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Il veleno antisemita e l’anticomunismo viscerale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 agosto 2018

Si facciamo convergere le luci della ribalta al tempo dell’ascesa al potere dei nazisti in Germania dobbiamo convenire, a proposito della questione ebraica, che non pochi pensavano si potesse essere alleati della Germania, senza remore, una volta stabilito che i nemici dell’occidente erano gli ebrei e i comunisti. E in subordine a questa linea di pensiero si poteva pensare che solo la Germania avesse la sufficiente determinazione e forza per rimettere in sesto le sorti del mondo restituendo agli ariani il primato sulle altre razze. Qui parliamo della “ricomposizione razziale” dell’Europa centrale. Nella migliore delle ipotesi gli ebrei potevano emigrare nel Madagascar. Era definita, per gli strateghi del terzo Reich, come la “soluzione finale territoriale”. Si parlò anche di un “centro nazionale ebraico” in Palestina mentre nello stesso tempo non si escludeva un’emigrazione in massa degli ebrei negli U.S.A. se non altro per esercitare una pressione su Roosevelt (come emerge chiaro dal diario di Goebbels). Giungemmo, quindi, alla vigilia della seconda grande guerra mondiale con queste contrapposte ideologie, interessi di bottega e rivalità, e i primi martiri. Sta di fatto che la guerra e la sorte degli ebrei erano intimamente legate. Lo stesso console generale americano a Berlino Raymond Geist con una lettera al suo governo datata il 5 dicembre del 1939 segnalò la possibilità che i tedeschi si stessero preparando allo “sterminio degli ebrei”. Si reputava, sia pure nel pieno di un conflitto, la possibilità che vi erano margini per una trattativa. Se questa occasione fosse stata colta le sorti della guerra, probabilmente, avrebbero assunto una diversa svolta. Sarebbe stato, se non altro, un modo per placare i conflitti tra la Germania e i suoi vicini.
Si trattava ora di capire gli schieramenti posti in campo e se non era più naturale un’alleanza contro il nemico comune, dal punto di vista del grande capitale, rappresentato dall’U.R.S.S., o quella “di minore importanza” contro un annessionista pericoloso, qual era la Germania nazista, dove si profilava una contesa tutta interna al mondo del capitale con il liberalismo anglosassone e statunitense.
La ragione ultima era abbastanza evidente. L’homo aeconumicus voleva prevalere sugli altri per la ben nota legge del profitto. Sullo sfondo si maturava anche la lotta per l’egemonia del mondo che per i tedeschi si poteva realizzare mediante il possesso del territorio russo e delle sue enormi potenzialità energetiche. (Riccardo Alfonso)

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Il veleno Berlusconi-Salvini

