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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Posts Tagged ‘vescica’

Tumore alla vescica e immunità

Posted by fidest press agency su sabato, 16 gennaio 2021

Una ricerca che porta a importanti passi avanti nella cura del tumore alla vescica. Sono stati pubblicati su Science Translational Medicine i risultati dello studio di Humanitas e Humanitas University che ha permesso di identificare il meccanismo di azione della mitomicina C, un farmaco chemioterapico usato da più di 50 anni per il carcinoma alla vescica. Ogni anno in Italia, sono oltre 26.000 le nuove diagnosi di tumore alla vescica di cui il 75% non muscolo-infiltrante. Siamo di fronte a un tumore con elevata incidenza nei Paesi occidentali con dati che, in alcune aree, sono in aumento. La prof.ssa Maria Rescigno, ordinario di Patologia Generale di Humanitas University e pro rettore vicario con delega alla ricerca, spiega: «Insieme ai colleghi urologi, abbiamo avviato questo lavoro partendo da un dato: sappiamo che la mitomicina funziona nel 40% circa dei pazienti, mentre la metà ha una recidiva dopo il trattamento. Ci siamo chiesti da cosa dipendesse questo esito». Ne è risultato che in alcuni pazienti la mitomicina funziona anche da attivatore del sistema immunitario, risvegliando la risposta contro il tumore. Il farmaco, cioè, provoca la cosiddetta morte immunogenica, attivando un segnale che spinge le cellule del sistema immunitario a “mangiare” la cellula tumorale. Lo studio è partito da un approccio retrospettivo: è stata verificata la presenza del marcatore nei pazienti che, in passato, avevano risposto alla mitomicina, e viceversa. Quindi il gruppo è passato a uno studio prospettico che ha coinvolto 52 pazienti grazie alla collaborazione con l’Unità operativa di Urologia, diretta dal dott. Paolo Casale. Anche in questo caso, i ricercatori hanno verificato che i pazienti senza marcatore non rispondevano alla mitomicina.Questo significa che è possibile prevedere la risposta alla cura, e quindi monitorare i pazienti a rischio recidiva e scegliere terapie diverse.All’interno del gruppo di ricerca, anche la dottoressa Bianca Oresta, 29 anni, ricercatrice di Humanitas sostenuta da una borsa di studio di AIRC, con già alle spalle uno studio del microbioma vescicale nei pazienti con tumore della vescica.
«Il quesito sulla mitomicina parte da un interesse nato in laboratorio negli anni passati. Ci si era già domandati come i chemioterapici potessero stimolare la risposta immunitaria, la morte cellulare immunogenica, attivando un’azione specifica contro il tumore».

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Tumori della prostata, rene e vescica

Posted by fidest press agency su sabato, 6 ottobre 2018

Fare il punto sulle conoscenze e le ultime novità relative ai tumori della prostata, rene e vescica. E’ questo l’obiettivo che si pongono gli oltre 80 specialisti che oggi danno il via alla settima edizione del convegno internazionale Controversies in Genitourinary Tumors. L’evento si svolge all’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. “Queste malattie oncologiche rappresentano il 20% di tutte le neoplasie registrate nel nostro Paese ogni anno – afferma il prof. Giuseppe Procopio, Responsabile dell’Oncologia Medica Genitourinaria dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano -. Sono patologie molto complesse e che interessano diversi specialisti. L’approccio deve quindi essere integrato e prevedere il continuo confronto tra i vari camici bianchi che prendono in cura il paziente. Con il convegno di Milano vogliamo creare un dibattito costruttivo circa le principali controversie sorte negli ultimi mesi sulle strategie di trattamento”. L’evento, dell’Istituto lombardo, prevede quattro sessioni per un totale di 22 interventi su diagnosi e terapie dei tumori genito-urinari. “In uro-oncologia l’evoluzione nella pratica clinica è estremamente veloce, molto di più che in altre branche dell’oncologia medica – aggiunge il prof. Filippo de Braud, Direttore del Dipartimento di Oncologia Medica dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano -. E’ necessario un aggiornamento continuo. L’Italia è senza dubbio all’avanguardia nel mondo e nei nostri ospedali lavorano alcuni tra i migliori specialisti in circolazione. In particolare l’Istituto Tumori di Milano è da anni in prima linea nella ricerca medico-scientifica. Partecipiamo e collaboriamo a network internazionali e a studi svolti in tutto il Pianeta”. Al convegno ampio spazio è riservato al tema delle nuove cure. “Oggi contro il cancro alla prostata, al rene e alla vescica abbiamo a disposizione diversi approcci terapeutici – conclude Procopio -. Per quanto riguarda i farmaci le novità sono rappresentate dagli immuno-terapici e dagli agenti biologici a bersaglio molecolare. A questi vanno aggiunti nuovi ormoni che utilizziamo nella patologia prostatica e che hanno cambiato le prospettive, anche per la fase metastatica. Grazie a tutte queste cure innovative oggi otto pazienti su dieci, interessati da un tumore urogenitale, riescono a sopravvivere alla malattia. Tuttavia non bisogna abbandonarsi a facili ottimismi. Solo il tumore delle prostata, infatti, provoca ogni anno oltre 7.000 decessi. Bisogna quindi promuovere e coordinare maggiormente la ricerca medica sia dentro che fuori i confini nazionali”.

