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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 193

Posts Tagged ‘vendite’

Istat: vendite marzo, -0,1% su mese, +22,9% su anno

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 maggio 2021

Secondo i dati Istat resi noti, a marzo le vendite in valore al dettaglio scendono dello 0,1% rispetto a febbraio e salgono del 22,9% su marzo 2020. “Dati pessimi e scoraggianti. Se il rialzo annuo d’ora in poi sarà sempre ovvio e scontato, visto che da marzo 2020 gli italiani sperimentano il lockdown, e in quel mese c’era stato un tracollo mensile delle vendite in valore del 20,5%, -20,8% considerando gli indici aggiornati ad oggi, -37,2% considerando le sole vendite non alimentari, è invece grave e preoccupante che non ci sia alcun recupero su febbraio 2021″ afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Insomma, se è vero che oggi il rialzo annuo è notevole, lo era anche il crollo dello scorso anno. Quello che conta, invece, è che l’Italia resta la Cenerentola d’Europa. Nonostante il dato di oggi dell’Istat non sia del tutto confrontabile con quelli resi noti ieri da Eurostat, che ad esempio include i carburanti, è comunque certo, vista la discrepanza, che l’Italia va peggio degli altri Paesi Ue che hanno registrato un rialzo delle vendite su febbraio del 2,6%, +2,7% nell’Eurozona” prosegue Dona.”Come se non bastasse, secondo il nostro studio, a marzo le vendite sono inferiori non solo rispetto a febbraio 2021, ma anche nel confronto con i due precedenti rimbalzi di ottobre 2020, con un divario da colmare dell’1,8%, e di agosto, -2,1 per cento” conclude Dona.

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Istat: a gennaio le vendite calano del -3% rispetto al mese precedente e del -6,8% sull’anno

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 marzo 2021

Dati che purtroppo rispecchiano quelli di ieri sulla povertà assoluta nel nostro Paese, rivelando le condizioni drammatiche in cui si trovano molte famiglie.Unico dato in controtendenza è quello relativo alle vendite online, che segnano una forte crescita del +38,4% confermando il radicarsi di un’abitudine che ha conosciuto un forte exploit dal periodo del lockdown.In grave crisi gli esercizi di piccole dimensioni ed i negozi di vicinato che, dopo aver rivelato tutta la loro utilità in termini di servizio di prossimità durante e dopo il lockdown, ora rischiano di soccombere alla crisi in atto.Questi dati, nel complesso, devono far riflettere il Governo sulla necessità di avviare misure straordinarie per contrastare gli effetti della crisi determinata dalla pandemia in corso.È indispensabile restituire solidità e dare opportunità di crescita al sistema economico, sfruttando le risorse messe a disposizione dell’Europa per il rilancio dell’occupazione, della produzione e dello sviluppo. In tale processo è fondamentale affermare un nuovo modello improntato alla sostenibilità sociale, mettendo in primo piano la lotta alle disuguaglianze, alla povertà, alle disparità sociali.

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Istat: vendite gennaio, -3% su mese, -6,8% su anno

Posted by fidest press agency su domenica, 7 marzo 2021

Secondo i dati Istat resi noti oggi, a gennaio le vendite al dettaglio scendono del 3% rispetto a dicembre e del 6,8% su gennaio 2020. “Dati fallimentari e drammatici, nonostante i saldi. Anche se per la variazione congiunturale i dati sono destagionalizzati, ossia depurati della componente stagionale e degli effetti di calendario, è evidente il flop dei saldi, come riprova il confronto con gennaio 2020, basato su quelli grezzi: le vendite non alimentari segnano un tracollo del 15,5% ” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Per non parlare del record negativo della calzature che registrano una caduta annua del 36,4%, mentre l’abbigliamento si colloca al secondo posto di questa non edificante classifica con una flessione del 33%. Peggio di così non si può” prosegue Dona.”Insomma, la priorità economica del Paese sono le vaccinazioni. O si esce dalla pandemia e dalle restrizioni dei vari Dpcm o non si va da nessuna parte e non servono a nulla né il Black Friday, né il Natale né i saldi” conclude Dona. (By Mauro Antonelli)

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Allarmante aumento 60 per cento vendite case all’asta

