Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 344

Posts Tagged ‘vendite’

Commercio: i dati delle vendite al dettaglio tornano a valori negativi

Posted by fidest press agency su martedì, 10 dicembre 2019

Sono stati appena pubblicati dall’Istat i dati relativi al commercio al dettaglio, che ad ottobre risulta in diminuzione del -0,2%. L’Istituto di Statistica sottolinea in oltre come la flessione sia stata rilevata sia in termine di valore che in termine di volume. Considerando che il mese scorso è stato registrato un timido aumento delle vendite ma nei mesi precedenti il trend è stato negativo, i dati odierni rappresentano l’ennesima dimostrazione delle condizioni critiche e instabili in cui continua a versare la nostra economia. Anche il Censis, nella presentazione del Rapporto, ha sottolineato quanto la sensazione di costante incertezza sia presente nella società e nell’opinione pubblica e di quanto lo stress derivante da questo stesso sentimento influisca negativamente nella vita degli individui. Se da una parte le famiglie hanno accolto con sollievo il fatto che sia stato scongelato l’aumento dell’IVA, dall’altro attendono di ricevere concreti benefici da altre misure in via di attuazione, come il taglio del cuneo fiscale. “È evidente che bisogna fare di più al più presto. Il Paese ha bisogno che venga dato nuovo slancio al mercato occupazionale, investimenti per la ricerca, lo sviluppo e l’innovazione. Una strategia, questa, da cui non si può prescindere per dare avvio ad una nuova e stabile crescita.” – afferma Emilio Viafora, Presidente Federconsumatori.

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Natale: vendite ridotte per effetto Black Friday

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 dicembre 2019

Come lo scorso anno, anche nel 2019 si attendono a Natale meno vendite del solito per via dell’effetto Black Friday. L’Unione Nazionale Consumatori, infatti, ha analizzato i dati Istat delle vendite al dettaglio dello scorso anno e quei prodotti che avevano avuto un boom delle vendite a novembre, sono poi calati a dicembre. Una dimostrazione del fatto che le vendite del Black Friday sono nella gran parte dei casi regali di Natale anticipati e non determinano un reale aumento delle vendite complessive.Così, ad esempio, gli elettrodomestici, radio, tv e registratori che a novembre dello scorso anno avevano registrato il record tendenziale delle vendite, +11,7%, a dicembre poi calarono dello 0,9%. Le calzature, al secondo posto delle vendite annue di novembre con un +4,3%, poi nel mese di Natale scesero del 2,5%.L’associazione di consumatori, quindi, ha sommato le vendite di novembre e di dicembre 2018, confrontandole con gli stessi mesi del 2017, per verificare se, grazie al Black Friday, si registrava un reale incremento delle vendite complessive e non un mero spostamento da dicembre a novembre.Ebbene, le vendite non alimentari segnano solo un +0,3%. Solo due gruppi di prodotti riportano un rialzo rilevante delle vendite totali, ossia delle vendite degli ultimi due mesi del 2018 rispetto allo stesso periodo del 2017: Elettrodomestici, radio, tv e registratori con + 4,4% e Dotazioni per l’informatica, la telefonia e le telecomunicazioni con +1,6%. La calzature, che pure erano al secondo posto degli incrementi tendenziali di novembre 2018, finiscono, aggiungendo dicembre, con un incremento totale dello 0,7% soltanto, mentre per l’abbigliamento il rialzo è appena dello 0,1%.

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Istat: vendite settembre +0,9% su anno. Piccoli negozi sempre più inguaiati

Posted by fidest press agency su sabato, 9 novembre 2019

Secondo i dati Istat resi noti oggi, a settembre le vendite in valore salgono dello 0,9% rispetto ad un anno prima.”Dati apparentemente positivi, anche se non certo esaltanti, ma piccoli negozi sempre più inguaiati, in piena crisi ed in caduta libera” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Se le vendite totali salgono su base annua dello 0,9%, rispetto ad appena due anni prima, ossia al settembre 2017, scendono dell’1,7%, mentre per i piccoli negozi il crollo è addirittura del 4,7%. Insomma altro che ripresa! Se poi confrontiamo i dati con i valori pre-crisi del settembre 2008, allora la situazione è ancora peggiore. Rispetto ad 11 anni fa, le vendite totali sono inferiori del 4,5%, ma mentre la grande distribuzione ha oramai recuperato le perdite, segnando un +6,6%, i piccoli negozi registrano ancora una perdita delle vendite totali del 15,9%” conclude Dona.