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Carcinoma uroteliale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 luglio 2017

tumore vescicaKENILWORTH, N.J. Il Comitato per i medicinali per uso umano (CHMP) dell’Agenzia Europea per i farmaci (EMA) ha espresso parere favorevole all’approvazione di pembrolizumab, terapia anti-PD-1, per il trattamento di pazienti con carcinoma uroteliale localmente avanzato o metastatico, il più comune carcinoma della vescica. In particolare pembrolizumab è raccomandato per il trattamento del carcinoma uroteliale localmente avanzato o metastatico nei pazienti adulti trattati in precedenza con chemioterapia con platino e per quelli non eleggibili alla chemioterapia contenente cisplatino. La raccomandazione verrà ora esaminata dalla Commissione Europea per l’autorizzazione all’immissione in commercio nell’Unione Europea. La decisione finale è prevista per il terzo quadrimestre del 2017. “È grande la necessità di nuove opzioni terapeutiche per i pazienti europei con carcinoma uroteliale localmente avanzato o metastatico, in particolare per coloro che hanno fallito una precedente terapia con platino o che non sono eleggibili alla chemioterapia contenente cisplatino”, afferma il dott. Roger Dansey, Senior Vice President e Direttore Area Terapeutica, Oncology late-stage development, Merck Research Laboratories. “Siamo lieti che il CHMP abbia espresso parere positivo per pembrolizumab in queste due popolazioni di pazienti e non vediamo l’ora di lavorare con la Commissione Europea per offrire questa nuova opzione ai pazienti che hanno bisogno”. Il parere positivo si basa sui dati degli studi KEYNOTE-045 e KEYNOTE-052. KEYNOTE-045 è uno studio randomizzato di Fase 3, che ha confrontato pembrolizumab con un regime chemioterapico scelto dallo sperimentatore (paclitaxel, docetaxel, vinflunina) nei pazienti con carcinoma uroteliale localmente avanzato o metastatico recidivato o progredito durante o dopo chemioterapia contenente platino. KEYNOTE-052 è uno studio di fase 2, in aperto, che ha valutato l’efficacia di pembrolizumab come trattamento di prima linea metastatica in pazienti con carcinoma uroteliale localmente avanzato o metastatico non eleggibili alla terapia contenente cisplatino.
Il programma di sviluppo di pembrolizumab comprende più di 30 tipi di tumore in più di 500 studi clinici, tra cui più di 300 di pembrolizumab in combinazione con altri trattamenti anti-tumorali. Attualmente MSD ha il più ampio programma di sviluppo clinico in immuno-oncologia nel tumore uroteliale con 29 studi in corso che coinvolgono pembrolizumab in monoterapia e in combinazione, compresi 4 studi pre-registrativi.
Il tumore uroteliale si manifesta quando le cellule dell’epitelio che rivestono le vie urinarie (pelvi renale, ureteri, vescica, uretra) cominciano a replicarsi in modo incontrollabile. Moltiplicandosi rapidamente possono formare un tumore e diffondersi in altre aree del corpo. Il carcinoma uroteliale è l’istotipo più comune di tumore delle vie urinarie e la vescica è la sede più comune di insorgenza. Nel 2012, circa 430.000 persone in tutto il mondo hanno ricevuto la diagnosi di tumore uroteliale e 165.000 sono decedute a causa della malattia. L’incidenza del tumore uroteliale è elevata in Nord America, Europa, Nord Africa, Medio Oriente, Australia e Nuova Zelanda.
Pembrolizumab è una terapia anti-PD-1 che agisce reinstaurando e stimolando la capacità del sistema immunitario umano a riconoscere e sconfiggere le cellule tumorali. Pembrolizumab è un anticorpo monoclonale completamente umanizzato che blocca l’interazione del PD-1 con i suoi ligandi, PD-L1 e PD-L2, attivando i linfociti T che possono in questo modo influenzare l’attività sia delle cellule tumorali che di quelle sane.
Gli studi su pembrolizumab, nell’ambito del più ampio programma di immuno-oncologia dell’azienda, con più di 500 studi clinici, includono numerose tipologie di tumori e trattamenti. Il programma clinico di pembrolizumab cerca di capire i fattori che predicono la probabilità del paziente di trarre beneficio dal trattamento con il farmaco, attraverso lo studio di diversi biomarcatori.
Pembrolizumab viene somministrato per infusione endovenosa della durata di 30 minuti ogni tre settimane per le indicazioni approvate. La soluzione iniettiva di pembrolizumab è fornita in fiale singole di 100 mg.
Il nostro obiettivo è convertire le scoperte scientifiche in farmaci oncologici innovativi per aiutare le persone con il cancro in tutto il mondo. Aiutare le persone a sconfiggere il cancro ispira l’operato di MSD e il nostro impegno è di supportare l’accesso alle cure oncologiche. Attualmente ci stiamo focalizzando sullo sviluppo della ricerca immuno-oncologica e stiamo accelerando ogni passo di questa transizione – dal laboratorio alla clinica – per portare nuove speranze alle persone colpite dal cancro.
Come parte del nostro impegno in campo oncologico, MSD è volta a esplorare il potenziale dell’immuno-oncologia con uno dei programmi di sviluppo più rapidi dell’industria farmaceutica. Stiamo attualmente svolgendo un ampio programma di ricerca che include più di 500 studi clinici per valutare la nostra terapia anti-PD-1 in più di 30 tipi di tumore. Continuiamo, inoltre, a rafforzare il nostro portfolio di immuno-oncologia attraverso acquisizioni strategiche e stiamo stabilendo nuove priorità per lo sviluppo di molti candidati promettenti in immunoterapia che presentano il potenziale di migliorare il trattamento di tumori in stadio avanzato. Per maggiori informazioni, visitare i siti http://www.msditalia.it e http://www.msdsalute.it.

