Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 289

Posts Tagged ‘violenza’

La violenza come cultura dell’attenzione

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 agosto 2020

Da cronisti ci capita spesso di raccogliere il messaggio che proviene da chi scende in piazza per esporre quelle che ritiene giuste rivendicazioni e meritevoli di un’attenzione mediatica. Non manchiamo, ovviamente, di riportare le loro motivazioni ma il rilancio che facciamo acquista un risalto o meno non su ciò che è stato detto e sostenuto con fermezza e determinazione ma dai “clamori” che sono derivati con schiamazzi, aggressioni e danni ai negozi che si trovano lungo il tragitto dei manifestanti.
C’è persino da chiedersi se tutto si fosse svolto in maniera pacifica quale spazio avrebbe potuto ambire, nei notiziari televisivi e nelle pagine della carta stampata, la giusta causa. Questa consapevolezza è senza dubbio chiara agli organizzatori tant’è che cercano, per seguire una strada virtuosa, di ben rappresentare il preannuncio del comizio con vari comunicati stampa. Ma anche su questo verso piovono i distinguo. L’accesso all’informazione dipende molto dalla sigla politica o sindacale o dei vari movimenti d’opinione che promuovono l’iniziativa e dalla possibile ricaduta sull’opinione pubblica. Poi vi è il discorso dei numeri. L’ascolto si dilata se a manifestare sono in tanti e qui parte la propaganda dei numeri che trasforma diecimila presenze in centomila e via di questo passo.
Ne consegue il luogo comune che più si è aggressivi e maggiore è l’attenzione e se alla fine si contano numerosi feriti e contusi vuol dire che solo in questo modo la copertura mediatica premia.
Quest’andazzo non è condivisibile perché oltre tutto diseduca e mette in secondo piano il motivo stesso della contrarietà di quella parte dei cittadini che ancora credono alla forza delle parole, alla logica del pensiero e a farci riflettere seriamente. Si rende anche un pessimo servizio agli argomenti che s’intendono evidenziare con atti irresponsabili che non favoriscono la conoscenza al grosso pubblico e la loro eventuale condivisione finisce con lo spaventarlo e non certo a renderlo edotto di una ragione che potrebbe avere molti più sostenitori.
Che fare allora? È scegliere, a nostro avviso, il ritorno alla lettura, al migliore ascolto televisivo e in streaming live cercando al tempo stesso di coinvolgere più persone tra il pubblico e non tra i soliti tromboni ammazza sentenze. È senza dubbio un fatto culturale e d’intelligenza critica che ci permette di setacciare il fatto dal commento, la circostanza tra un interesse personale e di trarne una obiettiva valutazione. Dobbiamo in pratica ritornare a ragionare sempre con la nostra testa e non con quella degli altri, per imitarli pedissequamente, ma in chiave critica e ponderata. (Riccardo Alfonso)

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In Africa occidentale si intensifica la violenza islamista

Posted by fidest press agency su martedì, 25 agosto 2020

L’Associazione per i popoli minacciati (APM) ha messo in guardia dall’escalation della violenza islamista in Africa occidentale in seguito all’assassinio del Grande Imam Souaibou Cissé in Burkina Faso. Il Grande Imam di Djibo, 73 anni, è stato rapito martedì scorso ed è stato trovato assassinato ieri. Il barbaro assassinio dell’importante dignitario musulmano dimostra quanto sia scarsa la sicurezza in molte regioni del Burkina Faso. L’Unione europea deve prestare maggiore attenzione al drammatico deterioramento della situazione della sicurezza in gran parte dell’Africa occidentale. Non bastano più semplici dichiarazioni di rammarico per l’escalation di violenza. Dopo l’assassinio di 20 persone in un mercato del bestiame in Burkina Faso, l’Unione europea ha condannato la settimana scorsa la violenza contro i civili. Il Grande Imam era stato rapito su un autobus pubblico davanti agli altri passeggeri; presunti islamisti avevano fermato l’autobus all’aperto, controllato i documenti di tutti i passeggeri e poi trascinato fuori dall’autobus l’Imam Souaibou Cissé. L’alto sacerdote musulmano era sotto la protezione della polizia fino all’inizio di quest’anno, dopo l’attentato subito nel maggio 2017. L’Imam era diventato un bersaglio di attacchi islamisti dopo aver pubblicamente condannato il terrore degli islamisti radicali.L’assassinio del sacerdote era solo un’indicazione di quanto fosse grave la situazione della sicurezza in alcune regioni del Paese. Ad esempio, il vicesindaco della città di Djibo, da dove proveniva l’Imam, e tre dei suoi collaboratori sono stati assassinati nel novembre 2019. La maggior parte dei dignitari politici della città si trova ora solo nella capitale Ouagadougou per paura di attacchi terroristici. Le promesse del governo di ripristinare la sicurezza non sono state mantenute. È scandaloso che in Burkina Faso lo Stato stia rinunciando alla sua responsabilità di proteggere il proprio popolo. Dopo tutto, la popolazione civile non ha alternative alla vita in città e dipende dalla protezione dello Stato. http://www.gfbv.it/3dossier/africa/nigeria-it.html

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Oscenità e violenza nei costumi della nostra contemporaneità