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Commercio: preoccupa il calo delle vendite nel settore alimentare

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 ottobre 2019

I dati relativi alle vendite al dettaglio ad Agosto, rilevati dall’Istat, delineano un quadro ancora incerto per l’andamento della nostra economia. Seppure si registrino segnali incoraggianti su altri versanti, l’andamento del commercio segna invece una diminuzione del -0,6% in valore e in volume rispetto al mese precedente.Particolarmente allarmante il calo delle vendite relativo al settore alimentare, pari al -0,9% in valore ed al-1% in volume su Luglio 2019. È opportuno ricordare, in tal senso, che il settore alimentare è tradizionalmente considerato come quello che per ultimo viene intaccato in situazioni di crisi.Tale andamento rileva ancora la difficoltà delle famiglie che, seppure ottimiste vista la scampata minaccia dell’aumento dell’IVA, ancora attendono misure che possano incidere positivamente sul loro potere di acquisto.Il taglio del cuneo fiscale, unitamente al bonus per i figli prospettato negli ultimi giorni, sicuramente rappresentano dei segnali positivi in tal senso, che devono essere resi operativi al più presto, destinando le opportune risorse a queste misure.Al fianco di tali operazioni è necessario, inoltre, avviare un piano capace di dare nuovo slancio al mercato occupazionale con lo stanziamento di investimenti per la ricerca, lo sviluppo e l’innovazione, fondamentali per dare un forte segnale improntato alla crescita. Segnale più che mai urgente in questa fase di crisi economica in campo internazionale e di politiche protezionistiche.

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Istat: vendite agosto -0,6% su mese

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 ottobre 2019

Secondo i dati Istat resi noti oggi, ad agosto le vendite in valore scendono rispetto a luglio dello 0,6%.”Il Paese arranca. Anche se agosto resta un mese anomalo, il crollo registrato rispetto a luglio è decisamente troppo elevato per non indicare un rallentamento della nostra economia ed una situazione di difficoltà delle famiglie. Solo il commercio elettronico fa da traino alle vendite” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”I piccoli negozi, poi, registrano un calo anche su base annua. Se a questo aggiungiamo che, a differenza della grande distribuzione, che ha già recuperato rispetto ai valori pre-crisi dell’agosto 2007, segnando un +8,3%, i piccoli negozi registrano ancora, rispetto a 12 anni fa, una perdita delle vendite totali del 10,6%, il quadro è desolante” conclude Dona.

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Superata in Italia la soglia delle 1000 auto elettriche pure immatricolare in un mese

Posted by fidest press agency su domenica, 29 settembre 2019

Per la prima volta in Italia, ad aprile, è stata superata la soglia delle 1.000 auto elettriche pure immatricolate in un mese, risultato che si è ripetuto in maggio e in giugno e che si deve certamente anche agli incentivi all’acquisto (“Ecobonus”) introdotti dalla Legge di Bilancio 2019, grazie ai quali si è scalfita la barriera più rilevante alla diffusione della mobilità elettrica, cioè l’elevato costo iniziale del veicolo. Questo ha fatto salire a circa 6.000 le auto elettriche “pure” (BEV – Battery Electric Vehicle) vendute nei primi sette mesi del 2019, ben un migliaio in più rispetto a tutto il 2018, con una crescita del 113% sullo stesso periodo dell’anno precedente.
Nel 2018 infatti sono state 9.579 le auto elettriche immatricolate (5.010 pure e 4.569 ibride), appena lo 0,5% del totale (2 milioni) e tuttavia abbastanza da far salire il parco circolante a 22.000 unità. Né va dimenticata la crescita relativa: i BEV sono aumentati di una volta e mezza rispetto all’anno precedente (e del 113% se si considerano i primi 7 mesi del 2019), i PHEV, o ibridi plug-in, del 60%.
In tutto il mondo, nel 2018 sono stati immatricolati 2,1 milioni di veicoli elettrici, sia “full electric” (70% del totale) che ibridi plug-in, con un trend di crescita sul 2017 (+78%) che ci si aspetta venga confermato nel 2019, quando si dovrebbero superare i 3 milioni. La Cina svetta con 1,2 milioni di nuovi veicoli elettrici (+78%), il triplo dell’Europa che però si conferma il secondo mercato con oltre 400.000 immatricolazioni (+34%). Seguono Stati Uniti (350.000, +79%) e Giappone (53.000, -6%). In Europa, al primo posto ancora la Norvegia, che con oltre 72.000 nuove auto elettriche segue Cina e Stati Uniti e registra un impressionante 49% sul totale dei nuovi veicoli nel Paese. Al secondo posto la Germania (67.000, +24%), poi Gran Bretagna e Francia (rispettivamente 60.000 e 45.000, +26% e +24%).
Gli incentivi economici rappresentano ancora un fattore determinante per la diffusione della mobilità elettrica e sommando “bonus” nazionali e locali all’acquisto emerge la fotografia di un’Italia in cui è il Nord a mostrare la maggiore dinamicità. Se poi si assume la prospettiva del Total Cost of Ownership, ossia il costo di un veicolo lungo tutta la sua vita utile, che include anche il pagamento del bollo auto ed eventuali modalità privilegiate di accesso a parcheggi e a zone a traffico limitato, la situazione si chiarisce ancora di più: l’esenzione dalla tassa di circolazione, temporanea o permanente, è presente in tutte le regioni, mentre per quanto riguarda le facilitazioni all’accesso o alla sosta si passa da Valle d’Aosta, Campania o Lazio, dove sono ampiamente diffusi, ad Abruzzo o Calabria, dove risultano sostanzialmente assenti.

