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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 344

Posts Tagged ‘violenza’

Per porre fine alla violenza contro le donne

Posted by fidest press agency su domenica, 1 dicembre 2019

I deputati europei chiedono a tutti gli Stati membri di aderire alla Convenzione di Istanbul e di ratificarla.Nella risoluzione non legislativa, adottata giovedì con 500 voti favorevoli, 91 contrari e 50 astensioni, si invita il Consiglio a concludere con urgenza la ratifica da parte dell’UE della Convenzione sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne, nota anche come Convenzione di Istanbul, e si esortano i sette Stati membri che l’hanno firmata, ma non ancora ratificata, a farlo senza indugio.I deputati condannano gli attacchi e le campagne contro la Convenzione in alcuni paesi, che si basano su un’interpretazione errata e su una presentazione non corretta del suo contenuto al pubblico.Chiedono inoltre alla Commissione di aggiungere la lotta alla violenza di genere come priorità nella prossima strategia europea sul genere e di presentare un atto giuridico che affronti tutte le forme di violenza di genere, comprese le molestie online e la violenza informatica. Chiedono infine che la violenza contro le donne sia inclusa nel catalogo dei reati riconosciuti dall’UE. Tutti gli Stati membri dovrebbero garantire che la Convenzione sia attuata e applicata correttamente, assegnando finanziamenti adeguati e risorse umane ai servizi predisposti. È particolarmente essenziale fornire una formazione adeguata a tutti i professionisti che si occupano delle vittime (magistrati, medici, funzionari di polizia). Il PE ribadisce la sua posizione a favore di uno stanziamento specifico di 193,6 milioni di euro per azioni di prevenzione e lotta alla violenza di genere nell’ambito del programma Diritti e Valori.

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Contrasto alla violenza di genere

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 novembre 2019

Roma martedì 26 novembre presso la Cgil Nazionale in corso d’Italia 25 alle ore 16.30 è l’iniziativa promossa dalla Funzione Pubblica Cgil. All’indomani della giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, la Fp Cgil vuole riflettere su un aspetto specifico, ovvero il crescente utilizzo di forme di violenze verbali, esplicitate in diverse modalità, nella vita privata come in quella pubblica, tanto sul lavoro quanto nei piccoli ambienti di vita personale. Per farlo la categoria che rappresenta le lavoratrici e i lavoratori dei servizi pubblici della Cgil promuove un confronto con la partecipazione di Susanna Camusso, responsabile politiche di genere per la Cgil; Monica Martinelli, fondatrice della casa editrice Settenove per la prevenzione della violenza di genere; Graziella Priulla, sociologa e saggista, già docente all’Università di Catania nel Dipartimento di scienze politiche e sociali; Serena Sorrentino, segretario generale Fp Cgil Nazionale. A moderare la discussione Flavia Fratello, giornalista de La7. L’iniziativa, grazie a Radio Articolo 1, verrà trasmessa in diretta Facebook dalle 16.30 di martedì 26 novembre sulla pagina della Funzione Pubblica Cgil Nazionale e su quella della web radio della Cgil.

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Mozione Segre: sen. Rojc, ho votato in memoria di mio padre deportato

Posted by fidest press agency su giovedì, 31 ottobre 2019

“Oggi ho votato la mozione Segre, anche in memoria di mio padre deportato dai nazisti nel 1944 in quanto sloveno. Spero che quello che è accaduto al Senato serva a mettere un argine a un fiume di violenza, ma devo riconoscere con grande rammarico che la destra sembra lavorare per dividere, anche quando ci sarebbero tutti i presupposti per trovare un momento di condivisione sulle basi della convivenza. Sono commossa e grata alla senatrice Segre ma confesso di essere molto preoccupata”. Lo ha affermato la senatrice Tatjana Rojc (Pd), dopo il voto alla mozione sull’istituzione di una commissione straordinaria per la lotta a razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio, proposta dalla senatrice a vita Liliana Segre come prima firmataria.

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Quando la democrazia blocca la violenza

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 settembre 2019

Se andiamo al tempo in cui l’essere umano decise di vivere in comunità credo che si pose da subito il problema del come conciliare la coabitazione con gli interessi corporativi e di governance. Nei millenni trascorsi da allora ad oggi è apparso evidente che a scompaginare il sistema è stata la tendenza prevaricatrice di alcuni componenti la comunità nei riguardi dei propri simili. In altre parole il voler giocare “sporco” per trarne benefici personali sia di natura economica che per sete di potere. La reazione popolare non si fece attendere e il focolaio si accese generando conflitti d’ogni genere e per motivazioni più disparate: etniche, religiose, sociali e culturali. Se riportiamo questo seme della discordia alla realtà dei nostri giorni possiamo dire che numerosi sono gli insuccessi ottenuti ma anche la riuscita di stabili equilibri.
Al che dovremmo chiederci, doverosamente, i motivi del mal funzionamento e del perché le aspettative virtuose non hanno attecchito a livello mondiale. D’altra parte come si può pensare che messo in atto un modello di gestione democratica della cosa pubblica essa possa, ad un certo punto, non reggere le aspettative popolari divenendo persino una contraddizione nei termini con manifestazioni di piazza cruente. E’ che l’aspetto negativo, a mio avviso, dipende dall’uso che abbiamo fatto della stessa democrazia introducendovi elementi conflittuali di portata mondiale. Pensiamo al capitalismo che è degenerato nell’avidità, nell’egoismo, nei facili arricchimenti a scapito dei più deboli. Pensiamo a ciò che ci ha lasciato il socialismo reale e ancor prima il Marxismo-Leninismo. Pensiamo alla globalizzazione dei mercati che è degradata in una conflittualità sociale permanente. Pensiamo ai danni che abbiamo provocato all’ambiente con economie espansive poco rispettose dell’habitat e quanto altro.
Da più parti i ben pensanti invocano correttivi e comportamenti virtuosi per restituire alla democrazia la sua identità primigenia, generata dalla rivoluzione ateniese, e che i nostri padri, nella loro saggezza, ne hanno riconosciuto il valore e la portata del messaggio. Perché il precetto democratico non si coltiva citandolo ma praticandolo e in tal senso può diventare l’unica forza capace di contrastare la violenza e portare l’homo novus a soffocare le passioni in nome della ragione. (Riccardo Alfonso)

