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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 312

Posts Tagged ‘vendita’

Vendita a domicilio in forte ripresa dopo il lockdown

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 settembre 2020

Dopo il lockdown a giugno e luglio il fatturato delle aziende di Univendita, la maggiore associazione italiana della vendita a domicilio, ha raggiunto rispettivamente +30% e +32% in confronto agli stessi mesi del 2019. Le aziende che fanno parte di Univendita, che proprio il 16 settembre 2020 festeggia i suoi primi 10 anni di attività, presentano in questo momento 30mila offerte di lavoro attive, mentre 4,8 milioni sono le famiglie servite: una clientela variegata, composta in maggioranza da donne (84,1%), che apprezzano la possibilità di fare acquisti personalizzati e consapevoli, nella tranquillità della propria casa, con la consulenza di un esperto.La relazione diretta e personale che si instaura tra venditore e cliente e la dimostrazione del prodotto, in tutte le sue funzionalità, sono gli elementi irrinunciabili della vendita a domicilio. E i clienti hanno dimostrato di ricercarli fortemente già nelle prime settimane dopo il lockdown. «Tra marzo e maggio, naturalmente, le vendite fisiche non hanno potuto avere luogo e le aziende hanno saputo mettere in campo soluzioni digitali alternative, mantenendo così un buon 35% del fatturato abituale – spiega il presidente di Univendita Ciro Sinatra –. Ma era il contatto umano ciò che mancava di più ai nostri clienti, e quando abbiamo potuto tornare alle vendite in presenza la risposta del mercato è stata positiva oltre le previsioni».Univendita (www.univendita.it) Qualità, innovazione, servizio al cliente, elevati standard etici. Sono queste le parole d’ordine di Univendita, la maggiore associazione del settore che riunisce l’eccellenza della vendita diretta a domicilio. All’associazione aderiscono: AMC Italia, Avon, Bimby (divisione di Vorwerk Italia), bofrost* Italia, CartOrange, Conte Ottavio Piccolomini, Dalmesse Italia, DES, Fi.Ma.Stars, Folletto (divisione di Vorwerk Italia), Just Italia, Nuove Idee, Ringana Italia, Starline, Tupperware Italia, Uniquepels Alta Cosmesi, Vast & Fast, Witt Italia, che danno vita a una realtà che mira a riunire l’eccellenza delle imprese di vendita diretta a domicilio con l’obiettivo di rafforzare la credibilità e la reputazione del settore tra i consumatori e verso le istituzioni. Univendita, che aderisce a Confcommercio, rappresenta il 46% del valore dell’intero comparto della vendita diretta in Italia (fonte: Format Research, marzo 2017).

Dopo il lockdown a giugno e luglio il fatturato delle aziende di Univendita, la maggiore associazione italiana della vendita a domicilio, ha raggiunto rispettivamente +30% e +32% in confronto agli stessi mesi del 2019. Le aziende che fanno parte di Univendita, che proprio il 16 settembre 2020 festeggia i suoi primi 10 anni di attività, presentano in questo momento 30mila offerte di lavoro attive, mentre 4,8 milioni sono le famiglie servite: una clientela variegata, composta in maggioranza da donne (84,1%), che apprezzano la possibilità di fare acquisti personalizzati e consapevoli, nella tranquillità della propria casa, con la consulenza di un esperto.La relazione diretta e personale che si instaura tra venditore e cliente e la dimostrazione del prodotto, in tutte le sue funzionalità, sono gli elementi irrinunciabili della vendita a domicilio. E i clienti hanno dimostrato di ricercarli fortemente già nelle prime settimane dopo il lockdown. «Tra marzo e maggio, naturalmente, le vendite fisiche non hanno potuto avere luogo e le aziende hanno saputo mettere in campo soluzioni digitali alternative, mantenendo così un buon 35% del fatturato abituale – spiega il presidente di Univendita Ciro Sinatra –. Ma era il contatto umano ciò che mancava di più ai nostri clienti, e quando abbiamo potuto tornare alle vendite in presenza la risposta del mercato è stata positiva oltre le previsioni».Univendita (www.univendita.it) Qualità, innovazione, servizio al cliente, elevati standard etici. Sono queste le parole d’ordine di Univendita, la maggiore associazione del settore che riunisce l’eccellenza della vendita diretta a domicilio. All’associazione aderiscono: AMC Italia, Avon, Bimby (divisione di Vorwerk Italia), bofrost* Italia, CartOrange, Conte Ottavio Piccolomini, Dalmesse Italia, DES, Fi.Ma.Stars, Folletto (divisione di Vorwerk Italia), Just Italia, Nuove Idee, Ringana Italia, Starline, Tupperware Italia, Uniquepels Alta Cosmesi, Vast & Fast, Witt Italia, che danno vita a una realtà che mira a riunire l’eccellenza delle imprese di vendita diretta a domicilio con l’obiettivo di rafforzare la credibilità e la reputazione del settore tra i consumatori e verso le istituzioni. Univendita, che aderisce a Confcommercio, rappresenta il 46% del valore dell’intero comparto della vendita diretta in Italia (fonte: Format Research, marzo 2017).

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Bayer completa la vendita della sua divisione Animal Health a Elanco

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 agosto 2020

Alla firma dell’atto, Bayer ha ricevuto il pagamento di 5,17 miliardi di Dollari statunitensi (prima delle imposte) dopo la deduzione delle consuete rettifiche del prezzo di acquisto, oltre a 72,9 milioni di azioni di Elanco Animal Health, corrispondente al 15,5% delle azioni in circolazione dell’azienda statunitense. Bayer conferma la sua intenzione di cedere la quota in Elanco a tempo debito ma sicuramente a partire dalla metà del 2021 in avanti, periodo minimo di possesso delle azioni. La cessione del business Animal Health è la maggiore tra le dismissioni avviate da Bayer sin dal novembre 2018. L’azienda ha già completato la cessione dei marchi Coppertone™ e Dr. Scholl’s™ e del 60 per cento della sua partecipazione in Currenta, società di gestione servizi. Il business di Animal Health di Bayer conta circa 4.400 dipendenti e ha realizzato nel 2019 un fatturato di 1,57 miliardi di Euro. Sviluppa e commercializza prodotti e soluzioni innovative per la prevenzione e la cura delle malattie di animali d‘affezione e da reddito.

