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Burkina Faso: Attacchi a villaggi Fulani causano massacro con 43 morti

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 marzo 2020

L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) chiede con determinazione il perseguimento dei responsabili del massacro di 43 persone avvenuto lo scorso 9 marzo durante gli attacchi armati ai villaggi di Barga und Dinguila, abitati da persone appartenenti al gruppo dei Fulani di fede musulmana. Per l’APM, è evidente che la cosiddetta guerra al terrorismo venga utilizzata per commettere gravi violazioni dei diritti umani e vendicarsi di vicini presunti nemici. Non è accettabile che singoli gruppi etnici vengano in toto accusati di terrorismo. In Burkina Faso i Fulani vengono sempre più spesso sommariamente accusati di sostenere il terrorismo di stampo islamico e sono quindi vittime di attacchi da parte di autoproclamate milizie di autodifesa come le Koglweogo. Queste milizie si sono formate tra gli agricoltori e gli allevatori di bestiame e da anni vengono accusate di commettere gravi violazioni dei diritti umani contro la popolazione civile. Con il pretesto della lotta al terrorismo e l’inefficacia delle forze di sicurezza statali nel proteggere la popolazione da aggressioni jihadiste, queste milizie di fatto godono dell’impunità. Nel gennaio 2020 il parlamento del paese africano ha approvato una legge che sostiene in modo mirato le “organizzazioni volontarie per la protezione della patria” e in tal senso le milizie di autodifesa possono ricevere armi e i loro volontari possono ricevere un addestramento militare di due settimane.Ma, commenta l’APM, quando uno stato rinuncia al monopolio della violenza a favore di milizie auto-proclamate, la violenza e le violazioni dei diritti umani ne sono la ovvia conseguenza. Il Burkina Faso deve urgentemente rivedere la sua strategia nella lotta al terrorismo e garantire la tutela della popolazione civile con le forze di sicurezza statali. L’APM si rivolge anche all’Unione Europea chiedendo di impostare la cooperazione con il Burkina Faso ponendo la tutela e il rispetto dei diritti umani come questione prioritaria. Attualmente in Burkina Faso almeno 560.000 persone sono in fuga dalle violenze, soprattutto nel nord del paese. Nel 2019 sono stati registrati 588 aggressioni armate che hanno causato la morte di complessivamente 1.082 persone.

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I villaggi Club Esse cercano 420 lavoratori per la stagione estiva

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 aprile 2019

Milano. Sabato 13 aprile si terrà il secondo Open day all’Hotel Milano Scala (via dell’Orso 7) dedicato ai soli settori intrattenimento e sport. E’ necessario presentarsi alle 10.30, orario di inizio. I profili più ricercati nel settore dell’intrattenimento sono i tecnici audio-luci, gli scenografi, i coreografi, gli animatori per i miniclub e gli istruttori sportivi – in particolare tennis, tiro con l’arco e fitness -, ma non mancano ottime occasioni per i capi animazione, i musicisti, i ballerini, i costumisti, gli assistenti bagnanti, gli addetti alle boutique.
Quattrocentoventi posizioni aperte tra intrattenimento, sport, assistenza bagnanti e mansioni più propriamente alberghiere, come direzione, ricevimento, cucina, sala, bar, economato, housekeeping. Club Esse (www.clubesse.it), catena italiana con una quindicina tra villaggi e hotel tra Sardegna, Sicilia, Calabria e Abruzzo, torna a Milano per la sua campagna di recruiting.
Sul sito http://www.clubesse.it il calendario costantemente aggiornato e alla pagina “Lavora con noi” il form da compilare per proporre la propria candidatura. Club Esse è una società in grande crescita che ha chiuso il 2018 con un fatturato di 28 milioni di euro e 570.000 presenze e che dà lavoro ogni estate a 1200 persone, da aprile a ottobre. Chi entrerà a far parte della squadra sarà invitato all’evento di formazione e team building “APP”, al Club Esse Montesilvano dal 28 aprile all’1 maggio.Ai candidati, uomini e donne maggiorenni, si richiede motivazione, attenzione alle esigenze dell’ospite, capacità di lavorare in gruppo, entusiasmo e positività, perché “Scegli la felicità” per il Gruppo non è solo uno slogan, ma un modo di approcciarsi al lavoro.A queste caratteristiche si aggiungono le specifiche esperienze e competenze tecniche, soprattutto per i ruoli più specializzati.