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Istat: vendite giugno salgono dell’1,9%

Posted by fidest press agency su domenica, 4 agosto 2019

Secondo i dati Istat resi noti oggi, a giugno le vendite in valore salgono sia su base mensile (+1,9%) che su base annua (+1,3%).”Dati finalmente positivi per le vendite, che salgono sia in volume che in valore, sia su base mensile che annua, sia per gli alimentari che per i non alimentari. Unico dato negativo, purtroppo, per i piccoli negozi, che sono ancora nel tunnel della crisi e che, per le vendite alimentari, registrano, rispetto a giugno 2018, un calo dello 0,6%” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Se a questo aggiungiamo che, rispetto ai valori pre-crisi del giugno 2007, i piccoli negozi segnano ancora una perdita delle vendite totali del 13,5%, e addirittura del 21,3% per le vendite alimentari, ossia più di un quinto, è chiaro che i commercianti sono ancora sull’orlo del fallimento” conclude Dona.

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Vendite al dettaglio in calo. Problemi?

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 luglio 2019

L’Istat ha comunicato le sue stime sulle vendite al dettaglio del mese di maggio. Piccole performance, visto che le percentuali di calo sono 0,7 in valore assoluto e 0,8 in volume. Poi ci sono le differenze per settore e tipologie di venditori, con la grande distribuzione che regge (+0,4%) (difficile pensare al contrario) e i piccoli esercizi in calo (4,8%). Per i settori, e anche in questo caso era difficile pensare al contrario, numeri molto positivi per informatica ed elettrodomestici e un po’ negativi per abbigliamento, alimentari & co.
Sostanzialmente la risposta dei consumatori regge ai vari presumibili smottamenti politici ed economici. Presumibili perché, a parte alcune valutazioni politiche negative sulle scelte economiche del nostro Parlamento e del nostro Esecutivo, è troppo presto per avere dati certi su cui poter dire con certezza che ci sono responsabilità di qua o di là. I danni o i meriti – a parte le intuizioni, le analisi e i riscontri immediati …. che spesso colgono il segno – li vedremo fra un po’ di tempo. Certo, se si prendono misure assistenziali credendo in una loro benefica ricaduta (reddito di cittadinanza e quota 100, per esempio), è probabile che, se come contraltare non ci sono politiche di consumi e produttive che ne beneficiano di conseguenza… è probabile che le cose vadano male. La politica e l’economia hanno bisogno di tempo per dimostrare i loro risultati ma alcune avvisaglie si possono individuare prima di ritrovarsi disarmati (e qui si distinguono i bravi politici e i bravi economisti).
Questa non è quell’economia del quotidiano di cui un’associazione come Aduc dovrebbe occuparsi, ma riteniamo opportuno fare alcune valutazioni per ridimensionare quella sorta di allarmismo che anche in questo caso ammanta la diffusione di questi dati. La nuova situazione non implica chissà quali sconvolgimenti delle nostre abitudini e delle nostre tendenze, ma solo un piccolo campanello d’allarme che potrebbe servire perché ogni consumatore si comporti, nella sua libera scelta, a ragion veduta e con le precauzioni del caso. Inoltre sono dati del mese di maggio, è bene tenerlo presente, ed oggi siamo a luglio: a maggio c’era ancora l’incognita delle elezioni europee che probabilmente ha reso più timorosi e indecisi i consumatori. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Unc: vendite al palo, Paese è fermo

