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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Posts Tagged ‘violazioni’

Le multe date in Italia per le violazioni del Codice della Strada

Posted by fidest press agency su martedì, 1 settembre 2020

L’Unione Nazionale Consumatori ha elaborato i dati dell’Istat e dell’Aci sui comportamenti errati alla guida che sono causa di incidenti stradali, mettendoli a confronto con le multe comminate da vigili, polizia stradale e carabinieri. Dal confronto emerge che servono più pattuglie delle forze dell’ordine in strada e più controlli per le violazioni al Codice della strada (Cds) più gravi, che determinano più incidenti.”Le multe per le infrazioni più pericolose sono troppo poche. Le sanzioni comminate nel 2019 dalle forze dell’ordine per guida sotto l’influenza di sostanze stupefacenti (art. 187 Cds) sono solo lo 0,03%, 5.340 (837 quelle date dai vigili), quelle per guida in stato di ebbrezza alcolica (art. 186 Cds) sono 42.485, lo 0,21%, nonostante, secondo Istat ed Aci, l’8,7% degli incidenti con lesioni rilevati da Carabinieri e Polizia Stradale sia correlato all’alcol ed il 3,4% alla droga” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Le multe per il mancato rispetto della precedenza (art. 145 Cds), che produce il 13% degli incidenti totali, sono pari ad appena lo 0,18%, 36.548, quelle per il mancato rispetto della distanza di sicurezza (art. 149 cds), che determina il 9% degli incidenti, sono addirittura lo 0,07%, 14.185 multe” prosegue Dona.A fare il pieno, invece, sono le multe che non determinano, salvo rarissime eccezioni, incidenti, come quelle per divieto di sosta (art. 157 e 158 Cds), pari a oltre 3,5 mln (3.576.018) su un totale di 20,2 mln (20.267.183), il 17,64% (20,3% per i vigili), e per le ztl (art. 7 Cds), 10 mln (10.230.745), pari al 50,48% (58,57% per i vigili), per un totale pari al 68,12% (78,87% per la polizia locale).
“Servono più pattuglie in strada, più controlli per le infrazioni realmente pericolose e meno ausiliari della sosta che non possono multare chi crea veri pericoli per la circolazione e mette a rischio l’incolumità delle persone. Troppo facile fare cassa multando chi non posteggia correttamente, dato che non ci sono abbastanza posti auto nelle nostre città, peraltro per colpa dei comuni stessi, che, in violazione dell’art. 7 comma 7 del Cds, non destinano i proventi dei parcheggi all’installazione e costruzioni di nuovi parcheggi. Che fine hanno fatto i controlli serali per la guida in stato di ebrezza?” si domanda Dona.Secondo lo studio, sono poche anche le multe date per i sorpassi pericolosi (art. 148 Cds), lo 0,17%, per l’uso del cellulare (art. 173 Cds), lo 0,8% (0,39% per i vigili), per l’uso del casco (0,32%).”Va meglio per il superamento dei limiti di velocità, il 12,46% delle multe. Questo grazie al fatto che le postazioni da remoto, gli autovelox fissi, sostituiscono la mancanza di pattuglie in strada. Ma multare dopo 90 giorni chi è non ha rispettato i limiti di velocità non è come bloccarlo mentre sta andando troppo forte e sta mettendo in pericolo la vita di altre persone” conclude Dona.

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Yemen: violazioni dei diritti umani contro i giornalisti

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 agosto 2020

Secondo le Nazioni Unite, tutte le parti coinvolte nel conflitto armato nello Yemen stanno compiendo violazioni dei diritti e abusi contro i giornalisti senza precedenti. Dall’inizio di aprile, l’Ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR) ha documentato un assassinio e un rapimento, tre casi di arresto e detenzione arbitrari, la condanna a morte di quattro giornalisti – in violazione del diritto internazionale sui diritti umani – e la detenzione di altri sei, tre aggressioni fisiche e minacce di violenza fisica. Dall’inizio del conflitto nel marzo 2015, l’OHCHR ha documentato 357 violazioni dei diritti umani e abusi contro giornalisti, inclusi 28 omicidi, due sparizioni forzate, un rapimento, 45 aggressioni fisiche; e 184 arresti e detenzioni arbitrarie. Ci sono state 16 morti o minacce di violenza fisica contro giornalisti, 24 sequestri di organizzazioni mediatiche, 26 chiusure di canali televisivi e società di giornali; 27 attacchi alle organizzazioni dei media e alle case dei giornalisti e quattro condanne a morte inflitte ai giornalisti, in violazione del diritto internazionale sui diritti umani. (Fonte: Partito Radicale)

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Tagli ai finanziamenti accettabili solo nel caso di violazioni sistemiche dello Stato di diritto

