Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 221

Posts Tagged ‘variante’

Covid, variante Omicron non è come l’influenza. Ecco perché

Posted by fidest press agency su sabato, 22 gennaio 2022

La variante Omicron del virus Sars-Cov2 provoca una forma di Covid che ha sintomi simili all’influenza, ma le due infezioni si mostrano differenti dal punto di vista biologico. Pertanto, trattarle come se fossero la stessa cosa è una semplificazione, nonché un azzardo, a meno che fossero tutti vaccinati. A spiegarlo, partendo dalle statistiche sulla letalità del Covid a valle della campagna vaccinale e alla luce della minore severità di Omicron è Matteo Villa, ricercatore dell’ISPI, Istituto per gli Studi di Politica Internazionale.«La differenza oggi non la fanno tanto i diversi virus, ma proprio la diffusione dei vaccini. Nella categoria delle persone con più di 65 anni, la variante Delta uccide 5,4 infettati su 100, se non immunizzati. La Omicron è meno severa, con un tasso del 2,2%, sempre fra i non vaccinati. Se invece guardiamo a chi si è sottoposto alle due dosi, Delta, Omicron e influenza diventano malattie simili, con una letalità intorno allo 0,4-0,5%. Nella popolazione generale, inclusi i giovani, la letalità dell’influenza e del Covid fra i vaccinati oscilla tra lo 0,04% e lo 0,12%». Semplificare però il Covid a semplice influenza è un azzardo poiché le due infezioni sono diverse dal punto di vista biologico. Il coronavirus è in grado di lasciare strascichi su vari organi e le cellule T, cellule killer del nostro sistema immunitario, che erano in grado di riconoscere le precedenti varianti del virus, riconoscono anche la variante Omicron.Gli effetti della L-arginina sui linfociti T possono essere di grande importanza come dimostra anche un prestigioso studio clinico italo-americano condotto dall’Ospedale Cotugno di Napoli, in collaborazione con l’Università Federico II e l’Albert Einstein College of Medicine di New York City, pubblicato sulla testata di libero accesso di The Lancet (Eclinical Medicine). Lo studio, randomizzato, in doppio cieco, controllato verso placebo, che nella sua analisi ad interim ha determinato l’arruolamento di 100 pazienti, ha evidenziato come già dopo 10 giorni dall’inizio della somministrazione, il trattamento con due flaconcini al giorno ciascuno contenente 1.66 grammi di L-arginina libera da Sali, determini una riduzione del supporto respiratorio in oltre il 70% dei pazienti trattati, con un deciso miglioramento della funzionalità respiratoria. Questo ha comportato anche una riduzione nei tempi di degenza: 25 giorni rispetto a 46 di degenza media dei pazienti in trattamento con il placebo. Inoltre, i benefici nel miglioramento della funzione endoteliale hanno avuto dei risvolti positivi anche nel lungo periodo, nei soggetti affetti da Long Covid: “Abbiamo notato – scrivono i ricercatori – che tra i pazienti che avevano assunto L-Arginina, anche l’astenia si era marcatamente ridotta”. La dimostrazione, sia pur preliminare, visto che lo studio è ancora in corso, sottolinea la nota dell’azienda, che l’aggiunta di arginina alla terapia standard in pazienti ospedalizzati per Covid-19 possano migliorare sensibilmente il decorso della malattia “è di particolare importanza vista la penuria di trattamenti disponibili in questo tipo di pazienti e rappresenta una nuova frontiera per una gestione migliore dei pazienti COVID-19 basata su un solido razionale fisiopatologico”. (fonte doctor33 – abstract)

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Covid-19, la variante Omicron raggiungerà quasi tutti. Ecco chi rischia di più