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Tumore alla vescica e prevenzione

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 luglio 2017

tumore vescicaIl tumore della vescica è una malattia ancora poco conosciuta alla maggioranza degli italiani. Solo il 37% ne ha mai sentito parlare, nonostante colpisca ogni anno 26.600 persone e il numero di nuovi casi sia in aumento. In particolare, preoccupa la scarsa conoscenza dei fattori di rischio e delle possibilità di cura. Secondo il 68% degli italiani è una forma di cancro inguaribile e il 78% non sa che si può prevenire. Il 52% ignora che interessa soprattutto gli uomini e solo il 23% considera il fumo una possibile causa della neoplasia, mentre rappresenta il principale fattore di rischio. Otto su dieci però vorrebbero ricevere maggiori informazioni e notizie. Sono questi alcuni dei dati contenuti in un sondaggio svolto nei mesi scorsi su 1.562 cittadini dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM). L’indagine è presentata oggi in un convegno al Ministero della Salute e fa parte di Non avere TUTimore, campagna di sensibilizzazione sul Tumore Uroteliale, la prima mai realizzata nel nostro Paese e resa possibile da Roche. “Sette italiani su dieci non sanno che attraverso stili di vita sani è possibile evitare il cancro – afferma il prof. Carmine Pinto, Presidente Nazionale AIOM -. Infatti il 24% fuma regolarmente e, tra i tabagisti, la metà consuma almeno un pacchetto al giorno di sigarette. Questo pericoloso vizio è la causa di circa il 50% di tutti i tumori del tratto urinario. Ma contro il cancro bisogna sempre giocare d’anticipo: la presenza di sangue nelle urine (ematuria) rappresenta un campanello d’allarme. Il persistere o ripetersi di questo fenomeno, soprattutto in persone considerate a rischio, deve rappresentare un segnale forte che non può e non deve essere sottovalutato. Tuttavia solo il 29% degli italiani informa il proprio medico di fiducia di questa situazione”. La campagna Non avere TUTimore si è articolata attraverso diverse iniziative volte ad aumentare il livello di consapevolezza dei cittadini. Sono stati distribuiti opuscoli informativi su tutto il territorio nazionale, realizzato un mini sito con i consigli degli oncologi sul sito ufficiale AIOM, coinvolti oltre 7.500 camici bianchi della Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG) e attivata una forte campagna sui social media. In più nelle piazze di Roma, Firenze, Bari e Torino sono stati organizzati eventi speciali in cui si sono esibiti otto ballerini professionisti (della scuola IALS di Roma) con performance che hanno racchiuso una serie di messaggi volti a favorire l’importanza della cura del proprio corpo e della salute.
“Il 78% dei pazienti italiani riesce a sconfiggere il tumore della vescica – sostiene il prof. Sergio Bracarda Direttore del Dipartimento Oncologico Azienda USL Toscana Sud-est, Arezzo e Consigliere Nazionale AIOM -. Finora questa neoplasia in fase avanzata è stata principalmente trattata con la chemioterapia, ma non sempre in modo ottimale, a causa della presenza di alcune complicanze come l’insufficienza renale. E’ difficile da curare perché colpisce soprattutto persone anziane e quindi spesso afflitte da altre malattie. Studi clinici hanno evidenziato, anche in questa patologia neoplastica, il ruolo dell’immunoterapia con l’introduzione di anticorpi anti-PD1 e anti-PD-L1, in grado di ripristinare la capacità del nostro sistema immunitario di riconoscere e aggredire il cancro. Questi farmaci hanno dimostrato di essere efficaci e meglio tollerati rispetto alla tradizionale chemioterapia”. Quella alla vescica è una forma di tumore sempre più diffusa in tutti i Paesi Occidentali. In Europa ogni anno colpisce circa 175.000 persone e provoca 52.000 decessi (5.600 solo in Italia). Nonostante questi numeri, da anni le associazioni dei pazienti denunciano una sottovalutazione della malattia. “I finanziamenti per la ricerca medico-scientifica contro la neoplasia non rispecchiano né la diffusione né la sua complessità clinica – aggiunge Francesco Diomede Vice Presidente della Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia (FAVO) -. La nostra Federazione insieme all’European Cancer Patient Coalition, una Coalizione che unisce 408 associazioni di 44 paesi, ha deciso di promuovere alcune iniziative di sensibilizzazione nei confronti della Commissione e del Parlamento Europeo. A nostro avviso è fondamentale riuscire ad avviare al più presto nuovi studi clinici che individuino come ottenere sempre più diagnosi precoci soprattutto per le persone considerate ad alto rischio di sviluppare la malattia”. “Tra di loro ci sono alcune specifiche categorie di lavoratori – aggiunge Pinto -. In Italia circa un quarto di tutti i casi è attribuibile a esposizioni ad alcune sostanze chimiche utilizzate nell’industria tessile, dei coloranti e della gomma e del cuoio. Chi per motivi professionali è costretto a passare diverse ore a stretto contatto con queste sostanze deve prestare ancora più attenzione alle proprie urine e sottoporsi regolarmente ad esami e accertamenti. Il numero di carcinomi alla vescica d’origine professionale è, infatti, in aumento soprattutto tra le donne”.