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 agosto 2020

Osceno – per quanto ci riguarda – è un concetto intimo, e la sua socializzazione è sempre sinonimo di violenza di qualcuno su qualcun altro, questo qualcuno che vuole imporre all’altro il proprio concetto e la propria pratica di oscenità. Talvolta leggendo una sentenza di un giudice, oltre che mantenerci la pancia dalle risate che ci provoca, subito dopo ci rattristiamo: è il Paese in cui siamo nati ed in cui continuiamo a vivere. Si, lo so, siamo testardi a non cambiare Paese, ma c’è sempre un qualche motivo o una qualche bellezza che ci allontana da questi propositi. Mi chiedo, a volte, se i nostri buoni intendimenti non vanno a scontrarsi con le leggi della globalizzazione che oltre a farci vedere tante cose da chi vive all’altro capo del mondo cerca d’importi, per imitazione, la sua cultura e le sue abitudini nel bene e nel male anche se quest’ultimo prevale sul primo. Abbiamo scoperto l’America? No, era stata già scoperta. Ne scriviamo solo perchè, da irriverenti quali siamo verso questa sorta di “pudore di Stato”, auspichiamo che, a furia di parlarne, qualcuno ci rifletta sopra, si incavoli in ogni ambito e ne faccia tesoro per chi dipende dalle sue decisioni e per i propri figli. E’ che tutto è diventato un prodotto d’importazione e d’esportazione. Alla fine non ci accontentiamo più d’essere dei malvagi ma vogliamo esserlo di più per sfidare le stesse leggi della natura e della convivenza civile.
Un tempo il ladro colto in flagrante si limitava a fuggire oggi si rivolta contro la vittima e non esita a seviziarla e ad ucciderla. Abbiamo, in pratica, perso il senso della misura. Non riusciamo più a dare una ragione al nostro essere e divenire e persino quando si deve essere raccolti nella preghiera guardiamo di sottecchi il nostro vicino e siamo distratti da pensieri poco “onorevoli” per una ragazza che ti siede accanto e ti sfiora il braccio e ti accorgi che è carina e che ha il seno che si rivela sotto le pieghe del vestito.
La circostanza ci fa riflettere non tanto per le distrazioni che ci permettiamo in un posto che noi stessi, per altro, abbiamo considerato sacro, ma per la nostra inettitudine nel valutare gli eventi e capacità di saperli controllare e considerarli nella giusta misura. Abbiamo notato, ad esempio, nel pieno di una celebrazione religiosa, cosa accade se nell’affollato asembramento c’è un bambino che piange? Quasi tutti cercano con lo sguardo di localizzare la fonte come se rivolgendo lo sguardo sull’autore e sulla persona alla quale è stato affidato il bimbo si possa tacitare quel pianto o per lo meno accettarlo e giustificarlo o anche esprimere un giudizio critico per chi dovrebbe fare in modo di acquietarne gli effetti sonori. A volte per una manciata di secondi se non di minuti noi ci distraiamo del tutto dall’ambiente dove ci troviamo per far divagare i nostri pensieri, per allontanarci mentalmente dal luogo sacro e dalla funzione che stiamo seguendo che è partecipazione spirituale e materiale alla sacralità del rito. Lo stesso accade per chi tiene accesa la televisione a basso volume mentre si sfaccenda in casa e finisce con il recepire le notizie che la mente riesce a catturare casualmente confondendone il messaggio tra il trasmesso e la nostra capacità di deformarne il contenuto in virtù del fatto che ne cogliamo solo una parte e cerchiamo di colmare il resto con ciò che supponiamo possa aver detto il personaggio che ci sussurra qualcosa dal monitor del televisore. Questa nostra palese incapacità di ascoltare con attenzione ciò che gli altri dicono non ci consente di seguire il filo logico delle argomentazioni espresse dal nostro occasionale interlocutore e trarne motivo di riflessione rifuggendo dai giudizi avventati o da ricostruzioni di comodo del suo pensiero.
In questo modo i messaggi che gli altri c’inviano finiscono con il peccare di autenticità, non ci permettono di trarne un obiettivo spunto di riflessione, non ci stimolano a valutazioni di merito e a cogliere, nella migliore delle ipotesi, le insidie di un messaggio che sublima l’inganno e la disinformazione. Abbiamo, in pratica, allentato il nostro livello di attenzione, la nostra capacità di discernimento. (Riccardo Alfonso)

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Spirale di violenza in Africa occidentale

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 agosto 2020

Dopo la morte violenta di 28 persone in attacchi da parte di presunti estremisti islamici in Africa occidentale da venerdì della scorsa settimana, l’Associazione per i popoli minacciati (APM) ha messo in guardia sulle conseguenze di un’escalation di violenza per la popolazione civile. La popolazione civile soffre maggiormente per la crescente violenza degli islamisti e delle bande criminali in Africa occidentale. Gli omicidi di sei membri di un’organizzazione umanitaria francese dovrebbero essere un campanello d’allarme per l’Europa affinché faccia di più per arginare la violenza. I cittadini francesi sono stati assassinati domenica con il loro autista e la loro guida in un santuario degli animali in Niger. Venerdì scorso, 20 persone erano state uccise in modo simile da motociclisti armati in un mercato del bestiame nel villaggio di Namoungou in Burkina Faso. Della maggiorparte di questi attacchi i responsabili sono estremisti islamici, ma anche i confini con la criminalità comune, fatta di bande armate, sono ormai molto labili. Anche le forze armate regolari e le milizie di autodifesa equipaggiate dagli eserciti nei villaggi hanno alimentato la spirale della violenza.Il Burkina Faso, il Mali, il Niger, il Ciad e il nord della Nigeria sono ugualmente colpiti dalla crescente violenza. Solo la settimana scorsa la missione dell’ONU in Mali (MINUSMA) ha registrato un aumento significativo delle violenze contro la popolazione civile tra aprile e giugno 2020, soprattutto nel centro del Paese, rispetto al primo trimestre del 2020. La MINUSMA ha documentato 632 rapimenti, omicidi, esecuzioni sommarie, aggressioni e intimidazioni, in cui sono morte più di 320 persone tra il primo aprile e il 30 giugno 2020.Molte delle iniziative militari per arginare la violenza islamista sono mal coordinate. Lo scarso equipaggiamento e la mancanza di motivazione di molti soldati sta ostacolando l’efficacia della lotta contro gli autori di violenze islamiste in Africa occidentale. Dotare gli abitanti dei villaggi di armi per costruire milizie per l’autodifesa si rivela spesso problematico, dato che usano le armi anche nei conflitti di quartiere, alimentando così ulteriormente la violenza.Troppo poca attenzione viene prestata ai retroscena della violenza islamista. Per esempio, pochissimi combattenti di questi gruppi terroristici si sono uniti alle squadre del terrore per convinzione islamista, ma combattono come mercenari per le organizzazioni islamiste, soprattutto per motivi finanziari. Il retroterra sociale dei motociclisti armati, per lo più giovani, che diffondono il terrore, è ancora in gran parte ignorati. I mezzi militari da soli non vinceranno la lotta contro questi gruppi terroristici.