Posted by fidest press agency su sabato, 22 gennaio 2022

La variante Omicron causa minor rischio di finire in ospedale, di aver bisogno di cure in terapia intensiva e di morte rispetto a chi contrae la variante Delta. Lo confermano i risultati di una ricerca coordinata dall’University of California di Berkeley e pubblicata sulla piattaforma medRxiv in pre-print. Delle 52.297 persone infettate con la variante Omicron monitorate, 222 avevano avuto bisogno del ricovero, 7 della terapia intensiva, nessuno della ventilazione meccanica e 1 è morto. Tra i malati con Delta, questi valori erano rispettivamente 222, 23, 11 e 14. Numeri che equivalgono a un minor rischio di ricovero del 52%, di terapia intensiva del 74%, di morte del 91% con Omicron.Nonostante ciò, la variante Omicrom «rimane pericolosa in particolare per coloro che non sono vaccinati», ha ricordato il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus, in conferenza stampa a Ginevra. Gli stessi ricercatori, infatti, spiegano che anche se la variante Omicron è meno grave, «gli alti tassi di infezione nella comunità possono sopraffare i sistemi sanitari e potrebbero tradursi in un numero assoluto elevato di ricoveri e decessi». Il timore è confermato dall’ultimo rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità: nell’ultima settimana nel mondo si sono registrati 15 milioni di nuovi contagi, un incremento del 55% rispetto alla scorsa settimana. Stabili i decessi (43 mila), ma potrebbe essere ancora presto per vedere su scala globale gli effetti sulla mortalità dell’ultima ondata di Omicron. In Africa, il primo continente a incontrare la variante, la scorsa settimana si è registrato un aumento dell’84% dei decessi rispetto alla settimana precedente. A fronte della crescita esponenziale dei contagi, sempre più Paesi stanno considerando una nuova strategia contro il Covid, che superi la fase emergenziale. A patto però che tutti si vaccinino. Se necessario anche con la quarta dose, come ha appena deciso la Danimarca, seguendo Israele. Gli Stati Uniti nell’ultima settimana hanno registrato una media di nuovi contagi 4 volte e mezzo superiore al picco dell’impennata guidata da Delta.Intanto, una nota positiva sul fronte delle terapie: una ricerca pubblicata in pre-print sulla piattaforma bioRxiv mostra che l’anticorpo monoclonale bebtelovimab, sviluppato da AbCellera e Eli Lilly, neutralizza efficacemente Omicron e le altre varianti. Inoltre, uccide il virus a bassi dosaggi e questo apre la strada all’utilizzo sottocutaneo, più agevole della somministrazione endovena. Lilly ha fatto sapere che sta lavorando con l’FDA per ottenere un’autorizzazione di emergenza del farmaco. (fonte: doctor33)

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

“Comgest: la variante Omicron premia i titoli difensivi e di crescita in Usa”

Posted by fidest press agency su martedì, 18 gennaio 2022

A cura di Christophe Nagy, Gestore del fondo Comgest Growth America di Comgest. L’indice S&P ha registrato un calo a fine novembre, quando la nuova variante Omicron del Covid-19 ha sollevato preoccupazioni. I titoli “ciclici” hanno ceduto parte dei loro guadagni del 2021 (con il settore dell’energia e i finanziari in calo di circa il 4%) mentre i titoli difensivi e di crescita hanno sovraperformato.L’inflazione è salita al 6,2%. ad ottobre, a causa soprattutto dell’energia in aumento del 30% su base annua, spingendo la Fed a porre fine, prima del previsto, all’allentamento monetario. La disoccupazione continua a diminuire, al 4,6%, ossia pari a sette milioni di disoccupati, avvicinandosi ai livelli pre-pandemici del 3,5%. I consumatori statunitensi continuano a conservare un eccesso di risparmio, corrispondente a circa il 10% del PIL nazionale.Il Presidente degli Stati Uniti ha rinnovato il mandato del Governatore della Fed, Powell, garantendo continuità alla politica della Banca centrale. Biden, inoltre, ha firmato il lungamente discusso disegno di legge sulle infrastrutture da 1.000 miliardi di dollari, liberando fondi per i trasporti, la banda larga e le utility, negli USA. È in fase di discussione l’approvazione di un ulteriore pacchetto di 1,75 mila miliardi di dollari per gli ammortizzatori sociali e la politica climatica.Il tira e molla sul mercato riguarda, al momento, i costi per il raggiungimento degli obiettivi di neutralità carbonica (i prezzi dei combustibili fossili, a breve termine, saliranno se si interromperanno gli investimenti a monte), ma anche la carenza di forniture nel settore manifatturiero “near shoring” (carenza di manodopera, carenza di chip e domanda volatile), e gli interrogativi sul corso che imboccherà l’economia, una volta usciti dalla recessione dovuta al Covid-19. Continuiamo a preferire le società che evidenziano una solidità dei margini e patrimoniale, un’intensità di lavoro e di capitale relativamente bassa e ricavi ricorrenti.Gli utili del terzo trimestre hanno mostrato la capacità di recupero delle società in portafoglio, tra le quali troviamo Roblox, Trex e Costco, che hanno messo in evidenza il passaggio storico ai giochi online, il miglioramento durevole del settore abitativo e di quello alimentare di qualità a prezzi bassi.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , , , | Leave a Comment »

