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Inaugurazione uffici Nuovo Centro Estero Veneto e Unioncamere Veneto

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 novembre 2018

Marghera (Venezia) Martedì 6 novembre 2018, alle ore 11.30 presso la Sala Europa di Unioncamere del Veneto (PST Vega, Edificio Lybra, via delle Industrie 19/C), Luca Zaia, Presidente della Regione del Veneto, e Mario Pozza, Presidente di Unioncamere del Veneto e del Nuovo Centro Estero Veneto, inaugureranno le sedi dell’associazione Nuovo Centro Estero delle Camere di Commercio del Veneto e dell’Unioncamere regionale.All’evento parteciperanno i presidenti e i segretari delle Camere di Commercio del Veneto, i presidenti delle Aziende Speciali e compartecipate, i presidenti delle Federazioni ed Associazioni regionali e provinciali di categoria. Data la rilevanza dell’evento, la presenza di un operatore dell’informazione della vostra testata giornalistica sarà particolarmente gradita.Il Nuovo Centro Estero Veneto è l’Associazione costituita dalle Camere di Commercio di Venezia Rovigo e Treviso-Belluno che svolge un servizio associato al sostegno del sistema economico produttivo veneto sulla base di un Accordo di Programma con la Regione del Veneto per la promozione economica e l’internazionalizzazione delle imprese. L’obiettivo del Nuovo Centro Estero Veneto è divenire un punto di riferimento per lo sviluppo della promozione internazionale delle realtà imprenditoriali venete nell’approccio ai mercati esteri, ponendo particolare attenzione a quelli più dinamici e strategici. L’Associazione rappresenterà il Veneto nelle principali fiere di settore, organizzerà missioni imprenditoriali all’estero ed eventi formativi per gli imprenditori, oltre a divenire punto di riferimento per l’attrazione degli investimenti esteri.

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Veneto – frane – distruzione

Posted by fidest press agency su domenica, 4 novembre 2018

“In Veneto ci sono ben due luoghi naturalistici di alto valore, quali la Gola dei Serrai di Sottoguda e la Valle di San Lucano che sono state praticamente cancellati. La Valle di San Lucano ha un valore geologico importante ed ora tutte le sue caratteristiche ambientali sono state completamente cancellate. Rocca Pietore, uno dei borghi più belli d’Italia è stato durissimamente colpito. Ben 3 milioni di piante abbattute, 50.000 gli ettari segnati per almeno un SECOLO, migliaia di metri cubi di acqua e detriti nel Garda dall’Adige con non pochi problemi per le specie ittiche e per il delicato ecosistema del Lago di Garda. Un patrimonio umano e culturale chiamato a reagire. Parliamo di circa 10.000 famiglie isolate soprattutto nelle zone del Feltrino e dell’Agordino, ma anche il Comelico e l’Ampezzano, Alpago, l’altipiano di Asiago ed il Cansiglio. Sono tutti luoghi che rappresentano alcune tra le principali peculiarità naturalistiche e tradizionali del Veneto. Sul posto quasi 1000 le persone impegnate ed un esercito di volontari e tra questi anche le guide AIGAE”. Lo ha affermato Andrea Gelmetti, Coordinatore delle Guide Ambientali Escursionistiche AIGAE del Veneto che sta seguendo costantemente l’evolversi della situazione. Anche in Veneto molte guide stanno offrendo un contributo concreto sui luoghi colpiti.
“Preoccupazione anche per le specie ittiche e per il delicato ecosistema del Lago di Garda. In un certo senso non possiamo non sentirci coinvolti in questa situazione; fare la guida ambientale escursionistica non vuol dire solo accompagnare ma molto di più: significa partecipare – ha continuato Gelmetti – essere complici del territorio, raccogliere la memoria, trasferirla e tramandarla, alimentare e sostenere le piccole economie rurali. Il nostro impegno adesso é quello di proseguire con professionalità e responsabilità su questa strada, perché le persone i territori colpiti da queste avversità sono in qual modo la nostra casa”. In Friuli rasa al suolo una seconda Foresta dei Violini, famosa nel mondo per gli abeti rossi.“Dopo quella di Stradivari è andata abbattuta anche un’altra foresta dei violini: la foresta della Val Saisera la seconda foresta dei violini colpita. Era l’estremo baluardo difensivo dell’Impero Asburgico. La foresta degli abeti rossi che hanno dato vita a violini oggi famosi nel mondo. In questo momento la nostra guida Fulvio Pisani si sta recando proprio in questa foresta.Isolate intere valli come la val Cellina,Val Vajont, Val Degano – ha dichiarato Franco Polo, Coordinatore delle Guide Ambientali Escursionistiche AIGAE del Friuli Venezia Giulia che è in costante contatto con le guide che sono sul posto – l’alta Val Tagliamento, la zona di Sauris e dal Friuli la località turistica di Sappada per non parlare delle diverse frazioni isolate in un territorio di 300 km quadrati. Il danno al patrimonio naturale è pesante con ferite che non si rimargineranno subito. Un esempio per tutte la statale 251 interrotta da domenica a questa mattina per l esondazione del Cellina eppure lo stesso tratto era stato costruito e riparato nel 2015 con la promessa che l’ esondazione non si sarebbe più verificata per almeno 7 anni. E ancora paesi senza corrente elettrica, 26 comuni in Carnia con l’ obbligo di bollire l’ acqua perché gli acquedotti sono mal ridotti ed infine un paese senza acqua Forni Avoltri, danni dunque ma a questo ci sarà rimedio, questa gente a cui va tutta la solidarietà del mondo perché non chiedono nulla che di ricostruire di riparare i danni”. “Le valli delle Dolomiti friulane zona UNESCO sono inaccessibili per e frane. Siamo dinanzi ad un danno di cui non abbiamo ancora coscienza. Ho visto interi versanti con schianto di alberi e penso all’inevitabile dissesto che seguirà. Il bosco del Pradut è praticamente al suolo. Inaccessibile anche il mitico campanile di Val Cimoliana. I luoghi di Mauro Corona colpiti e feriti….. Ciò che colpisce non è l acqua alle alluvioni siamo abituati – ha concluso Polo – ma l energia del vento , forte come in mare aperto, ma qui siamo in montagna e se il vento entra in valle prende velocità. E’ un fenomeno sempre più frequente. Ora tocca ricostruire preservare e capire che si può ancora vivere con la natura anche perché queste zone sono un inno alla vita” .“Esprimiamo profonda solidarietà – ha dichiarato Filippo Camerlenghi, Presidente Nazionale delle Guide Ambientali Escursionistiche AIGAE – e confermiamo la nostra disponibilità nell’essere al fianco di tutte le popolazioni colpite anche nella fase post – emergenziale. Piangiamo con i loro cari tutte le vittime. Siamo al fianco di tutto l’indotto duramente colpito ed al più presto penseremo ad iniziative mirate così come accadde in occasione del terremoto che colpì l’Italia Centrale. Il Patrimonio Ambientale italiano ha subito un duro colpo, praticamente senza precedenti. Intere Foreste, Boschi ed aree UNESCO ritenute Patrimonio dell’Umanità sono state praticamente rase al suolo con paesaggi esteticamente modificati. AIGAE c’è, è al fianco di tutti i popoli colpiti. Le nostre guide al momento stanno anche operando sul territorio, in quanto sentinelle di quei borghi e di quei luoghi”.

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Luca Zaia dichiara di voler pagare di più gli insegnanti in Veneto

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 ottobre 2018

La richiesta espressa in queste ore dal governatore veneto è già scritta nel testo di progetto di legge che in Veneto hanno approvato e presentato al ministro per le Regioni Erika Stefani: il fine è decidere in modo autonomo il trasferimento su base volontaria del personale della scuola, maestre, prof e bidelli, alla Regione Veneto, il tutto incentivato da stipendi possibilmente più alti. Secondo Marcello Pacifico, presidente del giovane sindacato, l’dea di fondo del governatore Luca Zaia non è sbagliata: pagare di più gli insegnanti della propria regione rispetto ai livelli mortificanti stabiliti dall’ultimo contratto collettivo nazionale, che non ha garantito nemmeno il recupero dell’inflazione, è un intervento doveroso. Detto questo, attenzione a non imporre norme incostituzionali che al di fuori delle prerogative dello statuto speciale andrebbero a differenziare il personale originariamente assunto dalla Stato in base al luogo di residenza: senza il rispetto del nostro dettato costituzionale, si rischia poi di cadere nella perdita dei diritti.

