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Foreste: Un patrimonio da valorizzare

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 giugno 2016

foresta

Great Bear Rainforest in Canada. Creek in the woods. Great Bear Regenwald in Kanada. Ein Bach flisst durch einen Wald.

Risorsa per lo sviluppo socio-economico da un lato, patrimonio ambientale e paesaggistico dall’altra. Il patrimonio forestale nazionale rappresenta un bene privato di elevato interesse pubblico esprimendo valori storici, culturali, ricreativi e turistici che non possono prescindere da una tutela e gestione attiva del territorio. I boschi e la loro gestione rappresentano uno strumento importante per la riduzione i rischi di dissesto, la lotta ai cambiamenti climatici, la salvaguardia della biodiversità, la depurazione e regimazione delle acque. Costituiscono inoltre, la base produttiva non solo per le filiere industriali ma anche per lo sviluppo di nuove bioeconomie locali, legate sia alla valorizzazione dei servizi offerti dalla gestione sia allo sviluppo di innovazioni di prodotto e processo. Servono politiche chiare e strumenti normativi innovativi in grado di far convivere le necessità economiche del territorio e del settore e le esigenze sociali di conservazione e tutela del più importante e ricco patrimonio bioculturale d’Europa. Di questo si è discusso oggi in occasione del convegno nazionale organizzato dal Mipaaf con il Centro Politiche e Bioeconomia del CREA, nell’ambito delle attività della Rete Rurale Nazionale 2014-2020.Con una superficie di quasi 11 milioni di ettari (36% del territorio nazionale) l’Italia presenta la più alta diversità biologica e colturale d’Europa. Il settore forestale italiano coinvolge lungo l’intera filiera del legno (produzione, trasformazione industriale, fino alla commercializzazione) circa 80.000 imprese, per oltre 500.000 unità lavorative. L’Italia importa più dei due terzi del proprio fabbisogno di materia prima legnosa, rimanendo tra gli ultimi paesi d’Europa per il tasso di utilizzazione annuo del proprio patrimonio (circa il 30% rispetto ad una media europea del 60%). Siamo infatti i maggiori importatori al mondo di legname per l’industria e di legna da ardere, alimentando così, in molti casi, anche il taglio illegale. Nonostante la dipendenza dall’estero di materie prime legnose, la filiera nazionale del legno-arredo garantisce un saldo commerciale positivo. Con il 15% delle imprese è il secondo settore dell’industria manifatturiera italiana e il volume d’affari complessivo è di oltre 30 miliardi di euro. Inoltre, l’industria italiana della cellulosa e carta è composta da circa 200 imprese e 23.400 addetti diretti e altrettanti nell’indotto, con un fatturato globale di oltre 7,6 miliardi di euro. Oggi alle foreste si chiede di essere non esclusivamente risorsa economica, ma molto di più, soprattutto alla luce del crescente numero di fruitori e dei conseguenti servizi eterogenei che le vengono attribuiti, conciliabili fra loro grazie all’intervento attivo dell’uomo. In quest’ottica, gli impegni internazionali e l’evoluzione delle politiche comunitarie in materia ribadiscono come la tutela e la valorizzazione della risorsa forestale siano collegate a una loro corretta e attiva gestione. Attuare una gestione sostenibile delle foreste garantisce la sicurezza e il presidio del territorio, la salvaguardia del paesaggio e della biodiversità e il rilancio dei processi di sviluppo socioeconomico locale e del sistema paese. «Un’azione di mediazione tra gli interessi produttivi, le esigenze sociali e le imprescindibili necessità ambientali – ha spiegato Salvatore Parlato, Commissario Straordinario del CREA – è oggi il tema cardine nelle politiche di gestione e tutela del patrimonio forestale mondiale, nonché di quelle italiane. Questa mediazione non può prescindere dalle scelte di gestione economica delle risorse forestali che devono contemporaneamente riuscire a garantire l’approvvigionamento di materie prime e prodotti forestali per le filiere industriali, lo sviluppo socio-economico delle popolazioni locali, la conservazione degli ecosistemi e il loro stato di salute e non ultima la loro fruibilità turistica». «Il tema della gestione attiva e sostenibile del patrimonio forestale nazionale è sempre più strategico e costituisce una priorità in relazione alla tutela del territorio, alla biodiversità e all’aspetto occupazionale» – ha concluso il Vice Ministro Andrea Olivero- «Le azioni di prevenzione e contrasto dei fenomeni di dissesto idrogeologico insieme alla capacità di produrre valore aggiunto nel rispetto dell’ambiente costituiscono un’occasione di rilancio dei processi di sviluppo socioeconomico delle aree interne, rurali e montane del nostro Paese. Anche nel contesto internazionale siamo impegnati affinché la selvicoltura assuma centralità, in virtù della stretta correlazione con il fenomeno dei cambiamenti climatici; ciò è stato sancito anche nel recente accordo raggiunto a Parigi nell’ambito di COP21».

