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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Posts Tagged ‘varianti’

Oracle e Oxford University, unite per riuscire a debellare le varianti di COVID-19

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 maggio 2021

L’emergere di varianti più infettive del virus COVID-19 minaccia di rallentare la ripresa globale e, potenzialmente, di vanificare l’attuale immunità vaccinale. Per aiutare i governi e la comunità medica a identificare queste varianti e ad agire più velocemente, l’Università di Oxford e Oracle hanno creato un sistema di analisi globale degli agenti patogeni (Global Pathogen Analysis System, GPAS) che combina la piattaforma Scalable Pathogen Pipeline Platform (SP3) di Oxford con la potenza di Oracle Cloud Infrastructure (OCI). Questa iniziativa sfrutta il lavoro di un consorzio finanziato dal Wellcome Trust che include le agenzie di tutela della salute del Galles e dell’Inghilterra oltre all’Università di Cardiff.“Questo nuovo potente strumento consentirà agli scienziati e ai ricercatori di sanità pubblica, istituti di ricerca, agenzie di servizi sanitari e diagnostica di tutto il mondo di contribuire a una maggiore comprensione delle malattie infettive, a cominciare dal coronavirus”, ha affermato Derrick Crook, professore di microbiologia nel dipartimento di medicina Nuffield dell’Università di Oxford. “Il Sistema GPAS aiuterà a stabilire uno standard comune globale per assemblare le informazioni e analizzare questo nuovo virus, così come altre minacce microbiche per la salute pubblica. Questo aggiunge una nuova dimensione alla nostra capacità di elaborare i dati degli agenti patogeni. Siamo entusiasti di collaborare con Oracle per far progredire ulteriormente la nostra ricerca, grazie a questa piattaforma tecnologica all’avanguardia”.Utilizzata inizialmente per la tubercolosi, la piattaforma SP3 è stata riproposta per unificare, standardizzare, analizzare e mettere a confronto i dati di sequenziamento di SARS-CoV-2, ottenendo sequenze genomiche annotate e identificando le nuove varianti e quelle preoccupanti. La capacità di elaborazione di SP3 è stata migliorata grazie all’esteso lavoro di sviluppo da parte di Oracle, che ha garantito un elevato livello di prestazioni e sicurezza, oltre alla disponibilità del sistema SP3 in tutto il mondo 7×24 su Oracle Cloud. Il sistema SP3 fornirà ora risultati completi e standardizzati delle analisi su COVID-19 entro pochi minuti dall’invio, su scala internazionale. I risultati saranno condivisi con i paesi di tutto il mondo in un ambiente sicuro.

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I vaccini a mRna funzionano contro le varianti

Posted by fidest press agency su martedì, 11 maggio 2021

Il vaccino Pfizer-BioNTech è risultato efficace contro infezioni e malattia nella popolazione del Qatar, nonostante le varianti B.1.1.7 (inglese) e B.1.351 (sudafricana) fossero predominanti all’interno del paese; tuttavia, l’efficacia contro la variante B.1.351 è stata di circa 20 punti percentuali inferiore a quella (>90%) riportata nella sperimentazione clinica del farmaco e nelle condizioni real world in Israele e negli Stati Uniti. Questo è quanto riferisce il gruppo di lavoro di Laith Abu-Raddad, della Weill Cornell Medicine-Qatar, Doha, in una lettera all’editore pubblicata sul New England Journal of Medicine. Il Qatar ha lanciato una campagna di immunizzazione di massa con il vaccino Pfizer-BioNTech il 21 dicembre 2020. Al 31 marzo 2021, un totale di 385.853 persone avevano ricevuto almeno una dose e 265.410 entrambe le dosi. «Il sequenziamento del genoma virale condotto dal 23 febbraio al 18 marzo ha indicato che il 50,0% dei casi di COVID-19 in Qatar era causato da B.1.351 e il 44,5% da B.1.1.7. Quasi tutti i casi in cui il virus è stato sequenziato dopo il 7 marzo sono stati causati da B.1.351 o B.1.1.7» spiegano gli autori della lettera. I ricercatori hanno cercato di valutare l’efficacia del vaccino in questa particolare situazione, utilizzando un disegno di studio caso-controllo negativo al test. L’analisi dei dati ha mostrato che l’efficacia stimata del vaccino contro qualsiasi infezione documentata con la variante B.1.1.7 era dell’89,5% a 14 o più giorni dopo la seconda dose. L’efficacia contro qualsiasi infezione documentata con la variante B.1.351 è stata invece del 75,0%. Tuttavia, l’efficacia dell’immunizzazione contro malattie gravi, critiche o fatali dovute a infezione da qualsiasi ceppo di SARS-CoV-2 è risultata molto alta, attestandosi al 97,4%. L’efficacia del vaccino è stata in seguito valutata anche con l’uso di un disegno di studio di coorte, confrontando l’incidenza di infezione tra le persone vaccinate e l’incidenza nella coorte nazionale di persone senza anticorpi. In questo caso l’efficacia è stata stimata all’87,0% contro la variante B.1.1.7 e al 72,1% contro la variante B.1.351, confermando i risultati precedenti. Gli esperti sottolineano che in Qatar, al 31 marzo, sono state registrate infezioni in 6.689 persone che avevano ricevuto una dose del vaccino e in 1.616 completamente vaccinate. Sono stati registrati anche sette decessi per COVID-19 tra le persone vaccinate, cinque dopo la prima dose e due dopo la seconda. «Nonostante questo l’efficacia contro forme gravi della malattia rimane corposa» concludono gli autori. (Fonte Doctor33)