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Il tumore della vescica

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 luglio 2017

tumore vescicaRoma, 18 luglio 2017 Auditorium Ministero della Salute (Lungotevere Ripa 1) Ore 10:45-13:00 convegno nazionale su “Non avere TUTimore, campagna di sensibilizzazione sul Tumore Uroteliale.” Intervengono, tra gli altri: Carmine Pinto (Presidente Nazionale AIOM), Sergio Bracarda (Direttore del Dipartimento Oncologico Azienda USL Toscana Sud-est, Arezzo) e Francesco Diomede (Vice Presidente della Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia FAVO).
il tumore della vescica è una malattia di cui si parla ancora poco e che non ha la stessa notorietà di altre patologie uro-oncologiche come il cancro prostatico. Eppure il numero di casi l’anno è in aumento in Italia (e nel resto d’Europa). Sotto accusa sono soprattutto gli stili di vita scorretti a partire dal fumo di sigaretta. Per questo l’Associazione Italiana Oncologia Medica (AIOM) ha lanciato Non avere TUTimore, campagna di sensibilizzazione sul Tumore Uroteliale. Si tratta del primo progetto mai realizzato nel nostro Paese e interamente dedicato a questa neoplasia. Nei mesi scorsi sono stati realizzate una serie di iniziative tra cui un sondaggio nazionale condotto su oltre 1.500 cittadini per valutare il livello di conoscenza tra la popolazione.