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Nuove imprenditrici Etiopi: una ricchezza da valorizzare per l’emancipazione del Paese

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 ottobre 2015

imprenditrici EtiopiRidurre le differenze di genere, migliorare il livello di educazione e dare più spazio alle donne nel mondo del lavoro sono gli obiettivi da raggiungere per ottenere una crescita in cui le donne rappresentino una parte sostanziale del settore imprenditoriale Etiope. L’Organizzazione delle Nazione Unite per lo Sviluppo Industriale, UNIDO, nell’ambito del progetto “Productive work for Youth and Women in Ethiopia” ha assistito e intervistato 12 donne Etiopi di successo, che hanno fondato aziende e sono riuscite a superare i tradizionali ostacoli che normalmente impediscono alla maggior parte di loro di diventare imprenditrici. Tra questi, la mancanza di opportunità sociali rispetto agli uomini rappresenta una forte limitazione: spesso le donne sono frenate da obblighi famigliari e retaggi culturali, che non lasciano loro il tempo di dedicarsi alle attività sociali ed imprenditoriali. Pertanto UNIDO per sensibilizzare l’opinione pubblica e all’interno dello spazio ‘We Women for EXPO’, ha dato la possibilità a cinque imprenditrici Etiope di raccontare la propria esperienza durante la presentazione “Rafforzare il ruolo delle donne nel settore della sicurezza agroalimentare in Etiopia” avvenuta in EXPO Milano lo scorso 15 ottobre.
C’è da dire che in Etiopia il 60% delle piccole e micro imprese sono guidate da donne, operanti principalmente nel settore agroalimentare. Le stime prevedono che l’Etiopia in fase di forte crescita economica, entrerà a far parte dei Paesi a medio reddito entro il 2025. Pertanto in questo processo il ruolo delle donne imprenditrici dovrebbe essere il fulcro del Paese per permettere allo stesso, di incrementare le proprie potenzialità di sviluppo e di benessere.Una funzione importante nel processo di integrazione delle donne è svolta dalle associazioni femminili, sostenute sia dal governo che da privati, in quanto supportano la condivisione di esperienze, promuovono assistenza e la diffusione di conoscenze tecniche. In questo contesto, le relatrici operanti nel settore agroalimentare hanno intrapreso l’attivitàimprenditrici Etiopi1 imprenditoriale spinte da un denominatore comune: la necessità.
Ad esempio la storia di Embet Mekonnen, dirigente di un’azienda lattiero casearia, è iniziata con l’inaugurazione di una pizzeria in seguito alla perdita del marito in un incidente d’auto, spinta dalla necessità di mantenere le sue tre figlie. Dopo essersi resa conto della mancanza di formaggio per pizza, ha deciso di iniziare a produrlo autonomamente. In quattro anni, è passata dal processare 40 a 1000 litri di latte al giorno. Embet intende diversificare la produzione, includendo yoghurt e gelato, con lo scopo di espandere il suo business e creare nuovi posti di lavoro, soprattutto per altre donne.Un altro esempio vittorioso è rappresentato da Almaz Ayele che dopo la morte del marito e la nazionalizzazione del suo ristorante, si è rimessa in gioco partendo dall’apertura di un piccolo locale nel centro di Debrezeit. Essendosi resa conto dell’alta richiesta in particolare di pollo fritto, decise di allevare galline nel retro del ristorante riuscendo a realizzare un consistente allevamento di polli. L’azienda era arrivata ad impiegare 80 persone, quando nel 2000 l’influenza aviaria portò Almaz a perdere nuovamente tutto e la costrinse a fermarsi per un anno. L’imprenditrice è ripartita da zero non perdendo le speranze: al momento possiede 5000 polli e ha in programma di implementare la produzione lattiero casearia.
Sara Yirga si è invece dedicata ad un settore tipicamente maschile in Etiopia, quello della tostatura del caffè. L’imprenditrice, che vuole puntare sulla qualità del prodotto è ancora nella fase sperimentale e con la collaborazione del marito che ha frequentato un corso di tostatura del caffè offerto dal governo, sta cercando di raffinare il prodotto finale per aumentare il valore aggiunto. Sara ha iniziato affittando un piccolo spazio nella periferia di Addis Ababa, ma il suo progetto punta ad espandersi, aprendo un caffè e esportando il prodotto. È inoltre consapevole di quanto sia importante preservare le qualità del prodotto attraverso il packaging, per questo se riuscirà ad ottenere i finanziamenti richiesti, intende investire nel confezionamento del caffè.
Questi sono alcuni esempi di donne che hanno posto le basi per un sistema volto a valorizzare l’imprenditoria femminile attraverso l’aiuto del governo Etiope. Infatti l’implementazione delle politiche di supporto è fondamentale per permettere alle donne imprenditrici di offrire il proprio contributo finalizzato alla diminuzione della povertà e allo sviluppo sostenibile del Paese. (foto: imprenditrici Etiopi)

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Per un sindaco a misura di Roma capitale

