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Posts Tagged ‘venezia’

Venezia: Concerto straordinario

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 novembre 2022

Venezia. Il prossimo 30 Novembre, alle ore 20, si terrà infatti nella maestosa cornice della Basilica di San Marco, eccezionalmente concessa per l’occasione, un concerto straordinario quale evento speciale della seconda edizione del Vivaldi Festival, tutto dedicato alla grande musica sacra di Antonio Vivaldi, con esecuzione di pagine come il Laetatum sum RV 607 di raro ascolto, il celeberrimo In furore iustissimae irae RV 628, lo Stabat Mater RV 621 e soprattutto il monumentale quanto affascinante Dixit Dominus RV 595, in cui Antonio Vivaldi ha sintetizzato la sua straordinaria inventiva musicale anche nelle tematiche religiose e spirituali.Per l’occasione il Vivaldi Festival ha riunito un cast d’eccezione, con celebrati artisti di fama internazionale come il soprano Gemma Bertagnolli e il contralto Sara Mingardo, coadiuvati dal soprano Monica Meneghello, dal tenore Gabriele Rizzotto e dal basso Alberto Spadarotto, accompagnati dall’Ensemble Vocale Academia Ars Canendi istruito dalla stessa Meneghello e dai Sonatori della Gioiosa Marca, il tutto sotto la direzione di Francesco Fanna, direttore tra i più apprezzati e specializzati nella musica di Antonio Vivaldi, attuale direttore dell’istituto Italiano Antonio Vivaldi della Fondazione Cini, con la regia televisiva di Enrico Castiglione. L’ingresso è ad inviti che possono essere ritirati a partire dal 25 novembre direttamente alla Basilica di San Marco dalle ore 10 alle 13. Lo scorso anno il Vivaldi Festival si è imposto già fin dalla prima edizione come uno dei festival nazionali di maggiore rilievo, promosso dal Ministero della Cultura, con la collaborazione degli enti locali, con la partecipazione delle maggiori istituzioni veneziane (tra cui l’Istituto Italiano Antonio Vivaldi della Fondazione Cini, partner ufficiale della manifestazione) e di celebri artisti internazionali come Cecilia Bartoli e Vivica Geneaux e gruppi musicali tra gli altri come i Solisti Veneti, con concerti ed eventi che hanno coinvolto tutti luoghi più emblematici della città nel rendere finalmente omaggio in maniera organica al Prete Rosso, così come Vivaldi veniva chiamato per via della sua capigliatura rossiccia, proprio a Venezia, città dove Antonio Vivaldi nacque nel 1678. vivaldifestival.org

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Natale a Venezia: I racconti della vigilia

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 novembre 2022

Antologia a cura di Elisabetta Tiveron e Caterina Schiavon. Diciotto racconti d’autore, con una prefazione narrativa firmata dal più famoso e amato duo comico veneziano, che si collocano nel momento più prossimo al Natale, in una Venezia più che mai sorprendente e fuori dagli schemi. La vigilia di Natale, a Venezia, non è solo preparazione di piatti tradizionali, auguri tra amici e parenti, ultimi acquisti, attesa. È il riaffiorare di tempi perduti, di legami, di modi. È il deflagrare di sentimenti estremi, ed estremamente umani. È la potenza di un luogo unico al mondo, che sempre mescola ritemprante bellezza e oscuro mistero, voci e silenzi. Questo e molto altro, in un moltiplicarsi di ambientazioni che a partire dal cuore della città si aprono, intrecciano isole e terraferma, portano chi legge a spasso in un piccolo mondo liquido racchiuso nell’abbraccio del litorale da un lato, e della gronda lagunare dall’altro.Il terzo volume dell’antologia natalizia offre al lettore una visione più allargata, storie che si dipanano in un ampio lasso di tempo e in uno spazio – fisico, emotivo – che non sempre coincide con l’immaginario legato a Venezia, ma che risulta essere molto più aderente al reale, in forme e contenuti. Una modalità che fa emergere anche le criticità (dallo spopolamento, all’overturismo, ai rischi del cambiamento climatico) che si celano dietro la facciata di una città spettacolare, sognata, desiderata ma anche assai problematica, contraddittoria, finanche sconosciuta.

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Storia di Venezia tascabile

Posted by fidest press agency su martedì, 25 ottobre 2022

Mestre Mercoledì 26 ottobre 2022 — Ore 18:45 Grand Central Literary Festival, Via Piave.Una serata in compagnia, con un evento fuori programma al Grand Central Literary Festival, insieme alla storia di Venezia e a Maurizio Vittoria, autore del libro Storia di Venezia tascabile. Dalle origini al MoSE (Venipedia). Sarà l’occasione per scoprire e riscoprire insieme le origini, il mito, la leggenda, la storia e le vicissitudini più importanti della lunga storia della Serenissima, fino ai giorni odierni, con le sfide che la città deve affrontare nella quotidianità.L’autore sarà a disposizione per firmare le copie del libro. In più, ad ogni libro acquistato sarà data in omaggio una cartolina da collezionare, raffigurante un’opera contenuta nel libro Storia di Venezia tascabile, a colori e stampata su carta riciclata al 100%. La cartolina sarà data anche a chi ha già acquistato il libro direttamente su Venipedia o in libreria, basta portare la propria copia con sé all’evento Ogni acquisto contribuisce ad un programma di riforestazione e allo sviluppo di tecnologie utili alla decarbonizzazione, attraverso Venipedia Virtuosa: il piacere della cultura e della bellezza, costruendo insieme un presente e un futuro migliore. L’ingresso è gratuito, è gradita la prenotazione al numero 041 978278 o tramite Eventbrite rif.387378749267.

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C’è un siciliano dietro le musiche di una delle produzioni indipendenti che è stata proiettata in un cinema di Venezia

Posted by fidest press agency su martedì, 20 settembre 2022

Il ventenne Alberto Gennuso è l’anima dei suoni di “Laudato creato”, l’ultimo lavoro della regista e attrice Virginia Barrett, ispirato all’enciclica di Papa Francesco “Laudato sì”, girato in varie regioni d’Italia, tra cui la Sicilia. Studente del Corso di produzione di musica elettronica a Milano, Gennuso è considerato tra le eccellenze del futuro del nostro cinema «Musicare una pellicola basata su un messaggio papale – dice Alberto – è stato impegnativo, ma il risultato è stato naturale, perché è bastato trovare le melodie appropriate con l’importanza del messaggio. Come sempre mi sono ispirato al mio mito Hans Zimmer» Da siciliano, Gennuso dice di essersi affidato alla «sensazione, ma anche attraverso l’arte di arrangiarsi, che mi ha permesso di trovare un equilibrio tra le mie esigenze e quelle della regista, con cui ho lavorato a stretto contatto» Proprio la regista Virginia Barrett, presentando questo suo lavoro numero 12, racconta che «il progetto del film è nato durante la pandemia per raccogliere il grido dei giovani artisti impossibilitati a esprimersi in quei mesi. Ne abbiamo coinvolti da tutti le regioni, che sono stati pagati grazie al progetto “Noi mecenati”. Il film è stato girato con tablet e smartphone e Alberto ha saputo dargli la giusta veste musicale». Laudato creato, girato anche ad Aci Castello in Sicilia, parteciperà prossimamente a numerosi festival cinematografici nazionali e internazionali.

