaria proprio nei soggetti maggiormente vulnerabili. Questo vaccino è disponibile da anni in Italia e nei principali Paesi europei; recentemente è stato approvato anche nel Regno Unito e reso disponibile per la preparazione della stagione influenzale 2018-19, dopo una raccomandazione da parte delle autorità sanitarie inglesi che prevede l’uso preferenziale del trivalente adiuvato nella fascia 65+.

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Sviluppo pre-clinico di un vaccino anti-papillomavirus umano (HPV) di nuova generazione

Posted by fidest press agency su sabato, 13 gennaio 2018

vaccino bambino

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Parma. Due studi che completano lo sviluppo pre-clinico di un vaccino anti-papillomavirus umano (HPV) di nuova generazione (denominato PfTrx-L2-8x-OVX313), a cui hanno partecipato ricercatori dell’Università di Parma, sono stati pubblicati alla fine di dicembre su Scientific Reports e Journal of Virology. Il fine ultimo di questi studi è quello di potenziare e incrementare la vaccinazione contro HPV, rendendola accessibile anche ai paesi in via di sviluppo, dove si registra oltre l’80% dei tumori da HPV (tumori della cervice, ma anche orofaringei). Rispetto ai vaccini attualmente in uso, le caratteristiche distintive del vaccino PfTrx-L2-8x-OVX313 sono un’elevata stabilità termica, uno spettro d’azione assai più ampio nei confronti degli oltre 100 tipi di HPV responsabili di diverse patologie umane e un costo di produzione estremamente ridotto.Questo ulteriore sviluppo è consistito nella creazione e nella validazione funzionale di una variante potenziata, a singola molecola, di un vaccino ricombinante in grado di neutralizzare tutti gli HPV oncogenici (un totale di circa 14 diversi sierotipi) e almeno 12 tipi virali che causano patologie cutanee benigne, ma clinicamente rilevanti, soprattutto in pazienti immunosoppressi.Tra gli autori di entrambi gli studi vi sono ricercatori del gruppo dell’Università di Parma guidato da Simone Ottonello (Dipartimento di Scienze Chimiche, della Vita e della Sostenibilità Ambientale; Biopharmanet-Tec), che per primo ha sviluppato la tecnologia TDMI (Thioredoxin Displayed Multipeptide Immunogens) alla base del vaccino. Il lavoro è frutto di una collaborazione con il laboratorio di Tumorvirus-specific Vaccination Stategies del German Cancer Research Center (DKFZ, Heidelberg) e con l’International Agency for Research on Cancer (IARC, World Health Organization, Lione). Il gruppo di ricerca di Parma, grazie ad un finanziamento dell’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC), si è occupato della progettazione e della riformulazione del vaccino sotto forma di nanoparticelle termostabili, contenenti frammenti peptidici di una particolare proteina di rivestimento del virus derivati da 8 diversi tipi virali fusi in una singola molecola. L’attività del gruppo di Heidelberg si è invece concentrata sulla caratterizzazione funzionale dell’attività protettiva del vaccino, dimostrandone l’efficacia nei confronti di 26 tipi virali diversi, in due diversi modelli animali. Il vaccino PfTrx-L2-8x-OVX313 è stato oggetto di due domande di brevetto congiunte, depositate nel 2017. Sulla base dei risultati ottenuti, e grazie a due importanti finanziamenti ricevuti dal programma VIP (Validation of the Innovation Potential of scientific research) del Ministero dell’Istruzione e Ricerca tedesco e dall’Helmholtz Validation Fund, è iniziata la produzione del vaccino in una forma adatta per la somministrazione in uomo, in vista di uno studio clinico di fase I. Quest’ultimo è già stato progettato e verrà condotto presso il Moffitt Cancer Center in Florida, uno dei centri di riferimento mondiali per la validazione clinica dei vaccini anti-HPV.
Un’altra interessante prospettiva di sviluppo, già avviata in collaborazione con il gruppo di Tecnologie Farmaceutiche dell’Ateneo guidato da Ruggero Bettini (Biopharmanet-Tec; Dipartimento di Scienze degli Alimenti e del Farmaco) nell’ambito del progetto regionale POR-FESR, riguarda lo sfruttamento della stabilità termica di PfTrx-L2-8x-OVX313 per la preparazione di una polvere vaccinale respirabile. La somministrazione per via polmonare, ovvero senza l’uso di siringhe e di personale (para)medico specializzato come per i vaccini attualmente in uso, permetterebbe infatti di ovviare ad un’altra grossa limitazione che ostacola la diffusione su larga scala, soprattutto nei paesi in via di sviluppo (ma non solo), della vaccinazione anti-HPV.

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L’allarme in Europa per il “cattivo virus” invernale che porta vomito e diarrea

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 dicembre 2017

vaccino bambino

Aumentano i casi di contagio da norovirus. Dall’Agenzia esecutiva del Regno Unito, l’allerta e i consigli per ridurre il rischio di contagio: il “norovirus” che circola attualmente in Europa è altamente contagioso. Mentre le temperature precipitano, i funzionari delle istituzioni sanitari britanniche lanciano l’allerta sostenendo che quest’anno è aumentato il rischio di prendere il temibile virus del “vomito”, il norovirus che sta circolando attualmente in Europa. Il norovirus è tra gli agenti più diffusi di gastroenteriti acute di origine non batterica, costituendo così un serio problema nel campo della sicurezza alimentare per la possibilità di causare infezioni di breve durata, ma con violenti attacchi di diarrea e vomito. È estremamente contagioso e si diffonde facilmente in ambienti in cui le persone sono vicine l’una all’altra, come nei luoghi di lavoro o in centri commerciali affollati. Il Public Health England, l’agenzia esecutiva del Ministero della Salute del Regno Unito, ha avvertito che l’aumento dei casi di norovirus è comune durante l’inverno e che quest’anno si sta rivelando del 14% superiore alla media rispetto ai mesi invernali degli anni precedenti. Nick Phin, vicedirettore del National Health Service e Director della Public Health England, ha diramato alcuni semplici consigli per evitare il contagio che Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, ritiene utili rilanciare anche in Italia, dato l’elevato numero di segnalazioni+ analoghe anche in Italia. Innanzitutto ha evidenziato che “la maggior parte delle persone effettuerà un recupero completo entro 1 o 2 giorni, ma è importante bere molti liquidi durante questo periodo per prevenire la disidratazione, specialmente nei giovanissimi o negli anziani. “Se le persone hanno la diarrea e il vomito non devono preparare il cibo per gli altri e noi consigliamo di evitare di visitare ambulatori medici, case di cura e ospedali se hanno sintomi. Se qualcuno manifesta attacchi particolarmente violenti deve contattare i numeri d’emergenza sanitaria o il medico curante. “Uno dei modi migliori per proteggersi dal norovirus e per aiutare a prevenire l’infezione è praticare una buona igiene personale, che comprende il lavaggio completo delle mani dopo l’uso del bagno e prima di mangiare o preparare cibi”.

