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Posts Tagged ‘Venezuela’

Si può dire che la Chiesa venezuelana sia perseguitata?

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 luglio 2019

“Di sicuro non si può dire che non lo sia”. Così dichiara ad Aiuto alla Chiesa che Soffre il cardinale Baltasar Porras, arcivescovo di Merida, amministratore apostolico di Caracas e presidente di Caritas Venezuela.Incontrando una delegazione della Fondazione pontificia nella capitale venezuelana, il porporato denuncia le fortissime pressioni, limitazioni e finanche intimidazioni messe in atto dal governo Maduro nei confronti della Chiesa locale. «Vi sono delle restrizioni ai danni delle scuole cattoliche, che paiono avere lo scopo di costringere la Chiesa a chiudere i propri istituti. Inoltre da anni gli operatori e i rappresentanti di organizzazioni benefiche come la Caritas subiscono minacce verbali e aggressioni». Perfino le parrocchie sono ormai nel mirino dei cosiddetti “collettivi” filogovernativi. «Nei quartieri popolari di Caracas – spiega il cardinale – i collettivi si riuniscono alle porte delle chiese per ascoltare l’omelia del parroco. E se il sacerdote dice qualcosa che a loro non piace danno inizio a minacce e intimidazioni».
In un Paese in cui ormai «tutte le istituzioni pubbliche e private sono state distrutte», la Chiesa è l’unico punto di riferimento di una popolazione allo stremo. «Siamo vicini alla gente e presenti ovunque ci sia bisogno. Inoltre la Chiesa è l’unica ad avere il coraggio di sottolineare le mancanze di questo regime. Gli altri attori sociali non osano parlare di questa crisi, perché il governo li minaccia, chiude i media e attacca le aziende».Il porporato parla infatti apertamente delle attuali drammatiche condizioni in cui versa la popolazione, senza tacere le gravi responsabilità del governo. «Viviamo una situazione atipica e senza precedenti, che non è effetto di un conflitto armato, né di una catastrofe naturale, ma che ha degli effetti del tutto simili a quelli di una guerra. Il regime politico che guida il Venezuela ha distrutto il Paese generando un conflitto sociale le cui conseguenze vanno accentuandosi ogni giorno di più». Il cardinal Porras pone altresì l’accento sull’inedita realtà del massiccio esodo di venezuelani, mai verificatosi in simili proporzioni. «Sono già emigrati quattro milioni di cittadini: 1,5 milioni in Colombia, 700mila in Perù, 400mila in Cile, 500mila in Florida e tanti altri in Europa e in diversi Paesi d’America».Poche le speranze, nonostante i colloqui delle scorse settimane ad Oslo e quelli previsti alle isole Barbados nei prossimi giorni. «Bisogna capire che negli ultimi vent’anni, quando il governo è stato in difficoltà, ha più volte fatto appello al dialogo, ma al solo scopo di prendere tempo. Perché il governo non ha la sincera volontà né di negoziare né concedere nulla». La popolazione, spiega il porporato ha ormai perso fiducia e teme un inasprimento della repressione. «Siamo molto preoccupati, dopo il fenomeno di Guaidó, il numero di persone arrestate, torturate, uccise e scomparse è aumentato e queste azioni non coinvolgono soltanto il personale militare di alto rango, ma anche i civili».

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Persone in fuga dal Venezuela

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 maggio 2019

Ginevra. Considerato l’aggravarsi delle condizioni politiche, economiche, umanitarie e relative al rispetto dei diritti umani in Venezuela che, ad oggi, hanno spinto 3,7 milioni di persone a fuggire, l’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ritiene che la maggioranza di queste necessiti di protezione internazionale.In una nota d’orientamento aggiornata pubblicata oggi, l’UNHCR rinnova l’appello agli Stati affinché consentano ai venezuelani l’accesso ai propri territori assicurando loro protezione e standard di accoglienza adeguati, sottolineando la necessità cruciale di garantire la sicurezza di quanti sono costretti a fuggire per salvare la propria vita e la propria libertà.L’obiettivo della nota d’orientamento aggiornata è quello di assistere le figure preposte all’esame delle domande di protezione internazionale presentate dai richiedenti asilo venezuelani e i responsabili delle politiche governative in materia.Alla fine del 2018, circa 460.000 venezuelani avevano presentano formalmente domanda di asilo, la maggior parte in Paesi vicini in America Latina. La nota riconosce che il numero di persone in fuga dal Venezuela pone sfide complesse e che esaminare le domande di asilo individualmente potrebbe rivelarsi non praticabile, motivo per cui in essa si raccomanda di procedere al riconoscimento per gruppi.Per determinati profili di venezuelani a rischio, la nota di orientamento dell’UNHCR suggerisce di applicare la Convenzione relativa allo statuto dei Rifugiati del 1951. In ogni caso, sulla base dei criteri più generali previsti dalla Dichiarazione di Cartagena del 1984 in vigore in America Latina, la maggioranza dei venezuelani necessita di protezione internazionale. Tale riferimento normativo è giustificato dai rischi per la vita, la sicurezza e la libertà derivanti dalle circostanze che stanno turbando gravemente l’ordine pubblico in Venezuela.
L’UNHCR, insieme all’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM/IOM), ha più volte accolto con favore la solidarietà mostrata dai governi latinoamericani e caraibici nell’accoglienza dei cittadini venezuelani attraverso una serie di accordi volti a permetterne il soggiorno regolare. Per garantire ai venezuelani maggiore protezione, ora più che mai necessaria, l’UNHCR continua a chiedere agli Stati di coordinare le proprie risposte.L’UNHCR, inoltre, rivolge un appello agli Stati affinché garantiscano che i venezuelani, a prescindere dal proprio status giuridico, non siano espulsi o rimpatriati forzatamente in Venezuela.L’UNHCR, insieme all’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, sta lavorando coi governi, con altre agenzie delle Nazioni Unite e con i partner per assicurare protezione e soddisfare le esigenze di base di rifugiati e migranti venezuelani. Le due organizzazioni hanno nominato un Rappresentante Speciale congiunto, Eduardo Stein, e guidano insieme la Piattaforma regionale inter-agenzie per assicurare una risposta operativa coerente e uniforme.