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Promuovere la vendita dei prodotti italiani

Posted by fidest press agency su sabato, 9 maggio 2020

L’agroalimentare è stato uno dei settori che, sin dall’inizio dell’emergenza legata alla diffusione del coronavirus, ha continuato l’attività assicurando l’approvvigionamento alimentare al nostro Paese. Questo non ha però risparmiato il settore dalla crisi a causa delle pesanti restrizioni: i disagi maggiori sono arrivati dalla chiusura di bar, ristoranti, pizzerie, mense, ed in generale di tutte le attività del circuito Horeca con un vero e proprio crollo dei consumi fino a un meno 30%, cui si aggiunge la forte contrazione dell’export per analoghe misure adottate anche all’estero.Il contraccolpo di questo stop è stato avvertito in modo notevole anche dalle filiere zootecniche. I comparti al momento più colpiti sono quello della carne suina, in crisi per il crollo della domanda soprattutto di prosciutti DOP, il settore latte, con la forte contrazione della domanda di latte fresco e latticini, il settore della carne bovina che vede difficoltà forti, con riferimento a molti tagli freschi, a cominciare da quelli più pregiati e una forte diminuzione del consumo di carne di vitello, e per finire al settore del pesce fresco, anch’esso in caduta libera. Tutti prodotti per i quali l’Horeca e l’export rappresentano una quota rilevante della domanda oggi senza sbocco.A ciò deve aggiungersi anche il cambiamento significativo della domanda dei consumatori che si è riorientata verso prodotti con una shelf life più lunga, che ha contribuito alla riduzione della domanda di prodotti alimentari italiani, rischiando di mettere in ginocchio gli agricoltori e gli allevatori italiani e tutta la filiera che, responsabilmente, non hanno mai smesso di lavorare in questo periodo di grave emergenza.Un vero e proprio paradosso, se si considera che il nostro Paese di regola non è autosufficiente per il fabbisogno interno di latte, carni e pesce e che, in situazioni normali, si è costretti ad importare notevoli quote di questi prodotti dall’estero per soddisfare la domanda interna e che oggi invece, a causa del riorientamento dei consumi, si sta mettendo in grave crisi le produzioni nazionali.In attesa, pertanto, della ripartenza dei canali Horeca ed auspicando il ritorno a una, seppur, lenta normalità, allo stato attuale i punti vendita al dettaglio rappresentano l’unico canale di sbocco della produzione agro-zootecnico-alimentare di origine italiana. Per questo motivo ASSALZOO, l’Associazione nazionale tra i Produttori di alimenti zootecnici, si rivolge alle catene della Grande Distribuzione Organizzata affinché lancino iniziative specifiche per promuovere e sostenere l’acquisto di prodotti lattiero-caseari e di carni e loro derivati 100% italiani.L’emergenza ha modificato la fisionomia dei consumi, con il consolidarsi di nuove tendenze di acquisto. I supermercati e i piccoli esercizi di prossimità, anche con il potenziamento dei nuovi canali distributivi come le consegne a domicilio e l’e-commerce, hanno un ruolo di primo piano per i consumi alimentari. Per questo è fondamentale che sostengano la produzione agroalimentare, soprattutto di quelle filiere più indebolite dalla crisi.Per questa ragione Assalzoo, da sempre al fianco e in difesa della filiera agroalimentare italiana, si rivolge alla Grande Distribuzione Organizzata e in generale a tutta la distribuzione, perché i punti vendita sposino questa visione con iniziative di promozione dei prodotti italiani. Campagne come quelle già avviate da alcuni gruppi vanno nella giusta direzione: favorire il consumo di prodotti che parlino italiano, che siano espressione della qualità, del territorio, della tradizione e del gusto italiano.
In questo modo sarà possibile tutti insieme superare la grave crisi che stiamo vivendo e continuare a garantire il futuro delle imprese agroalimentari del nostro Paese e che sono un’eccellenza e un traino dell’intera manifattura italiana e dell’economia nazionale.

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Mascherine devono poter essere vendute singolarmente

Posted by fidest press agency su domenica, 12 aprile 2020

“Giustissima la richiesta di chiarimenti di Federfarma e l’appello che rivolgono alle amministrazioni competenti. Va immediatamente consentito al farmacista, vista la carenza di mascherine, di poterle vendere singolarmente, ovviamente purché non ci sia alcun incremento di prezzo rispetto alla confezione integra” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Le mascherine ancora non si trovano, nemmeno nelle regioni come la Lombardia dove è avvenuta una distribuzione gratuita. E’ evidente, infatti, che 3,3 milioni di mascherine, a fronte di oltre 10 milioni di lombardi, sono del tutto insufficienti, specie se si considera che per molti esperti andrebbero cambiate almeno ogni 8 ore, per alcuni addirittura ogni 4 e, comunque, non appena diventano umide” conclude Dona.