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Veneto agricoltura attenta anche al territorio

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 agosto 2018

Il Direttore di Veneto Agricoltura, Alberto Negro, effettuerà questa settimana due sopralluoghi in altrettante strutture di proprietà dell’Agenzia regionale restaurate di recente o che necessitano di interventi migliorativi. Sotto la lente Malga Paoda nella Foresta regionale Destra Piave (BL) e il Rifugio Revolto nella Foresta di Giazza (VR).
Veneto Agricoltura, l’Agenzia regionale per l’innovazione del settore primario, oltre all’attività di ricerca e sperimentazione agricola attuata presso i propri centri sperimentali e aziende pilota, svolge anche una serie di importanti compiti in altri ambiti, a cominciare dalla gestione di alcune aree forestali e alpine della nostra regione.In questo contesto, il Direttore di Veneto Agricoltura, ing. Alberto Negro, visiterà questa settimana due strutture di proprietà dell’Agenzia, date in concessione a soggetti terzi, ristrutturate di recente o che necessitano di specifici interventi. Si tratta di Malga Paoda, situata sulle pendici del Monte Grappa a ridosso del Monte Tomatico, in Comune di Quero (Bl), e del Rifugio Revolto nella Foresta di Giazza in Comune di Selva di Progno (Vr).
Nel primo caso, il sopralluogo è finalizzato alla verifica degli interventi di recupero eseguiti a Malga Paoda, un immobile di proprietà di Veneto Agricoltura situato nella Foresta regionale Destra Piave, a oltre 1000 metri di altitudine, in Comune di Quero (BL). Fino a qualche anno fa l’immobile era ridotto a vero e proprio rudere, ma un attento restauro e importanti interventi migliorativi, quali la realizzazione di un sistema di potabilizzazione dell’acqua e un impianto fotovoltaico posto sul tetto, lo hanno trasformato in un bellissimo agriturismo. Oggi, una donna imprenditrice – Monica Miuzzi – conduce l’attività agrituristica parallelamente a quella zootecnica, posta più a valle, dove vengono allevati una trentina di capi e prodotti ottimi formaggi di montagna.Il secondo sopralluogo che il Direttore di Veneto Agricoltura effettuerà questa settimana riguarda invece la Foresta di Giazza e in particolare l’area del Rifugio Revolto, situato in Comune di Selva di Progno (VR) a 1336 metri di quota, interessata da preoccupanti fenomeni di dissesto idrogeologico aggravatisi dopo le intense precipitazioni delle scorse settimane. L’incontro con il concessionario del Rifugio servirà sia per fare il punto sui possibili interventi necessari sotto il profilo della regimazione idraulica del luogo, che verrebbero eseguiti anche sulla base delle nuove competenze di gestione forestale acquisite quest’anno da Veneto Agricoltura, sia per verificare la fattibilità di realizzare una nuova linea di collegamento elettrico che favorirebbe non poco l’attività del Rifugio, attualmente dotato di un insufficiente impianto fotovoltaico.

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Veneto: Traffico a Nordest

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 agosto 2018

Continua a Nordest il trend positivo dei movimenti di merci e persone grazie al buon andamento dell’economia locale, alla crescita delle esportazioni e del turismo. Nel 2017 si sono registrati tassi record per i traffici nel porto di Trieste ed aeroporti di Treviso e Verona. Flussi in aumento anche nelle tratte autostradali Brennero-Modena (A22), Udine-Tarvisio (A23) e Valdastico (A31). Questi i dati più rilevanti dalle analisi del Centro Studi di Unioncamere del Veneto nell’ambito dell’Osservatorio sui Trasporti, le Infrastrutture e la Logistica del Nordest (TRAIL Nordest). Con oltre 10mila visualizzazioni all’anno, il portale http://trail.unioncamereveneto.it si conferma per il secondo anno di fila un ottimo strumento per monitorare costantemente e in modo aggiornato il sistema logistico locale rendendo disponibili informazioni su flussi di traffico, progetti, appalti, criticità e iter procedurali.
Sulla base degli ultimi dati disponibili, nel 2017 il volume di traffico veicolare per chilometro sulla rete autostradale del Nordest è aumentato in tutte le tratte, determinato soprattutto dall’intensificazione del traffico pesante (camion). In particolare, la crescita del traffico di veicoli pesanti interessa principalmente i grandi corridoi europei (Rete TEN-T). Gli incrementi maggiori si sono registrati nelle tratte dell’A23 Udine-Tarvisio (+8,3%), dell’A31 Valdastico (+8,7%), dell’A22 Brennero-Modena (+7,6%). Seguono le tratte dell’A4 Venezia/Mestre-Trieste (+4,9%) e Brescia-Padova (+4,3% contro il +2,8 dell’anno precedente).
Per quanto riguardi i porti dell’Alto Adriatico, Trieste e Ravenna hanno registrato nel 2017 un trend positivo nel traffico complessivo di merci (rispettivamente +4,6% e +2,1% rispetto all’anno precedente). Nello scalo triestino, che ha confermato una performance nazionale da primato con circa 62 milioni di tonnellate di merci movimentate, spicca l’aumento del general cargo (+14,1%), con le movimentazioni ad alto valore aggiunto, il RO-RO e il settore container, che ha raggiunto il record storico di oltre 616 mila TEU (+26,7% rispetto al 2016). Trieste è il secondo porto dell’Alto Adriatico per la movimentazione di container, facendo seguito al primato del porto di Koper con quasi 912 mila TEU. Nello scalo di Ravenna, che nel 2017 ha movimentato oltre 26 milioni di tonnellate di merci, spiccano le rinfuse solide, grazie al traffico record di materie prime per la produzione di ceramiche nel distretto di Sassuolo. Per il porto di Venezia il 2017 si è rivelato un anno di stabilità in termini di merci movimentate (25 milioni di tonnellate). In forte crescita invece i passeggeri del comparto traghetti (204 mila, +34,4%) a fronte di una diminuzione dei croceristi (1,4 milioni, -11%). Drastico calo per il porto di Chioggia (-33,8%) causato dal persistere dei problemi di accessibilità alle banchine portuali, di navigazione dei canali lagunari e della fase di transizione istituzionale dovuta all’aggregazione dell’Azienda Speciale per il Porto di Chioggia (ASPO) all’Autorità Portuale di Venezia, oggi un’unica realtà definita come Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Settentrionale (AdSP MAS) – Porti di Venezia e Chioggia.
Aumento record dei passeggeri negli aeroporti del Nordest, che hanno evidenziato incrementi nei flussi superiori alla media nazionale (+6,4%), raggiungendo complessivamente oltre 17 milioni di passeggeri all’anno. Nel 2017 il traffico passeggeri è aumentato del +14,4% a Treviso (superando i 3 milioni di persone), del +10,4% a Verona (3 milioni), del +7,8% a Venezia (10 milioni), del +7,3% a Ronchi dei Legionari (quasi 1 milione), inferiore invece l’incremento evidenziato all’aeroporto di Bolzano (+4,3%, 16 mila passeggeri). In particolare, negli scali di Treviso, Verona e Ronchi dei Legionari fa da traino la crescita del segmento nazionale (rispettivamente +22,4%, +14,4%, +15%), da e verso le città del Centro-Sud e Isole italiane. Nello scalo veneziano invece prevale lo sviluppo del segmento internazionale, soprattutto nei collegamenti da e verso il Nord America, il Medio e l’Estremo Oriente.
L’interporto Quadrante Europa di Verona è il primo interporto in Europa per volumi di traffico merci. Nel 2017 il nodo logistico ha movimentato oltre 8 milioni di tonnellate di merci su ferrovia, grazie a 16 mila treni in movimento, e 20 milioni di tonnellate su gomma. Il traffico ferroviario è rimasto sostanzialmente stabile rispetto al 2016 a seguito di alcuni eventi eccezionali che hanno interessato la linea ferroviaria. I dati analizzati, elaborati dall’Osservatorio TRAIL Nordest, sono solo alcuni dei risultati disponibili nella Sezione “Dati e indicatori” del portale http://trail.unioncamereveneto.it/ che contiene tutte le schede aggiornate sulle principali infrastrutture e i nodi logistici del territorio. Inoltre la sezione “Studi e ricerche” è stata arricchita con nuovi contributi tecnici.