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La violenza come cultura dell’attenzione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 agosto 2019

Da cronisti ci capita spesso di raccogliere il messaggio che proviene da chi scende in piazza per esporre quelle che ritiene giuste rivendicazioni e meritevoli di un’attenzione mediatica. Non manchiamo, ovviamente, di riportare le loro motivazioni ma il rilancio che facciamo acquista un risalto o meno non su ciò che è stato detto e sostenuto con fermezza e determinazione ma dai “clamori” che sono derivati con schiamazzi, aggressioni e danni ai negozi che si trovano lungo il tragitto dei manifestanti.
C’è persino da chiedersi se tutto si fosse svolto in maniera pacifica quale spazio avrebbe potuto ambire, nei notiziari televisivi e nelle pagine della carta stampata, la giusta causa. Questa consapevolezza è senza dubbio chiara agli organizzatori tant’è che cercano, per seguire una strada virtuosa, di ben rappresentare il preannuncio del comizio con vari comunicati stampa. Ma anche su questo verso piovono i distinguo. L’accesso all’informazione dipende molto dalla sigla politica o sindacale o dei vari movimenti d’opinione che promuovono l’iniziativa e dalla possibile ricaduta sull’opinione pubblica. Poi vi è il discorso dei numeri. L’ascolto si dilata se a manifestare sono in tanti e qui parte la propaganda dei numeri che trasforma diecimila presenze in centomila e via di questo passo.
Ne consegue il luogo comune che più si è aggressivi e maggiore è l’attenzione e se alla fine si contano numerosi feriti e contusi vuol dire che solo in questo modo la copertura mediatica premia.
Quest’andazzo non è condivisibile perché oltre tutto diseduca e mette in secondo piano il motivo stesso della contrarietà di quella parte dei cittadini che ancora credono alla forza delle parole, alla logica del pensiero e a farci riflettere seriamente. Si rende anche un pessimo servizio agli argomenti che s’intendono evidenziare con atti irresponsabili che non favoriscono la conoscenza al grosso pubblico e la loro eventuale condivisione finisce con lo spaventarlo e non certo a renderlo edotto di una ragione che potrebbe avere molti più sostenitori. Che fare allora? E’ scegliere, a nostro avviso, il ritorno alla lettura, al migliore ascolto televisivo e in streaming live cercando al tempo stesso di coinvolgere più persone tra il pubblico e non tra i soliti tromboni ammazza sentenze. E’ senza dubbio un fatto culturale e d’intelligenza critica che ci permette di setacciare il fatto dal commento, la circostanza tra un interesse personale e una obiettiva valutazione. Dobbiamo in pratica ritornare a ragionare sempre con la testa nostra e non con quella degli altri ma dopo aver prima valutato la bontà dei loro intendimenti. (Riccardo Alfonso direttore centri studi della Fidest)

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Il linguaggio di Trump: fra parole e violenza

