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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

Posts Tagged ‘verificare’

Cosa “sta sotto” i cibi?

Posted by fidest press agency su sabato, 26 settembre 2015

cibo2Paese di provenienza, luogo di produzione, metodo di lavorazione, denominazione di origine controllata e garantita. Sono molteplici gli aspetti legati al processo di produzione del cibo che, prima di giungere sulle tavole di tutta Italia, subisce una serie di trattamenti sin dal luogo di produzione, fino a giungere confezionati sui banchi dei supermercati. Ma quanti sono gli italiani che s’informano tra le corsie dei supermarket su dove e come ciò che sta acquistando è stato prodotto, lavorato e infine confezionato? Secondo gli ultimi dati ben 7 italiani su 10 non si lasciano sfuggire queste informazioni e consultano le etichette dei prodotti per verificare personalmente le modalità di produzione e confezionamento. Le discriminanti più consuete nella scelta dei diversi prodotti? L’italianità (71%), la presenza di marchi di qualità garantita (67%), l’assenza di conservanti (66%) e la provenienza da filiere biologiche (61%). Tra i prodotti più “controllati” dagli italiani le carni fresche (85%), il latte (77%) e la verdura (72%). E’ quanto emerge da uno studio promosso dal Polli Cooking Lab, l’Osservatorio sulle tendenze alimentari dell’omonima azienda toscana emblema dell’italianità, condotto mediante metodologia WOA (Web Opinion Analysis) su circa 2000 persone tra i 18 e i 65 anni attraverso un monitoraggio online sui principali social network, blog, forum e community, realizzato in occasione della presentazione tenuta dall’azienda toscana F.lli Polli con Intesa Sanpaolo che si è svolta oggi al padiglione Waterstone all’interno di Expo 2015 per capire quanto è importante per gli abitanti del Belpaese sapere dove sono stati prodotti e come sono stati lavorati gli alimenti che portano sulle proprie tavole.Molto attento all’origine degli ingredienti che utilizza per i propri piatti è anche lo chef Chicco Cerea del ristorante Da Vittorio a Brusaporto, in provincia di Bergamo: “Per uno chef conoscere l’origine degli alimenti è fondamentale – sottolinea lo chef – E’ come per un pittore non conoscere la composizione delle varie pitture, gli effetti che danno e come trattarle. La conoscenza dell’origine e delle modalità di produzione permette di lavorare con più semplicità, interpretando ed accostando perfettamente gli alimenti. E’ fondamentale leggere attentamente le etichette, oltre che per la scadenza, per sapere se vi sono per esempio coloranti o additivi. Durante le manifestazioni gastronomiche in giro per il mondo mi accerto sempre che vi siano prodotti italiani di qualità negli hotel e nei ristoranti in cui vado a cucinare, per dare risalto alla fantastica cucina italiana”.Gli italiani, quindi, si mostrano decisamente attenti e vigili sulla provenienza dei prodotti, dove l’italianità viene percepita come una vera e propria garanzia di qualità; per questo privilegiano tendenzialmente gli alimenti nostrani e controllano le informazioni sulla confezione per accertarsi della loro origine. Lo dimostrano gli ultimi dati diffusi da Eurispes relativi al 2014, che hanno rivelato che quasi 8 italiani su 10 (77,6%) scelgono spesso prodotti alimentari Made in Italy. Molto importanti per gli abitanti del Belpaese anche i marchi di qualità garantita: quasi 1 italiano su 2 (46,4%) ha rivelato di privilegiare l’acquisto di prodotti con marchio Dop (89%), Igp (79%), Doc (75%), dove l’Italia è leader in Europa con 269 prodotti iscritti nel registro dell’Unione Europea, suddivisi tra 161 DOP, 106 IGP e 2 STG, secondo i dati del XII Rapporto Ismea Qualivita.
Quasi la totalità delle persone, ben il 95%, al concetto di Made in Italy associa un prodotto alimentare di origine interamente italiana, a partire dalle materie prime fino alle diverse fasi della lavorazione. Ma in quanti sono a conoscenza delle caratteristiche deve possedere un alimento per essere definito italiano al 100%? Dall’indagine è emerso che gli italiani sono molto informati sul tema, visto che ben l’81% sa che un prodotto, per essere definito Made in Italy, deve essere realizzato con materie prime prodotte sullo Stivale, lavorati e infine confezionato in Italia. C’è però anche una parte della popolazione (8%) che crede che il confezionamento può essere comunque fatto all’estero, mentre la percentuale scende al 6% per quanto riguarda i vari processi di lavorazione e al 5% per l’origine delle materie prime.Concorde con i risultati dell’indagine anche la stellata Viviana Varese del ristorante Alice di Milano, Chef Ambassador per Expo Milano 2015: “E’ importantissimo conoscere l’origine degli alimenti e soprattutto come vengono coltivati – spiega la chef stellata – Il motivo è molto semplice: avendo a che fare con una materia viva è fondamentale conoscerne l’origine per capire come sfruttarla al meglio e ottenere il massimo dagli ingredienti scelti. Non si può prescindere quindi dalla lettura delle etichette dei prodotti; per quanto riguarda la mia cucina, uso praticamente solo prodotti made in Italy e ne controllo sempre l’origine”.
Ma quali sono le maggiori preoccupazioni che portano sempre più italiani a monitorare le etichette degli alimenti? Se per il 77% la paura è quella di acquistare prodotti lavorati in paesi dove non si rispettano le più elementari norme igienico-sanitarie, per il 69% l’etichetta va esaminata per controllare l’eventuale presenza di conservanti, coloranti o altri indesiderati additivi chimici. Molto importanti per gli italiani è anche la questione nutrizionale, allo stesso modo delle intolleranze e delle allergie: ben 6 su 10 infatti leggono con attenzioni i valori nutrizionali e gli eventuali allergeni presenti nel prodotto. Tra le migliaia di prodotti presenti nei supermercati, quali sono quelli tenuti maggiormente sotto controllo dagli italiani? Al primo posto nella speciale classifica del “Cosa sta sotto?” ci sono le carni fresche (85%), di cui viene esaminato il luogo di allevamento e di macellazione, il latte (77%), allo stesso modo dei prodotti caseari, e la verdura (72%). Chiudono la classifica gli insaccati (68%), la frutta (65%) e la carne in scatola (61%).
Una recente ricerca condotta dal Ministero per le Politiche agricole e forestali ha rivelato infine che l’82% degli italiani sarebbe disposto a spendere di più per avere la certezza dell’origine e provenienza italiana del prodotto. Questa scrupolosa attenzione all’origine e alla qualità è dimostrata da un dato veramente sorprendente: 1 italiano su 2 sarebbe pronto a pagare dal 5 al 20% in più per avere la garanzia della qualità Made in Italy. Ma questa attenzione è la medesima tra uomini e donne, in ogni fascia d’età e in tutto lo Stivale? La risposta è negativa se si pensa che le donne (77%) si rivelano decisamente più attente degli uomini (63%) per quanto riguarda l’origine dei prodotti, e che la percentuale di “controllo” passa dall’85% nella fascia 50-65 al 61% nella fascia 18-25. A livello geografico infine svetta il Nord, che con una percentuale di controllo delle etichette pari al 75%, supera il Centro (72%) e il Sud (68%).

