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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Posts Tagged ‘vecchi’

Scuola: Pacifico (Anief): in Italia i docenti più vecchi al mondo

Posted by fidest press agency su martedì, 16 marzo 2021

Per chi lavora nella scuola l’uscita anticipata dal lavoro dovrebbe essere la regola. Non l’eccezione e pure pagando di tasca propria, come avviene oggi. Ne è convinto il leader dell’Anief, secondo il quale ci sono professionalità nell’amministrazione pubblica, ad iniziare da quelle della scuola, molto esposte a minacce alla salute e alla sicurezza personale in generale. Per questo vanno collocati tra i lavoratori gravosi. Già devono fare i conti con il burnout e con un rischio biologico superiore ad altre categorie professionali non riconosciuto dallo Stato: non possono pure essere lasciati in servizio fino a 70 anni di età, magari dopo 40 e più anni di contributi. Secondo il professore Marcello Pacifico, quindi, l’indennità di rischio Covid19 “deve essere inserita nel contratto” di lavoro nazionale”. Confermandola anche quando finirà la pandemia. Ecco perché “in Italia deve essere aggiornato l’elenco delle malattie invalidanti, come si sta facendo in Europa”. Per il sindacalista va fatto per tutti i docenti, Ata, Dsga e dirigenti scolastici che devono “garantire per lo Stato un servizio che è” chiaramente “a rischio biologico”.

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Si stanno sperimentando anche i vaccini vecchi

Posted by fidest press agency su sabato, 2 gennaio 2021

In aggiunta ai vaccini nuovi, si stanno infine testando vaccini vecchi di decenni, realizzati con virus vivi attenuati, sulla base dell’ipotesi che questi vaccini possano attivare il sistema immunitario al di là della risposta al patogeno specifico per il quale sono stati realizzati, e fornire una protezione ad ampio spettro contro le malattie infettive. Il primo di questi vaccini è il BCG (Bacillus Calmette–Guérin), che esiste da cento anni ed è tuttora il vaccino base contro la tubercolosi: in oltre venti centri di ricerca e università di tutto il mondo si sta testando proprio questo vaccino come possibilità per ridurre il rischio di contrarre il Covid-19. Negli Stati Uniti invece un gruppo di ricerca guidato da Robert Gallo, uno degli scopritori del virus HIV, sta verificando l’efficacia contro il coronavirus del vaccino orale OPV contro la poliomielite, messo a punto da Albert Sabin nel 1957. E sempre negli Stati Uniti, un gruppo di ricerca dell’Università dell’Oklahoma ha avviato un trial su anziani residenti in case di riposo per verificare se l’inoculazione di un vaccino ampiamente utilizzato contro l’Herpes Zoster possa stimolare il sistema immunitario e fornire protezione anche contro il COVID-19. (fonte: Istituto Nazionale Malattie infettive “Lazzaro Spallanzani” IRCCS – Roma a cura di Salvatore Curiale)