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 ottobre 2015

maratona di roma2“Non ci sono alibi ora per i Romani: dobbiamo scegliere un sindaco a misura di Roma Capitale, della sua storia e della sua tradizione. Ma anche con la consapevolezza la legge almeno a Roma dovrebbe essere uguale per tutti e che sul Diritto romano si sono formati i codici di tutti i popoli occidentali. Arte classica ed arte cristiana; bellezze naturali e prospettive urbanistiche straordinarie, ottenute sfruttando i famosi sette colli. Tutto a Roma è bello, grande, elegante, originale e capace di sfidare il tempo, ma tutta la grande bellezza di Roma si è andata corrompendo nell’incuria, nella sporcizia, nella mancanza di manutenzione delle strade, degli edifici. Una città meravigliosa amministrata malissimo da chi non ne ha saputo coglierne l’anima e tanto meno è riuscito a valorizzarne i tesori. Ora ci è dato un tempo, una nuova opportunità, per ripensare da che vogliamo che Roma sia governata, da quale sindaco, da quale giunta, con quali obiettivi concreti da raggiungere a breve o nel medio termine.” LO afferma l’On. Paola Binetti, di Area popolare e romana. “Eleggere un sindaco è cosa troppo importante per lasciarla solo ai partiti, alle logiche di potere di questo o quel gruppo. Alle speculazioni di questa o quella categoria professionale o addirittura sociale. Serve competenza vera , documentata, serve un progetto strategico di ampio respiro in cui arte e cultura, bisogni sociali e prospettive imprenditoriali trovino il loro punto di sintesi. Il Giubileo che si aprirà tra poco ci chiede di essere misericordiosi e tali vogliamo essere con il governo uscente di questa Città. Ma non per questo vogliamo rassegnarci a subire altre scelte di dubbio profilo. Per questo fin da ora ci impegniamo a incontrare tutti i romani che desiderano dare un taglio forte a quel modo di affrontare i problemi della città che si è limitato ad accantonarli, in attesa di tempi migliori. Questo può essere un tempo migliore se sapremo farcene carico da oggi e non tra 20 giorni quando Marino formalizzerà le sue dimissioni.”

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Valorizzare i veri autonomi: una risposta a Tiziano Treu

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 maggio 2015

tiziano treuSul Sole 24 ore del 6 maggio è apparso un interessante contributo del senatore Tiziano Treu (“Ora vanno valorizzati i veri autonomi”), che testimonia un’attenzione crescente al lavoro autonomo, il riconoscimento del suo ruolo per il funzionamento dell’economia moderna e l’accettazione della sua specifica identità, non più lavoro atipico da riportare entro gli schemi del lavoro subordinato. Nell’articolo Treu sostiene la necessità di interventi sostanziali.
Innanzitutto sul fronte previdenziale dove auspica una riduzione della contribuzione alla gestione separata (non solo il blocco alla situazione attuale) e “l’integrazione delle pensioni contributive, a condizioni definite, con prestazioni ulteriori finanziate dal fisco” con cui sembra richiamare un suo vecchio disegno di legge (del 2009 a firma anche di Giuliano Cazzola), che come Acta abbiamo subito apprezzato e che prevedeva una pensione di base, equiparabile all’assegno sociale, aggiuntiva rispetto a quanto garantito dal sistema contributivo. Un meccanismo che aiuterebbe a riequilibrare il divario che separa il sistema contributivo da quello retributivo e incentiverebbe l’investimento pensionistico.
Treu cita inoltre una serie di misure che accolgono molte delle proposte che fanno parte della “piattaforma” Acta: tutele nelle situazioni di malattia e disoccupazione, congedi parentali, detassazione della formazione, garanzia dei tempi di pagamento.
Allo stesso tempo tuttavia, l’articolo contiene alcuni punti che ci preoccupano, laddove menziona una proposta di legge (più volte rivista) per uno Statuto del lavoro autonomo e dove sottolinea, peraltro in coerenza con il citato Statuto, la necessità di configurare tutele specifiche per i lavoratori economicamente dipendenti, identificati principalmente sulla base della monocommittenza, eventualmente con un parametro aggiuntivo legato al reddito.
Questo della monocommittenza è un vecchio refrain. Rispetto alle interpretazioni dominanti degli ultimi anni osserviamo un’evoluzione: la monocommittenza non è più considerata necessariamente dimostrazione di subordinazione[2], ma la monocommittenza rappresenta comunque una situazione che deve essere trattata in maniera diversa. In sostanza chi è monocommittente ha minori possibilità concrete di reperire sul mercato adeguate alternative, è più debole e perciò deve fruire di alcune tutele essenziali relative al contratto, al welfare e alle politiche attive.
Tutto ciò in coerenza con i pareri del Comitato economico e sociale europeo (CESE) e con quanto avviene in altri paesi europei, ed in particolare in Spagna, che ha introdotto uno Statuto del lavoro autonomo che prevede la figura del lavoratore economicamente dipendente (TRADE).
La scelta di agire a favore esclusivamente dei freelance monocommittenti è però un modo per continuare a legare il sistema di tutele alla posizione lavorativa. Come Acta sosteniamo invece la necessità di strumenti universalistici, che prescindano dalla specifica posizione lavorativa, per più motivi.
1. L’esigenza di tutele essenziali interessa tutti i freelance, non solo quelli monocommittenti. Anche un pluricommittente può essere economicamente debole, perché pur avendo più clienti il suo fatturato complessivo è esiguo. Anche un pluricommittente con elevato fatturato può essere messo in crisi da clienti che non pagano o da una situazione di malattia che gli impedisce di lavorare per lunghi periodi. Tutto il lavoro autonomo per le imprese non può essere abbandonato alla regolamentazione del mercato, ma richiede un quadro di nuove garanzie.
2. L’adozione di un sistema di tutele specifico per il lavoro economicamente dipendente prevede oneri a carico del committente, che sarà perciò incentivato a trovare fornitori non monocommittenti, in modo da ridurre i propri impegni.
3. Il lavoratore monocommittente può non voler rendere nota questa situazione al proprio committente, in modo da non indebolire il proprio potere contrattuale.
Quindi non solo non è risolutivo per tutti i freelance, ma è anche di difficile applicazione per resistenze che possono riguardare sia il lavoratore sia il committente, tanto è vero che l’esperienza spagnola non può certo dirsi di successo[3].
Lo statuto del lavoro autonomo tuttavia non tratta solo del lavoro economicamente dipendente. Esso ha il merito di affermare la centralità di tutto il lavoro autonomo e contiene alcune novità interessanti, come ad esempio l’estensione anche agli autonomi dello stesso diritto concesso ai dipendenti di prelazione in caso di fallimento del committente, l’introduzione di linee guida per la determinazione di equi compensi da parte della pubblica amministrazione e la definizione di tempi certi di pagamento.
Ma nel complesso è una proposta pasticciata, che rivela l’inadeguatezza di un approccio che non riconosce le specificità dei freelance, del lavoro autonomo di seconda generazione. Esso si rivolge a tutto il lavoro autonomo – imprenditoriale e usa una logica additiva. Alle tradizionali politiche per l’imprenditorialità (incentivi ai primi anni di attività, politiche per imprenditorialità femminile, sostegno alle riconversioni, interventi in situazioni di crisi, sostegno alla Ricerca e sviluppo, fondi di garanzia) aggiunge strumenti che provengono dal lavoro dipendente (contrattazione collettiva[4] e sportelli informativi e per l’incrocio tra domanda e offerta, servizi pubblici e privati accreditati che offrano consulenza e bilanci delle competenze[5]), il tutto condito con misure volute per dare sostanza alla legge 4/2013 sul riconoscimento delle professioni, per regolare e limitare l’accesso alla professione[6]. Un mix che è ben lontano dal fornire un quadro coerente per il lavoro autonomo, come si richiederebbe ad uno statuto, e che insospettisce perché molte parti sono dirette a rafforzare le rappresentanze più che i lavoratori autonomi[7]. Infatti, con lo Statuto l’iscrizione ad un’associazione riconosciuta diventerebbe necessaria ad esercitare una professione, e più in generale le organizzazioni di rappresentanza potrebbero partecipare all’erogazione di nuovi servizi, come gli sportelli informativi, di incontro domanda e offerta, di consulenza, per il bilancio delle competenze…, e avere un ruolo chiave nella formazione, che sarà incentivata (attraverso la totale deducibilità dei costi) solo se svolta entro enti accreditati o se funzionale all’acquisizione di crediti formativi. Con quali conseguenze per i freelance? Di sicuro maggiori costi (iscrizione obbligatoria ad una associazione rappresentata) e limitazioni, in particolare con riferimento alla formazione, dove la presenza di vincoli è spesso funzionale agli interessi degli enti formativi. La formazione è uno dei principali canali di finanziamento per molte organizzazioni di rappresentanza ed è la prova tangibile del crescente divario tra i propri interessi e quelli dei soggetti che dovrebbero essere rappresentati.
In definitiva ci sembra che la situazione non sia ancora matura per proporre uno Statuto del lavoro autonomo, e ancor meno uno Statuto dei lavori. Più pragmaticamente siamo interessati a discutere singole misure, a partire dai temi prioritari richiamati nell’articolo di Treu: riduzione dei contributi alla gestione separata (attualmente al 27,72%) e pensioni contributive adeguate (a fine maggio Boeri ha promesso la busta arancione con le proiezioni pensionistiche anche agli iscritti alla Gestione Separata e allora sarà chiaro a tutti l’abisso tra il sistema contributivo e quello retributivo), tutele nelle situazioni di malattia grave, accogliendo la battaglia che stiamo conducendo a supporto di Afrodite K[8], e di disoccupazione, norme sulla conciliazione che favoriscano anche la partecipazione dei papà ai compiti di cura, detassazione totale della formazione (senza vincoli corporativi), abbandono delle gare pubbliche al massimo ribasso, a vantaggio di una valorizzazione delle competenze, interventi per garantire l’effettivo rispetto dei tempi di pagamento e porre così un argine ad un problema drammatico per molti freelance… (Anna Soru)