Posted by fidest press agency su martedì, 20 agosto 2019

By Domenico Maceri. La retorica divisiva del presidente Donald Trump è “direttamente responsabile” per la sparatoria a El Paso, Texas. Queste le parole di Alexandria Ocasio-Cortez, la parlamentare liberal di New York, mentre parlava a una veglia funebre tenutasi a Brooklyn per le vittime di El Paso e quelle di Dayton, Ohio. Corey Booker, senatore del New Jersey e candidato alla nomination democratica, ha fatto eco alle parole di Ocasio-Cortez, addossando anche lui la colpa a Trump poiché alimenta la paura e l’odio, invece di condannare la supremazia bianca. Julian Castro, però, ex sindaco di San Antonio e membro del cabinet dell’amministrazione di Barack Obama, ha detto che “l’unico direttamente responsabile” in questi sanguinosi episodi è l’individuo che ha sparato.Castro ha letteralmente ragione, ma il linguaggio incendiario di Trump si collega indirettamente (ma probabilmente anche direttamente) alle recenti stragi. Le informazioni finora venute a galla spiegherebbero la motivazione dell’individuo responsabile per la morte di 22 persone, additando a una matrice suprematista. Poche ora prima della tragedia, il killer avrebbe postato un manifesto in cui riprende il linguaggio anti-immigranti di Trump. Il manifesto, postato nello stesso sito di ultra destra usato dal killer responsabile per la morte di 50 musulmani in Nuova Zelanda, reitera “l’invasione” degli immigrati. Ci dice anche che lui si sente attaccato da questi stranieri e quindi vuole “difendere il suo Paese”. Accusa gli immigrati di volere rimpiazzare la razza bianca, idea anche caldeggiata dai suprematisti bianchi nelle vicende di Charlottesville del 2017 e parecchie altre stragi in cui giovani bianchi sono stati responsabili di sparatorie, causando la morte di decine di persone, in genere membri di gruppi minoritari.Il manifesto non si collega direttamente a Trump ma l’affinità con il linguaggio incendiario e pericoloso usato dall’inquilino della Casa Bianca deve essere valutata. Trump ha fatto uso di attacchi agli immigrati dall’inizio della sua campagna, avendola iniziata accusando i messicani di essere stupratori. In uno dei suoi tanti comizi il candidato Trump ha incoraggiato i suoi sostenitori a “prendere a botte” alcuni manifestanti, offrendo di pagare loro le eventuali spese legali. Un linguaggio retorico continuato nella sua presidenza come ci dimostra il più recente discorso a Panama City, in Florida. Parlando della situazione al confine col Messico, Trump si è riferito ai migranti dicendo che non “li lasceremo entrare”. Non si useranno armi da fuoco per fermarli anche se altri Paesi lo fanno, ha continuato il 45esimo presidente. “Come si fermano dunque?” ha domandato Trump al suo pubblico. La risposta immediata da alcuni sostenitori è stata di “spararli”.
Sarà coincidenza ma è proprio quello che ha fatto il killer della strage di El Paso. La scelta della città al confine col Messico non è stata casuale poiché l’80 percento della popolazione è formata da latinos, la maggior parte di origine messicana. Inoltre, 8 delle vittime della tragedia erano infatti cittadini messicani che avevano attraversato la frontiera per fare shopping a Walmart.Trump ha condannato, anche se debolmente, la strage di El Paso e anche quella di Dayton, Ohio, leggendo dal teleprompter che la “nostra nazione condanna il razzismo e la supremazia bianca”. Al di là del suo sbaglio “geografico” (ha detto che la strage era avvenuta a Toledo anziché di Dayton ), le parole del 45esimo presidente odoravano di falsità e incoerenza. Trump ha cercato di addossare la colpa delle stragi ai videogiochi e all’accesso di armi ai malati di mente. In ciò reitera il linguaggio della National Rifle Association (NRA) che le armi da fuoco non sono pericolose in sé ma i veri colpevoli sono le persone che premono il grilletto.I videogiochi e i malati di mente esistono anche in molti altri Paesi, i quali non subiscono queste stragi che in America sono divenute routine. La spiegazione dunque risiede nella disponibilità di armi da fuoco. Quando il linguaggio politico che demonizza alcuni gruppi etnici o razziali si fonde con il facile accesso ai fucili di assalto, si ottiene un clima letale.Trump però non è completamente responsabile per queste stragi, nemmeno quelle che si collegano almeno indirettamente alla sua retorica politica. Non ha nemmeno lui inventato l’idea degli immigrati come invasori che distruggono l’America. Patrick Buchanan, candidato presidenziale nel 1992 e 1996, ne aveva già parlato usando infatti la stessa espressione di “invasione illegale”. Trump l’ha definitivamente adottata e ampliata nella campagna elettorale e continuata durante la presidenza. In ciò lui ha ricevuto notevole sostegno dai media di destra, in particolar modo dalla Fox News. Già nel 2014, prima che Trump annunciasse la sua corsa alla presidenza, parecchi conduttori della rete di Rupert Murdoch, parlavano di immigrazione come “invasione”. Rush Limbaugh, il noto conduttore radiofonico conservatore, ha anche lui amplificato gli aspetti negativi degli immigrati, dicendo che si tratta di “un’invasione” che alla fine farà perdere l’identità all’America (vedi identità bianca). Ann Coulter, una delle star di Fox News, ha detto in un’occasione che bisognava “sparare questi invasori”.Un’analisi comprensiva del New York Times di questo linguaggio anti-immigranti promosso dai media di destra ha rilevato più di centinaia di esempi che si sovrappongono alle parole del manifesto del killer di El Paso. Trump ripete questo linguaggio e i media di destra lo riecheggiano, ottenendo un effetto cumulativo che non spiega fino in fondo queste stragi. Di certo però le alimenta, colorandole anche di legittimità con le parole incendiarie attualmente in auge nel linguaggio della Casa Bianca attuale.La scrittrice americana Toni Morrison, deceduta recentemente, nel suo discorso di accettazione del premio Nobel nel 1993, disse che “la lingua oppressiva va oltre la rappresentazione della violenza; è la violenza stessa”. Le parole vengono usate per tanti scopi dalle aziende per vendere prodotti e dai politici per convincere gli elettori e dunque contengono un forte peso. Trump dà l’impressione di non capire che le parole feriscono e a volte uccidono. In realtà lo capisce molto bene e continuerà a usare il suo solito linguaggio aggressivo perché lo considera la sua carta vincente.
Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della National Association of Hispanic Publications.

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Aumentano i casi di violenza nei luoghi di lavoro