Posted by fidest press agency su sabato, 8 giugno 2019

Secondo i dati Istat resi noti oggi, ad aprile le vendite in valore restano stabili su base mensile e salgono del 4,2% su base annua.”Vendite al palo. Il Paese è fermo. Il rialzo su base annua è solo un miraggio dovuto solo all’effetto Pasqua, visto che nel 2018 le vendite si erano concentrate nel mese di marzo, essendo la Pasqua il 1° aprile. Rispetto ad un mese fa, invece, la variazione nulla è indicativa di come l’economia ancora ristagni” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Un fatto ancor più negativo, se si considera che, confrontando i dati di oggi con quelli pre-crisi dell’aprile 2008, nonostante 11 anni fa la Pasqua fosse il 23 marzo, i piccoli negozi segnano ancora una perdita delle vendite del 10,1%, e per le vendite alimentari il crollo è addirittura del 14,6% ( -8,8% per i non alimentari)” prosegue Dona.”Le vendite totali risultano ancora in territorio negativo, -2,5%, anche se, ovviamente, quelle alimentari, grazie alla diversa collocazione della Pasqua, registrano un rialzo del 3,3%” conclude Dona.

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Commercio: vendite ferme rispetto a marzo

Posted by fidest press agency su sabato, 8 giugno 2019

“Ad aprile si registra una sostanziale stazionarietà delle vendite al dettaglio”: questo il bollettino dell’Istat sull’andamento del commercio nel nostro Paese.Rispetto a marzo la variazione registrata è nulla, su base annua si registra invece un aumento del 4,2% in valore e del 4,6% in volume, incremento avvenuto sulla spinta delle vendite legate alle festività pasquali.Forte impennata per l’e-commerce, che segna un aumento del +17,2%.
Nonostante le spinte positive è importante notare come l’andamento delle vendite si stia attestando su livelli invariati rispetto al mese precedente. Segnale che indica il clima di preoccupazione e incertezza in cui vivono molte famiglie, sicuramente destinato ad aggravarsi alla luce di alcuni importanti fattori sul piano economico.
Il primo in termini di incidenza è sicuramente l’allarme relativo all’aumento dell’IVA dal prossimo anno: misura che avrà un impatto catastrofico sulle condizioni delle famiglie e sull’intero sistema economico, con la prospettiva di ricadute di 831 Euro annui a famiglia.Altro elemento di preoccupazione è senz’altro lo stato di salute della nostra economia, con il PIL a “crescita zero”, una manovra correttiva in vista e le minacce di speculazione sui mercati internazionali sempre più vicine (Moody’s ieri è stata molto chiara in proposito n.d.r.).“Di fronte a questa situazione l’atteggiamento arrogante assunto del Governo, che ottusamente intende proseguire sulla strada delle misure ‘fabbrica consensi’ non aiuta il Paese.” – afferma Emilio Viafora, Presidente della Federconsumatori. – “Per questo rinnoviamo il nostro invito alla responsabilità, rivendicando un piano straordinario per il lavoro e per la crescita. Un piano capace di rilanciare lo sviluppo e determinare una ripresa del potere di acquisto e della domanda interna su basi stabili e durature, senza limitarsi a provvedimenti di carattere assistenzialistico e demagogico.”

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Crescono le vendite di vetture aziendali a noleggio usate