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Una legge contro la violenza sugli operatori sanitari

Posted by fidest press agency su sabato, 15 agosto 2020

“Il via libera definitivo del Parlamento alla legge contro la violenza sugli operatori sanitari rappresenta un doppio segnale di civiltà: il primo verso i cittadini che sanno di poter contare su professionisti concentrati sui loro problemi e non sulla difesa da attacchi che non hanno ragion d’essere; il secondo verso gli operatori che ora hanno una forma di tutela in più per un lavoro che fino a ieri nella pandemia li ha fatti definire ‘eroi’, ma che già oggi comincia a essere al centro di nuove violenze”. Commenta così Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche, il via libera alla legge sulla sicurezza degli operatori sanitari.L’89,6% degli infermieri è stato vittima, secondo una ricerca dell’Università di Tor Vergata di Roma, di violenza fisica/verbale/telefonica o di molestie sessuali dagli utenti sui luoghi di lavoro. In base ai dati si può dire che circa 240mila infermieri su 270mila dipendenti durante la loro vita lavorativa abbiano subito una qualche forma di violenza, sia pure solo una aggressione verbale. Di tutte le aggressioni (secondo l’Inail) il 46% sono a infermieri e il 6% a medici (gli infermieri sono i primi a intercettare i malati al triage, a domicilio ecc. e quindi quelli più soggetti).

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Il Parlamento europeo condanna ogni forma di razzismo, odio e violenza e chiede di agire

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 giugno 2020

Bruxelles. È necessario porre fine a qualsiasi forma di profilazione razziale nel diritto penale e garantire che la brutalità della polizia non sia impunita. Il PE afferma che nelle nostre società razzismo e discriminazione non sono ammessi e chiede all’UE di adottare una posizione forte e decisa contro il razzismo, la violenza e l’ingiustizia. In una risoluzione adottata venerdì con 493 voti favorevoli, 104 contrari e 67 astensioni, il Parlamento “condanna fermamente l’atroce morte di George Floyd” negli Stati Uniti, nonché le uccisioni analoghe dovunque nel mondo. I deputati invitano il governo e le autorità degli Stati Uniti ad adottare misure risolute per affrontare il razzismo e le disuguaglianze strutturali nel paese.Inoltre, condannano la repressione da parte della polizia statunitense di manifestanti pacifici e giornalisti e deplorano vivamente la minaccia del Presidente degli Stati Uniti di dispiegare l’esercito, nonché la sua “retorica incendiaria”.Seppur deplorando i singoli episodi di violenza verificatisi, il Parlamento sostiene le recenti proteste di massa in tutto il mondo contro il razzismo e la discriminazione, e condanna il “suprematismo bianco in tutte le sue forme”. I deputati condannano “gli episodi di saccheggio, incendio doloso, vandalismo e distruzione della proprietà pubblica e privata causati da alcuni manifestanti violenti” e chiedono allo stesso tempo che “l’uso sproporzionato della forza da parte delle autorità di contrasto e gli atteggiamenti razzisti da queste assunti” siano pubblicamente denunciati ogniqualvolta e ovunque si verifichino.L’uso della forza da parte delle autorità di contrasto dovrebbe essere sempre “legittimo, proporzionato e necessario” e avvenire come “ultima ratio”. Inoltre, “l’uso eccessivo della forza contro le folle è in contrasto con il principio di proporzionalità”. Gli Stati membri sono invitati a non lasciare che gli episodi di violenza e gli abusi da parte delle forze di polizia rimangano impunti, sottolineando che i cittadini hanno il diritto di registrare scene di violenza della polizia per usarle come prove.L’UE e i suoi Stati membri devono porre fine a qualsiasi forma di profilazione razziale o etnica nell’ambito dell’applicazione del diritto penale, delle misure antiterrorismo e dei controlli sull’immigrazione. Le nuove tecnologie in questo campo devono essere concepite in modo tale da non generare rischi di discriminazione per le minoranze etniche e razziali. La polizia e le forze dell’ordine devono avere “una condotta esemplare quanto alla lotta contro il razzismo e la discriminazione” e dovrebbero consolidare la formazione in questo senso. Il Pe chiede inoltre di rafforzare la diversità all’interno delle forze di polizia.Le istituzioni dell’UE e gli Stati membri dovrebbero riconoscere ufficialmente le ingiustizie e i crimini contro l’umanità che in passato sono stati commessi nei confronti delle persone nere, delle persone di colore e dei rom, chiedono i deputati, che inoltre dichiarano la schiavitù un reato contro l’umanità.Il contrasto alla discriminazione in tutti i settori deve essere una priorità dell’UE. Il Parlamento invita il Consiglio a “concludere senza indugio i negoziati sulla direttiva orizzontale sulla non discriminazione”, bloccata dai Paesi UE da quando è stata proposta dalla Commissione nel 2008.
La risoluzione sottolinea che il discorso razzista e xenofobo non è coperto dalla libertà di espressione. I deputati deplorano infine che le forze politiche estremiste e xenofobe in tutto il mondo ricorrano sempre più spesso alla ” alla distorsione dei fatti storici, statistici e scientifici e utilizzino simbologie e retoriche che richiamano aspetti della propaganda totalitaria, tra cui il razzismo, l’antisemitismo e l’odio nei confronti delle minoranze.

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Violenza donne: Un aiuto dalla Regione Lazio

Posted by fidest press agency su sabato, 25 aprile 2020

“Confermando la sua attenzione al contrasto alla violenza contro le donne, la Regione Lazio ha disposto con una delibera che parte degli alloggi popolari dell’Ater siano destinati alle donne vittime di violenza, per sostenerle nel loro percorso di autonomia. Dopo lo stanziamento per la Casa delle donne Lucha y Siesta e il ‘Contributo di libertà’ grazie al quale le donne che subiscono abusi possono ottenere 5000 euro per ricominciare, la giunta regionale del Lazio, con il governatore Nicola Zingaretti e gli assessori alle pari opportunità Giovanna Pugliese e alle politiche abitative Massimiliano Valeriani, continua un percorso virtuoso. Le donne che fuggono dalla violenza hanno bisogno di essere accolte da operatori capaci e poi anche di ricominciare a vivere. Una casa in questa fase è ciò che ci vuole”. Lo dice la senatrice del Pd Valeria Valente, presidente della Commissione di inchiesta del Senato sul femminicidio e la violenza di genere.