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La guerra contro i vecchi

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 dicembre 2020

di Agostino Spataro. All’orizzonte del nostro presente, e ancor più del vostro futuro, si profila uno scontro sociale e morale inedito, atipico: una lotta, anche impietosa, contro i vecchi longevi, contro la longevità tout court. Da tempo, se ne avvertono i segnali, purtroppo passati quasi inosservati da chi (media, dirigenti politici, leader religiosi, ecc) dovrebbe rilevarli, criticarli, contrastarli. Una guerra strisciante ma crescente e, soprattutto, non dichiarata. Solo alcuni hanno avuto l’imprudenza di parlarne, apertamente. Anche in Italia. Voci dal sen sfuggite? Lo vediamo anche in questa maledetta pandemia del Covid 19 che si accanisce, mortalmente, contro le persone anziane. La qualcosa da certuni é accolta con rassegnazione quando non, addirittura, come un dato “confortante”, desiderabile poiché il Coronavirus sta facendo il “lavoro sporco” che i decisori non si possono permettere di fare : togliere di mezzo e dalle liste delle pensioni tantissime persone considerate “improduttive”. Ora, fra le tante immoralità che fioriscono in tempi di neo liberismo senza freni e di “democrazia illiberale” (entrambi facce della stessa medaglia) questa appare una fra le più vergognose e riprovevoli. Poiché al centro c’è la vita umana nel suo naturale sviluppo ossia un principio sacro (anche nella sua accezione laica) che é una fra le più grandi conquiste della civiltà umanitaria, solidaristica e progressiva degli ultimi secoli. Ma perché si fa la guerra ai vecchi? Tentiamo di capire. Non credo si faccia soltanto per un perverso sentimento d’ingratitudine o per una degenerazione eugenetica (tipo nazisti per intenderci), ma per ragioni assai più concrete dettate dal materialismo vorace, del profitto illimitato del capitalismo neoliberismo penetrato anche nei gangli vitali dello Stato e dei suoi enti. In Italia, molti anziani sono proprietari di case e titolari di una quota importante del risparmio, soprattutto postale. Una gran massa di denaro accumulata negli anni, con sacrifici e rinunzie, in autotutela personale e familiare, come garanzia di sopravvivenza nei tempi difficili che sono, appunto, quelli della vecchiaia. A ben vedere, negli ultimi tempi, case e risparmio sono entrati nel mirino del “raggio della morte”, divenendo obiettivi di rischiose manovre di natura speculativa. E dire che la vigente (poiché – grazie al voto degli italiani- non è stata modificata) Costituzione italiana prescrive la tutela del risparmio di tutti i cittadini. Questi vecchi ingombranti, longevi, con le loro case e pensioni e i loro risparmi, costituiscono una sorta di “potere” a se stante, ostativo della strategia di precarizzazione e di sottoproletarizzazione delle nuove generazioni. 2… Oggi, grazie ai loro vecchi, molti figli e nipoti, spesso inoccupati, possono resistere alle umiliazioni, ai soprusi del cosiddetto “mercato del lavoro” (che definizione schifosa: il lavoro, i lavoratori e le lavoratrici non sono merci che si vendono e si acquistano al mercato!) che li vorrebbe trasformare in manodopera precaria e sottopagata, concorrente con quella importata illegalmente. Insomma, gli anziani (italiani e d’altri Paesi) dopo una vita di duro lavoro, di lotte per il loro e per l’altrui benessere, cercano di sopravvivere con i loro acciacchi e con le loro modeste pensioni. E’ nel loro diritto. Non fanno nulla di male. Anzi sono un fattore di stabilità del sistema e di tenuta dell’ordine sociale e della sicurezza pubblica democratica. Eppure i vecchi sono oggetto di un attacco subdolo proveniente da più parti, soprattutto da talune istituzioni finanziarie internazionali (FMI, Banca Mondiale e, talvolta, anche la BCE, ecc) che li considerano “improduttivi” e divoratori di spesa sociale. Mai che a questi soloni venga in mente di proporre la riduzione delle spese militari. Quelle sì inutili e distruttive. A tale indirizzo si accodano vari governanti, presi a leasing, e la gran parte dei media di regime che lo amplificano. Si possono citare tante prese di posizioni, mi limito a questa del FMI, riportata dal Corriere della Sera (del 11/4/2912), che propone l’innalzamento dell’età pensionabile e/“ove non sia possibile agire su questo versante bisogna permettere «flessibilità» sulle prestazioni agli enti pensionistici: «dove non si possono alzare contributi o età pensionabili, le prestazioni potrebbero dover essere abbassate». Un dilemma stringente, impietoso: alzare l’età pensionabile o ridurre il livello di assistenza sociale e sanitaria che in entrambe le ipotesi può portare alla morte anticipata dell’anziano. Giacché alzare l’età pensionabile vuol dire sottoporsi a un grave logoramento fisico e psichico (per altro bloccando il turn over), mentre“abbassare le prestazioni” vuol dire non fornire più, nella misura necessaria, l’assistenza sociale e sanitaria ai vecchi lavoratori che fuoriescono dai parametri del FMI. 3… I fautori di tali teorie e pratiche dimenticano che la gran parte di questi vecchi sono stati i costruttori della nuova Italia repubblicana, gli artefici del boom del dopoguerra, i produttori della ricchezza della nazione che- in tempi di “prima Repubblica”- raggiunse il quinto posto nella lista delle potenze economiche del pianeta. Oggi, coloro che hanno provocato, in vario modo, la decadenza economica e l’indebitamento grave del Paese, fanno sapere in giro che il PIL non ce la fa a coprire i diritti sociali dei vecchi lavoratori: operai, contadini, braccianti, minatori, tecnici, impiegati, ecc. Ora, nessun vuol negare l’esigenza di una verifica appropriata per, eventualmente, correggere talune storture, ma non si può consentire di porre in discussione la tutela della salute e della vita umana. Perché di questo si tratta: si vuole usare la morte (in anticipo rispetto alle aspettative di vita) come rimedio per risolvere la crisi sociale e di bilancio. Un utilitarismo spietato contro i vecchi che non producono PIL, ma lo consumano. La verità è che questi signori, per non ammettere il fallimento delle loro politiche economiche e sociali, hanno bisogno di montare una colossale mistificazione della realtà, di rompere la coesione sociale, di promuovere, favorire la divisione dei sindacati, della società, delle famiglie. Infatti, in contemporanea c’è un’altra campagna, soprattutto mediatica, mirata a portare la divisione, lo scontro anche all’interno delle famiglie, fra le generazioni. Sei disoccupato? Non trovi lavoro? La colpa non è di governi incapaci di creare opportunità per i giovani, di una legislazione iniqua introdotta per favorire il precariato, il lavoro nero, clandestino, ma di tuo padre, di tuo nonno che, da biechi egoisti, si vogliono godere la sudata pensione con la quale fanno studiare, vivacchiare i figli inoccupati e/o sfruttati con contratti vergognosi. Nessuno parla delle scandalose e sospette fortune accumulate, della voragine dell’evasione fiscale che, certo, non riguarda i pensionati e i lavoratori dipendenti. L’intento è chiaro: deviare sui genitori l’immensa rabbia dei giovani che non intravedono un futuro degno. Mettere i figli contro i padri è un risvolto davvero odioso, pericoloso che potrebbe rompere la catena della solidarietà umana, familiare e sfociare in una sorta di guerra fra generazioni. Un perfido tranello nel quale- si spera- i giovani non cadano.Agostino Spataro https://it.wikipedia.org/wiki/Agostino_Spataro