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Prenotazioni nei camping e nei villaggi italiani

Posted by fidest press agency su domenica, 12 febbraio 2017

campingcamping1I turisti olandesi si confermano i più previdenti in fatto di organizzazione delle vacanze nei campeggi e nei villaggi italiani. A dirlo sono i dati di Campingitalia.it ( http://www.campingitalia.it ), portale di prenotazione online del network KoobCamp ( http://www.koobcamp.com ), relativi alle richieste di preventivo ricevute nel mese di gennaio 2017.Motivati dalle offerte Early Booking (Prenota Prima) o, più semplicemente, dalla necessità di pianificare per tempo le ferie vista la distanza dalle località di villeggiatura in Italia, gli olandesi hanno effettuato ben il 55% delle richieste di preventivo pervenute a Campingitalia.it a gennaio. Una percentuale che cresce ancora rispetto allo scorso anno, quando la quota era del 53%, favorita da dalla partenza al rallentatore dei francesi e degli italiani.Sempre a gennaio 2017, infatti, in seconda posizione si piazzano i turisti tedeschi con una quota del 25%, seguiti dagli italiani con il 15% e dai francesi con il 5%. Nello stesso mese del 2016, le richieste di preventivo pervenute dall’Italia erano state il 12,5% e quelle dalla Francia addirittura il 9,5%. Quali sono state le destinazioni turistiche più richieste a gennaio 2017? In vetta ci sono due regioni leader per il turismo nei campeggi e nei villaggi, in particolare per l’accoglienza degli stranieri: il Veneto con il 26% e la Toscana con il 23%, seguite a distanza dalla Liguria con l’8,5%. Tendenza simile al 2016, ma con posizione invertite, quando la Toscana guidava con il 29% davanti al Veneto a quota 19,5%. (foto: camping)

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Inizia la fine del liberismo?