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Vaccini per Covid-19 e varianti di Sars-CoV-2, ecco quali problemi possono insorgere

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 marzo 2021

In un editoriale pubblicato su Jama, John Moore, della Cornell University di New York, riflette sui possibili scenari che potrebbero influire in maniera negativa sulla campagna vaccinale contro il Covid-19. L’editorialista inizia illustrando l’evoluzione e la diffusione di due categorie di varianti virali che potrebbero avere implicazioni diverse per l’efficacia del vaccino. La prima comprende varianti che si presentano quando i virus a Rna come Sars-CoV-2 si replicano nelle persone con lo scopo di infettare le cellule umane in modo più efficiente e massimizzare la replicazione del proprio genoma. Questo è successo durante la primavera del 2020, quando la variante D614G è diventata dominante in tutto il mondo, e si sta verificando ora con il ceppo B.1.1.7 rilevato per la prima volta nel Regno Unito, ma presente ormai ovunque. Queste due varianti non sembrano però ridurre l’efficacia dell’attuale generazione di vaccini.La seconda categoria comprende invece varianti più preoccupanti, i lineaggi B.1.351 e P.1, emersi in Sud Africa e Brasile. Questi virus presentano infatti cambiamenti di sequenza in posizioni chiave, che suggeriscono una selezione a partire dagli anticorpi neutralizzanti, verificatasi in persone infette o precedentemente infettate da Sars-CoV-2. Indipendentemente dal fatto che gli anticorpi neutralizzanti siano indotti dall’infezione o dalla vaccinazione, gli esperti ritengono che una potenza intermedia di tali anticorpi possa ritenersi colpevole di queste evoluzioni del virus. In pratica, la combinazione in una persona di un’alta carica virale e di un livello non ottimale di anticorpi neutralizzanti è l’ambiente in cui si ritiene probabile che emergano e si diffondano forme resistenti del virus. Al momento, la maggior parte dei ricercatori è ragionevolmente ottimista sul fatto che l’efficacia dei vaccini a mRna non sarà sostanzialmente compromessa dalle varianti B.1.351 e P.1, ma alcuni dei vaccini attuali, in particolare Pfizer, Moderna e Novavax, richiedono due dosi e, anche se dopo la prima dose è possibile rilevare anticorpi neutralizzanti, questi sono pochi rispetto ai valori che raggiungeranno con la seconda dose. Quando le persone vengono infettate dopo la prima dose, quindi, il virus può replicarsi nel contesto di un livello subottimale di anticorpi neutralizzanti. I ricercatori pensano che la combinazione di diversi vaccini sia un approccio possibile che potrebbe migliorare la flessibilità e le prestazioni complessive del vaccino, e potrebbe essere testato in piccoli studi. Tutte le principali aziende di vaccini, intanto, stanno lavorando per contrastare le nuove varianti, in particolare B.1.351. Moore cita anche un altro problema con implicazioni significative, ovvero quello della somministrazione del vaccino con mRna a persone guarite da Covid-19. Studi su piccola scala, infatti, hanno dimostrato che una singola dose di vaccino a mRna aumenta in queste persone rapidamente i titoli degli anticorpi neutralizzanti e li porta a livelli molto alti, rendendo la seconda dose probabilmente ridondante. Inoltre, i vaccini a mRna sembrano innescare effetti avversi forti, anche se di breve durata, nelle persone che sono state precedentemente infettate da Covid-19. Una potenziale soluzione a questo problema potrebbe essere quella di utilizzare il vaccino proteico Novavax in questa popolazione, una volta approvato. 8fonte: Doctor33)