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Il settore vitivinicolo diventa 4.0

Posted by fidest press agency su sabato, 11 agosto 2018

Lignano Sabbiadoro (UD) lunedì 13 agosto al Beach Aurora Lungomare Alberto Kechler – località Lignano Pineta (inizio alle 18.30) un confronto sulle potenzialità di un ambito che in Italia – e ancor più in Friuli Venezia Giulia – viene considerato un’eccellenza. Partendo dalla rivoluzione 4.0, tre gli aspetti sui quali si farà focus: le prospettive della produzione vitivinicola, le possibilità occupazionali e i risvolti sociali. Con tre relatori d’eccezione: Carlo Feruglio, presidente dell’azienda agricola La Ferula, il direttore della Fondazione Villa Russiz Giulio Gregoretti e Marco Tam presidente del Gruppo Greenway; tre modi diversi di guardare al mondo agricolo accomunati da un elemento: la passione per la terra e per il proprio territorio.Punto di partenza è il mondo vinicolo. Un settore che l’Area Studi di Mediobanca, nella sua ultima indagine, ha dato in crescita per l’ottavo anno consecutivo. Secondo il documento, nel 2017 è aumentato il fatturato delle società italiane (+6,5% sul 2016) grazie alla buona performance dell’export (+7,7%), con un boom del commercio verso l’Asia (+21,1%), ma anche al contributo delle vendite domestiche (+5,2%). Questa crescita ha portato ad un aumento degli occupati (+1,8%) e degli investimenti (+26,7%), aprendo di fatto a positive aspettative per il 2018. Infatti la vendemmia, attesa a breve, lascia ben sperare. Per esempio, in Friuli Venezia Giulia dove la stagione è iniziata leggermente in ritardo, secondo l’Unione Italiana Vini dovrebbe essere più abbondante rispetto allo scorso anno, con una qualità ottima.
Del resto, è l’intero settore primario a risentire di un’importante crescita. Il Rapporto statistico annuale 2017 della Regione FVG, parla di 15.242 occupati in agricoltura nel 2016. Per quanto rappresenti solo il 3,1% del totale, l’occupazione del settore primario ha registrato una significativa crescita dal 2011, in particolare nell’ultimo anno (+15,1%).
L’incontro “Prospettive della produzione vitivinicola, possibilità occupazionali e attività sociali” è moderato dal giornalista e responsabile editoriale Nordest di EoIpso Carlo Tomaso Parmegiani. Al termine è previsto un aperitivo per consentire di incontrare, in maniera informale e conviviale i relatori.L’ottava edizione di Economia sotto l’Ombrellone è organizzata da Eo Ipso – comunicazione ed eventi, ha il patrocinio del Comune di Lignano Sabbiadoro e di Turismo FVG. Main sponsor: Sky Gas & Power, CrediFriuli, Bcc Pordenonese, Bcc Staranzano e Villesse, Banca di Udine. La rassegna ha il contributo di: Confindustria Udine, Ramberti attrezzature balneari, GLP – intellectual property office, Gruppo Greenway Bionenergie, San Daniele bioenergia, Real Comm, Idea Prototipi, SecurBee e Servizi 4.0. Sponsor tecnici: Scriptorium Foroiuliense, Fondazione Villa Russiz, Beach Aurora, Lignano Pineta, Hotel Ristorante President e Porto Turistico Marina Uno.

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Veneto: secondo trimestre positivo per l’industria

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 agosto 2018

Nel secondo trimestre 2018, sulla base dell’indagine VenetoCongiuntura, la produzione industriale ha registrato un incremento del +4% (era +3,2% nel trimestre precedente) ed anche la variazione congiunturale destagionalizzata ha confermato una crescita del +3% (era -0,8% nel trimestre precedente). L’analisi congiunturale sull’industria manifatturiera di Unioncamere Veneto è stata effettuata su un campione di 1.505 imprese con almeno 10 addetti (www.venetocongiuntura.it).«Il quadro che emerge dall’analisi congiunturale del settore manifatturiero nel secondo trimestre 2018 è complessivamente positivo, ma evidenzia anche segnali di preoccupazione per il trimestre successivo – sottolinea Mario Pozza, presidente di Unioncamere Veneto –. Sono risultati in sintonia da un lato con l’andamento dell’economia globale, che continua a crescere su livelli significativi, dall’altro con le incertezze globali che condizionano l’andamento dell’economia regionale orientando le previsioni al ribasso. Diventa fondamentale quindi un costante monitoraggio del sistema industriale per conoscere in tempo reale lo stato di salute delle imprese che non possono essere lasciate sole, mettendo in atto politiche di rilancio che rafforzino la competitività del tessuto produttivo, che puntino sull’internazionalizzazione, digitalizzazione e la valorizzazione del capitale umano».
Sotto il profilo dimensionale l’indicatore ha mostrato la performance migliore nelle imprese di piccole dimensioni con un aumento del +4,9%; seguono le medie e grandi imprese con una crescita del +3,6%. La crescita più marcata ha riguardato i beni di investimento (+5,9%), seguiti dai beni intermedi (+5%) e di consumo (+2,1%). A livello settoriale la tendenza positiva è evidente nel comparto della gomma e plastica (+8,4%), nei comparti delle macchine ed apparecchi meccanici (+6,5%), nei mezzi di trasporto (+6%) e nei metalli e prodotti in metallo (+5,2%). Nel secondo trimestre 2018 è leggermente aumentata la quota di imprese che registrano incrementi dei livelli produttivi (56% contro il 55% del trimestre precedente) mentre è rimasta stabile al 27% la quota di quelle che dichiarano variazioni negative della produzione. Il tasso di utilizzo degli impianti si è ridotto attestandosi a 72,5%. I valori massimi riguardano i settori della carta, stampa ed editoria (79,2%), gomma e plastica e metalli e prodotti in metallo (entrambi 75,9%), mentre le variazioni minime si registrano nei comparti dei mezzi di trasporto (68,3%), marmo, vetro, ceramica (68,6%) e legno e mobile (68,7%). Il livello di giacenze dei prodotti finiti è ritenuto adeguato dal 56% delle imprese industriali, per il 5% le giacenze sono in esubero e per il 37% non ne tiene. Le previsioni, invece, indicano un peggioramento delle aspettative degli imprenditori per i prossimi tre mesi. Solo per gli ordini esteri il saldo si attesta a +3,5 punti percentuali, mentre per tutti gli altri indicatori il saldo ha registrato un valore negativo: produzione -4,6 p.p. (era +17,3 p.p.); fatturato -1,7 p.p. (era +19,5 p.p.); ordini interni -6,3 p.p. (era +13,7 p.p).

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Veneto: vendemmia 2018

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 agosto 2018

Per il via alla Vendemmia 2018 é scattato anche nel Veneto il conto alla rovescia. Nelle cantine è tutto pronto per accogliere, a partire da lunedì 13 agosto, i primi carri con le uve delle varietà precoci destinate alle basi spumante (Chardonnay e Pinot). I tecnici, incrociando le dita, annunciano una buona annata; per saperne di più bisognerà attendere certamente lo “sforbiciare” (a mano o per via meccanica), o lo “storico” focus sulle “Previsioni vendemmiali nel Nord-Est e non solo”, giunto alla 44^ edizione, promosso da Veneto Agricoltura, con Regione, Avepa, ARPAV, CREA-VE, Regione Friuli-Venezia Giulia, Province di Trento e Bolzano, in programma venerdì 10 agosto (ore 9,30) a Legnaro-Pd presso la sede centrale dell’Agenzia regionale (Viale dell’Università 14).Nel corso dell’incontro, al quale è annunciata una massiccia partecipazione di operatori del settore provenienti dal Veneto e dalle regioni limitrofe, saranno forniti i dati quali-quantitativi di previsione vendemmiale non solo di tutte le province del Nord Est d’Italia, ma anche delle principali regioni vitivinicole italiane (Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, Puglia e Sicilia), nonché di Francia e Spagna grazie a dei collegamenti in videoconferenza con esperti di quelle aree.Il focus di Veneto Agricoltura punta dunque a fotografare il vigneto “europeo” alla vigilia della vendemmia proprio per offrire agli addetti ai lavori un quadro esauriente sullo stato sanitario generale delle uve, la loro qualità e soprattutto la quantità stimata di raccolta, un dato questo di estrema importanza per i produttori. Ricordiamo quanto è ormai certo:
– nel Triveneto quasi tutte le varietà di vite hanno registrato un anticipo vegetazionale di qualche giorno rispetto alla norma.
– L’andamento meteo è stato finora complessivamente favorevole, con giuste temperature e abbondanti precipitazioni che hanno contribuito ad un buon sviluppo del frutto.
– l’uva è tendenzialmente sana, soprattutto quella a bacca bianca. Comunque, vista l’umidità, emerge qualche preoccupazione relativamente alla peronospora (in particolare nei vigneti di pianura), oidio, flavescenza dorata e mal dell’esca. Ricordiamo che nelle scorse settimane i Servizi fitosanitari della Regione Veneto avevano autorizzato i viticoltori ad aumentare l’utilizzo di rame da 6 a 9 kg/ha, a conferma che le abbondanti precipitazioni avevano creato non poche preoccupazioni.
– la produzione sarà mediamente superiore del 10-12% rispetto a quella dell’anno scorso (che però era stata particolarmente scarsa), con punte anche superiori.

