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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 220

Posts Tagged ‘vertici’

Carceri: Fp Cgil, bene nomine nuovi vertici Dap

Posted by fidest press agency su sabato, 2 maggio 2020

Roma. “Avevamo chiesto un rapido cambio di rotta alla guida del Dap e cogliamo con favore la rapida soluzione della crisi, che si era creata con le dimissioni di Basentini, con la nomina in tempi brevi di due magistrati di grande spessore che hanno contribuito nella loro carriera professionale alla lotta alla criminalità organizzata: Petralia nuovo Capo del Dap e Tartaglia suo vice”. Questo il commento della Fp Cgil sulla nomina dei nuovi vertici del Dipartimento per l’Amministrazione Penitenziaria.“Auguriamo buon lavoro ai due magistrati e confidiamo in un proficuo confronto con le organizzazioni sindacali finalizzato a superare lo stato di abbandono in cui si trova il sistema dell’esecuzione penale del nostro paese. Così come serve aprire una nuova pagina nella gestione del sistema, a partire dall’edilizia penitenziaria, dalle assunzioni, dalla sicurezza nei luoghi di lavoro e dalla formazione del personale”, conclude la Fp Cgil.

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Donne ai vertici delle imprese italiane

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 febbraio 2020

Dopo il forte aumento seguito alla piena attuazione della legge 120/2011 sulle quote di genere, che ha portato per la prima volta nel 2017 il numero delle donne nei board delle società quotate a essere maggiore di un terzo rispetto al totale dei membri, nel 2019 la crescita ha subito un rallentamento, mostrando solo due unità in più rispetto al 2018. Il bilancio è comunque più che positivo, con un incremento delle donne nei CdA delle società quotate alla Borsa di Milano da 170 nel 2008, il 5,9%, alle 811 di oggi, il 36,3%, mentre nei collegi sindacali si è passati dal 13,4% del 2012 al 41,6% del 2019, con 475 sindaci donne. È una delle evidenze messe in luce dal primo Rapporto Cerved-Fondazione Marisa Bellisario 2020 sulle donne ai vertici delle imprese, realizzato in collaborazione con l’Inps, che analizza l’impatto sulle aziende italiane della legge Golfo-Mosca anche rispetto ad altre dimensioni del gender gap.L’Italia è il 76° Paese per disparità di genere sui 149 censiti dal World Economic Forum. Secondo l’indice costruito dal World Economic Forum, l’Italia è il 76° Paese per disparità di genere sui 149 censiti, agli ultimi posti tra gli Stati più avanzati. Rispetto al 2006 ha guadagnato una posizione grazie all’introduzione delle quote di genere nella composizione delle liste elettorali, ma negli altri ambiti ha evidenziato chiari peggioramenti: ad esempio, per quanto riguarda le opportunità economiche è scivolato al 117° posto, con performance particolarmente negative in termini di parità salariale In Italia è occupato il 56,2% delle donne tra i 15 e 64 anni contro il 75,1% degli uomini, una percentuale che risulta tra le più basse all’interno dei 37 Paesi censiti da Eurostat. Peggio di noi, solo Macedonia e Turchia. Un gap che si riduce ma non si annulla con il diminuire delle fasce di età, dunque non dipende da ragioni generazionali. Dei 10 milioni di donne occupate, il 54,2% è al Nord, il 23,3% al Sud e il 22,5% al Centro. Quanto al profilo professionale, i dati Istat chiariscono bene il divario di genere: tra i quadri la percentuale di donne è del 45%, mentre precipita al 31,9% tra i dirigenti. Anche il gender gap salariale in Italia continua a essere molto elevato: in base ai dati di Job Pricing, la disparità di retribuzioni tra uomini e donne è in media del 10,2% e risulta maggiore nelle mansioni di impiegato (-9,6%) e operaio (-10,6%), si assottiglia per i quadri (-4,3%) per poi ritornare alto tra i dirigenti (-9%).
Tornando alla presenza femminile negli organi amministrativi e di controllo delle società quotate, risulta più giovane degli omologhi maschi: nei CdA, l’età media delle donne tra gli Amministratori è di 53 anni (59 gli uomini), tra gli Amministratori Delegati 55 (57 gli uomini), tra i Presidenti 60 (contro 63). Situazione analoga nei collegi sindacali, in cui le donne hanno mediamente 52 anni contro i 57 degli uomini (54 contro 58 se sono Presidenti). Inoltre, le donne presenti nei board hanno più frequentemente cariche in altre società quotate: il 21,7% ne possiede almeno un’altra (l’11% tra gli uomini), probabilmente perché sono poche quelle a poter vantare un’esperienza in un CdA. In termini assoluti, sono 88 le donne che siedono almeno in un altro board (il 13,8% contro l’8,8% degli uomini).Passando alle società a controllo pubblico, secondo i dati che Cerved elabora per il Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, dal 2014 al 2019, cioè dopo l’entrata in vigore del D.P.R. 251/2012, la presenza delle donne nei Consigli d’amministrazione e nei collegi sindacali è aumentato di quasi 3.000 unità (da 2.180 a quasi 5.000) passando dal 14,3% al 32,5%, ma senza superare la quota di un terzo. Nello stesso periodo, gli uomini ai vertici degli organi collegiali sono scesi da 19.000 a 10.000.
È fortemente aumentato (da 1.153 nel 2014 a 1.533 nel 2019) anche il numero di controllate pubbliche con Amministratore unico, che non hanno obblighi di parità di genere: le donne che ricoprono la carica di Amministratori sono ugualmente cresciute, ma non certo con lo stesso ritmo, passando da 103 a 193 negli ultimi due anni, cioè dall’8,5% ad appena il 12,6%.
I dati territoriali indicano un’ampia variabilità nella presenza di donne nei board delle quotate pubbliche, con quote che vanno dal 36,5% in Umbria al 9,5% in Basilicata. Più in generale, le regioni del Sud, e in particolare Campania, Sicilia, Calabria e Basilicata, sono ancora molto lontane dalla soglia minima, anche se ovunque, tranne Basilicata e Calabria, è aumentata la quota di donne rispetto al 2014.
Nelle grandi aziende non obbligate, più donne nel board, ma ancora pochi Amministratori Delegati
Nella grande maggioranza delle imprese, dove non ci sono norme specifiche sulla parità di genere, la presenza femminile nei Consigli d’amministrazione cresce lentamente e riflette il ricambio generazionale. La percentuale aumenta nelle società con Amministratore unico (dal 10,8% al 12,7% tra 2012 e 2019) e in quelle che hanno un board collegiale (dal 14,4% al 17,9%), ma rimane ben al di sotto della soglia di un terzo. La presenza di donne tra gli Amministratori cresce al diminuire della fascia di età considerata: 13% tra chi ha più di 55 anni, 18% nella fascia 45-54 anni, 22% in quella 35-44 anni, fino al 27% per gli under 35.Un più equa rappresentanza di donne nei CdA non basta da sola a ridurre i differenziali di genere. Dunque, le “quote” non hanno favorito la presenza femminile né tra le posizioni apicali delle aziende né tra le occupazioni a più elevato reddito: una più equa rappresentanza di donne nei CdA dell’imprese è sicuramente desiderabile, ma da sola non è sufficiente a ridurre i differenziali di genere.