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 febbraio 2019

​Nei primi 9 mesi del 2018 sono state vendute oltre 120mila vetture usate ex noleggio a lungo termine. Panda, 500L, Grande Punto, Golf e Qasqai le auto più gettonate. Oltre al consolidato canale dei concessionari, sempre più privati oggi si affidano a questa soluzione, che si rivela conveniente per chi vuole mantenere la proprietà del mezzo, scegliendo comunque un usato sicuro, con un’età media di tre anni, diesel o benzina, correttamente tagliandato e mantenuto presso officine autorizzate, a prezzi competitivi.
Sono questi le principali evidenze che emergono dall’analisi sulle vendite di veicoli usati condotta da ANIASA​, l’Associazione che all’interno di Confindustria rappresenta il settore dei servizi di mobilità. Nei primi 9 mesi dello scorso anno sono state 120mila le vetture vendute dagli operatori di noleggio lungo termine. A questo dato si sommano i veicoli usati commercializzati dalle società di noleggio a breve termine che ogni anno immettono sul mercato decine di migliaia di vetture con pochi mesi di vita alle spalle. La ricerca sulla vendita dell’usato, certificato da agenzie specializzate, mostra come oggi tre auto su quattro provenienti dal noleggio long term siano vendute a commercianti (concessionari e rivenditori). Il ricorso a questo canale consente ai noleggiatori di collocare rapidamente le vetture usate presenti nei piazzali, con prezzi di vendita più contenuti.
Resta significativo il numero di vetture acquistate direttamente dalla clientela privata, ben 8.800 nei primi 9 mesi dello scorso anno, il 7% del totale. La restante parte viene venduta ad aziende o all’estero. “​Oggi le direttrici di sviluppo di questo business, sempre più rivolto ai privati​”, evidenzia Massimiliano Archiapatti – Presidente ANIASA, “​si muovono in due direzioni solo apparentemente in contraddizione tra loro: da una parte, un’offerta sempre più completa, multimediale e interattiva di informazioni, immagini e video sulla vettura in vendita e sulla sua precedente vita aziendale, disponibili anche su smartphone o con apposite APP; dall’altra, l’apertura sempre più frequente di outlet o punti vendita fisici, spesso collocati presso poli attrattivi strategici, dove i clienti possono osservare e toccare con mano l’offerta​”. “​Da anni siamo impegnati​”, conclude Archiapatti, “​nel far riflettere il legislatore sulla necessità di svecchiare il nostro vetusto parco auto circolante attraverso misure economicamente sostenibili anche per i possessori di vetture ante Euro3; una soluzione efficace potrebbe essere rappresentata proprio dalla defiscalizzazione parziale dell’acquisto dell’usato Euro5 o Euro6​”. Le ragioni del crescente successo dell’offerta di usato ex noleggio risiedono soprattutto nella garanzia del prodotto, molto appetibile da privati e rivenditori, in quanto a condizioni economiche vantaggiose ci si assicura un veicolo perfettamente manutenuto secondo tagliandi indicati dalla casa costruttrice ed effettuati presso officine autorizzate, garantiti per 12 mesi come previsto dalla normativa comunitaria; spesso è prevista anche un’estensione di garanzia di altri 12 o addirittura 36 mesi proposta dall’azienda di noleggio (che offre anche la possibilità di un finanziamento presso primari istituti di credito). Tutto con piena certezza sul reale chilometraggio percorso, mettendo il cliente al riparo da possibili truffe.

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Unione Naz. Consumatori su Istat vendite

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 gennaio 2019

Secondo i dati Istat resi noti oggi, a novembre le vendite in valore salgono dello 0,7% su base mensile e dell’1,6% su base annua.”Effetto Black Friday! Dati positivi, ma solo per via del sempre maggiore successo che ha questa giornata di vendite promozionali. Un appuntamento atteso dai consumatori che ormai è diventato una tradizione come negli Stati Uniti. Insomma, il rialzo delle vendite è solo occasionale, non indicativo di un’inversione di tendenza” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Anche perché, nonostante il successo del Black Friday, siamo ancora ben distanti dai valori pre-crisi. Se si confrontano i dati di oggi con quelli del novembre 2007, quando il Black Friday ancora non c’era in Italia, le vendite totali sono tuttora inferiori dell’1,6% e, in particolare, quelle non alimentari segnano un calo dell’1,7 per cento” prosegue Dona”Per le imprese operanti su piccole superfici, poi, si registra un crollo del 10,3% per le vendite non alimentari. Insomma, c’è ancora una voragine da colmare. Solo la grande distribuzione ed il commercio elettronico si sono avvantaggiati del Black Friday. Infatti, anche rispetto ad 11 anni fa, le vendite non alimentari salgono del 7 per cento” conclude Dona.