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Contro le varianti, vaccini e screening: i medici per la riapertura delle scuole

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 marzo 2021

Parma. Accelerare la vaccinazione del personale scolastico, attuare una strategia capillare di screening della popolazione scolastica e, ove necessario, intervenire tempestivamente con lockdown comunali. Sono queste alcune delle proposte formulate da Susanna Esposito, ordinaria di Pediatria dell’Università di Parma e consulente dell’OMS, e Stefano Zona, specialista in malattie infettive. I due medici hanno redatto un documento di proposta di screening scolastici, inviato ieri al ministro dell’istruzione Patrizio Bianchi e ai membri del Comitato Tecnico Scientifico. Come afferma Stefano Zona, tra i fondatori della community IoVaccino, e, nell’aprile 2020, del Comitato “La Scuola a Scuola”, “il potenziamento degli screening a livello nazionale consente di accrescere la sicurezza all’interno degli edifici scolastici e contenere la diffusione di SARS-CoV-2 nelle sue varianti. In un momento così drammatico, chiudere le scuole e mantenere aperte le attività produttive non ridurrà i contagi e farà sfuggire dal tracciamento milioni di adulti, ragazzi e bambini. Stiamo vedendo una lieve riduzione dell’età mediana dei casi sintomatici: sono i primi benefici e straordinari effetti della prima fase della campagna vaccinale. Anche la proposta del Ministro Bianchi di unità mediche mobili va esplorata, ma occorre agire subito”.Il documento è stato sottoscritto anche dal Comitato “La Scuola a Scuola”, nato durante lo scorso lockdown per chiedere il ritorno in presenza e in sicurezza di tutti gli studenti. Come ribadisce la portavoce Cecilia Massaccio, “la variante B1.1.7 (ossia la cosiddetta variante inglese, isolata nel Kent) si trasmette più facilmente in tutte le fasce di età: perché si interviene solo chiudendo le scuole? Tutti i lavori che indagano gli interventi non farmacologici danno un importante rilievo alla combinazione delle chiusure, mentre la chiusura unicamente delle scuole è poco rilevante”. Massaccio conclude: “anche dalle ultime analisi di Vittoria Colizza su Nature si evince l’importanza fondamentale dei programmi di screening nelle scuole, come abbiamo proposto da quasi un anno. Si intervenga su questo, invece di attribuire alla scuola il peso degli errori della politica nella gestione della pandemia”.

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Covid-19, test da utilizzare per identificare le varianti

Posted by fidest press agency su martedì, 23 febbraio 2021

I test per la diagnosi di Covid che si usano attualmente sono in grado di rilevare le varianti di Sars-CoV-2? “In linea generale, i test diagnostici attualmente in uso funzionano correttamente”, scrive l’Istituto superiore di sanità in una nuova Faq dello speciale varianti aggiornato online. L’Iss rimanda comunque, alle indicazioni diffuse nei giorni scorsi dal ministero della Salute. “Il ministero della Salute – spiega – raccomanda l’uso di test molecolari non esclusivamente basati sul gene S. Si può ricorrere ai test antigenici, ma per le eventuali conferme sono necessari i test antigenici non rapidi (di laboratorio) o quelli rapidi con lettura in fluorescenza (cioè letti con apposite apparecchiature), che garantiscano alta specificità e sensibilità”.Invece, “per potere distinguere se un’infezione è determinata da una variante – precisa l’Iss – è necessario un test specifico altamente specialistico che è detto ‘sequenziamento’, tramite il quale si determina la composizione esatta del genoma del virus. Il sequenziamento non è un’analisi a disposizione del pubblico, ma è un tipo di test che viene effettuato solo in centri specializzati per motivi di sanità pubblica”. Nel frattempo, per stimare la diffusione in Italia delle tre varianti di coronavirus VOC 202012/01 (Regno Unito), P1 (brasiliana) e 501.V2 (sudafricana), “è stata disegnata un’indagine rapida coordinata dall’Istituto superiore di sanità in collaborazione con le Regioni e Province autonome ed in particolare con i laboratori da queste ultime identificati”, lo prevede una nuova circolare del ministero della Salute, firmata dal direttore generale Prevenzione Gianni Rezza. L’obiettivo di questa indagine, che prenderà in considerazione i campioni notificati il 18 febbraio, è quello “di identificare, tra i campioni con risultato positivo per Sars-CoV-2 in Rr-Pcr, possibili casi di infezione riconducibili a queste varianti”, riporta il documento.Il vaccino di Pfizer-Biontech potrebbe essere meno efficace contro le varianti sudafricana e brasiliana del coronavirus SarsCov2, secondo i dati preliminari, pubblicati sul New England Journal of Medicine dell’Università del Texas di Galveston e della stessa azienda, l’efficacia degli anticorpi neutralizzanti del vaccino calerebbe di circa due terzi. La verifica è stata fatta in laboratorio su 20 campioni di sangue ottenuti da 15 persone che avevano partecipato alla sperimentazione del vaccino. Si è così visto che l’azione degli anticorpi neutralizzanti del virus era più debole di circa i due terzi. Dati osservati “sul sangue di poche persone in vitro, e non sull’organismo intero della persona” fa notare Francesco Broccolo, virologo dell’università Bicocca di Milano. “Saranno solo i dati clinici, con esame sistematico della persona, a dirci se e quanto effettivamente cala la protezione offerta dal vaccino” aggiunge. Del resto al momento ancora non sono state stabilite le soglie e i livelli di anticorpi neutralizzanti sufficienti a garantire una protezione efficace. (fonte: doctornews33)