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Vendita online di antivirali: Antitrust oscura due siti

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 aprile 2020

Sul tema, l’Antitrust comunica che «nell’adunanza di venerdì sono stati avviati due procedimenti istruttori e disposto l’oscuramento dei siti web https://farmaciamaschile.it e http://farmacia-generica.it» non collegati a farmacie fisiche «che offrivano in vendita alcuni medicinali, tra cui Lopinavir/Ritonavir, senza essere autorizzati alla fornitura al pubblico on line di farmaci. In particolare tale farmaco, antivirale per il trattamento delle infezioni da HIV, vendibile su prescrizione medica, veniva reclamizzato come prodotto dalla comprovata efficacia contro il coronavirus e offerto al prezzo di circa 384 € per la confezione piccola ovvero di 659 € per la confezione grande. La sospensione dell’attività di promozione e commercializzazione sui siti web – realizzata avvalendosi della collaborazione della Guardia di Finanza – è motivata dall’esigenza di interrompere la diffusione di pratiche commerciali estremamente gravi, tali da rendere urgente e indifferibile l’intervento dell’Autorità. L’Autorità aveva adottato analogo provvedimento il 17 marzo, disponendo l’oscuramento del sito web http://farmacocoronavirus.it con contestuale sospensione dell’attività di promozione e commercializzazione del medesimo farmaco. I due provvedimenti mostrano come tale farmaco continui a essere illegittimamente promosso e venduto mediante internet attraverso i servizi offerti dai motori di ricerca, inserendo le parole “Kaletra”, “farmaco”, “coronavirus”, “Covid-19”. Per questa ragione l’Autorità ha ritenuto di invitare i principali motori di ricerca ad adoperarsi nella veste di Internet Service Provider per l’adozione di tutte le misure ritenute necessarie rispetto a siti internet che promuovano e/o commercializzino il farmaco. L’Autorità, in considerazione del particolare momento, continua a monitorare il mercato concentrando la propria attenzione su operatori attivi nell’e-commerce che adottano comportamenti scorretti e ingannevoli». (by Francesca Giani fonte farmacista33)

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Ue contro la vendita di falsi vaccini e presidi medici a costi eccessivi

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 marzo 2020

La Commissione Europea, su impulso dell’Autorità Garante della concorrenza e del mercato, si arma contro la vendita di falsi vaccini e presidi medici a costi eccessivi.L’emergenza sanitaria in corso, che ha tristemente guadagnato la qualifica di pandemia, attribuita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, sta comportando l’adozione di misure restrittive tanto rigide quanto necessarie a contenere gli effetti dilaganti del virus COVID-19. Mentre i governi europei ed extra europei si impegnano nella complessa opera di bilanciamento di tutti gli interessi coinvolti dai provvedimenti adottati, non manca chi cerca di trarre giovamento dalla delicata situazione in corso, lucrando sulle paure dei consumatori e vendendo prodotti quali mascherine e disinfettanti per le mani a prezzi esorbitanti, più che decuplicati. “Spregevoli pratiche commerciali del genere non sono fortunatamente sfuggite alla lente della nostra autorità Antitrust che, in collaborazione con la Guardia di Finanza, ha avviato un procedimento istruttorio contro un sito web che commercializzava un farmaco antivirale a più di 600 euro” dichiara Maria Pisanò, Direttore del Centro Europeo Consumatori Italia “e ora le autorità nazionali a tutela dei consumatori di tutta Europa, coordinate dalla Commissione Europea, hanno avviato un’ azione comune per tutelare i consumatori dalla disonestà di alcuni commercianti”.A tal proposito si è pronunciato Didier Reynders, commissario per la Giustizia e i consumatori, il quale ha assicurato che Commissione e Stati Membri adotteranno tutte le misure in loro potere per evitare che condotte disoneste possano essere messe in atto e ha invitato e incoraggiato le piattaforme di vendita online a seguire l’esempio di Amazon e Facebook che hanno autonomamente e volontariamente adottato provvedimenti contro pratiche commerciali scorrette.“Il commissario Reynders ha annunciato anche che sarà presto pubblicata una guida per identificare meglio le pratiche da censurare e per fornire un valido ausilio alle autorità nazionali” dichiara Monika Nardo, consulente legale del Centro Europeo Consumatori Italia; proprio il Centro, che da sempre costituisce un valido interlocutore della rete CPC, è investito della funzione di effettuare le cosiddette “segnalazioni esterne”, nell’ambito del meccanismo recentemente introdotto dal Regolamento (UE) 2017/2394, in vigore dal 17 gennaio 2020. Il nuovo testo legislativo espande e rafforza i poteri delle autorità nazionali per coordinare e rendere più incisi i propri interventi di sorveglianza del mercato al fine di contrastare in modo più efficace le violazioni transfrontaliere del diritto dei consumatori, in particolare nei contesti digitali.

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Vendita Saeco

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 gennaio 2020

«Le nuove strategie affaristiche di Philips non possono riversarsi in danno ai 280 lavoratori di una realtà aziendale storica per Gaggio Montano (BO). Chiediamo immediate iniziative al Ministro del lavoro Catalfo affinché si adoperi nei confronti dei vertici aziendali per sapere quali ripercussioni avrà la futura vendita di Saeco sul destino dei dipendenti, già provati dalle precedenti riorganizzazioni. Vanno adottati provvedimenti, anche ad effetti preventivi, per salvaguardare i livelli occupazionali. Non possiamo accettare che il cambio di business della multinazionale olandese possa essere portato a termine con un’operazione che vada a sacrificare i dipendenti, che solo ieri hanno appreso con una mail dell’operazione di vendita che renderà incerto il loro destino». È quanto dichiara il deputato Walter Rizzetto e capogruppo della Commissione lavoro di Fratelli d’Italia che ha presentato un’interrogazione al governo a tutela dei lavoratori.

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Vendita a domicilio: il lavoro che premia le donne

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 marzo 2019

Un esercito di oltre 147mila donne, di ogni provenienza geografica ed età, dalle giovanissime alle signore in pensione, tutte accomunate da un obiettivo: trovare realizzazione e successo attraverso una professione caratterizzata da flessibilità, autonomia e meritocrazia. È questo l’identikit delle venditrici a domicilio delle aziende di Univendita, la maggiore associazione di categoria del settore. «Rappresentano il 92,5% della forza vendita delle imprese associate – spiega il presidente di Univendita Ciro Sinatra – ed entrando quotidianamente nelle case degli italiani, con il porta a porta o il party plan (le vendite per riunione), non propongono solo prodotti da acquistare, ma soprattutto intessono relazioni, creano momenti di condivisione, si pongono come vere e proprie consulenti per il proprio settore, offrendo alla clientela una customer experience di assoluta eccellenza». Preparate, professionali e appassionate, nel 2018 hanno contribuito a un risultato d’esercizio delle aziende di Univendita pari a 1,662 miliardi di euro complessivi. Un successo che non è solo economico per le oltre 147mila incaricate. «La vendita a domicilio offre due vantaggi molto attrattivi per la componente femminile: flessibilità e meritocrazia – spiega Ciro Sinatra –. È un lavoro che si concilia con gli impegni familiari e dove irisultati sono diretta conseguenza dell’impegno. Spesso si comincia part-time per assicurarsi un’entrata in più mentre si studia o si segue la famiglia, ma per molte è un’occupazione a tempo pieno che consente di crescere e fare carriera».