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Nuovi vertici al MIP Politecnico di Milano

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 gennaio 2020

Il MIP Politecnico di Milano Graduate School of Business da gennaio ha un nuovo vertice. Il Presidente è Vittorio Chiesa, 59 anni, professore ordinario di Strategy al Politecnico di Milano, mentre è stato nominato Dean Federico Frattini, 39 anni, professore ordinario di Strategic management and Innovation nello stesso Ateneo.
Il MIP è una Business School riconosciuta e accreditata a livello internazionale che da 40 anni forma sia laureati ed executive interessati a sviluppare la propria carriera manageriale, in azienda o nella pubblica amministrazione, sia imprese che intendono innovare i profili e le competenze di manager e professional. Insieme al Dipartimento di Ingegneria Gestionale compone la School of Management del Politecnico di Milano, la cui mission è “avere un impatto sulla società attraverso la creazione e la condivisione di conoscenza nel punto di incontro tra ingegneria, management ed economia”.“La particolarità del MIP consiste nel combinare la formazione su temi di management, economia e finanza con modelli e competenze di stampo ingegneristico – conferma Vittorio Chiesa – così da formare manager capaci di gestire il business e affrontare processi decisionali con approccio analitico. Questa peculiarità, unita a una grande spinta verso l’internazionalizzazione e all’attenzione nell’innovare i formati utilizzati per erogare i corsi, ci consente di dare risposte adeguate ai profondi cambiamenti in atto nel mercato”.“Il MIP ha avviato da anni un processo di digitalizzazione che lo ha portato a lanciare con successo il primo MBA in Italia erogato in modalità smart learning – aggiunge Federico Frattini -. Questa rivoluzione oggi permea tutta la nostra offerta formativa, sia per gli individui che per le aziende, perché gli strumenti digitali consentono la massima libertà di fruizione dei contenuti educativi senza alterarne l’efficacia. Ma l’elemento tecnologico non è solo ‘forma’, è anche ‘sostanza’ dei nostri corsi, perché crediamo che oggi un buon manager debba essere prima di tutto un esperto nella gestione dell’innovazione, con grande sensibilità ai temi del digitale”.Nato nel 1979 come Master in Ingegneria della Produzione, poi trasformatosi nel 1986 in un Consorzio tra il Politecnico di Milano, varie istituzioni e aziende di spicco, oggi il MIP è una Società Consortile per azioni senza scopo di lucro in grado di integrare il know-how accademico con una forte esperienza professionale, derivata dal legame con il mondo imprenditoriale e della consulenza.Grazie allo stretto contatto con le aziende, infatti, la Scuola ha uno sguardo privilegiato sul mondo del lavoro e riesce a sviluppare programmi e servizi in linea con le esigenze del mercato. Oltre al Politecnico di Milano e Assolombarda Confindustria Milano Monza e Brianza, le imprese che ne fanno parte ad oggi sono: Ansaldo Energia, Banca Mediolanum, BIP Business Integration Partners, Bticino, Carrefour, Danieli & C. Officine Meccaniche, Edison, ENI Corporate University, Marelli Europe, Fondazione Cav. Lav. Carlo Pesenti, IBM Italia, Italgas, Italtel, Luxottica, Microsoft Italia, OTB, Pirelli & C, SIA, Snam, TIM, Vodafone, Whirlpool.

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Vertici Rai inadeguati?

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 aprile 2017

Rai: sede di roma“Inadeguatezza è la parola che più si addice alla governance della Rai. Un’azienda fatta di bravi professionisti che fanno bene il loro lavoro, ma con una presidenza e una direzione generale totalmente inadeguate. Durante l’audizione in Commissione Vigilanza Rai dei vertici di Viale Mazzini si è discusso su alcuni nodi dovuti principalmente all’incapacità dei manager della tv pubblica di gestire, progettare, e programmare l’offerta della Rai”. Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati. “Nella matassa sempre più imbrigliata c’è il tema dei tetti, battaglia che conduciamo da almeno 10 anni, su cui stanno allegramente palleggiando Mef e Rai quando invece basterebbe semplicemente applicare quanto stabilito dalla legge. Il risultato è quello di avere conduttori ‘drogati’ dall’audience che pretendono di essere remunerati in funzione diretta degli ascolti registrati. Questo è aberrante, un errore profondo che la Rai deve assolutamente evitare. Per il resto trasparenza su tutto. Sui compensi delle star, dei giornalisti, dei manager, dei collaboratori, sugli appalti esterni, sui cachet degli ospiti d’oro. Basta con questo caos da parte dei vertici di Viale Mazzini. E’ necessario trovare al più presto un criterio sul canone in bolletta, sul dumping pubblicitario (che la Rai esercita impunemente nei confronti di tutti gli altri competitor privati) e sui compensi alle star, per fare in modo che la tv di Stato esplichi davvero il compito che le è stato affidato: il servizio pubblico”.