Posted by fidest press agency su sabato, 22 giugno 2019

Se ne è parlato a Madrid al secondo seminario: “Violenza sul lavoro: come proteggere i lavoratori vittime”, organizzato dalla Confederazione dei Sindacati Indipendenti Europei (CESI) in collaborazione con i suoi membri spagnoli e finanziato dall’Unione Europea. All’evento era presente anche una delegazione ANIEF, in rappresentanza di CISAL e CONFEDIR, che ha partecipato attivamente al seminario, durante il quale è stata illustrata la situazione attuale in diversi settori, sia del pubblico che del privato, individuando le migliori prassi, proponendo campagne di sensibilizzazione e richiedendo politiche e normative dedicate. In base a quanto espresso dai relatori, risulta che la violenza sul posto di lavoro contro i lavoratori del settore pubblico è un fenomeno in aumento in Spagna e nella maggior parte dei paesi dell’Unione Europea. Secondo il 2014 EU-OSHA Indagine europea fra le imprese sui rischi nuovi ed emergenti (ESENER 2), il 67% del personale nei settori dell’istruzione e dei servizi sociali nel paese deve confrontarsi quotidianamente con una utenza problematica. Nella pubblica amministrazione il tasso si attesta al 62%. Secondo gli esperti, i dati vengono sostanzialmente confermati nel panorama dei Paesi dell’Unione Europea, dove violenza verbale e fisica, molestie sessuali e cyberbullismo costituiscono le principali minacce alla sicurezza e salute del lavoratore che spesso manifesta una certa riluttanza nella denuncia e condivisione delle violenze subite. Solo il 40% delle istituzioni dichiara di avere attivato procedure idonee per la gestione e la prevenzione dei casi di violenza. La CESI si pone, dunque, un triplice obiettivo. In primo luogo dovrebbe essere oggetto di una ampia campagna di sensibilizzazione il ruolo dello Stato nella tutela dei dipendenti pubblici. In secondo luogo, sarebbe necessario migliorare gli strumenti di prevenzione e repressione dei fenomeni di violenza sul posto di lavoro con una maggiore attenzione verso le vittime. Infine, sarebbe auspicabile lo sviluppo di una legislazione più efficiente per migliorare la sicurezza sul lavoro, nonché una più efficace difesa degli interessi e dei diritti delle vittime, prevedendo anche sanzioni più rigorose per gli atti di violenza commessi contro i dipendenti pubblici.
Le idee e le proposte emerse nel corso dei lavori saranno fatte proprie dal sindacato Anief e portati all’attenzione dei tavoli di contrattazione nazionali per la tutela dei lavoratori della scuola, un comparto nel quale sempre più spesso si manifestano atti di violenza.

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Pace, Sant’Egidio: alle Fosse Ardeatine per ricordare tutte le vittime delle guerre, della violenza e del razzismo

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 Mag 2019

Domani, sabato 25 maggio, alle 11, un centinaio di rappresentanti delle Comunità di Sant’Egidio di 39 paesi da Africa, Asia e America Latina, che in questi giorni partecipano al convegno internazionale “Tutto può cambiare”, si recheranno alle Fosse Ardeatine per rendere omaggio alle vittime del crudele eccidio nazifascista compiuto durante la seconda guerra mondiale. I partecipanti deporranno una corona di fiori sul luogo della strage e sosteranno in silenzio per ricordare tutte le vittime delle guerre, della violenza, del terrorismo e del razzismo.

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Violenza negli stadi: “Dodici anni dopo violenza immutata e non c’è risposta adeguata”

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 febbraio 2019

“Dodici anni senza Filippo Raciti. Ricordarlo è un dovere, e la rabbia brucia ora esattamente come allora. Il nostro collega, uomo, figlio, fratello, marito e padre, è morto per un banale incontro di calcio, la sede oramai ‘propria’ della violenza più cieca, assurda e insensata. E dodici anni dopo nulla è cambiato o quasi. Per le partite di calcio si continua a morire, continua l’esibizione di violenza e illegalità, di prepotenza e di disprezzo assoluto per le regole, continua l’insostenibile spesa pubblica per arginare una follia che meriterebbe risposte di altro tipo. Dodici anni dopo siamo ancora a parlare dell’emergenza violenza negli stadi, eppure i campionati proseguono come nulla fosse. Ma la verità è che le tifoserie continuano a fare paura e che non si trova il coraggio di dare risposte di adeguata fermezza. Ancora non si vedono i facinorosi finire in carcere e restarci, eppure Daspo e minacce di vario genere non hanno alcun serio effetto deterrente, né di prevenzione, né di educazione. Il Rapporto del Viminale reso noto al termine dello scorso girone d’andata dei campionati professionistici parlava chiaro: violenza in aumento, e maglia nera per la serie A, con un netto aumento dei feriti fra i civili e, soprattutto, fra le Forze dell’ordine. Nei mesi seguenti i numeri sono parsi ‘migliorare’, si tratta di dati privi di senso concreto considerato che il 2018 si è chiuso con l’ennesima morte di un tifoso, con scontri durissimi con le Forze di Polizia, con gli oramai consueti cori razzisti, e chi più ne ha più ne metta. Tutto ciò non necessita di commenti ulteriori. Con il Decreto sicurezza, accogliendo una richiesta per cui ci siamo sempre battuti, è stata incrementata la contribuzione delle società di calcio per l’ordine pubblico durante le partite, ma questo non può bastare. Le regole attuali non sono efficaci, la risposta del sistema normativo e giudiziario alla violenza e all’illegalità in occasione di manifestazioni sportive è decisamente ‘all’acqua di rose’, continuiamo a trovare criminali impuniti che accoltellano la gente fuori dagli stadi con il provvedimento di Daspo in tasca. E’ un’intollerabile presa in giro”. Così Valter Mazzetti, Segretario generale Fsp Polizia di Stato, Federazione sindacale di Polizia, nel giorno del dodicesimo anniversario della morte di Filippo Raciti, l’ispettore di Polizia deceduto durante il derby di calcio tra Catania e Palermo fuori dallo stadio Massimino.