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Salute: il latte fresco va sempre bollito

Posted by fidest press agency su sabato, 31 marzo 2012

Caffe Latte

Caffe Latte (Photo credit: Wikipedia)

Il Ministero della Salute ha inviato alla Federazione italiana medici di medicina generale e alle Federazioni mediche e Società scientifiche di pediatria e neonatologia una comunicazione per segnalare alcuni casi di sindrome emolitico-uremica (SEU) associati a infezione da E. coli produttore di verocitotossina (VTEC) in pazienti di età pediatrica, probabilmente acquisite attraverso il consumo di latte crudo (non pastorizzato) contaminato. Il Ministero ha chiesto di diffondere la nota ai medici di medicina generale e ai pediatri perché sensibilizzino genitori e pazienti sulla problematica, informandoli sulla necessità di bollire il latte crudo prima di un eventuale consumo. Come è noto, il Ministero della Salute ha stabilito con l’ordinanza ministeriale del 10 dicembre 2008 (il cui termine di validità è stato recentemente prorogato al 31 dicembre 2012) che il latte crudo deve essere venduto attraverso distributori automatici, appositamente registrati e controllati dalle Asl, che devono riportare correttamente l’indicazione che il latte crudo è da consumarsi previa bollitura, mentre in caso di cessione diretta è il produttore che deve obbligatoriamente informare il consumatore su tale modalità di consumo. Giovanni componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, sottolinea come la bollitura è indispensabile per eliminare l’eventuale presenza di agenti patogeni che possono essere presenti nel latte crudo anche se questo viene prodotto nel totale rispetto delle norme: i pur rigorosi controlli sul latte e sugli allevamenti, da soli, non possono garantirne la completa sicurezza, come invece può fare il processo di bollitura. Per tale motivo, sollecita le autorità preposte a verificare che l’invito a bollire il latte prima di consumarlo sia scritto a chiare lettere sulle macchine distributrici ed eventuali bottiglie dato che con la bollitura si mantengono inalterati tutti i macro nutrienti del latte, come calcio, proteine, lipidi.