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 febbraio 2021

Covid. La Pietra (FdI): allarmante aumento 60 per cento vendite case all’asta. Occorre cambio di passo governo. “Oggi sono stati presentati i dati sulla vendita all’asta delle abitazioni, relativi al secondo semestre del 2020. Sono dati allarmanti con un incremento di oltre il 60 per cento rispetto ai primi sei mesi dell’anno. Uno spaccato che evidenzia come la crisi economica provocata dalla pandemia abbia avuto un impattato negative sulle famiglie, infatti dai dati si evidenzia che oltre i due terzi delle abitazioni hanno un valore sotto i 100mila euro, mettendo in luce come le fasce di reddito medio basse siano come sempre le più colpite”.Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia Patrizio La Pietra.”Nelle casistiche – sottolinea La Pietra – entrano anche alberghi e residenze di pregio, a testimoniare come il comparto turistico sia fra i più colpiti. Ma il dato politicamente più preoccupante sono l’inefficacia dei provvedimenti messi in atto dal precedente governo per il sostegno alle famiglie. Non bastano i proclami e le richieste di ‘un gesto d’amore alle banche’ per bloccare i pagamenti dei mutui e lo stop alle procedure di esecuzione. Occorre un vero cambio di passo dal nuovo governo – conclude La Pietra – per tutelare il bene primario degli italiani rappresentato dalla loro casa”.

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Istat: vendite dicembre, +2,5% su mese, -5,4% su media 2019

Posted by fidest press agency su domenica, 7 febbraio 2021

Secondo i dati Istat resi noti oggi, a dicembre le vendite al dettaglio salgono del 2,5% rispetto a novembre mentre, in media, nel 2020 scendono del 5,4% sul 2019.”Un Natale in bianco. Il balzo scontato e ovvio su novembre non basta nemmeno a recuperare le vendite rispetto ad inizio anno. Nonostante le festività, a dicembre sono ancora inferiori del 4,9% rispetto a febbraio, ultimo mese pre-lockdown, e del 4,1% su gennaio, ultimo mese pre-pandemia, valori che salgano al 10% per le vendite non alimentari (-10,2% su febbraio, -10% su gennaio)” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”I Dpcm di Natale, insomma, hanno affossato definitivamente ogni speranza dei commercianti di poter recuperare in modo consistente le perdite registrate durante quest’anno funesto. Il fatto che il commercio elettronico sia salito del 33,8% su dicembre 2019, dimostra che le famiglie avrebbero potuto spendere di più anche negli altri esercizi commerciali se non ci fosse stato l’ennesimo lockdown” prosegue Dona.”Assume ormai risvolti preoccupanti, ai fini occupazionali, la caduta delle vendite degli ipermercati, -2,1% su dicembre 2019, una flessione che dipende unicamente dalla scelta scellerata di voler tenere chiusi, nelle giornate festive e prefestive, gli esercizi presenti all’interno dei centri commerciali. Una decisione ancor più assurda ora che le regioni sono diventate zona gialla” conclude Dona.

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Calo drammatico delle vendite nel 2020

Posted by fidest press agency su domenica, 7 febbraio 2021

Secondo le rilevazioni appena diffuse dall’Istat, le vendite al dettaglio nell’anno appena concluso hanno subìto una diminuzione complessiva del -5,4%. I valori diminuiscono, su base annua, sia per la grande distribuzione (-21,1%) sia per le imprese operanti su piccole superfici (-14,4%). Altrettanto prevedibile l’incremento registrato dal commercio online, che tocca quota +34,6%.A pagare il prezzo più alto in termini di calo delle vendite è il comparto non alimentare (-12,2%), soprattutto a causa delle chiusure dei negozi disposte allo scopo di contrastare l’emergenza sanitaria in corso: l’unica eccezione è costituita da un ulteriore incremento, già riscontrato nelle precedenti rilevazioni, dei prodotti per l’informatica e per le telecomunicazioni, legato con ogni probabilità alla crescente diffusione dello smart work nonché alla necessità di svolgere l’attività scolastica a distanza.Le restrizioni che si sono rese necessarie per contenere il contagio da coronavirus hanno di certo un peso determinante nel quadro che emerge dalle rilevazioni dell’Istituto di Statistica, tuttavia non si può neanche negare che questi stessi dati dimostrino una condizione di forte disagio in cui versano molte famiglie. Alla luce di tali premesse emerge con drammatica evidenza la necessità e l’urgenza di pianificare interventi mirati per crescita e sviluppo, affiancati da un sistematico contrasto delle disuguaglianze socioeconomiche ancora presenti in tutto il Paese. Facciamo appello al Parlamento e delle forze politiche affinché si agisca con responsabilità e si possa presto predisporre un piano per investire le risorse finanziarie attualmente disponibili con lo scopo ben preciso di rilanciare l’economia, restituire stabilità alle famiglie e rafforzare il sistema sanitario.