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Violenza ↔ Società. Costruzioni (e distruzioni) della semantica occidentale

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 gennaio 2019

Un libro di Osvaldo Duilio Rossi, Meltemi. 6 capitoli epistemologici sul corrente medi@evo, sugli aspetti economici e monetari della violenza, sulle sue inerenze sessuologiche e culinarie, sulla sua estetica e sulle sue funzioni giuridiche.
La violenza emerge sempre più evidentemente nella vita sociale. Dai gilet gialli francesi alla legge sulla legittima difesa italiana, dalla lotta contro la violenza sulle donne agli attentati terroristici, passando per le manovre di borsa o di finanza pubblica, la violenza ci circonda ogni giorno e l’approviamo inconsapevolmente, anche quando la critichiamo perché condividiamo “valori di scambio” che hanno costruito la società occidentale nel corso dell’ultimo millennio. L’atto violento in sé reca significati costruttivi difficili da riconoscere: e mai come in questi tempi la comprensione della violenza può rivelarsi cruciale per il futuro.
La sospensione del giudizio sulla violenza (smettendo di condannarla o di tollerarla) svela due funzioni: quella di strumento principale tramite cui si ordina il mondo naturale, e quella di elemento scardinante, in grado di sovvertire l’ordine culturale.
La violenza si esprime in paradigmi sessuali, economici, giuridici e religiosi, che si manifestano tanto nelle arti quanto nelle politiche finanziarie, nei social network e nella giustizia. Il rapporto quotidiano che hanno gli individui con tutti quegli strumenti è caratterizzato da un’ambiguità latente: il senso distruttivo di certe politiche e il senso costruttivo di molte ribellioni sfugge sempre più all’attenzione dell’Occidente. Una riflessione trasversale consente di cogliere tali paradigmi quali strumenti che regolano il patto sociale, e consente di capire a quante forme di violenza prendiamo parte (anche inconsapevolmente) ogni giorno.
Il libro Violenza ↔ Società permette di cogliere tali paradigmi quali strumenti che regolano il patto sociale: comprenderli consente di acquisire coscienza del nostro legame intrinseco con essi. Capire il significato ambivalente della violenza serve a capire come possiamo sostituirla e in quali agenzie sociali possiamo operare per trasformare la società, dalla famiglia alle istituzioni pubbliche.
L’autore: Osvaldo Duilio Rossi, dottore di ricerca, mediatore e negoziatore professionista, ha pubblicato contributi sulla scienza del conflitto e sugli strumenti di soluzione delle controversie alternativi al giudizio (ADR), ma anche saggi di antropologia e sociologia dei processi culturali. Insegna all’Università di Teramo e alla LUISS Guido Carli. Pagine 152. Collana Linee. ISBN 978-88-8353-943-5. Col contributo scientifico di IforMediate. http://www.meltemieditore.it/catalogo/violenza-societa/ (Avv. Orietta Leonardi)

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Violenza negli stadi: «Le società sportive devono iniziare a darsi un codice etico»

Posted by fidest press agency su domenica, 30 dicembre 2018

«La violenza negli stadi è una spina dolente che a noi poliziotti tocca sempre da vicino, dovendo rischiare anche la nostra incolumità, e pensando che durante scontri del genere, abbiamo perso un valoroso collega, l’Ispettore Filippo Raciti». Così Stefano Paoloni, Segretario Generale del Sindacato Autonomo di Polizia (Sap), relativamente agli ultimi scontri, in cui è rimasto ucciso l’ultras Daniele Belardinelli.
«Chiudere stadi ed evitare trasferte, sarebbe una sconfitta. Starebbe a significare che la legge ha fallito. Vanno fatte rispettare le leggi che ci sono ed inasprite le sanzioni per chi le viola e delinque, ma è di fondamentale importanza – prosegue Paoloni – che anche le società prendano seriamente le distanze dai delinquenti, diversamente il loro deve essere considerato concorso di reato. Come in famiglia, il primo valore deve essere quello dell’esempio e pertanto i calciatori e le società devono mantenere dei comportamenti esemplari, ispirati a quelli che sono i valori condivisi da tutti gli sport. Il rugby ne è un esempio: le squadre si affrontano ma sempre nel rispetto delle persone e delle regole, non c’è violenza gratuita, l’avversario in campo è un amico fuori, vince il migliore ma il perdente merita rispetto. Inizino le società a darsi un codice etico. I calciatori super pagati sono un esempio anche per tutti i bambini che amano il calcio e pertanto hanno il dovere di trasmettere valori positivi. Se accadono episodi di violenza significa che il sistema ha fallito. Il problema non può essere scaricato solo sulle forze dell’ordine. Tra l’altro con gli organici ridotti all’osso, spesso i servizi vengono svolti in condizioni di minima sicurezza, in particolare per quanto riguarda la scorta alle tifoserie in trasferta. In tal caso spesso risulta più opportuno non organizzare il servizio, onde evitare di rischiare l’incolumità degli uomini di scorta non essendo questi in numero sufficiente. Chiudere gli stadi – conclude Paoloni – significherebbe darla vinta ai delinquenti: in un paese civile invece, i delinquenti vanno puniti». Sindato Autonomo di Polizia

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“La violenza nei confronti degli operatori del Sistema Sanitario: conoscere, comprendere, intervenire!”