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La sfida per le energie verdi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 febbraio 2011

Roma, 16 febbraio 2011 (orario: 9,30-13,00)Sala della Protomoteca (Campidoglio)  Da due anni si investe più in energie rinnovabili che in fonti fossili. Nel 2009 in Europa e negli USA nel settore elettrico vi è stato più installato da fonti rinnovabili che da tutte le altre. L’Italia si appresta a coprire con le rinnovabili poco meno di un terzo della domanda elettrica al 2020 secondo il Piano Nazionale d’Azione delle fonti rinnovabili presentato dal Governo nel giugno 2010.
Ultimamente sono stati pubblicati diversi rapporti autorevoli che mirano a verificare la possibilità di riuscire a soddisfare con l’energia verde il 100% di tutta la domanda elettrica in Europa entro la metà del secolo.  Quali sono le possibilità dell’Italia?  Partendo dalla pubblicazione di questi rapporti, il convegno si pone l’obiettivo di fare il punto sulle analoghe possibilità del nostro paese attraverso l’analisi dei vari scenari della produzione elettrica da fonti rinnovabili, valutandone gli aspetti economico-finanziari e il possibile ruolo delle amministrazioni locali.

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Maggioranza si…maggioranza no!

Posted by fidest press agency su martedì, 16 novembre 2010

Maggioranza si…maggioranza no!  Questo è il dilemma che cruccia sia l’ex maggioranza che  l’opposizione. Il ragionamento che convince gli afficionados del cavaliere è quello di conservare la maggioranza, dove ancora resiste, e richiamare il popolo elettore per l’altra parte del Parlamento, evidentemente con questa medesima legge elettorale, della serie………. ti piace vincere facile…! Dice il cavaliere: “Avevo la maggioranza, l’ho perduta per strada, ma la mantengo al Senato,  quindi basta, verificare, con elezioni anticipate, se realmente è venuta a mancare la maggioranza alla Camera dei deputati, interpellando il corpo elettorale, con votazioni limitate a quella parte del Parlamento, facendo salva e dando per già espressa, la volontà popolare al Senato.”. Ragionamento correttissimo, tanto corretto da diventare speculare, perché l’opposizione dovrebbe dire  (ma non lo fa !!!) : “Avevi la maggioranza, ora sei in minoranza alla camera dei deputati, conservando una parvenza di maggioranza al Senato. Verifichiamo se la minoranza che ha stravolto il governo è voluta anche dal popolo elettore, chiamando alle urne solo per il Senato, facendo salva e dando per già espressa, la volontà popolare alla Camera.” Risulta evidente ad ognuno che nella migliore delle ipotesi si sancirebbe l’ingovernabilità come metodo, perché chiunque dovesse vincere si ritroverebbe dimezzato tra Camera e Senato, l’una favorevole e l’altra contraria. Ma forse è proprio quello che vuole il presidente del consiglio. (Rosario Amico Roxas)