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Vaccino antitetanico, obbligatorio ma introvabile

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 settembre 2017

vaccino bambinoNelle farmacie territoriali manca il vaccino antitetanico. Se non di assenza, che pure sussiste a macchia di leopardo, si deve parlare di grave carenza, dai confini con la Svizzera fino alla Sicilia. Il problema non è tanto distributivo quanto produttivo. Da Roma Andrea Cicconetti segretario di Federfarma Roma conferma: «Ho solo due esemplari di vaccino abbinato, non singolo, presi dal grossista a inizio estate, ma le aziende hanno comunicato all’Agenzia del Farmaco di avere problemi produttivi già a primavera». Situazioni registrate in modo sporadico in Lombardia, Campania, Emilia Romagna, confermano il problema. Se si verifica la tabella del sito Aifa (vedi tabella) sui farmaci carenti, la situazione appare complessa anche per quanto riguarda l’approvvigionamento da parte di Asl e ospedali. «Certo, non si arriva a carenze ancora più penalizzanti per il cittadino come quella delle eparine e in particolare del Clexane, centinaia di volte più richieste in farmacia di un vaccino antitetano; ma tra vaccini singoli e abbinati oggi ufficialmente in commercio, Aifa segnala “problemi produttivi” almeno per tre» spiega Cicconetti «È critica la situazione dei vaccini singoli, confezione monodose (una siringa di antitetano da 0,5 ml): per uno la ripresa produttiva è prevista ad ottobre, mentre non è ancora prevista per un secondo e questi due casi l’Agenzia ha autorizzato le strutture sanitarie ad importare il prodotto dall’estero. Sussistono problemi produttivi anche per un vaccino antitetano+antidifterica, il cui produttore ha annunciato di aver aperto una finestra produttiva tra il 15 agosto di quest’anno e tutto ottobre; per trovare alternative, Aifa consiglia di rivolgersi allo specialista o al medico di medicina generale».
Nel caso del vaccino abbinato, l’alternativa c’è: un prodotto di marca disponibile sia in confezione da dieci per i centri vaccinali sia in monodose per le farmacie territoriali. Per inciso, i problemi produttivi sono una dicitura generica, può significare problemi al sito di produzione o dovuti a carenza di scorte di materie prime, anche una sola. «In genere è il vaccino antitetanico singolo che non si trova più», spiega un medico igienista che vuol restare anonimo, aggiungendo che l’antitetano costa molto poco e in abbinamento il prezzo cresce rendendo più conveniente la commercializzazione. Poi sottolinea un altro aspetto: «Il problema della carenza di vaccino, non di siero, prodotto diverso che dà protezione a breve (e pure presenta problemi di reperibilità) è più grave per gli adulti; le prime dosi nell’infanzia sono somministrate obbligatoriamente in abbinamento con dosi molto più alte di vaccino antidifterico. Crescendo, i vaccini antitetano, pur importanti (la protezione dell’antitetanica dura 5-10 anni) si trovano più raramente». E questo è grave in un paese come l’Italia che, secondo l’European Centre for Disease Prevention and Control 2012, dal 2006 riporta il più alto numero di casi di tetano in Europa, tra i 53 e i 64 in un anno e soprattutto tra adulti, con le donne sopra i 64 anni a rappresentare i tre quarti delle vittime.
Paolo Vintani vicepresidente di Federfarma Milano, confermando la carenza distributiva in Lombardia, vede il settore dei vaccini “minori” strategico per le farmacie, «dovremmo fare la voce grossa per far sì che proprio nelle farmacie territoriali non manchino i vaccini come l’antitetano, che ci vengono chiesti una tantum ma possono rappresentare un servizio chiave per la farmacia. Oggi manca una sorveglianza di breve e di lungo periodo proprio su vaccini come l’antitetano; il farmacista potrebbe, in accordo con la medicina generale, farsi carico di forme di monitoraggio degli effetti avversi e dell’educazione sanitaria dei cittadini, quanto meno del richiamo per le popolazioni a rischio». (Mauro Miserendino – fonte farmacista33) (foto: vaccino bambino)

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Zika: è lotta contro il tempo per il vaccino

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 dicembre 2016

zibra-natalzibra-natal1Presentati i risultati di ZiBra, studio condotto da due anni in cinque Stati del Nord-Est del Brasile. Marta Giovannetti, ricercatrice che porta avanti il progetto: “Non abbiamo ancora abbastanza informazioni per correlare sintomi, effetti e genotipo virale”. Prosegue lo studio dei casi. Sperando che, nel frattempo, il virus non mutiÈ diventato ‘famoso’ poco meno di 70 anni dopo la sua scoperta, avvenuta in Africa nel 1947. Eppure, il genotipo che per primo ha fatto registrare casi significativi del virus Zika non è quello africano, ma asiatico. Zika ha scatenato, nei mesi scorsi, vere e proprie sindromi di panico per quanti dovevano recarsi nel sub-continente brasiliano, dopo l’esplosione di alcuni casi di particolare gravità, tra cui quelli che lo associavano alla microcefalia dei feti di alcune donne incinta infettate. “Un virus che comunque non è mortale”, come specificato oggi dalla dottoressa Marta Giovannetti, ricercatrice presso il laboratorio di Hematologia e Biologia Computational dell’Instituto Gonçalo Moniz a Salvador, nello Stato di Bahia, in Brasile.
Giovannetti ha parlato nell’ambito di un seminario dal titolo ZiBra, analisi in tempo reale sul virus Zika in Brasile, organizzato dall’Università Campus Bio-Medico di Roma, dove ha presentato, insieme con il Prof. Massimo Ciccozzi dell’ISS e la dottoressa Silvia Angeletti dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, i risultati di due anni di studi sul campo.
“Con il progetto ZiBra – ha detto Giovannetti – abbiamo cercato e stiamo cercando di fare screening della popolazione potenzialmente infetta di cinque Stati del Nord-Est del Paese, quelli più poveri: Rio Grande do Norte, Paraiba, Algoas, Bahia e Pernambuco. Che sono, in generale, anche gli Stati in cui si è registrata la maggior parte dei casi dell’epidemia dell’anno scorso”.
Il primo anno è servito alla dottoressa e agli altri ricercatori coinvolti per standardizzare le procedure dei laboratori ‘di referenza nazionale’ dell’area, quella meno sviluppata dal punto di vista tecnologico, dove hanno trovato poche attrezzature di base e nessuna conoscenza del genotipo virale. Quindi, sono passati a dare una mano ai colleghi brasiliani con le diagnosi rapide e differenziali. “Al momento, nei cinque Stati in cui abbiamo lavorato sono stati notificati circa 10mila casi di possibile contagio Zika, ma quelli di persone realmente affette dal virus sono molti di meno”, spiega Giovannetti, che aggiunge: “Dopo l’epidemia sono arrivati tanti fondi per la ricerca. Ma, almeno all’inizio, non c’erano strutture adatte, personale qualificato, strumenti sensibili per riconoscere il virus. Non avevano protocolli standardizzati per un virus che era loro sconosciuto. Anche perché presenta sintomi simili a quelli di infezioni causate da altri virus correlati, come Dengue, Chikungunya e Febbre Gialla”.
Inizialmente si pensava che il virus fosse giunto in Brasile con il massiccio afflusso di persone volate nel Paese in occasione della Coppa del Mondo di calcio del 2014. “Ma poi, i nostri studi hanno dimostrato che verosimilmente Zika è arrivato lì già con la Confederations Cup del 2013”, chiarisce Giovannetti. Fino a pochi mesi prima, quando si sono registrati i primi episodi gravi in Polinesia francese, lo Zika-virus non era mai stato considerato dalla comunità scientifica internazionale come un problema di salute pubblica per l’uomo. “Ma in quell’anno – spiega ancora la ricercatrice – alcune persone infettate ebbero problemi seri, tra cui la sindrome neurologica di Guillain-Barrè, che causa gravi alterazioni a livello motorio e neurologico, fino ad arrivare alla paralisi”.
Per questo, Marta ha deciso di trasferirsi in Brasile, accedendo ai dati epidemiologici dei cinque Stati. “In due anni abbiamo valutato campioni di plasma e siero di oltre il 20 per cento dei casi segnalati nel Nord-Est: 1.500-1.600 in tutto, di cui circa 300 risultati positivi per Zika-virus: più o meno il 12 per cento della popolazione con sintomi”. “Ma di questi – specifica Giovannetti – meno del 2 per cento è andata poi incontro a conseguenze particolarmente gravi: qualche decina di persone in tutto. Il resto della popolazione è guarita senza strascichi”. Tra l’altro, la letteratura indica che l’80 per cento delle persone infettate risultano del tutto asintomatiche, cioè guariscono senza neppure avere segnali della malattia, che sono di solito febbre, mialgia, esantema e dolori articolari.
Lo Zika si trasmette solo attraverso la puntura di un “vettore competente”: un mosquito (o zanzara) femmina. “La sopravvivenza del virus è direttamente correlata a quella dei mosquitos”, spiega Giovannetti. “Anche per questo in Europa, dove il clima non è tropicale, la popolazione può stare abbastanza tranquilla: l’ambiente non è favorevole allo sviluppo dei mosquitos come in Brasile”, rimarca la ricercatrice.Perciò, secondo la ricercatrice “il danno mediatico generato per il Brasile dall’allarme-Zika è stato ben più grande rispetto alla realtà del rischio. Vivo in Brasile da due anni e, pur essendo stata punta da migliaia di mosquitos, non ho avuto nessun tipo di patologia o alterazione”.Oltre allo screening, i ricercatori sono riusciti a identificare 65 cloni identici del genoma del virus in altrettanti pazienti e stanno completando i test su altre 50-60 sequenze di DNA. “Prima, nelle banche dati erano presenti appena 5 genomi. Aumentare il numero di ‘carte d’identità’ uguali del virus riscontrate sulla popolazione e poterle legare a specifici sintomi consentirà, quando avremo raggiunto i 500-600 casi, di avere quella ‘massa critica’ di dati che servirà alla comunità scientifica internazionale per legare con certezza determinati sintomi al virus. Attualmente, ad esempio, nonostante la risonanza mediatica che si è avuta, non esiste una base scientifica certa che leghi l’infezione agli episodi di microcefalia registrati nei feti delle donne incinta. Stiamo lottando contro un fantasma”, spiega Giovannetti. Il virus, infatti, fa registrare spesso casi sporadici e sfugge, quindi, all’identificazione che porterebbe alla creazione di contromisure farmacologiche. I ricercatori di ZiBra hanno lasciato ai vari laboratori ‘di referenza nazionale’ dei cinque Stati in cui hanno condotto i test il loro know-how, numerosi reagenti e i protocolli ottimizzati, “gli stessi validati dall’Organizzazione Mondiale della zibra-natal2zibra-natal3Sanità”, specifica Giovannetti. Ora, in attesa della nuova ondata di epidemia, prevista per il prossimo marzo – quando tornerà la stagione delle piogge – per la ricercatrice e il team in cui opera è una lotta contro il tempo: “Per poter parlare di vaccini mancano troppi tasselli. Sono necessarie altre conferme e la riproduzione delle stesse condizioni d’infezione causate nell’uomo dal virus sia in vitro che in vivo. Ma, poiché i sintomi sono tanto variabili, non è stato ancora possibile arrivare a questa fase”. Una buona notizia, comunque, c’è: “Abbiamo vinto ulteriori finanziamenti per un nuovo progetto, ZiBra2 – fa sapere la ricercatrice –. Questo ci consentirà di ripetere quanto fatto finora nei cinque Stati sull’intero territorio del Brasile, estendendoci anche alle regioni Nord, Sud e Sud-Est. Così, potremo avere un’immagine complessiva di ciò che sta accadendo, sul fronte del virus, in tutto il Paese”. E il futuro della prevenzione? “Se – chiarisce Giovannetti – la seconda ondata dell’epidemia sarà portata dal medesimo genotipo virale, allora ci sono buone possibilità di approfondire in modo decisivo la sua conoscenza, oltre ad avere un’epidemia più lieve rispetto a quella del 2015, perché un buon numero di persone è già immunizzato”. “Se il virus rimane come quello dell’anno scorso – auspica la ricercatrice intervenuta all’UCBM – potremo comprendere i suoi meccanismi patogenetici, per cercare di disegnare linee guida e strategie di prevenzione che oggi non esistono. Ma se il virus muta talmente tanto da generare varianti nuove, dovremo ricominciare tutto daccapo”. (foto: Zibra Natal)