Posted by fidest press agency su domenica, 9 dicembre 2018

Bergamo lunedì 10 dicembre all’auditorium “L. Parenzan” del Papa Giovanni XXIII, p.le OMS, 1 con inizio alle ore 9,00. Sono sei le ore di formazione previste, con l’obiettivo di offrire strumenti teorici e pratici per la tutela di chi tutti i giorni si trova in prima linea a dover gestire il fenomeno. Il Convegno intende indagare le dimensioni del fenomeno e comprenderne le dinamiche per poter definire misure efficaci di prevenzione, percorsi attivabili da parte delle aziende sanitarie con riferimenti comuni per l’attivazione di procedure di sicurezza. Numerosi e vari i punti di vista che saranno messi a confronto, per un fenomeno senza dubbio complesso: medici, infermieri, psicologi, responsabili della Medicina del Lavoro, dei Comitati per le pari opportunità, dei servizi di Prevenzione e Protezione e Risk Management, degli URP e degli uffici a contatto con il pubblico, delle associazioni di categoria delle professioni sanitarie, gli esponenti del mondo sindacale. Tra i relatori anche una rappresentanza della Regione e della Rete dei Comitati Unici di Garanzia (CUG): in discussione è infatti la promozione di un tavolo tecnico permanente di coordinamento sulla materia.
Seppure in assenza di dati certi, tutti gli osservatori assicurano che il fenomeno delle aggressioni nelle strutture sanitarie è in continua crescita. Il Ministero della Salute, nel marzo scorso, ha istituito un “Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie”. Nell’agosto 2018 il Consiglio dei Ministri ha approvato un disegno di Legge, ora all’esame del Parlamento, che prevede una modifica del codice penale con circostanze aggravanti nei confronti di chi commette reati con violenza o minacce ai danni degli operatori sanitari nell’esercizio delle loro funzioni. Lo stato dell’arte di questa proposta di modifica normativa sarà al centro di una tavola rotonda nella sessione pomeridiana del Convegno. Tutti gli attori coinvolti concordano sulla necessità di promuovere percorsi condivisi di censimento del fenomeno. Al Papa Giovanni XXIII sono stati 22 i casi di operatori che nel biennio 2016-2017 si sono rivolti al Pronto Soccorso in seguito ad aggressioni fisiche. In tutti questi casi sono stati refertati alcuni giorni di prognosi. Ma questo dato cela una realtà di dimensioni senza dubbio maggiori. Le aggressioni fisiche, di varia intensità e gravità, si attestano su alcune decine di casi all’anno. Solo la presenza costante del servizio di vigilanza interno, in molti casi, evita che il fenomeno degeneri ai danni degli operatori coinvolti. Per non parlare degli episodi che si limitano al livello verbale o alle minacce, pur senza tradursi in atti di violenza concreta.
La data del 10 dicembre coincide con la chiusura della campagna di attivismo contro la violenza sulle donne e di genere promossa da UN Women con l’iniziativa “International Day for the Elimination of Violence against Women, Sixteen Days of Activism against Gender Violence”.

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“La Chiesa in campo contro la Violenza”

Posted by fidest press agency su martedì, 27 novembre 2018

L’Istituto degli studi superiori sulla Donna ha promosso un corso di formazione per le operatrici delle ACLI sui diversi aspetti della violenza sulle donne e la violenza assistita; il percorso è stato un progetto di successo che ha dato vita ad un processo di approfondimento e riflessione, divenuto centrale per l’istituto. Sono temi importanti soprattutto per chi opera all’interno di un Ateneo Pontificio. Il convegno vuole illustrare il problema dalle sue diverse angolature e attivare i soggetti partecipanti definendo e rafforzando il ruolo che ognuno può avere nell’importante sfida di fermare la violenza e offrire occasioni di ripartenza alle vittime. Questo incontro intende promuovere e rafforzare l’impegno della Chiesa contro la violenza sulle donne, impegno espresso a parole e coi fatti, infatti diverse saranno le testimonianze del mondo cattolico ed ecclesiale impegnate in prima linea su questo importante fronte.

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Giornata mondiale contro la violenza sulle donne

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 novembre 2018

Promuovere la conoscenza e l’adozione di forme di comunicazione non violente, che aprano la strada ad una nuova cultura della relazione basata sull’ascolto, sulla comprensione e sul rispetto. Con questo obiettivo  Roma Capitale ha celebrato la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. In particolare, presso la Protomoteca del Campidoglio, si è tenuto il convegno organizzato dalla Commissione Capitolina delle Pari Opportunità “La schiavitù invisibile e il business della prostituzione”. Vi hanno  partecipato la Sindaca Virginia Raggi, l’assessora di Roma Capitale per Roma Semplice e Pari Opportunità Flavia Marzano e l’assessora di Roma Capitale per la Persona, la Scuola e la Comunità solidale Laura Baldassarre. E’ seguito dalle 14.30 alle 17.00, “Ti amo da vivere”: monologhi teatrali, letture di poesie e video sul tema della violenza contro le donne.Sarà presente, nell’area sottostante la Scalinata del Vignola, il Camper del “Progetto della Polizia di Stato – Questo non è amore”, con a bordo un’equipe multidisciplinare di personale della Polizia di Stato che svolgerà attività informativa e di prevenzione contro la violenza di genere. Entrambi gli eventi ospiteranno inoltre, all’interno della Protomoteca, una mostra fotografica sul femminicidio di Marco Picistrelli.“Sin dal nostro insediamento, abbiamo rafforzato le azioni e le iniziative per contrastare la violenza sulle donne. Va, altresì, ricordato che lo scorso marzo sono stati aperti tre nuovi Centri Antiviolenza nei Municipi VI, VII e VIII. Nei primi sei mesi di attività, queste strutture hanno accolto 443 donne. È stato poi attivato l’avviso pubblico per l’apertura di altri 2 nuovi Centri Antiviolenza, nei Municipi I e III”, spiega la Sindaca di Roma Virginia Raggi.“I Centri sono aperti per almeno cinque giorni a settimana, garantiscono un numero telefonico attivo 24 ore su 24 e assicurano, attraverso un percorso personalizzato, ascolto, accoglienza, assistenza psicologica, assistenza legale, supporto, orientamento al lavoro, orientamento all’autonomia abitativa. Queste realtà si erano aggiunte a due Case Rifugio e a una Casa per la Semiautonomia già attive sul territorio capitolino.Nel complesso siamo al lavoro per garantire almeno un Centro Antiviolenza in ogni Municipio, come previsto dalle nostre linee programmatiche. Un’attenzione particolare è stata dedicata al tema della tratta delle donne. Il servizio ‘Roxanne’ assicura ogni giorno protezione e reinserimento sociale a donne vittime del traffico di esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale, operando per garantire la fruizione dei diritti individuali. Prevenzione, contrasto e recupero sono le tre dimensioni che occorre coniugare sempre per contrastare ogni forma di violenza e discriminazione contro le donne”, ha concluso la sindaca.