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Venezia: cortometraggio “A guerra finita”

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 settembre 2022

Venezia giovedì 8 settembre alle ore 17.00 presso la Sala Giardino sarà presentato il cortometraggio “A guerra finita” del disegnatore e animatore Simone Massi con la voce narrante di Gino Strada. Un’opera fuori concorso dedicata al fondatore di EMERGENCY per raccontare attraverso le sue parole la guerra nella sua essenza: sofferenza, morte, fuga dei civili di fronte all’orrore delle armi. “A guerra finita” prodotto con la partecipazione di EMERGENCY è un cortometraggio animato di 4 minuti e 20 secondi che racconta ciò che la guerra è realmente: violenza, dolore, morte, vittime per la maggior parte civili che fuggono dall’orrore. In questo corto, Simone Massi prende spunto da scene dei grandi conflitti realmente avvenuti – dalla Seconda guerra mondiale ai campi profughi della Guerra dei 6 giorni, dall’attacco al ponte di Mostar alle auto incendiate nella guerra in Siria – per disegnare oltre 2.500 tavole e raccontare ciò che accomuna tutti i conflitti. La voce di Gino Strada funge da filo conduttore nel trasmettere al pubblico valori e messaggi attraverso i quali il fondatore di EMERGENCY e l’associazione si sono da sempre battuti contro la guerra. Non a caso, l’ispirazione dell’opera proviene proprio dalla citazione di Strada: “Un mondo senza guerra è un’altra utopia che non possiamo attendere oltre”. “La sofferenza dei civili è l’unica verità di ogni guerra e Simone Massi ce la mostra con crudezza. – commenta Simonetta Gola, responsabile della Comunicazione di EMERGENCY. – Dopo tante immagini che hanno descritto chi sono le vittime della guerra e qual è la loro tragedia, le parole di Gino aprono l’orizzonte verso un’alternativa possibile: l’abolizione della guerra come necessità urgente. Questo film racchiude tutto ciò per cui Gino si è impegnato nella sua vita spesa a combattere contro la logica della violenza”. Simone Massi sarà a Venezia anche con un secondo cortometraggio, “In quanto a noi” che racconta gli ultimi 60 anni di storia italiana, partendo dalla vita quotidiana delle persone più semplici passando per gli anni del terrorismo. Il graffio bianco su nero, inconfondibile, di Massi è attraversato solo dal rosso del sangue o di quello che lo rappresenta. La voce narrante di Wim Wenders, che già in passato ha sostenuto il lavoro di Massi, chiude recitando dei versi di Eugenio Montale. “In quanto a noi” nasce da un’idea dell’Associazione Nie Wiem che lo ha coprodotto con Francesco Appoggetti e lo stesso Simone Massi. Simone Massi è originario di Pergola (Pesaro Urbino). Ha studiato Cinema di Animazione alla Scuola d’Arte di Urbino e lavora come animatore indipendente. Già vincitore di un David di Donatello 2012 per il miglior cortometraggio e di due Nastri d’argento nel 2014 e 2015 ha all’attivo oltre 200 premi vinti nei principali festival nazionali e stranieri ed è ritenuto uno dei più grandi animatori a livello internazionale.

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Il Canada è grande protagonista alla 79. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia

Posted by fidest press agency su sabato, 3 settembre 2022

Venezia. ll Grande Nord canadese continua a strabiliare Venezia: dopo la “Menzione Speciale” a Shuvinai Ashoona, artista Inuit del Nunavut alla Biennale Arti Visive, è la volta di sei video artisti per ARCTIC XR at ARRAN 360° e della loro sofisticata magia narrativa in chiave ipertecnologica. Sono Casey Koyczan, Mark Igloliorte, Laakkuluk Williamson Bathory (nata in Groenlandia), Melaw Nakehk’o, Nyla Innuksuk, e la fantastica Tanya Tagaq, principale esponente del katajjaq (canto di gola Inuit): ispirato a un suo sogno, in AJAGUTAQ/PARHELION esseri artici e spiriti diventano un tutt’uno fondendosi nell’immenso Nunavut. Ad ARCTIC XR i video vengono proiettati su uno schermo a 360°: una fusione di narrativa indigena e innovazione tecnologia, a cura delle canadesi Julie Nagam e Heather Igloliorte, in collaborazione e con il sostegno dell’International Sámi Film Institute (ISFI) norvegese, il Norwegian Film Institute (NFI), l’Office for Contemporary Art Norway (OCA), Telefilm Canada, Canada Media Fund e Indigenous Screen Office. La serata di punta sarà il 2 settembre, ma un ricco programma di seminari e incontri è previsto già dal 26 agosto al 10 settembre per parlare della crescente importanza del cinema indigeno a livello globale. Si viaggerà nello spazio con Félix Lajeunesse e Paul Raphaël, i mitici Felix&Paul Studios, e i loro due nuovi episodi di Space Explorers: The ISS Experience: Spacewalkers e Episode 3-Unite, fuori concorso nel “meglio delle esperienze immersive” a Venice Immersive. Questa incredibile serie, dal profilo altamente tecnologico, creata in collaborazione con la NASA, offre allo spettatore l’esperienza unica di trovarsi all’interno della Stazione Spaziale Internazionale. Un’opportunità che vale il viaggio a Venezia.La presenza canadese continua con The Maiden di Graham Foy, in concorso alle Giornate degli Autori. Opera prima del giovane regista cresciuto a Calgary e residente a Toronto, The Maiden è, secondo le parole dell’autore, “una visione poetica sull’amicizia adolescenziale, sulla perdita e il lutto, con due parti attraversate da un legame cosmico. E anche nei momenti di profonda disperazione, emergono un senso e una finalità”.Nel programma del Mostra troviamo due coproduzioni canadesi, Dead for a dollar di Walter Hill, un western con Christoph Waltz e Willem Dafoe (USA, Canada) – Fuori Concorso, e L’origine du mal un thriller di Sébastien Marnier (Francia, Canada) – Orizzonti Extra.Salomé Villeneuve, figlia d’arte del grande regista Denis Villeneuve, presenta il cortometraggio “III”, un’ode alla fratellanza e all’infanzia nella natura, in concorso nella sezione Orizzonti.L’Italian Contemporary Film Festival di Toronto, guidato da Cristiano De Florentiis, porta a Venezia una delegazione di produttori canadesi e fa il punto sul programma lanciato lo scorso anno incentrato sulle coproduzioni Canada-Italia.Quest’ampia rappresentazione del Canada a Venezia testimonia l’eccellenza, la vitalità e la diversità della cinematografia canadese.

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24° Convegno Internazionale di Studi Bizantini

Posted by fidest press agency su domenica, 14 agosto 2022

Venezia Dal 22 al 27 agosto 2022 si aprirà, il 22 agosto al Teatro la Fenice, proseguirà a Venezia nella sede del Campus Economico di San Giobbe dell’Università Ca’ Foscari Venezia e nella giornata del 25 agosto si svolgerà presso il Complesso del Beato Pellegrino e al Palazzo Liviano all’Università di Padova, il convegno organizzato dall’Associazione Italiana di Studi Bizantini e dall’Associazione Internazionale Studi Bizantini in collaborazione e con il sostegno dell’Università Ca’ Foscari Venezia (Dipartimento di Studi Umanistici) e dell’Università degli Studi di Padova (Dipartimento di Studi Linguistici d Letterari e Dipartimento dei Beni Culturali: archeologia, storia dell’arte, del cinema e della musica)Si tratta di un evento unico per la quantità e la qualità degli studiosi coinvolti e di rilevanza mondiale per le nazionalità partecipanti, ci saranno rappresentanti di prestigiose Università quali Harvard, Oxford, Princeton, Sorbonne che ospitano importanti centri di studi bizantini. Il Congresso di Studi Bizantini, che vede la sua nascita nel 1924, si svolge ogni cinque anni ed è stato ospitato solo due volte in Italia (nel 1936 a Roma e nel 1951 a Palermo).Ospitarlo a Venezia, la città definita “Quasi alterum Byzantium” per il suo storico legame con l‘Impero Bizantino, e la “porta” dei Greci in Occidente, è un’importante occasione per rafforzare il legame tra il territorio, le sue origini e la sua storia. Di particolare interesse sono le due mostre che si terranno a Padova: “Tra Oriente e Occidente: dotti bizantini e studenti greci nel Rinascimento padovano” a Palazzo Zuckermann, corso Garibaldi 33, da lunedì 23 agosto all’11 settembre, e “L’arte bizantina attraverso lo sguardo degli studiosi italiani: documenti e immagini dai viaggi di studio del XX secolo” a Palazzo Liviano, Piazza Capitaniato 7, da giovedì 25 al 30 agosto.

