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Covid-19: il 27OHC è risultato essere un forte inibitore della replicazione virale

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 agosto 2020

La molecola 27-idrossicolesterolo (27OHC) è presente nel nostro corpo come fisiologico prodotto del metabolismo ossidativo del colesterolo. In colture cellulari infettate con il SARS-CoV-2, il virus responsabile di COVID-19, il 27OHC è risultato essere un forte inibitore della replicazione virale. La rilevanza di tale evidenza scientifica è ulteriormente sottolineata dalla contemporanea osservazione di un vistoso calo di questa molecola con proprietà antivirali nel sangue dei pazienti COVID-19.La doppia scoperta, in pubblicazione online sulla rivista scientifica Redox Biology, è il risultato di una cooperazione multidisciplinare tutta italiana, tra Panoxyvir, una start-up innovativa e spin-off accademica dell’Università di Torino, coordinatrice del lavoro, il Centro Internazionale di Ingegneria Genetica e Biotecnologia (ICGEB) di Trieste, che ha testato la molecola sul SARS-CoV-2 isolato da individui contagiati, e l’Ospedale di Desio/Università di Milano Bicocca, che ha monitorato i livelli di 27OHC nel sangue di individui positivi al SARS-CoV-2, asintomatici o con COVID-19 di grado moderato o severo. Panoxyvir da tempo puntava sull’attività antivirale ad ampio spettro del 27OHC, avendone già dimostrato la capacità di bloccare i Rhinovirus, i principali agenti del raffreddore comune, e i Rotavirus, la causa più comune di gastroenterite virale nei primi anni di vita, con un meccanismo che non bersaglia direttamente le particelle virali, bensì modifica in modo transiente fattori della cellula ospite necessari ai virus per replicarsi. Tra i principali autori della ricerca, oltre ai tre fondatori di Panoxyvir, Giuseppe Poli, patologo generale, David Lembo e Andrea Civra, virologi dell’Università di Torino, Polo San Luigi Gonzaga, vi sono Alessandro Marcello, virologo all’ICGEB, e Valerio Leoni, biochimico clinico presso l’Ospedale di Desio/Università di Milano Bicocca. L’elevata biocompatibilità della molecola, dovuta alla sua origine fisiologica, e l’estrema varietà di virus ad ampia diffusione che è in grado di inibire, come un antibiotico ad ampio spettro nel caso delle infezioni batteriche, candidano il 27OHC ad un rapido sviluppo pre-clinico per giungere al più presto ai primi studi clinici sull’uomo e proporsi come strategia antivirale complementare ai vaccini nel far fronte a pandemie attuali ma anche future.

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Congiuntivite: virale, batterica o allergica?