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L’acqua è una risorsa da valorizzare

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 febbraio 2011

“Indicare su base scientifica che l’ammodernamento della rete irrigua del Paese, attraverso interventi strutturali e di innovazione tecnologica, garantirebbe un beneficio economico e sociale quantificabile in 1413 euro ad ettaro, pari ad un risparmio annuo nazionale fra i 10 ed i 17 miliardi di euro, significa indicare la strada per migliorare la competitività economica del territorio, incrementandone conseguentemente anche l’occupazione.”Lo afferma Massimo Gargano, Presidente dell’Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni (A.N.B.I.), a commento dello studio Althesis, presentato oggi a Roma. “L’agricoltura, attraverso i consorzi di bonifica, ha ridotto il fabbisogno idrico a meno del 50% di quanto necessario a livello nazionale; ciò, nonostante l’isolamento culturale nel quale l’hanno confinata luoghi comuni, quali il consumo e non l’uso rurale della risorsa idrica, dimenticando altresì il fondamentale beneficio ambientale apportato dall’irrigazione ed a  cui A.N.B.I. si sta impegnando, grazie all’ausilio del mondo accademico, a dare un valore economico. Ora – insiste Gargano – bisogna comunque guardare oltre, perché la prossima sfida è l’incremento delle risorse idriche disponibili, considerato che, ad oggi, si utilizzano solo 8 dei 300 miliardi di metri cubi d’acqua che, annualmente, piovono sul Paese. Per questo, A.N.B.I. insiste nel richiedere un Piano nazionale di invasi medio-piccoli collinari e di pianura, cui abbinare nuove opportunità economiche come la produzione microidroelettrica.E’ un disegno che, unitamente all’impegno per la salvaguardia idrogeologica e l’avvio operativo del progetto Irriframe per l’ottimizzazione della risorsa irrigua, fa dei consorzi di bonifica, un elemento centrale per lo sviluppo del territorio. Non è un caso- conclude il Presidente A.N.B.I. – che, nella zona cagliaritana di Arborea dove, come nel resto della regione, è stata tolta la competenza irrigua agli enti consortili, la tipica risicoltura locale, in pochi anni, sia praticamente dimezzata e rischi di scomparire entro breve.”