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L’Università Iuav di Venezia per la ricostruzione urbana in Ucraina

Posted by fidest press agency su sabato, 18 giugno 2022

Firmato un accordo tra l’Ateneo veneziano e il comune di Irpin, una delle città più devastate dell’Ucraina. Si chiamano “urbicidi”: le distruzioni sistematiche di città e territori, la cancellazione intenzionale dalla memoria collettiva di monumenti e patrimoni urbani sono le inevitabili conseguenze di ogni guerra. Ancora una volta, uno degli argomenti di stringente attualità nel campo dell’impegno civile e in quello operativo dell’architettura è come affrontare le conseguenze degli urbicidi. “Ricostruire l’Ucraina è un dovere morale, nel segno della sostenibilità ambientale”, ha detto di recente Ursula Von Der Leyen a Roma, nel corso di conferenza dedicata al tema “Reconstructing the Future for People and Planet”. L’Università Iuav di Venezia ha fatto delle pratiche progettuali di ricostruzione nei territori e nelle città ferite da eventi bellici e calamità naturali un punto cardine della propria missione. Nell’ambito di questo impegno si colloca il protocollo d’intesa tra Iuav e il comune ucraino di Irpin, alla periferia nord-occidentale di Kiev, firmato oggi pomeriggio nel corso di una cerimonia telematica che ha coinvolto, oltre all’ateneo veneziano, anche Confindustria Ucraina. Presenti all’evento e collegati a distanza il rettore Iuav Benno Albrecht, il sindaco di Irpin Oleksandr Markushin, il presidente di Confindustria Ucraina e console onorario d’Italia in Ucraina Marco Toson, l’ambasciatore italiano in Ucraina Pier Francesco Zazo, che ha di recente riaperto l’ambasciata italiana a Kiev, l’ambasciatore Umberto Vattani, presidente di VIU e Olena Motuzenko, dell’Università Nazionale di Kyiv “Taras Shevchenko”, coordinatrice del Corridoio accademico umanitario Ucraina – Italia, che ha promosso l’accordo di cooperazione con Iuav. La cooperazione tra Iuav e Irpin ha l’obiettivo di realizzare strategie e azioni per ripristinare le aree urbane e rurali della comunità territoriale di Irpin, superare rapidamente le conseguenze della distruzione delle infrastrutture urbane e ricostruire il territorio su basi sostenibili, anche attraverso il sostegno allo sviluppo delle piccole e medie imprese del territorio, del turismo solidale e del volontariato. Iuav fornirà una consulenza multidisciplinare sui diversi aspetti che caratterizzano i complessi processi di ricostruzione a seguito di conflitti e selezionerà le figure professionali più idonee all’interno della propria organizzazione e nell’intera rete accademica italiana, per fornire a Irpin le conoscenze più avanzate nei diversi ambiti legati alla ricostruzione.

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Seconda edizione del Vivaldi Festival

Posted by fidest press agency su martedì, 14 giugno 2022

Venezia Domenica 19 Giugno, alle ore 20.00, alla Chiesa della Pietà, luogo vivaldiano per eccellenza a Venezia, con un cast di assoluto prestigio internazionale diretto da Roberto Zarpellon e la regia di Enrico Castiglione per celebrare la vittoria della Repubblica di Venezia sui Turchi, ad inaugurare la seconda edizione del VIVALDI FESTIVAL.Composto su libretto in latino in due atti di Giacomo Cassetti e messo in scena per la prima volta proprio all’Oratorio della Pietà di Venezia, Juditha triumphans devicta Holofernis barbarie è il solo oratorio sopravvissuto dei quattro scritti da Vivaldi, e rappresenta uno dei vertici dell’enorme catalogo vivaldiano, di rara esecuzione per via di una scrittura musicale impervia e di difficile esecuzione. Il VIVALDI FESTIVAL ha riunito per l’occasione un cast d’eccezione, che non mancherà di richiamare appassionati di musica barocca provenienti da ogni parte del mondo: Judith, la vedova ebrea, sarà interpretata dal contralto Luciana Mancini, Holofernes, capo dell’esercito assiro, dal contralto Silvia Alice Gianolla, Abra, ancella di Judith, da Marta Redaelli, Vagaus, scudiero di Holofernes, eunuco, dal soprano Roberta Invernizzi, Ozias, il sommo sacerdote, dal contralto Marta Fumagalli, con il Coro della Venice Monteverdi Academy istruito da Sheila Rech, l’Orchestra Lorenzo Da Ponte diretta da Roberto Zarpellon e la regia di Enrico Castiglione.Judith triumphans, basato sul biblico Libro di Giuditta, fu commissionato per celebrare la vittoria della Repubblica di Venezia sui Turchi e la difesa vittoriosa di Corfù e narra la vicenda di Giuditta. La vicenda è veloce e travolgente come la musica di Vivaldi: il re assiro Nabucodonosor manda un esercito contro Israele per esigere i coattivi tributi non versati. Sotto il comando del generale Holofernes, gli Assiri assediano la città di Betulia nell’intento di conquistarla. La giovane vedova ebrea Juditha va dal condottiero assiro per implorare pietà. Egli s’innamora di lei e questa finge l’amore nei suoi confronti. Dopo aver banchettato e bevuto grandi quantità di vino, Holofernes cade addormentato: prima di riprendere coscienza, viene decapitato da Juditha. Dopo l’omicidio ella fugge dal campo nemico e torna vittoriosa a Betulia.Il VIVALDI FESTIVAL è nato nel 2021 in occasione del 1600° anno dalla fondazione della città di Venezia ed è totalmente dedicato a riscoprire e far conoscere l’intera opera di Antonio Vivaldi nella sua città natale. La seconda edizione del festival si svolgerà a Venezia dal 19 Giugno al 28 Luglio 2022, con un prestigioso programma di concerti, eventi, ed opere, dedicato quest’anno soprattutto alla riscoperta del teatro musicale vivaldiano ad oggi del tutto sconosciuto. Gli spettacoli saranno proposti nei luoghi vivaldiani per eccellenza: come la Chiesa della Pietà, nel cui orfanotrofio Vivaldi fu maestro e animatore instancabile, e la Chiesa di San Giovanni in Bragora, dove Vivaldi fu battezzato, nonché nelle più antiche chiese e basiliche e nei più importanti palazzi storici della città. Una festa della musica nel segno della straordinaria vitalità musicale di Vivaldi e dei luoghi simbolo della Città di Venezia. Nutrita la parata delle stelle della musica barocca che vi prenderanno parte, tra cui cantanti come Gemma Bertagnolli, Sara Mingardo, Giovanna Dissera Bragadin, organisti come Paola Talamin, direttori come Francesco Fanna, Roberto Zarpellon e Stefano Sovrani, gruppi e orchestre come l’Orchestra Vivaldi Festival e i Sonatori della Giocosa Marca, la Venice Academy Baroque Orchestra and Chorus, ma anche i giovani dell’Accademia Vivaldi della Fondazione Cini, violinisti come Federico Guglielmo: il tutto con la regia di Enrico Castiglione. https://www.vivaldifestival.org/

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La rotta Venezia-Parigi compie 60 anni

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 giugno 2022

Siamo orgogliosi di servire Venezia da ben 60 anni” ha affermato Stefan Vanovermeir, DG Air France KLM East Mediterranean. “Questa tappa importante della nostra storia ben rappresenta l’importanza della Serenissima nel nostro network. Per Air France l’Italia è, se si esclude il mercato interno francese, il secondo mercato in Europa e Venezia è una delle nostre principali destinazioni italiane. Lo dimostra anche il fatto che Venezia sia stata recentemente scelta come una delle prime città europee ad essere collegata dall’Airbus A220, il nostro ultimo aeromobile medio raggio entrato nella flotta Air France”.“La lunga collaborazione tra Air France e l’aeroporto di Venezia riflette il forte legame che da sempre contraddistingue il rapporto tra le due città, al quale molto hanno contribuito i collegamenti aerei effettuati dalla compagnia” ha dichiarato Camillo Bozzolo, Direttore Commerciale e Marketing Aviation del Gruppo SAVE. “Nel 2019, i voli tra Venezia e Parigi hanno trasportato oltre 800mila passeggeri, a conferma della forte domanda di mercato che le due città sono in grado di generare sia per turismo, che per i viaggi d’affari. Le frequenze plurigiornaliere verso l’hub di Charles de Gaulle hanno inoltre consentito di sviluppare il flusso di passeggeri in prosecuzione verso l’ampio network intercontinentale di Air France”. La linea Venezia-Parigi è stata inaugurata il 7 giugno 1962. La città lagunare veniva raggiunta con gli aerei “Caravelle” di Air France, in 1h35 minuti, con 3 voli settimanali notturni: partenza da Parigi alle 23h40 ed arrivo all’aeroporto Marco Polo alle 1h15 del mattino. Il 13 luglio dello stesso anno, la compagnia aumenta da 3 a 6 i collegamenti settimanali. Tre voli rimangono notturni mentre per gli altri tre il decollo da Parigi era alle 16h10 con arrivo a Venezia alle 17h45.