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Univendita rinnova i vertici

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 dicembre 2016

sinatraCiro Sinatra è stato riconfermato alla guida di Univendita. L’Unione Italiana della Vendita Diretta, ha infatti rinnovato nei giorni scorsi il proprio consiglio direttivo scegliendo la strada della continuità. Sinatra, 54 anni, laureato in giurisprudenza, specializzato in Diritto del lavoro e relazioni sindacali, guiderà la principale associazione della vendita diretta per i prossimi tre anni seguendo tre direttrici: professionalità, lavoro e rappresentanza. «La vendita diretta si sta affermando come un’importante spina dorsale dell’economia nazionale ed è giusto che troviil riconoscimento che le spetta», spiega il presidente di Univendita. I numeri sono tutti dalla parte dell’associazione che, fin dalla sua fondazione nel 2010, è sempre cresciuta, passando da 7 associati ai 17 attuali. Negli stessi anni il fatturato delle aziende associate è raddoppiato, passando dagli 800 milioni del 2010 a 1,6 miliardi di euro nel 2015. E il numero dei venditori a domicilio è triplicato, passando dai 50.000 del 2010 ai 150.000 del 2015.
Valorizzare la professionalità dei venditori delle aziende associate è il primo punto sul quale si concentrerà l’operato di Univendita nel prossimo triennio. «Il settore della vendita a domicilio offre alle persone che ne fanno parte un’opportunità di crescita professionale –afferma Sinatra–. Le nostre aziende curano direttamente l’inserimento e la formazione per avere figure sempre più qualificate. Come associazione, dunque, continueremo a lavorare affinché la professionalità che questo settore esprime non sia mai associata, in modo banale e superficiale, a pratiche commerciali scorrette, che rappresentano un danno per l’intero settore e che noi condanniamo econtrastiamo. Univendita si è dotata di uno specifico codice etico volto a garantire innanzitutto il consumatore; un codice che tutte le nostre aziende associate hanno condiviso e sottoscritto».Secondo aspetto, strettamente legato al primo, quello dell’occupazione. «La vendita diretta ha dimostrato di svolgere un ruolo anticiclico anche nel periodo più buio della crisi –afferma Sinatra–. I venditori a domicilio sono in continua e costante crescita, segno che il settore è in grado di dare risposte in termini di opportunità di lavoro, sia per i giovani siaper quella fascia di persone che faticano a trovare una ricollocazione sul mercato del lavoro. Del resto il fattore età non è un ostacolo, anzi spesso è elemento che arricchisce perché indice di una maggiore esperienza».È quindi forte l’impegno di Univendita per garantire agli associatila giusta rappresentanza, terza parola d’ordine per Ciro Sinatra: «È indubbio il fatto che la vendita diretta rappresenti una risorsa nel nostro Paese. Negli ultimi anni istituzioni, aziende e consumatori l’hanno riconosciuto sempre di più, ma il dialogo con i nostri interlocutori non si ferma. Continueremo a perseguire l’obiettivo –conclude– di essere il punto di riferimento della vendita a domicilio in Italia, presentandoci ai nostri stakeholder come un interlocutore affidabile per il settore, nell’ottica di creare le migliori condizioni al fine di assicurare lo sviluppo delle imprese associate e la soddisfazione dei consumatori».Il rinnovato Consiglio direttivo dell’associazione risulta composto da: Ciro Sinatra (presidente) – Vorwerk Folletto; Serena Cova (vicepresidente) – Tupperware Italia; Alessia Allegri – Vorwerk Contempora; Luca Bianchi – Jafra Cosmetics; Vincenzo Criscitelli – AMC Italia; Antonio Falco – Dalmesse Italia; Gianpaolo Romano – CartOrange; Marco Salvatori – Just Italia; Gianluca Tesolin – bofrost Italia. (foto: sinatra)

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Chemioterapia sotto accusa in Inghilterra. Modello italiano di cura ai vertici