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Covid-19 e varianti

Posted by fidest press agency su sabato, 20 febbraio 2021

Le attività di testing e tracing restano elementi centrali all’interno delle strategie di contrasto alla diffusione del Covid-19, anche se lo scenario di riferimento risulta essere in continuo mutamento, alla luce in particolare della diffusione delle nuove varianti e, al contempo, delle evoluzioni relative ai dispositivi a disposizione. In questo quadro, da parte del Ministero della Salute, in una recente circolare, sono state emesse nuove indicazioni sull’uso dei test antigenici e molecolari, sulla gestione delle persone senza sintomi e sugli screening di popolazione. Vale la pena richiamarne alcuni contenuti per verificare i cambiamenti relativi ai dispositivi disponibili e alle prassi.A essere messo in luce nella circolare del Ministero è, in primo luogo, il diverso scenario rispetto a un mese fa, rilevando tanto “un’evoluzione nei test, quanto un cambiamento nella situazione epidemiologica dovuta alla circolazione di nuove varianti virali, da quella Uk alla brasiliana”. A essere sottolineato dal Ministero è in particolare che tale situazione “non dovrebbe in teoria causare problemi ai test antigenici, in quanto questi rilevano la proteina N”, mentre le varianti “presentano diverse mutazioni nella proteina spike (S)”. Anche se “è da tenere presente che anche per la proteina N stanno emergendo mutazioni che devono essere attentamente monitorate per valutare la possibile influenza sui test antigenici che la usino come bersaglio”. In merito, nello specifico, ai test antigenici, “oltre a quelli rapidi sono ora disponibili anche quelli da eseguire in laboratorio”, che “sembrano particolarmente indicati, tra l’altro, per la gestione di screening all’interno di strutture ospedaliere”. Alcuni poi “sono validati anche sulla saliva, mentre è in prospettiva la validazione su tampone nasale”: queste caratteristiche permettono di valutare la possibilità di impiego anche in “comunità scolastiche a basso rischio”.iPer il resto, rimane, comunque, l’indicazione già data in precedenza: “data la sensibilità analitica non ottimale di diversi test antigenici attualmente disponibili, è consigliabile confermarne la negatività nel caso di pazienti sintomatici o con link epidemiologico con casi confermati di Covid-19”. Mentre, “per quanto riguarda l’esecuzione di test su persone asintomatiche, e in genere per gli screening di popolazione, si ribadisce la raccomandazione di usare test antigenici ad elevata sensibilità e specificità (sensibilità ≥90%, specificità ≥97%), per ridurre il rischio di risultati falsi-negativi e/o falsi-positivi. A tal proposito, nell’ambito del counseling post- test, va ribadita la necessità di mantenere comportamenti prudenti anche in caso di risultato negativo, mentre in caso di risultato positivo il medico deve considerare la plausibilità di tale risultato nel contesto del singolo caso, e l’eventuale ricorso ad un test di conferma”.Per quanto riguarda infine gli aspetti relativi ai dispositivi utilizzati, il Ministero ricorda che “la classificazione di un dispositivo medico-diagnostico in vitro dipende dalla destinazione d’uso attribuita dal fabbricante e dal rischio associato in rapporto ai danni per la salute pubblica e al trattamento del paziente. È quindi onere del fabbricante, che ha la piena conoscenza delle caratteristiche dei propri dispositivi, inquadrare correttamente la normativa che regola i propri prodotti, tenuto conto della destinazione d’uso ad essi attribuita e del meccanismo d’azione alla base di tale destinazione, e di conseguenza attivarsi in coerenza con le norme vigenti”. A ogni modo, “dal punto di vista regolatorio, i test ad uso professionale sono marcati CE dalle aziende fabbricanti, sotto la propria responsabilità, (Direttiva 98/79/CE, recepita con il Decreto legislativo 8 settembre 2000, n. 332). Il fabbricante deve assicurare che i prodotti da immettere sul mercato comunitario rispettino i requisiti essenziali di sicurezza ed efficacia delle prestazioni ed è tenuto a eseguire le procedure per la valutazione della conformità”. È comunque “fondamentale seguire con attenzione il progredire delle conoscenze e delle evidenze scientifiche disponibili per adattare nel prossimo futuro le modalità di utilizzo dei test antigenici per la rilevazione di Sars-CoV-2 nei campioni clinici”. by Francesca Giani fonte: Farmacista33