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Didattica: Ca’ Foscari forma i docenti nelle scuole del Veneto

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 aprile 2022

L’Università Ca’ Foscari Venezia fa rete con l’Ufficio Scolastico Regionale per il Veneto per supportare i docenti delle scuole statali e paritarie di ogni ordine e grado nel gestire l’accoglienza e l’integrazione scolastica di studenti e studentesse ucraine e provenienti da altri Paesi europei ed extra-europei. In programma due webinar sulla “Didattica in situazioni di emergenza”, in diretta streaming sul canale YouTube dell’Ufficio Scolastico Regionale. Coordinatore del progetto è Fabio Caon, professore associato di Didattica delle lingue e di Comunicazione interculturale a Ca’ Foscari e direttore del Laboratorio di Comunicazione Interculturale e didattica (LABCOM) del Dipartimento di Studi Linguistici e Culturali Comparati, con alle spalle anni di insegnamento dell’italiano L2 nelle scuole.I due momenti formativi si focalizzeranno sulle situazioni reali, con ampio spazio per l’interazione e le domande dei partecipanti. Il primo appuntamento, Insegnare l’Italiano L2 in situazioni di emergenza: tra lingua e intercultura, si terrà giovedì 28 aprile 2022 ore 15.00 – 17.00. Insieme a Caon ci sarà la dottoranda cafoscarina Annalisa Brichese. Il secondo, Gestire l’emergenza dal punto di vista psicologico e relazionale, lunedì 2 maggio ore 15.00 – 17.00, vedrà anche la partecipazione di due psicologi del centro Paradoxa di Treviso, Andrea Sales e Angelica Fedalto. In questo momento, con oltre undicimila nuovi arrivi in Veneto dall’Ucraina (dati Regione del Veneto), l’emergenza riguarda in particolare bambini e bambine, ragazzi e ragazze, che arrivano da quel territorio. Ma i contenuti della formazione potranno essere adattati a qualsiasi caso che comprenda nuovi inserimenti scolastici.

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Per un nuovo modo di lavorare e di vivere a Venezia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 febbraio 2022

Si chiama Venywhere ed è il nuovo progetto nato dalla collaborazione tra la Fondazione di Venezia e l’Università Ca’ Foscari per offrire alla città e alla popolazione emergente dei workers from anywhere un innovativo strumento di contatto e interazione. La piattaforma faciliterà l’attrazione e l’inserimento di una nuova comunità attiva di persone che potranno arricchire la città di nuove energie e attivare un’offerta di nuovi servizi e opportunità economiche per la comunità locale.Venywhere partirà operativamente nei primi giorni di marzo con Cisco, leader mondiale nelle tecnologie abilitanti le modalità di lavoro innovativo. 16 dipendenti provenienti da vari Paesi europei saranno chiamati a misurarsi, per primi, con questa nuova esperienza. Il team di Cisco sperimenterà non solo le funzionalità della piattaforma Venywhere e l’impatto che l’intera iniziativa avrà sulla città di Venezia, ma anche le tecnologie abilitanti il futuro del lavoro e le nuove forme di collaborazione tra persone di team distribuiti. Le piattaforme di collaborazione innovative come Cisco WebexTM creano modelli che vanno oltre le attuali esperienze di lavoro remoto, ridefinendo nuovi standard più inclusivi e coinvolgenti.Il progetto parte dal presupposto che la città lagunare potrebbe essere il luogo ideale per un nuovo equilibrio tra lavoro e vita personale, e per la sperimentazione di un rinnovamento urbano innescato dalla presenza di una nuova popolazione di “cittadini temporanei” che potrebbero diventare col tempo nuovi residenti. A questo fine sta consolidando una rete che comprende istituzioni di ricerca, associazioni, fondazioni, musei e strutture private che sostengono il progetto contribuendo a creare offerta di spazi di lavoro e di servizi, a cui singoli o gruppi di lavoratori potranno accedere attraverso un sistema di prenotazione flessibile. Online in versione sperimentale da poche settimane, la piattaforma https://www.venywhere.it/ ha già destato moltissimo interesse, con 15000 visite e oltre 1200 iscrizioni di workers potenzialmente interessati a trasferirsi a Venezia per sperimentare una nuova modalità di lavoro e per vivere la città in forma attiva e coinvolgente.Tre sono le aree chiave su cui il progetto si focalizza. Offrire ai workers from anywhere supporto nell’individuazione di soluzioni residenziali e di spazi lavorativi adeguati. Sviluppare una offerta di servizi, che permetta di partecipare alla vita quotidiana della città mediante attività quali lo sport, l’arte, l’artigianato, l’enogastronomia, la conoscenza della lingua, le visite in città e in laguna, generando al contempo un potenziale significativo indotto economico locale alternativo al turismo, e contribuendo a favorire lo spostamento di una parte significativa dell’offerta residenziale dal breve termine, legato al turismo, verso una offerta a medio-lungo termine. Infine, promuovere l’innovazione sociale, coinvolgendo i workers from anywhere in forme di cittadinanza attiva al servizio della comunità. Promosso e sostenuto dalla Fondazione di Venezia in collaborazione con l’Università Ca’ Foscari, Venywhere è sviluppato da un team di giovani laureati residenti a Venezia coordinati da Massimo Warglien, docente a Ca’ Foscari e ideatore e fondatore dell’iniziativa.

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Venezia e l’arte dei mascareri

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 febbraio 2022

Manualità, occhio artistico, la viscosità della colla tra le mani unita alla porosità dei fogli di carta che si sovrappongono fino a formare, appoggiati su un calco, la forma di una maschera. È così che i mascareri di Venezia passano le loro giornate, in piccolissime botteghe con le mani poggiate su piani di lavoro ricoperti di strumenti del mestiere. Dallo scalpello alla gommalacca, dai pennelli alla colla a caldo fino a passare per i lucidanti, gli acrilici, la creta e gli innumerevoli ornamenti che andranno a creare, dopo ore e ore di lavoro, un’oggetto artistico che tutti, comunemente, chiamiamo maschera di Carnevale. A Venezia, di mascareri, ce ne sono circa una trentina, uomini e donne che hanno imparato l’arte della costruzione delle maschere dai loro genitori o dai loro nonni guardandoli mettere le mani in pasta per creare le più belle maschere che si potessero indossare a Carnevale. In passato, il numero di mascareri era pressoché lo stesso con 12 botteghe che si contavano in città nel 1773 ma la passione di chi svolge questo mestiere, allora, come oggi, è sempre la stessa, così come le tecniche utilizzare per realizzare le maschere. Si parte sempre da una base, un calco in gesso a cui si dà una forma che sarà poi quella della maschera che si desidera realizzare. Tra le maschere più richieste a Venezia ci sono i grandi classici come Casanova, la Bauta, Pantalone, Arlecchino a cui si uniscono le maschere più originali come i personaggi mitologici o quelli più bizzarri ma tra tutti, la più richiesta è la maschera del medico della peste, molto conosciuta anche all’estero. Una volta realizzata la base in cartapesta si può passare alla decorazione della maschera che può seguire il gusto del decoratore o le richieste del cliente. Oltre a quelle di cartapesta, le maschere possono essere realizzate anche con il cuoio e, maestro di questo particolare artigianato in città è Carlo Setti che, da oltre 40 anni, realizza maschere con questa tipologia di materiale. «Le maschere in cuoio sono maschere legate alla tradizione del teatro – sottolinea Carlo Setti – e hanno il pregio di essere, non dico eterne, ma di durare a lungo nel tempo. Le maschere di cuoio si fanno partendo sempre da uno stampo in cui viene applicato il cuoio bagnato, poi strizzato più volte e, manualmente, si cerca di adattarlo allo stampo il più possibile. Poi lo si inchioda per renderlo fermo e si passa alla fase della battitura con un martello di corno e una stecca di legno, tirando il materiale finché non si asciuga per bene. Solo a questo punto si passerà al taglio degli occhi e del naso. Gli strumenti di questo mestiere sono pochi: un martello di corno, una stecca di legno, taglierini vari, tanto olio di gomito e una bella dose di pazienza perché è per concludere una maschera in cuoio ci vogliono dai due ai tre giorni» Di cartapesta, di cuoio, dipinte a mano o decorate con tessuti preziosi, le maschere fanno parte di una tradizione veneziana che continua a portare avanti, ancora oggi, un’arte antichissima ma molto importante per la città e la sua storia.