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Valorizzare la tratta Avellino-Rocchetta

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 dicembre 2010

“Presentata interrogazione ai Ministri delle infrastrutture e trasporti e del turismo per chiedere interventi di valorizzazione della tratta ferroviaria Avellino-Rocchetta, a propria firma e dell’On. Arturo Iannaccone” lo dichiara l’On. Americo Porfidia di Noi Sud “La tratta ferroviaria Avellino-Rocchetta Sant’Antonio – spiega Porfidia – ha una storia profonda, con radici nell’Italia preunitaria. E’ stata inaugurata nel 1895 e lungo i suoi 120 km di lunghezza  attraversa l’intera provincia di Avellino fino a giungere in Puglia. E’ di fatto l’unica cerniera tra Campania, Basilicata e Puglia e se meglio sfruttata potrebbe collegare il Mar Tirreno all’Adriatico. Purtroppo ancora oggi, a 150 anni dall’Unità d’Italia, il Meridione soffre di una situazione di assoluta arretratezza infrastrutturale, che certo non aiuta anzi ostacola le comunicazioni, il commercio locale, la vita economica dei territori, che spesso vivono in un profondo stato di isolamento, tra le prime ragioni della fuga di migliaia di giovani. Il terremoto del novembre 1980 ha inflitto all’Avellino-Rocchetta una ferita che non si è mai completamente rimarginata e ad oggi la linea è quasi in disuso. Il suo potenziamento – spiega  Porfidia – comporterebbe anche un decongestionamento del traffico su gomma, contenendo in tal modo anche la minaccia dell’inquinamento. La tratta ha anche una ricchezza sul versante turistico, infatti la linea attraversa luoghi e territori di straordinaria bellezza, costeggiando Comuni di grande interesse storico e culturale. L’associazione locale InLoco_Motivi, tramite convenzioni con Trenitalia propone da anni e con successo dei viaggi turistici per la scoperta dei luoghi visitati dall’antica ferrovia. Noi Sud crede fortemente nella ripresa del Meridione ed ha rivolo la sua interrogazione per sapere dai Ministri se non ritengano opportuno assumere iniziative per valorizzare la linea Avellino-Rocchetta  in vista di un rilancio complessivo del settore delle infrastrutture ferroviarie del meridione; se non ritengano necessario promuovere l’Avellino-Rocchetta, autentico «museo del viaggio e dei sapori irpini», all’interno di un calendario turistico di eventi, concordato con la Regione, i Comuni, gli Enti e le Associazioni interessate e proporre altresì lo sviluppo di una rete di collaborazioni di agenzie ed enti del Turismo, al fine di promuovere «giornate ecologiche» nel territorio dell’Irpinia tale da favorire ravvicinamento al binomio natura-cultura del territorio.”

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Sapere, Sperimentare, Valorizzare

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 ottobre 2010

Camerino. Il Polo Museale dell’Università di Camerino organizza per venerdì 22 ottobre il workshop “Science Centre e Territorio: Sapere, Sperimentare, Valorizzare”. Tema principale di discussione sarà il ruolo del Science Centre come strumento principe dell’informal education, adatto ad affrontare i principali temi di attualità scientifica e tecnologica, a parlare delle emergenze del Pianeta, veicolo di incontro tra ricerca e innovazione, tra scienza e cittadinanza per lo sviluppo della coscienza critica e della consapevolezza civile indispensabili alle scelte democratiche del Paese.  Il workshop si aprirà  alle ore 9.30 presso l’Aula San Sebastiano del Polo Museale e, dopo il saluto delle autorità, sarà introdotto e moderato dal prof. Fulvio Esposito, Rettore dell’Università di Camerino.
Nel corso della prima sessione, che avrà come tema “La comunicazione scientifica nel Musei e nei Science Centre in Italia e in Europa, interverranno Mikko Myllykoski, Experience Director di Heureka (Vantaa, Finlandia), Michele Lanzinger,  Direttore del Museo Tridentino di Scienze Naturali (Trento), Luigi Amodio, Direttore di Città della Scienza (Napoli), Chiara Invernizzi, Direttore del  Polo Museale Unicam.
La seconda sessione, invece sarà incentrata su “Un Science Centre a Camerino: obiettivi, programmi, risorse” con una tavola rotonda, alla quale sono stati invitati a partecipare l’Assessore della Regione Marche Sara Giannini, Simona Monesi Presidente dell’Associazione Nazionale Insegnanti di Scienze Naturali delle Marche, Carmine Marinucci del Ministero Università e Ricerca, Carlo Toffalori dell’Università di Camerino. Seguirà il dibattito, che farà da preludio alla Inaugurazione della Science Room presso il Polo Museale Unicam.