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Visita a Mosca del ministro degli affari esteri venezuelano

Posted by fidest press agency su domenica, 5 maggio 2019

Mosca. Oggi si tengono a Mosca i colloqui tra il Ministro degli Affari Esteri della Federazione Russa S.V. Lavrov e il Ministro degli Affari Esteri della Repubblica Bolivariana del Venezuela, H.Arreasa. Ci sarà uno scambio di opinioni sulla situazione in Venezuela, sulle prospettive di un accordo politico e diplomatico, nonché le possibili opzioni per gli sforzi di mediazione internazionale per facilitare il dialogo tra governo e opposizione. Nell’incontro si approfondiranno gli aspetti riguardanti l’ampio e consolidato partenariato russo-venezuelano sulla scena internazionale, e gli sforzi in atto da parte del gruppo informale di paesi per proteggere gli obiettivi e i principi sanciti nella Carta delle Nazioni Unite, nonché per contrastare le sanzioni unilaterali imposte illegalmente aggravando la situazione socio-economica del paese.
Si prevede inoltre di discutere l’attuazione degli accordi pratici raggiunti nel quattordicesimo incontro della Commissione intergovernativa russo-venezuelana di alto livello a Mosca tenutasi dal 4 al 5 aprile 2019, sull’attuazione di importanti progetti comuni nel settore energetico, industriale, agricolo, medico e farmaceutico, di tecnologia moderna e di cooperazione tecnico-militare. (fonte: Ambasciata Russa a Roma)

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Venezuela: sen. Rojc, migliaia di italiani “intrappolati”

Posted by fidest press agency su domenica, 5 maggio 2019

“La drammatica situazione politico-militare in Venezuela sta tenendo ‘intrappolati’ anche migliaia di italiani che vorrebbero lasciare il paese ma che non possono farlo a causa dell’impossibilità di rinnovare il passaporto, perché i nostri consolati hanno scarsità di energia elettrica”. E’ l’allarme lanciato dalla senatrice del Pd Tatjana Rojc, che ha presentato al ministro degli Esteri Moavero Milanesi una interrogazione urgente chiedendo al Governo “un intervento immediato a favore della comunità italiana in Venezuela, che conta oltre 200mila persone”.
“La nostra ambasciata e i nostri consolati in Venezuela – scrive Rojc a Moavero – sono bloccati a causa dall’assenza di energia elettrica che viene erogata per 6 ore al giorno e non tutti i giorni. Si tratta di una vera e propria emergenza in quanto risulta impossibile rinnovare un passaporto e siccome – spiega Rojc – il rinnovo può essere fatto solo attraverso i consolati esteri e non mediante quelli italiani, la situazione è a dir poco esplosiva”.
Da qui la richiesta della parlamentare dem al ministro degli Esteri di un “intervento immediato da parte del Governo italiano per agevolare i nostri connazionali in Venezuela, tenuto conto che recentemente a Maracaibo – ricorda Rojc – oltre 500 italiani hanno formalizzato una forte protesta, come riportato anche da “La Voce d’Italia”.
“Siamo inoltre in presenza – continua la parlamentare del Pd – di una difficile reperibilità dei farmaci e dunque chiedo cosa il nostro governo intenda fare per aiutare gli italiani che volessero lasciare subito il Venezuela, consentendo di rinnovare da subito i passaporti, qualora la situazione precipitasse”.
Rojc chiede anche “se il governo intenda intervenire affinché le nostre comunità possano disporre di appositi generatori di corrente, tenuto conto che in Venezuela d’estate si raggiungono i 40 gradi di temperatura e i condizionatori non funzionano per l’assenza di elettricità”.

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Venezuela: I deputati europei chiedono libere elezioni presidenziali e la fine della repressione

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 marzo 2019

Strasburgo. Il Parlamento europeo ha sostenuto giovedì una soluzione pacifica per la crisi in Venezuela attraverso elezioni presidenziali libere, trasparenti e credibili.Con 310 voti favorevoli, 120 voti contrari e 152 astensioni, la Plenaria ha approvato la seconda risoluzione di quest’anno sul Venezuela (la decima dall’inizio dell’attuale legislatura). I deputati condannano “i feroci atti di repressione e violenza” e ribadiscono la loro profonda preoccupazione per la crisi umanitaria e politica nel paese.I deputati ribadiscono il riconoscimento di Juan Guaidó come legittimo Presidente ad interim del Venezuela ed esprimono pieno sostegno alla sua tabella di marcia, che consiste nel porre fine all’usurpazione, istituire un governo nazionale di transizione e indire elezioni presidenziali anticipate.I deputati si dicono soddisfatti del riconoscimento della legittimità di Guaidò da parte della stragrande maggioranza degli Stati membri UE, invitando quei Paesi UE, che ancora non l’hanno riconosciuto, a farlo con urgenza.Il Parlamento chiede al “regime illegale di Maduro” di porre fine a tutte le forme di repressione contro giornalisti, leader politici e membri della squadra di Juan Guaidó, compreso il suo capo di gabinetto, Roberto Marrero.I deputati denunciano che il mese scorso, nonostante le già limitate forniture alimentari in Venezuela siano a rischio di deterioramento, gli aiuti umanitari offerti dalla Colombia e dal Brasile sono stati respinti e in alcuni casi distrutti dal regime.Inoltre, nella risoluzione si sottolinea l’aggravarsi della crisi migratoria in tutta la regione, riconoscendo gli sforzi e la solidarietà dei paesi vicini. I deputati chiedono alla Commissione europea di continuare a cooperare con questi paesi, non solo fornendo assistenza umanitaria, ma anche offrendo loro maggiori risorse.
Il Parlamento chiede infine l’introduzione di ulteriori sanzioni UE contro i beni illegittimi detenuti dalle autorità statali all’estero e nei confronti delle persone responsabili di violazioni dei diritti umani e di atti repressivi, oltre a suggerire il divieto di visto per queste persone e per i loro parenti più prossimi.

