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Posts Tagged ‘violenza’

Un tango per combattere la violenza contro le donne. Ritorna anche quest’anno a Roma

Posted by fidest press agency su martedì, 23 novembre 2021

Roma 25 novembre 2021, a partire dalle 19.00, presso la Stazione di Porta S. Paolo – Ostia Lido, ( vicino Piramide). “Un tango solidale dalle Scarpe Rosse” , ideato e organizzato da Fatima Scialdone Ass.Cult Tango Eventi con ATAC, e con il Patrocinio della Ambasciata Argentina, I.I.L.A Istituto Italo Latino americano. L’evento, giunto alla IX edizione , si inserisce nell’ambito delle manifestazioni del 25 novembre “ONU – Giornata Internazionale per eliminazione violenza contro donne”.Per sensibilizzare sul tema, tutti gli appassionati del tango argentino, ballo patrimonio dell’umanità secondo il protocollo dell’Unesco, verranno invitati ad indossare un accessorio di color rosso: scarpette per le donne e rosa rossa al polso, gli uomini. Un tango solidale dalle scarpe rosse”, simbolo che unisce le tanguère a tutte le donne che combattono contro la violenza e il femminicidio.”Ritrovare nel Tango l’abbraccio, l’ascolto, la fiducia. Riconquistare l’armonia e ricominciare a creare un cammino insieme – spiega l’organizzatrice Fatima Scialdone – Un abbraccio è un gesto primordiale, forte e indispensabile contro la solitudine della violenza, è una promessa di ascolto da parte della coppia, e una riconquista della fiducia. In ultima sintesi una unione di anime”. Oltre al ballo aperto a tutti, con in consolle il dj Emiliano Naticchioni, si terrá alle 19.00 una performance di tango ideata e interpretata da Fatima Scialdone con il gruppo ” Viajeros de Abrazo e con la partecipazione del ballerino Eduardo Moyano e della bandoneonista argentina Gabriela Galli. Lo spettacolo, dedicato ai bambini, figli di vittime del femminicidio, sarà aperto da un intervento della Banda Musicale della Polizia di Roma Capitale.Nelle scorse edizioni hanno aderito associazioni di Tokyo, Los Angeles, Parigi, Firenze, Milano. L’evento si terrà nel rispetto delle regole anticovid.

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Donne vittime di violenza. Le grandissime mancanze del reddito di libertà

Posted by fidest press agency su domenica, 21 novembre 2021

Chi lo ha creato, pensando alla sua “distribuzione” non ha tenuto in adeguata considerazione, o semplicemente ignorato, alcuni aspetti rilevanti. Il primo. Molte donne vittime di violenza non hanno la forza o semplicemente la possibilità di denunciare, e quindi non viene considerato il percorso che le vittime devono affrontare prima di riuscire a denunciare abusi e soprusi. Condizionare la possibilità di accedere al reddito di libertà all’essere seguite da un centro anti-violenza o dai servizi sociali significa escludere da tale possibilità tantissime, troppe, donne. E’ facile comprendere il perché di questa previsione, ovvero voler scongiurare richieste da chi non ha diritto, ma perché per il reddito di libertà sono stati posti paletti inesistenti per il reddito di cittadinanza? Il secondo. Ci fa storcere il naso perché per accedervi occorre essere nella fascia d’età tra 18 e 67 anni. Cosa succede ad una donna che a 68 anni è vittima di violenza? Perché escluderla? Se lo scopo del fondo è anche quello di consentire alla donna di affrancarsi dal proprio aguzzino, perché tale libertà si ferma a 67anni? Perché non è stata prevista la possibilità che una minore chieda l’emancipazione e che, quindi, possa accedere anche prima dei 18 anni al fondo? Il terzo. Che sottolinea la superficialità: perché sono escluse le donne immigrate irregolari, e purtroppo non stiamo parlando di una percentuale infinitesimale.Parliamo di donne che, soprattutto a causa della loro condizione, sono vittime ideali perché i loro aguzzini sanno benissimo di non poter essere denunciati. Sono le stesse donne che spesso sono costrette a prostituirsi o che, pur rimanendo in casa, vengono trattate come esseri inferiori. Il quarto. Connesso alla distribuzione delle somme che costituiscono il Fondo su base Regionale. E’ stato calcolato il numero di donne presente in ogni Regione ed in base a questo calcolo sono state erogate somme maggiori nelle Regioni ove tale numero risultava più elevato. Criterio che appare del tutto risibile. In Lombardia, per esempio, ci sono più donne che in Calabria, ma è anche vero che le donne che lavorano in nord Italia sono molte, molte, di più rispetto a quelle che lavorano nel sud. Ciò comporta che in Calabria sia più facile che un donna dipenda completamente dall’uomo, con la conseguenza che potrebbe essere necessario avere un maggior numero di fondi. Il quinto. Il reddito può essere erogato e poi sospeso o semplicemente non erogato qualora sussistano motivi ostativi che però non vengono indicati. Siamo, quindi, a conoscenza della possibilità che il reddito venga negato ma non possiamo conoscerne le ragioni. Il sesto. E’ quello che maggiormente fa arrabbiare. In data 08 Novembre si dà accesso ad un contributo ma solo fino al 31.12, il tutto ovviamente in base alla priorità della presentazione delle domande, neanche fossimo in una televendita in cui verranno premiate le prime 10 telefonate! L’impressione è che l’erogazione del reddito di libertà sia uno specchietto per le allodole, una corsa ad ostacoli ove a rimetterci saranno nuovamente le donne. Un aiuto può considerarsi tale solo se per ottenerlo non occorre affrontare una gara di resistenza. By Sara Astorino, legale, consulente Aduc

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Etiopia: preoccupante aumento della violenza