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Cancro della vescica

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 marzo 2017

sigaretteNel nostro Paese fino al 65% dei casi di tumore della vescica negli uomini è correlato all’abuso di fumo di sigaretta. Il tumore della vescica è il quarto tumore più frequente nei maschi e l’undicesimo nelle donne. L’incidenza globale della malattia in Italia è in lieve aumento, tanto che, dal 2030 si attendono più di 35 mila nuovi casi ogni anno. Sono questi alcuni dei dati emersi durante un media tutorial per giornalisti dedicato a questa neoplasia e organizzato dalla Società Italiana di Urologia Oncologica (SIUrO). “Le differenze di genere in questa patologia sono abbastanza evidenti – afferma il dott. Renzo Colombo urologo e Coordinatore di Area Uro-Oncologica dell’Ospedale San Raffaele di Milano -. Ogni anno in Italia si ammalano 21.000 uomini e 5.000 donne. Tuttavia, rispetto al passato, mentre oggi l’incidenza di questa malattia negli uomini è in riduzione, nelle donne risulta in sensibile aumento. Il fumatore ha un rischio di sviluppare la malattia che è quasi cinque volte superiore rispetto ad un non tabagista. Il vizio, storicamente quasi esclusivamente maschile, è negli ultimi anni in deciso aumento tra le donne italiane e questo può spiegare l’aumento dei casi femminili. Smettere definitivamente di fumare riduce significativamente il rischio di sviluppare un carcinoma della vescica dopo dieci anni, tuttavia anche dopo 20 anni dalla sospensione il rischio rimane comunque superiore a quello di coloro che non hanno mai fumato. Le oltre 4.000 sostanze tossiche e potenzialmente cancerogene contenute nei prodotti a base di tabacco, una volta inalate, passano nel sangue e da questo fino a reni e vescica. Sono quindi necessarie campagne di informazione specifiche contro il tabagismo e gli altri fattori di rischio, al fine di rendere efficace la prevenzione dei tumori del tratto urinario. Rientrano in questo contesto l’educazione ad un adeguato stile di vita e ad un corretto regime dietetico; analogamente è essenziale aumentare la sorveglianza nelle persone a rischio per sesso, età ed esposizione ad alcune sostanze chimiche”. Al media tutorial della SIUrO sono affrontate anche tutte le principali cure contro il tumore della vescica: dalla chemioterapia alle nuove prospettive aperte con l’immunoterapia, dalla chirurgia personalizzata alla radioterapia. “L’immunoterapia con l’utilizzo degli anticorpi monoclonali che hanno come bersaglio il PD-1 o PD-L1 (due proteine in grado di influenzare la risposta immunitaria) ha dimostrato nell’arco dello scorso anno di potere cambiare la storia del trattamento dei pazienti con malattia avanzata – aggiunge il dott. Andrea Necchi, Dirigente medico del Dipartimento di Oncologia Medica dell’INT di Milano -. I risultati hanno recentemente raggiunto il livello massimo di evidenza in uno studio che ha dimostrato un incremento di sopravvivenza con pembrolizumab, confrontato con la chemioterapia standard, in pazienti già trattati con una precedente chemioterapia a base di platino”. “Il trattamento radioterapico – conclude la prof.ssa Barbara Jereczek, Direttore della Divisione di Radioterapia dell’IEO di Milano e professore di radioterapia dell’Università degli Studi Milano – vede invece una sua elettiva indicazione nell’ambito di un approccio multidisciplinare mirato a debellare il tumore salvaguardando la vescica, con un potenziale effetto favorevole in termini di qualità di vita del paziente”.