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Il grande imbroglio della crisi in Venezuela

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 marzo 2019

By Pino Arlacchi. Se c’è una lezione che si impara dirigendo una grande organizzazione internazionale come l’Onu è che, nelle cose del mondo, la verità dei fatti raramente coincide con la sua versione ufficiale. Le idee dominanti – come diceva il vecchio Marx – restano quelle della classe dominante. E il caso del Venezuela di questi giorni si configura appunto nei termini di una gigantesca truffa informativa volta a coprire la sopraffazione di un popolo e la spoliazione di una nazione.Il principale mito da sfatare riguarda le cause di fondo del dramma venezuelano. I media occidentali non hanno avuto dubbi nell’additare gli esecutivi succedutisi al potere dopo l’elezione del “dittatore” Chávez alla presidenza nel 1998 come unici responsabili della crisi, nascondendone la matrice di gran lunga più importante: le barbare sanzioni americane contro il Venezuela decise da Obama nel 2015 e inasprite da Trump nel 2017 e nel 2018.
La “dittatura” di Chávez, confermata da 4 elezioni presidenziali e 14 referendum e consultazioni nazionali successive, è stata condotta sotto il segno di uno strappo radicale con la storia passata del Venezuela: i proventi del petrolio sono stati in massima parte redistribuiti alla popolazione invece che intascati dall’oligarchia locale e imboscati nelle banche degli Stati Uniti.Nonostante Chávez abbia commesso vari errori di malgoverno e corruzione tipici del populismo di sinistra – errori confermati in seguito dal più debole Maduro – sotto la sua presidenza le spese sociali hanno raggiunto il 70% del bilancio dello Stato, il Pil pro capite è più che triplicato in poco più di 10 anni, la povertà è passata dal 40 al 7%, la mortalità infantile si è dimezzata, la malnutrizione è diminuita dal 21 al 5%, l’analfabetismo è stato azzerato e il coefficiente Gini di disuguaglianza è sceso al livello più basso dell’America Latina (dati Fmi, Undp e Banca Mondiale).Ma la sfida più temeraria lanciata dal Venezuela “socialista” è stata quella contro l’egemonia del dollaro. L’economia ha iniziato a essere de-dollarizzata favorendo investimenti non statunitensi, tentando di non farsi pagare in dollari le esportazioni, e creando il Sucre, un sistema di scambi finanziari regionali basato su una cripto-moneta, il Petro, detenuta dalle banche centrali delle nazioni in affari col Venezuela come unità di conto e mezzo di pagamento. Il tempo della resa dei conti con il Grande Fratello è arrivato perciò molto presto. Molti hanno evocato lo spettro del Cile di Allende di 30 anni prima.
La strategia delle sanzioni – La raffica di sanzioni emesse l’anno dopo con il pretesto che il Venezuela fosse una minaccia alla sicurezza nazionale degli Usa mettono in ginocchio il Paese. Il Venezuela viene espulso dai mercati finanziari internazionali e messo nelle condizioni di non poter più usare i proventi del petrolio per pagare le importazioni. Quasi tutto ciò che entra in un’economia che produce poco al di fuori degli idrocarburi deve essere pagato in dollari contanti. E le sanzioni impediscono, appunto, l’uso del dollaro. I fondi del governo depositati negli Usa vengono congelati o sequestrati. I canali di rifinanziamento e di rinegoziazione del modesto debito estero del Venezuela vengono chiusi. Gli interessi sul debito schizzano in alto perché le agenzie di rating al servizio di Washington portano il rischio paese a cifre inverosimili, più alte di quelle della Siria. Nel 2015 lo spread del Venezuela è di 2 mila punti, per raggiungere e superare i 6 mila nel 2017.Gli economisti del centro studi Celag hanno quantificato in 68,6 miliardi di dollari, il 34% del Pil l’extra costo del debito venezuelano tra il 2014 e il 2017. Ma il più micidiale degli effetti del blocco finanziario del Venezuela è il rifiuto delle principali banche internazionali, sotto scacco americano, di trattare le transazioni connesse alle importazioni di beni vitali come il cibo, le medicine, i prodotti igienici e gli strumenti indispensabili per il funzionamento dell’apparato produttivo e dei trasporti. Gli ospedali venezuelani restano senza insulina e trattamenti antimalarici. I porti del paese vengono dichiarati porti di guerra, portando alle stelle le tariffe dell’import-export. Il valore delle importazioni crolla da 60 miliardi di dollari nel 2011-2013 a 12 miliardi nel 2017, portandosi dietro il tonfo del 50% del Pil.
Durante il 2018 si sviluppa in Venezuela una crisi umanitaria interamente indotta. Che si accompagna a un’iperinflazione altrettanto fasulla, senza basi nei fondamentali dell’economia, determinata da un attacco del mercato nero del dollaro alla moneta nazionale riconducibile alle 6 maggiori banche d’affari di Wall Street.È per questo che il rapporto dell’esperto Onu che ha visitato il Venezuela nel 2017, Alfred De Zayas (di cui non avete mai sentito parlare ma che contiene buona parte dei dati fin qui citati), propone il deferimento degli Stati Uniti alla Corte Penale Internazionale per i crimini contro l’umanità perpetrati in Venezuela dopo il 2015.(Pino Arlacchi Vicesegretario Generale dell’Onu dal 1997 al 2002)

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L’esodo venezuelano continua senza sosta: 3,4 milioni di persone in fuga

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 febbraio 2019

Sono 3,4 milioni i rifugiati e migranti provenienti dal Venezuela attualmente presenti nel mondo, secondo quanto reso noto oggi dall’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, e l’OIM, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni.In base ai dati forniti dalle autorità nazionali per l’immigrazione e da altre fonti, i Paesi dell’America Latina e dei Caraibi ospitano circa 2,7 milioni di venezuelani, mentre i restanti si trovano in altre regioni.Si stima che nel corso del 2018, in media 5.000 persone siano fuggite dal Venezuela ogni giorno in cerca di protezione o di una vita migliore.
La Colombia ospita il maggior numero di rifugiati e migranti venezuelani: oltre 1,1 milioni. Seguono il Perù, con 506.000, il Cile con 288.000, l’Ecuador con 221.000, l’Argentina con 130.000 e il Brasile con 96.000. Anche il Messico e i Paesi dell’America centrale e dei Caraibi ospitano un numero elevato di rifugiati e migranti provenienti dal Venezuela.
“I Paesi della regione hanno mostrato una straordinaria solidarietà verso i rifugiati e i migranti venezuelani e hanno messo in atto ottime soluzioni per aiutarli. I dati, tuttavia, evidenziano le pressioni a cui sono sottoposte le comunità ospitanti e il continuo bisogno di sostegno da parte della comunità internazionale, in un momento in cui l’attenzione del mondo è rivolta agli sviluppi politici all’interno del Paese”, ha dichiarato Eduardo Stein, Rappresentante Speciale congiunto UNHCR-OIM per i rifugiati e i migranti venezuelani.
I Paesi dell’America Latina hanno concesso circa 1,3 milioni di permessi di soggiorno e altre forme di protezione ai venezuelani e hanno consolidato i sistemi di asilo nazionali al fine di valutare un numero senza precedenti di richieste di asilo. Dal 2014, sono state infatti presentate più di 390.000 richieste di asilo, di cui oltre 232.000 solo nel 2018.
A fronte di tale incremento, aumentano anche i bisogni dei rifugiati e migranti venezuelani e delle comunità ospitanti. I governi della regione hanno rafforzato la loro risposta nazionale e stanno cooperando – in virtù del Processo di Quito – per migliorare l’assistenza e la protezione dei cittadini venezuelani e per facilitare la loro inclusione legale, sociale ed economica. Nell’ambito di tale processo, il prossimo incontro regionale si terrà a Quito nella prima settimana di aprile.A complemento di queste iniziative, lo scorso dicembre è stato lanciato un Piano regionale di risposta per rifugiati e migranti venezuelani (RMRP), destinato a 2,2 milioni di venezuelani e 500.000 persone nelle comunità ospitanti in 16 Paesi.