Posted by fidest press agency su domenica, 19 luglio 2020

“Ho l’occhio rosso e gonfio!”, “Mi prudono gli occhi!”, “Nel mio occhio c’è pus!”. Queste le frasi che spesso denunciano la presenza di una congiuntivite. Sì, ma di che tipo? Virale, batterica o allergica questa infiammazione oculare si manifesta con sintomi differenti che possono prediligere adulti o bambini a seconda della tipologia, richiedendo il consulto dello specialista nel 70% dei casi. L’Associazione Mondiale per le Malattie Infettive e i Disordini Immunologici (WAidid) sottolinea come solo una corretta diagnosi permetta di ricevere il trattamento idoneo, evitando complicazioni gravi che possono portare anche a danni strutturali all’occhio.
Con un rischio di trasmissione del 50%, la congiuntivite infettiva più comune è la congiuntivite virale. Questa colpisce generalmente la popolazione adulta e si presenta prevalentemente in estate. Primo responsabile è l’Adenovirus (90% dei casi), un virus che spesso colpisce altre parti dell’organismo, in particolar modo le vie respiratorie, dando vita a ulteriori sintomi come mal di gola, rinite, tosse e ingrossamento linfonodale. A provocare la congiuntivite virale può, inoltre, essere l’Herpes Simplex (1,3%-4,8% dei casi) che attacca un solo occhio e si associa ad herpes labiale. A seguire Herpes Zoster e Molluscum Contagiosum: il primo coinvolge il nervo trigemino, mentre il secondo è spesso associato a congiuntivite follicolare con lesioni alla palpebra. In entrambi i casi, le complicanze possono essere gravi come danni alla cornea e uveite. Sebbene non esista nessun trattamento ad hoc, l’uso di antivirali topici o sistemici può rivelarsi utile per impedire complicanze. Impacchi freddi, lacrime artificiali e antistaminici topici alleviano la sintomatologia. Bisogna inoltre ricordare di utilizzare asciugamani e salviette personali per non favorire la trasmissione dell’infezione.
A prediligere i bambini, invece, è la congiuntivite batterica: si stima, infatti, che nel 50%-75% dei casi siano i piccoli pazienti ad esser vittima di questa fastidiosa infezione. Se la congiuntivite virale ama il clima estivo, quella batterica tende a presentarsi prevalentemente nel periodo tra dicembre e aprile. Una secrezione purulenta appiccicosa e sensazione di corpo estraneo nell’occhio sono i sintomi che la caratterizzano. Nei bambini, i principali batteri responsabili sono Haemophilus influentiae (29% dei casi) e Streptococcus pneumoniae (20%). Anche gli adulti possono essere colpiti da questa forma di congiuntivite infettiva che, in questi soggetti, è causata prevalentemente da Staphylococcus aureus, a cui seguono Streptococcus pneumoniae e Haemophilus influentiae. Inoltre, una scarsa produzione lacrimale, traumi, condizioni di immunodepressione sono tutti veri e propri fattori di rischio per l’insorgenza della congiuntivite batterica. A rappresentare il veicolo principale di trasmissione dell’infezione sono le mani che, se non lavate accuratamente e frequentemente, spalancano le porte a germi e batteri. Una volta diagnosticata, la congiuntivite batterica va trattata tempestivamente con un collirio antibiotico.Inoltre, a presentare condizioni importanti è la congiuntivite batterica iperacuta, un’infezione a esordio improvviso che progredisce fino alla perforazione della cornea. Causata spesso da Chlamydia o Neisseria Gonorrhoeae, malattie sessualmente trasmesse che possono diffondersi anche all’occhio, la congiuntivite batterica iperacuta è caratterizzata da un’abbondante secrezione purulenta, visione diminuita, dolore e linfoadenopatia.
“Particolare attenzione viene richiesta ai portatori di lente a contatto – aggiunge il Professor Stefano Gandolfi, Professore Ordinario di Malattie dell’Apparato Visivo all’Università di Parma – nonché ai pazienti che, di recente, sono stati sottoposti ad intervento di estrazione di cataratta. In entrambe le condizioni, una congiuntivite può portare a complicanze gravissime, quali ulcere corneali o endoftalmiti, tali da causare una perdita irreversibile della vista. Al minimo accenno di arrossamento congiuntivale, con o senza secrezione, il portatore di lente a contatto deve immediatamente sospenderne l’applicazione. Analogamente, davanti a un arrossamento intenso e dolore, durante i primi 7-10 giorni da un intervento per cataratta, il paziente deve immediatamente rivolgersi all’oculista per una urgente valutazione della situazione” .Il problema, in genere, scompare evitando il contatto con la sostanza scatenante e utilizzando lacrime artificiali. Nelle manifestazioni più importanti, è opportuno somministrare un collirio antistaminico e farmaci corticosteroidei.

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“Covid-19: cosa sta diventando virale, esattamente?”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 marzo 2020