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VII Conferenza Romagnosi

Posted by fidest press agency su sabato, 16 ottobre 2010

Pavia 19 ottobre 2010 alle ore 15, Aula Foscolo – Università degli Studi di  Aula Foscolo dell’Università degli Studi di Pavia si terrà la VII Conferenza Romagnosi. La Conferenza, appuntamento annuale della Fondazione Romagnosi, è affidata a una personalità di spicco che, nel proprio percorso, abbia coniugato una significativa attività di ricerca e studio, anche a livello accademico, con  ruoli di rilevanza in importanti istituzioni, società, associazioni ed enti di governo. La conferenza di quest’anno sul tema “La valutazione del personale negli Enti locali: valorizzare le competenze per il bene comune” sarà svolta dal prof. Luciano Hinna, componente della Commissione indipendente per la Valutazione, la Trasparenza e l’Integrità delle Amministrazioni pubbliche.   Seguirà un dibattito animato da Pierangela Fiorani, direttore de “La Provincia Pavese”

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Oscar Internazionale dell’Acqua

Posted by fidest press agency su domenica, 19 settembre 2010

Chianciano Terme Museo Civico Archeologico.  Prestigioso riconoscimento per il Museo Civico Archeologico delle Acque di Chianciano Terme, insignito nei giorni scorsi con l’“Oscar Internazionale dell’Acqua, segno di vita”.  Il premio, reso possibile anche grazie alla proficua collaborazione con la Fondazione Musei Senesi che ha investito nel potenziamento delle attività e nella promozione dell’immagine del museo, è stato attribuito dal Comitato Festeggiamenti “Santa Maria della Vena” di Piedimonte Etneo per “aver saputo raccogliere, organizzare e valorizzare con grande vantaggio per la cultura e per il turismo, reperti archeologici di rilevanza mondiale che testimoniano la fama della Città di Chianciano Terme, fin dall’epoca degli Etruschi, per le sue sorgenti di acque termali particolarmente salutari”.
L’Oscar Internazionale dell’Acqua porta il Museo Civico Archeologico delle Acque di Chianciano Terme in primo piano sulla scena Internazionale: con l’istituzione chiancianese infatti sono stati premiati anche la NATO, rappresentata dal Comitato Atlantico Italiano, il Castello di Versailles, il Comitato Internazionale per il Contratto Mondiale sull’Acqua – Gruppi di Lisbona e Bruxelles- e alcuni enti, organismi e società di rilievo nel panorama europeo e non solo.

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Valorizzare i giovani talenti

Posted by fidest press agency su martedì, 17 agosto 2010

“Lo dobbiamo fare soprattutto in ambito culturale. E’ questo il nostro obiettivo principale ed è in questa direzione che, anche attraverso “YouthTalent”, concentreremo il nostro impegno. Con questo progetto vogliamo creare una vetrina e una rete per far conoscere il più possibile le qualità dei tantissimi talenti italiani”. Sono queste le parole con cui Carmelo Lentino, consigliere del Forum Nazionale dei Giovani con delega alla cultura, presenta il nuovo progetto “YouthTalent” promosso in tutto il territorio per valorizzare i tanti giovani che si vogliono affacciare nel panorama della cultura e dello spettacolo. L’iniziativa ha già ottenuto il patrocinio del Ministro della Gioventù, on. Giorgia Meloni.“Non è il solito progetto per individuare giovani ai quali promettere tutto e poi – continua Lentino – non offrire nulla in cambio . Il nostro non è né un reality, né qualcosa di simile.Vogliamo mettere a disposizione il nostro network, per far emergere e “mostrare” i talenti italiani in tutti i settori: arte, cinema, danza, fotografia, grafica, musica, scrittura e teatro. Il tutto nasce in seno al Forum Nazionale dei Giovani, l’unica piattaforma italiana di rappresentanza giovanile, che garantisce, attraverso le 75 organizzazioni che vi appartengono, una rappresentanza di oltre 4 milioni di giovani”. “Per avviare questo progetto – prosegue l’esponente del Forum Nazionale dei Giovani – abbiamo realizzato il sito http://www.youthtalent.it attraverso il quale i ragazzi avranno la possibilità di mettersi in contatto con noi ed iniziare questa nuova ed importante avventura. Il nostro Paese ha bisogno di nuovi talenti, e il nostro impegno concreto sarà quello di essere un canale importante per far conoscere le tante specialità che contraddistinguono i giovani d’oggi, specialità spesso non viste o ascoltate”. “Il talento – conclude Lentino – è saper esprimere quello che gli altri non riescono ad esprimere. E noi questo cerchiamo”.

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Porto Ancona: Interrogazione a risposta scritta