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Aufruf zur internationalen Solidarität! Schluss mit der Umsturzpolitik gegen Venezuela!

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 febbraio 2019

Wir bringen hiermit unsere kategorische Verurteilung des Versuchs zum Ausdruck, die rechtmäßig gewählte Regierung und den Präsidenten Venezuelas Nicolás Maduro zu stürzen.
Die Welt steht an einem kritischen und gefährlichen Wendepunkt. Die zerstörerische Politik der einseitigen militärischen Interventionen und der illegalen Regimewechsel, die von den USA, der NATO und ihren Verbündeten gefördert und praktiziert wird, hat zur Möglichkeit einer militärischen Konfrontation zwischen atomar bewaffneten Staaten geführt, die einen neuen Weltkrieg auslösen könnte.Die koordinierten Bemühungen der rechten, reaktionären Opposition in Venezuela in Zusammenarbeit mit der Regierung der USA, der Europäischen Union, der Organisation Amerikanischer Staaten (OAS) und mehrerer Regierungen Lateinamerikas sind ein klarer Versuch einer offenen Intervention in die inneren Angelegenheiten des Landes.
Der selbsternannte „Interimspräsident“, in der Person von Juan Guaidó und die Abfolge der Ereignisse stellen eine gefährliche Eskalation der imperialistischen Pläne der USA, der EU und der NATO in der Region dar.Vertreter der Trump-Regierung sprechen jetzt offen über die Möglichkeit von „Militäraktionen“ und verurteilten Venezuela zusammen mit Kuba und Nicaragua als Teil einer „Troika der Tyrannei“.Wir verurteilen die Wirtschaftssanktionen seitens der USA und anderer Länder, welche die Lage in Venezuela immer weiter verschärft haben. Diese Sanktionspolitik hat das Land von den Mitteln abgeschnitten, mit denen die Regierung die wirtschaftliche Rezession hätte vermeiden oder abmildern können. Gleichzeitig ging bei niedrigen Ölpreisen auf dem Weltmarkt auch die Ölproduktion im Land dramatisch zurück, was die Wirtschaftskrise noch weiter dramatisierte.Die aggressive Politik von Sanktionen westlicher Staaten gegen unliebsame Regierungen hat eine lange Tradition. Beispiele sind u.a. der Irak, Iran, Libyen, Kuba, Nordkorea, Syrien und Russland.Wir bekunden hiermit unsere Solidarität mit dem venezolanischen Volk, in seinem Kampf um die Souveränität seines Landes. Im Interesse Venezuelas, der Region und des Prinzips der nationalen Souveränität sollten internationale Akteure Verhandlungen zwischen der venezolanischen Regierung und ihren Gegnern unterstützen. Auch bei Kritik gegenüber der eigenen Regierung, müssen alle Versuche, die legitime Regierung Venezuelas zu stürzen, ganz entschieden zurückgewiesen werden. Wir müssen uns zu einem internationalen Netzwerk zusammenschließen, das durch die Stärkung multipolarer Kooperation, durch Diplomatie, Rechtsstaatlichkeit und durch Ehrlichkeit in den Medien eine Katastrophe abzuwenden sucht – in kategorischer Ablehnung von Interventionismus und einseitiger Aggression.

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Rusia advierte a EEUU contra cualquier injerencia en los asuntos internos de Venezuela

Posted by fidest press agency su sabato, 16 febbraio 2019

MOSCÚ (Sputnik) — El ministro ruso de Asuntos Exteriores, Serguéi Lavrov, mantuvo una conversación telefónica con el secretario de Estado norteamericano, Mike Pompeo, y le advirtió contra cualquier injerencia de EEUU en los asuntos internos de Venezuela, comunicó la Cancillería de Rusia.”Al discutir temas palpitantes de política exterior, Lavrov advirtió contra cualquier injerencia en los asuntos internos de Venezuela, incluido el uso de la fuerza, con el que amenaza Washington en violación del derecho internacional”, dice el comunicado del ente.
Agrega que Rusia también “expresó su disposición a celebrar consultas sobre Venezuela en el marco de la Carta de la ONU”. Además, los dos diplomáticos examinaron la situación en Siria, al subrayar la necesidad de continuar el diálogo bilateral en aras del cumplimiento de las resoluciones del Consejo de Seguridad de la ONU.”También intercambiaron opiniones sobre los contactos recientes entre representantes del Ministerio de Asuntos Exteriores de Rusia y el Departamento de Estado de EEUU sobre la situación en la península de Corea y con el objetivo de promover la solución de la crisis en Afganistán”, añade la nota.Venezuela atraviesa una crisis económica y política que se agravó el 23 de enero, después de que el jefe de la opositora Asamblea Nacional (parlamento unicameral), Juan Guaidó, se autoproclamara “presidente encargado” del país. (by mundo.sputniknews.com)

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Venezuela. FdI Senato: presentata mozione su riconoscimento Guaidò

Posted by fidest press agency su martedì, 5 febbraio 2019

“Riconoscere immediatamente il Presidente Juan Guaidò quale legittimo presidente ad interim del Venezuela. E’ inaccettabile che anche in politica estera il governo si pieghi al M5S, contribuendo in questo modo ad isolare l’Italia, che ad oggi è una delle pochissime Nazioni europee che non ha proceduto al riconoscimento di Guaidò”. A dirlo il presidente di Fratelli d’Italia al Senato, Luca Ciriani, e il senatore di FdI, Adolfo Urso, annunciando che Fratelli d’Italia ha presentato in Senato una mozione per chiedere al governo italiano di riconoscere Guaidò presidente.”Il Venezuela vive da tempo una gravissima recessione, ed è ormai ad un passo dalla guerra civile e si contano centinaia di feriti e decine di morti negli scontri di piazza. La comunità di italiani in Venezuela – importante e numerosa – attraverso le proprie associazioni, all’unanimità, si è appellata al presidente della Repubblica chiedendo che l’Italia si allinei alla posizione dell’Unione Europea, che trasversalmente e indipendentemente dalla collocazione politica dei singoli governi ha proceduto a riconoscere Guaidò come legittimo presidente. Ora, dopo l’intervento dello stesso presidente, Sergio Mattarella, che ha richiamato l’Italia al senso di responsabilità e alla chiarezza su una linea condivisa con tutti i nostri alleati e i nostri partner l’Ue, il governo non può più tergiversare” concludono i senatori di FdI.