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Cancro della vescica

Posted by fidest press agency su domenica, 30 ottobre 2016

tumore vescicaE’ una malattia di cui si parla ancora poco anche se quest’anno colpirà 26.600 italiani, di cui 5.200 donne. Risente molto degli stili di vita scorretti e nel passato è anche stata correlata ad esposizioni professionali. Il fumo di sigaretta per esempio aumenta di cinque volte il rischio di insorgenza. E’ il tumore della vescica, una neoplasia subdola che non presenta sintomi specifici che possano permettere una diagnosi precoce. L’unico segnale che può destare sospetti è la presenza di sangue nelle urine. È quindi fondamentale, in caso di positività, recarsi immediatamente dal medico per svolgere esami più approfonditi. Per incentivare questi comportamenti l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) ha deciso di lanciare l’iniziativa “Non avere TUTimore, campagna di sensibilizzazione sul Tumore Uroteliale”. Il progetto è il primo mai realizzato nel nostro ed è reso possibile da Roche. Viene presentato nel corso della seconda giornata del XVIII Congresso nazionale della società scientifica a Roma. Nelle prossime settimane sarà distribuito materiale informativo negli stadi di calcio prima delle partite dei campionati di serie A e B. Verranno anche coinvolte le farmacie e organizzati incontri in alcune piazze delle più importanti città italiane. “Il tumore della vescica non gode della stessa notorietà di altre patologie uro-oncologiche come il carcinoma prostatico – afferma il prof. Carmine Pinto, Presidente Nazionale AIOM -. L’obiettivo della campagna è favorire la corretta informazione ed aumentare il livello di consapevolezza tra tutta la popolazione. Vogliamo inoltre favorire gli stili di vita sani tra gli over 50 che sono i più esposti al rischio di neoplasia”. “In Italia il tasso di sopravvivenza a cinque anni per questa forma di cancro è del 78% – aggiunge il prof. Sergio Bracarda, Direttore dell’Oncologia Medica dell’Azienda USL8 di Arezzo e membro del Direttivo Nazionale AIOM -. Si tratta di un valore del 10% più alto rispetto alla media europea. Questo dato è un’ulteriore conferma dell’ottimo livello ormai raggiunto dalla sanità pubblica e dalla multidisciplinarietà nel nostro Paese. A breve gli specialisti potranno avere un’arma in più a loro disposizione. L’immunoterapia è la nuova frontiera contro i tumori e sta dimostrando di poter essere efficace anche per il carcinoma della vescica in stadio avanzato. E’ in grado di ripristinare la capacità del nostro sistema immunitario di riconoscere e aggredire la malattia”. La neoplasia colpisce soprattutto gli uomini ed è la nona più frequente al mondo. Secondo gli ultimi dati provoca, ogni anno in tutti e cinque i continenti, circa 430.000 nuovi casi e 145.000 decessi. “In Italia – sottolinea il prof. Pinto – per il 2020 sono previste oltre 30.300 nuove diagnosi l’anno. E’ arrivato dunque il momento per avviare, anche nel nostro Paese, un’importante iniziativa nazionale di educazione e informazione sanitaria. Il modello vincente è quello già intrapreso in Canada e Regno Unito dove campagne simili hanno portato a risultati interessanti”. “Sette tumori su dieci rimangono superficiali e sono caratterizzati da una prognosi abbastanza favorevole – afferma il prof. Bracarda -. Gli altri invece sono muscolo infiltranti e arrivano ad interessare l’interno della parete vescicale. Sono decisamente più aggressivi e tendono a sviluppare metastasi viscerali, epatiche, polmonari e anche ossee. I pazienti colpiti sono soprattutto anziani e quindi possono presentare altre patologie a livello cardio-vascolare che rendono le cure anti-cancro più difficili. Si tratta quindi di una patologia complessa e pericolosa che però è possibile prevenire in molti casi”. “Se oggi i tumori possono fare un po’ meno paura rispetto a qualche anno fa, è senz’altro grazie ad armi sempre più efficaci e mirate per combatterli, insieme a un costante lavoro di sensibilizzazione sul ruolo chiave della prevenzione. Ma tutto questo sarebbe inutile senza una corretta informazione – conclude il dott. Maurizio de Cicco, Amministratore Delegato e Presidente di Roche -. Roche, come azienda leader in oncologia, oltre a voler mettere a disposizione nuove terapie in grado di cambiare il corso di numerose neoplasie, sente il dovere di promuovere campagne informative come “Non avere TUTimore, campagna di sensibilizzazione sul Tumore Uroteliale”, mettendoci al fianco dei molti oncologi, ricercatori e pazienti che ogni giorno, con coraggio, lottano per sconfiggere questa malattia. Per questo motivo siamo orgogliosi di essere, ancora una volta, insieme ad AIOM.”

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Tumore vescica

Posted by fidest press agency su martedì, 7 giugno 2016

tumore vescicaPresentati, in occasione del congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO), i risultati dello studio di fase II, IMvigor210, che dimostrano come atezolizumab riduca la dimensione dei tumori (tasso di risposta obiettiva, ORR) nel 24% (n = 28) dei pazienti con carcinoma uroteliale localmente avanzato o metastatico (mUC), che non abbiano ricevuto un precedente trattamento (prima linea) e che non possano essere sottoposti a chemioterapia a base di cisplatino. Tra i pazienti che hanno risposto positivamente, il 75% (n = 21) ha continuato a rispondere al trattamento e la durata della risposta mediana (mDOR) non era ancora stata raggiunta al momento dell’analisi dei dati. Il 7% (n = 8) di tutti i pazienti dello studio ha ottenuto una risposta completa (CR) e la sopravvivenza globale (OS) mediana è stata di 14,8 mesi. Il profilo di sicurezza di atezolizumab è risultato in linea con quello osservato nelle precedenti analisi dello studio, così come negli altri studi con atezolizumab in monoterapia.”Questi risultati sono molto incoraggianti perché circa la metà di tutti i pazienti trattati con atezolizumab in questa forma di cancro della vescica non è in grado di tollerare la chemioterapia a base di cisplatino e i trattamenti alternativi garantiscono una durata della risposta limitata” ha dichiarato Sandra Horning, MD, Chief Medical Officer e Head of Global Product Development di Roche. “Siamo particolarmente soddisfatti nel vedere che la maggioranza dei pazienti che hanno risposto ad atezolizumab ha continuato a rispondere sino al momento dell’analisi”.
Atezolizumab è un anticorpo monoclonale sperimentale progettato per interferire con una proteina chiamata PD-L1 (programmed death ligand-1), espressa sulle cellule tumorali (TC) e sulle cellule immunitarie (IC) impedendo che si leghi a PD-1 e B7.1 sulla superficie delle cellule T. Inibendo la proteina PD-L1, atezolizumab può attivare le cellule T, ripristinando la loro capacità di rilevare in modo efficace le cellule tumorali e di attaccarle.
L’immunoterapia oncologica personalizzata (PCI-personalised cancer immunotherapy) mira a fornire a ogni singolo paziente le opzioni terapeutiche più adeguate alle loro esigenze specifiche. Il programma di ricerca e sviluppo di Roche nella PCI comprende più di 20 molecole sperimentali, di cui otto sono in fase di sviluppo clinico. Tutti gli studi includono una valutazione prospettica dei biomarcatori volti a individuare i pazienti che più di altri possono beneficiare nell’impiego di questi farmaci. Nel caso di atezolizumab, la PCI inizia con la valutazione mediante immunoistochimica di PD-L1 (Programmed Death Ligand-1) basato sull’anticorpo SP142 sviluppato da Roche Tissue Diagnostics.