A cura di Colin Moore, Global Chief Investment Officer di Columbia Threadneedle Investments. La domanda nel titolo non si riferisce tanto al coronavirus Covid-19, quanto alla rapida diffusione della paura per le conseguenze dell’epidemia. Secondo il Collins Dictionary, una storia diventa virale quando “si diffonde rapidamente e ampiamente su Internet, sui social media e via email”. Anche altre definizioni che ho letto contengono riferimenti alla velocità e all’ampiezza della diffusione, ma non all’accuratezza dei fatti.
L’epidemia di Covid-19 è un fenomeno estremamente complesso da comprendere con precisione a livello globale, per via delle numerose variazioni e interdipendenze. Ovviamente, la nostra più grande preoccupazione e solidarietà va alle persone direttamente colpite dal virus e alle loro famiglie. Tuttavia, per comprendere i potenziali impatti economici e finanziari dobbiamo mantenere un atteggiamento distaccato, tracciando una chiara demarcazione tra gli effetti di breve termine e quelli di lungo termine/permanenti. La paura del Covid-19, con la sua veloce diffusione, sta influenzando molteplici aspetti dell’attività quotidiana. Le foto di negozi, strade e fabbriche vuote abbondano. Gli eventi sportivi, i grandi saloni dell’auto e altri eventi sono stati cancellati e le università hanno sospeso i programmi di studio all’estero. Le compagnie aeree annunciano l’annullamento di trasferte di lavoro e viaggi di piacere. Le immagini di giornalisti che realizzano servizi televisivi indossando mascherine sono diventate onnipresenti. L’analisi di infezioni passate, come la SARS e la MERS, fornisce informazioni utili ma non conclusive.Il Covid-19 è un virus nuovo con caratteristiche inedite. Sembra avere un tasso di trasmissione più alto, ma fortunatamente un tasso di letalità più basso, rispetto ad altri casi di studio. Ci troviamo dunque di fronte alla seguente dicotomia: quanto più intensi sono gli sforzi di contenimento nell’immediato, tanto maggiori sono le ricadute economiche a breve termine, ma tanto più efficace è l’attenuazione degli impatti a lungo termine. Tuttavia, la contrazione dell’attività economica è un fatto concreto. L’immagine forse più eloquente è stata rilevata dalla NASA e dai satelliti di monitoraggio dell’inquinamento dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), che hanno “registrato un calo significativo della quantità di biossido di azoto (NO2) sopra la Cina.” Le immagini nella Figura 1 mostrano la drastica variazione del volume di NO2 tra gennaio a febbraio, in seguito all’introduzione delle quarantene (si noti che il periodo include anche le festività per il Capodanno cinese); ciò implica una marcata riduzione della produzione di energia elettrica, dell’attività industriale e delle emissioni di autoveicoli, che costituiscono un utile indicatore di una parte importante dell’attività economica.
I recenti dati sugli indici dei responsabili degli acquisti (PMI) dei mercati emergenti evidenziano analogamente un sostanziale impatto a breve termine.
Una parte dell’attività economica, quindi, è andata irrimediabilmente perduta. Un semplice esempio è quello del mangiar fuori: se martedì scorso ho cancellato una prenotazione al ristorante, è improbabile che mangerò due pasti fuori martedì prossimo. Altre forme di attività, invece, potrebbero essere state semplicemente differite. Non appena le fabbriche ricominceranno a operare, potrebbero essere necessari turni addizionali di lavoro per ricostituire le scorte. In questo caso l’attività non è andata perduta, ma è stata soltanto rinviata. Ciò nonostante, non si dovrebbe sottovalutare l’entità dell’impatto a breve termine. Il maggior rischio nell’immediato è la liquidità. Se l’attività economica rallenta, rallentano anche i flussi di cassa. L’enfasi sui tagli dei tassi d’interesse è malriposta. Le banche centrali possono dare un contributo, ma i governi devono assumere un ruolo di primo piano nel fornire liquidità, come sembrano avere riconosciuto Hong Kong, Corea del Sud e Italia. Nei periodi di grande paura, la liquidità è un problema concreto. Pertanto, bisognerebbe concentrarsi sull’erogazione di liquidità, anziché sul costo del denaro. Ovviamente i due aspetti sono correlati, ma focalizzarsi sulla liquidità crea maggiori opzioni politiche rispetto al focalizzarsi sui tassi. Dopo la Fed che ha tagliato i tassi di mezzo punto, probabilmente anche le altre banche centrali taglieranno i tassi d’interesse, ma nonostante la stabilizzazione del sentiment di mercato ciò avrà un impatto limitato sulla fiducia dei consumatori e delle imprese se rimarrà l’unica risposta.
Comprensibilmente, l’attenzione si è concentrata finora sul Covid-19 stesso. Ciò è stato chiaramente il catalizzatore di una correzione dei mercati, ma dobbiamo riconoscere che le valutazioni nei mercati azionari e obbligazionari statunitensi erano relativamente elevate, data la modesta crescita economica e degli utili. Il rischio di recessione è aumentato a causa degli impatti economici a breve termine provocati della paura del Covid-19, ma un’eventuale recessione sarebbe probabilmente alquanto breve e superficiale, anche se potrebbe rivelarsi più grave nei paesi maggiormente colpiti, come la Cina.Le numerose interdipendenze globali a cui abbiamo accennato richiedono una ricerca approfondita per giungere a una conclusione, ed è su questo che i nostri colleghi ricercatori concentreranno la loro attenzione. Rimangono ancora molti aspetti da capire, per cui questo è il momento di dedicarsi ad una ricerca seria e approfondita, e non a fare congetture sui social media.

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La corretta informazione sulla salute diventa “virale”