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La storia dei grandi amori e delle leggende romantiche nate e ambientate a Venezia

Posted by fidest press agency su domenica, 13 febbraio 2022

Venezia. Eleonora Duse e Gabriele D’Annunzio, Aristotele Onassis e Maria Callas. Due amori illustri nati nella romantica cornice di Venezia e che sono stati raccontati in tutto il mondo. Nel giorno degli innamorati Venezia, che festeggia i 1600 anni dalla sua fondazione, ricorda le storie d’amore che ancora oggi sono in grado di toccare il cuore.Come le più antiche che raccontano l’amore contrastato di Orio e Melusina, protagonisti di una leggenda d’amore impossibile consumata ai tempi dello splendore della Serenissima: questo racconto, che ancora oggi viene ricordato come quello di amore eterno, e da una incisione a forma di cuore scolpito su un arco della casa in cui vivevano all’Arsenale nel Sestiere di Castello. O la storia di Maria, settima di sei sorelle bellissime che, a differenza sua, abitavano al ponte delle Maravegie a San Trovaso a Dorsoduro, e del suo amato barcaiolo: un amore contro tutti e tutti in cui i due giovani, sfidando la gelosia e la cattiveria, sono stati alla fine premiati con una vita insieme durata 68 anni.La storia d’amore contemporanea più iconica sbocciata a Venezia è senza dubbio quella tra Maria Callas e Aristotele Onassis. Era il 1957, alla Mostra del Cinema di Venezia: cupido è stata Elsa Maxwell, la più famosa giornalista di gossip di Hollywood, che per far conoscere i due amici ha organizzato un ricevimento all’Hotel Danieli. Una sera di settembre, Maria Callas e Aristotele Onassis si incontrano, si piacciono e trascorrono ore assieme fino a notte fonda, parlando in greco per non farsi capire da nessun altro. E’ nata così la loro storia d’amore, di cui la testimone è Venezia: i due si lasciano immortalare all’Harry’s Bar, sulla spiaggia dell’Hotel Excelsior, indifferenti ai flash, senza avere occhi per altro che non sia la loro intesa crescente.C’è, poi, la storia d’amore tra il poeta Gabriele D’Annunzio e l’attrice Eleonora Duse: il loro primo incontro risale al 1894, quando D’annunzio fa la sua conoscenza nella mansarda di un amico in comune a palazzo Barbaro con affaccio sul Canal Grande, il pittore russo Aleksander Wolkoff. Ma complice del loro amore è stato l’hotel Danieli: nel 1985, nelle stanze del lussuoso hotel che proprio in questi giorni ha festeggiato 200 anni dalla sua apertura in Riva degli Schiavoni, proprio in quell’albergo dove il poeta aveva deciso di trasferirsi per trascorrere la sua vita in laguna ci fu il primo incontro. Le calli e i canali di Venezia, case e palazzi di amici, gli appuntamenti mondani e di spettacolo hanno fatto da quinta al loro tormentato amore, fino al lento declino avvenuto verso il 1890.Ma le storie d’amore in laguna hanno radici molto lontane. Come le leggende che ci arrivano al tempo della Repubblica Serenissima e che trovano ancora ricordi nelle pietre e nei palazzi della città.Una di queste è la storia del cuore rosso di pietra nascosto a Venezia che porta fortuna a chi lo tocca e che cela la leggenda dell’amore tra una sirena e un pescatore veneziano che ha lasciato il suo segno nel tempo nel sestiere di Castello.Non lontano dalla chiesa di San Giovanni in Bragora c’è un sottoportego molto famoso tra gli innamorati, perché al suo interno è nascosto un mattone rosso a forma di cuore dietro il quale si nasconde una bella quanto struggente leggenda d’amore. Toccare il cuore si dica faccia avverare i propri desideri d’amore entro l’anno. La leggenda è quella di Orio e Melusina, ovvero l’amore “maledetto” di un pescatore e una sirena iniziato a Malamocco dove il giovane pescatore, gettando le reti di notte in laguna, pescò una sirena, Melusina appunto.Liberatala dalla rete, Orio si innamorò all’istante di lei che a sua volta perse la testa per il pescatore veneziano a tal punto da rinunciare alla sua natura di mezzo pesce per andare a vivere con lui. C’era solo un patto che Melusina chiese a Orio di rispettare: che lui restasse fuori casa tutti i sabati fino al giorno del matrimonio. Il giovane, all’inizio, rispettò la richiesta ma poi, divorato dalla curiosità e spinto un po’ dalla gelosia, tornò a casa proprio di sabato e si trovò davanti una sorpresa terrificante. Sua moglie si era trasformata in un orrido serpente. La sirena, infatti, era vittima di un terribile sortilegio che si sarebbe rotto solo con il matrimonio e così fu. I due, infatti, si sposarono ed ebbero tre figli ma la vita aveva in serbo per loro una spiacevole sorpresa. Melusina si ammalò e morì lasciando così Orio da solo con tre figli. La leggenda vuole che la casa di Orio fosse inspiegabilmente sempre in ordine. Un giorno Orio rientrato a casa per una tempesta, trovò in cucina un serpente e per paura che facesse del male ai suoi figli, lo uccise. Da quel momento la casa non fu mai più in ordine e l’uomo capì che aveva ucciso nient’altro che l’anima di sua moglie che tornava, sotto forma di serpente, ogni giorno per aiutare la sua famiglia ma che era morta per mano del suo stesso amore. Così, è a ricordo di questa storia che il cuore di pietra è stato posto lì, dove in origine sorgeva la casa di Orio e Melusina.E ancora da ricordare c’è la storia di Maria, settima di sei sorelle bellissime, e del suo barcaiolo. La leggenda narra che nelle vicinanze di San Trovaso, vicino al ponte delle Maravegie, abitava una famiglia composta da sette sorelle: sei erano bellissime mentre la settima, di nome Maria, era sgraziata e scontrosa. Tutti i ragazzi della zona facevano a gara per ottenere l’attenzione delle sei affascinanti fanciulle, ma nessuno prendeva in considerazione Maria. Tra gli spasimanti c’era un barcaiolo, fortissimo nelle regate ma impacciato in amore e con problemi di salute tanto da costringerlo a lasciare le regate. Nessuno riusciva a guarirlo così iniziò a pensare di essere vittima di un malocchio lanciato contro di lui da Maria colma d’odio e d’invidia per le sorelle e verso di lui che faceva loro la corte. Spinto dalla rabbia decise di punirla ma cambiò idea quando la vide inginocchiata a pregare e che, alla vista del giovane, gli confidò tutto il suo amore usando parole bellissime. Talmente vere che il barcaiolo si rese conto di amarla a sua volta. Il potere e la forza del loro amore permisero al ragazzo di recuperare le forze, di vincere la regata e di trasformare Maria in una bellissima donna.