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Vescica iperattiva, riflettori su capostipite beta-3-agonisti

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 marzo 2013

Una nuova classe di farmaci per il trattamento della sindrome della vescica iperattiva, con un profilo di efficacia e sicurezza più favorevole rispetto agli antimuscarinici: sono i beta-3-agonisti, il cui capostipite, mirabegron, è stato presentato a Milano, nel corso del 28° Congresso annuale dell’European association of urology (Eau). «L’effetto è mediato dai recettori beta-3, distribuiti nella parete vescicale, i quali consentono il rilasciamento della vescica stessa durante la fase di riempimento senza influire sulla fase di svuotamento» spiega Stefano Salvatore, res ponsabile dell’Unità funzionale di Uroginecologia, presso l’Ospedale San Raffaele di Milano. «In altri termini, la vescica riesce ad accomodare volumi via via crescenti e ciò determina una ridotta numerosità di episodi minzionali durante il giorno, una minore urgenza minzionale in termini quantitativi, e un diminuito numero di episodi di incontinenza da urgenza». Altri vantaggi dei beta-3-agonisti? «Non svolgono azioni in fase di svuotamento: pur rilasciando la vescica non determinano un aumento del residuo post-minzionale. Inoltre, il miglioramento della qualità di vita è assolutamente significativo e, al di là dell’efficacia, la sicurezza del farmaco è sicuramente buona. Basti pensare che l’effetto collaterale più rilevante degli antimuscarinici è la secchezza della bocca (il motivo più importante per l’abbandono del trattamento) mentre nel caso dei beta-3-agonisti è paragonabile a un pla cebo. Inoltre, si è visto che mirabegron è efficace anche in pazienti che non rispondono agli antimuscarinici». Come si colloca nell’armamentario terapeutico questo farmaco (già approvato dall’Ema, ma non ancora disponibile in Italia)? «È una molecola di ottima efficacia, anche nei non responders agli antimuscarinici, rispetto ai quali si pone come valida alternativa quale prima linea di trattamento, mostrando un profilo di sicurezza superiore». Un processo, afferma Salvatore, che verrà influenzato dalla revisione in corso dei criteri di rimborsabilità degli antimuscarinici e da eventuali future decisioni in tal senso sui beta-3-agonisti.(fonte farmacista33)

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Carcinoma avanzato della vescica