Posted by fidest press agency su martedì, 24 aprile 2012

L’esito delle elezioni in Francia segnano l’inizio di una svolta epocale, comunque vada a finire il ballottaggio; la condanna della politica di Sarkozy è plateale, come lo fu la condanna del governo Berlusconi che lo costrinse a velocissime dimissioni, a sua detta “eleganti”. La volontà di scardinare i principi portanti della democrazia ha generato l’attuale crisi che sta colpendo, innanzitutto, le fasce più deboli delle popolazioni occidentali, peggiorando anche le condizioni delle nazioni del quarto mondo. Aveva visto bene la Chiesa, quando il Pontefice Paolo VI promulgò l’enciclica Populorum Progressio, dove veniva condannata la separazione del mondo in ricchi e poveri, produttori e consumatori, creditori e debitori. L’evoluzione del pensiero sociale della Chiesa proseguì con la seconda parte del pontificato di Giovanni Paolo II, che inaugurò la sociologia del Nuovo Umanesimo.
Purtroppo l’elezione di Ratizinger sta vanificando le conquiste evolutive, per regredire nel pianeta medievale dei privilegi, dei servi della gleba, dei vassalli, valvassori e valvassini.
Ma se l’ispiratore laico di Paolo VI fu Jacques Maritain, del quale si legge l’impronta nella Populorum Progressio, ecco spuntare l’ispiratore laico dell’attuale pontefice nell’ateo e razzista Marcello Pera, del quale Benedetto XVBI ha innalzato le lodi tessendo una teoria di affermazioni che contraddicono il Magistero Sociale, il Concilio Vaticano II e le attese del mondo dei cattolici. Una responsabilità gravissima, avendo contribuito troppo efficacemente all’affermazione di un governo che per 18 lunghi anni ha tradito la democrazia instaurando un regime della maggioranza in grado di legiferare esclusivamente per il tornaconto del premier e negli interessi della classe opulenta che lo ha sostenuto.
Per questo salutiamo con grande speranza lo scivolone di Sarkozy, prevedibile e preventivato dopo la defenestrazione di Berlusconi dal governo italiano.
Per equilibrio internazionale adesso dovrebbe essere il turno della Merkel, solo così sarà accantonato il liberismo finanziario per proporre un diverso modello culturale, economico, politico e sociale, che renda giustizia all’uomo e, quindi a tutti gli uomini e al lavoro che rappresenta la sua funzione prioritaria.
Un riepilogo mi appare opportuno e tempestivo.
La lunga strada del Nuovo Umanesimo, pur con un itinerario ben definito e in piena evoluzione, ha capisaldi remoti, che non si sono voluti ascoltare e che oggi si preferisce ignorare, nella speranza che possano transitare nell’oblio. Uno di questi capisaldi è certamente la Populorum Progressio di Paolo VI; due sono le chiavi di lettura dell’Enciclica di Paolo VI:
• la prima nella scia del percorso già iniziato con la Rerum Novarum, agganciando e completando le tematiche degli altri documenti più importanti che seguirono al RN e che precedettero la PP;
• la seconda che si caratterizza per l’innovazione degli argomenti che l’hanno resa di perenne attualità, essendo rivolta non più soltanto alle classi disagiate per riconoscere loro diritti precedentemente disconosciuti, ma perché si rivolge a tutti gli uomini nei loro rapporti interpersonali con tutti i popoli della terra.
I diritti che con le Encicliche sociali venivano riconosciuti alle classi, con la PP vengono dilatati a livello universale, perché tali diritti o sono universali o non sono più diritti, ma diventano privilegi di pochi, sostenuti e mantenuti solo con il fragore della forza che soffoca tutte le legittime esigenze, che sono analoghe sotto tutti i cieli del pianeta, con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti, perché il popolo dei vinti non tollera più di restare tale per destino scritto da altri nella loro storia; per questo la PP è anche profetica e, a volte, apocalittica.
La PP si presenta, così, non solamente come una pastorale pietistica, che fa appello alla carità cristiana, ma si trasforma nella nuova sociologia dell’umanesimo integrale (la collaborazione di J. Maritain alla stesura dell’enciclica è ormai informazione accettata), ponendo una pietra miliare nel pensiero sociale della Chiesa, destinato a tutti gli uomini, senza differenze di censo, cultura, religione o colore della pelle.
Ne scaturisce anche il concetto di un diverso e nuovo peccato: il peccato sociale.
Anche nella sua impostazione la PP si diversifica dalle precedenti lettere Encicliche delle quali ha assimilato l’itinerario per portarlo ad un più ampio compimento.
A cominciare dal dossier personale del Pontefice, elaborato fin dai primi giorni di pontificato e, per la prima volta, reso pubblico per dare agio agli studiosi interessati di ripercorrere la strada seguita per giungere alle affermazioni finali dell’Enciclica.
Altra novità è rappresentata dalle collaborazioni richieste per approfondire le tematiche più urgenti, come quella del domenicano P. Lebret, esperto nei problemi del terzo mondo e autore del programma di sviluppo del Senegal, quindi le stesure successive dell’Enciclica, ben sette, con le annotazioni personali del Pontefice, che documentano l’iter travagliato, perché nessuna parola doveva essere occasionale, ma frutto di meditazione per esprimere quel preciso pensiero. Si è potuto, così, assistere da parte di tutto il mondo alla nascita del documento e disporre di maggiori elementi per comprenderne lo spirito.