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Venezuela: Il Parlamento europeo riconosce Guaidó, esorta l’UE a fare altrettanto

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 febbraio 2019

Bruxelles. I deputati europei hanno esortato l’Alto rappresentante dell’UE per gli affari esteri e gli Stati membri a riconoscere Guaidó come unico legittimo presidente ad interim del paese fino a quando non saranno indette nuove elezioni presidenziali libere, trasparenti e credibili per ripristinare la democrazia.In una risoluzione non vincolante, adottata con 439 voti a 104 e 88 astensioni, i deputati ribadiscono il loro pieno sostegno all’Assemblea nazionale, l’unico organo democratico legittimo del Venezuela, i cui poteri devono essere ripristinati e rispettati, comprese le prerogative e la sicurezza dei suoi membri.Dopo il riconoscimento del presidente ad interim, l’UE e i suoi Stati membri dovrebbero riconoscere i rappresentanti nominati dalle autorità legittime, aggiunge il PE.
I deputati condannano inoltre la feroce repressione e la violenza, che hanno provocato vittime, e chiedono alle autorità venezuelane de facto di far cessare tutte le violazioni dei diritti umani e far sì che i responsabili siano chiamati a renderne conto.A questo proposito, sostengono la richiesta del Segretario generale delle Nazioni Unite di condurre un’indagine indipendente e completa sulle uccisioni perpetrate.
L’Aula ha anche denunciato la detenzione di giornalisti che si occupano della situazione in Venezuela, tra cui diversi cittadini dell’UE, e ne hanno chiesto l’immediato rilascio.
Il Parlamento chiede all’Alto Rappresentante di impegnarsi con i paesi della regione per creare un gruppo di contatto, come indicato nelle conclusioni del Consiglio del 15 ottobre 2018, che possa mediare fra le parti e raggiungere un accordo sulla richiesta di “elezioni presidenziali libere, trasparenti e credibili sulla base di un calendario comune, di condizioni eque per tutti gli attori coinvolti, della trasparenza e del monitoraggio internazionale”.
Juan Guaidó, presidente dell’assemblea nazionale controllata dall’opposizione, si è dichiarato presidente ad interim del Venezuela il 23 gennaio, nel tentativo di estromettere il presidente Nicolás Maduro. Guaidó è stato riconosciuto come presidente legittimo del Venezuela da diversi paesi, tra cui Stati Uniti, Colombia, Argentina, Brasile, Cile e Canada.
A nome dell’UE, Federica Mogherini ha dichiarato il 26 gennaio il pieno sostegno all’Assemblea nazionale e ha chiesto l’urgente svolgimento di elezioni presidenziali libere, trasparenti e credibili, avvertendo che, in assenza di un annuncio nei prossimi giorni, l’UE intraprenderà ulteriori azioni, anche per quanto riguarda il riconoscimento della leadership del paese.Il Venezuela è sprofondato in una crisi sociale, economica e democratica. Più di tre milioni di persone hanno lasciato il paese e il tasso di inflazione supera il 1 650 000%.

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Parlamento europeo: Annuncio in plenaria sulla situazione in Venezuela

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 gennaio 2019

Bruxelles. La scorsa settimana, durante le manifestazioni contro il regime, il Presidente dell’Assemblea Nazionale Juan Guaidó si è autoproclamato presidente ad interim, sulla base delle disposizioni della Costituzione venezuelana.Gran parte della comunità internazionale lo ha, in seguito, riconosciuto come tale, in particolare gli Stati dell’America latina, Stati Uniti e Canada. Durante le proteste sono morte oltre 40 persone e quasi 900 manifestanti sono stati arrestati. Questa sera e sabato prossimo il popolo venezuelano tornerà nelle strade per chiedere democrazia, libertà e rispetto dei diritti umani.
Il Parlamento europeo durante questa legislatura si è già pronunciato otto volte sul Venezuela. Nessun altro Paese ha ricevuto tanta attenzione.Purtroppo, la situazione ha continuato a peggiorare e siamo giunti al punto di non ritorno. Il regime di Maduro ha portato oltre 3 milioni di persone a abbandonare il proprio Paese.Si tratta del più importante fenomeno migratorio nella storia dell’America Latina.Se le cose non cambieranno al più presto in Venezuela, la situazione si aggraverà ulteriormente, con conseguenze disastrose e ripercussioni in tutta la regione.Di fronte agli eventi della scorsa settimana, il Parlamento non può rimanere in silenzio.Ho parlato al telefono con il Presidente Guaidó, nostro unico interlocutore, per assicurargli l’appoggio del Parlamento europeo. Nel 2017 abbiamo consegnato il Premio Sakharov alla opposizione democratica del Venezuela.
Siamo stati la prima istituzione a denunciare le violazioni dei diritti umani, i primi a chiedere sanzioni contro il regime e una strategia regionale per aiutare a gestire la crisi dei rifugiati.Ad alcuni Paesi interessa esclusivamente il petrolio. A noi interessa la gente, ci interessano le sofferenze della popolazione venezuelana.Dobbiamo concentrarci non solo su come arrivare ad una soluzione pacifica ed una transizione democratica, ma anche riflettere su come ricostruire il Paese.Affinché la gente ritorni ad una vita normale e cessi la carenza di cibo e medicinali, il Venezuela ha bisogno di aiuto e di molti cambiamenti.Di fronte ad eventi di questa portata, quando è in pericolo la democrazia, non possiamo che schierarci per la libertà, e per i diritti umani, e contro chi li opprime.

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UNICEF sulla situazione in Venezuela

Posted by fidest press agency su martedì, 29 gennaio 2019

“L’UNICEF deplora e condanna la perdita di vite umane, compresa la morte di adolescenti, durante le recenti manifestazioni in Venezuela, ed esprime le sue condoglianze alle loro famiglie.L’UNICEF rinnova il suo appello ai manifestanti e alle forze dell’ordine ad evitare la violenza e a garantire la protezione dei bambini e degli adolescenti ovunque e in ogni momento.Gli adolescenti che secondo le notizie sono stati arrestati dovrebbero essere trattati in linea con la Convenzione sui diritti dell’infanzia – che il Venezuela ha ratificato – per garantire che i loro diritti siano rispettati.L’UNICEF ricorda l’appello del Segretario Generale delle Nazioni Unite a tutti gli attori ad impegnarsi in negoziati politici inclusivi e credibili per affrontare la crisi di lunga data del paese.L’UNICEF continuerà a collaborare con i partner nazionali e la comunità internazionale per proteggere e difendere i diritti dei bambini in Venezuela.”