Variante Omicron e mercati: cosa dobbiamo aspettarci?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 dicembre 2021

Fino a pochi giorni fa, l’andamento della pandemia di Covid-19 in Europa non era incoraggiante, ma era comunque diffusa la speranza che questo virus diventasse endemico in breve tempo, grazie a una nuova ripresa delle vaccinazioni, ai richiami e alla diffusione di medicinali antivirali. Sebbene questo scenario non sia ancora del tutto da scartare, l’arrivo di una nuova variante lo ha reso ancora meno probabile. Ovviamente, noi di LGIM non siamo virologi e nemmeno epidemiologi, ma sentiamo di poter fare alcune considerazioni sul virus.L’insorgere della variante B.1.1.529, ribattezzata “Omicron”, è nella fase iniziale e i dati in nostro possesso sono ancora scarsi, ma sembra che questa sia in grado di diffondersi più rapidamente rispetto a quanto visto con la variante Delta in Sud Africa; inoltre, presenta molteplici mutazioni, che in altre varianti sono state associate a una trasmissibilità maggiore e alla capacità di sfuggire alle immunizzazioni.Le domande a cui è necessario dare una risposta immediata sono: È più contagiosa? È più letale o comunque aumenta la probabilità di ospedalizzazione? I vaccini e i trattamenti antivirali sono comunque efficaci? Se sì, in che misura? Un altro aspetto da monitorare attentamente è la reazione dei policymaker. Per le principali banche centrali è relativamente semplice prendere tempo e non modificare niente dei loro piani attuali, dato che i tassi d’interesse sono già a zero. Un po’ più complicata è la situazione della Banca d’Inghilterra, dato che il mercato si aspettava un incremento dei tassi per dicembre, mentre è cruciale che la Federal Reserve in questo mese non velocizzi il suo processo di tapering.Anche il supporto fiscale non dovrebbe essere diverso rispetto a quello osservato durante le precedenti ondate della pandemia. In Europa, le ultime settimane hanno dimostrato che i Paesi che stanno aumentando le restrizioni sono altrettanto disposti a rinnovare le misure di sostegno fiscale come in precedenza. Negli Stati Uniti, il fatto che i democratici abbiano il controllo sia della Camera che del Senato – e con le elezioni in arrivo a novembre 2022 – dovrebbe rendere più facile ottenere il consenso per sostenere l’economia rispetto al 2020. Proprio perché molti Paesi europei hanno già iniziato a adottare misure restrittive in vista dell’ondata invernale, l’avvento di una nuova variante potrebbe accelerare il processo; ma per gli Stati Uniti la situazione è diversa, in quanto la Omicron potrebbe causare un inasprimento molto più forte dello status quo. Infine, le misure estremamente severe adottate in Cina potrebbero essere più difficili da mantenere nel caso di una variante più contagiosa.Anche l’obbligo vaccinale è diventato sempre più probabile in molte nazioni europee e la nuova variante potrebbe dare ulteriore stimolo a questa misura, che potrebbe non avere grossi impatti economici nel breve periodo, ma rappresentare un elemento di vantaggio nel 2022.È chiaro che la sensibilità dei mercati a notizie riguardanti la pandemia rimarrà alta, ma la nostra linea di pensiero è che la loro debolezza nei confronti della variante Omicron, così come verso le tensioni geopolitiche, potrebbe rappresentare un’opportunità per accrescere la dose di rischio in portafoglio. By Andrea Bianchi

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Covid-19, variante Omicron: cosa ne sappiamo?