Gli studiosi del pensiero sociale della Chiesa poterono ricavare spunti preziosi per la ricerca delle fonti e l’esplorazione del retroterra culturale, che aveva ispirato lo spirito dell’Enciclica.
Poiché vi sono le basi per la nuova sociologia universale, anche nelle citazioni la PP si differenzia dagli altri documenti pontifici; precedentemente erano citati passi del Vecchio e Nuovo Testamento, affermazioni dei Padri e Dottori della Chiesa, con la PP si apre al mondo laico, infatti sono citati sacerdoti e laici come P. Lebret, J. Maritain, Colin Clark, mons. Larrain, Pascal, De Lubac.
L’itinerario della PP, anche se rappresenta la dilatazione a universale delle precedenti Encicliche, cosa che ci fornisce una spiegazione intellettuale dell’evoluzione, non può essere compresa nella sua intima essenza se si prescinde dall’itinerario umano del sacerdote Montini, che ci fornisce il chiarimento spirituale. Non potrei non cominciare da quella baracca trasformata in Chiesa dove l’Arcivescovo di Milano, mons. Montini, celebrò la Messa di Natale il 25 dicembre del 1955; quel giorno documentò al mondo che la Chiesa è nata tra i poveri ed è destinata ai poveri, ed è la sola voce che può e deve levarsi forte per sostenere i diritti dei più deboli e dei più fragili, di quelli che non hanno voce per farsi sentire.
Come Arcivescovo mons. Montini visitò l’America Latina e l’Africa, ma non si fermò ad ammirare i superbi reperti archeologici dei conquistadores, ma guardò la realtà dell’indio e del negro, come realtà di uomini sofferenti in mezzo ad altri uomini opulenti ed egoisti; lì dovette maturare la convinzione del nuovo peccato commesso ogni giorno da quanti non vedono nel prossimo bisognoso la presenza di quell’Uomo che porta una Croce non Sua in giro per il mondo, appesantita dall’egoismo di tanti uomini, in una nuova Via Crucis dove si rinnova, stazione dopo stazione, il peccato sociale. Ricordando la pastorale del Natale 1955, in quel gelido tugurio dove il Cristo era presente nei derelitti di una Milano occupatissima a celebrare non il rinnovarsi del mistero della Natività, ma il rito del cenone, e la lettera Enciclica PP, ritroviamo tutto l’itinerario dell’uomo Montini e la dilatazione degli orizzonti operata dall’assunzione della paternità universale.
L’esigenza di toccare con mano la miseria che affligge una grande parte del mondo, condusse Paolo VI, , eletto al Pontificato, a visitare la Chiesa dei poveri in un pellegrinaggio che lo portò, innanzitutto, in Palestina nel 1964, in quella terra travagliata e contesa; era solo il 1964, ancora l’esercito israeliano non aveva scatenato quella che la storia ricorderà come ’la guerra dei sei giorni’, quando con un’azione aggressiva quanto fulminea occupò i territori che l’ONU aveva assegnato ai palestinesi, dalla striscia di Gaza a Sud, alla Cisgiordania a Nord, alle alture del Golan, insediando i coloni e schierando l’esercito a difesa dei territori occupati. Furono oltre 2 milioni i palestinesi costretti a fuggire dalle loro case, dai loro villaggi, dalle loro cittadine, riparando nelle nazioni arabe vicine, come profughi non sempre ben tollerati.
Un ulteriore viaggio fra i poveri portò Paolo VI fra gli orgogliosi grattacieli di New York, illuminati quotidianamente a festa, simboli tangibili di un’opulenza che mortifica tutta quella larga parte del mondo dei vinti, utilizzando la illusorietà del benessere, destinato, però, solo a pochi privilegiati. A New York il Santo Padre non si soffermò a compiacersi della esibizione di ricchezza, andò a cercare i più deboli in quei ghetti dove il colore della pelle marchia, ancora oggi, escludendoli dal consorzio del benessere, gli emarginati di Harlem; l’eccezione di Condoleeza Rice ne è la riprova, in quanto, giunta ai massimi vertici del potere si è schierata con il più forte dimenticando la storia che la riguarda personalmente.
Queste esperienze ci indicano le profonde motivazioni che portarono Paolo VI a inserire nella Sua PP gli esempi di uomini che nel silenzio della propria coscienza si erano adoperati con gli altri e per gli altri, come Charles de Foucauld, il martire della donazione al Terzo Mondo, padre Chenu, il grande teologo sostenitore dei preti-operai, che si ’fracassarono le reni’ nei miserabili sobborghi fra algerini e italiani sfruttati dalla grande industria, e ancora padre Lebret, che consacrò il suo genio al servizio dei popoli del Vietnam, del Senegal e del Nord-Est del Brasile.
Venne citato più volte il profetico e terribile documento del Concilio ’Gaudium et Spes’, Gioia e Speranza, lì dove assicura gioia e speranza a chi riconosce nel povero l’immagine di Cristo, escludendo coloro i quali, nazioni, popoli o singole persone, hanno privilegiato l’accaparramento delle ricchezze in contrapposizione alla distribuzione della solidarietà; fu una citazione profetica e apocalittica, con una promessa e una condanna. (Rosario Amico Roxas)