Posted by fidest press agency su domenica, 7 novembre 2021

Dopo un anno di spargimento di sangue in gran parte dell’Etiopia, sembra ormai inevitabile che il Corno d’Africa debba sopportare un ulteriore aumento delle violenze. Nonostante gli anni di reciproco antagonismo, ora le truppe del Tigray People’s Liberation Front (TPLF – Fronte di Liberazione del popolo Tigray) e dell’Oromo Liberation Army (OLA – Esercito di Liberazione degli Oromo) si sono alleate e l’APM teme che presto attaccheranno insieme la capitale Addis Abeba per tentare di rovesciare il governo del presidente Abiy Ahmed. Contrariamente alle aspettative di Abiy Ahmed, le truppe del TPLF non solo sono riuscite a riconquistare la regione del Tigray ma sono entrate anche nelle vicine regioni Amhara e Afar. Secondo le recenti notizie, le truppe ribelli hanno già raggiunto la periferia di Addis Abeba e in caso di attacco è prevedibile che l’ondata di violenza si riverserà soprattutto sulla popolazione civile. Per Nadja Grossenbacher, referente dell’APM a Göttingen per la prevenzione dei genocidi, il governo di Abiy è responsabile di terribili violazioni dei diritti umani nel Tigray ma anche in altre regioni del paese. Il presidente Abiy ha ripetutamente incitato alla violenza e la retorica sulla violenza di entrambe le parti coinvolte nel conflitto è preoccupante. Di fronte a questo stato di cose, è improbabile che una delle due parti o entrambe decidano volontariamente per una gestione moderata del conflitto che, anzi, si intensificherà ulteriormente. Il rapporto pubblicato ieri dalle Nazioni Unite accusa entrambe le parti in causa di gravissime violazioni dei diritti umani. Un anno fa, il 4 novembre 2020, il governo centrale etiope annunciava un’operazione militare contro il TPLF. Allora il presidente Abiy Ahmed era convinto che si sarebbe trattato di un intervento rapido. Oggi però rischia che il suo governo venga rovesciato. Se i crimini commessi dal governo di Abiy Ahmed venissero da un punto di vista legale classificati come crimini di guerra, il Consiglio di sicurezza dell’ONU potrebbe autorizzare la Corte penale internazionale (ICC) a emettere un mandato di arresto internazionale per Abiy Ahmed.

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Convegno “Donne e violenza economica”

Posted by fidest press agency su sabato, 23 ottobre 2021

Parma lunedì 25 ottobre, dalle 14 alle 18.30, nell’Aula Magna del Palazzo Centrale dell’Ateneo (via Università, 12). L’appuntamento potrà essere seguito anche in modalità on line Il convegno “Donne e violenza economica: prevenirla e combatterla con l’educazione finanziaria” è organizzato da Doriana Cucinelli e da Maria Gaia Soana, docenti di Economia degli Intermediari Finanziari al Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali dell’Università di Parma. Rappresenta una delle iniziative promosse dal Comitato Unico di Garanzia per le pari opportunità, la valorizzazione del benessere di chi lavora e contro le discriminazioni (CUG) dell’Ateneo all’interno del progetto “Non solo 25 Novembre” e vede anche il patrocinio dell’Associazione nazionale consulenti finanziari, dell’Associazione dei docenti di economia degli intermediari e dei mercati finanziari e finanza d’impresa, e del Comune di Parma. La conferenza si inserisce inoltre nell’ambito delle iniziative “Ottobre Edufin”, rassegna di eventi patrocinati nel mese di ottobre dal Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria con lo scopo di accrescere le conoscenze di base sui temi assicurativi, previdenziali e di gestione e programmazione delle risorse finanziarie personali e familiari. Diviso in due sessioni, il convegno, rivolto a studenti, associazioni e a tutta la società civile, affronterà dunque i temi della violenza economica e dell’educazione finanziaria con un approccio multidisciplinare. La prima tavola rotonda verterà sui profili giuridici, psicologici e sociali della violenza economica: interverranno Fausto Pagnotta, Veronica Valenti e Nadia Monacelli (Università di Parma), Samula Frigeri (Centro Antiviolenza di Parma), Nicoletta Paci (Comune di Parma – Assessore alla Partecipazione e ai Diritti dei cittadini). A moderare sarà Anna Maria Ferrari (Gazzetta di Parma). La seconda tavola rotonda svilupperà invece il tema dell’educazione finanziaria delle donne intesa come strumento per prevenire e combattere la violenza economica: le relatrici saranno Doriana Cucinelli e Maria Gaia Soana (Università di Parma), Marilisa Guida e Cristiana Rampazzi (Banca d’Italia), Manuela Prandini (Penso a Te) e Annamaria Lusardi, docente di Economics and Accountancy alla George Washington University School of Business e Direttrice del Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria. A moderare sarà Giulio Tagliavini (Università di Parma). La partecipazione (online o in presenza) dovrà avvenire previa iscrizione al link https://forms.gle/6unaNQu7XertcYq38.

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Proteggere le vittime della violenza del partner nelle battaglie per la custodia

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 ottobre 2021

Bruxelles. In una risoluzione adottata mercoledì con 510 voti a favore, 31 contro e 141 astensioni, i deputati del parlamento europeo chiedono misure urgenti per proteggere le vittime della violenza del partner nelle cause per l’affidamento dei figli. Il testo sottolinea l’aumento della violenza coniugale durante la pandemia e la difficoltà di accesso per le vittime ai servizi di supporto e alla giustizia. Si ribadisce inoltre la richiesta del Parlamento di aggiungere la “violenza di genere” alle aree di reato elencate nei Trattati UE.Sottolineando il numero allarmante di femminicidi e infanticidi che avvengono dopo che le donne denunciano casi di violenza di genere, i deputati sottolineano che la protezione delle donne e dei bambini, e l’interesse superiore del bambino, devono avere la precedenza su altri criteri quando si stabiliscono gli accordi per la custodia dei minori e i diritti di visita.Quando si esaminano i casi di affidamento, il bambino deve anche avere la possibilità di essere ascoltato e, nei casi in cui si sospetta la violenza del partner intimo, le udienze devono essere condotte da professionisti formati in un ambiente a misura di bambino. I bambini che hanno assistito alla violenza domestica dovrebbero essere riconosciuti come vittime della violenza di genere e ricevere una migliore protezione legale e un sostegno psicologico, dicono i deputati.Il testo sottolinea che avere un reddito adeguato e l’indipendenza economica sono fattori chiave per permettere alle donne di lasciare le relazioni violente. I deputati chiedono agli Stati membri di proteggere e aiutare le vittime a raggiungere l’indipendenza finanziaria attraverso, tra l’altro, l’accesso ad alloggi dedicati, servizi sanitari, trasporto e sostegno psicologico. L’accesso a un’adeguata protezione legale, a udienze efficaci, a ordini restrittivi, a rifugi, a consulenze e a fondi per le vittime dovrebbe inoltre essere garantito.