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Vaccino anti Rotavirus raccomandato già dalla 6° settimana di vita

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 dicembre 2016

vaccinazioniSi stima che ogni anno in Europa le gastroenteriti acute da Rotavirus siano responsabili di 231 decessi, circa 90 mila ospedalizzazioni e quasi 700 mila visite mediche (fonte OMS). Secondo uno studio recentemente pubblicato sulla rivista Italian Journal of Public Health, in Italia le infezioni da Rotavirus colpiscono oltre 400 mila bambini al di sotto dei 5 anni, con 320 mila casi gestiti a domicilio, 10 mila ospedalizzazioni, 80 mila visite mediche e 11 decessi ogni anno. La vaccinazione rappresenta l’unico strumento efficace nella prevenzione della malattia.Si svolge oggi a Milano un workshop presso la Clinica Mangiagalli per discutere sugli aspetti epidemiologici e clinici dell’infezione da Rotavirus: pediatri e igienisti riuniti in un dibattito con l’obiettivo di arrivare alla stesura di un documento operativo per l’implementazione della vaccinazione nella Regione Lombardia.
“I Rotavirus rappresentano la principale causa di gastroenterite acuta grave in età pediatrica in tutto il mondo – afferma la prof.ssa Susanna Esposito, direttore dell’Unità di Pediatria ad Alta Intensità di Cura del Policlinico dell’Università degli Studi di Milano e presidente WAidid, Associazione Mondiale per le Malattie Infettive e i Disordini Immunologici – e la più frequente causa di diarrea grave nei bambini al di sotto dei 5 anni. In Italia, il Nuovo Piano Vaccini ritiene prioritaria la vaccinazione anti Rotavirus nei bambini già a partire dalla 6° settimana di vita e nella Regione Lombardia, sebbene ancora poco implementata, è offerta gratuitamente ai neonati pretermine che nel nostro Paese rappresentano circa il 7% delle nascite complessive, e ai soggetti a rischio. L’obiettivo del workshop di oggi è quello di arrivare ad un documento operativo condiviso che contribuisca ad implementare nella nostra Regione la vaccinazione anti Rotavirus universale raccomandata in primis per i prematuri ricoverati in terapia intensiva e per i neonati con patologie croniche”.
Come emerso da recenti studi, in Italia le infezioni da Rotavirus sono responsabili in una percentuale che varia dal 17% al 69% circa del totale delle ospedalizzazioni per gastroenterite acuta, dell’84% delle ospedalizzazioni per gastroenterite di origine virale così come del 61% delle ammissioni in pronto soccorso e del 33% delle visite dal pediatra di libera scelta o dal medico di medicina generale.
Nelle infezioni del neonato i sintomi in alcuni casi sono relativamente modesti, per un certo grado di immunità acquisita dagli anticorpi materni. Nei bambini, invece, di età compresa tra 6 e 18 mesi l’infezione, che ha solitamente un periodo di incubazione di circa 1-3 giorni, esordisce in modo acuto con febbre e vomito, cui fa seguito dopo 24-48 ore diarrea acquosa, con 10-20 scariche al giorno. Mentre la febbre e il vomito cominciano a diminuire durante il secondo giorno di malattia, la diarrea può continuare per 5-7 giorni portando a forte disidratazione. Le infezioni successive da Rotavirus sono, invece, clinicamente meno gravi.Come emerge dal Calendario per la Vita 2016 si raccomanda di anticipare alla 6° settimana la prima somministrazione del vaccino anti Rotavirus, che è un vaccino somministrato per via orale, al fine di ridurre drasticamente i casi più gravi di ospedalizzazione soprattutto dei lattanti più piccoli per proseguire, poi, con le ulteriori dosi (una seconda o una seconda e una terza a seconda del vaccino in uso) in concomitanza con le sedute vaccinali successive entro la 24-26 settimana di vita. Anche nei nati prematuri va considerata l’età cronologica, non l’età corretta, e la vaccinazione va eseguita o direttamente in neonatologia se il piccolo è ancora ricoverato o nei centri vaccinali o negli ambulatori dei pediatri di famiglia.