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Certificati medici on-line

Posted by fidest press agency su sabato, 11 settembre 2010

E’ stata completata la rilevazione sullo stato di attuazione della procedura di invio telematico dei certificati medici, realizzata da Formez PA su incarico del Dipartimento per la Innovazione e la Digitalizzazione della PA. Il monitoraggio, iniziato lunedì 9 agosto, è stato avviato al fine di verificare la distribuzione ai medici delle credenziali di accesso (PIN). La rilevazione, che ha anche l’obiettivo di evidenziare quali siano state le motivazioni che hanno rallentato l’adeguamento alla nuova procedura, è rivolta alle Regioni e alle Province Autonome di Bolzano e Trento. Da notare che le Regioni Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia e Toscana hanno optato per il sistema CNS (Carta Nazionale dei Servizi), potendo cioé già effettuare l’invio telematico dei certificati senza attendere la consegna del PIN.  Nel periodo intercorso tra il 9 agosto ed il 10 settembre sono state contattate 167 (su un totale di 168, escluse le quattro Regioni aderenti alla CNS) tra ASL ed Aziende Ospedaliere operanti sul territorio nazionale. Le amministrazioni che hanno partecipato e risposto in modo esaustivo all’intervista sono state l’82%, mentre il 18% delle organizzazioni ascoltate ha fornito dati parziali e a tutt’oggi non completi, Dalle interviste è emerso che la distribuzione dei PIN alle 168 aziende è conclusa. Il 100% delle ASL avevano attivato già ad agosto il piano di distribuzione dei PIN (e hanno medici già operativi), mentre lo stesso piano era attivato dal 73% delle aziende ospedaliere. In molti casi le ASL/AO hanno stabilito autonomamente la quantità di credenziali da distribuire secondo regole interne. Le singole aziende sanitarie hanno infatti indicato delle “quantità obiettivo” di medici che ritengono siano coinvolti nel processo di certificazione medica, escludendo quanti non rilasciano certificati da trasmettere. Sul totale delle aziende che hanno completato le interviste, la “quantità obiettivo” di medici da raggiungere è risultata pari a 93.000 credenziali di accesso. Per tutte le aziende è stata data priorità alla certificazione online dei medici di base, in alcuni casi anche dei pediatri. La ricerca, confrontata con i dati di attivazione rilevati dal Ministero dell’Economia, ha confermato che per molte aziende sanitarie la distribuzione ai medici di base è in fase di completamento, mentre risulta già avviata nella totalità delle aziende sanitarie intervistate, anche la distribuzione ai medici ospedalieri. Gli ostacoli alla distribuzione, registrati principalmente nelle aziende ospedaliere, sono da ricondurre soprattutto a problemi organizzativi-burocratici interni alle aziende (reticenza dei medici a ritirare materialmente la busta contenente il PIN; periodo di ferie; dissenso dei sindacati; attesa di direttive definitive nel caso di alcune Regioni; problemi di natura tecnico-informatica, ma solo per un numero di casi molto limitato).  La situazione varia da Regione a Regione (sempre escludendo le quattro regioni con Carta Nazionale dei Servizi): le ASL che risultano vicine al completamento del risultato obiettivo che si sono prefissate sono prevalentemente nelle Marche, Veneto, Piemonte, Sardegna, Val d’Aosta e Provincia Autonoma di Trento, mentre le situazioni più complicate risultano in Sicilia, Puglia e Campania.

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Ex ferrovie concesse

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 aprile 2010

«Nei prossimi giorni, insieme alla Regione Lazio, apriremo un tavolo per verificare le condizioni del materiale rotabile e delle tratte delle ex ferrovie concesse ereditate dalle precedenti amministrazioni». È quanto dichiara l’assessore alle Politiche della  Mobilità del Comune di Roma, Sergio Marchi.«Rispetto all’incidente di ieri mattina e alle prime reazioni apparse sulle agenzie di stampa – prosegue l’Assessore – ribadiamo che sono ancora in corso gli accertamenti tecnici al termine dei quali Atac Spa, che gestisce il servizio, darà tutte le spiegazioni del caso. Pertanto – conclude Marchi –  prima  del termine degli accertamenti, invitiamo tutti a non diffondere allarmismi privi di concrete verifiche da parte della Commissione interna all’azienda, chiesta dall’Amministrazione comunale immediatamente dopo l’accaduto».