Posted by fidest press agency su domenica, 16 febbraio 2020

Un monitoraggio più capillare da parte dell’UE andrebbe a vantaggio dei cittadini, della democrazia locale e delle economie locali. I leader locali e regionali di tutta l’Unione europea hanno appoggiato le proposte della Commissione europea e del Parlamento europeo volte a rafforzare lo Stato di diritto, compresa la possibilità di sanzionare gli Stati per violazioni “gravi e sistemiche”. Il Comitato europeo delle regioni (CdR) ha inoltre esortato le istituzioni dell’UE a promuovere la cultura del rispetto dello Stato di diritto coinvolgendo maggiormente le comunità locali, comprese le amministrazioni pubbliche e le “reti” di difensori civici che operano a livello locale e regionale.Le raccomandazioni , adottate il 12 febbraio nel corso della prima sessione plenaria del nuovo mandato quinquennale del CdR, hanno sottolineato la necessità di un processo di monitoraggio più ampio, più approfondito e sostenuto da risorse adeguate. Questo processo dovrebbe sfociare in una valutazione oggettiva e trasparente – fondata, ad esempio, sull’elenco di criteri per la valutazione dello Stato di diritto ( Rule of law checklist ) elaborato dal principale organo europeo di monitoraggio dei diritti umani, il Consiglio d’Europa – che preveda una serie di incontri annuali da tenere a livello regionale e nazionale. Il processo culminerebbe in una manifestazione annuale che si svolgerebbe in una città particolarmente impegnata nel rispetto dei principi della buona governance. Il parere del CdR evidenzia in particolar modo l’importanza di consultare le reti giudiziarie e le associazioni di avvocati locali, e di fornire un maggiore sostegno finanziario alla società civile e ai media indipendenti, soprattutto a livello locale.Il parere è stato presentato da Christophe Rouillon , presidente del gruppo del Partito dei socialisti europei del CdR e sindaco di Coulaines (Francia), che ha affermato: “Lo Stato di diritto non è solo uno dei valori comuni fondamentali dell’Unione europea, ma è anche una condizione essenziale per il suo funzionamento. La società civile e gli enti locali e regionali svolgono un ruolo importante nel rafforzamento dello Stato di diritto. Crediamo che le sanzioni siano necessarie per coloro che violano lo Stato di diritto, vale a dire per i responsabili della violazione e non per le vittime. Il Comitato europeo delle regioni da tempo chiede con forza che le regioni e le città d’Europa non siano sanzionate per violazioni dello Stato di diritto da parte dei governi nazionali. Questo parere definisce delle modalità che permettono di contribuire alla difesa e alla promozione di una cultura del diritto grazie a una cooperazione più approfondita con le comunità locali, vale a dire la loro società civile, i loro patrocinatori e le loro amministrazioni pubbliche”.Il parere, che è stato avviato ed elaborato da Franco Iacop (PSE), membro di spicco del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, è stato poi presentato da Christophe Rouillon, poiché il mandato di Iacop al CdR si è concluso a dicembre.Le raccomandazioni riflettono la convinzione che, alla luce della realtà della governance europea che coinvolge i responsabili politici a livello europeo, nazionale, regionale e locale nonché le amministrazioni pubbliche, il monitoraggio dello Stato di diritto non si debba limitare al livello nazionale. Seguendo la stessa logica, il CdR ha chiesto che l’UE stessa, in quanto persona giuridica, sia soggetta a monitoraggio, invitandola a riavviare il processo di adesione alla Corte europea dei diritti dell’uomo.Tra le idee che, a giudizio del CdR, potrebbero essere approfondite vi è la proposta di valutare i modi per sfruttare “il potenziale” dell’Agenzia per i diritti fondamentali dell’Unione nell’ambito del sistema di monitoraggio. Il CdR ha inoltre osservato che un progetto pilota, con la partecipazione di un gruppo selezionato di enti locali e regionali, potrebbe contribuire a precisare ulteriormente i criteri per la valutazione dello Stato di diritto.

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Legge legittima difesa: verso un accordo?

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 Maggio 2017

armi“Sulla legittima difesa la ragionevolezza e il buon senso della nostra proposta hanno fatto breccia all’interno della maggioranza. Gli emendamenti del relatore rispecchiano fedelmente quello di Ap, a firma Marotta-Lupi, sull’art. 52. Questo era infatti l’unico canale che ci consentiva di bilanciare la sicurezza del cittadino che si trova vittima della violazione di domicilio, con la previsione per il magistrato di applicare e non interpretare la norma, tutelando al massimo la posizione della parte offesa. Il nostro emendamento infatti prevedeva che si considera legittima difesa ‘la reazione ad una azione, anche diretta alla sottrazione di beni, commessa in tempo di notte o introducendosi nei luoghi ivi indicati con violenza alle persone o alle cose ovvero con inganno’. È vero che il ritorno in commissione ha ritardato la discussione della legge in Aula, ma l’approfondimento è stato funzionale al raggiungimento di un ottimo risultato tanto atteso dall’opinione pubblica”. Lo dichiara Nino Marotta, capogruppo di Ap in commissione Giustizia alla Camera.

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Quanto costano ai Cio le violazioni alla sicurezza e le contromisure che stanno adottando

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 febbraio 2017

san-jose-caSan Jose, CA Secondo l’Annual Cybersecurity Report (ACR) 2017 di Cisco® (NASDAQ: CSCO), oltre un terzo delle organizzazioni che hanno subito una violazione nel 2016 hanno riportato sostanziali perdite in termini di clienti, opportunità e entrate mancate per oltre il 20%. Dopo gli attacchi, il 90% di queste aziende ha investito per migliorare tecnologie e processi di difesa contro le minacce, separando le funzioni IT e di sicurezza (il 38%), intensificando la formazione dei dipendenti sulle tematiche di sicurezza (il 38%), e adottando tecniche di mitigazione del rischio (il 37%). Il report include il Security Capabilities Benchmark Study, uno studio realizzato tramite interviste a 3.000 chief security officers (CSO) e responsabili security di 13 paesi.
Giunto alla sua 10° edizione, il report annuale globale mette in luce le sfide e le opportunità per i team di sicurezza nella difesa contro l’inarrestabile evoluzione del crimine informatico e dei metodi di attacco. I CSO ritengono che i principali ostacoli a una difesa adeguata da parte delle aziende siano i limiti di budget, la scarsa compatibilità dei sistemi e la carenza di talenti specializzati. Inoltre, dichiarano che i dipartimenti di sicurezza sono ambienti sempre più complessi, con il 65% delle aziende che utilizza da sei a oltre 50 prodotti per proteggersi, rischiando in questo modo che l’efficacia della sicurezza venga compromessa.
Il volume di spam globale è in aumento, spesso diffuso dai botnet. I dati dell’ACR mostrano come i criminali stiano riportando “alla ribalta” i vettori di attacco “classici”, come adware e spam email, quest’ultimo con livelli che non si vedevano dal 2010. Lo spam rappresenta quasi i due terzi (65%) delle e-mail, delle quali sono dannose tra l’8%-10%.Misurare l’efficacia delle procedure di sicurezza a fronte di questi attacchi, è essenziale. Cisco ha ulteriormente migliorato il tempo di rilevamento (TTD) delle minacce – la finestra di tempo tra il momento in cui si verifica una violazione e il momento effettivo in cui viene rilevata – raggiungendo nella seconda metà del 2016 una media di 6 ore (rispetto alle 14 ore nel primo semestre 2016 ). Questo dato si basa sui dati telemetrici in opt-in provenienti dai prodotti di sicurezza Cisco utilizzati in tutto il mondo. La rapidità nel rilevamento è fondamentale per limitare lo spazio operativo degli aggressori e ridurre al minimo i danni derivanti dalle intrusioni.Quanto “costano” alle aziende le minacce informatiche: perdita di clienti, perdita di entrate. L’ACR 2017 ha rivelato il potenziale impatto finanziario degli attacchi sulle aziende, dalle grandi alle piccole e medie imprese. Oltre il 50% delle aziende ha dovuto affrontare severi controlli a seguito di una violazione. I sistemi più colpiti sono quelli dei dipartimenti Operation & Finance, seguiti dalla perdita di reputazione del marchio e della fidelizzazione dei clienti. Per le aziende che hanno subito un attacco, l’effetto è stato notevole
Nel 2016 l’hacking è diventato più “aziendale”. La trasformazione tecnologica in atto, guidata dalla digitalizzazione, sta creando opportunità anche per i criminali informatici. Mentre gli aggressori continuano a sfruttare le tecniche collaudate, tentano anche nuovi approcci che rispecchiano la struttura di “middle management” dei loro obiettivi di business.

