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I commerci tennero uniti l’Italia e l’Europa con il vicino oriente e l’Africa

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 luglio 2018

Nel XVI secolo vi fu un momento magico nell’area adriatica e delle terre che la lambiscono, quando Venezia rese possibile tutto ciò con i suoi commerci. Le sue navi, infatti, quasi in regime di monopolio, andavano a prendere le spezie ad Alessandria e a Cipro, nei porti della Siria e dell’Asia minore, le sete, i cotoni grezzi e lavorati, i camelots, i tappeti, ecc.
Vi portavano, per contro, i prodotti dell’industria occidentale, le tele di Fiandra o di Firenze che le giungevano dal mare, i metalli e gli oggetti lavorati dalla Germania attraverso le Alpi e che venivano in seguito ammassati nei magazzini del quartiere tedesco, chiamato a imitazione dei fonduk orientali: Fondaco dei tedeschi.
Queste attività commerciali di Venezia furono senza dubbio favorite dai suoi possedimenti insulari, resti di un impero che prima si estendevano fino al Mar Nero e che fecero, tra l’altro, le fortune di Cipro con le sue piantagioni di canna e di Creta, che si chiamava allora Candia, con le sue produzioni di vini dolci allora molto apprezzati in occidente. Il più famoso fu la “Malvasia”, deformazione di Momenvasia, piccolo porto dell’estremità Sud orientale della Morea, dove si coltivavano le stesse uve.
Nell’Adriatico invece note furono le posizioni veneziane lungo le coste che risalivano da Sud con Zante, Cefalonia e Corfù per poi toccare le coste albanesi come Durazzo, Scutari e la maggior parte della costa dalmata con Cattaro e le bocche omonime, Spalato e Zara.
Fu un periodo davvero “magico” per Venezia e l’Adriatico ma si trovò ben presto a doversi confrontare con un altro astro nascente: Marsiglia in Francia. I francesi ebbero facile gioco nel trarne vantaggio potendo contare sulle buone relazioni che il loro re manteneva con gli stati musulmani.
Seguirono altri concorrenti: gli inglesi e gli olandesi. Essi partendo da basi lontane avevano bisogno di scali sulla via del Levante. Il primo individuato fu Livorno. Offriva le facilitazioni desiderate di scalo e di deposito. Gli inglesi, nello specifico ottennero dal sultano Ahmed I, per opera di due commercianti londinesi, delle capitolazioni analoghe a quelle francesi e soprattutto in virtù di un baratto considerato molto prezioso dall’impero ottomano che dopo la lezione di Lepanto aveva sempre più bisogno, per la fabbricazione di artiglierie, dello stagno inglese. E’ così che si stabilirono regole di buon vicinato ma anche l’occasione per i “predatori” nell’usare la violenza e la prevaricazione cavalcando le ideologie aberranti. (Riccardo Alfonso)

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Siccità nella regione del Vicino Oriente e del Nord Africa

Posted by fidest press agency su martedì, 19 giugno 2018

La FAO ha chiesto un deciso cambiamento nel modo in cui la siccità viene percepita e gestita nella regione del Medio Oriente e del Nord Africa. In un nuovo rapporto pubblicato oggi si legge che è necessario un approccio più proattivo basato sui principi della riduzione del rischio per costruire una maggiore resistenza alla siccità.Anche se la siccità è un fenomeno familiare nella regione, negli ultimi quattro decenni, è diventata più diffusa, prolungata e frequente, con tutta probabilità a causa dei cambiamenti climatici.La regione non è solo particolarmente soggetta alla siccità, ma è anche una delle zone più povere d’acqua al mondo, con il deserto che costituisce tre quarti del suo territorio.
Le capacità tecniche, amministrative e finanziarie del Vicino Oriente e del Nord Africa per affrontare la siccità sono inadeguate e rendono gli agricoltori e i pastori – i primi e maggiormente colpiti dalla siccità – ancora più vulnerabili.Agricoltori e pastori devono affrontare sfide crescenti quando l’acqua diventa più scarsa, la terra più degradata ed erosa e i terreni più fragili.Tuttavia, ancora si pone troppa attenzione a riprendersi dalla siccità piuttosto che ad esservi meno esposti, con finanziamenti insufficienti, poca preparazione e scarso coordinamento, che rimangono limiti enormi da superare, avverte il rapporto.”Dobbiamo percepire e gestire la siccità in modo diverso e passare dalla risposta alle emergenze a una politica più proattiva e a una pianificazione a lungo termine per ridurre i rischi e creare maggiore capacità di recupero”, ha affermato Rene Castro, Assistente Direttore Generale della FAO, del Dipartimento Clima, Biodiversità, Terra e Acqua.”Il rapporto valuta le lacune nella gestione attuale della siccità e fornisce una solida base per aiutare i governi a ripensare le politiche e riformulare i piani di preparazione e di risposta offrendo soluzioni che tengano conto del contesto specifico di ciascun paese”, ha aggiunto Castro.Lanciato in vista della Giornata mondiale per combattere la desertificazione e la siccità, il rapporto è stato sviluppato dalla FAO e dal Water for Food Daugherty Global Institute dell’Università del Nebraska.Copre 20 paesi della regione: Algeria, Bahrain, Egitto, Iraq, Iran, Giordania, Kuwait, Libano, Libia, Mauritania, Marocco, Oman, Palestina, Qatar, Arabia Saudita, Sudan, Siria, Tunisia, Emirati Arabi Uniti e Yemen. (SOURCE Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite, FAO)

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