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Cardiologia: Stenosi aortica, la Tavi italiana compie 10 anni

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 giugno 2017

valvola-aortica-stenosiEra il 4 giugno di esattamente 10 anni fa, Corrado Tamburino, oggi Professore di Cardiologia all’Università di Catania e Direttore Unità Cardiotoracovascolare, AO Policlinico-Vittorio Emanuele della città etnea, con la sua équipe, effettuava, per la prima volta in Italia, un intervento TAVI (Transcatheter Aortic Valve Implantation o impianto di valvola aortica per via transcatetere), inserendo nel cuore di un’anziana donna una protesi valvolare biologica CoreValve di Medtronic. L’intervento, avvenuto in contemporanea a Padova per mano del dottor Angelo Ramondo, allora rivoluzionario perché l’impianto della valvola sostitutiva avveniva per via mininvasiva attraverso l’inguine anziché aprendo il torace e il cuore, era stato messo a punto nel 2002 dal cardiologo francese Alain Cribier per curare la stenosi aortica – ossia il restringimento dell’omonima valvola che rende difficile il passaggio del sangue dal cuore all’aorta. La metodica era stata da poco approvata e quindi non era più considerata come “sperimentale” con l’ottenimento, nel maggio 2007, del marchio CE da parte della valvola TAVI CoreValve di Medtronic. Il decennale della TAVI, che oggi consente di inserire la valvola sostitutiva attraverso l’arteria femorale o altre arterie minori, è al centro del meeting “10 Years of Evolution” dedicato agli specialisti della TAVI, che Medtronic promuove proprio a Catania oggi e domani.“La stenosi aortica è la malattia delle valvole cardiache più frequente nella popolazione occidentale oltre i 75 anni, spiega Tamburino. La malattia colpisce infatti il 4-6% della popolazione oltre i 75 anni, più di 280.000 persone in Italia, un quinto delle quali – circa 50-60.000 – soffre di stenosi aortica definita grave e sintomatica, destinata a prognosi infausta nel giro di un paio d’anni”. Dal 2007 al 2016, secondo i dati del Rapporto di attività di GISE-Società italiana di cardiologia interventistica, che raccoglie informazioni sugli interventi di diagnosi e cura effettuati nei centri di emodinamica italiani, le TAVI effettuate nel nostro Paese sono state oltre 20.000, al 31 dicembre dello scorso anno, la metà delle quali, effettuate con protesi valvolari CoreValve, nelle sue diverse evoluzioni. “Le persone che soffrono di stenosi aortica mostrano mancanza di respiro, svenimenti, dolori anginosi e possono presentare episodi di scompenso cardiaco e morte improvvisa,” aggiunge Francesco Bedogni, Direttore della Cardiologia dell’IRCCS Policlinico San Donato di Milano. “È fondamentale intervenire prima che il cuore risulti gravemente compromesso; trattandosi, tuttavia, prevalentemente di pazienti anziani e, come tali, portatori di diverse altre patologie, spesso fragili, il tradizionale intervento cardiochirurgico è spesso improponibile. La TAVI ha aperto nuove possibilità di cura proprio per questi pazienti. Secondo le linee guida internazionali, la TAVI è indicata nei pazienti inoperabili o a elevato rischio per intervento cardiochirurgico. Oggi, tuttavia, gli studi clinici hanno dimostrato come possa essere efficace anche nelle persone a rischio più basso. Di certo, rappresenta l’intervento più adeguato nei pazienti più anziani, indipendentemente dal loro grado di rischio valutato secondo SCORE chirurgici che poco si adattano a questa tipologia di pazienti. In ogni caso, la corretta indicazione deve essere condivisa all’interno di un ‘heart team’ cioè l’équipe formata da cardiochirurgo, cardiologo interventista e anestesista con il compito di scegliere la migliore opzione terapeutica, tenendo anche in conto la volontà del paziente.” “A fronte dei vantaggi della TAVI, di carattere clinico, grazie alla minore invasività, all’ospedalizzazione più breve, ad un più rapido recupero e ritorno alle normali attività quotidiane, la TAVI a 10 anni dalla sua introduzione risulta ancora sottoutilizzata, anche nelle sole indicazioni previste dalle linee guida”, sottolinea inoltre Bedogni, in quanto attualmente in Italia viene eseguito meno di un terzo degli interventi che sarebbero necessari.“Una delle ragioni – interviene Tamburino – è che a tutt’oggi non esiste un DRG per questo tipo di intervento e quindi una sua disponibilità uniforme sul territorio nazionale. In alcune Regioni la TAVI è rimborsata dal sistema sanitario, in altre ancora no. Tutto questo produce disparità tra i cittadini e soprattutto ingenera mobilità sanitaria verso le strutture e le regioni che la mettono a disposizione. Sarebbe fondamentale un cambio di mentalità da parte degli amministratori. Le Regioni dovrebbero organizzarsi per identificare un numero adeguato di centri, dotati di cardiochirurgia, destinati a eseguire la TAVI. In questo modo i centri opererebbero con alti volumi, garantendo efficacia ed efficienza. La TAVI rappresenta senza ombra di dubbio il futuro della cura della stenosi aortica, non si può non considerarlo”.Dopo i primi interventi realizzati in Italia con la TAVI a Catania e Padova seguì a stretto giro l’esperienza della Prof.ssa Anna Sonia Petronio, Direttore del Laboratorio di Emodinamica dell’Azienda ospedaliero universitaria Pisana. Oggi la TAVI viene eseguita in oltre 90 Centri in Italia.