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Vendita a domicilio: il fatturato nel 2018 raggiunge 1,662 miliardi

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 marzo 2019

Nonostante il momento difficile per l’intera economia italiana, le imprese associate Univendita consolidano e registrano un +0,2%. Aumenta anche il numero di venditori: oltre 159mila, +1,1%. Nel 2018 le imprese associate Univendita hanno realizzatoun fatturato pari a 1 miliardo e 662 milioni di euro, con unincremento dello 0,2% rispetto al 2017. «È il nono anno consecutivo chiuso con il segno positivo per un settore che si consolida sempre più grazie alla crescente fiducia da parte del consumatore – dichiara il presidente di Univendita Ciro Sinatra –. In uno scenario di rallentamento economico che vede le famiglie italiane impoverirsi (Federconsumatori ad esempio rileva che dal 2013 al 2018 il reddito medio è aumentato solo del 4,4% a fronte di un aumento del costo della spesa del 6,4%),la vendita a domicilio prosegue il suo trend di crescita, grazie a un’esperienza d’acquisto che si fonda sul fattore umano, su quella relazione diretta che genera fiducia nel consumatore».Nel dettaglio, il comparto “alimentari e beni di consumo” ha registrato una crescita dello 0,7% e rappresenta il 18,4% del totale del fatturato delle aziende Univendita. Il settore “beni durevoli casa”, che rappresenta il 59,3% del mercato, è cresciuto dello 0,1%. Molto dinamico si è dimostrato il comparto “altri beni e servizi”, che rappresenta il 4,8% del mercato, e che ha registrato una crescita dell’1,3%. Il comparto “cosmesi e cura del corpo”, pari al 17,5% del fatturato totale, ha registrato una lieve flessione dello 0,2%.
Segno più anche per l’occupazione: nel 2018 i venditori a domicilio hanno superato quota 159mila (+1,1% rispetto al 2017), di cui il 92,5% donne: un dato positivo che pone questo settore come una valida alternativa occupazionale in un momento in cui il lavoro fisso stenta ad affermarsi. «Al contrario – fa notare Sinatra – la vendita a domicilio si dimostra attrattiva per chi vuole puntare su autonomia e flessibilità. La possibilità del part-time è apprezzata da chi ha necessità di conciliare lavoro e impegni familiari, mentre due categorie ai margini del mercato del lavoro, cioè i giovani senza esperienza e gli over 50, trovano modo di mettersi, o ri-mettersi, in gioco: nella vendita a domicilio le porte per loro sono aperte».I risultati della vendita a domicilio sono in linea con quelli delle vendite al dettaglio che nel 2018 sono cresciute complessivamente dello 0,2% rispetto all’anno precedente (dati Istat), sintesi di un aumento dello 0,6% delle vendite di generi alimentari e di una diminuzione dello 0,3% dei beni non alimentari.(www.univendita.it)

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Antitrust: sanzioni per cartello vendita auto tramite finanziamenti

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 gennaio 2019

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha sanzionato per un totale complessivo di circa 678 milioni di euro i principali gruppi automobilistici operanti in Italia nel settore della vendita di autoveicoli mediante prodotti finanziari, nonché le relative associazioni di categoria, per un’intesa restrittiva della concorrenza.”Bene! Finalmente si fa un po’ di luce nei rapporti tra i gruppi automobilistici e le società finanziarie” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “E’ evidente da tempo la politica commerciale di cercare di imporre al consumatore la vendita di auto in abbinamento ad un finanziamento. Il coordinamento delle condizioni economiche e contrattuali applicate ai consumatori finali ha avuto come conseguenza l’applicazione di tassi di interesse più alti del dovuto. Per questo i consumatori andrebbero ora risarciti. Speriamo che la sanzione serva da deterrente anche in altri settori” conclude Dona.

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5 motivi per cui la vendita a domicilio sarà di tendenza nel 2019