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EqualCity contro la violenza sui minori non accompagnati

Posted by fidest press agency su sabato, 29 febbraio 2020

Nell’ambito del programma europeo EqualCity, che intende migliorare l’offerta di servizi urbani rivolti alle vittime di violenza sessuale e di genere con l’impegno di quattro organizzazioni partner insieme a quattro città dell’UE, si svolgerà domani nella Sala Gonzaga in via della Consolazione un evento in cui l’Organizzazione Mondiale per le Migrazioni, Roma Capitale, il Dipartimento di Psicologia dell’Università Sapienza di Roma, il Progetto ETNA Etnopsicologia Analitica presenteranno un progetto sul tema dei minori stranieri non accompagnati (MSNA) vittime di violenza, con il coinvolgimento di tutti gli attori principali presenti nel sistema di accoglienza: tutori legali, tutori volontari, assistenti sociali municipali, educatori di comunità, mediatori culturali.Roma Capitale (Dipartimento Progetti di Sviluppo e Finanziamenti Europei e Dipartimento Politiche Sociali) è partner europeo del Progetto EqualCity, sulle tematiche di violenza sessuale e di genere all’interno delle comunità di migranti, nel quale ogni partner sviluppa un punto di osservazione specifico: allestimento e gestione di case sicure dedicate alla protezione e all’ospitalità di migranti LGBTQI+ (RainbowHouse Bruxelles e la Région de Bruxelles-Capitale); offerta di assistenza in favore delle donne migranti vittime di SGBV (Femmes en Détresse e Città di Lussemburgo); minori stranieri non accompagnati (MSNA) vittime di SGBV e operatori/attori sociali che a vario titolo entrano in contatto con questi ultimi (ETNA, Università Sapienza e Roma Capitale); genitori e famiglie appartenenti alle comunità migranti e impatto della violenza sessuale e di genere sui minori (città di Göteborg).Il Gruppo di Lavoro italiano è impegnato contro la violenza, anche psicologica, sui minori non accompagnati. Roma Capitale, il Dipartimento di Psicologia dell’Università Sapienza di Roma ed ETNA Etnopsicologia Analitica hanno fatto rete, dando vita ad un progetto di durata biennale, in risposta al quadro attuale, con soluzioni di intervento innovative in merito agli strumenti di protezione, accompagnamento e inserimento dei bambini e dei ragazzi coinvolti.

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Al via evento planetario contro la violenza alle donne “One Billion Rising”

Posted by fidest press agency su sabato, 8 febbraio 2020

Roma sabato 15 febbraio alle ore 15.00 in Piazza San Silvestro, con la coreografia ufficiale di One Billion Rising, reading e performance (per informazioni sugli eventi in tutta Italia https://www.facebook.com/obritalia/) si svolgerà la manifestazione patrocinata dal Municipio Roma. Hanno aderito all’iniziativa, in un impegno comune di ascolto, lotta, resistenza e solidarietà intese come modo di vivere, Amnesty International Italia, AMREF, Osservatorio pari opportunità Politiche di Genere AUSER, Differenza Donna ONG, Assist Associazione Nazionale Atlete, Rebel Network, Snoq San Donà. “One Billion Rising”. Oltre 1 miliardo di persone si daranno appuntamento nelle piazze di tutto il mondo per difendere i diritti delle donne. L’importante appuntamento, con il coinvolgimento di numerosi artisti ed attivisti, unirà narrazione, danza e movimento, per dare un messaggio universale contro la violenza maschile sulle donne. In Italia sono oltre 50 gli eventi in programma. (by christian flammia)

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La violenza come cultura dell’attenzione

Posted by fidest press agency su martedì, 14 gennaio 2020

Da cronisti ci capita spesso di raccogliere il messaggio che proviene da chi scende in piazza per esporre quelle che ritiene giuste rivendicazioni e meritevoli di un’attenzione mediatica. Non manchiamo, ovviamente, di riportare le loro motivazioni ma il rilancio che facciamo acquista un risalto o meno non su ciò che è stato detto e sostenuto con fermezza e determinazione ma dai “clamori” che sono derivati con schiamazzi, aggressioni e danni ai negozi che si trovano lungo il tragitto dei manifestanti.
C’è persino da chiedersi se tutto si fosse svolto in maniera pacifica quale spazio avrebbe potuto ambire, nei notiziari televisivi e nelle pagine della carta stampata, la giusta causa. Questa consapevolezza è senza dubbio chiara agli organizzatori tant’è che cercano, per seguire una strada virtuosa, di ben rappresentare il preannuncio del comizio con vari comunicati stampa. Ma anche su questo verso piovono i distinguo. L’accesso all’informazione dipende molto dalla sigla politica o sindacale o dei vari movimenti d’opinione che promuovono l’iniziativa e dalla possibile ricaduta sull’opinione pubblica. Poi vi è il discorso dei numeri. L’ascolto si dilata se a manifestare sono in tanti e qui parte la propaganda dei numeri che trasforma diecimila presenze in centomila e via di questo passo.
Ne consegue il luogo comune che più si è aggressivi e maggiore è l’attenzione e se alla fine si contano numerosi feriti e contusi vuol dire che solo in questo modo la copertura mediatica premia.
Quest’andazzo non è condivisibile perché oltre tutto diseduca e mette in secondo piano il motivo stesso della contrarietà di quella parte dei cittadini che ancora credono alla forza delle parole, alla logica del pensiero e a farci riflettere seriamente. Si rende anche un pessimo servizio agli argomenti che s’intendono evidenziare con atti irresponsabili che non favoriscono la conoscenza al grosso pubblico e la loro eventuale condivisione finisce con lo spaventarlo e non certo a renderlo edotto di una ragione che potrebbe avere molti più sostenitori.
Che fare allora? E’ scegliere, a nostro avviso, il ritorno alla lettura, al migliore ascolto televisivo e in streaming live cercando al tempo stesso di coinvolgere più persone tra il pubblico e non tra i soliti tromboni ammazza sentenze. E’ senza dubbio un fatto culturale e d’intelligenza critica che ci permette di setacciare il fatto dal commento, la circostanza tra un interesse personale e una obiettiva valutazione. Dobbiamo in pratica ritornare a ragionare sempre con la testa nostra e non con quella degli altri per imitarli ma non senza aver prima valutato la bontà dei loro intendimenti. (Riccardo Alfonso direttore centri studi della Fidest)