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Milioni di euro a Veneto agricoltura da Bruxelles

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 agosto 2018

L’Unione Europea approva due nuovi importanti progetti INTERREG che vedono protagonista l’Agenzia regionale. Il primo (ITACA, 1,8 mln/euro) per rafforzare e rendere più sostenibile il settore della pesca del pesce azzurro nell’Adriatico; il secondo (GREVISLIN, 2,9 mln/euro) sviluppa le infrastrutture verdi, monitora le acque e la biodiversità degli habitat fluviali (come il basso Livenza) a Nord-est e in Slovenia.Veneto Agricoltura ancora una volta ha fatto bingo, ma sia ben chiaro che la fortuna qui non c’entra. L’Agenzia regionale si è infatti aggiudicata questa settimana due nuovi progetti europei, gli ultimi in ordine di tempo di una lunga serie (una decina solo nell’ultimo anno): un INTERREG Italia-Croazia (ITACA) e un INTERREG Italia-Slovenia approvati dall’Unione Europea per la loro valenza innovativa.Obiettivo di ITACA è quello di mettere a punto delle strategie e strumenti innovativi capaci a rafforzare la competitività e la sostenibilità della pesca del pesce azzurro nel Mare Adriatico italiano e croato. Il progetto, che vede quale capofila proprio Veneto Agricoltura, coinvolge altri soggetti partner italiani e croati quali il CNR, l’Istituto Agronomico Mediterraneo di Bari, la Confcoop Triveneto, l’Istituto croato per l’Oceanografia e la Pesca, l’Agenzia per lo Sviluppo rurale di Pazin.ITACA, che avrà una dotazione di quasi 1,8 milioni di euro, punta dunque a creare un vantaggio competitivo nel settore della pesca pelagica di piccole dimensioni (pesce azzurro) sulle due sponde dell’Adriatico, potenziando e rafforzando la capacità innovativa e imprenditoriale e individuando nuove soluzioni tecnologiche a supporto delle aziendale italiane e croate del comparto.In altre parole, come ha riconosciuto l’UE, si tratta di un progetto che combina ricerca e innovazione per fornire ai pescatori dell’Adriatico strumenti in grado di garantire attività di pesca sostenibili, consentendo così alla flotta peschereccia di pescare solo la quantità necessaria di risorse, in base alla domanda del mercato, evitando le eccedenze. ITACA, infine, intende stimolare le relazioni di collaborazione tra i diversi attori del settore della pesca delle due sponde dell’Adriatico.GREVISLIN, il secondo progetto approvato questa settimana dall’UE, vede Veneto Agricoltura coinvolta come soggetto partner (capofila é l’Agenzia per lo Sviluppo Regionale di Nova Gorica). Il progetto intende stabilire una pianificazione strategica transfrontaliera a lungo termine finalizzata a sviluppare e tutelare le infrastrutture verdi, monitorare le acque e la biodiversità degli habitat (in particolare nelle aree del bacino dell’Isonzo, del Vipacco e del basso Livenza), implementare attività pilota e investimenti per la creazione di infrastrutture verdi nelle aree Natura 2000 e sensibilizzare i gruppi target (comunità locali, operatori agricoli e visitatori) sull’importanza e sull’efficienza dei servizi ecosistemici e sulla sostenibilità delle risorse idriche delle aree protette e dei territori forestali e agricoli. In sostanza, GREVISLIN punta a rafforzare la gestione integrata degli ecosistemi transfrontalieri per uno sviluppo sostenibile dell’area italo-slovena, promuovendo i valori naturali e migliorando l’attrattività del territorio, anche sotto il profilo dello sviluppo turistico. Il progetto, che vede la partecipazione di ben 14 partner sloveni e italiani, avrà una dotazione di bilancio di 2,9 milioni di euro.

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Veneto: attiva la rete di medicine integrate

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 novembre 2017

veneziaVenezia. La rete delle Medicine di Gruppo Integrate, le nuove forme associative della medicina generale previste dagli accordi tra la Regione Veneto e le organizzazioni sindacali della medicina di famiglia, funziona e permette di migliorare lo stato di salute dei pazienti. Una chiara conferma arriva dai dati del Progetto “Arcipelago” promosso in Veneto dalla SIMG (Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie): sono state riunite in un solo network nove medicine di gruppo integrate, coinvolgendo 107 medici di famiglia e più di 120mila cittadini. I dati preliminari dell’iniziativa, avviata all’inizio del 2016, sono significativi: il 70-80% dei pazienti è stato sottoposto agli accertamenti periodici previsti dal percorso diagnostico terapeutico assistenziale del diabete (ad esempio misurazione dell’emoglobina glicata e del peso e ispezione del piede), rispetto a una media nazionale pari al 45-50%. L’85% dei malati con scompenso cardiaco ha effettuato una visita completa (con registrazione del peso, della pressione arteriosa ed esami di laboratorio) rispetto al 50% a livello nazionale. Le persone in terapia anticoagulante possono ricevere l’intero percorso di sorveglianza previsto dalle linee guida presso il proprio medico di famiglia, con maggiore sicurezza e accessibilità e con elevate percentuali di gradimento. Analoga attività è prevista anche per i pazienti con bronchite cronica, che possono eseguire la spirometria di base negli studi del loro medico. Anche le attività di prevenzione hanno un impatto importante: il calcolo del rischio cardiovascolare è diventata prassi abituale e la vaccinazione antinfluenzale ha raggiunto più del 60% degli over 65 (40% Italia). “Abbiamo collaborato per realizzare strumenti informativi, percorsi e soluzioni volti a migliorare l’attività prevista dal contratto di esercizio siglato fra le organizzazioni sindacali e la Regione Veneto – spiega il dott. Claudio Cricelli, presidente nazionale SIMG -. Le nove medicine di gruppo integrate stanno lavorando da un anno e mezzo, confrontandosi ed individuando percorsi di formazione e soluzioni organizzative. Questo modello organizzativo funziona e le attività implementate migliorano l’efficacia e l’efficienza del prezioso lavoro dei medici di famiglia. Sono risultati importanti, ottenuti perché nelle medicine di gruppo integrate camici bianchi, infermieri e assistenti di studio lavorano insieme. Rispetto alla media nazionale in cui la maggioranza dei clinici opera da sola, la struttura multiprofessionale permette questo tipo di presa in carico dei cittadini. In queste strutture l’organizzazione è proattiva: il paziente viene convocato e informato, fissando appuntamenti per i controlli successivi”. I dati definitivi del progetto “Arcipelago” saranno presentati al XXXIV° Congresso nazionale SIMG che si svolgerà a Firenze dal 30 novembre al 2 dicembre. “Pur in un breve periodo abbiamo già notato un netto miglioramento di diversi obiettivi di salute – continua il dott. Maurizio Cancian, presidente SIMG Veneto -. L’emoglobina glicata, ad esempio, è un indicatore molto utile: quante più persone presentano un buon livello di questo parametro, tanto minori saranno gli infarti e gli ictus. Dopo un anno e mezzo, la percentuale di cittadini con un livello di emoglobina glicata a target era superiore del 7% rispetto alla media nazionale. Anche la quota di pazienti che assumono regolarmente i farmaci per il controllo dell’ipertensione arteriosa ottenendo livelli nella norma era superiore del 7%”. “Da un lato – conclude il dott. Cricelli – i medici dispongono di più tempo da dedicare ai pazienti per personalizzare le cure. Dall’altro, i cittadini aderiscono con più precisione alle indicazioni sui corretti stili di vita e sull’assunzione delle terapie, per cui è possibile ottenere risultati migliori. Sono in atto progetti di riorganizzazione della medicina generale in Lombardia, Emilia-Romagna e Toscana, ma diversi dal modello veneto che si distingue non solo per l’organizzazione ma anche per gli obiettivi che implicano un percorso di miglioramento: cioè non viene solo modificata la struttura (da medici singoli a gruppi), ma sono implementate le buone pratiche di cura che vengono misurate”.

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Referendum Lombardo-Veneto: L’autarchia lascia il tempo che trova

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 ottobre 2017

regione lombardiaA leggere i dati sul surplus tra entrate e uscite del Nord, del centro e del Sud si capiscono i risultati del referendum che si sono svolti ieri in Lombardia e Veneto. Il Nord ha un attivo di 93 miliardi, il Centro di 8 miliardi, invece il Sud ha un disavanzo di 63 miliardi. Le cifre parlano da sole. Teniamoci i nostri soldi, non vogliamo svenarci con un Sud che, da decenni, non riesce a decollare, nonostante massicci investimenti effettuati dal dopoguerra ai giorni nostri, è il motivo principale delle proteste, specialmente dei veneti. Ragionare sui fatti serve a chiarire. Lo scandalo finanziario della Banca Veneta e Banca Popolare di Vicenza, che ha colpito i veneti, ha rafforzato le convinzioni di chi si sente trascurato dallo Stato centrale che non è intervenuto in maniera tempestiva. Già, ma lo scandalo è nato nel Veneto, da banche locali. I veneti ricordano lo scandalo Mose? Insomma, l’idea che l’onestà e l’operosità appartenga, in via esclusiva, a determinate aree geografiche lascia il tempo che trova. Le stesse norme istitutive dei referendum regionali pongono alcuni dubbi sulla capacità delle Regioni di legiferare in modo lineare: in Lombardia non c’è quorum, in Veneto sì. Inoltre, le Regioni hanno sistemi elettorali diversi e, financo, i calendari scolastici sono diversi in Regioni contigue, simili dal punto di vista geografico (si veda Abruzzo e Molise). L’attribuzione di competenze di promozione turistica alle Regioni ha comportato la frammentazione degli investimenti e l’incapacità di presentarsi come sistema Paese, non a caso siamo scesi al quinto posto nella graduatoria delle presenze turistiche. Per di più, fa sorridere la richiesta di attribuzioni nel campo della politica industriale e della ricerca, a fronte dei processi di globalizzazione che prevedono fusioni di gruppi industriali e di investimenti plurimiliardari.L’autarchia lascia il tempo che trova. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Referendum Lombardo-Veneto