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Blast: Indagine sulla violenza

Posted by fidest press agency su sabato, 9 ottobre 2021

Verona mostra dal 15 al 19 ottobre a Palazzo Poste. E’ una mostra, ideata e curata da Jessica Bianchera e Marta Ferretti, insieme a Giulia Costa. Realizzata in occasione della XVI edizione di ArtVerona, nell’ambito del programma Video&TheCity. La mostra – realizzata con il prezioso contributo di Boccanera Gallery, Galleria Studio G7, Laveronica arte contemporanea, Mazzoleni, mor charpentier, Prometeo Gallery, Recontemporary, Rodriguez Gallery, Spazio Cordis – presenta una selezione di artisti di riconosciuta fama internazionale, insieme a giovani provenienti da differenti background culturali, i quali utilizzano il video e l’immagine in movimento per analizzare e testimoniare diverse “categorie” di violenza in contesti individuali e collettivi, spesso incorporando nuove tecnologie e modalità di circolazione digitale: Lida Abdul, Simona Andrioletti, Edgardo Aragón, Sofia Borelli, Elisa Caldana, Daniela Comani, Forensic Architecture, Regina José Galindo, Rodrigo Garrido, Debora Hirsch, Inhabitants, Michal Martychowiec, Rebecca Moccia, Giuliana Racco, belit sağ, Santiago Sierra, Diego Tonus, Chiara Ventura, Amir Yatziv, Dagmawi Ymer.Sarà inoltre possibile consultare i documenti e le opere di alcuni archivi video digitali autorganizzati, tra cui LOOP Barcelona, bak.ma e Archivio delle memorie migranti. Il progetto si propone di esplorare in modo allargato e partecipato la relazione tra violenza, documento e verità pubblica attraverso l’uso del mezzo video. In particolare, si focalizza sul video come strumento di documentazione, ricerca e rielaborazione narrativa, affrontando il concetto di violenza come categoria morale, sociale, politica e come dimensione relativa che non si compone solo di gesti e situazioni esplicite, ma anche di azioni sottili, mascherate.Prendendo in considerazione alcune delle tendenze artistiche attuali che fanno proprie metodologie e pratiche di ricerca e produzione di immagini, dati e informazioni provenienti da ambiti trasversali, – quali ad esempio le scienze forensi, l’architettura, il giornalismo e l’attivismo – BLAST vuole sviluppare una riflessione condivisa su diverse modalità di percepire, analizzare e restituire episodi e dinamiche di forza, violenza e potere a livello individuale ma anche collettivo e sulla loro rappresentazione e distribuzione digitale.

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I deputati chiedono che la violenza di genere diventi un crimine comunitario

Posted by fidest press agency su martedì, 21 settembre 2021

Bruxelles. i deputati hanno adottato un’iniziativa legislativa in cui chiedono una legge e delle politiche mirate per affrontare tutte le forme di violenza e discriminazione basate sul genere (contro donne e ragazze, ma anche contro le persone LGBTIQ+), sia offline che online. I deputati chiedono alla Commissione di elencare la violenza di genere come una nuova sfera di criminalità ai sensi dell’articolo 83(1) del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, insieme ad altri crimini che devono essere combattuti su base comune come il traffico di esseri umani, di droga e di armi, il crimine informatico e il terrorismo.Il testo è stato approvato con 427 voti favorevoli, 119 contrari e 140 astensioni (maggioranza assoluta).Ciò servirebbe da base giuridica per una direttiva UE incentrata sulle vittime, che utilizzi gli standard della Convenzione di Istanbul e altri standard internazionali e dovrebbe includere in particolare: misure di prevenzione, anche attraverso programmi di istruzione sensibili alla dimensione di genere e reattivi agli aspetti intersettoriali servizi di sostegno, protezione e misure di risarcimento per le vittime misure per combattere tutte le forme di violenza di genere, comprese la violenza contro le persone LGBTIQ+; standard minimi di applicazione della legge; disposizioni per garantire che gli episodi di violenza di genere siano presi in considerazione nel determinare la custodia dei bambini e i diritti di visita; e cooperazione tra gli Stati membri e lo scambio di migliori prassi, informazioni e competenze. Inoltre, i deputati denunciano il femminicidio come forma più estrema di violenza di genere contro le donne e le ragazze e sottolineano che anche negare l’assistenza all’aborto sicuro e legale è una forma di violenza di genere. Oltre ai molti effetti negativi personali, sociali ed economici della violenza di genere, i deputati fanno notare che la situazione è esacerbata con la pandemia e che la mancata risposta sulla carenza di fiducia da parte delle vittime di violenza di genere nei confronti delle autorità di contrasto e del sistema giudiziario è un elemento che contribuisce in modo importante allo scarso numero di denunce. Un terzo delle donne nell’UE ha subito violenza fisica e/o sessuale. Circa 50 donne perdono la vita a causa della violenza domestica ogni settimana e il 75% delle donne in ambito professionale ha subito molestie sessuali.

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Afghanistan: No alla violenza sulle donne