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Sono già 3 milioni i rifugiati e migranti venezuelani nel mondo

Posted by fidest press agency su sabato, 10 novembre 2018

L’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) e l’Agenzia delle Nazioni Unite per le Migrazioni (OIM) hanno annunciato oggi che il numero di rifugiati e migranti venezuelani nel mondo ha raggiunto i tre milioni.Secondo i dati forniti dalle autorità nazionali per l’immigrazione e da altre fonti, i Paesi dell’America Latina e dei Caraibi ospitano circa 2,4 milioni di rifugiati e migranti provenienti dal Venezuela, mentre i restanti si trovano nelle altre Regioni.“I Paesi dell’America Latina e dei Caraibi hanno in gran parte mantenuto un’encomiabile politica di porte aperte ai rifugiati e ai migranti venezuelani. La loro capacità di accoglienza è tuttavia gravemente limitata ed è quindi necessaria una risposta più solida e rapida da parte della comunità internazionale perché questa generosità e solidarietà possano continuare”, ha dichiarato Eduardo Stein, Rappresentante Speciale Congiunto dell’UNHCR e dell’OIM per i rifugiati e i migranti venezuelani.Il maggior numero di rifugiati e migranti venezuelani, per un totale di oltre un milione, si trova in Colombia. Seguono il Perù, che ospita oltre mezzo milione di rifugiati e migranti venezuelani, l’Ecuador, che ne ospita oltre 220.000, l’Argentina, con 130.000, il Cile, con oltre 100.000, e il Brasile, che ne ha accolto 85.000.Oltre ai Paesi sudamericani, anche i Paesi dell’America Centrale e dei Caraibi hanno registrato aumenti negli arrivi di rifugiati e migranti provenienti dal Venezuela. Panama, ad esempio, attualmente ospita 94.000 venezuelani.Con l’aumento del numero degli arrivi, sono aumentati in modo significativo anche i bisogni dei rifugiati e dei migranti venezuelani, così come delle comunità che li ospitano.
I governi della Regione sono a capo della risposta umanitaria e stanno coordinando i loro interventi, anche attraverso il processo di Quito, che rappresenta un passo importante verso un approccio regionale finalizzato a rafforzare la risposta e ad armonizzare le politiche. I governi della Regione si incontreranno al secondo meeting di Quito il 22 e il 23 novembre.
Per supportare la risposta umanitaria, la Piattaforma di coordinamento regionale inter-agenzia, istituita a settembre e composta da 40 partner e partecipanti, comprese le agenzie delle Nazioni Unite, altre organizzazioni internazionali, la società civile e le organizzazioni religiose, sta rafforzando la risposta operativa e sta lavorando ad un Piano Regionale di Risposta per i rifugiati e i migranti venezuelani (RMRP), che sarà lanciato a dicembre.L’RMRP si concentrerà su quattro aree strategiche: assistenza emergenziale diretta, protezione, integrazione socio-economica e culturale e rafforzamento delle capacità per i governi dei Paesi di destinazione.

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Venezuela: la Chiesa riempie le “pentole” per sfamare un popolo allo stremo

Posted by fidest press agency su martedì, 29 maggio 2018

Roma giovedì 31 maggio alle ore 11 nella sede romana di Aiuto alla Chiesa che Soffre, in Piazza San Calisto n.16 (palazzina a destra, IV piano) si terrà la conferenza organizzata da Aiuto alla Chiesa che Soffre in collaborazione con l’associazione Venezuela la Piccola Venezia, per fare il punto sulla drammatica crisi Venezuelana, grazie a dati recenti e testimonianze direttamente dal Paese latinoamericano.La situazione verrà descritta dal cardinale Jorge Urosa Savino, arcivescovo di Caracas, e da monsignor Oswaldo Azuaje, vescovo di Trujillo diocesi di passaggio per arrivare al confine al confine con la Colombia, entrambi in collegamento telefonico dal Venezuela.
Nel corso della conferenza verranno presentati i dati aggiornati di Caritas Venezuela e due campagne a sostegno del popolo venezuelano. La giornalista italo-venezuelana Marinellys Tremamunno presenterà, Riempiamo le Pentole, campagna promossa da Venezuela la Piccola Venezia in collaborazione con Caritas Venezuela per consentire alla Chiesa locale di continuare ad offrire pasti gratuiti, le cosiddette “pentole solidali”, alle persone in difficoltà. Alessandro Monteduro, direttore di ACS-Italia, illustrerà invece la campagna promossa dalla Fondazione pontificia per supportare la Chiesa locale nella sua opera a sostegno della popolazione locale, con le offerte pervenute tramite la celebrazione di Sante Messe da parte dei sacerdoti venezuelani, secondo le intenzioni dei benefattori di ACS.

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“Le elezioni del 20 maggio sono un affronto ai diritti politici del popolo venezuelano”