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I villaggi della gioventù a Catania

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 settembre 2010

“I Villaggi della Gioventù” ai Mondiali di Pallavolo 2010. Questo il titolo del progetto nato dalla fattiva collaborazione fra il COL dei Mondiali di Pallavolo di Roma, Il Ministro Giorgia Meloni e il Dipartimento della Gioventù della  Presidenza del Consiglio dei Ministri. L’iniziativa si propone come obiettivo, in occasione dei  Mondiali di pallavolo in programma in Italia fino  al 10 ottobre, di veicolare fra i giovani i valori positivi della pallavolo e promuovere interscambi culturali tra i giovani tifosi dei paesi stranieri che parteciperanno ai mondiali, attraverso attività ludico-formative, oltre che nella Capitale, sede delle finali, anche a Milano e Catania dove verranno promosse le varie attività e dove i giovani verranno invitati a partecipare all’epilogo della manifestazione che si svolgerà all’interno del Palalottomatica di Roma.  Anche a Catania, campo di gara che ospiterà la seconda fase dei Campionati Mondiali di Volley 2010, verranno realizzate, negli spazi adiacenti al rinnovato Palacatania, dove si giocheranno le partite, villaggi sportivi, stand polivalenti per attività ludico-formative ed un campo pratica di pallavolo dove saranno organizzati tornei misti. Per lasciare un segno dei Mondiali 2010 sarà inoltre realizzato, in una zona disagiata delle città, un campo pratica permanente all’interno di una scuola statale.   Negli  stand allestiti intorno ai palazzetti, oltre alla pratica sportiva, saranno numerose le iniziative aggreganti e coinvolgenti che dureranno tutti e cinque i giorni di apertura degli stand. Verranno accolte proposte di giovani italiani e stranieri, organizzati incontri-dibattito su temi cari ai giovani durante i quali esperti risponderanno a domande sugli effetti  negativi della droga, dell’alcool e della cattiva alimentazione, raccolte adesioni di giovani volontari per le associazioni aderenti al Forum Nazionale dei Giovani. Nel nutrito programma dell’iniziativa inoltre saranno inoltre proiettati video didattici come “Autovelox”, dedicato alla prevenzione degli incidenti stradali, e verrà presentata la campagna di prevenzione per la sicurezza stradale Naso Rosso; Campo Giovani, realizzato dal Ministero della Gioventù, con Vigili del Fuoco, Croce Rossa, Marina Militare e Guardia Costiera che propongono la “vacanza diversa”. E poi l’arte del fumetto, imparando a disegnare con Emilio Caccaman, giovane artista armato di carta e matita. E ancora performance di creatività urbana a cura di INWARD, con ACU Graphia. Inoltre, gli esperti della Polizia Postale daranno ai ragazzi alcuni pratici consigli per un utilizzo consapevole di Internet, lontani dai rischi della rete e dai malintenzionati. Ed ancora animazione, incontri e foto ricordo con gli atleti della nazionale di pallavolo, partite di “Volly Quiz”, gioco a quiz educativo ed interattivo.

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Fontane nella provincia di Byumba

Posted by fidest press agency su sabato, 24 luglio 2010

Anche nella provincia di Byumba, nella zona settentrionale del Rwanda, il difficile accesso alla risorsa idrica rende ardue le condizioni di vita di una popolazione di più di 65.000 abitanti. Ed è per questo che MLFM ha avviato, da più di due anni, lavori di ricerca di sorgenti, scavo e costruzione per dar vita ad un acquedotto lungo 40 km e poter finalmente tentare di risolvere i problemi idrici che imperversano nella regione, ovvero,  oltre a quelli igienici, quelli di salute pubblica e di tutela ambientale che ne derivano. Ci siamo lasciati a quando, circa due mesi fa, sulle colline di Byumba l’acqua era stata pompata fino a quota 1950 m. Un traguardo importantissimo che ha dato il via ai successivi lavori di implementazione della rete di distribuzione nei villaggi delle colline circostanti. Ben 12 delle 57 fontane in programma sono già state completate: sarà possibile ora per gli abitanti della collina di Jamba godere di acqua potabile e sicura. Una di queste fontane, peraltro, servirà la scuola primaria di Kagamba, che ospita più di 700 studenti. Il progetto è decisamente al passo coi tempi prefissati: all’appello mancano ora le rimanenti 45 fontane previste, che verranno completate entro il primo trimestre del prossimo anno. MLFM continuerà comunque ad affiancare gli interventi di educazione all’igiene, alla salute pubblica ed alla tutela dell’ambiente organizzati per la popolazione locale, fondamentali per la buona riuscita finale del progetto.  Ancora un grazie da parte di MLFM a tutti coloro che, grazie al loro impegno ed alla loro serietà, stanno ineccepibilmente portando avanti un lavoro tanto importante.

