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Grande esposizione archeologica di Reggio Emilia

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 aprile 2018

Reggio Emilia il 27 e 28 aprile, Roadshow promosso in occasione dei 90 anni di Anas e realizzato dalla stessa Azienda. Fa tappa a Reggio Emilia dove Anas propone la mostra fotografica a Palazzo dei musei con: “Mi ricordo la strada  a cura di Emilia Giorgi e Antonio Ottomanelli – con una sezione dedicata alla Via Emilia dell’Italia del Boom economico del secondo dopoguerra”. La proposta di Anas si associa perciò a On the road, di cui l’Azienda ha reso possibile anche la Guida alla visita, quale arricchimento attraverso una dimensione definibile in maniera non più di tanto paradossale di archeologia del contemporaneo.
La mostra On the road. Via Emilia 187 a.C., articolata in 400 reperti, diversi dei quali di assoluta importanza storico-archeologica, offre al pubblico un racconto su due livelli: il sotto, ovvero la storia antica di questa colossale opera viaria, e il sopra, ovvero l’attualità della Via Emilia. Le immagini storiche che Anas propone a corredo della grande esposizione giungono a completare quel progetto culturale e allestitivo, contribuendo in maniera significativa alla sua declinazione nel Contemporaneo.
In realtà le immagini fotografiche che Anas propone appartengono anch’esse al registro del ricordo, ma ad un ricordo che permane ancora nella memoria di molti. Offrono un intenso amarcord sulla Via Emilia nel secondo dopoguerra, tra gli anni 50 e 60 del Novecento. Ci riportano ad una Via Emilia calcata da biciclette e cavalli, rade auto e motociclette per arrivare fino alla Fiat 600 del boom economico che solca un’Emilia fiancheggiata da cartelloni pubblicitari che fotografano consumo e benessere. Nel racconto è tutto il territorio che si specchia in una strada operosa che diviene essa stessa paesaggio e sfondo, luogo di passaggio e costruzione, che ritrae operai al lavoro, uomini in completo affacciati sull’uscio delle porte, chiese che sorgono ai bordi della strada, case cantoniere come benevole vedette di un’Italia in perenne corsa e trasformazione. Quell’Italia che arriva fino a noi, con le varianti alla statale pensate per alleggerire il traffico dai centri abitati e il nuovo ponte sul fiume Po. Immagini in bianco e nero di un altro ieri che ha creato l’oggi.
Un’occasione preziosa per celebrare affermano Ennio Cascetta e Gianni Vittorio Armani, presidente e amministratore delegato di Anas – il ruolo fondamentale che Anas ha avuto nella modernizzazione del Paese, influenzandone lo sviluppo economico e culturale, dalla data di fondazione dell’AASS nel maggio del 1928 fino all’ingresso nel Gruppo FS Italiane a gennaio del 2018, solo l’’ultimo dei passi compiuti nel processo di continua trasformazione di un’Azienda che non si è fermata mai”.
Con questa importante nuova sezione, On the rod. Via Emilia 187 a.C. approfondisce ulteriormente  sottolinea Elisabetta Farioli, direttore dei Musei Civici di Reggio Emilia – la storia ma anche l’attualità della strada consolare voluta d Marco Emilio Lepido e che da lui assume il nome. Allora rappresentava la strada utilizzata dall’esercito per difendere ed espandere i confini dell’’Impero ma anche uno dei primi esperimenti urbanistici dell’antichità. I nuclei urbani che si trovavano sull’itinerario erano edificati ad una distanza media l’uno dall’altro di circa 25 chilometri, corrispondenti ad una giornata di marcia dell’esercito. La Via Emilia fa parte di quella fitta e razionale rete di strade consolari dell’Impero romano di cui la rete Anas attuale è l’erede diretto e naturale, con tracciati che a volte riprendono gli itinerari dell’antichità.
La Strada Emilia taglia in due la regione come una spada. Da Rimini a Piacenza divide e unisce l’Emilia-Romagna per arrivare sino a San Donato Milanese in Lombardia, collegando un territorio caratterizzato da paesaggi ampi e mille paesi che appaiono come una città continua.
Per tutto il corso dell’Ottocento e del Novecento, fino ad oggi, il territorio è rimasto profondamente influenzato da quest’arteria che attraversa e fiancheggia, quasi accompagnandoli, i principali capoluoghi della regione, ad eccezione di Ravenna e Ferrara, mantenendo il ruolo di direttrice tra il nord e il centro della penisola italiana. Ad allargare gli orizzonti e i collegamenti con il resto d’Italia ci pensò anche la ferrovia che arrivò a Bologna nel 1859 via Milano-Piacenza e, nel 1864, il primo attraversamento dell’’Appennino verso Firenze. In un’Italia che iniziava ad unirsi, erano le infrastrutture ad agire da collante tra i territori. Perché da 22 secoli la Via Emilia è più una dimensione che un puro itinerario stradale.

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