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La drammatica situazione del giornalismo italiano

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 novembre 2018

E’ caratterizzata dal calo delle vendite, dai giornalisti mal pagati o non pagati, quindi sfruttati, dalla graduale diminuzione delle fonti – induce a riflettere e ad analizzare le cause della catastrofe in atto. Se il web, con i giornali online, è riuscito nel giro di pochi anni a dimezzare le vendite dei giornali cartacei, riducendoli a mezzi di informazione obsoleti, buona parte della crisi in atto, tuttavia, è da addebitare proprio alle tradizionali e storiche testate che non sono riuscite (o non hanno voluto) a compiere una rivoluzione necessaria. Ancorato ai vecchi schemi, il cartaceo vive, attualmente, un momento pessimo, nonostante i finanziamenti pubblici percepiti finora: le vendite diminuiscono vertiginosamente, la pubblicità segue la stessa sorte, i lettori si informano in rete, che è veloce, brucia i tempi e i giornali che, quando approdano nelle edicole, risultano contenere notizie già vecchie e quindi prive di interesse. Sarebbe stata necessaria una riorganizzazione totale in ogni redazione e un adeguamento ai tempi per fronteggiare il cosiddetto ‘online’. In questo contesto, a farne le spese sono stati, in particolar modo, i giornalisti, molti dei quali licenziati per effetto dei tagli nelle redazioni in crisi, tanti altri, invece, pagati in maniera vergognosa, nel silenzio, e spesso con il placet, del sindacato. È molto alta, infatti, la percentuale dei giornalisti che firma contratti discutibili sotto ogni punto di vista e che percepisce due millesimi di euro lordi a battuta. Una professione svilita che non consente a nessuno di poter vivere di questo lavoro, in cui sono evidenti le responsabilità del sindacato sui risibili trattamenti economici, concordati in combutta con gli editori (ricordiamo quando Franco Siddi, segretario della FNSI nazionale, si inchinò ignominiosamente al tavolo con gli editori, svendendo la dignità del lavoro giornalistico e riducendo in miseria tanti colleghi), che portarono a un accordo paradossale, le cui conseguenze si ripercuotono pesantemente sui giornalisti e sulla stampa in genere.
Paghe minime, dunque, e super lavoro, giornalisti-crumiri che lavorano quasi gratis solo per ottenere altri benefici personali e progressiva perdita delle fonti, che nel marasma della ‘notizia a tutti i costi’, vista la fame dei giornalisti, si sono trincerate dapprima nel ‘no comment’ e in seguito sono sparite quasi del tutto. Senza tralasciare la paura delle querele e i costi esorbitanti che esse comportano, causa primaria delle linee accondiscendenti adottate da tante testate. Non possiamo, a questo punto, non far menzione dei contributi sotto varie forme elargiti da diversi politici, amministratori e imprenditori ai giornali in crisi, piccole boccate d’ossigeno a cui deve poi corrispondere la ‘marchetta’ o l’occultamento di certe notizie dannose per il politico o l’amministratore o l’imprenditore spesso prestato alla politica. Anni fa, la sfida del futuro, che è l’oggi, non è stata colta, gli editori dettano, incontrastati, le loro leggi e l’informazione è sempre più discutibile.
(By Alessio Algeri) http://www.africa-express.info

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Istat: vendite luglio -0,1% su mese, -0,6% su anno

Posted by fidest press agency su martedì, 11 settembre 2018

Secondo i dati Istat resi noti oggi, a luglio le vendite in valore scendono dello 0,1% su giugno e dello 0,6% su luglio 2017. “Dati allarmanti. I consumi scendono sia su base mensile che annua. Un fallimento i saldi. Le vendite dell’abbigliamento crollano rispetto allo scorso anno del 2,3% e le calzature dell’1,6%. In queste condizioni diventa una priorità per il Governo concentrare le poche risorse pubbliche per aumentare il reddito disponibile di chi fatica ad arrivare alla fine del mese, invece di voler ridurre le tasse anche a chi sta meglio” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Se si confrontano i dati di oggi con quelli pre-crisi del luglio 2008, le vendite totali sono inferiori del 6,9%. La grande distribuzione ha invece recuperato quanto perso durante la recessione, registrando un incremento del 6,6%: +8% per gli alimentari, +4,4% per i non alimentari. I piccoli negozi, invece, sono ancora nel tunnel della crisi. Rispetto a 10 anni fa, le vendite complessive sono ancora inferiori del 16,5%, quelle alimentari segnano un crollo del 16,3%” prosegue Dona. “In questo contesto, preoccuparsi, come fa la maggioranza di Governo, di chiudere i negozi di domenica, invece che di far riaprire le saracinesche chiuse per la crisi, è assurdo e paradossale” conclude Dona.