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Il vaccino non è un’opinione

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 novembre 2016

roberto-burioneComo Giovedì 24 novembre, ore 18.00 Foyer del Teatro Sociale. Parolario, La Feltrinelli di Como e Teatro Sociale di Como presentano “Le metamorfosi”, ciclo di incontri con autori capaci di raccontare le trasformazioni del mondo. Il primo incontro sarà tenuto dal medico, specialista in immunologia clinica e docente di virologia e microbiologia all’università Vita-Salute San Raffaele di Milano dove presenterà il suo libro “Il vaccino non è un’opinione” (Mondadori, 2016).
“La terra è tonda, la benzina è infiammabile, i vaccini non provocano l’autismo. La scienza ci dice che i vaccini sono sicuri e affidabili e che proteggono i bambini e l’intera società da pericolosissime malattie. Però se vi collegate a Internet trovate un gran numero di medici e personaggi vari che vi dicono l’esatto contrario e che vi vogliono fregare. I praticoni che affollano la rete non solo mettono in pericolo il vostro conto corrente, ma anche la salute vostra, dei vostri figli e dei figli degli altri.” Roberto Burioni, nel suo libro “Il vaccino non è un’opinione”, spiega le inoppugnabili ragioni scientifiche che rendono vitale vaccinare i bambini. Lo fa con l’autorevolezza di un professore in camice bianco e con quella forza comunicativa che lo ha fatto conoscere sui social network, in televisione e sui giornali come il medico che “cura” le paure dei genitori di oggi sui presunti effetti collaterali dei vaccini. Alcuni di questi genitori, disorientati, tendono a non vaccinare i propri figli con la conseguenza che la popolazione infantile non coperta dalle vaccinazioni è in repentina crescita e sta raggiungendo il livello di guardia oltre il quale si rischiano concretamente focolai di epidemie. Il professor Burioni riporta la discussione sui vaccini su un piano oggettivo: la sua esperienza clinica e scientifica. Racconta chi ha compiuto questa scoperta medica, cosa accade al “lupo virus” quando sbatte contro un “gregge immune” alle sue zanne, quali sono i rischi reali delle vaccinazioni sulla base dei dati epidemiologici e contesta una serie di leggende metropolitane. Il libro per capire che sui vaccini infantili non c’è da discutere, ma solo da somministrare. Roberto Burioni dialoga con Gianluigi Spata, presidente dell’Ordine dei Medici di Como. Introduce e modera la giornalista Anna Campaniello. (foto: roberto burione)

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Vaccino influenzale, pubblicate le nuove raccomandazioni dei pediatri Usa

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 settembre 2016

Doctor giving a child an intramuscular injection in arm, shallow DOF

Doctor giving a child an intramuscular injection in arm, shallow DOF

A causa di studi recenti che ne dimostrano la scarsa efficacia, l’Aap – Accademia americana di pediatria – non raccomanda l’uso del vaccino spray nasale nella prossima stagione influenzale, ma consiglia dopo i sei mesi di età la consueta vaccinazione intramuscolare, che resta la migliore misura preventiva disponibile contro l’influenza. Il documento, dal titolo Raccomandazioni per la prevenzione e il controllo dell’influenza nei bambini, 2016-2017, pubblicato su Pediatrics di settembre, sconsiglia l’uso del Laiv, il vaccino influenzale vivo attenuato per via intranasale, in quanto non protegge contro alcuni ceppi virali che hanno giocato un ruolo prominente nelle ultime tre stagioni.«L’efficacia del vaccino spray tra i bambini da 2 a 17 anni è stata del 3% nella stagione 2015-2016, rispetto al 63% dell’iniettivo» esordisce Henry Bernstein, uno dei coautori dell’articolo, affermando che la vaccinazione obbligatoria di tutto il personale sanitario sarebbe un provvedimento etico e necessario per migliorare la sicurezza del paziente, e che uno sforzo particolare dovrebbe essere fatto per vaccinare bambini e adolescenti con malattie che potrebbero aumentare il rischio di complicanze da influenza. Per la prossima stagione il documento suggerisce di immunizzare anche le donne incinte o che allattano, spiegando che il vaccino può essere somministrato in qualsiasi momento durante la gestazione per proteggere dal rischio di complicanze non solo il feto, ma anche il neonato nei primi sei mesi dal parto grazie al trasferimento transplacentare di anticorpi.Riprende Bernstein: «La vaccinazione intramuscolare annuale è essenziale per bambini e adolescenti, e nella stagione 2016-2017 può essere usato senza preferenze in entrambe le formulazioni, trivalente e quadrivalente». L’esperto dell’Aap spiega che, sebbene il quadrivalente contenga un ceppo in più, entrambi sono progettati per una protezione ottimale. Infine, l’allergia alle uova. «Uno studio di revisione pubblicato nel 2012 dimostra che la quantità di proteine dell’uovo contenuta nel vaccino non aumenta il rischio di anafilassi tra i pazienti allergici alle uova» precisa l’autore. E conclude: «Immunizzare il bambino con il consueto vaccino iniettivo è il modo migliore per prevenire l’influenza e le sue complicanze». (fonte doctor33) (foto: vaccino)

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Insufficienza cardiaca cronica e vaccino contro l’influenza

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 agosto 2016

vaccinazioniLe linee guida cliniche e raccomandano la vaccinazione antinfluenzale annuale per i pazienti con insufficienza cardiaca cronica, nonostante questo ci sono alcune limitate contraddittorie evidenze che supportano questa raccomandazione. Si sono occupati di sciogliere il dubbio i ricercatori dell’Università di Oxford che si proponevano di determinare l’impatto della vaccinazione antinfluenzale sul rischio di ospedalizzazione di questi pazienti fragili.
Per raggiungere questo obiettivo sono state usate le cartelle cliniche di circa quattro, milioni di inglesi adulti in un periodo che andava dal 1990 al 2014 allo scopo di investigare l’impatto di questa strategia preventiva. Usando una serie di ‘casi controllo’ sono stati comparati gli effetti della vaccinazione annuale con quelli di anni in cui i soggetti non erano stati vaccinati per stimare i il rateo di ospedalizzazione sia per tutte le cause che per indicazioni specifiche. Analizzando questa mole di dati sono stati identificati oltre 59,000 pazienti affetti da insufficienza cardiaca nel database: si tratta di soggetti con un’età media di 75 anni che nel 49% dei casi erano donne
È stato immediatamente individuato che la vaccinazione contro l’influenza fosse associata con un 32% di rischio inferiore di avere un ricovero ospedaliero per disturbi cardiovascolari nel periodo che andava dal 31º al 301º giorno dopo la vaccinazione. Dato paragonato all’anno corrispondente in cui i soggetti non erano stati vaccinati. La vaccinazione dei soggetti anziani ha mostrato anche un effetto protettivo sia pure meno rilevante sulle ospedalizzazioni dovute a infezioni respiratorie. E il beneficio si è mostrato più evidente nei soggetti più giovani rispetto agli anziani.
“Studi come questo ci dicono che le strategie di prevenzione primaria sono particolarmente importanti nei soggetti cardiopatici” Michele Gulizia – Direttore Cardiologia Ospedale Garibaldi di Catania – “innanzitutto perché per chi ha il cuore fragile la stagione invernale rappresenta un pericolo: il freddo aumenta la probabilità di infarto, l’inquinamento aumenta la probabilità di malattie dei bronchi, dei polmoni e del sistema cardiovascolare. È necessario aumentare l’informazione e la sensibilizzazione a questa misura preventiva: ogni anno si registrano da tre a 5 milioni di casi di influenza che hanno come target preferenziale gli over 75 e i cardiopatici a questi numeri si aggiungono anche 10,000 decessi per polmonite ogni anno solo in Italia, che può rappresentare una complicazione dell’influenza e che vanta il primato negativo di essere la prima causa di morte per malattie infettive nei paesi occidentali, Eppure gli anziani conoscono ancora poco le vaccinazioni stagionali: il 22% dei 70-ottantacinquenni non sa nulla e solo il 18,4% ritiene di essere a rischio”.
Nonostante il Ministero della Salute italiano abbia fissato nel 75% la soglia minima di soggetti a rischio da vaccinare (e nel 95% quella ideale) nel 2014 solo un anziano su due si è sottoposto all’immunizzazione da influenza. Si tratta di un pericoloso trend in controtendenza che proprio nel 2014 ha raggiunto il suo punto più basso e che nell’ultimo decennio ha visto la copertura nei soggetti più fragili calata di un preoccupante 15%.

