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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Posts Tagged ‘verità’

Se la verità dorme la menzogna signoreggia

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 agosto 2021

Lichtwehr ci narra l’origine della favola con il seguente aneddoto: “Un giorno – era l’ultimo dell’età dell’oro – la Menzogna sorprese la Verità addormentata, la spogliò della sua veste bianca la indossò e divenne subito la dea della terra. Sedotte tutte le genti dal falso splendore, in pochi giorni si videro decadute dalla prima innocenza rinunciarono, quindi, a ogni saggezza e a ogni probità. La Verità fu scacciata e misconosciuta e fu reso alla Menzogna, che aveva preso il nome di quella, il culto che a quella era dovuto. Tutto ciò che la verità diceva era considerata fandonia e tutto ciò che faceva era ritenuto una stravaganza. Se la Verità protestava, le si rideva in faccia, se supplicata era considerata un’importuna. Essa batteva invano di porta in porta e quando si presentava per entrare, le gridavano di proseguire oltre. Vi fu anche chi osò d’incolparla di libertinaggio per la sua nudità. E a lei che fuggiva le gridò: “Ritirati, disgraziata, non troverai qui certo facile modo di esercitare i tuoi fascini.” La Verità proseguì la corsa spaventata. Madida di pianto si rifugiò e si nascose in un deserto. Ma era appena giunta che trovò in una siepe le sue vesti logore che la Menzogna aveva lasciato. Non esitò a indossarle e con quelle vesti rimase sempre Verità, si, ma rivestita dalle apparenze della menzogna. In quel camuffamento riapparve tra gli uomini, i quali l’accolsero con piacere e quelli che prima si erano scandalizzati per la sua nudità l’accolsero in casa propria e la salutarono con il nome di Favola, un nome che da quel giorno essa volle assumere.” A conti fatti cos’è la favola? O meglio la vera favola? E’ una verità necessariamente camuffata di Menzogna per ammaestrare alla virtù e al bene l’uomo. E ancora una volta ci pensa il Fénelon a offrirci un esempio di favola dimostratrice facendo agire con rara sapienza il lupo e il montone. “Parecchi montoni – scrive – si ritenevano in sicurezza nel loro parco: i cani dormivano e il pastore, all’ombra di un grande olmo, si divertiva sonando la zampogna insieme con i pastori suoi vicini. Un lupo famelico si aggirava nei pressi. Un piccolo montone, senza esperienza e che nulla aveva fino allora veduto attaccò discorso con il lupo. “Che venite a cercare qui?” gli chiese. “L’erba tenera e fiorita” rispose il lupo e soggiunse: “Voi sapete che nulla è più dolce quanto pascolare in un verde prato punteggiato di fiori per placare la fame e spegnere la sete nel limpido ruscello. Io ho trovato qui tutto ciò che desideravo. Che posso pretendere di meglio? Io amo la filosofia che insegna a contentarci di poco.” “E’ dunque vero – rispose il montone – che voi non mangiate la carne degli animali e che un poco d’erba soddisfa il vostro appetito? Se così è viviamo insieme e pascoliamo insieme.” Non appena il piccolo montone lascia il parco per il prato, il sobrio lupo lo assale, lo sbrana e lo divora.” Nel commento Fénelon ammonisce: “Diffidate delle belle parole di chi si vanta di essere virtuoso. Giudicate non dalle loro proteste di virtù ma dalle loro azioni.” Il Fénelon rappresenta nel lupo il finto virtuoso e nell’inesperto montone l’animo semplice e trasparente che soccombe dinanzi alla scaltrezza del suo interlocutore. La colpa è forse del lupo scaltro che divora o del montone credulo che si lascia divorare? La risposta è difficile. Di lupi e di montoni è piena la vita sociale e se sono quasi sempre i primi a trionfare sui secondi è così vero che in proposito si suole dire che “chi si fa agnello il lupo lo divora”. Dobbiamo quindi evitare di farci agnelli e cercare quanto più possibile di riconoscere il lupo sin dalle sue prime battute. D’altronde sarebbe inutile condannare il lupo solo perché trae profitto della credulità dell’agnello. Si potrebbe osservare a questo punto che il lupo dà prova di viltà perché non si misura con forze uguali. Non parteggio certo con chi sostiene d’essere del più forte il diritto di vita e di morte, nei confronti del più debole, perché non vedo con simpatia che il forte debba debilitarsi con il debole. Sta di fatto che nella società vi sono lupi e agnelli e la brutta fine, purtroppo, la fanno sempre gli agnelli. (Riccardo Alfonso)

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Ustica: La verità oltre il segreto

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 giugno 2021

“Non si può continuare con le narrazioni quando sono presenti sentenze passate in giudicato, con rilievi peritali, che propendono per l’ordigno dato anche il contesto che emerge dai cablo di Stefano Giovannone, capocentro SISMI di Beirut, che palesavano la minaccia di ritorsione da parte dei palestinesi per la rottura del Lodo Moro, così come rivelato dagli scoop di importanti testate giornalistiche e agenzie di stampa, con l’abbattimento di un aereo di linea. Sentenze che non posso essere trascurabili su Ustica e dogmi religiosi su Bologna. La lucidità di Nordio è importante: lancio un appello affinché, invece di continuare con verità contrapposte, si possa, nella commissione d’inchiesta proposta dall’Intergruppo “La verità oltre il segreto”, contribuire a dare una lettura complessiva. I lavori investigativi delle commissioni d’inchiesta devono continuare: lo dobbiamo alle vittime e ai loro familiari. La proposta di commissione incardinata presso la commissione Affari Costituzionali è volta proprio alla ricerca definitiva della verità. È necessario e urgente desecretare tutti i documenti che possano contribuire all’emersione di una verità giudiziaria e storica oggettiva e non ideologica.” Così il fondatore dell’Intergruppo “La verità oltre il segreto”, deputato Federico Mollicone.

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“La verità oltre il segreto”: Il delitto Moro

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 Maggio 2021

“Bisogna fare luce sui fatti insoluti collegati allo scenario internazionale occorsi nel secondo dopoguerra italiano. Per far luce anche sulla vicenda Moro è necessario costituire una Commissione d’inchiesta monocamerale o bicamerale in base alle indicazioni parlamentari, come abbiamo richiesto. Così da scoprire la verità, e non una verità. Lo dobbiamo alle vittime e ai famigliari – così il deputato Federico Mollicone, Presidente dell’intergruppo parlamentare “La verità oltre il segreto” intervenendo alla conferenza in Senato “Il caso Moro e la guerra fredda italiana: la verità oltre il segreto.” – Indagare su Moro non può che passare dalle indagini sul Lodo Moro, l’accordo per la santuarizzazione del territorio italiano contro gli attentati dei palestinesi. Lo stesso Moro scrisse più lettere, a ridosso della sua esecuzione, per far capire agli apparati investigativi e ai colleghi di governo dell’accordo fatto coi palestinesi, disse di richiamare da Beirut Giovannone, lui poteva essere il tramite operativo. Il Lodo Moro è la vicenda del dopo guerra italiano e della guerra fredda italiana, e dai documenti americani che si stanno via via desecretando potremo avere forse dei nuovi tasselli di questo mosaico. Importante è la ricerca della verità a 43 anni dai fatti perché tutte queste pagine strappate devono trovare una interpretazione di verità – dice Mollicone – e con questo spirito abbiamo fondato l’Intergruppo.” (n.r. Nonostante gli anni trascorsi e i tentativi di depistaggio vi sono ancora delle testimonianze che non sono state contattate e che ora, uscendo dall’ambito processuale, possono solo offrire l’opportunità di una ricostruzione storica componendo i vari pezzi del puzzle. Forse solo una commissione parlamentare potrà riuscirvi. Un particolare, ad esempio, spunta dal Libro “Il dittatore” che a suo tempo un noto personaggio politico ne ha, di fatto, impedito la divulgazione. Oggi c’è solo da chiedersi si vi è la volontà di farlo e se non vi è la convenienza a lasciare le cose come sono)