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Violazioni dei diritti umani legate ai cambiamenti climatici

Posted by fidest press agency su domenica, 31 luglio 2016

Manila_ChinatownMANILA. La Commissione nazionale per i diritti umani delle Filippine (CHR) nella giornata di ieri ha ufficialmente chiesto a 47 grandi aziende di rispondere dell’impatto che le loro attività economiche hanno sul clima globale a causa dell’uso di combustibili fossili e delle possibili conseguenti violazioni dei diritti umani. Tra le aziende citate figurano anche Eni e Italcementi, oltre a multinazionali come Chevron, Exxon Mobil e Dutch Shell Total.L’indagine è partita in seguito a una petizione presentata nel settembre 2015 da alcuni sopravvissuti a disastri climatici insieme a diversi esponenti della società civile, tra cui Greenpeace South Asia. La Commissione per i diritti umani delle Filippine ha inviato ieri alle aziende coinvolte una copia della denuncia corredata da un ordine ufficiale che impone alle imprese di rispondere entro 45 giorni.«Siamo stati colpiti da tempeste, siccità ed eventi meteorologici estremi, e i cambiamenti climatici stanno aggravando la situazione. Vogliamo solo vivere una vita dignitosa e tranquilla, senza paura e senza essere in balia delle grandi aziende che si interessano solo ai loro profitti. Non abbiamo scelta, dobbiamo difendere i nostri diritti. Vogliamo giustizia, e la possibilità di proteggere quel poco che abbiamo lasciato ai nostri figli», dichiara Veronica “Derek” Cabe, tra i promotori della petizione, proveniente dalla provincia filippina di Bataan.In questa zona delle Filippine le comunità locali si stanno battendo contro la costruzione di una nuova centrale a carbone e alcuni impianti di stoccaggio di questo combustibile fossile. Proteste che potrebbero esser costate la vita a Gloria Capitan, una delle leader della comunità, assassinata in un agguato lo scorso 1 luglio.I firmatari della petizione da cui è partita l’indagine hanno chiesto alla Commissione anche di sollecitare le aziende a presentare i propri piani d’azione per eliminare, contrastare e prevenire gli effetti devastanti dei cambiamenti climatici. Inoltre i promotori di questa iniziativa chiedono di fermare in tutto il mondo l’estrazione di combustibili fossili: un altro segnale chiaro per aziende e governi, che devono cambiare immediatamente rotta e dirigersi da subito verso un futuro 100 per cento rinnovabile per tutti.«Coloro che hanno guadagnato di più dall’emissione di gas serra in atmosfera devono ora impegnarsi a evitare altri disastri provocati dai cambiamenti climatici. Questo è il primo passo nella giusta direzione. Il coraggioso popolo filippino è il primo a chiedere ai più grandi inquinatori del mondo di rendere conto delle proprie emissioni», afferma Jennifer Morgan, direttore esecutivo di Greenpeace International.È la prima volta che un organo istituzionale come la Commissione filippina per i diritti umani prende provvedimenti per verificare gli impatti dei cambiamenti climatici sui diritti umani e le responsabilità delle aziende. Le udienze preliminari dovrebbero iniziare il prossimo ottobre.