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“Vendite massicce sul mercato obbligazionario: ci siamo?”

Posted by fidest press agency su sabato, 6 febbraio 2021

A cura di Ella Hoxha, Senior Investment Manager, Andres Sanchez Balcazar, Head of Global Bonds di Pictet Asset Management. La pandemia ha spostato per sempre il baricentro dei tassi?Negli ultimi quarant’anni, i tassi d’interesse sono scesi incessantemente. Il COVID-19 invertirà anche questo trend, come ha fatto per molti altri? A prima vista, potrebbe sembrare di sì.Dopotutto, lo scoppio della pandemia ha causato una spesa senza precedenti da parte dei governi di tutto il mondo, a prescindere dalle loro reali possibilità, con la decisione drastica, presa nel giro di poche settimane, di un simultaneo allentamento monetario e fiscale. Alcuni Paesi sono prossimi ad adottare il tipo di finanziamento della spesa pubblica da parte delle banche centrali previsto dalla Teoria Monetaria Moderna, una misura fino a poco tempo fa ai margini del pensiero economico.Quindi, con capi di governo apparentemente disponibili a lasciar lievitare il debito pubblico, il mondo sta per entrare in una fase in cui i tassi di interesse e l’inflazione saranno molto più elevati? In breve: è davvero finita per le obbligazioni? Il dibattito sulla politica economica è cambiato; gli stimoli fiscali avranno un ruolo maggiore nel sostenere la crescita. Tuttavia, questo non significa necessariamente una maggiore inflazione e, nonostante la crescita tenda ad aumentare di pari passo con la crescita della spesa pubblica, tali effetti sono generalmente di breve durata.Cambieremmo idea sul tema “tassi bassi per lungo tempo” se a un certo punto la spesa fiscale venisse finanziata direttamente dalla stampa di moneta da parte delle banche centrali, aggirando i mercati e il settore finanziario. Ma, al momento, gli ostacoli legali sono ancora notevoli in molti Paesi e un cambiamento richiederebbe molto tempo.
Riteniamo anche di non aver visto un coordinamento sufficiente a giustificare un atteggiamento di cautela. Il Washington Consensus forse appartiene al passato, tuttavia ciò non significa che ci muoveremo esattamente nella direzione opposta. A nostro avviso, l’ipotesi che negli Stati Uniti i Democratici eserciteranno piena discrezionalità nei loro piani di spesa ci pare ottimistica. Il segmento più centrista del partito democratico è contrario alle pesanti spese fiscali e all’aumento delle imposte. Inoltre, la presenza del processo di ostruzionismo (che richiede una maggioranza del 60% del Senato per approvare una legge) significa che sarà difficile per Joe Biden ottenere l’approvazione in Senato per notevoli aumenti della spesa e che potrebbe dover far più ricorso a ordini esecutivi. Nel Regno Unito, l’allentamento dei cordoni della borsa da parte del Ministro del Tesoro non è stato accompagnato dalla promessa che questo atteggiamento andrà avanti per sempre. Infatti, il Ministro ha già parlato dei costi del COVID-19 e del congelamento degli stipendi nel settore pubblico. Nell’Europa continentale, nel frattempo, non abbiamo ancora assistito all’attuazione del piano fiscale comune, il cui ampliamento non è nemmeno preso in considerazione per il momento. Tutto ciò significa che le banche centrali continueranno a fare il lavoro pesante, offrendo un sostegno economico tramite il quantitative easing e sostenendo un’ulteriore offerta di obbligazioni emesse dagli emittenti sovrani. Secondo noi, quindi, i tassi rimarranno bassi ancora per un bel po’! (abstract)

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Covid: CNCC, in centri commerciali vendite in calo del 30%