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Autocertificazioni ed obbligo di verità

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 aprile 2021

In questi giorni sta rimbalzando, soprattutto online, la notizia che mentire nelle autocertificazioni non costituirebbe reato.Al fine di evitare la diffusione di notizie poco chiare e che legittimano un comportamento scorretto e potenzialmente dannoso, si ritiene opportuno fare alcune dovute e necessarie precisazioni.Siamo, infatti, innanzi ad un comportamento che va disincentivato e non incentivato! Siamo certi che la falsità non porterà ad una condanna?Sulla falsità nelle autocertificazioni non esiste un orientamento unico, anzi c’è un profondo contrasto che porta alla conseguenza, paradossale ma che si verifica sovente nei Tribunali, che due persone che hanno tenuto il medesimo comportamento, seppure giudicate nello stesso luogo ma da Giudici diversi, abbiano sentenze contrastanti. Una persona potrebbe essere assolta e l’altra condannata. E’ quindi sbagliato e falso credere che mentendo nelle dichiarazioni contenute nelle autocertificazioni non si subiranno conseguenze. Cosa dicono i DPCM? Dovrebbe essere circostanza nota (il condizionale è d’obbligo) che la violazione delle norme contenute nei vari DPCM, che sono ancora in vigore sebbene parzialmente modificati dai provvedimenti successivi, comporta il rischio di essere sanzionati amministrativamente oppure di vedersi contestato un reato. Quelle che vengono elevate per il mancato uso della mascherina, per la violazione del divieto di assembramento o di circolazione, possono variare dai € 400 ai € 1.000, ed in entrambi i casi, se si paga entro 5 giorni da quando è stata elevata, si potrà usufruire di uno sconto del 30%. Per tale ragione spesso si sente dire che la multa è pari ad € 280! I reati Mentre le sanzioni amministrative non hanno creato scalpore, le conseguenze penali legate alla violazione dei DPCM hanno generato un vero e proprio dibattito. In alcuni casi la violazione del DPCM non si traduce in una semplice sanzione amministrativa ma nella contestazione del reato previsto dall’art. 483 cp ovvero falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico.Cosa prevede la norma? “Chiunque attesta falsamente al pubblico ufficiale, in un atto pubblico, fatti dei quali l’atto è destinato a provare la verità, è punito con la reclusione fino a due anni. Se si tratta di false attestazioni in atti dello stato civile, la reclusione non può essere inferiore a tre mesi.” Vista così sembrerebbe che non ci sia scampo, che il reato venga commesso ogni volta che si propone all’Autorità una giustificazione falsa. La domanda è naturale: se la norma è chiara perché c’è contrasto giurisprudenziale? Perché alcuni giudici assolvono? Per alcuni Giudici non è possibile procedere alla condanna perché “Un simile obbligo di riferire la verità non è previsto da alcuna norma di legge e perché un tale obbligo sarebbe in palese contrasto con il diritto di difesa del singolo”. Verrebbe da pensare, quindi, che i DPCM non sono una Legge ma sarebbe un pensiero errato. Semplicemente nei DPCM manca una norma specifica sull’obbligo di dire la verità nelle autocertificazioni dell’emergenza sanitaria e una legge che preveda l’obbligo di fare autocertificazione in questi casi. Per taluni Giudici, infatti, i DPCM sono dei semplici atti regolamentari e per tale ragione non avrebbero la “forza” normativa per costringere qualcuno a non uscire di casa. Cosa fare? La cosa migliore, indipendentemente da come si vogliono interpretare i DPCM o dal valore giuridico che si vuole riconoscere agli stessi, è di rispettarli, di evitare uscite inutili per una semplice questione di tutela della salute. La cosa migliore è evitare il rischio perché NON è vero che non verrà contestato il reato o che sicuramente si verrà assolti (ed in questo caso comunque andrebbero sostenute le spese legali e del giudizio). Sara Astorino, legale, consulente Aduc

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Kamala Harris: Le nostre verità

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 gennaio 2021

Collana i Fari, trad. Giovanni Agnoloni, pp. 384, 20 euro L’autobiografia della vicepresidente degli Stati Uniti. Dal 28 gennaio in libreria. Il mio nome si pronuncia “comma-la”. Significa “fiore di loto”, che è un simbolo importante nella cultura indiana. Il loto cresce sott’acqua, e il suo fiore fuoriesce dalla superficie quando le radici sono ben piantate nel fondale del fiume. La vicepresidente degli Stati Uniti Kamala Harris, figlia di due attivisti per i diritti civili immigrati in America, è cresciuta a Oakland, California, in una realtà molto attenta alla giustizia sociale. Mentre si affermava come uno dei leader politici più influenti del nostro tempo, la sua storia personale restava la fonte di ispirazione per affrontare problemi complessi prendendosi cura di chi non aveva mai ricevuto attenzione. In Le nostre verità, Kamala Harris affronta le sfide del nostro tempo: attingendo agli insegnamenti e alle intuizioni conquistate durante la sua carriera, grazie all’esempio di coloro che l’hanno maggiormente ispirata, racconta la sua visione, un impegno quotidiano fondato sulla difesa di obiettivi e valori condivisi. La storia della vicepresidente americana Kamala Harris, un libro per guardare alle verità che ci uniscono, e imparare a difenderle.
KAMALA D. HARRIS è la vicepresidente degli Stati Uniti d’America. Ha cominciato la sua carriera nell’ufficio del procuratore distrettuale della contea di Alameda, quindi è stata eletta procuratore distrettuale di San Francisco. Come procuratore generale della California ha perseguito gruppi criminali internazionali, grandi banche, compagnie petrolifere e università private, e si è opposta agli attacchi diretti contro l’Obamacare (la riforma del sistema sanitario del presidente Obama). Si è inoltre battuta per ridurre l’assenteismo nelle scuole elementari, ha aperto la strada alla prima divulgazione a livello nazionale di informazioni sulle disparità razziali nel sistema giudiziario penale, ha introdotto corsi di formazione sui pregiudizi per gli agenti di polizia. È stata la seconda donna nera a essere eletta nel Senato americano, e la prima donna, la prima persona nera, la prima indo-americana a essere nominata vicepresidente. Kamala Harris ha lavorato per riformare il sistema di giustizia penale degli Stati Uniti, aumentare i salari minimi, rendere l’istruzione superiore gratuita per la maggior parte degli americani e tutelare i diritti dei rifugiati e degli immigrati.