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Nuovi buoni pasto e i vecchi?

Posted by fidest press agency su domenica, 5 agosto 2018

Il ministro per la Pubblica Amministrazione, Giulia Bongiorno, in una nota ha reso noto che dal 6 agosto riprenderà, con un nuovo fornitore, il servizio di buoni pasto.”Ottima notizia, ma non basta! Ora deve anche risolvere il problema dei buoni inutilizzabili ancora in possesso dei dipendenti” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”La soluzione più semplice è che i lavoratori possano convertire i buoni pasto vecchi con quelli nuovi, restituendo quelli inutilizzati al datore di lavoro ed ottenendo in cambio quelli del nuovo fornitore” prosegue Dona.”Attendiamo, quindi, provvedimenti ulteriori. Altrimenti, in caso di violazione dei diritti dei dipendenti, saremo costretti ad intraprendere una class action contro la Pubblica Amministrazione” conclude Dona.

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Vecchi farmaci e nuove indicazioni: cure valide e meno costose

Posted by fidest press agency su martedì, 12 giugno 2018

Siamo nel 2018 eppure la cura di molte patologie si affida ancora a farmaci scoperti decenni fa, e anche se spesso l’attenzione si focalizza sui farmaci più nuovi e costosi, alcuni di quelli più datati ritrovano oggi una nuova vita attraverso la scoperta di indicazioni differenti dalle originarie, mentre altri stanno pian piano cedendo il passo. L’isoniazide, per esempio, dal 1945 vede riconosciuta la sua attività contro la tubercolosi, malattia per la quale, nonostante una crescente resistenza, è ancora un componente dei regimi di terapia standard. E come non citare poi la penicillina, ancora raccomandata in prima linea contro la faringite da streptococco beta emolitico di gruppo A.I sulfamidici sono efficaci contro molti batteri gram positivi e negativi, ma gli eventi avversi, le allergie e l’introduzione di nuovi antibiotici hanno ridotto la loro utilità. Le tetracicline sono in uso dal 1955 e continuano a essere prescritte, nonostante lo sviluppo di resistenze. Recentemente sono state però sottolineate le loro proprietà antinfiammatorie e una potenziale protezione contro malattia di Alzheimer, infarto e malattie neuromuscolari. Uno dei medicinali “anziani” più noti è l’aspirina, in commercio dal 1899 come antidolorifico. Oggi in parte sostituita nel controllo del dolore, viene principalmente usata per le sue proprietà antitrombotiche nelle malattie cardiovascolari, e mostra forse una protezione contro il cancro del colon-retto. Sempre in campo cardiovascolare, la digossina viene ancora molto usata, anche se dati emergenti che ne mettono in forse la sicurezza stanno riducendo le prescrizioni.
La nitroglicerina invece è rimasto il principale agente farmacologico per l’angina, e potrebbe essere usata anche nell’epicondilite laterale e nella neuropatia diabetica. Passando ai diuretici, lo spironolattone è tuttora raccomandato nel trattamento dei pazienti con insufficienza cardiaca con frazione di eiezione conservata, grazie anche a un costo molto basso. I diuretici tiazidici, invece, rimangono una delle basi della terapia iniziale antiipertensiva. Un farmaco molto diffuso e con qualche anno di carriera alle spalle è il warfarin, talvolta preferito ai nuovi anticoagulanti orali grazie alla sua lunga durata d’azione, al costo inferiore e alla possibilità di monitorare l’aderenza del paziente. I corticosteroidi sono tuttora fondamentali per molte malattie acute e croniche. Nella terapia del diabete, l’insulina è cresciuta con molte nuove formulazioni, mentre la metformina come singolo agente o in combinazione viene sempre utilizzata per evitare la progressione da prediabete a diabete.
Un farmaco meno noto ma non meno prezioso è il propiltiuracile che dal 1947 è un agente fondamentale per i pazienti con malattia di Graves con ipertiroidismo. Per quanto riguarda gli antidolorifici, quello di uso più comune rimane il paracetamolo, nonostante causi un numero piuttosto elevato di ricoveri per sovradosaggio. La morfina è ancora insostituibile in alcuni casi nonostante la possibile insorgenza di dipendenza. Non è possibile a questo punto non ricordare il naloxone, che dalla sua approvazione nel 1971 ha salvato innumerevoli vite. Allopurinolo e colchicina, storicamente usati per la gotta, stanno oggi ricevendo nuova attenzione per l’azione cardioprotettiva. L’ergotamina sta invece passando in secondo piano rispetto ai triptani per il trattamento dell’emicrania. Nonostante la sua tossicità, infine, il litio continua a essere l’agente più efficace per prevenire la ricaduta nel disturbo bipolare.
(fonte: Medscape https://www.medscape.com/slideshow/old-drugs-6009394 – farmacista33)

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Media e minori: il Copercom rilancia

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 aprile 2012

Il Copercom ha varato un documento dal titolo “Vecchi e nuovi media: urgente più tutela per i minori”. “Il Coordinamento delle Associazioni per la comunicazione – si legge nel documento – ha a cuore la crescita integrale, armonica e spirituale dei bambini e degli adolescenti. È quindi impegnato, sul piano culturale ed educativo, nell’ottica di una forte assunzione di responsabilità, a far sì che le nuove tecnologie contribuiscano sempre meglio al raggiungimento di questo obiettivo”. Il documento intende rilanciare il dibattito pubblico sul tema del rapporto tra media e minori partendo dalla consapevolezza della sfida lanciata dai nuovi media, sempre più alla facile portata di bambini e adolescenti. “Basti pensare allo sviluppo della convergenza tra televisione, Internet, terminali mobili di videofonia. Senza trascurare il fenomeno dei social network e in generale dell’uso sempre più pervasivo della Rete”. Per non parlare dell’autentico “Far West comunicativo” che ha travolto le famiglie e le agenzie educative. In questo scenario complesso, il Copercom sottolinea l’esigenza di un intervento legislativo organico, in grado di dare risposta concreta ed efficace all’esigenza di tutela dei minori nei confronti di tutti i media, vecchi e nuovi.
Il documento è strutturato in tre parti. La prima fotografa “la rivoluzione della comunicazione” e delinea un preambolo culturale e valoriale. La seconda affronta la questione legislativa, sottolineando la necessità di un intervento incisivo sul fronte dei new media. La terza, infine, ribadisce la natura dell’impegno, eminentemente culturale e sociale, del Copercom.

