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Il Vescovo di Acireale premiato alla Cultura come “Eccellenza Siciliana”

Posted by fidest press agency su domenica, 25 ottobre 2020

L’associazione Ideali di Giustizia e Verità A.P.S., dedicata a S. Agata, eroina della Patria e ispirata ai principi dei magistrati Chinnici, Falcone e Borsellino, nella persona del suo presidente, la scrittrice catanese Carmen Privitera, ha consegnato a mons. Antonino Raspanti, vescovo di Acireale, il premio “Pennino d’Oro” e la spilla dell’associazione e così il monsignore è diventato socio onorario.«I suoi innumerevoli lavori culturali rendono meritevole mons. Antonino Raspanti di ricevere questo premio – commenta Carmen Privitera – e siamo onorati di averlo premiato come “Eccellenza Siciliana”, che si è sempre distinto nella comunità, dimostrando cristianamente impegno verso i più deboli senza dimenticare l’impegno culturale di cui necessita la nostra comunità. Abbiamo chiesto al Vescovo di benedire il nostro nuovo lavoro che doneremo alla comunità di Acireale, un nuovo libro dedicato a San Sebastiano che raccoglie le nuove preghiere del Patrono, tradotte in vernacolo e in italiano».Alla consegna ha presenziato il cavaliere Francesco Tartareso e la poetessa Agata Palumbo in rappresentanza della Fidapa di Paternò.Al termine dell’incontro mons. Antonino Raspanti ha elogiato Carmen Privitera, per il suo incessante lavoro dedicato a tutti i Santi della Sicilia.Nei giorni scorsi aveva ricevuto il premio, tra gli altri, anche il giornalista enogastronomico e presidente nazionale di Ristoworld Italy, associazione turismo e made in Italy, Marcello Proietto di Silvestro.

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Il vescovo del Chiapas (EMI) di Alberto Vitali

Posted by fidest press agency su sabato, 30 gennaio 2016

VescovoChiapas12-18 febbraio 2016 In occasione della visita pastorale di papa Francesco in Messico EMI ricorda la figura di mons. «Tatic» Samuel Ruiz García vescovo e pastore con «l’odore delle pecore» indomito difensore dei diritti dei popoli indigeni del Chiapas Tatic (padre), di questo titolo onorifico era stato «insignito» dai nativi chiapanechi del Messico mons. Samuel Ruiz García (1924-2011). Conosciuto anche come El caminante «per quella sua indomita disponibilità alle scarpinate per raggiungere tutte e ciascuna delle persone che gli erano state affidate», don Samuel è ancora oggi una delle figure più amate e rispettate della Chiesa messicana, per il suo strenuo impegno in difesa dei diritti dei popoli indigeni. Una figura che l’Editrice Missionaria Italiana vuole ricordare in occasione della visita pastorale di papa Francesco in Messico, in programma dal 12 al 18 febbraio.La biografia Il vescovo del Chiapas. Vita di Samuel Ruiz detto Tatic (Editrice Missionaria Italiana), scritta da Alberto Vitali, sacerdote italiano che lo ha conosciuto da vicino, ne ripercorre la vita e l’impegno sociale, inquadrandoli nella tenace e per lungo tempo silenziosa resistenza degli indios del Chiapas fin dai tempi della conquista.
Figlio del Concilio Vaticano II e delle Conferenze di Medellín e Puebla, nel 1960 don Samuel succede idealmente a fra Bartolomé de la Casas alla guida della diocesi di San Cristóbal de las Casas, dove il 15 febbraio papa Francesco celebrerà la Santa Messa con le comunità indigene. L’«incontro» del presule messicano con il mondo indigeno, come sottolinea Vitali, non avvenne tuttavia in modo repentino e folgorante. Fu piuttosto frutto di una lunga e maturata «conversione», che tradusse la sua «opzione per i poveri» in una cura pastorale intesa «non solamente come preoccupazione per i nativi, ma come incarnazione della nostra presenza nel loro mondo», che guidasse «la nostra aspirazione ecclesiale di progredire verso il sorgere di una chiesa autoctona», e a offrire concretamente sostegno economico e appoggio legale ai più poveri della terra. Un impegno concreto che nel 1994 lo vide protagonista e mediatore dei negoziati tra il subcomandante Marcos, leader rivoluzionario dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, e il governo messicano.Il suo indomito impegno pastorale e sociale lo portò ad essere accusato di «vicinanza» a certe idee politiche di sinistra, ma nemmeno tali accuse riuscirono a farlo desistere dal portare avanti la sua missione, e dalle quali, riporta Vitali, don Samuel si difese affermando che «occuparsi del 75% dei fedeli, distribuito nelle comunità rurali, senza disattendere il 25% urbanizzato, non mi sembra sia esclusivismo ma unificazione, come oggi si può vedere, perché finalmente tutti sono rappresentati».
Alberto Vitali è prete della diocesi di Milano. Dopo un decennio nella pastorale giovanile, dal 1999 ha rivestito diversi incarichi in Pax Christi Italia, di cui è stato consigliere nazionale; dal 2009 è segretario del Centro Studi Economico-Sociali per la Pace dello stesso movimento. È membro del Consiglio Internazionale del Sicsal, la rete internazionale dei Comitati Óscar Romero di solidarietà con i popoli dell’America Latina. Dal 2014 è responsabile dell’Ufficio per la pastorale dei migranti e Cappellano vicario della Cappellania generale dei migranti della diocesi di Milano. È autore di Óscar A. Romero. Pastore di agnelli e lupi (Paoline, 2010) e di Gesù, il messia della pace (Paoline, 2012). Alberto Vitali, Il vescovo del Chiapas. Vita di Samuel Ruiz detto Tatic, Editrice Missionaria Italiana, Collana Pietre angolari, pp. 176, euro 12,00 (foto: VescovoChiapas)