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 agosto 2021

Continua l’impegno congiunto dell’associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi) ,Comunità del mondo arabo in Italia (Co-mai) ,l’unione medica euro mediterranea(UMEM) e il Movimento internazionale Transculturale interprofessionale Uniti per Unire (UXU) a favore del popolo afgano, dopo l’appello a favore dei professionisti della sanità, pazienti e ospedali afgani oggi il Dipartimento #DonneUnite e l’osservatorio anti violenza del Movimento Uniti per Unire formato da centinaia di donne di tutti i continenti e di ogni religione (cristiane, musulmane ,ebree, ortodosse ,laiche di altre religioni) in collaborazione con UxU, Amsi,UMEM, Co-mai , CILI-ITALIA , Emergenza Sorrisi, European Women For Human Rights (EWHR) ,Mede@ , Federformazione ,Nuova Organizzazione Imprese, Parlamento del Mediterraneo, Saint Peter and Paul University School e Camera Penale Militare, Associazione culturale nazionale comunità afghana in Italia, Nuove Frontiere del Diritto lanciano il manifesto SalviamoDonneAfghane. “Un manifesto elaborato dal dipartimento #DonneUnite e l’osservatorio anti violenza di cui fanno parte più di 100 donne esperte, professioniste e impegnate da sempre a favore dei diritti delle donne e contro la violenza che con questo manifesto rispondono direttamente alle donne afgane che hanno lanciato il loro grido dall’allarme alle nostre associazioni e movimenti tramite i medici e giornalisti afghani e tramite telegram chiedendo aiuto perché si sentono tradite , abbandonate e non protette e non credono alla trasformazione dei talebani e alle loro promesse.“Chiediamo che l’Italia e l’Europa tutta agiscano tempestivamente per portare soccorso alle donne afghane, alle bambine, alle attiviste e alle donne che hanno collaborato con i paesi occidentali per combattere la violenza talebana“ Per questo “auspichiamo che vengano immediatamente attivati corridoi umanitari internazionali per mettere in salvo tutte le donne afghane e i loro eventuali bambini”, perchè in quanto “single, professioniste, insegnanti, intellettuali, artiste e attiviste” sono anche “oggetto di rastrellamenti, violenze, stupri, schiavitù sessuale e interdizioni dalle loro attività lavorative“che venga data prioritariamente assistenza alle bambine che vedono violati i loro diritti fondamentali all’istruzione, alla cura, alla tutela da ogni forma di sfruttamento sessuale e da ogni forma di violenza”.Devono continuare il loro impegno come medici,giornaliste , professioniste, insegnanti , sia nella politica sia nella università che nel mondo del lavoro professionale. Cosi annuncia e dichiara Foad Aodi presidente del Movimento Uniti per Unire e Co-mai e membro registro esperti Fnomceo che sensibilizza e propone di inserire anche dei ministri femminili nel nuovo governo con una particolare attenzione per un ministero speciale per le donne e per il rispetto dei diritti umani in un governo di Unità nazionale e di transizione che porta il paese ad elezioni libere e democratiche.

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La violenza nelle carceri è frutto anche del silenzio delle cosiddette persone perbene

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 luglio 2021

“Eseguimmo ordine”. Molti pensano che quello che è accaduto a Santa Maria Capua a Vetere sia un caso isolato, purtroppo non lo è. E se non ci fossero stati quei video nessuno lo avrebbe mai saputo. La prigione è un mondo ignoto per tutti coloro che sono liberi ed è difficile far conoscere alla società e ai nostri politici l’inferno che hanno creato e mal governano. Alcuni detenuti vivono come cani bastonati e all’ordine del giorno vi sono: autolesionismo, suicidi, tensioni interne che sfociano a volte in condotte aggressive dell’uno o dell’altro, abusi, soprusi, ingiustizia istituzionali, pestaggi, e la lista sarebbe troppo lunga per andare avanti. Ma le botte che fanno più male sono quelle che l’Assassino dei Sogni, come chiamo io il carcere, dà ai cuori e alle anime dei prigionieri e dei loro familiari.L’altro giorno facendo ordine nelle mie carte mi è capitato fra le mani un vecchio verbale del lontano 1992, quando ero detenuto nel carcere dell’Asinara. Ed ho riletto una frase che avevo urlato durante un Consiglio di disciplina: “I buoni hanno bisogno dei cattivi e del carcere per apparire buoni”, che mi era costata 15 giorni di cella di rigore e una pioggia di manganellate. Purtroppo molti “buoni”, comunque e nonostante tutto, continuano a vedere nel carcere una soluzione e non capiscono che il problema, sia per le guardie sia per i detenuti sia per la società, è proprio il carcere, perché una pena che fa male è come buttare benzina sul fuoco. Nessuno parla dei morti del carcere di Modena, purtroppo di quell’evento non ci sono video e poi sembra che siano morti di metadone e non è certo colpa degli infermieri, dei medici o della polizia penitenziaria… Forse erano occupati a fare altro, visto che non si sono accorti che stavano male. Margherita Hack, commentando il mio libro “Gli Uomini Ombra”, mi scrisse:“Quando si legge di casi reali di giovani rei di aver partecipato a qualche manifestazione, o di aver reagito alla forza pubblica, che entrati in carcere in piena salute ne escono avvolti in un lenzuolo e con sul corpo i segni di pestaggi selvaggi, si vuol credere che si tratti di casi eccezionali, poi si pensa a quello che è successo durante il G8 a Genova e si comincia a dubitare. Il carcere che dovrebbe essere scuola di riabilitazione si rivela un centro di abbrutimento per i carcerieri e di annullamento della personalità dei carcerati a cui questi si ribellano con la violenza, carcerieri e carcerati egualmente vittime di un sistema degradante”

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La violenza di cui non si parla: in aumento le violenze psicologiche sulle donne

Posted by fidest press agency su martedì, 9 marzo 2021

Violenza sulle donne e femminicidio: sono gli aspetti più drammatici e più noti del fenomeno. Ma anche le violenze psicologiche hanno conseguenze devastanti. Analizza il fenomeno, divenuto più eclatante nei giorni del lockdown, Bruna Colacicco, milanese, pediatra, autrice di un romanzo-memoir sull’argomento, co-fondatrice dell’Associazione “Scrivere contro la Violenza”.Le donne vittime di omicidio volontario nei primi dieci mesi del 2020 in Italia sono 91. Otto in meno rispetto allo stesso periodo del 2019. Ma aumentano i casi di femminicidio maturati tra le mura domestiche, passando dal 57,6 % del totale (2019) al 67,5% (2020), con un picco durante il lockdown di marzo-maggio. I dati dell’ultimo rapporto Eures fotografano una situazione allarmante. Ma che rappresenta solo la punta di un iceberg di un fenomeno molto più diffuso. Le violenze psicologiche e tutti i maltrattamenti, che pur talvolta non arrivano alla violenza fisica, sfuggono a qualsiasi statistica poiché sono meno facili da individuare e più subdoli. Nondimeno, sono causa di forte disagio e grave sofferenza psicologica e anche fisica per la donna e per i figli, costretti ad assistere a episodi di maltrattamenti e a respirare un’atmosfera di violenza quotidiana.Autrice del del romanzo memoir “Eppure sono lieve” (Manni, 2019), scritto allo scopo di aiutare le donne e il loro entourage a riconoscere i segnali di abusi e di violenza psicologica e a trovare la consapevolezza e la forza di uscirne, Bruna Colacicco è da anni impegnata, sia con la partecipazione a trasmissioni televisive come “UnoMattina” sia con l’organizzazione di eventi ed iniziative, a far sì che le donne prendano coscienza del problema, imparando a riconoscere per tempo i segnali di una relazione psicologicamente violenta, dell’abuso domestico e del mobbing familiare. La violenza psicologica spesso coinvolge anche i figli, che sono costretti sempre ad assistere a litigi e sfuriate. Il nuovo Codice Rosso, introdotto in Italia nel 2019, ha individuato due fattispecie di reati: “maltrattamenti in famiglia” e, per quanto riguarda i figli, “violenza assistita”.