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Il carnevale di Venezia

Posted by fidest press agency su domenica, 13 febbraio 2022

Nell’immaginario collettivo è spesso collegato ai fasti e alle trasgressioni del XVII e XVIII secolo, complici anche i celebri dipinti di Francesco Guardi e Pietro Longhi, oltre alle opere teatrali di Carlo Goldoni e agli scritti di Giacomo Casanova. Ma in realtà, il Sei-Settecento non è che un momento della lunga e complessa storia del Carnevale di Venezia, ad oggi forse la più conosciuta e spettacolare festività della città lagunare, che quest’anno compie 1600 anni. Apparso alla fine dell’XI secolo, il Carnevale veneziano diventa ben presto uno degli episodi chiave di un importante rituale volto a celebrare il successo politico ed economico della Serenissima; la sua dimensione celebrativa e festiva viene via via raffinata nel tempo fino a diventare, nel XVIII secolo, il simbolo per eccellenza dei carnevali urbani in tutta Europa. Attraverso i secoli, nessuno è rimasto immune al fascino mutevole e al mistero del millenario Carnevale veneziano, tantomeno il professor Gilles Bertrand, ordinario di storia moderna all’Università Grenoble Alpes, nonché uno dei massimi esperti di storia del Carnevale di Venezia.Sebbene l’etimologia, il latino “carnem levare” ossia “privarsi della carne”, sia di derivazione cristiana, le radici della tradizione carnevalesca rimandano ad un tempo ancora più remoto, in cui si celebrava il passaggio dall’inverno alla primavera. Già i culti dionisiaci in Antica Grecia e i Saturnalia in epoca romana indicavano un periodo dell’anno in cui era permesso sovvertire il rigido ordine sociale. Ma la prima testimonianza del Carnevale a Venezia è un documento del doge Vitale Falier, datato 1094, in cui si parla di divertimenti pubblici, mentre nel 1296 il giorno precedente la Quaresima diventa ufficialmente, grazie a un editto del Senato della Repubblica Serenissima, una festa pubblica. Tuttavia, i documenti non sono numerosissimi durante il Medioevo, e sembra che il Carnevale di Venezia assomigliasse molto a quello di altre città dell’Europa mediterranea, almeno fino al XIII secolo. In quest’epoca, la festività durava sei settimane, dal 26 dicembre al Mercoledì delle Ceneri, anche se i festeggiamenti talvolta venivano fatti cominciare già i primi giorni di ottobre.È solo a partire dal XIV secolo che si comincia ad elaborare un Carnevale propriamente veneziano, che va ad inserirsi in un contesto di chiara matrice politica ed economica. “Oltre alla dimensione religiosa”, spiega il professor Bertrand, “il Carnevale rivestiva almeno altre due funzioni. Una di queste era politica: sin dal Medioevo, il Carnevale serviva a rinforzare l’aggregazione, la coesione della popolazione dei quartieri, utilizzando la memoria di eventi storici o leggendari che miravano a ricordare i successi e l’estensione progressiva del dominio della Repubblica. Ma ci fu anche, a un certo punto, una dimensione di sopravvivenza economica, legata alla capacità di farsi vedere come città lussuosa e attraente verso la quale confluivano persone venute da tutto il resto dell’Europa. Questa terza funzione, si potrebbe dire, si estese sin dall’inizio dell’epoca moderna, e cioè dalla metà del XVI secolo, all’epoca di Tiziano e di Veronese, fino alla fine della Repubblica nel 1797. Questo significato cominciò ad acquistare una preminenza quando il prestigio economico e diplomatico di Venezia, al suo apice, nei secoli XIV e XV, si indebolì. Venezia cercò allora di mantenersi come capitale prestigiosa, ricca e sfarzosa agli occhi dei sovrani, degli aristocratici, dei mercanti e degli artisti di tutta Europa”.Il Carnevale di Venezia è un momento di svago per tutte le classi sociali, sia per il popolo che per la nobiltà, anche se restano in vigore certe distinzioni. “Ognuno si divertiva”, racconta il professor Bertrand, “e per certi spettacoli carnevaleschi, come le regate, le cacce al toro o la festa del Giovedì Grasso, il popolo e i nobili potevano confluire. Ognuno poteva incrociarsi in campo Santo Stefano o in Piazza San Marco. Ma nell’insieme vigeva una reale spaccatura, anche in quelle occasioni. Con la pratica del liston i nobili si mettevano in mostra davanti a tutti, facendo capire la loro differenza con il popolo. Pure il travestimento in bautta non rendeva uguali le condizioni, in quanto la qualità di un merletto o il modo di disporre il tricorno sulla testa erano altrettanti segni di riconoscenza. Al popolo in epoca moderna, e forse ancora di più nell’Ottocento, piaceva godersi il Carnevale come un tempo di piaceri per la gola, mentre la fobia della folla spingeva nobili a recarsi nelle loro ville fuori Venezia, in modo da sfuggire al chiasso”.Le celebrazioni carnevalesche a Venezia conoscono profonde metamorfosi nel corso dei secoli, e si compongono di innumerevoli eventi, alcuni più raffinati, altri più popolari. “Certi giochi, rituali e festeggiamenti che erano molto in auge presso il popolo durante il Medioevo scomparvero progressivamente, perché considerati troppo violenti. Per primo a metà del Cinquecento si affermò un Carnevale più raffinato nei suoi costumi e nel modo di travestirsi, più controllato dal governo, con tanto di feste private da un lato, separate da quelle popolari, e di festeggiamenti collettivi dall’altro, destinati ad abbagliare veneziani e forestieri, giocando sui pregi e la magnificenza dello scenario, in particolare quello di Piazza San Marco e del Canal Grande. In secondo luogo, la dimensione militare e di protezione contro gli elementi naturali ostili aveva generato esercizi acrobatici o lotte tra gruppi di giovani o con animali: il governo cercò di mantenerli per fare piacere al popolo, ma poco a poco furono interrotti”. Tra gli eventi che scompaiono, si ricordano anche la lotta dei pugni tra Castellani e Nicolotti, abolita nel 1705, le cacce al toro (1802) e, nel 1816, lo spettacolo popolare delle Forze di Ercole con piramidi umane in Piazzetta San Marco.Purtroppo, con la caduta della Serenissima e l’occupazione francese e austriaca del 1797, la lunghissima tradizione del Carnevale di Venezia viene interrotta per timore di ribellioni e disordini popolari. “Sparisce la necessità per Venezia di farsi vedere bella agli occhi di tutta l’Europa”, afferma il professor Bertrand, “e di utilizzare il Carnevale come una vetrina destinata a far sapere che rimaneva indipendente, ricca e sfarzosa come ai tempi in cui dominava il Mediterraneo, nel XIV e XV secolo. Inoltre, i francesi arrivano con un sospetto, tipico dei tempi rivoluzionari, contro la maschera e il travestimento; segue poi la volontà degli austriaci di riorganizzare quest’antica capitale come un semplice capoluogo di provincia. Pochi teatri, pochi piaceri: il Carnevale prima scompare, poi dopo l’epoca napoleonica, e quindi sotto il secondo dominio austriaco, le sue manifestazioni vengono limitate all’apertura dei teatri, a qualche ballo, a delle regate e a delle mascherate per le strade, fino alla scomparsa completa delle sue espressioni pubbliche con l’Unità d’Italia. Per decenni il Carnevale si limita per lo più a feste nostalgiche in palazzi privati e con il concorso di artisti”. Solamente nelle isole della laguna di Venezia, come Murano e Burano, i festeggiamenti proseguono, conservando vigore e allegria. La ripresa di questa millenaria tradizione arriva a quasi due secoli di distanza, nel 1979, su iniziativa del Comune di Venezia e di alcune associazioni cittadine. Maschere, costumi, sfilate, balli: il Carnevale di Venezia, ora festeggiato ogni anno nei dieci giorni che precedono la Quaresima, si ispira in gran parte alle atmosfere barocche del XVII secolo, oltre che ai fasti del XVIII secolo. Spesso contraddistinte e dedicate ad un tema di fondo, le nuove edizioni del Carnevale si sono inoltre arricchite di numerosi appuntamenti ispirati alla storia e alle tradizioni della città lagunare, come la Festa delle Marie e il Volo dell’Angelo.