Posted by fidest press agency su martedì, 2 febbraio 2021

Secondo i dati dell’Osservatorio del Consiglio Nazionale dei Centri Commerciali (CNCC), per le attività presenti nelle gallerie e nei centri commerciali le vendite nel 2020 hanno registrato un calo del 30%.”Dati drammatici! E’ una scelta perfida, iniqua e sciagurata continuare a voler tenere chiusi, nelle giornate festive e prefestive, gli esercizi presenti all’interno dei centri commerciali, anche nelle regioni che ora sono diventate zona gialla” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Una scelta contraddittoria rispetto a quanto era possibile fare in periodi molto più preoccupanti di questo dal punto di vista epidemiologico. Senza contare che poi gli assembramenti proseguono indisturbati nei centri storici, senza alcun controllo, senza nessuno che ti misuri la febbre. Chiediamo, quindi, al nuovo Governo di cambiare linea” prosegue Dona.”A tal proposito, nonostante la quasi totalità dei centri commerciali lo faccia lo stesso, ricordiamo che per i Dpcm i supermercati e i centri commerciali non sono obbligati a rilevare la temperatura corporea. Domandiamo, quindi, ai tecnici: ma non sarebbe meglio rendere sempre obbligatoria la rilevazione della temperatura corporea tutti i giorni, invece di chiudere i negozi solo nel weekend, anche a fronte di ingressi contingentati?” conclude Dona.(Mauro Antonelli)

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Istat: vendite novembre, -6,9% su mese

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 gennaio 2021

Secondo i dati Istat resi noti oggi, a novembre le vendite al dettaglio scendono del 6,9% rispetto a ottobre.”Dati fallimentari, nonostante il Black Friday. Solo le dotazioni per l’informatica e la telefonia si salvano dalla debacle, mentre come forma distributiva è il solito commercio elettronico a svettare, registrando la terza migliore performance di sempre, ma meno del record del mese precedente, ottobre, dove, nonostante non ci fosse il Black Friday e non si fosse già ritornati al lockdown introdotto con il Dpcm del 3 novembre, si era conquistato il primato storico con +54,6% e meno anche del +52,9% di giugno” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Il dato degli ipermercati a prevalenza alimentare, -6% su novembre 2019, è a dir poco drammatico. Tutte le vendite alimentari vanno bene, dai piccoli negozi con +3,2%, ai discount con +10,7%, fino al dato complessivo: +1% su ottobre e +2,2 su base annua. Solo per gli ipermercati, sempre più in crisi, le vendite precipitano e questo per la scelta sciagurata e immotivata del Governo di chiudere i centri commerciali nel weekend, concentrando la gente nei centri storici delle città” prosegue Dona.”Il dato di oggi non solo è pessimo rispetto a ottobre, ma anche rispetto a inizio anno. Le vendite non alimentari sono inferiori del 13,4% rispetto a gennaio 2020 e del 13,7% su febbraio” conclude Dona.

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Istat: vendite ottobre, +0,6% su mese

Posted by fidest press agency su martedì, 8 dicembre 2020

Secondo i dati Istat resi noti oggi, a ottobre le vendite al dettaglio salgono dello 0,6% rispetto a settembre e del 2,9% su ottobre 2019. “Dati scoraggianti. Una ripresa solo apparente. Il rialzo, infatti, è insufficiente, specie per le vendite che avrebbero dovuto maggiormente beneficiare della fine del lockdown, ossia quelle non alimentari, che salgono di un misero 0,3% su mese e sono addirittura ferme in volume. Niente di buono, insomma, in prospettiva, se si considera che poi è arrivato il Dpcm del 3 novembre che ha richiuso molte attività, a cominciare dai negozi dei centri commerciali costretti ad abbassare le serrande nei weekend” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Unico dato positivo è quello dell’E-commerce, che dimostra però, a differenza di quanto sostengono le associazioni dei commercianti, che non ha successo solo per la chiusura degli altri negozi visto che è precedente al lockdown di novembre, ma dipende da un cambio di abitudine degli italiani al quale anche i negozi di vicinato dovrebbero al più presto adeguarsi, se vogliono restare al passo con i tempi” conclude Dona. Secondo lo studio dell’associazione, le vendite totali sono stabili rispetto a febbraio 2020, ultimo mese pre-pandemia, ma quelle non alimentari sono ancora inferiori dello 0,6%.