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WAidid: gastroenterite, in Italia un vaccino efficace e sicuro c’è

Posted by fidest press agency su martedì, 19 Mag 2015

gastroenteritiLe gastroenteriti rappresentano una vera e propria emergenza sanitaria, secondo l’OMS: ogni anno, nel mondo, l’infezione da Rotavirus, la più diffusa, causa circa mezzo milione di decessi sotto i 5 anni; di questi, l’80% circa si verifica nei Paesi in via di sviluppo. Nei paesi industrializzati come l’Italia, dove la mortalità è bassa, nell’ordine di pochi casi per anno, il Rotavirus costituisce tuttavia la prima causa di ricovero per diarrea entro i 5 anni di vita. A volte definita erroneamente “influenza intestinale”, la gastroenterite è un’infezione molto comune che riguarda lo stomaco e l’intestino ed è causata per lo più da virus come Rotavirus, che colpisce soprattutto i bambini più piccoli, e Norovirus, che colpisce anche gli adolescenti e gli adulti, o da batteri tra cui Salmonella e Clostridium difficile. Siano esse virali o batteriche, le gastroenteriti sono caratterizzate da sintomi quali nausea, vomito, diarrea o dolori addominali.
Nei giorni scorsi, in occasione del 33° Congresso della Società Europea di Infettivologia Pediatrica (ESPID) a Lipsia e, nella stessa settimana, dell’Europaediatrics Congress, a Firenze, gli esperti internazionali hanno ribadito quanto sia difficile la prevenzione delle infezioni da Rotavirus e la sua diffusione: la vaccinazione resta la forma più efficace di prevenzione. In Italia, dal 2006, è disponibile un vaccino orale contro il Rotavirus che permette di immunizzare i bambini a partire dalla quarta settimana di vita. Riguardo, invece, il Norovirus al momento sono in fase di sviluppo due vaccini, indicati anche per adolescenti e adulti: uno contro il Norovirus ed un altro combinato contro Norovirus e Rotavirus. Entrambi potranno essere disponibili nel giro di 2-3 anni.
“Il vaccino contro il Rotavirus dovrebbe essere raccomandato a tutti, come anche sottolineato nel Calendario per la vita condiviso da alcune Società Scientifiche italiane e come sottolineato dalle linee guida internazionali – commenta la Prof.ssa Susanna Esposito, Direttore dell’Unità di Pediatria ad Alta Intensità di Cura Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico, Università degli Studi di Milano e Presidente WAidid, Associazione Mondiale per le Malattie Infettive e i Disordini Immunologici – e soprattutto per quei bambini che vanno all’asilo molto presto, per le categorie a rischio come nel caso dei bambini prematuri o per chi, per esempio, è costretto a dover fare molte visite in ospedale. E invece, in Italia il vaccino c’è e non si fa e questo accade per vari motivi: perché non è previsto nel calendario nazionale delle vaccinazioni e quindi non viene indicato dagli stessi pediatri di famiglia, perché dovrebbe essere fatto precocemente, già dalla 6° settimana di vita e il ciclo vaccinale andrebbe completato entro l’8° mese e, non da ultimo, perché non è gratuito”. Come si trasmette:
Nei casi di gastroenteriti virali, la principale via di trasmissione del virus è quella oro-fecale, sebbene talvolta la diffusione possa avvenire anche per contatto o attraverso secrezioni respiratorie. Poiché il virus è stabile nell’ambiente, la trasmissione può avvenire attraverso l’ingestione di acqua o cibo contaminato o a causa del contatto con superfici contaminate.
La diffusione da persona a persona attraverso la contaminazione delle mani è probabilmente la più diffusa negli ambienti comunitari, per esempio negli asili nido o, in situazioni particolari, come possono essere i viaggi in crociera: portare alla bocca cibo contaminato da mani non lavate (ma anche un bicchiere, una stoviglia o una posata maneggiate da mani contaminate da virus o batteri della gastroenterite), può rappresentare un importante fattore di rischio per questo tipo di infezioni.
La malattia ha un periodo di incubazione di circa due giorni, dopo i quali insorgono febbre, disturbi gastrici, vomito e diarrea per 3-8 giorni. Nella maggior parte dei casi, quando si sviluppa una forma blanda di diarrea, i malati guariscono senza alcun trattamento. Tuttavia è consigliabile assumere probiotici, ossia microrganismi, quali il Lactobacillus GG, in grado di migliorare l’equilibrio della microflora endogena. Nei casi di diarrea acuta, la principale problematica è la disidratazione comune soprattutto nei bambini con meno di 2 anni di età: in questo caso, l’organismo perde quantità eccessive di acqua e di sali e non riesce a ristabilirle. I segni della disidratazione sono chiari: ridotta produzione di urina, sete eccessiva, secchezza della bocca e sonnolenza insolita. Non vanno utilizzati né antibiotici né farmaci antiemetici.
Secondo fonti ISS, in media, circa 1 bambino con diarrea acuta su 40 necessita del ricovero in ospedale per la somministrazione di fluidi per via endovenosa, ma di solito il trattamento è aspecifico e consiste nella reidratazione per via orale per compensare la perdita di liquidi. Vanno, però, evitate le bibite ad alto contenuto di zucchero come i succhi di frutta confezionati che potrebbero aggravare la diarrea. E’ raccomandabile, poi, non smettere di mangiare, meglio se leggero, in pasti piccoli e frazionati (es. 6 pasti al giorno).
Tra le gastroenteriti batteriche, oltre alle salmonellosi associate al consumo di uova e prodotti a base di uova crude o carni poco cotte di pollo e maiale, sempre più diffuse sono le infezioni da Clostridium difficile: il fattore di rischio più comune per quest’infezione è l’uso degli antibiotici, specialmente quelli ad ampio spettro (quelli cioè che sono in grado di eliminare diversi tipi di batteri), anche protratto nel tempo, che sono in grado di sconvolgere il normale equilibrio della flora batterica intestinale. Inoltre, i soggetti immunocompromessi anche per terapie farmacologiche rappresentano una categoria a rischio. La cura delle forme di diarrea causate da infezioni da Clostridium difficile avviene attraverso un trattamento orale con antibiotici quali metronidazolo o vancomicina. Il rischio di recidiva è comunque il 30% e in alcuni casi è stato impiegato con successo il trapianto fecale. Al momento, è in fase di sperimentazione anche nel bambino un nuovo farmaco, la fidaxomicina che si sta rivelando efficace nel trattamento delle infezioni da Clostridium difficile. La prevenzione delle infezioni gastroenteriche si basa prevalentemente su misure igieniche e comportamentali, gli esperti di WAidid ci ricordano con un decalogo alcune semplici regole da seguire a casa e quando si è in vacanza:
Lavare sempre bene le mani con acqua e sapone o un disinfettante a base di clorexidina dopo essere stati alla toilette e prima di mangiare o manipolare del cibo
Porre attenzione alla conservazione dei cibi: non è consigliabile consumare carne, insalate, salse, che siano state tenute a temperatura ambiente per più di 2 ore
Mantenere la temperatura del frigorifero tra 1 e 4°C
Se non si è certi della provenienza, consumare la carne ben cotta ed evitare uova o salse fatte con uova crude
Evitare cibi contaminati potenzialmente a rischio come ad esempio molluschi e mitili crudi
Consumare solo latte pastorizzato
Evitare le contaminazioni tra cibi, avendo cura di tenere separati i prodotti crudi da quelli cotti
Proteggere i cibi preparati dalla contaminazione di insetti e roditori
Non condividere tovaglioli, bicchieri, posate e stoviglie
Quando si viaggia in zone con scarse condizioni igieniche, bere solo acqua in bottiglia, non consumare verdure crude e frutta sbucciata, evitare sempre il ghiaccio.