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La verità è come l’arte: è nell’occhio di chi guarda

Posted by fidest press agency su domenica, 10 gennaio 2021

Davanti a un dipinto, o seduto in terza fila per seguire un’esecuzione di musica sinfonica o mentre attendo pazientemente il mio turno nella sala d’attesa affollatissima dello studio medico il mio pensiero ad un tratto sembra andare oltre la mia presenza fisica e migrare altrove. È che forse incoscientemente cerco la ragione del mio essere in quel posto, in quella determinata ora e confuso tra gente che non conosco, lì in piedi o seduto, a guardare o ad essere osservato sfuggevolmente tra chi ti sta accanto, ti sfiora il braccio o tu ti scosti per evitare che questo indesiderato contatto fisico ti turbi ulteriormente. Ma cosa penso? Verso chi o cosa è diretto il mio pensiero? Non certo al particolare di un dipinto o all’archetto del violinista  che va su e giù toccando con grazia le corde del suo strumento o alla donna o all’uomo che con me cercano nella sala d’attesa dello studio medico di mitigare l’attesa sfogliando una rivista o cercando d’attaccare bottone con un vicino. Ma cosa mai potranno dirsi due sconosciuti se non parlando del tempo? Io cerco di capire un qualcosa che ha assillato la vita di una moltitudine di persone in tutte le epoche e in tutti i momenti della propria esistenza: perché sono qui? Perché esisto? Chi sono in realtà? E cerco di guardare oltre il visibile per cercare di dare una risposta logica al mio assillo esistenziale. Io inseguo una verità che non si nasconde sotto il tappeto, che non si cela dietro una nota musicale, che non riesco a carpire dall’espressione di chi estasiato ammira il dipinto di un celeberrimo artista. Forse perché non riesco ad avere la vista acuta come vorrei per fendere l’aria come una saetta, per entrare nel mondo dell’ignoto che mi circonda e mi compenetra e perdermi in esso. Io mi sento reale e al tempo stesso figlio di una verità che sfugge alla mia fisicità forse perché non riesco a guardare come dovrei con gli occhi del saggio, del pensatore, del sognatore, del profeta. Oggi appartengo a quel popolo di sette miliardi di viventi, sono confuso tra loro, sono preso dall’ansietà di barcamenarmi nella vita, dall’affrontare i mali che lacerano le mie carni e fanno scempio dei miei progetti per un futuro migliore. E sono così compreso dal contingente che diventa sommamente ardua concentrarmi alla ricerca della verità ultima prima che essa si possa disvelare al termine della mia esistenza. È così che il mio occhio si distrae e si lascia sfuggire la verità che cerco. (Riccardo Alfonso)

 

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“Sciascia fu simbolo di libertà, ha saputo dire tante verità”

Posted by fidest press agency su sabato, 9 gennaio 2021

Sono trascorsi cento anni dalla nascita di Leonardo Sciascia. È stato un grande scrittore ma, soprattutto, un simbolo di libertà. Un simbolo della “sicilitudine”, che ha raccontato la sua terra e il proprio radicamento in opere meravigliose come “Il consiglio d’Egitto”, “Le parrocchie di Regalpietra” e “Gli zii di Sicilia”. Venne omaggiato anche da Borges, con cui ebbe contatti. Fu uomo coraggioso: denunciò da comunista le contiguità fra Partito Comunista e DC in Sicilia, lasciando il ruolo da consigliere comunale a Palermo; denunciò le connessioni fra PCI e il terrorismo di sinistra finanziato dai sovietici, tanto che venne querelato da Berlinguer; anticipò il supporto finanziario e logistico che l’URSS inviava alle reti del terrorismo brigatista e internazionale. Tracciò un solco col suo passato comunista venendo eletto nel 1979 alla Camera con le liste dei Radicali, per difendere la libertà e contrastare il giustizialismo dei “professionisti dell’antimafia”. Raccontò che l’allora segretario del PCI gli aveva confidato di “essere a conoscenza di certi rapporti del terrorismo italiano con la Cecoslovacchia”, testimoniando il diretto coinvolgimento del mondo sovietico nella stagione del terrorismo. Anticipò di anni le prove documentali che vennero riversante nell’archivio della commissione Impedian che la procura di Bologna ha prima ignorato e poi archiviato. Fu un esploratore delle pagine più inquiete della nostra Storia, dalla dominazione spagnola, all’Inquisizione all’ “affaire Moro” su cui scrisse un’opera. Un personaggio unico e magistrale sia sul piano letterario che politico: ha saputo dire tante, indicibili, verità.” Così su Facebook il capogruppo di Fratelli d’Italia in commissione Cultura, deputato Federico Mollicone.

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Seminario online Il dovere della verità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 ottobre 2020

Università degli Studi di Parma Giovedì 29 ottobre, a partire dalle 9, si terrà con formula online il seminario Il dovere della verità: etica, sostenibilità, dinamiche di vita, inserito nell’edizione 2020 della rassegna Il rumore del lutto. L’appuntamento, originariamente previsto in presenza ma riprogrammato online in seguito al DPCM dello scorso 18 ottobre, ha l’obiettivo di riflettere sul tema della Verità, contestualizzandola in ogni aspetto della quotidianità, attraverso un approccio multidisciplinare. Al seminario, curato da Maria Cristina Ossiprandi e organizzato in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Medico-Veterinarie, parteciperanno numerosi relatori di diverso profilo culturale, che affronteranno la tematica con visioni prospettiche differenti: Maria Cristina Ossiprandi (Dipartimento Scienze Medico-Veterinarie, Università di Parma): La verità come strumento di conoscenza Ines Testoni (Dipartimento di Filosofia, Sociologia, Pedagogia e Psicologia Applicata, Università di Padova): Eternità e verità Antonella Bachiorri (Dipartimento di Scienze Chimiche, della Vita e della Sostenibilità ambientale, Università di Parma): Oltre l’Antropocene: tra etica e sostenibilità Eriberto De Munari (Responsabile Area Prevenzione Ambientale, Arpae Emilia-Romagna): Non ereditiamola terra dai nostri antenati, la prendiamo in prestito dai nostri figli: riflessioni su sostenibilità e ambiente Cristina Marchetti (Patologa forense): Message in a bat… Fausto Pagnotta (Dipartimento di Giurisprudenza, Studî Politici e Internazionali, Università di Parma): Siamo quello che respiriamo? Dis-percezioni sociali sull’aria malata Antonio D’Aloia (Dipartimento di Giurisprudenza, Studî Politici e Internazionali, Università di Parma): Etica e diritto alla fine vita: nuovi confini Fausto Quintavalla (Dipartimento Scienze Medico-Veterinarie, Università di Parma): Comunicare una cattiva notizia in Medicina Veterinaria: non è solo dire la verità Giovanna Calapai e Francesca Marchegiano (Eco-psicologhe): Il Giardino degli alberi custode Stefano Di Concetto (Oklahoma State University, USA): Il tormento di Ippocrate: gli errori medici e il dilemma dell’ammissione di colpa Lella Gialdi (Presidentessa ENPA): Verità, pregiudizi e luoghi comuni. La non facile vita degli animali con l’uomo L’evento sarà visibile in diretta streaming sul sito web di Ateneo.