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Per porre fine alla violenza contro le donne

Posted by fidest press agency su domenica, 1 dicembre 2019

I deputati europei chiedono a tutti gli Stati membri di aderire alla Convenzione di Istanbul e di ratificarla.Nella risoluzione non legislativa, adottata giovedì con 500 voti favorevoli, 91 contrari e 50 astensioni, si invita il Consiglio a concludere con urgenza la ratifica da parte dell’UE della Convenzione sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne, nota anche come Convenzione di Istanbul, e si esortano i sette Stati membri che l’hanno firmata, ma non ancora ratificata, a farlo senza indugio.I deputati condannano gli attacchi e le campagne contro la Convenzione in alcuni paesi, che si basano su un’interpretazione errata e su una presentazione non corretta del suo contenuto al pubblico.Chiedono inoltre alla Commissione di aggiungere la lotta alla violenza di genere come priorità nella prossima strategia europea sul genere e di presentare un atto giuridico che affronti tutte le forme di violenza di genere, comprese le molestie online e la violenza informatica. Chiedono infine che la violenza contro le donne sia inclusa nel catalogo dei reati riconosciuti dall’UE. Tutti gli Stati membri dovrebbero garantire che la Convenzione sia attuata e applicata correttamente, assegnando finanziamenti adeguati e risorse umane ai servizi predisposti. È particolarmente essenziale fornire una formazione adeguata a tutti i professionisti che si occupano delle vittime (magistrati, medici, funzionari di polizia). Il PE ribadisce la sua posizione a favore di uno stanziamento specifico di 193,6 milioni di euro per azioni di prevenzione e lotta alla violenza di genere nell’ambito del programma Diritti e Valori.

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Contrasto alla violenza di genere

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 novembre 2019

Roma martedì 26 novembre presso la Cgil Nazionale in corso d’Italia 25 alle ore 16.30 è l’iniziativa promossa dalla Funzione Pubblica Cgil. All’indomani della giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, la Fp Cgil vuole riflettere su un aspetto specifico, ovvero il crescente utilizzo di forme di violenze verbali, esplicitate in diverse modalità, nella vita privata come in quella pubblica, tanto sul lavoro quanto nei piccoli ambienti di vita personale. Per farlo la categoria che rappresenta le lavoratrici e i lavoratori dei servizi pubblici della Cgil promuove un confronto con la partecipazione di Susanna Camusso, responsabile politiche di genere per la Cgil; Monica Martinelli, fondatrice della casa editrice Settenove per la prevenzione della violenza di genere; Graziella Priulla, sociologa e saggista, già docente all’Università di Catania nel Dipartimento di scienze politiche e sociali; Serena Sorrentino, segretario generale Fp Cgil Nazionale. A moderare la discussione Flavia Fratello, giornalista de La7. L’iniziativa, grazie a Radio Articolo 1, verrà trasmessa in diretta Facebook dalle 16.30 di martedì 26 novembre sulla pagina della Funzione Pubblica Cgil Nazionale e su quella della web radio della Cgil.

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Mozione Segre: sen. Rojc, ho votato in memoria di mio padre deportato

Posted by fidest press agency su giovedì, 31 ottobre 2019

“Oggi ho votato la mozione Segre, anche in memoria di mio padre deportato dai nazisti nel 1944 in quanto sloveno. Spero che quello che è accaduto al Senato serva a mettere un argine a un fiume di violenza, ma devo riconoscere con grande rammarico che la destra sembra lavorare per dividere, anche quando ci sarebbero tutti i presupposti per trovare un momento di condivisione sulle basi della convivenza. Sono commossa e grata alla senatrice Segre ma confesso di essere molto preoccupata”. Lo ha affermato la senatrice Tatjana Rojc (Pd), dopo il voto alla mozione sull’istituzione di una commissione straordinaria per la lotta a razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio, proposta dalla senatrice a vita Liliana Segre come prima firmataria.

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Quando la democrazia blocca la violenza

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 settembre 2019

Se andiamo al tempo in cui l’essere umano decise di vivere in comunità credo che si pose da subito il problema del come conciliare la coabitazione con gli interessi corporativi e di governance. Nei millenni trascorsi da allora ad oggi è apparso evidente che a scompaginare il sistema è stata la tendenza prevaricatrice di alcuni componenti la comunità nei riguardi dei propri simili. In altre parole il voler giocare “sporco” per trarne benefici personali sia di natura economica che per sete di potere. La reazione popolare non si fece attendere e il focolaio si accese generando conflitti d’ogni genere e per motivazioni più disparate: etniche, religiose, sociali e culturali. Se riportiamo questo seme della discordia alla realtà dei nostri giorni possiamo dire che numerosi sono gli insuccessi ottenuti ma anche la riuscita di stabili equilibri.
Al che dovremmo chiederci, doverosamente, i motivi del mal funzionamento e del perché le aspettative virtuose non hanno attecchito a livello mondiale. D’altra parte come si può pensare che messo in atto un modello di gestione democratica della cosa pubblica essa possa, ad un certo punto, non reggere le aspettative popolari divenendo persino una contraddizione nei termini con manifestazioni di piazza cruente. E’ che l’aspetto negativo, a mio avviso, dipende dall’uso che abbiamo fatto della stessa democrazia introducendovi elementi conflittuali di portata mondiale. Pensiamo al capitalismo che è degenerato nell’avidità, nell’egoismo, nei facili arricchimenti a scapito dei più deboli. Pensiamo a ciò che ci ha lasciato il socialismo reale e ancor prima il Marxismo-Leninismo. Pensiamo alla globalizzazione dei mercati che è degradata in una conflittualità sociale permanente. Pensiamo ai danni che abbiamo provocato all’ambiente con economie espansive poco rispettose dell’habitat e quanto altro.
Da più parti i ben pensanti invocano correttivi e comportamenti virtuosi per restituire alla democrazia la sua identità primigenia, generata dalla rivoluzione ateniese, e che i nostri padri, nella loro saggezza, ne hanno riconosciuto il valore e la portata del messaggio. Perché il precetto democratico non si coltiva citandolo ma praticandolo e in tal senso può diventare l’unica forza capace di contrastare la violenza e portare l’homo novus a soffocare le passioni in nome della ragione. (Riccardo Alfonso)