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Concerto dedicato alle donne vittime di violenza

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 novembre 2018

Torino 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, al Piccolo Regio, a Torino, per la serata ‘D’amore non si muore’. L’appuntamento è per le 18. Porteranno i saluti il presidente Sergio Chiamparino, l’assessora Cerutti. Sul palco saliranno anche le donne vittime di violenza con le loro testimonianze. Subito dopo, inizierà il concerto dei Syndone, gruppo piemontese, che suonerà musiche tratte dall’album, Mysoginia.

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“Quello che i ragazzi non dicono”

Posted by fidest press agency su sabato, 27 ottobre 2018

Roma Lunedì 29 ottobre alle ore 10,30 presso l’Auditorium di Via del Tufo 27, si terrà la conferenza Quello che i ragazzi non dicono, progetto realizzato dall’ IIS J. Von Newmann di Roma nell’anno scolastico 2017-2018, vincitore di Lazio Innova (Progetti per la prevenzione e il contrasto alla violenza di genere ai sensi della DGR n.591 del 2016) e la presentazione del cortometraggio Teenwords e dei 14 spots antiviolenza #tisembragiusto?
L’iniziativa ha dato spazio e voce – circa il tema della violenza di genere – sia agli adolescenti che frequentano la sede di Pietralata del Von Newmann che agli studenti ristretti della sezione precauzionale nella casa circondariale di Rebibbia.

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UNICEF lancia concorso per nuovo contest di fumetti contro violenza nelle scuole

Posted by fidest press agency su martedì, 9 ottobre 2018

L’UNICEF e il Comics Uniting Nations invitano i bambini e i giovani a sconfiggere il più grande supercattivo – Silenzio – per aiutare a porre fine alla violenza nelle scuole e fuori.
Silenzio – un personaggio con poteri soprannaturali che impedisce ai bambini di parlare e agire contro la violenza nelle scuole e fuori – è stato presentato questa settimana al Comic Con di New York per lanciare “School SuperHero Comic Contest”, il contest di fumetti sui supereroi dell’UNICEF e del Comics Uniting Nations. I bambini e i giovani fino a 25 anni sono invitati a ideare il loro supereroe che sconfiggerà Silenzio e aiuterà i bambini a stare al sicuro a scuola.“Non ci dovrebbe essere spazio per Silenzio quando si tratta della sicurezza dei bambini”, ha dichiarato Paloma Escudero, Direttrice della Comunicazione dell’UNICEF. “Con questo contest creativo, speriamo di portare i bambini, gli insegnanti, le famiglie e le comunità a parlare e sconfiggere Silenzio”. Dagli scontri e il bullismo alle molestie sessuali e punizioni fisiche, la violenza a scuola e fuori può avere conseguenze devastanti e a lungo termine per i bambini e gli adolescenti. Il contest di fumetti sui supereroi “Silenzio” incoraggerà i bambini e i giovani a prendere parte della campagna globale dell’UNICEF #ENDviolence per fare luce e avviare un’azione per porre fine alla violenza nelle scuole attraverso il mezzo creativo della progettazione di fumetti. Le proposte migliori del contest saranno scelte in seguito alla data di chiusura del 25 ottobre da un panel speciale di giudici, fra cui l’artista di fumetti Gabriel Picolo e la vincitrice del contest di fumetti dell’anno scorso, Sathviga ‘Sona’ Sridhar. Successivamente il pubblico avrà la possibilità di votare online il loro eroe dei fumetti preferito fra il 16 e il 25 novembre. Il vincitore sarà annunciato a dicembre 2019 e lavorerà con un team di professionisti per trasformare l’idea vincente in un fumetto completo. Il loro fumetto sarà presentato ai leader mondiali al forum politico sullo Sviluppo Sostenibile alle Nazioni Unite di luglio 2019 e sarà inoltre distribuito nelle scuole e ai bambini nel mondo. La 21enne Sathviga ‘Sona’ Sridar, da Chennai, in India, ha vinto il primo contest di fumetti sui supereroi nel 2017, che affrontava la questione di come sconfiggere il cambiamento climatico. Il suo personaggio vincitore, “Light” era per metà umano e per metà albero e utilizzava i suoi poteri speciali per salvare la natura da un pianeta surriscaldato. Il contest ha ricevuto circa 2.900 proposte da giovani da 99 paesi diversi e sono stati espressi oltre 21.000 voti da 162 paesi per determinare il vincitore.

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La violenza come cultura dell’attenzione