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Il valore della lealtà

Posted by fidest press agency su sabato, 12 novembre 2011

Tra le tante associazioni sportive che operano sul territorio ho conosciuto il Panathlon International di Pavia, una realtà fondata nel 1951, composta da affermati professionisti delle competizioni, da semplici amanti dello sport, da persone disposte a dare il proprio contributo e la propria disponibilità affinché lo sport con le sue regole possa diventare sempre più occasione di incontro, di coesistenza, di rafforzamento delle relazioni, dentro percorsi interculturali praticabili nella molteplicità di convinzioni e punti di vista, nel rispetto delle differenze, dei diritti fondamentali di ogni essere umano. A parte i volti noti grazie alle medaglie conquistate sul campo, tanta gente anonima, ma attenta alle sfumature, ai contorni, alle parole da fare diventare un vero e proprio motto “ludis jungit” uniti nello sport, come dovrebbero essere tutti i popoli e tutte le genti, nello sport che apre i cancelli e non per mantenerli chiusi.Il Panathlon non è solamente un associazionismo socialmente utile, con una espressione culturale e l’altra conviviale per soci e amici, è piuttosto una rampa di lancio per spiegare ai giovani l’importanza di valori come amicizia, cultura, etica e azione, nello sport come nella vita, perché domani saranno chiamati a dare quanto è nelle loro capacità, onore e amore al proprio paese, o più semplicemente per diventare adulti davvero.Il Panathlon è l’unica organizzazione mondiale di promozione umana nello sport che ha quale obiettivo principale la difesa dei principi etici, la moralità nello sport e nella comunità.Il Presidente Lorenzo Branzoni con poche parole ha ribadito il valore della lealtà e del fair play sportivo, qualunque sia il ruolo che un cittadino ricopre, fosse anche quello di spettatore, di ragazzo in azione su un campo di calcio, su una pista, in una piscina, e verrebbe da dire anche in una classe di una scuola qualsiasi, alla fermata dell’autobus, in famiglia, all’oratorio, dove ciascuno dovrebbe sentirsi impegnato a rispettare se stesso e l’altro, a non ritenere gli altri occupanti di una dimensione assoggettata, annullando di fatto il valore insito in ogni persona,Ho ascoltato l’intervento dell’ospite d’onore della serata, il Prof. Marco Rossi docente di psichiatria e sessuologia clinica dell’Università degli Studi di Pavia, il quale ha spiegato i benefici che derivano dallo svolgere attività sportiva, scegliendo discipline anche diverse tra compagni, tra coniugi: dandosi tempi differenti, è possibile avere sempre qualcosa da dirsi, da raccontarsi, da condividere, da consegnare alla storia della propria relazione.E quando si arriva a una certa età bisogna continuare a fare sport, infatti farlo non è prerogativa solamente dei giovani. Lo sport come veicolo educativo, per chi lo fa, per chi lo insegna, per chi impara, promovendo l’ideale panathletico che fonda le sue convinzioni e il suo entusiasmo nel rispetto delle regole, nell’esplicitare il meglio attraverso un volontariato capace di raggiungere gli scopi prefissi, ricercando l’amicizia, il rispetto tra tutti coloro che si avvicinano a questa realtà umana, affinché lo sport sia considerato e vissuto come elemento di cultura degli uomini e dei popoli, da proporre soprattutto ai più giovani, con un comportamento esemplare anche durante una competizione, e non solo quando lo si pratica.(Vincenzo Andraous)

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Nuovi poteri d’inchiesta per gli eurodeputati

Posted by fidest press agency su sabato, 15 ottobre 2011

El Parlamento Europeo aprueba la Tasa Robin Hood

Image by Gaiux via Flickr

Bruxelles. Parlamento europeo. La Commissione Affari Costituzionali ha approvato nuove norme per rafforzare l’esercizio del diritto d’inchiesta del Parlamento europeo includendovi il diritto di condurre indagini sul campo, citare testimoni, richiedere documenti e relazioni di esperti. Traendo spunto dalle nuove competenze politiche conferitigli dal Trattato e dalle sue precedenti commissioni d’inchiesta, i deputati ritengono che gli attuali poteri d’inchiesta del Parlamento siano limitati e che, quindi, dovrebbero essere estesi per permettergli di esaminare approfonditamente le presunte violazioni o i casi di cattiva amministrazione nell’applicazione del diritto comunitario. Il rapporto, redatto da David Martin (S&D, Regno Unito), invita il Consiglio e la Commissione a concordare una serie di modifiche dell’attuale diritto di inchiesta del Parlamento europeo, includendo nuove disposizioni in materia di sanzioni e di cooperazione con le autorità locali.
Il diritto d’inchiesta è un elemento importante dei poteri di sorveglianza e, a tal fine, secondo gli eurodeputati, alle commissioni d’inchiesta dovrebbe essere consentito di condurre indagini sul campo, anche ricevendo aiuto e assistenza da parte delle autorità nazionali, chiedere documenti, citare testimoni, sentire funzionari e altri agenti dell’Unione o degli Stati membri e chiedere relazioni di esperti. Se lo ritiene necessario, la commissione d’inchiesta deve poter citare come testimone chiunque sia residente nell’Unione europea. Ai testimoni, preventivamente informati dei loro diritti e obblighi, potrà essere richiesto di prestare giuramento pur mantenendo sia il diritto di rifiutare, sia le altre forme di tutela garantite, in casi analoghi, dalla propria legislazione nazionale.
Secondo le nuove norme, gli Stati membri dovranno prevedere sanzioni per chi si rifiuta di testimoniare o di fornire, senza giustificato motivo, i documenti richiesti, chi fornisce falsa testimonianza e chi corrompe i testimoni.
Secondo le nuove disposizioni introdotte dal Trattato di Lisbona, la nuova proposta di regolamento del Parlamento europeo, per entrare in vigore deve ricevere l’approvazione della Commissione europea e del Consiglio. Una volta completata tale procedura, il regolamento diviene immediatamente applicabile in tutti i Paesi membri.
Dal 1995, quando l’esercizio del diritto di inchiesta è stato introdotto, il Parlamento ha istituito tre commissioni di inchiesta: per indagare sulle frodi in materia di IVA e di dazi doganali in regime di transito comunitario (1995), per la crisi dovuta alla malattia della mucca pazza (ESB) (1997), e per la debacle finanziaria della compagnia di assicurazione “Equitable Life”.