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La violenza come cultura dell’attenzione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 agosto 2019

Da cronisti ci capita spesso di raccogliere il messaggio che proviene da chi scende in piazza per esporre quelle che ritiene giuste rivendicazioni e meritevoli di un’attenzione mediatica. Non manchiamo, ovviamente, di riportare le loro motivazioni ma il rilancio che facciamo acquista un risalto o meno non su ciò che è stato detto e sostenuto con fermezza e determinazione ma dai “clamori” che sono derivati con schiamazzi, aggressioni e danni ai negozi che si trovano lungo il tragitto dei manifestanti.
C’è persino da chiedersi se tutto si fosse svolto in maniera pacifica quale spazio avrebbe potuto ambire, nei notiziari televisivi e nelle pagine della carta stampata, la giusta causa. Questa consapevolezza è senza dubbio chiara agli organizzatori tant’è che cercano, per seguire una strada virtuosa, di ben rappresentare il preannuncio del comizio con vari comunicati stampa. Ma anche su questo verso piovono i distinguo. L’accesso all’informazione dipende molto dalla sigla politica o sindacale o dei vari movimenti d’opinione che promuovono l’iniziativa e dalla possibile ricaduta sull’opinione pubblica. Poi vi è il discorso dei numeri. L’ascolto si dilata se a manifestare sono in tanti e qui parte la propaganda dei numeri che trasforma diecimila presenze in centomila e via di questo passo.
Ne consegue il luogo comune che più si è aggressivi e maggiore è l’attenzione e se alla fine si contano numerosi feriti e contusi vuol dire che solo in questo modo la copertura mediatica premia.
Quest’andazzo non è condivisibile perché oltre tutto diseduca e mette in secondo piano il motivo stesso della contrarietà di quella parte dei cittadini che ancora credono alla forza delle parole, alla logica del pensiero e a farci riflettere seriamente. Si rende anche un pessimo servizio agli argomenti che s’intendono evidenziare con atti irresponsabili che non favoriscono la conoscenza al grosso pubblico e la loro eventuale condivisione finisce con lo spaventarlo e non certo a renderlo edotto di una ragione che potrebbe avere molti più sostenitori. Che fare allora? E’ scegliere, a nostro avviso, il ritorno alla lettura, al migliore ascolto televisivo e in streaming live cercando al tempo stesso di coinvolgere più persone tra il pubblico e non tra i soliti tromboni ammazza sentenze. E’ senza dubbio un fatto culturale e d’intelligenza critica che ci permette di setacciare il fatto dal commento, la circostanza tra un interesse personale e una obiettiva valutazione. Dobbiamo in pratica ritornare a ragionare sempre con la testa nostra e non con quella degli altri ma dopo aver prima valutato la bontà dei loro intendimenti. (Riccardo Alfonso direttore centri studi della Fidest)

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Il linguaggio di Trump: fra parole e violenza