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 settembre 2016

Uno studio inglese appena pubblicato su “Lancet Oncology” richiama l’attenzione sui rischi connessi alla chemioterapia che può talvolta nuocere in modo grave, secondo le casistiche di qualche ospedale fino al 50% dei casi: è però opportuno saper interpretare correttamente i dati per non cadere in inutili allarmismi. Gli studiosi, appartenenti al ‘Public health England’ e al ‘Cancer research Uk’, hanno adottato come misura di valutazione il numero di soggetti deceduti entro 30 giorni dall’avvio delle cure sistemiche (Sact), suggestiva di una morte causata dai farmaci piuttosto che dalla malattia cancerosa. Nello studio di popolazione, in particolare, sono stati esaminati oltre 23mila donne con ca della mammella e circa 10mila uomini con ca polmonare non a piccole cellule (Nsclc).Dall’indagine è emerso che in Inghilterra circa il 9% dei pazienti con Nsclc e il circa il 3% delle donne con tumore del seno sono deceduti entro un mese dall’inizio del trattamento. Peraltro, in alcuni ospedali il tasso di mortalità nel 1° mese in pazienti con Nsclc sottoposti a chemioterapia è risultato molto più elevato. Gli autori, comunque, sottolineano che diversi fattori influenzano il rischio di una mortalità precoce in questi tumori e che alcuni gruppi di pazienti sono significativamente ad alto rischio. «A quegli ospedali i cui tassi di morte sono al di fuori della media attesa» rilevano gli autori «si chiederà di rivedere le loro pratiche». «L’articolo è estremamente interessante perché fa il punto sulla situazione inglese. I dati che emergono – a parte quel 50% che non rappresenta la norma ed è chiaramente un’eccezione patologica – in realtà non sono così clamorosi» afferma Maurizio Tomirotti, presidente Cipomo (Collegio italiano dei primari oncologi ospedalieri) e primario di Oncologia medica della Fondazione Medico prescrive pilloleIrccs Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano «specie andando a guardare in dettaglio i numeri della chemioterapia per intento curativo (che ha l’obiettivo, nel caso della mammella, di guarire la malattia, viene somministrata a pazienti con tumore iniziale in fase adiuvante post-chirurgica per prevenire micrometastasi diffuse) o per intento palliativo (ovvero un intervento su una malattia disseminata che non guarirà, eseguito per ottenere remissioni a volte complete e a volte durature per anni) in cui i dati italiani sono tra i migliori del mondo e decisamente superiori a quelli inglesi». «In questa logica» riprende Tomirotti «nello studio si vede che, per la mammella, la chemioterapia con intento curativo ha una mortalità <1%: questa è chiaramente mortalità dovuta alla tossicità della chemioterapia: ma è molto limitata. Tale valore resta invariato indipendentemente da tutti i parametri che vengono frazionati per la valutazione statistica multivariata. Una mortalità <1% nella terapia adiuvante è un dato noto, accettabile a fronte di una riduzione di oltre un terzo del rischio di morte per cancro. Guardando invece il trattamento palliativo» prosegue Tomirotti «abbiamo un 8% di mortalità entro 30 giorni. Qui però l’effetto delle condizioni generali del paziente e della gravità della malattia avanzata ha un impatto importante. Per esempio nel paziente in sottopeso si arriva al 10% e nel Performance status 2-4 (quest’ultimo comprende la fascia di soggetti già in fase terminale) al 19%». Come devono essere interpretati questi dati? «Con il fatto che si sta facendo una chemioterapia al limite dell’accanimento terapeutico» risponde Tomirotti.
«In Italia consideriamo la mortalità entro 30 giorni dopo l’ultimo ciclo di chemioterapia come misura di non indicazione al trattamento: ormai il decorso della malattia è segnato, il malato è sofferente e quindi la mortalità a 30 giorni dopo la chemioterapia non significa che quest’ultima uccide l’ammalato, ma che si è fatto accanimento terapeutico, mentre la decisione corretta sarebbe stata quella di fare solo cure palliative e del dolore». Insomma, per Tomirotti non si nega certo che la chemioterapia è un trattamento che ha una sua tossicità, che però è modulata a seconda dei farmaci impiegati ed è uno degli elementi che impone cautela nell’indicazione, uno stretto monitoraggio della tossicità e dell’efficacia del trattamento eseguito da parte dello specialista (cosa che in Inghilterra non avviene, in quanto è previsto l’intervento dell’oncologo solo in veste di consultant – che vede il paziente una volta, dà un’indicazione terapeutica e il trattamento viene eseguito in genere dalla medicina generale – mentre in Italia i trattamenti sono monitorati sia nell’efficacia sia nella tossicità dagli oncologi) e che ha un rischio di tossicità ben conosciuto, deve essere condiviso con il paziente e modulato sempre in un rapporto di vantaggi in termini di indice terapeutico cioè di rapporto tra tossicità attesa ed efficacia terapeutica prevedibile». Quindi la chemioterapia è relativamente tossica ma viene utilizzata dove dà risultati che superano i rischi di tossicità. «Quando l’intento è curativo abbiamo pazienti con condizioni di salute migliori e il rischio di mortalità da chemioterapia a 30 giorni è basso, mentre nell’intento palliativo è più alto ed è un indicatore di scorretta indicazione clinica al trattamento. Rivedere le pratiche allora significa rivedere le indicazione in fasi avanzate (prevenire l’accanimento terapeutico) e verificare che vi siano misure sufficienti di sicurezza e controllo delle tossicità» conclude Tomirotti. «Questo lavoro dimostra essenzialmente due cose» aggiunge Carmine Pinto, presidente Aiom (Associazione italiana oncologia medica) e direttore della Struttura complessa di Oncologia dell’Ircss S. Maria Nuova di Reggio Emilia. «La prima è che l’Inghilterra ha un cattivo sistema assistenziale per quanto riguarda l’oncologia, legata soprattutto al fatto, già noto, la sopravvivenza mediana dei principali tumori è la più bassa di tutta l’Europa occidentale. La seconda sta nel fatto che hanno variazioni molto ampie tra ospedale e ospedale: alcuni che hanno valori pari a 0, altri arrivano al 50%. Questo dimostra che la chemioterapia deve essere fatta nelle oncologie dove non si valuta soltanto il farmaco ma si valuta il paziente e le sue caratteristiche. I dati» aggiunge Pinto «rispecchiano molto la realtà inglese: 8% nel polmone, 3% nella mammella si riferiscono a quella realtà. Del resto le carenze inglesi non sono una novità: negli anni Novanta partì lo studio internazionale Petacc di confronto tra tomudex e fluorouracile in terapia adiuvante in malati di ca del colon. Lo studio fu interrotto per 18 morti, tutti in Inghilterra, dovuti al fatto che la medicina territoriale non misurava la creatinina dei pazienti. In Italia non è assolutamente così, questi dati sui 30 giorni li raccogliamo da anni perché abbiamo la cura del paziente e, soprattutto nel tumore del polmone, l’introduzione delle cure palliative precoci». (Arturo Zenorini fonte doctor33 Lancet Oncol, 2016;17:1203-16) (foto: Medico prescrive pillole)

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Roma Capitale: Carri armati all’Ama

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 agosto 2016

Roma. rifiuti“I vertici Ama volevano un golpe”, cosi’ l’assessore (chissa’ perche’ la chiamano assessora) alla Sostenibilita’ Ambientale, Paola Muraro. Insomma, siamo ai carri armati nell’azienda dei rifiuti romani. L’assessore Muraro sara’ certamente competente in materia di rifiuti, visto che e’ stata nominata consulente dall’allora sindaco Valter Veltroni (anno 2004), confermata da Gianni Alemanno (anno 2008) e convalidata da Ignazio Marino (anno 2013), ma con le dichiarazioni lascia a desiderare. Dopo le pessima prestazione con la trasmissione telematica dell’incontro con i vertici Ama, ora si diletta in evocazioni di un” colpo di Ama”.
Intanto, Roma continua ad essere sporca e i romani continuano a pagare la tassa sui rifiuti. Mancano 18 giorni alla data fatidica, indicata dall’assessore Muraro, entro la quale Roma “dovrebbe” essere pulita. Oltre che pensare ai carri armati l’assessore Muraro potrebbe agire per togliere un po’ “de monnezza” dalle strade? (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Caltanissetta: I vertici del comune ascoltati dall’antimafia

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 aprile 2016

caltanissetta antimafiaI vertici amministrativi e burocratici del Comune di Caltanissetta sono stati ascoltati stamane dalla Commissione regionale Antimafia nell’ambito di una indagine avviata dopo alcune segnalazioni relative a presunte condotte illecite da parte di alcuni soggetti. Per oltre tre ore, il sindaco Giovanni Ruvolo, il segretario generale Rita Lanzalaco ed il capoufficio tecnico Giuseppe Tomasella hanno risposto alle domande del presidente Nello Musumeci e dei deputati-commissari.
L’attenzione dell’Antimafia dell’Ars è puntata essenzialmente su due versanti: la attività urbanistica, la gestione dei rifiuti e i doveri di trasparenza nell’ambito della burocrazia comunale e, dall’altro lato, le presunte contiguità o rapporti di alcuni consiglieri comunali con soggetti mafiosi o appartenenti ad organizzazioni criminali.
“Già da alcuni giorni abbiamo richiesto ed ottenuto dal Comune di Caltanissetta alcuni documenti utili alla nostra indagine – ha dichiarato il presidente Musumeci – che, voglio ricordarlo, non è finalizzata all’accertamento di fatti penalmente rilevanti (competenza, questa, che svolge benissimo la magistratura), ma di condotte politiche e amministrative eticamente incompatibili con le buone prassi. Il nostro compito, insomma, è quello di accertare se anche nel capoluogo nisseno la politica si è dotata dei necessari anticorpi per rendere trasparente l’operato di ciascuno chiamato ad esercitarla, pur nella diversità dei ruoli. Sapremo presto – ha concluso il presidente dell’Antimafia – se le segnalazioni pervenute alla nostra Commissione sono frutto di attività denigratoria o supportate da fatti concreti.” (foto: caltanissetta antimafia)