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Piccoli negozi: perso un quinto delle vendite in 11 anni

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 agosto 2018

Secondo i dati Istat resi noti oggi, a giugno le vendite in valore scendono dello 0,2% su maggio e salgono dell’1,5% su giugno 2017.”Di male in peggio! I consumi scendono su base mensile ed il rialzo su base annua è troppo lieve e, soprattutto, è più che altro dovuto all’aumento dei prezzi, come dimostra il calo delle vendite alimentari, che in volume si abbassano dello 0,4 per cento, mentre incorporando l’inflazione si alzano dell’1,9%” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Se si confrontano i dati di oggi con quelli pre-crisi del giugno 2007, le vendite totali sono inferiori del 4%. Solo la grande distribuzione ha recuperato quanto perso durante la recessione, registrando un incremento del 6,6%: +10% per gli alimentari, -0,4% per i non alimentari. I piccoli negozi, invece, sono ancora ben lontani dall’aver compensato le perdite subite in questi anni difficili. Rispetto ad 11 anni fa, le vendite complessive sono ancora inferiori dell’13,5%, mentre quelle alimentari segnano addirittura un crollo del 20,9%, ossia hanno lasciato sul campo oltre un quinto delle vendite” conclude Dona.

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In Italia la crescita più veloce delle vendite online in Europa Occidentale

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 agosto 2018

Nei prossimi cinque anni, le vendite online rappresenteranno quasi la metà della crescita complessiva del commercio al dettaglio nell’Europa occidentale. In Italia e in Spagna il commercio online crescera’ in modo molto più veloce rispetto agli altri Paesi europei.In aggiunta, entro il 2023, il 21% delle vendite al dettaglio non alimentari sarà online, in salita rispetto al 13% registrato nel 2017. La vendita di generi alimentari sarà una delle categorie di vendita al dettaglio in più rapida crescita.Questa promettente prospettiva emerge da una nuova previsione rilasciata oggi da Forrester. L’analisi presenta la crescita per 22 categorie di prodotti in 17 Paesi dell’Europa occidentale, con vendite storiche di categorie online risalenti al 2002.”Stiamo assistendo a una crescente fiducia dei consumatori che sta guidando la crescita delle vendite al dettaglio”, afferma l’analista di Forrester, Michael O’Grady. “Nel 2017, l’economia dell’Unione europea è cresciuta al ritmo più veloce in un decennio. E questo si sta riflettendo sulle vendite al dettaglio in Europa occidentale che aumenteranno del 2,8% nel 2018. Oltre alla fiducia dei consumatori, c’e’ anche da dire che non si sono registrati tassi di occupazione così alti dalla crisi bancaria del 2008. Come previsto, l’online sta giocando un ruolo sempre più importante nel mix.”I rivenditori che hanno scelto di commerciare solo online hanno aumentato le loro vendite più velocemente rispetto agli altri che operano online and offline, in quanto guidano gran parte delle loro vendite dai mercati online.Forrester prevede che in futuro un numero sempre maggiore di rivenditori si associerà e venderà attraverso i mercati via internet, man mano che i confini tra i negozi fisici e mercati online diventeranno sempre piu’ intangibili.Nel frattempo, molti rivenditori al dettaglio, soprattutto nel Regno Unito, hanno visto crescere le vendite online e diminuire le vendite in negozio. Un terzo della vendita al dettaglio di prodotti non alimentari nel Regno Unito sarà online entro il 2023.

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Unione Naz. Consumatori su Istat vendite

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 giugno 2018

Secondo i dati Istat resi noti oggi, ad aprile le vendite in valore scendono dello 0,7% su marzo e del 4,6% su aprile 2017.”Il dato negativo è certo un rimbalzo dovuto alla fine dell’effetto Pasqua, che ha determinato, per il settore alimentare, un calo congiunturale dell’1,9% e del 7,3% su base annua. Ma un crollo così alto non si spiega solo con la diversa collocazione di una festività. Le vendite, insomma, restano al palo” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Se si confrontano i dati di oggi con quelli pre-crisi dell’aprile 2008, le vendite totali sono inferiori del 6,4%, mentre per la grande distribuzione si registra un lieve incremento dello 0,7%, +1,4% per gli alimentari” prosegue Dona.”I piccoli negozi, invece, sono ancora ben lontani dall’aver recuperato le vendite perse durante la recessione. Rispetto a 10 anni le vendite complessive sono inferiori dell’11%, mentre quelle alimentari segnano addirittura una caduta del 19,3%” conclude Dona.