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Summit internazionale a Roma sulla valvola aortica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 giugno 2016

valvola-aortica-stenosiÈ prepotentemente balzata agli onori della cronaca per il recentissimo intervento cardiochirurgico cui è stato sottoposto l’ex premier Silvio Berlusconi, ma la valvola aortica, e soprattutto le malattie che possono colpire questa e le altre valvole cardiache sono ancora delle perfette sconosciute, nel nostro Paese. Basti dire che, secondo un’indagine condotta lo scorso anno in Europa, Italia inclusa, su un campione di ultrasessantenni, i più frequentemente soggetti a queste forme, solo il 3,6% degli intervistati italiani (3% il dato complessivo europeo) ha dichiarato di considerare con preoccupazione una tale evenienza. Inoltre, solo il 5% dei connazionali ritiene che la stenosi aortica, la più comune tra le malattie delle valvole cardiache, possa essere pericolosa e letale, benché nella sua forma grave lo sia più di molti tumori, di gran lunga più temuti e considerati dai cittadini.
“Questi dati non stupiscono. Infatti, sino al 9 giugno pochi Italiani, come la maggior parte di quelli che opero quotidianamente, conoscevano la stenosi aortica, l’insufficienza aortica o quella della valvola mitrale”, dice Ruggero De Paulis, coordinatore del Gruppo malattie vascolari dell’ EACTS, l’Associazione europea di chirurgia cardio-toracica, che ha organizzato l’incontro “Un viaggio intorno alla valvola aortica”, che riunisce da ieri nella capitale alcuni tra i maggiori cardiochirurghi internazionali, per una due giorni di approfondimento sulle nuove tecniche, tecnologie e novità dalla ricerca scientifica nella cura delle malattie della valvola aortica. “Eppure, in Italia si stima che 300.000 persone soffrano di stenosi aortica: il restringimento della valvola provocato da depositi di calcio, che altera la funzionalità della struttura preposta a regolare l’afflusso di sangue ai vari distretti dell’organismo. E siano circa 50.000 quelli con la forma più grave, che necessita di intervento chirurgico”, aggiunge De Paulis.
La valvola aortica regola il flusso del sangue dal ventricolo sinistro del cuore alla periferia; tralasciando le anomalie congenite, che portano ad un suo più rapido deterioramento, la valvola aortica può comunque ammalarsi con l’avanzare dell’età. La più comune malattia aortica è causata dalla “calcificazione aortica” che, per il deposito di calcio sui suoi lembi, provoca il progressivo restringimento del diametro della valvola e ne limita il movimento di apertura (stenosi) o di chiusura (insufficienza o rigurgito, ciò che è accaduto a Silvio Berlusconi). “In questi casi di malfunzionamento si procede, in genere, con un intervento per sostituire la valvola danneggiata. Ciò è possibile per due strade: la sostituzione chirurgica, a cuore aperto o con procedura minimamente invasiva, e quella per via transcatetere, nota come TAVI. In Italia si effettuano circa 15-18.000 interventi di sostituzione valvolare aortica ogni anno”, spiega De Paulis.“Nei casi di insufficienza valvolare, soprattutto nei gruppi di pazienti più giovani, è sempre più frequente, d’altro canto, la possibilità di riuscire a riparare la valvola aortica, così come si fa per la valvola mitrale, senza ricorrere alla sua sostituzione. Dopo aver eseguito un attento esame delle condizioni della valvola malata con le tecniche di indagine moderne, come la TAC o l’ecocardiografia, è possibile procedere ad una sua riparazione. In pratica, negli ultimi anni si sono fatti passi avanti nelle conoscenze sul normale funzionamento della radice aortica e cioè di quella prima porzione dell’aorta che contiene non solo la valvola aortica, ma anche l’origine delle arterie coronarie. Ciò ha permesso di poter agire e quindi correggere in modo selettivo quelle strutture anatomiche responsabili dell’insufficienza valvolare. A ciò vanno poi aggiunti gesti tecnici artigianali o ‘sartoriali’ che mirano a ricostruire un normale aspetto e quindi un normale funzionamento dei lembi valvolari”, dice ancora De Paulis. “Le nuove frontiere, invece, sono rappresentate dall’applicazione della tecnologia robotica, che permette interventi robot-assistiti già applicati con successo da alcuni anni alla riparazione della valvola mitrale, l’utilizzo della stampa in 3D che può permettere, ad esempio, di ricostruire associandola alla tomografia computerizzata modelli di strutture come l’arco dell’aorta o le valvole stesse e studiare in fase preoperatoria quale sia il più efficace metodo di intervento; per finire con l’applicazione della realtà aumentata che, associando le tecniche di indagine di tomografia computerizzata agli ‘occhiali-video’ adoperati per vivere le esperienze di realtà virtuale, possono permettere al chirurgo di avere informazioni aggiuntive e di raggiungere al meglio e intervenire sui vasi o le strutture più difficili da visualizzare nel campo operatorio. Tutto questo non è fantascienza, ma già oggi realtà della quale stiamo discutendo qui a Roma”, conclude De Paulis.