Posted by fidest press agency su sabato, 22 dicembre 2018

Comprare in salotto è l’esperienza d’acquisto che soddisfa le richieste dei consumatori contemporanei: consulenza personalizzata e possibilità di testare i prodotti, uniti alla comodità del servizio a domicilio. Il presidente di Univendita Ciro Sinatra: «Anche in tempi di crescita dell’e-commerce vince chi punta sul fattore umano»Fare acquisti personalizzati, seguiti da un consulente esperto, con la possibilità di provare a casa con calma i prodotti e, magari, condividere il momento con amici e familiari, trasformando l’appuntamento di vendita in un piccolo evento. È l’essenza della vendita a domicilio, che si basa sul fattore umano: ponendosi da questo punto di vista come l’opposto degli acquisti online (eppure, è notizia recente che proprio Amazon manderà dei consulenti a casa di chi acquista prodotti hi-tech), la vendita a domicilio si rivela un modello apprezzato perché unisce la comodità, requisito ormai imprescindibile per il consumatore contemporaneo, con la sartorialità dell’esperienza d’acquisto, aspetto su cui l’e-commerce è carente.
«La vendita a domicilio è un modello vincente quando prodotti di alta qualità vengono presentati da professionisti competenti, capaci innanzitutto di ascoltare, orientare e consigliare»: osserva Ciro Sinatra, presidente di Univendita, associazione di categoria che riunisce le più importanti aziende della vendita a domicilio. Aziende che propongono i prodotti più vari (cosmetici, alimentari, beni durevoli e di consumo per la casa, elettrodomestici e viaggi), fatturano 1,66 miliardi di euro (+1,8% nel 2017 rispetto al 2016) e danno lavoro a 158mila persone, per il 37% millennial sotto i 35 anni.
Forte quindi di una base di venditori giovani, oltre che motivati e preparati, e di una proposta di prodotti di qualità che non si trovano in commercio attraverso altri canali, la vendita a domicilio è capace di offrire una customer experience unica nel suo genere, in linea con le aspettative del mercato. Secondo Univendita, sono cinque i motivi per cui la vendita a domicilio sarà di tendenza nel 2019.
Acquisti senza muoversi da casa – Una comodità che i consumatori apprezzano e ricercano sempre di più e che nella vendita diretta si realizza attraverso due modelli, il porta a porta e il party plan (vendita per appuntamento). «In entrambi c’è un’alta componente di servizio, con il venditore che si reca a casa del cliente in orari flessibili, anche la sera o nel weekend» spiega Sinatra.
Prodotti da toccare con mano – Un ambito in cui la vendita a domicilio non teme confronti: nessun altro metodo di vendita prevede la dimostrazione nell’ambiente domestico. «Poter testare i prodotti in situazioni reali è un vantaggio apprezzato, perché permette di essere sicuri di ciò che si acquista» sottolinea il presidente di Univendita.
Consulenza personalizzata e competente – Chi fa acquisti a domicilio allaccia un rapporto diretto con un venditore che sa dare consigli giusti e personalizzati per ogni cliente. «Ed è un rapporto che nella maggior parte dei casi poi continua nel tempo – spiega Sinatra –. Non a caso molte imprese associate Univendita sono aziende storiche, caratterizzate da una grande fedeltà della clientela».
Consegna a domicilio – È un aspetto al quale i consumatori sono ormai sempre più abituati, «Un servizio che viene apprezzato in particolare per i prodotti ingombranti come gli elettrodomestici o per i surgelati, dove c’è la garanzia della non interruzione della catena del freddo» fa notare Sinatra.
Assistenza post vendita puntuale ed efficace – Il cliente si interfaccia con l’azienda innanzitutto attraverso il venditore, che ha un nome e un volto, e non attraverso lo schermo di un computer, un call center o un robot, come succede nell’e-commerce. «Anche dopo la vendita, l’incaricato è sempre disponibile per fornire un supporto al cliente» conclude Sinatra.

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No alla vendita dell’ex-Italcementi

Posted by fidest press agency su sabato, 3 novembre 2018

Fuorni (Salerno). La Presidenza Provinciale di Fratelli d’Italia rende noto che Domenica 4 novembre 2018, nella ricorrenza del Centenario della vittoria italiana nella Grande Guerra, ha organizzato un presidio alle ore 11 davanti la fabbrica ex ItalCementi (via Cupa Siglia di Fuorni – Salerno): tale fabbrica, infatti, è a rischio chiusura dopo il passaggio dell’azienda in mani tedesche che ridimensionerà la capacità produttiva. Un’eccellenza del nostro territorio che ha sempre dato risposte positive in termini di performance ed occupazione che viene svenduta a stranieri che cercano il profitto a danno del lavoro, italiano e salernitano.Nel quadro di una giornata di mobilitazione del Partito di Giorgia Meloni per il 4 Novembre è stato scelto questo simbolo di Salerno.Alla manifestazione parteciperanno Dirigenti di Fratelli d’Italia e Gioventù Nazionale oltre al Senatore Antonio Iannone che già da tempo sta sollecitando il Ministro dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, affinché il Governo dia positive risposte ai cassaintegrati e nuovo slancio produttivo al cementificio.

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FCA vende i pezzi migliori: oggi Magneti Marelli, domani?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 ottobre 2018

La vendita della Magneti Marelli alla Calsonic Kansei per 6,2 miliardi segna una nuova perdita per il patrimonio industriale italiano e si configura come una cessione che serve a FCA per fare cassa per ripianare il debito e dare dividendi agli azionisti piuttosto che avere una ratio industriale.La Magneti Marelli, con i suoi 40 mila lavoratori divisi in 85 stabilimenti sparsi nel mondo, di cui circa 10 mila nei 33 stabilimenti italiani, sviluppa e produce parti e componenti fortemente innovativi, non solo per FCA ma per l’intero settore automobilistico mondiale. La sua vendita da parte di Fiat Chrysler è un pessimo segnale che non può e non deve passare inosservato.Il progetto Fabbrica Italia, lanciato da FCA con i 30 miliardi d’investimenti previsti è rimasto lettera morta, stessa fine sembra essere riservata al piano industriale 2018-2022 con 45 miliardi d’investimenti e l’avvio di nuovi prodotti tra cui le auto elettriche.In questo quadro la vendita di un pezzo determinante come Magneti Marelli, anche per il segmento elettrico, segna un ulteriore elemento d’incertezza per tutta FCA.Si conferma la politica spregiudicata di FCA, tesa a fare cassa attraverso la capitalizzazione delle sue vendite, lo spostamento della sua sede fiscale all’estero, la de localizzazione delle produzioni e il ricorso contemporaneo alla Cassa integrazione Guadagni e ai Contratti di Solidarietà. Infatti nonostante il ricorso alla cassa degli ammortizzatori sociali, la direttiva aziendale sulle linee di produzione si traduce in tagli delle pause e ritmi di lavoro logoranti, con un’impennata dei lavoratori oggi classificati RCL (ridotte capacità lavorative), insomma spremuti come limoni. Una situazione quella degli stabilimenti FCA che riporta l’attualità della riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario e il ripristino delle pause tagliate dal CCSL.L’acquisizione da parte della Calsonic Kansei anche a fronte di un accordo industriale pluriennale con FCA, mette la Magneti Marelli e i suoi dipendenti fuori da FCA e dentro un nuovo ambito di competizione, con tutto quello che questo può significare.Sarà con la nuova multinazionale Calsonic Kansei che dovremmo fare i conti, per difendere l’occupazione, le competenze e fare valere gli interessi dei lavoratori a partire dalla necessità di uscire dal CCSL e di riaprire la contrattazione sui livelli nazionale e aziendale.Dopo la riuscita manifestazione del 20 ottobre scorso, che tra i temi poneva anche la deindustrializzazione del paese, l’USB torna chiedere al Governo un intervento a tutela del tessuto industriale, dell’occupazione e l’avvio di un tavolo di confronto su FCA.