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Roma: Matteo Zuppi nuovo vescovo ausiliario

Posted by fidest press agency su domenica, 15 aprile 2012

Roma, Basilica di Santa Maria in Trastevere

Roma, Basilica di Santa Maria in Trastevere (Photo credit: Wikipedia)

Nato a Roma nel 1955, è il quinto di una famiglia numerosa e di grandi tradizioni cattoliche. E’ nipote, da parte materna, del Cardinale Confalonieri, Decano del Sacro Collegio al tempo del Conclave che ha eletto Papa Giovanni Paolo II. Un prete lombardo che ha ricoperto numerosi incarichi e che si era distinto nell’aiuto agli ebrei durante la persecuzione nazista. Enrico Zuppi, suo padre, è attivo nella FUCI di Giovanni Battista Montini e Igino Righetti, ed è coinvolto negli inizi dell’innovativa esperienza di don Giovanni Rossi e della Cittadella di Assisi. Personalità cattolica di primo piano, giornalista e fotografo capace di dialogare con la cultura laica – come testimonia un lungo carteggio con Giuseppe Prezzolini – crea in famiglia un clima particolare di impegno cristiano fatto di fede autentica e grande curiosità umana, che traspare nell’attività pubblica come innovativo direttore de L’Osservatore Romano della Domenica.
Matteo Zuppi incontra giovanissimo quella che diventerà la Comunità di Sant’Egidio, dal 1968 attiva nelle scuole e nella periferia di Roma. Con i primi amici al Liceo Virgilio si appassiona – in un tempo di rinnovamento conciliare e di crisi dell’associazionismo tradizionale – all’incontro con i poveri. Le radici di un cristianesimo familiare entrano così in dialogo con le istanze e il grande movimento che attraversa il mondo giovanile del tempo. La frattura generazionale che segna molte esperienze ecclesiali e personali di quegli anni, per Matteo Zuppi, con la Comunità di Sant’Egidio trova una via per ricomporre tradizione e rinnovamento, mentre scopre nella lettura del Vangelo nella periferia dell’”altra Roma”, e nell’amicizia e la simpatia verso tutti, e particolarmente i più poveri, un nuovo modo per essere cristiani.
Mentre il mondo studentesco è attraversato da forti spinte ideologiche e in Italia si avvia la stagione della violenza, Bibbia, Amicizia, Poveri diventano la scelta non violenta ed evangelica di Matteo Zuppi assieme a quella che dal 1973 soltanto prende il nome di Comunità di Sant’Egidio – dal nome dell’antico ex-monastero trasteverino che ne diventa il quartiere generale, con la chiesa omonima dove tutte le sere si svolge la preghiera comunitaria aperta a tutti, e diventa la prima chiesa aperta a Roma la sera.
Finito il liceo, Matteo Zuppi frequenta l’Università La Sapienza di Roma e si laurea in Lettere, in Storia del Cristianesimo, con una tesi di laurea sul Cardinale Ildefonso Schuster. Nella Comunità di Sant’Egidio diventa il punto di riferimento delle comunità studentesche nelle scuole superiori e ne rafforza il radicamento nel servizio ai più poveri e nell’amore per la Bibbia, mentre alla fine degli anni Settanta si rafforza un modello giovanile ribellista e si affermano le Brigate Rosse, la violenza e gli scontri di piazza, fino al culmine del rapimento di Aldo Moro. Matteo