Posted by fidest press agency su sabato, 19 maggio 2018

Domani si tengono lepresidenziali venezuelane. L’Arcivescovo di Caracas, Cardinal Jorge Urosa, in un colloquio con ACS, ha affermato che “anticipare le elezioni presidenziali al 20 maggio rappresenta un affronto ai diritti politici del popolo venezuelano. Noi abbiamo il diritto di eleggere i nostri leaders in libertà e con le modalità appropriate, con la possibilità di raggiungere un risultato democraticamente valido”. Le elezioni quindi, prosegue il porporato, “dovrebbero essere organizzate per l’ultimo trimeste dell’anno, come stabilito dalla Costituzione”. Esse “non risolveranno il problema della crisi sociale, e sono prive di legittimità. Non sono né legali né democratiche”. Secondo l’Arcivescovo, oltre alla Chiesa, “ci sono molti altri gruppi che non sono d’accordo e che si stanno esprimendo. Ad esempio gruppi politici, ma sono molto frammentati, indeboliti, e pesantemente minacciati.” La Chiesa non è l’unica realtà a far udire la propria voce, tuttavia, prosegue il Card. Urosa, “forse noi abbiamo un impatto maggiore perché nella società venezuelana la fiducia nei vescovi è molto alta”.
A chi ipotizza che le elezioni sarebbero state anticipate perché la situazione economica della nazione non può attendere oltre, il Card. Urosa risponde: “Non saprei dire. Ciò che certamente so è che la realtà della vita in Venezuela è miserevole. La mancanza di farmaci e di forniture mediche è estremamente grave, inclusa l’assistenza sanitaria negli ospedali. È drammatica la carenza di generi alimentari di prima necessità e l’elevato costo del cibo, il problema dei trasporti….. Un chilo di carne costa l’equivalente di un salario minimo mensile. Un chilo di latte in polvere chi se lo può permettere?”. A proposito degli oltre 4 milioni di persone che hanno abbandonato il Paese, secondo l’Arcivescovo di Caracas “c’è un esodo perché non c’è futuro. Ci sono persone che attaversano a piedi la frontiera in direzione di Cúcuta, in Colombia. La situazione è critica. In questo momento praticamente ogni famiglia venezuelana ha un componente che ha lasciato la nazione”.
A proposito delle possibili vie d’uscita dalla crisi, il Card. Urosa afferma che “la situazione difficilmente può essere modificata. Quale cambiamento può esserci quando il governo ha occupato ogni posizione delle pubbliche istituzioni? Abbiamo l’Assemblea Nazionale, ma è praticamente paralizzata, così come i partiti politici sono stati efficacemente estromessi. Nel contempo si potrebbe dire che il Venezuela è stato “ipotecato” nel gioco geopolitico internazionale. Il Paese ha abbandonato la cooperazione con alcune nazioni e ha instaurato partnerships strategiche con altre, ad esempio nello sfruttamento di petrolio e riserve minerali. Ma noi non dobbiamo smettere di pregare per il nostro Paese e sperare in una soluzione pacifica”, conclude il Cardinal Urosa.
Aiuto alla Chiesa che Soffre nel 2017 ha finanziato progetti in Venezuela per oltre 600.000 euro ed ha lanciato in queste settimane tra i propri Benefattori una grande, straordinaria campagna di raccolta fondi per sostenere la Chiesa venezuelana nella distribuzione di un pasto caldo ai propri fedeli, con le cosiddette “Pentole Solidali”.

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The “Venezuela Mobile Market 2018-2022” report has been added to ResearchAndMarkets.com’s offering

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 marzo 2018

The Mobile market is constantly changing, due to a combination of effects from the development of new technologies, new smartphones and increasing competition with social apps. At the same time, the regulatory environment continues to evolve to reflect changing realities. The report will discuss all these issues affecting Venezuela. Moreover, the report also analyses the Venezuelan smartphone market, and provides forecasts for the most important mobile indicators from 2018 until 2022.
The Venezuela Mobile Market 2018-2022 is a valuable resource necessary for examining the mobile and smartphone market in Venezuela. It provides analysis of the key issues in the Venezuela mobile market, while monitoring the critical developments based on both primary and secondary sources. It also provides high-level insight for various indicators such as forecasts of teledensity, subscribers, number of smartphones, etc.

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Il Premio Sakharov 2017 all’opposizione democratica in Venezuela

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 ottobre 2017

Portrait of Antonio TajaniLa consegna ufficiale del premio all’Assemblea nazionale (Julio Borges) e a tutti i prigionieri politici figuranti nell’elenco del Foro Penal Venezolano avverrà il 13 dicembre a Strasburgo.L’assegnazione del premio all’opposizione democratica venezuelana è stata decisa, come ogni anno, dalla Conferenza dei Presidenti, cioè dai leader dei gruppi politici e dal Presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani. Il Presidente Tajani, dopo aver annunciato la decisione, ha detto: “Il Parlamento europeo è da sempre in prima linea per difendere e promuovere la libertà, la democrazia e gli altri diritti umani, dentro e fuori i nostri confini. Oggi abbiamo il dovere di denunciare, ancora una volta, l’inaccettabile situazione del Venezuela. Oggi questo Parlamento vuole manifestare la sua vicinanza e rendere omaggio a tutto il popolo venezuelano.” Opposizione democratica in Venezuela: l’Assemblea nazionale (Julio Borges) e tutti i prigionieri politici figuranti nell’elenco del Foro Penal Venezolano, rappresentati da Leopoldo López, Antonio Ledezma, Daniel Ceballos, Yon Goicoechea, Lorent Saleh, Alfredo Ramos e Andrea González. venezueIl Venezuela sta attraversando una crisi politica. Il partito al potere ha continuamente limitato lo Stato di diritto e l’ordine costituzionale e nel marzo 2017 la Corte suprema ha tolto il potere legislativo all’Assemblea nazionale eletta democraticamente. Julio Borges, presidente dell’Assemblea nazionale, ha riassunto la situazione in Venezuela con queste parole: “Non è solo un scontro politico in Venezuela. È uno scontro vitale ed esistenziale basato sui valori.” Nello stesso tempo, il numero dei prigionieri politici è salito a oltre seicento, secondo l’ultima relazione del Foro Penal Venezolano, un’organizzazione venezuelana di spicco per la difesa dei diritti umani che offre assistenza legale gratuita alle persone con limitate risorse economiche e che si presume siano vittime di detenzione arbitraria, tortura o violenze durante le proteste. Tra i prigionieri politici figurano leader di primo piano dell’opposizione quali Leopoldo López, Antonio Ledezma, Daniel Ceballos, Yon Goicoechea, Lorent Saleh, Alfredo Ramos e Andrea González.Pur avendo ottenuto gli arresti domiciliari in luglio dopo tre anni di detenzione, il capo dell’opposizione Leopoldo López è stato nuovamente incarcerato nell’agosto 2017. Un altro politico di spicco dell’opposizione, l’ex sindaco di Caracas Antonio Ledesma, è agli arresti domiciliari dal 2015 e sono stati incarcerati anche gli ex sindaci di Iribarren, Alfredo Ramos, e di San Cristobal, Daniel Ceballos, come pure lo studente attivista Lorent Saleh. Tra i prigionieri politici figurano due cittadini spagnoli, Andrea Gonzales e Yon Goicoechea.Dall’inizio dell’anno sono stati uccisi oltre 130 oppositori e più di 500 sono stati arrestati arbitrariamente.