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Vendute nel mondo 1,2 milioni di auto elettriche

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 settembre 2018

Nel 2017, a livello globale, sono state vendute quasi 1,2 milioni di auto elettriche, con una crescita del 57% rispetto al 2016 (erano circa 750mila) e più del doppio delle 537mila vetture elettriche del 2015. Un trend positivo che, secondo le previsioni, dovrebbe continuare anche nel 2018, con quasi due milioni di nuovi veicoli elettrici attesi sul mercato.
In Italia si registra la stessa dinamica di crescita, ma i numeri sono ancora piuttosto esigui, se paragonati ai valori del mercato europeo e globale. Nel 2017, infatti, sono state vendute 4.827 auto elettriche (erano 2.560 l’anno precedente), appena lo 0,24% del totale dei veicoli italiani (0,1% nel 2016), fra cui 1.964 full-electric (BEV, +40% rispetto al 2016) e 2.863 auto “plug in” (i veicoli con la possibilità di ricarica associata ad un motore tradizionale), che sono aumentate del 150% e che per la prima volta hanno superato le BEV. Numeri ben lontani da Norvegia e Germania, che con 62.000 e 55.000 immatricolazioni sono i primi mercati in Europa. Ma i risultati dei primi mesi del 2018 testimoniano un crescente fermento del settore anche in Italia: nel primo semestre sono state immatricolate 4.129 auto elettriche, quasi come nei dodici mesi precedenti, con un aumento dell’89%. Una crescita che ha coinvolto anche le infrastrutture di ricarica, che a fine 2017 comprendevano circa 2.750 punti di ricarica pubblici (+750 sul 2016), di cui il 16% (443) high power, e circa 1.300 colonnine, anche se la distribuzione geografica appare ancora sbilanciata, con differenze evidenti fra le aree del Paese.
I numeri della mobilità elettrica – A livello globale è la Cina il mercato più importante, con circa 580mila auto vendute e una crescita del 72% rispetto all’anno precedente, seguita dall’Europa (290mila, +39%) e dagli Stati Uniti (200mila, +27%). Il Giappone si colloca in quarta posizione, ma con i suoi 56.000 veicoli venduti e una crescita del 155% si afferma come il mercato più dinamico.
Il primo mercato europeo, invece, è la Norvegia, con 62.000 veicoli venduti (terzo Paese per immatricolazioni dopo Cina e Stati Uniti) che rappresentano ben il 39% del mercato interno. Segue la Germania con quasi 55.000 immatricolazioni, più del doppio del 2016 (+117%), che sorpassa sia la Gran Bretagna, a quota 47.000 (+27%), sia la Francia (37.000, +26%). Questi primi quattro Paesi rappresentano da soli il 70% del totale in Europa.
In Italia sono quasi 13.000 le auto elettriche in circolazione, di cui 4.827 vendute nel 2017, lo 0,24% del totale. Il mercato italiano è ancora indietro rispetto ai principali partner europei: lo scorso anno ha pesato per meno del 2% nel mercato europeo dei veicoli elettrici, a fronte del 13% del totale delle immatricolazioni. I possessori hanno dichiarato di usare l’auto elettrica principalmente durante il tragitto casa-lavoro e per brevi viaggi, mentre meno della metà del campione la utilizza anche per viaggi lunghi, a conferma del fatto che la range anxiety (ossia il timore che la batteria si scarichi) rimane un fattore rilevante anche dopo l’acquisto. Circa due utilizzatori su tre dichiarano di ricaricare il veicolo a casa, a fronte di un 33% che non utilizza l’infrastruttura domestica. Le percentuali si invertono se si considera la ricarica sul posto di lavoro, dove solamente il 42% del campione ha dichiarato di poter usufruire di questa possibilità. Complessivamente, solo il 16% degli utilizzatori di auto elettriche non ha accesso alla possibilità di ricarica privata (a casa o sul posto di lavoro) e deve quindi fare affidamento esclusivamente sulla ricarica pubblica.

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Affittare una casa a prova di ladri costa il 21% in più della media; +7% il prezzo di vendita

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 luglio 2018

Quello della sicurezza in casa è un tema a cui gli italiani si dimostrano sempre più sensibili e questa crescente attenzione, che si moltiplica nei mesi estivi, si riflette anche sul mercato immobiliare. Secondo un’analisi di Immobiliare.it infatti le abitazioni dotate di sistemi “a prova di ladro” valgono il 21% in più rispetto alla media in caso di locazione e il 7% in più in caso di vendita. Nonostante ciò, il patrimonio immobiliare italiano presente sul mercato non risponde ancora all’esigenza di sicurezza: solo una casa su tre (33%) è infatti dotata di porta blindata, mentre soltanto nel 10% delle abitazioni è stato installato un impianto di allarme.
Analizzando la presenza di sistemi di sicurezza nelle abitazioni sul mercato, la Lombardia è la regione in cui si vendono e affittano gli immobili più pronti ad affrontare le effrazioni, contando una maggior presenza di portinerie, porte blindate e impianti d’allarme.