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Conferenza on line dal titolo “Leggere i segni della violenza”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 marzo 2021

Torino. Lunedì 15 marzo alle 17.30, l’Associazione Amiche e Amici dell’Accademia di Medicina di Torino ed il Segretariato Italiano Studenti in Medicina di Torino (SISM) organizzano una conferenza on line dal titolo “Leggere i segni della violenza”. La violenza, in particolare la violenza domestica, è da molti anni un grave problema sociale, che la pandemia e i lockdown hanno ancora inasprito. L’Associazione ha scelto quindi di inaugurare le proprie attività collaborando con gli studenti di medicina ad un momento formativo di particolare significato clinico e sociale. Dopo i saluti da parte del Presidente dell’Accademia di Medicina, prof. Giancarlo Isaia, e dell’incaricato locale del SISM Torino Giuseppe Cantelmo, interverrà la dr.ssa Paola Castagna, responsabile del Centro Soccorso Violenza Sessuale del S. Anna, sulle difficoltà a leggere e comprendere i segni della violenza. Seguiranno gli interventi del dott. Gianluigi D’Agostino, Presidente della Commissione Albo degli Odontoiatri di Torino e della dott.ssa Maria Teresa Sorrentino, Dirigente Medico Spec. Radiologia della Città della Salute di Torino. Infine, la dr.ssa Gabriella Tanturri, già Direttrice Struttura Semplice Day Surgery ORL (otorinolaringoiatria), Città della Salute di Torino, parlerà di “Lesioni ORL da violenza: strategie di riconoscimento” mentre la dr.ssa Cristina Biglia, che opera nei consultori come referente territoriale della rete antiviolenza, affronterà il tema “Risorse del territorio come risposta ai bisogni delle persone esposte a violenza e delle loro famiglie”. Sono previsti anche tre interventi da parte di rappresentanti del SISM per declinare l’incontro sulle domande degli studenti di medicina. L’iniziativa è nata in seguito ad un’osservazione di una studentessa di medicina, lamentava come i suoi colleghi ritenessero che la violenza fosse essenzialmente sessuale, quindi competenza ginecologica. In realtà, quasi tutte le specialità, per non parlare dei medici di famiglia, entrano in contatto con patologie o lesioni causate dalla violenza di genere. E’ importante che i giovani medici e gli studenti di medicina acquisiscano strumenti per saper “leggere” e interpretare i segni clinici o radiologici di violenza.In ottemperanza alle disposizioni del DPCM relative alle misure di contenimento della pandemia, si potrà seguire l’incontro collegandosi alla pagina Facebook dell’Associazione Amiche e Amici dell’Accademia di Medicina di Torino (https://www.facebook.com/AAAMedicinaTorino).

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Escalation della violenza in Myanmar

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 marzo 2021

Dopo la nuova escalation di violenza da parte dei militari del Myanmar, l’Associazione per i popoli minacciati (APM) chiede ai paesi dell’area del Myanmar di intraprendere un’azione comune. I paesi dell’ASEAN, specialmente Indonesia, Malesia e Tailandia, dovrebbero cercare di sostenere le aspirazioni democratiche del popolo del Myanmar attraverso sanzioni mirate contro il regime militare del paese e il suo impero economico. I vicini immediati del Myanmar hanno tutte le ragioni per dichiarare la loro solidarietà con i manifestanti e per sollecitare i militari a ritirarsi. Da un lato, subiranno le conseguenze di un ulteriore aumento della violenza da parte dei generali. Dall’altro lato, un Myanmar pacifico e democratico sarebbe vantaggioso per tutta la regione. Questi paesi hanno già accolto centinaia di migliaia di Rohingya e membri di altre minoranze sfollate dal Myanmar. Nuove ondate di profughi, d’altra parte, graverebbero ulteriormente su questi stati già in difficoltà. Senza una pressione mirata, la giunta militare continuerà il suo corso
brutale e ci saranno molti altri morti. Questa pressione deve venire da tutte le parti possibili: dall’interno del paese, dai paesi occidentali, dalla regione stessa, e se possibile dalle organizzazioni internazionali. Il Consiglio di sicurezza dell’ONU dovrebbe in realtà
inviare urgentemente il caso alla Corte penale internazionale dell’Aia, anche per risolvere altri crimini commessi negli ultimi anni. A causa dello stato di emergenza e della violenza dei militari, tutto il paese è paralizzato. Le organizzazioni umanitarie non hanno accesso, la società civile e i media non possono lavorare. Questa situazione deve cambiare immediatamente in modo che il Myanmar possa tornare a percorrere la via della democrazia e l’intera regione possa trovare la pace.

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In libreria “Vittime di violenza: storie di ordinaria quotidianità” di Elisa Caponetti