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 dicembre 2017

salviniInvece di ingegnarsi a parlare al Paese della concretezza dei problemi e di come risolverli – approfondendo l’analisi, fin qui inesistente o nel migliore dei casi superficiale, e dando un po’ di respiro strategico alla proposta programmatica, per ora approssimativa e viziata dal populismo – i leader politici si apprestano ad animare l’ennesima campagna elettorale all’insegna della delegittimazione, che ai tempi del bipolarismo era reciproca e ora è diventata generalizzata, e della demagogia, con la gara a chi la spara più grossa in termini di promesse tanto illusorie quanto irrealizzabili. Insomma, un film già visto, che come sempre finirà con l’alimentare il doppio fenomeno dell’astensionismo e del voto di protesta.
Questa volta, però, un elemento nuovo c’è. Ed è lo scatenarsi di giochi e giochetti tattici sul dopo elezioni. Infatti, al di là dei proclami, tutti sanno bene che nessun partito o schieramento che si presenterà al giudizio degli italiani avrà la maggioranza alle Camere. E dunque, fin d’ora ci si ingegna a delineare scenari, quasi che ciascuno si senta autorizzato ad essere un piccolo Mattarella, suggerendo soluzioni con la stessa facilità con cui gli appassionati di calcio almanaccano la formazione della Nazionale sentendosene allenatori.Il primo a uscire allo scoperto è stato Berlusconi. Ha detto che in caso di empasse è opportuno che il governo Gentiloni rimanga in carica per quella manciata di mesi necessari per tornare al voto. Suscitando la veemente reazione di Salvini, che ovviamente dell’attuale presidente del Consiglio non vuole nemmeno sentir parlare. Dietro questo balletto ci sono però cose più serie, su cui vale la pena di ragionare. L’uscita del Cavaliere, che pure è stata accolta da diversi osservatori come la conferma di una maturità politica che (purtroppo) non aveva quando stava a palazzo Chigi, è strumentale. Nel suo egocentrismo senza limiti – solo Renzi riesce a competere – il padrone di Forza Italia pensa ancora a se stesso come unico possibile salvatore della patria. E siccome spera che in sede europea gli venga restituita la legittimità che gli è stata tolta, senza la quale non può candidarsi ad un ruolo istituzionale, e sa che la sentenza non arriverà in tempo per il voto a marzo, ecco che un ritorno alle urne a giugno o addirittura settembre causa pareggio rappresenterebbe per lui il classico cacio sui maccheroni.Se questi sono i presupposti – e lo sono – ovvio che il capo della Lega sia contrario. Ma questo vi fa capire, cari lettori, quanto sia da un lato fragile e dall’altro strumentale l’intesa tra i due. Anzi, tra i tre, considerato che c’è anche Meloni. Altro che rinascita del centro-destra, questa non è un’alleanza politica ma a mala pena un cartello elettorale, che tutti i partecipanti sono pronti a smontare una volta chiuse le urne. E se per il dopo Berlusconi è per un mini Gentiloni-bis, Salvini si prepara a rendersi disponibile ad un accordo con Grillo. Cercando di trascinare con sé anche Fratelli d’Italia. Magari solo un appoggio esterno, una volta che i 5stelle dovessero avere dal capo dello Stato un mandato esplorativo e tentassero di formare un governo. Certo, bisognerà vedere se la somma dovesse fare 51%. Ma questa è l’unica combinazione post elettorale a cui ci sentiamo di accreditare una potenziale maggioranza, non tanto sulla base dei sondaggi attuali quanto del nostro percepito (e, ci sia concesso un pizzico di immodestia, finora ci abbiamo azzeccato). Difficile ce l’abbiano Pd e Forza Italia, o i 5stelle e quello che starà a sinistra del Pd. Certo, per saperlo dovremo attendere che si formino i gruppi parlamentari, perché solo allora sapremo chi di coloro che risulteranno eletti con il centro-destra nei collegi uninominali starà con Berlusconi, chi con Salvini e chi con Meloni. E solo dopo sarà possibile fare di conto.Tutto questo significa due cose. La prima è che il governo Gentiloni, che non si presenterà dimissionario perché provvederà l’arbitro Mattarella a fischiare la fine della legislatura, è destinato ad avere, a partire da ora, almeno cinque mesi di tempo davanti a sé. Il che significa la possibilità di poter fare ancora molte cose, se si interpreta la prassi del disbrigo degli affari correnti in modo non restrittivo. Sarà bene che il presidente del consiglio e i ministri abbiano piena consapevolezza di questo, per non buttare al vento tempo prezioso.
BerlusconiLa seconda cosa è che la vera alternativa alla sciagurata ipotesi di tornare a votare a giugno o settembre – sciagurata non per le obiezioni sollevate da Salvini, ma perché significherebbe esporre l’Italia ad una pressione speculativa sui mercati del tipo di quella che ci fu nel 2011 – è quella di un governo di larghissime intese, cioè aperto alla disponibilità di tutte le forze parlamentari.
È l’ipotesi fin qui chiamata, impropriamente, “governo del presidente”. Mai etichetta fu più sbagliata, perché capace solo di irritare il capo dello Stato, il cui profilo istituzionale – diversamente dal suo predecessore – non contempla un interventismo ritenuto improprio. Stiamo quindi parlando di un governo che deve avere piena legittimità parlamentare e politica, anche se fosse in qualche misura formato da figure tecniche. Qualcosa di più vicino al governo Dini, nato nel gennaio 1995 e rimasto in carica per 486 giorni, che all’esecutivo Monti, non fosse altro perché nel primo caso era più chiaro il fatto che avesse un mandato temporalmente circoscritto. Meglio dire fin dall’inizio che si vara una soluzione da 12-18 mesi piuttosto che avventurarsi senza bussola né limiti. Cosa dovrebbe fare un governo del genere lo abbiamo già detto e lo ribadiamo: sostenere un minimo la ripresa economica, o quantomeno evitare di soffocarla; cambiare la legge elettorale, nella speranza che gli scienziati che hanno prodotto quella con cui a marzo andremo a votare nel frattempo siano rimasti a casa; convocare un’Assemblea Costituente, da far eleggere in parallelo alle Camere quando si tornerà a votare.Si dirà: ma come è possibile che si riesca a mettere insieme forze politiche che si saranno sanguinosamente azzuffate nella prossima campagna elettorale? Certo l’impresa è ardua, ma non impossibile. Molto dipenderà da Grillo. Se, come qualche suo amico genovese dice a mezza bocca, l’uomo fosse davvero stanco e preoccupato, e soprattutto consapevole che la stagione del vaffa non può protrarsi all’infinito, e decidesse di far indossare ai 5stelle l’inedita veste dei “responsabili”, allora tutto sarebbe più facile. Se invece così non fosse, allora ci dovremo rassegnare al voto estivo dopo quello di fine inverno. E allo spread di nuovo alle stelle. (Enrico Cisnetto direttore http://www.terzarepubblica.it)