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La Lombardia è la prima regione in Italia nella vendita a domicilio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 giugno 2018

Nel 2017 le aziende del settore hanno realizzato nella regione un fatturato di 237 milioni 385mila euro. Lo conferma la rilevazione del Centro Studi Univendita sulle proprie aziende associate: il risultato lombardo rappresenta il 14,3% delle vendite nazionali, che hanno raggiunto nel 2017 la cifra di 1 miliardo 660 milioni di euro (+1,8% rispetto all’anno precedente). Nel Nord Ovest, che vale il 24,2% del fatturato nazionale, la Lombardia fa la parte del leone, mentre Piemonte/Valle d’Aosta e Liguria valgono rispettivamente il 7,6% e il 2,3% del fatturato totale delle aziende Univendita. Nella classifica delle vendite la Lombardia è seguita da Campania (185 milioni di euro) e Veneto (154 milioni di euro). Nel complesso, Sud e Isole realizzano il 36,8% del fatturato (610 milioni di euro); seguono Nord Ovest (401 milioni di euro), Nord Est (353 milioni di euro) e Centro (293 milioni).Quanto agli addetti alla vendita, nel 2017 in Lombardia hanno operato oltre 20.000 venditori a domicilio, pari al 12,7% del totale italiano (158.000 addetti). Nella classifica della presenza dei venditori la Lombardia è terza, dopo Campania (23.000 addetti) e Sicilia (con 21.500 addetti). Guardando alle aree geografiche è al Sud e Isole che nel 2017 si è concentrato il maggior numero di venditori (77.700 addetti pari al 49% del totale); seguono il Nord Ovest con 32.000 addetti, il Nord Est con 24.000 addetti e il Centro con 24.500 addetti.
«Questo si spiega con il fatto che in queste regioni, dove l’occupazione femminile è più bassa della media nazionale, sono soprattutto le donne, che a livello nazionale rappresentano il 90% degli addetti Univendita, a cogliere le opportunità della vendita a domicilio, una professione flessibile che consente di conciliare lavoro e impegni familiari».
Univendita (www.univendita.it) Qualità, innovazione, servizio al cliente, elevati standard etici. Sono queste le parole d’ordine di Univendita, la maggiore associazione del settore che riunisce l’eccellenza della vendita diretta a domicilio. All’associazione aderiscono: AMC Italia, Avon Cosmetics, bofrost* Italia, CartOrange, Conte Ottavio Piccolomini, Dalmesse Italia, Fi.Ma.Stars, Jafra Cosmetics, Just Italia, Lux Italia, Nuove Idee, Ringana Italia, Tupperware Italia, Uniquepels Alta Cosmesi, Vast & Fast, Vorwerk Italia – divisione Bimby, Vorwerk Italia – divisione Folletto, Witt Italia, che danno vita a una realtà che mira a riunire l’eccellenza delle imprese di vendita diretta a domicilio con l’obiettivo di rafforzare la credibilità e la reputazione del settore tra i consumatori e verso le istituzioni.Univendita, che aderisce a Confcommercio, rappresenta il 46% del valore dell’intero comparto della vendita diretta in Italia (fonte: Format Research, marzo 2017).

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Vendita a domicilio nel primo semestre 2017

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 settembre 2017

Vorwerk FollettoIn occasione di HOMI, Univendita rende noti i dati del settore nel canale della vendita a domicilio. Dalle aziende novità di prodotto in linea con gli ultimi trend di consumo: piacciono i dispositivi tecnologici e smart e in cucina cresce l’attenzione al benessere e alla salute. Sugli articoli per la casa e la cucina gli italiani continuano a investire, scegliendo prodotti di alta qualità e con un occhio alle ultime novità tecnologiche, per cucinare e prendersi cura dell’ambiente domestico in modo sempre più “smart” e automatizzato. In occasione di HOMI, il Salone degli stili di vita che sarà a Milano dal 15 al 18 settembre, Univendita, Unione italiana vendita diretta, fa il punto sul settore merceologico “beni durevoli casa”, il segmento economico di maggiore rilievo della vendita a domicilio (che vale il 58% delle vendite delle aziende associate). I beni durevoli casa hanno fatturato 479 milioni 96mila euro nel primo semestre 2017, facendo registrare una crescita del 1,8% rispetto allo stesso periodo del 2016. «Nella prima parte dell’anno –commenta il presidente di Univendita Ciro Sinatra– l’incremento delle vendite dei casalinghi nel porta a porta è il segno che, anche in un periodo in cui i consumi stentano a decollare, gli italiani sono propensi a investire quando si tratta di beni per la casa di qualità e che durano nel tempo. I prodotti delle aziende associate Univendita presentano proprio queste caratteristiche, unite al punto di forza della vendita a domicilio: venditori preparati che sanno presentare e valorizzare i prodotti, offrendo ai clienti un servizio personalizzato». Fra le aziende associate Univendita che propongono beni durevoli per la casa figurano AMC Italia (sistemi di cottura ad alta tecnologia), Tupperware (contenitori per alimenti e utensili per la cucina), Vorwerk Contempora (che commercializza il robot da cucina Bimby) e Vorwerk Folletto (produttrice dell’omonimo sistema di pulizia): tutte sempre attente a captare le tendenze emergenti in fatto di stili di vita e a portare sul mercato prodotti innovativi.

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Vietare vendita delle obbligazioni subordinate agli sportelli

Posted by fidest press agency su martedì, 9 maggio 2017

consobIl presidente della Consob, Giuseppe Vegas, ha proposto una correzione alla normativa sul bail-in, introducendo una soglia di salvaguardia di 100 mila euro per gli obbligazionisti.
“Bene, giusta l’idea di estendere alle obbligazioni la soglia di salvaguardia di 100 mila euro prevista per i conti correnti” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.
“Solo garantendo il piccolo risparmiatore si potrà ridare fiducia nel sistema bancario. A questa proposta, però, ne aggiungiamo un’altra: vietare la vendita allo sportello dei prodotti più rischiosi, come le obbligazioni subordinate. Bisogna impedire che ai semplici consumatori siano venduti prodotti inadeguati al loro profilo di rischio” conclude Dona.