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Rai e libertà d’informazione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 agosto 2015

Rai: sede di romaIl dibattito che si sta scatenando in queste ore sul nuovo assetto dei vertici della televisione pubblica – dichiara il Sindacato Labor – evidenzia la troppa attenzione della politica nei confronti di un bene collettivo che non dovrebbe essere soggetto ad alcun genere di strumentalizzazione. Infatti – prosegue l’organizzazione – il Parlamento non andrebbe impegnato così tanto tempo per definire i nomi con i quali occupare determinate posizioni, ma piuttosto per affrontare il problema della scarsa libertà di informazione nel nostro Paese. Temi come il lavoro, la questione giovanile e il Sud non potranno mai essere dibattuti proficuamente se la maggioranza delle testate giornalistiche continuerà a vivere un rapporto di dipendenza così tanto netto con le principali organizzazioni politiche del Paese. Quel che serve davvero – conclude il Sindacato Labor – è una riforma epocale che costruisca le basi perché i mezzi di comunicazione possano finalmente essere lo strumento di controllo del potere e non più il suo megafono.

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Nuovi vertici al Casino de la Vallée

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 luglio 2015

verticiAosta. Il nuovo Amministratore Unico della società, Lorenzo Sommo, e il neo Direttore Generale, Gianfranco Scordato sono pienamente operativi dalla fine della scorsa settimana. Sommo, stimato avvocato aostano, e Scordato, professionista che vanta una lunga esperienza maturata in Italia all’estero nel settore del gioco e non solo, sono stati nominati al vertice della società Casino de la Vallée S.p.A. dall’Assemblea dei Soci lo scorso 22 di luglio, in occasione della presentazione del Bilancio 2014 della Società. I due dirigenti hanno già avviato confronti e approfondimenti con i rappresentanti del territorio, in particolare con l’Assessore regionale al Bilancio, Finanze e Patrimonio, Ego Perron, e con il Sindaco di Saint-Vincent, Mario Borgio. Quindi è stata la volta della presentazione dei nuovi manager alle varie funzioni aziendali con riunioni che, da subito, hanno avuto un taglio fortemente orientato all’operatività, quindi teso ad affrontare con la massima urgenza le principali criticità che caratterizzano l’azienda. La giornata di lunedì 27 luglio è stata occasione per la presentazione dei nuovi vertici della Società alle Organizzazioni Sindacali della Casa da gioco, mentre ieri, è stata la volta delle Organizzazioni Sindacali dei Servizi Alberghieri. L’avvio del nuovo incarico, sia per l’Amministratore Unico, sia per il Direttore Generale, coincide con un periodo, quello di agosto, particolarmente intenso e quindi certamente significativo per ottenere indicazioni sulla potenzialità delle strutture del SAINT-VINCENT Resort & Casino nel momento in cui operano a pieno regime e per più giorni. (foto: vertici)

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FI adesso è più forte!

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 luglio 2015

silvio-berlusconiE’ questa l’affermazione disperata di un Berlusconi seduto sul greto di un fiume essiccato, dove non scorre più un litro di acqua. Tecnicamente abbandonato anche da Verdini, nell’attuale pantomima che cerca un impossibile rilancio, Berlusconi vorrebbe convincere la sparuta pattuglia che, ancora, gli ruota intorno, dal prossimo settembre, quando riprenderà a frequentare le TV di sua proprietà, i consensi riservati al suo partito decolleranno per raggiungere i vertici che furono. Nella medesima occasione della consueta telefonata ad una delle tante riunioni nelle quali, al posto di giocare a tresette col morto, i partecipanti giocano ai “sogni proibiti”, quando l’illusione di facili promesse adescava una fascia di elettori fiduciosi e speranzosi; poi la magistratura ci ha messo le mani, anzi le sentenze e i sogni si infransero contro gli scogli della realtà. Per incoraggiare i fiduciosi rimasti, ecco l’affermazione salvifica: “Adesso FI è più forte !”, in una inconsapevole affermazione che stravolge la matematica dei numeri.
Il 10% dei consensi sarebbe un segnale di forza che si contrappone ai precedenti risultati che andavano dal 25 al 30%… contento lui…!
· Con la fuoruscita di Fini, FI sarebbe più forte!
· Con la fuoruscita di Alfano, FI sarebbe più forte!
· Con la fuoruscita di Fitto, FI sarebbe più forte!
· Con la transumanza di Verdini, FI sarebbe più forte!
· Con l’abbandono di Bonaiuti, Bondi & compagna, FI sarebbe più forte!
· Con la nuova gestione affidata a Francesca Pascale e Mariarosaria Rossi, FI sarebbe più forte!
Per trasformare tali sogni in nitide realtà la formula dichiarata dovrebbe essere rappresentata dal ritorno di Mr. Ex-tutto a Porta a Porta, con Bruno Vespa che gli organizza un ennesimo contratto con coloro che ancora pendono dalle labbra dei redivivo vate. Dall’alto delle sue TV, predicherà alla folla di telespettatori che non attendono altro che la sua salvifica predicazione. Esordirà con le sue personali beatitudini:
· Beati i senzatetto, perché possono ammirare l’universo.
· Beati gli affamati, perché non avranno bisogno di diete.
· Beati i carcerati, perché potranno godere della mia compagnia.
· Beati i trombati, perché avranno incarichi milionari.
· Beati i perseguitati, perché potranno profittare della riduzione dei termini di prescrizione. (Rosario Amico Roxas)

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Medicina: rinnovati i vertici società italiana obesità

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 aprile 2012

Enzo Nisoli, bresciano, 51 anni, è il nuovo Presidente della Società Italiana dell’Obesità (SIO), la società scientifica che si occupa della ricerca di soluzioni all’espansione della malattia obesità che colpisce oltre 6 milioni di persone in Italia, il 10.3% della popolazione.
Succede a Roberto Vettor che ha guidato l’associazione nel biennio 2010-2012. Il cambio della guardia è avvenuto a conclusione del Congresso Congiunto SIO SICOB di Abano Terme (Padova) che si è appena concluso. Laureato in Medicina e Chirurgia a Brescia, con specializzazione in Biochimica e Chimica Clinica, Enzo Nisoli è professore associato di farmacologia presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Milano. È referente del Ministero della Salute per la valutazione di eventi scientifici nel settore Farmacologia e Tossicologia Clinica nell’ambito della Commissione per la Formazione Continua in Medicina (ECM). È autore di oltre 130 lavori scientifici pubblicati su riviste internazionali e nazionali, tra cui le autorevoli Science, Cell Metabolism, Proceedings of the National Academy of Sciences of the U.S.A. (PNAS) eNature Medicine.