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Vaccino contro la polio

Posted by fidest press agency su domenica, 10 novembre 2013

English: Electron micrograph of the poliovirus...

English: Electron micrograph of the poliovirus. Poliovirus is a species of Enterovirus, which is a Genus in the family of Picornaviridae, and is an RNA virus. Deutsch: Polioviren im Transmissionselektronenmikroskop. Français : Le virus de la polio. 日本語: ポリオウイルス. Türkçe: Polio virüsü. తెలుగు: ట్రాన్స్మిషన్ ఎలక్ట్రాన్ మైక్రోస్కోప్‌లో కనిపించే పోలియో వైరస్. Basa Sunda: Virus polio. (Photo credit: Wikipedia)

Per fermare l’epidemia di poliomielite è in corso la più grande campagna di vaccinazione mai organizzata in Medio Oriente: l’obiettivo è vaccinare più volte oltre 20 milioni di bambini in sette paesi e territori (Siria, Egitto, Iraq, Giordania, Libano, Cisgiordania e Stato di Palestina, Turchia). Per prevenire la trasmissione della polio e di altre malattie prevenibili, sono state portate avanti campagne di vaccinazione di emergenza in Siria e intorno al paese: sono stati vaccinati oltre 650.000 bambini , tra cui 116.000 nella provincia del nord-est di Deir-ez-Zor, dove l’epidemia di poliomielite è stata confermata una settimana fa.In una regione che non aveva visto la poliomielite per quasi un decennio, negli ultimi 12 mesi il poliovirus è stato rilevato in campioni di acque reflue provenienti da Egitto, Israele, la Cisgiordania e lo Stato di Palestina. L’epidemia di polio tra i bambini in Siria ha dato il via all’attuale massiccia risposta. Il primo focolaio di poliomielite dal 1999 ha finora lasciato 10 bambini paralizzati e pone un rischio di paralisi per centinaia di migliaia di bambini in tutta la regione.L’UNICEF ha procurato – nel 2013, fino ad oggi- 1,35 miliardi di dosi di vaccino antipolio orale (OPV) e per la fine dell’anno avrà procurato fino a 1,7 miliardi di dosi. OMS e UNICEF stanno lavorando per garantire una quantità sufficiente per raggiungere tutti i bambini.
“L’ epidemia di poliomielite in Siria non è solo una tragedia per i bambini; è un allarme urgente e un’occasione fondamentale per raggiungere tutti i bambini non immunizzati ovunque si trovino ” – ha detto Peter Crowley, Responsabile UNICEF per la Polio – “Questo dovrebbe servire come duro monito ai paesi e alle comunità: in qualsiasi posto la polio è dovunque una minaccia per i bambini”.All’interno della Siria la campagna è destinata a 1,6 milioni di bambini con vaccinazioni contro la poliomielite, il morbillo, la parotite e la rosolia In Giordania oltre 18.800 bambini sotto i cinque anni sono stati vaccinati contro la polio in una campagna rivolta a tutti i bambini nel campo di Za’atari e una campagna nazionale è attualmente in corso per raggiungere 3,5 milioni di persone con vaccini contro la poliomielite, il morbillo e la rosolia. In Iraq, una campagna di vaccinazione è iniziata nella parte occidentale del paese, mentre un’altra campagna è in programma nei prossimi giorni nella regione del Kurdistan. In Libano la Campagna nazionale inizierà al più tardi questa settimana e in Turchia ed Egitto a metà novembre. I tassi di vaccinazione della Siria sono crollati da oltre il 90% prima del conflitto all’attuale 68%.

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Da Aifa ok a primo vaccino contro meningococco B

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 giugno 2013

Dopo l’ok da parte della Commissione europea nel gennaio scorso, anche l’Aifa ha approvato il primo vaccino contro il meningococco di sierogruppo B, responsabile di oltre 6 casi su 10 di meningite menigococcica in Italia. L’annuncio è stato dato ieri a Milano, in un incontro in cui Chiara Azzari, direttore della Clinica pediatrica II all’Aou A. Meyer di Firenze, ha ricordato che «le classi d’età a maggiore rischio sono due: la fascia 0-12 mesi e gli adolescenti tra 12 e 18 anni. Ecco perché, per otten ere risultati effettivi nella riduzione dei casi, la prima barriera deve essere posta ai 2 mesi, con programmi di vaccinazione adeguati». La malattia è particolarmente pericolosa: attacca persone sane senza alcun segnale di preavviso e su 10 persone che contraggono la malattia, una è destinata a morire e, su 5 che sopravvivono, una rischia gravi disabilità permanenti (danni cerebrali, problemi di udito, amputazioni). «Per creare i vaccini in grado di proteggere contro i ceppi A, C, Y e W135 si sono usate tecniche classiche, non efficaci nel caso del vaccino anti MenB, tanto che si è dovuto ricorrere alla reverse vaccinology» spiega Rino Rappuoli, responsabile mondiale della ricerca Novartis Vaccines. «Infatti, il batterio ha una guaina polisaccaridica del tutto identica a quella di strutture dell’organismo che non è riconosciuta come estranea dal sistema immunitario. Mediante l’analisi del genoma del patogeno, invece, si sono individuate alcune proteine esposte sottodominanti. Il vaccino è così costituito da 4 antigeni altamente immunogenici indipendenti l’uno dall’altro e che, nell’insieme, possono proteggere da un’ampia gamma di ceppi patogeni». «Per la meningite menigococcica non si può sperare in un’eradicazione perché i ceppi sono molti e le campagne vaccinali non sono applicate universalmente» osserva Michele Conversano, presidente della Società italiana di Igiene, Medicina preventiva e Sanità pubblica (Siti). «Possiamo però puntare ragionevolmente al controllo della malattia (ossia alla riduzione del numero dei casi) mentre solo con l’offerta attiva e gratuita delle due vaccinazioni (A, C, W135, Y e B) si potrà puntare all’eliminazione, ossia all’assenza di casi pur in continuità di circolazione degli agenti patogeni)».(fonte farmacista33)

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Novità regolatorie per allergie e influenza