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Violazioni diritti umani in Libia

Posted by fidest press agency su domenica, 4 settembre 2011

 via Flickr”]Tutti i diritti umani per tutti

Sarebbero migliaia, secondo i racconti di giornalisti free- lance, perché la stampa ufficiale, se non la sola Al Jazeera, non ne sta parlando, i libici neri e gli immigrati dell’africa sub – sahariana, stipati in campi profughi e quasi abbandonati a sé stessi nell’area portuale nelle propaggini occidentali di Tripoli. Gli uomini di colore, secondo alcuni testimoni, appaiono, quindi, come dei veri e propri bersagli da perseguire, perché purtroppo la discriminazione contro le minoranze pare che recentemente abbia ritrovato nuova vita in Libia in conseguenza del caos seguito alla guerra civile che continua a persistere nel paese del nordafrica. Molti di questi sono lavoratori arrivati dai Paesi a sud della Libia negli anni precedenti, che all’indomani dell’inizio della rivoluzione si sono ritrovati senza un lavoro e allo sbando e dopo essere stati catturati,  malmenati e derubati, senza motivazioni ufficiali vengono spediti nella zona portuale della capitale ad attendere non si sa che, in condizione totalmente disumane e nella più totale disperazione. Perché l’assenza di un’autorità centrale legittimata e forte avrebbe fatto divampare una vera e propria caccia all’uomo contro i neri che purtroppo sono vittime incolpevoli della possibilità lasciata ai comitati cittadini locali di arrestare e detenere chiunque, e quindi in maniera particolare i migranti che sono i più vulnerabili poiché non esiste al momento nessun sistema di giustizia legittimato anche temporaneo. La campagna di arresti ha allarmato le associazioni per i diritti umani e dimostra le persistenti tensioni razziali acuite dalla rivoluzione e dall’assenza di un’autorità centrale forte, nonostante l’esistenza del Consiglio nazionale di transizione che solo da pochi giorni comincia ad affermare il controllo su un paese che era stato governato dalla famiglia Gheddafi per oltre quarant’anni. Alla luce di queste denunce, Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori si rivolge al governo italiano affinché richieda in via urgente un intervento dell’ONU per tutelare i diritti umani dei neri di Libia e degli immigrati dell’africa sub-sahariana che attualmente si trovano in quel paese, prima di essere costretti a “piangere” per una catastrofe umanitaria annunciata.

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Profughi minorenni: rispettare i loro diritti

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 aprile 2011

Lampedusa. Settanta minori, fra i quali due ragazze, sono stati trasferiti, a bordo della nave di linea Palladio, a Porto Empedocle. Cinquanta erano ospiti presso l’ex base militare Loran, 20 presso il centro parrocchiale La Fraternità. Rimangono a Lampedusa 291 minori. Le autorità hanno dichiarato che si tratta di ragazzi non accompagnati, dai 12 ai 17 anni, la metà dei quali non identificati. Visto che i minori realmente non accompagnati sarannno affidati a comunità di accoglienza e in molti casi dati in affidamento o adozione a famiglie italiane, il Gruppo EveryOne lancia un’appello all’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, all’Unicef e al Commissario per i Diritti Umani del Consiglio dell’Unione europea: “In passato abbiamo assistito troppo spesso all’affidamento di minori definiti ‘non accompagnati’ a case accoglienza,” scrive l’organizzazione nella lettera-appello, “da cui gli stessi ragazzini finiscono in affidamento o adozione presso famiglie italiane. Spesso abbiamo avuto notizia della deportazione in patria di genitori, zii o fratelli maggiori degli stessi bambini, che avrebbero avuto il diritto di restare insieme ai loro congiunti. Ora ci pare strano che il 100% dei minori siano effettivamente non accompagnati e riteniamo una violazione dei diritti del fanciullo lo strapparli a forza a eventuali familiari che sono sbarcati con loro in Italia o comunque negare loro la possibilità di ricongiungersi alle famiglie legittime. Ecco perché chiediamo all’Alto Commissario Onu per i Rifugiati e agli altri organismi cui è destinato l’appello di verificare attentamente la situazione familiare dei minori, per evitare gravi e irreparabili violazioni”.

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Le priorità 2011 dell’Assemblea Onu

Posted by fidest press agency su sabato, 5 febbraio 2011

Nel suo incontro con la stampa sulle priorità dell’organismo che  guiderà durante il 2011, Joseph Deiss, presidente dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, ha espresso preoccupazioni circa la violenza e il caos crescenti in Costa d’Avorio, derivanti dal rifiuto di Laurent Gbagbo di dimettersi in favore di Alassane Ouattara, dopo aver perso le  elezioni presidenziali di novembre. Deiss ha detto di deplorare e condannare fermamente le violazioni dei diritti umani e gli attacchi contro i civili da parte delle forze e dei fedeli sostenitori  di Laurent Gbagbo, soprattutto contro il personale delle Nazioni Unite così come contro le forze di pace e le loro attrezzature.  Il presidente dell’Assemblea generale ha elogiato la determinazione degli Stati membri e della  comunità internazionale a sostegno di legittimità e democrazia in Costa d’Avorio, ricordando  che il 23 dicembre l’Assemblea aveva adottato all’unanimità una risoluzione che approvava la nomina da parte di Ouattara di Youssoufou Bamba come nuovo rappresentante permanente  del paese alle Nazioni Unite. Le priorità dell’Assemblea elencate dal presidente per i prossimi  mesi, tra le altre, sono: la riforma del Consiglio di Sicurezza, la rivitalizzazione dell’Assemblea  generale, la revisione del Consiglio dei diritti umani, il riesame dell’attuazione della risoluzione 61/16 sul rafforzamento del Consiglio economico e sociale, le riunioni ad alto livello su malattie  non trasmissibili, la lotta alla desertificazione, il decennale della Conferenza mondiale contro il razzismo, la riduzione dei rischi di catastrofe, e la “green economy”.  Riferendo sulla sua recente visita in Cina, Deis ha detto di aver discusso con il Vicepresidente  Xi Jinping e il ministro degli esteri Yang Jiechi su una vasta gamma di questioni connesse all’Assemblea, come gli Obiettivi di sviluppo del Millennio, la prossima Conferenza di Istanbul, lo sviluppo sostenibile, la governance globale, la riforma del Consiglio di Sicurezza e la più ampia revisione delle Nazioni Unite, dei diritti umani in generale e della situazione in Sudan, in Costa d’Avorio e nella penisola coreana.  Interrogato in merito alla procedura del Comitato credenziali dell’Assemblea nel considerare la validità dei rappresentanti di uno Stato membro nel qual caso si presenti un cambio di governo, ha risposto che, nel caso della Costa d’Avorio, il nuovo presidente ha invitato il Comitato ad approvare la sua nomina. Ha aggiunto che l’attuale rappresentante permanente della Tunisia manterrà il suo incarico fino a quando il nuovo governo del paese lo legittimerà o  domanderà al Comitato di incaricare un sostituto. Deiss ha dichiarato di voler affrontare in particolare la tematica riguardante il rischio di catastrofi nelle grandi aree urbane, al fine di tentare di fornire una guida completa sulla prevenzione e sulla gestione dei disastri.