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Economia e modelli di eccellenza

Posted by fidest press agency su sabato, 2 luglio 2011

Minerva, unica impresa italiana, si qualifica fra i vincitori della Competizione sulle Buone Pratiche della Sostenibilità indetta da EFQM, la Fondazione Europea per l’eccellenza e da CSR Europe, confrontandosi con aziende come Ricoh Europe, EICC di Edimburgo, Solvay Belgium, Fiat Group Spagna, Acquedotto di San Pietroburgo. «Abbiamo portato una PMI italiana ai vertici della competizione europea per l’eccellenza nel campo dei progetti sostenibili – ha dichiarato Adriano Ruchini, presidente di Minerva -: è il segnale che le nostre imprese hanno i numeri e le capacità per imporsi con i loro percorsi, affrontando con perizia la competitività dei mercati».
L’azienda goriziana ha portato in competizione il suo progetto di riduzione delle emissioni di carbonio, concretizzato in una importante lista di trasformazioni della sede societaria: come l’impianto fotovoltaico che ha reso completamente autonoma e autosufficiente la struttura, con addirittura l’offerta di energia gratuita ai veicoli elettrici, tramite una colonnina posta all’esterno della recinzione di Minerva. A questo si affianca il rifacimento dell’impianto di climatizzazione/riscaldamento degli ambienti di lavoro ottimizzato grazie all’utilizzo di pompe di calore ad alta efficienza. Il tutto completato da un impianto di illuminazione a led che ha sicuramente migliorato la qualità dell’illuminazione razionalizzando i consumi di energia elettrica. Da ricordare che questo progetto di Minerva si è, fra gli altri, confrontato con il progetto dell’Acquedotto di San Pietroburgo, una struttura che gestisce la distribuzione dell’acqua a cinque milioni di utenti e ha un museo sull’uso responsabile dell’acqua visitato ogni anno da oltre 200mila persone. Minerva testimonia questo spirito anche con il Premio Innovazione, come impresa più innovativa d’Italia, che le è appena stato consegnato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in un evento tenutosi al Quirinale solo pochi giorni fa. (AR-213×300)

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Il peggio ai vertici delle Istituzioni

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 luglio 2011

Tremonti: era deficit spending è finita, la gente chiede rigore e capirà (Il Messaggero del 30 giugno 2011) e Rosario Amico Roxas commenta: “Ci vuole proprio una gran faccia tosta per parlare di evasioni fiscali, quelle evasioni sulle quali questo governo ha edificato il proprio consenso. Che poi ne parli 3monti è paradossale, lui che è il più importante fiscalista italiano, che cura gli interessi dei maggiori contribuenti, per i quali ha messo in essere lo scudo fiscale, le sanatorie, i condoni. E’ il solo fiscalista italiano che non ha bisogno di studiare le norme fiscali e agire con la dovuta correttezza; lui le leggi, i provvedimenti, le eccezioni, le circolari esplicative, le interpretazioni di comodo, i suggerimenti operativi li fa, e li applica secondo la convenienza del potente di turno che paga una ricca parcella, ma evita di pagare ricchissime tasse. Dalla presidenza del consiglio non gli è mai venuta una obiezione sul suo operato, essendo lo stesso presidente del consiglio il maggior fruitore delle norme di volta in volta inventate, esaltando un enorme conflitto di interessi.
La gente capirà? Ma la gente ha già ben capito ed ha anche reagito di conseguenza, imponendo alla coalizione di governo la più pesante delle sconfitte. (Rosario Amico Roxas)

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Le criticità della medicina generale

Posted by fidest press agency su martedì, 19 aprile 2011

Roma. La Regione Lazio continua ad ignorare le criticità della Medicina Generale. Lo rende noto il Sindacato dei Medici Italiani del Lazio (Smi) secondo cui, nei prossimi giorni, potrebbe verificarsi uno stato di agitazione dei camici bianchi. «Lo scorso 15 aprile è stato convocato un comitato regionale per discutere le numerose problematiche relative al comparto della medicina generale, che si sarebbe dovuto svolgere alla presenza dei vertici della Regione Lazio e delle OO.SS. – dichiara Paolo Marotta – Ma, all’incontro, non hanno partecipato i rappresentanti dell’assessorato alla sanità. Un’assenza assolutamente ingiustificata e senza alcun preavviso – aggiunge il Sindacalista – Eppure più volte è stata sottolineata, a chi di dovere, l’urgenza di affrontare e risolvere le numerose questioni ancora in stad-by, tra cui: i pagamenti per l’apertura (H12) degli studi medici associati; un servizio che i sanitari stanno assicurando all’utenza da circa un anno a proprie spese. E ancora: le problematiche annesse alla pratica della certificazione telematica; ricordiamo che lo Smi aveva chiesto che venissero esentati dalla procedura online i servizi di Continuità Assistenziale (ex guardia medica), l’emergenza territoriale, i Pronto Soccorso ed i medici di base in attività domiciliare. Infine le difficoltà relative all’apposizione delle esenzioni per reddito, all’informatizzazione ed al collegamento, in rete, degli studi medici. Riteniamo, dunque, che lo stato in cui versa la medicina generale sia inaccettabile, così come è inaccettabile che, finora, la Regione Lazio non abbia provveduto a risolvere, concretamente, le succitate criticità che stanno mettendo a rischio il lavoro di tanti professionisti e, soprattutto, un’assistenza sanitaria di qualità per i cittadini. Alla luce di tutto questo – conclude Paolo Marotta – lo Smi-Lazio non esclude eclatanti forme di protesta: dallo sciopero telematico ed informatico ad oltranza, alla chiusura degli studi, all’organizzazione di una manifestazione generale. La Regione Lazio ha solo chiuso ospedali e tagliato posti letto ma, di fatto, non ha effettuato nessun potenziamento del territorio, a discapito della salute dei cittadini.