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La “buona medicina” per i vecchi

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 febbraio 2010

Un caso clinico: Donna di 85 anni affetta da demenza lieve-moderata mai diagnosticata, con un buon livello di autosufficienza motoria. Cade accidentalmente in casa il giorno di Natale e si procura una lussa zione della spalla. Viene vista in  pronto soccorso (riduzione, bendaggio, antidolorifici) e dimessa al domicilio. A casa la signora rimane allettata e lamenta  dolore spalla, dolore all’ addome e manifesta delirium. La guardia medica prescrive del buscopan (i famigliari si sarebbero lamentati perché la guardia medica ha “messo solo una mano sulla pancia!”). Compaioni febbre, oligoanuria e vomito. Viene rivista dalla guardia medica  che prescrive del plasil per il vomito, del paracetamolo per la febbre e del lasix  per l’anuria. Persistono dolore addominale e sopore. I familiari decidono di recarsi in pronto soccorso dove vengono eseguiti TAC Cerebrale (atrofia cortico-sottocorticale ed esiti ischemici)e Rx addome diretto (coprostasi). Persiste anuria. La signora è assopita, non beve, è disidratata. Viene posizionato un  catetere vescicale che conferma la presenza di globo vescicale. Si decide per un ricovero in geriatria. Diagnosi: disidratazione in corso di febbre da IVU; ritenzione acuta di urina e coprostasi in paziente affetta da demenza, recentemente allettata per lussazione di spalla. Schematicamente si possono fare alcuni commenti: – ad ogni sintomo un farmaco (sono stati valutati i possibili rischi?)
– non si è ricercato la causa di una possibile complicanza, ma inseguito i soli sintomi; spesso il disagio ha cause semplici  – la paziente è affetta da demenza e quindi non viene visitata; nessuno parla con i famigliari  – la TAC (finalmente!) non si nega a nessuno; in questo caso però è inutile!
– la guardia medica è risultata marginale rispetto a diagnosi e cura. Dov’è il medico di famiglia?
– la geriatria è in grado di ricostruire un processo clinico. I reparti ospedalieri sono un supporto indispensabile al pronto soccorso Qualcuno suggerisce che questa non è geriatria, ma semplicemente buona medicina! E’ la solita questione: dovremmo ambire non ad una primogenitura sulle macerie cliniche, ma ad una capacità di insegnare (a chi vuole ascoltare) in modo incisivo una medicina delicata, attenta, precisa, tecnologica e moderna.  L’aumento progressivo e imponente del numero delle persone molto vecchie è destinato a porre ai servizi sanitari domande sempre più pressanti sulla linea di questo caso; la tematica formativa di medici e infermieri diviene quindi la vera emergenza. Ma, di fronte alla riduzione in senso assoluto del numero dei medici –peraltro sempre più attratti da professioni più “facili” rispetto alla cura dei vecchi- a chi saranno affidati gli anziani ammalati nei prossimi anni?  Come è avvenuto per altri paesi europei dovremo importare professionalità dall’Africa e dall’Asia; ancora una volta saranno i poveri a risolvere i problemi che noi ricchi non riusciamo ad affrontare con le nostre forze, come è avvenuto per le badanti. (Marco Trabucchi da una segnalazione di una collega) Articolo pubblicato su: http://www.nesti.org/post/1207125779/Geriatria%3A+la+%22buona+medicina%22+per+i+vecchi#more

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