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 aprile 2013

L’Fda ha approvato l’estensione dell’indicazione richiesta per carbinossamina maleato (Karbinal ER di Tris Pharma) sospensione orale a rilascio prolungato indicata per le riniti allergiche, perenni o stagionali, ora anche nei bambini a partire dai 2 anni d’età in poi. Il medicinale è un antistaminico in formulazione orale, a lento rilascio del principio attivo che ne consente la somministrazione una sola volta al giorno, praticabile quindi anche nei bimbi e nei ragazzi che frequentano la scuola. Il farmaco è autorizzato anche per: rinite vasomotoria, congiuntivite allergica da cibi e inalazione di allerg eni, forme lievi e non complicate di reazioni allergiche cutanee come orticaria e angioedema; inoltre è una valida alternativa per tutti i casi di non responder agli antistaminici di seconda generazione che non sono soddisfatti della pesante posologia degli antistaminici di prima generazione. In Europa ma non dall’Agenzia europea dei medicinali, prima autorizzazione per il vaccino antinfluenzale quadrivalente di Gsk, in Germania e Regno Unito. Seguendo una procedura decentralizzata il Paul Ehrlich Institut Tedesco è stato il primo ente regolatorio europeo a concedere l’autorizzazione all’immissione in commercio al nuovo vaccino (Influsplit Tetra), seguito dalla Medicines and healthcare products regulatory agency (Mhra) agenzia regolatoria britannica che a sua volta ha autorizzato il farmaco (Fluarix Tetra). Per la prossima stagione influenzale 2013-2014 quindi il vaccino tetravalente, già autorizzato a fine 2012 anche dall’Fda (Fluarix quadrivalent), dovrebbe gi& agrave; essere disponibile in Germania e Gran Bretagna per l’immunizzazione attiva di adulti e bambini dai 3 anni d’età compiuti in poi. Il vaccino permette l’immunizzazione contro due sottotipi A del virus e due, invece di uno solo come nei vaccini in commercio finora, sottotipi B.(fonte farmacista33)

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Vaccino mpr e autismo: falso scientifico in una recente sentenza

Posted by fidest press agency su martedì, 10 aprile 2012

Il Board Scientifico del Calendario Vaccinale per la Vita, (che riunisce figure di elevato prestigio dell’Igiene e della Sanità Pubblica, della Medicina Generale, della Pediatria territoriale-ospedaliera ed universitaria facenti capo a Società Scientifiche ed Associazioni Mediche – Società Italiana di Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica (SItI); Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (FIMMG); Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP); Società Italiana di Pediatria (SIP) esprime forte sconcerto per la recente sentenza del Tribunale di Rimini (n°2010\148, Ruolo n°2010474; Cron. N° 2012\886) che torna ad associare la vaccinazione anti Morbillo-Parotite-Rosolia (MPR), alla Sindrome di Kanner, meglio nota come Autismo, evidentemente basandosi su quanto pubblicato, ormai 14 anni fa, dalla rivista Lancet, e successivamente ritirato per l’evidente infondatezza di quanto inizialmente proposto da un gruppo di ricercatori britannici.
La nota rivista medica Lancet ha infatti ufficialmente ritirato lo studio sui possibili collegamenti tra autismo e vaccino trivalente MPR. L’articolo, pubblicato nel 1998 e scritto dal medico britannico Andrew Wakefield, è stato causa di una lunga disputa scientifica durata quasi 12 anni. Wakefield sosteneva che il vaccino fosse causa di infezioni intestinali, a loro volta legate alla sindrome di Kanner. Le sue affermazioni furono screditate dal mondo scientifico, e sono state alla base di uno dei più rilevanti contenziosi nella storia della medicina: purtroppo le false tesi proposte portarono ad una forte diminuzione del numero di vaccinazioni negli Stati Uniti, in Gran Bretagna e in altre parti dell’Europa, con la conseguenza, in molti casi nefasta, di un repentino aumento dei casi di morbillo e delle sue complicanze,
inclusi numerosi casi di encefalite e di morte. “Diversi punti del lavoro del 1998 di Wakefield sono scorretti“, disse in un comunicato stampa la stessa rivista scientifica, ritrattando la pubblicazione del 1998. Una commissione disciplinare del Comitato medico generale britannico (General Medical Council), dopo un accurato studio, ha decretato come Wakefield
presentò la sua ricerca in modo “irresponsabile e disonesto” ed ha “ignorato insensibilmente” la sofferenza dei bambini oggetto dello studio. Nel rapporto del comitato scientifico si legge, inoltre, che Wakefield ha anche “rovinato la reputazione” della professione medica. Lo stesso Wakefield è stato espulso dal Royal College of Physicians e non può più praticare la medicina. Verdetti quindi netti e gravi che lasciano pochi dubbi.
I risultati di due studi scientifici recentemente pubblicati su una delle riviste mediche più accreditate a livello mondiale, il British Medical Journal (uno il 5 gennaio 2011 BMJ 2011; 342: c5347; l’altro pubblicato l’11 gennaio 2011 – BMJ 2011; 342: c5258) hanno decretato l’infondatezza di questa associazione e, tra l’altro, che i pazienti sono stati reclutati attraverso attivisti anti-vaccinali, e che lo studio è stato commissionato e finanziato con un preciso scopo connotato da pregiudizi ideologici e interessi economici.
Troppo spesso e senza riscontri scientificamente sostenibili, la sola correlazione temporale tra la somministrazione di un vaccino ed un evento avverso o una patologia dovuta a cause ignote viene considerata di per sé stessa sufficiente a decretare che la colpa sia della vaccinazione.
Il Board raccomanda che prima di compiere azioni che direttamente o indirettamente esitano in senso negativo su tutta la comunità rimettendo a rischio di malattia bambini e adulti per riflessi negativi sulla adesione ai programmi nazionali di prevenzione, chi è chiamato a giudicare – Commissioni ex Legge 210/92 comprese – assuma il massimo rigore scientifico e soprattutto la sostenibilità delle affermazioni, delle sentenze e dei giudizi basata su acquisizioni universalmente riconosciute.
Risulta anche anomalo il fatto che la citata sentenza possa ignorare le ragioni e le azioni della comunità scientifica nazionale ed internazionale che, tra l’altro, ha il diritto/dovere di tutelare tutti gli operatori al solo fine di far esercitare la professione con le dovute garanzie medico-legali. Purtroppo sentenze come quella appena emanata rischiano di avere il solo risultato di far perdere fiducia in uno strumento preventivo fondamentale per la salute dei bambini e di tutta la popolazione, con conseguente ri-emergenza di malattie gravi e talora anche mortali, come il morbillo, inducendo peraltro nei genitori di bambini affetti da una seria patologia come l’autismo la falsa convinzione di aver trovato la ragione di
tante sofferenze patite. E certamente questi genitori non meritano un’ulteriore falsità sulla condizione dei propri figli.
Infine, onde evitare che tale sentenza faccia giurisprudenza negativamente incidendo sulle dinamiche professionali degli operatori, il Board auspica che il Ministero della Salute, quale parte resistente nella causa conclusasi con la contestata sentenza di primo grado, voglia proporre Appello presso la Corte di Bologna. A tal proposito i componenti del Board si rendono disponibili a coadiuvare l’Avvocatura dello Stato fornendo pareri e letteratura scientifica che valga a ribadire la lex artis e segnatamente l’inidoneità della specifica vaccinazione a configurare antecedente dotato di valore causale nel determinismo dell’autismo. (Stefano Sermonti)

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Alzheimer: verrà dall’Italia il primo vaccino?

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 febbraio 2012

(Centro Maderna) Due istituti di ricerca italiani, l’Istituto di Genetica e Biofisica (Igb-Cnr) e l’Istituto di Biochimica delle Proteine (Ibp-Cnr), hanno messo a punto una molecola che hanno chiamato E2, per la quale hanno già ottenuto il brevetto italiano e chiesto il brevetto internazionale, che eliminerebbe in modo efficace la proteina beta-amiloide responsabile dell’Alzheimer. La proteina, che accumulandosi nel cervello forma delle placche che inibiscono il corretto funzionamento dei neuroni fino ad annientarli, è infatti considerata la causa prima di questa malattia, e la sua eliminazione potrebbe rappresentare un passo importantissimo nella lotta all’Alzheimer. “Il vaccino,” spiega Piergiuseppe De Berardinis dell’Ibp-Cnr, “ induce la produzione di anticorpi e questi ultimi si legano al peptide che causa la malattia, favorendone così l’eliminazione”, ma per assicurarsi che gli anticorpi vadano a colpire solo dove ve ne è necessità, la ricerca ora si sta concentrando sui carriers, ovvero quei micro-organismi “utili a convogliare la risposta immunitaria sui bersagli desiderati”. La ricerca, pubblicata sulla rivista “Immunology and Cell Biology”, è attualmente nella fase pre-clinica della sperimentazione, quella cioè in cui il vaccino viene iniettato in cavie sane per verificare l’assenza di effetti collaterali. In caso di risultati positivi, verrà poi sperimentato su cavie malate e, solo a questo punto sull’uomo.

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Pediatria: vaccino antinfluenzale

Posted by fidest press agency su martedì, 17 gennaio 2012

Model of Influenza Virus from U.S. National In...

Image via Wikipedia

E’ buona la consapevolezza delle mamme italiane dei rischi legati all’influenza: quasi la metà delle intervistate (46,5%) dichiara, infatti, che l’influenza è una patologia altamente trasmissibile e più del 60% identifica correttamente nei bambini di età inferiore ai 4 anni la fascia più colpita, mentre il 63% riconosce che, nelle forme più gravi, l’influenza può portare anche al ricovero ospedaliero. È quanto emerge da un’indagine online promossa dalla Società Italiana di Pediatria (SIP) alla fine della scorsa stagione influenzale (marzo-aprile 2011), con l’intento di sondare l’opinione delle mamme italiane con figli di età inferiore ai 14 anni sulla percezione dei rischi associati all’influenza per la salute dei propri bambini e sull’opportunità di ricorrere al vaccino antinfluenzale per proteggerli da questi rischi.
L’indagine, attualmente in pubblicazione sulla rivista scientifica Vaccine, ha raccolto un totale di 1515 risposte.
Dallo studio emerge che le mamme confermano l’impatto dell’influenza sulla salute del bambino, ma anche sulla famiglia. Nel 63% dei casi definiti come “influenza” dal campione intervistato, infatti, almeno uno dei due genitori si è dovuto assentare dal lavoro, per prendersi cura del figlio. Inoltre, quasi 9 bambini su 10 hanno assunto un trattamento farmacologico, mentre in 2 casi su 100 è stato necessario il ricovero ospedaliero. Nonostante la copertura vaccinale per l’influenza in età pediatrica sia bassa, la percentuale di mamme che si dichiara favorevole alla somministrazione della vaccinazione per il proprio figlio, se consigliata in questo senso dal pediatra, è del 54%. “Il pediatra rappresenta la figura di riferimento per le famiglie in fatto di decisioni riguardo le vaccinazioni” spiega Alberto E. Tozzi, responsabile scientifico per la comunicazione della Società Italiana di Pediatria. “Promuovere formule partecipative, per esempio attraverso un’indagine come questa, nei percorsi di informazione e cura della propria salute, aiuta a stimolare i cittadini ad assumere un ruolo consapevole, responsabile e proattivo rispetto alle proprie scelte”. In linea con quanto emerge anche da un recente report curato dal Centro Europeo per la Prevenzione ed il Controllo delle Malattie (European Centre for Disease Prevention and Control, ECDC), le strategie di informazione all’opinione pubblica su temi di salute e, più nello specifico, su situazioni di rischio per la salute, come nel caso delle sindromi influenzali, dovrebbero essere sviluppate con un approccio partecipativo. Anziché limitarsi a costruire una comunicazione a senso unico, dove gli esperti informano la popolazione, basandosi unicamente su una oggettivazione scientifica del rischio, si possono ottenere migliori risultati se invece si costruiscono una visione e una consapevolezza del rischio e delle strategie per contrastarlo con i destinatari stessi della comunicazione.
I dati di sorveglianza dell’influenza indicano per questa stagione un andamento simile a quello dell’anno scorso, in cui si sono stati registrati 270 casi per 1000 bambini nella fascia di età 0-4 anni e 211 casi per 1000 bambini nella fascia di età 5-14 anni. E’ noto che l’incidenza più elevata dell’influenza si registra nella fascia d’età pediatrica (0-14 anni). Ciononostante, salvo rare eccezioni, quasi nessun Paese europeo, inclusa l’Italia, ha lanciato una strategia per la vaccinazione ”a tappeto” del bambino, focalizzando l’attenzione sui soli gruppi a rischio. In Italia nella stagione 2009-2010 è stato vaccinato il 6% dei bambini di età inferiore ai cinque anni. “Finora le evidenze riguardo l’efficacia della vaccinazione influenzale in età pediatrica non sono state sufficienti a giustificare un’offerta universale della vaccinazione stessa”, conclude Tozzi. “Naturalmente le evidenze della letteratura scientifica vanno continuamente aggiornate e nuovi promettenti vaccini antinfluenzali per l’età pediatrica sono alle porte”. L’indagine SIP è stata promossa con il supporto di Novartis Vaccines.

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Influenza. Il vaccino non fa miracoli

Posted by fidest press agency su martedì, 3 gennaio 2012

¿INFLUENZA?, AJA Y QUE MÁS....JAJAJ

Image by Immer_Lebend via Flickr

Vaccinarsi contro l’influenza e prendersi l’influenza. E’ possibile. Infatti, il vaccino viene prodotto prima dell’inizio della stagione influenzale, il che significa che il virus dell’influenza puo’ non coincidere con quelli testati per produrre il vaccino. Si calcola che un 30/40% delle persone vaccine contrae comunque l’influenza. In Italia, come negli altri Paesi europei, la vaccinazione antinfluenzale e’ raccomandata per le persone di eta’ pari o superiore ai 65 anni, per le persone di tutte le eta’ con patologie croniche, e per determinate categorie professionali. Infatti, l’obiettivo della strategia vaccinale non e’ prevenire l’influenza nella popolazione generale, bensi’ di ridurre il rischio di complicanze e decessi, circa 8.000 l’anno, piu’ frequenti in determinate categorie, in particolare negli anziani. Che fare, dunque? Rivolgersi al proprio medico per valutare i pro e i contro, e’ consigliabile. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Vaccino anti-aids

Posted by fidest press agency su sabato, 13 novembre 2010

“Accogliamo con soddisfazione la notizia del successo della sperimentazione del vaccino terapeutico anti AIDS”. E’ quanto afferma Massimiliano Dona, Segreteria Generale dell’Unione Nazionale Consumatori (UNC),  commentando i risultati positivi riscontrati negli ottantasette pazienti che si sono sottoposti alla fase II della sperimentazione del Centro nazionale AIDS. “E’ un notevole passo avanti nella lotta al virus dell’hiv -prosegue Dona- che ci inorgoglisce maggiormente perché, oltre ad essere un successo italiano, è il risultato di uno sforzo tutto pubblico compiuto dagli esperti dell’Istituto superiore di Sanità con il sostegno del Ministero della Salute”. “Per ora il vaccino riesce solo a migliorare la qualità della vita dei malati -conclude il Segretario generale dell’UNC- ma l’ambizione è di valutare l’effetto in pazienti sintomatici e bloccare la malattia. Per questo motivo è fondamentale che il Governo punti sulla ricerca, destinando nuovi fondi per non tarpare le ali a coloro che dedicano la loro vita allo studio e alla sperimentazione”.

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