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Gli ebrei a Venezia

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 gennaio 2022

Era il 29 marzo 1516 quando la Repubblica Serenissima decretò il trasferimento, in laguna, di circa settecento ebrei di origine tedesca e italiana, in un’area isolata della città, già sede di una fonderia. Una zona malsana, vicina alle carceri e al convento di San Girolamo. Nacque così il primo ghetto della storia d’Europa: il ghetto di Venezia. Un luogo affascinante, il cui skyline verticale conserva storie di famiglie stipate in case insolitamente troppo alte per Venezia, che giungono anche ai nove piani. Un luogo chiuso da cancelli, di segregazione, dove si poteva crescere solo in altezza. Nei suoi 1600 anni di storia, Venezia celebra in questi giorni il ricordo degli ebrei deportati nei lager e lo fa attraverso decine di iniziative e posizionando sui suoi tradizionali masegni 30 pietre d’inciampo (che si aggiungono alle 105 già posate), a perenne memoria di ciò che è stato e che non dovrà mai più ripetersi. Furono quasi 250 gli ebrei veneziani, uomini e donne, tra i due mesi e gli ottantanove anni, catturati e deportati tra il 1943 e il 1944. Molti altri trovarono rifugio, in clandestinità, nelle campagne venete, in Svizzera, fuggendo al sud verso gli alleati. Una guerra che lasciò il segno nell’antico Ghetto di Venezia, che non solo si spopolò di abitanti ma che vide anche il depauperamento della comunità religiosa. “Quando entrarono in vigore le leggi razziali, nel 1938, la comunità ebraica entrò nel panico – racconta Daniel Touitou, rabbino capo della comunità ebraica di Venezia da due anni – c’è chi scelse di scappare, chi di cercare di sfuggire in Svizzera, chi nelle campagne veneziane. Si calcola che prima della guerra ci fossero in città 1200/1300 ebrei, mentre dopo la guerra la comunità ripartì con un numero pari a 700 ebrei. La nuova comunità era caratterizzata da persone segnate dagli eventi della guerra, traumatizzate”. A Venezia gli ebrei giunsero verso gli inizi del Mille, diventando a poco a poco un nucleo considerevole. Avvertendo la necessità di controllarli, il governo della Repubblica, con decreto del 29 marzo 1516, stabilì che questi dovessero abitare tutti in una sola zona della città, nell’area dove anticamente erano situate le fonderie, “geti” in veneziano; inoltre stabilì che dovessero portare un segno di identificazione (un cerchio giallo sul mantello, poi trasformato in un berretto giallo e, dal 1500, rosso) e li obbligò a gestire banchi di pegno a tassi stabiliti dalla Serenissima, nonché a sottostare a molte altre gravose regole, come l’aumento degli affitti di un terzo, per avere in cambio libertà di culto e protezione in caso di guerra. Il Ghetto veniva chiuso con pesanti cancelli ai ponti sul rio di San Girolamo e sul rio del Ghetto durante la notte, mentre dei guardiani percorrevano in barca i canali circostanti per impedire eventuali sortite notturne.“Cecil Roth, importantissimo storico ebreo inglese, dice che l’ebraismo a Venezia esisteva da 800 anni e a prova di ciò ci sono delle tombe nel cimitero ebraico del Lido che risalgono a 800 anni fa – spiega Touitou – A quel tempo la comunità viveva ancora a Mestre perché era proibito l’insediamento di ebrei a Venezia. Venezia non voleva gli ebrei e non li volle per molti secoli. Con la nascita del ghetto, 500 anni fa, si formarono dei nuclei organizzati da due comunità, quella tedesca – giunta in Italia per scappare dalla peste nera – e quella italiana, mentre nel 1601 nasce la comunità portoghese fondata da Daniel Rodriga. Queste comunità sono rappresentate dalle due sinagoghe: la spagnola e la levantina. Così nacquero e si formarono vari nuclei e, nel momento di massimo splendore, si calcola che vivessero nel ghetto circa 6 mila persone, un numero enorme per questo spazio. A quel tempo, questa era senza dubbio una delle più grandi comunità ebraiche”. Il Ghetto era una città nella città: oltre ai luoghi di studio e di preghiera, si trovavano un teatro, un’accademia di musica, cenacoli, salotti letterari e ogni sorta di botteghe, un albergo con 24 stanze, una locanda e un ospedale. “La Serenissima era una Repubblica di commercianti e gli ebrei erano interessanti perché pagavano molte tasse – continua il rabbino – le case del ghetto affittate per legge agli ebrei avevano, per gli ebrei, un costo pari al 30% in più. Gli ebrei spagnoli pagavano dieci mila ducati l’anno. Possiamo dire che gli ebrei fossero il bancomat della Serenissima. Poi, alla fine del 1800 c’è stata una grave crisi finanziaria e gli ebrei non erano più in grado di pagare tutte queste tasse, sicché dovettero cambiare in parte politica. La comunità ebraica di Venezia ha prodotto grandi personalità, grandi rabbini, grandi letterati, grandi medici. Alcune persone importanti del Risorgimento veneziano sono ebree ma poi, con la soppressione dei ghetti, la comunità ebraica si è innervata nella città allontanandosi dal suo quartiere storico, partecipando ad un processo di emancipazione politica e sociale che in alcuni casi ha causato l’allontanamento dalla pratica ebraica. Certo, l’’idea di un ghetto è brutta, tuttavia questo posto è stato centrale per la popolazione ebraica, soprattutto tra il 1500 e il 1600”. Oggi a Venezia vivono 420 ebrei. “Soffriamo del calo demografico, del fatto che molte persone lasciano la città perché non trovano lavoro – conclude – La comunità in 20 anni ha perso 200-300 persone, un dato molto preoccupante. Il nostro obiettivo futuro è quello di portare nuove coppie e nuovi bambini qui”.

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Costruiti a Venezia da Nino Giuponi i primi galeoni in legno del Palio delle Repubbliche Marinare

Posted by fidest press agency su martedì, 4 gennaio 2022

Una storia che parte da Venezia, che vede protagonista l’antica arte di costruire imbarcazioni in legno che ha trasformato Venezia, per secoli, nella Dominante. Un’arte che la Repubblica Serenissima ha saputo tramandare di generazione in generazione fino ai giorni nostri. Le mani che li hanno costruiti nel 1955 erano mani veneziane esperte. I quattro galeoni originari del Palio delle Repubbliche Marinare – che si disputerà domenica 19 dicembre a Genova – vennero progettati e costruiti da Giovanni Giuponi e richiamavano la sagoma delle antiche galee: costruite in legno dalla Cooperativa Gondolieri di Venezia per mano proprio di Giuponi, furono varate il 9 giugno 1956 sulla Riva dei Giardini Reali. Un momento importante per Venezia, che vide anche la benedizione delle imbarcazioni da parte del Patriarca di Venezia Angelo Roncalli, due anni dopo eletto papa con il nome di Giovanni XXIII. Le barche costarono 3.566.000 lire e i remi 8.000 lire l’uno.Giuponi era il titolare del piccolo squero che si trovava sul rio del ponte piccolo nell’isola della Giudecca e che ha gestito fino alla sua morte, all’età di 91 anni, nel 1987. È qui che “Nino” lavorava da “squerariolo” alla vecchia maniera, capace di costruire barche di ogni forma e dimensione. Nino squerariol – come veniva familiarmente chiamato – era uno sperimentatore nel suo campo, capace di introdurre soluzioni tecniche aggiornate e materiali inediti accanto a quelle più tradizionali, assimilate negli anni giovanili. Nel 1985 acconsentì a mettere nero su bianco un dettagliatissimo manuale che descriveva in tutte le sue fasi i procedimenti costruttivi della gondola, interrompendo così una consuetudine radicata fra i costruttori navali di trasmettere oralmente, da padre in figlio o da maestro a lavorante, il proprio sapere. Giuponi iniziò a lavorare nel 1920, apprendendo il mestiere dal padre, nello squero in fondamenta de l’Arzere all’Angelo Raffaele. Dal 1951 al 1965 lavorò alle dipendenza della Cooperativa Daniele Manin dirigendo, in qualità di capo cantiere, prima lo squero (oggi scomparso) sul rio de le Toreselle, quindi quello agli Ognissanti e infine quello di San Trovaso, per poi ritirarsi a lavorare nel cantiere di sua proprietà alla Giudecca. Nella sua lunga carriera costruì ogni tipo di imbarcazione: sua la “Disdotòna” della Querini, una barca a 18 remi, o la “Carpaccesca”, una gondola con il ferro di cui c’è testimonianza anche nei quadri del Carpaccio. E suoi erano, appunto, i quattro galeoni per il palio delle Repubbliche marinare. In seguito, nel 1983, quelle antiche imbarcazioni in legno sono state sostituite da moderni galeoni in vetroresina.Oggi come allora, le barche che scendono in acqua per sfidarsi ospitano otto vogatori e un timoniere e si distinguono nei colori e nelle splendide polene: il leone alato di Venezia, che si riconduce al patrono della città lagunare San Marco evangelista; il cavallo alato di Amalfi; il drago di Genova che ricorda il protettore della città, San Giorgio; l’aquila di Pisa, che simboleggia l’antico legame tra la Repubblica e il Sacro Romano Impero. Alla polena che taglia per prima il traguardo, a conclusione del percorso, va l’ambito trofeo in oro e argento realizzato dalla Scuola orafa fiorentina, raffigurante un galeone a remi sorretto da quattro ippocampi, sotto al quale compaiono gli stemmi delle Quattro Repubbliche. Il trofeo rimane nelle mani della città vincitrice per un anno, per poi essere rimesso in palio in occasione della regata successiva.Il Palio delle Antiche Repubbliche Marinare, disputato sotto l’alto patronato del presidente della Repubblica Italiana, si svolge ogni anno ed è ospitato, a rotazione, nelle quattro città. La regata è preceduta da un corteo storico, durante il quale sfilano i figuranti nei panni di antichi personaggi che caratterizzano ciascuna repubblica.