Zuppi, ancorché poco più che ventenne, è un riferimento autorevole e naturale per molti giovani in una fase difficile. Comunica uno stile di grande simpatia, “francescano”, capace di dialogare e di scoprire Gesù nell’amicizia con i poveri, le Scritture, come chiave di cambiamento personale e del mondo attorno. E’ in questo periodo che avvia gli studi presso l’Università Lateranense dove consegue il secondo titolo accademico, ed è ordinato sacerdote nella Diocesi di Palestrina nel 1981. E’ il primo – molti ne seguiranno – dei giovani cresciuti con la Comunità di Sant’Egidio in un innovativo percorso laicale post-conciliare, che sceglie la via del sacerdozio come forma di servizio ecclesiale.
Svolge il ministero pastorale come Vice Parroco nella Basilica di S. Maria in Trastevere, a fianco di don Vincenzo Paglia. Accompagna la trasformazione del quartiere, da vecchio rione romano, popolare e con piccola delinquenza, al crocevia internazionale, globalizzato, della vita notturna della Capitale e dei nuovi abitanti, tra arte, intrattenimento, e contrazione della popolazione originaria, mentre tossicodipendenza, e AIDS poi, attraversano le giovani generazioni. E’ conosciuto come il “prete di tutti”, intellettuali ed emarginati, per il suo amore per la liturgia, per la generosità personale e la grande capacità di ascolto e di lavoro, a qualunque ora. Scrive un piccolo libro di grande successo, che rappresenta bene il suo modo di essere prete romano: La Confessione. Il perdono per cambiare.
Con la Comunità di Sant’Egidio è, con altri, all’inizio dell’impegno della Comunità nell’Africa Australe e Sub-Sahariana. Dagli aiuti di emergenza, al sostegno alle Chiese in difficoltà con regimi autoritari, dal lavoro per la liberazione di missionari presi come ostaggio, alle prime mediazioni di pace, fino al ruolo di mediatore ufficiale nella chiusura di conflitti civili sanguinosi, come la guerra in Mozambico e il negoziato e la fine della guerra e del genocidio in Burundi, assieme a Nelson Mandela.
Don Matteo Zuppi è una delle anime del lavoro nel continente africano della Comunità di Sant’Egidio, che ha portato questa realtà a essere il più diffuso movimento laicale nell’Africa sub-Sahariana, in più di venti paesi, in grado di avviare programmi leader a livello mondiale nel campo della cura dell’AIDS (DREAM) e della registrazione dei bambini invisibili (BRAVO!), e di costituire una proposta conciliare di animazione laicale che rappresenta un antidoto all’”afro-pessimismo” e alla fuga dal Continente per le nuove generazioni.
Dal 1982 don Matteo Zuppi è Membro del Consiglio Presbiterale di Roma. Dal 2000 è parroco della Basilica di Santa Maria in Trastevere. Dal 2003 è stato eletto Prefetto della III Prefettura.
Dall’ottobre 2010 è parroco della Chiesa dei SS. Simone e Giuda Taddeo a Torre Angela, una delle più popolose di Roma, con 60.000 abitanti.
Nella Comunità di Sant’Egidio è Assistente Ecclesiastico Generale.
E’ stato nominato da Papa Benedetto XVI vescovo ausiliare della Diocesi di Roma per il Centro storico. Viene ordinato oggi a San Giovanni in Laterano, dal Cardinale Vicario di Roma Agostino Vallini.