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Sostituzione della valvola aortica

Posted by fidest press agency su martedì, 19 aprile 2011

Presentati in anteprima, al VII Congresso europeo di geriatria “Healthy And Active Ageing For All Europeans” conclusosi a Bologna, i risultati dello studio “PARTNER-Coorte A”: confronto, in pazienti con stenosi grave della valvola aortica, tra la tecnica standard di intervento cardiochirurgico a cuore aperto (AVR) e l’innovativa procedura TAVI (impianto di valvola aortica per via transcatetere, attraverso l’arteria femorale o l’apice del cuore). I dati, ottenuti utilizzando le valvole SAPIEN di Edwards Lifescience, dimostrano che, dopo 12 mesi, non c’è alcuna differenza di risultato tra i pazienti sottoposti ai due diversi interventi. 24,2% è la mortalità, per qualunque causa, a 1 anno dalla TAVI, 26,8% quella con intervento cardochirurgico tradizionale: un lieve vantaggio, non statisticamente significativo, per la nuova procedura. Stesso andamento per quanto riguarda la mortalità per qualunque causa riscontrata a 30 giorni dall’operazione: 3,4% con TAVI, 6,8% con l’intervento a cuore aperto. In questo caso, però, il dato osservato con la procedura standard risulta inferiore a quello normalmente riscontrato nel caso dell’intervento a cuore aperto, che ha generalmente un rischio di mortalità a 30 giorni pari a 11,8%.
Lo studio PARTNER è il primo studio randomizzato e controllato mai effettuato per valutare i risultati ottenibili con la TAVI. “PARTNER-Corte A” ha valutato 699 pazienti con stenosi aortica sintomatica e grave, considerati a rischio elevato per l’intervento tradizionale a cuore aperto, e assegnati casualmente alla TAVI attraverso l’arteria femorale, alla TAVI per via intercostale tramite l’apice del cuore o alla chirurgia tradizionale a cuore aperto. I risultati della prima parte dello studio, denominato “PARTNER-Coorte B”, erano già stati pubblicati nel settembre 2010 sul New England Journal of Medicine. “PARTNER-Coorte B” confrontava la TAVI con la terapia farmacologica o di valvuloplastica percutanea, ossia tecniche non chirurgiche riservate ai pazienti che non possono essere sottoposti all’intervento a cuore aperto. Dopo 12 mesi la mortalità nei pazienti trattati tradizionalmente era stata del 50,7%, mentre con la TAVI del 30,7%, 20 punti percentuali in meno pari a una riduzione della mortalità del 39,4%. Il commento dei ricercatori era stato, testualmente: “l’impianto transcatetere con valvola espandibile con pallone è il trattamento di elezione per i pazienti con stenosi aortica che non possono essere sottoposti a intervento chirurgico”.