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Il Presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani sulla situazione in Venezuela

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 luglio 2017

Leopoldo_Lopez_1Portrait of Antonio TajaniA seguito del colloquio telefonico con il leader dell’opposizione, Leopoldo Lopez, sull’elezione della Assemblea costituente nazionale in Venezuela, il Presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani ha dichiarato: “E’ un triste giorno per la democrazia in Venezuela, per l’America Latina e per il mondo perché sono stati violati i trattati internazionali, la Costituzione del Paese e, ancora più grave, si agisce contro il volere del popolo. Non è la risposta giusta ai problemi di confronto politico e alla crisi umanitaria che stanno devastando il paese” riferendosi alla elezione fraudolenta e illegittima dell’Assemblea costituente in Venezuela.“Nelle ultime 24 ore la repressione chavista ha raggiunto livelli impensabili. La comunità internazionale non può rimanere in silenzio davanti ad un numero così elevato di morti in Venezuela. Non è stata data la possibilità alla stampa di presidiare e riportare notizie dai seggi elettorali, ulteriore segno di assenza di democrazia del regime in carica” ha proseguito il Presidente Antonio Tajani.“Come Presidente del Parlamento europeo, l’unica istituzione direttamente eletta dai cittadini europei, esprimo il mio totale supporto ai rappresentanti del popolo venezuelano: insieme all’Assemblea nazionale non riconosciamo questa elezione” ha proseguito il Presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani.“E’ chiaro che il regime in carica voglia mantenere il potere. Il volere del popolo è di cambiare tale regime. E’ per questo che è necessario indire nuove elezioni democratiche ora”.Il Parlamento europeo nella sua ultima risoluzione sulla situazione in Venezuela ha chiesto di inviare una delegazione parlamentare nel paese. Consulterò i gruppi politici al Parlamento europeo su questa questione” ha concluso il Presidente del Parlamento europeo

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How to deal with Venezuela

Posted by fidest press agency su domenica, 30 luglio 2017

venezuelaVENEZUELA claims to have more oil than Saudi Arabia, yet its citizens are hungry. An astonishing 93% of them say they cannot afford the food they need, and three-quarters have lost weight in the past year. The regime that caused this preventable tragedy professes great love for the poor. Yet its officials have embezzled billions, making Venezuela the most corrupt country in Latin America, as well as the most ineptly governed. It is a textbook example of why democracy matters: people with bad governments should be able to throw the bums out. That is perhaps why President Nicolás Maduro is so eager to smother what little is left of democracy in Venezuela.On July 30th, barring a last-minute change of mind, Mr Maduro will hold a rigged election to rubber-stamp the creation of a hand-picked constituent assembly whose aim is to perpetuate his unpopular state-socialist regime (see article). It will complete the destruction of the powers of parliament, now controlled by the opposition, and wreck the integrity of a presidential election due next year, which, if it were free and fair, Mr Maduro would surely lose. Opponents say the assembly will install Cuban-style communism. At the very least, its creation will provoke more violence in a country where the streets are already choked with tear gas and littered with buckshot from police shotguns. In almost four months of protests, more than 100 people have died; hundreds more have been locked up for political reasons. All this infuriates Venezuelans. It should alarm the outside world, too. By the end of this year Venezuela’s economic collapse since 2012 will be the steepest in modern Latin American history. Income per person is now back where it was in the 1950s. The main cause of this calamity is ideological. Following the lead of his late mentor, Hugo Chávez, Mr Maduro spends public money lavishly, especially on his supporters. Weak oil prices and inept management mean he cannot pay his bills. So he prints money and blames speculators for the resulting inflation, which is expected to exceed 1,000% this year. The black-market price for US dollars is now about 900 times the official rate. Price controls and the expropriation of private firms have led to shortages of food and medicine. With hospitals bare of supplies, the maternal mortality rate jumped by 66% last year. Officials flagrantly profiteer from their access to hard currency and basic goods. Venezuela has become a favoured route for drug-trafficking and is awash with arms.
Some left-wingers, such as Britain’s Jeremy Corbyn, imagine that Venezuela’s “Bolivarian revolution” is a promising experiment in social justice. Tell that to the tens of thousands of Venezuelans who have fled to neighbouring countries. As the crisis worsens, their number will rise. That makes Venezuela’s government a threat to the region as well as its own people.What can be done? The best solution would be a negotiated transition. Mr Maduro would finish his term but would respect the constitution and parliament, free political prisoners and guarantee that overdue regional elections, and the presidential contest next year, take place fairly. However, an attempt at such a negotiation failed last year, and there is no sign that Mr Maduro and his cronies will voluntarily surrender power.Those who want to save Venezuela have limited influence, but they are not helpless. The opposition, a variegated alliance long on personal ambition and short of cohesion, needs to do far more to become a credible alternative government. That includes agreeing on a single leader. Some in the opposition think all that is needed to trigger the regime’s collapse is to ramp up the protests. That looks fanciful. Mr Maduro can still count on the army, with which he co-governs. In Venezuela’s command economy he controls such money as there is, and retains the backing of a quarter of Venezuelans—enough to put his own people on the streets. And he has the advice of Cuba’s security officials, who are experts in selective repression.
Latin America has at last woken up to the threat. Venezuela is far more isolated than it was, having been suspended from the Mercosur trade group. But it was able to avoid a similar suspension from the Organisation of American States (OAS) last month with the backing of its ideological allies and some Caribbean island-states to which it offers cheap oil. The United States should have applied more diplomatic muscle to sway the vote at the OAS. President Donald Trump is now considering broad sanctions such as barring the import of Venezuelan oil, or banning American companies from working in Venezuela’s oil industry. That would be a mistake: Mr Maduro would find new buyers for his oil within months. In the meantime, ordinary people would suffer more than the regime’s loyalists. And venezuelabroad sanctions might strengthen the regime, because Mr Maduro’s empty claim that he faces “economic warfare” from “imperial” America would at last have some substance.
More promisingly, on July 26th the Trump administration announced individual sanctions on a further 13 Venezuelan officials involved in the constituent assembly, or suspected of corruption or abusing human rights. These officials have had visas withdrawn, and American banks and firms are barred from doing business with them. This effort could be intensified by pressing banks to disclose embarrassing information about officials who have stashed stolen public funds abroad. The European Union and Latin America should join this effort.
It will not, in itself, force the regime to change. But the stick of individual sanctions should be combined with the offer of negotiations, brokered by foreign governments. Any final deal may have to include legal immunity for senior Venezuelan officials. That is distasteful, but may be necessary to achieve a peaceful transition back to democracy.
The alternative could be a slide into generalised violence, for which Mr Maduro would be squarely responsible. Already there are signs of anarchy, with radicals on both sides slipping loose from their leaders’ control. Rather than a second Cuba or a tropical China, chavista Venezuela, with its corruption, gangs and ineptitude, risks becoming something much worse. (This article appeared in the Leaders section of the print edition under the headline “Venezuela’s agony” font:The Economist)

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