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La mistica della violenza

Posted by fidest press agency su sabato, 19 agosto 2017

La mistica dell'evoluzioneLa parola ‘mistica’, ha una chiara origine greca nella radice del verbo myein. Indica tutto ciò che è incomprensibile, enigmatico, immediato. Il termine, nella fattispecie, lo adotto e lo associo a quello della “aggressività” che compone una parte dell’essere umano, ovvero di colui che spalma il dono dell’essere con il veleno dell’aggressività. Non è in tutti, per fortuna, ma è in molti, purtroppo.
Ed è un atteggiamento che non trova riscontro con la logica. Si è violenti per immotivate ragioni, per il gusto di procurare il male come se fossimo nella costante di un atteggiamento che va oltre la comprensione. E’ una forza selvaggia, spronata da istinti primordiali, da ottusa volontà. Sull’argomento molto si è discettato. Sono stati messi in campo svariate argomentazioni e scomodato illustri studiosi per dare una spiegazione logica ad un comportamento che se si poteva, in qualche modo, motivare alle origini della vita con i suoi imperativi esistenziali legati alla natura selvaggia dell’ambiente nel quale l’essere primordiale doveva fare i conti, oggi non sembra trovare alibi altrettanto permeanti. Eppure esiste una continuità storica che percorre il filo logico della violenza in tutte le epoche sino ai giorni nostri e certamente intaccherà anche le future generazioni.
la mistica della fedeEcco perché è stata scomodata la “mistica” poiché tocca le corde sensibili di un qualcosa che pare giungere da lontano ma al tempo stesso, nonostante la lunga osservazione, ci sfugge perché non riusciamo a catalogarla secondo schemi logici e nonostante la nostra crescita intellettuale ed esistenziale. In altri termini vi sono uomini e donne che hanno fatto della violenza la loro “mistica”. Ricordo in proposito il recente libro di Stefania Bonura con i tipi di Newton Compton Editori “Le 101 donne più malvagie della storia” e un altro saggio dove si discettava sulla crudeltà che portò al genocidio di interi popoli, dagli indiani d’America, agli indios e che ancora oggi in Africa e altrove, con forme a volte ammantate da motivazioni religiose e in difesa degli autoctoni. Ora con un mio saggio ho inteso ripercorrere questi momenti che umiliano la nostra intelligenza, che ci rendono schiavi di una condizioni che non fa onore alla nostra cultura, alle stesse ragioni che ci rendono credenti in valori trascendentali, e vi cerco una spiegazione. Di certo non sarà per i critici severi una spiegazione supportata dal rigore scientifico tout court, ma, a mio avviso, resta l’unica più plausibile o se vogliamo un buon punto di partenza per una ricerca più approfondita e tecnicamente validata. Sarà mia cura sintetizzare questo lavoro nei miei prossimi articoli ed avere, almeno lo spero, da parte di chi avrà la bontà di leggermi, dei preziosi pareri e possibili contributi e anche giudizi critici e aperti dissensi. (Riccardo Alfonso)

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Veleno 10 storie per non dormire di AA.VV.

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 aprile 2009

A cura di Vincenzo Spasaro Veleno, ovvero la morte raffinata. Fredda, lucida, precisa. Vendicativa, sotterranea, autoinflitta, traditrice. Dieci varietà di veleno da inoculare nel lettore. Dieci maniere differenti di maneggiare l’incubo. I nuovi scrittori italiani del mistero e del sovrannaturale, della narrativa di suspense e dell’orrore, riuniti qui per voi e per le vostre notti insonni.  Nelle stanze d’ospedale, nei vicoli della città vecchia, sulle strade di campagna e dentro alle camere da letto si nasconde un orrore strisciante: si tratta solo di dargli forma. Trame appassionanti, sceneggiature complesse, colpi di scena: queste dieci penne velenose rappresentano probabilmente quanto di meglio il vero underground italiano sa offrire al lettore più smaliziato. Un veleno letale, doloroso ed emozionante. Tutto da leggere. Dieci storie per non dormire. Una questione di dosi. (Vincenzo Spasaro) I racconti e gli autori: Raffaele Serafini (Spirale), Fabio Lastrucci (Pozzanghere gelate), Rossella Anelli (Dolci sogni), Luca Barbieri (Ekaton), Lorenza Ghinelli (La babystter), Giovanni Buzi (La farfalla), Elena Vesnaver (Il mio cuore è nero), Gordiano Lupi (La villa dei lamenti), Maurizio Cometto (Via da Magniverne) e Marco Crescimbeni (Perché i topi non tornano). Pag.180 – Euro 15 – ISBN 978-88-7606-226-1

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