Posted by fidest press agency su sabato, 4 dicembre 2021

La nuova variante B.1.1.529 (Omicron) del virus SarsCoV2 desta preoccupazione, non essendo ancora noto il suo impatto in termini di contagiosità ed efficacia di terapie e vaccini. È stata identificata in Sudafrica una nuova variante B.1.1.529 (Omicron) del virus SarsCoV2 che desta preoccupazione, non essendo ancora noto il suo impatto in termini di contagiosità ed efficacia di terapie e vaccini.Il genoma è stato sequenziato presso il Laboratorio di Microbiologia Clinica, Virologia e Diagnostica delle Bioemergenze dell’Ospedale Sacco di Milano da un campione positivo di un soggetto proveniente dal Mozambico. Il paziente e i suoi contatti familiari sono in buone condizioni di salute.Le inchieste epidemiologiche sono state svolte da ATS Milano e dalla ASL di competenza della Regione Campania. Sono già stati programmati i sequenziamenti sui campioni dei contatti familiari del paziente risultati positivi e residenti nella regione Campania, i cui laboratori sono stati allertati e stanno già lavorando per ottenere in tempi brevi i risultati genomici. Al momento non sono stati identificati contatti positivi in Lombardia. (Fonte: Istituto Superiore di Sanità). La variante presenta nel genoma numerose mutazioni della proteina Spike che potrebbero teoricamente aumentarne la trasmissibilità e la capacità di eludere gli anticorpi.”Una parziale elusione della risposta immunitaria è probabile, ma è altrettanto probabile che i vaccini offriranno ancora alti livelli di protezione contro il ricovero e la morte”. È uno dei passaggi salienti della pagina di domande e risposte sulla nuova variante omicron approntata dal National Institute for Communicable Diseases (NICD) sudafricano, l’istituto pubblico di riferimento sulle malattie infettive.”Attualmente non sono stati riportati sintomi insoliti a seguito dell’infezione con la variante omicron e, come con altre varianti – afferma l’Istituto – alcuni individui sono asintomatici”. Il National Institute for Communicable Diseases sudafricano prova a mettere in ordine gli elementi finora noti sulla nuova variante. “Il 22 novembre 2021, abbiamo rilevato un gruppo di virus SARS-CoV-2 correlati in Sud Africa chiamato ceppo B.1.1.529. Tale ceppo B.1.1.529 è stato rilevato nel Gauteng con una frequenza relativamente elevata, con più del 70% di genomi sequenziati (71) da campioni raccolti tra il 14 e il 23 novembre 2021”. All’inizio della settimana le autorità sanitarie sudafricane e l’Organizzazione Mondiale della Sanità sono state messe a conoscenza della presenza della nuova variante. Questo nuovo ceppo possiede un numero elevato di mutazioni, alcune osservate in altre varianti, altre nuove. “Al momento, Omicron è relativamente distinto dalle varianti Beta e Delta e ha un diverso percorso evolutivo”, si legge. Come queste mutazioni possano ripercuotersi sulle caratteristiche del virus non è ancora chiaro. L’istituto sudafricano al momento non si sbilancia: “Siamo cauti riguardo alle implicazioni, mentre raccogliamo più dati per comprendere questo lignaggio”, scrive. “Sulla base della nostra comprensione delle mutazioni in questo lignaggio, è probabile una fuga immunitaria parziale, ma è probabile che i vaccini offriranno ancora alti livelli di protezione contro il ricovero e la morte”. Per capire se e fino a che punto la nuova variante Omicron del virus SarsCoV2 è in grado di sfuggire agli anticorpi generati dai vaccini anti Covid, così come alle difese dovute all’attivazione delle cellule T del sistema immunitario sono necessarie almeno due settimane, ha reso noto la virologa, dell’Università del Witwatersrand a Johannesburg, le cui dichiarazioni sono riportate dalla rivista Nature sul suo sito. Al momento non è chiaro nemmeno se questa variante sia più trasmissibile della Delta. Le notizie finora disponibili riguardano alcuni casi di reinfezioni e di casi in individui vaccinati, ha detto ancora ricordando che i vaccini utilizzati in Sud Africa sono quelli di Johnson & Johnson, Pfizer-BioNtech or Oxford-AstraZeneca. Tuttavia “in questa fase – rileva – è troppo presto per dire qualcosa”.In Italia l’istituto Spallanzani ha costituito una task force “per analizzare i dati che afferiscono a livello internazionale e predisporre il sequenziamento dei ceppi a fini di sorveglianza virologica”. “Grazie all’intervento del ministero degli esteri, l’istituto si è messo in contatto con l’ambasciatore italiano in sud Africa, Paolo Cuculi, che sta facilitando i contatti con il Nicd sudafricano – prosegue lo Spallanzani – la task force avrà a breve una call internazionale direttamente con gli esperti del Nicd per discutere i dati e confrontarsi con le misure da adottare”. “Al momento non ci sono dati sufficienti che ci indichino innanzitutto la trasmissibilità e in secondo luogo se la variante eluda o meno i vaccini attualmente disponibili. È chiaro che allora sarebbe un problema: al momento è presto e non è presente in Italia, ma va attenzionata”, ha detto il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri. Fonte: Doctor33