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 ottobre 2017

zaia“Grande soddisfazione per i referendum lombardo-veneti sull’autonomia, sull’applicazione dell’articolo 116 della Costituzione, sul regionalismo differenziato. E’ talmente tanta la soddisfazione che Forza Italia intende proporre gli stessi referendum, sulla base degli articoli 119 e 120 della Costituzione, Titolo V, anche per il resto d’Italia”.Lo ha detto Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia, parlando con i giornalisti in sala stampa a Montecitorio. “Occorre avere su tutto il territorio nazionale un federalismo responsabile, a partire dal Sud. Come abbiamo sempre detto ‘meno Stato invadente al Nord, più Stato efficiente al Sud’: questa è la nostra linea.Quindi, grande soddisfazione anche perché, lo dico con molta chiarezza e un po’ di orgoglio, il quesito referendario del Veneto ha nome Pdl-Forza Italia. Perché quello sul quale si è votato ieri non era il quesito della Lega, che fu bocciato dalla Corte costituzionale, ma è il quesito di Forza Italia-Pdl, che invece venne giudicato legittimo. Quindi, particolare soddisfazione per il Veneto perché il referendum che è passato è il nostro referendum, non quello della lega. Però noi siamo buoni e quindi evviva il centrodestra, evviva il centrodestra unito”.
“Grande soddisfazione per la consultazione referendaria, che nasce dall’iniziativa legislativa regionale di Pdl-Forza Italia, un successo per i veneti e per il nostro partito. Abbiamo parlato alle persone, spiegando loro le ragioni del sì e la gente ha risposto positivamente perché ha capito che si tratta di un passo importante per il futuro del Veneto. Un risultato, raggiunto grazie al costante lavoro sul territorio, che è anche linfa vitale per il partito in vista delle prossime elezioni politiche”. Lo dichiara la deputata di Forza Italia Lorena Milanato.

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Veneto: Vendemmia 2017

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 agosto 2017

vigneto venetoLegnaro-Pd 10 agosto (ore 9,30) nella 43° edizione del Focus proposto da Regione, Veneto Agricoltura, Avepa, Arpav e Crea-Vit. presenti l’Assessore Pan e il Direttore dell’Agenzia Negro per fare il punto sulla vendemmia di qeust’anno. Nelle cantine del Veneto é tutto pronto per accogliere le prime uve della vendemmia 2017. Come sempre si partirà con le varietà precoci. I grappoli di Pinot e Chardonnay per base spumante dovranno attendere ancora solo qualche giorno, mentre per i vini tranquilli la raccolta potrebbe iniziare il 21/22 agosto. Tutto dipenderà dal clima dei prossimi giorni. Infatti, da questo momento in avanti i vigneti necessitano di belle giornate di sole e notti fresche e ventilate, alternate a qualche leggera pioggia ristoratrice. Quello che invece non serve nella maniera più assoluta è che il tempo si guasti in questa fase così cruciale per il vigneto (come è capitato lo scorso anno) portando con sé grandi quantità di umidità che per l’uva vuol dire marciumi e malattie fungine (botrite in primis). I viticoltori incrociano dunque le dita, anche perché al momento la situazione sanitaria delle uve nelle diverse aree viticole del Veneto, dal veronese al Veneto Orientale, passando per le province di Vicenza e Padova, risulta essere pressoché perfetta. Sotto il profilo quantitativo la produzione si pone sui livelli consentiti dai disciplinari, anche se si dovranno fare i conti con i cali dovuti alle gelate dello scorso aprile in parte compensati dall’entrata in produzione dei nuovi vigneti.
Per avere il quadro completo sullo stato di maturazione delle uve e sulle prime stime di produzione della vendemmia 2017 bisognerà attendere il 10 agosto quando, a Legnaro-Pd (ore 9,30 c/o Agripolis – Viale dell’Università 14), presenti l’Assessore regionale all’agricoltura, Giuseppe Pan, e il direttore di Veneto Agricoltura, Alberto Negro, si terrà il secondo focus del Trittico Vitivinicolo Veneto focalizzato sulle previsioni della vendemmia nel Veneto e non solo. Lo “storico” appuntamento (giunto quest’anno alla 43^ edizione, unico nel suo genere in Italia) proposto da Veneto Agricoltura, con Regione, Avepa, Arpav, Crea-Vit Conegliano, Regione Friuli-Venezia Giulia, Province di Bolzano e Trento, fornirà agli operatori vitivinicoli i dati raccolti sul territorio da un apposito team riguardanti lo stato del vigneto Triveneto e le primissime stime di produzione 2017. Inoltre, con una serie di collegamenti in videoconferenza sarà fatto il punto anche sull’imminente vendemmia in Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, Puglia, Sicilia, Francia e Spagna.

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Veneto: Costruzioni terzo trimestre 2016

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 dicembre 2016

paesaggio venetoNel terzo trimestre 2016, sulla base dell’indagine VenetoCongiuntura, il fatturato delle imprese di costruzioni interrompe la contrazione dei primi sei mesi e registra una lievissima crescita. In questo caso dello +0,1%. L’analisi congiunturale sul settore delle costruzioni, promossa congiuntamente da Edilcassa Veneto e Unioncamere del Veneto, è stata effettuata su un campione di 600 imprese con almeno un dipendente.Prosegue l’alternanza di cali e crescite dello “zero virgola” nei fatturati dell’edilizia veneta, sintomo di un settore che non riesce proprio a scrollarsi di dosso questa lunga fase di difficoltà. Ma c’è una piccola ma significativa novità: si riduce nel terzo trimestre 2016 la differenza tra andamenti delle imprese artigiane e non artigiane, con un valore positivo per entrambe, pari a +0,1 per cento per le imprese artigiane e +0,2 per cento per le non artigiane. Dopo una fase nella quale la ripresa del settore era stata sentita solo dalle imprese non artigiane, il terzo trimestre 2016 sembra indicare una stabilità complessiva del mercato, pur in una dinamica congiunturale che presenta un incremento tanto lieve quanto poco significativo. Unico dato positivo, in uno scenario nel quale un incremento dello 0,1 per cento non è qualificabile come un segnale di ripresa ma di stabilità, è il valore “più” per entrambi i settori, che in ottica di lungo periodo può far sperare in un debole incremento positivo anche per i prossimi mesi.
Osservando la dinamica per classi dimensionali emerge ancora una variazione negativa per le imprese di più piccole dimensioni, -0,3 per cento le piccole imprese (fino a 5 addetti), mentre in positivo le medie (+0,7 quelle da 6 a 9 addetti) e quelle di grandi dimensioni (+0,4 quelle con più di 10 addetti). A livello provinciale risulta ancora negativa, ma in miglioramento, Vicenza (-1,5 per cento a fronte del -2,3 per cento del trimestre precedente), mentre Padova dopo il dato negativo del II° trimestre fa segnare un -0,1 per cento. Benino Venezia (+0,6%), Belluno (+0,5%), Rovigo (+0,4%) e Treviso (+0,2%) tutte in campo positivo.
Anche se la crisi sembra ormai alle spalle, la situazione di difficoltà permane in quanto il mercato non sembra garantire una ripresa trainata da adeguati investimenti. Sarà strategico comprendere le prossime mosse del Governo in tema di incentivi, in attesa dello sblocco del patto di stabilità.
L’andamento degli ordini rimane pressoché stabile, con una variazione del +0,3 per cento rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente. Le imprese non artigiane hanno segnato una variazione più marcata (+0,6%) rispetto a quelle artigiane (+0,1%) che però risultano in miglioramento rispetto allo scorso trimestre dove avevano segnano una diminuzione (-0,5%).Sotto il profilo dimensionale le piccole imprese presentano una variazione negativa (-0,2%) bilanciata dall’andamento positivo delle medie e grandi imprese (rispettivamente +1,1% e +0,6%).A livello territoriale ad esclusione di Vicenza e Padova che hanno registrato variazioni negative (-0,7% e -0,4%) le altre province hanno evidenziato variazioni positive. In particolare spicca la variazione di Venezia con un aumento del +1,2 per cento seguita da quella di Rovigo (+0,8%) e di Treviso (+0,7%).
Il livello dei prezzi ha registrato un aumento del +1,2 per cento rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente. Le imprese artigiane hanno accusato una crescita del +1,2 per cento mentre quelle non artigiane del +1,1 per cento. Per quanto riguarda il profilo dimensionale, come accaduto lo scorso trimestre, l’aumento dei prezzi è stato più marcato per le imprese di media e piccola dimensione (rispettivamente +1,3% e +1,2%), a seguire le grandi imprese (+1%). A livello territoriale a soffrire maggiormente dell’incremento dei prezzi sono Treviso (+1,9%) e Padova (+1,7%) mentre sono risultate sotto la media regionale le variazioni delle altre province.
L’occupazione ha registrato una diminuzione del -0,6 per cento su base annua determinata dalla variazione particolarmente negativa delle imprese artigiane (-1%) mentre quelle non artigiane risultano in lieve ribasso (-0,3%). A livello dimensionale la perdita occupazionale interessa le imprese di piccole dimensioni (-2,3%) che risultano in contrapposizione con le variazioni positive delle medie imprese (+1,8%). Stabile la situazione delle imprese di grandi dimensioni. Sotto il profilo territoriale il dato occupazionale registra variazioni particolarmente negative per la provincia di Treviso (-3%) seguita da Rovigo (-0,9%) mentre spicca positiva quella di Padova (+1%).
Le previsioni sull’andamento del mercato residenziale per i prossimi tre mesi sottolineano il perdurare di una frenata degli investimenti in questo settore e peggiorano rispetto a trimestri precedenti. L’inversione di tendenza tanto attesa da molti operatori non si è concretizzata e anzi si acuiscono le attese negative. Come deboli rimangono gli indicatori sul fronte dell’edilizia non residenziale di nuova costruzione, nonostante alcune buone performance di settori come il commerciale nei trimestri precedenti.
Anche nel terzo trimestre rimangono stabili le aspettative delle imprese per il mercato delle ristrutturazioni, con un dato pari a +34,7 punti percentuali, simile a quello del trimestre precedente, che conferma ormai da un anno il valore medio delle aspettative, un valore di circa 16 punti percentuali superiore a quello del primo trimestre 2015, segno ormai del definitivo consolidamento di questo mercato. E’ un mercato che presenta aspettative positive anche in ragione degli effetti sull’allargamento delle defiscalizzazioni, che amplia il giudizio positivo delle imprese, soprattutto di quelle artigiane, che vedono in questo settore l’unico ambito di lavoro positivo per il futuro. Dal punto di vista territoriale le aspettative migliori le registrano le province di Vicenza, Venezia e Padova, mentre meno positive sono le province di Rovigo e Belluno. Per il settore delle opere pubbliche in aumento le aspettative delle imprese che si attendono un mercato invariato, con l’81,9 per cento dei rispondenti che si attende. Previsioni stazionarie (oltre quattro imprese su cinque vede il mercato stabile), segno probabilmente del perdurare di aspettative inizialmente non troppo positive rispetto all’introduzione del nuovo codice degli appalti, che come noto ha creato un blocco rilevante su tutto il comparto come certificato da ANAC, ma anche di una normalizzazione in corso che potrebbe essere più positiva nei prossimi mesi, con lo sblocco del patto di stabilità a partire dal 1° gennaio 2017.