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Paesaggi, villaggi, contrade

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 ottobre 2009

paesaggi1Bologna 29 ottobre, alle ore 17.30 presso Casa Saraceni (via Farini 15) inaugurazione della mostra Paesaggi, villaggi, contrade pittura emiliana tra ’800 e ’900 a cura di Beatrice F. Buscaroli. Al centro sempre Bologna vista però stavolta da lontano come mostra lo splendido paesaggio dal colle dell’Osservanza dipinto da Gaetano Tambroni, qui esposto per la prima volta insieme al suo grande disegno preparatorio. La città e la sua provincia, due lati della stessa medaglia. Soprattutto di una città a forte vocazione agricola come è stata e com’è Bologna.  Ecco allora i campi coltivati, le cascine, i ruscelli.  I quartieri e i paesi fuori porta: San Lazzaro, Casalecchio, Vado, Mongardino, Granaglione. Molti dei nomi che s’incontrano sono quelli che abbiamo già incontrato la volta scorsa: Luigi Bertelli, Ferruccio Giacomelli, Giovanni Romagnoli, Antonino Sartini, Gino Marzocchi, Garzia Fioresi. Sono il nutrito gruppo di paesaggisti bolognesi di inizio novecento che con ostinazione e grazia e amore si sono dedicati a ritrarre il loro pezzo di mondo cogliendone le bellezze, i cambiamenti, le testimonianze di un’epoca trascorsa.  Nel Sette e Ottocento diventa tema ancora più cardine: se il Settecento illuminista è “pittoresco”, l’Ottocento romantico è “sublime”. Ad una natura piacevole e rasserenante si sostituisce una natura maestosa che toglie il fiato davanti a cui l’uomo non è che un piccolo puntino indistinto. Con gli Impressionisti si entra nella contemporaneità trovando nel paesaggio il terreno ideale per testare la loro nuova tecnica pittorica fatta di rapidi tocchi con cui sfidare l’appena nata fotografia. La pittura di paesaggio muta di segno ma resiste.  Nelle declinazioni delle avanguardie il paesaggio si interiorizza, gli scenari diventano onirici e subcoscienti, inventati e immaginifici. Tutto è paesaggio. Le tele lunari di Tanguy, le visioni di Dalì, gli spazi cosmici di Kandinsky, la terra e il fango degli informali. Lo sono anche i monocromi blu di Klein, definiti non a caso “paesaggi della libertà”. (paesaggi)

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Rd del Congo: emergenza umanitaria

Posted by fidest press agency su sabato, 1 agosto 2009

Si stima che siano circa 56mila i congolesi sfollati in seguito alle ultime violenze iniziate lo scorso 12 luglio nell’est della Repubblica Democratica del Congo. In migliaia hanno abbandonato le loro case per sfuggire alle conseguenze della campagna militare del governo contro i ribelli Hutu delle Forze Democratiche di Liberazione del Rwanda (FDLR) e i loro alleati nella provincia del Sud Kivu. Molti villaggi sul Moyens Plateaux nel territorio di Uvira sarebbero ormai deserti, dopo che i residenti sono fuggiti nelle foreste vicine e in altre aree più sicure. Gli sfollati si concentrano soprattutto sulle colline a ovest di Luvungi e Bwegera, e verso sud nelle città di Lumera e Mulenge, sul Moyens Plateaux. Moltissimi sfollati interni sono scappati verso i villaggi intorno alla strada tra Kamanyola e Luberizi, nella piana di Ruzizi, nei pressi del confine tra Congo e Burundi. Si stima che circa 30mila sfollati interni nella piana di Ruzizi siano ospitati dalle comunità locali. Alcune famiglie stanno ospitando e sfamando fino a 3 o 4 famiglie sfollate mettendo a dura prova le loro scarse risorse. Le scorte di cibo si stanno esaurendo poiché alcune famiglie non possono accedere ai loro terreni a causa della mancanza di sicurezza. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) e altre organizzazioni umanitarie si stanno organizzando per dare assistenza a circa 20.000 sfollati interni nella piana di Ruzizi. Verranno distribuiti dei kit d’emergenza, che comprendono coperte, materassi, utensili, taniche e sapone. La scarsa sicurezza e le condizioni delle strade ostacolano gli sforzi di raggiungere molti degli sfollati.

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