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 febbraio 2021

Quello della violenza è un problema reale, che, però, solo in tempi recenti ha acquistato dignità giuridica. Ma che cos’è, esattamente, la violenza? Come si espleta? Come si contrasta? Come si può intervenire onde evitare una tragica deriva? Quali sono i comportamenti da adottare nei confronti delle vittime? E nei confronti dei carnefici? Il testo di Elisa Caponetti, nel rispondere a queste domande e attingendo ai fondamentali contributi dell’Avv. Maria Letizia Sassi e del Questore Ricifari, offre notevoli spunti di riflessione e importanti testimonianze, intese, in particolare, a comprendere che cosa spinga tante donne e uomini a non denunciare e come si possa fare prevenzione in un ambito così complesso. Elisa Caponetti è laureata in Psicologia e specializzata in Psicoterapia di Coppia e Familiare. Da sempre appassionata alla Psicologia Giuridica e alla Criminologia, per questo ha arricchito il suo percorso di studi coltivando una formazione integrata su più livelli e dando ampissimo spazio alla propria preparazione e maturazione professionale. Tantissimi sono gli studi specialistici, i corsi di formazione effettuati e i master, consapevole che per poter garantire un livello di professionalità elevata, sono estremamente importanti l’aggiornamento e la formazione costante. La solidità del sapere e della conoscenza sono elementi imprescindibili. Svolge l’attività di Consulente Tecnico d’Ufficio e Perito del Tribunale. È Consulente Tecnico di Parte nei procedimenti Civili, Penali e Minorili. Pratica attività di Psicoterapia rivolta ad adulti, coppie e famiglie. Nel corso della sua carriera ho svolto diversi incarichi Istituzionali e collaborato con la Polizia di Stato. Ha effettuato interventi volti alla tutela, cura e riabilitazione psichica dei minori vittime di maltrattamenti ed abusi. L’impegno costante nel percorso lavorativo le ha permesso di sviluppare e incentivare competenze specialistiche di elevato e rigoroso profilo scientifico. Cerca costantemente di tutelare e promuovere la professione dello Psicologo, salvaguardandone la specificità e la qualità della carriera. Contribuisce dinamicamente al dibattito scientifico italiano sui diversi temi della psicologia, sia attraverso pubblicazioni che organizzando convegni e giornate di studio, cercando di promuovere e diffondere una maggiore cultura della professione, convinta della necessità di un confronto tra Colleghi e consapevole del valore aggiunto che da ciò ne consegue. Da tantissimi anni è ospite dei più importanti programmi su tv nazionali (Rai, Mediaset, La7, Sky) e radio. Listino: € 13,90Editore: Albatros Collana: Nuove Voci I Saggi Pagine: 144

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Il PE condanna la violenza nello Yemen e il colpo di stato in Myanmar

Posted by fidest press agency su sabato, 13 febbraio 2021

Bruxelles. Il PE chiede l’aumento degli aiuti umanitari allo Yemen ed esorta i militari del Myanmar a ripristinare immediatamente il governo civile.Il PE ha condannato con forza la violenza in corso nello Yemen che, dal 2015, è degenerata nella “peggiore crisi umanitaria del mondo”. I deputati hanno sottolineato che non ci può essere una soluzione militare al conflitto e che la crisi può essere risolta in modo sostenibile solo attraverso un processo negoziale inclusivo a guida e responsabilità yemenita.Tutte le parti sono invitate a facilitare il passaggio rapido e senza ostacoli degli aiuti umanitari e di altri beni necessari alla popolazione. Quasi l’80% degli yemeniti – più di 24 milioni di persone – hanno infatti bisogno di sostegno umanitario, mentre 50.000 persone vivono in condizioni analoghe alla carestia, un dato destinato a triplicare entro giugno 2021. Inoltre, il PE ribadisce che tutte le parti devono urgentemente astenersi dall’affamare i civili come metodo di guerra e chiede l’imposizione di misure mirate contro coloro che commettono atti che violano il diritto internazionale umanitario.Accogliendo l’impegno dell’UE di triplicare gli aiuti umanitari per lo Yemen nel 2021, i deputati esortano poi la Commissione europea e i Paesi UE a guidare gli sforzi internazionali per intensificare gli aiuti umanitari. Il testo è stato approvato con 638 voti favorevoli, 12 contrari e 44 astensioni.

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Aumenta la violenza in Etiopia

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 novembre 2020

L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) mette in guardia da ulteriori crimini di guerra commessi dalle parti in conflitto nella lotta per il controllo della regione del Tigray in Etiopia. Con l’imminente presa della città di Mekelle con i suoi 300.000 abitanti, si rischia la perdita di molte vite civili. Una violenta occupazione della città da parte dell’esercito etiope equivarrebbe a una punizione collettiva della popolazione civile, vietata dal diritto umanitario internazionale. Anche il governo regionale del Tigray commetterebbe crimini di guerra se continuasse a impedire alla popolazione civile di lasciare la città assediata. L’organizzazione per i diritti umani chiede un immediato cessate il fuoco e negoziati per una soluzione politica della controversia tra la regione del Tigray e il governo centrale dell’Etiopia. Il primo ministro etiope ha annunciato domenica scorsa un ultimatum di 72 ore per lasciare la città che scadrà quindi domani, 25 novembre.L’APM si appella al Consiglio di Sicurezza dell’ONU nell’odierna sessione di emergenza sul conflitto in Etiopia perché si dia assoluta priorità alla protezione della popolazione civile e per avvertire le parti in conflitto che i crimini di guerra saranno puniti secondo il diritto penale. La sofferenza della popolazione civile in questa lotta di potere non può più essere ignorata. Le assicurazioni dell’Etiopia di risparmiare i civili non sono né credibili né realistiche. L’aviazione etiope ha già bombardato zone residenziali a Mekelle. La responsabilità nella protezione della popolazione civile deve essere finalmente presa sul serio e fatta valere a 15 anni dalla sua adozione al Vertice mondiale di New York per la riforma dell’ONU del settembre 2005.L’APM sottolinea che le parti in conflitto o le milizie alleate hanno già commesso sospetti crimini di guerra dall’inizio del conflitto armato nel novembre 2020. Il 9 novembre, per esempio, fino a 500 Amara sono stati uccisi in un massacro nella città di Mai Kadra nel Tigray occidentale. I villaggi del Tigray occidentale soffrono da anni di attacchi da parte di milizie che compiono massacri. Questi attacchi alla popolazione civile devono essere finalmente puniti penalmente. I conflitti territoriali tra le comunità etniche Tigray e Amara devono essere risolti attraverso negoziati. La violenza contro la popolazione civile non fa che alimentare nuovi conflitti.