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Borsa della spesa, calano le vendite

Posted by fidest press agency su martedì, 1 dicembre 2020

Sul sito di BMTI e sul sito di Italmercati Rete d’Imprese è possibile consultare la Borsa della Spesa di questa settimana, frutto della collaborazione tra Unioncamere, Italmercati e BMTI, in cui sono raccolti i migliori prodotti ortofrutticoli in rapporto qualità/prezzo. Dai dati raccolti emergono gli effetti di un periodo di rallentamento delle vendite nei mercati all’ingrosso ortofrutticoli nazionali. Novembre è tipicamente un mese in cui avvengono pochi scambi poichè la richiesta dei prodotti diminuisce per poi aumentare in occasione del periodo prenatalizio e natalizio. Quest’anno, però, a questo si aggiungono altri fattori. Innanzitutto il clima più caldo non ha invogliato le famiglie all’ acquisto di prodotti autunnali, come molti ortaggi a foglia, gli agrumi, i pomodori da insalata. Inoltre la chiusura totale e parziale di bar, ristoranti e mense nelle zone rosse e arancioni ha fortemente contribuito a ridurre le vendite. Senza tralasciare il fatto che, la seconda ondata pandemica, non ha portato con sé la “corsa alla spesa” avuta nei mesi di Febbraio, Marzo e Aprile. Questi elementi sono la causa degli ultimi ribassi dei prezzi all’ ingrosso dei prodotti della Borsa della Spesa di oggi tra cui troviamo le variazioni maggiori per cavolfiore bianco (-13% con prezzi che vanno da 0,50 a 1,10 euro/chilo), broccoli (-9% con prezzi che vanno da 0,80 a 1,45 euro/chilo), clementine (-10% con prezzi che vanno da 0,80 a 1,40 euro/chilo), zucchine (-8% con prezzi che vanno da 0,80 a 1,50 euro/chilo), arance (-7% con prezzi che vanno da 1,10 a 1,60 euro/chilo) e castagne (-3% con prezzi che vanno da 3,30 a 5,00 euro/chilo).

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Istat: vendite non alimentari -13,5%, propensione -10%

Posted by fidest press agency su sabato, 21 novembre 2020

Secondo l’Istat, nei primi nove mesi del 2020 le vendite non alimentari sono scese del 13,5% e la propensione al risparmio è diminuita di 10 punti rispetto al secondo trimestre 2019.”Dati shock. La diminuzione della propensione marginale al risparmio di ben 10 punti, attesta che manca la fiducia dei consumatori e che, anche quelli che se lo possono permettere, preferiscono risparmiare piuttosto che spendere, in attesa di tempi migliori. Insomma, meglio tenere i soldi sotto il materasso a fronte di un futuro incerto” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”L’incertezza dipende ovviamente e prioritariamente dall’andamento della pandemia, ma il Governo avrebbe potuto fare molti di più per migliorare la situazione. I vari bonus non sono bastati a ridare fiducia e a rassicurare gli italiani. Da marzo, ad esempio, denunciamo che la politica dei voucher va nella direzione esattamente opposta a quella che servirebbe. Nessuno prenota una vacanza di questi tempi se poi rischia, in caso di annullamento, di rivedere i suoi soldi solo dopo 1 anno e mezzo. E’ questa la ragione principale del fallimento del bonus vacanze. Il Governo deve cambiare rotta e prendere atto che con bonus a pioggia dati a casaccio non si va da nessuna parte” conclude Dona. (Mauro Antonelli)

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Consumi: calo delle vendite al dettaglio prevedibile

Posted by fidest press agency su martedì, 10 novembre 2020

“A seguito del deciso recupero segnato nel terzo trimestre, i principali indicatori congiunturali sono tornati vicini ai livelli pre-crisi sanitaria. Le prospettive per i prossimi mesi appaiono incerte Anche il reddito disponibile delle famiglie diminuisce del -5,8%.” – riporta l’Istat nella nota di aggiornamento sull’economia italiana.Un dato che sicuramente va letto in relazione alla delicata situazione del Paese, alla luce del periodo di lockdown che abbiamo attraversato e che si prospetta nuovamente. L’andamento dei consumi presenta profili allarmanti, specialmente in relazione ad un settore tradizionalmente considerato anelastico come quello alimentare, che segna un calo del -0,4%.La contrazione del reddito disponibile, inoltre, inciderà ulteriormente sull’andamento del mercato, con ripercussioni importanti anche sul versante della produzione.Di fronte a questa situazione è indispensabile che il Governo assuma scelte coraggiose e determinate per superare questa delicata fase storica. E che lo faccia in tempi rapidi. È ormai troppo tempo che si discutono piani e programmi per usufruire dei fondi europei: ora bisogna passare all’azione senza trascurare l’opportunità del MES.