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Coronavirus, confermata la scoperta in Italia di una nuova variante

Posted by fidest press agency su domenica, 4 aprile 2021

È stato depositato oggi sui database internazionali il sequenziamento completo del genoma di una nuova variante del virus Coronavirus, scoperta nel laboratorio Cerba HealthCare di Milano dalla taskforce coordinata dal virologo Francesco Broccolo, dell’Università degli Studi Milano Bicocca. Da questo momento tutte le informazioni scientifiche sono disponibili al link: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/nuccore/MW852494 Grazie a metodi di Advanced Molecular Diagnostic portati avanti nel laboratorio Cerba HealthCare di Milano, l’equipe di Francesco Broccolo aveva osservato all’inizio di marzo una combinazione di mutazioni mai riscontrate prima, che comprende caratteristiche delle varianti nigeriana e inglese. Il risultato del sequenziamento dell’intero genoma ha confermato che si tratta di una nuova variante. Al momento la nuova variante non sembra essere più contagiosa o più letale rispetto alle altre varianti del virus Sars-Cov-2 conosciute. Il dott. Broccolo e Cerba HealthCare sono a disposizione dei giornalisti per ulteriori informazioni e approfondimenti. Cerba HealthCare Italia – Nata nel 2018 in seguito all’acquisizione di Delta Medica (Rozzano – MI) e Fleming Research (Milano), Cerba HealthCare Italia è la sede italiana del gruppo internazionale Cerba HealthCare dedicato alla diagnostica ambulatoriale con laboratori analisi presenti in 16 nazioni con 750 laboratori operativi e 35 milioni di pazienti l’anno. Cerba HealthCare Italia è specializzata nei settori dei laboratori analisi, medicina dello sport, medicina del lavoro, radiologia, poliambulatori e Service di Laboratorio, intesa questa come l’attività di esecuzione di esami ultra specialistici di cui si avvalgono cliniche, ospedali pubblici e privati. Nel nostro Paese conta oggi 243 dipendenti, 14 centri medici, 3 piattaforme di laboratorio e 34 centri prelievo.www.cerbahealthcare.it

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Nuova variante del virus denominata VOC-202012/01 o B.1.1.7