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Supporto alle persone sopravvissute a violenza di genere

Posted by fidest press agency su martedì, 10 novembre 2020

OIM (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni), UNHCR (Agenzia ONU per i Rifugiati), e UNICEF (Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia) lanciano una guida per gli operatori e le operatrici impegnati in prima linea per fornire supporto alle persone sopravvissute a violenza di genere. La Guida è stata adattata da una risorsa globale al contesto migratorio italiano, ed è particolarmente rilevante in questo momento in cui la pandemia di COVID-19 sta ulteriormente esacerbando le vulnerabilità preesistenti, tra cui quelle delle donne e delle bambine e adolescenti migranti e rifugiate. In Italia, a seguito della pandemia, il numero delle chiamate ricevute dal numero nazionale antiviolenza e stalking 1522, ha registrato un aumento del 119% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il dato è in linea con i trend globali che evidenziano un‘intensificazione della violenza connessa all’introduzione di misure di contenimento che hanno limitato la mobilità e aumentato il potenziale isolamento.L’emergenza sanitaria ha inoltre reso più difficile l’accesso da parte delle donne e ragazze migranti e rifugiate ai sistemi di protezione, anche a causa di barriere culturali e linguistiche.La Guida – presentata oggi dalle tre Organizzazioni in un incontro online con i rappresentanti del Dipartimento per le Pari Opportunità e del Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione – è un vademecum delle azioni che consentono a tutti/e gli/le operatori/trici che lavorano a contatto con le vittime di violenza di essere in grado di fornire un primo supporto. In questi casi, è cruciale agire nel rispetto dei principi guida garantendo la sicurezza, la riservatezza e rispettando la dignità della persona sopravvissuta, osservando sempre il principio di non discriminazione. Lo strumento ribadisce la necessità – in caso di racconto di un episodio di violenza – di mettere in pratica l’approccio del primo soccorso psicologico, sottolinea l’importanza della preparazione di operatori/trici, la rilevanza dell’osservazione, l’ascolto e la connessione con i servizi sul territorio. Ogni passo è illustrato in maniera specifica all’interno della Guida, accompagnato anche da consigli pratici.La Guida contiene inoltre una scheda di approfondimento che evidenzia le connessioni esistenti tra la pandemia di COVID-19, le misure adottate per fronteggiarla e l’aumento del rischio di violenza di genere.

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All’Università di Parma laboratorio interdisciplinare sulla violenza di genere

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 ottobre 2020

Il Comitato Unico di Garanzia (CUG) dell’Università di Parma, in collaborazione con il corso di laurea in Servizio Sociale, organizza per l’a.a. 2020-21 per studenti e studentesse dell’Ateneo un laboratorio interdisciplinare sulla violenza di genere, un fenomeno assai complesso che richiede, per essere correttamente affrontato, la sinergia di diverse competenze. Il laboratorio si terrà prevalentemente online su piattaforma Teams dal 6 novembre al 3 dicembre. La partecipazione è aperta alle studentesse e agli studenti dei corsi di laurea in Comunicazione e media contemporanei per le industrie creative, Giornalismo, cultura editoriale e comunicazione multimediale, Giurisprudenza, Infermieristica, Medicina e Chirurgia, Ostetricia, Psicologia dell’intervento clinico e sociale, Scienze e tecniche psicologiche, Scienze infermieristiche ed ostetriche, Servizio sociale.Possono iscriversi al laboratorio anche professionisti del territorio, ma la partecipazione alla simulazione di processo sarà consentita solo agli studenti e studentesse dell’Ateneo (gli esterni potranno quindi seguire solo gli appuntamenti online). Le iscrizioni scadono venerdì 30 ottobre.

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La violenza come cultura dell’attenzione

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 agosto 2020

Da cronisti ci capita spesso di raccogliere il messaggio che proviene da chi scende in piazza per esporre quelle che ritiene giuste rivendicazioni e meritevoli di un’attenzione mediatica. Non manchiamo, ovviamente, di riportare le loro motivazioni ma il rilancio che facciamo acquista un risalto o meno non su ciò che è stato detto e sostenuto con fermezza e determinazione ma dai “clamori” che sono derivati con schiamazzi, aggressioni e danni ai negozi che si trovano lungo il tragitto dei manifestanti.
C’è persino da chiedersi se tutto si fosse svolto in maniera pacifica quale spazio avrebbe potuto ambire, nei notiziari televisivi e nelle pagine della carta stampata, la giusta causa. Questa consapevolezza è senza dubbio chiara agli organizzatori tant’è che cercano, per seguire una strada virtuosa, di ben rappresentare il preannuncio del comizio con vari comunicati stampa. Ma anche su questo verso piovono i distinguo. L’accesso all’informazione dipende molto dalla sigla politica o sindacale o dei vari movimenti d’opinione che promuovono l’iniziativa e dalla possibile ricaduta sull’opinione pubblica. Poi vi è il discorso dei numeri. L’ascolto si dilata se a manifestare sono in tanti e qui parte la propaganda dei numeri che trasforma diecimila presenze in centomila e via di questo passo.
Ne consegue il luogo comune che più si è aggressivi e maggiore è l’attenzione e se alla fine si contano numerosi feriti e contusi vuol dire che solo in questo modo la copertura mediatica premia.
Quest’andazzo non è condivisibile perché oltre tutto diseduca e mette in secondo piano il motivo stesso della contrarietà di quella parte dei cittadini che ancora credono alla forza delle parole, alla logica del pensiero e a farci riflettere seriamente. Si rende anche un pessimo servizio agli argomenti che s’intendono evidenziare con atti irresponsabili che non favoriscono la conoscenza al grosso pubblico e la loro eventuale condivisione finisce con lo spaventarlo e non certo a renderlo edotto di una ragione che potrebbe avere molti più sostenitori.
Che fare allora? È scegliere, a nostro avviso, il ritorno alla lettura, al migliore ascolto televisivo e in streaming live cercando al tempo stesso di coinvolgere più persone tra il pubblico e non tra i soliti tromboni ammazza sentenze. È senza dubbio un fatto culturale e d’intelligenza critica che ci permette di setacciare il fatto dal commento, la circostanza tra un interesse personale e di trarne una obiettiva valutazione. Dobbiamo in pratica ritornare a ragionare sempre con la nostra testa e non con quella degli altri, per imitarli pedissequamente, ma in chiave critica e ponderata. (Riccardo Alfonso)

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In Africa occidentale si intensifica la violenza islamista