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Istat: vendite settembre, -0,8% su mese

Posted by fidest press agency su domenica, 8 novembre 2020

Secondo i dati Istat resi noti oggi, a settembre le vendite al dettaglio scendono dello 0,8% rispetto ad agosto e salgono dell’1,3% su settembre 2019.”Di male in peggio. Dopo che in agosto si era registrato un ottimo rimbalzo, al punto che le vendite avevano già recuperato sui valori pre-Covid di gennaio, sia quelle alimentari che non alimentari, ora si ridiscende. Un dato che sarebbe già allarmante, ma che diventa disastroso se si considera che oggi inizia un nuovo lockdown, che rende questi valori, già negativi, anacronistici, vecchi e superati. Insomma, le nuove chiusure faranno riprecipitare le vendite non alimentari ancora più giù, specie nell’area rossa, ma non solo, visto che i centri commerciali saranno chiusi nei giorni festivi e prefestivi anche nelle zone gialle e arancioni, e, quindi, in tutta Italia” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.Secondo lo studio dell’associazione, le vendite sono stabili rispetto a gennaio 2020, +0,9% quelle alimentari e -0,6% le non alimentari, mentre rispetto a febbraio, ultimo mese pre-lockdown, sono inferiori dello 0,9%, -1% quelle non alimentari.

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Vendite a domicilio: Il caso Lombardia

Posted by fidest press agency su sabato, 17 ottobre 2020

È ancora una volta la Lombardia la prima regione d’Italia per fatturato delle aziende della vendita a domicilio: nel 2019 le vendite in questa regione hanno raggiunto quota 242 milioni 854 mila euro. A comunicarlo è Univendita, la maggiore associazione di categoria della vendita a domicilio, che ha elaborato i dati annuali relativi alle singole regioni italiane. La Lombardia rappresenta il 15,3% del fatturato complessivo delle aziende di Univendita, pari a 1,587 miliardi di euro. A seguire sul podio nazionale ci sono la Campania (che rappresenta il 10,7% del fatturato con 169 milioni 846 mila euro) e il Veneto (9,9% del fatturato, pari a 157 milioni 147mila euro). Nel Nord Ovest si concentra il 26,1% del fatturato delle aziende di Univendita. In quest’area, dopo la Lombardia, in classifica troviamo Piemonte/Valle d’Aosta (131 milioni 750 mila euro, 8,3% del fatturato nazionale) e Liguria (39 milioni 863 mila euro, 2,5%). La situazione cambia se si considera il numero di venditori in forze alle aziende. Infatti, degli oltre 146mila venditori che nel 2019 hanno lavorato per le aziende associate, quasi la metà, il 49,8%, opera nelle regioni del Sud e Isole. La Campania con 22.575 venditori (il 15,4% del totale) e la Sicilia con 20.229 (il 13,8%) sono le due regioni in testa alla classifica nazionale, seguite al terzo posto dalla Lombardia, che conta 16.125 venditori (l’11% del totale italiano).Fra le regioni del Nord Ovest, dove è presente il 18,8% dei venditori italiani, dopo la Lombardia troviamo il Piemonte/Valle d’Aosta che ne conta 9.675 (il 6,6%) e la Liguria con 1.906 (l’1,3%).Se i dati 2019 confermano le tendenze degli anni precedenti, alcune sorprese potrebbero arrivare dalle future rilevazioni post-Covid. «È naturalmente troppo presto per poter ipotizzare se l’impatto della crisi si tradurrà in grossi cambiamenti nella distribuzione regionale di fatturato e di venditori – sottolinea Sinatra –. Ciò che sappiamo è che dopo il lockdown la vendita a domicilio è stata protagonista di una pronta ripresa, con livelli di fatturato nei mesi estivi in crescita rispetto al 2019. Possiamo quindi prevedere che il nostro settore, che ha sempre svolto un ruolo anticiclico dal punto di vista occupazionale, continuerà ad attrarre nei prossimi mesi un gran numero di persone alla ricerca di una seconda vita professionale o di una modalità per integrare il reddito familiare. Le nostre imprese in questo momento offrono oltre 30mila opportunità di lavoro supportate da percorsi di formazione gratuita e qualificata». (fonte: Format Research, marzo 2017).