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Veneto: prima regione italiana vitivinicola

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 dicembre 2016

antica-vite-150x150Circa mezzo milione di quintali in più di uva: ecco il risultato del vigneto veneto 2016, dovuto al migliore andamento climatico rispetto al 2015 ed in forza dei nuovi impianti entrati in produzione quest’anno. Il 4% in più di uva raccolta tra fine estate e autunno, percentuale che mantiene il Veneto prima regione vitivinicola italiana, con una produzione superiore ai 13 milioni di quintali (12,5 nel 2015, pari a 9,7 milioni di ettolitri, il 19,5% della produzione italiana e il 3,5% di quella mondiale).
Giovedì prossimo, 22 dicembre (ore 10,00) a Lonigo-Vi, presso la Cantina dei Colli Berici-Collis Group, il tradizionale unico appuntamento del genere in Italia, a cura dei tecnici di Regione, Veneto Agricoltura-Europe Direct e Avepa, ed in assoluta anteprima, proporrà il quadro generale dei dati della vendemmia 2016.
Nell’occasione sarà anche presentato il consuntivo risultante dalle dichiarazioni dei produttori. Inoltre verrà approfondito con alcuni “case history” il complesso scenario dei mercati internazionali nell’ottica degli interessi dell’export del vino veneto, molto dinamico ma ancora con margini di crescita. Tante infatti sono le cose che comunque rimangono da fare, a cominciare dalla riconquista del mercato interno (dal 2008 i consumi sono in calo), dal rafforzamento della presenza dei nostri vini all’estero e dalla lotta alle truffe, sempre in agguato. Se ne parlerà con esperti del settore ed alla presenza dell’Assessore regionale all’Agricoltura Giuseppe Pan e del Direttore di Veneto Agricoltura Alberto Negro.

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Crisi banche popolari in Veneto

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 novembre 2016

da-sx-gurisatti-pozza-fedalto-barettaAlmeno 4 i miliardi di euro persi dalle famiglie venete che possedevano quote di Veneto Banca e di Popolare Vicenza, meno di un miliardo quelli persi dalle imprese: a conti fatti fanno almeno 5 miliardi di euro. La crisi finanziaria che ha colpito l’economia del Veneto ha piegato soprattutto le famiglie e comporterà un calo dei consumi almeno dello 0,27%, pari a una perdita di almeno 239 milioni di euro. Una contrazione che, rispetto alla situazione in assenza degli effetti della crisi bancaria, comporterà una caduta del Pil regionale dello 0,13%, pari a una flessione di almeno 192 milioni di euro.I numeri sono contenuti in “A conti fatti. Un primo bilancio dell’impatto della crisi del sistema bancario veneto”, ultimo lavoro del Centro Studi di Unioncamere Veneto, presentato questa mattina alla presenza di Giuseppe Fedalto, presidente Unioncamere Veneto, Pier Paolo Baretta, sottosegretario di Stato al Ministero dell’Economia e delle Finanze, Paolo Gurisatti dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, e Mario Pozza, presidente della Camera di Commercio di Treviso-Belluno. Lo studio, primo ed unico nel suo genere, è stato realizzato partendo dalle liste complete dei soci degli istituti bancari e incrociando i dati con quelli di fonte Istat ed Infocamere, al fine di stimare la dimensione e l’impatto della crisi delle due popolari.«Gli effetti della crisi delle due principali banche popolari del territorio sono consistenti sia sul fronte dei risparmiatori-investitori sia su quello delle imprese coinvolte – il commento di Giuseppe Fedalto, presidente di Unioncamere Veneto –. Gli investitori rappresentano un pezzo importante del sistema economico e sociale da sostenere attraverso un’assunzione di responsabilità collettiva che porti a rigenerare quella ricchezza che è andata perduta. Per quanto riguarda le imprese, vanno considerate non solo le perdite subìte ma anche la perdita di garanzie derivante dall’utilizzo delle azioni delle banche stesse quale copertura per l’ottenimento del credito. Ma preoccupa inoltre il generalizzato calo di fiducia, al quale come mondo imprenditoriale e in particolare come Camere di Commercio dovremmo far fronte».«Sono soprattutto le imprese più piccole e le famiglie ad aver sofferto per la crisi di queste importanti banche del territorio veneto – sottolinea Mario Pozza, presidente della Camera di Commercio di Belluno-Treviso e vicepresidente Unioncamere italiana –. Purtroppo il contesto in cui si inserisce questa crisi non è un contesto di crescita, ma di lento declino che sta duramente colpendo la nostra economia da più di otto anni. Anche se gli effetti di questa crisi bancaria sembrano ridotti, in realtà accentuano l’involuzione dell’economia veneta. Se a ciò aggiungiamo infine l’accentramento costante e continuo portato avanti da questo Governo riguardo alle risorse fiscali e alle competenze, fra cui in particolare pesa la riforma del Sistema camerale, possiamo affermare che abbiamo pochissimi strumenti per rimediare a questi gravi danni. Fino a prima della riforma, le Camere di Commercio potevano infatti intervenire attraverso finanziamenti a favore dei Confidi, con bandi per favorire la ricerca e sviluppo tecnologico delle imprese, con iniziative a favore della formazione e degli investimenti. Oggi, grazie a questa pessima riforma del Sistema camerale, non possiamo più dare quel contributo che avremmo potuto dare fino a poco tempo fa».L’impatto complessivo del caso Veneto Banca ha riguardato 87.504 soci per un totale di 124,5 milioni di azioni e una stima di perdita di 3,8 miliardi di euro al valore di 30,5 euro (fissato all’assemblea dei soci del 2015) e di 4,9 miliardi di euro al valore di 39,5 euro (fissato all’assemblea dei soci del 2014). Solo per le famiglie e le imprese del Veneto la crisi della banca popolare trevigiana ha causato una perdita compresa tra i 2,1 e i 2,7 miliardi.L’impatto complessivo del caso Popolare di Vicenza ha riguardato 118.994 soci per un totale di 100,2 milioni di azioni e una stima di perdita di 4,8 miliardi di euro al valore di 48 euro (fissato all’assemblea dei soci del 2015) e di 6,3 miliardi di euro al valore di 62,5 euro (fissato all’assemblea dei soci del 2014). Solo per le famiglie e le imprese del Veneto la crisi della banca popolare vicentina ha generato una perdita fra i 2,9 e i 3,8 miliardi di euro.Il crollo delle due banche popolari venete ha portato pertanto a una perdita complessiva dello stock di attività finanziarie di almeno 5 miliardi di euro (circa il 3,4% del Pil veneto) con un effetto concentrato soprattutto nelle province di Treviso (33%) e Vicenza (44%). La perdita media per socio è stata di 47mila euro (45mila per famiglia e 57mila per impresa). I settori maggiormente colpiti sono stati le attività professionali e le attività finanziarie ed assicurative. Le imprese maggiormente coinvolte si concentrano nella classe di fatturato fino a un milione di euro. Sono 2.483 le famiglie che possiedono azioni sia in Veneto Banca che in Popolare Vicenza, pari al 2,8% delle famiglie coinvolte dagli effetti della crisi bancaria. Le imprese con azioni in entrambe le banche sono 764, pari al 4,6% delle imprese complessivamente coinvolte. (foto: da sx Gurisatti-Pozza-Fedalto-Baretta)