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Il santuario delle nostre verità

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 agosto 2020

Il corpo, quindi, in questa sua rappresentazione, è destinato a esprimere una concretezza che lo rende interprete di una funzione che altrimenti non si è in grado di definire in altro modo. E se il corpo diventa il santuario delle nostre verità più pregiate, esso ha bisogno d’essere accolto con rispetto e curato con amore. Non fa differenza se ci adoperiamo per noi stessi o per gli altri. L’entità che definiamo dentro di noi non ci consente di fare distinzioni di sorta. È l’amore francescano per tutte le nature viventi. È quanto basta per amare ed essere amati.
Lo stesso accade guardando il nostro corpo. Noi dobbiamo sentirci impegnati a rispettarlo. Esso rappresenta l’altare, dove ogni giorno raccogliamo i messaggi della fede e li rilanciamo tra i nostri simili. Dobbiamo sentirci impegnati a curarne le ferite perché vanno oltre il significato materiale, la loro asprezza nell’identificarsi. Per questo motivo dobbiamo fare in modo che la medicina diventi la compagna fedele di un sincretismo ispirato alla fede e alla salute. La sofferenza e la gioia diventano un tutt’uno con il nostro corpo e con il suo divenire.
Non a caso talune regole della pratica religiosa riguardano i regimi alimentari come per rilevare che la prima cura del corpo è di sapersi ben regolare, e che il digiuno o la privazione d’alcuni cibi, sulla tavola imbandita, rappresentano un momento purificatore che va a combinarsi idealmente, ed anche pragmaticamente, con la cura del corpo e dello spirito.
L’impegno finale, a questo punto, per me che vi scrivo, sembra chiaro. Significa che intendo riaffermare, con più forza di quanto non lo abbia fatto nel passato, la ricerca appassionata, nei miei compagni di ventura, di un vincolo corale. In questa cordata che ci spinge su vette sempre più alte, e di difficile scalata, la voce del singolo può diventare più forte, trasformarsi in un gruppo di cantori. Sono richiami che diventano sempre più numerosi. Insieme ci condurranno verso il Nirvana, la nostra felicità assoluta. E’, se vogliamo, l’insegnamento che abbiamo raccolto dai nostri profeti, dai santi e dagli oscuri martiri di tutti i tempi. È la lotta contro le forze del Male, quelle che cercano di offuscare il cammino alla nostra Morale interiore e a darle quartiere per impedirle d’aprirsi e rivelarsi. (Riccardo Alfonso)

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Ustica: Ansia di verità

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 agosto 2020

“Ci uniamo a Fioroni alla richiesta della conoscenza dei documenti del colonnello Giovannone, capocentro del SISMI a Beirut, anche se il suo scetticismo non ci è proprio: faremo di tutto affinchè questo governo o il prossimo, che avrà sicuramente una composizione delle forze diversa, possa desecretare questi atti. Che esistano relazioni sensibili, tutt’oggi, con Israele e i palestinesi è cosa nota, come è noto ai servizi d’intelligence quello che accadde nella terribile stagione del 1980 in Italia. L’arresto e relativo processo di Saleh per la vicenda dei missili di Ortona portò alla rottura dell’accordo di immunità per i palestinesi impegnati nel traffico di armi in Italia a fronte della santuarizzazione da qualsiasi attentato del nostro territorio. Molti documenti sono stati rilevati, ma molti ne mancano ancora. Tenere il segreto e la mancata conferma di ciò che è già trapelato, grazie anche agli scoop di agenzie e testate, significa non volere la verità sulla Guerra Fredda, sulla strage di Bologna e su Ustica. Per quanto riguarda, inoltre, alcuni rappresentanti di associazioni delle vittime che avrebbero fatto meglio a non candidarsi ed essere eletti con partiti che sono nell’attuale perimetro di maggioranza per mantenere la propria imparzialità, riteniamo sia ora di smetterla con le deliranti minacce di depistaggio. Se depistaggio ci fu, fu di Stato rispetto la verità storica, verità che vede sia il sequestro Moro che Ustica e Bologna come tessere del mosaico della Guerra Fredda. Verità che la sinistra continua a disconoscere per le evidente connessioni e contiguità fra l’ex PCI e la rete palestinese, come dimostrato dai documenti delle commissioni d’inchiesta che parlano degli interventi di Pajetta per far rientrare Abu Saleh in Italia, ostracizzato dai servizi segreti in quanto capo delle operazioni palestinesi in Italia e legato alla rete terroristica internazionale, fra cui quella di Carlos “Lo sciacallo”.” Così il fondatore dell’Intergruppo Parlamentare “La verità oltre il segreto”, deputato Federico Mollicone, in risposta a Giuseppe Fioroni.

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Terrorismo. Urso (FdI): non è verità che fa male a Italia ma la menzogna

Posted by fidest press agency su domenica, 30 agosto 2020

“La verità sulle stragi di Ustica e di Bologna farebbe male all’Italia’. La giustificazione con cui il Presidente del Consiglio avrebbe risposto ai familiari delle vittime che chiedono verità e quindi giustizia non può in alcun modo essere condivisa. È solo la menzogna che fa male all’Italia!”, è quanto ha scritto su Facebook il senatore di Fratelli d’Italia, Adolfo Urso, vicepresidente del Copasir. “Anche il Copasir ha chiesto, con una deliberazione assunta alla unanimità e dopo aver letto quei documenti, di desecretare le note di Giovannone dal Libano inerenti nello specifico l’assassinio di Aldo Moro e le stragi di Ustica e Bologna. Tutti coloro che hanno letto quelle carte sono convinti che possano contribuire a svelare la verità e quindi a fare vera giustizia. Attendiamo la risposta ufficiale del presidente del Consiglio per giudicare”, conclude il senatore Urso.

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Le doglie della verità: dentro la grande storia