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Unc: vendite, ad agosto Italia migliore d’Europa

Posted by fidest press agency su martedì, 13 ottobre 2020

L’Unione Nazionale Consumatori ha elaborato gli ultimi dati Eurostat sul commercio al dettaglio del mese di agosto, diffusi il 5 ottobre, che, però, non contenevano ancora il dato italiano. Ebbene, l’Italia ha registrato la migliore performance in Europa. In agosto, infatti, le vendite al dettaglio in volume sono salite, nei dati destagionalizzati, dell’11% rispetto a luglio, il record nell’Ue a 27, che in media segna un rialzo del 3,8% (+4,4% nell’Eurozona). Al secondo posto il Belgio con +9,2% e al terzo la Francia con un +6,2%, al quarto la Germania con +3,1%. Le diminuzioni più marcate in Norvegia (-4,9%) e Svizzera (-1,9%).”Un dato molto positivo per l’Italia, che fa ben sperare per il futuro, anche se il cammino per recuperare quanto perso durante il lockdown è ancora lungo” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Il rovescio della medaglia, infatti, rispetto a questo ottimo rimbalzo estivo è che, se si confrontano i dati di agosto con quelli pre-covid di febbraio 2020, l’Italia si colloca solo in 18° posizione nella classifica europea, con un gap dello 0,8%. Ben 14 paesi sono già in territorio positivo rispetto all’ultimo mese pre-lockdown” conclude Dona.Al primo posto l’Irlanda, con un incremento delle vendite rispetto a febbraio dell’8,2%, al secondo il Belgio con +7,9%, al terzo la Norvegia con +7,8%, mentre l’indice delle vendite al dettaglio è cresciuto del 3,1% nell’Eurozona e del 2,4% nell’Ue a 27.Stessa situazione confrontando i dati di agosto con gennaio. L’Italia è in 19° posizione, con un -0,5%. Al primo posto il Belgio (+10,9%), poi la Norvegia (+9,8%) poi l’Irlanda (+8,1%). La germani è quarta con +6,2%. Si ricorda che il dato congiunturale italiano non è confrontabile con quello Istat reso noto il 7 ottobre poiché Eurostat li aggrega in modo differente.

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Istat: vendite luglio, -2,2% su mese

Posted by fidest press agency su martedì, 15 settembre 2020

Secondo i dati Istat resi noti oggi, a luglio le vendite al dettaglio scendono del 2,2% rispetto a giugno.”Dati allarmanti ed inquietanti. Di male in peggio. Il Paese, invece di migliorare, arretra. Dopo l’inevitabile rimbalzo di giugno, dovuto alla riapertura iniziata solo dal 18 maggio di tutte le attività commerciali al dettaglio, non solo a luglio non si completa il recupero, finendo di colmare il gap esistente con la fase pre-crisi, ma addirittura si regredisce. Peggio di così non si può!” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Se a giugno le vendite totali erano inferiori rispetto a gennaio solo dell’2,1%, a luglio segnano una perdita più che doppia, del 4,3% su gennaio e del 4,9% su febbraio, ultimo mese pre-emergenza Covid. Quelle non alimentari, per le quali era lecito attendersi un rimbalzo maggiore, sono addirittura inferiori del 7%, sia rispetto a gennaio che a febbraio, nei dati destagionalizzati” conclude Dona. (by Mauro Antonelli)

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Istat: vendite giugno, +12,1% su mese