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Editoriale. La filosofia del “MoVimento On”

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 settembre 2010

Editoriale Fidest. La prima domanda che potremmo porci è quale contenuto intendiamo dare a questo “MoVimento” e l’obiettivo che ci prefiggiamo. Partiamo, per rendere chiaro il concetto, da una riflessione più generale. Ci riferiamo alla grande idea scaturita dalla mente di Carlo Marx nel XIX secolo per riscattare la classe lavoratrice dal giogo del capitalismo. Nacque così una ideologia e quel che ne seguì è storia dei nostri tempi. Da allora ad oggi vi furono diverse varianti ivi compresa quella socialdemocratica che intendeva “modificare senza cambiare” il sistema. Ma in tutto ciò ci rendemmo ben presto consapevoli di essere rimasti prigionieri di una ideologia che per il suo assolutismo non offriva molto spazio ai compromessi. Tanto è vero che i compagni di qua della “Cortina di ferro” e quelli di là di essa, che erano costretti a convivere con le logiche capitalistiche, alla fine si trovarono gli uni a sognare il socialismo reale dalla tribuna dell’occidente e, gli altri, il mondo capitalistico. Ora che ci troviamo nel primo decennio del XXI secolo dovremmo essere meno ideologicamente asserviti all’idea e più critici nel praticare una certa filosofia di vita. Questo perché entrambi i sistemi (quello comunista e quello capitalistico) che i nostri padri hanno concorso a costruire e a contrastare hanno mostrato tutti i loro limiti e hanno fatto nascere la convinzione di oggi che non esiste ancora un modello di società capace di superare le divisioni e gli interessi corporativi e la logica del potere attraverso facili arricchimenti, sfruttamento dei propri simili e uso sconsiderato della forza. Ma su tutto, dobbiamo aggiungere, predomina l’ipocrisia di quanti predicano bene e razzolano male. E la situazione tende a complicarsi perché la diffusione della comunicazione porta, spesso, una informazione duale: una è la verità e l’altra è il suo contrario ma capace di giocare la stessa partita con lo scambio sistematico delle casacche a gioco avviato. Vi sono poi tante varianti come quella degli annunci, che generano speranze, e acquetano in tal modo le legittime aspirazioni per poi sperare nell’oblio da parte degli interessati. Tutto ciò determina confusione, sospetto, diffidenza e fa la parte di chi intorbidando le acque cerca di mettere sullo stesso piano i “figli del falso con quelli della verità”. A questo punto noi non diciamo di predicare il vero ma ci limitiamo a fissare dei paletti. Se tutti sono d’accordo sul diritto alla vita allora dovremmo anche esserne conseguenti garantendo a tutti il diritto: alla salute, all’istruzione, alla casa, al lavoro, alla sicurezza e al libero accesso alle fonti di sostentamento. Da qui parte il nostro ragionamento. Da qui dobbiamo misurarci con il nostro presente e proiettarci nel futuro. Il resto è fatto di sole parole in libertà che valgono meno di niente. (Riccardo Alfonso direttore dei Centri studi della Fidest http://www.fidest.it)

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