Posted by fidest press agency su martedì, 20 agosto 2019

By Domenico Maceri. La retorica divisiva del presidente Donald Trump è “direttamente responsabile” per la sparatoria a El Paso, Texas. Queste le parole di Alexandria Ocasio-Cortez, la parlamentare liberal di New York, mentre parlava a una veglia funebre tenutasi a Brooklyn per le vittime di El Paso e quelle di Dayton, Ohio. Corey Booker, senatore del New Jersey e candidato alla nomination democratica, ha fatto eco alle parole di Ocasio-Cortez, addossando anche lui la colpa a Trump poiché alimenta la paura e l’odio, invece di condannare la supremazia bianca. Julian Castro, però, ex sindaco di San Antonio e membro del cabinet dell’amministrazione di Barack Obama, ha detto che “l’unico direttamente responsabile” in questi sanguinosi episodi è l’individuo che ha sparato.Castro ha letteralmente ragione, ma il linguaggio incendiario di Trump si collega indirettamente (ma probabilmente anche direttamente) alle recenti stragi. Le informazioni finora venute a galla spiegherebbero la motivazione dell’individuo responsabile per la morte di 22 persone, additando a una matrice suprematista. Poche ora prima della tragedia, il killer avrebbe postato un manifesto in cui riprende il linguaggio anti-immigranti di Trump. Il manifesto, postato nello stesso sito di ultra destra usato dal killer responsabile per la morte di 50 musulmani in Nuova Zelanda, reitera “l’invasione” degli immigrati. Ci dice anche che lui si sente attaccato da questi stranieri e quindi vuole “difendere il suo Paese”. Accusa gli immigrati di volere rimpiazzare la razza bianca, idea anche caldeggiata dai suprematisti bianchi nelle vicende di Charlottesville del 2017 e parecchie altre stragi in cui giovani bianchi sono stati responsabili di sparatorie, causando la morte di decine di persone, in genere membri di gruppi minoritari.Il manifesto non si collega direttamente a Trump ma l’affinità con il linguaggio incendiario e pericoloso usato dall’inquilino della Casa Bianca deve essere valutata. Trump ha fatto uso di attacchi agli immigrati dall’inizio della sua campagna, avendola iniziata accusando i messicani di essere stupratori. In uno dei suoi tanti comizi il candidato Trump ha incoraggiato i suoi sostenitori a “prendere a botte” alcuni manifestanti, offrendo di pagare loro le eventuali spese legali. Un linguaggio retorico continuato nella sua presidenza come ci dimostra il più recente discorso a Panama City, in Florida. Parlando della situazione al confine col Messico, Trump si è riferito ai migranti dicendo che non “li lasceremo entrare”. Non si useranno armi da fuoco per fermarli anche se altri Paesi lo fanno, ha continuato il 45esimo presidente. “Come si fermano dunque?” ha domandato Trump al suo pubblico. La risposta immediata da alcuni sostenitori è stata di “spararli”.
Sarà coincidenza ma è proprio quello che ha fatto il killer della strage di El Paso. La scelta della città al confine col Messico non è stata casuale poiché l’80 percento della popolazione è formata da latinos, la maggior parte di origine messicana. Inoltre, 8 delle vittime della tragedia erano infatti cittadini messicani che avevano attraversato la frontiera per fare shopping a Walmart.Trump ha condannato, anche se debolmente, la strage di El Paso e anche quella di Dayton, Ohio, leggendo dal teleprompter che la “nostra nazione condanna il razzismo e la supremazia bianca”. Al di là del suo sbaglio “geografico” (ha detto che la strage era avvenuta a Toledo anziché di Dayton ), le parole del 45esimo presidente odoravano di falsità e incoerenza. Trump ha cercato di addossare la colpa delle stragi ai videogiochi e all’accesso di armi ai malati di mente. In ciò reitera il linguaggio della National Rifle Association (NRA) che le armi da fuoco non sono pericolose in sé ma i veri colpevoli sono le persone che premono il grilletto.I videogiochi e i malati di mente esistono anche in molti altri Paesi, i quali non subiscono queste stragi che in America sono divenute routine. La spiegazione dunque risiede nella disponibilità di armi da fuoco. Quando il linguaggio politico che demonizza alcuni gruppi etnici o razziali si fonde con il facile accesso ai fucili di assalto, si ottiene un clima letale.Trump però non è completamente responsabile per queste stragi, nemmeno quelle che si collegano almeno indirettamente alla sua retorica politica. Non ha nemmeno lui inventato l’idea degli immigrati come invasori che distruggono l’America. Patrick Buchanan, candidato presidenziale nel 1992 e 1996, ne aveva già parlato usando infatti la stessa espressione di “invasione illegale”. Trump l’ha definitivamente adottata e ampliata nella campagna elettorale e continuata durante la presidenza. In ciò lui ha ricevuto notevole sostegno dai media di destra, in particolar modo dalla Fox News. Già nel 2014, prima che Trump annunciasse la sua corsa alla presidenza, parecchi conduttori della rete di Rupert Murdoch, parlavano di immigrazione come “invasione”. Rush Limbaugh, il noto conduttore radiofonico conservatore, ha anche lui amplificato gli aspetti negativi degli immigrati, dicendo che si tratta di “un’invasione” che alla fine farà perdere l’identità all’America (vedi identità bianca). Ann Coulter, una delle star di Fox News, ha detto in un’occasione che bisognava “sparare questi invasori”.Un’analisi comprensiva del New York Times di questo linguaggio anti-immigranti promosso dai media di destra ha rilevato più di centinaia di esempi che si sovrappongono alle parole del manifesto del killer di El Paso. Trump ripete questo linguaggio e i media di destra lo riecheggiano, ottenendo un effetto cumulativo che non spiega fino in fondo queste stragi. Di certo però le alimenta, colorandole anche di legittimità con le parole incendiarie attualmente in auge nel linguaggio della Casa Bianca attuale.La scrittrice americana Toni Morrison, deceduta recentemente, nel suo discorso di accettazione del premio Nobel nel 1993, disse che “la lingua oppressiva va oltre la rappresentazione della violenza; è la violenza stessa”. Le parole vengono usate per tanti scopi dalle aziende per vendere prodotti e dai politici per convincere gli elettori e dunque contengono un forte peso. Trump dà l’impressione di non capire che le parole feriscono e a volte uccidono. In realtà lo capisce molto bene e continuerà a usare il suo solito linguaggio aggressivo perché lo considera la sua carta vincente.
Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della National Association of Hispanic Publications.

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Aumentano i casi di violenza nei luoghi di lavoro

Posted by fidest press agency su sabato, 22 giugno 2019

Se ne è parlato a Madrid al secondo seminario: “Violenza sul lavoro: come proteggere i lavoratori vittime”, organizzato dalla Confederazione dei Sindacati Indipendenti Europei (CESI) in collaborazione con i suoi membri spagnoli e finanziato dall’Unione Europea. All’evento era presente anche una delegazione ANIEF, in rappresentanza di CISAL e CONFEDIR, che ha partecipato attivamente al seminario, durante il quale è stata illustrata la situazione attuale in diversi settori, sia del pubblico che del privato, individuando le migliori prassi, proponendo campagne di sensibilizzazione e richiedendo politiche e normative dedicate. In base a quanto espresso dai relatori, risulta che la violenza sul posto di lavoro contro i lavoratori del settore pubblico è un fenomeno in aumento in Spagna e nella maggior parte dei paesi dell’Unione Europea. Secondo il 2014 EU-OSHA Indagine europea fra le imprese sui rischi nuovi ed emergenti (ESENER 2), il 67% del personale nei settori dell’istruzione e dei servizi sociali nel paese deve confrontarsi quotidianamente con una utenza problematica. Nella pubblica amministrazione il tasso si attesta al 62%. Secondo gli esperti, i dati vengono sostanzialmente confermati nel panorama dei Paesi dell’Unione Europea, dove violenza verbale e fisica, molestie sessuali e cyberbullismo costituiscono le principali minacce alla sicurezza e salute del lavoratore che spesso manifesta una certa riluttanza nella denuncia e condivisione delle violenze subite. Solo il 40% delle istituzioni dichiara di avere attivato procedure idonee per la gestione e la prevenzione dei casi di violenza. La CESI si pone, dunque, un triplice obiettivo. In primo luogo dovrebbe essere oggetto di una ampia campagna di sensibilizzazione il ruolo dello Stato nella tutela dei dipendenti pubblici. In secondo luogo, sarebbe necessario migliorare gli strumenti di prevenzione e repressione dei fenomeni di violenza sul posto di lavoro con una maggiore attenzione verso le vittime. Infine, sarebbe auspicabile lo sviluppo di una legislazione più efficiente per migliorare la sicurezza sul lavoro, nonché una più efficace difesa degli interessi e dei diritti delle vittime, prevedendo anche sanzioni più rigorose per gli atti di violenza commessi contro i dipendenti pubblici.
Le idee e le proposte emerse nel corso dei lavori saranno fatte proprie dal sindacato Anief e portati all’attenzione dei tavoli di contrattazione nazionali per la tutela dei lavoratori della scuola, un comparto nel quale sempre più spesso si manifestano atti di violenza.