Posted by fidest press agency su sabato, 8 agosto 2009

Al ministro delle infrastrutture e dei trasporti Per sapere, premesso che: –  il porto di Ancona rappresenta uno dei riferimenti logistico-navali più importanti dell’Adriatico; ogni anno nel porto di Ancona transita un importante numero di passeggeri tale da porlo al centro dello scacchiere Nord-Sud d’Europa e del Mediterraneo Orientale anche sul versante turistico;   il ministero interrogato ha provveduto a finanziare il programma innovativo in ambito urbano denominato (PIAU) “Porti  & Stazioni”, concedendo al Comune di Ancona risorse importanti al fine di avviare un’opera di riqualificazione urbana e di riorganizzazione dell’area portuale soprattutto in termini di implementazione dell’efficienza dei collegamenti porto-territorio e di valorizzazione del rapporto tra il porto e la città;  malgrado i programmi di riorganizzazione ed il ruolo di riferimento riconosciuto al porto della città marchigiana, continuano a sussistere gravi problemi di carattere organizzativo, la situazione sembra addirittura peggiorata rispetto a qualche anno fa, tale da rendere un vero e proprio calvario il transito nell’area portuale finalizzato all’imbarco, sebbene giustificata da esigenze di sicurezza le cui dinamiche sembrano essere incomprensibili ai più. Tali criticità si aggiungono alla forti difficoltà logistiche ed organizzative che caratterizzano la Città di Ancona da anni;   l’area portuale è caratterizzata da una cattiva segnalazione, che per alcuni tratti risulta assente, scarso personale di riferimento in grado di fornire informazioni o dare indicazioni;  per procedere all’imbarco si è costretti ad imboccare un vero e proprio girone infernale, con l’obbligo di dirigersi con l’autovettura al di fuori della struttura di transito, per ottenere il rilascio dei biglietti presso biglietterie distanti chilometri dal luogo dell’imbarco e collocate praticamente al di fuori dell’area portuale. Tale articolata e problematica struttura costringerebbe gli utenti ignari a recarsi presso le strutture portuali molte ore prima del previsto imbarco; i cittadini ed i turisti italiani e stranieri sconvolti hanno manifestato chiaramente allo scarso personale operativo all’interno dell’area, il proprio disappunto, con inevitabile riflessi di questo generale malcontento sulla credibilità dell’intera struttura portuale e del servizio offerto all’utente;  ci si chiede se la città di Ancona, dati i presupposti, desidera ancora essere un riferimento marittimo per il Paese sull’Adriatico:  se è  a conoscenza della cattiva organizzazione della struttura portuale di Ancona, se ritenga opportuno procedere con una ispezione che consenta di verificare lo stato attuale della struttura e della sua organizzazione; quali provvedimenti intende predisporre al fine di porre rimedio ad una situazione, che rischia realmente di ledere l’immagine del nostro Paese, intaccando uno dei suoi settori più rilevanti in termini di impatto economico, quali il turismo.

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17° Edizione Festival Ultrapadum

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 luglio 2009

Trio Calliope.Varzi (PV) 17 Luglio 2009 ore 21.15 Chiesa dei Rossi “Suoni della Ribalta” con il Trio Calliope Gian Marco Solarolo all’oboe, Alfredo Pedretti al corno e Cristina Monti al pianoforte Al termine della serata, si terrà la consueta degustazione di vini e prodotti tipici con la possibilità di acquistarli direttamente dai produttori che hanno aderito alla manifestazione. Nel centro storico di Varzi dalla forma tipicamente medioevale, sorge la Chiesa dei Rossi datata 1636, così denominata perché qui si radunava la Confraternita della SS. Trinità, dalla caratteristica mantellina rossa indossata dai Confratelli. Nella suggestiva cornice di questa chiesa, si esibirà il Trio Calliope.  L’ensemble Calliope è una formazione cameristica attiva da alcuni anni con l’intento di valorizzare il repertorio di Autori vissuti prevalentemente durante il Classicismo Viennese. I componenti dell’ensemble, dopo i relativi diplomi presso i Conservatori di Milano e di Torino, hanno frequentato corsi di perfezionamento a Fiesole, ai Wienermeisterkurs, all’Accademia Perosi di Biella, al Conservatorio Reale di Musica di Bruxelles e presso il Conservatorio della Svizzera italiana di Lugano con Maestri quali Milan Turkovic, Antony Pay, Paul Dombrecht, Nora Doallo. L’ensemble ha tenuto concerti in Italia per associazioni quali Arion di Sanremo, Mikrokosmos di Lecco, Sant’ Eustorgio Musica di Arcore (Mi), Ars Antiqua di Sestri Levante (Ge), Rassegna “Piemonte in Musica” per “RivoliMusica”, Festival Internazionale di Musica “Portofino Classica”, “Musica Aperta” di Gorizia, Festival Pianistico e Cameristico Biellese, I Venerdì di Villa Carlotta. Il Trio Calliope eseguirà brani tratti dal repertorio classico e alcune delle colonne sonore di film famosissimi come The Mission e C’era una volta il West di Ennio Morricone, Il Padrino di Nino Rota, e alcune delle più belle sonate di Gershwin (trio calliope)

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Orchestra Tzigana di Budapest

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 luglio 2009

Orchestra TziganaCarpignano 19 luglio  Villa Imbaldi concerto della “Orchestra Tzigana di Budapest” con la magia del Folklore Ungherese”. Il Festival Ultrapadum e la Società dell’Accademia, che da 17 anni ne cura la progettazione e la realizzazione hanno da poco ricevuto un ambìto riconoscimento da parte della Regione Lombardia: la rilevanza regionale dei soggetti che svolgono attività di spettacolo. Si tratta di un importante traguardo per l’associazione vogherese che acquisisce ulteriore e documentata visibilità sul territorio. L’Orchestra Tzigana di Budapest nasce nel 1969 su iniziativa del maestro Antal Szalai in collaborazione con altri musicisti provenienti da varie orchestre di Budapest. L’intento del gruppo è di proporre e valorizzare il repertorio orchestrale della musica tzigana. Sin dalle loro prime apparizioni hanno ottenuto molti riconoscimenti e successi sia di critica che di pubblico, diventando in breve tempo l’orchestra più popolare della loro nazione. Ogni anno eseguono più di cento concerti in Ungheria e hanno tenuto tournèe in quaranta Paesi, tra cui gli Stati Uniti, Cina, Giappone, India, Canada, Sud America. Hanno partecipato a importanti Festival e sono stati più volte applauditi in diverse capitali europee come Parigi, Vienna, Praga, Berlino, Amsterdam, Madrid.
Le origini di Cura Carpignano risalgono al XII° secolo con il nome di Carpignano, di probabile origine romana (dal gentilizio Carpinius), apparteneva alla Campagna Sottana di Pavia. Nel XV secolo era feudo dei Beccaria di Pavia, passando poi ai Tettoni. Nella splendida cornice di Villa Inbaldi, edificio ottocentesco del tutto simila alla più nota Villa Belgioioso progettata da Pollak, prende il nome dalla facoltosa famiglia di viaggiatori belgioiosini che ne abbellì il giardino con rarissimi roveri, querce e un prezioso esemplare di Ginko Bilboa proveniente dalla Cina. Come i più antichi manieri, anche la storica Villa Imbaldi nasconde un segreto, si narra infatti che dalla grotta presente sotto la Villa, vi sia un collegamento sotterraneo che la collega a Belgioioso. (Orchestra Tzigana)