Posted by fidest press agency su martedì, 25 agosto 2020

L’Associazione per i popoli minacciati (APM) ha messo in guardia dall’escalation della violenza islamista in Africa occidentale in seguito all’assassinio del Grande Imam Souaibou Cissé in Burkina Faso. Il Grande Imam di Djibo, 73 anni, è stato rapito martedì scorso ed è stato trovato assassinato ieri. Il barbaro assassinio dell’importante dignitario musulmano dimostra quanto sia scarsa la sicurezza in molte regioni del Burkina Faso. L’Unione europea deve prestare maggiore attenzione al drammatico deterioramento della situazione della sicurezza in gran parte dell’Africa occidentale. Non bastano più semplici dichiarazioni di rammarico per l’escalation di violenza. Dopo l’assassinio di 20 persone in un mercato del bestiame in Burkina Faso, l’Unione europea ha condannato la settimana scorsa la violenza contro i civili. Il Grande Imam era stato rapito su un autobus pubblico davanti agli altri passeggeri; presunti islamisti avevano fermato l’autobus all’aperto, controllato i documenti di tutti i passeggeri e poi trascinato fuori dall’autobus l’Imam Souaibou Cissé. L’alto sacerdote musulmano era sotto la protezione della polizia fino all’inizio di quest’anno, dopo l’attentato subito nel maggio 2017. L’Imam era diventato un bersaglio di attacchi islamisti dopo aver pubblicamente condannato il terrore degli islamisti radicali.L’assassinio del sacerdote era solo un’indicazione di quanto fosse grave la situazione della sicurezza in alcune regioni del Paese. Ad esempio, il vicesindaco della città di Djibo, da dove proveniva l’Imam, e tre dei suoi collaboratori sono stati assassinati nel novembre 2019. La maggior parte dei dignitari politici della città si trova ora solo nella capitale Ouagadougou per paura di attacchi terroristici. Le promesse del governo di ripristinare la sicurezza non sono state mantenute. È scandaloso che in Burkina Faso lo Stato stia rinunciando alla sua responsabilità di proteggere il proprio popolo. Dopo tutto, la popolazione civile non ha alternative alla vita in città e dipende dalla protezione dello Stato. http://www.gfbv.it/3dossier/africa/nigeria-it.html

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Oscenità e violenza nei costumi della nostra contemporaneità

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 agosto 2020

Osceno – per quanto ci riguarda – è un concetto intimo, e la sua socializzazione è sempre sinonimo di violenza di qualcuno su qualcun altro, questo qualcuno che vuole imporre all’altro il proprio concetto e la propria pratica di oscenità. Talvolta leggendo una sentenza di un giudice, oltre che mantenerci la pancia dalle risate che ci provoca, subito dopo ci rattristiamo: è il Paese in cui siamo nati ed in cui continuiamo a vivere. Si, lo so, siamo testardi a non cambiare Paese, ma c’è sempre un qualche motivo o una qualche bellezza che ci allontana da questi propositi. Mi chiedo, a volte, se i nostri buoni intendimenti non vanno a scontrarsi con le leggi della globalizzazione che oltre a farci vedere tante cose da chi vive all’altro capo del mondo cerca d’importi, per imitazione, la sua cultura e le sue abitudini nel bene e nel male anche se quest’ultimo prevale sul primo. Abbiamo scoperto l’America? No, era stata già scoperta. Ne scriviamo solo perchè, da irriverenti quali siamo verso questa sorta di “pudore di Stato”, auspichiamo che, a furia di parlarne, qualcuno ci rifletta sopra, si incavoli in ogni ambito e ne faccia tesoro per chi dipende dalle sue decisioni e per i propri figli. E’ che tutto è diventato un prodotto d’importazione e d’esportazione. Alla fine non ci accontentiamo più d’essere dei malvagi ma vogliamo esserlo di più per sfidare le stesse leggi della natura e della convivenza civile.
Un tempo il ladro colto in flagrante si limitava a fuggire oggi si rivolta contro la vittima e non esita a seviziarla e ad ucciderla. Abbiamo, in pratica, perso il senso della misura. Non riusciamo più a dare una ragione al nostro essere e divenire e persino quando si deve essere raccolti nella preghiera guardiamo di sottecchi il nostro vicino e siamo distratti da pensieri poco “onorevoli” per una ragazza che ti siede accanto e ti sfiora il braccio e ti accorgi che è carina e che ha il seno che si rivela sotto le pieghe del vestito.
La circostanza ci fa riflettere non tanto per le distrazioni che ci permettiamo in un posto che noi stessi, per altro, abbiamo considerato sacro, ma per la nostra inettitudine nel valutare gli eventi e capacità di saperli controllare e considerarli nella giusta misura. Abbiamo notato, ad esempio, nel pieno di una celebrazione religiosa, cosa accade se nell’affollato asembramento c’è un bambino che piange? Quasi tutti cercano con lo sguardo di localizzare la fonte come se rivolgendo lo sguardo sull’autore e sulla persona alla quale è stato affidato il bimbo si possa tacitare quel pianto o per lo meno accettarlo e giustificarlo o anche esprimere un giudizio critico per chi dovrebbe fare in modo di acquietarne gli effetti sonori. A volte per una manciata di secondi se non di minuti noi ci distraiamo del tutto dall’ambiente dove ci troviamo per far divagare i nostri pensieri, per allontanarci mentalmente dal luogo sacro e dalla funzione che stiamo seguendo che è partecipazione spirituale e materiale alla sacralità del rito. Lo stesso accade per chi tiene accesa la televisione a basso volume mentre si sfaccenda in casa e finisce con il recepire le notizie che la mente riesce a catturare casualmente confondendone il messaggio tra il trasmesso e la nostra capacità di deformarne il contenuto in virtù del fatto che ne cogliamo solo una parte e cerchiamo di colmare il resto con ciò che supponiamo possa aver detto il personaggio che ci sussurra qualcosa dal monitor del televisore. Questa nostra palese incapacità di ascoltare con attenzione ciò che gli altri dicono non ci consente di seguire il filo logico delle argomentazioni espresse dal nostro occasionale interlocutore e trarne motivo di riflessione rifuggendo dai giudizi avventati o da ricostruzioni di comodo del suo pensiero.
In questo modo i messaggi che gli altri c’inviano finiscono con il peccare di autenticità, non ci permettono di trarne un obiettivo spunto di riflessione, non ci stimolano a valutazioni di merito e a cogliere, nella migliore delle ipotesi, le insidie di un messaggio che sublima l’inganno e la disinformazione. Abbiamo, in pratica, allentato il nostro livello di attenzione, la nostra capacità di discernimento. (Riccardo Alfonso)

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