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Marchigiani vertici Confindustria

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 aprile 2011

Jacopo Morelli, 35 anni, ha presentato nella sede di Confindustria Marche il programma per la presidenza dei giovani di Confindustria e la squadra con cui intende portarlo avanti nel triennio 2011-2014. Dopo Milano e Napoli, la tappa marchigiana ha concluso il ciclo di presentazioni ufficiali della nuova leadership nazionale dei Giovani di Confindustria, sostenuta da uno schieramento molto ampio di gruppi regionali. Della nuova squadra fanno parte due marchigiani: il presidente dei Giovani imprenditori di Confindustria Marche Simone Mariani, ascolano, candidato alla Vicepresidenza nazionale, con una delega strategica alla crescita dei giovani imprenditori italiani: Organizzazione e sviluppo del Movimento e relazioni interne. Oltre a Mariani, incarico di rilievo anche per la presidente dei Giovani imprenditori di Confindustria Macerata Lucia Dignani, candidata a far parte del Consiglio Direttivo nazionale dei Giovani di Confindustria. “Ancona è una delle grandi ‘porte’ storiche della frontiera italiana con il Mediterraneo, migliaia di chilometri di costa da cui è transitata la nostra ricchezza del passato. Anche oggi il mare nostrum ha due grandi giacimenti di sviluppo, quello energetico e quello umano; l’attenzione è tutta indirizzata al primo, dimenticando la grande spinta alla crescita che l’immigrazione governata con lungimiranza può dare allo sviluppo di tutta l’Europa. Ma l’accoglienza, la solidarietà e l’inclusione non esistono senza garantire opportunità; che, purtroppo, oggi mancano anche ai nostri giovani” ha precisato Morelli. (giovani)

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Attacco informatico ai vertici U.E.

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 marzo 2011

Alla vigilia di un vertice europeo organizzato per discutere l’azione militare in corso in Libia, il programma nucleare europeo e la crisi del debito, i sistemi chiave dell’Unione Europea sono stati disattivati in seguito a quello che un portavoce ha chiamato “un attacco informatico serio “.Al personale è stato chiesto di modificare le proprie password, l’accesso esterno alla posta elettronica e alla rete intranet della Commissione, che è stata temporaneamente sospesa, al fine di impedire la divulgazione di informazioni non autorizzate. Il portavoce dell’Unione europea Antonio Gravili ha attribuito la responsabilità dell’attacco semplicemente a un malware,“ piuttosto che a un tentativo di portare alla luce i documenti segreti relativi alle questioni del vertice”. Secondo Rik Ferguson, Director Security Research & Communication EMEA di Trend Micro “Data la natura degli attacchi contemporanei a istituzioni commerciali e governative devo dire che è molto difficile tracciare la linea che separa le due eventualità. Il malware  è semplicemente uno degli strumenti nella ‘cassetta degli attrezzi’ dello spionaggio criminale e internazionale e fare una così netta distinzione prima di aver effettuato un’ indagine approfondita potrebbe essere controproducente”. “I casi dei malware Aurora, Night Dragon, Stuxnet e i più recenti attacchi contro il G20 e i vertici dell’Unione europea illustrano “graficamente” la nuova realtà. Il cyberspionaggio, proprio come la criminalità informatica, è più semplice da perpetrare, più difficile da individuare e comporta dei rischi minori rispetto ai metodi più tradizionali. Questa è la nuova frontiera”, conclude Ferguson.On the eve of an EU summit set to discuss the ongoing military action in Libya, the European nuclear program and the debt crisis, key systems have been shut down and warning issued to staff as a result of what a spokesperson called “a serious cyber attack“. Details on the nature, extent and consequences of the attack are currently very few but the timing and targeting are highly reminiscent of the attack agasint the French finance ministry two weeks ago which reportedly targeted information relating tot he G20 summit. A spokesperson for the European Commission stated that the commission is often “targeted” by cyber attacks, but that the extent of this one was far larger than those more regular events. Staff have been asked to change their passwords, external access to email and to the Commission’s intranet was temporarily suspended, in order to “prevent the disclosure of unauthorised information”.  According to the AFP report, EU spokesperson Antony Gravili blamed the attack on malware, “rather than any attempt to unearth secret documents relating to summit issues”. Given the nature of contemporary attacks on commercial and government institutions I have to say it’s very difficult to draw the line between those two eventualities. Malware is simply one of the tools in the criminal and international espionage bag of tricks and making such a clear distinction before a thorough investigation has been completed may be counter-productive to say the least. Nevertheless, Aurora, Night Dragon, Stuxnet and the attacks on the G20 and EU summits graphically illustrate the new reality. Cyberespionage, just like cybercrime is more simple to perpetrate, more difficult to spot and  carries much less risk than the more traditional methods. This is the new front line. (attacco informatico)

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Donne ai vertici per l’istruzione