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Biellorussia: violazioni libertà individuali

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 gennaio 2011

Nella seduta odierna la Camera dei Deputati ha approvato la mozione unitaria del Terzo Polo Bocchino, Galletti, Vernetti. La mozione sottolinea le violazioni avvenute durante le recenti elezioni presidenziali in Bielorussia, contestate dall’OCSE, e la violenta repressione successiva che ha portato all’arresto di oltre 600 attivisti dell’opposizione, tra i quali anche sei candidati alla presidenza che si erano opposti a Lukashenko. La mozione approvata dalla Camera sottolinea, inoltre, che gli episodi avvenuti nelle scorse settimane sono l’ennesimo episodio di violazione delle libertà individuali e dei diritti politici da parte del Governo guidato da Lukashenko: dal 1994 ad oggi si ripetono con frequenza arresti e detenzioni arbitrarie di esponenti dell’opposizione e della società civile; tra l’altro, ricorda ancora la mozione del Terzo Polo, il 3 settembre 2010 è stato trovato morto Aleh Byabenin, giornalista e fondatore del più autorevole sito di contro-informazione Charter 97, in circostanze considerate poco coerenti con la versione ufficiale, che parla di suicidio. La mozione approvata dalla Camera, impegna il governo italiano a chiedere all’omologo bielorusso l’immediata scarcerazione di quanti siano stati arrestati a seguito delle manifestazioni politiche del 19 dicembre 2010 e dei giorni successivi, ad agire in sede Ue affinché, fino a quando il Governo bielorusso non abbia intrapreso atti concreti nella direzione della democratizzazione del Paese, siano ripristinate le sanzioni nei confronti della Bielorussia al momento sospese, in particolare il divieto d’ingresso nel territorio dei Paesi dell’Unione europea per 36 alte cariche bielorusse, incluso il Presidente Lukashenko, oltre ad adottare tutte le iniziative necessarie per sostenere le attività delle organizzazioni bielorusse ed internazionali impegnate per l’affermazione delle libertà e dei diritti umani in Bielorussia.

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Aumento multe per violazioni stradali

Posted by fidest press agency su domenica, 19 dicembre 2010

Dal 1°  gennaio 2011 aumenteranno del 2,4% gli importi delle sanzioni amministrative pecuniarie per violazioni stradali.  In questi giorni sarà infatti emanato il decreto del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze e con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, che disporrà l’adeguamento dell’entità delle sanzioni ai sensi dell’art. 195, comma 3, del codice della strada. Negli ultimi anni, gli importi delle contravvenzioni per le infrazioni del Codice della strada sono aumentati con cadenza quasi annuale, raggiungendo cifre veramente elevate: in alcuni casi più di quanto un lavoratore guadagna in una giornata. Secondo Giovanni D’AGATA componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, le multe non tengono in considerazione il reddito del trasgressore che può incidere fortemente sul bilancio familiare di quel mese.  Questo rappresenta la violazione dell’art. 3 della Costituzione che fa riferimento alla discriminazione delle capacità finanziare tra coloro che grazie al proprio censo possono pagare e chi invece meno abbiente viene messo in ginocchio.  In Europa alcuni stati, per esempio in Austria, in Svizzera, l’importo delle multe è proporzionale al reddito del trasgressore. In Italia al contrario nessuno ha mai ipotizzato questa soluzione che sarebbe vera espressione di uguaglianza e democrazia anche perché mantenendo lo status quo, un paperone in Ferrari si sentirà legittimato a trasgredire le norme del CdS, perché le sue tasche non verrebbero intaccate al contrario di un comune cittadino.

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Violazioni diritti umani in Congo

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 ottobre 2010

In occasione della pubblicazione del rapporto delle Nazioni Unite sulle violazioni dei diritti umani in Congo, l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) ha esortato la comunità internazionale ad impegnarsi maggiormente per porre fine all’impunità vigente nel paese centrafricano. In particolare l’APM chiede al governo congolese e alla comunità internazionale di implementare il sostegno per l’istituzione di un sistema giudiziario. Secondo l’APM finora risulta evidente solo la mancanza di volontà politica del governo congolese nel portare a giudizio i responsabili dei terribili crimini commessi. Il rapporto delle Nazioni Unite purtroppo si legge come un inventario dell’orrore: in 555 pagine vengono elencati e documentati 614 gravi violazioni dei diritti umani commesse nel paese tra marzo 1993 e giugno 2003. Tra luglio 2008 e giugno 2009 le Nazioni Unite hanno fatto intervistare 1280 testimoni i cui racconti sono poi stati documentati nel rapporto. Le responsabilità per i crimini commessi ricadono anche sui paesi vicini, tant’è che ancora prima della sua pubblicazione il rapporto ha causato massicce proteste da parte dei governi del Ruanda, dell’Angola e dell’Uganda. Il paese centrafricano, in cui avvengono massicce violazioni dei diritti umani, ha speso nel 2009 solo lo 0,22% del suo bilancio per la giustizia. La giustizia congolese è caratterizzata dalla corruzione, dall’abuso di potere, dalla pratica delle raccomandazioni e da una cronica mancanza di personale e di mezzi finanziari. Ma senza una giustizia credibile sia civile sia militare non sarà possibile fermare i crimini commessi sia dalle milizie sia dai soldati dell’esercito regolare. 220 associazioni congolesi per i diritti umani hanno chiesto la pubblicazione del rapporto delle Nazioni Unite da cui sperano di ottenere nuovi impulsi per riuscire finalmente a porre fine all’impunità vigente.