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Porto Ancona: Interrogazione a risposta scritta

Posted by fidest press agency su sabato, 8 agosto 2009

Al ministro delle infrastrutture e dei trasporti Per sapere, premesso che: –  il porto di Ancona rappresenta uno dei riferimenti logistico-navali più importanti dell’Adriatico; ogni anno nel porto di Ancona transita un importante numero di passeggeri tale da porlo al centro dello scacchiere Nord-Sud d’Europa e del Mediterraneo Orientale anche sul versante turistico;   il ministero interrogato ha provveduto a finanziare il programma innovativo in ambito urbano denominato (PIAU) “Porti  & Stazioni”, concedendo al Comune di Ancona risorse importanti al fine di avviare un’opera di riqualificazione urbana e di riorganizzazione dell’area portuale soprattutto in termini di implementazione dell’efficienza dei collegamenti porto-territorio e di valorizzazione del rapporto tra il porto e la città;  malgrado i programmi di riorganizzazione ed il ruolo di riferimento riconosciuto al porto della città marchigiana, continuano a sussistere gravi problemi di carattere organizzativo, la situazione sembra addirittura peggiorata rispetto a qualche anno fa, tale da rendere un vero e proprio calvario il transito nell’area portuale finalizzato all’imbarco, sebbene giustificata da esigenze di sicurezza le cui dinamiche sembrano essere incomprensibili ai più. Tali criticità si aggiungono alla forti difficoltà logistiche ed organizzative che caratterizzano la Città di Ancona da anni;   l’area portuale è caratterizzata da una cattiva segnalazione, che per alcuni tratti risulta assente, scarso personale di riferimento in grado di fornire informazioni o dare indicazioni;  per procedere all’imbarco si è costretti ad imboccare un vero e proprio girone infernale, con l’obbligo di dirigersi con l’autovettura al di fuori della struttura di transito, per ottenere il rilascio dei biglietti presso biglietterie distanti chilometri dal luogo dell’imbarco e collocate praticamente al di fuori dell’area portuale. Tale articolata e problematica struttura costringerebbe gli utenti ignari a recarsi presso le strutture portuali molte ore prima del previsto imbarco; i cittadini ed i turisti italiani e stranieri sconvolti hanno manifestato chiaramente allo scarso personale operativo all’interno dell’area, il proprio disappunto, con inevitabile riflessi di questo generale malcontento sulla credibilità dell’intera struttura portuale e del servizio offerto all’utente;  ci si chiede se la città di Ancona, dati i presupposti, desidera ancora essere un riferimento marittimo per il Paese sull’Adriatico:  se è  a conoscenza della cattiva organizzazione della struttura portuale di Ancona, se ritenga opportuno procedere con una ispezione che consenta di verificare lo stato attuale della struttura e della sua organizzazione; quali provvedimenti intende predisporre al fine di porre rimedio ad una situazione, che rischia realmente di ledere l’immagine del nostro Paese, intaccando uno dei suoi settori più rilevanti in termini di impatto economico, quali il turismo.

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Sicurezza Roma: Patto per l’Esquilino

Posted by fidest press agency su sabato, 8 agosto 2009

“ Dopo che sarà acquisito il regolamento per il volontariato per la sicurezza territoriale, il Comune di Roma incontrerà, insieme alla prefettura, i rappresentanti delle associazioni che intendono monitorare su base volontaria il territorio al fine di verificare il possesso dei requisiti previsti dal decreto attuativo. In particolare, insieme a tutte le associazioni del centro storico, a settembre valuteremo la fattibilità di una collaborazione che valorizzi le varie esperienze sul territorio e faremo un bilancio sull’attuazione del Patto per l’Esquilino”. Lo dichiara in una nota il sindaco di Roma, Gianni Alemanno.

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Afghanistan e il mandato Onu

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 luglio 2009

“Il poderoso invio di nuovi armamenti e truppe per rafforzare lo schieramento del il contingente che opera in Afghanistan, appena annunciato dal Ministro La Russa, stride fortemente con la natura della missione in questione.”Lo afferma Luca Marco Comellini, segretario del Partito per la tutela dei diritti dei militari (PDM) – “E’ tuttavia apprezzabile l’impegno del ministro nel voler garantire la massima sicurezza ai militari del contingente italiano, – prosegue Comellini – e questo ci conferma l’attenzione che lo stesso ha prestato alle nostre interrogazioni e sollecitazioni sulla sicurezza dei nostri militari, ma – conclude Comellini – lo invitiamo a voler meglio valutare i suggerimenti tattici che gli vengono forniti dai vertici militari e, doverosamente, a verificare se vi siano delle oggettive responsabilità nell’autorizzazione all’uso di mezzi inadeguati di cui già erano noti i limiti e la carenza di protezione offerta agli equipaggi nelle mutate condizioni operative.”

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