Posted by fidest press agency su martedì, 8 marzo 2011

Le donne in Italia, come nel resto del mondo e d’Europa, sono da tempo ben più istruite degli uomini e arrivano molto più dei colleghi alla laurea. Ma questo non basta nell’economia della conoscenza a dare loro le stesse chance per arrivare ai vertici di aziende e società. Basti pensare che le donne dirigenti nel settore privato sono in Italia l’11,9% del totale, mentre in Europa sono in media il 33% e proprio per questo siamo il fanalino di coda superati da tutti, anche da Turchia (22,3%) e Grecia (14,6%). Anche il confronto con i paesi più avanzati e vicini ci vede perdenti alla grande: Francia 37,4%, Regno Unito 34,9%, Germania 29,3%. A livello nazionale le regioni più femminilizzate sono Calabria (16,2% le donne dirigenti), Lazio (16%) e Lombardia (13,4%). A livello di singole città e province prevalgono Catanzaro (26,8%), Vibo Valentia (21,7%), su Roma (16,4%), Palermo (16%), Nuoro (15,8%) e Milano (14,6%). Una situazione spiegabile al Sud con una limitatissima presenza di dirigenti nel settore privato e la nomina tra questi pochi di figlie o parenti degli imprenditori. Tenuto conto di questo, Lazio e Lombardia e Roma e Milano sono leader della managerialità in rosa.Guardando poi alle donne nei Consigli di Amministrazione siamo messi veramente male. Nel 2010 le donne nei Cda e organi di controllo delle 248 società quotate alla Borsa di Milano hanno un peso del 4,8%. In particolare solo 4 donne (3,7%) su 107 ricoprono la carica di presidente, solo 5 (3,8%) su 131 ricoprono la carica di amministratore delegato e solo 2 (4%) su 50 quella di direttore generale. Inutile dire che considerando sempre le società quotate il confronto con l’Europa è impietoso: siamo al quart’ultimo posto con un misero 3,2% rispetto a una media dell’Europa a 27 dell’11,4% e alle vette superiori al 20% di Finlandia e Svezia e all’inarrivabile 42% della Norvegia.Anche a livello imprenditoriale le cose non vanno molto bene per l’Italia, visto che le donne imprenditrici sono nel 2010 il 23,3%, contro una media Europea superiore al 33%. Le donne laureate sono la maggioranza della popolazione e nella fascia d’età 15-64 anni (2,8 milioni contro 2,3 milioni di uomini +26%), sono inferiori agli uomini solo oltre i 64 anni. Manageritalia http://www.manageritalia.it – (Federazione nazionale dirigenti, quadri e professional del commercio, trasporti, turismo, servizi, terziario avanzato) rappresenta dal 1945 a livello contrattuale i dirigenti del terziario privato e dal 2003 associa anche a quadri e professional. Offre ai manager: rappresentanza istituzionale e contrattuale, valorizzazione e tutela verso la politica, le istituzioni e la società, servizi per la professione e la famiglia, network professionale e culturale. Promuove e valorizza il ruolo e il contributo del management allo sviluppo economico e sociale. Oggi Manageritalia associa oltre 35.000 manager: 23.000 dirigenti in attività che lavorano in 9.000 aziende, oltre a 7.000 dirigenti pensionati, e 2.000 quadri e 3.000 professional.La Federazione è presente sul territorio nazionale con 15 Associazioni che offrono una completo sistema di servizi: formazione, consulenze professionali, sistemi assicurativi e di previdenza integrativa, assistenza sanitaria ai manager e alla famiglia, iniziative per la cultura e il tempo libero.

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Potito Salatto, eurodeputato Fli, a Radio 24

Posted by fidest press agency su sabato, 19 febbraio 2011

“Resto con Fini ma bisogna azzerare tutti i vertici. Della Vedova è laicista: mette a repentaglio i rapporti con la santa Romana chiesa. “Adolfo Urso secondo  vicesegretario con Bocchino”- “Stiamo facendo una figuraccia” -“Fini in balia dei Falchi”  “Resto con Fini, non lascio il Fli ma bisogna azzerare tutti i vertici.  Il problema all’interno del Fli è che tutti dovrebbero fare un passo indietro e ricostruire un’unita’ con la presenza della parte moderata nell’interesse anche dei rapporti con la Santa Romana Chiesa. Affidare il capogruppo a Della Vedova da’ un’impressione radicale, laica e laicista del Fli e mette a repentaglio i rapporti con la Santa Romana Chiesa che non apprezza di avere una parte politica con un capogruppo dalla storia come quella di Della Vedova”. Lo ha dettoPotito Salatto Fli in diretta alla Zanzara a Radio 24. “Il problema oltre che politico – ha continuato l’europarlamentare finiano –  è anche nella nomina delle persone. Se fossi nei panni di Fini aumenterei la vice segreteria con una a Bocchino e l’altra con Adolfo Urso come vicesegretario. L’impressione che si ha è una grossa contraddizione e Fini sta gestendo il Fli in maniera autoritaria con forti contraddizioni: sta lasciando sgomenti tutti quelli che si sono impegnati. Stiamo facendo una figuraccia” Poi Salatto conclude a Radio 24 “Fini è in balia dei Falchi e non giova al Fli. Deve ritrovare l’unità facendo ogni sforzo possibile e immaginabile per tenere unito il Fli”

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Il Coisp incontra Fini

Posted by fidest press agency su martedì, 25 gennaio 2011

Il Sindacato Indipendente di Polizia COISP ha incontrato il Presidente della Camera dei  Deputati, on. Gianfranco Fini. All’incontro con la terza carica dello Stato erano presenti il Segretario Generale del COISP Franco Maccari, il Segretario Generale Aggiunto Domenico Pianese, ed i Segretari Nazionali Sergio Bognanno e Mario Vattone. Il principale argomento di discussione ha riguardato l’ultima manovra finanziaria, che penalizza l’intero comparto Sicurezza e Difesa, contro la quale si è levata negli scorsi mesi la forte protesta delle Forze dell’Ordine. I vertici del COISP hanno anche illustrato al Presidente Fini le numerose iniziative in atto, in particolare la protesta contro il film di Michele Placido sulla vita del criminale Vallanzasca, e gli interventi per richiedere l’estradizione dal Brasile del terrorista Cesare Battisti. Due iniziative di protesta che mirano a tutelare la dignità delle Forze dell’Ordine e la rispettabilità dell’intero Paese, ma soprattutto a garantire il dovuto rispetto delle vittime della criminalità organizzata. Il Presidente Fini ha affermato di seguire con attenzione le iniziative del COISP, volte in generale a tutelare nella sua complessità l’intera categoria degli operatori del comparto Sicurezza e Difesa. Un’azione che sta rivoluzionando il Sindacalismo della Polizia di Stato con una nuova terminologia all’avanguardia, che segna il solco con steccati vecchi non più attuabili. Un’attenzione che il Presidente Fini ha evidenziato anche nel suo discorso politico a Mirabello, lo scorso mese di settembre, nel quale ha espresso una grande amarezza per il fatto di aver visto il Sindacato di Polizia dover esporre le sagome dei poliziotti pugnalati alle spalle sul red carpet del Festival del Cinema di Venezia. L’incontro si è svolto in un clima di grande cordialità:  il Segretario Generale Franco Maccari ha fatto notare al Presidente Fini che il dito alzato come simbolo di ribellione “ad una caserma”, lui lo aveva alzato qualche anno prima, insieme a tutta una comunità umana di riferimento, per ribellarsi ad una forma di ingessatura verticistica e burocratica nella quale venivano letteralmente uccisi i valori di libertà e autonomia, per dare poi rinascita e forza al COISP. Al termine dell’incontro, al presidente Fini è stata consegnata una copia del mensile ufficiale del COISP “Sicurezza & Polizia”.

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