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Roma: tavolino selvaggio

Posted by fidest press agency su sabato, 7 agosto 2010

Gli accertatori di Roma Entrate affiancano gli agenti della Polizia Municipale nel controllo e nella repressione di “tavolino selvaggio”.  Il sindaco, Gianni Alemanno, ha, infatti, firmato un’ordinanza, la 199, con la quale l’accertamento delle violazioni dell’ordinanza anti “tavolino selvaggio” (la 128 del 25 maggio scorso) verrà svolto in stretta collaborazione tra gli agenti di Roma Entrate e la Municipale. L’ordinanza 128, adottata in via sperimentale nel territorio del Municipio I, ha l’obiettivo di reprimere il fenomeno del “tavolino selvaggio”, cioè di esercizi commerciali che aumentano in maniera arbitraria l’area occupata dai tavolini all’aperto rispetto a quella loro concessa o che sono addirittura privi di autorizzazione. Severe le sanzioni previste: da 200 a 500 euro di multa, sospensione dell’autorizzazione all’occupazione di suolo pubblico graduata in base all’entità dell’abuso e, in caso di recidiva, la chiusura temporanea dell’esercizio. Nei primi 2 mesi di applicazione, sono già state elevate 238 violazioni – il 45% a gestori risultati totalmente abusivi e il 20% a gestori che erano riusciti a “più che raddoppiare” la superficie loro concessa – e già 4 esercizi sono stati oggetto di provvedimento di chiusura temporanea. L’estensione dei compiti di controllo agli agenti accertatori di Roma Entrate consentirà di rafforzare l’attività di presidio in vista dell’eventuale estensione delle stesse misure di prevenzione ad altre zone della città.

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Proteggere i diritti dei bambini

Posted by fidest press agency su domenica, 27 giugno 2010

A New York, in occasione dell’apertura di un importante meeting organizzato dalle Nazioni Unite, l’UNICEF, il Global Compact dell’ONU e Save the Children hanno invitato il mondo imprenditoriale a contribuire alla stesura di principi universali che porranno i diritti dei bambini al primo posto dell’agenda mondiale della responsabilità aziendale.  Le campagne contro il lavoro minorile e altre violazioni dei diritti dei bambini non sono una novità, ma fino ad oggi non esistevano linee guida universali definite che permettessero alle aziende di capire le potenzialità delle loro attività, compresi i programmi di responsabilità sociale, nei confronti dei cittadini più piccoli e più vulnerabili al mondo.   Le tre organizzazioni richiedono ai top manager di collaborare per sviluppare principi – chiamati Children’s Principles for Business – per evitare l’impatto negativo che le loro attività potrebbero avere sui bambini e contribuire invece ad un futuro migliore per tutti.   Riconoscendo che per essere efficaci, questi principi devono soddisfare le esigenze di tutte le parti interessate e che tutti hanno qualcosa da proporre al tavolo, i tre partner hanno chiesto agli imprenditori provenienti da tutti i settori e da tutte le regioni di partecipare al processo di consultazione e, grazie alla loro esperienza, di dare un contributo per stilare i Children’s Principles for Business.  I Principi serviranno come quadro unificante e come punto di riferimento per le iniziative imprenditoriali riguardanti l’infanzia. Essi contribuiranno ad elaborare i “Principles 1 e 2” del Global Compact delle Nazioni Unite, che chiedono alle imprese di rispettare e sostenere i diritti umani e di non essere complici delle violazioni dei diritti umani. I Principi saranno strumenti importanti e utili per tutte le aziende, anche se non sono membri del Global Compact. La consultazione tra tutte le parti inizierà il 25 giugno 2010; si spera che nel 2011 sarà lanciato il Children’s Principles for Business. http://www.unicef.it

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Strage nave Gaza in Parlamento

Posted by fidest press agency su martedì, 1 giugno 2010

Dichiarazione di Matteo Mecacci, Deputato Radicale, Relatore OSCE su Democrazia, Diritti Umani e Questioni Umanitarie La gravità di quanto si apprende essere avvenuto stanotte con l’intervento israeliano per fermare le navi di attivisti che intendevano forzare il blocco navale a Gaza, merita un’analisi attenta e una risposta immediata anche da parte del Governo italiano. Già molti paesi europei hanno espresso forte preoccupazione e chiesto un’inchiesta internazionale per accertare i fatti che, a quanto si apprende, hanno provocato la morte di quasi 20 attivisti pro palestinesi, e il ferimento di soldati israeliani. La sicurezza dello Stato di Israele non si garantisce chiudendo gli occhi o ignorando le violazioni dei diritti umani che anche i paesi democratici, o meglio di democrazia reale, compiono sempre più spesso, ma attraverso la loro integrazione e il rafforzamento delle giurisdizioni internazionali in materia di diritti umani. Chiedo quindi che il Governo venga immediatamente a riferire in aula e si unisca a coloro che hanno già chiesto lo svolgimento di un’inchiesta internazionale indipendente su quanto accaduto, e che chieda al Governo Israeliano di accettare questa proposta.