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 gennaio 2021

A partire dalla fine del mese di settembre si è diffusa nel sud-est della Gran Bretagna una nuova variante del virus denominata VOC-202012/01 o B.1.1.7, che ha causato allarme e indotto il governo ninglese ad assumere significative misure di contenimento nell’area, dove questa nuova variante si è diffusa in misura notevole sino a rappresentare a dicembre oltre il 50% dei nuovi casi, e dove in contemporanea l’incidenza dei casi positivi è aumentata in maniera significativa. Secondo le analisi elaborate dalla London School of Hygyene and Tropical Medicine e dall’Imperial College di Londra10, questa nuova variante sarebbe caratterizzata da una maggiore trasmissibilità rispetto agli altri ceppi più diffusi. Sempre nel mese di dicembre, il Sudafrica ha segnalato un’altra variante della SARS-CoV-2, designata come 501.V2, anch’essa potenzialmente preoccupante. Questa variante è stata osservata per la prima volta in campioni prelevati nel mese di ottobre, e da allora più di 300 casi con la variante 501.V2 sono stati confermati dal sequenziamento del genoma virale in Sud Africa, dove è diventata la forma dominante del virus e dove, secondo analisi preliminari, anche questa variante avrebbe una maggiore trasmissibilità. Tuttavia, come per la variante B.1.1.7, anche per la variante 501.V2 non esistono evidenze che la loro diffusione sia collegata ad una mag- giore gravità dell’infezione, né che le mutazioni del virus renderebbero queste varianti non attaccabili dal vaccino11. Alcuni ricercatori hanno avanzato l’ipotesi che varianti come la B.1.1.7 possano essersi originate da pazienti immunocompromessi con un’infezione di lunga durata12, che permetterebbero al virus di evolversi più a lungo all’interno dell’ospite umano. Un recente studio13 ha analizzato il caso di un paziente oncologico trattato con un farmaco che riduce la produzione di linfociti B, deceduto 101 giorni dopo aver contratto l’infezione. Per i primi due mesi dall’infezione il virus si è replicato senza significative mutazioni. Dopo un ciclo di trattamento con plasma di convalescente, tuttavia, il virus ha sviluppato significative mutazioni, una delle quali è presente anche nella variante “inglese” B.1.1.7. (Salvatore Curiale Science Communicator Istituto Nazionale Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” – I.R.C.C.S.)

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Le varianti del Cov-19 che possono costituire un rischio per la salute umana

Posted by fidest press agency su sabato, 2 gennaio 2021

A partire dalla fine del mese di settembre si è diffusa nel sud-est della Gran Bretagna una nuova variante del virus denominata VUI-202012/01 o B.1.1.7, che ha causato allarme e indotto il governo inglese ad assumere significative misure di contenimento nell’area, dove questa nuova variante si è diffusa in misura notevole sino a rappresentare a dicembre oltre il 50% dei nuovi casi, e dove in contemporanea l’incidenza dei casi positivi è aumentata in maniera significativa. Secondo un modello matematico elaborato dalla London School of Hygyene and Tropical Medicine, questa nuova variante sarebbe tra il 50% e il 74% più trasmissibile rispetto agli altri ceppi più diffusi. Sempre nel mese di dicembre, il Sudafrica ha segnalato un’altra variante della SARS-CoV-2, designata come 501.V2, anch’essa potenzialmente preoccupante. Questa variante è stata osservata per la prima volta in campioni prelevati nel mese di ottobre, e da allora più di 300 casi con la variante 501.V2 sono stati confermati dal sequenziamento del genoma virale in Sud Africa, dove è diventata la forma dominante del virus e dove, secondo analisi preliminari, anche questa variante avrebbe una maggiore trasmissibilità. Alcuni ricercatori hanno avanzato l’ipotesi che varianti come la B.1.1.7 possano essersi originate da pazienti immunocompromessi con un’infezione di lunga durata11, che permetterebbero al virus di evolversi più a lungo all’interno dell’ospite umano. Un recente studio ha analizzato il caso di un paziente oncologico trattato con un farmaco che riduce la produzione di linfociti B, deceduto 101 giorni dopo aver contratto l’infezione. Per i primi due mesi dall’infezione il virus si è replicato senza significative mutazioni. Dopo un ciclo di trattamento con plasma di convalescente, tuttavia, il virus ha sviluppato significative mutazioni, una delle quali è presente anche nella variante “inglese” B.1.1.7. In una corrispondenza alla rivista New England Journal of Medicine13 è documentato un caso simile, un paziente immunocompromesso deceduto dopo 154 giorni dall’infezione, che durante il decorso clinico è stato trattato tra l’altro con corticosteroidi, idrossiclorochina, remdesivir, immunoglobuline per endovena e un cocktail sperimentale di anticorpi monoclonali. L’analisi filogenetica dei campioni prelevati al paziente ha evidenziato una evoluzione accelerata del virus, con la maggior parte delle mutazioni intervenute nella proteina spike, alcune delle quali presenti anche nella variante B.1.1.7. Una terza case history14, riguardante una paziente oncologica che ha risolto l’infezione dopo 105 giorni, ha confermato la presenza di numerose variazioni genetiche sviluppate all’interno dell’ospite umano tra due isolamenti virali effettuati al giorno 49 e al giorno 70 dell’infezione, prima che il paziente ricevesse due infusioni di plasma di convalescente.(fonte: Istituto Nazionale Malattie infettive “Lazzaro Spallanzani” IRCCS – Roma a cura di Salvatore Curiale)