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In vendita le case dei film: da 007 a Gallo Cedrone

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 gennaio 2017

una_giornata_particolareSu Immobiliare.it (http://www.immobiliare.it) sono in vendita decine di case che sono state set di film famosi e che, per giorni o mesi, hanno ospitato fra le loro mura attori famosissimi. Sulle montagne attorno a Cortina d’Ampezzo è in vendita, con prezzo riservato, la villa dove furono girate ben due pellicole famosissime: nel 1963 La Pantera Rosa con David Niven e Peter Sellers e, nel 1981, 007 Solo per i tuoi occhi; a vestire i panni dell’agente segreto di Sua Maestà era Roger Moore, il ruolo della Bond girl, fra le cime bellunesi, fu affidato alla splendida Carole Bouquet.
Spostandoci a Roma si trova l’annuncio di un altro palazzetto indipendente, oggi accatastato come immobile commerciale – ma facilmente convertibile in villa privata – dove furono girati due film importantissimi: nel 1977 Ettore Scola lo scelse come set di Una giornata particolare e, nel 1995, fu ambientato qui il Romanzo di un giovane povero interpretato dall’indimenticabile Alberto Sordi. Prezzo richiesto 4.100.000 euro.
Non lontano da Roma, ma in provincia di Latina, a Terracina è in vendita la casa dove Carlo Verdone, nel 1998, girò alcune scene del film Gallo Cedrone, pellicola in cui il regista e attore romano interpretava anche la parte di un agente immobiliare dalla discutibile integrità professionale. Per comprare questa splendida proprietà che guarda da un lato il golfo di Gaeta e dall’altro il Parco nazionale del Circeo servono 3.000.000 di euro.
gallo-cedroneDal Lazio all’Emilia Romagna, e più precisamente a Cesenatico, per trovare la vendita della villa che è stata set di una pellicola più recente, il film televisivo Il Pirata Marco Pantani, che nel 2007 ripercorreva la vita dello sfortunato campione del ciclismo italiano morto in circostanze mai del tutto chiarite. Prezzo richiesto: 890.000 euro.
Servono invece 960.000 euro per diventare i nuovi proprietari dell’appartamento di via Milano 13, a Torino, dove sono stati girati sia Bianca come il latte, rossa come il sangue, film con Luca Argentero del 2013, sia La verità, vi spiego, sull’amore, film con Ambra Angiolini, Giuliana De Sio e Carolina Crescentini che sarà nelle sale dal prossimo aprile.
A Firenze è in vendita per 2.200.000 euro un castello di origine medievale che non solo fu residenza di Papa Leone X, ma anche set di numerose (e non specificate) pellicole cinematografiche del dopoguerra.
Piccolo alone di mistero anche per il trilocale nel quartiere romano Garbatella: il proprietario dell’immobile, proposto in affitto per 1.220 euro al mese, nella descrizione dell’appartamento afferma che il condominio in cui si trova la casa è stato “location per film importanti”, ma quali siano le pellicole in questione non viene detto.
Molto esplicito, al contrario, il collegamento cinematografico dell’ultimo annuncio di questa carrellata. Nel 2014 Il film Le Meraviglie, firmato da Alice Rohrwacher, ha vinto il Grand Prix speciale della giuria al Festival di Cannes. I paesaggi che fanno da sfondo alla storia sono principalmente quelli della Toscana in cui la stessa regista è nata, ma a condividere il nome con la fortunata pellicola è il casale di Acquapendente (in provincia di Viterbo) adesso in vendita su Immobiliare.it. Il prezzo è riservato, ma per fugare qualunque dubbio sulla veridicità della connessione con il film premiato sulla Croisette, l’annuncio mostra anche le immagini della troupe durante le riprese.Cinefili di tutto il mondo, mano alla tastiera! Le offerte per vivere in un set, come vedete, davvero non mancano. (foto: Una_giornata_particolare, Gallo cedrone)

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Il Plaza Hotel di New York in vendita per 1 miliardo di dollari

Posted by fidest press agency su sabato, 19 marzo 2016

plaza hotelMotivo dell’asta, il default sul mutuo della proprietà indiana Sahara India Pariwar il cui fondatore Subrata Roy è stato incarcerato per frode fiscale. A indire l’asta per il prestigioso edificio sono stati i fratelli David e Simon Reuben che hanno acquistato l’hotel da Bank of China dopo il default della Sahara.Chi si aggiudicherà l’asta rileverà insieme al Plaza anche una seconda proprietà hotel di lusso, il Dream Downtown, che si trova nei pressi della High Line di Chelsea.Da sempre simbolo internazionale del lusso e celebre set

The Plaza, NYC

The Plaza, NYC

cinematografico, il Plaza Hotel aprì al pubblico il 1º ottobre 1907. Nel 1943 passo nelle mani di Hilton. Fu successivamente acquistato da Donald Trump per 407,5 milioni di dollari e l’hotel ottenne la nomina a National Historic Landmark. Nel 1995 lo stesso Trump vende l’hotel per 325 milioni di dollari a Richard Campbell.plaza hotelNel 2004 il Plaza fu oggetto di una profonda ristrutturazione che destinò anche parte dell’edificio ad uso residenziale e commerciale, e dalle mani del gruppo israeliano El Ad Properities passò Fairmont Hotels and Resort, fino ad arrivare nel portafoglio dell’indiana Sahara.Plaza Hotel New YorkOriginariamente l’hotel contava 800 camere. Con la ristrutturazione del 2004 l’hotel disponde oggi di 282 camere, una palestra, una spa, piscina coperta e 152 unità abitative condominiali, oltre ad una vasta galleria commerciale sotterranea.plaza hotel2Il 23 aprile chi si aggiudicherà l’asta acquisterà esclusivamente la parte hotel e l’area commerciale, oltre al Dream Downtown. Contando la posizione, il prestigio e l’importanza della struttura il prezzo del Plaza potrebbe superare 1 miliardo di dollari. E c’è chi è convinto che potrebbe addirittura arrivare a 3 miliardi. (fonte casa.it) (foto: plaza hotel)

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