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 agosto 2020

Se volgiamo lo sguardo al mondo reale con le sue perversioni spunta come d’incanto “l’idea mafiosa”. In questo caso la riflessione me l’ha offerta il libro di Isaia Sales (Rubbettino stories) “Storia dell’Italia mafiosa”. Se mi chiedo quanto, prima di lui, è stato scritto in proposito la risposta mi pare ovvia: Senza dubbio tantissimo e lo sarà ancora per molto in futuro.
Persino un Dittatore, Mussolini, è stato scomodato e ha cercato, inviando a Palermo il prefetto Mori, di sconfiggere la “gramigna siciliana” dal suo fertile campo di grano, ma fu un’impresa che non gli riuscì, di là delle sceneggiate di facciata e anche dell’uso spregiudicato e senza regole dei “poteri forti”. Oggi la “storia” ce la presenta Sales con le ben 443 corpose pagine del suo libro. Cosa dovrebbe dirci di nuovo e di diverso di quanto non sia stato detto e ripetuto nelle aule parlamentari e nelle piazze siciliane e altrove da solleticare la nostra attenzione più di quanto non sia accaduto in passato?
Probabilmente non molto se non poco, ma non è questo l’aspetto che intendo soppesare. Lo stesso autore, del resto, è consapevole che da due secoli a questa parte il racconto sulla mafia è rimasto pressoché immutato sia se lo vogliamo vedere come frutto della storia locale del Mezzogiorno, per via della sua arretratezza economica e sociale, sia per i giudizi e pregiudizi che hanno accompagnato la questione meridionale dentro la storia nazionale. A me invece, di là del fenomeno mafioso, preme capire se anche qui la “verità” vi fa capolino o, al contrario, la finzione l’ha fatta alla grande. E un primo granello di sospetto mi viene proprio dalle parole di Leonardo Sciascia quando parlando della sua Sicilia scrive: … “credeva di dovere la sua sconfitta, la sconfitta della legge, la sconfitta della giustizia, alla Sicilia, alle abitudini, le tradizioni, l’indole, lo spirito di questo disgraziato Paese assai più ammalato di quanto si presuma ed invece lo doveva all’Italia.”
E in questo scenario appare ancora più chiaro a Sales quanto afferma: “Nessun potere extra-istituzionale può vivere e sopravvivere in contrapposizione con quello statuale per tanto tempo come lo è per la mafia. Ciò vuol dire che essa non ha costituito un potere alternativo e contrapposto a quello ufficiale, ma un potere relazionato con esso.” E ancora: “La storia d’Italia si caratterizza anche per la lunga e incredibile persistenza di questa particolare forma di criminalità e per il suo intrecciarsi con parte delle classi dirigenti della nazione.”
Diventa così una specie di autobiografia della società italiana per cui non si può fare la sua storia prescindendo dal peso e dal ruolo che vi hanno rivestito i criminali mafiosi, camorristi, ‘ndranghetisti, Corona unita e dei colletti bianchi. Sono poteri che di volta in volta supportano gli altri poteri pubblici, religiosi ed istituzionali a tutti i loro livelli. Dovremmo quindi sorprenderci, e non tanto e non solo per amore della verità, se questo filo conduttore è stato ancor più esaltato dopo il Regno delle due Sicilie dall’Italia monarchica e poi repubblicana partendo proprio dai Borboni, per mano dei loro plenipotenziari, e per continuare con Crispi, Giolitti, Andreotti e Berlusconi? Tutti questi uomini politici e molti altri erano consapevoli del condizionamento delle mafie e in taluni casi conoscevano pure come fosse possibile un interscambio di favori come ad esempio i voti decisivi della Sicilia per la tenuta degli equilibri parlamentari, governativi e per la stessa tenuta del sistema paese nell’alleanza atlantica. In proposito Giuseppe Alessi, primo presidente della Regione Sicilia, dichiarò, in una sua intervista a Francesco Merlo, “che per fermare il comunismo ad ogni costo si poteva anche governare con i mafiosi piuttosto che consegnare il Paese ai comunisti”. (Riccardo Alfonso)

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Cosa intendiamo per verità e perché siamo portati a negarla?

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 agosto 2020

In questa circostanza la verità negata è un grido di condanna per chi non possiede saggezza e capacità di saggezza per un mondo di uomini liberi, messaggeri di quel grado di coscienza che li pone degni di una loro comune identità. Ma quanto ci vorrà ancora per capire che l’intero corpo dottrinario non vive che dell’armonia di ogni sua parte, ma che ogni parte può riconoscersi comune in origine con un’altra appartenente ad un altro corpo dottrinario, senza che per questo entrambi i corpi perdano integrità ed interesse di valore? “La stessa auspicata evangelizzazione del mondo – asseriva Ernest Bloch – augurata da gran parte delle religioni ha al tempo stesso un fine e un limite se non si avvale della capacità di accogliere ogni parola pronunciata a favore della verità.
Solo un sereno cammino interno può condurci a tale e tanta profondità. Se manca resta vano e nessuna forza può attirare all’esterno la parola intima ed aiutarla ad erompere dall’errore del mondo.
Lungo questa verticale interna devono, infine, diffondersi l’ampiezza, il mondo dell’anima, l’esterna cosmica funzione dell’utopia, fronteggiando la miseria, la morte e il regno a involucro della natura fisica”.
“Solo in noi brilla ancora questa luce e incomincia il fantastico impulso verso di essa, verso l’interpretazione del sogno ad occhi aperti, verso l’impiego del concetto utopico come principio. E per trovare questo, per trovare il giusto nella verità, per amore della quale conviene vivere, organizzarsi e avere tempo, che noi procediamo, ci apriamo varchi metafisicamente costitutivi, invochiamo ciò che non è, costruiamo nell’azzurro e cerchiamo il vero e il reale là dove scompare il semplice dato, incipit vita nova.”
Sono parole di come ci si possa disporre al dialogo tra intelligenti, predisponendo lo strumento della coscienza. Parliamo di uomini di fede ma che si sono piegati a indirizzarla ad una guerra Santa che non incarna nulla di santo, come ha dimostrato la storia. Non hanno avuto la saggezza, nell’umiltà del confronto, di guardare il nemico solo e comunque portatore di un credo nei confronti del quale la propria coscienza non ha mai vacillato sulla propria qualità. Forse hanno vinto una contesa ma hanno, senza meno, perso in presunzione e in verità. (Riccardo Alfonso)

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La verità è come l’arte: è nell’occhio di chi guarda

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 luglio 2020

Davanti a un dipinto, o seduto in terza fila per seguire un’esecuzione di musica sinfonica o mentre attendo pazientemente il mio turno nella sala d’attesa affollatissima dello studio medico il mio pensiero ad un tratto sembra andare oltre la mia presenza fisica e migrare altrove. È che forse incoscientemente cerco la ragione del mio essere in quel posto, in quella determinata ora e confuso tra gente che non conosco, lì in piedi o seduto, a guardare o ad essere osservato sfuggevolmente tra chi ti sta accanto, ti sfiora il braccio o tu ti scosti per evitare che questo indesiderato contatto fisico ti turbi ulteriormente.
Ma cosa penso? Verso chi o cosa è diretto il mio pensiero? Non certo al particolare di un dipinto o all’archetto del violinista va su e giù toccando con grazia le corde del suo strumento o alla donna o all’uomo che con me cercano nella sala d’attesa dello studio medico di mitigare l’attesa sfogliando una rivista o cercando d’attaccare bottone con un vicino. Ma cosa mai potranno dirsi due sconosciuti se non parlando del tempo?
Io cerco di capire un qualcosa che ha assillato la vita di una moltitudine di persone in tutte epoche e in tutti i momenti della propria esistenza: perché sono qui? Perché esisto? Chi sono in realtà? E cerco di guardare oltre il visibile per cercare di dare una risposta logica al mio assillo esistenziale. Io inseguo una verità che non si nasconde sotto il tappeto, che non si cela dietro una nota musicale, che non riesco a carpire dall’espressione di chi estasiato ammira il dipinto di un celeberrimo artista. Forse perché non riesco ad avere la vista acuta come vorrei per fendere l’aria come una saetta, per entrare nel mondo dell’ignoto che mi circonda e mi compenetra e perdermi in esso.
Io mi sento reale e al tempo stesso figlio di una verità che sfugge alla mia fisicità forse perché non riesco a guardare come dovrei con gli occhi del saggio, del pensatore, del sognatore, del profeta. Oggi appartengo a quel popolo di sette miliardi di viventi, sono confuso tra loro, sono preso dall’ansietà di barcamenarmi nella vita, dall’affrontare i mali che lacerano le mie carni e fanno scempio dei miei progetti per un futuro migliore.
E sono così compreso dal contingente che diventa sommamente ardua concentrarmi alla ricerca della verità ultima prima che essa si possa disvelare al termine della mia esistenza. È così che il mio occhio si distrae e si lascia sfuggire la verità che cerco. (Riccardo Alfonso)