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Nuova variante del virus denominata VUI-202012/01

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 dicembre 2020

Nel mese di dicembre 2020 si è diffusa nel sud-est della Gran Bretagna una nuova variante del virus denominata VUI-202012/01, che ha causato allarme e indotto il governo inglese ad assumere significative misure di contenimento nell’area, dove questa nuova variante rappresenta oltre il 50% dei nuovi casi, e dove in contemporanea l’incidenza dei casi positivi è aumentata in maniera significativa. Alcune analisi preliminari suggeriscono che questa variante avrebbe un potenziale stimato di aumento del numero riproduttivo (R) di 0,4 o superiore, ed un aumento stimato della trasmissibilità fino al 70%. Al momento tuttavia non esistono concrete evidenze che la correlazione tra l’e- mergere di una nuova variante virale e l’aumento dei casi abbia anche valore di causa ed effetto, né che le mutazioni del virus renderebbero questa variante non attaccabile dal vaccino. I biologi molecolari continuano a sorvegliare le mutazioni più diffuse ed a tracciare il percorso di evoluzione del virus attraverso il sequenziamento del genoma dei virus isolati nei pazienti. (fonte: Istituto Nazionale Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” Roma)

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

La variante inglese del Covid-19 non è più letale ma più contagiosa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 dicembre 2020

I virus sono così, loro combattono noi e viceversa, è una lotta corretta nella natura che è sempre esistita, però sono convinto che vinceremo noi. All’inizio del nuovo anno arriveranno i vaccini e possiamo stare tranquilli sulla validità e sull’assenza di effetti collaterali. Soprattutto, saremo protetti dal virus e dalle sue varianti. Voglio dire a genitori, bambini e ragazzi che nel giro di un anno torneremo alla vita di una volta”. Parole rassicuranti quelle di Giuseppe Di Mauro, presidente della Società italiana di Pediatria preventiva e sociale (SIPPS), in merito alla nuova variante del Coronavirus. “In questo periodo dobbiamo stare più attenti- spiega il presidente SIPPS- perché la variante inglese è più contagiosa nei rapporti interpersonali. Continuiamo a stare distanziati, con la mascherina e a lavarci spesso le mani, resistiamo questi mesi. Sono convinto che la luce è vicina grazie ai vaccini. Entro l’estate- conclude- vaccineremo l’80% della popolazione e subito dopo ci penserà madre natura a sconfiggere il virus con l’immunizzazione sociale o di gregge”.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Diabete: Le varianti della malattia