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Le mafie in Veneto?

Posted by fidest press agency su martedì, 24 maggio 2016

veneziaVenezia, 23 maggio 2016 – Veneto, una regione a forte infiltrazione camorristica che nel 2015 ha visto però raddoppiare il numero di beni confiscati alle organizzazioni criminali. I numeri e le mappe aggiornate sono contenute nello studio «Le mafie liquide in Veneto. Forme e metamorfosi della criminalità organizzata nell’economia regionale», realizzato da Unioncamere del Veneto e Libera – Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, nell’ambito dell’ormai pluriennale protocollo di intesa, sottoscritto a Venezia nel 2012, che hanno scelto di renderlo pubblico oggi 23 maggio in occasione della ricorrenza della strage di Capaci, in concomitanza con la giornata di studio “Costruire la cultura della legalità” organizzata dall’Università Ca’ Foscari e Ufficio Scolastico Regionale, anche con il patrocinio di Unioncamere Veneto.
Nelle regioni del Nord sono 15 le organizzazioni attive nel traffico o nella vendita di sostanze stupefacenti, di cui 3 in Veneto dove ‘ndrangheta, camorra e cosa nostra si spartiscono traffici e profitti con le organizzazioni straniere. L’organizzazione più attiva è la camorra attraverso l’estorsione connessa all’usura. La relazione annuale del Comando Regionale Veneto della Guardia di Finanza ha rilevato 4.500 segnalazioni di operazioni finanziarie sospette nel primo semestre 2015 che collocano il Veneto al settimo posto nella graduatoria delle regioni italiane.Nella nostra regione le mafie, anche se non sparano, dimostrano di essere in grado di intaccare il tessuto socio-economico del territorio – commenta Giuseppe Fedalto, presidente di Unioncamere Veneto -. Il Veneto, come altre regioni del Nord, attrae per le possibilità di riciclaggio che le organizzazioni criminali utilizzano per far fruttare i guadagni illegali, mascherandoli con investimenti in attività commerciali e imprenditoriali. Preferiscono essere liquide, silenti e invisibili, ma sono capaci di mutare volto. È importante quindi conoscere, analizzare, raccontare per poi elaborare nuove strategie culturali di contrasto. Per queste ragioni – conclude Fedalto – Unioncamere del Veneto e Libera stanno portando avanti una solida collaborazione per la diffusione della cultura della legalità e il rafforzamento di rapporti corretti in ambito imprenditoriale ed economico.La confisca dei beni in mano alla criminalità organizzata ha registrato un considerevole balzo in avanti. Dagli 88 beni censiti in Veneto nel 2013, si è infatti passati ai 186 nel 2015 (+98). Nella mappatura rimangono le quattro società già censite (una a Sanguinetto nel veronese, due a Venezia e una a Belluno) ma se ne aggiungono una a Rovigo e una a Verona. Tuttavia la tendenza delle mafie nel reinvestimento e nell’acquisizione di quote societarie si è evoluta con la compartecipazione e l’acquisizione di quote in società a responsabilità limitata.Le mafie prosperano grazie a complicità e connivenze. Ma a loro vantaggio operano anche il silenzio, l’indifferenza, la rassegnazione, e la rimozione – commenta don Luigi Ciotti, Presidente Nazionale di Libera. Sulla scorta di analisi di realtà istituzionali e politiche, questo lavoro di ricerca traccia una puntuale fotografia della diffusione delle mafie in regione, mettendo in evidenza come anche nel Nord Est le cosche abbiano saputo mettere a frutto una collaudata “vocazione” imprenditoriale, inquinando tutta una serie di settori, tra cui quello, sempre più redditizio del agroalimentare. L’intento è documentare, informare, renderci consapevoli – conclude don Luigi Ciotti – perché se l’espansione mafiosa trova un forte argine nell’opera della magistratura e delle forze di polizia per sradicarla è necessario un impegno collettivo, quell’unione di forze, competenze e conoscenze, a cui questo studio vuole offrire un piccolo, ma prezioso contributo.L’incidenza percentuale sul totale dei beni confiscati in Italia rimane evidentemente molto bassa, meno dell’1% ma, scomponendo i dati, si riscontra come il Veneto sia la regione largamente più attrattiva nel Nord Est. Prendendo in considerazione la distribuzione della presenza mafiosa per settori, il comparto più colpito è l’edilizia. In termini quantitativi, Venezia è la provincia del Veneto che al 31 dicembre 2015 ha registrato il maggior numero di beni confiscati (60), seguita da Verona (54), Padova (36), Belluno (17), Vicenza (10), Treviso (5) e Rovigo (4).