Posted by fidest press agency su domenica, 10 aprile 2011

In Europa, il carcinoma della vescica colpisce oltre 100.000 persone ogni anno ed è responsabile di circa 40.000 decessi. In Italia, in base ai dati dell’Associazione Italiana Registri Tumori (AIRT), il cancro della vescica risulta al 4° posto in termini di frequenza fra i maschi, con il 9% del totale delle diagnosi tumorali, mentre nelle donne è all’11° posto con il 2,7%. In  termini di mortalità rappresenta il 4,5% del totale dei decessi causati da neoplasie negli uomini e l’1,7% nelle donne. Le stime per il nostro Paese indicano un totale di 16.000 nuovi casi diagnosticati ogni anno tra i maschi e di circa 3.500 tra le femmine, con una mortalità complessiva di oltre 5.000 persone.Il trattamento tempestivo della malattia migliora la prognosi e, a seconda della gravità, esistono diverse terapie raccomandate, tanto è vero che la mortalità da tumore della vescica è in costante riduzione nel corso degli anni. Purtroppo, tuttavia, Il carcinoma della vescica in fase avanzata o metastatico rimane associato a una prognosi infausta. “In caso di malattia localmente avanzata o metastatica è necessario un trattamento chemioterapico e, da diversi anni, lo standard è rappresentato da una combinazione contenente sali di platino. Purtroppo anche con la migliore chemioterapia il controllo della malattia e dei sintomi ad essa correlati raramente supera l’ anno e l’uso di altri farmaci chemioterapici  non ha dimostrato finora maggiori benefici ”, ha spiegato Enrico Cortesi, Primario del reparto di Oncologia B del Policlinico Umberto I di Roma, in occasione della Conferenza Nazionale AIOM (Associazione Italiana Oncologia Medica) sui “Tumori urologici”, che si è aperta oggi a Torino.Oggi è disponibile un nuove chemioterapico – vinflunina – che ha dimostrato di essere efficace dove le cure standard hanno fallito. “Vinflunina è il primo farmaco che abbia dimostrato reali benefici clinici nelle persone colpite da tumore alla vescica in progressione da una precedente chemioterapia”, ha detto Joquim Bellmunt, Direttore del Dipartimento di oncologia medica dell’ospedale universitario “Hospital del Mar” di Barcellona, coordinatore degli studi clinici europei che hanno portato alla registrazione del nuovo chemioterapico. “E’, infatti, l’unico farmaco che abbia sinora mostrato di allungare la vita di questi pazienti”, ha aggiunto. Secondo i risultati degli studi, vinflunina in monoterapia prolunga la sopravvivenza dei pazienti di oltre 2,5 mesi, rispetto al trattamento con sola terapia di supporto, con una riduzione del rischio di mortalità del 22%. Inoltre, il nuovo chemioterapico produce benefici significativi, oltre che sul controllo della malattia, anche sul preservare e migliorare la qualità di vita del paziente. Grazie al suo meccanismo d’azione mirato – vinflunina agisce inibendo l’azione dei microtubuli, specifiche strutture coinvolte nei processi di moltiplicazione delle cellule cancerose – “il farmaco rappresenta una reale opportunità nel trattamento clinico di queste forme di tumore uroteliale particolarmente serie e per le quali ad oggi le possibilità terapeutiche erano insufficienti”, ha concluso Cortesi.

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Cancro alla vescica: in Europa e in Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 settembre 2010

Roma 23 settembre 2010 dalle ore 12.00 alle 14.00 Mariott Park Hotel, sala Bernini 2 via  col. Tommaso Masala, 54, nell’ambito del congresso annuale dell’Associazione Urologi Italiani (AURO).  verranno presentati i temi delle patologie alla prostata, vescica, reni e vie urinarie. Tra i paesi Europei l’Italia è al 2° posto dopo la Spagna con i più alti tassi di incidenza. Si parlerà di Calcolosi Renale, Incontinenza Maschile e Femminile, Andrologia (Impotenza maschile), Infertilità, Malformazioni e chirurgica pediatrica (il 40% dei pazienti pediatrici hanno patologie urologiche) Il Congresso vedrà la presenza di luminari internazionali nel campo dell’urologia che affronteranno temi di scottante attualità, tra cui una indagine tra gli urologi in merito alla prostatectomia radicale retropubica, un approfondimento sul tema della sorveglianza attiva nel carcinoma renale, il cap resistente alla castrazione. Molte le novità nelle diverse specializzazioni tra cui un nuovo dato registrato nell’anno 2010 e legato all’infertilità di coppia, patologia culturalmente, storicamente ed erroneamente attribuita all’uomo e che ad oggi è invece riconducibile per il 55% all’uomo e per il 45% alla donna. Imputato maggiore il varicocele, una delle funzionalità maschili il cui controllo è relativamente recente, solo 25 anni.

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Marker per cancro della vescica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 settembre 2009

Individuata una variazione dell’antigene Psca (Prostate stem cell antigen) che può aumentare del 30-40% il rischio di sviluppare un cancro della vescica. Artefice della scoperta, pubblicata su Nature Genetics, un gruppo di ricercatori guidati da Xifeng Wu, dell’Anderson cancer center, Università del Texas. Il Psca è noto per essere over-espresso nel tumore della prostata e già in precedenza diversi studi ne avevano suggerito un ruolo anche in caso di neoplasia della vescica. I ricercatori hanno confrontato il genoma di 6.667 soggetti con tumore della vescica e 39.590 persone sane evidenziando un’importante associazione tra presenza di cancro e una variazione (rs2294008) del gene Psca, determinata da una mutazione cosiddetta missenso dai genetisti, che porta a uno scambio di aminoacidi nella proteina finale. Gli stessi livelli di Psca nelle urine sono risultati bassi nei pazienti oncologici rispetto ai soggetti sani, suggerendone un ruolo di biomarcatore di semplice e accurata misurazione. Obiettivo dei ricercatori è ora ricostruire il quadro complessivo dei geni coinvolti nel cancro della vescica al fine di agevolare un’identificazione tempestiva dei casi a rischio e intervenire con chemioprofilassi o trattamenti precoci (N.M.). Nature Genetics 2009; 41: 991 – 995 (2009)

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