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 agosto 2020

Secondo i dati Istat resi noti oggi, a giugno le vendite al dettaglio salgono del 12,1% rispetto a maggio.”Rimbalzo deludente. A giugno era lecito attendersi un recupero maggiore rispetto al mese precedente, considerato che solo dal 18 maggio avevano riaperto tutte le attività commerciali al dettaglio rimaste chiuse per oltre due mesi, dal 12 marzo. Invece le vendite non alimentari, quelle che dovevano beneficiare della fine del lockdown, registrano un rialzo del 24,4%, positivo ma insufficiente per far registrare un dato positivo rispetto a giugno 2019, segnando una perdita del 4,4%” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Anche considerando, come fa l’Istat, il confronto con gennaio 2020 e i due indici destagionalizzati, è vero che lo scontamento è di 1,1 punti, ma per le vendite totali, quelle non alimentari sono ancora inferiori di quasi il doppio, -2,1%, che sale a -2,5% facendo il confronto con febbraio, ultimo mese pre-emergenza Covid” conclude Dona.

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L’Italia rappresenta il 52% delle vendite di sistemi di pulizia nel mondo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 agosto 2020

Folletto, divisione di Vorwerk Italia che commercializza con la vendita porta a porta il sistema di pulizia presente in una casa italiana su tre, ha chiuso con un fatturato di 374 milioni di euro il bilancio consuntivo 2019. L’Italia continua a confermarsi il Paese in cui il la divisione Kobold/Folletto del Gruppo internazionale Vorwerk realizza la quota maggiore di fatturato, il 52% dei 708,4 milioni di vendite complessive (in 10 Paesi fra Europa e Asia). Positivo anche il dato della forza vendita, che nel 2019 ha raggiunto in Italia quota 4.058 persone. Nel 2019 Folletto ha sfiorato la quota di 700mila apparecchi venduti e, dopo il lockdown, le vendite sono riprese a ritmi sostenuti: a giugno 2020 sono stati venduti 64.834 apparecchi, +33% mese su mese e miglior risultato degli ultimi 11 anni per il mese di riferimento.La Campania è stata nel 2019 la regione con il maggior numero di apparecchi venduti (oltre 100mila, circa il 14,6% del totale italiano), seguita a poca distanza dalla Lombardia, con oltre 95mila apparecchi.Il sistema di pulizia Folletto si compone di una serie di motori e accessori da abbinare per ottenere la perfetta combinazione per le proprie esigenze di pulizia della casa. Oltre alla versione base – la scopa elettrica VK220 S, conosciuta dagli italiani come “il Folletto” e che ormai nell’immaginario è l’aspirapolvere per antonomasia – la configurazione più scelta dai clienti è quella “TOP”, che comprende la spazzola motorizzata tappeti-pavimenti, la “Pulilava” che aspira e lava in un solo passaggio e il kit specifico per materassi e imbottiti. «Per il 2020 – conclude Fabio Leoni – vogliamo continuare a supportare il modello di business della vendita a domicilio, investendo su reclutamento e formazione della forza vendita e puntando sempre di più sul valore aggiunto della dimostrazione a casa del cliente. Il Covid-19 non ci ha fermati, anzi ha fatto emergere ancora di più l’essenza di Folletto, cioè la relazione diretta e personalizzata che siamo capaci di costruire con la nostra clientela».

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Istat: vendite maggio,+24,3% su mese

Posted by fidest press agency su domenica, 12 luglio 2020

Secondo i dati Istat resi noti oggi, a maggio le vendite al dettaglio salgono del 24,3% rispetto ad aprile, 25,2% in volume. “Bene, ottimo rimbalzo. Considerato che solo dal 18 maggio hanno riaperto tutte le attività commerciali al dettaglio, si tratta di un recupero notevole, anche nel confronto europeo. Le vendite in volume rispetto ad aprile salgono del 25,2%, contro una media Ue del 16,4% e del 17,8% per l’Eurozona, quelle non alimentari in volume, la vera cartina di tornasole, addirittura del 66,6%, più del doppio della media Ue, pari a +30,2% e quasi il doppio dell’Eurozona, ferma a +34,5%” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Rispetto alla classifica europea, l’Italia si colloca al quarto posto in Europa della classifica delle vendite congiunturali totali in volume, battuta solo da Svizzera, con +30,7%, Lussemburgo al secondo posto con +28,6% e Francia, terza con +25,6%” prosegue Dona.”Certo rispetto a febbraio, ossia a prima dell’emergenza Covid, il recupero è ancora parziale: le vendite totali di maggio sono inferiori del 12,6%, mentre per le non alimentari il gap è del 21,6%” conclude Dona.

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