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Un vescovo in gamba

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 dicembre 2010

Lettera al direttore. Un vescovo in gamba, quello d’Orvieto -Todi. Un vescovo che basa il suo comportamento sulla propria ragione (non quella altrui) e sul Vangelo. Il vescovo ha presieduto nel duomo d’Orvieto una solenne Santa Messa Esequiale, per la morte del diacono Luca Seidita, suicidatosi dopo avere appreso la notizia del rinvio della sua ordinazione sacerdotale. Il vescovo sa che il Catechismo condanna il suicidio, ma sa anche che il Dio del Vangelo, il Dio della misericordia, avrà accolto in cielo questo suo figlio incapace di reggere allo sconforto. Nell’omelia ha detto: “Perdona Signore questo gesto estremo di Luca, te lo chiedo con tutto il cuore, a nome soprattutto di sua madre. Perdona ti prego anche me per non essere stato così pronto a parare il colpo…Luca avrà scambiato la Roccia con la rupe? Speriamo di no. Avrà ben incontrato Cristo, la Roccia che è la Nostra Salvezza, quella vera”. Oggettivamente, è ovvio che il suicidio non è cosa buona, così come l’omicidio non è mai cosa buona. Eppure alle volte è lecito uccidere. E’ il caso della legittima difesa. Se non c’è altra via per fermare l’ingiusto aggressore, è lecito uccidere. Bene. Il suicidio è una sorta di legittima difesa. Il suicida non è in grado di “uccidere” l’ingiusto aggressore ( la disperazione, lo sconforto estremo, la sofferenza estrema), ed allora si sottrae alla sua violenza, uccidendo se stesso. (Renato Pierri)

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Conferenza su Niels Stensen

Posted by fidest press agency su martedì, 16 novembre 2010

Roma 16 novembre 2010, presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, si terrà un’interessante conferenza dedicata alla storia di Niels Stensen, scienziato, vescovo e beato. “Pulchra sunt quae videntur, pulchriora quae sciuntur, longe pulcherrima quae ignorantur” (Belle sono le cose che si vedono, più belle quelle che si conoscono, bellissime quelle che si ignorano). E’ un famosa frase di Niels Stensen (1638 – 1686), naturalista, geologo, anatomista e vescovo cattolico danese. Un invito a coltivare la curiosità intellettuale, come base di una seria ricerca scientifica. Niels Stensen, originariamente di fede luterana, si convertì al cattolicesimo in Italia. Per i suoi studi è considerato il padre della geologia e della stratigrafia. Si formò a Copenhagen studiando lingue, matematica, anatomia e medicina. Viaggiò molto, destando ammirazione e stima nelle maggiori università europee. Papa Giovanni Paolo II lo ha beatificato nel 1988.   Il Master in Scienza e Fede dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum dedicherà a Niels Stensen una conferenza, da parte del Prof. Francesco Abbona, con ingresso libero, martedì 16 novembre 2010, alle 17:10, a Roma, in via degli Aldobrandeschi 190, e in videoconferenza a Bologna, presso l’Istituto Veritatis Splendor (Via Riva di Reno 57).  Il Prof. Francesco Abbona, Ordinario di Mineralogia all’Università degli Studi Torino, ripercorrerà le tappe principali della vita di Niels Stensen e illustrerà i suoi contributi in ambito scientifico ed ecclesiastico. L’incontro fa parte del ciclo di conferenze “Scienziati e credenti” del Master in Scienza e Fede dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, giunto quest’anno alla sua nona edizione. È diretto dall’Istituto di Scienza e Fede dello stesso Ateneo, che è stato eretto il 13 aprile 2010. Questo Istituto ha come oggetto lo studio, la ricerca e l’insegnamento delle tematiche del rapporto tra scienza e fede, per fornire risposte alle questioni etiche ed antropologiche che gli incessanti sviluppi della scienza e della tecnica suscitano, cercando punti di incontro verso il dialogo. Si ispira alle linee guida proposte dall’enciclica Fides et ratio di Giovanni Paolo II, come la complementarità e l’aiuto reciproco tra la fede e la ragione nella comune ricerca della verità, il ruolo particolare della filosofia nella conoscenza di verità fondamentali per l’esistenza dell’uomo (cf. FR 5), la specificità, l’autonomia e il rispetto dei diversi ambiti del sapere, la fiducia nella capacità della ragione di raggiungere la verità.

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