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La verità “bruciante” di un’Italia che sta andando alla deriva

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 luglio 2020

In buona sostanza possiamo dire che si è incapaci di pervenire a una sintesi politica che realizzasse l’auspicata reductio ad unum dei differenti interessi secondo il precetto che la libertà finisce dove incomincia quella dei nostri simili e che una avanzata democrazia debba saperlo fare così come un direttore d’orchestra è capace di creare armonia tra i vari musicanti e i loro suoni.
Davanti al suo spartito ogni orchestrale sa di poter esprimere del suo meglio solo se è in sintonia con gli altri e che tutti insieme si lascino guidare da chi è nella possibilità, alla presenza di una molteplicità d’interpreti, di trovare la giusta concordanza.
Ma se lo spartito raccoglie i battiti di una grande opera e sa esprimerla con le giuste note, se gli orchestrali sono maestri nell’uso dei loro strumenti, se il direttore è una guida sicura, cosa può invece andare storto? In teoria nulla eppure non vi è democrazia senza difetti, non vi è cultura senza lacune, non vi è saggezza senza arroganza. Sono questi i nostri limiti. È questa la nostra incapacità di poter vivere insieme senza provocare sbavature di sorta e fare dell’esperienza umana il vero motore della nostra crescita e prosperità. Siamo stati, per contro, capaci di trasformare gli strumenti costruiti per il nostro benessere in armi letali invocando la verità come salvifica e praticandola, invece, maldestramente. Ci Siamo avvalsi della democrazia diretta perché la governabilità di ciascun paese possa essere assicurata dal popolo e poi abbiamo inventato quel mostro che non si propone più come strumento di espressione della volontà popolare ma è destinato a disciplinare il popolo stesso, ad organizzare e politicizzare gli interessi corporativi per far prevalere la volontà di pochi a scapito della sua parte prevalente. Per consolidare tutto ciò è stato fortemente indebolito l’indirizzo politico, già di per sé fragile e per questo bisognevole del consistente supporto dell’interpretazione costituzionale e della presenza di una molteplicità di contrappesi, custodi di una continuità inclusiva di possibili riforme.
A questo punto la mossa più abile è stata quella di far perdere la sua presa d’indirizzo alla Costituzione, come si sta cercando di fare in Italia con l’avallo di un’opinione pubblica, che a dirla nel modo migliore, è disattenta rendendola non più garante di quei valori che ha rappresentato e potrebbe continuare a farlo. (Riccardo Alfonso)

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Ancodis: il Piano Scuola 2020-2021 e la “verità nascosta”

Posted by fidest press agency su sabato, 27 giugno 2020

Nel “Piano Scuola 2020-2021″, la Ministra, il Governo e le Regioni sottoscrivono il Documento per la pianificazione delle attività scolastiche, educative e formative in tutte le Istituzioni del Sistema nazionale di Istruzione” accorgendosi che davvero esisti ed hai il volto di tutte le componenti della comunità educante, nella complessità dei suoi protagonisti a tutti i livelli, nei volti di donne e uomini che fanno dell’istruzione e della formazione l’impegno etico e professionale di vita. Un intero paragrafo è dedicato alla “Valorizzazione delle forme di flessibilità derivanti dall’Autonomia scolastica”. Nella scuola della convivenza con Covid 19, ci si accorge – finalmente – della NECESSITA’ di mettere in campo una “riflessione organizzativa e didattica in grado di non disperdere quanto le scuole sono riuscite a realizzare, valorizzando gli ambiti dell’autonomia scolastica e fornendo loro spazi di coordinamento finalizzati a coinvolgere i diversi attori in un rinnovato patto di corresponsabilità educativa”. Eureka, direbbe il buon Archimede! Ci sono voluti 21 anni per ricordarsi che esiste il DPR 275/99 con il quale si “conferisce alle ISTITUZIONI SCOLASTICHE (preferisco scriverlo così a differenza di come è scritto nel Piano Scuola) la possibilità di costruire percorsi formativi funzionali alla realizzazione del diritto ad apprendere e alla crescita educativa di tutti gli alunni, attraverso la definizione di precisi ambiti di intervento organizzativo” con l’utilizzo di “strumenti di autonomia didattica e organizzativa che possono far prevedere un diverso frazionamento del tempo di insegnamento, più funzionale alla declinazione modulare del tempo scuola anche in riferimento alle esigenze che dovessero derivare dall’effettuazione, a partire dal 1 settembre 2020 e in corso d’anno 2020-2021, delle attività relative ai Piani di Apprendimento Individualizzati (PAI) e ai Piani di Integrazione degli Apprendimenti (PIA) di cui ali ‘OM 16 maggio 2020, n. 11.”
Esattamente il 9 marzo 2019, a 20 anni dal DPR 275/99 (8/3/1999), ANCODIS in un comunicato stampa scrisse “Siamo prossimi all’eutanasia dell’autonomia scolastica” invitando tutti a chiedersi: Fu vera autonomia? o piuttosto nei fatti è un’autonomia “germinale” alla quale – volutamente in questo ventennio – sono stati posti limiti, vincoli e paletti che ne hanno condizionato la vera portata innovativa fino al tentativo di sottoporla OGGI ad un’autentica “eutanasia”?
Con le Linee guida governative si vuole riportarla alle intuizioni moderne ed innovative del legislatore ma ancora una volta ci si dimentica di chi davvero è al fianco dei Dirigenti scolastici e dei DSGA condividendo preoccupazioni, fatiche, delusioni e fortunatamente meritate soddisfazioni. Ma come sempre non si dice o – ancora peggio – si fa finta di non sapere!
Perfino in autorevoli interventi leggiamo per esempio che “I dirigenti scolastici non sono lasciati soli…..La situazione che viviamo è complessa e ne siamo consapevoli, la preoccupazione di docenti e dirigenti è più che comprensibile, ma il Governo è al loro fianco, sostenendo il grande lavoro che svolgono con encomiabile professionalità”. E ad ANCODIS allora tocca il compito di ricordare che se le scuole riusciranno a progettare il servizio scolastico (adeguato ed efficiente lo si vedrà) sarà possibile grazie ad una comunità significativa di docenti (encomiabili professionisti) che molto probabilmente non godranno delle meritate ferie e si adopereranno in tutti i modi (con encomiabile professionalità) a programmare, organizzare, prevedere, simulare cosa potrebbe essere la scuola di settembre nell’interesse degli alunni, del personale scolastico e delle famiglie.
Ciò che sarà è ciò che sapremo e riusciremo a fare in questi mesi estivi con buona pace di chi non vuole riconoscerlo e se ne va tranquillamente in vacanza! Nel prossimo anno scolastico, per esempio, per le azioni di programmazione, controllo e monitoraggio dell’applicazione delle misure contenitive di prevenzione, i Collaboratori dei DS ed i Responsabili dei plessi distaccati (diverse migliaia) saranno in prima linea: non lasceranno soli i Dirigenti Scolastici e la comunità scolastica!
In ogni scuola si renderà necessario prevedere “le attività di organizzazione funzionale degli spazi esterni e interni, per evitare raggruppamenti o assembramenti e garantire ingressi, uscite, deflussi e distanziamenti adeguati in ogni fase della giornata scolastica, per alunni, famiglie, personale scolastico”. Ed i Collaboratori dei DS e i Responsabili di plesso/preposti non lasceranno soli i DS e la comunità scolastica! In ogni scuola si potrà rivedere “il gruppo classe in più gruppi di apprendimento, organizzare l’articolazione modulare di gruppi di alunni provenienti dalla stessa o da diverse classi o da diversi anni di corso, organizzare la frequenza scolastica in turni differenziati, anche variando l’applicazione delle soluzioni in relazione alle fasce di età degli alunni e degli studenti nei diversi gradi scolastici”. Ed i Collaboratori dei DS e le Funzioni Strumentali non lasceranno soli i DS e la comunità scolastica! In ogni scuola si renderà necessario progettare “l’aggregazione delle discipline in aree e ambiti disciplinari, una diversa modulazione settimanale del tempo scuola, garantire a tutti gli alunni la medesima offerta formativa, ferma restando l’opportunità di adottare soluzioni organizzative differenti, per realizzare attività educative o formative parallele o alternative alla didattica tradizionale.” Ed i Collaboratori dei DS, i Coordinatori di Dipartimento e per l’Inclusione non lasceranno soli i DS e la comunità scolastica! Il Piano Scuola 2020-2021 ha di fatto reso “onore” all’autonomia didattica e organizzativa previsti dagli artt. 4 e 5 del DPR n. 275/99 ma ha dimenticato (volutamente?) chi si farà carico di tutto questo: ha IGNORATO chi si adopererà a dare “unitarietà di visione ad un costruendo progetto organizzativo, pedagogico e didattico a favore della comunità scolastica.” Una dimenticanza non voluta o una insopportabile indifferenza?
In ogni caso si tratta di una inaccettabile ed anacronistica condizione che discrimina i Collaboratori dei DS e tutte le figure di sistema. Ci aspettiamo, auspichiamo che si possa finalmente riconoscere tutto questo senza reticenze o verità nascoste.
By Prof. Rosolino Cicero