Posted by fidest press agency su domenica, 10 novembre 2019

La Fondazione Mondo Digitale, con il contributo non condizionante di MSD Italia, lancia “Viral but healthy”, un programma formativo per aiutare i giovani a comprendere l’importanza della prevenzione e a proteggersi da fake news sulla salute. L’11 novembre, a partire dalle ore 9, l’appuntamento è alla Palestra dell’Innovazione di Roma con il “White hackathon”, una maratona di creatività alla ricerca di soluzioni efficaci per una corretta informazione sulla prevenzione delle patologie più diffuse. Sono stati invitati rappresentanti del MIUR e della Regione Lazio. Una fake news in sanità fa danni enormi con costi sociali ed economici altissimi. E quelle sulle vaccinazioni hanno un rischio maggiore di condivisione e percezione di veridicità, seguite molto a distanza dalle informazioni sui vari screening (prostata, colon-retto e seno). Lo rileva la recente ricerca “Impatto delle fake news in ambito sanitario”, finanziato dal ministero della Salute e condotto dal Ceis-Eehta (Economic Evaluation and Hta) della Facoltà di Economia dell’Università Tor Vergata in collaborazione con la Kingston University di Londra. Come si possono aiutare i cittadini a interpretare correttamente le notizie e a valutare le scelte giuste per la salute? Quale ruolo può giocare la scuola per formare una consapevolezza critica nei più giovani? Sensibilizzare sull’importanza della prevenzione, promuovere una corretta comunicazione per le famiglie, diffondere nelle scuole strumenti di informazione consapevole, combattere le derive delle “cure social”: sono solo alcune delle sfide lanciate dal progetto “Viral but Healthy”, realizzato dalla Fondazione Mondo Digitale con il contributo non condizionante di MSD Italia. L’immunoprofilassi è pericolosa? Gli antibiotici funzionano contro ogni tipo di infezione? Come valutare l’affidabilità di una notizia? Come distinguere scienza da falsa scienza? L’originale programma “per le competenze trasversali e per l’orientamento” (ex Alternanza scuola-lavoro) coinvolge 55 studenti del liceo scientifico Vito Volterra di Ciampino: guidati da esperti ragazze e ragazzi imparano a conoscere i meccanismi della comunicazione scientifica e a comprenderne rischi e potenzialità, per diventare portatori di una comunicazione sana, capace di contagiare la comunità.

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La “berlusconite” virale

Posted by fidest press agency su sabato, 13 luglio 2013

Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi (Photo credit: Wikipedia)

In questi giorni è manifesta, anche se non è la prima volta, l’incapacità del Parlamento italiano di fare delle scelte giuste. Dopo alcuni mesi dalle ultime elezioni ci troviamo impantanati con un governo dalle cosiddette “larghe intese” sotto la minaccia quotidiana di una crisi da parte del Pdl. Di riflesso il Parlamento continua a legiferare su “commissione” da parte di un esecutivo incapace, a sua volta, d’essere determinato nelle sue scelte di fondo. Nemmeno il “manrovescio” inferto dal Capo dello stato nel suo discorso alle camere in occasione della sua rielezione, e il suo invito esplicito a porre mano alle riforme incominciando da quella elettorale, riesce a scuotere un parlamento sempre più ingessato.Il tutto ruota intorno alla figura di un uomo che con i suoi intrighi ha reso sempre più ingovernabile il paese. La sua presenza non permette una riforma della giustizia che non sia di parte. Non consente una riforma fiscale perché potrebbe reintrodurre la sanzione penale del falso in bilancio. Ha fatto man bassa di audience elettorale e ora ber bocca del suo attaché rigira la pizza e accusa Rai tre di aver dato più ascolto al Pd.Quest’ultimo è l’ombra di se stesso. Dopo aver giurato e spergiurato in campagna elettorale affermando che era l’unico partito che poteva opporsi a Berlusconi non solo è riuscito a fargli recuperare i suoi dieci punti percentuali, che dividevano i due partiti, ma ha rischiato di farsi superare al foto finish. Perché non diamo una dimostrazione di orgoglio recuperato e di coerenza mandando, tanto per cominciare, fuori dalle aule parlamentari chi avrebbe dovuto mai esserci? (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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Infezioni respiratorie trattate anche senza antibiotici

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 settembre 2009

Nei pazienti con infezione del tratto respiratorio inferiore (Lrtis), una strategia prescrittiva basata sulla misurazione della procalcitonina (Pct) serica, consentendo di discriminare l’origine batterica o virale, ridurrebbe l’esposizione ad antibiotici, senza accrescere il rischio di gravi eventi avversi. Lo dimostra un trial multicentrico di non inferiorità, randomizzato e controllato effettuato in sei ospedali svizzeri su 1.359 pazienti con grave Lrtis, tra l’ottobre del 2006 e il marzo del 2008. “L’uso non necessario di antibiotici contribuisce al crescente fenomeno della resistenza batterica e aumenta i costi medici” ricordano gli autori. “La più frequente indicazione per la loro prescrizione è costituita dalle Lrtis, i cui sintomi non permettono di distinguere se l’origine sia virale o batterica. Un test per valutare la probabilità circa tale origine è data dalla misurazione dei livelli serici di Pct”. I pazienti sono stati allora randomizzati all’impiego di antibiotici secondo un algoritmo Pct o in accordo alle linee guida standard. Il tasso complessivo di eventi avversi è risultato simile nei due gruppi (15,4% vs 18,9%), mentre la durata media di esposizione agli antibiotici e gli eventi avversi legati a questi ultimi sono risultati minori nel gruppo Pct. (A.Z.) Jama, 2009; 302(10):1059-1066

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