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 settembre 2018

Da cronisti ci capita spesso di raccogliere il messaggio che proviene da chi scende in piazza per esporre quelle che ritiene giuste rivendicazioni e meritevoli di un’attenzione mediatica. Non manchiamo, ovviamente, di riportare le loro motivazioni ma il rilancio che facciamo acquista un risalto o meno non su ciò che è stato detto e sostenuto con fermezza e determinazione ma dai “clamori” che sono derivati con schiamazzi, aggressioni e danni ai negozi che si trovano lungo il tragitto dei manifestanti. C’è persino da chiedersi se tutto si fosse svolto in maniera pacifica quale spazio avrebbe potuto ambire, nei notiziari televisivi e nelle pagine della carta stampata, la giusta causa. Questa consapevolezza è senza dubbio chiara agli organizzatori tant’è che cercano, per seguire una strada virtuosa, di ben rappresentare il preannuncio del comizio con vari comunicati stampa. Ma anche su questo verso piovono i distinguo. L’accesso all’informazione dipende molto dalla sigla politica o sindacale o dei vari movimenti d’opinione che promuovono l’iniziativa e dalla possibile ricaduta sull’opinione pubblica. Poi vi è il discorso dei numeri. L’ascolto si dilata se a manifestare sono in tanti e qui parte la propaganda dei numeri che trasforma diecimila presenze in centomila e via di questo passo.
Ne consegue il luogo comune che più si è aggressivi e maggiore è l’attenzione e se alla fine si contano numerosi feriti e contusi vuol dire che solo in questo modo la copertura mediatica premia. Quest’andazzo non è condivisibile perché oltre tutto diseduca e mette in secondo piano il motivo stesso della contrarietà di quella parte dei cittadini che ancora credono alla forza delle parole, alla logica del pensiero e a farci riflettere seriamente. Si rende anche un pessimo servizio agli argomenti che s’intendono evidenziare con atti irresponsabili che non favoriscono la conoscenza al grosso pubblico e la loro eventuale condivisione finisce con lo spaventarlo e non certo a renderlo edotto di una ragione che potrebbe avere molti più sostenitori. Che fare allora? E’ scegliere, a nostro avviso, il ritorno alla lettura, al migliore ascolto televisivo e in streaming live cercando al tempo stesso di coinvolgere più persone tra il pubblico e non tra i soliti tromboni ammazza sentenze. E’ senza dubbio un fatto culturale e d’intelligenza critica che ci permette di setacciare il fatto dal commento, la circostanza tra un interesse personale e una obiettiva valutazione. Dobbiamo in pratica ritornare a ragionare sempre con la testa nostra e non con quella degli altri per imitarli ma non senza aver prima valutato la bontà dei loro intendimenti. (Riccardo Alfonso direttore centri studi della Fidest)

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Mali: nuova ondata di violenza oscura le elezioni presidenziali

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 agosto 2018

A qualche giorno dal ballottaggio per le elezioni presidenziali in Mali si registra una nuova escalation di violenza tra la popolazione appartenente ai gruppi etnici dei Peul e dei Dogon nel centro del paese. Lo scorso 9 agosto sono stati trovati i corpi senza vita di 14 Peul che erano stati rapiti due giorni prima da un gruppo di miliziani. In molti accusano del crimine un gruppo di miliziani Dogon che già in passato aveva fatto parlare di sé per attacchi condotti contro persone appartenenti ai Peul. Il conflitto tra Peul e Dogon ha causato dall’inizio dell’anno ad oggi almeno 317 morti.L’assenza istituzionale e la mancanza di politiche di sviluppo per la regione del Mali centrale è causa di malcontento e rabbia in particolare tra la popolazione Dogon che accusa in toto la popolazione Peul si sostenere gruppi islamici radicali. Di fatto però, lo stesso conflitto e la mancanza di sicurezza finisce per avvantaggiare proprio i gruppi radicalizzati. Meno di un mese fa, lo scorso 24 luglio, nella regione sono stati trovati i corpi di 17 Peul disarmati, e a fine giugno 2018 sono stati uccisi 42 Peul a Koumaga. In entrambi i casi, molti hanno pensato che i fautori delle violenze potessero essere gruppi di miliziani Dogon. Le cause del conflitto tra Peul e Dogon in realtà sono molteplici e risiedono principalmente nelle diverse economie di sussistenza dei due gruppi. Mentre i Peul sono tradizionalmente pastori nomadi, i Dogon sono agricoltori stanziali. Il cambio climatico e la conseguente scarsità di risorse e disponibilità di terre adatte alla pastorizia e all’attività agricola ha innescato forti tensioni tra i due gruppi, rese ancora più forti a causa della generale povertà e della crescita demografica unita alla mancanza di prospettive per il futuro.L’assenza delle istituzioni e di politiche adatte contribuisce a far crescere il malcontento e lascia campo libero alle milizie islamiche che approfittano della situazione per reclutare nuovi combattenti in particolare tra i Peul. Il ballottaggio di domenica 12 agosto stabilirà il nuovo presidente del paese. Molti danno per favorito il presidente uscente Ibrahim Boubacar Keita. Ma chiunque vincerà le elezioni dovrà occuparsi velocemente e seriamente della situazione nelle regioni centrali del paese se non vuole che le attuali violenze si trasformino in veri e propri conflitti armati.

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Maggiore contrasto alla violenza sulle donne

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 giugno 2018

“La cronaca di oggi racconta di tre gravissimi episodi di violenza di genere verificatesi nel territorio della provincia di Mantova. La cronaca locale – anche nelle zone generalmente più tranquille o apparentemente tali – restituisce uno spaccato nazionale che purtroppo non si smentisce. La violenza domestica e quella all’interno delle relazioni sentimentali interpersonali, resta un’emergenza ed un fenomeno strutturale e sommerso” – così in una nota la Senatrice di Fratelli d’Italia Isabella Rauti. “Al neonato Governo chiediamo con forza – convinti di interpretare un sentimento diffuso nel Paese, al di là degli schieramenti politici – di non dimenticarsi delle donne, di applicare appieno la Convenzione di Istanbul sulla violenza contro le donne – che l’Italia è stata tra i primi Paesi europei a ratificare, il 19 giugno 2013 – e di vigilare sulla corretta applicazione delle norme in materia con particolare riferimento a tutte le disposizioni contenute nella Legge n.119 del 15 ottobre 2013 , sul contrasto alla violenza di genere”. “E – prosegue la Senatrice Rauti – è evidente che nel Contratto di Governo non si sia dedicata un’attenzione particolare e specifica al mondo delle donne, al fenomeno della violenza, alle questioni di pari opportunità nonché al lavoro ed all’occupazione femminile”, conclude la Senatrice di Fratelli d’Italia.

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