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“Vogliamo tutta la verità sui contagi e sulle morti degli infermieri”

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 giugno 2020

«Il momento è arrivato, non concediamo più proroghe o appelli. Questo Governo ci deve relazionare sui numeri effettivi dei colleghi infermieri deceduti durante il Covid-19 e deve soprattutto fornirci i dati reali dei contagiati suddivisi per categorie di attività. Abbiamo diritto di sapere, esordisce Antonio De Palma, Presidente del Nursing Up: in un Paese civile, una classe dirigente che si rispetti, ha il sacrosanto compito di andare fino in fondo. E se neanche il Premier Conte e il Ministro della Salute, clamorosamente, non fossero al corrente delle cifre, promuovano subito una inchiesta interna per fare luce su quanto accaduto. Gli organismi di categoria come il nostro, che da sempre si battono per “rendere evidenti” le qualità dei nostri infermieri, professionisti forti, leali coscienziosi, carichi di umanità e doti professionali che mettono in campo a disposizione della salute pubblica, e anche la Fnopi, Federazione Nazionale Ordini Professioni Infemieristiche, vanno messe al corrente prima possibile su quanto è accaduto».I numeri dell’Escalation di contagiati e morti ci proietta oggi, con il senno di poi, in un vero e proprio film horror. I numeri che abbiamo a nostra disposizione sono da bollettino di guerra, ma non ancora sufficienti a capire, ad avere un quadro reale.«Non ci resta che provare a far luce da soli, e per questo abbiamo promosso una nostra inchiesta sindacale», continua De Palma:
4 aprile 2020 – 25 infermieri deceduti, oltre 5.500 contagiati
7 aprile 2020 (appena tre giorni dopo) 26 infermieri deceduti, oltre 6500 contagiati (mille in più in tre giorni).
30 aprile 2020 – 39 infermieri deceduti, 8800 contagiati.
12 maggio 2020 – 40 infermieri deceduti, oltre 12 mila contagiati.
«Ad oggi, secondo i dati Fnopi, gli infermieri iscritti all’Ordine sono circa 450mila, circa la metà del numero degli operatori sanitari complessivi. Di questi 270mila lavorano nel settore sanitario nazionale, il resto sono divisi tra case di cura private, centri per anziani, liberi professionisti ed altri.Guardiamo solo i dati del Lazio, allarmanti a dir poco. E’ quanto emerge da una relazione della Regione di inizio maggio: su 470 casi di contagiati di operatori sanitari, oltre il 50 per cento sono infermieri. E’ ora di farla finita con le mezze parole e le mezze verità, dice il Presidente del Nursing Up. I deceduti ufficiali secondo fonti autorevoli non sarebbero nemmeno 40 bensì ad oggi 42. Tra cui non dimentichiamo i morti per suicidio, 4 e non 2, come si pensava. Ben 4 colleghi si sono tolti la vita perchè non hanno retto allo stress, alla paura, forse alla sopravvenuta malattia.
Ma caro Premier Conte, continua De Palma, non possiamo certo mettere un punto di definitività su questi numeri, di per sé già “ballerini”.Bisogna scavare a fondo anche nel “mondo ancora sommerso” – ma ci piacerebbe tanto sbagliarci su questo – come quello degli infermieri e degli altri operatori sanitari che lavorano fuori dal contesto del sistema sanitario nazionale, ma anche quelli che sono morti durante il periodo di emergenza per cause apparentemente diverse dal Covid 19 e che potrebbero non essere stati nemmeno sottoposti al tampone.
Quanti infermieri sono morti realmente? Quanti contagiati ha avuto L’ ITALIA tra i nostri professionisti e tra gli altri operatori sanitari anche non medici? Vogliamo saperlo adesso, lo chiedono i cittadini e le famiglie di chi ha perso la vita. Lo pretendono quei colleghi che oggi portano ancora sulla pelle i segni della malattia, nonché il trauma da stress, la paura, il dolore.
Questo Governo, conclude De Palma, si metta una mano sul cuore, e racconti ai cittadini italiani i numeri reali di un conflitto contro un nemico invisibile che nessuno potrà mai dimenticare».