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Veeam annuncia il trentanovesimo trimestre consecutivo di crescita

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 aprile 2018

Veeam® Software, l’innovativo fornitore di soluzioni di Intelligent Data Management per la Hyper-Available Enterprise™, ha annunciato i risultati finanziari del primo trimestre 2018. Nel trentanovesimo trimestre consecutivo di crescita delle vendite, Veeam ha registrato una crescita annuale degli ordini pari al 21 percento. Grazie a 12.000 nuovi clienti, che portano la base clienti totale della società a toccare le 294.000 unità, e ad una crescita annua degli ordini ricevuti da clienti del settore Enterprise pari al 58 percento, Veeam è perfettamente in linea per raggiungere l’obiettivo di diventare un’azienda da 1 miliardo di dollari nel 2018.
“La nostra missione è di essere il fornitore di riferimento di soluzioni per la gestione intelligente dei dati, con l’obiettivo di permettere alle aziende clienti di operare con successo in un mondo in cui è indispensabile la Hyper-Availability dei dati”, ha commentato Peter McKay, Co-CEO e President di Veeam. “Oggi, grazie alla più completa piattaforma di Hyper-Availability per la protezione di qualsiasi dato, applicazione o architettura cloud, affianchiamo circa 300.000 clienti nel passaggio dal vecchio mondo– fatto di backup sporadici e recuperi rischiosi dei dati – ad una nuova era in cui i dati sono disponibili in sistemi intelligenti e automatizzati che si estendono in tutta l’azienda”. “L’impegno verso i nostri clienti è il motore della nostra crescita e ci permetterà di raggiungere il miliardo di dollari di ordini nel 2018”, ha proseguito McKay. “Per raggiungere i nostri obiettivi di crescita e tenere fede alla nostra missione abbiamo effettuato investimenti significativi nei team di progettazione e sviluppo, esteso le attività di marketing e branding, studiato nuovi programmi ed iniziative per supportare i nostri partner, esteso le nostre alleanze e l’offerta e aumentato il nostro focus sul mercato delle grandi aziende. I solidi risultati ottenuti in tutte le aree geografiche, con una crescita annuale a due cifre nel primo trimestre in tutte le aree, sono il risultato di quanto fatto. Sono fiducioso nel fatto che il momento positivo, la leadership del nostro management e l’unicità della nostra Hyper-Availability Platform ci permetterà di diventare entro il 2018 una software company da un miliardo di dollari”.

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Istat vendite: consumi al palo, in 10 anni

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 aprile 2018

Secondo i dati Istat a febbraio le vendite in valore aumentano dello 0,4% su gennaio e scendono dello 0,6% su febbraio 2017.”I dati ci dicono che i consumi sono ancora al palo. A fronte di una crescita dello zero virgola su base mensile, scendono le vendite su base annua” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Se si confrontano i dati di oggi con quelli pre-crisi del febbraio 2008, le vendite totali sono ancora inferiori dell’8%, mentre i piccoli negozi hanno perso addirittura il 15,4%” conclude Dona.
“La buona notizia, è che, rispetto a 10 anni fa, la grande distribuzione ha recuperato le vendite perse durante la crisi, anche se segna solo un +0,2%. In particolare, dal febbraio 2008 ad oggi, le vendite alimentari salgono del 7,2%, mentre uelle non alimentari sono ancora inferiori del 10,1%” prosegue Dona.”I piccoli negozi, invece, sono ancora nel tunnel della crisi: -15,4% le vendite complessive, -13,5% quelle alimentari, -16,1% le non alimentari” conclude Dona.

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Piccoli negozi: vendite ottobre -1% su mese, -2,1% su anno

Posted by fidest press agency su martedì, 12 dicembre 2017

istatSecondo i dati Istat resi noti oggi, ad ottobre le vendite in valore diminuiscono dell’1% su settembre 2017 e del 2,1% su ottobre 2016.”Dati pessimi! Di male in peggio. Non c’è un solo valore in crescita, né su mese né su anno, né per gli alimentari né per i non alimentari, né per la grande distribuzione né per i piccoli negozi, né in valore né in volume. Persino i discount, gli unici a tenere in questi anni di crisi, registrano un calo annuo delle vendite dell’1%” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Rispetto a 10 anni fa, poi, ossia rispetto ai valori pre-crisi, si amplia l’abisso da colmare, specie per i piccoli negozi. Dall’ottobre 2007 ad oggi, per i piccoli negozi le vendite in valore sono diminuite del 15,7%, -16,8% per gli alimentari e -15,6% per i non alimentari” conclude Dona.

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