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Un viaggio alla scoperta di un’inedita Venezia innevata

Posted by fidest press agency su domenica, 26 dicembre 2021

Venezia sotto un manto di neve, quando la città si risvegliava imbiancata in una fredda giornata d’inverno. Nella sede del Comando Regionale della Guardia di Finanza, in campo San Polo, sono esposte 100 cartoline d’epoca in bianco e nero, racchiuse in teche di vetro, come fossero oggetti preziosissimi. Alcune di loro contengono messaggi di auguri o saluti scritti a mano, altre solo scatti di attimi di vita quotidiana. Sono semplici pezzi di carta di forma rettangolare che imprimono, tra quei bordi squadrati, un pezzo indimenticabile della storia di una inedita Venezia innevata. La mostra intitolata “Il fascino della neve a Venezia nel ‘900”, gratuita, permette al pubblico di fare un tuffo nel passato per ammirare, nell’anno dei suoi 1600 anni, una Venezia che non c’è più e cercare di riconoscere, tra quegli scatti sbiaditi dal passare del tempo, una calle, una corte o un campo della città che conosciamo oggi. A raccogliere questo prezioso materiale è Gianni Berlanda, trentino di nascita, collezionista ed ex commerciale estero del settore della moda che, dopo aver passato anni e anni in giro per il mondo, torna a Venezia, città che ha sempre dimorato nel suo cuore, per vivere gli anni della sua pensione e continuare a portare avanti la sua passione per il collezionismo e la città lagunare. “Sono arrivato a Venezia un po’ per caso da ragazzo, ma ho iniziato a collezionare cartoline e foto di Venezia da subito, anche perché, dal primo momento in cui ho messo piede in questa città, ne sono rimasto affascinato – racconta Gianni Berlanda – Sono venuto qui per studiare Economia all’Università Ca’ Foscari e oggi, a 50 anni di distanza dalla mia laurea e dopo aver girato il mondo per lavoro, sono tornato qui per cercare di mostrare a tutti nella sua veste più magica, la meraviglia di Venezia”.Berlanda colleziona solo cartoline in bianco e nero, scegliendo di fissare nella sua memoria, e in quella di chiunque si trovi a visitare le sue mostre, una Venezia senza colori, pura, essenziale. Una Venezia che conserva con cura in 500 pezzi di carta datati dai primi del 1900 fino al 1925, cento dei quali sono esposti nella mostra a Palazzo Corner-Mocenigo.Ed è così che, entrando all’interno del palazzo nel sestiere di San Polo ci si può immergere in un paesaggio veneziano come poche volte lo si è potuto vedere negli ultimi anni. Da una Piazza San Marco ricoperta da un manto bianco a cumuli di neve poggiati sul profilo sinuoso delle gondole del 1900, ancora adornate dell’antico felze, l’abitacolo al centro della tradizionale imbarcazione, che oggi resta solo nella memoria dei veneziani. Dai piccoli canali alla laguna stessa completamente ghiacciata che, dopo l’eccezionale gelo nell’inverno del 1929, ha permesso ai veneziani di arrivare a piedi da Fondamenta Nove al cimitero di San Michele e Murano.

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Turismo: “A Venezia fatturato 2021 in linea con 2020”

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 ottobre 2021

Venezia. Un 2021 in linea con il 2020, ma ancora in netto calo rispetto al 2019, ultimo anno prima della crisi da Covid-19. E’ il risultato dal comparto extralberghiero di Venezia fotografato da Otex, primo osservatorio sul turismo residenziale extralberghiero in Italia promosso dall’associazione Property Managers Italia. Da gennaio ad agosto l’affitto turistico di appartamenti in città ha registrato un fatturato pari a 52,4 milioni di euro, sostanzialmente in linea con i 52,6 milioni del 2020. Nel 2019, invece, il fatturato del comparto è stato pari a oltre 134 milioni, più del doppio. Guardando, infatti, al fatturato del 2021 rispetto al 2019 le perdite vanno dal -65% di giugno al -26% di agosto, mentre rispetto al 2020 il fatturato di quest’anno è aumentato dal 42% a giugno, del 56% a luglio e del 53% ad agosto. “Il comparto turistico extralberghiero è ancora molto lontano dai livelli pre Covid – dice Stefano Bettanin, presidente di Property Managers Italia, Ceo di Rentopolis e Shomy Tech – anche se in alcuni casi l’estate dal 2021 ha spinto la domanda di appartamenti fortemente al rialzo e quindi anche il fatturato delle aziende. Nei prossimi mesi sarà cruciale portare avanti il nostro lavoro senza più interruzioni e chiusure causate dalla pandemia, che mi sembra sia finalmente sotto controllo grazie ai vaccini, per capire se riusciremo a chiudere l’anno almeno in linea con il 2020, o, dove possibile, anche in crescita. Il prossimo anno poi l’obiettivo sarà quello di tornare ai livelli pre crisi puntando sulla voglia di viaggiare delle persone. Per farlo però è necessario avere regole chiare sugli spostamenti, anche degli stranieri, perché sono una componente fondamentale per il nostro comparto dal nord al sud dell’Italia”.

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L’Università Ca’ Foscari Venezia entra in Eutopia

Posted by fidest press agency su martedì, 21 settembre 2021

Venezia. Un nuovo traguardo internazionale per l’Università Ca’ Foscari Venezia: l’ateneo da oggi entra ufficialmente a fare parte di EUTOPIA European University, una delle prime 20 alleanze finanziate dalla Commissione Europea nell’ambito dell’azione “European Universities” (Programma Erasmus+), istituita per rafforzare la competitività internazionale delle università europee e creare nei prossimi anni uno spazio europeo dell’istruzione superiore.Si tratta di un partenariato internazionale, coordinato dalla University of Ljubljana, cui partecipano, oltre all’Università di Warwick, atenei di diversi paesi europei: Vrije Universiteit Brussel, CY Cergy Paris Université, University of Gothenburg, Universitat Pompeu Fabra Oltre a Ca’ Foscari entrano da oggi a fare parte del network anche la Technische Universität Dresden (Germania) e l’Universidade NOVA de Lisboa (Portogallo). Le università del network EUTOPIA mettono al centro i propri studenti e lavorano per rafforzare la coesione sociale, concentrandosi su eccellenza ed inclusione e superando i confini nazionali ed educativi per sviluppare modelli pedagogici innovativi e incoraggiare il movimento di persone e idee. Fra gli obiettivi di EUTOPIA rientra anche la realizzazione di campus inter-universitari, dove gli studenti possano scegliere programmi di studio congiunti e flessibili, interdisciplinari e multisettoriali, all’insegna di una didattica innovativa che sappia giovarsi delle risorse tecnologiche più avanzate; dove l’intera comunità accademica (studenti, ricercatori, docenti, lettori e personale bibliotecario e tecnico-amministrativo) possa sperimentare forme di mobilità fisica e virtuale, usufruendo di servizi condivisi tra tutte le università partner. Le università della rete condividono valori come: integrità, libertà accademica, condivisione del sapere con la società e apertura verso la comunità internazionale.

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