Posted by fidest press agency su domenica, 6 settembre 2020

Per la maggior parte delle persone esistono solo due tipi di diabete, il tipo 1 che colpisce i giovani ed è una malattia autoimmune, e il tipo 2, molto più frequente (90-95% di tutti i tipi di diabete) che colpisce dalla mezz’età in avanti. Ma in realtà, anche se poco note ai più, esistono diverse altre varianti di questa malattia. Il 10-15% circa di soggetti con diagnosi di diabete mellito tipo 2, ad esempio, è in realtà affetto dal diabete cosiddetto ‘LADA’, un acronimo che sta per ‘diabete autoimmune dell’adulto’. “Si tratta – spiega la professoressa Raffaella Buzzetti, coordinatrice del progetto NIRAD (Non InsulinRequiring Autoimmune Diabetes) finanziato dalla ‘Fondazione Diabete e Ricerca’ della Società Italiana di Diabetologia (SID) e ordinario di Endocrinologia preso l’Università ‘La Sapienza’ di Roma – di una forma particolare di diabete che insorge in età adulta, ma riconosce una patogenesi autoimmune, simile al diabete tipo 1 ad insorgenza giovanile, in quanto determinato dalla distruzione delle cellule pancreatiche che producono insulina da parte del proprio sistema immunitario”.
A differenza del diabete di tipo 1 però il LADA ha una evoluzione più lenta; chi ne è affetto può arrivare alla terapia con insulina anche dopo molti anni dalla diagnosi. “Per porre diagnosi di LADA – prosegue la professoressa Buzzetti – cosa certamente rilevante in quanto il trattamento di questa forma di diabete è diverso da quello del diabete tipo 2, è necessario evidenziare la presenza degli autoanticorpi diretti verso le cellule pancreatiche che producono insulina (si fa attraverso un esame del sangue). La caratterizzazione di questa forma di diabete è stata possibile negli ultimi anni anche grazie ai numerosi lavori scientifici pubblicati su riviste internazionali nell’ambito del progetto italiano NIRAD. Fino ad oggi non esistevano tuttavia linee guida dedicate a questa forma di diabete ancora poco conosciuta. Una lacuna adesso colmata da una pubblicazione su Diabetes, organo ufficiale dell’American Diabetes Association. “Un panel internazionale di esperti di diabete e metabolismo – spiega la professoressa Buzzetti, che è il primo autore del documento – ha siglato una consensus sulla terapia del LADA, pubblicata Diabetes. C’era assoluta necessità di fornire indicazioni precise circa la terapia di questa forma di diabete. E’ molto importante porre una corretta diagnosi del tipo di diabete: in particolare, riconoscere il LADA in un soggetto precedentemente considerato affetto da diabete tipo 2, può comportare un cambiamento anche sostanziale della sua terapia che consentirà di ottenere un significativo miglioramento del controllo metabolico e di fare una corretta prevenzione delle complicanze croniche”. L’algoritmo proposto dagli autori della consensus, che si basa sulla valutazione della riserva insulinica del soggetto con diabete autoimmune, ottenibile con un semplice dosaggio su prelievo di sangue indirizza verso la terapia più appropriata. “Attualmente – conclude la professoressa Buzzetti – sono molte le classi di farmaci a disposizione del diabetologo per la cura del diabete, ma soltanto una diagnosi precisa permette di prescrivere al paziente una terapia personalizzata. Nel caso del LADA, il trattamento prevede in una prima fase l’utilizzo di farmaci ipoglicemizzanti in grado di preservare la funzione delle cellule pancreatiche che producono insulina; sarà quindi necessario ricorrere alla terapia insulinica, il più precocemente possibile, qualora la funzione delle cellule beta pancreatiche risulti già compromessa. In questo modo sarà possibile prevenire le complicanze del diabete quali infarto, ictus, insufficienza renale”.“Aiutare e finanziare la ricerca in ambito diabetologico – afferma il professor Francesco Purrello, presidente della Società Italiana di Diabetologia (SID) – è una delle missioni principali della nostra società scientifica e della Fondazione Diabete Ricerca ad essa correlata, e il LADA è stato uno dei principali temi di ricerca finanziato da diversi anni. Questo ha consentito di creare una rete di centri di diabetologia sparsi nel territorio nazionale e coordinata dalla professoressa Buzzetti, che ha prodotto un enorme numero di dati clinici e scientifici. Un orgoglio per la SID avere contribuito in modo rilevante alle conoscenze attuali su questo tipo di diabete”.Management of Latent Autoimmune Diabetes in Adults: A Consensus Statement From an International Expert Panel Raffaella Buzzetti, TiinamaijaTuomi, DidacMauricio, Massimo Pietropaolo, Zhiguang Zhou, Paolo Pozzilli, Richard David Leslie Diabetes 2020 Aug; dbi200017. https://doi.org/10.2337/dbi20-0017

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »