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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘valore aggiunto’

Il M5S non è un “valore aggiunto”

Posted by fidest press agency su martedì, 27 marzo 2018

Non lo è per gli altri partiti nel momento in cui trattano i loro componenti, presenti nei due rami del Parlamento, come una loro creatura, nonostante ritengano sia stata “estorta” col voto degli italiani. Il M5S è indubbiamente l’espressione di un trasversalismo conseguente alla cattiva gestione della politica negli affari di Stato ma non può essere trasformato in un’operazione aritmetica da parte di chi per anni ha sguazzato nel torbido. E’ vero, tuttavia, che al sistema va tolta l’ingessatura e si potrebbe fare anche un’eccezione favorendo l’avvio del governo a guida Salvini ma restando poi alla finestra a verificare se continua a ciurlare nel manico soprattutto dall’ala Berlusconiana. Come dire: mettiamoli alla prova e vediamo se sono capaci di saper fare ciò che affermano ma si devono impegnare ad impiegare un loro percorso virtuoso in tempi rigidamente prefissati, pena la sfiducia. Questo mi pare un compromesso onorevole e comprensibile anche da parte di chi ha fatto della protesta e della diffidenza il suo naturale cavallo di battaglia. (Riccardo Alfonso)

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Immigrati: valore aggiunto

Posted by fidest press agency su domenica, 30 ottobre 2011

immigrati

Image by SiciliaToday via Flickr

I dati dimostrano che i piu’ poveri difficilmente possono permettersi di emigrare. Gia’ nel 2009 INTERSOS ha diffuso un documento nel quale rilevava che meno del 2% dei migranti giunti in Italia provenivano da paesi di grave poverta’, con un reddito pro capite annuo inferiore a 1.500 $. I paesi a maggiore emigrazione sono infatti quelli con un tale reddito intorno o superiore ai 5.000 $ annui. Salvo casi di persecuzioni o guerre, emigra chi puo’ permetterselo, in termini economici, di istruzione, salute, capacità di iniziativa, intraprendenza. I paesi di origine delle comunita’ piu’ numerose in Italia sono: Romania 968.576, Albania 482.627, Marocco 452.424, Cina 209.934, Ucraina 200.730, Filippine 134.154, Moldova 130.948, India 121.036, Polonia 109.018, Tunisia 106.291, Perù 98.603, Equador 91.625 (Dossier statistico immigrazione, 2011). Pur trattandosi di paesi con difficolta’, non sono certo quelli piu’ poveri.Questi dati contengono anche un fenomeno poco considerato nel dibattito italiano sull’immigrazione. Quello del brain drain, della perdita dei migliori cervelli che emigrano, con conseguente danno per i propri paesi, ma al tempo stesso della possibilita’, in non pochi casi, di trasformalo in brain gain, in opportunita’. La nuova edizione del Dossier statistico immigrazione, presentato a Roma il 27 ottobre, propone in merito una riflessione di INTERSOS che puo’ essere cosi’ sintetizzata. Ogni anno decine di migliaia di immigrati qualificati entrano in Italia per poi dedicarsi a mansioni ben lontane dal loro profilo educativo e professionale. Laureati in fisica fanno i portieri, specialisti in materie tecniche sono impiegati come badanti…Si tratta di competenze che vanno ad alimentare quel fenomeno noto come brain waste, spreco di cervelli, molto diffuso nel nostro paese. Eppure e’ possibile e utile invertire questa tendenza, specie in periodi come questo, in cui diventa indispensabile concepire nuove forme di cooperazione con i paesi terzi, a vantaggio reciproco. Sarebbe necessario un cambiamento culturale, basato innanzitutto sulla conoscenza della realta’ dell’immigrazione, delle sue potenzialita’ e delle opportunita’ che puo’ offrire in molti casi la brain circulation, la possibilita’ cioe’ di poter valorizzare le competenze dei migranti sia in Italia che nei paesi di origine. Tra le persone che emigrano coloro che hanno ricevuto un’educazione secondaria o universitaria sono in proporzione elevata rispetto alla media della popolazione: 31.4% degli emigrati africani, contro una media nei paesi di origine del 3.6%; 47,2% degli emigrati asiatici, contro il 6%; 21% dei latino americani, contro l’11.8% (F. Docquier e A. Marfouk, 2006). Secondo i dati riportati dallo European Migration Network (2010) il 54,1% degli stranieri e’ in possesso di diploma o laurea, ma circa i tre quarti (73,4%) svolgono una professione operaia o non qualificata. La conoscenza di questa presenza e’ in Italia quasi nulla, rafforzando così l’immaginario collettivo da “barconi di disperati” che non trova riscontro nella realta’, se non per quella specifica parte, molto mediatizzata ma anche molto limitata.La valorizzazione di queste competenze, sia in Italia che nei paesi di provenienza sarebbe oggi la via da seguire, attraverso forme sempre piu’ diffuse di brain circulation, di possibilita’ cioè di lavorare, con regolare riconoscimento, sia qui da noi che nei propri paesi: ad iniziare dai progetti di cooperazione allo sviluppo e dalle molteplici opportunita’ imprenditoriali e di scambi commerciali capaci di rafforzare le relazioni bilaterali a reciproco interesse. Alcuni tra Ong, Associazioni, Organizzazioni imprenditoriali, Camere di commercio, Enti di ricerca, Regioni e Enti locali lo stanno capendo. Sarebbe utile che anche il Governo comprenda che la brain circulation puo’ essere, anche se in modo limitato, una straordinaria opportunità per il nostro paese, le sue realtà territoriali e le sue relazioni internazionali.

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A tavola col cardiologo

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 maggio 2009

Le diete drastiche non sono il solo rimedio per restare in salute: si può mangiare tutto, o quasi, scegliendo gli ingredienti e le quantità giuste. Finalmente una notizia confortante per chi ama la buona tavola ma è costretto a rinunciarvi per problemi cardiaci, diabete e ipertensione: 20 milioni di persone nel nostro Paese. Nel primo libro di cucina con il “bollino” della Federazione Italiana di Cardiologia (FIC), La cucina del cuore (Giunti editore), il prof. Roberto Ferrari, direttore della cattedra di Cardiologia dell’Università di Ferrara e Presidente della Società Europea di Cardiologia (ESC) e Claudia Florio, regista cinematografica e autrice delle ricette del volume, presentano 120 proposte per mantenersi in salute, senza sacrificare il palato. «È un progetto unico, dalla grande valenza educazionale – spiega il prof. Ferrari -: un valore aggiunto testimoniato anche dalla prefazione, a firma del Viceministro alla Salute Ferruccio Fazio e del Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Enrico Garaci, due fra i più autorevoli rappresentanti della Sanità Italiana. Ci proponiamo di educare i pazienti a ripensare le proprie abitudini alimentari ma anche di fornire agli specialisti uno strumento prezioso per aiutare i loro pazienti”. Il volume, patrocinato dalla FIC, verrà infatti distribuito a tutti i cardiologi nel corso del 40° Congresso ANMCO (Associazione nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri) che si svolgerà dal 4 al 7 giugno a Firenze. “Le nostre ricette sono sane ed equilibrate – continua il professore – ma anche appetitose. L’obiettivo è infatti insegnare con piccoli trucchi e accorgimenti, ad esempio non lasciare a lungo le verdure a bagno e consumale crude per non disperderne vitamine e sali minerali, come prevenire giorno per giorno diabete, ipertensione, infarto e ictus, senza perdere il buonumore. Anche per chi è a rischio, mangiare deve continuare ad essere un piacere». «Le ricette illustrate – aggiunge Claudia Florio – sono semplici da preparare e tutte a prova di cardiologo. Il libro contiene inoltre una parte iniziale dedicata ad un approfondimento sulle due patologie, suggerimenti per il benessere, schede sui principi alimentari, informazioni sui singoli alimenti, dall’aceto allo zucchero e consigli di cucina». Il volume, edito da Giunti, sarà disponibile nelle librerie in questi giorni al prezzo di 18 €. «Questa proposta avvia una nuova collana, nella quale l’approfondimento medico e scientifico e quello più strettamente gastronomico vanno di pari passo con l’obiettivo di fornire al pubblico informazioni e conoscenze complete e esaurienti – afferma Alberto Dragone, della Direzione Editoriale -: educare alla prevenzione è un dovere collettivo e anche chi propone strumenti di cultura e intrattenimento può e deve impegnarsi attivamente».Il libro raccoglie e rielabora anche ricette che fanno parte della tradizione culinaria del nostro Paese, in cui gli ingredienti più “pericolosi” sono stati sostituiti da altri più salutari. «Un tipico esempio – prosegue Claudia Florio – è costituito dalla pasta, uno dei simboli dell’Italia nel mondo. Non è assolutamente necessario rinunciarvi, Basta seguire pochi accorgimenti, in particolare preferire quella integrale, più ricca di fibre, vitamine e minerali e soprattutto ridurre la quantità di sale nell’acqua in ebollizione. L’ideale, soprattutto per chi soffre di ipertensione, sarebbe riuscire a eliminarlo del tutto». I cittadini sembrano avere ancora una scarsa percezione della gravità del rischio cui li espongono abitudini alimentari scorrette.

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Il manifesto degli italiani all’estero

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 aprile 2009

“Ho colto le sfumature per certi aspetti provocatorie delle dichiarazioni di Rino Giuliani, Presidente del CNE che ha inteso polemizzare su alcune citazioni contenute nel nostro Manifesto presentato al Congresso del PdL piuttosto che coglierne quanto di buono abbiamo ottenuto nel quadro del nostro partito al fine di predisporre un percorso progettuale condiviso e proficuo”. Lo dichiara Aldo Di Biagio, deputato del PdL eletto in Europa, in merito alle dichiarazioni del Presidente della Consulta Nazionale per l’emigrazione secondo il quale nel Manifesto, l’associazionismo verrebbe indicato soltanto come un valore aggiunto del partito. “Da un lato sono lusingato dall’attenzione che il CNE ha dato al nostro impegno e alla nostra attività in sede congressuale – continua Di Biagio – ma sarebbe opportuno, almeno in questo clima di conquiste e di riconoscimenti per le nostre comunità italiane oltre confine, riflettere in termini costruttivi sul ruolo dell’associazionismo italiano all’estero, tentando di adattarlo all’evoluzione dei tempi e della società cercando soprattutto di valorizzarlo entro una cornice partitica oltre che meramente politica”. “Il Manifesto è stato sottoscritto da oltre 50 delegati esteri, forzisti e aennini, espressione proprio di quell’associazionismo inteso come valore aggiunto e sul quale si è riversata l’attenzione del CNE  – conclude Di Biagio – i quali hanno inteso riversare in quelle poche righe tutto un bagaglio di speranze, sogni e progetti futuri. Ragion per cui sembrerebbe mal conciliante con lo spirito di questo Manifesto e del contesto che lo ha animato e sostenuto, procedere con una limitata analisi testuale dello stesso, la quale invece rischierebbe soltanto di snaturarlo lasciando perdere quei tratti di conquista e di celebrazione insiti nella sua stessa formulazione e nella sua presentazione in una cornice storica per la politica italiana”.

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Grande ritorno in tv di Sigma

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 marzo 2009

Sei emittenti generaliste – Raiuno, Raidue Raitre, Retequattro, Canale 5, La7 – e cinquantatre canali su piattaforma Sky, queste le reti scelte da Sigma, insegna della Distribuzione Organizzata, per trasmettere i nuovissimi spot da 5, 7 e 10” per un totale di 3.476 uscite TV. La breve durata degli spot privilegia una maggiore frequenza e ripetizione sulle emittenti in modo da sviluppare e diffondere notorietà e identità del marchio. Creatività e planning sono a cura di Italia Advertising.  Il concept della nuova campagna TV è in linea con il business model del Gruppo che posiziona i prodotti a marchio come generatori di valore aggiunto dell’insegna e che definisce il percorso di Sigma, volto a contenere il carovita. Una strategia di comunicazione quindi che consolida un posizionamento focalizzato sull’esclusivo rapporto qualità-convenienza. La sfilata dei prodotti a marca Sigma – questo il nome dello spot – mostra alcuni indicativi prodotti a marchio Sigma sul nastro scorrevole seguiti, a chiudere la fila, da un tipico “maialino salvadanaio”, che riceve il risparmio effettivo di una spesa conveniente e di questo ne è fiero. La comunicazione non lascia spazio al superfluo, trasmettendo al consumatore che i prodotti a marca Sigma sono qualitativamente garantiti e buoni. Sono prodotti che rispondono ai più elevati standard di qualità, esattamente come quelli considerati “più buoni”. Ma sono anche i più convenienti poiché Sigma propone i propri prodotti a marchio ad un prezzo inferiore rispetto alle grandi marche.

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