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Marchio CE per la valvola aortica Trifecta

Posted by fidest press agency su sabato, 3 aprile 2010

St. Jude Medical, Inc. (NYSE: STJ), gruppo leader al mondo nel design, produzione e commercializzazione di dispositivi per la cura delle patologie cardiovascolari, ha ottenuto l’autorizzazione CE per la commercializzazione in Europa della nuova valvola aortica Trifecta™. La valvola biologica Trifecta™ è impiegata per la sostituzione di una valvola danneggiata o mal funzionante, che controlla il flusso sanguigno proveniente dal cuore e diretto al resto del corpo.Per più di trent’anni, St. Jude Medical ha offerto ai pazienti il “gold standard” in termini di prestazioni e durabilità di valvole cardiache meccaniche e ha sviluppato la valvola Trifecta™ utilizzando lo stesso know-how leader di mercato. La valvola Trifecta™, con le sue caratteristiche uniche, presenta promettenti risultati di durabilità, risultati che ad oggi sono nell’ordine dei vent’anni per molte delle valvole biologiche in commercio. La valvola include uno stent in titanio resistente allo stress rivestito in tessuto pericardico che, grazie al contatto tessuto-tessuto durante le fasi di apertura e chiusura dei lembi, contribuisce a ridurre i rischi di abrasione e deterioramento. Inoltre, la valvola dispone di un trattamento anticalcificante brevettato Linx AC, un trattamento progettato per ridurre la mineralizzazione del tessuto (indurimento). Con quasi 3,4 milioni di pazienti che soffrono in Europa di stenosi aortica, la valvola Trifecta™ sarà disponibile per la vendita, nel corso del 2010, in tutta la Comunità Europea, in una gamma di diverse dimensioni, per offrire ai cardiochirurghi la possibilità di scegliere la valvola più appropriata per il cuore di ciascun paziente. L’approvazione negli USA è prevista invece nel 2011. La valvola Trifecta™ amplia ulteriormente il portafoglio dei prodotti di St. Jude Medical che comprende valvole cardiache meccaniche leader nel mercato, anelli per anuloplastica e valvole biologiche porcine aortiche e mitraliche con risultati di durabilità eccellenti. Il settore delle protesi valvolari biologiche – valvole soprattutto usate in donne giovani in età fertile ed in pazienti anziani – è stimato in circa 86.000 impianti all’anno in Europa, con tassi di crescita del 10%. Complessivamente, a livello mondiale vengono impiantate ogni anno più di 200.000 protesi biologiche.
St. Jude Medical sviluppa tecnologie e servizi medicali mettendo un maggiore controllo a disposizione di chi cura pazienti con disturbi cardiaci, neurologici e pazienti affetti da dolore cronico. L’azienda è impegnata a migliorare la pratica della medicina tramite la massima riduzione del rischio, offrendo, quindi, un vantaggio notevolmente importante al paziente. La società, con sede generale a St. Paul nel Minnesota, ha circa 14.000 dipendenti nel mondo. Le principali aree terapeutiche includono: gestione del ritmo cardiaco, fibrillazione atriale, cardiochirurgia, cardiologia e neuromodulazione. Per maggiori informazioni, potete visitare il sito: http://www.sjm.com.

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