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Rosarno: “Sfruttamento di immigrati”

Posted by fidest press agency su martedì, 12 gennaio 2010

I recenti fatti di Rosarno, comune in provincia di Reggio Calabria sciolto per infiltrazioni mafiose, hanno manifestato evidenti violazioni delle norme legislative in materia di immigrazione, sanità, rispetto dei diritti civili. A commentare la vicenda, il responsabile dell’Osservatorio per la Tutela e lo Sviluppo dei Diritti dell’Associazione “Giuseppe Dossetti: i Valori”, Corrado Stillo. «Da anni – ha detto Stillo – le amministrazioni locali di Rosarno, le Asl, l’Ispettorato del lavoro e il Commissario prefettizio, erano a conoscenza della presenza di migliaia di lavoratori immigrati sfruttati oltre ogni ragionevole misura per la raccolta di agrumi, olive, e altri prodotti dell’economia agricola del luogo. Clandestini che, per anni, hanno vissuto in disumane condizioni senza che mai nessuno dei responsabili locali intervenisse per sanare una situazione gravemente lesiva dei diritti umani». Le deportazioni di questi giorni, le eclatanti quanto inutili demolizioni dei ghetti, la caccia ai clandestini nelle campagne, le violenze cieche, per Stillo non sono altro che un segno tangibile delle inerzie e le colpe delle amministrazioni locali, già riconosciute come infiltrate da organizzazioni malavitose. «Chiediamo al Ministro Maroni – ha concluso – di gonfiarsi meno il petto con operazioni di polizia che colpiscono solo i più deboli, lasciando al loro posto i responsabili  dello sfruttamento e i mandanti delle violenze. La dignità delle persone è stata offesa sotto gli occhi di tutti, specialmente di coloro che oggi fanno le vittime del fenomeno ‘immigrazione’, da loro stessi voluto. Ci rivolgiamo, inoltre, alla Direzione Investigativa Antimafia per indagare a vasto raggio sulle responsabilità degli incidenti che hanno offeso non solo gli immigrati, quali esseri umani, ma anche la sensibilità  di tutto il popolo italiano».

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Call center e privacy

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 novembre 2009

In un comunicato l’Aduc rende noto: “La maggioranza e il governo hanno dato il via libera, al Senato, al provvedimento che, tra l’altro, proroga il regalo agli operatori di telemarketing a danno della privacy degli utenti dei servizi di telefonia e in violazione delle norme comunitarie in materia. Gli italiani che continueranno per altri mesi e mesi a subire il martellamento telefonico dei venditori di tutte le risme sapranno chi ringraziare. Inclusi i tanti pianisti della maggioranza che hanno votato anche per conto dei colleghi assenti. Ora il provvedimento passerà alla Camera e lì, come abbiamo gia’ fatto per il Senato, dovremo farci sentire per cercare di evitare che sia approvato. E’ sintomatico che questo voto antieuropeo avviene il giorno dopo che la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato lo Stato italiano sulla questione del crocifisso. Due questioni sicuramente diverse per argomento e per ambito (la Corte europea non e’ un organismo Ue), ma che indicano a nostro avviso come, rispetto ad un trend di politica e di socialità in ambito europeo, il nostro Paese ha scelto di essere altrove. Quando e se il provvedimento sui call center diventera’ definitivo, provvederemo a denunciare l’Italia in sede comunitaria, oltre a chiedere nuovi interventi del Garante della Privacy”.

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Cile: Mapuche

Posted by fidest press agency su domenica, 25 ottobre 2009

L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) è particolarmente preoccupata per l’aggravarsi del conflitto tra le comunità Mapuche in Cile e lo stato cileno. Si moltiplicano le denunce di violenza, tortura e detenzioni illegali contro Mapuche perpetrati dalle forze dell’ordine cilene. I mezzi di informazione Mapuche riportano ormai quasi quotidianamente notizie di scontri con la polizia cilena, di maltrattamenti, feriti e purtroppo anche di morti negli scontri. Particolarmente preoccupanti risultano le violazioni dei diritti umani e la violenza contro bambini e adolescenti, come denuncia l’organizzazione per i diritti umani cilena Observatorio Ciudadano (Osservatorio Cittadino) che in un lettera consegnata mercoledì scorso alla presidente cilena Michelle Bachelet documenta diversi casi la violenza contro bambini mapuche tra cui spicca il caso di un ragazzino di 14 anni colpito prima da pallottole di gomma, poi caricato con la forza su un elicottero della polizia, dove è stato torturato e minacciato di essere buttato giù se non avesse fatto i nomi delle persone coinvolte in un’azione di protesta nel fondo di Santa Lucía. Secondo Alejandro Herrera, docente dell’Università della Frontiera di Temuco e membro dell’Istituto per gli Studi Indigeni, il governo cileno non ha alcun vero interesse ad avviare un serio dialogo con la popolazione Mapuche, ma si limita a spostare l’intervento, in particolare quello della polizia, nelle stesse comunità per evitare così di affrontare un problema che in realtà è molto più ampio e profondo. I Mapuche, prosegue Alejandro Herrera, non hanno alcun interesse a comparire costantemente nei mezzi di informazione come coloro che seminano il terrore ma semplicemente rivendicano l’esistenza di un debito storico nei confronti delle popolazioni indigene che il governo cileno non ha mai riconosciuto né tanto meno saldato. La lettera consegnata dal Observatorio Ciudadano alla presidente Michelle Bachelet ricorda che le violenze perpetrate dalle forze dell’ordine cilene sono gravi violazioni dei diritti umani così come sono fissati nell’ordinamento giuridico cileno e nella Costituzione del paese e violano diversi trattati internazionali firmati e ratificati dallo stato cileno come la Convezione per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale.  L’APM sostiene la richiesta dell’ Observatorio Ciudadano e ribadisce il suo appello affinché lo stato cileno abolisca finalmente e definitivamente la vergognosa legge anti-terrorismo, riconosca il debito storico nei confronti delle popolazioni indigene e avvii un serio dialogo con i popoli nativi del paese.

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