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Posts Tagged ‘vertenze’

Vertenze e reati: Il confine tra legalità e necessità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 dicembre 2018

A seguito di un’indagine a campione rivolta alle famiglie che hanno dichiarato di aver subito un’ingiustizia dal proprio lavoratore, DOMINA ha riscontrato che oltre la metà dei rispondenti (56%) dichiara di aver subito furti da parte dei lavoratori domestici. Si tratta prevalentemente di generi alimentari (41,1%) o vestiario e biancheria (37,2%). Meno frequente invece il caso di furto di denaro o oggetti preziosi (21,7%). Per quanto riguarda i reati penali, solo il 14,5% del campione dice di aver subito episodi di questo tipo. Si tratta, per citarne alcuni, di violazione di domicilio da parte di terzi, stalking o minacce, truffa ai beni di famiglia (circonvenzione d’incapace – testamenti viziati – intestazione di beni di famiglia – depauperazione del patrimonio di famiglia), ricatti per segreti personali o di famiglia, prelievo non autorizzato con il bancomat o con la carta di credito. Di nuovo abbastanza frequente (48,9%), invece, il verificarsi di altri fatti gravi quali: abbandono dell’assistito, maltrattamenti fisici, segregazione della persona non autosufficiente, tentato omicidio, molestie. “La percentuale di denunce è molto bassa nel caso dei furti, pari al 6%, mentre sale per i reati e gli altri fatti gravi” commenta Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA. “Molte famiglie – continua Gasparrini – davanti a tali comportamenti, non sono intenzionate a procedere giudizialmente, poichè è diffusa anche la componente della paura (minacce o intimidazioni)”.

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Protesta regione Lazio

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 dicembre 2010

Roma 10 dicembre, alle ore 16.00, Via Maria Drago Mazzini  è indetta a Roma una manifestazione davanti alla sede della Giunta regionale per sostenere l’iniziativa di lotta avviata con la manifestazione dello scorso 25 novembre e proseguita con l’occupazione delle impalcature al dodicesimo piano del palazzo della Giunta, dove ancora oggi rimangono sette rappresentanti dei movimenti, tra cui un esponente dell’Unione Sindacale di Base. Dichiara Maria Teresa Pascucci, della USB Lazio: “Dal 25 novembre siamo in attesa di risposte sulle numerose vertenze aperte e insolute, che la Polverini finge di non conoscere e alle quali risponde solo attraverso l’uso della polizia, nel tentativo di ridurre le problematiche sociali e del lavoro ad un mero problema di ordine pubblico.” “Proprio in questi giorni – continua Pascucci – la Giunta ha approvato, in gran fretta, una finanziaria regionale da 25 miliardi nella quale vengono azzerate le risorse per il reddito minimo garantito, per l’edilizia popolare, per la cultura e per le infrastrutture. Mentre sul piano dell’occupazione agli 85.000 cassaintegrati, ai 2.000 Lsu ed a migliaia di disoccupati nel Lazio si aggiungeranno presto le migliaia di precari che da gennaio in questa regione non vedranno i contratti rinnovati, di cui 2.500 solo nella sanità pubblica”. “Invitiamo tutti a sostenere e a partecipare alla manifestazione di domani, per imporre alla Regione politiche di sostegno al reddito e all’occupazione, ricordando alla Presidente che la Regione Lazio è la sede istituzionale dei cittadini e dei lavoratori di questa regione e non ´Palazzo Polverini` ”, conclude la rappresentante USB.

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A proposito del lodo Alfano

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 ottobre 2009

Editoriale fidest. La recente sentenza della Corte Costituzionale sul Lodo Alfano fa una nuova vittima illustre: quella della dissacrazione di un altro organo di garanzia super partes dopo quanto si è detto sul Presidente della Repubblica. Di certo sarebbe stato meno traumatico se la decisione fosse stata di segno opposto e persino più realistica dati i tempi e le circostanze. La colpa di Berlusconi, se vogliamo dirla tutta, è di aver preteso, con una legge, sospendere le varie vertenze giudiziarie che gli sono state ascritte. Non si può e oggi lo dice la Corte costituzionale. Qualcuno si scandalizza. Dobbiamo meravigliarcene? No di certo. In una società dove tutto è messo in discussione siamo giunti al punto da non capire il giusto dall’ingiusto, dal lecito all’illecito. Abbiamo sfornato centinaia di migliaia di leggi eppure abbiamo sempre bisogno di altre per perseguire gli habitué del crimine. Ora, ritornando al caso recente, ci chiediamo perché solleviamo tanto polverone su un fatto che potremmo descrivere in poche parole: un certo presidente del consiglio si sente perseguitato dalla giustizia e teme che essa voglia impedirgli di svolgere il suo mandato, benedetto dalla volontà popolare che è “sovrana” con poteri assoluti, e cerca di tutelarsi in qualche modo. Questa guarentigia, gli dicono, oggi non è percorribile. Bene. Chiuso l’argomento. Deve accettare di essere processato e se, come dichiara, è innocente sarà solo una passeggiata nelle aule di giustizia. Ma qui cade l’asino. E’ proprio vero che la giustizia è imparziale? Secondo questo presidente del consiglio vi sono grossi dubbi in proposito poiché, sempre a suo dire, vi sono dei giudici che gli vogliono male. Ma ci chiediamo non esiste in Italia un ben oliato sistema di gradi di giudizio che possono ribaltare le sentenze del grado inferiore? Il caso più eclatante lo abbiamo avuto con il senatore a vita Giulio Andreotti ritenuto dalla procura di Palermo un amico di mafiosi e da quella di Perugia il mandante del delitto Pecorelli. Altri giudici ci hanno detto, invece, che era puro come un angelo ed è stato assolto, in via definitiva, con formula piena. A questo punto dovremmo solo abituarci ad avere un presidente del consiglio, ad esempio, condannato in primo grado ma a piede libero in attesa del processo di secondo grado. Ma il prestigio della carica dove lo mettiamo? Lasciamo perdere sono cose di altri tempi. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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