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La mafia in veneto

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 febbraio 2015

mafia in venetoIl Veneto è la Quinta regione in Italia per operazioni finanziarie sospette; decima per beni confiscati alla criminalità; operazioni di riciclaggio quadruplicate; casi di usura più che raddoppiati. Questo lo spaccato (dati al 2013) che emerge da «Mafie e criminalità in Veneto», ricerca di Unioncamere del Veneto presentata presso la Camera di Commercio di Padova da Fernando Zilio, presidente Unioncamere del Veneto e Cciaa patavina, Roberto Tommasi, referente regionale dell’Associazione Libera contro le Mafie, il giornalista Antonio Selvatici e Nando dalla Chiesa, presidente onorario Libera. La ricerca è stata realizzata nell’ambito del protocollo d’intesa tra Unioncamere del Veneto e Libera, sottoscritto nel febbraio 2012 e rinnovato nel 2014, al fine di sviluppare forme di collaborazione per una più efficace realizzazione d’iniziative destinate alla diffusione della cultura della legalità ed al contrasto alle infiltrazioni mafiose.«Per troppo tempo – ha detto il presidente di Unioncamere Veneto, Fernando Zilio – abbiamo ritenuto che la mafia, le mafie, fossero un problema solo del Sud. Chi sosteneva il contrario non solo doveva sopportare i sorrisetti di circostanza, ma doveva quasi sentirsi fortunato se non veniva accusato di “procurato allarme”. Ora che abbiamo “scoperto” che la mafia è nel bar e nel ristorante sottocasa, nel negozio da cui ci serviamo, nei trasporti, nelle costruzioni e negli alberghi, oltre che nel gioco d’azzardo, nella prostituzione e nel traffico di esseri umani, fatichiamo comunque a trovare gli antidoti. Quasi che scoprire “il re nudo” sia un fastidio da accantonare. Invece dobbiamo essere coscienti che le mafie, oltre che inquinare il mercato con prodotti contraffatti, oltre che annientare parti sane dell’economia, introducono anche la violenza come metodo sia nei confronti delle cose che delle persone. Prendere coscienza di tutto questo e sostenere l’azione di chi, come l’Associazione Libera, si batte per far emergere la legalità non solo è doveroso, ma diventa indispensabile se non vogliamo vedere l’economia della nostra regione passare dal ruolo di traino del Paese a quello di “lavatrice” di denaro sporco».«Le pagine del Quaderno raccontano di capitali sospetti, sporchi, ambigui, entrati chissà come, e in silenzio, nel tessuto della nostra comunità, come sottolinea Marcello Cozzi nella prefazione – spiega Roberto Tommasi di Libera –. Raccontano di inchieste che disegnano una geografia attraversata da estorsioni, usura, tratta degli esseri umani, traffici di droga, armi e rifiuti. Una geografia nella quale mafie e corruzione sono nel sistema dei mega appalti e dei fiumi dei finanziamenti europei. L’intento è soprattutto divulgativo, un contributo a sollecitare l’opinione pubblica affinché possa aumentare la coscienza e l’attenzione su un fenomeno spesso poco conosciuto o addirittura negato».Il Veneto è una regione dove i gruppi mafiosi ripuliscono e riciclano i proventi delle attività illegali investendoli per conquistare nuovi mercati. Le operazioni di riciclaggio sono quadruplicate: dalle 1.244 del 2009 alle 4.959 del 2013 in modo omogeneo in tutte le province. I mercati più a rischio sono edilizia, trasporti, turismo, smaltimento rifiuti, grande distribuzione, mercati ortofrutticoli, intermediazione di manodopera, gioco d’azzardo, contraffazione merci. Il Veneto è anche terra di transito di importanti partite di droga, armi ed esseri umani sfruttati nel lavoro nero e nel mercato della prostituzione. I gruppi criminali più presenti sono cinesi, nigeriani, moldavi e albanesi.Dai dati di Direzione Investigativa Antimafia, Direzione Nazionale Antimafia e Ministero dell’Interno, in Veneto i casi di estorsione sono cresciuti dai 95 del 2009 ai 221 del 2013. A fronte di una generalizzata riduzione delle operazioni sospette di riciclaggio, in controtendenza alla media nazionale si registra un aumento dalle 4.674 del 2012 alle 4.959 del 2013. Le altre regioni più colpite sono Lombardia (11.575), Lazio (9.188), Campania (7.174), Emilia Romagna (4.947), che col Veneto concentrano quasi il 60% delle segnalazioni nazionali.Nel primo semestre 2013 il Veneto risultava la quinta regione (8,42%) per operazioni finanziarie sospette (24 persone denunciate per riciclaggio, +26% sul semestre precedente). Nello stesso semestre denunciati 59 fatti di estorsione (+16%). Tra fine 2011 e fine 2013 la diminuzione dei prestiti bancari a famiglie ed imprese è stata di quasi 100 miliardi di euro.Sul fronte usura in Veneto la situazione sembra ancora rassicurante (terzultimo). Nell’ultimo anno però i numeri sono più che raddoppiati (da 29 a 76), in primis per l’industria del gioco d’azzardo col quale il fatturato delle mafie supera i 15 miliardi di euro. Si stima che in Italia sia coinvolto il 47,1% dei giovani che frequentano le scuole medie superiori e il Veneto è quinto in Italia per scommesse e giocate (5,5 miliardi di puntate nel 2013 tra videopoker, slot machines, gratta e vinci).Nell’ultimo anno le infrazioni accertate di illegalità ambientale sono state 1.004 (995 nell’anno precedente), le denunce 1.035 e i sequestri 213. Oggi in Veneto il termine corruzione viene “automaticamente” associato agli appalti al massimo ribasso e alla concessione dei grandi lavori in project financing. La Relazione per l’apertura dell’Anno Giudiziario 2015 evidenzia il triplicarsi dei casi di corruzione (da 31 a 122) e il quasi raddoppio di concussione (da 27 a 45).Al 7 gennaio 2013 la Sicilia è la regione con la maggior presenza di beni confiscati sia immobili (quasi la metà) che aziendali (circa il 40%). Seguono Calabria, Campania e Lombardia. Con 88 beni censiti il Veneto occupa il decimo posto. Anche per beni mobili registrati la Sicilia è prima (24% del totale), il Veneto nono con 39. Sono 84 gli immobili e 4 le aziende confiscate in modo definitivo in Veneto con 23 Comuni interessati da almeno una confisca: le più coinvolte Venezia (8) e Verona (9), ma la diffusione della criminalità organizzata è parcellizzata. La provincia di Venezia è prima per presenza di beni: i soli Comuni di Campolongo Maggiore (17), Campagna Lupia (6) e Stra (3) raggruppano quasi la metà di beni sul totale della provincia (beni confiscati alla Mala del Brenta). I Comuni con la maggior presenza di beni immobili confiscati sono Campolongo Maggiore (12), Belluno (10), Salzano (9) e Padova (7). Fra gli esempi di riutilizzo sociale dei beni confiscati figurano la base scout di Erbè (Verona); Villa a Salvaterra di Badia Polesine (Rovigo); Villa “Affari Puliti” a Campolongo (Venezia). Un importante elemento di indagine e di contrasto alle pratiche di usura ed estorsione è rappresentato dallo Sportello di ascolto “SOS giustizia”, operativo da maggio 2014 presso la Camera di Commercio di Padova. Lo sportello, gestito da Libera in attuazione del protocollo stipulato con Unioncamere del Veneto, nei primi otto mesi di operatività ha registrato 60 colloqui con persone che hanno evidenziato fatti o contesti inquadrabili nei disposti degli articoli 629 e 644 del Codice di procedura penale riguardanti i reati di estorsione ed usura. (foto: mafia in veneto)

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Rapporto Veneto internazionale 2014

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 dicembre 2014

veneziaVenezia Mercoledì 17 dicembre 2014, alle ore 12.00 presso la Sala Europa di Unioncamere del Veneto PST Vega, Edificio Lybra via delle Industrie 19/C Marghera. Il presidente di Unioncamere del Veneto Fernando Zilio presenterà agli operatori dell’informazione i dati del Rapporto annuale “Veneto Internazionale 2014” – giunto alla sua ottava edizione – attraverso il quale il sistema camerale fornisce il quadro sull’internazionalizzazione dell’economia regionale. Dopo un 2013 caratterizzato da un rallentamento, nel 2014 l’intera economia globale ha deluso le attese: la ripresa è di entità modesta e le sue cadenze evidenziano forti asimmetrie soprattutto tra l’Area euro da un lato e Stati Uniti e Regno Unito dall’altro. Tale tendenza ha interessato anche il sistema economico italiano e regionale, dove si sta assistendo ad un nuovo rallentamento dei livelli produttivi, solo in parte sostenuti dalle esportazioni.

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Il futuro del paesaggio: I piccoli musei

Posted by fidest press agency su martedì, 14 ottobre 2014

paesaggio venetoDal 17 al 19 ottobre 2014 nel territorio dell’Oltrepò mantovano si svolgerà un ciclo di incontri sulle pratiche didattiche musealidal titolo Il futuro del paesaggio: i piccoli musei, rivolto a operatori culturali, insegnanti e pubblico interessato. Oltre alle tavolerotonde, che vedranno la partecipazione di docenti universitari ed esperti di didattica museale, sono previste aperture straordinarie, laboratori, attività pratiche e visite guidate in musei, collezioni e spazi espositivi dell’Oltrepò mantovano. L’evento è realizzato da DOMInUS – Distretto culturale per l’Innovazione, l’Unicità e lo Sviluppo, gestito dal Consorzio Oltrepo’ Mantovano, promosso e realizzato da Fondazione Cariplo all’interno del progetto Distretti Culturali; in collaborazione conil Sistema dei Musei della Provincia di Mantova, il Museo Galleria del Premio di Suzzara, il Museo Civico Polironiano di San Benedetto Po.
La scelta del Distretto Culturale DOMInUS di agire massicciamente sul potenziamento dei presidi culturali dell’Oltrepò Mantovano esprime la duplice volontà di riconoscere sia l’importanza di conservare e tutelare i valori che hanno contribuito a formare l’identità culturale locale, sia l’opportunità di fare di questi luoghi privilegiati dei veri e propri mediatori di senso capaci di accrescere il potenziale di intermediazione culturale. Scrigni di un sapere locale altrimenti disperso, i musei locali preservano il patrimonio materiale e immateriale dell’Oltrepò mantovano, ne conservano la storia, la cultura, l’aspetto; per accrescere il senso di appartenenza della popolazione locale e diffondere conoscenza rispetto a fruitori provenienti da altri territori.
Alle soglie di due importanti appuntamenti sul territorio lombardo, quali Expo 2015 “Nutrire il Pianeta. Energia per la vita” e ICOM 2016 “Musei e paesaggi culturali”, il Distretto intende partire dalle tematiche proposte per sviluppare le proprie azioni sul territorio e avviare un processo di trasformazione tale per cui questi presidi possano divenire da culturali a territoriali, protagonisti della società, portatori di innovazione e cambiamento, luoghi di confortevole fiducia nel presente.I musei dell’Oltrepò mantovano si prestano a essere un nodo strategico per l’educazione al patrimonio della cittadinanza e per convogliare il turismo di prossimità, di lungo raggio e straniero, oltre che per lanciare un segnale forte di ripresa in seguito agli accadimenti gravosi provocati dal terremoto. Tali azioni risulteranno esemplificative di un processo di riattivazione positiva su tutti i livelli, stimolo e traino per le realtà più piccole, comunque fondamentali per la diffusione capillare della conoscenza. Si tratta di interventi innovativi che intendono risvegliare la spontaneità delle azioni e del pensiero, l’attenzione sul patrimonio attraverso strumenti e metodi contemporanei, performativi-esperienziali. (immagine Bassano giovane)

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