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Pace, Sant’Egidio: alle Fosse Ardeatine per ricordare tutte le vittime delle guerre, della violenza e del razzismo

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 maggio 2019

Domani, sabato 25 maggio, alle 11, un centinaio di rappresentanti delle Comunità di Sant’Egidio di 39 paesi da Africa, Asia e America Latina, che in questi giorni partecipano al convegno internazionale “Tutto può cambiare”, si recheranno alle Fosse Ardeatine per rendere omaggio alle vittime del crudele eccidio nazifascista compiuto durante la seconda guerra mondiale. I partecipanti deporranno una corona di fiori sul luogo della strage e sosteranno in silenzio per ricordare tutte le vittime delle guerre, della violenza, del terrorismo e del razzismo.

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Violenza negli stadi: “Dodici anni dopo violenza immutata e non c’è risposta adeguata”

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 febbraio 2019

“Dodici anni senza Filippo Raciti. Ricordarlo è un dovere, e la rabbia brucia ora esattamente come allora. Il nostro collega, uomo, figlio, fratello, marito e padre, è morto per un banale incontro di calcio, la sede oramai ‘propria’ della violenza più cieca, assurda e insensata. E dodici anni dopo nulla è cambiato o quasi. Per le partite di calcio si continua a morire, continua l’esibizione di violenza e illegalità, di prepotenza e di disprezzo assoluto per le regole, continua l’insostenibile spesa pubblica per arginare una follia che meriterebbe risposte di altro tipo. Dodici anni dopo siamo ancora a parlare dell’emergenza violenza negli stadi, eppure i campionati proseguono come nulla fosse. Ma la verità è che le tifoserie continuano a fare paura e che non si trova il coraggio di dare risposte di adeguata fermezza. Ancora non si vedono i facinorosi finire in carcere e restarci, eppure Daspo e minacce di vario genere non hanno alcun serio effetto deterrente, né di prevenzione, né di educazione. Il Rapporto del Viminale reso noto al termine dello scorso girone d’andata dei campionati professionistici parlava chiaro: violenza in aumento, e maglia nera per la serie A, con un netto aumento dei feriti fra i civili e, soprattutto, fra le Forze dell’ordine. Nei mesi seguenti i numeri sono parsi ‘migliorare’, si tratta di dati privi di senso concreto considerato che il 2018 si è chiuso con l’ennesima morte di un tifoso, con scontri durissimi con le Forze di Polizia, con gli oramai consueti cori razzisti, e chi più ne ha più ne metta. Tutto ciò non necessita di commenti ulteriori. Con il Decreto sicurezza, accogliendo una richiesta per cui ci siamo sempre battuti, è stata incrementata la contribuzione delle società di calcio per l’ordine pubblico durante le partite, ma questo non può bastare. Le regole attuali non sono efficaci, la risposta del sistema normativo e giudiziario alla violenza e all’illegalità in occasione di manifestazioni sportive è decisamente ‘all’acqua di rose’, continuiamo a trovare criminali impuniti che accoltellano la gente fuori dagli stadi con il provvedimento di Daspo in tasca. E’ un’intollerabile presa in giro”. Così Valter Mazzetti, Segretario generale Fsp Polizia di Stato, Federazione sindacale di Polizia, nel giorno del dodicesimo anniversario della morte di Filippo Raciti, l’ispettore di Polizia deceduto durante il derby di calcio tra Catania e Palermo fuori dallo stadio Massimino.

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Violenza ↔ Società. Costruzioni (e distruzioni) della semantica occidentale

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 gennaio 2019

Un libro di Osvaldo Duilio Rossi, Meltemi. 6 capitoli epistemologici sul corrente medi@evo, sugli aspetti economici e monetari della violenza, sulle sue inerenze sessuologiche e culinarie, sulla sua estetica e sulle sue funzioni giuridiche.
La violenza emerge sempre più evidentemente nella vita sociale. Dai gilet gialli francesi alla legge sulla legittima difesa italiana, dalla lotta contro la violenza sulle donne agli attentati terroristici, passando per le manovre di borsa o di finanza pubblica, la violenza ci circonda ogni giorno e l’approviamo inconsapevolmente, anche quando la critichiamo perché condividiamo “valori di scambio” che hanno costruito la società occidentale nel corso dell’ultimo millennio. L’atto violento in sé reca significati costruttivi difficili da riconoscere: e mai come in questi tempi la comprensione della violenza può rivelarsi cruciale per il futuro.
La sospensione del giudizio sulla violenza (smettendo di condannarla o di tollerarla) svela due funzioni: quella di strumento principale tramite cui si ordina il mondo naturale, e quella di elemento scardinante, in grado di sovvertire l’ordine culturale.
La violenza si esprime in paradigmi sessuali, economici, giuridici e religiosi, che si manifestano tanto nelle arti quanto nelle politiche finanziarie, nei social network e nella giustizia. Il rapporto quotidiano che hanno gli individui con tutti quegli strumenti è caratterizzato da un’ambiguità latente: il senso distruttivo di certe politiche e il senso costruttivo di molte ribellioni sfugge sempre più all’attenzione dell’Occidente. Una riflessione trasversale consente di cogliere tali paradigmi quali strumenti che regolano il patto sociale, e consente di capire a quante forme di violenza prendiamo parte (anche inconsapevolmente) ogni giorno.
Il libro Violenza ↔ Società permette di cogliere tali paradigmi quali strumenti che regolano il patto sociale: comprenderli consente di acquisire coscienza del nostro legame intrinseco con essi. Capire il significato ambivalente della violenza serve a capire come possiamo sostituirla e in quali agenzie sociali possiamo operare per trasformare la società, dalla famiglia alle istituzioni pubbliche.
L’autore: Osvaldo Duilio Rossi, dottore di ricerca, mediatore e negoziatore professionista, ha pubblicato contributi sulla scienza del conflitto e sugli strumenti di soluzione delle controversie alternativi al giudizio (ADR), ma anche saggi di antropologia e sociologia dei processi culturali. Insegna all’Università di Teramo e alla LUISS Guido Carli. Pagine 152. Collana Linee. ISBN 978-88-8353-943-5. Col contributo scientifico di IforMediate. http://www.meltemieditore.it/catalogo/violenza-societa/ (Avv. Orietta Leonardi)

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