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Paolo Cucchiarelli: Ustica & Bologna Attacco all’Italia

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 Maggio 2020

Collana i Fari, pp. 600 ca, 20 euro. 1980 – 2020: la verità nascosta su Ustica e Bologna. Ustica e Bologna rappresentano un nuovo modo di fare “guerra” a uno Stato: determina un cambio d’indirizzo politico e un riallineamento agli impegni sottoscritti e alle alleanze ufficiali. Con questa rivoluzionaria inchiesta Cucchiarelli compone un altro, forse non ultimo, tassello di una vera e propria controstoria della nostra Repubblica, tentando di fare luce in una notte che non cessa di gettare le sue ombre sul nostro presente e il nostro futuro. Con un apparato fotografico inedito, documenti mai rivelati e un’intervista esclusiva a Marco Affatigato, presenza finora enigmatica in entrambe le stragi.
Il 27 giugno 1980 un aereo passeggeri, il DC 9 Itavia partito da Bologna e diretto a Palermo, viene abbattuto nei cieli di Ustica. Il 2 agosto dello stesso anno una bomba (ma forse non solo una) esplode alla stazione di Bologna. In poco più di un mese oltre 160 tra uomini, donne e bambini innocenti vengono uccisi senza un perché ancora chiarito, senza mandanti ancora definitivamente scoperti. In questa inchiesta, Paolo Cucchiarelli, per la prima volta, mette a fuoco la relazione tra le due stragi; mette in ordine una quantità straordinaria di documenti, dichiarazioni, sentenze, inchieste giudiziarie, inchieste giornalistiche, scatti fotografici, tracciati radar; e offre al lettore una ipotesi nuova e coerente sui mandanti e sul perché l’Italia sia stata vittima di due attacchi così efferati e sanguinosi. L’inchiesta offre una soluzione mai avanzata sul perché si è dissolto nella esplosione il corpo di Maria Fresu che era ben distante dalla bomba finora conosciuta. Tra le novità una fondata ipotesi su cosa contenessero i telex coperti, da un pervicace segreto, del colonnello Giovannone e una soluzione della trappola scattata alla stazione di Bologna il 2 agosto: duplice e terribile, atroce e che ha condannato tutti al silenzio, compresi gli autori “ufficiali” della strage e cioè i “ragazzini” dei Nar.
Cucchiarelli – come già aveva fatto nelle sue inchieste su Aldo Moro – sposta l’attenzione dalle vicende della politica interna alle grandi questioni internazionali di cui l’Italia era insieme vittima e ardita protagonista, tra alleanza atlantica e prossimità al mondo arabo e mediterraneo; e raccoglie una testimonianza straordinaria, e per molti versi sorprendente, di Marco Affatigato, uomo dall’insolito destino, stimato da Sandro Pertini, vittima di uno strano depistaggio: venne dato tra i passeggeri del DC 9 inabissatosi in mare e venne accusato di essere tra gli esecutori della strage di Bologna.

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Il santuario delle nostre verità

Posted by fidest press agency su martedì, 25 febbraio 2020

Il corpo in questa sua rappresentazione, è destinato a esprimere una concretezza che lo rende interprete di una funzione che altrimenti non si è in grado di definire in altro modo. E se il corpo diventa il santuario delle nostre verità più pregiate, esso ha bisogno d’essere accolto con rispetto e curato con amore. Non fa differenza se ci adoperiamo per noi stessi o per gli altri. L’entità che definiamo dentro di noi non ci consente di fare distinzioni di sorta. È l’amore francescano per tutte le nature viventi. È quanto basta per amare ed essere amati.
Lo stesso accade guardando il nostro corpo. Noi dobbiamo sentirci impegnati a rispettarlo. Esso rappresenta l’altare, dove ogni giorno raccogliamo i messaggi della fede e li rilanciamo tra i nostri simili. Dobbiamo sentirci impegnati a curarne le ferite perché vanno oltre il significato materiale, la loro asprezza nell’identificarsi. Per questo motivo dobbiamo fare in modo che la medicina diventi la compagna fedele di un sincretismo ispirato alla fede e alla salute. La sofferenza e la gioia diventano un tutt’uno con il nostro corpo e con il suo divenire. Non a caso talune regole della pratica religiosa riguardano i regimi alimentari come per rilevare che la prima cura del corpo è di sapersi ben regolare, e che il digiuno o la privazione d’alcuni cibi, sulla tavola imbandita, rappresentano un momento purificatore che va a combinarsi idealmente, ed anche pragmaticamente, con la cura del corpo e dello spirito.
L’impegno finale, a questo punto, per me che vi scrivo, sembra chiaro. Significa che intendo riaffermare, con più forza di quanto non lo abbia fatto nel passato, la ri-cerca appassionata, nei miei compagni di ventura, di un vincolo corale. In questa cordata che ci spinge su vette sempre più alte, e di difficile scalata, la voce del singolo può diventare più forte, trasformarsi in un gruppo di cantori. Sono richiami che diventano sempre più numerosi. Insieme ci condurranno verso il Nirvana, la nostra felicità assoluta. E’, se vogliamo, l’insegnamento che abbiamo raccolto dai nostri profeti, dai santi e dagli oscuri martiri di tutti i tempi. È la lotta contro le forze del Male, quelle che cercano di offuscare il cammino alla nostra Morale interiore e a darle quartiere per impedirle d’aprirsi e rivelarsi. (Riccardo Alfonso)

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“La verità è che oggi stiamo progettando il passato”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 novembre 2019

 

L’affermazione è del rettore del Politecnico di Milano, Ferruccio Resta, pronunciata in occasione dell’apertura dell’anno accademico. “Se la manovra del Governo ha un segno negativo, è proprio nel rapporto squilibrato fra generazioni, a difesa delle fasce di età medio-alte, non pensata per il futuro dei nostri ragazzi”, e noi abbiamo pensato a Quota 100, sostenuta dal governo del M5S e Lega e ora da quello del M5s e Pd.”Non possiamo immaginare soluzioni semplici a problemi complessi, – prosegue Resta – dobbiamo essere seri e affidarci a conoscenza e competenza, non a facili parole”, e noi abbiamo pensato al M5s, alla Lega, a FdI, a LeU e agli slogan semplicistici che hanno caratterizzato le campagne politiche di questi ultimi anni.”L’Italia rischia di rimanere senza direzione, sprovvista com’è da anni di una seria politica economica e industriale”, e noi abbiamo pensato alle facili promesse elettorali che hanno incantato milioni di elettori. Una affermazione del prof. Resta solleva dubbi, quando sostiene che “Questa è la generazione meglio istruita”; forse si riferiva agli studenti del Politecnico, il quale ha ricevuto numerosi attestati internazionali per la qualità dei tre settori di studio (architettura, ingegneria e design) ma, per i test Invalsi un maturando su tre è risultato insufficiente, con punte del 50% nel Sud Italia.Si legge, infatti, nel rapporto Invalsi che “La maggiore preoccupazione emerge proprio dai dati della scuola secondaria di secondo grado (licei, Istituti tecnici, ecc.): se gli esiti nazionali non si possono considerare brillanti, le differenze tra le regioni assumono una rilevanza ancora maggiore, rispetto ai gradi scolastici precedenti. Il problema dell’equità, in primo luogo fra territori, ma anche fra le scuole, e al loro interno, pare essere l’emergenza maggiore”. Insomma, non siamo messi bene. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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