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Scuola nazionale federale di equitazione

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 luglio 2009

Pinerolo giovedì 9 luglio alle 16 in Municipio la Regione Piemonte, la Provincia di Torino ed la Città di Pinerolo sigleranno un Accordo di programma per la progettazione e la realizzazione delle opere connesse alla Scuola Federale. Ad apporre la loro firma in calce al documento saranno la Presidente Bresso, il Presidente Saitta ed il Sindaco Covato. Già nel dicembre del 2006 la Regione Piemonte e la Provincia di Torino avevano definito, attraverso un’Intesa Istituzionale di Programma gli obiettivi di comune interesse da conseguire attraverso il coordinamento delle rispettive azioni.  La Scuola Nazionale di Equitazione rilancerà l’immagine di Pinerolo come “Città della Cavalleria”, nota  in tutto  il mondo per   essere stata sede della Scuola Militare di Cavalleria. La nuova struttura consentirà di valorizzare il patrimonio di uomini, competenze professionali ed attrezzature tuttora presenti a Pinerolo, affiancandosi al Museo dell’Arma di Cavalleria, alla Cavallerizza Caprilli, all’area di Baudenasca ed a quella dell’ex- Scuola di Veterinaria. La Federazione Italiana Sport Equestri ha conferito alla nuova struttura la qualifica di “Federale”, che presuppone l’organizzazione di attività di carattere agonistico, tecnico e formativo. Le attività principali saranno dedicate alla formazione delle figure professionali che vanno dagli istruttori delle varie discipline ai preparatori di cavalli, dai maniscalchi ai veterinari, dai capi scuderie agli artieri; senza dimenticare gli ufficiali di gara, i direttori di campo, i disegnatori di percorsi. Sono previsti anche stage tecnici di specializzazione per gli atleti, raduni collegiali di atleti, operatori e quadri tecnici, la preparazione di cavalli giovani appartenenti a privati o ad Enti. I lavori attualmente in corso prevedono una spesa complessiva di 6.332.448,37 Euro per la parziale ristrutturazione del maneggio coperto, il recupero delle foresterie (ex caserma Botta), la realizzazione di parte del piazzale delle scuderie e delle sistemazioni esterne ed urbanizzazioni, comprensive dell’accesso dalla Strada Regionale 23 del Sestriere. Il Presidente della Provincia, Antonio Saitta, sottolinea che “per poter rendere pienamente funzionale la struttura, in modo da ospitare anche eventi e concorsi, è necessario realizzare un secondo lotto di lavori. A seguito dell’Intesa del 13 dicembre 2006, la Provincia può disporre nel corso di un triennio di risorse stanziate dalla Regione Piemonte per 4 milioni di Euro per il completamento degli interventi infrastrutturali. L’Intesa e l’Accordo di programma che sarà firmato il 9 luglio prevedono che il Comune di Pinerolo curi la progettazione preliminare, definitiva ed esecutiva per l’affidamento (mediante appalto) della realizzazione delle opere. Soggetto promotore dell’Accordo di programma è la Provincia di Torino, che individua quale soggetto attuatore il Comune di Pinerolo e si impegna a svolgere tutte le attività di supporto tecnico al Comune stesso, prestando la necessaria assistenza, mettendo a disposizione il materiale tecnico e le professionalità di cui dispone”. Il secondo lotto dei lavori comprende il completamento del maneggio coperto e la realizzazione di quello coperto per gli allenamenti, il completamento del piazzale delle scuderie, la realizzazione dell’area parcheggio per i van e di un nuovo parcheggio per le auto, il completamento della viabilità e degli accessi, il completamento e arredi degli uffici, delle aule e degli alloggiamenti della scuola.

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Dati Istat

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 maggio 2009

Paolo Landi Adiconsum: non c’è bisogno di essere profeti per prevedere che la crisi  tenderà ad accentuarsi nei prossimi mesi e a gravare soprattutto sulle famiglie E’ indispensabile  garantire alle famiglie un reddito minimo anche per chi ha un lavoro precario  e mobilitare risorse nuove andando a tassare quella parte di cittadini agiati e che non sono toccati dalla crisi. Una tassa che sia caricata sulle  fasce  più agiate  affinchè si possano  garantire i servizi minimi ai cittadini E’ indispensabile, inoltre un programma di investimenti per dare una speranza ai giovani che escono dalle università per valorizzare la loro professione e non restare disoccupati o precari a vita.

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